Volledige tekst tonen19 pagina's
Pagina 1
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)AU SILVA,R
TI PYTHAGOREAN CONCEPTS AND MEASURE IN
ANCIENT ARCHITECTURE
SO CRITICA D ARTE, 1975, 40, 139, p 62-80 _
PITAGORISMO E METRICHE
Atem Gechun?
ARCHITETTONICHE NELL'ANTICHITA
RLADCGIA'HRIA.ERLTNOIAECAFEVIDARILETNEOCZREHI f1sX(NaeAu3crinociL9voIela)o,
SIVA,R.
1Gen9aio7-Feb5raio
loro pretesa oggettività 4.
Nel secolo scorso D. R. Hay
sviluppò un vasto sistema, fondato
sulla «legge » pitagorica dei numeri, che, nelle intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto essere una
sistematica «Scienza della Bellezza » 5; i lavori dello Hay ebbero
successo ¢, insieme con le opere di
molti altri studiosi dello stesso indirizzo 5, hanno contribuito a diffondere questa Aunstwissenschaft pitagosede teorica, dal momento che querizzante.
sto trasferimento di valori estetici
presupporrebbe che i Greci considerassero autonoma soltanto la musica, mentre le altre arti avrebbero
dovuto limitarsi ad accogliere quanto da essa veniva elaborato.
Per la cultura ellenica il rapporto
architettura-musica non si può dunque configurare altro che in termini squisitamente pitagorici, come
Il limite di queste ricerche sta
nella volontà, stimolata da romantico entusiasmo, di scoprire leggi
fondamentali e invariabili che ricscano a spiegare contemporancaadesione
comune
di
queste
due
«arti» al valore paradigmatico e
cosmopoietico dei numeri, gencratori ed indici di ogni struttura
\AS 1q 5
armonica sia naturale che artificiale. Non si tratta perciò di fusione
e tanto meno di « confusione » tra
le diverse forme espressive, ma di
una basilare unità dei linguaggi
che, scaturendo indifferenziati dalla
medesima sorgente, mirano concordi
alla mimesis, cioè alla ristrutturazione della realtà organica su basi
ideali ®,
Bisogna però subito notare che
anche l’interpretazione dell’architettura greca in chiave pitagorica, per
quanto del tutto giustificata sul
62
piano teorico, è stata orientata in
senso mistico o simbolico da molt’
studiosi che hanno compromesso |;
Per comprendere a fondo gli
stretti legami che, nella civilta ellenica, uniscono i canoni delle arti
visive e della musica !, bisogna anzitutto liberarsi dall’atteggiamento romantico che considera la presenza
di sostrati « armonici » come risultato di esperienze individuali, dovute al fascino esercitato dalla musica sull’animo dell’artista, che tradurrebbe in forma concreta ciò che
i suoni già esprimono nel loro linguaggio. Per quanto riguarda l’architettura greca, la lettura romantica, che, in certo modo, assimila
gli edifici a veri e propri «spartiti » 3, è insostenibile non solo sul
piano pratico, poiché è ovviamente
impossibile tradurre un brano musicale in architettura, ma anche in
comprensione dei fatti artistici at
traverso la sovrapposizione di formule pseudoscientifiche, ben più
dannose di qualsiasi interpretazione
apertamente romantica a causa della
mente arte e natura in un
unico
quadro della realtà; presupposto
che comporta, sia pure in diversi
gradi, l'adozione di criteri antistorici.
Secondo
queste interpretazioni
sembra che la mentalita scientifica
propria della nostra epoca sia stata
corrente anche nell’antichità e che i
pitagorici abbiano dettato legge incondizionatamente, creando un lessico programmatico
{forme « armoniche » usato da og architetto 7,
che, in tal modo, sarebbe stato guidato passo per passo dal musicofilosofo. A parte la poca credibilità
di queste ipotesi sul piano storico,
un’interpretazione di tal genere svaluta a fondo gli architetti greci ridotti, per usare una caustica espressione del Milizia, a discepoli dei
«maestri di cappella » $.
Non sono d’altronde da trascu-
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)pitagorismo
e architettura
rarsi i meriti dello Hay e poi del
Ghyka, che consistono nell’aver sottolineato, sia pur troppo unilateralmente, le relazioni esistenti tra
l’architettura greca e le dottrine
pitagoriche. M. Ghyka, pur facendo
troppo affidamento sulle « demiurgiche » proprietà della sezione aurea
e sulla presunta corrispondenza tra
della stessa dottrina pitagorica ', €
tanto meno in formule criptiche !',
ma solo in positivi contatti di pensiero, mutevoli nel tempo e dotati
arte e natura, più che sostenere un
La segretezza dei circoli pitagorici deve essere infatti considerata
non come espressione di deteriore
misticismo, ma come frutto di quel
riserbo che, presso i Greci, caratterizzava le attività più alte dello
spirito, attività che bisognava esercitare lontano dal volgo, il quale,
non comprendendole, le avrebbe
disprezzate, offendendo così la natura divina della conoscenza.
Questo carattere religioso-iniziatico della cultura greca trovò stimolo ed alimento nella progressività della ricerca scientifica che
attinge gradualmente méte più alte
e logicamente connesse, ma solpunto di vista esclusivo, si sforza di
dare una corretta interpretazione
storica ai fatti artistici presi in
esame.
Al contrario, gli schemi con cui
D. R. Hay cerca di ricostruire la
struttura progettuale del Partenone
o del Theseion rivelano la loro natura antistorica proprio in quegli
aspetti
che
apparentemente
sembrerebbero fornire una conferma
alla validità della tesi: l’impeccabile
articolazione dei nessi proporzionali «scientificamente » elaborati
appare infatti come un prodotto di
laboratorio, ben lontano dalla chiarezza sorgiva propria di qualsiasi
forma espressiva della cultura ellenica; ed inoltre la perfetta rispondenza degli schemi agli edifici testimonia, senza possibilità di appello,
l'uniformità artificiosa di quest’analisi *» Non si tratterebbe, secondo lo
Hay, di semplici relazioni tra i nudi quella determinazione ed
evidenza logica che, essendo caratteristiche della cultura greca, non si
capisce perché dovrebbero venir
meno proprio in questo caso.
tanto in epoca tardo antica si difposti teorici, che, tra l’altro, possono
vantare referenze pitagoriche piutfusero dottrine mistiche come, ad
esempio, il neopitagorismo, l’ermetismo e lo gnosticismo,
che teorizzavano l’esistenza di una dimensione fisicamente inconoscibile, la
cui comprensione poteva essere raggiunta mediante pratiche magiche
e riti esoterici !2,
La ricerca dei sostrati « armonici» nell’architettura greca, per
obiettive esigenze critiche, dovrà
dunque tenersi lontana da ogni
pretesa di scoprire formule onnicomprensive e sistematiche e dalla
tentazione di svelare affascinanti
mondi segreti, mentre dovrà avere
tosto vaghe.
costantemente presente l’interdipen-
Se le relazioni tra architettura €
pitagorismo, almeno in certe circodenza dei vari campi della conoscenza e la loro omogeneità, senza
stanze storiche, non possono essere
postulare niente di diverso da quello
che il panorama culturale di una
certa epoca può offrire.
meri che «compongono la gamma
musicale pitagorica e le strutture
architettoniche, ma di un ben congegnato sistema di sequenze « armoniche », la cui credibilità, a. mio
parere, è inversamente proporzionale alla complessità dei presupmesse in dubbio, non appare però
lecito cercarle al di là dei limiti
Pagina 3
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)l. Samo, Hekatompedon I: pianta.
Questo
gli altri disegni sono di Silvana Gabrielli
Franco Bartoli,
e
e
concezione statica della realtà, probabile retaggio di cosmogonie protostoriche a cui è forse legato anche
il simbolismo della triade, della decade e dei loro multipli.
