Pitagora fra sapienza arcaica e scienza

Auteur
Giangiulio, M.
Publié dans
Il mestiee del sapiente
Année
2004
Sujet
Langue
Italiano
Catégorie
C1 Généralités
Numéro d'archive
9748

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Afficher le texte intégral10 pages

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IL MESTIERE DEL SAPIENTE ALLE RADICI DELLA CULTURA EURO-MEDITERRANEA Lia de Finis, Giorgio lerand, Maurizio Giangiulio, Giuseppe Beschin, Gabriella Moretti, Ernesto Borghi, Piero Capelli, Silvano Zucal, Giovanni Rossi, Massimo Campanini, Maria-Rosa Cortesi, Gregorio Piaia, Roberto Gilardi, Fabrizio Cambi, Gianfranco Frigo, Mario Quaranta, Silvana Jellici Formilan a cura di Lia de Finis didascalie libri 2004

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SOMMARIO Introduzione LIA DE FINIS La sapienza del poeta nella Grecia arcaica GIORGIO IERANO La sapienza nel teatro tragico ateniese del V secolo GIORGIO ÎERANO Pitagora fra sapienza arcaica e scienza MAURIZIO GIANGIULIO La sapienza di Socrale GIUSEPPE BESCHIN Il sapiente stoico tra moralita radicale e saggezza della moderazione GABRIELLA MORETTI La sapienza nella Bibbia. Linee generali e lettura dei testi ERNESTO BORGHI La sapienza rabbinica PIERO CAPELLI San Bonaventura e il “gusto” della sapienza SILVANO ZUCAL in Trentino Didascalie, rivista della scuola to Tren di Provincia Autonoma 0 Trento Palazzo Istruzione via Gilli 3, 3810 267 .497 Tel. 0461.497268/69 - Fax 0461 E-mail: didascalie@provincia.tn.it Didascalie Libri € curata della Rivista da Mario Caroli, coordinatore mario.caroli@provincia.tn.it In copertina: . . Stanze della Signatura in Vaticano RAFFAELLO Sanzıo, La Scuola di Atene 21 sf 51 77 87 LS 161 Il sapere del giurista nel basso Medioevo: genesi e caratteri della scienza civilistica GIOVANNI ROSSI La sapienza del Corano MASSIMO CAMPANINI L'essenza culturale dell Umanesimo MARIAROSA CORTESI

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Tra felicità individuale e il “bene generale”. Scienza e saggezza in Cartesio GREGORIO PIAIA 277 Dall’osservazione all’esperimento: verso una ridefinizione dello statuto e degli scopi del sapere filosofico. ROBERTO GILARDI 289 “I carnefici di ieri vuotano il nappo d'oro. Spenti ti caddero gli occht”. Ingeborg Bachmann e la sapienza infranta. FABRIZIO CAMBI 329 La difficile conciliazione moderna tra Verita e Saggezza: il caso Hegel GIANFRANCO FRIGO 341 Il Positivismo: dalla sapienza alla scienza. MARIO QUARANTA 357 Una sapienza per il terzo millennio: la prospettiva della storia comparata delle religioni. SILVANA JELLICI FORMILAN

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Pitagora tra sapienza arcaica e scienza MAURIZIO GIANGIULIO Università degli Studi di Trento L'uomo colto europeo si sente subito in patria, come proclamava due secoli fa Georg Friedrich Hegel, quando ha a che fare con la Grecia. Ancora oggi molti potrebbero provare un’analoga sensazione di familiarita pensando a Pitagora e al Pitagorismo. Perché la figura di Pitagora appare destinata a richiamare alla mente gli incunaboli della razionalita occidentale, i primordi della scienza europea. Invece, così come molti aspetti della civiltà greca sono in realta irrimediabilmente lontani da noi e caratterizzati da una diversita non facilmente riconducibile alle categorie moderne, anche Pitagora destinato a rivelarsi, alla luce delle più accreditate acquisizioni della ricerca storica, una figura inserita in una dimensione culturale arcaica e per certi versi addirittura primitiva. Dovremo abituarci a pensare a Pitagora come a un ‘maestro di verita’, un veggente carismatico, un uomo divino (theios anér). Forse non ci sentiremo del tutto in patria. Per andare aldila delle immagini che di Pitagora la cultura dei posteri ha costruito, e provare invece a recuperare l’impressione che la figura di Pitagora cred presso i contemporanei, analizziamo le testimonianze pit antiche, quelle di VI e V secolo. Senofane di