Considerazioni sull'origine fenicia di alcuni filosofi antichi

Auteur
Mazza, F.
Publié dans
Rivista di studi Fenici
Année
2001
Sujet
HISTORY
Langue
Italiano
Catégorie
C7 Philosophie
Numéro d'archive
3889

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antichi. RStudFen 2001 29 (1) : 27-34. + Esame delle fonti letterarie che collegano al mondo fenicio Talete, Pitagora, Zenone di Cizio e altri esponenti della scuola di quest’ultimo. Valutazioni sulla fondatezza di tali tradizioni, che risultano storicamente certe per la scuola stoica. e sulle implicazioni che l'origine e la formazione culturale orientale ebbero sull'elaborazione del pensiero di tali filosofi, nonché sul significato che questo dato ha assunto nell'opinione di antichi e moderni. CONSIDERAZIONI SULL'ORIGINE FENICIA DI ALCUNI FILOSOFI ANTICHI F. MAZZA - Roma Il tema delle origini fenicie, vere o presunte, di alcune figure che hanno rappresentato tappe importanti nell'evoluzione della filosofia antica (da Talete, a Pitagora, a Zenone di Cizio e ad altri ancora) comporta in primo luogo la considerazione di due diverse prospettive: una più propriamente storica, sugli elementi di fatto e sui contenuti del loro pensiero, ed una che potremmo definire «culturale». intorno al significato e al valore che il dato di un origine fenicia ha assunto nell’opinione degli antichi e nella critica dei moderni, soprattutto in relazione al complesso problema degli apporti orientali allo sviluppo del pensiero greco. Questa seconda prospettiva, in particolare. nel corso del tempo ha oscillato tra gli estremi opposti di un sostanziale credito o di una totale negazione(!). in quest'ultimo caso decisamente condizionata dalla convinzione della peculiare originalità e superiorità della civiltà occidentale e greca in primo luogo. Una conseguenza del retaggio neoclassico e romantico della nostra cultura, alimentatasi fortemente durante l'età del colonialismo e nel corso della fase di antisemitismo che ha pervaso più o meno esplicitamente una parte degli studi classici durante la prima metà del Novecento. ent. 28 4Maz \ses Oggi, dunque. con i maggiori elementi offerti dal progresso delle ricerche e con un approccio più equilibrato ci sembra interessante riprendere il tema, cercando di evitare nuove tentazioni panfeniciste(*) e posizioni estreme, quali quelle espresse in anni recenti da Martin Bernal(?). Per ragioni di spazio, in questa sede il discorso sarà limitato ad alcuni dati ed aspetti che a diversi livel- (1) Per la «questione fenicia» in sé, cf. S. Moscan, La questione fenicia: RANL, s. VIII, 18 (1963), pp. 483-506 e Ip., La questione fenicia: venti anni dopo: Saggi linguistici in onore di Luigi Heilmann, Brescia 1984, pp. 37-44: per una sintesi della storia della «questione fenicia» si vedano G. Bunnens, L'expansion phénicienne en Méditerranée. Essai d'interprétation fondé sur une analyse des traditions littéraires, Bruxelles - Rome 1979, pp. 5-12 e M. Liverani, L'immagine dei Fenici nella storiografia occidentale: Studi Storici, 39 (1998), pp. 5-22. (2) In questo alveo si colloca ad es. l’opera di F. Ammoun, Les legs des Phéniciens à la philosophie, Beirouth 1983. (3) Cf. spec. M. Bernat, The Afroasiatic Roots of Classical Civilization, I. The Fa-

