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ETICHETTA ROSSA
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S.A. - MILANO
Via Luigi Canonica N.86
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BASILICA PITAGORICA DI ROMA. STUCCHI DELLA VOLTA: SCENA DI PALESTRA.
Orazi
Orazi
LA BASILICA PITAGORICA
DI “PORTA MAGGIORE,, A ROMA
ELL’APRILE del 1917, poco distante dalla « Porta Maggiore », mentre ferveva il lavoro per la sistemazione della linea ferroviaria Roma-Napoli, il
terreno cedeva improvyisamente sotto il peso delle rotaie.
Intrapreso un sondaggio, si scoprì uu pozzo circolare di go cm. di diametro che immetteva in una galleria sotterranea: la galleria
conduceva ad una stanza a vôlta nella quale
s’inquadrava un lucernario ostruito.
Forse un atrio?
Gli avventurati esploratori di questo misterioso recesso sotterraneo non si erano ingaunati: la stanza era un atrio che dava accesso ad un’ampia sala divisa in tre navate da
una duplice serie di pilastri laterali.
Le vòlta della navata mediana e delle navatelle minori apparivano interamente ricoperte di finissimi stucchi, e così le pareti laterali, ed i pilastri, e la piccola abside che
couchiudeva la cripta.
La scoperta, nonostante che l’attenzione e
le ansie di tutti fossero rivolte al grande
dramma della guerra, produsse profonda impressione: l’inopinata apparizione di una
cripta sepolta per secoli e secoli sotto il suolo a ben tredici metri di profondità, la finezza degli stucchi che la ricoprivano interamente, la sua incerta destinazione, l’aura di
mistero impenetrabile che l’avvolgeva rendevano oltremodo suggestivo ed interessante il
ritrovamento.
Le particolarità della sua struttura architettonica fecero immediatamente supporre
che si trattasse di una basilica cristiana, ma
l’esame anche sommario della decorazione
non poteva consentire una simile attribuzione. Dalle vélte, dalle pareti balzavano le
forme venuste degli antichi Dei unitamente a scene e motivi ornamentali di carattere
pagano, sebbene non chiaramente interpretabili.
Studiosi italiani e stranieri tentarono con
ardore d’indagine e rigore di esame la soluzione dell’enigma. A quale culto misterioso
poteva essere dedicata la cripta? A quale
epoca risaliva?
L'ubicazione (il quartiere detto oggi di
Porta Maggiore fiorì particolarmente nei primi decennii dell’Era Cristiana), il procedimento tecnico della costruzione, le caratteristiche di stile della decorazione murale
inducono ad attribuire la cripta all’inizio del
I secolo, e più precisamente all’epoca dell’imperatore Claudio (41-54 dopo Cr.). La tesi era
sostenuta con dottrina e validità di argomenti dai professori Gatti e Fornari.
Riguardo alla destinazione del monumento, gli eruditi, divisi in tre gruppi, parteggiavano per tre diverse ipotesi. Chi lo riteneva una sala per feste, chi lo definiva una
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)razioni, hanno desunto che il monumento
fosse il cenacolo di
una setta e più precisamente riconobbero
in esso una basilica
pitagorica.
La ricchezza degli
argomenti addotti a
favore di questa tesi
non lascia ormai dubbio sulla destinazio„ne della misteriosa
cripta.
Prima di ammirarne
la magnifica decorazione e di interpretare
ilsignificato simbolico
delle figurazioni, affermiamoci brevemente sul carattere di questa scuola filosoficoreligiosa che nella Roma imperiale, ai tempi di Claudio, possedeva un santuario la
cui decorazione, per
magistero d’ arte, poteva emulare le aule
dei Cesari,
(fot. Ministero P. 1.)
BASILICA PITAGORICA DI ROMA - STUCCHI PARIETALI: UN PAESAGGIO MISTICO.
Esiliato a Samos
dal tiranno Policrate,
il divino Pitagora
giungeva a Crotone,
tomba, chi, in fine — ed erano i più — riconosceva nella cripta un luogo di riunione
settaria.
L’Huelsen e il Rostovtzeff, attribuendo ai
motivi decorativi un carattere puramente ornamentale intonato ad una concezione ottimistica della vita, ritenevano che il luogo fosse adibito a riunioni di piacere e di diletto
sulla costa italica, l’anno 529 av. Cristo.