Colofone, greco di Ionia come Pitagora e come lui emigrato presso i Greci d’Occidente, dovette aver conosciuto il sapiente di Samo. A lui si devono questi versi, che rappresentano la prima, più antica testimonianza su Pitagora: «Una volta, a quanto dicono, trovandosi a passare davanti a un cagnolino che veniva battuto, ne ebbe pieta e pronuncid queste parole: “Smetti, e non picchiare, perché invero si tratta dell’anima di una persona amica, che ho riconosciuto udendone la voce”! Ma leg© Kai MOTE [UV CTUPEALOUÉVOU CKUAAKOG napidvta dacıv énoiktipa Kai Tode bachaı énoc nabcaı unde Pam’, énei À idov dvepoc Ectiv boy, THY Eyvov hOeyEapeve lov’. (SEN. 21 B 7 DK = 7 West = 6 Gentili-Prato, in Diogene Laerzio VIII, 36)

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giamo anche altre due testimonianze, la prima di Eraclito di Efeso («Erudizione non insegna ad aver senno; altrimenti l’avrebbe insegnato a Esiodo e a Pitagora, nonché a Senofane ed Ecateo»),? la seconda di Empedocle di Agrigento (V’era tra quelli un uomo di straordinaria conoscenza, / il quale acquisi un’immensa ricchezza d’ingegno, / e in sommo grado padroneggiava ogni sorta di opere di sapienza. / E quando tendeva tutte le forze della sua mente, / agevolmente scorgeva ciascuna delle cose che sono, / . in dieci, ed in venti generazioni umane).° Quale immagine di Pitagora emerge da queste testimonianze? La testimonianza di Senofane attribuisce a Pitagora la credenza nella metempsicosi. Ci troviamo di fronte a un’allusione che non é priva di malizia da parte di un intellettuale ostile a un approccio misticheggiante nei confronti della realta, il quale propone una critica razionalistica della religione della polis, in particolare dell’antropomorfismo degli dei greci. Si € molto discusso se l’originaria dottrina pitagorica della metempsicosi prevedesse la possibilita di reincarnazione in un corpo animale, come il passo di Senofane lascerebbe pensare, se non è un’esagerazione polemica; ma ci sono altre testimonianze che vanno nella stessa direzione, e quindi al di là della presa di distanze senofanea possiamo ammettere che la posizione pitagorica sia rappresentata con qualche fedelta. Gli altri testi ci mettono di fronte a un’immagine di Pitagora che & apparentemente diversa. Eraclito si scaglia, con la veemenza che caratterizza tutti i frammenti pervenutici, contro l’erudizione, che altri hanno tradotto “multiscienza” — il termine € polymathia, cioè il saper molte cose — dicendo che in realta essa non insegna ad avere senno, altrimenti lo avrebbe insegnato a Esiodo, Pitagora, Senofane ed Ecateo. Si € spesso inteso questo ? nokupabin vóov Eyeıv où diddcxer “Hciodov yao dv E8{8age Kai Mueayöpnv adtic Te Zevodaved te kai ‘Ekatatov. (ERAC. 22 B 40 DK = 16 Marcovich, in Diogene Laerzio IX, 1) 3 Av 8é Tic Ev keivoiciv Avnp nepiocia eidac, öc Sh unkictov noantSwv ÉKTHCATO mAobrov, navroiwv TE pdhicta copôv <t’> Enınpavoc Epywv' Onnóte yao ndcncıv Öp£&aıto npanidcccıv, pet” 6 ye TOV Svtwv ndvrwv AEÜCCECKEV ÉKACTOV Kai te 6ék’ avOpdnwv Kalt’ eikocıv aidvecctv. (EMP. 31 B 129 DK = 99 Wright = 6 Inwood, in Porfirio, Vita di Pitagora, 30) 38 testo nel senso di un’equiparazione, da parte di Eraclito, della conoscenza di Pitagora a quella di Senofane e di Ecateo. Tale equiparazione indicherebbe che la sapienza di Pitagora contemplava un versante scientifico, razionalistico. Ma se si osserva bene questo testo si vede che in realtà Pitagora & associato ad Esiodo, non a Senofane e ad Ecateo, perché ci sono 4 nomi, organizzati in 2 coppie. In realta l’accostamento & tra Esiodo e Pitagora da un lato, Senofane ed Ecateo dall’altro. Non è un accostamento cronologico, perché semmai dal punto di vista cronologico Pitagora deve andare con Senofane ed Ecateo, invece € accostato a Esiodo. E allora questo punta in un’altra direzione. Ci si deve chiedere però quale fosse la polymathia di Esiodo. Cos’era Esiodo per gli ionici di fine VI secolo? Basta leggere Erodoto: era