Notizie sulla monetazione arcaica di Velia

Auteur
Breglia, L.
Publié dans
Parola del Passato
Année
1966
Sujet
VELIA
Langue
Italiano
Catégorie
B11 Monnaies
Numéro d'archive
4060

Ouvrir le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)

Afficher le texte intégral8 pages

Page 1

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
SREGUA,L: — Notizie sulla monetazione arcaica di Velia : PP XXI 1966 227-237. | Les pièces Nes 12291-12303 du Catalogue Fiorelli de la Collection Santangelo au Cabinet des Médailles de Naples ont été attribuées à tort à l’atelier macédonien d’Aganthos. Elles représentent en réalité la première phase du monnayage de Velia et remontent à 530-490. Circonstances historiques de cette frappe. Nell'attuare anni or sono la revisione inventariale della Collezione Santangelo, in custodia presso il Medagliere del Museo Nazionale di Napoli, ebbi la sorpresa di controllare che nella Collezione stessa gli esemplari contrassegnati ai nn. 12291-12303 del Catalogo Fiorelli! erano attribuiti alla zecca macedone di Acanthos piuttosto che a quella di Velia in Magna Grecia cui gli studi li hanno da tempo rivendicati, Si tratta in particolare di almeno due nominali: la dracma di argento ed una sua frazione, contrassegnate da tipi uniformi pur nella diversità dei coni: la parte anteriore di un leone che azzanna la preda (un cosciotto di animale?) al dritto ed un quadrato incuso più o meno irregolarmente quadripartito al rovescio. L'unità dei tipi rende inutile una loro descrizione analitica Lanto più che gli esemplari sono riprodotti nella tavola annessa. ma il diverso stile dell'immagine leonina permette di tentare fra le dracme dei gruppi il cui accostamento relativo, peraltro non autorizzato da una sequenza, resta tuttavia, almeno per ora puramente esterno ed occasionale. I gruppi, in uno dei quali è inserito al n. 5 Vesemplare di un ripostiglio rinvenuto a Pesto (cf. p. 231), sono dunque a parer nostro i seguenti: ln. 1 = 5, 12295 gr. 3,90 Tav. I, = 8. 12291 gr. 3,95 » + 1h In. 3 = S. 12292 gr. 3.85 » » Qa HI) n. 4 = S. 12293 gr. 3,77 > » 2h » > 3a n. IV) n. V) n. 5 = Paestum Il n. 23 gr. 3,72 la 6 = 5. 12300 gr. 3.91 , » 3b 7 = S$. 12294 gr. 3,80 > » 4a 8 = S. 12299 gr. 3.85 » + 4b 9 = S. 12298 gr. 3,90 » » 5a 10 -: S. 12296 gr. 3.87 > » Sh 11 =$. 12297 gr. 3,85 » + 6a Tav. II, Ja » » lb > » 3a + + 3b 1 G. Fronetti, Catalogo del Museo Nazionale di Napoli, Collezione Santangelo, Monete greche (Napoli, 1866), Supplemento. Ringrazio il Sovrintendente Prof. de Frahciscis per la cortese autorizzazione a studiarli,