Il suo insegnamento filosofico, grazie al fascino personale del Maestro, alla mirabile
sua vita, al carattere altamente spirituale del
suo ammaestramento, assurge in breve ad
un misticismo religioso, diviene religione. Pitagora discende da Zeus, è figlio di Apollo,
viene identificato con la divinità.
di persone raffinate e letterariamente colte.
Dopo la morte del Maestro, la setta è fie-
Il Bendinelli, riconoscendo negli stucchi i
tipi consueti delle figurazioni sepolcrali, soramente perseguitata; ma nel 450 av. Cristo
trionfa di ogni repressione e fiorisce liberamente e si diffonde nel Mezzogiorno d’Itasteneva che si trattasse di un ipogeo funerario, ed aveva anzi azzardato l’ipotesi suggestiva che la cripta fosse la tomba di Antinoo,
il celebre favorito di Adriano, che — come è
noto — era stato sepolto in quei paraggi.
Altri, fra i quali primeggia Jérôme Carcopino, da un più minuzioso esame delle decolia. Da allora la storia della religione pitagorica è iutimamente legata a quella della
nostra penisola, che diviene culla propizia
di una delle più celebri scuole filosofiche dell’antichità e della più spirituale religione
di quei tempi.
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BASILICA
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PITAGORICA DI ROMA
Il Pitagorismo fuse in un graudioso sistema, che fa del numero la radice dell’Universo, le precedenti conquiste della filosofia e
della scieuza, creando una metafisica che gli
eventi sublimarono in una religioue. Pitagora, affermaudo che il numero genera la
realtà, inaugura l’idealismo che da Platone
a Kant — dice il Carcopino — « sacrificherà la materia sensibile a l’essenza trascendeute». Instaura Dio nella profondità della coscienza umana e in quella delle sfere celesti, induce gli uomini a spogliarsi della loro
- TAVOLA VOTIVA CON OFFERTE.
La società romana, che fino dal primo secolo dell’impero cercava nel misticismo, più
avidamente che non lo si sospetti, un illusorio rimedio alla irrequietezza dell’animo
sazio di edonismo, trovò nella dottrina di Pitagora una parola di elevazione e di conforto. Ma era troppo spirituale, troppo astratto
il Pitagorismo perchè il suo culto, anche celatamente, si diffondesse. Fu la religione di
una classe di persone colte e raffinate. Un
amico di Cicerone, P. Nigidius Figulus, l’uomo più intellettuale e più spirituale del suo
anima corruttibile per identificarsi con l’anisecolo, fu il primo e il più fervido apostolo
ma eterna discesa in loro dal cielo etereo.
Il Pitagorismo non si oppone alla religione antropomorfa, ma avviluppa la sua rivoluzione di apparenze conservatrici ‘e, sebbe-
— se così può dirsi — della dottrina pitagorica a Roma.
ne monoteista, rispetta gli Dei dell’Olimpo
e venera in essi l’espressione della essenza
divina. Dà agli uomini la promessa di un
rinnovamento spirituale, di una evasione
dalla realtà contingente, e senza violenza ne
avvia gli animi alla contemplazione di una
più eccelsa visione della divinità.
Una ripida scala di mattoni, costruita di
recente, ci dà agio di discendere dal livello
attuale della via Prenestina al corridoio che
un tempo permetteva l’accesso alla cripta.
Siamo nell’atrio; un plinto rosso con vestigia di decorazione pittorica (uccelli, ani-
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)pannelli bianchi, di leggero altorilievo, con
scene improntate ai riti pitagorici, inscritte in sobrii motivi ornamentali: ritratti di
personaggi, figure isolate che decorano i pilastri e corrono in teoria sin presso le vélte,
dalle quali — in riquadri, in medaglioni,
entro sagome rettangolari — balzano le più
eleganti figurazioni in istucco che l’antichità ci abbia tramandate.
La conchiglia che sormonta l’abside, poi,
è trattata con l’ampiezza di un affresco: un
grande ed unico bassorilievo ne ricopre la
cavità.
Vinta la prima impressione, un attento
esame dei singoli bassorilievi, ci rivela anzitutto una diversa maniera di esecuzione. Alcuni sono modellati con sicurezza straordinaBASILICA PITAGORICA DI ROMA - STUCCHI DELLA ZONA SUPERIORE: EMBLEMI RITUALI, ERMA E VASO AGONISTICO.
tre, ecc.), fascia la base delle pareti che nella. parte superiore sono ricoperte da pannelli
in istucco (scene architettoniche, giardini),
tra loro indipendenti e divisi da un motivo
ornamentale (candelabro).
