Coniunctus o disiunctus (sonus)? (Cic.,Somn.Scip.V.18)

Auteur
Scarpa, L.
Publié dans
Atti del Istituto Veneto di Scienze, lettere ed arti
Année
1978
Sujet
WORLD
Langue
Italiano
Catégorie
B9 Somnium Scipionis
Numéro d'archive
5541

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DeLL'ISTITUTO VENETO DI Sorenze, LEITERE ED ARTI arti. - Classe di scienze morali, lettere ed Anno acc. 1977-78 - Tomo CXXXVI Bou CREA LL. vaas CONIUNCTUS O DISIUNCTUS (SONUS)? (CIC., SOMN. SCIP. V 18) Luiai SCARPA o Ferrarino, Nota presentata dal s. c. Prof. Pietr nell’ adunanza ordinaria del 18 dicembre 1977. — ico (IV 17), composto Dopo la descrizione del cosmo geocentr veloce (lo Zodiaco o Cielo) di sfere ruotanti, dalla più esterna e più (la Luna) attorno alla Terra, a quella più interna e meno veloce et infima est et in eam ferunquae est media et nona … neque mouetur descrizione di un fenomeno tur omnia nutu suo pondera, segue la monia delle sfere; e l’occasione grandioso ® misterioso insieme, l’ar est Africano Minore: quis % fornita da una precisa richiesta dell' s sonus? (1). qui complet aures meas tantus et tam dulci P’Africano Maggiore, si può dividere La spiegazione dell’avo, cioè Parmonia delle sfere, come cosl: 1) hic est... concentus efficu, re rer stupens, ut me recepi, + quid? (1) Somn. Scip. V 18: Quas cum intue meus tantus ei lam dulcis sonus fe « hic hic» inquam « quis est qui complet uures nctua impuribus sed kamen pro rala purest» inquit ville qui interuallis coniu ipsorum orbium efficitur, et acuta cum tum ratione distinctis, impuleu ef motu concentus efficit; nec enim silentio tanti grauibus temperans uarios aequabiliter extrema ex altera parte grauiter, ex altera motus incitari possunt, et natura fert ut summus ille caeli Stellifer cursus, cuius autem acute sonent. Quam ob cuusum to mouetur sono, grauissimo aulem hic excita et conuersio est concitatior, acuto ilis manens una sede semper haeret, Lunaris atque infimus: nam Terra nona immob curaus, in quibus eudem ure est octo autem complera medium mundi locum. Illi , qui numerus rerum omnium sonus allis interu ctos duorum, septem efficiunt distin fere nodus est...

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L. SCARPA definizione generale; 2) nec enim... mundi locum, ciod la causa del fenomeno; 3) quod docti homines ... sensusque uincitur: il tema del Somnium, e civé la dottrina, neopitagorica e neoplatonica, del ritorno delle anime alle sedi originarie. Nelle prime parole di questa risposta va notatu anzitutto che esse non contengono solo l’illustrazione del sonus percepito dall’Africauo Minore ma di qualcosa più complesso: questo sonus & in realtà omnium codicum dà contunctus. Lo Ziegler (5) e il Traglia accettano disiunctus: il Ronconi, confermato poi dall Alberti (©), coniunctus. I due participi coniunctus e disiunctus sono tecnicismi musicali, 204 un’armonia (2), interuallis contunctus imparibus, ed & tale che acuta cum grauibus temperans uarios aequabiliter concentus efficit. Particolarmente difficile à Vinterpretazione di interuallis contuncius imparibus (3). Per coniunctus ln tradizione manoscritta non & univoca. La seconda mano del Parisinus Ashburnamensis, del sec. X, collazionato dal Castiglioni (*) e la tradizione indiretta, rappresentata da Macrobio e da Favonio Eulogio, hanno distunctus, mentre il consensus 206 riferiti all’ottacordo, calchi del greco ovvyupévov e dueleuyuevov. Ottacordo « disgiunto» 8, come si sa, quello in oui i due tetracordi che lo costituiscono sono semplicemente giustapposti, e formano così una gamma di otto note, dalla più alta (nete) a quella più bassa (hypate). Invece nell'ottacordo «congiunto» l'ultima corda del primo e la prima del secondo tetracordo sono una sola corda: così le note diventano, in realtà, sette e percid danno un eptacordo. Il sonus, come si à visto, à l'armonia delle sfere e non una singola nota; ne viene precisata l’estensione nel Somnium stesso, con le parole: ills autem octo cursus... septem efficiunt distinctos interuallis sonos. Quella di cui parla Cicerone nel Somnium à dunque un’armonia costituita di sette suoni (7) e percid corrispondente a un ottacordo « congiunto ». Per contunctus, il Ronconi rinvia, giustamente, all’ambito dei (2) La harmonia o harmonica (ars) «non era, come larmonia moderna, la combinazione simultanea di suoni diversi, e ciod lo studio delle aggregazioni tecnicismi musicali e, riprendendo il discorso nella postilla (p. 148) della prima edizione (1961) e nella aggiunta e correzione della di suoni in senso verticale, ma era la scienza, se coal ui pud dire, dello ‘ aviluppo seconda (1967), cita, come decisiva conferma per la sua scelta di orizzontale * della musica s: L. CRISTANTE, Musica e grammutica nella enciclopedia di Marzianv Capella e nellu tradizione unteriore, Atti e Mom. Acc. Patav. SS.LL.AA., III, vol. LXXXVII (1974-°75), p. 357; pure ibid, n. 11: ei due termini (soil. harmonia 6 harmonica ars) srano equivalenti …, nell'uso corrente però il termine armonia si applicava ai modi (scale) musicali: così c'era un’armonia dorica, un’arınonia frigia, eco. », (3) Su interuullis … imparibus c'ò qualcosa da preoisare, rispetto a quanto è detto nei commenti: per es, del Traglia (Cicerone, Zi Sogno di Scipione, coniunctus, gli esempi fornitigli dall’ Alberti (*). Il primo di essi & Vire. V 4,7 (tetrachordum) coniunctum quod ouvnuuévov dicitur: qui però Vitruvio si riferisce al nome di uno dei cinque tetracordi (tetrachorda. autem sunt quinque) che costituiscono il « sistema immutabile» (sdompa duet&éBodov) e non al concetto di coniuncho (*); Roma 1962) e del Ronconi (Cicerone, Somnium Scipionis, Firenze 19672). È pacifico che la disuguaglianza degli intervallì dipende dalla loro differente velooità di rotazione: va aggiunto perd che anche le ditferenze tra le distanze sono disuguali, altrimenti gli intervalli sarebbero gli stessi. Ricorrendo a un esempio numerico, nella successione 5 10 16 20... i vari numeri sono diversi ma progrediscono in maniera regolare, cioè di cinque in cinque; ma ad esempio nella suoceasione 6 7 13 17 … non soltante sono diversi i numeri ma sono pure diversi tra loro gli intervalli che li separano l'uno dall'altro. Cicerone aggiunge, però, pro rate parte ratione distinctia: gli intervalli, pur tra loro disuguali, sono tali non B caso ma in base a un principio numerico per cui le parti dell’intervallo sono disposte in un rapporto tale da risultare armonico. (4) M. Pour Ciczronis, De republica librorum sex quae supersunt, reo. L. Castiationt, Corpus scriplorum Latinorum Paravianum, Aug. Taurinorum, 1947, ad loc. (5) M. Tuucıus Oromo, De re publica librorum sex quae manserunt, revogn. K. Zisaren, Lipsiae 1915, ad loc. (6) G. B. Atumeti, Macrobio e il testo del Somnium Scipionis, « Bt. it. di Filol. class.» 2 (1061), pp. 168-184; 173-4. (7) Plinio invece (Nat. Hist. II 84) ammette un intervallo anche tra la Terra e la Luna, impossibile perché la Terra, che à immobile, non può ounoorrere a dare suono, e così gli riaulta una gamma di otto suoni con sette intervalli, cioè un ottavordo «disgiuntos. Era anche questo un modo per risolvare la diffiooltà «otto sfere / sette suoniv, di oui infra. (8) ALBERTI, art. cil, p. 163 ss. (9) Dei tre aistemi greoi particolarmente importanti: il sistema perfetto minore (obatmux téAciov Baaaov), il sistema perfetto maggivre (avornpa rékstov geilov) e il sistema immutabile (overnua &ueréfBoñov), Vitruvio parla,

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L. BCARPA il secondo passo & Marr. Car. IX 931 nonus (sonus) Toin aumuuévuv td est tertia coniunctarum: Marziano si riferisce al nome delle singole note presenti nel tetracordo e una di queste si chiama appunto rplrn oumuuévev e non intende quindi riferirsi all’ottacordo; più pertinente e proprio risolutivo, il passo di Boezio (mus. I 20, p. 207, 25 Friedlein): eptachordum quidem dicitur synemmenon, quod est coniuncium, oclachordum uero diezeugmenon, quod est distunctum. A mio parere proprio basandosi su quest’ultimo passo il Ronconi può concludere che, se Cicerone parla di eptacordo, il sonus dovrà essere coniunctus (1°). E chiaro tuttavia che, in ogni caso, per comprendere l’autentico significato di coniunctus bisogna rifarsi alla teoria dei due ottacordi e dei relativi tetracordi diversamente connessi e cid perché proprio la congiunzione di questi ultimi produce l’ottacordo e richiede che il suono che ne risulta sia definito coniunctus © distunctus: l’ottacordo insomma non implica di per sé la qualifica di coniunctus, o disiunctus, se non in riferimento ai tetracordi (11). Dunque, por Cicerone l’armonia celeste si inquadra nella gamma dell’ottacordo congiunto, o eptacordo, Ora, sorge il problema di conciliare l’esistenza di otto sfere in movimento (ossia di otto fonti di suono) con il numero dei suoni che in realtà formano l'armonia, zu nn 206 CONIUNCTUS O DISIUNOTUS (BONUS)? 