Page 2

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
NOTIZIE SULLA MONETAZIONE ARCAICA DI VELIA Mancano, come si vede, sui nostri esemplari collegamenti di coni (o anelli di sequenze) ma uno di essi è costituibile fra il nostro a es. n. 4 e l'esemplare della coll. de Luynes? riprodotto da noì io rovesc del tipo il erso Tav. I, Gb e dal Traité del Babelon attrav che introduce al dritto una rappresentazione del leone assai vicina a quella del nostro e quindi da collocare nello stesso gruppo stilistico. Ed a proposito di stile occorre a questo punto richiamare l'attenzione sul fatto che, normalmente, gli esemplari sono riprodotti nelle ilustrazioni in posizione sbagliata, eccezion fatta per qualche caso, come quello dell'esemplare della coll. Weber (cf. la nostra ‘Tav. 1, 7 a) che il Forrer presenta correttamente. In tutti i pezzi in cui l'immagine è chiaramente individuabile nella pienezza della rappresentazione completa è infatti evidente la linea del terreno su cui, tenuta ferma dalla zampa artigliata. posa la preda che il leone si china ad azzannare. È anche evidente il taglio della protome leonina nettamente segnato da una linea in rilievo liscia o perlinata (in qualche conio sussistono entrambe affiancate) che ci ricorda un elemento caratteristico delle oreficerie ioniche del VI secolo. li dove i gioielli presentano un motivo decorativo analogo, e che ritroviamo anche sulle serie più arcaiche di Gela come probabile derivazione dallEgeo2 E questo taglio appunto. unitamente al trattamento della criniera leonina, che ci ha fatto ritenere come più antichi gli esemplari presentati nei primi due gruppi: gli altri sono accostati in rapporto alla coerenza formale della immagine, anche se l’esperienza della sequenza degli incusi 22) poseidoniati (e quindi in ambiente ed età estremamente vicini) porta a non considerare come elementi rigidi di successione la graduale disorganicità o Pimbarbarirsi delle immagini, che, dovute evidentemente ad artigiani meno dotati, vengono successivamente rinnovale con l'inserzione di nuovi coni. D'altro canto proprio questo confronto con la sequenza poseidoniate induce ad escludere l'altro criterio, che potrebbe essere anche esso allettante, di attribuire cioè gli esemplari formalmente e tecnicamente più poveri ad un primo periodo di provvisoria altrezzatura della zecca di Velia secondo la tradizione storica che ci presenta l'arrivo dei Focei sbandati e fuggiaschi. Comunque, rinviando alla ricostruzione della sequenza di questa serie una sua classificazione relativa più esatta, che è al di fuori dei nostri attuali interessi, resta accertato che ci troviamo di