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Chiens
LA SALVEZZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA
ARCAICA ©
DI
ILEANA CHIRASSI COLOMBO
(Triestc)
Se possiamo convenire che la ricerca di salvezza in senso lato
costituisce la molla soggiacente di gran parte del comportamento religioso dell’uomo, come rilevabile sia a livello storico-culturale che psicologico, in questa prospettiva la salvezza “escatologica” ha una parte di
notevole importanza 1.
Essa costituisce un tipo di salvezza diverso dalla soteriologia immediata perseguita nella fenomenologia dei riti di possessione, nelle pratiche ascetiche, nei riti terapeutici, ecc. Ancora
diversa da quel
tipo di
salvezza che possiamo definire “gnoseologica”, conoscitiv
a, individuabile nella cultura greca arcaica e elassica come in certa manipolaz
ione
delle tradizioni politeistiche dei Veda nell’ambito dottrinale delle Upanishad ?.
i La salvezza net aldilà netia cultura greca
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arcaica :
| Relégués à a = eS
StudCles XV 1973 par23-39.
le polythéisme panhellénique,
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îles à saisir. Ce n'est qu’à la fin du vit et au
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e
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a
Nella Grecia arcaica una soluzione di salvezza gnoseologica,
conoscitiva, volutamente ambigua, rilevabile indirettamente dalla struttura
del mito, ci è conservata nel ben noto Inno a Demeter considerato come
prima espressione di una escatologia realizzata a livello rituale.
Non tratteremo qui le ragioni per cui la soteriologia eleusina ci sembra
piuttosto,
almeno nella formulazione del documento innodico, racchiusa nell’ambit
o
di una felicità terrestre, antropologica, Ci accontentiamo di richiamare
l’attenzione sulla presenza di questo filone intellettualistico
di elaborazione dei dati del mito in chiave gnoseologico-razionalistica,
che affiora
nelle testimonianze letterarie della Grecia arcaica seguendo
la direttiva
della cultura ufficiale. E veniamo al problema.
Il concetto di salvezza nell’aldilà, ossia di una morte intensa come
passaggio ad una dimensione felice, o più felice, esiste nella
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coscienza cultu-
? Sulla tematica della salvezza cf. i diversi contributi in
Religions fde
Salut, Annales
du Centre d’Etude des Religions, Université Libre
de Bruxelles, 1972 passim.
* Nelle Uparishad più antiche l'ignoranza, l’avidyà
che procura l'attaccamento
cose terrene, al samsara o la rinuncia alla contempla
causa
di
rovina
per
l’uomo.
StCl, XV, 1973, p. 23-39, Bucuresti,
alle
zione dell’atman, è considerata la principale
Page 2
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CHIRASSI COLOMBO
2
3
rale greca arcaica come si intravede da molte spie. Ma come è stato
ampiamente messo in luce da Erwin Rohde in poi, una tematica dell'Aldilà = sopravvivenza = immortalità come Alterità uguagliata ad una
situazione di pienezza, di felicità, appare estranea alla religiosità in atto.
Le testimonianze archeologiche che confermano attraverso i secoli
dal submiceneo all'arcaico il perdurare di ritualismi più antichi o illustrano
attraverso la decorazione vascolare la pratica di un culto ai morti sentito
ed espresso con aspetti formali variati, ma tutti riconducibili ad un medesimo senso di cura, di interesse per il defunto, sono mute su possibili
contenuti escatologici 3,
Le offerte più significative trovate in tombe del periodo geometrico,
stivali di argilla, i cosiddetti “granai”, uova, figurine votive zoo- e antropomorfe accanto a vasellame di foggie diverse, a oggetti di uso personale
che costituiscono il tipo di ritrovamento più frequente, ci attestano
indirettamente possibilità diverse di interpretazione della sorte del defunto.
Ma il loro valore simbolico è di difficile interpretazione. La continuazione di un'esistenza a livello diverso è presente nella dottrira omerica
della psyche staccata dal corpo e dimostiata dalla descrizione ben nota
delle p:ychai che mantengono intatta, sia pure sotto forma di parvenza,
la loro irdividualità umana * Questa non è ancora escatologica, cioè
non siamo ancora a quel tipo di ““sopravalutazione” dell’Aldilà che porta
come logica conseguenza una sottovalutazione se non svalutazione dell’attualità. La cultura greca arcaica appare fortemente antropocentrica.
Il concetto di un aldilà felice esiste ma là dove è introdotto nella elaborazione letteraria ha una funzione precisa: far risaltare l’ortodossia di
quella istanza primaria per la quale l’immortalità felice è soluzione offerta
a pochi privilegiati per meriti eccezionali o, addirittura, fa coincidere la
felicità nell’aldil& in una vita “eterna”, ossia nel privilegio ancora più
marcato di evitare la morte, sfumatura significativa rispetto alla tematica di una morte = passaggio ad una situazione elisiaca 5,
Se esaminiamo le testimonianze delle epigrafi tombali, le basi di
quelle stele arcaiche in pietra che tra il VII ed il VI secolo specie in Attica
diventano il mnema più frequente per il defunto, ritroviamo ricorrente
il termine di penthos che diventa penthos alaston® a indicare il dolore
sempre presente alla memoria per coloro che sono inesorabilmente phihimenoi, 0 apophthimenoi o kataphthimenoi ”. Con questo termine già l’epos
3 In generale cf. K. J. Boardman, Greek Buriat Cusioms, London, 1971, pp. 21—90.
Cf. anche A. Schnaufer, Frahgriechische Totenglaube, Heldesheim, 1970, passim.
4 Cf. I, II, 856, X, 362; Od., A, 51 ss. Anche in
mai, se non in casi eccezionalissimi e segnalati (Amphiaraos, Trophonios, Leukotea) una tematica escatologica, L'eroe greco, la cui morfologia, come ha sottolineato nella sua fondamentale
analisi A. Brelich, è un problema aperto che dal punto di vista diacronico e sincronico sta
alla base della formazione stessa del politeismo greco. Culti come quelli di Lykourgos a Sparta,
di Milziade nel Chersonneso, di Armodie ed Aristogitone ad Atene seguono una tipologia anaJoga a quella del consueto culto per gli eroi segnalando la funzionalizzazione sociale e politica
mito.
6 Cf. L. H. Jeffery, The Inscribed Gravesione of Archaic Attica, B.S.A., 1962, p. 115 ss,
7 Gf. Pfohl, Greek Poems on Stones, Leiden, 1967, index s.v.; W. Peek, Griechische Grabgedichie, Berlin, 1960.
2 uu
omerico designa nella sua particolare visione l’irrealt& dei defunti da un
punto di vista fisico, antropologico®. Il sema è riconosciuto quale unico geras
thanontos, dono per il morto : cosi sulla base marmorea della stele dedicata
dal padre a Damasistratos (540—530 a.C., Pfohl, n. 73). La tematica del
dolore si ripete nell’insistenza di termini come stenacho, stenachizo, stygeros,
oiktros, ollymi, apollymi, mentre quella della sorte felice si risolve, sempre
in chiave antropologica, nella possibilità di un ricordo imperituro dell’onore ottenuto nella vita terrena. Cosi edAoytat, oœuvruyix, eútuxla,
segnano sulla tomba di Myrrine, prima sacerdotessa di Athena Nike,
la congiuntura felice della sua vita? Gli esempi potrebbero continuare,
Queste stele che portann sino a noi la religiosità vissuta riflettono in
particolare l'atteggiamento spirituale di quegli strati della popolazione
che potevano affrontare le spese per la commissione *. Sono gli stessi
per i quali tra i secoli VIII e VI si coneretizzava la fissazione delle antiche
forme della tradizione orale negli schemi della letteratura scritta. Non
ci meravigliamo dunque di trovare nelle iscrizioni funerarie di questo
periodo da un punto di vista formale come contenutistico, i temi di quella
interpretazione ‘“pessimistica” della morte che sono un leitmotiv riconosciuto nell’epica omerica, nei poemi esiodei, nell’elegia e nella lirica arcaica ed un punto fermo di tutto il politeismo olimpico, di cui
Omero ed Esiodo,
(Herod., II, 53).
come
è
ben
noto,
sono
considerati
‘maestri’!
