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TRA SAGLA AV.
‘E
RICERCHE
Note sulla dottrina degli elementi
nel « De Secretis nature »
INTRODUZIONE
11 De secretis nature è un testo tradotto nel XII secolo da Ugo
di Santalla dal Kitab Sirr al-ahliga, redatto in arabo durante il regno di al-Ma'mún ed attribuito ad Apollonio di Tyana o Balinüs ('), Sull'origine del Kitab Sirr al-haliga gli studiosi si dividono: alcuni ipotizzano un originale greco (7), come l'attribuzione
Questa ricerca è stata svolta con il finanziamento della Fondazione ‘Anna Villa Rusconi’.
La ricerca non avrebbe potuto essere svolta senza la generosità di M. F, Hudry che ha messo
a mia disposizione i materiali dell'edizione del De secretis nature. Ringrazio il prof, T. Gregory che ha voluto leggere il mio lavoro c darmi preziosi suggerimenti al riguardo.
(1) L'autore del De secretís natttre si presenta come Apollonio di Tyana, personaggio vissuto nel | secolo D.C. e conosciuto sopratiutto come mago; il suo nome appare nei mss. arabi
come Balinüs. Sull'identità di Balinüs con Apollonio di Tyana cfr. S. ne Sacy, Le Livre du Secret de la Création, par le Sage Belinous. in Notices et Extraits, 4 (1799), pp. 107-158; M. STEINscuneiper, Apollonius von Thyana (oder Balinas) bei den Arabern, in Zeitschrifi der Deutschen
Morpenlindischen Gesellschaft, 45 (1891), pp. 439-446; F. Nau, Une ancienne traduction latine
du Bélinous arabe (Apollonius de Tvana) faite par Hugo Sanctelliensis et conservée dans un
manuscrit du XI siècle, in Revue de l'orient chretien, 12 (1908), pp. 99-106; B. D'HueseLor, Bibliothèque Orientale, ou Dictionnaire universel contenant généralement Tout ce qui regarde la
connoisance des Peuples de l'Orient, Paris, 1697, aveva identificato Belinas, Belines, Balinas,
Balinious con Plinio, ma gli studi di S. De Sacy e di M. Steinschneider sul De secretis nare
e lo studio di L. Lecterc, De L'identité de Balinas et d'Apollonius de Tyane, in Journal Asiatique, 6 (1869), pp. 111-131, sulla conoscenza indiretta the il mondo arabo aveva di Plinio,
hanno concluso da tempo Ja questione. I pochi e incerti elementi tramandatici attorno al
personaggio di Apollonio di Tyana lo riconducono, innanzitutto, alla tradizione pitagorica,
ma anche a quella dei Magi vissuti in Babilonia, dei Bramani dell'India, dei Gimnosofisti indiani. Attraverso i contatti con queste tradizioni Apollonio sarebbe venuto in possesso di un
sapere di tipo astrologico grazie al quale è possibile conoscere le qualità occulte delle case
naturali e fabbricare talismani, Cfr. R. J. H. Gornten, Apollonius of Tyana, in Zeitschrift der
Deutschen Morgenländischen Gesellschaft, 46 (1892), pp. 466-470; R. Duvat, Apollonius de Tyane, in Journal Asiatique, 9 (1893), p. 178; The Life of Apollonius of Tyana (biografia di Philostratus), (trad. di F, C. Coynpeare), London, 1912; F, RosentIIAt., A Commentator of Aristatle,
in Islamic Philosophy and the Classical Tradition, Essays presented... to Richard Walzer,
Oxford, 1972; U. Weisser, Das « Buch ueber das Geheimnis der Schopfung » von Psendo-Apollonios von Tyana, Berlin and New York, 1980, pp. 10-39.
(2) Cfr. pe Sacx, Le Livre dh: Secret cit.: per primo de Sacy afferma che questo testo avrebbe un originale greco e sarebbe stato tradotto prima in siriaco, da un prete di nome Sagiyis,
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)ad Apollonio di Tyana e il riferimento, nel testo arabo, ad un traduttore sembrerebbero far pensare; altri ritengono, invece, che si
tratti di un apocrifo arabo (*). Per la maggior parte degli studiosi, comunque, la redazione araba del testo (traduzione o apocrifo) è stata composta durante il regno di al-Ma'mún, cioè nel IX
secolo.
L'interesse che il mondo latino ha manifestato verso quesl'opera nasce all'interno di quel movimento di traduzioni cui si deve, nel XII secolo, la trasmissione di testi scientifici arabi e la
rielaborazione, da parte della cultura latina, delle tematiche naturalistiche che essi contenevano (*). È a questo contesto che va,
dunque, ricondotta l’importanza storica del De Secretis.
Il De Secretis è un trattato sulle cause della produzione di tutti i fenomeni della natura: pianeti; minerali; pietre; vegetali; animali e uomo. Di questi ambiti naturali vengono spiegati in maniera particolareggiata tutti i fenomeni e le loro caratteristiche.
L'autore assume come fonte di tutta la realtà naturale il calore presentandolo come il prodotto di una serie di cause metafisi-
IL
«DE SECRETIS NATURE
»
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che: il calore discende dal moto il quale è creato dall'azione,
creata dal Verbo generato direttamente da Dio.
Il calore segna il passaggio dal dinamismo divino al dinamismo proprio della natura; il processo di generazione naturale
prosegue, dunque, con l'azione delle quattro qualità elementari:
caldo, freddo, secco, umido; esse sono intese come incorporee
mentre dalle loro interazioni nascono i quattro elementi materiali (fuoco, aria, acqua e terra) e tutti i corpi dell'intera natura. Le
quattro qualità primarie producono direttamente, sotto la preminenza dell’azione del caldo, i circoli dei pianeti, i pianeti e, con il
concorso di questi ultimi, i minerali. L'azione dei quattro elementi corporei, invece, con la preminenza dell'acqua, produce,
sempre con l'ausilio dei pianeti, vegetali, animali e uomo. Le
qualità primarie costituiscono, comunque, il substrato di cui tutti i fenomeni naturali sono formati, e rendono possibili le interazioni fra le varie parti del cosmo e, in particolare, tra mondo
astrale e mondo elementare.
Sebbene la concezione che troviamo nel De Secretis sia in
parte riconducibile alla teoria classica degli elementi, essa pretesto), e poi in ara(che si presenta nella versione araba come traduttore e commentatore del
sarebbe stato tradotto
ba: Nau, Une ancienne traduction cit., suggerisce che l'originale grecoin arabo da Hunayn ibn
in siriaco da Sergius di Ref'aynA (intorno al 500) « poi dal siriaco
Ishäg (intorno al 900); F. SFzann, Geschichte der arabischen Schrifumus, IV, Leiden, 1967-
che il Sirr
1984, p. 79, e Weisser, Das « Buch ueber das Geheinmiis » cit., pp. 48-54, ritengono Entrambi,
al-Ma min.
sia state redatto in arabo intorno all'815-816, cioè durante il regno diinizialment
e, secondo la
comunque, propendono verso l'ipotesi di un originale greco tradottoarabo
ci sarebbero, seconWeisser, da Sägiyüs identificato con un prete di Nablus. Del testo A, e una
lunga, B, che
do la Weisser, due versioni, una più breve, che ella designa come del nono più
|
secolo.
sarebbe un adattamento della procedente databile alla prima metà hermetische
n Literatur, in
(3) J. Ruska, Tabula Smaragdina, ein Beitrag zur Geschichte der
Heidelhergen Akten der von-Portheim-Stifiung, 16 (1926), e M. Puessner, Neue Materialien zur
Geschichte der Tabula Smaragdina, in Islam, 16 (4927). pp. 77-113, ritengono che questo testo
di un originale greco. Ruska
sia stato composto tra il VI e PVIN secolo e dubitano dell'ipotesi
inoltre, di ricondurne alcuni aspetti a
vottolinca i contenuti islamici del Sire proponendo,
di nome Sagiyüs
tonti aramaiche; Plessner, in particolare, ritiene che la figura del traduttore
Ibn Hayyan, Il, Cairo, 1942, pp.
sia una finzione del redattore musulmano. P. Kraus, Jäbir
di al-Ma'mún
regno
il
270-303, mostra che la redazione araba del Sir è stata composta sotto
comunque, cercata in un
ricostruendone le prime testimonianze; la fonte primaria andrebbe,
arabe, Appendice n
ambito siriaco preislamico. Nel suo fuventaire de la littérature hermétique
a Paris,
a A. J. Festuotre, La Révélation d’Hermes Trismégiste, 1, Paris, 1950, ristampato
di grandi ermetici arabi; af1981, p. 395, L. Massignon, colloca il Sir tra le opere originali
musulmano
ferma, infatti che il testo è stato composto sotto il regno di al-Ma'mün da« un
Buch ueber das
eteradasso, Anche FW, Zimmermann, nella recensione a U. Wasser, DasHistory,
25 (1981),
Geheimnis der Schepfung » vow Pserdo-Apollonios von Tyana, in Medicat
in arabo, probabilmente
pp. 439-440, ritiene che il Sir sia stato composto originariamente dall'esame
di alcune fonti
non più tardi della metà del nono secolo; tale considerazione nasce
arabe del Sirr,
(4) Cfr. T. Gregory, Miordana Sapientin. Forme di conoscenza mella caltura medievale, Roma, 1992, cap, ni.
senta alcune caratteristiche, concernenti soprattutto le modalità
di interazione fra gli elementi, che, a mio parere, non appaiono
pienamente riconducibili né all'aristotelismo né al platonismo, e
che sembrano piuttosto avvicinare il nostro testo alla tradizione
alchemica (). La presenza di tematiche alchemiche risalta in
particolare nella traduzione latina del testo. È su questo aspetto
che concentrerò la mia attenzione cercando di verificare se l'ermetismo possa esserne individuato come la principale fonte, come peraltro sostiene parte della tradizione storiografica (*), D'altra parte, che la cosmologia ermetica e la pratica alchemica siano tra loro intimamente intrecciate è un'ulteriore ipotesi su cui i
nostri testi possono fornire qualche elemento di riflessione (7).
(5) Sulla presenza di una tradizione alchemica nel periodo di al-Ma'mun cfr. le recenti
ipotesi di S. N. Hao, Nantes, Natures and Things, Dordrecht-Baston-London, 1994, pp. 3-47.
(6) A. E. Arriri, The Influence of Hermetic Literature on Moslem Thought, in Bulletin of the
School of Oriental aud African Studies, XIII (1951), pp. 840-855, in part. pp. 847-849; M. PLesSNER, Hermes Trismegistus and Arab science, in Studia Islamica, 1 (1954), pp. 45-59; D, Pıncree, The Diffusion of Arabic Magical Texts in Western Europe, in La Diffusione delle Scienze
Islamiche nel Medio Evo Ettropeo, Roma, 1987, pp. 57-102.
(7) Cfr. G. Srronmaiee, Hermetische Kosmologie und Alchimie auf arabisch, in Orientalistische Literaturzeitung, 77 (1982), pp. 117-122; clr anche Fretuottate, La Révélation cit, cap. va.
Pagina 3
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Nel corso del presente lavoro, dedicato principalmente alla
traduzione latina, si farà riferimento anche al testo arabo per la
soluzione di particolari questioni ($). Dopo un breve accenno al
problema del rapporto tra causalità naturale e causalità divina
cercherò di esporre la tematica degli elementi secondo l'ordine
con cui si presenta nel De Secretis: a partire dall'azione del calore
e dalla formazione del cosmo si vedrà la generazione delle quattro qualità primarie, dei quattro elementi primordiali fino alla
formazione delle quattro nature corporee. Nel corso del lavoro
verrà, inoltre, sottolineato il nesso tra le peculiarità di questa
concezione degli elementi e il generale dinamismo causale cui
esse rimandano.
IL
«DE
SECRETIS
NATURE
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delle cause naturali, viene operata una sorta di distinzione preliminare tra il piano dell’azione divina e quello di tali cause.
Il De Secretis, che è un trattato sui segreti della creazione e
dell'arte della riproduzione della natura, inizia proprio con un discorso su Dio come prima condizione di tutte le cose: « ‘... Deum
preter quem non est alius’ - a quo omnia bona procedunt
, cuius
est prima rerum omnium conditio, creatio ac dispositio... » (f. 2).
E, più avanti, nell'elenco di tutti i nomi di Dio, il primo con cui
esso viene designato è, appunto, « Creator », colui che originariamente crea dal nulla e da cui dipendono tutte le cose,
Tuttavia, la dipendenza di tutte le cose da Dio non significa,
nel nostro testo, che queste siano create direttamente da Lui. Dio
Sebbene il mio studio non intervenga nel merito della questione dell'originalità del testo arabo, tuttavia ricostruire la conproduce, innanzitutto e direttamente, solo la sua Parola, il Verbo: « Primus igitur omnium artifex, Deus, mundanam videlicet
cezione della causalità offerta nel De Secretis potrà apportare
conditionem affectans, ait ‘Fiat’, sic et factum est verbo quod
mente gerebat et animo » (f. 2v) (19), A partire dal Fiat divino tutqualche elemento utile all’individuazione dell'ambito scientifico
cui il testo arabo appartiene.
te le cose sono generate le une dalle altre, come in una catena discendente in cui Dio rappresenta solo la prima causa, e in tal
senso, ma solo in tal senso, tutto continua a dipendere da lui.
