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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)DI ALCUNE CAUSE DELLA
„METAFISICA RELIGIOSA» ALESSANDRINA
Prima di Plotino non si può parlare di una vera e propria
filosofia alessandrina, ed.anche l’indirizzo neo-pitagorico e
quello neo-platonico di Plotino sono precisati con l’aggiunta
di alessandrino-romano perchè a Roma trovarono non solo la
possibilitä di espansione, ma anche notevoli motivi dottrinali.
Lo stesso Plotino, dopo avere a lungo peregrinato e aver preso
parte ad una spedizione contro i Persiani al seguito dell’Imperatore Gordiano, fisserä la sua residenza a Roma, dove si
tratterrä per un ventennio e salirà in così grande rinomanza
da indurre l’imperatore Gallieno a prendere in seria considerazione il suo progetto di creare una « cittä filosofica », che,
in omaggio alla derivazione della propria dottrina da quella
di Platone e all'analogo progetto del maestro ateniese, egli
riteneva che avrebbe dovuto chiamarsi Platonopoli.
Ciö che concorre a dimostrare che Roma agli albori dell'era cristiana non era soltanto il centro della vita politica,
ma anche la capitale spirituale del mondo: non è senza significato che il cristianesimo si sia potuto affermare sopra tutto
attraverso la luce che irradiava da Roma. Non risponde quindi a verità il quadro miserando che alcuni storici si compiacciono di fare delle condizioni della cultura dei primi secoli
dell’Impero. Che la letteratura come l'arte, la ricerca scientifica come la speculazione filosofica siano in Grecia e in generale nell’oriente europeo in regresso nel II e nel III sec. dell’Impero rispetto al periodo classico di Platone e di Aristotele o anche alla meravigliosa fioritura di studi del naturalismo presocratico, & indiscutibile, ma è certo anche che la
decadenza della filosofia nei primi secoli dell’Impero € la naturale conseguenza
di un lungo periodo di progressivo decadimento, che s’inizia con la morte di Aristotele.
L’Accademia platonica aveva gia perduto il suo fulgore
da quando Speusippo ne era diventato lo scolarca, e continua
quietamente e inesorabilmente nella sua decadenza fino a
Page 2
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)credere di poter trovare nuova linfa nello scetticismo: la mea dir l’ultima parola sui più ardui problemi metafisici perchè ,
la dialettica negativa di esso, efficacissima per l’approfondiripresa dell’interesse della metafisica platonica solo per alcuni indirizzi che vedono la luce al principio dell’era volgare
mento del problema del finito, è valido argomento contro il
dogmatismo; ma é incapace di costruire.
T—nn
dia Accademia é così poco platonica che si può parlare di una
e continuano nella loro attività per i primi secoli dell'Impero. Miglior sorte non aveva avuto la filosofia aristotelica,
che aveva finito con l'assumere la tendenza, già con Teofrasto, di precisazione e approfondimento di qualche parti-
Epicureismo e stoicismo, preoccupandosi essenzialmente
del problema morale, non interessandosi di quello teoretico se
non per dare un solido fondamento alla dottrina etica, pur
essendo movimenti più complessi del platonismo e dell’aricolare aspetto puramente scientifico-naturalistico della dotstotelismo degli ultimi secoli prima di Cristo e dello scetticismo in genere, rivelavano però come questi la loro impotrina del maestro.
Le altre principali correnti filosofiche immediatamente
postaristoteliche sono la conferma che la decadenza lamentatenza ad andare oltre le conclusioni della filosofia del periodo
bilità speculativa dei conquistatori romani, ha un'origine del
classico. Teoreticamente essi hanno un significato puramente negativo e sembra vogliano mitigare l'ansiosa ricerca metafisica consigliando all’uomo d'interessarsi a trovare una nortutto diversa, che risale a centinaia di anni prima: le cause
ma dell'agire onde conseguire la tranquillità dello spirito, viae
ta riguardo ai primi secoli dell’Impero, attribuita all’insensicome in quelle di piena decadenza politica: basta ricordare le
sto che oramai alcuni problemi si erano rivelati insolubili.
E risaputo che l'epicureismo non pud più essere interpretato, gid per la rivendicazione fattane dall’umanesimo e piu
dal rinascimento italiano, come la dottrina del piacere, quasi
esso avesse stretta connessione con. l’edonismo di Aristippo,
come avevano pensato Cicerone, Plutarco e lo stesso Seneca;
tristi condizioni dell’Inghilterra ai tempi di Locke; le condima non sembra si debba ärrivare, con il Mondolfo, a riconosono da ricercarsi in un campo essenzialmente estraneo a quello delle condizioni politiche del popolo greco. Le condizioni politiche hanno sempre, in ogni epoca, importanza assai relativa
per lo sviluppo del pensiero filosofico, che annovera i suoi
zioni di ambiente nelle quali dovettero svolgere la loro attien
maestri in condizioni di splendido fulgore politico-militare,
centro culturale, e, d’altro lato, l'importanza della Francia
ai tempi di Cartesio e Malebranche. E quale influenza favorevole o sfavorevole pud avere avuto uno Spinoza dalle condizioni politiche? I problemi della speculazione filosofica sono
sempre fondamentalmente gli stessi: le conseguenze storiche
possono solo influire sulla differenza della loro formulazione.
Il tipico scetticismo di Pirrone, il più genuino e schietto
scetticismo che si trovi nel pensiero filosofico, rivela la debolezza del pensiero umano a comprendere, per usare l'espressione di Hegel, che & la critica di ogni scetticismo, «il vero
infinito dell'idea speculativa ».’ Efficace mezzo, lo scetticismo,
inane at
vita un Bruno e un Galileo; la modestia di Königsberg come
scere in esso l’affermazione di una coscienza morale, che non
solo superi l’egoismo, ma anche l'utilitarismo. Il Mondolfo
ha pienamente ragione di annettere importanza notevole alla
« discussione critica e al più adeguato studio delle fonti utili
per la ricostruzione » * della dottrina epicurea, cui gid aveva
portato valido contributo l'Usener nel 1887 e che poi hanno
sviluppato gli studi del Bignone, del Bailey, del Vogliano e
di altri: la scoperta delle Sentenze Vaticane e assai più la
buona volontà degli interpreti sono la causa di tali conclusioni. Buona volontà cui forse non è estranea una certa qual
tendenza della critica moderna — più accentuata in letteratura che in filosofia — a considerare decisamente superate le
interpretazioni tradizionali, o per lo meno le interpretazioni
per moderare le illusioni di alcune aspirazioni della ragione
) Storia della Filos. (trad. it, II, Firenze, 1932, p. 544).
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2) Mondolfo, Il superamento dell’utilitarismo e la coscienza morale
nella dottrina epicurea in Problemi. del pensiero antico, Bologna,
1936-XIV, 189.
