Medici pitagorici in una defixio greca da Metaponto

Auteur
Porto, F.G.L.
Publié dans
La Parola del Passato
Année
1980
Sujet
METAPONTUM
Langue
Italiano
Catégorie
C9 Médecine
Numéro d'archive
909

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Porto + — YAR CS 283 - TESTI E MONUMENTI > A LAHAT Abi PT OnE la es - PATH TRS Ma IAAXD A CEPMBINKE(AZT yAEÌ MEDICI PITAGORICI IN UNA DEFIXIO GRECA DA METAPONTO Nel corso di una fruttuosa campagna di scavi archeologici, condotta nel settembre del 1957 nella necropoli di contrada * Casa Ricotta’ a Metaponto, venivano in luce numerose sepolture di età greca di cui una, la più cospicua e che abbiamo contrassegnato con il n. 5, era un monumentale ipogeo di tipo tarantino della fine del IV o degl'inizi del III sec. a.C. Rinvenuta purtroppo manomessa per una incursione di scavatori di frodo, la tomba presentava nell'interno un ammasso caotico di cocciame, ossa umane ed altro materiale, non tutto forse pertinente al suo corredo data la prossimità della stessa ad altre sepolture ugualmente sconvolte e più o meno contemporanee. L'esame accurato di tali reperti ci ha consentito di individuare una laminetta di piombo inscritta, secondo la consuetudine ripiegata e avvolta sei volte su sè stessa prima di essere furtivamente introdotta nella tomba (Figg. 1-2) Di forma rettangolare, la lamella misura cm. 6,7 di lunghezza e cm. 5 circa di larghezza ed ha i bordi deturpati da numerose sbrecciature che creano qualche lacuna alla lettura del testo, specie nella sua parte inferiore. Nel complesso però l’epigrafe può dirsi completa e viene ad accrescere la già copiosa serie delle defixionum tabellae greche” Essa appare tracciata con un sottilissimo stilo metallico sulla superficie liscia e tenera del piombo a caratteri angolosi, ma rapidi e sicuri, di circa mm. 3 di altezza media, è ortograficamente e grammaticalmente senza mende di rilievo e va datata alla metà del III sec, a.C ENUUTANTA(HA4 ‘FA Pxa(AUKAI(OE 7A FA OE tel —P.— CH (AnkArr(( EAAE “AXATE ro NN T_A|AL Fig. 2 - Disegno della defixio, Ne diamo la seguente trascrizione:° xa: ra »ölön tHvd«e> (vac.) rp@rov Épyaothplr] ov: xaradlönnı w[oote] uh épyaCecdar &hÀ& hepyeiv xal drtuxelv. r@v ToÛdE xaxv 10 ! F.G. Lo Porro, Metaponto - Nuovi scavi nella città e nella sua necrocropoli, in « Not. Scavi» (in corso di stampa). —? La lamina trovasi custodita nel Museo Nazionale di Taranto col n. 109295 d'inventario. L'opera delicata di svolgimento della lamella è stata condotta con successo dalla restauratrice sig.ra Ancilla Cacace di Roma, subito dopo la scoperta, per incarico affidatole dal Soprintendente dell’epoca dott. Nevio Degrassi. La fotografia ed il grafico qui riprodotti alle Figg. 1-2 sono rispettivamente dei sigg. Gennaro Carrano e Antonio Duma della Soprintendenza Archeologica di Tarantc. A tutti esprimo il più sentito ringraziamento, 3 Per tutta la bibliografia rite questo genere cpigrafico in lingua greca si rimanda a M. Guarpucci, pigrafia greca, 1 (1967), p. 512; IV (1978), pp. 240 ss. 4 La presenza costante del sigma lunato s'inquadra nel carattere vagamente corsivo dell'epigrafe. Comunque l'uso del C, che — come è noto — si afferma nell’epigrafia greca nel II sec. a.C., compare gid nel IV e diviene frequente nel III sec. a.C, (M. Guarpucci, Epigr. greca, I, p. 377). TA SPT py pA Q EIAA SEN API 15 [n&]Aıv xarabión tov[s] [r]ov latpiiv Boote wi) Ép[yatelodar adr’ dpyetv [t]ovs tv tür Boklpwı ye[ypa]pévoug mavtac: Miiw[v] Néapyog Arxdic @evs[wpoc] EL---]ns LutvAlwy Tpn[- - Atwv "Aylas @euSwpi8[ag] [Ba ]xakkecs DudoxdTic¢ ---Joüyog Tepr[- - ---Jwv Zuwthols 5 Sono grato alla prof. Margherita Guarducci per il magistrale ritocco che Ella ha voluto dare ad una mia prima lettura del testo.