1. Dio E NATURA
L'intervento diretto di Dio nei fenomeni naturali sembra essere escluso, inizialmente, proprio dalla sua assoluta trascendenza:
poiché Egli è radicalmente altro dal mondo, in nessun modo può
essere direttamente coinvolto nelle dinamiche naturali. Nel corso
Prima di iniziare l'analisi del dinamismo delle cause elementari nel De secretis nature è opportuno considerare come l'autore
di questo testo abbia conciliato l'autonomia della produzione e
del trattato l'impossibilità di un intervento diretto di Dio nella
riproduzione delle realtà naturali con l'azione creatrice di Dio Ch
natura verrà poi collegata alla legge stessa delle cause naturali.
Infatti è presente nel nostro testo l'esigenza di salvaguardare
l'unicità e la volontarietà dell'azione creatrice di Dio e la dipendenza da lui di tutte le cose. La ricerca di tipo scientifico, sulle
cause naturali dei fenomeni, va dunque resa compatibile con la
Infatti, iniziando la spiegazione di come avvenga la nascita
delle cose, nel De Secretis è enunciato un principio che successiche, dunque, sarà uno dei fili conduttori del nostro testo: le cose
teologia. Pertanto, per conciliare l’azione divina con l'autonomia
sono sollevate (cioè generate, iniziate) dal simile e sostenute, alivamente verrà ripreso per spiegare tutti
i
fenomeni naturali e
mentate, dal contrario. « Ad hune quoque modum universa crea-
(8) Del De secretis nature abbiamo due mss.: Paris, BN, lat. 13951, XII sec; il ms. 13952 è
una copia del precedente, Il testo arabo, invece, è conservato in più mss,, cfr. SezGin, Geschiehte cit., IV, p. 88. Del testo arabo abbiamo un'edizione curata da U. Wrasser, Sirr al-fraliga
wa sand'at aktabra. Kitth al-'ilal taligia, Ma'had al-turat al-ulüm al-arabt, Walab, 1979, Per
quanto riguarda, invece, il testo latino, M. F. Hudry sta preparando un'edizione i cui mateture numerositas proprio sublevatur et fulcitur contrario...
» (f.
9). Invece Dio non è né simile né contrario ad alcuna cosa, come
è detto più volte nel corso dell'esposizione dei nomi di Dio Ul
riali mi ha gentilmente concesse di utilizzare per questo lavoro. Citerd pertanto dalla trascrizione di E. ttudry con riferimento ai logli del ms.
(9) Gli studiosi favorevoli all'ipotesi di un originale greco del Sir: hanno ritenuto che la
parte del testo riservata a Dio, alla sua azione e ai suoi attributi (la seconda parte del I trattato), introducendo Vide: di ercazione, sia stata aggiunta dal redattore rausulmano, cft. ve
Sacy, Fe Livre du Secret cit., pp. 107-158.
| (10) Con « Verbo » si traduce qui l'arabo « Kalam Allah » {discorso di Dio), clr.
Weisser
Sir al-haliga cit., p. 103. Non sarà forse inutile ricordare, di passaggio,
che nella replat
islamica la Parola di Dio è il Corano, cfr. A. Barça, L'Islans, Milano, 1980,
(11) Ad esempio, spiegando il significato di « Inaccessibilis » si dice « Ei namque nulla est
similitudo, nulla species, nullum contrarium... » (f, 4v).
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)IL «DE SECRETIS NATURE
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La concezione emersa fino a questo punto nel De Secretis,
In tal senso, dunque, se da un lato l'inaccessibilità e l'assoluta
non è quella di una radicale separazione tra l'azione di Dio e
trascendenza di Dio rendono impossibile un suo intervento diretto nei fenomeni naturali, dall'altro è la legge stessa di questi fequella delle altre cause, quanto piuttosto di una serie di medianomeni ad escluderlo.
riva anche al mondo naturale, nonostante la radicale diversità
smo, mentre saranno queste ultime a portare a compimento l'osostanziale unitarietà costituita proprio dal legame di continuità
zioni operate dalle « cause secundae », per cui l'azione di Dio ar-
L'azione di Dio consiste, dunque, nell'iniziare dal nulla la serie delle cause che arriva fino alle cause della generazione del coimplicata dalla trascendenza di Dio. Sembra pertanto esserci una
posto tra tutte le cause e tra queste e Dio stesso.
pera iniziata da Dio. Dio, si è detto, produce il Verbo il quale, a
sua volta, genera l’azione dalla quale proviene il moto che, a sua
volta, porta il calore: si è così prodotto il passaggio dalla causa
È possibile rilevare, tuttavia, una particolare caratteristica
che introduce una separazione all’interno della serie di cause che
abbiamo visto. Si è detto che l’inizio della generazione della naprima alle cause naturali.
tura avviene quando il moto produce il calore. Nel paragrafo
Nel De Secretis, il cui argomento principale riguarderà l'azione delle cause naturali, il modo in cui questa serie di cause provengono l'una dall'altra non viene particolarmente approfondito
ma sembra che, fino alla produzione dell'actio, si tratti di emana-
« De quadripartita rerum materia ip$iusque alterna transformatione » (f. 9) si dice, appunto, che dal moto ha origine il calore.
Ma più avanti, nello stesso paragrafo, il testo dice « Unde manifestum est quoniam causa motus a calore, quietis occasio a frigozioni successive e gerarchicamente ordinate di sostanze sovrare ducit exordium » (f. 9) ('°). Se, dunque, da un lato, il moto gesensibili, al modo delle ipostasi neoplatoniche. « Primum itaque
quod post verbum Dei genitum occurrit, est ipsa actio. Ea ergo
motus, motus calorem portendit » (f. 9). Per comprendere, irivece, il significato del portendit, che spiega il prodursi del calore
nera il calore, dall'altro lo stesso calore è considerato fonte del
moto (!f). La reciprocità istituita tra questi due termini della successione delle cause, crea un distacco qualitativo rispetto all'azione esistente tra il Verbo e l'actio e tra Dio e il Verbo. Mentre, indal moto, possiamo confrontare un'altra espressione che spiega il
rapporto fra questi due termini: « Motus ergo ipse propter calorem innatum... » (f. 9) ('2). Sul piano naturale, infatti, il calore
sarà considerato innato nel moto ed è, forse, possibile che il moto, producendolo, non faccia che mostrare, esplicitare, qualcosa
cui in origine è legato. Come vedremo, moto e calore si implicano continuamente nel corso del testo e l'azione dell'uno sembra
fatti, Dio produce il Verbo senza essere a sua volta creato da lui,
e il Verbo produce l'actio senza essere prodotto in alcun modo
da essa, il moto e il calore, ancorché, come vedremo, vi siano diversi livelli di calore, si producono reciprocamente. In tal modo
l’azione reciproca viene a caratterizzare lo stesso inizio della produzione della natura, e distingue radicalmente le dinamiche di
questo prodursi. Nonostante dunque sembrasse esserci una conidentificarsi con quella dell'altro ('?).
A partire dall'azione del moto e del calore, anzi dallo stesso
prodursi del calore a causa del moto, inizia la vera e propria genitura delle cose naturali, che verrà portata a completo compitinuitá e somiglianza di modalità di azione nella serie delle cause
che da Dio arriva alle cause naturali, la caratteristica della reciprocità pone una separazione all'interno di questa serie. La causalità che caratterizza il mondo della natura viene in tal modo a
mento nella sua ‘perfezione’ ancora dall'azione del moto e del
costituire un piano di azione radicalmente diverso rispetto a
quello delle cause divine ('7).
calore ('4).
(12) Chr. nell'arabo: « al-haraka ebada su'do li--barär allati {tha » (il moto ascende per. il
calore che è in esso), Weisser: Sirr al-haliga cit., p. 104.
(13) Anche nel testo arabo, se da un lato il calore deriva dal moto, spesso i due termini
« ,,.lilka al-haraka allavengono considerati mutuamente implicantesi o, addirittura, identici:
Sir al-haliga cit., p. 103.
tr hiya harär... » (...quel movimento che è il calore...) cfr. Wrissrr,
(14) Cfr. De Secretis, 1. 9.
'
(15) Uguale è nell'arabo: « ...‘alimna anna ‘illa al-haraka al-barära wa anna ‘illa as-sukün
al-burada... » (...sappiamo che la causa del movimento è il calore e che la causa della quiete
è il freddo...), cfr. Weisser, Sirr al-haliga cit., p. 104,
(16) Cfr. anche prima nel De Secretis, f, Tv; Wrisser, Sirr al-haliga cit., p. 86.
(17) L. Massicnon, (La nattire dans la pensér islamique, in Erauos-Jahrbuch, 14 (1946)), individua nei primi filosofi arabi ellenizzanti due diversi modi di concepire l'universo: uno di
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)2. L'AZIONE DEL CALORE
IL
«DE
SECRETIS
NATURE
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me vedremo, sembra da un lato identificarsi con una sostanza
primordiale, dotata di intrinseco movimento grazie a cui essa si
Nel De Secretis, a partire dal moto e dal calore, incorporei al
« autodifferenzia » in diversi livelli di condensazione (questo
pari della serie delle cause in cui sono stati prodotti, vengono
aspetto sarebbe rappresentato dal morus-calor che abbiamo incontrato nella serie delle emanazioni divine). Dall'altro esso è
formate tutte le cose. Il moto e il calore (i due termini si implicano l'un l'altro nel corso del testo) originano un processo, chiamato nel testo latino « sublimazione », che, come vedremo, ha le ca‘atteristiche del processo alchemico. Gli esiti di tale « sublimazione » sono sostanzialmente due e saranno esaminati analiticamente nelle prossime pagine.
A. La stratificazione della « materia primordiale » da cui ha
origine il cosmo. Tale materia, cui non è attribuibile una consistenza corporea, è substratum di ciò che si forma nella natura
una delle quattro qualità primarie e tuttavia, mentre le altre qualità esistono sempre mescolate tra loro, solo il calore ha una parte che « mai si mescola ad altro » ('*). È questa parte che lo rende « motore » permanente dei processi di differenziazione che
avvengono all'interno del cosmo.
3. LA FORMAZIONE DEL COSMO
corporca.
B. La polarizzazione, interna alla materia primordiale, tra le
qualità caldo-freddo. A partire da tale polarizzazione avviene la
formazione degli elementi primordiali, delle nature corporee e
L'azione, propria del calore, di separare e distinguere è all'origine della genitura delle cose naturali: « Inde tota sequens postedei corpi dell'intera natura.
(f. 9).
Abbiamo dunque, da un lato un modello cosmologico fondato
sulla sublimazione alchemica; dall'altro una spiegazione dei feritas, egrediens, motus agendi atque discernendi fit particeps... »
A partire dal moto-calore si produce, in virtü della loro stessa
azione, una differenziazione che si presenta come una sublimazione alchemica: la parte più pura sale in allo e rimane in basso
nomeni naturali fondata sulle dinamiche « elementari » la cui
origine è la stessa sublimazione alchemica.
ll calore ha una funzione preminente, rispetto alle altre qualinatum altiora appetens, convalescente calore pro expresso motu
tà e potrebbe essere inteso in un duplice modo. Infatti esso, coatque assiduo, in quantum vires sufficiunt, usque ad sui extremiuna parte ottusa e pesante. « Motus ergo ipse propter calorem intatem quicquid liquidius fuerat superius conscendit; reliquum vetipo spiritualista e l'altro naturalista. Fra i naturalisti Massignon distingue ulteriormente due
tetidenze: un naturalismo spiritualista, che è ricandotto all’ermetismo dei Sabei, di cui parlero <h>ebes et gravidum ».(f. 9). Poiché nel ‘testo non si parla
chiaramente, a questo proposito, di una materia primordiale su
remo più avanti e che si esprime in un sapere di tipo astrologico, e un naturalismo materialicui potrebbe esercitarsi l'azione del calore, ritengo possibile iposta, a cui viene ricondotto anche il De Secretis, che si esprime in un sapere di tipo alchemico.
Il ‘naturalismo spiritualista’ è inteso da Massignon come una dottrina del progresso spirituale autonomo dell'anima umana, capace con le sue sole forze di entrare in contatto con una
dimensione divina, senza ricorrere alla Rivelazione o ai testi sacri. Questo tipo di naturali.
smo ed i risvolti astrologici che in esso sono implicati, ad esempio la possibilità di costruire
talismani infondendo in essi una forza di tipo spirituale che abbia una precisa efficacia causale, limiterebbe l'intervento divino nella natura {per questa la definizione di naturalismo,
sebbene di natura spirituale). « Que le naturisme spiritualiste d'alors soit bien un naturisme
limitant la puissance divine, c'est ce que prouve la doctrine des talismans portant des <signatures> astrales. C'est un ordre du monde, non sculement opposé au hasard (grec: tychè),
mais à des interventions libres de Dieu », cfr. pp. 144-148. Beuché Massignon collochi invece
tizzare che a salire sia qui la parte più pura dello stesso calore
che funge esso stesso come una materia primordiale. A sostegno
il testo della pseudo-Apollonio all’interno del naturalismo materialista, anche in questo testo
si pone, come abbiamo appena visto, la questione di un limite all'intervento arbitrario di Dio
nella natura. Ciò però, induce a dubitare della sua stessa distinzione tra naturalismo spiridi questa ipotesi vi è un passo precedente nel testo in cui si parla
dell'ascesa della parte sottile del calore verso le estremità: « Cooperante autem rerum opifice et calorem quibusdam successibus
largiente, ut ipsius prot{hJoplasti Ade ingruentem sup<p>lerent
indigentiam, profectus et victum ex codem acervo producens,
quod liquidum et subtile videbatur omnino ad extremum versus
collegit » (f. 9). Il Creatore, continuando, tramite l'elargizione di
tualista-astrologico e naturalismo materialista-alchemico. Cercheremo di verificare, nel corso
della nostra ricerca, se un aspetto ‘spiritualista’, nello pseudo-Apollonio si intrecci con le tematiche di carattere alchemico e se ció possa essere considerata una caratteristica peculiare
di questo tipo di naturalismo,
(18) Cfr. De Seeretis, (. 9.
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SECRETIS
NATURE
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calore, a produrre vantaggi ed alimento per il primo uomo, raccoglie la sua purezza e la sua sottigliezza verso le estremità. Nelalla diversa intensità del calore: ciò che rimane in basso è freddo, cioè privo di calore; 2. ad una diversa condensazione della
l'arabo safwahä wa latifahà ('”) (la sua purezza e la sua sottimateria (sottile-spesso). Ma nella versione latina manca una
complessa parte che potremmo definire l'aspetto cosmologico di
gliezza), il pronome relativo a purezza e a sottigliezza può riferirsi o a ‘vantaggi ed alimento’ o al ‘calore’. Mi sembra, tuttavia,
che per dare al testo un significato plausibile il pronome vada riferito al calore e questo confermerebbe l'ipotesi di un'ascesa della parte pura dello stesso calore. Sebbene qui sembra che sia l'azione del Creatore ad esercitarsi sul calore-sostanza, sublimandolo, nel corso del testo il calore sembra intrinsecamente dotato
della facoltà di ascendere che potrebbe essergli stata conferita
dall'actio divina tramite il motus. Vi sono, tuttavia, nel corso del
testo dei riferimenti che sembrerebbero implicare l'esistenza di
una materia primordiale diversa dal calore e certamente non vi
è, a questo proposito, una teoria espressa in maniera univoca e
questa ascesa del calore: tra i due“poli opposti, caldo-freddo, si
dispongono, cioè, sette sfere che corrispondono alla diversa intensità del calore e che sono la causa dei dodici segni zodiacali (22), Nel testo arabo la spiegazione di questo processo occupa
diverse pagine e, tuttavia, rimane in gran parte incomprensibile
perché i vari passaggi sono complessi e spesso contraddittori.
L'omissione di questa parte, pur controversa, rende difficile comprendere, dal testo latino, come l'azione del calore sia l'origine
della formazione del cosmo, e accentua l'aspetto alchemico di tale processo: l'ascesa del calore provoca una separazione tra una
parte sottile e pura che sale verso l’alto e un'altra parte che rimachiara. Ciò è un indice della natura composita di questo testo in
cui emerge un intreccio complesso di fonti diverse che ne rende
ardua una comprensione lineare. Ritengo tuttavia plausibile la
mia interpretazione non solo sulla base di alcuni elementi testuali, ma anche rispetto alle caratteristiche più peculiari della visione degli elementi che troviamo in questo testo e che esamineremo nelle prossime pagine. Se la mia ipotesi è attendibile il calore
non andrebbe inteso semplicemente come una qualità, bensì come una sostanza, esso stesso una sorta di materia primordiale
che si rarefà o si condensa per un suo interno dinamismo.
Questa prima ascesa del calore produce innanzitutto una polarizzazione tra duc estremi: quello superiore, caldo e leggero, e
quello inferiore, freddo e pesante: è solo a questo livello, cioè in
seguito alla sublimazione, che, a mio parere, si presentano le
qualità di caldo e freddo.
A questa polarizzazione corrisponde anche una diversa stratificazione della materia giacché la parte pura del calore è definisa acquisti successivamente il movimento necessario per elevarsi,
ta « sottile » (29), e ciò che resta in basso viene definito ancora
cioè per ‘perfezionarsi’. Riscaldando ‘ciò’ che rimane più vicino a
più chiaramente nel testo arabo come « ciò che è spesso » (má
sé, il calore conferisce ad esso la propria leggerezza e, dunque, la
capacità di muoversi, di clevarsi e, pertanto, di separarsi rispetto
galuz) (1). Sia secondo il testo arabo che quello latino, dunque,
dal calore si crea una diversa stratificazione che corrisponde: |.
(19) Cir. Weisser, Sirr al-hatiga cit., p. 103.
(20) Ctr. De Secretis t. 9.
(21) Cfr. Wissser, Strr al-haliga cit., p. 104.
ne in basso per la sua pesantezza.
Sembra quasi, dunque, che il traduttore latino abbia dato al
Sirr uwinterpretazione con una forte sfumatura alchemica lasciando da parte, in questo caso, i contenuti astrologici che ad
essa erano in origine legati. Tale interpretazione è sottolineata, a
livello lessicale, proprio dall'uso del termine sublimatio per indicare il movimento del calore primordiale, mentre per indicare la
semplice ascesa del caldo viene utilizzato il termine ascensus (33).
Ma proseguiamo la nostra analisi circa l'azione del calore
che, dopo essere asceso, ridiscende per riscaldare ciò che è rimasto in basso.
« Pars autem hec inferior et frigida motus ultimam perfectionem suscepit. Hic namque de illa et hec de supernis ad inferius
descendit. Caloris item assiduitas, quod sibi in hac parte vicinum
fuerat, motu diuturno calefaciens, citra priora meruit elevare ».
(£. 9). La permanenza del calore fa sì che anche la parte più basal resto di ciò che è pesante. Avendo riscaldato e fatto salire la
(22) Ibid., pp. 105-106.
(23) Nel testo arabo si parla semplicemente di su'ad, ciod di ascesa, cfr. Ibid, p. 104, 106,
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)II. «DE SECRETIS NATURE
»
parte più vicina a sé, il calore passa ad agire sulla parte rimasta,
a questo punto, vicino ad esso e cosi via. Essendo termine interpaia il termine acqua, il traduttore avrebbe comunque interpreta-
133
to il testo considerandola come l'estremità del calore. Tuttavia
medio tra una parte ‘superiore’ (che @ la purezza stessa del calore) e una parte ‘inferiore’ (che è l'assenza di calore definita come
freddo), il calore con la sua azione rende possibile che la perfezione di ciò che è in alto discenda per perfezionare ciò che è in
basso (« Hic namque de illa et hec de supernis ad inferius desto riservata ai minerali (secondo capitolo del Il Libro), in cui si
scendit », f. 9).
parla dell'argento vivo (ff. 11v-12). Lì l'argento vivo, considerato
Il processo di ascesa di cid che @ più puro, la « sublimatio »,
dura 48 ore: questo sembra essere il tempo in cui il calore pud
ascendere e provocare l'ascesa di ciò cui si unisce, come se questo movimento naturale avesse un tempo determinato in cui avvenire. « Motus vero ad extremum - sublimatio - horas quadraginta octo assumens, terminum etiam incurrit » ({. 9). Attraverso
questo processo di differenziazione operato dal calore si formano
sette sfere che circondano la terra: « Unde septem circuli<s> superius totidemque inferius nos nostraque circumsepsit... » (f. 9).
Anche nel testo arabo si parla, a questo proposito, della formazione di sette cieli e sette terre costituiti rispettivamente dalle
« acqua (?”) racchiusa nella sostanza minerale » viene inizialmensfere dei pianeti e dai pianeti (24).
4. AQUA RADIX
L’interpretazione alchemica potrebbe offrire una chiave di lettura anche a ciò che troviamo nel testo latino subito dopo la definizione in termini di sublimatio del movimento di ascesa del
calore. « Nam cum sursum et deorsum habere dicatur, aqua ipsi
corpori admixta terminum infrig<i>dat. Calor enim in medio potentior, in terminis debilior invenitur » (f. 9). Sembra strano trovare qui il termine « acqua » dato che si sta parlando delle qualità primarie, e in effetti nella lezione scelta da U. Weisser per l'edizione del testo arabo si parla, a questo proposito, di un raffreddamento delle estremità del calore ma il termine « acqua » non
compare. La Weisser, però, offre una lezione alternativa, corrispondente al MS Madrid Biblioteca Nacional Gg 153 che Ugo potrebbe aver utilizzato: mäzafßJahu al-ma' fi gawfihi (« l'acqua si
mescolò nel suo interno ») (2). Sebbene in questa lezione com(24) tbid., pp. 107 seg.
(25) Ibid., p. 106.
«aqua» potrebbe significare qui non l'elemento corporeo ma,
piuttosto, il risultato di un processo distillatorio, l'ultimo e più
perfetto risultato della distillazione (7°),
Troviamo un riscontro di tale problematica nella parte del tete sublimato mediante un primo riscaldamento operato dal calore per cui diventa « vapore puro e spirituale ». Successivamente,
per una seconda azione del calore, esso diventa un’« acqua densissima », cioè un olio. Così l'argento vivo è un principio, unica
radice di tutti i minerali (78), estraibile mediante un processo alchemico di tipo distillatorio il cui risultato finale è un particolare
stato liquido della materia definito come « acqua ». In tal senso,
cioè come più perfetto risultato di quel processo, l'« acqua » del
passo sopra esaminato potrebbe essere stata interpretata come
« estremità del calore ».
(26) Il risultato del processo distillatorio è il liquido che si forma nella parte superiore
dell'alambicco quando la materia che viene distillata (che st trova ad uno stato gassoso), sale
setto l’azione del calore, fino ad incontrare la parte superiore del recipiente; in tale processo
il calore è più forte nel mezzo del recipiente e più debole alle estremità, cfr. F. Stterwoov Ta.
yor, The Evolution of the Still, in Annals of Science, 5 (1945), pp. 185-202. È opportuno precisare che la sublimazione e la distillazione, nel XII sec., non erano ancora precisamente
distinte.
(27) Cfr. anche nota 62 di questo lavoro.
(28) È importante sottolineare come in questa concezione dell'argento vivo come ‘radix
una’ del mondo minerale il nostro testo si discosta dalla fonte aristotelica dei Afeteorologica,
seguita a proposito della composizione dei metalli e delle pietre (f. 11), per l'elaborazione di
una teoria propriamente alchemica. Aristotele, nei Meteorologica L. 1, 341b6 sgg., aveva posto
all'origine della formazione dei metalli due esalazioni, una calda e una fredda, cfr. anche D.
E. Eicunotz, Aristotle's Theory of the formation of metals and minerals, in The Classical Quarterly,
XIII (1949), pp. 141-146. La teoria delle due esalazioni è stata considerata dalla critica, fino
a tempi recenti, la base delle tcorie alchemiche, cfr, A. J. Horkins, Alchemy, Child of Greek
Philosophy, New York, 1934; Suerwoon Tayior, The Evolution cit; J. Linvsay, The origins of
alchemy in graeco-roman Egypt, London, 1970. Nel De Secretis, invece, l'argento vivo sembra
rappresentare l'unica radice della coppia Mercurio-Zolfo. 11 principio dell'unica radice della
realtà si presenta, come vedremo, nella stessa Tabula Smaragdina dove è strettamente connesso alla pratica alchemica. Sulla teoria del ‘Mercurio solo' nella tradizione alchemica cfr.
G. Cam, IH Rosarius Philosophorum attribuito ad Arnaldo da Villanova nella tradizione alchemica del trecento, in Actes de la I Trobada Internacional d'Estudis sobre Arnau de Vilanova, 11,
Barcelona, 1995, pp. 175-208. C. Burnett, in Introduction, Hermann of Carinthia, De Essentiis,
Leiden-Köln, 1982, p. 37, riconosce nel De Secretis una fonte del De Essentiis di Ermanno di
Carinzia, diversa da quella aristotelica in relazione alla formazione dei minerali. Questa parte del De Secretis potrebbe effettivamente essere considerata un'importante fonte della tradizione alchemica medievale alternativa ad Aristotele.
Pagina 8
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Non dimentichiamo, inoltre, che sempre nel dodicesimo secolo veniva tradotto dall'arabo un altro testo, posteriore al De Secretis, in cui ciò che avviene nel vaso distillatorio e questa funzione dell'« acqua » sono spiegati molto chiaramente: la Turba
Philosophorum (?°). Potrebbe non essere strano, dunque, che il
traduttore latino abbia potuto interpretare secondo il modello alchemico anche questo passaggio.
Il calore rimane comunque il medio attraverso cui la potenza
di ciò che sta sopra di esso, essendo a contatto le rispettive estremità, raggiunge ciò che sta sotto: « His igitur infrig<i>datis quod
ibidem inerat subire merentur » (f. 9). E ciò che sta sotto, ricevendo dal calore la potenza di ciò che sta sopra, può, finalmente
ascendere: « Dum tunc ipsius caloris inconsumpta diuturnitas
motu primo expressiori inferiora calefaceret, hebes ac grossius
quam primo conscendit » (f. 9).
Attraverso la « sublimatio » si formano, così, dal calore, sia
un suo condensarsi in diversi stati, sia una polarità di caldo-freddo. Entrambi questi aspetti danno un ordine a ciò che potremmo
chiamare la « materia cosmica ». Lungi dall'avere la stessa consistenza dei corpi del mondo sublunare, tale materia consiste piuttosto nel dinamismo stesso dell’azione del calore, ed è sostrato e
paradigma dei corpi naturali.
Esamineremo nei prossimi due paragrafi la struttura che tale
materia assume grazie al dinamismo del calore: nel primo ci soffermeremo sul rapporto tra caldo e freddo; nel secondo vedremo
la nascita dei quattro elementi incorporei a partire dalle quattro
qualità primarie. I.a successione temporale che sembra esserci
tra qualità ed elementi incorporei è dovuta al fatto che ciò che
descriveremo è un dinamismo: tale dinamismo costituisce la
struttura di questa materia. Dagli elementi nasceranno poi le sfere dei pianeti, i minerali e le pietre (1°).
IL « DE SECRETIS NATURE
»
135
5. CALDO E FREDDO
Abbiamo visto finora che il freddo è generato dalla sublimazione del calore: esso è ciò che rimane in basso, è estremità del
calore come sua assenza. Tuttavia nel corso del testo ad esso viene attribuita una consistenza autonoma e positiva accanto a
quella del caldo: « Initium quidem creature totius ab uno, secunda dualitas successit. Hec autem sunt calor et frigus » (f. 9v).
Questa apparente contraddizione è risolta nel nostro testo mediante il concetto secondo cui i contrari provengono da una radice unica. « Quotiens videlicet aliquod, saltem alterum, radicis vel
potius exordii simile continet, cuiusmodi sunt calor atque frigiditas, sunt enim convenientia opposita, quoniam hoc illud exigit
communique ad invicem, prout vir femine » (f. 9v). 1 contrari sono limite l'uno dell'altro e in questo essere ‘estremità’ l'uno dell'altro essi partecipano di un'unica radice; potremmo dire dunque che essi vanno concepiti come ‘estremi’ piuttosto che come
‘opposti’. In tal senso sebbene il freddo inizi (viene generato) in
quanto privazione di calore esso rappresenta l'altro aspetto, l'altra estremità, dell'unica radice di entrambi (*'). In questo caso il
calore primordiale potrebbe essere considerato come la radice
unica dalla cui sublimazione caldo e freddo, intesi come qualità,
si manifestano.
Freddo è, inoltre, ciò di cui il calore si nutre, ed è da esso nutrito: « calor enim frigore... quasi quodam adminiculo fovetur »
(f. 9). I contrari, infatti, si sostengono a vicenda, definendo l'esistenza l'uno dell'altro: « Ad hunc quoque modum universa creature numerositas... fulcitur contrario » (f. 9). Sul rapporto fra
contrari si fondano tutte le dinamiche elementari: sebbene fra essi non si stabilisca, come vedremo, un legame stabile, la loro attrazione costituisce il nucleo di tutti i legami che avvengono in
natura.
(29) Cfr. J. Ruska, Tierba Philosophorum. Ein Beitrag zur Geschichte Alchemie, in Quellen
und Sindien zur Geschichte der Naturwissenschaften und der Medizin, 1, Berlin, 1931, Sermo x
sep; cfr. anche nota 38 di questo lavoro.
(30) L'associazione di pianeti, minerali e pietre, presente nel nostro testo, si riscontra in
molti testi della tradizione alchemica greca e in alcuni di essi tale associazione vicne attribuita ad Hermes, cfr. M. BeetmeLor, Histoire des Sciences, La Chimie au Moyen Age, 11, Paris,
1893, pp. 9 seg: cfr. anche J. R, ParniNGroN, Report of discussion upon chemical and alchemical symbolisin, The Origins of the Planetary Synrbols for the Metals, in Ambix, 1 (1937), pp. 61-
63. Nel De Secretis tale associazione è spiegata dalla prevalenza, riscontrabile in tutte le parti
del cosmo, di alcune qualità che determinano particolari caratteristiche come, ad esempio,
particolari odori, sapori e colori. L'associazione pianeti-minerali è dovuta, dunque, al costituirsi di caratteristiche simili, determinato dalle qualità primarie, piuttosto che all'influsso
degli uni sugli altri, Netla tradizione alchemica, comunque, vi sono stati vari modi di associare pianeti e metalli. Quello che troviamo nel De Secretis (piombo-Saturno, stagno-Giave, ferro-Marte, aro-Sole, rame-Venere, vivo argento-Mercurio, argento-Luna) corrisponde all'associazione attribuita, secondo M. BertneLor, Collection des anciens alchimistes grecs, 1, 1887, p.
78, ai Sabei. Tuttavia essi associano al Mercurio un assemblaggio di tutti i metalli: anch'esso
rimanda, come l'argento vivo del De Sceretis, ad un'unica radice alchemica di tutti i minerali.
(31) Sul tema della radice unica dei contrari cfr. anche nota 28 di questo lavoro,
Pagina 9
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NATURE
»
137
Nel De Secretis attorno alle qualita del caldo e del freddo si
hanno luogo nella misura in cui le parti che si uniscono sono alipolarizzano altre coppie di qualità che le definiscono rispettivamento l'una dell'altra e, abbiamo visto, l'alimento è costituito dal
mente come moto-quiete; leggero-pesante; semplice-composto;
proprio contrario (#9). Non ve, dunque, nulla di strano nel conmaschile-femminile; attivo-passivo (2). La pesantezza è attribuinubio di caldo e freddo, ma per spiegare la modalità delle altre
ta, nel De Secretis, alla composizione, la causa della leggerezza
due unioni (cioè del secco col freddo e dell'umido col caldo) il
del calore è dovuta, invece, alla semplicità per cui una sua parte
nostro testo dice: « Siccitas autem nichil nature frigoris, nec hu-
« ...elabitur. ...nunguam componitur nec est substantia » (f. 9). Al
mor caloris, nisi quod intrinsecus latet, comprehendit... » (L
calore, infatti, essendo al tempo stesso la ‘materia’ che viene su-
9v) (37). Il secco, potremmo intendere, non prende, cioè non si
blimata e l'agente di tale sublimazione, viene attribuita anche
nutre, della natura del freddo, né l’umido di quella del caldo, ma
una parte che mai si compone con altro.
di ciò che essi nascondono dentro. Sembra emergere qui l'idea di
Alcune di queste caratteristiche, assieme a quelle di luminoso-scuro; animato-inanimato; espanso-contratto (3°) costituiranun livello occulto del caldo e del freddo che rende possibili le
successive unioni.
no, più avanti, le dieci proprietà di cui saranno formati gli stessi
E vediamo ancora che sebbene, secondo quanto finora si è
elementi corporei. Anche l'esistenza degli elementi corporei, peraltro, è definita da un limite: « Quare singule, ut per se consistant, ab opposito termino concluduntur » (f. 9v). Le dieci proprietà, assieme agli elementi corporei e ai pianeti, saranno la
letto nel testo, ’umido dovrebbe nascere dal connubio di caldo e
causa di tutti i corpi organici (#4).
Le qualità di cui si parla nel De Secretis, causa della nascita
dei corpi (rativitatum), non sono corpi esse stesse e il livello della loro azione, che produce la natura corporea, è indicato sempre
freddo, più avanti, spiegando cosa avviene nell'unione del caldo e
del freddo si dice: « Ex caloris namque coitu cum frigore, quedam humoris fit dissolutio, eamque caloris proprietas quasi suggendo exhausit » (f. 9v). Quando, cioè, il caldo si unisce al freddo, avviene la dissoluzione di una certa umidità che il caldo ‘succhia’ unendosi ad essa (*). Così l'unione tra caldo e umido avvienel nostro testo con i termini « nativitas » o « genitura ». Le qualità sono, dunque, la causa primordiale di tutto ciò che nell’universo è generato. È interessante notare come con il termine « generatio » l'azione delle cause naturali viene distinta, anche ad un
livello lessicale, dalla « creatio » che è opera di Dio.
6. L'AZIONE DELLE QUATTRO QUALITÀ
(36) « calor enim frigore, humor siccitate quasi quadam adminicuto fovetur. Est enim incongruum quatinus humor humori, calor calori subsistendi amminicula subministret », cfr.
De Seeretis, £ 9; cfr. anche par. 5 di questo lavoro.
(37) In questo passo e in quelli riportati di seguito il testo latino sembra, per alcuni aspetti, discostarsi da quello arabo, cfr. Weisser, Sirr al-haliga cit., p. 109 sgg.; la mia lettura si limiterà, per il momento, esclusivamente al testo latino. Poiché, tuttavia, fa parte di testo esaminata in questo paragrafo risulta in parte ambigua, ho adottato una lettura quanto più possibile conforme alle dinamiche descritte anche in altre parti del testo e, in particolare, nella
parte relativa alla formazione delle nature corporee.
(38) Possiamo leggere un'idea molto simile del legame tra elementi in un testo alchemico
di origine araba di poco posteriore al De Secretis, composto nel IX-X sec. e tradotto in latino
a. Proseguendo la descrizione circa la nascita delle qualità,
nel De Secretis si spiega che dal connubio di caldo e freddo nanel XII, la Trerba Phifosophoruni. Anche questo è un testo ermetizzante e i suoi contenuti alchemici si concretizzano immediatamente su un piano tecnico-operativo nella produzione
dell'elisir (al-iksir). Con le parole della Turba Philosopharum possiamo meglio intendere il lescono il secco e l'umido. A loro volta, allora, il secco si unisce col
game tra caldo e freddo descritto nel De Secretis: « Ignis ergo ex aqua extrahit humorem... »,
cfr. Ruska, Turba Philosophorum cit., seria i, p. 110. Credo sia plausibile ipotizzare che
freddo, generando la terra, e l'umido col caldo, generando Pal'extrabi della Tree abbia esattamente Jo stesso valore del 'suggendo' del De Sccrezis. Ciò,
ria (25), Queste unioni, chiamate nel testo latino « connubia »,
infatti, è confermato dalla spiegazione, data nella Turba, della stratificazione degli elementi
corporei sulla base del loro rapporto: « Significo posteris, quod aër est tenue aquae, et quod
non separatur ab ca; quod si non esset terra sicca, “super eam aqua humida non maneret. »,
Ibid., serzio 1v, p. 111 Le unioni tra elementi sono basate, anche qui, sulle dinamiche tra ke
(32) Cfr. De Secretis, E 9.
(33) thid., E 17%; la coppia fargrs-comprehensa del De Secretis traduce qui i termini arabi
gabtid-mu'tia, cfr. Weisser, Sirr al-haliga cit., pp. 334-335.
qualità conlenute dagli elementi, e che, in definitiva, si risolvono nel nutrirsi reciproco dei
contrari. U legame tra la Teba e il De Secretis emerge in diversi altri aspetti, su alcuni dei
quali ci soflermeremo più avanti, chiedendoci innanzitutto se vi sia un nesso tra le tematiche
(34) Cir. De Secretis, f. 18.
elementari della Turba e del De Secretis e, in tal caso, se il De Secretis non possa essere consi.
(35) « Ex huiusmodi alterno ingressu facto coniugio, dum frigus ct siccitas count, lerra
derato a pieno diritto tra gli iniziatori di quella tradizione alchemica che dal mondo arabo è
generatur. Homoris namque et caloris facta adiunctio, aera producit » cfr. De Secretis, E. 9.
penetrata nel mondo latino a partire dal XH sec.
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SECRETIS
NATURE
»
139
ne come immediata conseguenza dell’unione del caldo e del fred-
È possibile interpretare questa scissione come la separazione
do. Si potrebbe spiegare questa dinamica ipotizzando che l'umidella parte manifesta da quella occulta. Nel caso del caldo e del
dità sia considerata la ‘parte occulta’ del freddo. Ciò sembrerebbe
freddo, infatti, avviene come se la loro unione separasse, rispettivamente dal primo e dal secondo, il secco e l’umido che, così,
confermato da quanto dice il testo latino subito dopo: « Dum itaque frigoris humiditas calorem ingreditur, frigus, terminata siccitate, relinquitur » (f. 9v). L'umidità del freddo entra, dunque, nel
vengono ad avere un'esistenza autonoma mentre prima erano le
parti occulte dei due. Nel momento del connubio del caido e del
caldo e, a quel punto, sembrerebbe intendersi, il secco separato
rimane col freddo. Il testo rimane ambiguo, invece, riguardo a
freddo, dunque, secco ed umido diventano identificabili come tali. In questo senso sono la loro prole.
ciò da cui il secco viene separato. Potremmo ipotizzare, forse,
Una volta uniti il secco e il freddo da un lato e l'umido e il
caldo dall'altro, l'incontro fra queste due coppie genera un'unioche si intenda separato dal caldo di cui potrebbe costituire fa
parte occulta. Così si comprenderebbe in che senso è stato scritne tra caldo e secco e una tra freddo e umido: « Dum itaque unito che nell'unirsi del secco col freddo e dell'umido col caldo, il
versa hec quatuor - calor videlicet humori, frigus siccitati - sub
secco e lumido non si nutrono del freddo e del caldo ma delle
eodem acervo concurrant, fetus diversos - hunc dico frigidum et
loro parti occulte: il secco, unendosi col freddo, si nutrirà del suo
humidum, illum calidum et siccum - provenire necesse est » (f.
contrario che è la parte occulta del freddo, cioè l'umido; l’umido,
unendosi col caldo, si nutrirà del secco che sarebbe il suo contra-
9v). È interessante rilevare che l'unione che genera questa nuova
prole (cioè acqua e fuoco) è conforme al dinamismo sopra derio e la parte occulta del caldo.
scritto: incontrandosi secco-freddo e umido-caldo, infatti, il caldo
L'idea che l’umido e
il secco esistessero già assieme al caldo e
al freddo, sebbene ad un livello occulto, si evince anche da ciò
che leggiamo immediatamente dopo nel testo: « Humor enim et
siccitas ex propria subtilitate semper interius oc<c>ultantur,
quousque caloris et frigoris adiunctio ea reducant exterius » (f.