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)cui si rimase fedeli per secoli, senza che siano state fatte scopossa sostenersi, anche a prescindere dalle testimonianze dito € fra tutti i periodi quello più soggetto a tali « superamenrette e da quelle indirette, se si tien presente che essa sarebbe
in contrasto stridente con il naturalismo, che & a fondamento della gnoseologia epicurea, per il quale tutto & fatto dipendere, come notava anche Plotino, da cause materiali. La
morale epicurea, convalidata senza possibilita di equivoco da
massime e da sentenze dello stesso Epicuro. L’entusiasmo del
Mondolfo nel difendere la morale epicurea dall’antica accusa
di utilitarismo e da quella recente del Joyau di egoismo, può
trovare valido sostegno solo in questo frammento: « anche se
nessuno sia presente, chi abbia raggiunto il fine della specie
umana (la sapienza) sara ugualmente onesto ».* Nel quale a
dire il vero si allude ad una finalità, che & poco conforme con
i] naturalismo etico dell’epicureismo: per cui, se da un esame
approfondito, che esula completamente dal nostro compito,
risultasse palese incompatibilita fra questo frammento e gli
altri e le altre testimonianze, si dovrebbe necessariamente ammettere che vi € contradizione, il che non è affatto da escludere a priori, perchè esempî se ne possono trovare anche in
filosofi assai più recenti e piu sistematici di Epicuro; oppure
che «il fine della specie umana » é solo una meta irraggiungibile perché di là dalle possibilità umane e per cid fuori
della prassi quotidiana, della quale sopra tutto s’interessava
Epicuro. Si noti in ogni modo che tale frammento riguarda
solo il problema del come dovrebbe comportarsi il saggio ove
si trovasse nella situazione di poter compiere un reato che
gli fosse utile con la sicurezza che nessuno verrebbe mai a
conoscenza della sua cattiva azione, cioè un problema, che,
anche in sede puramente naturalistica, si potrebbe essere indotti ad avere il pudore di risolvere secondo il frammento di
cui sopra, e che & estremamente significativo che anche a tal
proposito Seneca consideri la morale epicurea come approvante il reato e Plutarco se ne mostri dubbioso.
E d'altronde naturale che ogni sforzo interpretativo, che
miri ad elevare la morale epicurea sopra l’utilitarismo, non
?) Riportato in Mondolfo, op. cit, p. 197: & il fr. 533 di Usener:
102 di Bignone; 83 di Bailey.
re
ti». Sembra difficile che si possa scalzare l’interpretazione
nettamente utilitaristica che Seneca da nelle Epistole della
nd
perte tali da modificare il precedente giudizio: il rinascimencoscienza etica stoica non è per molti importanti aspetti diversa da quella epicurea, malgrado le differenze particolari
fra l’una e l'altra dottrina, e malgrado quella essenziale fra
individualismo epicureo e universalismo stoico. Queste differenze sono tali da spiegare come lo stoicismo sia stato, sopra tutto prima della sua diffusione in Roma, un movimento
di scuola da principio, e di intere collettività poi, invece
che proprio di una ristretta cerchia d’intellettuali come la
dottrina epicurea, che poteva parlare più al cervello di pochi
eletti che al cuore di tutti coloro che soffrono. Sopra tutto per
la sua concezione universalistica la morale stoica mostra la
sua superiorita, perché può elevare la coscienza egoistica al-
Y'intuizione dell'infinito e dell'eterno.
|
Ma anche lo stoicismo cercava, come l'epicureismo, nel
fondamento fisico della sua gnoseologia null’altro che un
mezzo per arrivare ad una concezione della vita, che attenuasse il dolore umano mostrando che tutto cid che accade
non solo deve necessariamente accadere, ma anche che ciò
che sembra essere male al singolo si risolve in bene se ci
solleviamo sopra il contingente per elevarci ad una visione
unitaria della vita; che in ogni modo inutile sarebbe stato per
lindividuo tentare di opporsi al fatale svolgersi degli avvenimenti.
Per certi riguardi anzi lo stoicismo meglio dell’epicurei“smo si accorda con la rassegnazione caratteristica di tutte le
principali correnti postaristoteliche a limitarsi all'interesse
puramente umano del problema filosofico. Cid spiega la sua
larga diffusione anche fra le classi più umili e fra gli schiavi;
ma la consolazione stoica € una consolazione dei disperati:
tanto da riconoscere la legittimita del suicidio anche per il
saggio, e suicidio, si noti, che non è passaggio ad una vita
migliore, ma al nulla: Egesia « assertor di morte » ne sapeva
qualcosa. Esso si rivela impari al suo compito, perché al dolore
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)consilismi,
umano che chiede almeno la possibilità di sperare, quella speranza che & concessa anche dal più rigido dei raziona
da quello kantiano, lo stoicismo risponde solo con il
che esso ha avuto per secoli e secoli su intere
popolazioni
soffrire. Mi
gliare di non vivere, cioè di non amare, per non
contrapposi accusi pure di superficialita e di semplicismo
modesta dello
nendo a questa interpretazione disperatamente
come anistoicismo la sua grandiosità nel concepire il tutto
importanza
mato e retto da una legge universale, l’estrema
sociali e deteresercitando il suo pensiero su tutte le classi
lo prova la
minando un interesse storico eccezionale, come
la veritä
ricchissima letteratura derivatane: restera sempre
aveva chieche esso non corrispose al compito che l'uomo gli
tutto e che
iato €
sto. Non & un conforto il rispondere all’animo angosc
proprio
commosso, che chiede di essere sollevato dal peso del
dolore, che cid é perché deve essere nell’ordine del
specificamente in
quindi non vi é altro rimedio che non angosciarsi.
piu
E interessante notare come le dottrine che sembrano
profondamente umane, perchè determinate
tä della
di quelvista di finalità pratiche, siano assai meno consolatrici
E che questa
le che si muovono nell’ambito della metafisica.
ne o per lo
soltanto può allontanare il pensiero dalla passio
modo contromeno mostrargli la sua ragion d'essere e in tal
di felicità
bilanciare il subire del cuore o dei sensi con Yattivi
incremento
one è apportatrice
ragione. Sino a quando la passi
2
ES
che piü fieramente
perche corrisposta, essa non € un subire: & anzi
a nuove energie, dal cavaliere medievale
tista e al pencombatteva per i-colori della sua donna, all’ar
zioni. Il
satore che trova in essa il motivo per nuove aspira
inteso
« Deus pati non potest » dello Spinoza dovrebbe essere
.
eta nella creacon questa riserva: l'atto d'amore che si concr
i, teologicazione, del singolo come del mondo (nell'ipotes
abbia creato in
mente presa in considerazione, che Dio lo
manifestarsi),
quanto amore infinito e l'amore non può non
che trovi in se
non è un subire: & anzi la sola attività umana
scopo distessa la sua ragione di essere, per cui qualunque
tonomia delventa di secondaria importanza. Non certo un’au
Kant, tanto pura
la volonta astratta, come ancora si trova in
10
epe
autonomia perché ha la sua ragione di essere nel nostro stesso
che non può mai concretarsi nell'atto se non perdendo della
sua purezza e della sua autonomia, ma di una volonta che é
io più profondo, tanto da non poterne più essere distinta.