fronte a una coniazione di una certa entità, a giudicare dal numero dei coni documentati attraverso gli esemplari raccolti,’ e per lo stesso motivo di una certa durata, La qualità stilistica dei differenti conii, alcuni dei quali di notevole realismo e di splendida potenza plastica, testimonia anche la presenza di qualche spiccata personalità di incisore che interesserebbe poter più attentamente inquadrare nella tradizione monetaria di Italia Meridionale, dove ad esempio la zecca di Reggio presenta, grazie alla forte analogia del soggetto. possibilità maggiori di diretto raffronto. Analogamente il quadrato incuso del rovescio, che è nella sua forma fortemente legato alla tradizione delle zecche ioniche, potrà p. 121, n. 619 2 J. Baseton Catalogue de la Collection de Luynes, 1 (1924),romaine s, UM, 1 et s 2 E. Baueron, Traité des Monnaies grecque Tav. 22. on, | Collecti Weber The 1 1. Forren, (Paris, 1907), n. 2104 (gr. 3,85). Weber H. Sir o second lare L'esemp 3,76). (gr. 36 (1922), p. 191, n. 910, Tav. lettera A che lo pubblica (+ Num. Chron. », 1892, p. 185) presenterebbe una attriuna di ipotesi l’ ricavava fra la testa e le zampe del leone, da cui egli del quella esserlo può nè a accertat stata è non buzione ad Alalia. L'ipotesi - guisa di contro Garrucci che vede nella lettera E, sulla zampa del leone (a di Elea, cf. iniziale I’ ne marca) di un esemplare disperso della sua collezio al Rf. lettere presenta noti me a esemplari degli Tav. CXVIII, n. 24. Nessuno 5 Cf, 17-22. pp. , 1960-61 ano, Napolet atico Numism Cf. P. Enner in Boll, Circolo monete le cf. 118; Rizzo, Monete greche della Sicilia (Roma, 1946), Tav. 17 ep. di Jaliso e Lindo, Brit. Mus. Cat. of Greek Coins, Caria and Islands (1896), Tav. XXXV. Per le oreficerie le fibule con staffa terminante a testa di ariete. costituire interessante termine di confronto cronologico per i casi in cui ritroviamo, in zecche di Sicilia, rovesci monetari di tipo analogo. Ma questo esorbita dal tema attuale, che anzitutto ci impone di chiarire i motivi che permettono di riportare a Velia le monete in esame superando l'attribuzione di Acanto alla cui zecca le aveva attribuite il Fiorelli in base alla analogia delle immagini rappresentate. Lo scambio con Acanto era infatti reso legittimo dai tipi che ritornano su monele di questa città in un periodo forse posteriore di qualche decennio ai nostri esemplari," ma non sostenibile per la di6 La sequenza da me già totalmente ricostruita per gli stateri ancora inedita. è tuttavia ? La nostra raccolta è solo esemplificativa, ma già da essa risulta che il numero delle dracme di questo tipo è notevole. 8 Brit. Mus.