La vòlta presenta nel mezzo un lucernario,
ora otturato, che anticamente comunicava
con l’esterno e serviva per dare aria e luce
al sotterraneo. Torno torno al lucernario una
elegante decorazione in bassorilievo a tondi
e ad ovali, in parte colorati, seguendo la
vôlta, discende fino alle pareti. Vi sono raffigurati Amorini, ippocampi, pappagalli,
Vittorie, medaglioni con Baccanti sul dorso
di pantere dionisiache.
Nel mezzo del pavimento, di mosaico, un
riquadro indica tuttora il luogo dell’impluvio.
Un arco dalla sagoma non perfettamente
regolare immette nella basilica.
Ecco, le tre piccole navate appaiono sommerse in una strana penombra: la vôlta,
tenuemente illuminata, riverbera un freddo
chiarore per l’atmosfera gelida e umida. Un
senso di oppressione ci pervade; la presenza
del mistero è viva e reale; un sacro ortore
sembra abitare il sotterraneo recesso che la
ria, cesellati con eleganza, plasmati con una
scienza consumata dell’ anatomia (specie i
medaglioni della vôlta mediana), mentre altri sono disegnati vagamente, accennati con
tocchi rapidi, quasi alla maniera impressiomista. Il complesso della decorazione manifesta un ecclettismo di scuole che ricorda
l’età aurea di Augusto e prelude alla decadenza.
Il Carcopino osserva in proposito che mentre le decorazioni grottesche sul fianco della
vôlta mediana (pigmei che attendono a occupazioni domestiche, maghi che apprestano
sortilegi inverosimili) per la vivacità della
invenzione e della composizione, per il fantastico realismo rivelano una derivazione ellenistica, le scene mitiche (ad esempio l’Eracle nel giardino delle Esperidi) per la loro. nobile compostezza e la semplice armonia di composizione provengono dalle métope che i Greci scolpivano sui frontoni dei
loro templi nel V secolo prima di Cristo.
Nell’apparente incoerenza delle figurazioni tre temi distiuti, a guisa di motivi conduttori, disciplinano e armonizzano la complessa sinfonia delle composizioni decorative: il tema della morte, quello della salvezza (promessa agli iniziati per l’eternità),
quello della iniziazione (che libera dal pendivinità pare abbia abbandonato di recente
siero della morte e procura la salvezza). La
decorazione della cella è completata inoltre
lasciando, a testimonianza di sè, l’enigmadalla rappresentazione della suppellettile per
tica orma delle decorazioni plastiche.
Un pavimento di mosaico col fondo bianil culto, da ritratti di personaggi e da una
copiosa ricchezza di motivi ornamentali
co sopra il suolo; un plinto rossastro corre
lungo i muri e tappezza totalmente la picdispiegate e chiuse, grifoni).
cola abside. Sul plinto poggia una serie di
(piante, teste di Medusa, Vittorie con le ali
I pannelli che decorano le pareti perime-
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MAGGIORE» A ROMA
(fot. Ministero P. I.)
BASILICA PITAGORICA DI ROMA - STUCCHI DELLA VOLTA:
trali della basilica sono assai danneggiati
dall’umidita. I bassorilievi, appena accennati, rappresentano con leggere varianti paesaggi mistici oltremodo stilizzati: un pilastro, ombreggiato da un albero nodoso, si
erge da una specie di balaustra circolare o
a ferro di cavallo presso una statua; contro
la balaustra — che una devota orna con un
festone — é appoggiata una piccola erma di
Priapo, simbolo della vita.
Questi paesaggi raffigurano nella loro serena austerità i campi del riposo, nei quali
aleggia l’invisibile presenza della divinità.
Al di sopra, in un ampio fregio di stucco
bianco, si avvicendano lungo le pareti le
riproduzioni degli oggetti rituali che si riferiscono alla lustrazione sacra ed al culto
(oggetti che verosimilmente dovevano costituire il mobilio effettivo della basilica): tavole votive sulle quali i devoti deponevano
le fiale per le libazioni e le carni sacrificali,
tamburelli che si percuotevano per allontanare i démoni, tirsi, vasi agonistici, patere,
corone, ciste mistiche, doppi flauti, bende
sacre, palme per l’aspersione dell’acqua sa-
SCENA DI SCUOLA E TESTA DI MEDUSA.
ratteristici, che indubbiamente raffigurano
persone allora viventi.