9v). Ma come conciliare l'idea che secco e umido siano proprietà
si unisce al secco perché si nutre in realtà della parte occulta di
quest'ultimo, cioè, nel nostro caso, il freddo. Il freddo, a sua volta, separato dal secco si unisce all’umido, nutrendosi di quella
che è, in questo caso, la parte occulta; di quest'ultimo, cioè il caldo. La stessa dinamica, cioè il nutrirsi di una parte con la parte
occulta dell'altra può spiegare anche i legami tra secco e freddo e
occulte di caldo e freddo con la loro nascita dal connubio di
umido e caldo. In tal modo si formano, dunque, l'elemento fredquelli? Ciò è plausibile se consideriamo l'idea del ‘connubio’
do-umido (acqua primordiale) e quello caldo-secco (fuoco primordiale).
espressa in questo testo. Il ‘connubio’, sul modello della generazione animale, avviene in base ad una dinamica di attrazione dei
contrari e genera una prole. Tuttavia esso sembra essere fecondo
Per riassumere schematicamente questa dinamica possiamo
dire che dal dinamismo del calore, inteso come sostanza ignea, si
solo in quanto le parti che si uniscono sono già, a loro volta, unigenera una polarità tra le qualità di caldo e freddo. L'unione di
te ad un'altra sostanza: in tal modo una parte produce sull'altra
una scissione. Ciò sembra emergere in tutte le unioni elementari
caldo e freddo genera il secco e l’umido. Formatesi, dunque, le
quattro qualità dalle loro combinazioni si generano quattro elee verrà esaminato nel paragrafo 9 di questo studio, dedicato alla
menti primordiali: terra (freddo-secco); aria (caldo umido); acformazione delle nature corporee. Lì, infatti, i termini « quassaqua (freddo-umido); fuoco (caldo-secco).
vit », « calcavit », « disiunxit », « dissolvit », indicano ciò che av-
Siamo, dunque, di fronte ad un testo in cui la visione classica
viene nell'incontro tra due elementi, e cioè che la scissione prodi origine greca degli clementi e delle loro unioni è intessuta e,
dottasi all’interno di entrambi è la condizione per la formazione
di un nuovo composto. E ciò che viene detto « separatio atque
direi, sostanziata, da caratteristiche che hanno palesemente una
fonte diversa. E forse non è del tutto inopportuno richiamare, a
disiunctio, ut supra dictum est, in rerum fuit exordio » (f. 9v), si
proposito della dinamica interiore-esteriore, l'analogia con dottripuò, forse, estendere ad ogni cosa che viene generata in natura.
ne alchemiche che si rifanno a tradizioni imamitiche. Già P. Lo-
Pagina 11
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)IL «DE SECRETIS NATURE
PINELLA TRAVAGLIA
ry ha mostrato come la letteratura ermetica araba debba molto,
proprio nei suoi aspetti alchemici, all'esoterismo islamico CA
Saranno, tuttavia, necessari ulteriori e più approfonditi studi per
verificare con maggiore completezza questa ipotesi.
b. Connubio e trasformazione. Quando nel nostro testo si
parla di unione di freddo e umido, di caldo e secco, o di qualunque altra unione, non si intende la semplice somma di qualità
che, se fosse tale, darebbe un uguale risultato ad uguali qualità
sommate. Trattandosi invece di un rapporto tra qualità, l'unione
di freddo ed umido (l'elemento primordiale acqua) è diversa dall'unione delle stesse qualità che vi era all'inizio (cioè quella in cui
l'umido era la parte occulta del freddo), perché nasce da relazioni diverse. L'originario connubio tra caldo e freddo (umido) modifica la loro stessa natura instaurando relazioni nuove (umidocaldo e secco-freddo) dalle quali avrà luogo un'unione tra secco e
caldo e umido e freddo, diversa dalla precedente perché nasce da
141
non è come quella originaria che, essendo stata trasformata dall'unione del caldo col freddo, è scomparsa come tale, ma ha prodotto delle sostanze dalla cui relazione ora nascono le nuove.
c. Manifesto e occulto. A questo punto emerge con chiarezza
come nel De Secretis il manifesto e l'occulto siano rappresentati
di volta in volta da parti diverse a seconda delle mutue relazioni
e combinazioni che avvengono tra le diverse sostanze. Lungi
dunque dal voler fissare come tali l'esistenza di una o un'altra
qualità, il manifesto e l’occulto rappresentano l'equilibrio raggiunto in un dato momento dalla relazione fra diverse qualità.
Questo equilibrio definisce il potere causale delle sostanze, risultando dal rapporto verificatosi in un certo momento fra le diverse qualità di cui sono composte. E tale equilibrio è di volta in
volta modificato dal continuo interagire tra le qualità secondo
l'azione che è loro propria (scaldare, raffreddare, seccare, umidificare).
una materia (e dunque dalle sue interne relazioni), che si è già
trasformata rispetto a quella iniziale. Anche questa concezione
potrebbe avere un profondo significato nella tradizione alchemica sia islamica che latina, perché rimanda ad un problema che P.
composto o di un elemento viene, grazie alla sua unione con allità delle trasformazioni che avvengono nella materia ("°). L'irresto è, dunque, già l'effetto di un'azione causale, il risultato di una
Carusi definisce « squisitamente chimico »: quello dell'irreversibiversibilità della trasformazione alchemica, e probabilmente di
quella naturale descritta nel De Secretis, è dovuta al fatto che il
suo prodotto non è dato dalla somma delle sostanze, ma dal loro
rapporto, e questo, d’altra parte, garantisce che quanto avviene
sia davvero una trasformazione e non una semplice addizione di
clementi. Le sostanze che vengono unite entrano in relazione fra
loro e si modificano reciprocamente, pertanio non è più possibile
ottenere dal prodotto che risulta i componenti iniziali. È per
questo che la nuova unione di caldo e secco e di freddo e umido
Il rendersi manifesto di ciò che prima era occulto è interpretato, nel De Secretis, anche come un passaggio dall'interno all'esterno": una certa qualità che prima era presente all'interno di un
tre qualita, ad ‘esteriorizzarsi’. Il passaggio dall’occulto al manifecerta interazione. Una natura presente in stato latente in un corpo viene, cioè, esteriorizzata, e manifestata, perché diventa nutrimento di ciò che sta attorno ad essa in virtù dell'attrazione dei
contrari.
Più avanti, parlando già delle nature corporee a proposito
della formazione dei vegetali, si dirà nel De Secretis: « Unde manifestum est quoniam quatuor naturarum quedam facta est applicatio, exteriorum videlicet cum interioribus, superiorum cum
inferioribus iniecta societas, ut hec ab illis iuxta materie et copulationis qualitatem fomentum accipiant » (f. 18). La dinamica interno-esterno, dunque, istituisce anche il nesso tra « ciò che sta
(39) « Nous rejnignons ici la bipolarité classique de la pensée ésotérique islamique entre
le zahir (l'apporent, le sensible) © le batin (le caché, Fimplicite): le zahir manifeste ce qui est
actualisé, mais l'alchimie est une science du batir visant à la découverte des dimensions potentielles en présence. », cfr, P, Lory, Alchimie er Mystique en Terre d'Islam, Paris, 1989, p. 36.
(40) Riferendosi allo sviluppo dell'alchimia nell'Islim medievale, P. Carusi espone la posizione di coloro che ritengono che nulle reazioni alchemiche avviene « una trasformazione
idi una qualità è l’espressione di una sua unione con ciò che sta
versibili, e che non è più possibile tornare dat prodotti ai reagenti », cfr. P. Caruss, La tradizione <araba> di Ennete Trismegisto e i contenuti delle scienze alchemiche, in Atti del I Convedo, scambi sia nella direzione esterno-interno che in quella supeprofonda dell'intima natura della materia, dal momento che si tratta di trasformazioni imeguo di Storia della Chintica, 1985.
sopra » e « ciò che sta sotto », nella misura in cui l'esteriorizzarsi
attorno ad essa.
Tra tutte le cose composte di elementi avvengono, in tal moriore-inferiore, istituendosi così la trama di interazioni che attra-
Pagina 12
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versano tutto il cosmo, dagli astri ai minerali. E in base a questo
che possiamo leggere la reciproca derivazione delle cose superiori ed inferiori che leggiamo all’inizio della Tabula Smaragdina, e
che non è dunque un’astratta affermazione di un principio di
corrispondenza ma, piuttosto, il risultato di queste complesse dinamiche: « Superiora de inferioribus, inferiora de superioribus,
prodigiorum operatio ex uno, quemadmodum omnia ex uno eodemque ducunt originem... » (£. 31).
d. Concezione « triadica ». Riassumendo il complesso procedimento descritto nel De Secretis, possiamo dire che l'unione di
due sostanze provoca una scissione all'interno di entrambe; sulla
base di questa scissione avviene una ricomposizione diversa tra
le parti divise. È solo in questa ricomposizione che ciò che prima
143
quelle manifeste), giunge ad una nuova, più perfetta ricomposizione (anche il tema del perfezionamento raggiunto attraverso
questo processo è presente nel nostro testo). Questa dinamica si
ripete, nel De Secretis, in tutte le fasi delle trasformazioni che
conducono alla formazione del mondo naturale. Lindsay sottolinea che tale visione alchemica concettualizza il momento dinamico della trasformazione in cui, simultaneamente, avvengono
una scissione e una ricomposizione: « This important statement
deepens the triadic concept by applying it directly to the moment
of change, in which simultaneously there occur an act of union
and an act of expulsion, of negation » (*7), Queste tre fasi del
processo, inoltre, costituirebbero tre differenti essenze ontologiche.
Attraverso l’idea che la scissione tra le qualità, che è il nucleo
era occulto diventa adesso manifesto.
dell’operare alchemico, abbia addirittura una densitä ontologica
scalanza tra cose diverse è, dunque, l'origine e il fondamento di
possiamo leggere la forte consistenza assunta dal momento del
La separazione, la scissione prodotta dall'incontro e dalla metutte le cose naturali ed è la modalità secondo cui avvengono tutte le dinamiche causali il cui soggetto è sempre un ‘connubio’.
Sembrerebbero, così, concettualizzate in maniera sorprendentemente chiara le fasi dell’operare alchemico, in cui la creazione
del prodotto è ottenuta attraverso la separazione degli elementi a
partire da un composto originario. J. Lindsay, nella sua importante ricostruzione delle fonti del pensiero alchemico, riferisce
che Zosimo attribuisce ad Hermes la « concezione triadica » del
processo alchemico (41). Secondo tale concezione la trasformazione alchemica si svolge a partire da un'unità originaria (nel caso del De Secretis, ad esempio, la coppia caldo-freddo), che attraverso una separazione (nel De Secretis delle qualità occulte da
prodursi del cambiamento.
Lindsay stesso sottolineava che il modello offerto dal processo alchemico attribuito ad Hermes & modello dell’intero processo
di trasformazione di una materia e non dell’effetto di quel processo: « This pattern is not a change product, is not something
that has only a limited application; it is creative or formative pattern of all process » (Y). Un modello cioè che offre la possibilita
di pensare i] momento della trasformazione dandogli una consistenza pari a quella delle cause e degli effetti della trasformazione stessa: questo & il valore essenziale dello schema triadico ermetico. D'altra parte, l'elaborazione di queste categorie consente
di pensare la realtà naturale in termini essenzialmente dinamici.
Nel De Secretis la consistenza attribuita al passaggio da una
natura ad un'altra (o da un elemento ad un altro) in seguito ad
la
(41) Delle testimonianze riportate la prima è di Zosimo, alchimista del IN-IV sec. D. C., 2
set
seconda di un più tardo commentatore: « The present [chemical] composition, onceoutt
he
movement, leaves the state of monad in order to constitute itself asa triad by driving
mercury. Constituted as a monad that overflows as a triad, it is a continuum; but in return
constituted as a triad with three separated elements, il constitutes the world by the providence of the First Author, Cause and Demiurge af Creation, who henceforth is called Trismegi1riastos in the sense that has envisaged what he has produced, and what produces it, under
dic mode. »: « The first of the chicks of Goldmaking ts Hermes, called Trismegistos, who has
received this name, not only because the present operation is made according to three co ites of the power, but because he observed that other operations than this are also vr e “à
cording to three distinct ontological essences. He it is then who has first written on ‘ en
mystery a, cfr, Linosay, The origins of alchemy cit.. p. 177. Sulla figura di Hermes pure i de
l'alchimia cfr. anche L. Lecurec, Histoire de la médecine arabe, 1, Clermont, Paris, 1876, p. 1°
e Festucitrr, La Révélation cit., cap, vu.
un'interazione, ossia ad una scissione tra elementi, emerge a livello linguistico nel termine « non-natura » (145), utilizzato dallo
(42) Cfr. Linnsay, The origins of alchemy cit., y. 177. Sulle tre fasi dell'operare alchemico
cfr. anche l'analisi di un testo alchemico, attribuito ad un allievo di Apollonio di Tiana, condotta da P, Carust, in Aninralis Herbalis Naturalis, Considerazioni parallele sul 2 De anima in
arte alchimiae> attribuito ad Avicenna e sul <Miftah al-hikma> (opera di un allievo di Apollonio di Tiana), in Micrologus, II (1995), pp. 45-74, Nei testi analizzati da P. Carusi si può
scorgere una continuità rispetto alle tematiche che troviamo nel De Secretis.