Page 3

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
NOTIZIE versità del piede monetario, come controlleremo (cf. n. 8 e pp. 233-35), oltre che per la presenza di un elemento floreale causa evidente della attribuzione ad Acanto; da tempo. infatti. gli studi hanno diviso i due gruppi tanto più agevolmente pel fatto che mentre i tipi ricorrono anche in altre zecche, come vedremo, gli esemplari che abbiamo in esame e che sono stati rivendicati a Velia appaiono localizzati, a quanto pare. nell'àmbito di questa zecca dai dati, in sé stessi sempre fortemente valevoli, dei rinvenimenti. Tale dato di fatto, che è riportato genericamente dal Babelon* e dallo Head." e posto a base della loro classificazione, trova la sua origine documentata nelle notizie raccolte dalla vecchia tradizione numismatica italiana Carelli. Cavedoni, Avellino — ripresa e con. trollata dal Millingen. Mentre infatti il Cavedoni commentava l’attribuzione del Carelli con le parole: * Carellius noster sedi suae primus restituit?, il Millingen Y ricorda che scoperte recenti avevano permesso al Carelli di attribuire a Velia monete greche di argento col peso medio di gr. 3.88 e coi tipi indicati; antecedentemente di esse era noto un solo esemplare edito dal Mionnet come sconosciuto. Il Millingen inoltre, parlando sempre delle stesse monete ricorda però che * venivano qualche volta a Napoli orefici e mercanti che le attribuivano a Velia, sia a causa dei tipi (il leone). sia perché di solito esse si trovavano insieme a monete sicure di questa città, affermazione che fu approfondita dal Carelli che la trovò esatta’. Il Millingen aggiunge ‘come personale esperienza? il fatto di aver comprati a Napoli 6 esemplari di queste monete scegliendoli tra varie altre di conservazione meno perfetta. A sua volta PAvellino commentando il Carelli 3 afferma: * bene SULLA MONETAZIONE ARCAICA DI VELIA 231 il Carelli ha rivendicato queste monete a Velia. Esse, infatti. e simili spesso mi furono portate con altre antichissime della Lucania: di esse tuttavia solo Velia ha il quadrato incuso a differenza delle altre di Italia Meridionale”. Cè da aggiungere inoltre la notizia che il Garrucci attribuisce anche a Velia gli esemplari di dracme della sua collezione e le 28 frazioni analoghe di cui era anche in possesso." Lucio Sambon infine! riporta ancora una dracma analoga attribuendola a Velia e classificandola come ‘comune’; rara egli considera invece la frazione di gr. 0,58 della stessa serie che anche riporta. | Dopo quanto si è detto sembra che non vi sia da dubitare sul. Pesattezza dell’attribuzione, che purtroppo non risultava però confermata dai rinvenimenti recenti: il nuovo gruppo di esemplari individuato nella Collezione Santangelo già lascerebbe, però. ancora pensare ad una provenienza locale, pur risalendo alla stessa epoca dei rinvenimenti precedentemente indicati e dando quindi anche ädito al sospetto che sia costituito, almeno in parte. proprio con esemplari delle collezioni citate e disperse. | Fortunatamente, perd, pur essendo nei vari cataloghi di vendita recenti molto spesso presenti gli esemplari in esame e sempre ignota purtroppo, per ovvi motivi, la loro provenienza, siamo in grado, ora. di confermare il collegamento con la Lucania, constatato in antico. attraverso un ripostiglio rinvenuto a Pesto nel 1939 e studiato dalla Dottoressa Pozzi.’ Con altri esemplari di Magna Grecia, fra cui vari incusi di Posidonia. vi è infatti conservata appunto una dracma arcaica di Velia del tipo in esame e del peso di gr. 3.72: è stato, inoltre, individuata nelle campagne intorno all'antica città una frazione della slessa serie di cui si è potuto avere lai foto (riprodotta a Tav. I, 7d) Cat., Macedonin p. 32-33, n. 8 = gr. 2,59; 9 = gr. 2, 68: 10 = gr. 2,40; 11 = gr. 2,36; 12 = er. 1,87; 13 = gr. 2,33; 14 = gr. 2,50: V elemento ed il peso pari a gr. 0,34, floreate quasi sempre presente & talora riconosciuto dubitativamente come una foglia di acanto; la datazione proposta è quella del periodo 500.424. Cf. Heap, Historia Numorum? (1911), p. 205 dove però il tipo è dato come protome di te Già nella prima edizione a * O. c., col. 1421 ss. e 1571 ss. leone, 11 Commento del Cavenoni a CAREELt, p. 74: ef. seconda edizione, p. 88. ed. Cavenoni (1850), Tav. CXXXVI, CCH, Tabulae Nummorum Italine Veteris 12 |. Mictincen, Considérations sur la Numismatique de l'ancienne nn. 1-3, 5 Cf. loc. cit.a n. 11. Italie (Firenze, 1841), p. 91 ss., Supplem. Tav. I 9. o Con questo ci sembra che la validità dell’attribuzione della serie 4 Ganruccı, Le monete dell Italia antica (1885). p. 172, Fav. CXVIIL, n. '© Recherches sur la monnaie de la presqu'île italique (1870). p. 23 sa, 305. '* ¢ Annali dell'Istituto Italiano di Numismatica », volume IX-X, in corso di stampa. Paola Zancani Montuoro mi segnala inoltre 2 dracme venute al Sele nell'edificio quadrato, edite in Magna Grecia», VI-VII, 1965-66, un. 97.98. « Atti e Velia rin- Memorie della Società