Sotto questa realtà di superficie espressa nella cultura letteraria
e nella religione politeistica che in questi secoli assolvono per il frazionato
mondo greco un’opera integratrice ed equilibratrice, esiste tuttavia una
realtà soggiacente dalla quale emerge l’esigenza escatologica. Potremo
associarla agli strati della popolazione più umili, quelli che sono più
difficili da analizzare nelle società del passato proprio perchè esclusi in
gran parte dal far storia, cioè da quel processo di evidenziazione di certe
problematiche che possiamo seguire da vicino dai testi epigrafici e letterari. Ma non è circoscritta solo ad essi. Là dove per circostanze diverse
esiste una situazione di conflitto, di emarginazione di gruppi umani o
di individui la tematica della salvezza, una salvezza escatologica, spesso
tradotta in fede messianica, troverà, facilmente la sua concretizzazione.
Ne sono esempio attuale le religioni ,,nuove” del cd. Terzo Mondo,
nate da sincretismi di acculturazione, con la loro dinamica eversiva e
la loro ricerca di felicità in un mondo nuovo, che sarà totalmente diverso,
spesso descritto con un simbolismo “paradisiaco’’ di cui offrono una
Frodoto leggiamo che la moglie di
Periandro si lamenta perchè nell’Aldilä ha freddo (Herod., V, 92).
5 Non prendiamo in considerazione qui il difficile problema del culto eroico diffusissimo in Grecia di cui è testimonianza sia pur tarda Pausania, in quanto esso non sottintende
del
LA SALVEZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
.
® Ricordiamo l'uso di Diva nel senso di consumo, declino, svanisco in locuzioni di ordinario valore calendariale in Od. A, 183; r, 307.
® Cf. Pfohl, o.c., n, 109, stele della fine del VI secolo.
2° Sui commissionari delle steli antiche cf. Richter, The Archaic Gravestones of Allica,
London, 1961, p. 1 ““Archaic Attica was still primarly aristocratic, with a few rich families
owning most of the land. And the artists worked largerly for these rich clients”. Parimenti
notata la coincidenza tra il rapido declino della produzione di stele in rapporto con i movimenti
socio-politici interni della fine del VI secolo in aggiunta all’incombere del pericolo esterno
delle guerre persiane. La produzione ricomincierà solo in età periclea, in un nuovo clima di
sicurezza economica ed ovviamente con un visibile mutamento stilistico.
Page 3
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)casistica notevole dall'America, all'Oceania Y. Quando la modalità non
è agressiva, la svalutazione della realtà come risposta a situazioni di
disagio si trasforma spesso in escatologia pura. La vita umana è un tramite
ad un'esistenza più felice o addirittura più vera con cui si giunge al capovolgimento della concezione stessa della realtà 12.
L’immortalità felice non è la sola via di salvezza, nè può essere messa
in rapporto esclusivamente con situazioni di emarginazione economica
e sociále, ma è certo che là dove troviamo il tema di una ricerca di
immortalità o di felicità paradisiaca, al di fuori di una sequenza puracome un fatto culturale
mente mitica, inserito nella religiosità vissuta
esso è spia di una situazione di disagio, di diversa e non sempre identificabile origine.
_Il politeismo greco arcaico conosce il tema del felice e lontano
soggiorno dei morti nelle Isole dei Beati, di un’immortalità concepita
come rapimento del prescelto da terra in cielo, o ancora come rinascita
stellare. Ciascuno di questi temi preso di per sè potrebbe essere agevolmente inserito in una struttura mitica senza per questo avere un significato escatologico, I personaggi coinvolti sono esseri di un’età diversa
dell’età del mito. Un eroe della guerra di Troia come Menelaos, sposo
di Helene, di cui si dice in Odissea, e 560, che non morirà nella sna terra
come gli altri mortali ma gli dei lo manderanno ai campi elisi dove la
vita scorre senza molestie, mai cadono pioggia o neve e soffia una brezza
perenne. O gli eroi della quarta stirpe, quella immediatamente precedente l’attuale nel racconto esiodeo delle cinque generazioni, ai quali
Zeus ha concesso il privilegio di abitare ai confini del mondo, nelle Isole
dei Beati, dove la terra produce frutta tre volte l’anno (Hes., Erg., 167 88.).
In entrambii casi la beatitudine è proposta attraverso la descrizione dell’Eden terrestre in cui la diversità dal mondo comune, diremo attuale,
si
esprime nell’esclusione dall’avvicendamento stagionale come nell’ecce-
LA SALVEZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
5
27
testimoniati in Tauride ed il culto di Achilleus nella zona Pontica TM.
Eos chiede ed ottiene l'immortalità per il figlio Memnon, Telegonos,
figlio di Odysseus e di Kirke, dopo aver ucciso per errore il padre, tradove
sporta Penelope ed il fratellastro Telemachos nell’isola della madre famiessa li rende immortali fondando come modus vivendi una relazione
liare di natura alquanto singolare *.
Altri personaggi ancora conosce la tradizione greca che si salvano,
diventano immortali. La stessa Eos, l’Aurora, che appare nel mito come
la rapitrice per eccellenza, è particolarmente impegnata a procurare immortalità. In Omero è nota solo come sposa di Tithon (11, T, 1, A, 1), ma:
PInno omerico ad Afrodite riprende il mito con una variante più estesa
Eos ha rapito (#pxuoev) Tithon ed è riuscita anche a renderlo immortale ma per un errore, il solito errore che toglie agli uomini questa possibilità, il dono è inutile. Privo dell’eterna giovinezza, Tithon è inesorabilmente sottoposto all’usura del tempo, si consuma, finirà mutato in
cicala (Tzetz. ad Lycoph. 18). Si stabilisce cioè, al di là di altre motivazioni, l'introduzione della morte nel mondo attuale e la creazione di
una specie animale nuova, l’insetto canoro dei cicanidi **,
Notiamo come la tradizione letteraria greca usi il mito in due
accezioni : per Omero Tithon è solo lo sposo di Eos, quasi metafora mitologica scelta per indicare il fenomeno del sorgere del sole (e così è
interpretato dai tardi glossatori). Il poeta dell’inno, databile alla fine
dell’ VIII secolo, se ne serve invece per sottolineare un topos culturalmente rilevante: l'impossibilità della vita eterna, la inutilità della speranza nell’aldilà. Solo più tardi il tema di Eos che rapisce Tithon o
Memnon o Kephalos, inserito nella vasta tipologia dei miti di rapimento,
acquisterà un trasparente valore simbolico in senso funerario ed escatologico. In particolare lontano dalla Grecia, proprio in Italia *, dove
zionale fecondità che segnalano una situazione caotica e ‘felice’ di un
mito di origine. Il valore mitico (e non escatologico) è particolarmente
chiaro nella versione esiodea ove la felicità oltremondana, risolta in un
equilibrio assoluto, una situazione permanente di abbondanza al ripàro
di ogni pericolo di crisi, è un privilegio impossibile per gli uomini attuali,
di natura diversa, separati dagli altri da una invalicabile distanza di
struttura *.
o
Cosi ugualmente mitica é la tematica del rapimento che ritorna con
insistenza nei poemi del Ciclo per segnalare la diversitá di sorte di aleuni
privilegiati dagli dei: Iphigenia rapita da Artemis sull’altare del sacrificio continua a vivere immortale nella lontana terra dei Tauri, Achilleus
rapito dal rogo dalla madre condurrà una misteriosa esistenza sovrannatu‘ale nell’isola Leuke nel Pontos. In entrambi i casi si fondano due realtà
cultuali esistenti : i riti per Iphigeneia identificata ad Hekate o Artemis
11 CI
V. 5
Lanternari, ydMovimenti
Feltrinelli, 1960 passim.