La volta della navata centrale è sezionata
da cordoni ornamentali paralleli fra loro, nel
senso della lunghezza e della larghezza.
Nella parte mediana della vôlta campeggiano dei medaglioni plasmati con mirabile
eleganza e con straordinaria sicurezza di tocco che celebrano simbolicamente l’apoteosi
dell’anima che ha attinto la liberazione supre.
ma. Ecco il bellissimo Ganimede, che, rapito
da un genio, versa con gesto armonioso l’urna della sua vita mortale (simbolo del viaggio delle anime a traverso l’Etere); ecco il
ratto di una Leucippide ad opera di un Dioscure (simbolo della ascensione dello spirito
nell’Universo interastrale, ove dimorano le
anime risuscitate).
Lateralmente — due a destra e due a sinistra — quattro grandi bassorilievi esaltano l’origine mitica della iniziazione. Il primo a destra raffigura Giasone nell’atto di
rapire il vello d’oro, custodito dal serpente,
grazie all’amorosa complicità di Medea (simboleggia l’iniziato ancora pavido). Il seconlutare.
do, Ercole con le spoglie del leone nemeo che
Le facce interne dei pilastri che sostengono le vôlte sono rivestite di stucchi puramente decorativi (cariatidi, candelabri, vittende l’arco verso un mostro marino insidiante Esione (l’iniziato sicuro delle sue aziotorie alate), imentre le facce esteriori presentano, ad altezza d’uomo, un quadro rettangolare in cui è inscritto un ritratto di donna o di uomo (assai deteriorati) che si congettura rappresentino i devoti della basilica (si ritiene fosse un cenacolo chiuso di
solo 28 persone) : sono ritratti oltremodo cani). A sinistra, Elena e Paride in sereno colloquio (Elena ha un potere magico: assopisce le collere, lenisce i dolori, conferisce serenità all’iniziato); poi Elena nell’atto di
ascoltare i consigli del saggio Ulisse (l’ossequio alla saggezza divina).
Sempre lateralmente nella vôlta mediana,
tra i grandi medaglioni e le scene celebran-
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)BASILICA PITAGORICA DI ROMA - APOLLO E MARSIA.
ti l’iniziazione, corrono lunghe predelle nel- . tà agli Dei, simbolo della attesa. resurrele quali sono raffigurate strane scene di genere: Pigmei in atteggiamenti grotteschi intenti ad umili occupazioni, personaggi burleschi che attendono vanamente ad opere di
magia. Scene parodistiche che l’arte decorativa Alessandrina aveva messo di moda,
che qui però assumono carattere simbolico, in quanto vogliono ricordare ai devoti
le mancate ascensioni umane: queste figure
non sono infatti che caricature di uomini dediti a occupazioni futili o materiali e che
della magia non afferrano se non il lato puramente formalistico.
Altre predelle, alternate con teste di Medusa (simbolo dell’eternità siderale) e. del
Dio Ammon (simbolo dell’avvento della feJicità), rappresentano invece la graduale
ascesa verso il possesso dell’umanità: ecco
i paidotribi che insegnano la ginnastica ai
fanciulli, i paidagoghi che istruiscono i giovanetti; ecco l’istituzione del matrimonio
che conclude l’iniziazione laica, necessaria
per chi aspira alla iniziazione religiosa.
zione finale), del Toro e dei Gemelli (simbolo dell’avviamento dei mysti alla porta
dell’Eternità), delle Muse, la cui voce incantatrice orienta gli iniziati verso le vie
della virtù. Tutte rappresentazioni che tendono a ricordare ai devoti il paradiso celeste che meriteranno in premio di una vita
illuminata costantemente dalla interiore presenza della divinità.
Le allusioni all’inferno terrestre — i cui
abissi sono unicamente nell’anima — e ai castighi che attendono i reprobi sono pochissime: ne ricordiamo due, anche perchè espresse plasticamente con singolarissima efficacia.