Page 4

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
in esame a Velia sia dato definitivamente acquisito, mentre NOTIZIE SULLA MONETAZIONE ARCAICA DI VELIA proprio per la certezza dell'attribuzione se ne fa interessante il problema storico in rapporto alle caratteristiche peculiari degli esemplari e 233 etrusco-cartaginese. La realtà di quanto stiamo dicendo ci sembrava confermata dalla fondazione foceo-massaliota di Alalia sulla costa orientale della Corsica verso il 565 e forse più a sud in Sardegna dallo scalo di Olbia. In tal modo, cioè, Focei e Massalioti si creavano all'origine stessa della città. La fondazione di Velia, come più ampiamente diranno gli altri studi di questa stessa raccolta, rientra nello sviluppo degli impianti coloniali costituiti da Focea in Occidente e ne rappresenta anzi probabilmente l'ultima tappa. Non ritorniamo però ora sulla storia di questa espansione perché esula dal nostro attuale compito e meglio è trattata da altri in questo stesso volume. Interessa piuttosto rievocare rapidamente le vicende immediate che portarono alla fondazione di Velia e che vanno considerate nei due ambienti diversi in cui ebbero a svilupparsi per motivi differenti ed indipendenti in origine e tuttavia concordanti nei loro effetti. In una nostra precedente nota” le ricerche condotte col sussidio di fonti di varia natura, monete e pesi da un lato e dall'altro tradizione scritta e reperti archeologici, ci portarono a concludere che i Focei fossero inizialmente penetrati nel Tirreno costeggiando la Spagna in una naturale deviazione suggerita loro dall’abituale itinerario africano verso Tarlesso: giunti a Massalia, però, dopo aver punteggiata di colonie la costa iberica e venuti in contatto con le preesistenti colonie greche, impiantate, a partire dallo stretto. sulle coste meridionali della penidei punti di appoggio verso lo stretto prevalentemente basati sulle isole in quanto le coste italiche erano in possesso degli Etruschi o control. late da essi. Da Cuma in giù, d'altro canto, il commercio era già in mano greca né quindi può stupire, in questo stato di fatto, di fresca e concorde convivenza e espansione, la presenza nella zona di Velia di materiale di origine focea anteriore alla data tradizionale della fondazione della città.!! Deve essere stato al contrario il ventennio tra la fondazione di Alalia e la sua distruzione i] momento di maggior fiore del commercio foceo in Occidente e pertanto la causa della sua fine. E meglio ce ne potremo render conto, pensiamo, se riesaminiamo, a questo punto, il quadro monetario e la situazione storica della madre patria Focea, integrando le notizie che già ne abbiamo dato in questa sede ed altrove. Indipendentemente intanto da quanto già precisammo a suo tempo sulla monetazione di Focea ed il suo sistema ponderale.' le notizie più recenti di cui disponiamo su di essi sono costituite dallo studio di Herbert Cahn relativo ai piedi monetari usati in Asia Minore fino al V secolo a.C. Da esso apprendiamo che il sistema focco ‘prend son nom da la monnaie en électrum frappée a Phocée, a sola italica. i Focei avrebbero stretto contatti amichevoli con le colonie Mytiléne et a Cyzique. soit du statère de 16,05-16.30 gr. qui corcalcidesi — Reggio e Zancle respond selon son poids à 3 drachmes d'argent ou sicle de 5,5 gr.’. coscienti signore dello Stretto e per questa loro posizione regolatrici del commercio greco nel Tir, reno. A tale amicizia i Focei e i Massalioti erano spinti dal motivo piede, quest’ultimo di gr. 5.50. che è di origine anatolica e. come tale, adottato prima in Lidia da Creso e successivamente dalla Persia per fondamentale di assicurarsi libertà di passaggio per lo stretto e con tutta la durata della sua coniazione. = Ponderalmente, quindi, e come metallo. Focea ci appare legata motivo. condiviso dai Calcidesi, di poter concordemente commerciare da stretti questo la rotta più breve verso Focea; a questo si aggiungeva l'altro nel Tirreno in concorrenza con il preesistente predominio locale rapporti comuni ad un ambiente commerciale proprio, rapporti confermati anche da un comune criterio di tipologia perché mentre sulla moneta greca è costante l’uso dell'episema della città, “Y Le antiche rotte del Mediterraneo documentate da monete e pesi, nel vol. XXX dei « Rendiconti dell'Accademia di Archeologia Lettere e Belle Artie di Napoli », 1955 {edito nel 1956), p. 119 ss, dell'estratto e precedentement passim. Cf. G. Nenci in « Rivista di Studi Liguri », 1958, p. 47-63 e S. Con. .0 Contributo alla storia dell'antica moneta bronzea in Sicilia - Lansırr, 801 (Milano, 19641, p. 16 con bibliografia. come impronta principale, che può accompagnarsi a rappresentazioni minori o ‘simboli? vari da emissione a emissione, in questo 18 Cf. in questo fascicolo i contributi specifici allo scavo. 31 ss. 190, c., p. % Etalons monétaires en Asie Minenre jusqu'an V siècle, in Atti del Congresso Internazionale di Numismatica, Roma 1961, v. Il (ed. 1965), p. 21 s.