Ma nel caso contrario, cioè quando la passione è apportatrice d’infelicitä, perchè non corrisposta, essa non può significare altro che subire; è un subire della sensibilità che si
estende anche all'intelletto, se questo appunto non si limita
a tentar di sollevarsi sopra il suo mondo particolare umano
con il pretendere di negare la passione, come volevano gli
stoici e gli epicurei, ma con il sostenere che non è la passione
che sia falsa in un mondo vero, ma è il nostro stesso mondo
che non è vero, non essendo altro che un semplice manifestarsi della più vera e più profonda realta, un pallido riflesso
della veritä eterna. I] che significa ritorno a Platone, la ripresa dell'interesse per un assoluto, trascendente il nostro
mondo di trepide gioie e di dolori reali, che é la condizione
La speranza di poter un giorno sollevarsi sopra le appaprima di una concezione religiosa della vita che conserva uno
solo di tutti i sentimenti umani: la speranza.
renze e vivere la vera vita dello spirito, a mezzo di una vita
che deve essere costante processo di purificazione, che si precisa dapprima, e anche in cid si vede la diretta influenza di
Platone, come amore del saggio, perché solo colui che sa
può trovarsi in condizione di vedere la segreta ragione delle
connesso con gli altri: quella perfetta unita armonica del
cose, per cui un avvertimento non viene giudicato in sé, ma
«
vita morale e questa a sua volta alla coscienza religiosa.
“ molteplice per cui l'arte viene ad essere l'introduzione alla
*
La stretta connessione fra religione e morale non si nota
soltanto nelle religioni più elevate. E solo per la coscienza
religiosa che l’uomo ha aspirazioni che trascendono la morale
naturalistica, che senza un ideale religioso non potrebbe non
essere considerata sufficiente. I] dramma intimo dello stoi+
gli è appunto dato dal rispetto alla legge del dovere, senza
cismo consiste precisamente in un forte senso religioso, che
Page 5
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)che lo stoico dottrinariamente riconosca che la venerazione
per essa non può essere giustificata, e perciò mantenuta, se
non la si riconnette a un principio superiore, puramente inintelligenza elevata — attraverso l'amore giunge alla relideriva da sua madre, la Poverta, anch’esso é povero: « é rude,
non si cura della propria persona scalza », dorme dove gli capita, sulla soglia delle case come sulla strada. Ma suo padre,
l'Espediente, gli ha dato la forza e l'ardire, la passione della
caccia e della conquista, la fertilita nel trovare mezzi ingegnosi per conseguire il proprio scopo: « incomparabile impogiosita. Non é privazione astinenza macerazione, in una pastore, e negromante e sofista », che « dedica tutto i] suo temtelligibile.
Il processo di purificazione € dunque un'ascesa, che partendo dall'intuizione unitaria del bello — ciò che gia richiede
rola. negazione della vita, ma & la vita stessa in tutta la sua
bellezza. L'ideale greco del santo & assai diverso dall’ideale
cristiano. Socrate è un santo pagano; é il combattente di Potidea e di Anfipoli, l’uomo che durante la ritirata di Delio
conserva la stessa tranquillita di quando passeggia per Atene
BpevOuduevog Kal TtopOoALad TapafBéAAwv,‘ mostrando tale
coraggio da inspirare timore ai nemici, pur vittoriosi,e sicurezza agli amici, « perché in guerra non si cerca affatto di avere a che fare con coraggiosi di siffatta tempra e invece si da
la caccia a coloro che fuggono disordinatamente »;? com’é pure il più splendido banchettante fra banchettanti gid splendidi.
Ricorda a proposito il Festugière * che tutti i discorsi del
po a filosofare », l’amore è « nello stesso giorno pieno di vita
o sembra dover morire da un momento all'altro, per poi rivivere di nuovo se i suoi esperimenti sono coronati dal successo ». Esso & dunque qualcosa di terribilmente umano in
cui si possono riscontrare i difetti e le doti che costituiscono
la vita umana.
°
Da cid anche, in quanto vita, il suo tendere all’eterno
con il perpetuarsi. L’amore « tende al possesso perpetuo di cid
che & buono »,” che richiede la volontä di prolungare la vita
nel figlio dell'Amore: l’amore non é statica e serena contemplazione, ma volontà Tfj yevvnoewg kai tod TÓKov év TO KaAg.$
L'amore viene quindi ad essere anche il mezzo più naturale
per la continuazione della propria personalita. Il fatto che dal
avvicinarsi al Bene è quella dell’amore. Il discorso di Fedro,
bello corporeo si ascende al bello spirituale e che dall’amore
sensuale si sale a quello spirituale non significa affatto necome quelli di Erisimaco, di Aristomane e di Agatone; come,
gare l'importanza del primo, ne credere che esso debba scom-
Simposio arrivano alla stessa conclusione: l’unica strada per
sopra tutto, quello celeberrimo di Diotima. Il quale certo si
parire per il sopravvenire dell’altro. Ciascuno dà in amore cid
differenzia dai precedenti per freschezza d’immagini, per ricchezza di pathos e per un’umanita profondamente sentita. Per
che può dare ed é naturale che un abisso vi sia fra l'amore
dell’uomo rozzo e quello dell'uomo elevato, ma tutte le di-
Diotima, « che tanto se ne intendeva », l’amore non é il più
bel dio, non € nemmeno un dio: esso non & né Dio n& uomo,
ma un intermediario fra Dio e l'uomo: é « un gran demone »,
la cui funzione è quella di tradurre e trasmettere agli dei cid
che proviene dagli uomini, e reciprocamente.* Per cid che gli
+) Alcibiade si riferisce (Simposio, 221 b) al noto passo delle Nuvole, 362.
verse gradazioni mirano, nei limiti della loro possibilita, all'unità, più o meno perfetta a seconda che più o meno completa, ma che proporzionatamente all’angolo visuale di chi
ama sembra sempre essere la perfetta, come nelle diverse professioni di fede l’idea di Dio. .
naturale per giungervi, l'aristocratico elemento di superio-
2) Op. cit., 221 b-e.
3) Contemplation et vie contemplative selon Platon (Paris, 1936),
p. 286.
1) Op. cit, 206 a.
2) Ib., 206 e.
4) Simposio, 202 a-e,
3) Ib., 203 d-e.
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-
E quindi naturale che, posto l’amore come condizione
della vita morale e di quella religiosa, in quanto mezzo più
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)rita insito nell'amore del sapiente sia andato attenuandosi,
dosi sempre più strada la tendenza a riconoscere la possibimeno d’immaginare il più dettagliatamente possibile l'oggetto
del proprio amore. Anche per tale motivo tutte le religioni
positive che concludono all'immortalità hanno una conceziolita d'amare a tutti gli uomini che lo vogliono, agli uomini
«di buona volontà ». I quali tutti, anche senza sapere, possono tuttavia sentire e credere e aver fiducia in qualcuno che
é sopra l'interesse individuale e anche sopra l’interesse di
tutti gli uomini, L’amore del sapiente o più precisamente il
cessaria, e spesso sufficiente, perché dalla verita assoluta di
Dio si possano dedurre verita particolari.