.
religiosi
di
salvezza
oe
dei
e
popoli
pop
i
i
amen Mearns
oppres
i
13 Per la cultura greca ef. Eurip, fr. 833 Nauck: Tle Soldev ei Cay 1009” è xéxAyrae
Saveiv, cò Li de Ivforew dort;
13 Cf. Vernant, Le mylhe hésiodique des races, RHR, 1960, p. 21 ss.
14 Cf. Prokl. Chrest. Kypr. Il culto di Achilleus nel Ponto è già noto a Pindaro
(Nem., IV, 49 ss.), sia pure accennato fuggevolmente, Di un suo culto specie nella zona di Olbia
sono testimonianza diretta cpigrafi votive più tarde che lo celebrano come Pontarches. Cf.
IPE T? (1916), 130—144, cf. anche Boltenko in RHA, 1963, pp. 130—155,
Iphigenia è identificata ad Hekate in un Irammento del Catalogo esivdeo 23 b Merkelbach»
ad Artemis in una glossa di Esichio (s.v.), ma con quest’ultima è unita, sia pure indipendente”
mente, nel culto di Brauron in Attica (ef. Eurip., {ph Taur., 1466 ss.; Strab, VIII, 399).
15 Cf. Prokl., Chrest, Aith.; Prokl., Chrest, Teleg. Telegonos si unisce a Penelope, Telemachos a Kirke, Si realizza un rapporto di parentela incrociato, per il quale due fratellastri
si uniscono alle mogli del padre dando una soluzione di compromesso ad un conflitto di tipo
freudiano,
16 Sull’introduzione della morte, ritenuta evento ,,lardivo”, segnale della attualità
in mollissime mitologie primitive cf. saggio di D. Zahan, Essai sur les Mythes africains d'origine de la Mort, L'Homme, 1969, 4, p. 40 ss. Altri dati in Schwarzbaum, The Overcrowded Earth,
Numen, 1957, p. 57 ss. Sempre per l’ambiente africano cf. anche €. Levrini, ZI milo dell' origine
degli insetti, SMSR, XXXVII, p. 211—221, Questi tipi di miti esprimono fondamentalmente
una morfologia tassonomica della realtà attuale al di là delle implicazioni etiche.
17 La sfera primordiale di Eos è sottolineata dai suoi rapporti con la caccia e la mantica
(Hes. Theog. 98; Od. e, 122). Eos alata che rapisce un ragazzo appare su un acroterio da Cere
di arte etrusca arcaica oltre che su specchi etruschi (cf. Roscher, Lez., I, s.v.). Sul simbolismo
del rapimento in interpretazioni più tarde cf. Fr, Cumont, Recherches sur le symbolisme funéraire des Romains (1949), 1966, p. 111 e passim.
Page 4
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)altri rapimenti celebri come quello di Kore rapita da Hades o di
Ganimede rapito dall'aquila, diventeranno soggetto preferito dalla coroplastica funeraria tarantina tra il IV e il III secolo a. 0.18,
A livello ufficiale manca dunque al mondo greco una cosciente via
escatologica anche se esigenze escatologiche sono qua e là
segnalate,
assorbite e funzionalizzate in modo particolare.
Le troviamo anche in Saffo : la morte può essere un dolce, struggente
desiderio poichè morire significa vedere le rugiadose rive dell’Acheronte
fiorite di loto. Ma nella stessa Saffo questo Oltretomba—giardino delineato come felice soggiorno dei morti, sembra avere un valore simbolico
e soprattutto esser aperto solo a pochi, agli iniziati ad una particolare conoscenza che qui è essenzialmente risolta nella conoscenza del poeta, dell’artista
di colui che è iniziato dalle Muse e dalle Charites. L'anima incolta, colei
che non ha ‘parte alcuna delle rose che giungono dalla Pieria”, si aggirerà oscura per le dimore dell’Hades tra i morti oscuri (Saph. 95 L—P).
In un disputato frammento papiraceo di Alceo, nella stessa età e nello
stesso ambito culturale in cui visse Saffo, tale escatologia aristocratica
ed esclusiva avrebbe avuto anche un’altra apertura. Leggendo il frammento secondo l’interpretazione, oggi respinta, del Diehl, un uomo (Orfeo),
avrebbe insegnato agli uomini come fuggire la morte. Ma tale insegnamento è giudicato folle ed insensato, poichè tutto dipende solo dal volere
di Zeus ®, Sarebbe interessante poter accettare l’integrazione con il nome
di Orfeo che ci porterebbe la testimonianza letteraria più antica dell’esistenza e dell’azione di quel mitico cantore, al quale la tradizione storica
attribuirà più tardi una dottrina chiaramente escatologica, intesa appunto ad insegnare agli uomini come vivere qui per raggiungere un’esistenza felice dopo la morte. Purtroppo lo stato del frammento è tale che
non ci permette di fondare su di esso ipotesi.
Chiare tuttavia si fanno le allusioni ad aperture escatologiche nelle
fonti letterarie tra il VI ed il V sec. a.C. a testimoniare come la cultura
ufficiale sia costretta sempre di più ad affrontare, integrandole o respingendole, esigenze di questo tipo portate avanti da correnti religiose e
filosofiche in qualche modo ostili o semplicemente diverse.
Chiare ad esempio sono le allusioni escatologiche in Pindaro, il grande
poeta lirico della Beozia, vissuto tra il VI ed il V secolo a.C. Il passo più
lungo appartiene alla IZ Olimpica composta per Terone,
signore di Agrigento, in occasione della vittoria nella corsa con i cocchi ad Olimpia nel
476 a.C, Il poeta celebrando la potenza “fatale” della divinità, la Seod
Motpx, capace di mutare il più grande dolore in gioia, cita una serie di
esempi mitici di donne mortali trasformate, per superiore volere, in
esseri divini:
Semele, madre di
Dionysos, amata da
Zeus, assunta nell'Olimpo e Ino trasformata in divinità marina in mezzo alle
7
LA. SALVEZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
29
figlie di Nereus. Sono esempi che dimostrano la fluidità, l’incertezza delle
umane vicende di cui l’uomo non pud mai conoscere il fine.
In questo fluttuare di eventi, l’etica particolare, aristocratica del
poeta scorge, come splendente stella, una ricchezza adorna di virtù.
Possedere questo bene, sembra sottintendere il poeta, è segno evidente
del favore degli dei. Subito dopo la morte le anime dei defunti sono avviate
sottoterra ad un giudizio in seguito alquale i colpevoli subiranno pene
inesorabili per i crimini commessi durante l'esistenza terrena. Ma i
“buoni”, coloro per i quali già in vita splendette la stella carismatica di
una ricchezza adorna di virtù, riceveranno in contraccambio una vita
libera da fatica, allietata dalla presenza degli dei, illuminata dal sole che
rende le loro notti uguali ai giorni. Tutti coloro che avranno avuto la
possibilità di un triplice soggiorno in questo e nel l’altro mondo, saranno
infine avviati per la strada di Zeus, al castello di Kronos, all’isola dei
Beati in mezzo all'Oceano, dove trascorreranno la loro vita in un giardino
di fiori d’oro (Olymp, II, vv. 63—82).
L’aldilà è un’eterna beatitudine, ancora una. volta risolta soprattutto nella evasione dal ciclo del tempo, in risposta ad un’esigenza che
abbiamo già visto particolarmente presente nell’escatologia greca e che
richiama con immediatezza analoghe condizioni avanzate nell’ambito
della filosofia buddista che proprio in questo tempo si diffonde, a tanta
distanza geografica nell’India settentrionale.
