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BEATTY \ AS :
GIOVANNI BECATTI
RITRATTO
DI
UN
UESTO busto esposto nel Museo di Ostia
VATE
ANTICO
piuttosto allungata e sono incise le pupille con l'iride a
nella sala 11 Y ha sempre imbarazzato gli
mezzaluna con lo sguardo volto in alto con aria assorta
archeologi,
e quasi ispirata, il cui effetto si conserta con una certa
a
cui ho
sentito esprimere le
opinioni piú diverse in proposito, spingendomi cosi a
magrezza delle guancie, leggermente ma espressivapormi il problema nel raccoglimento ostiense per cermente segnate cla un solco obliquo sotto gli zigomi, e
care
con due rughe sottili incise sulla fronte. Il naso è
piuttosto appuntito e sporgente, gli orecchi sono
resi alquanto sonimariamente.
di
chiarire
la
causa
del
disagio
esegetico e
stilistico.
Fu trovato insieme a frammenti di sarcofagi e a
vari altri oggetti nel riempimento di una delle tombe
fuori Porta Romana nel 1910,?2 ma non è stato finora
L'esecuzione del busto non è certo esperta e raffinata, anzi si distingue proprio per un carattere di schematica e scabra rapidità, fatto tutto a colpi di scalpello
mai pubblicato (fig. 1).
E un busto in marmo lunense, alto 0,47, largo-0,33,
senza gioco di trapano neanche nelle pieghe del manmancante della base e tagliato fino alle ascelle, di un
uomo maturo e barbato; porta un mantello che girando
tello, senza rifiniture, lasciando a esempio intatto il
solco di contorno intorno alla barba, senza levizature
sotto l'ascella, lascia nuda la spalla destra e sulla parte
delle parti nude. Questa acerbità di esecuzione sembra
destra del petto è scolpito un serpentello con la coda
intonarsi peraltro con lo stile del tema e con l’effetto
partente dalla regione del cuore e risalente con ritmo
generale dell’opera; la tecnica cioè, più che dovuta a
ondulato verso la spalla nuda, con il corpo gradatarozzezza di mano, sembra qui una qualità stilistica.
mente ingrossantesi e con la testa eretta verso il collo.
Il
mantello ha semplici pieghe senza
lembi sovrapposti. La testa barbata
rimbocchi e
(figg. 2 e 3) è
Non considererei questo busto opera di un ro::zo
scalpellino
di
periodo
imperiale
perchè
a
questa
tecnica sommaria e cruda si unisce, come ho detto,
volta leggermente verso sinistra rispetto a chi guarda,
una ad>rente comprensione
è di struttura piuttosto allungata, con corti e fitti ricdell'originale a cui questa copia si ispira, chè di copia
del linguaggio formal:
cioli che formano una spessa calotta cinta da una coin un certo senso dobbiamo evidentemente
rona di foglie di alloro intrecciata con bende e con due
per il soggetto tutto particolare e per il contenuto
parlare
gruppi di bacche sul davanti. La corona è piuttosto
schiacciata e nella parte posteriore è modellata molto
sommariamente, come i capelli, che sono invece
stilistico di questo volto.
espressi con maggiori dettagli intorno alla fronte. Si
con trascurato uso del trapano, in genere con leviga-
La tecnica dei più inesperti scultori di ritratti o di
sarcofagi del II o del III sec. d. C. è molto diversa,
bipartiscono al centro orizzontalmente in due ciocche
ture di facile effetto; e qui non si tratta neanche di
divergenti, dalle punte estreme leggermente ricurve
opera non finita. Perciò tale tecnica mi pare che non
e le ciocche adiacenti sulle tempie scendono con rigida
possa riportarsi altro che a un periodo in cui gli sculsimmetria verticale arricciandosi alle estremità in votori romani cominciavano a lavorare il marmo, con lo
lute stilizzate. Ma tutte queste ciocche sulla fronte
scalpello ancora uso a cavar immagini dal travertino
sono compatte e creano un largo arco unitario che delio dalla pietra e non avevano ancora sperimentato, non
mita nettamente la fronte con sorvegliato rigore, scevro
senza l'insegnamento greco, tutte le ricche possibilità
di movimento plastico e di effetti chiaroscurali.
espressive che il materiale più fine offriva loro, pre-
Allo stesso gusto si intonano lo schema e il modellato
sia della barba, a piccole ciocche minute unite e comstandosi a raffinate levigature, a dettagli minuti, a
delicati colorismi, a plastiche morbidezze.
patte, con andamento leggermente serpeggiante che
Dalla sola evidenza tecnica daterei perciò questo
formano una massa aderente dal taglio stondato, in
singolare busto all'incirca in periodo cesariano. E a
cui si vedono divergere con le estremità arricciate
prima vista, questa datazione può sorprendere per il
quelle sul mento, sia dei baffi spioventi ed attorti che
taglio del busto, che farebbe piuttosto pensare a un
incorniciano severamente la bocca.
periodo dalla fine del I sec. d. C. al III sec. d. C.
Le sopracciglia descrivono ugualmente una netta e
vigorosa arcata sottolineata
come attorti.
Il
taglio
dal
modellato
degli occhi
è a
Ma anche per questo elemento tettonico il busto
dei peli
presenta delle caratteristiche particolari che non si
mandorla
armonizzano con quelle dei busti del II e III sec. d. C.
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Infatti, mentre questi nella parte posteriore hanno
e magra del cranio, nella posizione alta della corona,
espressa tutta la curva delle spalle e il petto & modellato nel suo reale volume con piani aggettanti e
obliqui, questo busto ostiense & sul davanti complearcaica dei capelli e della barba, nelle sopracciglia
salienti e attorte, i caratteri evidenti di una creazione
tamente verticale e piatto,
di stile etrusco-italico del IV secolo a. C.
quasi come laminato,
e
nell’asciutta severità delle
forme, nella
stilizzazione
dietro è ritagliato proprio sull’orlo delle spalle come i
Per essere stato riecheggiato a distanza di tempo da un
busti repubblicani e augustei, e anzi è incavato in corcopista romano l'originale non può aver rappresentato
rispondenza della nuca, sicchè in profilo appare stretto,
che un personaggio famoso di cui qualche ostiense
desiderava avere l’immagine, e stile e concezione fanno
pensare alla serie di statue di personaggi della storia
e della leggenda che andarono innalzandosi nel Foro
romano e sul Campidoglio appunto a partire dall’incendio gallico, delle quali ci parlano le fonti, e di cui
abbiamo qualche riflesso nelle monete repubblicane
che il Vessberg ha recentemente ripreso in esame. 4)
verticale e appiattito. Manca inoltre la tabella ansata
o qualche elemento di passaggio tra il busto e il piede,
oggi perduto, che difficilmente sarebbe mancato in
un busto di età imperiale. Questa sagoma così peculiare e insolita in età repubblicana del busto ostiense,
che non è neanche simmetrico nel taglio del braccio
nudo e di quello panneggiato, penso invece che debba
mettersi in relazione con il desiderio di avere una super-
Per arrivare a comprendere e valutare questo singoficie adeguata per scolpirvi il serpente, la cui imporlare busto ostiense bisogna cioè riportarsi a quel clima
tanza simbolica in questa immagine è ovvia.
artistico della Roma repubblicana che è stato per la
Con una datazione in età cesariana contrasterebbe
prima volta intuito e definito
contemporaneamente
infine anche l'indicazione delle pupille con l'iride semida R. Bianchi Bandinelli 5 e da G. Kaschnitz-Weinlunata incisa, ma si deve peraltro notare che non è resa
berg, 9 inquadrandovi la famosa testa del c. d. Bruto
Capitolino, e che oggi va sempre meglio chiarendosi.