(43) Cfr, Linosar, The origins of alchemy cit., p. 177.
(44) CE De Secretis, E. 18.
Pagina 13
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)pseudo-Apollonio per indicare il mezzo della trasformazione,
che non è una qualità, né un elemento, né una natura ma che,
tuttavia, ha una sua propria consistenza. « Nam dum ea quod sui
proprium erat exuunt et in non-naturas - ‘singularis’ dico — tran-
IL
«DE
SECRETIS
NATURE »
145
uno umido e caldo; uno freddo e umido e uno caldo e secco.
Non si tratta ancora, tuttavia, dei quattro elementi corporei, come emerge dal fatto che più avanti (nel libro sui vegetali) si spiegherà come dall'unione di questi elementi nascano le quattro naseunt, etsi de naturis coniuga oriatur, non-naturas eam esse pature corporee (fuoco, aria, acqua, terra), in un paragrafo intitolalam est» (f. 18). La realtà che si colloca nella fase intermedia
to, appunto, « De naturis quatuor quas elementorum facit adiundella trasformazione non è altro che l'unione delle nature. E sebctio » (f. 18). Ma la formazione di queste quattro nature è già
bene le nature siano la fonte del nuovo prodotto che si sta formando, la loro unione è definibile solo come non-natura poiché
equivale alla loro scomposizione e perdita dell’originaria identità.
preannunciata
in
questo
paragrafo
sulla
materia
delle
cose,
quando si dice che a partire dalle quattro unioni viste fin qui se
« Non-natura » indica dunque una realtà che, pur non essendo
ne predispongono altre quattro: « Dum itaque calidum et humidum, calidum et siccum, frigidum et humidum, frigidum et sicidentificabile né come qualità, né come elemento, né come natucum concurrunt ad totius geniture complementum, et ut contrara, ha pur sempre una consistenza positiva.
ria perfectione non careant, con<n>ubia quatuor comparantur »
Dice, inoltre, Lindsay « The alchemist is re-enacting the role
of the demiurge » (5). Se consideriamo che nel nostro testo il
(f. 9v).
moto-calore svolge un vero e proprio ruolo demiurgico, è vero
che l'alchimista non farà che riprodurre ciò che il calore fa spontaneamente. Peraltro nell’alchimia è proprio il fuoco che rende
possibile la trasformazione.
Le testimonianze dell'attribuzione ad Hermes di questo processo alchemico, ricostruite da Lindsay, innanzitutto confermano
la figura di Hermes padre dell'alchimia, e, inoltre, aiutano a configurare in maniera più precisa il legame profondo del De Secretis con la tradizione ermetica. Non solo il De Secretis, presentato
dallo pseudo-Apollonio come un testo che rivela i segreti di Hermes, offre un modello di sapere di tipo iniziatico, ma parte rilevante dei contenuti di questo sapere sembrano avere un'origine
ermetica (*).
Prima di passare all'analisi della nascita degli elementi corporei si può notare come queste unioni (che nel testo verranno indicate con il semplice termine di « elementi » e-che io chiamo
qui « elementi incorporei » per meglio precisarne la natura), sono formate da tutte le coppie di qualità possibili, fuorché da coppie di qualità opposte. Per comprenderne il motivo bisogna andare al libro sui vegetali dove leggiamo: « Quotiens igitur frigus a
calore constat reperiri, dum illud calefit, et frigescit calor. Unde
temperantie equalitas, ex utriusque videlicet debilitate iniecta,
necessario generatur et a propria condicione mutatum recedit,
Siccitas item humori admixta, siccitas humefacta et humor desiccatus, dum equalem copulationem gencrant, naturam ex debilitate propriam amittunt » (f. 17v-18). L’unione dei contrari, dunque, poiché essi si nutrono l'uno della natura dell'altro, potrebbe
condurre, nel caso che fossero presenti in uguale quantità, all’abbandono della propria natura, I contrari, perciò, pur interagendo
7. ELEMENTI INCORPORE1
Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come avviene nel De
Secretis, la formazione dei quattro elementi: uno secco e freddo;
tra loro, e cioè alimentandosi l'uno dell'altro, non possono formare, come tali, un legame dall'esistenza stabile. Il loro rapporto, pur rimanendo il nucleo fondamentale di tutte le unioni, sarà
mediato dalla distinzione tra ordine manifesto e ordine occulto.
Il rapporto fra contrari, cioè, che è il legame di tutte le unioni,
(45) Chr, Lannsay, The origini of alelimiv cit, y. 177,
(46) All'inizio del testo il traduttore racconta che nella città di Apollonio vi era una stata
di Hermes su cui un'iscrizione invitava chi volesse scoprire i segreti della natura a scendere
« sotto î subi piedi ». Apallonio si addentra dunque nel sotterranco che si trova sotto la statua di Hermes e, dopo l'incontro con una persona dall'aspetto simile al sno, vede la statua di
un vecchio seduta con in nano una taveletia, con accanto un libra. Capirema, alla fine del
testo, che il vecchio è Hermes e che l'intero contenuts del De Serretis corrisponde a quanto
era scritto in quel libro, Infatti Apollonio prima di passare ad esporre
il contenuto della « Tavola che stava nelle mani di Hermes » (la « Tabula Smaragdina » che chiude il De Secretis)
dice di aver descritto le cause occulte delle cose che il libro di Hermes conteneva e peas
inoltre: « Questi sono i segreti di Hermes », cir. De Secretis, $. 31.
Pagina 14
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)sembra essere fecondo soltanto se ciascuno di essi & gia in una
‘relazione interna’ con un'altra qualita, che viene definita come
sua parte occulta. Altrimenti avverrebbe una continua trasformazione di un contrario nell'altro che impedirebbe la produzione di
nuove unioni, cioè di nuove realtà, c sarebbe infecondo. Ciò conferma e spiega perché, nei legami che abbiamo visto, ogni qualità si nutre della parte occulta della qualità cui si lega. Lo scarto
tra il manifesto e l’occulto rende possibile il nutrirsi delle qualità
l'una dell'altra (cosa che peraltro istituisce il legame stesso), evitando l’esaurirsi dell'una nell'altra.
II.
«DE SECRETIS
NATURE »
147
potentia, diversitatis expers nullatenus deprehendi potest » (f.
16). Si tratta, dunque, di una materia che è anche substrato di
tutti i fenomeni. Come abbiamo visto nel paragrafo 3 di questo
lavoro, il riferimento ad una materia primordiale pone problemi
interpretativi di non facile soluzione. Tuttavia se essa possiede,
così come è stato ipotizzato, una natura ignea, non va intesa come substrato passivo dei fenomeni ma, piuttosto, come dotata di
un intrinseco dinamismo. In tal caso la nascita delle realtà corporec si potrebbe interpretare nei termini di una diversa stratificazione dell'unica materia di cui la realtà cosmica si compone,
materia pensata come dinamismo fra poli opposti, come attività
che, ad un certo livello delle relazioni che essa crea, diventa cor8. MATERIA INCORPOREA
po. In tal senso l'espandersi e rarefarsi del calore nella sublimazione potrebbe essere paradigmatico di ciò che avviene nella
Abbiamo esaminato, fino ad ora, l’intera composizione della
« materia » che nasce dall'azione divina e che è costituita dalle
quattro qualità. Essa, come abbiamo visto, assume, grazie al calore di cui è costituita, una struttura ordinata e le quattro qualità
si presentano già disposte secondo una logica funzionale all'azione causale: la distinzione tra una parte manifesta, esterna e attiva, e una occulta, interna e latente.
Questa « materia » svolge, innanzitutto, un ruolo intermedio
tra le cause metafisiche di cui si parla all’inizio del De Secretis e
le cause propriamente materiali, cioè corporee, di cui si parlerà
più avanti.
natura.
È interessante notare che dall'unicità della materia di cui si
compongono si deduce, nel De Secretis, che tutti i minerali possiedono un'unica essenza e che, dunque, malgrado le loro differenze, possono assumere una natura aurea che rappresenta la loro comune perfezione; « Unde manifestum est quoniam omnium
corporum essentia aurum: huius quoque et illorum una eademque materia. Verum quia, ut iam dictum est, incursu accidentium variantur, ab ipsius auri proprietate, colore, sapore et odore, non tamen materia, necessario dissentiunt - prout humanitas
ipsa, ut genitalis creationis perfectione gauderet, primum subiit
Inoltre, essendo il contenuto di cui tutte le realtà si componinitium » ({. 12). Anche da questa argomentazione si comprende
gono, essa rappresenta il legame materiale tra tutte le parti del
cosmoe il veicolo dell'influenza delle une sulle altre. Il caldo, infatti, di cui il freddo è il limite e secco e umido sono le loro parti
occulte, è il substrato di cui realmente si compone l’intera realtà,
dagli astri all'uomo. Così questa sostanza concretizza su un livelche la materia unica di cui si parla, essendo messa in relazione
con un'unica essenza, difficilmente può essere intesa come materialità passiva.
Il suo essere ‘substrato’ dei fenomeni sembra, pertanto, più
vicino al diffondersi dello pneuma stoico in tutte le parti del colo materiale l'unità del tutto.
smo piuttosto che ad una materia primordiale puramente ricetti-
Nel libro del De Secretis dedicato ai vegetali si parla proprio
di una materia primordiale che unisce tutte le cose perché tutte
sono da essa costituite: « Ex supradictis quidem manifestum esse
arbitror, quoniam primordialis materia universas rerum species
va, così come viene concepita nella cosmologia platonica e aricomprehendit... » (f. 16). E, tuttavia, questa materia unica si manifesta in molteplici forme, odori e sapori a partire dalla interna
duplicità che la contraddistingue: « Unde quod duplici copulatur
origine, pro multiplici alternarum partium successu et efficatiori
stotelica (*?).
(47) Credo sia interessante rilevare un particolare parallelo tra la cosmologia del De Sectetis e alcuni aspetti della cosmologia stoica. Quest'ultima pone agli studiosi ancora molti problemi, anche perché spesso tra diversi esponenti dello stoicismo vi sono, al riguardo, sostanziali differenze. Servendomi dello studio di M. Lariock, epyar ans mex A Problem in Stoic
Cosmology, in Phronesis, XVII (1973), pp. 240-278, sulla «distinzione tra principi ed elementi
nello stoicisnio, vorrei però indicare alcune analogie tra le due cosmologie. Gli stoici ponga-
Pagina 15
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)IL « DE SECRETIS NATURE
Ciò sarebbe confermato anche da un'altra importante caratteristica di questa sostanza primordiale: la sua ‘incorporeita’,
Diversamente dai corpi che formano il mondo sublunare, la
materia primordiale è impercettibile. Infatti, le quattro nature
corporce (fuoco, aria, acqua e terra), da cui hanno origine i cordegli elementi, che si evince dal Sirr, presente nella tradizione
pi, non si sono ancora formate. Si tratta, piuttosto, di una materialità sui generis che si esprime esclusivamente in un processo
di rarefazione e condensazione originato dal calore e, dunque,
storico che ci dà l’idea della complessità della tradizione ermeti-
148
intrinsecamente dinamica.
149
platonica, pitagorica, orfica ed ermetica, possa avere un'origine
anche nella divinizzazione degli elementi propria, in particolare,
del culto mithraico (1°).
A questa ipotesi potremmo aggiungere un ulteriore elemento
ca araba cui il nostro testo è legato: l'influenza che il culto di Mithra ha esercitato nella città mesopotamica di Harràn, conosciuta soprattutto per i culti astrali dei Sabei, che si consideravano
discendenti di Hermes.
Tuttavia, il problema di come nasca un ordine di realtà corporeo e sensibile da qualità che non sono intese come corpi non
daimon) come loro protettore già prima dell'epoca islamica (°°), e
presenta una soluzione immediata, e richiede una riflessione ulquando nell’800 il califfo al-Ma’miin, in visita alla loro città,
teriore su come vengano intese le qualità primarie e su quale sia
avrebbe chiesto loro di chiarire la loro appartenenza ad uno dei
Gli abitanti di questa città si rivolgevano ad Hermes (Agathola loro consistenza.
popoli del Libro citati nel Corano, essi avrebbero detto di essere i
La distinzione, comune nella tradizione ermetica cui il nostro
testo appartiene, tra elementi incorporei ed elementi corporei, e
Sabei e di riconoscere in Hermes (Idrîs del Corano) il loro profele sue implicazioni astrologiche presenti nel De Secretis (4) potrebbe avere una fonte anche nei culti misterici.