Ma tale premessa di felicità per il greco ed aristocratico Pindaro
che scrive per un uomo detentore di un potere assoluto in una città
che conosce in questo periodo l’apogeo di un prestigio politico e culturale, si risolve nella conferma di un carisma eccezionale. Così nella
Nemea X, dedicata all’argivo Theaios, vincitore nella lotta, il tema
dell'immortalità è giocato con altrettanta sottogliczza, Athena rende
Diomedes un dio immortale a ricompensa della promessa fatta al padre
(Pind.,
Nem. X, 11 e schol. ad 1.) con allusione diretta ad un mito riportato da Ferecide che ci conserva uno dei rari casi di cannibalismo registrati dalla tradizione greca. Tydeus ferito mortalmente da Melanippos
potrebbe essere guarito da Athena con un farmaco miracoloso ottenuto
da Zeus, ma Amphiaraos gli porta la testa del feritore. Tydeus la spacca
e ne mangia il cervello. Athena disgustata toglie il farmaco e Tydeus
muore 20,
Siamo nuovamente nella tematica dei miti di introduzione della
morte: la morte è una malattia che può essere curata (Athena ha un
farmaco ad hoc) la divinità vorrebbe dare l'immortalità, ma l’uomo con
il suo comportamento lo impedisce. Si fonda così quell’attualità in cui
gli uomini devono ineluttabilmente morire.
Pindaro dà tuttavia un suo significato al motivo mitico: l’immortalità è solo un dono della divinità onnipotente ad un individuo eccezio18 Per Ganimede ef, Il,, Y, 232 e hymn. hom ad Aphr,, v. 208. Anche qui si tratta di un
privilegio irrepetibile: il giovinetto è rapito dall’aquila dell’olimpio o da un misterioso turbine di
vento per fare da coppiere in cielo, dove secondo la versione più tarda (nelle fonti almeno)
si trasforma nella costellazione dell'Aquario (Erat. XXVI ed. Rob.). Sulla diffusione del tema
del rapimento nei rilievi funerari in pietra tenera in Magna Grecia specie a Taranto tra il IV
e il III sec. cf. recente articolo preliminare di J. C. Carter, Relief-Scuipture from the Necropoli
of Taranto, AJA, 1970, p. 125.
12 Cf. Diehl fr. 80, respinto da E. Lobel, D. Page, Poet. Lesb. Fray., Oxford, 1955.
nale e si risolve in una metamorfosi, in una trasformazione. Con altrettanta opportunità l’ode si chiude sul significativo mito dei Dioskuroi
:
i divini gemelli testimoniano nell’ambivalenza del loro destino, scambio
alterno di vita e morte, l'ambiguità connaturata alla loro stessa natura,
20 Cf. Apoll. III, 6, 8 e commento di J. G. Frazer al luogo (ed. Loeb),
Page 5
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)mentre attraverso la parola di Zeus si ribadisce l’assoluta intransigenza
della norma olimpica che vale per tutti: chi non è nato da seme divino
deve morire.
Tuttavia il tema escatologico traluce innegabile, come un esigenza
avvertita cosciente nel complesso della produzione pindarica anche al di
fuori della funzionalizzazione a cui è piegato 2.
Ci riferiamo ai ben noti threnot (fr. 129—131 Schroeder) ed al passo
citato da Platone nel Menone 81 b—e. I primi ripropongono il tema di
una immortalità felice, paradisiaca descritta secondo la nota tipologia
del giardino incantato (rose purpuree e alberi carichi di frutta d’oro)
sottratto alle variazioni del tempo. Il secondo ricorda la sorte finale di
quei defunti dai quali Persefone ha ricevuto la ricompensa per l’antico
lutto e che dopo otto anni saranno inviati alla zona più alta, quella solare.
Da essi nasceranno nobili re, uomini dal vigore impetuoso o si segnaleranno per saggezza. Essi sono chiamati puri eroi.
Si chiarisce con ciò il tema di un’attesa e di un’espiazione preliminare che in certa misura si presuppone uguale per una colpa che si
crede sostanzialmente comune. Ma nello stesso tempo si sottolinea ancora
il valore di quell’etica aristocratica che abbiamo già visto nell’Olimpica II
e nella Nemea X. Sfortunatamente la mancanza del contesto non ci permette di illustrarla con maggior coerenza.
Sembra che Pindaro attinga ad una tematica escatologica esistente
alla sua epoca e la inserisca nelle sue composizioni poetiche secondo la
logica ed i fini cui esse devono rispondere e che in ultima analisi dipendono dalla cultura, dal gusto, dalle esigenze degli uomini ai quali sono
dirette, rappresentanti di un'élite aristocratica nella più vasta accezione
del termine.
Qual è comunque questo sottofondo escatologico che traluce dalla
poesia pindarica?
Generalmente si è parlato e si continua a parlare di orfismo. Non è
certo il caso di discutere qui la vastissima letteratura e problematica che
su questo tema si è accumulata e che rimane aperta. Concordiamo comunque nel distinguere con il Moulinier la figura mitica di Orpheus e gli
“Orfici”, etichetta data a movimenti di disturbo in contrasto con la cultura
ufficiale in modi diversi, segnalata attraverso testimonianze di autori
come Erodoto, Euripide, Aristofane e sottolineata con insistenza negli
scritti di Platone ?,
La scheda che si può ricavare di Orpheus come figura del mito
raggruppando tutte le testimonianze lo inserisce agevolmente nella schier:
di quegli specialisti del sacro che possiamo definire con vocabolo preso
a prestito dalla letteratura etnologica come sciamani, intermediari tra
LA SALVEZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
Lo
31
umano e divino (Aristea, Abaris, Empedokles, lo stesso Pitagora) ?3.
Ma è difficile stabilire sino a che punto questi personaggi, la cui cronologia è collocata dalle fonti tarde tra il VII—VI secolo, corrispondano
a personaggi effettivamente operanti in quei secoli al pari di quegli
sciamani o medicine-men di culture centroasiatiche o americane sui quali
esiste una notevole documentazione %.
Orpheus in particolare è essenzialmente un essere mitico: la sua
s biografia” non lo presenta solamente come cantore e mago capace di
scendere vivo negli Inferi, ma anche come eroe culturale e “civilizzatore” :
insegna agli uomini l’agricoltura e pone fine al cannibalismo, inventa la
lira, dà i sacri riti dei misteri, stabilisce diverse modalità che segnano
la dimensione culturale attuale al pari di tanti personaggi ben noti dalle
culture etnologiche.
Ma ció che lo contraddistingue in modo precipuo e per il quale
è segnalato ripetutamente ed emarginato nella cultura ufficiale, sarebbe
il modo di vita diverso di cui è fatto promulgatore e si riassume in: vegetarianesimo, credenza nell’immortalità dell'anima, svalutazione della vita
attuale, ricorso al sacrificio incruento. Dati segnalati rispettivamente da
Euripide, Aristofane, Erodoto, Platone, in modo esplicito. Basti rimandare
al noto passo del Cratilo (l.c.) ®. Ad emarginare di fatto Orpheus contribuisce infine la sua origine tracia ripetutamente sottolineata. Con questo
ethnos Orpheus è inserito in quella sfera che la cultura greca arcaica e
classica pone volutamente in posizione di polarità antitetica *,
In particolare il tema escatologico è sentito estraneo : se non è attribuito al tracio Orpheus, ne sono fatti maestri gli Egiziani o Pitagora che
dagli Egiziani lo ha appreso e poi propagandato soprattutto in Italia,
o Zalmoxis, il mitico personaggio che avrebbe insegnato ai Geti, i più
valorosi tra i Traci, la loro fede nell’immortalità.