Queste formule metriche non sono
|
0
4
}
4
+
ut
i
J
5
10
î
ancora sostrati « armonici » nel senso pieno del termine perché manca
una
L’impiego da parte degli architetti greci di proporzioni armoniche
latamente delle analogie
presenta
organizzazione
raziomusicale
pitagorico
pur basandosi su
che permette,
un limitatissimo
con la scelta dei luoghi per l’edifiuso di consonanze — le symphoniae,
cazione dei templi: sembrerebbe
infatti costante la determinazione di
secondo
eleggere come arce sacre i luoghi
più ricchi di attrattive naturali e
di intonare l’edificio all'ambiente
circostante mediante accurate relazioni proporzionali e paesaggistiche,
mentre
una riflessione più attenta
rivela chiaramente che l’ubicazione
e le proporzioni dei templi sono determinate
da
motivi
strettamente
religiosi 18,
Come
Phorror
l’ambiente
dei
suoi
è
sacro
boschi
o
per
per
la
presenza di fonti in cui s’annida
‘una divinità, così i numeri, le proporzioni sono garanti
di
quell’acla
tradizione
sono
soltanto
nere,
attraverso
pitagorica,
cinque:
diatessaron,
diapente, diapason, diapason-diapente,
disdiapason, e sono tutte comprese
nei primi quattro numeri della serie
naturale, la tetraktys 18 — di ottele
combinazioni
possibili, una vasta gamma di variazioni.
Il pitagorismo ha probabilmente
attinto i suoi elementi fondamentali
da questa cultura « protoscientifica »,
organizzando
e
sviluppando
quanto, in origine, non doveva essere altro che un complesso d’intuizioni
rivestite
di
significati
religiosi 1%,
cordo cosmico per cui dèi e uomini
entrano in contatto #, Alle origini
della prassi architettonica ellenica
La fortuna della triade, ad esempio, potrebbe essere spiegata col
fatto che essa rappresenta la forma
non si può propriamente parlare di
più semplice di simmetria bilaterale
proporzioni,
implica
e contemporaneamente la più elela relatività delle quantità considerate e che si affermerà ad opera dei
poiché non v’é dubbio che il posto
pitagorici ®,
‘invariabili
concetto
nel
che
ma di numeri sacri,
non solo nella consistenza monadica,
valore
ma talora anche
metrico,
formato da
embatéres 5%, come accade, ad esempio, negli hekatömpeda, dove la misura è fissata stabilmente in
base
ad un modulo fisico.
Questa fase affonda le sue radici
cultura egiziana e orientale
nella
ed è legata all’uso di griglie modulari
64
precisa
nale e la flessibilità tipica del sistema
rigide 7,
uso
che
riflette
una
mentare
disposizione.
gerarchica,
centrale sia privilegiato; la decade
invece, a parte l’innumerevole serie
di pregi che vi troveranno i pitagorici 2°, deve proba
fascinó primitivo «affi
dita,
strumento
istintivo
di
calcolo 21.
I multipli di questi numeri potenziano la dynamis ?? contenuta nelle
loro basi (pythménes), come ad esempio il 100, che unisce la potenza della
triade a quella della decade, poiché
Pagina 4
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)pitagorismo
e architettura
2. Samo, Hekatompedon II: pianta.
i primi quattro interi sommati danno 10, mentre se vengono singolarmente elevati alla terza potenza la
loro somma é 100.
Tutte queste proprieta dei numeri, facilmente osservabili mediante il raggruppamento di oggetti
omogenei, da un lato potevano
entusiasmare per il loro « misterioso »
manifestarsi,
che
dava
0.0
0
0
e
©
©
©
®©
evoluzione poiché non era connaturato alla cultura ellenica: già
anticamente si distingueva infatti
tra il modo di pensare degli Egiziani, fondato su strutture rigide, €
quello dei Greci, sempre alla ricerca di un adeguato rapporto tra
ideale e reale *,
Una spinta notevole verso ia liberazione dai vincoli delle norme
culturali, o meglio verso una trasformazione di queste norme in un
codice articolabile secondo esigenze
varie e mutevoli, si ebbe quando si
sentì la necessità di costruire gli
edifici sacri in pietra.
Tutti i problemi strutturali, che
i primi costruttori avevano risolto
empiricamente, si dovevano ora affacendo i conti con la
diversa disponibilità del nuovo mao
e
e
©
o
0
©
o
©
o
o
o
o
o
o
e
o
e
o
o
o
0.00
©
0
o
o
0
8
©
©
©
+
Ht}
all'operatore la sensazione di dominare magicamente le leggi che si
profilavano dietro la barriera opaca
dei corpi *; dall’altro fornivano lo
spunto, attraverso le configurazioni
geometriche assunte dai calculi, per
un’applicazione spaziale. L’uso di
questi schemi geometrico-sacrali nell’architettura arcaica, per quanto
fosse ancora lontano da qualsiasi
deteriore misticismo, rischiava di
cristallizzare ogni vitalità creativa
in formule vincolanti e di spengere
conseguentemente ogni attività di
ricerca volta all'acquisizione di nuove forme.
Quest’orientamento intellettuale
era però destinato ad una precoce
frontare
0.06
10
5
teriale e con la necessità di mantetenere costanti le misure sacre ”,
Mentre per i secoli anteriori
al VII l’estrema scarsità dei dati a
nostra disposizione rende faticosa e
punteggiata d’ipotesi una ricostruzione, sia pur sommaria, dei canoni
proporzionali, durante il VII e
ancor più durante il VI secolo possiamo seguire con maggiore esattezza lo stabilizzarsi di una procedura comune, le cui norme, pur
senza sostanziali variazioni, subiranno continui
ritocchi
fino al
raggiungimento del tipo « classico »,
la cui omogeneità, peraltro, è relativa poiché sussistono all’interno
della regola infinite possibilità di
variazione.
Nella prima metà dell’VIII secolo fu costruito a Samo l’/erazon,
il più antico tempio greco a noi
noto: questo edificio consisteva in
un mégaron lungo 100 piedi e largo
20 (m. 32,86 x 6,50), sorretto al
centro da una serie di sostegni lignei
su cui poggiava la trave maestra,
direttrice assiale dello spazio, ed
era forse circondato da una peristasi * (fig. 1).
Nell’Heraion di Samo troviamo
già applicata la misura sacra di 100
piedi, che sarà caratteristica pressoché costante del tempio greco
fino al prevalere di una più duttile
teoria proporzionale: in tutti gli
hekatémpeda, infatti, il piede, modulo
fisico, viene moltiplicato per co65
—__——’’’’Tecc-crierrr rr
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)3. Olimpia, Heraion: pianta (1 : 400).
questo proposito sono |’ Hekatémpedon
u
st
at
y
stanti numeriche, ottenendo
misure investite di significati
così
religiosi.
Sulla base di queste convinzioni
il pitagorismo costruirà una scienza
caratteristica che chiamerà Teologia aritmetica. Questa dottrina verrà
esposta per la prima volta in maniera sistematica da Archita di
Taranto ?*, ma le sue radici affondano nella più remota tradizione
ellenica come dimostrano le misure
del primo Heraion di Samo e dei
successivi hekalémpeda, dove la presenza di proporzioni culturali, come
accade
anche
nei
canoni
plastici
indiani di derivazione ellenistica 38,
è garante delle interrelazioni cosmiche e di conseguenza consente al
fedele di entrare in contatto con la
divinità e di veder
proprie preghiere.
esaudite
le
I simulacri degli dei, in quest’epoca, non erano considerati come raffigurazioni culturali, ma impersonavano letteralmente la divinità, tanto
che le statue venivano lavate, vestite
e cibate come esseri viventi 39;
di conseguenza il tempio era la
luna e le stelle erano ruote piene
di fuoco *? i cui raggi stavano nella
proporzione di 9: 18: 27.
La costante delle proporzioni cosmiche di Anassimandro é il numero 3, e tutto induce a credere che
i costruttori dei templi di Samo e di
Thermos, e forse anche molti altri
a noi ignoti, abbiano attinto come il
pensatore milesio ad una fonte risalente ad epoca più antica.