colui che aveva sistematizzato, assieme ad Omero, la religione greca, era l’autore della Teogonia. Non solo, ma sotto il nome di Esiodo andava una serie di opere genealogiche in cui venivano sistematicamente compilate le genealogie degli eroi della mitologia: opere, se vogliamo, formicolanti di erudizione. Eraclito ritorna un’altra volta, a quanto noi sappiamo, sulla multiscienza di Pitagora: egli praticò la ricerca (historia) più di ogni altro, e procedette a una scelta di scritti, procurandosi cosi la propria sophia, che altro non sarebbe in realta se non polymathia e kakotechnia, ovvero “ciarlataneria”:* non siamo di fronte, si badi, a un giudizio di deontologia professionale, perché con “ciarlataneria” s’intende l’arte dell’inganno, della persuasione ingannevole, operata con mezzi truffaldini, Parte di chi si spaccia per cid che non è. Talora però si obietta che historia vuol dire ricerca, osservazione diretta. Perché dunque Eraclito direbbe che Pitagora praticò la historia e poi lo presenta come un ciarlatano? Non é inutile osservare che in effetti historia non significa sempre indagine, ricerca, in questa e in altre epoche, perché & attestato, per fare un esempio, che proprio di Esiodo, di nuovo non certo un rappresentante della 'scienza’ ionica, si diceva avesse praticato la historia: quindi historia può avere anche un preciso riferimento a un altro tipo ‘ TTv8ayópne Mvncapyov icTopinv Äekneev dvepanwv pdaicta ndvtwv Kat ÉKAEÉGHEVOG TAUTAG TAG Cuyypadac Enoujcato Eautod cobinv, nova inv, KaKoteyvinv. (ERAC. 22 B 129 DK = fr. 17 Marcovich, in Diogene Laerzio VIII 6).

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di conoscenza, appunto la conoscenza tradizionale, la conoscenza mitico - genealogica. La caratterizzazione di Pitagora indubbia, potrebbe allora non riferirsi come sapiente, che affatto alla pratica di una ricerca oggettiva, razionalistica, ‘scientifica’. I versi di Empedocle, infine, sono decisivi per collocare in una prospettiva pertinente le altre testimonianze: dipingono il ritratto del sapiente straordinario, e poi affermano che Pitagora, quando si concentrava su se stesso, riusciva a vedere con il potere della sua mente le cose che sono in 10 o 20 generazioni umane. A Pitagora é attribuita, in altre parole, la capacita di ricordare le precedenti esperienze di incarnazione e dunque di vedere cid che avevano visto le precedenti vite. La sapienza soverchiante e omnicomprensiva di Pitagora viene presentata da Empedocle, in chiave encomiastica, come la prerogativa dell’uomo straordinario, laddove Eraclito la presenta in chiave critica come arte dell’inganno e ne fa una sferzante parodia. Ora dobbiamo toccare un altro versante: una volta accertato che in queste testimonianze la sapienza di Pitagora non € comunque la conoscenza critica dello studioso della natura, ma è la prerogativa privilegiata di chi proclama di poter accedere a dimensioni normalmente precluse ai mortali, possiamo prendere in considerazione una testimonianza più tarda, quella di Aristotele, che à particolarmente significativa nella prospettiva della discussione condotta in questa sede. Per comprenderne l'importanza è però necessario tener presente che, dopo la morte di Platone, con i suoi discepoli la Prima Accademia si appropria, per così dire, di Pitagora, facendone il rappresentante della teoresi, della filosofia, della vita contemplativa per eccellenza. Da quel momento in poi, fino al IV d. C., fino al Neoplatonismo, Pitagora sara accostato dai platonici a Platone. Siamo di fronte a una formidabile costruzione culturale della figura di Pitagora, che il platonismo riusci a radicare molto salci dei veggenti estatici arcaici, dei sacerdoti purificatori, dei taumaturghi. Le cui prerogative risultano la veggenza, la capacita di prodursi in epifanie e bilocazioni, di parlare con gli animali, di sedare gli animali feroci. Le testimonianze chiave sono almeno due. Secondo la prima, Aristotele nell'opera “Sulla filosofia pitagorica” ricordava che i seguaci di Pitagora custodivano tra i segreti più rigidi questa distinzione: «degli esseri viventi dotati di ragione uno à Dio, l’altro & !’uomo ed il terzo ha la natura di Pitagora».