Nel suo importante studio sulle fonti del pensiero alchemico
di Jäbir Ibn Hayyän, P. Kraus ha ipotizzato che la concezione
no all'inizio della creazione del cosmo due principi, uno attivo e l'altro passivo. Tali principi
sono concepiti come aspetti di un medesimo processo e di una medesima sestanza precasmica da cui vengono generati ¡costo e tutti i suoi componenti, innanzitutto i quattro clementi. Anche nella cosmologia delineata nel De Secretis all'origine della generazione del cosmo
vengono posti due principi, caldo e freddo, che però hanno un'unica radice, il movimento, e
sono considerati come l'aspetto attivo e quello passivo di un unico processo, Se ci riferiamo
alla cosmologia di Zenone, le somiglianze con il nostro testo diventano ancora più precise. |
due principi, attivo e passivo, sono identificati da Zenone con coppie di termini che hanno
un uguale viscontro nel De Secreris: fuoco e acqua, maschile e femminile, sperma e umidità
femminile, cfr. L von Arnim, Stoicortan verera fragmenta, I, Lipsiae-Stutigardia, 1903, 85, 127,
128, 129. Per Zenone, inoltre, come per l'autore del De Secretis, la generazione cosmica segue
le stesse dinamiche della generazione animale. Nel suo studio, Lapidge ha mostrato il rapta (1). È dunque ai Sabei che dobbiamo l’identificazione di Hermes con Idris circolata nel mondo islamico (°?).
(49) Cfr. Kraus, Jábir cit., p. 176. Nel culto di Mithra, Dio di origine indo-persiana associato alla luce e mediatore tra il mondo degli uomini e quello delle sfere eterce, gli clementi,
creati da lui originariamente, sono considerati manifestazioni delle divinità. In continua lotta
tra loro, si ‘divorano’ vicendevolmente ma le costanti trasmutazioni e le infinite ricombinazioni producono tutti i fenomeni della natura. Tra i quattro clementi il fuoco, associato a Mithra, assume un ruolo preponderante come fecondatore della natura, simile alligreus vigor
stoico. Con la diffusione di questo culto in Babilonia, il nucleo iniziale delle sue concezioni si
arricchisce grazie all'assimilazione dei culti astrali della Mesopotamia. Le divinità vengono,
dunque, associate ai pianeti, ai quali sono attribuite particolari virtà e consacrati i giorni della settimana e i sette metalli, oltre che i gradi di iniziazione delle anime. Cause indiscusse di
tutto ciò che avviene sulla terra, i pianeti, in quanto dotati di spirito, intelligenza e passioni,
accolgono le preghiere e i sacrifici degli uomini. Quando, dunque, il culto di Mithra viene assimilato nel mondo romano presenta già una complessa stratificazione di apporti e significati diversi; cfr. F. Cumont, Les Mysteres de Mithra, Bruxelles, 1902, pp. 89-124.
(50) Cfr. F. E. Peters, Hermes and Harran: The Roots of Arabic-Islanrie Occultisor, in buellectual studies on Islam, Salt Lake City, 1990, pp. 185-218. Sui rapporti tra i Sabei ed Hermes
porto tra questi termini della cosmologia stoica e il problema della materia. Sostanzialmente,
serondo lo studioso, nel pensiero stoico c'è la presenza di un monismo della materia, per cui
cfr. anche l'antica testimonianza in B. D’Hersruat, Bibliothèque cit, p. 450: « Les Sabiens ...
attivo e passivo sono aspetti di una sostanza corporea da cui provengono tutti i fenomeni che
stronomie, & le culte de la Religion qu'ils professent... ».
avvengono nel cosmo. D'altra parte la causazione per gli stoici avviene sempre in termini ma-
(51) D. Chworsonn, Die Ssabier und der Ssabisınus, Saint-Pétersbourg, 1856, ristampato ad
Amsterdam nel 1965, pp. 12, 182 (Chwolsohn identifica i Sabei del Corano con i Mandei); J.
Hysarre, Analyse critique des traditions arabes sur Les Sabéens Harraniens, Tesi di Dottorato
teriali: solo una materia può agire su un'altra, Questa materia precosmica, dunque, attiva e
passiva insieme, sempre costante, costituirebbe il legame fra tutte le trasformazioni naturali,
essendone come un substrato, una fonte, Essa, inoltre, sarebbe distinta dalla materia dei corpi delle cose particolari, e i corpi delle cose rappresenterebbero una particolare concentrazione della materia precosmica, cfr. anche S. Samaursky, Physics of the Stoics, London, 1959, ri.
stampato a Westport-Connecticut, 1973, in part. pp. 1-20. Sarebbe interessante, pertanto, appurare se l'analogia tra il De Secretis e la cosmologia stoica possa essere estesa anche alla
convezione della materia primordiale.
(48) BermrenoT, Collection cit., pp. 73-85.
ont par une tradition superstitieuse, qu'Edris où Enoch avoit appris de Seth fils d'Adam, l'Adiscussa nell'Università di Uppsala nel 1972, pp. 4-12 (sull'identificazione dei Sabei con i
Mandei); M. Tarvırv, Sabiens corauiques et Sabiens de Harran, in Journal Asiatique, 274
(1986), pp. 1-44; sulla distinzione proposta da M. Tardieu tra Sabei pagani e Sabei filosofi
cfr. anche C. Barriont, Traces of <secret sects> in the Rasd'il of the Ikinván al-Safa’, in Shia
Islam, Sect and Sufism, Utrecht, 1992, pp. 10-25.
(52) Per le menzioni di Idris nel Corano efr. 1. xıx, 57 e I. xxi, 85 in fl Corano, (trad. è
comm. di A. Bausanı), Firenze, 1978, 1989.
Pagina 16
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Riguardo alle tematiche alchemiche, J. Lindsay sottolinea come i Sabei raccolgano l’eredità dell'ermetismo greco e, d'altra
parte, riconosce una relazione tra i misteri di Mithra e la tradizione ermetica alchemica (53).
Più recentemente i rapporti tra i culti e i sacrifici indirizzati
ai pianeti della religione astrale harraniana e le concezioni di de-
IL
« DE SECRETIS NATURE
»
151
tutto l'associazione tra pianeti e metalli sulla base della prevalenza in ognuno di determinate qualita; in secondo luogo, e più in
generale, l'interpretazione delle corrispondenze e delle dinamiche
causali che avvengono tra tutte le parti del cosmo sulla base dell'azione degli elementi.
rivazione mithraica sono stati oggetto di un approfondito studio
di T. Green (**). Ad Harrän, dunque, confluiscono le tematiche
9. DAGLI ELEMENTI INCORPORFI ALLE NATURE CORPOREE
alchemiche provenienti dallermetismo greco e dai culti mithraici, oltre alle dottrine di stampo neoplatonico, e si combinano con
l'astrologia babilonese. Nella sintesi di elementi e tradizioni diverse operata ad Harrän si configura la complessità e l'originalità
dell’ermetismo arabo, di cui questa città sarà il centro (75). Nella
tradizione harraniana in particolare, il naturalismo delle religioni
misteriche e l'alchimia dell'ermetismo greco-egiziano si intrecciano all’astrologia babilonese, nella cornice dell'unità del tutto (9).
Ed è nel solco di questa tradizione articolata che alchimia e
astrologia vengono a far parte di un unico orizzonte concettuale.
Tramite la tradizione di Harran, cioè in una stretta connessione con le tematiche e le pratiche astrologiche, la concezione
degli elementi sviluppata all'interno del culto di Mithra potrebbe
essere penetrata nella tradizione ermetica araba. È dunque possibile, forse, ipotizzare che il forte intreccio tra elementi astrologici ed elementi alchemici presente nel De Secretis debba qualcosa
a questo fecondo innesto prodottosi ad Harran. Degli aspetti di
questo testo presi in considerazione nel presente lavoro due possono, infatti, considerarsi espressione di tale intreccio: innanzi-
Abbiamo visto che le quattro qualità primarie generano quattro elementi incorporei caratterizzati dall'unione di due qualità
(e dalle loro rispettive parti occulte). Vedremo adesso che le nature sembrano a loro volta formate dall'unione di due elementi:
in ogni natura, dunque, sono presenti tutte le quattro qualità. I
legami che si formano dando vita alle nature implicano così sia
l'esistenza di legami stabiliti fra le qualità (elementi incorporei),
sia le distinzioni fra manifesto e occulto all'interno di ogni
qualità.
Tenendo presenti gli stessi principi che spiegano i legami di
tutte le unioni naturali, consideriamò adesso come essi funzioni.no nella creazione delle quattro nature corporee a partire dai
quattro elementi incorporei. Nel libro sui vegetali, dopo un paragrafo, De causa et origine nascentium, in cui viene descritta la
formazione dei vegetali a partire dai quattro elementi corporei
(le nature), si spiega, nel paragrafo De naturis quatuor quas elementorum facit adiunctio, come i quattro elementi (incorporei)
formino le nature (corporee). Le nature di cui si parla sono, infatti, fuoco (ignis), aria (aer), acqua (agua) e terra (terra), mentre
gli elementi, dalla cui unione esse provengono, sono i quattro
(53) Cfr. Linosay, The origins of alchemy cit., pp. 172-173, 34-37, Sull'antichità dell'alchimia ad Harrán cfr. anche H. E, StarLeton, The Antiquity of Alchemy, in Autbix, 5 (1953), pp.
1-43, in part. pp. 22-43.
(54) Cfr, T. Green, The city of the moon god, Leiden-New York-Köln, 1992, in part. pp. 64,
175, 203-204, 210, 213.
elementi incorporei.
La prima di queste unioni genera il fuoco, Il testo non dice
esplicitamente quali elementi producano il fuoco, ma ciò si può
(55) La possibilità di un apporto specifico dell'ermetismo arabo alla tradizione ermetica
facilmente desumere dalle dinamiche che vengono descritte per
classica è stata avanzata già da PLESSNER, Hermes Trismegistus cit., pp. 45-59.
(56) Ciò non risolve, naturalmente, la questione del rapporto tra i Sabei e la tradizione
spiegare la sua formazione. Si dice precisamente: « Calor enim
gnostica, cfr. E. BLocurt, Études sur le guosticisme musubnan, in Revista degli studi orientali,
11 (1909), pp. 717-756 e Tarmeu, Sabiens coranigues cit. Tuttavia la concezione ermetica della
realtà presente nei testi esaminati è chiaramente unitaria piuttosto che dualistica e, almeno
rispetto ad essi, la giusta valutazione del ruolo della tradizione harraniana è quella espressa
dalle parole di T. Green: « But more importantly, it is clear from the accounts above, that
whether true or not, what Mas'udi and Biruni are describing as the beliefs of the Harranians
is not gnosticism, but rather, Hermeticism, a Hermeticism enlivened by a heavy dose of Neoplatonic and Neopythagorcan doctrine », cfr. GREEN, The city cit.. p. 116.
dum humore iuvante siccitatem congreditur, ea inde extat humi‘dior; siccitas itidem frigiditatis adminiculo — ut que eiusdem est
generis — calorem dissolvit et se ipsam humectat... » (f. 18). Caldo e secco, sostenuti rispettivamente dall’umido e dal freddo, che
potrebbero essere le loro rispettive parti occulte, si uniscono generando la natura ignea. Dalla descrizione di ciò che avviene si
Pagina 17
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)«DF
SECRETIS
NATURE »
153
può rilevare che sia il caldo che il secco operano attivamente nelmente. Così, nel fuoco vi sarà una prevalenza di caldo e secco,
l'unione da essi prodotta. Questo, assieme all’esplicitazione dei
mentre nell'acqua prevarranno il freddo e l'umido.
rispettivi sostegni, ci dice che i due elementi che formano que-
Per finire la nostra analisi della composizione delle nature
stunione potrebbero essere caldo-umido e secco-freddo. (Nello
corporee, andiamo alla costituzione della terra. « Aut siccitas
cum calore frigus, ipsum cum humore siccitatem disiunxit... » (f.
scrivere le unioni tra qualità elementari porrò sempre per prima
to si sta parlando della produzione di corpi: « Que dum sic repa-
18). Nella formazione della terra, dunque, la siccità separa il
freddo (nutrendolo) col (suo) calore, il freddo separa la siccità
(nutrendola) con la (sua) umidità. Emerge chiaramente, così, che
rata unde quasi corpus efficiunt... » (f. 18). Il fuoco è dunque cagli elementi che concorrono alla formazione della terra sono secquella manifesta).
L'autore del nostro testo, inoltre, ci avverte che a questo punratterizzato dall'unione di caldo e secco, ma ciò non implica lelico-caldo e freddo-umido. La prevalenza di secco e freddo darà
minazione del freddo e dellumido, che pure hanno concorso a
origine alla terra.
Volendo trarre delle conclusioni da quanto è stato esaminato,
produrlo.
Seguiamo ora la formazione degli altri elementi corporei: dopo il fuoco, Faria. La sua formazione è descritta in questi termini: « Humor rursum [rigore iuvante calorem quassavit. Calore
possiamo dire innanzitutto che nelle quattro nature sono presenti tutte le quattro qualità combinate in coppie di elementi.
Delle quattro qualità presenti nelle nature le due manifeste
item siccitatis beneficio humorem quassante, utriusque in unum
prevalgono sulle altre dando vita alla natura.
reditus aeriam produxit speciem... » (f. 18). Si evince, da ciò, che
Anche all’interno delle nature, tra le qualità che vi prevalgono, sembra esistere una dialettica manifesto-occulto, esterno-ingli elementi incorporei che concorrono alla formazione dell'aria
formazione dell’aria,
terno. Nel caso del calore del fuoco si parla, infatti, di una soitidunque, l’umido separa il caldo con l'aiuto del freddo e il caldo
gliezza (calore) esteriore; nel caso dell’aria si dice che essa è densono umido-freddo e caldo-secco.