La personalita è condizione, in ogni caso, della moralitä,
concependo la personalita come Ja coscienza che diventa conspecie in un'epoca di decadenza intellettuale. Vicino alla concezione di tale amore, concesso solo a pochi eletti, va facenne personalistica di Dio: la quale & anche la condizione nericonoscere la necessita del sapere per elevare il proprio spirito a Dio, é la corrente più propriamente filosofica che atsapevole dell’azione. Il che non significa che tutti i giudizi
dell’attore e le sue azioni siano riflesse e determinate dalla
traverso gli accademici si riconnette con la teoria platonica
del Bene in sé; la possibilità dell’amore estesa a tutti gli uopiena consapevolezza che esso giudica cosi e non altrimenti in
conseguenza di una determinata connessione causale. Cid anzi non avviene nella maggior parte dei casi: Leibniz ha permini è invece sviluppo delle esigenze religiose proprie di
tutti, le quali, né nel politeismo, né nei miti, né nei culti
fettamente ragione di asserire che gli esseri intelligenti, gli
orientali e infine nemmeno nello stoicismo potevano trovare
quella parola di conforto che richiedeva la fede in un regno
spiriti, non si comportano razionalmente per tre quarti delle
loro azioni.’ Perché personalita vi sia, basta che vi sia la possibilita che tale consapevolezza di giudizio e di azione si verifichi, la quale richiede in primo luogo Ja consapevolezza
che giudizio e azione si riferiscano a un’unita senziente pensante e operante, e che perciò non può essere il risultato del
complesso delle nostre sensazioni, ma la condizione perchè
esse siano tali da poter essere riconosciute (giudizio) e da
poter essere motivo determinante all'azione. Complesso, che
migliore, che essi non potevano dare. Lo stoicismo perché,
forse, preoccupato che neppure il razionalismo aristotelico era
riuscito a risolvere ogni residuo del dualismo platonico, aveva
creduto necessario di materializzare anche l’anima; il politeismo e i miti perchè contradditori o poveri di contenuto spirituale: l'olimpo è solo espressione simbolica delle passioni
umane, effetto più di una sublimazione estetica che di una
concezione religiosa, adatto per uomini lieti, che amano e
giustificano la vita e le debolezze degli uomini: & quindi anacronistico in un periodo di depressione spirituale nel quale
è implicito il riconoscimento della manchevolezza delle possibilità umane.
Ma sia il conseguente sviluppo del risolversi del razionalismo del sapiente in amore onde il sapere non concluda ad
una vuota astrazione, ma si concreti nell’agire; sia il riconoscimento del diritto di amare a tutti gli uomini di buona volontä, portano nel campo religioso alla concezione personalistica di Dio: anche l’amore, che è il più concreto e completo
manifestarsi dell'attività dell'essere sensibile, sarebbe astratto
se non oggettivasse la sua idea in un simbolo il più possibilmente esatto e preciso. Chi ama ha bisogno di conoscere o alpoi farà sì che la nostra esperienza, la nostra vita, sia diversa
nell’una o nell'altra persona: certo per le differenze contingenti in relazione alla diversità degli avvenimenti vissuti da
questo o quel soggetto; non per la differenza costitutiva della
coscienza originaria.
Questo logico preesistere della personalità allo sviluppo
della personalità stessa come vita, viene dunque ad essere la
condizione della moralita perché è la conoscenza a priori di
cid che € bene e di cid che & male, cioè indipendentemente
dai risultati che si potranno conseguire. La personalita cosi
intesa non é però sufficiente per la concezione religiosa, che
si distingue fondamentalmente da quella morale perché richiede anche il perdurare della personalita oltre l'esperienza
1) Monad. $ 28.
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)della vita, in quanto la coscienza religiosa esige che la personalita sia passibile « di castigo o di ricompensa ». I quali hanno il loro pieno valore soltanto se potranno essere dati tenendo conto esclusivamente della purezza della volontà che ha
determinato l’azione, cioè solo in un mondo superiore alla
esperienza: invece il contingente e l’effetto — l'atto esaminato indipendentemente dall’intenzione — hanno spesso parte
prevalente e da essi in ogni caso mai si può prescindere.
L’aspirazione verso la civitas Dei, il mondo ottimo nel
quale ciascuno trovera cid che gli spetta, va così assumendo
contorni più precisi per la maggior importanza del concetto
di personalità, come questo si era rivelato necessario quando
si cominciô a comprendere che uno scopo era indispensabile
all’individuo per agire e che nessun incentivo immediato poteva essere tanto universalmente efficace quanto l’amore.
Questo quid presperimentale che è la coscienza della personalita, cioé la facoltä di poter dire io, & anche affermazione
di un valore esistenziale, che sembra non potersi ammettere
che ipstasizzando un'infinita molteplicità originaria di esseri,
i quali, per l’insufficienza dell'ipotesi atomica, avrebbero dovuto essere intesi come sostanze indipendenti spontaneamente operanti, oppure ipstasizzando un’assoluta personalita di
cui le personalità relative non fossero che derivazione.
E quindi del tutto conseguente che, date le esigenze spirituali dell'epoca, la prima soluzione non si sia prospettata
nemmeno come ipotesi e che si sia imposto il simbolismo di
un Dio-persona che é radicalmente diverso dalla raffigurazione antropomorfica e antropopatica delle varie divinità dell’Olimpo. La concezione personalistica di Dio, appunto in
quanto portava ad una maggiore specificazione di lui, doveva
sollevare la grossa questione degli attributi di Dio e quella
ancor più complessa del come egli avesse potuto creare il
male.
L'approfondimento delle difficoltà inerenti al primo problema porterà nella prassi della vita religiosa ad ingenue e
anche grossolane rappresentazioni di Dio, od anche a distinzioni e suddistinzioni, che sono le lontane precorritrici di
quelle tipiche della scolastica medievale; ma anche al rico16
noscimento che nessun attributo può competere a Dio, perché
ognuno di essi non può che essere indotto dall'esperienza
umana. Da cid il formarsi della teologia negativa, che avra
pure largo sviluppo nella scolastica, e che à senza dubbio, in
sé, antipersonalistica, ed è quindi coerente, più che con i principi essenziali del cristianesimo, con l'indeterminatezza dell’Uno plotinico, o anche con la concezione, anteriore di un
secolo e fondamentalmente inspirantesi al Parmenide, del
Dio di Gaio, e di quelle, che ne sono una derivazione diretta,
.
di Albino e di Apuleio.
Lo stesso dicasi del problema del male, il quale non poteva piü presentarsi come semplice contrapposizione dialettica atta a meglio lumeggiare il bene, perchè, con l’accentuazione del concetto morale di personalitä e di quello religioso del
suo perdurare oltre la morte del corpo, anche il male doveva
diventare qualcosa di positivo e trovare una sua espressione
personalistica. Donde il dualismo schietto fra il principio del
bene e quello del male come forze antagonistiche che si equivalgono; oppure quello attenuato, che il cristianesimo farà
proprio, di un unico principio divino da cui si staccherà il
ribelle al volere di Dio che, senza essere in sè principio assoluto, sarà però il principio del male.
La predicazione di Mani comincerà solo nel 242, ma assai
prima sì notano indizi sicuri di una decisa tendenza al dualismo prospettato da un punto di vista nettamente morale. In
molti motivi che concorrono alla formazione dello gnosticismo precristiano e del suo sviluppo nell'era nostra, che tutti
rivelano la preoccupazione di conciliare ellenismo e giudaismo e miti persiani e babilonesi, appare palese la convinzione
che il nostro mondo é troppo misera cosa perché possa essere
opera di Dio. Gli argomenti di Origene non solo non convincono gli altri, ma non convincono neppure lo stesso Origene,
se egli è costretto ad affermare, incalzato dalla robusta critica
gnostica, che unica possibile conclusione, determinata principalmente dall’impossibilita di ammettere che Dio è il creatore
del male, & quella di riconoscere che anche il mondo € eterno,
almeno inteso come termine necessariamente correlativo dell'attività creatrice di Dio.