Page 5

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
NOTIZIE SULLA MONETAZIONE ARCAICA DI VELIA ambiente il criterio è invertito. A Focea. cioè. come a Cizico nella di Focea indipendente, e quindi anteriori all'occupazione persiana 234 Propontide, l'impronta principale è variabile. in evidente rapporto con analoghe istituzioni amministrative interne." mentre l’episema della città, la foca per Focea ed il tonno per Cizico, compaiono bensi costantemente sulla moneta, ma con dimensioni minori ed in posizione secondaria rispetto al “tipo”. Tutto un complesso di notizie specifiche che. nonostante il loro grande interesse, ci è impossibile esporre qui, ribadiscono il pieno innesto della monetazione di Focea con queste caratteristiche e in questo ambiente: prova specifica ne è peraltro il fatto che le sue éxca di elettro. assai diffuse, sono largamente note nelle fonti col nome di «poxaídes cosí come gli stateri di Cizico, altrettanto noti e diffusi, sono spesso ricordati come xvtumvot. In questo quadro economico. il cui studio, già più volte affrontato, è suscettibile di sviluppi molto interessanti, si inserisce per brevissima durata a Pocea l'emissione, assai esigua. a giudicare dalla estrema rarità degli esemplari recuperati, di una coniazione di argento, metallo in sé stesso estraneo ai mercati indicati, costituito da dracme col tipo della foca e da monete divisionali in cui è la sola testa dell'animale. Non soltanto, ma questa emissione, che viene datata dallo Head agli ultimi anni 235 del 545, ci presenta la dracma c.d. fenicia di gr. 3,80, piede che non ha né precedenti, né, come si è detto, sviluppi nella città; essa ri. specchia, invece, il metallo ed il peso, che costituiscono da tempo il mezzo di scambio regolatore del Tirreno e di cui troviamo a Poseidonia la prima traduzione in moneta. La breve e isolata monetazione di Focea in argento — e sia ben chiaro che questa, per ora. è solo una ipotesi, attualmente non dimostrabile — inquadrandosi. come si è detto, nel periodo più fiorente dei suoi traffici in Occidente, parrebbe costituirne appunto il riflesso: la volontà di inserire, cioè. nélla coniazione normale della città un tipo di valuta adatto agli sviluppi dei mercati di recente aperti a nuovi interessi. A questo punto. peraltro, intervengono in breve successione di anni l’evasione in massa dei Focei dalla loro città alla immediata vigilia dell'occupazione persiana, l'arrivo e l'istallazione di parte di essi ad Alalia, l'evidente intralcio al commercio punico-etrusco, lo scontro navale con Cartagine ed Etruschi (540 c.), la misera fine dei Focci prigionieri massacrati a Cere ed infine l'istallazione col consenso di Reggio e di Posidonia, adombrato dal racconto di Erodoto, dei superstiti nella zona di Velia dove la città trova rapida ed indipendente espansione, di cui l'emissione della nuova moneta è docu- 21 Sull'argomento le interessanti osservazioni del Minne, Greeck Coi mento fondamentale. nage (Oxford, 1931), Cap. 1. The first use of coined metal for trade: loniam electrum Coinage, specie p. 12 58.5 cf. anche dello stesso autore, The Early Gold Coins of Asia Minor, in «Num. Chr. », 1946, p. 1 ss. e Ch. Sett. man, Greek Coins (Londra, 1955), p. 30. Naturalmente fondamentali sempre anche come raccolta di materiale i Cataloghi del Brit. Mus. per la monetazione greca (vol. fonia e Mysia alle città indicate) e di E. BaneLon, il Traité cit., col. 91 ss. Per la bibliografia più recente; J. F. Hear, in Atti del Con. 2 Hrav, Brit. Mus. Cat., gresso Internazionale di Numismatica cit., p. 37 ss. Tonia, cit., p. xxxix, n. 78-79, 214 e Tav. XXII, n. 1-2. Nessun motivo permette Vattribuzione a Focea degli esemplari col grifo, ibid., p. 214-15, n. 79 ss. già data come incerta dallo Head e successivamente non accellata, Cf. anche Heap, Historia Numorum (1911), p. 588-589 e E. BABELON, Traité, cit. T. 13 n. 12 che cita un esemplare dal ripostiglio di Taranto da lui edito nella « Rev. Num. », 1912, T. 3,9. Il dato che sarebbe assai interessante per la nostra ipotesi di una destinazione ‘occidentale’ dell’ argento di Focea purtroppo non è valido, perché, come è noto, il ripostiglio suddetto si dimostrò ad una indagine approfon lita dell’Orsi come una * composizione* antiquaria. Una ricerca condotta invece sul materiale tipo ‘ripostiglio di Auriol’ (BABELON, Traité; Poche cose restano a questo punto da dire per inquadrare i nostri esemplari che rappresentano come sembra evidente, la prima fase della coniazione di Velia; esse riguardano fondamentalmente i tipi e la cronologia, mentre per i pesi allighiamo una breve tabella che conferma per l'unità maggiore la media di gr. 3,83, con un massimo di gr. 3,95, un minimo di gr. 3,18 e un punto di condensa. zione di gr. 3,91-3,85, elementi che ci riportano ad un didramma o statere di gr. 7.82-7,76, analogo a quello in uso negli incusi di Poseidonia di cui ampiamente si è detto altrove. In quanto alle frazioni i pochi esemplari da noi presentati si inquadrano fra gli altri già noti di Velia, senza che il loro numero ci permetta ora di loc, cit.) potrebbe invece essere in proposito assai interessante. GLIA, Le antiche rotte, cit., p. 28 ss. 2 L. Bas.