Non esamineremo qui tutti i dati riguardanti Zalmoxis ?, A noi
importa solo ricordare che Erodoto dopo aver attribuito la teoria dell’immortalità dell'anima (considerata strana, insolita, straniera) ad egiziani,
orfici, pitagorici, nel libro IV della sua Historia la fa propria dei Geti,
popolazione di stirpe tracia, localizzata alle spalle della colonia milesia
di Histria. Ispiratore di questa dottrina sarebbe stato secondo Erodoto
Zalmoxis che egli stesso interpreta con una certa incertezza come un
dio, Gebeleizis, o un uomo, uno schiavo di Pitagora che ricorrendo ad
un trucco, sparire e riapparire in una stanza sotterranea, avrebbe convinto
i Traci di essere egli stesso immortale e di conseguenza che tutti coloro
*3 Cf. sul cosiddetto sciamanesimo nella Grecia classica K. Meuli, Scythika, Beiträge
zur Volkskunde, Basel, 1960 pass.
; W. Burkert, Goes, zum griechischen Schamanismus, Rh.
Mus., 1962, p. 36; M. Detienne, Les mattres de vérité, Paris, 19733; M, Eliade, Zalmozis, in Hist.
of Relig., 1972, p.
357
ss.
8 Cf. M. Eliade, Le Chamanisme, Paris, 1968, passim con bibliografia.
2% Commento di Moulinier, Orphée et l'Orphisme à l'époque classique, Paris, 1955, p. 30 ss.
11 tema della svalutazione dell’esistenza, che compare chiaro nel citato frammento euripideo,
21 Lo stesso tema è presente in Ibico (cf. schol. Pind. Nem. N 27). Interessante la locaè riflesso in un passo del Gorgia di Platone dove la dottrina è attribuita ad un sapiente italico
lizzazione del suo culto in Occidente nell'Adriatico, opposta a quella generalmente pontica,
orientale del culto di Achilleus. In entrambi i casi si tratta di una decentrazione che ha un
(Gorg. 493 a).
significato preciso nella struttura generale del mito greco.
Religion, presentato al I Congresso Internazionale di Tracologia, Sofia, 1972,
27 Oltre al citato articolo possiamo rimandare a M. Eliade, Da Zalmozis a Gengis Khan,
Paris, 1970, p. 31 ss. in attesa del volume dello stesso autore Zalmuzis the Vanishing God, 1972.
22 Cf. Herod., IV, 123—181 (accenno indiretto... alcuni Greci); Eur., Hippol.,
Aristoph., Ran., 1032; Plat., Craf., 400 b—c; Resp, 11, 363 c, 11, 364 e.
2% Cf. in questo senso osservazioni in I. Chirassi Colombo, The Role of Thrace in Greek
Page 6
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)che morivano si recavano in realtà da lui (Herod., IV, 96). Il raeconto
che Erodoto afferma di aver raccolto tra i Greci che vivevano nella zona
del Ponto e dell’Ellesponto ha indnbbiamente un valore etnografico :
descrive cioè con una certa obbiettività fatti che potevano appartenere
fino ad una certa misura ai costumi delle popolazioni di quei territori.
Ma non possiamo ignorare il doppio specchio su cui si è riflessa la tradizione: a) la cultura delle colonie greche della zona pontica da dove
Erodoto ha attinto l’informazione; b) la tendenza razionaleggiante,
tipica già dei primi logografi e seguita da Erodoto che rappresenta quella
che possiamo definire la cultura ufficiale della sua epoca. In ogni caso
la tematica dell'immortalità è presentata da un punto di vista tipicamente
greco, come del resto greca o fortemente grecizzata risulta dalle testimonianze archeologiche ed epigrafiche il tipo di cultura dominante in
città come Istros, Kallatis, Apollonia e più a nord Tyras ed Olbia 28.
Essa è considerata ‘estranea’ e per di più legata ad una palese impostura,
anche se Erodoto aggiunge personalmente di “non credere” a quest'ultima interpretazione.
Per questo ambiente la tematica escatologica appariva estranea
ed andava esclusa 0 poteva, come abbiamo visto in Pindaro, essere giocata
con una precisa funzione. Non solo dalle testimonianze letterarie troviamo
sempre in quest’ epoca iltema dell’immortalità legato ad una divinità come
Asklepios 29, Egli è il guaritore per eccellenza capace di sanare anche la
morte 3°, per questo nel mito politeistico incentrato tutto sulla basileia
di Zeus olimpio egli sta dalla parte degli antagonisti, di coloro che Zeus
punisce, fulmina per mantenere stabile quell’ordine attuale di cui si
è fatto garante e che coincide per così dire con la sua personalità Y,
È con questa motivazione soprattutto che il mito di Asklepios appare
utilizzato dalle fonti letterarie arcaiche, da Esiodo (fr. 15 Merk.), a Pindaro
a Pisandro a Pherekydes, a Paniassi ad Andron e ad Akusilaos **. Mentre
di Stesicoro si dice solo che avrebbe narrato le miracolose resurrezioni
di Lykourgos e Kapaneus e la mancanza del contesto ci vieta di spingere
11
UA: SALVEZZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
33
gica” tracia a quella ufficiale dei medici greci che spesso non sanno curare
le malattie perchè trascurano l'insieme
*,
.
La dottrina dell’immortalità si pone dunque in equivalenza con termini come terapia magica ed estraneità, cioè in una posizione ambigua
e pericolosa. Orpheus, Zalmoxis, Asklepios, un incantatore tracio, uno
schiavo che è però anche sapiente e “re”, un semidio, figlio di Apollon
e Koronis, una mortale, per di più traditrice; ecco gli ambigui garanti
della dimensione escatologica in quella cultura greca in cui aspirare all’immortalità significa porsi contro l’ordine a meno che non si sia stati prescelti da un dio. Quale significato dare a tutto questo? Si aggiunga a
completare la impostazione generale di Pythagoras.
°
Per Erodoto che é la fonte storica più antica che ci parli direttamente di questo discusso e sfuggente personaggio, Pythagoras sarebbe
stato il primo ad introdurre in Grecia la dottrina dell’immortalità dell’anima e la credenza della metempsicosi % che diventa cardine di tutto
il suo modo di vita incentrato sul rispetto di ogni essere vivente e la comprensione dell’unitaria ed integrale armonia del cosmo.
Noi non tenteremo in questa breve analisi di affrontare la vasta
problematica di Pythagoras e del Pitagorismo nell’ambito della filosofia
presocratica. Limitatamente
al
nostro
tema
ci interessa porre in
luce
la posizione di Pythagoras e dei Pitagorici come divulgatori di una dottrina
escatologica nell’ambito della cultura greca tra il VI ed il V secolo a. C.
Osserviamo subito che il personaggio Pythagoras nonostante si presenti
essenzialmente come storico, sarà presto inserito in quella prospettiva
mitica che da Aristotele a Giamblieo coinvolge la sua persona e dottrina
38,
Per la Grecia del V secolo comunque Pythagoras è essenzialmente il divulgatore di una dottrina dell'immortalità dell'anima che trova però terreno
favorevole fuori dalla Grecia, in una zona emarginata, tra i Traci “poveri
ed incolti” che si sarebbero lasciati imbrogliare da Zalmoxis. Ecco gia
in
questa
prospettiva
affiorare
indirettamente
quella
critica
negativa
che si coglie anche in altre sfumature: ad esempio in quel voler tacere
i nomi di coloro che per primi accolsero la dottrina egiziana, straniera
più oltre l’analisi 33.
La iatreia di Asklepios, appresa alla scuola del Kentauros Cheiron
intorno alla quale gravitano i più famosi eroi del mito, appare dunque
pericolosa, se spinta al di là di certi limiti, se diventa “magia”. Analoga
alla iatreia di Zalmoxis che Socrate conosce come capo spirituale di quei
terapeuti traci in grado tra l’altro di conferire anche la immortalità!