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TESTI TESTI E MONUMENTI 285 ò Ed ecco la traduzione letterale: Auxdig è un nome frequente in eta ellenistica (Pape, p. 299; Bechtel, p. 135) ed è simile a quello del pitagorico tarantino Ax&g del ‘ Avvinco di costoro anzitutto il laboratorio; (lo) avvinco cosi che non possano operare, ma rimangano inattivi e siano infelici. Con i malefici di questo (sortilegio) avvinco di nuovo, cosí che non IV-III sec. a.C. (Diels, 58 A; Wuilleumier, p. 715). — @evô[wpoc, dorico per @e68[wpoc, come l'omonimo pitagorico tarantino del IVIII sec. a.C. (RE, s.v., c. 1811, n. 29; Diels, 58 A; Wuilleumier, possano agire e stiano inoperosi, tutti quei medici che sono inscritti p. 715), nel piombo: Philofn, Nearchos, Dikais, Theod[oros, E[uk! Jes, Simylion, Tre[..., Leon, Agias, Theodorid[as, Ba]kalles, Philokles, Alilouchos, Terp[andros, ..... Jon, Zoilos, Xel...... A 1. - Il verbo imprecatorio xataëlômu = xatadéw (Wünsch, p. vit) qui, all’inizio, abbreviato o reso nella forma dorica aplografa xaëlômu per xaddlönn (Wünsch, n. 74). Pid oltre (righe 3 e 7) il verbo è ripetuto nella forma attica corretta, propria di questo genere epigrafico — @vé(e) preannuncia le vittime del katädesmos. i 2. - épraoti)prov, qui genericamente per latpelov, si ritrova in numerose defixiones attiche del IV e III sec. a.C. (Wiinsch, nn. 68, nipetuto ben 23 volte; 71; 74; 75 a,b; 84 a; Audollent, n. 71). 3. - G[oote forse, come nella riga 8, con diplografia del sigma. 5. - depyety è ripetuto nella riga 9 nella forma contratta d&pyetv. _ 6. - vobde sottintende il katádesmos in atto o il Bédysog della riga 10, cioè la lamina di piombo. 7 e ss. - tob[¢ T]üv .... etc, sintatticamente ineccepibile nella forma prolettica della frase. 8. - latpüv richiama una più tarda (I sec. a.C.) defixio greca da Bordighera col nome di un medico (Audollent, n. 123; Diz. Ep., p. 1564), nonché la laminetta da Porta Ardeatina, in Roma, della metà del III sec. d.C. (M. Guarducci, in « Rend. Acc. Lincei », XXIV, 1969, pp. 27 ss.). è 10. - Bodusog = ékufos (SIG, n. 140, da Delfi, IV sec, a.C.; IG, IV, n. 1484, da Epidauro, IV sec. a.C. Cf. Gr. Gr., p. 257), come per = piókuBSos (Wünsch, n. 107a, da Atene, IV sec. a.C.) 11. - ryeypap(j.)évous navtac come in Wünsch, nn. 42; 55 a; 105 b; 106 a, dall’Atrica e in gran parte del III sec. a.C. — ®ilwl[v come a Taranto su monete del 302-281 a.C. (Evans, p. 133; Wuilleumier, p. 723). 12. - Néapyog richiama l'omonimo pitagorico tarantino del III sec, a.C. (RE s.v., c. 2154, n. 4; Wuilleumier, pp. 608, 718). 13, - E[...]mg si integra con difficoltà a causa della lacuna nella riga, danneggiata dalla piegatura della lamina. Se, come pare, la prima lettera è un e e la terz’ultima un À, potrebbe trattarsi di un medico di nome EúxAns (Wuilleumier, pp. 713, 715). - EyruAlwv ricorda il nome LijvAtc inscritto su una coeva lamina scoperta a Taranto, « Not. Scavi », 1880, p. 34; IG XIV 668; Wuilleumier, pp. 174, 548, 721. Si confronti anche il nome EyuAtog in Pape, p. 1393. — Tpnl.... è di disperata integrazione. 