Page 6

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
LAURA NOTIZIE SULLA MONETAZIQNE ARCAICA DI VELIA 237 4 stabilirne, ammesso che sia possibile, con la precisa unitä di valore, a carattere ristretto di i rapporti reciproci.?* posizione di impianto coloniale, ma ha assunto dignità e stato autonomo e destinato a sviluppare una propria funzione politica ed economica, il che potrebbe essere avvenuto — se elementi di altra natura concordano — verso il 530 circa a.C. Qualcosa di più si può dire, invece, sul tipo del leone che, come si è detto, è uno dei motivi delPattribuzione a Velia in quanto le monete col nome della città ne riportano in vari atteggiamenti l'im- Con questa data, peraltro, coincidono gli elementi stilistici specie magine; qualche emissione di fine V. inizio IV secolo ripete appunto nella bordura il nostro schema non ridotto alla metà anteriore, ma ritratto col leone della protome leonina cui abbiamo precedentemente accennato. D'altro canto noi sappiamo per dati stilistici abbastanza intero e quindi nella interezza della probanti che le dracme a doppio rilievo di Velia con testa femmirappresentazione. L'immagine delle nostre monete potrebbe, infatti, essere derivata direttamente da Focea cui è attribuito con incertezza un sesto di elettro con tale rappresentazione :?5 sappiamo con certezza, invece, che il leone intero e 7. nile e leone stante. risalgono ai primi decenni del V sec. ed è più o meno quindi nel quarantennio 530-490 che probabilmente si è svi. che azzanna la preda ricorre sugli stateri di elettro del V secolo a luppata la coniazione di tipo arcaico. Il confronto della maschera leonina con quella più tarda di Reggio potrà precisare forse tale Cizico * e che in genere il tipo di leone sulle monete si propaga nel periodo, ma le oscillazioni mondo antico da oriente a occidente. secondo una linea di trasmisprevedibili non dovrebbero portarcene gran che lontani tanto più che lo stesso aspetto globulare delle mosione che dall'Asia Minore raggiunge, attraverso l'Africa, il Tirreno nete, più ancora del quadrato incuso, è testimonianza di arcaicità. — con le colonie focee —, la Sicilia punica e Cartagine. Nel mondo LAURA BREGLIA greco, pertanto, esso compare solo ad Acanto. come si è visto, mentre in virtù dei rapporti coloniali o commerciali diversi, focei o punici, raggiunge in Occidente il ‘Tirreno ” e si trasmette all'ambiente gallico. In quanto alla cronologia della serie di Velia in esame, mancando notizie precise di rinvenimenti abbiamo dati obbiettivi assai scarsi. La tradizione storica, quindi. resta tuttora, per gli inizi. elemento più significativo in quanto è assai probabile che, pur ammettendo un precedente stanziamento, uno sviluppo di Velia, tale da permetterle una consistente coniazione in argento, è difficile da pensare prima della caduta di Alalia e del conseguente trapianto di nuovi contingenti focei anche se questi vi arrivarono a detta della tradizione come sbandati. Sembra assai più probabile, invece, che la città abbia dato inizio alla sua coniazione proprio quando la sua vita non è più quella 2% I pesi degli esemplari di Napoli sono î seguenti: Coll, Santangelo 12301 = gr. 0,45; 12302 = gr. 0,34; 12303 = gr. 0, 46. L’esemplare isolato rinvenuto nella zona, di cui a p. 231 = gr. 0,34. 25 Brit. Mus. Cat., Ionia, p. 206, n. 21, Tav. IV, n.13. Ma la derivazione diretia è incerta per la suaccennata variabilità tipologica dell'elettro di Focea, nè la conforta la presenza del tipo negli esemplari tipo Auriol (cf. Mitne, Early Gold, cit., p. 6) cando la loro cronologia precisa. 26 Brit. Mus. Cat,, Misia, p. 24, n. 45, Tav. V, n. 8. 2 Tali notizie risultano dalla tesi di laurea mia allieva dottoressa Feroce. 58 Cf. p. 233. maninedita. della N. B. Nei riferimenti alle Tavole, fatti nel testo, il n. arabo indica il rigo, la lettera la successione delle monete nel rigo stesso. 22 Cf. p. 228. 0 leap, Historia Numorum (1911), p. 89.