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li collegano al mondo fenicio (e per questo tramite al più vasto alveo dell’ antica sapienza orientale) esponenti di primo piano nella storia del pensiero greco. quali Talete, Pitagora. Zenone di Cizio ed altri filosofi della scuola stoica da lui fondata. Relativamente alla figura di Talete, il filosofo nativo di Mileto e contemporaneo di Solone. Erodoto per primo accredita la testimonianza di una discendenza fenicia della sua famiglia(*). In seguito la tradizione è ripresa da Leandro di Mileto(*). da Diogene Laerzio(°) e da Clemente Alessandrino(’). Diogene, in particolare, oltre a quella di Erodoto menziona anche in forma indiretta le testimonianze in tal senso di Duride e di Democrito, per sottolineare così una tradizione molto antica e in quanto tale degna di attenta considerazione. L'autenticità della notizia è negata invece da Plutarco(*). che l’attribuisce piuttosto all'intenzione malevola dello storico ionico di privare la Grecia del vanto di uno dei Sette Saggi, e lo stesso Diogene fa poi riferimento alle notizie circa una pura origine milesia del filosofo(?), attestata anche da Clemente Alessandrino('% e da Teodoreto(!!). In realtà. come è stato gia evidenziato da alcuni, le due tradizioni non sono in contrasto tra loro, in quanto anche coloro che testimoniano un’origine fenicia (Erodoto, Duride. Democrito) non si riferiscono in effetti alla persona di Talete, bensì piuttosto ai suoi antenati(!*). Non meno complessa è la situazione relativa alle origini di Pitagora, una figura intorno alla quale è sorta una tale quantità di tradizioni più o meno leggendarie che è impresa ardua districarsi tra loro. Accanto infatti a quelle che ne affermano in prevalenza l'origine da Samo(!”). è interessante registrarne altre che fanno invece riferimento ad un'origine fenicia. Una è quella di Neante, ribrication of Ancient Greece. 1785-1985, London 1987 e Ib., Black Athena. The Afroasiatic Roots of Classical Civilization, I-II New Brunswick 1987-1991. Si vedano peraltro varie posizioni critiche in M.R. Lerkowrrz - G. MacLean Rogers (edd.), Black Athena Revisited. Chapel Hill 1996 e J. BerLinerBLau, The Black Athena Controversy and the Responsabilities of American Intellectuals, New Brunswick - London 1999. (4) Hor.. I. 170. (5) Leanpr. Mır., fr. 17 Jacoby (FGrHist, 11 B, p. 463). (6) Dioc. Laert., I. 22. (7) Crem. AL. Strom.. I, 302 c. (8) Prut.. De Herodoti malignitare. 15. (9) Dioc. Laert.. loc. cit. (10) Crem. AL. I, 62, 3. (11) THEODORET., Graec. affect. cur., I, 12 e 24, (12) Cf. ad es. B. Sovez. Le phénicien Thalès et le synoecisme de l'lonie: AntClass. 43 (1974), pp. 74-82. (13) Hermipp. ap. Dioc. Laert, VIII. 1; Hippobot. ap. CLEM. AL. Strom.. I 300 d: Tama... Vita P. 4 Apollon. ap. Porpu., Vita P. 2.

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portata da Porfirio('*), secondo la quale il padre di Pitagora, Mnesarco, sarebbe stato un uomo di Tiro che avrebbe ottenuto da Samo diritto di cittadinanza per i meriti acquisiti con i suoi servigi; un’altra è quella riferita da Giamblico(!”). il quale afferma che Pitagora sarebbe nato a Sidone in occasione di un viaggio intrapreso dalla sua famiglia. L'insieme delle tradizioni sulla nascita del filosofo in terra fenicia si collega quindi significativamente con quelle concernenti la sua formazione culturale, posta in stretto rapporto con i numerosi viaggi di studio che lo avrebbero profondamente introdotto ai segreti della saggezza orientale. da quella degli Egiziani e dei Caldei, a quella degli Ebrei, dei Persiani, degli Indiani e soprattutto dei Fenici, presso i cui principali centri di cultura (Tiro, Sidone, Bibloe il santuario del Monte Carmelo) egli avrebbe soggiornato, intrattenendosi a lungo con i discendenti dell’antico Mochos e con altri ierofanti per essere iniziato a tutti i misteri('9). La figura di Mochos svolge in questo contesto un ruolo chiave per valutare meglio il senso di queste tradizioni. A tale personaggio, infatti, si attribuiva un'opera sulla mitologia fenicia, di cui abbiamo soltanto qualche presunto frammento e testimonianze di epoca tarda(!”), ed era considerato rappresentativo