E interessante notare che in queste proporzioni song
già contenute
tre delle pink Joss pitagoriche
(diapason = 2 : 1;
diapente
stinte, non é da escludere che anche
il tempio sia stato identificato con
il cosmo proprio in virtü delle sue
— 3: 2; diapason-diapente = 3 : 1)
e ciò dimostra che in quest’epoca
ci si rendeva conto, con finissimo
intuito, che le ptBorzioni « armoniche » sono quelle generate da
piccoli numeri ®, anche se non è
possibile affermare con sicurezza
che ciò fosse in relazione con l’acustica.
proporzioni.
Due casi
La proporzione numerica tra le
colonne di questi templi sembra
« casa » in cui il dio o la dea dimoravano,
€,
come
personalita del
66
II
di Samo, (fig. 2), costruito
dopo il 670 sopra il tempio di Era
distrutto da un’inondazione, e il
tempio di Apollo a Thermos, risalente all’ultimo terzo del VII secolo.
In ambedue questi templi la cella,
lunga 100 piedi, è circondata da
una peristasi le cui colonne, disposte
in rapporto di 1:3 (6x 18 a
Samo; 5 x 15 a Thermos), riflettono un'antichissima cosmologia di
cui troviamo una precisa elaborazione nel pensiero di Anassimandro
di Mileto, vissuto nella prima metà
del VI secolo 3°,
Anassimandro, che, secondo alcuni, fu il primo a disegnare il cerchio
della terra e dell’acqua ed anche a costruire un globo dei cieli 1, affermava
che la terra aveva la forma di un
cilindro la cui altezza era un terzo
della larghezza; mentre il sole, la
la
statua
e
la
dio non erano dimolto
interessanti
Pagina 6
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)4. Selinunte,
Tnu—n
inoltre anticipare la symmetria tra
gruppi di monadi che, sulla scia del
pensiero pitagorico, si affermerà
incontrastata nel V secolo 54,
Già durante il VI secolo, però,
si assiste ad una progressiva ma decisa modificazione dei primitivi canoni architettonici, ben rilevabile
nonostante la rarefazione dei monumenti. La proporzione triplasia
tra le colonne della fronte e quelle
dei fianchi, caratteristica dei templi
iù antichi, si fa approssimata:
nell’Heraion di Olimpia (fig. 3),
la peristasi (6 x 16), pur essendo
prossima al rapporto | : 3, non lo
rispetta integralmente, e così accade
nel tempio C di Selinunte (6 x 17)
e nel tempio di Apollo a Siracusa
(6 x 17), finché, nella seconda metà
del secolo, anche questo rapporto
approssimato tra fronte e fianchi
viene abbandonato a favore della proporzione pollaplasiepimorica
(doppia più una parte aliquota).
L’abbandono graduale dei canoni
più antichi è probabilmente determinato dal prevalere di una nuova
sensibilità spaziale e da motivi tecnici, connessi all'impiego della pietra, che non consentivano di mantenere proporzioni slanciate; di qui
la ricerca di una modulazione adatta
alle nuove esigenze architettoniche
e, contemporaneamente, giustificabile sul piano religioso %.
Il pitagorismo, che si affermò
nella seconda metà del VI secolo,
dette una risposta a questi interrogativi e fu in grado di fornire una
formula cosmologica aderente.
Non si tratta, in questo caso, di
un’indebita intromissione ideologiza, ma semplicemente della razionalizzazione e della giustificazione
teorica
di
quanto
gli
architetti
avevano già raggiunto attraverso i
loro sforzi: la symmetria armonica,
basata su rapporti numerici, viene
Acropoli,
Tempio
C:
pianta
pitagorismo
e architettura
le
e e o o o o o e 0 0 0 0 0 0 ©.
=
|
|
as
Li
infatti a prendere il posto della
più antica symmetria di embatéres,
rendendo più fluido il linguaggio
architettonico e dando la possibilita
di variarlo secondo le norme di
una superiore disciplina.
Per quanto, come é stato accennato, non siano mancati i tentativi
degli studiosi per individuare le
«leggi
armoniche »
che
regolano
l'architettura greca, fino ad ora le
soluzioni proposte difettano spesso
di precise referenze storiche e, per
lo più, si escludono a vicenda *.
« armoniche »,
Le proporzioni
grande scoperta della scuola pitagorica, debbono la loro fortuna
presso gli architetti — fortuna destinata a durare almeno fino al
XVII secolo 3° — alla loro duttilità,
che ne permetteva l’impiego in base
alle esigenze più varie.
I tipi di proporzione (proporzione
s'intende nel suo vetusto significato),
secondo la dottrina pitagorica 88,
sono cinque: pollapläsios, epimérios,
epimerés, pollaplasiepimérios, pollaplasiepimerés; le consonanze musicali
sono
.generate esclusivamente dai
generi pollaplásios ed epimórios ®, rimengono rigorosamente esclusi dal
campo armonico l’epimerés e il pollaplasiepimerés, mentre il pollaplasiepimérios, pur non essendo generatore di symphoniae, è da considerarsi
come sintesi dei due generi di consonanza. Il genere pollaplésio (multiplex) si ha quando si mettono in
Pagina 7
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)E MMM] 0000000000
rapporto due valori multipli (2 : 1;
3: 1; 6: 2 ecc.); Pepimórios (superparticularis) si ha quando il valore
maggiore contiene il minore e lo
supera di una parte aliquota (3 : 2;
4: 3; 6 : 4 ecc.); il genere epiméres
(superpartiens) è dato dal rapporto
tra due valori di cui il maggiore
contiene il minore più una parte
non
aliquota
(5: 3; 8: 5 ecc.);
i generi pollaplasiepimörios e pollaplastepimerés (multiplex superparticularis e
multiplex superpartiens) sono dati dalla
combinazione di due generi d’inegualità.
Questi sopra elencati sono detti
generi di maggiore inegualita (maiores inaequalitates);
invertendo i valori dei rapporti, in modo che le
ineguaglianze divengano minori dell’unità e quindi «difettive», si
hanno i generi di minore inegualità
68
(minores inaequalitates), che si de
gnano con gli stessi nomi dei mi
giori preceduti nella terminolo;
greca da Aypo — e in quella lati
da sub —. Le minores inaequalite
per il loro carattere privativo n
sono atte a produrre armonia
rivestono quindi interesse più F
la matematicayche per la musica
Le console su cui si basa
sistema
musicale
pitagorico
so
comprese nei primi quattro nume
tre di
esse
pason 4:
1;
(diapason 2: 1; disd.
diapason-diapente 3
appartengonogal
:
genere pollapldsi
le altre fa 3 : 2; dial
saron 4 : 3) all’epimérios 4.
Il grado di consonanza di ques
symphoniae è facilmente verificab;
mediante un ingegnoso procedime
to che Porfirio ** attribuisce ai pit
gorici Archita e Didimo: basta i
Pagina 8
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)pitagorismo
e architettura
fatti sottrarre un’unità a ciascuno
del genere pollaplasiepimörios, 0,
più
dei due termini che formano ogni
raramente
ad
consonanza, dopo averli
Egina, Heraion II di Argo, «Basilica»
di Paestum, [fig. 11] Olympieion
di Agrigento), del genere pollapläsios
ridotti ai
minimi
termini (pythménes), e poi
sara più consonante la
symphonia che dara la somma minore (ad es.: la diapason, 2: 1, é
sommarli;
(diplásios),
l’operazione
sopra
riferita
nel primo caso dà come risultato 1,
nel secondo 3).