Roma nel periodo regio fu semplice e rozza: “ il
culto romano non richiedeva ancora simulacri o templi.
con un incavo profondo o con i due fori di trapano
come nei ritratti imperiali, bensì è segnata leggermente
con lo scalpello e costituisce qui un dettaglio che
riporterei al modello bronzeo a cui questo busto si
Frugale la religione, poveri i riti e nessun tempio alla
ispira.
triade Capitolina elevato al cielo, bensì provvisori al-
Stilisticamente
questo
ritratto
ostiense non
può
se il taglio della barba porterebbe a collocarlo tra
tari di zolle e vasi fittili di Samo e poco fumo di sacrifici e in nessun luogo l’immagine della divinità stessa ,,,
dice Tertulliano del periodo di Numa (Apologeticum,
Adriano e i Severi, rimane impossibile giustificare in
25, 12); perchè, soggiunge,
una tale epoca il ductus dei capelli, la struttura, la
degli Etruschi nel plasmare le statue di culto non aveva
severa intonazione, la rigida composizione, il carattere
ancora inondato la città ,,. Questo simbolico quadro
della Roma dei primi re che si delinea dalla tradizione
varroniana, doveva rispecchiare la realtà. La venuta
da Corinto in Etruria degli artisti greci dai significainquadrarsi in nessuna fase del periodo imperiale; e
sobrio e disadorno, oltre a quegli elementi tecnici e
tettonici cui ho accennato.
L'intonazione stilistica di
questo busto è infatti molto diversa da quella di opere
‘ l'ingegno dei Greci e
classicistiche arcaizzanti adrianee, perchè la sostanza
tivi nomi di Eucheir, Diopos ed Eugrammos al seguito
che si avverte anche attraverso la modesta esecuzione
di Demarato intorno alla metà del VII secolo, con i
non è greca, ma di sapore etrusco-italico.
quali Plinio fa iniziare la plastica in Italia, rappresenta
Se in questa sobria austerità una certa fissità potrebbe
quel vivificatore influsso greco che si manifestò in
invitare a qualche confronto con opere del tardo im-
Etruria in questo periodo sostanziando profondamente
pero, del IV e V sec. d. C., come la stessa statua di
e potenziando vitalmente le qualità e possibilità artitogato del
stiche etrusche.
Museo Ostiense, 3)
contrasta subito con
simili richiami la stilizzazione dei capelli e della barba;
Fu appunto a quest'arte etrusca, la quale con l'inseonde si giustifica l'imbarazzo finora manifestato dignamento greco aveva preso slancio e vigore, che Roma
nanzi a questo busto enigmatico.
In esso non può a mio parere vedersi il ritratto di
dovette il primo avvicinamento all'arte, e le recenti
scoperte vengono a confermare il fondo della tradizione
un qualsiasi cittadino ostiense di periodo imperiale,
varroniana raccolta da Plinio (N. H., XXXV,
ma una creazione romana ispirata ad un originale più
dell'incarico che Tarquinio Prisco commise al veiente
157)
antico e che va datata per ragioni tecniche, tettoniche
Vulca di eseguire in terracotta la statua di Giove e la
e formali nel I sec. a. C.
quadriga del Tempio Capitolino e una statua di Ercole.
Per questa fabbrica del tempio maggiore della città,
che rappresenta la prima grande impresa architettonica
e artistica di Roma antica, furon chiamati d'ogni parte
d’Etruria artefici con il denaro pubblico e con il concorso della plebe, come tramanda Livio (I, 56, 1),
Dobbiamo ora cercare pertanto di risalire da questo
busto all’archetipo a cui si è ispirato lo scultore attraverso quegli elementi stilistici che esso conserva.
Pur nella semplificazione e attenuazione del copista
a me sembra di scorgere nella struttura così allungata
Pagina 3
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)OSTIA, MUSEO
— BUSTO Di
VATE
Pagina 4
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)testimoniando questa piena dipendenza artistica
Curia, di Orazio Coclite nel Comizio, di Muzio Scevola, della statua equestre di Clelia al Portico di Me-
Anche per l’altra notevole impresa architettonica e
del tempio di tipo etrusco-italico di Cerere, Roma si
tello. Piccole statuette espiatorie erano invece quelle
uccisi dai Fidenati nella seconda
metá del V sec. a. C. erette sui rostri e che Plinio
rivolse ad artisti stranieri per la decorazione plastica e
(XXXIV, 23) ricorda tra le piú antiche.
pittorica; e Damofilo e Gorgaso, che firmarono in
greco la loro opera decorativa (Plin., N. H. XXXV,
Queste statue, che dobbiamo immaginare di stile
etrusco-italico, apparivano di un carattere arcaico agli
154), vennero forse dalla Magna Grecia, e sono un
simbolo di quel primo contatto della incolta Roma con
occhi dei cittadini del periodo imperiale, e Plutarco dice
quella di Porsenna &ràuis ual doyamós tH ¿pyacta;
il raffinato ambiente artistico dell'Italia meridionale,
che si aprirà largamente in seguito alle guerre di
cultura artistica romana.
e questa definizione di arcaica semplicita, che possiamo
estendere anche alle altrz, ci assicura che dovevano
essere scevre di ogni sostanza ellenistica, di ogni
diretto influsso greco.
Ma nel V e IV secolo la Roma delle lotte di difesa
e di espansione contro Etruschi, Volsci, Equi, Galli,
Sanniti non sente il bisogno di coltivare l'arte per
tempo di Plinio
non sono che un ricordo letterario per noi,
ad eccezione di qualche debole riflesso nelle monete
allietare una semplice vita, basata sulla spada e sulla
repubblicane, possiamo conoscere la statua di Numa,
attraverso una copia di età imperiale brillantemente
riconosciuta da C. Anti in una statua trovata nella
Roma dall’Etruria in questo periodo delle origini.
artistica che segue nel V secolo, e cioé la costruzione
conquista, e che non mancherà più tardi di agire sulla
legge. “ Gli antichi Romani ,, — dice Strabone (V, 235)
— ‘non si curavano della bellezza, tutti presi da cose
più grandi e più necessarie ,,.
degli ambasciatori
Se molte erano già scomparse al
e oggi
Casa delle Vestali nel Foro,” che il Vessberg ha stra-
Quando Camillo nel 396 prende e saccheggia Veio,
namente ignorato
nel
suo
studio
sulla ritrattistica
le statue degli dei interessano più come immagini di
repubblicana. (figg. 4-5). È interessante notare che
culto che come opere d'arte (Liv., V, 22, 3-7); e
quando Camillo decora la porta di casa con battenti
quando essa fu scoperta nel 1883 il Lanciani la disse
del IV sec. d. C., pensando che potesse riprodurre
bronzei — bottino certo veiente — è accusato di crimine (Plin., N. H., XXXIV, 13; Plut., Camill., 12, 1).