> Dunque l’autorevole testimonianza aristotelica attribuisce alla cerchia degli allievi di Pitagora la motivazione ultima della straordinarietä di Pitagora, il fatto che Pitagora & di natura intermedia tra quella dei mortali e quella degli Dei. Nella seconda testimonianza Aristotele afferma che i Crotoniati, concittadini di Pitagora, lo salutavano come Apollo Iperboreo.° Potremmo dire, considerando l’uno e laltro testo, che essi ci mettono di fronte da un lato alla convinzione degli adepti di Pitagora, dall’altro all’idea che se ne poteva fare la polis. E’ evidente che si tratta di diverse, ma non contraddittorie, rappresentazioni della straordinarieta di Pitagora nell’ambiente in cui Pitagora stesso visse e operò. Cio non vuol dire, & ovvio, che Pitagora fosse in realtà un essere particolare, bensi che in quanto tale era percepito. Tanto Fidea che Pitagora goda di una natura intermedia tra gli uomini e gli dei, tanto quella che egli sia una sorta di nuovo Apollo, sono approssimazioni, formulate sulla base di codici culturali diversi, a una stessa nozione arcaica, il cui fondamento doveva essere il riconoscimento a Pitagora di una identita assolutamente peculiare, radicata in una misteriosa dimensione sacrale. Per completare il quadro dell’immagine di Pitagora attestata in Aristotele, non si deve trascurare il fatto che contestualdamente nella cultura antica. Nondimeno, pur sempre di una costruzione si tratta. Ora, Aristotele assume un rilievo cruciale da questo punto di vista, perché gli si deve attribuire un’immagine di Pitagora che & estranea e irriducibile alla prospettiva platonica. Il Pitagora di Aristotele appare un individuo sovrumano, dotato di poteri prodigiosi, provvisto dei tratti tipi40 | * icropet de kal ’ApicrotéAnc Ev tote nepi th¢ Mueayopikfic pirocodtac diaipciv Tıva Toıdvöe Üno TÔv Avöp@v Ev tote ndvu änoppntroig Siadvadttecbar’ TOU AoytkoÖ C@ou TO HEV EcTI Beóc, TO Se dvOpwnoc, TO dé ofov Musaydpac. (AR. fr. 192 Rose’ [14 A 7 DK], in Giamblico, Vita pitagorica, 31). | ° APiCTOTÉANC Aéyet UNO Tv Kporwviarôv tov IvOayópav ’AndAkwva YnepBôpeiov npocayopevecBar. (Eliano, Storia varia, Il 26 = AR. fr. 191 Rose?

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mente si distinguano precise tracce di un pitagorismo che si potrebbe dire di tipo sapienziale e carismatico e provvisto di una forte connotazione religiosa. In effetti Aristotele conosce e attribuisce a Pitagora una serie di motti, detti symbola o akousmata: si tratta di definizioni arcane, concise, ovvero di prescrizioni e precetti. Dunque motti, detti, ‘ascoltamenti’: & chiaro che il termine acusmi rinvia alla sfera dell’insegnamento orale. Del resto, di Pitagora, del quale i discepoli non pronunciavano il nome, si diceva “Lui disse”. E coloro che ascoltavano l’insegnamento avevano nella tradizione pitagorica un nome preciso: homakooi, ovvero ‘uditori riuniti insieme’. Insomma sono molti gli elementi che concorrono a mostrare come la sfera in cui dal punto di vista della comunicazione gli acusmi si collocano & quella di una oralitä fortemente segnata dalla parola autorevole del Maestro. Ma da un punto di vista più generale, qual é la cultura di questi acusmi? Possiamo dire di essere di fronte a un insieme di regole di comportamento pratico, di tabu sacrali, di prescrizioni rituali, di forme di costrizione, che nel complesso tratteggiano uno speciale modello di esistenza. Tutte queste regole infatti concorrono a fondare e identificare una forma di vita particolare. A ben vedere, se c’é un elemento, oltre alla metempsicosi, che in eta classica caratterizza emblematicamente Pitagora e il Pitagorismo, questo & un caratteristico stile di vita, il pythagorikos tropos tou biou. Lo mostra assai bene un passo di Platone, Vunico in cui si parla di Pitagora.’ Vi si polemizza con Omero perché il poeta avrebbe narrato favole lontane dal vero e non avrebbe mai, invece, provveduto personalmente all’educazione degli uomini, al contrario di Pitagora, che appunto questo avrebbe fatto, cosicché «fu straordinariamente amato, mentre i posteri chiamano ancor oggi pitagorico il loro modo di vivere e cosi appaiono in certo senso ben distinti dagli altri». Si noti dunque che l’unico motivo per cui Platone ricorda Pitagora € appunto il particolare stile di vita fondato sui suoi precetti, il 7 adda Sh ei ph Squocia, iSia ticlv hyepov naidetac adtds Cv Aeyeraı “Opnpoc yevécbat, ol Exetvov Hydnwv émi cuvoucia Kai Toic bctépoig 606v Tıva napéêocav Biov ‘Oynpırriv, derep Mu@aydpac abtóc te Stadepdvtwe én toute yaron, Kai oi bctepor Ett Kai vûv Mudaydpetov Tedrov énovopdCovtes TOD Biov Siadhaveic nn Sokodciv eivat év Tote More; (PLAT., Repubblica 600a (14 A 10 DK) 42 pythagorikos tropos tou biou. Dev’essere inoltre sottolineato che il modo pitagorico di vivere & rivolto ai discepoli, i quali devono essere distinti dagli altri, e questa distinzione è speculare alla distinzione e separatezza che contraddistingue il maestro. La cultura degli acusmi nei suoi tratti essenziali é in realta consonante con l’immagine dell’uomo divino che predica la metempsicosi e in linea con l’immagine di Pitagora taumaturgo e veggente delineata da Aristotele; almeno un nucleo degli acusmi noti deve essere stato elemento originariamente costitutivo dell’arcana sapienza di Pitagora. L'ultima cosa da notare & che questi precetti nella tradizione pitagorica sono concepiti come parole divine, come insegnamenti divini. Questo stringe il cerchio: gli acusmi sono parte dell’insegnamento dell’uomo divino, questa cultura & parte della sapienza dell’uomo straordinario. Dunque da un lato l’uomo divino apollineo, dall’altro una concezione del potere di Pitagora in termini sovrumani, la quale presuppone una profonda analogia della sapienza di Pitagora con la veggenza oracolare. Identitä straordinaria di Pitagora e sapienza straordinaria di Pitagora sono aspetti tra loro connessi intimamente: ecco perché in Empedocle possiamo trovare apparentemente giustapposti l’uomo di conoscenze straordinarie e colui che ricordava attraverso 10 o 20 generazioni umane. Ma possiamo immaginare come si presentava questo sapiente non alla cerchia dei discepoli, ma alla comunitä cittadina tutta? Prendiamo in considerazione due testi. Il primo, che si deve a Dicearco, una fonte colta di IV-III sec., dunque distante dalla cultura arcaica, echeggia in modo per cosi dire attutito, razionalizzato, l’effetto che Pitagora dovette avere sulla comunita. Il secondo testo si riferisce in realtà a Empedocle, anzi, è Empedocle che parla di se stesso, ma come si vedra possiamo affermare che Pitagora doveva essersi presentato alla comunita in maniera analoga. Lasciamo dunque la parola a Dicearco: Sbarcato in Italia e arrivato a Crotone — riferisce Dicearco — con la fama dell’uomo fuori dal comune che aveva molto viaggiato e la sorte aveva ben provvisto di doti personali — in effetti aveva un aspetto nobile e imponente, fascino notevolissimo, dignita nella voce, nel contegno e in tutti i suoi modi — riusci a ben dis-

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porre nei suoi confronti la città di Crotone in tal misura che dopo dinaria, che aveva aspetto nobile e imponente, fascino notevoaver affascinato il Consiglio degli Anziani con un lungo e splendido discorso, su invito dei magistrati rivolse ai giovani esortazioni consone alla loro eta, e altrettanto fece con i fanciulli convenuti in massa dalle scuole e successivamente con le donne, un’adunanza delle quali fu organizzata per lui. A seguito di questi eventi egli acquisi grande reputazione e prese con sé molti adepti originari della città — non soltanto uomini, ma anche donne Gl nome di almeno una delle quali, Teano, & diventato celebre), lissimo, dignitä nella voce: & un’immagine che riflette, seppure in termini urbani e ‘modernizzati’, il carisma di Pitagora, la sua capacita di rivolgersi alla città e di fare proseliti. Il secondo passo non si riferisce a Pitagora, ma a Empedocle, e dipinge perfettamente quella che dev’essere stata agli occhi dei suoi concittadini una figura di sapiente straordinario non troppo dissimile da quella di Pitagora. Empedocle si rivolge ai cittadini, li chiama philoi: & il primo punto di convergenza con Pitagora, perché la virtü chiave del modo di vivere pitagorico era la philia, in nome della quale gli adepti rinunciavano ai loro beni per divenire tra loro philoi. Del resto l’elemento nonché molti re e signori dalle aree non greche contigue....° In Empedocle invece leggiamo: O amici, che la città grande che scende fin giù al biondo Akragas / abitate lassù sull’alto centro, in opere buone occupati / ... / salve! Ed io tra di voi dio imperituro, non pit mortale, / m’aggiro tra tutti onorato, siccome è giusto, / cinto tutto di nastri e di ghirlande fiorenti. / E da quanti io giunga in loro floride citta, / uomini e donne, < da tutti > son riverito: essi mi seguono / a mille a mille, ricercando dov’é la via ch’ al vantaggio porta / bisognosi gli uni dei ritrovati dell’arte mia divinatoria, gli altri / per morbi d’ogni sorta richiedono di udire voce di guarigione, … ” Dunque in Dicearco percepiamo l’eco, in tempi ormai lontani dalla cultura arcaica, del successo di una personalita straor- 8 ‘Enei dè thc “Itadiac Eneßn Kal Ev Koórov: Eyeveto, bnciv 6 Aixatapyoc, Oc dvSpoc âdhikopévou NOAUMAGVOU TE Kal MEEITTOD Kal Kata Thv iStav puciv Uno tfc TÚync ED keyopnynpévov, NV Te yàp iSeav eivar ÉAEUBÉpLOV Kal pÉyav ydetv Te Mheictny Kal kócpov En te The bwvhe Kal TOO H6oc Kal Eni TOV GhAwv ândvrov éyev, oÜtoc Siadetvar thy Kpotwviatév nov &ct’ énel TO TOv YEPÓVTOV doyetov epoyayayncev noAkà Kal KaAa SiakeyBelc, Toic veoig Nadi ABNTIKAG émomcato rrapaıveceig Und TÔv dpydvtwv KehevOeic’ peta SE tabta tote natciv Ex tv 6iSacxadeiov dOedoic cuveOodcty, Elta tate yuvalel’ Kal yuvarkóv cUAAOYOS AUTH kateckevdc@n. 19. Fevonévov de tovtTwv peydAn nepi adtod nÖeren Sdéa, Kai noAkoùc pèv EhaBev EE avtfic Thc MOAEWS SpiANTa où LdvoV ävôpac AAAA Kal yuvatkac, Ov pide ye Oeavode kat SteBorOn ToÖvona, noAAodG 8’ dno tfic coveyyuc BapBdpov yweac Bacuets te Kai Suvdctac. (DIC. fr. 33 Wehrli?, in Porfirio, Vita di Pilagora, 18-19) ° & thor, oi péya Gotu Kata EavOod ” Akpdyavtoc 9 vaiet’ dv’ äkpa nókewc, dyadOv pekeönpoves Epyov, xatper” èyù 8’ Univ Bede Außpotog, obKETt Ovntdc A \ A [4 TIWAEUHAL HETA MAGI TETIUEVOG, GONE Eo1ka, TALVIAIG TE NIEPIOTENTOG OTEPEOLV TE OaAËLOIC. 44 chiave dell’etica pitagorica, fondata sull’amicizia che univa al di la di tutto, al di la della famiglia, era compendiato nel detto koina ta philon, “quanto è degli amici & in comune”. Poi troviamo le parole do tra di voi dio imperituro»: qui Empedocle si presenta allo stesso modo in cui, in ultima analisi, le testimonianze posteriori presentano Pitagora; e, coerentemente i versi «m’aggiro tra tutti onorato, siccome è giusto, / cinto tutto di nastri e di ghirlande fiorenti» rimanda a una sfera sacrale. E ancora: «essi mi seguono a mille a mille»; anche Empedocle ha seguaci come Pitagora, un seguito, un carisma che ne fa la guida di molti. Costoro ricercano «dov’é la via ch’al vantaggio porta / bisognosi gli uni dei ritrovati dell'arte mia divinatoria»: caratteristica essenziale del sapiente arcaico & l’arte di vedere cio che gli altri non vedono, e così è per Empedocle, come per Pitagora. Quanti seguono Empedocle «per morbi d’ogni sorta richiedono di udire voce di guarigione»: non si può non pensare, ancora, al primo pitagorismo, in cui c’é una forte attenzione alla cura del fisico. Com’é ben noto, la saggezza pitagorica arcaica insegna la purezza, un modo di vivere salutare; à una sfera culturale in cui la salute fisica e la salvezza coincidono o tendono a coincidere. TOTOLV ‘au’? dv ikwpat é¢ Gotea NAeddovra, avépdow noe yovaikl, oeBiCopar’ oi 8’ Gu’ Enovraı Hupiot ÉEepéovtec, önn Med¢ képôoc atapnoc, Ol Mev pavroouvéwv KEXENHEVOL, oi 6’ éni voúowv navroiwv ÉnÜBovto KAuelv evnKéa Raéiv EMP., 31 B 112 DK (dal proemio del poema Purificazioni [Katharmod, nella trad. di A. Lami)

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Come Empedocle ancora nel V secolo, prima di lui Pitagora doveva aver rappresentato la figura di un eletto, di un essere speciale titolare di una particolare rivelazione, maestro di verità e di vita, detentore di una sapienza arcana, padrone della parola. Vale la pena di notare di passaggio che a questa tipologia umana non appartengono solo pochi e marginali sapienti arcaici. In realtà siamo di fronte a un fenomeno più ampio, che troviamo attestato in piena epoca classica. Accanto a Empedocle, il quale visse in pieno V secolo e fu grosso modo un contemporaneo di Pericle, vorrei evocare la figura di Parmenide di Elea, che troviamo ad Atene alla meta del V secolo, e non & escluso avesse incontrato Socrate giovane. Nel proemio dello scritto “Sulla natura” Parmenide racconta di essere stato portato su di un carro in cielo e di aver percorso la via che porta alla dea che dirige l’uomo che sa fino alla porta dove si separa la strada della notte dalla strada del giorno, le cui chiavi sono custodite da Dike; apertesi le porte, la dea avrebbe accolto con amicizia Parmenide e gli avrebbe rivelato sia verita sia opinioni fallaci. Qui la conoscenza della verità € rappresentata nella forma di una rivelazione al termine di un viaggio mistico in cielo. Il linguaggio e le immagini sono quelli dei culti misterici. Parmenide si presenta come un eletto, l’unico che sa, il cui privilegio & veritä. Egli & un maestro di verita, e si distingue da coloro che non sanno nulla. Intravediamo cosi un insieme di realta culturali che contribuiscono a delineare la figura del sapiente arcaico in modo’ pregnante e su una scala temporale che si estende fino al V secolo. Pitagora & assolutamente al centro di questo insieme di elementi culturali che costituiscono la figura del sapiente arcaico. A un certo punto, nel IV secolo, si comincia però ad attribuire a Pitagora la conoscenza delle scienze esatte: dell’aritmetica, della geometria, dell’astronomia, e si dice che le avrebbe importate dall’Egitto. Da quel momento in poi fino al neoplamente natura, in cui era inconcepibile una vera conoscenza priva di una componente razionale e della padronanza delle discipline esatte. Fu allora che l’ideale postplatonico venne trasferito al saggio per eccellenza, vale a dire a Pitagora. Nulla ci dice che Pitagora sia stato anche solo embrionalmente all’origine della razionalita scientifica occidentale. Si obietterä: ma in realtä c’é una dottrina pitagorica del numero. Tale dottrina, però, nella misura in cui risale a Pitagora e non ai suoi discepoli di V secolo, in realta & una numerologia, una dottrina delle corrispondenze arcane, che solo il saggio percepisce, tra il numero e il cosmo. E quanto agli esperimenti scientifici di Pitagora e ai teoremi, à dimostrato che essi appartengono non alla figura di Pitagora, ma agli sviluppi che la sua scuola conobbe in eta classica. Per concludere. Il maestro di verità, quale Pitagora à, allo stesso tempo à il maestro provvisto di una parola di verita che € autorevole, che presuppone un’autorità superiore. Questa à la parola magico-religiosa, la parola efficace, che agisce sulla realta, la parola tipica del mondo dei sapienti arcaici. La civiltä greca però avrebbe finito per valorizzare un’altra parola, e solo dopo che quest’altra parola prese piede si poté attribuire la razionalita scientifica a Pitagora. E’ la parola ‘dialogo’, la parola spesa nel seno del dibattito fra cittadini che agiscono nell’assemblea ed esercitano ruoli di governo, la parola non garantita da un’autorita superiore, affidata alla ragione e alla persuasione, al consenso