della Fenicia in un consesso di antichi saggi tramandato da Diogene Laerzio (!8). Inoltre. secondo una notizia di Posidonio riferita da Strabone(*”). Mochos era uno dei saggi di Sidone vissuto prima della guerra di Troia e avrebbe elaborato per primo la teoria degli atomi poi teorizzata da Democrito, il quale a sua volta, secondo Plinio(°°), avrebbe tratto le principali intuizioni dal pensiero di un certo Dardano di Fenicia. le cui opere considerate perdute sarebbe riuscito a ritrovare all’interno del suo sepolcro. Ci troviamo dunque di fronte ad un complesso di dati fortemente eterogenei e che impongono una prudente valutazione, sia riguardo ai contenuti specifici sia riguardo agli elementi che possono eventualmente essere a loro fondamento. Per quanto concerne il primo aspetto. occorre sottolineare che in prevalenza le notizie che collegano le figure di Talete e di Pitagora al mondo fenicio e (14) Neanth. up. PorpÒ., Vita P.. 1. (15) lambL.. Vita P.. 7. (16) In particolare, cf. Neanth. ap. Porrn.. Vita P., 1 e 6: lambL., Vita P.. 14. (17) Per i frammenti attribuiti a Mochos, si veda FGrHist. n. 784. (18) Dioc. Laerr., I. 40-41. Sulle questioni interpretative concernenti la figura di Mochos e la sua presunta opera sulla mitologia fenicia, cf. in particolare S. Rısıcanı, Poenus Advena. Gli dei fenici e l’interpretazione classica, Roma 1985, pp. 32-36. (19) Stras., XVI, 2, 24 = Posipon., fr. 57 A Theiler (cf. W. TueıLer, Posidonios. Die Fragmente. Berlin 1982, I. p. 66; II, p. 65). (20) Puix.. Nar. hist. XXX, 9.

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più in genere orientale risultano sorte in epoca spesso molto posteriore rispetto a tali filosofi, con un evidente tendenza ad incrementarsi di particolari e di dati del tutto nuovi nei testimoni più recenti (emblematico è il caso dell ampliarsi progressivo degli itinerari dei viaggi di Pitagora). Al tempo stesso, tali tradizioni ricevettero particolare impulso da quel clima di reazione alla forza acculturatrice della predominante civiltà greco-romana sviluppatasi soprattutto nell'Oriente tardoellenistico e che intese riaffermare il valore culturale delle antiche civiltà fiorite in quelle regioni. rivendicandone la priorità delle conquiste in diversi campi del sapere(?'). Ecco dunque l'importanza conferita alle fonti della conoscenza iniziatica che promanava dall'Oriente, i presunti ritrovamenti in tombe o templi di scritti attribuiti ad antichi saggi. o il riferimento a personaggi collocati all’epoca della guerra di Troia. vale a dire ai limiti del consueto orizzonte cronologico greco, con lo scopo di fondare proprio con tale antichità la maggiore autorevolezza delle tradizioni(”). Questo clima portò così al diffondersi dell'opinione che i più importanti esponenti della filosofia greca avessero tratto singoli temi o intere dottrine dall'insegnamento dei loro maestri (Egiziani, Babilonesi, Fenici e Persiani) o dalla tradizione dell'Antico Testamento. adattando e divulgando teorie elaborate prima di loro. Un contesto di questo tipo non poteva dunque non condizionare nell’antichità una valutazione obiettiva delle tradizioni sull’origine fenicia di alcuni filosofi o addirittura determinarne il sorgere: è interessante quindi chiedersi, con riferimento ad uno degli aspetti evidenziati all’inizio, quali elementi concreti possano essere stati a fondamento di tali tradizioni e quale significato «culturale» possano eventualmente avere assunto. È utile allora tornare al quadro storico e all'area geografica teatro dello sviluppo della prima scienza e della filosofia naturalistica greca: la Ionia asiatica e le isole circostanti, che costituivano il ponte naturale tra il mondo greco e l'Oriente nello