Se osserviamo ora attentaménte i
templi
greci
della
madrepatria
e
delle colonie occidentali, dalla seconda metà del VI secolo fino alla
metà del IV,
|
possiamo facilmente
mentre
Aphaia
mancano
quasi
del tutto proporzioni di altro tipo.
più consonante della diapente, 3 : 2,
poiché
(tempio di
Nella seconda metà del VI secolo
prevalgono
peristasi
di
o
6 x 15
di
« allungate »
6 x 14
colonne,
dove il rapporto tra i fianchi e la
fronte è del genere pollaplasiepimérios,
ma non ridotto ai pylhménes, come
invece avverrà nel V secolo (6 x 13;
8 x 17).
Quest’ allungamento
« arcaico »
nei templi
constatare che nella peristasi il rapcompare,
porto tra le colonne della fronte e
quelle dei fianchi è quasi sempre
gesta, di Era II a Paestum * (fig. 12),
ad
esempio,
A, E, F di Selinunte (figg. 5-8), di Se-
Pagina 9
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)9, 10. Selinunte,
Tempio
G: piante e schematografia (1: 6
î
e 0000000000000
e
ee
==
|
I]
.
o o © 0 o + ©
©
0
06000000
—=
e di Eracle ad Agrigento; nella
madrepatria sono di questo tipo i
templi di Apollo a Delfi, Corinto e
Basse.
La differenza tra i vari sistemi di
distribuzione delle colonne nella
peristasi non è dunque ottenuta a
capriccio, ma mediante l’utilizzazione di un unico genere proporzionale che, con la sua flessibilità,
permette equilibri diversi all’interno
della medesima norma: i templi
esastili con quattordici o quindici
colonne sui fianchi, nonostante il
loro allungamento, appartengono
quindi già ad un’epoca nuova in
70
cui la symmetria di embatéres cede
posto
alla
symmetria
di posötetes4
Questo mutamento è confermato di
rapporto tra |
ghezza
larghezza e la lur
dello ‘stilobate,
che
segu
per lo più il genere di proporzion
già visto per le colonne, creand
quella
che
potremmo
definir
« equivalenzá a metrico - monad
ca » 45
)
A Selinunte, nel tempio
F, (figg. 7,8
alla peristasi
di 14 x 6(7:3) — cor
trariamente all’uso prepongo il nv
mero di colonne dei fianchi
quello della facciata perché le pre
porzioni
considerate
abbiano
Pagina 10
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)11. Paestum, Tempio
Pianta (1 : 400).
Era (Basilica):
pitagorismo
e architettura
ma di maiores inaequalilates — corrisponde il rapporto 5 : 2, anch’esso
pollaplasiepimorico, tra lunghezza
e larghezza dello stilobate; nel tempio G (figg. 9, 10) le colonne sono 17 x 8, la proporzione dello stilobate è di 9: 4; nel tempio E
(figg. 5, 6) le colonne sono 15 x 6,la
proporzione dello stilobate è di
5: 2 (la coincidenza dei valori in
questo caso non è solo qualitativa
ma anche quantitativa); nel tempio
di Segesta le colonne sono 14 x 6,
la proporzione dello stilobate è di
5: 2; ad Agrigento, nel tempio
detto della Concordia, su uno stilobate in proporzione di 7 : 3 sono
disposte 13 x 6 colonne; nel tempio di Giunone Lacinia il numero
delle colonne è il medesimo, mentre
il rapporto del rettangolo dello stilobate è di 9: 4; in Grecia il
tempio di Zeus ad Olimpia ha
13 x 6 colonne e lo stilobate in
proporzione di 7: 3; nei templi
di
Apollo
a Corinto (fig. 15) e a Basse le
colonne della peristasi sono 15 x6,
la
proporzione
dello
stilobate
5 : 2; il tempio di Posidone a
Capo Sunio ha 13 x 6 colonne e la
proporzione planimetrica è di 7 : 3.
Questa
« equivalenza
metricomonadica » rimarrà caratteristica
di quasi tutti i templi greci fino
al VI secolo e sarà rigorosamente
puntualizzata
nell’Atene
periclea,
doveil Partenone (fig. 17) eil Theseion
(fig. 18) sono due esempi perfetti d'integrazione proporzionale.
Nel Partenone il rapporto planimetrico di 9 : 4, di genere pollaplasiepimórios come la peristasi (17 x 8),
è impiegato anche nell’alzato e determina così una stretta connessione
nella trama architettonica: il rapporto tra l’interasse delle colonne e
il loro diametro è di 2,25 : 1, cioè
di 9 : 4; nello stesso rapporto stanno la larghezza e l’altezza fino al
e
o
:
Eee
PG
geison orizzontale, il rettangolo del
naos senza le ante ed inoltre, per
conseguenza delle precedenti modulazioni, il rapporto lunghezzaaltezza dei lati equivale al quadrato del rapporto precedente, cioé
81 : 16, anch’esso pollaplasiepimörios *,
Si puö dunque affermare che il
Partenone & la prima opera architettonica greca realizzata integralmente mediante un accordo « armonico » che, in questo caso, rivela
apertamente le sue componenti,
poiché 9: 4 & costituito dalla diapason più un tono (9: 8: 4).
Anche il Theseion (13 x 6) è
realizzato mediante l’applicazione
costante del rapporto 9 : 4 sia nella
pianta che nell’alzato, e di conseguenza valgono le medesime considerazioni fatte per il Partenone,
anche se naturalmente quest’ultimo
raggiunge un livello formale superiore.
Da questi due edifici appare
chiaro che il processo di « armonizzazione » delle proporzioni architettoniche, iniziato nella seconda
metà del VI secolo, giunge a completa maturità circa un secolo dopo,
quando viene impiegata sistematicamente una sola proporzione in
ogni aspetto progettuale.
Quest’ unificazione « armonica »
Pagina 11
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)12. Paestum, Tempio II di Era, cosiddetto di
Poseidone: pianta (1 : 400).
mm ee
©
_-
—.
00000
—
©
— 1
o
©
©
©
©
©
©
a
©
©
©
O
(6)
© © © © © © © © © © ©©©e
IA
Ve
ae: "ae
+
10
+
+
20
dell’edificio presenta però caratteri
ben definiti già verso la fine del
VI secolo, quando, nel Tesoro
degli Ateniesi a Delfi #7, il rapporto
tra lunghezza e larghezza, 3: 2,
viene ripetuto tra triglifi e metope;
si tratta di una proporzione chiaramente desunta dalla gamma musicale, che trova peraltro conferma
nella diatessaron (4 : 3) in base alla
quale è costruito, sempre a Delfi,
il Tesoro di Sicione.
Da quanto abbiamo finora detto
appare dunque evidente che i sostrati
«armonici »
ellenica
non
si
schemi coattivi,
dell’architettura
presentano
né
come
possono essere
considerati da un punto di vista
musicale nel senso moderno del
termine.
In epoca
«classica» vengono
usate
proporzioni
desunte
dalla
giungendo ad ammettere come consonanti anche proporzioni di tipo
epimerés e pollaplasiepimerés come, ad
esempio, 8 : 5 (exachordo minore),
5 : 3 (exachordo maggiore) e 8: 3
(undecima) 49,
Il rapporto facciata-fianchi che
abbiamo ora esaminato comporta
anche, specialmente quando, in
epoca classica, la misura degli intercolunni nelle peristasi dei templi
diviene costante, una composizione
planimetrica in accordo con la tcoria pitagorica dei numeri figurati.
Se infatti completiamo, come in
un’ideale scacchiera, le file di colonne del tempio periptero ci renderemo facilmente conto che lo
spazio dello stilobate é strutturato
come una griglia modulare secondo
i principi dei numeri poligonali.
La teoria dei numeri figurati 5 é
fondamentale per la comprensione
del pensiero pitagorico e delle sue
applicazioni sul piano estetico.
I numeri concepiti come cifre,
sistema di notazione astratto e convenzionale, hanno per i pitagorici
funzione prevalentemente logistica,
mentre nella loro forma figurata, e
gamma acustica dei pitagorici, ma
quindi spaziale, sono ¿Cosmopoietici
non
visione
l’impiego di
poiché la mente divifia se n’é serproporzioni numeriche che, pur non
essendo quelle adoperate nella musica, appartengono ai medesimi gebilirne le leggi.