14. - Atwv si ritrova nel catalogo di Giamblico fra i pitagorici metapontini forse del IV-IlI sec. a.C. (Diels, 58 A). Il nome è frequente contemporaneamente anche a Taranto (Wuilleumier, p. 717). — *Aylac, è simile a 'Ayéac, nome di un pitagorico crotoniate (Diels, 58 A), presente nel III sec. a.C. anche a Taranto (Evans, p. 177; Wuilleumier, p. 709), e richiama ‘’Aytg inscritto nella citata tabella plumbea di Taranto (nota a riga 13). - Ozuówpió[ ac, affine al nome BeVölwpog della riga 12, è anche qui inciso nella forma dorica (Pape, p. 503). 15. - B&]xaX\ec è così integrato e letto dalla Sig.na Guarducci. È probabile che si tratti del nome di un medico di origine orientale affine a Bálxades (Pape, p. 192; RE, s.v. Bakalitis). — Drhoxkñs è un nome assai frequente in età ellenistica (Pape, p. 1625) e compare a Taranto anche su monete del III sec. a.C. (Evans, pp. 134, 195; Wuilleumier, p. 722). 16. - ...]oüxog, a causa della lacuna di almeno tre lettere, è di difficile integrazione. Si tenga però presente, fra i nomi metapontini uscenti in -x06, quello del pitagorico 'AXloyxog del catalogo di Giamblico (Diels, 58 A; Pape, p. 60. — Tepr[..... si completa forse in Tépravôpoc (Pape, p. 1510; Bechtel, p. 424). 17. - ...]wv è ancora di più problematica integrazione. Si ricordino però, con tale desinenza, i nomi 'Erippwv, Aapawv, [luppwv fra i pitagorici di Metaponto forse del III sec. a.C. (Diels, 58 A). — ZuwtAoc, affine a Zwi\as, non manca nell’onomastica tarantina del IV-IIl sec. a.C. (Wuilleumier,-p. 714)., 18. - Zel...., piuttosto che Ze[...., come s'intuisce dalla lacuna sul bordo inferiore della lamina. Inoltre, lo spazio per circa 8 lettere successive ci suggerisce il nome di Zevoxdöng, presente nella

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citata lamina di Taranto (v. nota a riga 13), o di Æevopévtnc, entrambi pitagorici metapontini forse del III sec. a.C. (Diels, 58 A). La scoperta di questa nuova defixio greca ci rivela un aspetto poco noto ed insospettato di Metaponto nel III sec. a.C.: la presenza, cioè, nella polis di ben 17 medici operanti collettivamente in una sorta di clinica (£pyaotrpıov), contro cui si scaglia l'odio implacabile del defigente, fin troppo evidentemente risentito per qualche fatto che ci sfugge, ma che non saremmo alieni dall’imputare ad un evento luttuoso legato all'attività medica dei personaggi elencati nella laminetta con cura meticolosa. È l’amaro destino dei medici di tutti i tempi, spesso ingiustamente incolpati dell'esito fatale dei malanni dei loro pazienti, come lo attesta in modo ugualmente eloquente la citata epigrafe defissoria di Porta Ardeatina, di ben più tarda età (III sec. d.C.), contro quel medico militare Artemidoros, ritenuto colpevole della morte del giovane Demetrio e quindi oggetto di feroci imprecazioni da parte del fratello. Ma il fatto che più ci colpisce è che fra i medici, accomunati nel maleficio della defixio, figurano anche nomi di sapienti tramandatici dalle antiche fonti e la cui presenza nell’epigrafe difficilmente accetteremmo come un caso di semplice omonimia. Come si è visto, molti iatpot elencati nella lamella hanno nomi che si riscontrano con frequenza nella onomastica tarantina del IV e III secolo a.C.: il che è facilmente spiegabile dalla realtà storica di Metaponto, gravitante in questa età nell'orbita culturale e politica di Taranto.’ Tranne qualcuno, infatti, come Bakalles, un medico la cui probabile origine orientale non è un fatto nuovo ancora in età ellenistica” ritroviamo nella epigrafe nomi, quali Philon e Philokles, che richiamano ad esempio gli omonimi agenti - 287 monetari tarantini del III sec. a.C., Simylion che è affine al Simylis della citata tabella di Taranto, Eukles” Theodoridas, Terpandros, Zoilos: tutti riscontrabili, appunto, nell’onomastica tarantina, come forse altri di cui le lacune della lamina non ci restituiscono l'identità. Va perd notato che, per quanto sia possibile rilevare per molti di tali medici la probabile provenicnza turantina, essi rimangono per noi puri nomi. Tuttavia, ci riterremmo veramente fortunati se per tutti gli altri fosse accertata l'identificazione con gli omonimi contemporanei * filosofi pitagorici ’, consacrati come tali nel più volte citato catalogo di Giamblico. Fra questi, oltre che Nearchos, il quale potrebbe riconoscersi in quel filosofo noto da altre fonti per l’ospitalità data a Catone dopo la ripresa romana di Taranto nel 209 a.C., due altri medici, Dikais (o Dikas) e Theodoros, come abbiamo visto, portano lo stesso nome di altrettanti pitagorici tarantini. Leon, Aliouchos (o Aliochos) e forse altri due dai nomi di dubbia integrazione, figurano invece fra i pitagorici proprio di Metaponto: Agias (o Ageas) inoltre corrisponde al nome di un pitagorico crotoniate. Pertanto, se alcuni dei medici elencati nella defixio risultano essere gli stessi che la tradizione scritta ci attesta come pitagorici di Crotone, Metaponto e Taranto, nulla vieta di ritenerli, in età ellenistica, tardi seguaci di quell’antica scuola medica italiota d’ispirazione pitagorica in cui dovevano ancora fiorire imtpol xal ooptoral, ai quali oltre un secolo prima Ippocrate non aveva risparmiato le sue critiche." A giudicare da quanto emerge dall'analisi della nuova epigrafe defissoria, abbiamo dunque la testimonianza della presenza a Metaponto nella metà circa del III sec. a.C., come a Cos" e Velia! in epoche diverse, di una sorta di associazione (yévog o xotvdv) 6 M. Guarpucci, L'Italia e Roma in una «tabella defixionis » greca recentemente scoperta, in « Boll. Comm. Arch. Com. di Roma», LXXIV, 1951- 52, pp. 57 ss.; Ead., Le ‘Porte dei Romani’ in una laminetta di defissione, in «Rend. Acc. Lincei», XXIV, 1969, pp. 27 ss. ? E. Ciaceri, Storia della Magna Grecia, II, 1932, p. 380; F.G. Lo Porto, Metaponto - Scavi e ricerche archeologiche, in «Not. Scavi», 1966, p. 158; Id., Civiltà indigena e penetrazione greca nella Lucania orientale, in « Mon. Ant. Lincei », Ser. Misc., 1, 3, 1973, pp. 153 ss., 234 ss.; Id., Penetrazione greca nel retroterra meta pues, in « Atti XIII Conv. St. Magn. Grecia», 1973, pp. 107 ss.; E. PORE, Problemi di storia metapontina, ibid., pp. 307 ss. $ Come è noto, ee da Alcamene, forse un rifugiato milesio a Crotone nella prima metä Il, 1961, pp. 84 ss.). ’ Se è csatta la lettura integrativa di questo nume (v. nota a riga 13), appare interessante osservare che csiste nell'epigrafia di Delos del II sec. a.C. (IG XI 3, n. 405) un Eùx)mg, figlio di ‘HpaxAel8ng e pronipote di altro "Hp., un banchiere. Ora, se fosse accertata la parentela di questi personaggi di nome "Hpaxheiôns con l'omonimo medico tarantino del II sec. a.C., allora sarebbe facile ipotizzare anche la parentela (padre ?) del medico Eukles della nostra lamina col celebre Eraclide di Taranto (A. Outviert, Eraclide tarantino, in « Riv. Indo-Greco-Ital. », 1, 1917, pp. 21 ss.; WUILLEUMIER, p. 609; Sarton, op. cit., II, pp. 400 ss.). 