Vezio Agorio Pretestato,% ipotesi accettata dal Grisar; »
e che anche il Marucchi la giudicò di questo periodo
Ma se Roma disdegna l’arte come lusso decorativo,
pensando piuttosto a Simmaco. *% Così, più volte ho
ne comincia a sentire sempre più il bisogno, oltre che
sentito proporre di sfuggita la data del V secolo d. C.
per scopi religiosi, per un fine celebrativo. Dinanzi ai
per il busto ostiense: richiamo significativo, perchè
popoli della penisola di civiltà superiore, come Etruschi,
credo infatti che ci troviamo di fronte a un analogo
Campani e Greci, che va progressivamente sottometproblema stilistico che richiede un'analoga soluzione,
tendo nel IV e nel III szcolo, vuole mostrare anch'essa
indicata co: così fine intuito dall’Anti per la statua
le glorie patrie, vuole celebrare le grandi figure leggendarie e storiche del suo passato che hanno gettato
il tardo impero nella concezione e nella visione torna
le basi della sua potenza presente, e vuole innalzare
a riavvicinarsi all'arcaismo con la frontalità, la fissità,
nei luoghi più cospicui del Campidoglio e del Foro:
l'ieraticità, l'astrazione e la geometrizzazione.
le statue-ritratto onorarie di questi personaggi come
documenti di storia, con una funzione politica ed
un processo, alle ultime conseguenze di una serie di
etica.
di Numa. Richiamo significativo anche, perchè in fondo
Solo che nell'arte della Spätantike siamo alla fine di
esperienze e di conquiste, mentre nell’arcaismo siamo
L'esempio dei Greci di dedicare pubblicamente statue-ritratto di uomini, come i vincitori
di
agli inizi; e il clima spirituale è profondamente diverso.
Olimpia,
Quegli elementi arcaici che sostanziano così stranacome Armodio e Aristogitone, fu poi accolto da tutti
humanissima ambitione, dice Plinio (N. H., XXXIV, 17)
mente tanto la testa di Numa come il busto ostiense,
non vanno dunque riferiti al IV sec. d. C., ma al
esse coepere propagarique memoria hominum, et honores
IV sec. a. C.
Le monete che riproducono l’immagine di Numa
legendi aevo basibus inscribi, ne in sepulzris tantum lege-
(fig. 6) sono molto convenzionali; ma concordano tutet in omnium municipiorum foris
stature
ornamentum
rentur.
tavia con la testa della statua nella struttura alta e ton-
Queste dediche, che la tradizione fa zisalire fino al
VI e V secolo, debbono invece riport2rsi nel clima stodeggiante del cranio, nella striatura dei capelli compatti,
rico celebrativo dal IV secolo in poi.
dovevano concordare anche nella lunga barba spessa,
Forse tra le prime bisogna porre quelle dei sette re
di Roma sul Campidoglio, e un altro gruppo omogeneo
più tardo dovette essere quello degli eroi della storia
leggendaria rappresentata dalle statue di Porsenna nella
nel taglio basso sulla fronte, nella benda regale, e
striata e appuntita, come si vede dalle parti che restano
nella statua.
La
mancanza del
pezzo
della barba lavorato a
parte, forse per un antico restauro, altera purtroppo
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)FIG. 2 — OSTIA, MUSEO — TESTA DEL BUSTO DI UN VATE
3 — OSTIA, MUSEO — TESTA.DEL BUSTO DI UN VATE
(PROFILO)
(PROSPETTO)
quell’aspetto originario che doveva apparire più severo
Pretestato, ‘ ego qui adverterem neque honestati vire più ieratico di quello attuale. Non la direi perciö,
ginum
come fa l’Anti, una variante molto libera della statua
fieri quod Numa auctor, Metellus conservator religiodel Campidoglio fatta da uno scultore di second’ordine
num omnesque pontifices maximi numquam ante merudel II sec. d. C., ma una copia antoniniana che presuperunt, haec quidem silui... „. Non era conveniente che
talia in
viros obsequia
convenire
neque
more
pone quell’originale bronzeo, da cui deriva il tipo monein una casa di vergini fosse eretta l'immagine di un
tale, e che non daterei nel III sec. a. C., come 1'Anti, ma
uomo e questa regola venne
nella prima meta del IV sec. a. C. Il confronto con le
Numa e per Metello, onde erra il Lanciani nel pensare
mantenuta anche per
monete esclude anche in questo caso la possibilita di
che la statua eretta dalla vestale Massima Celia Conconsiderare
creazione
cordia a Vezio Agorio Pretestato, documentata dalla
arcaizzante adrianea, classicistica, perché é chiaro che
iscrizione della statua che alla vestale aveva dedicato
la testa di
Numa
come
una
lo scultore, come nel busto ostiense, si ispira a modelli
in cambio la moglie del magistrato (C. I. L., VI, 2145),
piü antichi etrusco-italici e non greci. Lo scultore
fosse collocata nella Casa delle Vestali, mentre invece
cesariano della testa ostiense aderisce peraltro al moera probabilmente innalzata nella casa stessa di Vezio
dello etrusco-italico più spontaneamente dello scultore
Agorio Pretestato sull’Esquilino. Ma dal passo di Simantoniniano del Numa, che è più classico nel taglio
maco non trarrei peraltro, come fanno il Degrassi e
degli occhi e delle sopracciglia e leviga il volto.
il Bloch,
'® la conclusione che la statua trovata nell'a-
Questa statua di Numa, come ha messo in evidenza
Attilio Degrassi,**) non poteva essere stata
collocata
nella Casa delle Vestali
perchè
trio delle Vestali non possa raffigurare Numa, perché
peraltro
gli elementi tipologici e stilistici mi sembrano invece
Simmaco
sostenere pienamente l’identificazione dell’Anti. Dob-
(Epist., II, 36) dice, a proposito della richiesta delle
biamo infatti tener presente che la statua fu rinvenuta
Vestali di
insieme a quelle delle Vestali accatastata in un mucchio
erigere
un
monumento
a
Vezio
Agorio
Pagina 6
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)presso una fornace per calce nell'atrio e quindi non é
detto che originariamente si trovasse nell'atrio stesso,
sebbene sia logico pensare a una provenienza dalle
immediate vicinanze. Forse era collocata nella Regia,
dove un'immagine di Numa non poteva mancare. 3)
La Regia, come si sa, è adiacente alla Casa delle Vestali, con cui era strettamente collegata, ed è menzionata fino al IV sec. d. C.; può darsi quindi che nel
II sec. d. C. si collocasse nella Regia la statua di Numa,
e che nel IV sec. d. C. dopo Teodosio, quando i luoghi
di culto vengono chiusi e occupati, si siano tolte dai
loro piedistalli le statue delle Vestali e anche quella
vicina di Numa dalla Regia e che si siano ammucchiate
per farne calce in un angolo dell'atrio della casa dove
il piccone Je ha ritrovate.
Le statue dei re di Roma sul Campidoglio vennero
certamente innalzate nel IV sec. a. C., e dovevano costituire un gruppo omogeneo e coevo, eretto in un medesimo momento e per un medesimo scopo celebrativo
e ufficiale, e non in epoche diverse come si è pensato. 14)
Se quelle di Romolo e di Tito Tazio non avevano la
tunica (Plin., N. H., XXXIII, 9), non credo che se ne
possano dedurre differenze cronologiche, ma solo un
desiderio di differenziare in alcuni dettagli le statue
— che erano necessariamente convenzionali trattandosi
di ritratti di pura fantasia — facendone per esempio
alcune barbate, come Numa, altre sbarbate come Anco
Marcio (fig. 7), magari con riferimento intenzionale,
per i più antichi Romolo e Tito Tazio, al primitivo uso
di portare la toga senza tunica, proprio dei prisci
Romani. :5) E riterrei anche poco probabile che le differenze tipologiche dipendano da una tradizione iconografica preesistente per alcuni re, che è molto difficile ad ammettere prima del IV secolo e scampata
all'incendio gallico.