Ed è significativo che Platone sottilmente contrapponga la scienza ‘‘madell'immortalità dell’anima dell’uomo e del cielo trimillenario delle reincarnazioni. Il voluto silenzio e Visolamento di questi gruppi nell’ambito
della cultura ellenistica sono una prova chiara della „perieolositä” che la
cultura greca ufficiale attribuiva a dottrine di questo tipo nel timore che
esse potessero divenire, come in parte accadde, anche se sporadicam
ente
forze »politiche” eversive. Questo atteggiamento può spiegare il silenzio
quasi totale delle fonti più antiche su Pythagoras e sui Pitagorici,
assai più
che la segretezza in cui avrebbero operato le prime comunità pitagorich
e
28 Sulla colonizzazione greca nel Ponto cf. D. M. Pippidi, I Greci nel Busso Danubio,
trad. it. 1971. passim. Per Olbia e la zona pontica settentrionale cf. E. Belin de Ballu, L'Histoire des colonies grecques du Littorat Nord de la Mer Noire, Leiden, 1966; id., Olbia, Cité
antique du Littoral Nord de la Mer Noire, Leiden, 1972, passim.
29 Su Asklepios, fondamentale la raccolta di testimonianze in Edelstein, Asclepius. A
collection and interpretation of the testimonies, 1—11 Baltimore, 1945.
30 Cf. Pind, Pyih, III, 100 e schol. ad 1.; Eurip., Alc., t—7 oltre Apoll., III,
34 Cf. I. Chirassi Colombo, Morfologia di Zeus (in corso di stampa).
43 Filodemo, De piet., fr. 17 Gomperz.
33 Apoll.
Bibl.
Le.
10 a.
dato assai poco provato alla luce effettiva dei fatti.
Una conferma di questo atteggiamento ostile, di questa
È
volontà
emarginante nella tradizione precedente Erodoto, la si può
cogliere rispet-
% Plat., Carm.,
|
155
d.
19 Herod., 11, 123, Le fonti anteriori su Pythagoras ci giungono
per tradizione indiretta
in
Diogene Laerzio che cita Senofane ed Eraclito e Filodemo retore che si
avvale dell'autorità di
Timeo per confermare la polemica di Eraclito contro Pitagora,
testimonianze e frammenti,
Firenze,
Cf. Timpanaro-Cardini,
1957, a, b,c.
36 Cf. J. A. Philips, Pythagoras and early Pythagorism, Toronto, 1966, p.
3 — c. 2869
Pitagorici
Page 7
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)tivamente in Senofane ed in Eraclito. TI primo presenta la dottrina dell’immortalità e della metempsicosi attraverso un aneddoto da commedia
(il famoso lamento dell'anima dell'amico che Pithagora mostra di riconoscere racchiusa in un cagnolino fustigato, D.L. VIII, 36); il secondo
ripetutamente dileggia la polymaihia pitagorica come vuota erudizione
(Athen., VIII, 610 b). Possiamo coneludere che dalle testimonianze a
noi giunte Pythagoras veniva considerato dai suoi contemporanei sino ad
Erodoto come un falso sapiente incapricciatosi di strane aberranti teorie.
Farebbe eccezione il noto frammento citato da Porfirio in cui Pitagora
sarebbe “l’uomo dall’immenso sapere” di cui Empedocle celebra la gloria
senza nominare (V. Pyth. 30).
Ma a parte Panonimia del frammento stesso la testimonianza viene
da un personaggio che appare già nella tradizione antica un pitagorico
(Timeo F.H.G. I, 211), anzi accusato di aver dato per primo pubblicità
alle dottrine pitagoriche. Teoria della metempsicosi, fede nell’immortalità dell'anima, nella possibilità dell’uomo di raggiungere la dimensiona
divina sono infatti i temi insistenti che affiorano dai frammenti delle
sue opere 37, Inseribile anch’egli, come ultimo epigono in quella schiera
di taumaturghi, uomini dotati di poteri paranormali che, la tradizione
posteriore accumula operanti in Grecia tra il VII—VI secolo, tracciando
biografie in cui l’elemento mitico si intreccia in modo inestricabile al
dato storico.
Comunque la pericolosità di una predicazione come quella pitagorica od orfica, la pericolosità cioè di un tema escatologico che potesse
essere giocato in chiave apertamente polemica contro le formulazioni
del politeismo delle poleis e si avvalesse dell'appoggio di gruppi organizzati anche in modo da sottolineare tale polemica con un comportamento
particolare (il modo di vita orfico di Hyppolitos ad esempio, o il pythagoreios tropos attribuito alle comunità pitagoriche in Magna Grecia),
è riflessa dal giudizio negativo con cui la tradizione posteriore commenta
l’azione politica di Pitagora e dei primi pitagorici, o anche di un personaggio quale Empedocle.
Accenniamo appena qui alle note e discusse notizie di Giamblico,
confermate anche da un passo di Polibio, sull’ingerenza dei Pitagorici nel
governo di città della Magna Grecia 35. Esse sottolineano il favore e poi
l'ostilità incontrata da Pithagora ed i suoi causa l'eccessiva eterodossia
del loro comportamento dal piano ideologico alle regole dietetiche dal
non mangiare nè carne, nè fave, al non portare anelli con immagini divine,
al dividere i propri beni con gli amici, i membri della comunità ®. Analogo
sotto il profilo politico, anche il ritratto di Empedocle. Lo stesso Timeo
che pure vuole mettere in luce la presenza di Empedocle, appartenente
13
LA ISALVEZZA NELL'ALDILA NELLA COSTA CHEN ARTAITA
sa
Timeo attinge ad una corrente di informazione ampiamente rifless,
sorti dati di natura mitica con scopi
anche nella commedia, che maneggia « prospettiva
con. coerenza Empeparodistici denigratori. Ed in quests
dio immortale buttandosi je)
docle che avrebbe voluto farsi passare por
ide il vulcano He eruti,
cratere dell'Etna, finisce sbugiardato aut
il
In
u
|
sandalo bronzeo ! 41.
Non passeremo in rassegna qui i passi Lari DE ma cui orfici e ita.
tra questi i cosiddetti a . din ne colpiti aper
gorici, o meglio
tivamente negli seritti di Platone e nella commedia a on we OVE Venzonej]
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messi in Iuce i dati negativi, appariscenti di quest SE NON chearoria
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loro evidente carattere
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permanente nell’ambito della società stessi.
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La dottrina dell’immortalità dellanina 62e aa POLE die
con appassionata dialettica nel Fedone eve raggi al +,
Veste
di una penetrante indagine razionalistica, QUES * - densi erden. er
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di scambio di quei ciarlatani mendicanti ¢&ee
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virtù e convincono di questo non solo wr. da Sen iim
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363 c—364 e).
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Anche qui è evidente la frecciata au”; > sima ea ". MH
“= Th et Da
sottilmente strati diversi della popolasam Lin EL
gica che proprio nel corso del IV seeate + =
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sotto le etichette di “orfismo” e di “pilas v=ovviamente. In un frammento dei Tages -
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tunatamente privo di contesto, si può “eer
ciata contro la pretesa (speranza) che x ito se
le consuete offerte funebri in un vero e primi wm".
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Platone e la commedia di mezzo sin.
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pure frammentariamente, i temi escatolani: =
produzione letteraria arcaica.
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le culture orientali o elaborate anche ai 27
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64.
41 Hermippos in DL VIII,
42 Fray, Com. Graec, 111, 362, 4-5 Meinen.
43 Com. Alt. Frag. I, 517 n. 488 (Kockı 3 © 7
ai Húopev adtoia Tol Évaylouaav wanes Henin.
37 Diels-Kranz FVS, 1952, pp. 276 ss. Cf. in particolare frammento dai Kalharmoi
31 B 112.
38 Polib., 1, 39, I; Jambl., V. Pyth, 248—51, 254.
9 Timeo,
FGrH,
566
F13
A.
# Su quest’ultimo tema ef. Timeo, FHG 1,
214.
o
Il tema del “simposio con gli dei” è au e E A de eng,
Sun.
oltremondana che distingue i Pitagorist: da DVI TI =
yen
mento di commedia attribuito ad Ams:cere WL
ad una famiglia di grande ricchezza, tra le file dei democratici subito
dopo il rovesciamento di Trasideo e la fine del regime tirannico, ricorre
ad un’aneddotica che ne mette in risalto il carattere dispotico ed ego-
-
in Grecia ae No!
cia
a diffondersi
ispirazione orientale comin
520 a.C.) ma diventa frequente in Attica e nelle alii neo e
con richiamo frequente al culto di eroi eponim. : 1 equazione tra salvezza escatologica e iatreia. ©: *Totenmahl, MDAI (80)
1965, p.
1
ss.
+ du,
+ =
| Ali 1% REA
uo
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E > au
Page 8
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)ma anche altrove *, dalla frequenza dei rilievi con rappresentazione del
defunto eroizzato, dalla presenza di edifici monumentali interpretabili
come heroa. Tuttavia anche ciascuna di queste testimonianze va vagliata
con cautela. La finalità escatologica è chiara solo nelle sepolture cosiddette orfiche, là dove il messaggio affidato alle laminette d’oro, lo attesta
inconfutabilmente. Negli altri casi l'“eroizzazione” o ha un valore “politico” o rientra in quella vasta tematica della memoria imperitura che ha
una parte importantissima nella ideologia dell’oltretomba
greco classico come in quello ellenistico e romano 4,
nel mondo
In ogni caso anche questa soteriologia puramente umana ha un valore
limitato ed appartiene sempre solo a coloro che in qualche modo potevano
sperare di sopravvivere nella gloria delle proprie azioni. Valga ad illustrazione il peana per Ermias citato da Boyancé e da Cumont come esempio della immortalità del vir laude dignus *.
LA \SALVEZZA NELL’ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
15
37
medico sacrale: Hyllos non sarà un parricida bensì il guaritore ed unico
medico dei mali: raiówoc xal lathe av xaxbv 4,
La stessa ambiguità emerge dalla narrazione del messo alla fine
dell’ “Edipo a Colono” ove il fatto mitico morte di Edipo diventa presente
pella mimesi di un linguaggio che lo registra con la minuzia di un rituale
e la trascrive come l'analisi di un’esperienza. Luogo dirupato, incrocio
di sentieri, ricordo di un patto di amicizia, albero, pietra tombale, acqua
corrente, bagno e libagioni funebri, Demeter Euchloos, Zens Chthonios,
tuonare lontano, tremore, pianto, paura, philia, lamento, silenzio, improvviso suono, richiamo, giuramento, sparizione: ecco i dati del progressivo
avvicinarsi di Edipo alla morte. Il momento tuttavia permane invisibile
ed indicibile a tutti, è solo la ‘percezione visiva di qualche cosa di spaventoso ed insopportabile” a vedersi per l’unico cui è stato concesso
questo privilegio il re di Atene Theseus 5°, cui non resta che rendere omagcioè in Grecia ciò che accade ad un certo punto in Egitto, quando la religio a terra e cielo. Il mistero della scomparsa di Edipo si confonde con il
mistero stesso della morte ed acquista un significato universale, cosmico.
Per il coro l’estremo distacco si è compiuto 6ARiws felicemente
gione di Osiris si trasforma in una grande religione di salvezza pur non
contendendo il posto agli svariati altri dei del politeismo della tradizione “7, Anche qui sarebbe interessante uno studio sociologico che metta
in luce i veri fattori per i quali ad un certo punto, a metà del secondo
millennio, l’osirismo fu utilizzato come ,,religione di massa” non certo
per un processo di apertura o di democratizzazione dell’istituzione
faraonica.
ultimo. Sofocle tace su questo come tace tutta la tradizione culturale greca
da Omero in poi. Anche il breve frammento sofocleo 753 Nauck di solito
citato come documento dell’escatologia dei misteri potrebbe essere piuttosto una prova in più della penetrazione in Atene di ideologie di tipo
“orfico”. Non sappiamo tuttavia in che modo da Sofocle venissero utilizzate mancando l’elemento fondamentale per esprimere un giudizio, cioè
La coscienza escatologica invece non si allarga mai; neppure Eleusis
se non in tempi tardi, esplicitamente, si dà questa apertura. Non avviene
La riluttanza del politeismo greco nell'accettare una teoria dell’immortalità, la possibilità di una vita post mortem ha ancora spie chiare
nella tradizione. Se apriamo le Trachinie di Sofocle alle battute finali,
dove Herakles dilaniato dagli spasimi chiede al figlio di comporlo sulla
pira e di appiccarvi fuoco, non troviamo cenno esplicito alla fine gloriosa,
all’apoteosi di cui si parla invece nelle fonti tarde.
Pure l’ascesa in cielo del figlio di Alemena e di Zeus, le sue nozze con
Hebe, cioè la sua trasformazione in deég erano motivo ben noto al mito
come attestano Esiodo e Pindaro #8. La tematica della salvezza è tradotta
da Sofocle con ambiguità attraverso la metafora presa dal linguaggio
4 1 testi delle famose laminet{e sono pubblicati in Kern, O. Gr. F. 1922, p. 104 ss, (raduzione e commento di Guthrie, Orphée ef la religion grecque, trad, franc. 1956, p. 193 ss. Di
recente è stata trovata una laminetta in una tomba di Farsalo, in Tessaglia, databile al IV sec.
a. G. L'uso di consegnare al morto una specie di salvacondotto per l’Aldilà è confermato dalla
presenza di un papiro contenente passi di un poema orfico in una iomba di Tessalonica. Cf.
£, IT. Kaÿouévou, Arch. Delt. 1965, pp.
1% Kurtz-Boardman, o.c., p.
(v. 1720), ma l’aggettivo riguarda la modalità, non il fine, il destino
il contesto. Anzi potremo osservare che la cultura ufficiale tende appropriarsi volentieri della terminologia usata dai gruppi eterodossi la cui effettiva esistenza storica è fuori discussione per integrarli e presentarli in
modo da dare sostegno a costanti culturali. Abbiamo visto così come il
tema della felicità nell’Aldilà sia manipolato con un preciso intento etico
e teologico insieme da Esiodo ed etico-politico da Pindaro. Mentre nell’0-
dissea omerica, Odysseus rifiutando l'immortalità che gli vorrebbe donare
Kalypso compie un gesto paradigmatico, coerente con quella direttiva
culturale che tende a richiamare l’uomo costantemente al senso dei suoi
limiti ed a controllare comportamento ed aspirazioni 9.
Nello stesso tempo avvertiamo come nella struttura più ampia del
mito, il rifiuto di Odysseus è semplicemente l’atto costruttivo, di fondazione della realtà attuale, l’interruzione di quell’epoca caotica in cui
Eos, Artemis e Demeter possono rubare e contendersi a loro piacere 1
mortali e Kalypso l’oceanina, legata all’acqua Okeanos, elemento primordiale anche nella cosmogonia greca, può ancora offrire ad Odysseus di
17—25.
372 ss.
46 P. Boyancé, Le Culle des Muses chez les philosophes grecs,
Paris, 1937,
pp.
300-309;
4% Soph.,
Trach., 1208 ss. Ritorna la tematica della
morte
= malattia, guaritore =
F. Cumont, Recherche sur le Symbol. o.c., 1966, p. 19—42, p. 257,
salvatore affiorante nella cultura greca a livello semantico e mitico. Questo spiega il valore
$ L'apertura dell'escatologia osirica, cioè la possibilità offerta ad ognuno di rivivere
ritualmente la “passione” di Osiris e di divenire quindi Osiris, inizia con l'XI dinastia. Nei
testi delle Piramidi questo appare invece un privilegio esclusivo del faraone, Il problema è
soteriologico che assumono Asklepios e personaggi della sua cerchia come Hygicia, Heros
latros. Quest'ultimo particolarmente onorato ad Atene dove possedeva una tomba ed un
santuario. Cf. Demost., Or., 19, 249; 17, 270; dati epigrafici ed archeologici in Thünges-Strincomunque aperto. Cf. H. Kees, Tolenglaube und Jenseilsvorstellungen der alten Ägypter, Berlin,
garis, 0.c., p. 50 ss.
