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TESTI E MONUMENTI
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MEDICI PITAGORICI IN UNA DEFIXIO GRECA
DA METAPONTO
Nel corso di una fruttuosa campagna di scavi archeologici,
condotta nel settembre del 1957 nella necropoli di contrada * Casa
Ricotta’ a Metaponto, venivano in luce numerose sepolture di età
greca di cui una, la più cospicua e che abbiamo contrassegnato con
il n. 5, era un monumentale ipogeo di tipo tarantino della fine
del IV o degl'inizi del III sec. a.C.
Rinvenuta purtroppo manomessa per una incursione di scavatori di frodo, la tomba presentava nell'interno un ammasso caotico
di cocciame, ossa umane ed altro materiale, non tutto forse pertinente al suo corredo data la prossimità della stessa ad altre sepolture ugualmente sconvolte e più o meno contemporanee. L'esame
accurato di tali reperti ci ha consentito di individuare una laminetta
di piombo inscritta, secondo la consuetudine ripiegata e avvolta
sei volte su sè stessa prima di essere furtivamente introdotta nella
tomba (Figg. 1-2)
Di forma rettangolare, la lamella misura cm. 6,7 di lunghezza
e cm. 5 circa di larghezza ed ha i bordi deturpati da numerose
sbrecciature che creano qualche lacuna alla lettura del testo, specie
nella sua parte inferiore. Nel complesso però l’epigrafe può dirsi
completa e viene ad accrescere la già copiosa serie delle defixionum
tabellae greche” Essa appare tracciata con un sottilissimo stilo metallico sulla superficie liscia e tenera del piombo a caratteri angolosi,
ma rapidi e sicuri, di circa mm. 3 di altezza media, è ortograficamente e grammaticalmente senza mende di rilievo e va datata alla
metà del III sec, a.C
ENUUTANTA(HA4
‘FA Pxa(AUKAI(OE 7A
FA OE tel
—P.—
CH (AnkArr((
EAAE
“AXATE ro
NN T_A|AL
Fig. 2 - Disegno della defixio,
Ne diamo la seguente trascrizione:°
xa: ra »ölön tHvd«e> (vac.)
rp@rov Épyaothplr]
ov: xaradlönnı w[oote]
uh épyaCecdar &hÀ&
hepyeiv xal drtuxelv.
r@v ToÛdE xaxv
10
! F.G. Lo Porro, Metaponto
- Nuovi scavi nella città e nella sua necrocropoli, in « Not. Scavi» (in corso di stampa).
—? La lamina trovasi custodita nel Museo Nazionale di Taranto col n. 109295 d'inventario. L'opera
delicata di svolgimento della lamella è stata condotta con successo dalla restauratrice sig.ra Ancilla Cacace di Roma, subito dopo la scoperta, per incarico
affidatole dal Soprintendente dell’epoca dott. Nevio Degrassi. La fotografia ed
il grafico qui riprodotti alle Figg. 1-2 sono rispettivamente dei sigg. Gennaro
Carrano e Antonio Duma della Soprintendenza Archeologica di Tarantc. A
tutti esprimo il più sentito ringraziamento,
3 Per tutta la bibliografia rite questo genere cpigrafico in lingua greca si rimanda a M. Guarpucci,
pigrafia greca, 1 (1967), p. 512; IV (1978), pp. 240 ss.
4 La presenza
costante del sigma lunato s'inquadra nel carattere vagamente corsivo dell'epigrafe. Comunque l'uso del C, che — come è noto — si afferma nell’epigrafia
greca nel II sec. a.C., compare gid nel IV e diviene frequente nel III sec. a.C,
(M. Guarpucci, Epigr. greca, I, p. 377).
TA SPT
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15
[n&]Aıv xarabión tov[s]
[r]ov latpiiv Boote wi) Ép[yatelodar adr’ dpyetv
[t]ovs tv tür Boklpwı ye[ypa]pévoug mavtac: Miiw[v]
Néapyog Arxdic @evs[wpoc]
EL---]ns LutvAlwy Tpn[- - Atwv "Aylas @euSwpi8[ag]
[Ba ]xakkecs DudoxdTic¢
---Joüyog Tepr[- - ---Jwv Zuwthols
5 Sono grato alla prof. Margherita Guarducci per il magistrale ritocco che
Ella ha voluto dare ad una mia prima lettura del testo.