Il principio su cui si basa la
formazione di questi numeri estesi,
neri di inegualità e partecipano
quindi, secondo la scienza del temaventi ‘ognuno
manca,
ampia
del
secondo
sistema,
una
vita per modellare il:‘cosmo e stail combinare cioé ta j segni uguali
fungigne
di
mocaratteristiche
nade, é un procedimento spontaneo
desse molta importanza
all’armoniosità di alcuni generi procome la costruzione intuitiva di una
figura geometrica, poiché, per usare
le parole di BoezioTM, naturalius est
quemlibet numerum, quantas in se repo,
alle
medesime
armoniche.
Che
si
porzionali
lo dimostra, oltre alla
testimonianza di Boezio #8, anche
la stessa tradizione musicale che,
72
solo nel XVI secolo, ad opera di
Lodovico Fogliano, si svincolò, e
non senza difficoltà, dall’autorità
esclusiva degli accordi pitagorici,
tinel, tot
notulis.
unilalibus
adsignare
quam
Pagina 12
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)13. Siracusa,
(1: 400).
L’unita quindi s'identifica con il
punto e diviene fons et origo numerorum**, ma essa non può essere
considerata numero in atto perché
priva di dimensioni: infatti moltiplicata per se stessa o per un altro
à
—-
numero non aggiunge nulla, dimostrando così la propria incapacità
di generare spazio 53, I numeri figurati, a seconda della figura gcometrica che formano con i loro
punti, possono essere: lineari, triangolari, quadrati, pentagonali, esagonali, promechi, eteromechi, circolari, piramidali, cubici, sferici e
di svariate altre forme.
Qualsiasi numero, a partire dal 2,
può essere considerato lineare **; la
prima moltiplicazione che esso subisce genera la seconda dimensione,
dando così origine ad un numero
poligonale, la seconda moltiplicazione genera un solido, poiché
secunda multiplicatio effectrix semper est
profunditatis 55.
Il Partenone ci offre un interessante esempio di come venivano
impiegati i numeri poligonali nell’architettura: infatti, completando
idealmente il numero delle colonne
sullo stilobate — la cella, com’é
naturale, non obbedisce pedissequamente al tracciato modulare ma
lo utilizza con libertà — si otten-
Tempio
di
Ds
Apo
dus
pitagorismo
plan
e architettura
=
i
è 0000000000000.
===
©
.
®
©
00000000000000(
===
infine il quadrato; mentre dal lato
dell’apeiron (illimitato) troviamo il
pari, il molteplice, il sinistro, la
femmina, il moto, il curvo, l’oscurità, il cattivo ed infine l’eteromeco,
cioè la figura numerica prodotta da
due fattori a rapporto epimorica
(3: 4; 4% 5'ecc:).
Per i pitagorici, dunque, il quadrato, generato dal dispari, era
simbolo della perfezione, mentre
Peteromeco, generato dalla successione dei numeri pari, era simbolo
dell’infinito divenire e quindi dell’imperfezione 57.
Si capisce così perché l’accostamento del rettangolo eteromeco al
quadrato sia stato caro agli architetti greci: esso permetteva infatti
quel dialettico contrasto tra gli opposti presente in tutte le forme di
dal lato del péras (limite) il dispari,
Puno, il destro, il maschio, l’immopensiero costruite su basi metafisiche, e non lo permetteva mediante
una simbologia inerte, ma tramite il
contrasto dinamico di due figure
geometriche di cui la prima, il
quadrato, è stabile poiché ha, per
usare un’espressione musicale, i lati
all'unisono; mentre l’altra, l’eteromeco, è in stato di perpetua tensione
in quanto la differenza tra i lati,
nella progressione verso l’infinito,
va sempre assottigliandosi senza mai
giungere al quadrato, suo limite.
Si può dire inoltre che le symphobile, il diritto, la luce, il buono ed
niae pitagoriche sono tutte comprese
gono 8 file di 17 monadi-colonne
che formano due numeri figurati:
un quadrato e un eteromeco.
Questo tipo di planimetria, che
si ritrova in molti templi greci, è
in preciso accordo con quella dottrina dei contrapposti che si può
dire costituisca la spina dorsale del
pitagorismo.
Nello
schema delle dieci
opposizioni dei contrari secondo la testimonianza di Aristotele
* troviamo
el
ee
a
Pagina 13
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)14. Delfi, Tempio di Sicione: pianta.
dell’architettura « dorica » che, a
differenza di quella « ionica », dove
la sacralita dell’edificio è affidata,
come in Egitto, al labirinto magico
delle colonne e alla loro dimensione
sovrumana, trova nella « misura »
la propria essenza artistica e religiosa.
o++
1
y
1
y
1î
51
L
4
LE
4
'
4
1
4 10
'
y
dalla successione dei lati di u
eteromeco poiché il primo, il se”
condo e il terzo di questi rettangol!
sono dati dalle proporzioni 2: 1,
3:2, 4: 3, che costituiscono le
tre consonanze semplici,
L’impiego da parte degli architetti dei numeri eteromechi conferma quindi le relazioni esistenti
tra l’architettura ellenica e le coeve
teorie musicali e sottolinea che
questi sostrati non sono frutto di
romantica « melomania », ma di
positivi e nitidi nessi di pensiero.
Bisogna ancora notare che il contrapposto quadrato-eteromeco non
è proprio, come potrebbe sembrare,
soltanto dei templi con peristasi di
13 x 6 o di 17 x 8 colonne, ma
anche di quelli con peristasi di
14 x 6 e di 15 x 6 colonne.
Nei templi con peristasi 14 x 6,
quattro sono i quadrati e quattro
. gli eteromechi contrapposti a coppie: riducendo infatti 14:6 ai
pythménes si ottiene 7: 3, dove il
quadrato 3 : 3 si contrappone alPeteromeco 4: 3, opposizione che
nell’ intera planimetria si ripete
quattro volte; nei templi con peristasi 15 x 6 i quadrati e gli eteromechi formano invece sei coppie di
S32 (4328314)
La contrapposizione di quadrati
ed eteromechi sara tipica soprattutto
74
Se consideriamo che la visione
dualistica dei pitagorici ha avuto
origine essenzialmente matematica
e che con essa i pitagorici hanno
creduto di offrire una spiegazione
certa al contrasto tra razionale e
irrazionale, comprenderemo facilmente il successo riscosso da questa
teoria anche nel campo dell’architettura: tramandata dai trattati di
aritmetica e dalla stessa tradizione
architettonica, essa giungerà perfino in epoca « medievale », caricandosi di significati metafisici secondo le esigenze del tempo 8.
Un’ autorevole conferma degli
stretti legami esistenti, nell’ambito
delle dottrine pitagoriche, tra aritmetica, musica, geometria, astrologia e architettura ci viene da
Vitruvio.
Nel I libro Vitruvio afferma che
similiter cum astrologis et musicis est
disputatio communis de sympathia stellarum et symphoniarum in quadratis et
trigonis diatessaron et diapente 59.
Queste parole si riferiscono senza
dubbio ad una prétisa corrispondenza che la tradizione pitagorica
istituiva tra le configurazioni gcometriche, considerate come aggregati di monadi e investite di significati astrologici, e-gdi intervalli musicali; ma, mentre? senso dell’affermazione vitruviana è evidente,
risulta piuttosto arduo comprendere
l’aspetto «tecnico » di queste relazioni.
Secondo S. Ferri a diatessaron
corrisponde quadratum e a diapente
trigonum, ma, se per diatessaron il
Pagina 14
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Corinto,
Tempio
di
Apollo:
pianta
pitagorismo
e architettura
«riferimento a quadratum sembra ovvio, il rapporto tra diapente e trigonum
è alquanto problematico. Se conÈ
x
sideriamo infatti i termini delle proporzioni epimoriche che danno queste due symphoniae, 3 : 2 (diapente)
e 4: 3 (diatessaron), ci rendiamo
facilmente conto che questi numeri
non sono caratterizzanti dal momento che il 3 compare sia nella
diapente che nella diatessaron.