Rispetto alla testa di Numa quella ostiense appare
meno classica, con accento più italico, specialmente
nella struttura, che non ha la pienezza e l'equilibrio
che sostanziano quella del secondo re romano, e presenta invece una asciutta magrezza delle guancie,
uno scarno ovale e un caratteristico allungamento del
cranio stretto e alto nella parte superiore. Ma pur
con queste differenze stilistiche e struttive direi che
ambedue le teste risalgono a modelli del sec. IV, con
un certo intervallo di tempo separante quello più
antico di Numa da quello leggermente più recente di
Ostia. Il legame stilistico e cronologico è peraltro
confermato anche dai dettagli, come a esempio l'arric. ciarsi in volute delle estremità delle ciocche dei capelli,
visibile nei primi ciuffi sulle tempie nella testa di Numa
e meglio ancora in varie ciocche sulle tempie della
testa ostiense. È una stilizzazione, residuo dello stile
severo, che si attarda in ambiente italico e caratterizza
molte opere etrusche del V e IV sec. a. C., specialmente sculture di ambiente chiusino. *®
Il ritratto di defunto sul noto sarcofago ceretano
del Museo Gregoriano, !7) scolpito sulla Aline in una
ieratica fissità da un vigoroso scalpello etrusco, che
daterei ai primi del IV secolo, può rappresentare il
precedente stilistico più immediato e più stretto da
cui muovono le teste del Numa e quella di Ostia, e
chiarire la corrente artistica che ne determinò la creazione in Roma (fig. 8). II Numa, che cronologicamente
si avvicina più della testa ostiense al ritratto del sarcofago, ne differisce forse un po' più come intonazione
per l'influsso classicheggiante,
mentre con esso la
testa ostiense, sebbene più recente, mostra più intime
analogie stilistiche.
Il ritratto di Arnth Paipnas del Museo di Tarquinia (figg. 9-10),"® che può datarsi all'incirca negli
ultimi decenni del IV secolo come l'originale della
testa ostiense, costituisce il più aderente confronto
cronologico e stilistico. Pur nella diversità qualitativa,
trattandosi nel caso del ritratto tarquinese di un’opera
popolare e modesta in nenfro, e in quello dell'originale
della testa ostiense di un'immagine ufficiale in bronzo,
simile — oltre all'intonazione generale e al gusto — è
il ductus dei capelli a piccole ciocche compatte con la
bipartizione sulla fronte e l’arricciamento a volute dell'estremità di quelle sulle tempie, simile il modellato
della barba, la struttura del cranio. Soprattutto per la
barba si può anche confrontare un altro modesto
ritratto in nenfro dello stesso ambiente tarquinese, 19)
che ci aiuta a comprendere il clima artistico in cui è
sorto l'originale bronzeo del busto ostiense, e nel quale
si può porre anche la testina bronzea da Falterona
ora al Museo Britannico, 2) sia per la stilizzazione dei
capelli a ciocche striate, che sulle tempie si arricciano
ugualmente in arcaiche volute, sia per quella della
barba, sia per le sopracciglia che presentano la caratteristica trattazione a cordone striato a spina di pesce
(figg. 11-12).
La struttura così allungata della testa ostiense,
stretta e scarna, richiama anche quella delle immagini
di Tito Tazio sui denari di L. Titurio Sabino dell’87
circa a. C. (fig. 13), 2 di Giunio Bruto e di C. Servilio Ahala = (figg. 14-15), ambedue sui denari di
Q. Cepio Bruto del 59 circa a. C., che devono peraltro
risalire a statue un po’ più recenti di quella ostiense.
Il ritratto di Tito Tazio è una immagine di puro
stile etrusco-italico dei primi anni del III secolo, nella
quale non si avvertono influssi greci, ma che è germogliata su suolo romano da seme etrusco-italico, fresca
e vigorosa, di un aspetto rustico e colmo di vita,
immediato e disadorno, il cui linguaggio formale pare
aderire perfettamente al tema di questo re sabino. Gli
occhi dalle spesse palpebre sono fatti quasi di prospetto
in una arcaica obliquità, che sembra voler rendere
l'impressione prodotta dalla visione del modello bronzeo; le chiome cadono in una spessa calotta di grosse
Pagina 7
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)FIG. 4 — FORO ROMANO
TESTA DELLA STATUA DI NUMA (PROFILO)
ciocche lisce e uniformi prive di qualsiasi arricciatura,
di
ogni
ricerca
compositiva,
di
ogni
5 — FORO ROMANO
TESTA DELLA STATUA DI NUMA (PROSPETTO)
stilizzazione
Se ci fosse conservato il gruppo di creazioni a cui
appartengono gli originali da cui derivano le piccole
decorativa, e vivono del loro solo volume fortemente plaimmagini monetali, esso avrebbe potuto forse segnare
stico, come la incolta e ispida barba. Il Vessberg l'ha
la vetta dell'arte ritrattistica etrusco-italica di questo
avvicinato alla testa di Mastarna della tomba Fran-
III secolo, quando essa conservava ancora intatte tutte
çois; e forse si può confrontare anche più strettamente
le migliori qualità innate, su cui era passato il primo
con una testa della tomba degli Scudi a Tarquinia, 23)
‘soffio vivificatore ellenistico senza alterarne la sostanza;
che daterei appunto nella prima metà del III sec.
prima che sotto i successivi influssi greci vada abbasa. C. L'altro tipo sui denari di T. Vezio Sabino del
sandosi di tono in una più convenzionale Koinè italica
72 circa a. C. è completamente diverso, con impronta
convenzionale e classicistica, tanto che si è pensato
quel forte sapore provinciale, quella incondizionata,
ellenisticizzata, smorzando la colorita vena e perdendo
anche a una derivazione da una statua rinnovata dopo
spregiudicata e prima affermazione di un linguaggio
l'incendio dell’83 (fig. 16).
4)
individualistico, pur sapendo produrre un capolavoro
Nella stessa: corrente artistica, ma di uno stile piü
come l'Arringatore alla metà del II sec. a. C. A questo
maturo, sono invece le immagini di Giunio Bruto e
gruppo del III secolo, fra le opere un po’ più recenti
di Servilio Ahala, che son fra loro strettamente impadei ritratti di Giunio Bruto e di Servilio Ahala, e cioè
rentate come struttura, intonazione,
alla metà del III sec., riporterei la famosa testa bronzea
tipologia e modellato. Hanno i capelli e la barba resi a ciocche midel cosidetto
nute, mosse, disposte in varie direzioni, l’occhio di
una assimilazione di elementi culturali ellenistici sia
profilo si affonda nell'orbita, le guancie e la fronte
nella ricchezza di modellato delle guancie, sia nella
Bruto Capitolino, 2) in cui si avverte
sono ricche di passaggi di piani, con notevole chiarospiritualità della espressione fisionomica, che ha supescuro e con una ricerca espressiva. Queste teste parrato il puro senso veristico, e trascende a una più mache
tura visione psicologica, sia nel raffinato gusto compoha già appreso l’insegnamento ellenistico da cui è stato
lano cioè un puro linguaggio etrusco-italico, ma
sitivo dei capelli con un ductus così sciolto e al tempo
arricchito e potenziato.
stesso
sorvegliato,
già
diverso
dai
immediati,
Pagina 8
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)vivaci e spigliati colpi di stecca delle teste del IV e dei
medico l'attributo del
primi del
serpente appare a volte come genio a
III secolo: mirabile creazione ancora di
insuperato equilibrio tra elementi ellenistici ed etruscoitalici, vibranti di intensa vitalita.
dio della
medicina. E se il
caratterizzare
l'eroizzazione di un defunto, 9 gli è posto accanto
nelle figure sui rilievi, oppure è avvolto intorno alla
Con queste opere del IV-III secolo prese in esame si
base del busto come in quello degli Aterii nel Museo
può dunque confrontare stilisticamente l'originale a
del Laterano, 7 dove
cui ci permette di risalire il busto ostiense; e poichè
esso viene a trovare un inquadramento così preciso
ficato ctonio funerario,
duto
— un simbolo della professione di medico del
il serpente ha un chiaro signie non è — come si
è crenella seconda metà del IV secolo, si pone il problema
defunto,
se ne sia possibile anche l'identificazione con qualcuna
25)
ritratto ostiense.
delle opere ricordate dalle fonti.