207 avanzate gid nell'antichità si devono a tre autori: Macrobio, l'interprete del Somnium più noto, Favonio Kulogio e Boezio. Macrobio, e con lui stanno tutti i moderni, riferisce duorum al precedente cursus (1%) e percid il senso sarebbe che le otto sfere, due delle quali hanno la stessa wis, producono sette suoni; e Maerobio tralascia di spiegare wis ma avanza una sun ipotesi circa 1 due cursus a cui Cicerone alluderebbe (sempre secondo lui) come dotati, appunto, di uguale wis: essi sarebbero Mercurio e Venere; ed è facile pensare che li ricavi da un’affermazione contenuta nel capitulo precedente del Somnium, dove i due pianeti sono detti comites del Sole. Ma il Boyancé (*°) ha chiaramente spiegato l'insostenibilità di questa chiosa. Ecco ora il commento di Favonio Eulogio: septem discrimina uocis existunt de quibus ait idem Tullius: septem efficiunt distinctos interuallis sonos. Quod sic intellegere conuenit ut aut septem interualla octo circulos diuidant aut unius, id est Solis, commune sit melos ut duo ista tetrachorda quodammodo non hiantia neque dissona uideantur in medio fiatque ub imo usque ad summum disdiapason iugiter audiendi modulatio cuntilenae (XXVII 2-3). La possibilità, ventilate qui da Favonio, di intendere septem riferito tanto u sunos quanto a interuallis esiste certamente, almeno in astratto. Se si scegliesse e cioè sette: octo cursus... septem efliciunt ... sonos. Le soluzioni (12) Macron., Comm. in Somn. Scip., 11 4,9, p. 108, 25 ss. Willis: Octo eunt igitur quae mouentur sed septem sont sunt qui concinentiam de uolubilstate appunto, di quest’ultimo, che era la combinazione dei sistemi perfetti maggiore © minore, e poteva essere considerate « come il sistema perfetto maggiore oon l'aggiunta del tetracordo synemmenon dal (sic!) sistema perfetto minore »: conficiunt propterea quia Mercurialis et Veneriua orbis, pari ambitu comitati So- J. F. Mounrorp - R. P. WiNNINGTON-INGRAM, Oxford Classical Dictionary, qui numerus rerum omnium fere nodus ests. In un mio intervento precedente sulla queetione Sistema celeste e armonta delle afere nel Somnium Scipionis ciceroniano, « Atti e Mem. Acc. patav. SS.LL.AA.», vol. LXXXVII (1974-76), pp. 17-24, proponevo di accettare, al posto di duorum, la variante modorum, trad. it., Roma 1063, s.v, « musicae, pp. 680-681. (10) Resta, almeno per me, inoomprensibile come mai Macrobio e Favonio, che senza dubbio ragionano sull’ottacordo + congiunto » (v. il seguito delParticolo), serivano invece disiunctus. Mi sentirei soltanto di avanzare l’ipotesi che la vorrutteln distunctus per coniunctus aia stata antichissima e dovuta al desiderio degli interpreti 8 dei lettori di normalizzare il testo rispetto alla disurepanza otto afere / Bette suoni, in cid indotti anche dalla posaibilità di leggere septem … interuallis, presente, come si à visto, anche allo stesso Favonio Eulogio. (11) Pure la spiegazione di M. Stcurer, De Somnii Scipionis textu constifuendo, Il, «Rhein. Mus.» 102 (1959), pp. 346-364, partic. p. 365 sembra generioa © fuori strada. lem, wiae eius tamquam “satellites obsequuntur et tdeo a nonnullis astronomiae studentibus eandem uim sortiti existimantur, Unde uit « illi autem octo cursua... del resto beniasimo attestata; mi induceva a cid, o almeno così mi sembrava, il commento di Favonio (cap. XXVII). Ora, a distanza di tempo, ritengo che sin più giusto accettare i dati di fatto e ammettere lu contradditorietà della dottrina ciceroniana. ll precedente tentativo sarà servito, spero, a eliminare ge non altro una falsa pista (quella di modorum). (13) P. BoyanOË, Etudes sur le Songe de Scipion, Paris 1936: secondo lui, in tale vaso, se oioè oi fosse isodromia tra Merourio, Venere e il Sole, queat’ultimo non potrebbe che confondersi con i suoi isodromi, e conclude: « oe ne serait plus deux, mais trois sphères qui devraient avoir la même uiss (p. 1Ìk).