Parimenti, anche se, come propone Ferri sulla scorta di Porfirio 51, noi sottraiamo una monade
a ciascuno dei due termini che
compongono
queste consonanze
€
poi sommiamo i resti, il risultato
che dà la diapente è 3, ma quello che
si ottiene dalla diatessaron è 5, e ciò
non chiarisce affatto la relazione
tra il trigonum, il tetragonum e le due
symphoniae. D'altronde Porfirio, nel
brano sopra citato, non vuole sottolineare la parentela tra le consonanze, ma insegnare un procedimento pratico per conoscere i « dissimili » (anómoia), dai quali, come
abbiamo visto prima, risulta immediatamente il livello di armoniosità
delle consonanze.
Credo
perciò
che
geometrico-musicale
la
di
relazione
cui
parla
Vitruvio sia da cercarsi altrove, e
precisamente nel numero degli intervalli congiunti per grado che
formano queste due consonanze diaAbt: toniche e che sono 3 per la diates| saron e 4 per la diapente (due toni e
| mezzo per la diatessaron; tre toni e
sa mezzo per la diapente) *.
In questo modo il rapporto tra
| diapente e tetragonum, tra diatessaron
© trigonum diventa facilmente com| Prensibile poiché alla symphonia
meno estesa, la diatessaron, viene
0000000000000
===
TE
TR de
Non dobbiamo inoltre dimenticare che gli intervalli diatonici compresi nell’ottava (diapason) sono 7
(5 toni interi e 2 mezzi) e sono dati
dalla diapente più la diatessaron, la
cui differenza è il tono ®, unità di
misura di tutto il sistema musicale,
mentre,
parallelamente, la diflerenza tra il {etragonum e il trigonum
è la monade, fonte e origine
ogni numero $,
di
L’errata interpretazione che è
stata finora data del brano di Vitruvio concernente le relazioni tra
le consonanze e le figure geometriche è stata determinata soprattutto
da fattori linguistici: la prima figura
geometrica citata è il quadratum,
la prima symphonia è la diatessaron,
cosicché l’associazione analogica tra
termini, anche in base al
loro significato, è spontanea e determina di conseguenza anche quella
degli altri due.
Alla luce delle chiarificazioni che
questi
abbiamo proposto viene però spiegato
anche
l’aspetto
filologico
di
questo passo, che Vitruvio ha probabilmente ripreso, anche nella disposizione dei termini, da una delle
sue fonti.
È infatti evidente che l’espressione
Messa in rapporto la figura aritmein
_ €amente minore, mentre alla più
diapente è chiastica, forse per evitare
Pallineamento monotono dei vo-
| Estesa,
la
diapente,
figura maggiore.
viene
legata
la
quadratis et trigonis diatessaron
caboli
tecnici.
Un chiasmo
molto
Pagina 15
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)16. Capo Sunio, Tempio di Poseidone: pianta
ert
i
i
3
H
t
i
AA
+
}
10
15
—H
20
simile a questo si trova in Boezio
che, come Vitruvio, attinge largamente a testi scientifici greci: Rursus
cum quis triangulum respicit vel quadratum, facile id quod oculis intuetur agnoscit, sed quaenam quadrati vel trianguli
sit natura, a mathematico necesse est
petal ®.
I] preciso richiamo di Vitruvio
nel V libro® ed un’antica glossa,
relativa alla costruzione del teatro,
che segue il passo del I libro sopra
citato ©?, se da un lato confermano
l’interpretazione ora esposta, dall’altro gettano nuova luce sulla
presenza
di sostrati « armonici »
nell’architettura antica.
Vitruvio afferma che, nel progettare un teatro, gli architetti greci
erano soliti inscrivere tre quadrati
nella circonferenza dell’orchestra 55,
mentre gli architetti latini usavano
iscrivervi quattro triangoli equilateri, in modo da ottenere sempre un
dodecagono **.
Ora, senza voler negare che un
procedimento del genere avesse anche un valore pratico, poiché permetteva di distribuire lo spazio delPorchestra a seconda delle esigenze
non si può fare a meno di pensare
— ed è lo stesso Vitruvio a ricordarcelo ® — che questo procedimento sia collegato con il simbo-
76
lismo armonico-astrale del /rigom
e del zetragonum. Se, in base ;
Pinterpretazione che abbiamo pi
posto, si considera il fetragonum «
me corrispondente aritmogeomet
co della diapente ed il trigonum de
diatessaron, si può facilmente consi
tare, che in ambedue i casi, risu)
idealmente inscritto nella circon
renza dell’orchestra il grande sistei
perfetto, cioè il sistema armoni
completo della musica greca, fi
mato di quindici suoni — quatt
tetracordi dorici collegati insieı
due a due e con un suono addiz
nale — a cui si poteva aggiunge;
in posizione intermedia, un sc
cesimo suono con valore modular
(trite synemmenon).
La corrispondenza tra figure ge
metriche e intervalli musicali c
abbiamo prima esaminato compo
infatti la possibilità di considerar:
tre tetragona del teatro greco cor
tre diapente, che comprendono 1
loro
ambito
quattro
quindici
trigona
del
suoni,
teatro
€
lati
come quattro dialessaron, che coi
un’estensione di sed
suoni.
prendono
Il sistema di quindici suoni €
detto dai trattatisti ametdbolon, pi
ché non ammetteva modulazior
mentre veniva chiamato metabo
quello in cui compariva il sedic
simo suono necessario alla modu!
zione 7},
E
La poligonizzazione del teati
vista da questa angolazione,
quista,
oltre al
valore
a
puramer
tecnico, un significato nuovo € pi
gnante, capace. di spiegare i sini
Vitruvio ai proble!
‘tici accenni
d
astrologici e miusicali ad essa co
nessi, coerentemente con le dottri
pitagoriche che, in quell’epoca, À
gidio Figulo e i Sestii andava:
rivalutando sotto il profilo etico
scientifico ??.
Pagina 16
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)17. Alene, Acropoli, Partenone: pianta (1: 400).
pitagorismo
e architettura
yee
60 © ©00e co...
pa = ee:
ol
(AS?A
Le symphoniae inscritte nell'orchestra con questo procedimento « modellavano », secondo una sensibilita
squisitamente pitagorica, uno spazio
che doveva essere effettivamente capace di risuonare in modo concorde
alle vibrazioni delle voci e degli
strumenti e che quindi, a maggior
ragione del tempio, richiedeva l’applicazione di articolazioni armoni-
1 I canoni «armonici » sono nella civiltà greca onnivalenti, come del resto
accade in tutte le culture ordinate ad
estetiche metafisiche, e determinano una
10
4
J
15
20
che le quali, per l’unità sinestetica
propria della cultura classica, potevano
essere considerate realmente
capaci di coadiuvare l’effetto « fisico » dei risuonatori bronzei disposti nella cavea e costruiti anch’essi in base al grande sistema
perfetto 33.
Romano SILVA
2 L'idea che presso i Greci esistesse una
reale corrispondenza tra musica e architettura la troviamo già espressa chiarasistematica ricerca di concordanza tra le
arti, intesa non come generica tangenza
mente nel Faust di Goethe: « Der Saiilenschaft, auch die Triglyphe klingt/Ich
glaube gar der ganze Tempel singt! ».
di valori espressivi, ma come interdipendenza sul piano teoretico. Perfino là gram-
Quest’opinione é stata più volte ripresa
e puntualizzata fino a sostenere paradosmatica, in questo quadro di analogie strutturali, è connessa con la musica: « Archytas
atque Euenus etiam subiectam
ticen
musicae
putaverunt »
(Quint,
I,
salmente che «le temple entier était une
10, 17).
Per una valutazione della musica greca
ou tel Hymne orphyque» (R. Puaux,
in « Temps », 20 settembre 1926).