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TESTI E MONUMENTI
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ò
Ed ecco la traduzione letterale:
Auxdig è un nome frequente in eta ellenistica (Pape, p. 299; Bechtel,
p. 135) ed è simile a quello del pitagorico tarantino Ax&g del
‘ Avvinco di costoro anzitutto il laboratorio; (lo) avvinco cosi
che non possano operare, ma rimangano inattivi e siano infelici.
Con i malefici di questo (sortilegio) avvinco di nuovo, cosí che non
IV-III sec. a.C. (Diels, 58 A; Wuilleumier, p. 715). — @evô[wpoc,
dorico per @e68[wpoc, come l'omonimo pitagorico tarantino del IVIII sec. a.C. (RE, s.v., c. 1811, n. 29; Diels, 58 A; Wuilleumier,
possano agire e stiano inoperosi, tutti quei medici che sono inscritti
p. 715),
nel
piombo: Philofn, Nearchos, Dikais, Theod[oros, E[uk! Jes,
Simylion, Tre[..., Leon, Agias, Theodorid[as, Ba]kalles, Philokles,
Alilouchos, Terp[andros, ..... Jon, Zoilos, Xel...... A
1. - Il verbo imprecatorio xataëlômu = xatadéw (Wünsch,
p. vit)
qui, all’inizio, abbreviato o reso nella forma dorica aplografa xaëlômu per xaddlönn (Wünsch, n. 74). Pid oltre (righe
3 e 7) il verbo è ripetuto nella forma attica corretta, propria di
questo genere epigrafico — @vé(e) preannuncia le vittime del
katädesmos.
i
2. - épraoti)prov, qui genericamente per latpelov, si ritrova in
numerose defixiones attiche del IV e III sec. a.C. (Wiinsch, nn.
68, nipetuto ben 23 volte; 71; 74; 75 a,b; 84 a; Audollent, n. 71).
3. - G[oote forse, come nella riga 8, con diplografia del sigma.
5. - depyety è ripetuto nella riga 9 nella forma contratta d&pyetv.
_
6. - vobde sottintende il katádesmos in atto o il Bédysog della
riga 10, cioè la lamina di piombo.
7 e ss. - tob[¢ T]üv .... etc, sintatticamente ineccepibile nella forma prolettica della frase.
8. - latpüv richiama una più tarda (I sec. a.C.) defixio greca
da Bordighera col nome di un medico (Audollent, n. 123; Diz. Ep.,
p. 1564), nonché la laminetta da Porta Ardeatina, in Roma, della
metà del III sec. d.C. (M. Guarducci, in « Rend. Acc. Lincei
»,
XXIV, 1969, pp. 27 ss.).
è
10. - Bodusog = ékufos (SIG, n. 140, da Delfi, IV sec, a.C.;
IG, IV, n. 1484, da Epidauro, IV sec. a.C. Cf. Gr. Gr., p. 257),
come per = piókuBSos (Wünsch, n.
107a, da Atene, IV
sec. a.C.)
11. - ryeypap(j.)évous navtac come in Wünsch, nn. 42; 55 a;
105 b; 106 a, dall’Atrica e in gran parte del III sec. a.C. — ®ilwl[v
come a Taranto su monete del 302-281 a.C. (Evans, p. 133; Wuilleumier, p. 723).
12. - Néapyog richiama l'omonimo pitagorico tarantino del
III sec, a.C. (RE s.v., c. 2154, n. 4; Wuilleumier, pp. 608, 718).
13, - E[...]mg si integra con difficoltà a causa della lacuna nella
riga, danneggiata dalla piegatura della lamina. Se, come pare, la
prima lettera è un e e la terz’ultima un À, potrebbe trattarsi di un
medico di nome EúxAns (Wuilleumier, pp. 713, 715). - EyruAlwv
ricorda il nome LijvAtc inscritto su una coeva lamina scoperta a
Taranto, « Not. Scavi », 1880, p. 34; IG XIV 668; Wuilleumier,
pp. 174, 548, 721. Si confronti anche il nome EyuAtog in Pape,
p. 1393. — Tpnl.... è di disperata integrazione.