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L. SCARPA septem … interuallis, allora i suoni sarebbero otto, separati da sette intervalli, e non esisterebbe nessun problema. Ma contro valgono in Cicerone & invece : Luna - Mercurio - Venere - Sule - Marte - Giove - le opportune osservazioni del Ronconi al Boyancé, che, indipendennella seconda (Cicerone) compare il Cielo, o Zodiaco, che nella prima (Boezio) non c’8. La ragione sembra ovidente: Boezio, che pure cita le parole di Cicerone in cui vengono indicuti, quali estremi della 208 temente da Favonio (a quanto sembra di capire), aveva formulato la medesima ipotesi (1). Se si opta invece per septem … sonos, come pare preferisca lo stesso Favonio (che su questa interpretazione si sofferma mentre accenna soltanto allaltra), la soluzione starebbe nel fatto che vi & sinafia (ovvapt) fra i due tetracordi costitutivi della lira celeste, e questa congiunzione (quindi, ancora, contunctus e non disiunctus!) à assicurata da una mese, cio’ dal Sole. Ma perché possano « tornare | conti», se la mese & rappresentata dal Sole, bisognerebbe eliminare il Cielo, o Zodiaco, dal conto delle note. Questo però non lo dice esplicitamente Favonio. Boezio tratta la nostra questione nel capitolo del De musica (I 27, p. 219 Friedlein) dedicato a spiegare qui nerui quibus sideribus comparentur, che viene dopo i capitoli (24-26) in cui ha spiegato il concetto di ouvapn e di dutevdu. A lui interessa in particolare il 209 Saturno - Cielo o Zodiaco. Evidente la differenza fra le due sequenze: gamma celeste, la Luna e il Cielo, non trova nessuna isodromia (coincidenza di orbite) e nessuna isofonia (tra due note-pianeti). Trovandosi perd, come gid Macrobio e Favonio, di fronte alla discrepanza «otto sfere | sette note», la risolve eliminando evidentemente dal conto la Luna (15). Ancora da Boezio, infine, si ricava un’ulteriore conferma per la acelta di contunctus, perché appunto egli applica al cielo ciceroniano lo schema della coniunctio (urgomento da lui illustrato in sede generale in mus. I 24, p. 217 Friedlein). Dall'esame comparativo delle interpretazioni antiche del passo ciceroniano si possono, dunque, trarre le considerazioni seguenti: 1) Cicerone ha operato un sincretismo fra la constatazione astronomica, che i corpi in movimento sono otto, e la teoria musicale diverse ordine, dall’acuto al grave, con oui i pianeti si succedono, per Cicerone, rispotto all’ordine da lui stesso acoolto, Per Boezio, secondo cui le note della gamma sono sette: ma non ha indicato una accettubile spiegazione di questa differenza ; 2) chi ha voluto seguire dunque, la successione dei pianeti & la seguente: Saturno- GioveMarte - Sole - Venere - Merourio - Luna. I} contrarius ordo dei pianeti la traccia del testo ciceroniano, e cioë la eadem wis di due orbite, come (14) Ronconi, op. cit., p. 111: «Ma, acoettando la interpretazione del Boyanos (a parte l'ordine forzato a incastro che acquisterebbero le parole di Cicerune), l'inoiso sn quibus eadem wis est duorum sarebbe un particolare ozioso, non avrebbe altro scopo che quello di uno sfoggio di dottrina, mentre, seguendo Macrobio, l'inciso spiega appunto come mai a otto afere corrispondano Kette note: senza contare che la uis duorum (cursuum) viene ad essere per il Boyano6 la uis sonorum: e questo genitivo si ricaverebbe solo oon buona volontà da oid che segue ». Del resto, che le note « doveasero » oasere Bette à provato pure dall’insieme del ragionamento ciceroniano che mira a porre in risalto il potere del numero Bette: qui numerus rerum omnium fere nodus est. Rilievo del sette, e dell’otto, perché appunto la moltiplicazione di sette