Page 7

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
TABELLA DI ESEMPLIFICAZIONE PONDERALE 3.95 3.94 3,94 3,91 Napoli, €. S. Fiorelli 12291 (Tav. I, rigo 1, foto a destra) Vendita Hess-Len, Lucerna 16 aprile 1957, n. 46 Boston, Museum of Fine Arts, Cat. Brett T. 8 n. 147 (già Coll. Warren) Vendita Leu, Afünzen und Medaillen, Coll, Niggeler, Basilea 3/4 dicem. bre 1965, parte I, T. 3 n. 43 3,91 3.91 Vendita Hess-Leu, Lucerna 12/13 aprile 1962, T. IT n. 41 Napoli, C. S. Fiorelli 12300 (Tav. I, rigo 3, foto a destra) 3,90 » » » 12295 ( » » » 1 » » sinistra) 3,90 » » » 12298 ( » » » 5, » » » ) 3.89 Cambridge, Fitzwilliam Museum, Cat. Grose n. 1396 = T. 44 n. 2 3,88 Coll. Weber, Cat. Forrer, T. 36, n. 911 3,88 » 3,87 Napoli, C. S. Fiorelli 12296 (Tav. I, rigo 5, foto a destra) Cambridge, Fitzwilliam) Museum, Cat. Grose n. 1395 = T. 44, n. 1 Parigi, Coll. de Luynes, n. 619 (Tav. I, rigo 7, foto a sinistra) Napoli, €. S. Fiorelli 12292 (Tav. I, rigo 2, foto a sinistra) 3,85 3,85 » » n » » » 912 3,85 » » » 12207 (» » » 6, » » 3,85 » » » 12299 ( » » » 4, » » destra) » ) 3,85 L. Sambon, Monnaies de la presqu'île italique, p. 305 3,85 Vendita Santamaria, Coll. Magnaguti, Roma 12-13 ottobre 1949, I, T. XI 3,83 Vendita Ratto, Milano, novembre 1934, Monete greche n. 754 3,80 Vendita Iandolo-Tavazzi, Coll. Hartwig, Roma 7 marzo 1910, n. 333 3,80 Napoli, C. S. Fiorelli 12294 (Tav. I, rigo 4, foto a sinistra) n. 214 3.77 » » » 12293 ( » » » 2, » o» destra) 3.16 Coll. Weber, Cat. Forrer, T. 36 n. 910 (Tav. I, rigo 6, foto a destra) 3.72 Napoli, Ripostiglio di Paestum Il (Tav. T, rigo 3, foto a sinistra) 3.18 Vendita Halle, dicembre 1924, T. V n. 107 Garrucci, Monete dell'Italia antica, p. 72: (I pesi dati su 8 esemplari della sua collezione sono: 3,95; 3,90: 3,80: 3,75; 3,75). Millingen, Considerations, cit., p. 91 ss. 3,88 = peso medio su 11 es. peso massimo = 3,95 neso minimo = 3,18 peso medio = 3,83 punto di condensazione — 3,91 — 3,85 = didracma 7,82 [Tavola I]

Page 8

Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)
VII Yu vanvı (Il ejoae