La verifica «scientifica» di questa
pretesa corrispondenza letterale tra musica
e architettura ha portato a risultati assai
discutibili, come, ad esempio, quelli di
e
delle
sue
possibilità
espressive
vedi
E. PoLmann, Griechische Musikfragmente (Ein
4 zur altgriechischen
Musik),
Nürnberg
symphonie musicale en marbre» nelle
cui note il pitagorico poteva addirittura
« retrouver à la lettre le leitmotiv de tel
Pagina 17
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)18, Alene,
Theseion
(Hephaisteion):
pianta
H. Grar, Bibliographie zum Problem der
Proportionen, Speyer 1958.
? «The scientific principles of beauty appear to have been known to the ancient
Greeks» (D.R. Hay,op. cit., p.15) ; «And that
this cause most problably was, that the
artists of that period were instructed in
a system of fixed principles, based upon
the doctrines of Pythagoras and Plato »
(Ibidem, p. 91).
8 F, Mitizia, Principi di architettura civile,
Bologna 1827, p. 264.
A. Georgiadès e C. Bragden. Il primo,
nelle conclusioni della sua ricerca, pubblicate ad Atene nel 1926, sosticne che,
considerando la lunghezza dello stilobate
come una corda sonora, si ottengono numeri rigorosamente proporzionati agli elementi della gamma musicale
pitagorica;
il secondo tenta, da un punto di vista teosofico, di tradurre le composizioni architettoniche, che egli considera «musica
pietrificata », in spartiti (The Beautiful
che possono racchiudere », J. HamBIDGE,
The Parthenon and other Greek Temples.
Their Dynamic Symmetry, New Haven 1924,
contrappone alla simmetria aritmetica o
Necessity, Rochester 1910). Tra i contributi
« statica »,
più
lice scala di coefficienti interi o frazionari,
il proporzionamento delle superfici attraverso un ingegnoso metodo basato su rettangoli costruiti su numeri non quadrati,
ottenendo quella che egli chiama simmetria «dinamica » perché utilizza valori
irrazionali. Per quanto possano essere
convincenti le argomentazioni che lo
Hambidge porta a sostegno della sua
teoria, ci sembra che la simmetria « dinamica » non offra un'alternativa valida sul
piano storico alla simmetria «statica »
esposta da Vitruvio sulla scorta delle dottrine pitagoriche, anche perché i numeri
recenti
su
questo
argomento
ricordiamo H. Kayser, Paestum. Die Nomoi der
drei altgriechischen Tempel zu Paestum, Heidelberg 1958, opera in cui, come nota
giustamente S. Ferri (Vitruvio, De Architectura, Roma 1960, p. 46) «si ha troppo
s
l’impressione che una visione poetico-romantica del problema, o addirittura
una incoercibile e prepotente ondata di
iperpitagorismo voglia sommergere e obliterare senza appello tutti i numerosi problemi strutturali »,
* Cfr. R. Bruno, La vetica della visione
o dell'idea, in « Critica
Arte », gennaiofebbraio 1972, p. 61.
4 Cfr. R. Silva, Pitagorismo e metriche
architettoniche nella tarda antichità, in « Critica d’Arte », gennaio-febbraio 1974, p. 7.
5 D. R. Hay, The Science of Beauty, as
devel:
in Nature and applied in Art, Edinburgh
and London 1856. Quest’opera
costituisce un chiaro e sistematico « résumé » della precedente e assai dettagliata
elaborazione del problema condotta dall'autore in numerosi volumi.
© Vedi M. Guyka, Esthétique des Proportions dans la nature et dans les arts, Paris 1927;
Le Nombre d'or. Rites et Rythmes pythagoriciens, 11 voll., Paris 1931; The Geometry
of Art and Life, New York 1946; J. F. M.
Lun,
Ad
Quadratum,
London
1921;
M.
BORISSAVLIEVITCH, Golden Number and the
coe Aesthetics of Architecture, London
1958.
Un’ampia
bibliografia
questo argomento è stata
78
® Le concordanze tra musica e arti
visive sono esposte da D. R. Hay, of. cit.,
p. 16, in forma categorica: « There appears, likewise, a striking analogy between
the natural constitution of the two kinds
of beauty, which is this, that the more
physically aesthetic elements of the highest
works of musical composition are melody,
harmony, and tone, whilst those of the
highest works of formative art are contour, proportion, and colour ».
10 Basandosi su un passo del Teetelo
(148 A.), in cui Platone parla di « grandezze commensurabili secondo le superfici
degli
studi
su
pubblicata da
ottenuta
mediante
una
semirrazionali, per quanto noti ai Greci già
nel V secolo, sono stati per lo più consapevolmente evitati nell’arte «classica »
GHIANTI (Arte greca romana, Problemi di
estetica, di poetica e dt forma, speciale di
« Critica d’Arte », 29, 1958, in particolare
pagine 40 seg. c 76 sgg.). ha dimostrato
che i tracciati di Hambidge, Caskey ed
altri, dati come esaurienti della costruzione
armonica di una serie di:
i
non solo erano parziali
e in parte non
significativi, ma csigéVäño integrazioni, O
addirittura si potevano spiegare solo con
diversi criteri e metodi di costruzione.
11 L’archeologo norvegese F. M. Lunb,
op. cit., sostiene che nelle chiese « gotiche »
sono individuabili tracciati modulari propri dell’architettura greca; questa corrispondenza, secondo Lund, sarebbe spicgata dall’occulta trasmissione, durante i
Pagina 18
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)pitagorismo
e architettura
secoli dell’alto medioevo, dell’esoterismo
matematico platonico e pitagorico e, in
particolare, dei tracciati basati sul pentaa e sulla sezione aurea,
Senza voler negare «a priori » la possibilità di analogie tra l’architettuta medievale e quella greca, ci sembra però più
opportuno chiamare in causa non la sotterranea trasmissione di segreti scientifici,
ma l'/ntroduzione aritmetica di Nicomaco
di Gerasa e la notissima traduzione fattane da Boezio, che, insieme con i commenti al Timeo di Platone, gli Elementi
di Euclide e il De nuptiis Mercurii et Philologiae di Marziano Capella, servirono di
base alla formazione scientifica degli studiosi medievali.
Sulla trasmissione medievale, pirmi tramiti Cassiodoro e Boezio, della cultura
geometrica e modulare dell'antichità grecoromana, e così di Vitruvio, durante il
cosiddetto « medioevo », vedi per contrario C. L. RaGoutanti, Arte in Italia,
e sgg.
vol II, pp. 589 sgg. e vol III, pp. 177
Di esoterismo pitagorico a proposito
dei templi E parla anche H. Kayser,
op. cit., p. 27.
C. J. Moe, Numeri di Vitruvio, Milano
1945, sostiene, senza alcun fondamento
scientifico, che le regole vitruviane di
proporzione sono andate perdute e ne
propone un’arbitraria ricostruzione.
Una tesi simile viene sostenuta anche
da H. PLessner, Sterngeborenes Olympia,
Diisseldorf 1956.
Milano 1914, pp. 741-791; T. H. Hearn,
History of Greek Mathematik, Oxford 1921,
I, cap. II.
2 Per il concetto di dynamis-polentia vedi
Nicomaco, Arithmetikè eisagogé, ed. a cura
R. Hocue, Leipzig
1866, I, 8, p. 15;
I, 16, p. 44; I, 16, p. 43; Borzio, /nst.
arithm., ed. Friedlein, Leipzig 1867, I, 20,
p. 44; II, 35, p. 132; Inst. mus., ed. Friedlein, I, 2, p. 188.
23 Cfr. A. Rey, La Jeunesse dela science
grecque, Paris 1933.
2 Cfr. E. PANorsky, of. cit., p. 74.
25 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 53.
25 Vedi H. Berve-G. GruBEN, op. cil.,
p. 264; W. B. Dinsmoor, The Architecture
of Ancient Greece, London 1950, p. 373.