per otto dà cinquantasei, cioé gli anni di vita dell’Africuno: questo à il tema « pitagorico » del Somnium, che for. nisce lo schema dei commenti di Favonio (per oui off. \'introd, alla mis edizione: Favonn EuLoau, Disputatio de Somnio Scipionis, Padova 1974). Mi sembra, infine, che il Boyancé renda male l’espressiune von « qui est le noeud de presque toutes les choses» (op. cit., p. 27, perché il sette à, precisamente, il nodo di tutte le cose «in generales, intendendo fere in un'acoezions assai comune in latino e del tutto coerente cal contesto). ha fatto Macrobio, si à involuto in una serie di error; 3) Favonio Eulogio e Boezio hanno rettumente inteso fa questions 6 verouto di fornire una soluzione agendo sugli estremi della gamma: così, Favonio elimina la nota più alta, quella dello Zodiaco, e Boezio quella più bassa, la Luna. Entrambi però non mottono esplicitemente in luce l’operazione compiuta, lasciando che sin il lettore ad accorgergene, forse perché non osavano, né desideravano, fare qualcosa che suonasse aperta critica al maestro venerato e poi perché si sarebbe dovuto ummettere che il cosmo musicale non corrispondeva a quello astronomico, quando è chiaro che a questi « filosofi» importuva di più la costruzione speculativa, l'armonia delle sfere, che non l'osservazione fisica, astronomica. La teoria dell’urmonia delle sfere ha pur sempre, come reale punto di partenza, lo studio degli intervalli (15) Facendola ciod diventare proslambunomencs: cf. Boutu., mus. I 27, p. 219, 20 Friedlein: post hanc (Terram) qui pruximus a silentio eat, dut Lunue grauissimum sonum, ut sit Luna proslambanomenos.

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musicali « naturali»: Pitagora (34) ne aveva scoperta la immutabile, matematica, perfezione e, così, ne ha voluto trarre la chiave di apiegazione di tutti i fenomeni celesti, intesi come movimenti reciproci degli astri. Essi apparivano 4 armoniosi», cioé regolati nel tempo. 1 fenomeni che, più degli altri, presentavano questa caratteristica erano quelli musicali: di qui a tentare la deduzione di questi da quelli cosmici, il passo fu breve. Ma, una volta escogitata la teoria, bisognava eliminare (magari tacendo) ogni fatto che la contraddicesse: non si poteva però eliminare la constatazione che le note musicali erano sette, mentre i corpi in movimento attorno alla Terra erano otto. In questa equazione, dunque, imperfetta per il prevalere di una simile visione « rovesciata» per cui cid che origina la teoria ed è sicuro frutto dell’osservazione, viene poi dedotto dalla teoria stessa, si doveva procedere alla normalizzazione ma rispettando anche altro fondamentale principio, quello di « salvarei fenomeni » (o@Leıv <a patvbgeva), così, Cicerone lascia intatto il numero delle sfere ma dice che due di esse emettono la stessa nota. Non va più in là perché altrimenti avrebbe finito con l’affermare che le due sfere in questione coincidono, o meglio che due pianeti seguono la stessa orbita. Il compito di commettere l'inevitabile errore se lo accolla, in tale modo, Macrobio, mentre da Favonio Eulogio e da Boezio, pur con la reticenza illustrata sopra, appare più evidente quanto grande fosse la debolezza scientifica della dottrina che Cicerone aveva seguito, vittima di una tradizione cominciata molto prima di lui e che soltanto con la rivoluzione copernicana sarebbe finita. (18) Attraverso quali passaggi si sia venuta a oostituire la gamma musicale (le corde della lira) à spiegato, per esempio, da Boezio, mus. I 20, pp. 206-212 Friedlein. (Licenziate le bozze per la stampa il 16 febbraio 1978) WNL ATE. DEL INSTITUT Q NEN STS Wi SRENZE, LENTSRE ET ART) Cut