Il serpente in quest'ultimo non può dunque avere
altro significato di quello oracolare, mettendolo anche
Gli
elementi
principali
per l'identificazione sono
simbolo
dallo
Helbig
attribuito
anche
al
naturalmente, oltre al tipo e allo stile, la corona di
in rapporto con la corona apollinea; esso, partendo dal
alloro, il serpente e il mantello. La mancanza della
cuore del nostro personaggio striscia in alto verso il
tunica infatti rende molto difficile interpretarlo come
suo collo, rialzando la testa quasi a sibilare all'orecchio
il ritratto di un personaggio romano, poichè abbiamo
del vate — che si volta da questo lato — la sapienza
visto che era del tutto eccezionale e messa in particolare rilievo per le statue di Romolo, di Tito Tazio e
spalla destra distingue perciò a mio parere il ritratto
di Camillo. Quindi più che a una toga senza tunica si
come un
penserebbe a un mantello greco, e quindi all'immagine
trova una significativa conferma nella statua dell’ indovino eleo Trasibulo, della stirpe degli Jamidi, visdi un personaggio ellenico.
divina e profetica.
indovino,
Questo
singolare
un mantis, e
attributo sulla
tale
identificazione
La corona ne sottolinea l'importanza; ed essendo di
suto nel III sec. a. C., che Pausania vide ad Olimpia
alloro con bacche e benda intrecciata, ci riporta piute che aveva una lucertola strisciante sulla spalla destra
tosto alla sfera apollinea. Ma soprattutto il serpente ne
e un cane
specifica più strettamente il carattere. È un attributo
fegato. =) La lucertola,
ai
piedi
tagliato
in
come
due
il
e
mostrante
serpente,
il
aveva un
così singolarmente posto sul petto che deve rivestire
ruolo profetico e dal suo nome veniva
un significato preciso, e che doveva essere chiaramente
stirpe di indovini, detti Galeotai, attivi in Attica e in
intelligibile per gli antichi.
Sicilia. 39
Escluderei senz'altro l'ipotesi già proposta di un
riferimento ad Asclepio, quasi fosse l'immagine di qualquesto busto per l'evidenza degli attributi; e si poche celebre medico, poichè non
affatto
bronzea arcaica, innalzata a sinistra della Curia, era
di
peraltro capite velato, 31) o a qualche vate etrusco ignoto
rientrerebbe
nella concezione antica il mettere
sul
petto
un
Ritratto di un
chiamata una
vate antico direi dunque
trebbe pensare all'augure Atto
Navio,
la cui
statua
Pagina 9
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)che avesse rapporto con un serpente, come in Grecia
Tiresia, che & perd raffigurato cieco.
Un'ipotesi potrebbe esser quella di vedervi l'immagine di Pitagora, derivata dalla statua bronzea che i
Romani al tempo delle guerre sannitiche innalzarono, insieme con quella di Alcibiade, ai lati del
Comizio nel Foro, per responso dell’oracolo
che aveva detto di
collocare
in
luogo
i simulacri del più
sapiente e del
delfico
frequentato
più valoroso tra
i Greci, come tramandano concordemente Plinio 3? e
Plutarco. 33)
Plinio si meraviglia chei Romani del tempo abbiano
scelto Pitagorainvece di Socrate, e Alcibiadeinvece di
Temistocle; ma la scelta di Pitagora come quella di
Alcibiade va naturalmente riportata all'influsso della
Magna Grecia con cui i Romani venivano in contatto,
come mette in evidenza anche il Vessberg, che peraltro
ne deduce anche una provenienza delle statue stesse
dalla Magna Grecia,
considerandole
prodotti
greci
importati in Roma, e testimonianza dell'ellenizzazione
della cultura artistica romana.
Ammettendo l'identificazione con Pitagora del busto -
ostiense, dovremmo invece immaginare la statua bronzea del Comizio un ritratto ideale di ricostruzione,
opera di un bronzista etrusco-italico che parla cioè
un linguaggio stilistico simile a quello dei centri vicini
come Caere o Tarquinia; essa testimonierebbe pertanto ancora la piena dipendenza artistica dall’Etruria
della Roma tutta dedita alla guerra, tutta intenta e
protesa ‘a cose più grandi e più necessarie ,,. Credo
infatti che per parlare di un concreto e diretto influsso
artistico della Magna Grecia nell'ambiente romano
bisogna scendere piuttosto al II sec. a. C.
Le statue di Pitagora e di Alcibiade erano scomparse
se mai inquadrarsi nell'ambiente neo-pitagorico, nel cui
al tempo di Plinio, che sa che erano state rimosse dagli
clima potrebbe trovare una giustificazione e una spieangoli del Comizio quando Silla ricostruì e ampliò
debba necessariamente conseguire la loro immediata
gazione. Il Pitagora ostiense sarebbe pertanto quello dei
neo-pitagorici, poichè riterrei
— se non la corona —
il serpente una significativa aggiunta del copista, esdistruzione, ma più probabilmente un semplice trasendo meno probabile che la statua del Comizio avesse
sferimento, e la sopravvivenza almeno per qualche
un serpente sul petto. Si potrebbe invece pensare che
tempo. Più tardi, forse in seguito a qualche campagna
il copista, dovendo dare solo una abbreviata riprodula Curia; ma da questa rimozione mi sembra che non
esempio al
zione della statua, dal volto ideale, priva di attributi
tempo di Augusto un Anaxilaos di Larisa, pitagorico,
e di iscrizione, avesse cercato di caratterizzarla metcontro il
neo-pitagorismo — quando
a
veniva espulso da Roma e dall'Italia per magia 34) —
tendo sul petto quell’attributo che corrispondeva alla
potrebbe
concezione dei neo-pitagorici del suo tempo, cioè il
darsi che si togliesse di
mezzo la statua
di Pitagora, che pure era stato considerato maestro
di Numa.
Il bustino ostiense per ragioni tecniche e stilistiche
lo daterei, come ho detto, in periodo cesariano. Se si
serpente.
Pitagora infatti era per i suoi seguaci Apollo Iperboreo; e Giamblico 35) dice che
spirito
benefico
appariva come uno
e filantropico e che da alcuni era
accetta questa datazione, si deve presupporre appunto
ritenuto Apollo Pizio, da altri Apollo
una sopravvivenza della statua del Comizio, perchè
altri Medico. Luciano in un dialogo dei morti (20,3)
Iperboreo,
da
sarebbe quella la sola immagine di Pitagora cui il copifa salutare Pitagora da Menippo con le parole: “ salve
sta può essersi ispirato.
o Euforbo, oppure Apollo, o chi preferisci di essere ,,.