Ecco — nella navata di sinistra — la scena mitologica del giudizio di Marsia. Apollo
ha viuto il presuntuoso rivale e si prepara
a giudicarlo; Marsia, torvo e rabbuffato, è legato ad un tronco d’albero; l’aguzzino Scita
attende la sentenza per scorticarlo; una Musa inginocchiata intercede invano presso
Apollo, cogitabondo.
La rappresentazione, ch’é delle più esprescoraggio nell'affrontare il viaggio dell oltresive e che per eleganza e sobrietà di composizione rivela una immediata provenienza
da un modello ellenico, simboleggia il conflitto morale tra la vera e la falsa saggezza
tomba), Grifoni a froute di Arimaspi — mostri monocoli — (simbolo del paradiso fae la condanna dei presuntuosi.
Peggiore castigo è inflitto ai violatori dei
voloso), immagini del dio funerario Attis (il
sacri misteri.
La scena che raffigura simbolicamente la
Completano la decorazione della vélta altri bassorilievi inscritti in riquadri minori:
Nereidi che cavalcano ippocampi (simbolo di
divino pastorello che sacrificò la sua virili-
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)LA BASILICA PITAGORICA DI « PORTA MAGGIORE» A ROMA
morte dell’empio è di una tragicità selvaggia. Il mito di Penteo, re di Tebe, non poteva trovare nel suo epilogo sanguinoso interpretazione più semplice e nel contempo
più intensamente drammatica. Penteo, per
aver negato e ostacolato il culto di Dionisos,
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x
La scena è di una assoluta originalità, in
quanto manca di analogia con qualsiasi opera della statuaria e della pittura antica;
questo ci spiega anche perchè l’artista, privo di modelli, si dimostri poco sicuro e poco
afferra il capo mozzo del figlio, credendolo
abile. Trattata con l’ampiezza di un affresco,
la composizione, oltremodo danneggiata ma
non tanto che non si riesca ad afferrarne tutti i particolari, rappresenta il sacrifizio di
Saffo.
-
la testa di un leoncello, e danza con esso
una danza folle,
3
Ecco, nel bassorilievo, Agavé posseduta
La poetessa su di uno scoglio, reggendo
con una mano la lira e con l’altra tenendo
il velo che il vento gonfia, fa l’atto di didall’ebbrezza dionisiaca, ostenta il capo mozsceudere in mare mentre un Amorino alato
la sospinge dolcemente e sotto di lei un Tritone emerge dai flutti procellosi e dispiega
un velo quasi per accoglierla. Di contro si
erge su una roccia Apollo che sembra incoè smembrato dalle Baccanti e la madre di
lui, Agavé, bestemmiatrice del dio, punita
dalla collera divina con un insauo delirio,
zo di Penteo — orribilmente sfigurato — e
agita con l’altra mano un coltello sacrificale,
mentre una suonatrice scandisce su di un
tamburello il ritmo della danza ed una Menade vertiginosa sembra allontanare col gesto la spaventevole visione: sono tre sole
figure, che animano il bassorilievo di una
straordinaria potenza tragica ed esprimono
con incomparabile vivacità, quasi musicalmente, la frenesia dionisiaca.
raggiare col gesto la poetessa e chiamarla
a sè, mentre alla sinistra un uomo seduto su
di un masso nasconde il volto fra le mani (il
profano relegato nella solitudine del suo esite eterna — massima loro aspirazione — è
lio spirituale). L’interpretazione della scena
ha dato luogo a non poche congetture e a
discussioni fra gli studiosi, ma iufine l’enigma è stato felicemente risolto: la composiespressa nel grande bassorilievo che orna la
zione illustra fedelmente l’episodio del salto
conca dell’abside: esso domina la basilica
di Saffo al mare di Leitcade come è descritto
da Ovidio nella sua XV Eroide.
Quale il nesso simbolico?
La suprema fede dei Pitagorici nella .salue — per così dire — riassume la complessa
simbologia raffigurata in tutta la cripta.
BASILICA PITAGORICA DI ROMA - LA DANZA DIONISIACA DI AGAVÉ.
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)Saffo evade dalla prigione delle umane
contingenze e col sacrifizio della vita dedica la sua anima alla divinita; Saffo personifica lo spirito che vivra eternamente in
la solitudine per raccogliersi con maggiore
intensità nell’esercizio del loro culto e inoltre si riunivano in una località sotterranea
in omaggio al loro Maestro, il quale era stadivina comunione con l’armonia delle sfere;
to iniziato alla filosofia mistica in una grotsimboleggia il rinnovamento spirituale compiuto religiosamente con serena fiducia nella potenza della divinità e rammenta inolta e a Samo teneva lezione nel sottosuolo
della sua villa.