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)tendenza assai più
Pid di un secolo prima di Mani, e con
la tesi dualistica era
aderente allo spirito del cristianesimo,
ione di Sinope, che ha
stata sostenuta con fermezza da Marc
sulla dottrina di
senza dubbio esercitato notevole influenza
o riformatore del
Mani ed efficacemente concorso, quale prim
o Testamento. Marcristianesimo, alla costituzione del Nuov
imo, del quale si
cione & il primo, nell’ambito del cristianes
i per ricostruire una
abbiano frammenti e notizie sufficient
somma bonta, abbia
dottrina che neghi la possibilita che Dio,
il mondo del male;
é
che
o,
potuto creare questo nostro mond
a contrapposizione
pur non trovandosi ancora in lui la decis
cheismo, limitandosi
fra i due principi, che figura nel mani
o sia dovuta alla
egli a sostenere che la creazione del mond
dell’Antico Tepotenza grande, ma priva di carità, del Dio
stamento.
av. Cristo, come
Ne consegue che fortissima é nel I sec.
complesso di motivi che
nel cristianesimo più antico e in quel
concludono alla metafisica religiosa
alessandrina, l'accentuae mondo dello spirito;
zione del distacco fra mondo del senso
e perciò anche la tendenza a considerare
peccaminoso tutto
attinenza, non esclusi gli
cid che con il mondo del senso ha
o il risultato di legami
eran
affetti più forti, perché anch’essi
non scomparira nemche
con il mondo sensibile. Tendenza
ina del cristianesimo
meno quando il dogma precisera la dottr
il Dio di bonta e di
io
ufficiale e trionfera la tesi che è propr
un libero atto della
misericordia che ha creato il mondo con
Ja vita di clausua volonta; ne sono conferma l'anacoretismo,
azioni che sono la nesura in molti conventi e alcune aberr
gazione della
, sorte
carita e della dolcezza predicate da Gesu
la coscienza religiosa si
in periodi di perturbazione in cui
confonde con la negazione della vita.
® tuttavia
male,
anche conseguente che il problema del
nte riconosciuta della
in seguito a questa teoria ufficialme
to assumendo una riccreazione divina del mondo, sia anda
lativa nei suoj svilupchezza di aspetti e una profondita specu
filosofi e teologi abbiapi sconosciuta al pensiero greco e che
ttica per cercare l'acno profuso tesori di sottigliezza diale
cordo impossibile: il nucleo centrale del
18
pensiero agostiniano
e di tutte le dottrine che ne sono derivate. E poiché tale c
ciliazione richiede in ogni caso che non Dio deve ritenersi
responsabile, ma l’uomo, e ogni responsabilité presu
a
libertà, il problema della libertà va assumendo importer a
sempre maggiore fino a trovare nella filosofia plotinica la sua
impostazione come problema metafisico e non psicologico, ch
il pensiero greco non aveva conosciuto nemmeno nel ie 5
fulgore della sua maturita. Solo con Plotino quell'abbozzo ‘i
teoria, per cui gia poteva sembrare che Platone intendesse
libertä la graduale conquista della propria personalità in mo.
do d avvicinarla al possibile all'attività divina, diventa or 2.
nica dottrina: le molte incertezze dell’antico pensiero eco,
le contraddizioni in Omero e in Esiodo, la continuita d 1
colpa nei discendenti come troviamo nei ‘tragici sono Ì
on.
ferma di tale asserzione, non un‘indizio che il problema fosse
profondamente sentito e discusso.
_
| La diligente disamina della questione del male concorre
efficacemente ad avvertire con intensità sempre maggiore il
bisogno di un mondo migliore, di quel mondo ottimo già d
lineatosi come risposta atta a portare conforto al dolore umano e a soddisfare l’esigenza religiosa, che comportava il
s
durare della personalità oltre la vita del corpo. Ma uesto
mondo della giustizia va via via diventando sempre à er
fetto al punto che si eleva talmente sopra le posetbtlith umane
a sembrare che unico mezzo per potersi avvicinare ad esso
fosse quello d'ipostasizzare gradi intermedi fra l'uomo e Dio
i ne fossero in qualche modo il tramite: i demoni. Apuwane es Ne 1 ogni altro mette in rilievo questa loro funoon nehe e pratiche del culto sono spesso demonologiche
pa on Sempre si osa nella preghiera rivolgersi direttaent :
‚maa quel demone che si crede piü indicato per
me ce ere presso Dio onde conceda la grazia di cui si ha
aia anche ora lo stesso cristianesimo ne risente l'indiver en og di questo periodo € fondamentalmente
vazione, d'impronta schiettamente naturali‚ dell’uomo a quella specie di semidio barbarico che era
Page 9
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)l'eroe. Ora si tratta invece del manifestarsi saltuario, e spesso anche senza che se ne veda il motivo, della divinità. La
demonologia di cui si tratta ha quindi analogie con quella
socratica, ma si differenzia anche da questa perché il demone
socratico era impersonalmente concepito inspirazione dell'intuito, che pur essendo superiore alla ragione, non le era estraneo: Socrate poteva spesso arrivare a concludere, dopo che la
dialettica si era rivelata impotente, per un suggerimento interiore, che potrebbe oggi essere chiamato l'intuizione del
genio, che dal poco che ci à noto divina parte di ciò che non
conosciamo e che con la rigorosa deduzione non potremmo
mai conoscere. Inspirazioni quanto mai vaghe e indeterminate, che prenderanno contorni sempre più precisi, come precisata si era l’idea di Dio in un’immagine personalistica: i demoni andranno diventando esseri, cid che Leibniz avrebbe
chiamato « sostanze »; e sostanze infatti saranno gli angeli
che, nella teologia tomistica, diventeranno anzi le sole sostanze separate. Non solo: nelle dottrine a forte fondamento razionalistico l’intuizione che permette di avvicinarsi dal noto
all'ignoto, pur non potendo obiettivare tale ignoto in una
concreta conoscenza sperimentale, ha però sempre qualche
rapporto con la ragione in Socrate € sopra tutto la ragione
che ha tali aspirazioni, ed è solo in virtü della ragione che ci
accorgiamo dell’inanitä della ragione stessa ad andare oltre
certi limiti; in Kant, più ancora, tale possibilità di avvicinarsi
all'ignoto può avvenire solo per « analogia ». In cid consiste
anzi la definizione della parola: la conoscenza sara solo simbolica, ma di un simbolismo nettamente razionalistico.
E naturale che in un'epoca in cui l'attività speculativa
andava sempre più ritirandos! di fronte al bisogno di dare
una risposta più sollecita e più semplice al problema metafisico, tali demoni siane andati concretandosi in ideali mistici
del tutto irrazionali; cosi che personalismo e misticismo si
accordano anche nella concezione del demone, come gia si
erano accordati in quella di Dio. Dottrina quindi che, se per
certi lati rivela come fosse profondamente sentito il distacco
fra l’uomo e Dio, e forse anche quanto fosse compresa l’im20
portanza che alla realta spirituale si estend
esse, proprio per
analogia, quella legge di continuita che
sembrava non ammettere eccezioni nel mondo fisico, si prest
ava a cadere facilmente nella superstizione e nel grottesco.