14. - Atwv si ritrova nel catalogo di Giamblico fra i pitagorici
metapontini forse del IV-IlI sec. a.C. (Diels, 58 A). Il nome è frequente contemporaneamente anche a Taranto (Wuilleumier, p. 717).
— *Aylac, è simile a 'Ayéac, nome di un pitagorico crotoniate (Diels,
58 A), presente nel III sec. a.C. anche a Taranto (Evans, p. 177;
Wuilleumier, p. 709), e richiama ‘’Aytg inscritto nella citata tabella
plumbea di Taranto (nota a riga 13). - Ozuówpió[
ac, affine al nome
BeVölwpog della riga 12, è anche qui inciso nella forma dorica
(Pape, p. 503).
15. - B&]xaX\ec è così integrato e letto dalla Sig.na Guarducci. È probabile che si tratti del nome di un medico di origine
orientale affine a Bálxades (Pape, p. 192; RE, s.v. Bakalitis). —
Drhoxkñs è un nome assai frequente in età ellenistica (Pape, p.
1625) e compare a Taranto anche su monete del III sec. a.C.
(Evans, pp. 134, 195; Wuilleumier, p. 722).
16. - ...]oüxog, a causa della lacuna di almeno tre lettere, è
di difficile integrazione. Si tenga però presente, fra i nomi metapontini
uscenti in -x06, quello del pitagorico 'AXloyxog del catalogo di Giamblico (Diels, 58 A; Pape, p. 60. — Tepr[..... si completa forse in
Tépravôpoc (Pape, p. 1510; Bechtel, p. 424).
17. - ...]wv è ancora di più problematica integrazione. Si ricordino però, con tale desinenza, i nomi 'Erippwv, Aapawv, [luppwv fra i pitagorici di Metaponto forse del III sec. a.C. (Diels,
58 A). — ZuwtAoc, affine a Zwi\as, non manca nell’onomastica tarantina del IV-IIl sec. a.C. (Wuilleumier,-p. 714).,
18. - Zel...., piuttosto che Ze[...., come s'intuisce dalla lacuna
sul bordo inferiore della lamina. Inoltre, lo spazio per circa 8 lettere successive ci suggerisce il nome di Zevoxdöng, presente nella
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)citata lamina di Taranto (v. nota a riga 13), o di Æevopévtnc,
entrambi pitagorici metapontini forse del III sec. a.C. (Diels, 58 A).
La scoperta di questa nuova defixio greca ci rivela un aspetto
poco noto ed insospettato di Metaponto nel III sec. a.C.: la presenza, cioè, nella polis di ben 17 medici operanti collettivamente
in una sorta di clinica (£pyaotrpıov), contro cui si scaglia l'odio
implacabile del defigente, fin troppo evidentemente risentito per
qualche fatto che ci sfugge, ma che non saremmo alieni dall’imputare ad un evento luttuoso legato all'attività medica dei personaggi
elencati nella laminetta con cura meticolosa.
È l’amaro destino dei medici di tutti i tempi, spesso ingiustamente incolpati dell'esito fatale dei malanni dei loro pazienti, come
lo attesta in modo ugualmente eloquente la citata epigrafe defissoria di Porta Ardeatina, di ben più tarda età (III sec. d.C.), contro quel medico militare Artemidoros, ritenuto colpevole della
morte del giovane Demetrio e quindi oggetto di feroci imprecazioni
da parte del fratello.
Ma il fatto che più ci colpisce è che fra i medici, accomunati
nel maleficio della defixio, figurano anche nomi di sapienti tramandatici dalle antiche fonti e la cui presenza nell’epigrafe difficilmente
accetteremmo come un caso di semplice omonimia.
Come si è visto, molti iatpot elencati nella lamella hanno nomi
che si riscontrano con frequenza nella onomastica tarantina del
IV e III secolo a.C.: il che è facilmente spiegabile dalla realtà
storica di Metaponto, gravitante in questa età nell'orbita culturale
e politica di Taranto.’ Tranne qualcuno, infatti, come Bakalles, un
medico la cui probabile origine orientale non è un fatto nuovo
ancora in età ellenistica” ritroviamo nella epigrafe nomi, quali
Philon e Philokles, che richiamano ad esempio gli omonimi agenti
-
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monetari tarantini del III sec. a.C., Simylion che è affine al Simylis
della citata tabella di Taranto, Eukles” Theodoridas, Terpandros,
Zoilos: tutti riscontrabili, appunto, nell’onomastica tarantina, come
forse altri di cui le lacune della lamina non ci restituiscono l'identità.
Va perd notato che, per quanto sia possibile rilevare per molti
di tali medici la probabile provenicnza turantina, essi rimangono
per noi puri nomi. Tuttavia, ci riterremmo veramente fortunati se
per tutti gli altri fosse accertata l'identificazione con gli omonimi
contemporanei * filosofi pitagorici ’, consacrati come tali nel più volte
citato catalogo di Giamblico. Fra questi, oltre che Nearchos, il quale
potrebbe riconoscersi in quel filosofo noto da altre fonti per l’ospitalità data a Catone dopo la ripresa romana di Taranto nel 209
a.C., due altri medici, Dikais (o Dikas) e Theodoros, come abbiamo visto, portano lo stesso nome di altrettanti pitagorici tarantini. Leon, Aliouchos (o Aliochos) e forse altri due dai nomi di
dubbia integrazione, figurano invece fra i pitagorici proprio di Metaponto: Agias (o Ageas) inoltre corrisponde al nome di un pitagorico crotoniate.
Pertanto, se alcuni dei medici elencati nella defixio risultano
essere gli stessi che la tradizione scritta ci attesta come pitagorici
di Crotone, Metaponto e Taranto, nulla vieta di ritenerli, in età
ellenistica, tardi seguaci di quell’antica scuola medica italiota d’ispirazione pitagorica in cui dovevano ancora fiorire imtpol xal ooptoral, ai quali oltre un secolo prima Ippocrate non aveva risparmiato
le sue critiche."
A giudicare da quanto emerge dall'analisi della nuova epigrafe
defissoria, abbiamo dunque la testimonianza della presenza a Metaponto nella metà circa del III sec. a.C., come a Cos" e Velia!
in epoche diverse, di una sorta di associazione (yévog o xotvdv)
6 M. Guarpucci, L'Italia e Roma in una «tabella defixionis » greca recentemente scoperta, in « Boll. Comm. Arch. Com. di Roma», LXXIV, 1951-
52, pp. 57 ss.; Ead., Le ‘Porte dei Romani’ in una laminetta di defissione,
in «Rend. Acc. Lincei», XXIV, 1969, pp. 27 ss.
? E. Ciaceri, Storia
della Magna Grecia, II, 1932, p. 380; F.G. Lo Porto, Metaponto
- Scavi e
ricerche archeologiche, in «Not. Scavi», 1966, p. 158; Id., Civiltà indigena e
penetrazione greca nella Lucania orientale, in « Mon. Ant. Lincei », Ser. Misc.,
1, 3, 1973, pp. 153 ss., 234 ss.; Id., Penetrazione greca nel retroterra meta
pues, in « Atti XIII Conv. St. Magn. Grecia», 1973, pp. 107 ss.; E.
PORE, Problemi di storia metapontina, ibid., pp. 307 ss.
$ Come è noto,
ee da Alcamene, forse un rifugiato milesio a Crotone nella prima metä
Il, 1961, pp. 84 ss.).
’ Se è csatta la lettura integrativa di questo nume
(v. nota a riga 13), appare interessante osservare che csiste nell'epigrafia di
Delos del II sec. a.C. (IG XI 3, n. 405) un Eùx)mg, figlio di ‘HpaxAel8ng
e pronipote di altro "Hp., un banchiere. Ora, se fosse accertata la parentela
di questi personaggi di nome "Hpaxheiôns con l'omonimo medico tarantino
del II sec. a.C., allora sarebbe facile ipotizzare anche la parentela (padre ?)
del medico Eukles della nostra lamina col celebre Eraclide di Taranto (A.