Il culto comportava una serie di cerimotre all’iniziato il concetto della metempsiconie alle quali i devoti si attenevano rigorosi: morire per eternarsi in un’altra vita.
samente.
see Ê
Perchè la setta romana dei seguaci di Pitagora aveva prescelto per il eulto una località remota, scavando il santuario nel sottosuolo?
Certi culti erano sospetti allo Stato, che
fingeva di ignorarne l’esistenza sino a quando le pratiche si svolgevano con la massima
riservatezza e finchè gli adepti si astenevano dal proselitismo; ma l’infrazione di questi taciti divieti offriva sempre motivo.alla
repressione o alla persecuzione.
Talvolta lo Stato infieriva contro una setta in odio ad alte personalità politiche che
occultamente la proteggevano o che addirittura vi appartenevano, destando con ciò sospetti o timori; talvolta Vira imperiale si
abbatteva sugli affiliati ad un culto perchè
la confisca dei loro beni prometteva un cospicuo bottino (1).
Era quindi necessario per gli adepti riunirsi con la massima circospezione.
Ma altre ragioni, di carattere spirituale e
rituale, consigliavano i Pitagorici a prescegliere località remote ed a scavare sottoterra il loro tempio: essi cercavano la quiete e
(1) L’abbandono della basilica, avvenuto poco dopo la
sua apertura (non era stata nemmeno finita del tutto)
si ascrive alla persecuzione di Claudio contro i seguaci delle sette che allora fiorivano in Roma (cristiani, ebrei mathematici, cioè magi e neopitagorici) e più
propriamente alla confisca dei beni di Statilio Tauro,
proprietario degli Horti Tauriani, nei quali appunto era
ubicata la nostra basilica.
Precedeva la purificazione mediante aspersioni, seguiva la libazione propiziatoria (presso lo zoccolo dei pilastri della navata mediana si nota il luogo ove pare fossero infisse le
anfore), si offriva poi un sacrifizio alla divinità, immolando un porcellino di latte su
l’ara collocata in faccia alla porta d’ingresso (sul pavimento esiste tuttora traccia della
sua ubicazione), quindi gli adepti consumavano una cena mistica in comune su piccole
tavole poste lateralmente, fra i pilastri, infine aveva luogo una pia lettura tenuta dal
più anziano, il quale concludeva la cerimonia con un sermone sul rispetto della vita,
su l’adorazione della divinità, su l’obbedienza alla legge.
Lora della riunione era quella che precede il tramonto, quando i raggi del sole occiduo, piovendo dal lucernario, illuminavano
obliquamente la basilica, dando un rilievo
chimerico alle figurazioni simboliche che tut-.
tora ne ornano la völta e le pareti.
In quella atmosfera satura di religiosità e
potentemente suggestiva, i fedeli, in bianca
toga, assolvevano al supremo dovete verso
l’anima, e, compiuto il rito; tornavano poi
alle loro case confortati dalla dolcezza e dalla fraternità che spirava dalla pratica del
culto pitagorico, mentre sui loro spiriti era
passata, come un soffio salutare, la sublime
parola del Maestro.
VITTORIO ORAZI.
Le fascette-indirizzo del Touring ed i quartieri postali.
Nel rimettere alla nostra Amministrazione le quote sociali e gli abbonamenti ai diversi
periodici, i Soci applicano spesso sul tagliando del vaglia postale o del bollettino del conto
corrente o allegano ancora alla lettera, la fascetta-indirizzo con la quale vengono loro spedite le pubblicazioni del Touring.
Molti Soci, però, delle grandi città — non essendo a conoscenza che da qualche tempo al
vecchio numero del quartiere postale deve venir aggiunto il centinaio (p. es. 105 -anzichè 5), per evitare facili confusioni con il numero degli Uffici Postali — cancellano il centinaio sulla fascetta-indirizzo, che da parte nostra è stata già a suo tempo opportunamente modificata.
Raccomandiamo perciò vivamente ai Soci di non fare alcuna correzione sulle fascetteindifizzo per quanto riguarda il quartiere petalo, per evitare legno superfluo alla nostra
An siistrarione: