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Filippo Franciosi
RISULTATI SCIENTIFICI E INTUIZIONI
NELL’ASTRONOMIA DI PITAGORA
E DEI SUOI DISCEPOLI
Nato nel 1940 in provincia di Bergamo.
Laureato in lettere e in matematica all'Università di Padova,
Perfezionamento in Filologia classica con la
test "'L'irrazionalità nella matematica greca arzioni reciproche, ma alcune di esse per un periodo più 0 meno lungo scompaiono dalla nostra vista finendo al di sotto della linea che separa il
cielo dalla terra; 2° che questa linea di confine
caica'' (ed. L'Erma, Roma 1977)
Insegna lettere classiche nel liceo *'C. Marla vista, era in realtà irraggiungibile, il che dava
origine a racconti favolosi su ció che ci doveva eschisin‘ di Padova e collabora con l'Istituto di Fısere in prossimità di essa e su come materialmenlologia greca nell'Università di Padova.
Lunghi soggiorni a Budapest per studiare col
Prof. A Szabo uno tra i massimi specialisti di storia della scienza antica.
Autore di diversi articoli.
tra terra e ciclo, la cui esistenza era suggerita dalte si saldassero la terra e la volta celeste. Lungo
sarebbe fermarsi su questi racconti. Meglio dire
subito che un punto fondamentale per la nascente scienza greca si ebbe proprio quando un
grande scienziato risolse questo problema con
una audace ipotesi: la terra è sospesa al centro
Fin dai tempi più antichi l'uomo ebbe questa percezione assolutamente immediata e inevitabile: di posare i suoi piedi e di spingere il suo
sguardo su una terra piana, e di avere sopra di sè
dell'Universo. Fonti affidabilissime come Platone, Aristotele e il commentatore di quest'ultimo, Simplicio, sono tra loro in accordo nel tramandarci il nome di Anassımandro di Mileto come di colui che intuì questo aspetto dell'ordine
Su
dell'Universo, che a noi dopo Copernico e Galileo appare molto parziale, ma che è ancora suffiquest'ultima nei giorni sereni l'uomo vedeva
brillare il sole e di tanto in tanto la luna; nelle
ciente per interpretare, non solo a livello di esperienza quotidiana, una serie di fenomeni astro»
notti serene le stelle, e più spe sso e più a lungo
che di giorno, ancora la luna. Nei Poem: omerici
nomici fondamentali: basti citare la periodica
scomparsa, già ricordata, delle stelle **circumpolari'', e l'alternarsi del giorno e della notte,
una
volta
celeste
di
forma
semisferica.
abbiamo gli echi della percezione di altri due
fatti: 1” che, a parte ovviamente il sole e la luna,
gli astri non sono sempre nella stessa posizione
sulla volta celeste; in particolare le stelle che noi
diciamo fisse mantengono sì sempre le loro posi-
Non mi soffermo ora - se n'è a lungo occupato il professor Arpàad Szabò - sui progressi che lo
stesso Anassimandro potè compiere una volta affermata la centralità della terra unitamente, si
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HILIPPO FRANCIOSI
badi bene, alla sua relativa piccolezza rispetto alla sfera celeste: la coincidenza, in cui ci troviamo, con l'Equinozio di autunno ce ne darebbe
sono fondamentali e richiederebbero un lungo
esame. Qui ci limitiamo ad astrarre un fatto: che
copiosa materia, Qui devo considerare Anassiall'espressione aristotelica - mediante la concezione del numero come principio di tutto il reale
- e quindi anche dell'universo fisico, come dice
Aristotele - diedero un decisivo impulso alla costituzione dell'astronomia come scienza esatta a
base matematica, segnando da un lato un promandro solamente per il motivo che il grado delle conoscenze da lui raggiunte costituisce la base
di partenza da cui potè muovere il Grande che in
questa sede celebriamo: Pitagora di Samo.
Su di lui ha sempre pesato un grave problema. Poichè di Pitagora non erano tramandate
opere scritte, già in età antica riusciva difficile separare le notizie e gli elementi di dottrina spettanti personalmente al Maestro da quelli dovuti
a discepoli più o meno successivi, fino ai Neopitagorici dell'età ellenistico-romana. Per quanto
riguarda questi ultimi oggi è abbastanza facile
isolare quanto è a loro dovuto. Più problematico
è distinguere ciò che è opera di Pitagora stesso
i Pitagorici - per attenerci momentaneamente
gresso qualitativo enorme rispetto alle astronomie egizia e mesopotamica, che Pitagora ben conosceva e che pure, con ogni probabilità, ai suoi
tempi comprendevano un insieme di conoscenze
certamente maggiore di quello posseduto dai
Greci; e dall'altro lato segnando un progresso
anche rispetto alla prima geometrizzazione
dell'universo avviata da Talete e da Anassimandro.