10 WUILLEUMIER, p. 608 (ivi bibl.). Le fonti ignorano però che Nearchos fosse anche un medico. V secolo, fino ad Asclepiade di Bitinia, operante a Roma nel 1 sec. a.C., 3 Sarton, op. cit., I, pp. 331 ss.; Il, pp. 260 ss.; G. PUGLIESE Cargala presenza in Italia di medici di provenienza orientale è un fatto piuttosto im Altertum, 1925, pp. 91 ss.; G. Santon, A. History of Science, I, 1952, TELLI, in « Atti V Conv. St. Magna Grecia », 1965, p. 121. 12 [bid., p. 122; M. GAMBERALE, Ricerche sul yévoc degli Asclepiadi, in « Rend. Acc. Lincei », XXXIII, 1978, pp. 83 ss. 13 G. CALOGERO, Filosofia e Medicina in Parpp. 214 ss.; Il, 1959, pp. 135 ss.; H.E. Sicerist, A History of Medicine, menida, in « Atti V Conv. St. Magn. Grecia», 1965, pp. 69 ss.; PUGLIESE frequente (1. L. Heisero, Geschichte der Mathematik und Naturwissenschaften

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TESTI di medici o medici-filosofi,’ fors’anche itineranti tra una città € l’altra della Magna Grecia ed esercitanti nella tradizione delle dottrine pitagoriche non ancora spenta in età ellenistica e romana." FeLice Gino Lo Porto CARRATELLI, ibid., p. 121. HR, CANTARELLA, ibid., p. 148. 5 WuitLEUMIER, p. 608; A.D. Nock, Sarcophagi and Symbolism, in « Am. Journ. Arch. », L, 1946, pp. 152 ss.; M. Guarpucci, Tracce di Pitagorismo nelle iscrizioni ostiensi, in « Rend. Pont, Acc. Rom. d'Arch, », XXITI-XXIV, 1947. 1949, pp. 210 ss. Lo Ponto F. G., Medici pitagorici in una defizio greca da Metaponto : PP | XXXV 1980 282-288. | Dix-sept médecins travaillant dans une sorte d’association, probablement d’inspiration pythagoricienne, sont énumérés et voués à l’action maléfique d'une tablette de plomb du milieu du ıı* s. av. J.C. * Abbreviazioni bibliografiche: AUDOLLENT: A. AUDOLLENT, Defixionum tabellae quotquot innotuerunt tam in Graecis Orientis quam in totius Occidentis partibus praeter Atticas in Corpore Inscriptionum Atticarum (= 1G, III, 3) editas (1904); BecuteL: F, Bectirer, Die bistorischen Personennamen der Griechen bis zur Kaiserzeit (1917),; Diets: H. Dress, Die Fragmente der Vorsokratiker, | (7. a ed., 1952); Diz. Ep.: E. De Rucciero, Dizionario epigrafico di antichità romane, Il (1910); Evans: A.J, Evans, The Horsemen of Tarentum, in «Num. Chron, », 1889; Gr, Gr: E, Scuwyzer, Griechische Grammatik, I (1934); IG: Inscriptiones Graecae; Pave: W. Pare, Wörterbuch der griechischen Eigennamen (1863-1870); RE: encyclopädie der klassischen A. Paury-G. Wissowa, Reul- Altertumswissenschaft; SIG: W. Dirrenvercer, Sylloge Inscriptionum Graecarum (3. ed., 1915-1924); WuiLLeumier: P. WUILLEUMIER, Tarente des origines à la conquête romaine (1939); Wünsen: R. Wünsch, Defixionum tabellad, in IG 11 3 (appendix) (1897).