e non al carisma. Quando prevarra definitivamente questa parola, con la democrazia ateniese, vera civilta della parola politica, com’é stata definita, allora, nel mondo della parola laicizzata, non si potra piu concepire un saggio che sia uomo divino, padrone della parola efficace. Anche il saggio dovra essere razionale: e Pitagora diventerà un uomo di scienza. tonismo tardo-antico, e poi nel Rinascimento, quindi nel Settecento e nell’Ottocento, a Pitagora viene riconosciuta l’eccellenza nella teoresi e nella conoscenza delle scienze esatte. C’é motivo di ritenere che l’attribuzione a Pitagora della conoscenza scientifica, che noi vediamo sorgere gradualmente nelle testimonianze del tardo IV secolo, sia stata operata da un’epoca nella quale la sapienza aveva cambiato completa-

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NOTA BIBLIOGRAFICA Si forniscono qui poche essenziali indicazioni rivolte a quanti intendano accedere ai testi originali del pensiero presocratico e del Pitagorismo in particolare. quella di HERMANN DIELS La raccolta di testi imprescindibile Fragmente der VorsoDie Diets, (H. Kranz nella revisione di WALTER kratiker griechisch und deutsch von H. Diets, 6. Verbesserte Auflage herausgegeben von W. Kranz, I-III, Berlin 1951-1952), che presenta le quali raccolgono gran parte delle conoscenze antiche sul Pitagorismo nel suo complesso. Per una prima introduzione ai testi pitagorici e ai problemi connessi si ricorrera a B. CENTRONE, Introduzione ai Pitagorici, Roma-Bari 1996; utile anche M. GraNciuuo, Un neoplatonico sulla soglia del tardo-antico e la tradizione del Pitagorismo. Appunti su Giamblico e la “Vita Pythagorica”, in GIAMBLICO, La Vita pitagorica, introduzione, traduzione e note di MAURIZIO GIANGIULIO. Testo greco a fronte, Milano 1991, pp. 5-81. il testo greco delle testimonianze (sezione A di ogni autore) e dei frammenti (sezione B) e la traduzione tedesca dei soli frammenti. Dei Vorsokratiker esistono diverse traduzioni in lingua italiana, piü o meno complete:/ frammenti dei presocratici, tradotti da Q. CATAUDELLA, Padova 1958; A. PASQUINELLI, I Presocratici, I, Torino 1958 [1967]; G. GIANNANTONI (a cura di), / Presocratici. Testimonianze e frammenti, I-II, Roma-Bari 19815; A. Lami (a cura di), / Presocratici. Testimonianze e frammenti da Talete a Empedocle, con un saggio di W. Kranz. Testo greco a fronte, Milano 1995? che si raccomanda per l’ampia pertinente selezione di frammenti e testimonianze, corredati, oltre che dalla traduzione italiana, da dettagliate note). Per quanto riguarda specificamente i testi su Pitagora e il Pitagorismo, che si leggono in ognuna delle raccolte citate, sara utile rivolgersi anche a: A. MADDALENA, I Pitagorici, Roma-Bari 1954 (traduzione integrale dei testi e frammenti relativi a Pitagora e il Pitagorismo raccolti da Diels, senza testo greco), M. TIMPANARO CARDINI, Pitagorici. Testimonianze e frammenti, III, Firenze 1958 [1969], 1962 [1969], 1964 (fondamentale ripensamento filologico e critico del materiale, con ampio e acuto commento rivolto soprattutto agli specialisti) e ora a M. GIANGIULIO (a cura di), Pitagora. Le opere e le testimonianze, III, Milano 2000 (con una introduzione di W. Burkert), che presenta le testimonianze e i frammenti relativi a Pitagora e al Pitagorismo raccolti nei Vorsokratiker (ripartiti nelle sezioni: Testimonianze su Pitagora, Pitagorici anonimi, Acusmi e simboli, Il Pitagorismo nelle Massime pitagoriche di Aristosseno, Il Pitagorismo nella Commedia di mezzo, con il testo greco spesso rivisto, la traduzione italiana e un breve commento; le testimonianze su Pitagora sono ordinate, a differenza che nei Vorsokratiker, in ordine cronologico. Nel secondo volume si presentano il testo greco rivisto, la traduzione italiana e un breve commento delle tre principali opere biografiche antiche relative a Pitagora (La vita di Pitagora di DIOGENE LAER210, La vita di Pitagora di PORFIRIO e La Vita pitagorica di GIAMBLICO),