I] mondo viene fantasiosamente popolato di demoni buoni,
e più tardi anche di
cattivi, perché anche il male in sé sembrava
lontano dalla semplice possibilita di pecca
essere tanto
re dell’uomo. Si finisce così con l'entrare in dimestichezza con
moniaci. Qualche volta pare si sia addiri
tali esseri dettura arrivati a tenerli nello stesso conto in cui i primitivi tengo
no i loro feticci: quali potenze occulte cui ci si rivolge solo
o prevalentemente per conseguire il proprio utile,
sia pur a detrimento
del diritto di altri, e come il feticcio anche
il demone si può
mutare se più non risponde allo scopo.
|
°
* ok
ok
‘
| Nessun periodo della storia del pensi
ero ricollega metafisica e religione ad una stessa esigenza più
di quello che coincide con l'inizio dell'era volgare: donde
la giusta denominazione di « metafisica religiosa » data a
caratterizzare il pensiero dell'epoca, che nella sua essen
za è un costante tentativo di sintesi fra ellenismo e le nuove
aspirazioni fideistiche, Sintesi per cid che, in conseguenza della
decadenza della genialità speculative, doveva prima di tutto
presentarsi
come accordo del principio di autorità con
la filosofia: per
molti é fuori discussione ciò che avevano credu
to di poter affermare i maestri greci. In questo caso si puo
vedere la concomitanza fra condizioni politiche e pensiero:
non nel senso
che si é criticato al principio di questo artic
olo, ma nel senso
epposto, cioé in quello della piena conformitä
di un forte potere centrale con una filosofia, che cerca
nell’autorita del
teorico di un principio universalistico superiore
alla vita degli uomini la ragione di tale vita, cio& in Platone.
u Persino gli stoici, giä nel II secolo a. C.,
mostrano esplicitamente la loro ammirazione per Platone, che
Panezio da
Rodi non si perita di chiamare « il divino » e «
il santissimo »:
entusiasmo tale che, sostenendo egli che cid
che nasce deve
perire e non volendo peraltro ammettere una
preesistenza
Page 10
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)dell’anima, sembra che, per tali motivi, sia stato indotto
negare addirittura l'autenticità del Fedone. Dal punto di vi-
I molti e complessi motivi che si sono considerati come
prodromi della metafisica religiosa, tanto nella loro prevalenza fideistica, che riguarda tutti gli uomini, quanto in quella metafisica, che riguarda l’amore del Saggio, sono però a
Roma avvertiti solo di riflesso, e potrà il cristianesimo trovare
La spiegazione di questi singolari connubii può solo trovarsi con il tener presente quanto si & andato esponendo: era
quanto mai interessanti.'
e, sopra tutto, gli studi del Reitzenstein sono in proposito
fare oggi sorridere ogni insipiente. Gli studi del Gressmann,
del Brégelmann, del Kittel, specie per quanto riguarda i rapporti fra la religione greca dei misteri e l'Antico Testamento,
che erano derivazioni di sette pure orientali, agevolano la
diffusione della superstizione anche in non volgari studiosi
di questioni religiose: mai come in questo periodo troviamo
nello stesso autore, insieme con osservazioni e anche con teorie di notevole valore, una tale mancanza di senso critico da
rendere preplesso lo storico moderno, e una tale ingenuita da
pure uno speciale interesse per il culto di Iside e di Osiride.
L’importanza assunta dai miti e da alcune pratiche cultuali,
rappresentante di questa tendenza a dare della filosofia platonica un'interpretazione secondo le esigenze religiose’ proprie della sua età e non di quella in cui visse Platone, mostra
l'influenza orientale. Plutarco di Cheronea, che & un tipico
smo hanno con essa attinenza, € senza dubbio più manifesta
trina universalistica.
Nella formazione della metafisica religiosa, e in quel comlitico-sociale quanto mai idonea alla divulgazione di una dotnon certo perché i suoi principi fossero particolarmente sentiti in Roma, ma perché l'Impero rappresentava un’unitä ponell’impero romano così potente influsso al proprio sviluppo
sta dottrinario tutti i filosofi della media
Stoà
sono
d’altro
nde
tanto lontani da Zenone da giustificare pienamente il
dubbio
se essi possano ancora essere ritenuti stoici. Boeto di Sidone
plesso di dottrine che attraverso il platonismo e il pitagoriaveva gia esposto una teoria fisica assai simile a quella del
Timeo, come la critica
di
Posidon
io
alla
tesi
di
Crisipp
o sulle
passioni, che era poi quella classica dello stoicismo,
mostra
lammirazione della media Stoà anche per la dottrina morale
di Platone, che, con la sua teoria dei diversi gradi dell’an
ima,
da delle passioni una spiegazione che certo non avrebb
e potuto trovare Crisippo, che si limita a negarle. Quindi
non si
contipuo ritenere del tutto assurda e paradossale la tesi di Antioco
di Ascalona, che credette di poter sostenere che i veri
nuatori della filosofia platonica si dovessero considerare gli
stoici: certo Panezio e Posidonio sono più vicini a Platone che
non gli scettici della media Accademia.
L’esempio dello
stoicis
mo
platoni
zzante
nell'ori
ente europeo, in Grecia,
a
Rodi,
ad
Alessan
dria,
&
tanto
più
significativo se si tien
present
e
che
lo
stoicis
mo
romano
non ne segue
le orme, pur
non
potendo
si
nemme
no
sostene
re che esso ê
un fedele
prosecu
tore
della
concezi
one
origina
ria di Zenone.
Innanzi tutto perchè nello stoicismo romano
è palese il disinteresse verso il problema gnoseologico, che i primi stoici
avevano affrontato con serietà anche se solo come mezzo per
arrivare a una più salda dottrina morale: non si può fare
un'eccezione nemmeno per Seneca, perchè le sue Questioni
naturali hanno troppo limitata importanza perché si possano
tutto in
*) R. Reitzenstein, Die hellenistichen Mysterienreligionen
nach
thren Grundgedanken und Wirkungen, III Auflage,
Leipzig (Teubner,
1927). Nonché
l'articolo
di
A.
Bill,
La
littératur
e
religieuse
hellénistique et les religions des mystères d'après Reitzenstein
(in « Revue d’histeire
et
de
philosoph
ie
religieus
e
»).
Si
consultin
o pure di G. Gressmann, Die hellenistische Gestirnreligion (Leipzig, 1925)
e il saggio di
E. Brögelmann, Hellenistische Mysterienreligione
n (Hannover, 1927),
considerare una teoria della conoscenza che sia di ausilio alle
sue Epistole o ai trattati particolari delle singole virtù in modo da costituirne
il
fondam
ento
teoretic
o.