Il desiderio di possedere una tale immagine da parte
di qualche ostiense della metà del I sec. a. C. dovrebbe
Il mito di Pitagora è già formato in Aristotele, e si
sviluppa
specialmente
nell'ambiente
della
Magna
Pagina 10
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)TARQUINIA, MUSEO — TESTA DI ARNTH PAIPNAS
Grecia, dove a Metaponto la casa in cui si diceva che
che è in me, aprendoi cieli e rivelando gli oracoli delfosse morto era stata trasformata in un santuario di
Demetra, che Cicerone visitd (De fin., V, 2, 4). Viera
l'augusta saggezza ,,,
annesso un santuario delle Muse, per una chiara rela-
L'ampio intermezzo pitagorico
nel poema di Ovidio riflette significativamente l'interesse per le dottrine neo-pitagoriche che andavano
zione con la concezione musicale
affermandosi
pitagorica. 3 Gli
in
Roma,
dove erano state introdotte
abitanti di Crotone lo veneravano appunto come Apollo
principalmente
Iperboreo, e v'era uno stretto rapporto fra Pitagora
magus, morto in esilio nel 45 a. C., di cui Cicerone
e il santuario crotoniate di Apollo Pizio,
mentre la
festa pitagorica delle Muse vi rivestiva un carattere
ufficiale, 37)
Nigidio
Figulo,
Pythagoricus
et
parla come uomo dottissimo, acer investigator et diligens earum rerum, quae a natura involutae videntur;
tanto
A Metaponto e a Crotone Pitagora dopo morto aveva
da
che, prosegue nel Timeo, 1, denique sic iudico,
post illos nobiles Pythagoreos, quorum disciplina extincta
ricevuto dunque un culto legato intimamente a quelli
est... hunc extitisse, qui illam renovaret. E sappiamo
di Apollo e delle Muse, culto a cui i discepoli avevano
che egli aveva trovato un largo seguito sicchè molti
conferito un contenuto eroico, mistico e morale.
si radunavano presso di lui. #1)
Se la psyche di Pitagora era figlia di Mnesarco, il
E la concreta conferma della diffusione del neonous procedeva da Apollo, #) e la dottrina pitagorica
pitagorismo in Romaa partire dal I sec. a. C. l’avremmo
della tetraktys identificava l'armonia cosmica con l’oranella
colo apollineo della Pizia.39) Nelle fonti neo-pitagoriche
appunto
— come aveva dapprima intuito già il Forbasilica
Pitagora pronuncia sentenze concise e pregnanti come
nari 4) —
il
Apollo, quasi dettate dal tripode delfico;
4°) così ce lo
e da altri,
ha
rappresenta Ovidio nel lungo passo delle Metamorfosi
pitagorici.
a lui dedicato (XV, 61-478):
deum,
Delphosque
meos
ipsumque
recludam
aethera et augustae reserabo oracula mentis (143 ss.).
“ Poichè un dio mi ispira, gli obbedirò parlando
come egli mi comanda, dischiudendo lo spirito delfico
106
Cumont, 43)
visto
un
di
Porta
Maggiore,
dove
seguito
dal
luogo
riunione di neodi
Carcopino
44)
Se la tecnica e il tipo del busto ostiense ci riportano
Et quoniam deus ora movet, sequar ora moventem
rite
sotterranea
alla metà del I sec. a. C. esso verrebbe a inquadrarsi
storicamente in questa prima affermazione del neopitagorismo in Roma; e poichè Ostia non è che un
quartiere
dell’urbe,
quello commerciale,
nulla vieta
di pensarvi diffuso questo movimento mistico culturale religioso.
Pagina 11
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)\
Fi
FIG,
II
— LONDRA, MUSEO BRITANNICO
FIG,
12 — LONDRA; MUSEO BRITANNICO
TESTINA BRONZEA DA FALTERONA
TESTINA BRONZEA DA FALTERONA
Tracce neo-pitagoriche non mancano infatti nel pei pavreta créon del culto apollineo,
45) avrebbe aggiunto
riodo imperiale, come risulta da un acuto esame dell'iscrizioni funerarie greche fatto da Margherita Guarducci, che ha messo in evidenza, almeno in tre casi,
tipici concetti neo-pitagorici di viaggio marino, di
nutrimento spirituale della lira al cui dolce suono l’anima viene rapita nelle sfere stellari, nel cielo stellato.
E mi pare significativo il fatto che nella tomba dove è
stato trovato questo busto fosse anche il sarcofago di
una
Ermione
che,
con
il
marito,
era
certamente
seguace di questa dottrina, come dimostra l'iscrizione
che è del II sec. d. C. Può pensarsi infatti che il busto,
il serpente, chiaro simbolo oracolare.
Tale ispirazione alla statua del Comizio, presupposta
dagli elementi non greci di questo volto, si giustificherebbe forse meglio nel periodo cesariano, in cui
daterei il busto, che non in periodo imperiale, quando
ci aspetteremmo piuttosto un riferimento al tipo di
ritratto ufficiale di Pitagora, che certamente doveva
essere stato creato in Grecia e doveva essersi diffuso
poi anche in ambiente romano attraverso erme e
copie. Quale sia peraltro questo tipo non sappiamo
con sicurezza.
greculi fedeli del mistico verbo, il più alto fenomeno
Si è pensato di riconoscere Pitagora nell’erma del
Museo Capitolino con lunga barba e con una specie di
turbante avvolto intorno alla testa, che mostra alcuni
spirituale religioso prima del Cristianesimo, trasformando con la scienza in “ eroi puri,,, additando all'anima un'ascesi attraverso la musica in una superiore
elementi di stile classico della metà circa del V secolo
attraverso questa copia classicistica. Si deve soprattutto a K. A. Mc. Dowall questa tesi iconografica che si
armonia cosmica, fatta di un numerus assoluto, di un
esszre una conferma indiretta della identificazione probaserebbe sia sul confronto con l’immagine di Pitagora
che compare sul contorniato di Parigi, seduta, ammantata, con lunga barba appuntita e, pare, con un simile
turbante, che non è peraltro molto evidente nelle riproposta
duzioni della moneta; sia sul richiamo ai viaggi in
passato in proprietà di famiglie
neo-pitagoriche, sia
stato deposto poi nel II secolo nella tomba di questi
puduóz universale.
Il pitagorismo di questa iscrizione funeraria potrebbe
per il busto
del
maestro,
che sarebbe
stato
ispirato alla statua più nota esistente in Roma e collo-
Oriente, in Babilonia, in Arabia, in India, in Egitto,
cata, almeno fino a
e sul passo di Eliano (varia hist. 12, 32) lludayógaz 6
Silla, ai lati del Comizio, insieme
con quella di Alcibiade. E poichè Pitagora appariva a
Euros deuziy ¿odia Fodyro ual epdper orépxvov
questi tardi seguaci
quale
yeucody yal axvazupidac. 45) Invero la forma della barba
divino vate profetico, lo scultore alla corona di alloro,
prolissa e appuntita trova confronto con la figura del
come Apollo
Iperboreo,
Pagina 12
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)contorniato e sembrerebbe una caratteristica del tipo
ufficiale greco di Pitagora a giudicare dall'epigramma
di Marziale IX, 47
Raffigura il temenos di Apollo simboleggiato dal pilastro sormontato dal tripode nel fondo, con il centauro
Chirone in centro, il dio Apollo a sinistra che si appoggia
alla lira sostenuta dall’onfalo e che tiene la mano destra
Sic quasi Pythagorae loqueris successor et heres
sul capo in atto di riposo, con a destra l’immagine di
praependet sane nec tibi barba minor.
un sapiente ammantato, barbato, seduto su un diphros
Le altre monete di Soli databili intorno al 180 a. C.,
dove Pitagora compare come una figura stante con mantello, dinanzi a una colonna sormontata dal globo, non
mostrano una barba così prolissa ma sono del resto
molto generiche e non possono offrire elementi utili
per l'iconografia di Pitagora.