scambio reciproco di uomini, merci ed idee. Su questo sfondo di Pitagora poterono trovare le notizie sulle origini fenicie di Talete e un'ambientazione particolarmente congeniale, quando si pensi che sia Mileto che Samo avevano in quel tempo intensi e significativi contatti con l'Oriente e soprattutto con l'Egitto. Da Mileto infatti giunsero al faraone Psammetico, in lotta contro gli Assiri, aiuti da parte degli Ioni e dei Cari, i quali dopo la vittoria finale del faraone (21) Su questo tema si vedano soprattutto le illuminanti pagine di A. MOMIGLIANO. Alien Wisdom. The Limits of Hellenizarion, Cambridge 1975. (22) Cf. al riguardo quanto già osservato in F. Mazza, Diens di Creta e i «libri fenici»: Atti del II Congresso Internazionale di Studi fenici e punici, Roma

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insediarono stabilmente a Naucrati nel Delta e ad Abido 31 nell'Alto Egitto. Vi era poi Menfi, dove Samo possedeva una consistente colonia e dove era insediata anche una fiorente comunità fenicia, il ben noto «Campo dei Tirii» ricordato da Erodoto(”*). Si delineano così i contorni dello sfondo sul quale possono aver preso corpo 1 riferimenti all'origine fenicia di Talete e di Pitagora: su di essi infatti hanno finito per polarizzarsi emblematicamente nell’immaginario dei Greci i connotati etnici di coloro che, riconosciuti tra i maestri nel campo delle cognizioni tecnico-scientifiche, svolgevano anche un ruolo primario nella rete dei rapporti commerciali e culturali tra l'Egitto, il Levante e le coste dell’ Asia Minore. In parte diversa è la questione relativa al secondo esempio evidenziato per la trattazione del nostro tema: quello della scuola stoica. Esso è particolarmente significativo, in quanto il dato dell'origine fenicia di alcuni filosofi è storicamente certo e al contempo assume particolare rilievo per il numero e l’importanza di essi nell’ambito di tale scuola. Infatti, ad iniziare dal suo fondatore Zenone di Cizio (l’antica colonia fenicia di Kition a Cipro). sono attestati Perseo, anch'egli di Cizio, Erillo di Cartagine, Boeto di Sidone. Antipatro di Tiro e Apollonio anch'egli di Tiro. Per non dire degli altri. tutti provenienti da regioni del Levante e del Vicino Oriente (Tarso, Soli, Apamea. Seleucia, Babilonia, Nisa, ecc.). Inoltre è da notare che una serie di testimonianze antiche su Zenone e sulla sua scuola vi si riferiscono con l'esplicita consapevolezza dell'origine fenicia di alcuni suoi esponenti, usata a volte nella tradizionale valenza ironica e denigratoria(**). Poiché dunque non sussiste problema circa la fondatezza dei dati biografici. l'aspetto interessante risiede piuttosto nella valutazione del quadro storico del fenomeno e delle eventuali implicazioni che l’origine fenicia e più in generale orientale di questi pensatori può aver avuto nella costruzione del loro sistema filosofico. Per quanto concerne il quadro storico. la nascita di questa scuola filosofica in Atene ad opera di Zenone sul finire del IV secolo a. C. si colloca in una fase di intensi rapporti tra la Grecia e le regioni del Levante mediterraneo, che (23) Hpr.. II, 112. (24) Valgano alcuni esempi emblematici a proposito di Zenone, come quelli di Timone di Fliunte ap. Dioc. Laerr.. VII, 15-16, di Cic.. Tuse., V, 12. 34 o ancora di Antigono di Caristo ap. ATHEN., Deipn., XIII, 563 e. Sull'argomento cf. inoltre F. Mazza, Zenone di Cizio. Un fenicio alle origini del pensiero stoico: E. Acquaro (a cura di), Alle soglie della classicità. Il Mediterraneo tra tradizione e innovazione (Studì in onore di Sabatino Moscati), I-III. Pisa-Roma 1996. pp. 297-305 e M. Yon. Zénon, citoven de Kition: AA.VV.. Mélanges Olivier Masson. Paris 1997, pp. 165-73.