Negli
stoici
romani figura poi tale comprensione delle esigenze individuali
e
dell'impotenza dell’uomo a soddisfarle, che vi si sente il biSogno, sconosciuto al primo stoicismo, di ricorrere al superumano per la vita e la consolazione dell'uomo, e vi si trova
Seneca e in Marco Aurelio, che sarebbe stato fuori luogo
nella
dottrina originaria.
un senso di caritä e di comprensione del dolore, sopra
Page 11
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)innanzi tutto una norma di vita che si voleva trovare. ed empiricamente ciascuno crede di poter accettare anche tesi assurde, se sembrano idonee allo scopo. I] disinteresse per la
teoria della conoscenza ne & la conferma. L'importanza di
essa riappare, e solo in parte, quando, nel dilagare di tante
ipotesi, gli scrittori più intelligenti cercano la loro guida in
Platone. Non solo nel senso di generica ammirazione, secondo
si
già veduto, ma anche nel tentativo di dare alle proprie
tendenze religiose una spiegazione che fosse consona con una
concezione logica dell’essere del mondo. Senza dubbio anche
per essi l’interesse & sempre prevalentemente morale, ma nella dottrina dell'idea del Bene essi potevano trovare un saldo
Ma la validità del mito & solo provvisoria, fina a cuando
Platone ancora non sa che cosa sia la scienza. L'abbozzo della
dottrina delle idee quale troviamo nel Menone, sufficiente
solo a superare l'origine empirica del concetto socratico con
Yintuizione di qualcosa che sia la condizione che rende possibile la conoscenza, mostra che se non alla scienza si può tuttavia arrivare a una certa valutazione della virtù, così che
l’« opinione vera » prende il posto dei mito. Rivelatasi anche
essa insufficiente nell’approfondimento del problema della
scienza, secondo la esposizione del Teeteto, perché l’« opinione vera» non basta per definire la scienza se la spiegazione
zioni verso un ideale. etico trascendente senza che esse si risolvessero in un troppo semplicistico. atto di fede.
della specificazione del « vero » non la troviamo nella ragione; dimostrato che tale processo di razionalizzazione per cui
l'opinione cessa di essere tale per divenire scienza & possibile
solo per l’attivitä — sia pure ancora esclusivamente formale
Gia nei dialoghi « socratici » Platone, pur non sollevan-
— dell'anima; è naturale che, anche se vera scienza della
dosi ancora completamente sopra il criterio utilitaristico, aveva ammessa la necessità del sapere perchè I’uomo potesse,
fra i beni particolari, scegliere quelli che erano più idonei, per
le conseguenze che ne sarebbero derivate, a dare una felicita
duratura e non un semplice allettamento provvisorio dei sensi quale, dall’avvicinamento socratico di virtu e felicita, aveva
virtù non puö darsi, si possa trovare una conferma teoretica
sufficientemente valida del mito del Gorgia: cioé che l'anima
é Ja ragione d'essere dell'agire virtuoso e, di rimando che la
legge morale & eleVazione verso la realtà dello spirito.
Chi voglia usare espressioni moderne potrebbe dire che il
problema della scienza è affermazione dell'io teoretico come
creduto di poter dedurre edonisticamente Aristippo: tale è
la tesi positiva del Protagora. Ma gia nella discussione con
Callicle nel Gorgia si comprende che la tesi del Protagora €
rale è aflermazione dell'io etico inteso come ritorno a Dio.
Malgrado i mezzi di conoscenza tecnica siano diversi,’ una
fondamento teoretico che potesse giustificare le loro aspiraabbandonata per dar luogo a una morale religiosa: il mito
finale dell'immortalità ha il preciso scopo di mostrare che
quando ancora Platone credeva che non vi potesse essere vera
scienza della virtù malgrado le parziali ammissioni dello stesso Protagora, il mito, ricco di tutta la forza della tradizione
e capace di parlare al cuore di tutti, pud aver valore come
mezzo per guidare gli uomini a bene agire: « ascolta dunque,
come si dice, una bella storia, che tu prenderai forse per una
favola, ma che io considero una storia vera » ‘ dice Socrate a
Callicle, che lo stava ascoltando, scettico ironico ed anche un
po’ seccato di tutte le distinzioni sottili della sua dialettica.
processo di derivazione da Dio, come quello dell’attivita moessendo la scienza, cioé la dialettica, per avvicinarsi a poter
concepire il mondo ideale, la dialettica viene anche ad essere
l'unico mezzo per avvicinarsi a poter concepire l'idea del Bene: alla quale si può anche attribuire una posizione preminente e considerarla l'idea delle idee, perché puramente astratta,
€ perciò del tutto inutile sarebbe l'attività scientifica dell'io
teoretico se essa non si risolvesse in quella pratica dell'io
etico: l'idea del Bene viene così ad essere il fine dell’attivitä
dell’anima, anche se non si potrà conoscerla che approssimativamente per analogia.
+
+
x
L'importanza assunta dai misteri e nello stesso tempo Ja
tendenza a dare loro una parvenza di logica, che non è in con-
1) Gorgia, 523 a.
Page 12
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)trasto con la debolezza critica del pensiero di questa età, doveva naturalmente riportare in auge anche il pitagorismo.
Il quale, non tramontato mai come misteriosofia, si completa
nel I secolo con la ripresa dell’antica logica formale matematica dei primi pitagorici: ricerca cioé di trovare di nuovo,
anche nel rapporto numerico, un fondamento logico del misticismo. In una sua conferenza il Brunschvicg mise assai bene in rilievo — si sarebbe tentati di dire con passione! — la
continuitä del rapporto fra l’esigenza mistica e la matematica, che dai pitagorici arriva fino al pensiero moderno trovando largo seguito in molti portorealisti e specialmente nel
Pascal.
Il tener presenti tutti questi motivi ci permette anche di
comprendere come Apollonio da Tiana, che, a giudicare da
quanto ci resta, non pud essere considerato che un assai debole filosofo, abbia suscitato tanto entusiasmo presso i suoi
contemporanei, sopra tutto a Roma e in Egitto, specie ad
Alessandria, dove trascorre gli ultimi vent'anni della sua vita. Entusiasmo schietto, se ancora tanto tempo dopo la sua
morte lo troviamo citato con ogni riguardo da Porfirio e da
Giamblico come da S. Agostino, e ricordato con profondo rispetto da imperatori come Alessandro Severo, che accanto
all’immagine di Cristo aveva fatto mettere una statua di lui,
e come Aureliano, che gli dedicò un tempio, come mezzo secolo prima aveva fatto Caracalla, la cui madre, Giulia Domna,
aveva incaricato il retore Flavio Filostrato di scriverne la
biografia. La quale, pur non essendo opera di pregio perché
non entra mai nel contorto mondo interiore di Apollonio, é
tuttavia opera che, proprio in quanto sprovvista di ogni senso
critico e in quanto riveste la figura di Apollonio di poteri
taumaturgici, riflette assai bene, pur essendo stata scritta più
di un secolo e mezzo dopo, il clima storico in cui visse Apollonio, che Apuleio, che meglio di ogni altro ne comprese la
complessa figura, non si peritava di considerare un grande
mago e di porlo vicino a Mosé e Zoroastro. Il fatto che lo
stesso Luciano se ne sia interessato, sia pure solo indirettamente attraverso un discepolo, e che i padri della Chiesa abbiano tenuto un atteggiamento tanto diverso nei suoi riguardi, dal disprezzo che ha per lui Giovanni Crisostomo al sereno
giudizio che ne da San Gerolamo, mostra pure il grande interesse che Apollonio aveva suscitato in uomini dalle tendenze
più diverse,
Platone sopra ogni altro e Pitagora sono dunque i maestri cui si guarda con particolare venerazione, ed è sopra
tutto nella filosofia alessandrina che si cerchera l’accordo fra
le loro dottrine e le nuove esigenze determinando una sintesi
fra quelle e queste in cui non è sempre distinguibile l'una
dall’altra influenza. Nella filosofia alessandrina specialmente,
sia perchè Alessandria era diventata il centro culturale piu
ricco dei più disparati motivi etico-religiosi ed anche propriamente filosofici; sia perché, per la sua stessa posizione
geografica, quasi a cavaliere fra oriente e occidente, vi confluivano uomini da tutte le parti del mondo, i quali, per le
molte risorse di ogni genere che la citta offriva, vi fondavano
scuole, imprese, società commerciali: prendevano così stabile
dimora in essa, portandovi pure le loro credenze, le loro abitudini, le pratiche dei loro culti.