Sempre per la presenza delle bende avvolte a cercine intorno alla testa si è visto Pitagora anche nella
pieghevole con sottile bastoncino in mano. 49)
Lo Helbig 5% definì il quadro un’accolta di divinità
salutari e cioè Apollo, Chirone e Asclepio, e recentemente Ludwig Curtius 5% ha voluto riconoscere nella
figura del sapiente Ippocrate. Ma questa figura, come
non può essere Asclepio per la mancanza del serpente,
per lo sgabello su cui siede e per il tipo, che corrisponde
a quello caratteristico e tradizionale del saggio quale
bella testa bronzea trovata nella Villa dei Pisoni a Ercoconosciamo da pitture e mosaici, così mi pare che sia
lano, oggi al Museo di Napoli, 47) ma che ci mostra un
poco probabile identificarla con Ippocrate. Il quadretto
tipo diverso con barba più corta dell’ Erma Capitolina
è opera modesta di un decoratore pompeiano che mette
e con caratteri stilistici risalenti a un originale della
insieme tipi correnti senza una organica composizione
fine del IV primi del III sec. a. C.
e non risale a un originale più antico, quindi, nell'am-
Ma queste identificazioni rimangono molto ipotetiche e comunque è ben difficile che il tipo ufficiale di
di Chirone con Apollo sotto l'aspetto medico mi semritratto di Pitagora creato in ambiente greco potesse
bra troppo dotta e singolare. Il ramoscello che Apollo
essere stato conosciuto dall'artista etrusco-italico che
tiene in mano non è erba medicinale, come pensa il
biente pompeiano del I sec. d. C., una riconnessione
creò la statua del Comizio del IV secolo. E se il busto
Curtius, ma piuttosto alloro, attributo apollineo. Chiostiense si può considerare ispirato a questa statua il
rone è sì l'educatore nella scienza medica ma nell'aspetto
rapporto con l'immagine delle monete di Soli rimane,
più originario e più arcaico, mentre la relazione con
com'è naturale, piuttosto generico e rispetto alla figura
Apollo espressa in questo quadretto la concepirei meglio
del contorniato notiamo differenze nel tipo della barba.
nel campo dell'educazione musicale, 52) tanto è vero che
Forse questa immagine del contorniato può dare una
Apollo ha la cetra su cui si appoggia. Sotto questo
idea della statua bronzea di Pitagora seduto, che sapaspetto di educatore nella musica ci appare Chirone nel
piamo
celebre dipinto pompeiano 53) con il giovinetto Achille,
e come tale credo che sia da ricercare, piuttosto che
sotto quello medico, in Pompei, vicina a Metaponto e
a Crotone, dove Pitagora era venerato insieme ad Apollo
e alle Muse, e in età romana.
esistente
a
Xeusippo attraverso
Costantinopoli
nel
ginnasio
di
l'ecfrasis di
Cristodoro,
+ che
la descrive retoricamente con intonazione neo-pitagorica.
E interessante invece tener presente che il rovescio
del contorniato presenta il busto del Sole radiato con
scettro in unione significativa con Pitagora per ilsuo
Pitagora contrapposto ad Apollo dentro
rapporto con Apollo. E proprio il rapporto con Apollo,
del dio mentre la figura centrale di Chirone potrebbe
che ho cercato di mettere in evidenza, mi farebbe penstare a simboleggiare
l'insegnamento,
la P paideia, spesg
eg
p
sare di riconoscere forse Pitagora in un modesto dipinto
cialmente nell'ordine etico e musicale secondo le dottrine neo-pitagoriche. Anche il sottile bastoncino, più
pompeiano
della Casa
dell’Adonide oggi
Nazionale di Napoli (fig. 17).
108
al
Museo
E allora nel dipinto pompeiano potremmo vedere
temenos
che a un medico come Ippocrate, meglio converrebbe
Pagina 13
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)a Pitagora, simbolo dello studio
delle sfere celesti, attributocon
#7: WEBER SEP
cui è infatti contraddistinto co-
DN
stantemente sulle monete, mentre
>
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ostiense avrebbe caratterizzato la
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nella pittura il chiaro rapporto
materiale con Apollo rendeva superflui gli attributi del serpente
e della corona con cui lo scultore
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A
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Bs
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sua immagine.
Ma anche se nel dipinto pompeiano fosse da vedere Pitagora
non ne
trarremmo
alcun
elemento utile per
la sua iconografia così come il busto ostiense,
2
più che per ricreare l'immagine
del maestro, che qui ci apparirebbe in una redazione convenzionale etrusco-italica, ci interessa piuttosto come espressione
di stile.
FIG.
17 — NAPOLI, MUSEO NAZIONALE — PITTURA POMPEIANA
Così ancora una volta Ostia ci
DALLA CASA DELL'ADONIDE
illumina di riflesso su aspetti di
Roma scomparsa, e con questo busto che considererei
dove la fusione senza ritocchi di bulino, senza ceselispirato a un originale etrusco più antico, raffigurante
lature superflue, conservava intatto tutto il fresco e
un vate, forse Pitagora, ci aiuta a ricreare ai nostri
immediato vigore del modello plasmato con la stecca,
occhi quelle statue bronzee
che andavano
tutto spigoli acuti, tutto colpi di pollice, di un genus
popolando il Campidoglio e il Foro tra il IVeilIII
austerum, in cui l’arte etrusco-italica si consertava
secolo a. C. per mano di artisti etrusco-italici, e che
armonicamente con
immaginiamo magre, asciutte, sottili, vibranti di vitalità;
repubblicana.
onorarie
1) R. CaLza, Museo Ostiense, Itinerari dei Musei e Monumenti
d'Italia, n. 79, Roma, 1947, P. 10, n. 36.
2) D. VacLIERI,
in Not. Scavi, 1910,
p. 21 fig. 8.
3) R. Caza, in Bull. Com., 1942, p. 113 ss. tav. I-III;
Museo Ostiense, p. 13, n. 55.
4) O. VessBERG, Studien zur Kunstgeschichte der Roemischen
Republik, Lund-Lipsia, 1941.
5) R. Brancut BANDINELLI, Il Bruto Capitolino scultura etrusca, in Dedalo, VIII, 1927, pp. 5-35.
6) G. KASCHNITZ-WEINBERG, Studien zur Etruskischen und
Frührömischen Porträtkunst, in Roem. Mitt., 1926, XLI, pp. 133211.
7) C. Anti, Una statua di Numa nella Casa delle Vestali,
Bull. Com., 1919, 47, pp. 211-224.
8) R. LANCIANI, in Not. Scavi, 1883, p. 482; Ancient Rome,
Londra, 1888, p. 169 ss.; Ruins and Excavations of ancient Rome,
p. 232Londra, 1897,
in
9) H. GelaRoma alla fine del mondo antico, Roma, 1908, p. 14.
il
clima spirituale della Roma
16) Cfr. G. Q. GicLi0L1, Arte etrusca, tavv. CCKXXII,
n. 1, CCXXXIV, n. 1, CCXXXV; R. BrancHI BANDINELLI, I
caratteri della scultura etrusca a Chiusi, in Dedalo, 1925, p. 5 ss.