1956, pp. 230 ss.
ì
8 Hom., Od., XI, 602; Hes., Theog., 950 ss; Pind., Nem., 1, 69 ss.; X, 17; 1sthm.,
IV, 59.
50 Soph., Oid.
,
Col.,
1586—1666,
3 Hom, Od., € 135 ss.; 209 ss, Cf. tra i moltissimi esempi il Svyta ppoveiv xen Svathv
quo di
Sofocle
Nauck.
Page 9
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)TLBANA
16
renderlo immortale ed eternamente giovane, ¿O%vatov xat &yñoxov5?, Per la
struttura del politeismo greco l'imposizione di Hermes rientra nel modulo di
fissazione del nuovo kosmos di Zeus e segna la rinuncia dell’uomo a uscire
dalla sua dimensione antropologica. Così nella cultura arcaica appare
funzionalizzato con un preciso intento almeno nel V secolo anche l’antico
tema mitico del catasterismo che tanta parte avrà nella escatologia più
tarda dove l'astér theios diventerà con una certa frequenza la visibile manifestazione del morto 53, Aristofane nella Pace ridicolizza le nuove aperture
escatologiche dei Pitagorici che vorrebbero aprire “a tutti” la posibilità
di un Aldilà felice simbolizzato in una rinascita stellare: “Forse non
è vero quando dicono che quando moriamo, diventiamo stelle nel cielo? 5.
I Pitagorici si sono impadroniti ai loro fini del motivo della trasformazione in stella che Omero utilizza a livello descrittivo indicando in cielo
il mitico cacciatore Orion che insegue l’Orsa celeste (Od., e, 271—275).
E per fare questo hanno attinto ampiamente all'escatologia stellare
egizia come alla mitologia del Vicino Oriente, ma anche con ogni probabilità da un patrimonio mitico antichissimo che poteva essere proprio
delle stirpi greche ©. Tuttavia i Pitagoriei sono gruppi socialmente e culturalmente individuabili che la cultura ufficiale vuole tenere sotto controllo
e lo fa su un doppio binario : la deformazione comica + teatro ; l’integrazione
+ adozione della terminologia nel “linguaggio” ufficiale.
La seconda via è chiara nella ben nota epigrafe per i morti di
Potidea (432 a.C.) : i corpi caduti sono sepolti nella terra ma le loro anime
sono
salite
all’etere
celeste 59.
L’escatologia
celeste
sembra accettata.
Ma si tratta sempre di una sorte aperta a pochi, premio per i caduti
estremo, eccezionale, perciò meritevole di un destino diversificato, pure
esso eccezionale. I morti di Potidea le cui anime godono di una immor-
17
UA SALVEZZA NELL'ALDILA NELLA CULTURA GRECA ARCAICA
39
che egli è genero di Zeus; l'epitafio di Potidea aggiungeche tale sorte eroica
può essere guadagnata con i servigi resi alla patria, È questo un chiaro
e preciso modo di integrazione e trasformazione,
ma sempre in senso
di quella tradizione che la patria appunto
funzionale, a sostegno e difesa
esprime, delle idee innovatrici circolanti al di fuori delle vie culturali
tradizionali. Essa garantiva sempre quella specie di gerarchia. aristocratica, sia pure basata sul merito, che si accordava alle esigenze di un
ordine sociale articolato ed espresso in una inevitabile scala di valori.
Al di fuori di questa seala continuano invece a stare quei movimenti
che propugnavano per tutti, al di là degli acquisibili meriti eroici 0 di
quelli ereditari e genealogici, la possibilità di confluire in un destino di
uguaglianza sia pure proiettato nell'aldilà. Sono questi gli Orfici e Pitagorici, i primi con il loro stretto ritualismo catartico, i secondi con la loro
esoterica incessante prassi di una ricerca scientifica intesa come via per
la scoperta e l’integrazione dell'uomo nelle leggi stesse del cosmo. Vie
entrambe aperte a tutti gli uomini che vi volessero prender parte rappresentano inevitabilmente momenti di opposizione, segnalano zone isolate
e non integrate costituendo possibili fonti di disturbo nell’ambito della
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cultura ufficiale 57.
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Si tratta comunque di un’opposizione alla quale dobbiamo guardarei
di dare un contenuto sociale nel senso moderno della parola. Essa compare a tutti i livelli della società complessa e di per sè discriminante in
cui storicamente si inserisce, come risposta a situazioni di disagio che hanno
radici diverse (culturali, psicologiche oltre che socioeconomiche) e testimoniano la mancata omogeneita, la posizione a volte critica, della cultura
ufficiale dominante, e la complessità sociale-culturale-economica del
mondo greco arcaico.
talità celeste, sono essenzialmente assimilate alle anime degli aristoi ai
quali anche l’etica tradizionale poteva riconoscere il diritto ad un aldilà
migliore. Rispetto alla posizione del poeta dell'Odissea, la sorte felice di
Menelaos dipende direttamente da una situazione prefissata, dal fatto
52 Hom., Od., € 120 ss.
63 CE Cumont, 0.c., p. 104 ss. C£. Peek, Griechische Grabgedichte, Berlin, 1960, 304, rilievo
da Amorgos 1—TI sec. d.C.;
colonna da Mileto, 11 d.C.
310, rilievo da Albano,
III
d.C.
dedicato ad
un bambino; 314
51 Aristoph., Paz., v. 832—837 (dottrina atribuita a lone di Chio).
5 Per il motivo della trasformazione in stella in miti di origine di
popoli cacciatori
a livello etnologico, cf. O. Zerries, Sternbilder als Ausdruck Jägerischer Geisteshaltung in Siidamerika, Paideuma, 1952, p. 220 ss, Anche in Sudamerica il mito di trasformazione stellare
ha spesso una funzione escatologica: presso i Tehuelche della Patagonia ad esempio i morti
confluiscono tutti nella Via Lattea dove continuano la caccia allo struzzo.
In altri miti la Via
Lattea rappresenta essa stessa lo struzzo celeste, signore della specie che si caccia sulla terra.
Per i Timbira e per i Guarani (Brasile) lo struzzo celeste è fatto responsabile del cataclisma
finale che attende l'umanità, ripetizione di un altro già avvenuto annichilimento cosmico
(Nimendaju, The Eastern Timbira, Berkeley, 1946 p. 233— 231). Nelle credenze degli Arikenas
(Guyana) le anime che dopo la morte si recano dal? Essere Supremo Pura, attendono lì it momento
della reincarnazione (Cf. Zevries, Les religions Amérindiennes, Paris, 1962, p. 347.
58 1G, 1? 9:15, l'fohl, Greek Poems on Stones, Leiden, 1967, n, 94: Al9ño uèu .pouyàç
bredéysato, cò ulata 8£496v, Ricordiamo il valore di Aithera livello mitico, Nella Teogonia vsso
appartiene alla faticosa generazione di Nyx e di Erebos come processo di differenziazione dal
Chaos primordiale (Theog., 124 ss.). Si aggiunge nel V sec. la contradditoria speculazione anassagorea sul valore di Aither e la sua importanza nel processo originativo di separazio ne.
5? ‘Ricordiamo a proposito la funzione che Aristotele nella Etica Nicomachea attribuisce
alle associazioni di natura più o meno privata nell'ambito della polis: esse sono tollerate solo
se si considerano parte di un tutto! (Arist., EN, VIII 9,4 — Jones, Lau and Legal Theory of
the Greeks, Oxford,