Importanza quindi assai diversa da quella di Atene, che
aveva una cultura, un’arte e un pensiero propri, che coloro
che provenivano dal di fuori assimilavano ed ellenistici diventavano. Alessandria invece, non potendo ancora nel I sec.
nulla offrire di proprio se non la possibilità di floridissime
condizioni economiche e la più ricca biblioteca dell’antichita,
si limita ad esplicare una azione sincretistica fra i diversi
contributi, fideistici e dottrinarii, del pensiero dei molti ebrei,
che vi avevano fondata una potente colonia, dei romani, dei
greci, dei persiani, dei siriaci e così via. E perciò naturale che
proprio ad Alessandria abbia svolto gran parte della sua attivita anche l’uomo nel quale più che in ogni altro si può riscontrare l'influenza di tutti questi diversi motivi e sopra
tutto l’accordo fra platonismo ed ideali religiosi d'indubbia
origine ebraica, cioé Filone.
Le influenze ellenistiche sull'ebraismo o per lo meno
Page 13
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)sua ammirazione per l’ellenismo non è tale da fargli dimenticare di essere un membro autorevole della comunita ebraica
di Alessandria, ma l'influenza della speculazione greca sul suo
pensiero non si vede soltanto, né prevalentemente, come in
altri scrittori di questa eta, nel dare un'interpretazione allegorica dell’Antico Testamento e per questa strada tentare la
conciliazione fra ellenismo ed ebraismo. Egli cerca anche il
rapporto fra Dio e il mondo tenendo sopra tutto presente una
delle caratteristiche più importanti e più generali del pensiero greco, con molte riserve per quello platonico e con
qualche riserva per l’epicureismo, cioé quella di considerare
il più alto grado dell'attività del soggetto la sua oggettivazione nell’universale.
Con Filone la tendenza generica a conciliare ellenismo ed
ebraismo si precisa nell'accordo fra tale punto essenziale della filosofia greca e i molti motivi sopra ricordati, che avevano
portato a una maggiore complessità il problema dell'individuo e alla trascendenza dell'idea di Dio. Questo aspetto riposto del suo pensiero spiega come Filone sia passato del tutto
inosservato alla teologia ebraica e in parte anche ai primi
dottrinari del cristianesimo, non potendosi parlare di una sua
influenza su di essi prima di Origene. Ai primi dottrinari del
cristianesimo non interessava tanto cercare come la trascendenza di Dio potesse conciliarsi con la realta fisica del mondo
e con la sensibilità degli esseri, perché, posta nella sua accezione più ingenua l’onnipotenza di Dio, il ricorrere al miracolo veniva ad essere la conseguenza più naturale. Tanto da
diventare abuso, come ne € prova lo scalpore che molto più
tardi, al principio del IV secolo, doveva sollevare il libro di
Terocle, che sosteneva che i miracoli compiuti da Cristo non
potevano essere addotti per dimostrarne la divinita, perché
rg
stretti rapporti spirituali fra ellenismo ed ebraismo sono senza dubbio di molto anteriori, se la traduzione in greco del
Pentateuco risale a circa il 250 a. C., e già un certo valore si
può riconoscere nei tentativi di Giuseppe Ebreo. Anche al
groviglio di problemi, di ipotesi, di abbozzi, di teorie che caratterizza il pensiero di Filone invano si cercherebbe di dare
unta sistematica o anche semplicemente ordine espositivo. La
allora si sarebbe potuto sostenere anche la divinità di Apollonio da Tiana, che ne aveva compiuti almeno altrettanti. Libro non tanto importante in sè quanto perche era indizio di
un senso di sazieta, che cominciava a diffondersi per le superstizioni dei secoli immediatamente precedenti: la subita
diretta risposta di Eusebio nel Contra Hieroclem e le argomentazioni critiche di Lattanzio nelle Divinae Institutiones per
sostenere che non nel potere di far miracoli si dovevatrovare
la prova della divinità di Gesù, mostrano appunto che il
potere stesso era stato cosi facilmente attribuito a magi e a
riformatori da diventare ormai argomento da non prendersi
più in troppa considerazione.
Ma il non attribuire eccessiva importanza al miracolo e
il tentare di conciliare l'onnipotenza con la ragione — cioé il
tentare di dare all'onnipotenza un'interpretazione meno ingenua — era opera quanto mai meritoria nel I secolo, perché
essa preludeva alla concezione di un mondo derivato da Dio
senza che si potesse parlare di una sua creazione. Evitava per
cio le insolubili questioni del come il perfetto possa creare
l’imperfetto; e perchè, trattandosi di una creazione avvenuta
nel tempo, Dio a un certo momento abbia pensato di creare
il mondo, e con queste le molte altre che vi sono connesse:
tutte assai note.
Certo anche Filone ricorre, per colmare l'abisso fra trascendenza di Dio e mondo naturale, ad esseri intermedii demoniaci, che sono gli angeli. Ma la demonologia filonica ha
un carattere di serietà assai maggiore che analoghe teorie,
non esclusa quella di Apollonio, il quale è di poco più giovane di lui. Sembra che in Filone il demone perda ogni suo
carattere utilitario per diventare l'espressione simbolica della necessità della sintesi fra trascendenza e immanenza. La
molteplicita degli angeli riguarda solo la contingenza del sensibile; ma sopra questa molteplicita vi é il principio creatore,
il Logos, che non & ancora Dio: € solo il più alto degli esseri
intermedi fra il mondo e Dio, che può essere ancora concepito dal pensiero umano, mentre Dio è l'inconcepibile, Come
nel Timeo platonico, anche nella dottrina di Filone la creazione del mondo attribuita al demiurgo non fa che rimandare
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)la risoluzione del problema del come esso possa essere stato
creato, sia pure indirettamente, da Dio. Ma la concezione
dernonologica è utile a Filone perchè, senza abbassare Dio
al mondo, questo essendo determinato anche nei particolari
dall'attività di quegli esseri intelligibili che sono gli angeli,
la materialità finisce con il diventare solo un concetto limite.
Per tale ravvicinamento fra trascendenza e immanenza la filosofia alessandrina muove i primi passi verso una concezione panteistica, che annuncia la metafisica plotinica. Si tenti
di risolvere le difficolta inerenti alla causa e all'origine del
mondo, che ancora figurano nella filosofia di Filone, evitando
lo scoglio della creazione e si attenuti l’importanza della gradazione dei molti intermediari, e si presenterà come la dottrina più conseguente quella dell'emanatismo del mondo da
un unico principio attivo assoluto. E sara anche la più conseguente rispetto alla metafisica platonica: l’asserzione di Plotino di non essere altro che un espositore di Platone non significa solo modestia di giudizio per sé e ammirazione per il
maestro ateniese, ma anche la precisa comprensione che il
dualismo è l'apparenza e non l’essenza del pensiero platonico.
G. E. BARIE
G. E. Barık, Di alcune cause della metafisica religiosa alessandrina : Acme °
1948 I 5-30. | Analyse des courants qui contribuérent A la combinaison, dans |
la philosophie de l’école d'Alexandrie, de la métaphysique et de la religion
en yne synthèse qui s’appuie surtout sur Platon et Pythagore.