17) G. Q. GicLioLI, Arte etrusca, tav. CCLVI, n. 1-2;
O; VESSBERG, op. cit., tav. XVI, n. 1.
18) M. PALLOTTINO, Tarquinia, in Mon. Ant. Lincei, XXXVI,
1937, fig. 116, c. 459; G. Q. GIGLIOL1, Arte etrusca, tav. CCLVI;
O. VESSBERG, op. cit., tav. XVI, n. 1.
19) O. VESSBERG, op. cit., tav. XVI, n. 2; G. Q. GIGLIOLI,
Arte etrusca, tav. CCLVI.
20) Fr. MESSERSCHMIDT, Untersuchungen zum Mars von Todi,
in Roem. Mitt., 43, 1928; p. 159 nota, e tav. 19-b.
21) O. VESSBERG, op. cit., Tav. I, n. 3 € 4, pp. 120-121.
22) O. VESSBERG, op. cit., Tav. II, n. 1-3 Bruto, n. 5-6
Ahala.
23) Fr. WEEGE, Etruskische Malerei, Halle 1921, tavv. 53-55;
G. KASCHNITZ—WEINBERG, in Roem. Mitt., XLI, 1926, Beilage
XXIV, c.; M. PALLOTTINO, Tarquinia, Mon. Ant, Lincei,
10) O. MaruccHI, Nuova descrizione della Casa delle Vestali,
Roma, 1887, p. 58.
XXXVI, 1937, c. 428.
24) O. VESSBERG, op. cit., p. 121.
11) A. Decrassi, Appunti all'iscrizione onoraria di Flavio
Giunio Quarto Palladio, in Rivista di Filologia, 1928, LVI,
25) G. Q. GicLioLi, Arte etrusca, tavv. CCLIV, CCLV;
O. VESSBERG, op. cit., pp. 123-124.
26) W. HELBIG, Fuehrer, Roma, 1913, II, pp. 1-2, n. 1142
rilievo del Laterano; Roscuer, Lexicon, I, 2, p. 2461 ss. e p. 2582.
27) A. HEKLER, Bildniskunst, tav. 225 a; ARNDT-BRUCKMANN, Portràts, n. 747.
28) W. HeLBiG, Fuehrer, Roma, 1913, II, p. 35 nota
ai nn. 11951196 busti degli Ateri.
29) Paus. VI, 2, 4; VI, 14, 9, VIII, 10, 5; BELOCH, in Hermes,
1900, XXXV, p. 264; RoscHER, Lexicon, s. v. Galeoi, c. 592 ss.
p.
519.
12) H. BLOCH, J bolli laterizi e la storia edilizia romana, in
Bull. Com., LXVI, 1938, p. 214 cap. 7.
13) G. LucLi, Roma antica, il centro monumentale, Roma,
1946, pp. 212-215 con bibl. rel.
14) O. VESSBERG, op. cit., pp. 83-84.
15) GeLLius, 6, 12, “viri autem Romani primo quidem sine
tunicis toga sola amicti fuerunt ,,.
Pagina 14
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)30) RoscHER, Lexicon,
s. v. Galeoi, Galeos, Galeotai,
cc. 592-597.
31) Liv., I, 36, 5; Dion. HAL, 3, 71; PLIN., N. H., 34, 21; O
VESSBERG, op. cit., pp. 11 e 85.
43) Fr. Cumont, La Basilique souterraine de la Porta Maggiore,
in Revue Archeologique, VIII, 1918, pp. 52-73.
44) J. CArcopıno, Encore la Basilique de la Porta Maggiore,
in Revue Archeologique, XVIII, 1923, pp. 1-23.
45) K. Baus, Der Kranz in Antike und Christentum, Bonn
1940, p. 28 ss, e anche L. Deusner, Die Bedeutung des Kranzes
in Klassischen Altertum, in Archiv für Religionsgeschichte, 30,
1933, N. 70-104.
46) ARNDT-BRUCKMANN, Portraets, tavv. 151-152; STUARTJones, Cat., p. 251; A. HEKLER, Bildnisskunst, tav. 9; K. A. Mac
DowaLL, A Portrait of Pythagoras, in Papers British School
Rome, III, 1906, pp. 307-314; K. ScHeroLD, Die Bildnisse der
antiken Dichter Redner und Denker, Basilea, 1943, pp. 160-161,
erma del Capitolino n. 1, pp. 172-173, n. 19 contorniato; n. 17-18
monete di Soli.
47) ARNDT-BRUCKMANN, Portraets, tavv. 153-154; Guida
Ruesch, p. 882; J. J. BernouLLI, Griechische Ikonographie, II,
p- 17; K. ScueroLD, Die Bildnisse der antiken Dichter, Redner
und Denker, pp. 100-101.
48) Curistop., Ecphrasis, Ant., Graeca, ed P. Walrz, Parigi,
1928, v. 120-124.
32) PLIN., N. H., 34, 26. Invenio et Pythagorae et Alcibiadi
in cornibus comitit positas, cum bello Sannitico Apollo Pythius
iussisset fortissimo Graiae gentis et alteri sapientissimo simulacra
celebri loco dicari. Eae stetere donec Sulla dictator ibi curiam faceret.
Mirumque est, illos patres Socrati cunctis ab eodem de sapientia
praelato Pythagoran praetulisse aut tot aliis virtute Alcibiaden et
quamquam utroque Themistocli.
33) Plut., Numa, 8, 20: abrol 8’ dxnxdapev mod by ‘Pour
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tiv 8: Tludaryópos.
34) Hieron. Chron.
Olymp.
188,
I:
Anaxilaus
Larisaeus
Pythagoricus et magus ab Augusto urbe et Italia pellitur.
35) P. Boyancé, Le culte des Muses chez les philosophes Grecs,
Bibl. Ecole Française, 141, 1937, p. 233 ss. per il culto di Pitagora; A. DELATTE, Études sur la littérature pythagoricienne, p. 261
per Apollo-Pitagora.
36) A. B. Cook, Zeus, II, p. 221-231. Egli considera Pitagora “as Apollon reborn ,,.
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37) IambL., v. Pyth., 6, 30: xal usta tev Seay viv IIvdayöoxv
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38) Fr. Cumont, Le symbolisme funeraire, p. 197; J. Levy,
49) O. ELIA, Pitture murali nel Museo Naz. di Napoli, p. 81 ss.
Recherches sur les sources de la légende de Pythagore, 1927, p.8.
181; Guida Ruesch, n. 1393.
50) W. Hetsic, Wandgemaelde, p. 54, n. 202.
39) P. BOYANCÉ, op. cit., p. 100.
40) J. Levy, Recherches sur les sources de la légende de Pythagore,
p.
51) L. Currius, Miszellen zur Geschichte des Griechischen
Portraets, in Roem. Mitt., 59, 1944 (1948), pp. 25-30.
132.
41) PauLy—Wissowa, Real
Encyclopaedie,
XXXIII,
s. y.
52) Cfr. PauLy-Wissowa, A. E., s. v. Chiron, c. 2302 ss.
Nigidius, c. 200 ss.
(Escher), RoSCHER, Lexicon, s. v. Chiron, c. 888 ss.
53) G. E. Rizzo, La pittura ellenistico-romana, tav. LXXXV.
42) G. Fornari, Not. Scavi, 1918, pp. 30-52.
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SERGE
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