dai contributi dei suoi diretti discepoli, Già Ari-
Il contributo personale di Pitagora può rivestotele avvertiva questa difficoltà, tant'è vero che
in lui incontriamo più volte l'espressione ‘‘i cosiddetti Pitagorici'*, a cominciare dal famoso inizio del quinto capitolo del primo libro della Melarsi attraverso le considerazioni seguenti, A una
concezione metafisica muova non si arriva per
gradi, ma ad opera di un singolo, il quale attraverso un'idea nuova superi o ribalti concezioni
tafısıca, che vale la pena di riportare in parte.
precedenti; i progressi graduali vengono solo do-
'*Nella stessa epoca di costoro (scil. Empedocle
ecc.), anzi ancora prima di loro, i cosiddetti Pitapo questo primo passo fondamentale, Nel nostro
gorici si dedicarono alle scienze matematiche facendole progredire... e furono del parere che i
principi di queste fossero i principi di tutte le cose. I numeri occupano naturalmente il primo posto tra tali principi... Individuavano inoltre nei
numeri le proprietà e i rapporti delle armonie
musicali e, insomma, pareva loro evidente che
tutte le altre cose modellassero sui numeri la loro
intera natura e che i numeri fossero l'essenza pricaso, come osserva Carlo Diano, mentre con i
'‘fisiologi’’ ionici il principio (archè) che comprende tutto è infinito, divino e quindi
positivo,per Pitagora l'infinito è negativo, e la
positività passa al finito, con il numero, che è tagione delle cose, Il numero, cioè i singoli numeri, è visto come figura, non diversamente da
quello che esso è nella mentalità primitiva, ma
mentre per il primitivo quella figura è simbolo ¢
rinvia ad "‘altro'' che non è figura e la trascende,
mordiale di tutto l'universo fisico... e quante
concordanze con le proprietà e le parti del cielo e
con l'intero ordine universale essi riscontravano
nei numeri e nelle armonie, le raccoglievano e le
per Pitagora è per sè: come tale è ‘‘cosa’’ e tutto
ciò che appare come cosa è numero, nel
adattavano al loro sistema",
Le affermazioni contenute in questo passo
duce, in particolare, nel modo di concepire
l'universo fisico: si vede come dall'infinito (aper-
‘‘limite’’ che la definisce e nel ‘‘rapporto’’ (harmonta) delle sue parti. Questa rivoluzione si traron) di Anissimandro, nel quale trovava la sua
individuazione - negativa, metafisicamente parlando, come @ noto -la nostra sfera celeste, passando a Pitagora sia la sfera celeste ed esaurire
l'universo fisico, il cosmo (Pitagora fu il primo
ad usare questo termine!). Per quanto riguarda
invece le conoscenze positive, astronomiche nel
nostro caso, è chiaro che esse non vengono rifiutate da chi fa progredire la scienza, ma recepite
nel nuovo sistema e allargate. Ne consegue che
se anche da questo punto di vista non si può
pensare a Pitagora senza Anissimandro, il fatto
che di lui Pitagora sia stato diretto discepolo è
un'ulteriore conferma che i progressi rispetto al
maestro siano dovuti a Pitagora stesso.
In questa cornice rientra una questione fondamentale. Volutamente quando all'inizio accennavo alla rivoluzionaria collocazione della
terra al centro della sfera celeste operata da
Anassimandro, ho tralasciato di parlare della forma della terra stessa. Una sola fonte attribuisce
allo scienziato di Mileto la sfericità della terra:
comunque stiano le cose, è invece certo che Pita:
pora concepiva la terra come sferica, perchè su
ciò vi è un ampio accordo tra le fonti. Il grande
Schiaparelli diceva che, grazie alle ricerche di
Anassimandro, Pitagora arrivò alla sfericità della
tetra, lasciando dunque al filosofo di Samo il
merito del passo decisivo. Non siamo in grado di
precisare fino a che punto Pitagora sia stato indotto a ritenere sferica la terra dalle sue convinzioni per così dire metafisiche, cioè filosofiche, 0
da ragionamenti o verifiche di carattere scientifico. Per il fatto che egli ebbe il precedente di
Anassimandro io propenderei per la seconda
ipotesi, ma è in ogni caso indubbio che la sferici.
tà della terra si inserisce benissimo nel complesso
delle concezioni pitagoriche, in cui la sfera aveva
un posto privilegiato di forma perfetta. Essa infatti, insieme al circolo, domina nel cosmo pitaporico. Non c'era solo l’unica sfera celeste, quel-
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la, per intenderci, delle stelle fisse: Teone di
Smirne ci informa in maniera categorica che Pitagora fu il primo ad affermare che i pianeti si
muovono lungo circoli indipendenti, e che questi circoli sono tracciati ciascuno su una sfera rispettiva che si muove col pianeta, fisso su di essa.