Nella
separa Pumido con l'aiuto del secco. La possibilità di tale separatro calda e fuori umida; dell’acqua si dice che è fredda esteriorzione, e di quelle che avvengono nella formazione di tutte le altre
mente e della terra che è secca esteriormente.
nature, potrebbe essere data dal nutrirsi dei contrari l'uno dall'al-
La prevalenza di due qualità in ogni natura riproduce una situazione simile a quella del legame tra due qualità che caratteriztro. In tal caso l'umido separa il caldo dal secco e si unisce al
freddo. Tale nutrirsi non solo provoca la scissione degli elementi
zava gli elementi incorporei. Tuttavia potremmo dire che le nature rappresentano qualcosa di più ampio rispetto agli elementi,
originari, ma costituisce la base di una nuova ricomposizione,
poiché includono il rapporto fra due coppie di qualità (gli elecaldo nella misura in cui lo nutre con la sua parte occulta, cioè il
così come avveniva per la formazione degli elementi incorporei.
menti), mentre gli elementi sono costituiti dal rapporto fra due
La prevalenza di caldo e umido genera l’aria.
sole qualità.
Per quanto riguarda l'acqua, « Humor item non sine caloris
adiumento frigus calcavit; frigiditas denuo siccitate iuvante humorem dissolvit » (f. 18). In questo caso, dunque, l'umido, grazie
10. UNIONE DELLE NATURE CORPOREE
al calore che potrebbe essere la sua parte occulta, separa il fredcalore. Umido e freddo possono, a questo punto, unirsi dando vi-
Le dinamiche dell'unione e delle interazioni fra le nature corporee sono l'oggetto principale del libro sui vegetali (L. HI De nata all'acqua. Gli elementi originari che si incontrano nella formascentitun causa). Principio del mondo vegetale è, dice il nostro
do dal secco mentre il freddo, a sua volta, separa l'umidità dal
zione dell’acqua sono, dunque, umido-caldo e freddo-secco.
testo, l'acqua: la sua unione con le altre nature genera tutti i tipi
Nella formazione delle nature a partire dagli elementi, esse
di vegetali. « Erit ergo omnium causa principalis, aque ipsius
saranno costituite dalla prevalenza delle qualità manifeste degli
cum una aut duabus vel tribus naturis temperantia sive admielementi da cui sono generate, quelle, cioè, che agiscono attivaxtio » (f. 17v). Questa unione avviene secondo le dinamiche che
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abbiamo già descritto tra le qualità tenendo presente, però, la .
senze attribuito ad al-Kindi, in cui viene esposta l'aristotelica dimaggiore complessità del livello dell'azione delle nature corporee: in esso, infatti, sono comprese sia le relazioni fra gli elementi incorporei che danno vita alle nature, sia quelle fra le quattro
stinzione tra materia e forma (°°). E tuttavia l'intreccio di elementi aristotelici con motivi più strettamente alchemici rende
del tutto peculiare la problematica della ‘causa’ nel nostro trattaoriginaria fra caldo e freddo dalla quale si originano le stesse
to: articolata in ‘causa e materia’, essa viene, da un lato, ricondotta alla forma e intesa come principio, ma, dall'altro, comunqualità. In ultima analisi, quando le nature si uniscono, ad agire
que considerata prodotto dell'unione reciproca delle qualità. L'inqualità che danno vita agli elementi incorporei, sia la relazione
sono sempre le qualità primarie.
terpretazione della causa (‘illa) nel De Secretis mi pare, dunque,
A proposito delle interazioni fra le nature corporee e la formazione dei corpi del mondo naturale, ci soffermeremo su un ultimo tema che può offrirci qualche elemento di riflessione sulla
un esempio della peculiare ricchezza delle traduzioni latine dei
tazioni che contengono, e per cui essi divengono terreno fertile
ricezione latina del Sirr.
per l'elaborazione di nuovi concetti.
Nel De Secretis si parla, proprio all'inizio del libro menzionato, di cinque principi senza i quali « niente inizia a nascere ». Ditesti arabi, dovuta alla pluralità di apporti e, dunque, di interpre-
Di ciò credo sia un esempio la concezione dell’ ‘acqua’ che ricorre più volte nel nostro testo, per cui essa è considerata ‘forma’
ce precisamente il nostro testo: « Omnium itaque nativitatum
e ‘principio’ del regno minerale (°°) e vegetale (*'), pur avendo
causam atque materiam, harum decem qualitatum et elementorum quatuor, iuxta videlicet loci et temporis modum et secundum motus ipsos, maius etiam minusve, ad invicem producit
una consistenza materiale. In tal senso ritengo che il termine
« radix » esprima bene la sintesi di materia e forma che il concetto di causa implica nel De Secretis (*).
conventus » (f. 18). L'unione delle dieci qualità (*?) e dei quattro
elementi costituisce, dunque, la ‘materia e la causa’ delle cose; e
il tempo, il luogo, il moto, l'eccesso e il difetto, definiscono, nel
mondo naturale, la modalità della loro unione. Ma « causam atque materiam » traducono qui il termine arabo ‘illa che significa
soltanto causa. Il fatto che esso sia stato tradotto con un'endiade,
causa e materia, in un brano in cui la traduzione latina è pressoché letterale, rimanda, a mio avviso, ad una peculiarità della
concezione della causa naturale che troviamo nel De Secretis, e
cioè il suo essere contemporaneamente principio e materia (5°).
Non dimentichiamo che i traduttori latini del XII secolo venivano a conoscenza della fisica aristotelica sia attraverso le versioni arabe, sia attraverso ciò che di quella concezione era penetrato nei testi dei primi filosofi arabi. Nello stesso ambiente di Ugo
di Santalla, ad esempio, era conosciuto il testo sulle cinque es-
(57) Per dieci qualità qui si intendono Je opposte caratteristiche attribuite all'acqua e al
fuoco: « Hec etiam, ut iam supra innotuit, frigida est et humida, obscura, gravis, quieta, inanimata, sono carens et voce, comprehensa et necessaria. Mis ergo decem proprietatibus pertractatis, de igne consequenter erit exsequendum », clr. De Seerctis, € 17v.
(58) Questa scelta lessicale del tradutlare, cine l'associazione det termini causa e materia
là dove nell'arabo st parla semplicemente di causa, ricorre più volte nel nostro testo, cfr. in
particolare, Di Secretis, |. u, fl. 8v-9, sulla causa delle cose.
(59) Cfr. A. Nay, Die philosophischen Abhandlungen des Ja'qnb ben Ishaq al-Kindi, in Beiträge zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters, 11 (1897), pp. 28-40.
(60) « Omnium itaque fusilium corporum radix est vivum argentum. Ipsum autem nihil
est aliud quam aqua intra mineriam inclusa », cfr. De Secretis, f. 11v.
(61) « Hic rursum diciu congruum estimo quoniam ista .V. animalium, sed etiam nascendum, genera aquam ipsam pre principali habent materia, cum nullum istorum nec in genere
nec in specie sine hac reperiri contingat. Unde et ipsa omnium nativitatum radix efficitur ct
causa », cfr. De Secretis, I. 17v.
(62) Vorrei, di passaggio, sottolineare un'analogía tra il nostra testo ed un esito della tradizione alchemica medievale nel XIV sec, e, in particolare, un aspetto della filosofia di Raimondo Lullo. In diversi testi a lui attribuiti, ad esempia il Liber Mercurionun e la Practica, la
forma, di cui gli individui si compongono assieme alla materia, è identificata con Vaqua clara, cfr. M. Pereira, L'oro dei filosofi, Spoleto, 1992, pp. 179, 189. Sebbene sia assai difficile
dare un'interpretazione certa al riguardo, mi pare di sentire una certa assonanza con l'acqua
definita nel De Secretis principio del mondo organico. Non credo si possa escludere che anche nel nostro testo, visto il ruolo centrale ad essa affidato nella produzione di questo mondo, vi sia una sua identificazione con la forma. Cid, peraltro, spiegherebbe l'affermazione che
la ‘causa’ nasce dalle qualità, l'acqua contenendole tutte. In questo senso può, ancora, venirci
in aiuto il testo della Turba Philosophorum dove Vu aqua permanens » è identificata con
l'« aqua munda » e l'a aqua vitae », forza spirituale insita nei corpi ed estraibile alchemicamente, cfr. Ruska, Turba Philosophorum cit., senno xix, p. 129 e sermo xxt, p. 130. Anche
questo parallelo sembra, dunque, condurci verso l'identificazione dell'acqua con la forma. Il
nesso tra il testo della Trerba e lo pseudo-Apollonio è, in questo caso, reso plausibile da due
elementi. Innanzitutto, nel sermo xxi, dopo il passo sull'acqua richiamato, si riporta la celebre affermazione di Bolo di Mende: « ...quod scilicet phifosophi dixerunt: «natura natura laetatur, natura naturam continet, ac natura naturam vincit.> », quasi ad indicare il nucleo di
tutte le unioni naturali che l'acqua sintetizza. Secondo la ricostruzione di Lindsay, lo stesso
detto attribuito nella Trerba ai « filosofi », è attribuito da Bolo-Democrito, alchimista greco,
ad Apollonio di Tyana, cfr. Linosay, The origins of alchemy cit., p. 106. Ma un altro elemento,
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11. CONOSCERE E PERFEZIONARE LA NATURA
Vorrei, per finire, soffermarmi su un'ultima caratteristica che
chiarisce il senso del nostro testo. Si tratta, cioè, di capire quale
sia il motivo profondo dell'indagare i segreti della natura in cui il
nostro autore è impegnato. Una cosa appare evidente: che la ricerca non è fine a se stessa ma ha immediate applicazioni
que potentiam » (f. 31): perfezione è, nella « Tabula », il prodotto
dell'operare alchemico nella misura in cui sintetizza la potenza
di ‘ciò che sta sopra’ e di ‘ciò che sta sotto’,
L'unione di questi aspetti, la conoscenza dei segreti della natura e la possibilità di operare in essa perfezionandola, credo sia
la più alta espressione del ‘prendersi cura del mondo' che è, secondo l’Asclepius ermetico, la precisa funzione dell'uomo (>),
pratiche.
Nel De Secretis il conoscere la natura è intimamente legato all'operare in essa: entrambi gli aspetti sono rappresentati, l'uno
dallo stesso libro (il De Secretis) che contiene i segreti della creazione e delle cause delle cose, l'altro dalla « Tavola di Smeraldo »
che spicga, invece, le tecniche per riprodurre la natura.
C'è, dunque, una corrispondenza tra il conoscere i segreti della natura e la riproduzione della stessa natura: la conoscenza è,
così, orientata alla pratica ed, anzi, è lo stesso fondamento dell'operare umano. E da un lato, operare per riprodurre la natura definisce i limiti di questo agire, subordinandolo all'obbedienza
delle leggi attraverso cui si producono tutti i fenomeni e, in ultima analisi, ad una precisa visione cosmologica in cui tutte le
realtà sono legate fra loro. Dall'altro l'operare introduce nella natura una sorta di tensione verso la perfezione, rappresentata dalla possibilità di orientare verso un fine le dinamiche naturali.
« Vos ergo, prestigiorum filii, prodigiorum opifices, discretione perfecti, si terra fiat, eam ex igne subtili - qui omnem grossitudinem et quod hebes est antecellit — spatios<i>us et prudenter
et sapientie industria educite, A terra ad celum conscendet, a celo
ad terram dilabetur, superiorum et inferiorum vim continens atpresente questa volta nel De Secretis, viene a confermare il rapporto tra i due testi riguardo
alla concezione alchemica dell'acqua. 11 libro sui vegetali si chiude proprio can un paragrafo
sull'acqua suddiviso in due parti: « De aqua candida » e « De rubicunda ». In questo paragrafo l'acqua, fino ad ora considerata principio dal quale hanno vita e di cui si nutrono i vegetali, sembra ora, poter essere prodotta, in una forma’ diversa (bianca o rossa), a partire dallo
stesso nutrimento dei vegetali (« In ipsis rursum germinantibus aquam candidam complexionis producit equalitas », f. 21) e, sorprendentemente, anche dagli animali (« Item fomentum
hoc in germinantibus, quem flegma in animalibus, mutuavit locum, Calor igitur convaleseens, non alium quam cruor exeh>ibet indueit ruborem », f, 21), I principio del mondo orgenico sembra farsi, in questo modo, prodotto dell'operare alchemico, Anche l'associazione
dei colori bianco e rosso all'estrazione dell'acqua fa pensare, infatti, all'albedo e alla rubedo
attribuiti, nella tradizione latina, a diverse fasi dell'operare alchemico, cfr, Pereira, L'Oro cit.
È, dunque, ancora una volta, collocando il De Sreretis nell'ambito della tradizione alchemica
che troviamo una chiave di lettura plausibile per leggere anche quei passi di non facile
interpretazione.
PINELLA TRAVAGLIA
(63) « „ut animal ita conformatum utracque origini sunc satisfacere possit, el mirati atque adorare caelestia et incolere atque gubernare terrena », cfr. Asclepins, 8, in Corpus Hermeticum, II, (ed. A. D. Nock, trad. A. J. Festucitre), Paris, 1973, p. 306, Il. 4-7.
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