Outviert, Eraclide tarantino, in « Riv. Indo-Greco-Ital. », 1, 1917, pp. 21 ss.;
WUILLEUMIER, p. 609; Sarton, op. cit., II, pp. 400 ss.).
10 WUILLEUMIER,
p. 608 (ivi bibl.). Le fonti ignorano però che Nearchos fosse anche un medico.
V secolo, fino ad Asclepiade di Bitinia, operante a Roma nel 1 sec. a.C.,
3 Sarton, op. cit., I, pp. 331 ss.; Il, pp. 260 ss.; G. PUGLIESE Cargala presenza in Italia di medici di provenienza orientale è un fatto piuttosto
im Altertum, 1925, pp. 91 ss.; G. Santon, A. History of Science, I, 1952,
TELLI, in « Atti V Conv. St. Magna Grecia », 1965, p. 121.
12 [bid., p. 122;
M. GAMBERALE, Ricerche sul yévoc degli Asclepiadi, in « Rend. Acc. Lincei »,
XXXIII, 1978, pp. 83 ss.
13 G. CALOGERO, Filosofia e Medicina in Parpp. 214 ss.; Il, 1959, pp. 135 ss.; H.E. Sicerist, A History of Medicine,
menida, in « Atti V Conv. St. Magn. Grecia», 1965, pp. 69 ss.; PUGLIESE
frequente (1. L. Heisero, Geschichte der Mathematik und Naturwissenschaften
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di medici o medici-filosofi,’ fors’anche itineranti tra una città €
l’altra della Magna Grecia ed esercitanti nella tradizione delle dottrine pitagoriche non ancora spenta in età ellenistica e romana."
FeLice Gino Lo Porto
CARRATELLI, ibid., p. 121.
HR, CANTARELLA, ibid., p. 148.
5 WuitLEUMIER, p. 608; A.D. Nock, Sarcophagi and Symbolism, in « Am. Journ.
Arch. », L, 1946, pp. 152 ss.; M. Guarpucci, Tracce di Pitagorismo nelle
iscrizioni ostiensi, in « Rend. Pont, Acc. Rom. d'Arch, », XXITI-XXIV, 1947.
1949, pp. 210 ss.
Lo Ponto F. G., Medici pitagorici in una defizio greca da Metaponto : PP |
XXXV 1980 282-288. | Dix-sept médecins travaillant dans une sorte d’association, probablement d’inspiration pythagoricienne, sont énumérés et voués
à l’action maléfique d'une tablette de plomb du milieu du ıı* s. av. J.C.
* Abbreviazioni bibliografiche: AUDOLLENT: A. AUDOLLENT, Defixionum
tabellae quotquot innotuerunt tam in Graecis Orientis quam in totius Occidentis partibus praeter Atticas in Corpore Inscriptionum Atticarum (= 1G,
III, 3) editas (1904); BecuteL: F, Bectirer, Die bistorischen Personennamen
der Griechen bis zur Kaiserzeit (1917),; Diets: H. Dress, Die Fragmente
der Vorsokratiker, | (7. a ed., 1952); Diz. Ep.: E. De Rucciero, Dizionario
epigrafico di antichità romane, Il (1910); Evans: A.J, Evans, The Horsemen
of Tarentum, in «Num. Chron, », 1889; Gr, Gr: E, Scuwyzer, Griechische
Grammatik, I (1934); IG: Inscriptiones Graecae; Pave: W. Pare, Wörterbuch
der griechischen Eigennamen (1863-1870); RE:
encyclopädie
der
klassischen
A. Paury-G. Wissowa, Reul-
Altertumswissenschaft;
SIG:
W.
Dirrenvercer, Sylloge Inscriptionum Graecarum (3. ed., 1915-1924); WuiLLeumier: P.
WUILLEUMIER, Tarente des origines à la conquête romaine (1939); Wünsen:
R. Wünsch, Defixionum tabellad, in IG 11 3 (appendix) (1897).