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favori in modo particolare lo sviluppo di colonie di genti fenicie in varie parti della Grecia. in specie ad Atene, come é documentato dalle numerose testimonianze letterarie ed epigrafiche e dai decreti amministrativi in favore delle comunita fenicie immigrate, come ad esempio quelli ben noti del 363 e del 333/2 a.C. relativi ai meteci di Sidone e di Kition(”). In tale contesto è interessante dunque verificare se nelle dottrine degli stoici siano rintracciabili elementi che possano essere ricondotti al patrimonio speculativo dell'Oriente o ne abbiano subìto l’influenza, a motivo dell’origine di tali filosofi. Al riguardo, l'orientamento degli specialisti di filosofia ellenistica è sostanzialmente negativo(?): pur tuttavia, l'incremento delle nostre conoscenze sul tema degli influssi reciproci tra Oriente e Occidente. in un periodo che fu di grande eclettismo e sincretismo, potrebbe indurre a considerare sotto una diversa luce quanto a suo tempo proposto da Max Pohlenz. Egli infatti, sottolineando la singolare concentrazione di filosofi di origine orientale nella scuola stoica, affermò che: «già a priori sarebbe inconcepibile che la loro origine non abbia avuto influenze sulla loro visione del mondo»(??). Su questa linea, dunque, egli pose l'accento su una serie di aspetti della Logica. della Fisica e dell’Etica degli stoici, nei quali ritenne di poter evidenziare le tracce di un modo di concepire le cose in varia misura estraneo alla mentalità greca e spiegabile piuttosto con la sensibilità orientale dei principali esponenti della scuola. In primo luogo, esaminando il contributo dato da questi filosofi all’elaborazione di una teoria sistematica dei tempi verbali, mise in luce la fondamentale divisione tra tempi «determinati» (yoóvo. wgiouévor), che qualificano un’azione come durativa o compiuta. e tempi «indeterminati» (yeòvor K6QLCTOL), che non forniscono tale indicazione. In questa differenziazione di base dunque il principio distintivo non si fondava primariamente sull’elemento temporale dell’azione (passato. presente o futuro), bensì sull'«aspetto» di essa. configurando in tal modo un notevole cambiamento di prospettiva rispetto alla dottrina (25) Cf. IG, II-ID°. 141 e 337. Sul tema si vedano in paricolare M.-F. Bastez, L'étranger dans la Grèce antique, Paris 1984, passim: Eap., Cultes et dévotions des Phéniciens en Grèce: les divinités marines: Studia Phoenicia - IV, Namur 1986, pp. 289-305: Eap.. Le rôle et la place des Phéniciens dans la vie économique des ports de l'Egée: Studia Phoenicia - V, Leuven 1987. pp. 267-85: J. PouzLoux, Étrangers à Kirion et Kitiens à l'étranger: RDAC. 1988, 2, pp. 95-99; M.-F. Basıez - F. BriqueL-CHATONNET, Une exemple _ d'integration phénicienne au monde grec: les Sidoniens au Pirée à la fin du IVe siècle: Atti del II Congresso Internazionale di Studi fenici e punici, cit.. pp. 229-40. (26) Significativa in tal senso è l’opinione di A.A. Lona, Hellenistic Philosophy. Stoics, Epicureans, Sceptics, London 1974, in part. p. 113 è nota 2. (27) Cf. M. Pontenz. Die Stou. Geschichte einigen geistigen Bewegung, I-II. Góuingen 1964° (trad. it. Firenze 1967. citazione da pag. 328).

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aristotelica. Per il Pohlenz non v'era dubbio che tale concezione dovesse risentire della consuetudine con la struttura del linguaggio propria delle lingue semitiche. dove le forme fondamentali del verbo (gäfal e vigtol) indicano appunto l’aspetto perfettivo o durativo dell’azione, lasciando al contesto sintattico la determinazione della dimensione più strettamente temporale(*’). Evidenziò poi altri aspetti altrettanto indicativi, a suo avviso. del retaggio derivante dall'origine vicino-orientale di molti stoici(*’): pose così l'accento sulla notevole importanza attribuita alle concezioni dell’astrologia e alle tecniche della mantica, le quali, benché fossero note e praticate da lungo tempo anche tra i Greci, assunsero per gli stoici un valore del tutto particolare, al punto da tentare di delinearne un organico sistema scientifico. Nella loro filosofia, inoltre. secondo il Pohlenz. tali concezioni trovarono uno stretto rapporto con la dottrina provvidenziale dell’heirmamene (la legge razionale che domina la vita di tutte le creature e dell’uomo in un generale concatenamento di cause e in armonia coni cicli dell'universo). secondo una visione che richiama da vicino le elaborazioni del pensiero cosmologico vicino-orientale ed iranico. Infine, appare estranea alla sensibilità greca una impostazione antropocentrica che considera piante e animali creati esclusivamente in funzione dell’uomo, a sua volta concepito ad immagine e somiglianza di un Dio trascendente e creatore. in una prospettiva che lascia intravvedere l'eco significativa delle più alte speculazioni del pensiero sorto sulla sponda orientale del Mediterraneo(°®). Le suggestive considerazioni del Pohlenz non hanno avuto tuttavia seguito e approfondimento adeguati e successivamente l'indagine degli storici della filosofia ellenistica su questi aspetti ha piuttosto teso a negare la validità di quelle argomentazioni, sottolineando che si è trattato pur sempre di pensatori formatisi completamente nell’ambito della cultura greca e che in greco hanno concepito ed esposto le loro dottrine, senza che vi si possano isolare con certezza nuclei o principi di inequivocabile derivazione orientale(*'). Tutt'al più. (28) Cf. M. PoÒtenz, Stoa und Semitismus: Neue Jahrbücher fiir Wissenschaft und Jugendbildung, 2 (1926), pp. 257-69; In.. Die Begründung der abendländischen Sprachlehre durch die Stoa: Nachrichten von der Gesell. der Wissenschaften zu Gottingen. Philol-Hist. KI., I, Bd. 3, 6 (1939), pp. 151-98: lo. Die Stoa, cit.. p. 79 (trad. it.). (29) Ibid., spec. pp. 122-23, 129, 214-16. 328-30. (30) Si veda anche l’opinione di G. Gars, La lerteratura dei Fenici: Atti del II Congresso Internazionale di Studi fenici e punici. cit., spec. p. 494. (31) Per.le questioni linguistiche cf. ad es. la posizione critica di C.H.M. VERSTEEGH. The Stoic Verbal System: Hermes, 108 (1980), pp. 338-57 (spec. p. 349) o quella completamente negativa di P. BERRETTONI, An Idol of the School: the Aspectual Theory of the Stoics: Rivista di Linguistica, 1 (1989), pp. 33-68 e lo.. Further Remarks on the Stoic Theory of Tenses: ibid., 2 (1989), pp. 251-75. Analogo scetticismo circa l’influenza della speculazione astrologica orientale sullo stoicismo antico mostra ad es. A.M. IorpoLo. L'astrologia

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Mazza si è concesso che solo alcune conseguenze estreme o «eccessive» della dottrina stoica possano essere ricondotte all’origine anellenica dei suoi filosofi(**). Peraltro, nonostante la persistente tendenza a voler preservare alcune fondamentali concezioni del pensiero greco immuni da «contaminazioni» e da influssi orientali. appaiono a mio avviso antistoriche sia le posizioni di chi anticamente riteneva. come l’accademico Polemone, che Zenone di Cizio e i suoi discepoli si fossero appropriati di genuine teorie greche «travestendole con veste fenicia»(?). sia quella analoga di chi oggi al massimo è disposto a concedere soltanto la possibilità di convergenze estrinseche o coincidenze occasionali. In effetti, la presenza così significativa di filosofi provenienti dalle regioni del Levante mediterraneo nella scuola che ebbe poi grandissima influenza sul pensiero romanoe cristiano, se da un lato non poté non contribure a focalizzare la speculazione su alcuni temi particolarmente consoni alla sensibilità e all’estrazione culturale dei suoi protagonisti, al contempo appare l'ideale conferma della durevole importanza e della vitalità di quel ponte geografico e culturale tra Oriente e Occidente attraverso il quale avevano da sempre viaggiato le merci e le conoscenze tecnico-scientifiche di cui i Fenici furono naturali intermediari, nonché i primi itinerari di studio di Talete e di Pitagora. nello stoicismo antico: G. Giannantont - M. VEGETTI (edd.), La scienza ellenistica, Napoli 1984, pp. 73-91. Per contro, nell’insieme, si veda A. Lesky, Geschichte der Griechischen Literatur’, Berlin - Miinchen 1971, pp. 757-58. (32) Cf. ad es. l'opinione espressa da W. Tuener: Gnomon, 23 (1951). p. 224. (33) Cf. Polemon ap. Dioc. Laerr.. VII, 25.