A questo punto mi sembra che il modo migliore e più sintetico per delineare la cosmologia
pitagorica sia di riportare la descrizione che ne
diede lo Heath, il grande storico inglese della
scienza greca, degli inizi del nostro secolo: "Ri.
sulta probabile la teoria di Pitagora in persona fu
che l'universo, la terra e gli altri corpi celesti fossero sferici di forma, che la terra fosse ferma nel
centro dell'universo, che la sfera delle stelle fisse
avesse una rotazione diurna da est a ovest intorno a un asse passante per il centro della terra, €
che i pianeti avessero un moto indipendente loro
proprio in senso opposto a quello della rotazione
diurna, cioè da ovest a est, Ognuno vede come
tutto ciò altro non sia che il sistema geocentrico,
che dominò l'astronomia fino ad alcuni secoli or
sono (non molti, a pensarci bene), Oggi esso rimane nella pratica e nell'espressione quotidiana
della vita (‘‘il sole sorge, tramonta" e non "la
terra espone al sole questo o quel tratto della sua
superficie". e simili), della terra come sferica situata al centro della sfera celeste si fonda la geografia matematica, disciplina che senza la formulazione del sistema geocentrico non sarebbe
mai potuta nascere: non per nulla la sua origine
vien fatta risalire dalla tradizione proprio a Pitagora. Citerò soltanto una fonte, lo pscudo-
Plutarco, il quale diceva che Pitagora divise la
terra, analogamente alla sfera del Tutto
(avardyms tn rob navrög opalpa) in cinque
zone: ma per realizzare questa divisione, come
ha osservato di recente A. Szabo, è indispensabile proiettare sulla terra i poli, l'equatore, i circoli
tropici celesti e aggiungervi i circoli polari. Questa è appunto la base di partenza della geografia
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matematica; ben presto sarebbe venuta l’individuazione, per mezzo di un sistema di coordina.
te, di qualsiasi punto - cioè di una stella o della
posizione di un pianeta - sulla volta celeste, e di
ogni punto della superficie terrestre: e tutto que.
sto è vigente ancor oggi.
Avvicinandomi alla conclusione, vorrei chiarire un punto che ho già sfiorato. In Pitagora
l'affermarsi della forma sferica non è solo
un'ipotesi scientifica limitata all'astronomia, ma
costituisce un elemento di unificazione per tutta
anche la successione dei pianeti - emetterebbe il
suono più acuto, quella di Saturno il più grave; e
naturalmente le altezze dei suoni erano in rapporto con le distanze di pianeti tra loro e con la
velocità della sfera di ognuno,
Questa e altre teorie una volta formulate fornivano ulteriori stimoli alla speculazione pitagorica. Come l'aver concepito il cosmo fatto di sfere indusse senza dubbio a cercare una migliore
conoscenza della sfera dal punto di vista geomeuna matematica, l'astronomia, la
musica: una simile divisione all'interno del pensiero speculativo nel mondo antico è appena ammissibile da Aristotele in poi. Siamo invece in
trico, così il problema dei rapporti tra le sfere celesti, unitamente ai rispettivi pianeti, portò ad
avanzare nuove ipotesi in materia astronomica,
Forse dalla esigenza di spicgare la frequenza dei
meccanismi dei due tipi di eclissi, come sembra
potersi dedurre da un passo del De Caelo di Aristotele, fu confortata l'opinione di quei discepopresenza, soprattutto, direi, nel caso di Pitagora,
di un'unica concezione, che offre sì gli aspetti
stanza ‘’nobile’’ da occupare il centro dell'uniofa
collegati
verso, La questione era dibattuta all'interno deldall'unico principio del numero. Ad esso si po.
trebbero tuttavia aggiungere la forma sferica,
le due generazioni pitagoriche successive al Macstro: ne abbiamo l'eco nelle due opere platoniche Timeo e Leggi. La tradizione attribuisce al
pitagorico Filolao di Crotone, coetanco di Socrate, una cosmologia nella quale la terra era tolta
dal centro dell'universo, occupato da un ‘fuoco
la visione pitagorica. In questa ultima solo per
comodità possiamo distinguere una filosofia, o
metafisica,
menzionati,
ma
penetrati
ce
che ha realtà geometrica, com'è ovvio, astronomica, come s'è visto, e addirittura musicale con
la famosa dottrina dell'armonia delle sfere. con.
sistente nei suoni sublimi che le sfere celesti proli di Pitagora ai quali la terra non appariva abbanon percepisce perchè ad essi avvezzo fin dalla
centrale’, Questo non era il sole; nondimeno
appare lecito affermare che all'interno della
nascita, ma che, secondo una diffusa leppenda
scuola pitagorica sia stato compiuto il primo pas-
Pitagora era personalmente in grado di udire. La
so verso il sistema cliocentrico, che verrà teorizzato da Aristarco di Samo,
durrebbero nei loro moti, e che il nostro orecchio
sfera della luna » è risaputo che Pitagora scoprì
PITARAGSRA
Demo