2? Vedi M. TIMPANARO CARDINI, op. cit.,
Fase. II, p. 381.
28 Vedi S, Ferri, Vitruvio, pp. 96-97.
E
H. Berve-G. GRUBEN, of. cit.,
Pi Cfr. S. Sampursxy, The physical
world of the Greeks, London 1956, trad. it.,
Milano 1967, p. 33.
31 S, SAMBURSKY, op. cit., p. 31.
32 Vedi A. Rey, op. cit, pp. 64-65.
33 Vedi L. e A. Pucctanti, Acustica musicale, Firenze 1954, p. 44, nota.
3 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 51.
35 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 53.
36 Cfr. R. Wrrrkower, Architectural Principles in the Age of Humanism, London 1962,
trad. it., Torino 1964, p. 154.
im Vedi R, WrrrkoweRk, op. cit., pp. 101-
12 Vedi L. hae Vel” pria di pensiero
Fee H. Berve-G. GRUBEN, Griechio e scientifico,
Vol.
1, p.
seg.
sche Tempel und Heiligtiimer, München 1962,
trad. it., Firenze 1962, p. 111.
14 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 97 e M.
Guyxa, Esthétique des Proportions’ dans la
nature et dans les arts, Paris 1927, p. 25,
nota.
15 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 49 sgg.
16 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 55 sgg.
17 Relazione sulla questione in E. PaNOFSKY, Meaning in the Visual Arts, New
York
1955,
trad.
it.,
Torino,
1962,
pp. 62-76.
18 Le fonti migliori per la conoscenza
delle teorie pitagoriche sulla musica, oltre
38 Nicomaco, Arithmetikè eisagogé, 1, 17.
Attraverso la traduzione di Boezio, Inst.
arithm., I, 22, la classificazione nicomachea dei rapporti numerici sarà nota ed
applicata fino al XVI secolo. Cfr. T. L.
Hearm, op. cit., I, p. 101 sgg.
39 Boezio, Inst, mus., V,
ai frammenti su quest’argomento
pubblicati da H. Diets, Die Fragmente der Vorsokratiker, XII ed., Berlin 1966, sono il
cius aliquam partem ».
Manuale di Armonia di Nicomaco di Gerasa,
l’Harmonica, i Problemi musicali e la Sectio
Düring.
canonis di Claudio Tolomeo (cfr. M. TimPANARO CARDINI, Pitagorici, testimonianze e
frammenti, II Fasc., Firenze 1962, p. 310).
19 Vedi V, CAPPARELLI, La sapienza di
Pitagora, Padova 1941-44.
20 Vedi i
Theologumena Arithmeticae, cd.
De Falco, Leipzig 1922, p. 82.
21 Sulla logistica greca con riferimento
ad altri metodi antichi di calcolo cfr.
G. Lorta, Ze scienze esatte nell'antica Grecia,
18, c'informa
che Tolomeo aveva criticato Archita
perché, nelle sue teorie musicali, non
aveva sempre mantenuto proporzioni del
genere epimorio.
40 Vedi G. Zarcino, Le Istitutioni harmoniche, Venezia 1562, cap. 50, pp. 144-146.
“ La definizione generale della proporzione epimorica si legge in Boezio,
Inst. arithm., I, 24: «Superparticularis
vero est numerus ad alterum comparatus,
quotiens habet in se totum minorem et
42 Porririo, In Ptol. harm., I, 6, p. 107
43 La peristasi del tempio di Era
II
a Paestum e quella del tempio di Apollo
Epicurio a Basse rappresentano, in pieno
V secolo, due casi di proporzione pollaplasiepimorica non ridotta ai pythménes.
In gg ig questi templi, però, si arcaizza
di
proposito
motivi
prettamente religiosi. Cfr, Ha CO Cross,
= cit., pp. 160 e 227; F. Krauss, Paestum,
e griechischen Tempel, 11 ed., 1943.
Pagina 19
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)# Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 51.
4 Nell'analizzare le proporzioni dei
templi sotto l’aspetto metrico mi sono
quasi sempre attenuto alle misure date da
H. Berve-G. Grusen, of. cit., in modo
da ottenere una certa uniformità.
4 Cfr. H. Berve-G. GRUBEN, op. cit.
p. 00.
4 Cfr. W. B. Dinsmoor, of. cit, p. 368.
48 Boezio, Inst. mus., V, 18.
49 Vedi R, Wrrrkower, op. cit., p. 128.
50 La teoria dei numeri figurati è stata
trattata ampiamente da Nicomaco e da
Boezio nei rispettivi trattati di aritmetica.
51 Boezio, Inst. arithm., II, 4.
52 Boezio, Ars geometrica, De ratione
abaci, ed. Friedlein, p. 398.
53 Nicomaco, Arithmetikè eisagogé, II, 7;
Boezio, Inst. arithm., II, 4.
54 NICOMACO, Arithmetikè eisagogé, II, 6;
Boezio, /nst. arithm., II, 5.
55 Boezio, Inst. arithm., II, 30.
56 ARISTOTELE, Metafisica, I, 986 a.
5? Cfr. V. CAPPARELLI, of. cit., p. 573.
58 Sull’impiego dei numeri figurati nell'architettura del Medioevo vedi R. Silva,
Il problema delle proporzioni armoniche nell'architettura medioevale lucchese, in
«La
Provincia di Lucca », XII, 4, 1972.
59 Vrrruvio, I, 1, 16.
so S. Ferri, Vitruvio, p. 45.
61 S, Ferri, ibidem.
62 Nell’esposizione di S. Ferri, ibidem,
non è esatto in numero dei toni e semitoni che costituiscono la diapason, la diapente e la diatessaron. A questo proposito
vedi Stoseo, Eel., 1, 21, 7 d., in M. TimPANARO CARDINI, op. cit., Fasc. II, p. 211:
« Così la scala armonica comprende cinque toni e due semitoni minori; la quinta
tre toni e un semitono minore; la quarta
due toni e un semitono minore ».
62 Vedi M. Timpanaro CARDINI, op. cit.,
Fasc. II, p. 207.
6 Boezio, Ars geometrica, ed. cit., p. 398.
65 Boezio, Inst. mus., I, 1
66 Vitruvio, V, 6, 1.
67 Vitruvio, I, 1, 16. Per l’interpretazione di questa glossa vedi S.
Ferri,
Vitruvio, p. 46.
68 Vitruvio, V, 7, 1.
59 Sulla poligonizzazione del teatro vedi
la nota erudita di S. Ferri, Vitruvio,
pp. 190-198.
70 Per quanto riguarda le implicazioni
astrologiche connesse al
rapporto tra
musica e geometria, motivo su cui Vitruvio torna ripetutamente (I, 1, 16; V, 6, 1),
vedi le testimonianze di ProcLo, in Eucl.,
. 130, 8 e Damascio, II, 127, 7 Ruelle,
in M. Timpanaro CARDINI, op. cit., Fasc. II,
pp. 138-144.
71 Vedi
U.
Riemann,
Storia
universale
della musica, Torino 1950, p. 90 sgg.
72 Cfr. S. Ferri, Vitruvio, p. 44.
73 Vrrruvio,
I,
1,
9:
«item
theatris
| vasa acrea... ad symphonias musicas sive
concentus
componuntur
divisa
in
circinatione diatessaron et diapente et diapason
ad disdiapason ». La disdiapason è costituita da due ottave ed è la massima estensione del sistema musicale greco. Cfr.
Norker BALBULUS, De Musica, in GERBERT,
Scriptores ecclesiastici de musica sacra potissimum, St. Blasien 1784, pp. 96-97: « veteribus musicis quindecim litterae et quindecim chordac sufficere videbantur; et
volebant ut citharae totidem chordas
haberent, usque dum suprema infimae
corrisponderet in quadruplo. Haes est
maxima proportio, et maxima symphonia,
quae bis diapason dicitur, atque ex aliis
symphoniis constat ».