Scuole di medicina a Velia e a Salerno

Auteur
Ebner, P.
Verschenen in
Apollo
Jaar
1962
Onderwerp
Taal
Italiano
Categorie
C9 Geneeskunde
Archiefnummer
4159

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Apollo 1962 Il : 125-136. * Dedicaces grecques de statues de médecins et de divinités salutaires. Indices fournis notamment par les monnaies d'un culte d'Apollon IJATRO/S dans la région. [35-09340 SCUOLE DI MEDICINA A VELIA E A SALERNO Nella feconda campagna di scavi 1960 a Velia fu rimessa in luce, fra l’altro. in una zona a sud dell’agora, anche la statua (m. 1.80) di un maestoso personaggio che l’epigrafe (lettere cm. 2) dedicatoria rivelò di essere un medico velino OdAcy BdEtvou Yeke latote solapyos ter tod’. nonchè due erme pure dedicate a medici velini: una perfettamente conservata (m. 1.46 x em. 32: lettere em. 3) Obi: "Apltorwvos lacpog gwiapyas | Fist on. l’altra. mutila ma ricostruibile (m. 1.45 x em. 25 con lettere em. 2.1) OdAts “lepwvdpou | iatpès p@Aapyos | Ere: ous’. della prima segnalazione ( Rassegna Storica Salernitana - Salerno, 1962 -, pp. 4-6). mi consente una prima esposizione dei motivi che m’indussero alla formulazione VG be 2 EBEN ) ©. AS 4 La riedizione delle epigrafi, necessaria anche per rettificare alcune inesattezze di alcune ipotesi: l’esistenza a Velia di un Collegio medico e di una Scuola di medicina, nella prima età imperiale romana, filiazione di quella ionico-italiota degli Eleati: la continuazione - derivazione. da ambedue, di quella Schola che nel Medioevo fece di Salerno una delle quattro più celebri città del mondo (Tomm. d'Aquino, Opuse. 71 De virt. et vit., u. cap.). Ma, se le difficolta apparse nel corso dei tentativi di una spiegazione delle date sulle epigrafi (se a Velia condita — 540 a. Cr. —: 161: 260 e 94 a. Cr), specialmente del comune nome Oi: che precede il patronimico, quello che poi contraddistingue i tre medici velini (figli. rispettivamente, di Eusino, Aristone e Jeronimo). condizionarono e fecero accantonare quei problemi, del termine 70%2>77,:, nel quale mi era parso di scorgere una qualifica comune a tutti quei medici. mi riuscì di stabilire. in seguito, l'esatto significato (Ywisdv =Atdaszadeicv: Poll. IV. 19 e IX, 41: Suid. s.v.: Esich..s.v.: RE, XX, 1. 513: Liddell Scott, s.v.).

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Velia — Il quartiere di Porta Marina. Una prima conferma della notizia. li per li ineredibile. mi parve potesse desumersi dalla presenza su alcuni didrammi velini del IV e III secolo a. Cr.' di un piccolo serpente avvolto su se stesso e con testa eretta, il tipico simbolo di Asclepio. e nell’attestazione del culto d’Igea (L.G. XIV. 658: R E. VIII, 1257 1258) a Velia, specialmente nel decreto che ricorda l’invio colà, da Cos, di &ewgci nel 242 a. Cr. Un altro dato, sia pur tenue, ritenni poter desumere dalla stessa statua del medico 05.:: figlio di Eusino, e proprio da ciò che contrasta con la data in epigrafe: Vabbigliamento (toga) e l’anello d'oro. La scultura sembra ! Carelli F. Nummorum Feterum Italiae (Napoli. 1812). p. 93. n. 96: p. O4, n. 115 e Numm. Vet. Ital. Tabul. (Lipsia, 1850). Tav. CXXXXI n. 6 (riprodotta) e CXXXIX. a. 6. Garrucci R.. Le monete dell'Ilia antica (Roma, 1885). II. p. 174, n. 11 (Tav. CXIX): Coll. Santangelo del Museo Naz. di Napoli, Cat. (Napoli. 2 1866). p. 53. nn. 5416-18: Collez. personale (riprodotta). Pugliese Carratelli G. Un decreto di Velia del sec. Ill a. Cr. « Archivio Stor. per la Calabria e Lucania » (Roma, 1955). A. XX, IV. 1.

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richiami la statua eretta in Roma, presso quella di Esculapio (Suet., Octav., 59; Dion., 53), ad Antonio Musa, il famoso medico che aveva guarito Augusto con i bagni freddi (Suet., Octav., 81; Plin.. n. h., 29, 1), ed al quale era stato concesso l’ambito privilegio, pur essendo liberto. di portare l’anello d’oro. La pertinenza del richiamo’ potrebbe essere provata dal fatto che il noto medico romano, conti- Sen ir Base della statua con iserizione dedieatoria al medico eleate Oulis, figlio di Eusino nuando a prescrivere (Oraz., Epist., XV) ai suoi illustri infermi, insieme con quelle egualmente rinomate di Salerno, le celebrate sanatrici acque di Velia, aveva ridato a questa lo splendore di un tempo. Erma commemorativa del medico Oulis, figlio di Aristone Naturalmente verrebbe accresciuto se si potesse dimostrare che al TWÄRLYSS figlio di Eusino veni. vano attribuite importanti à decisive innovazioni balneoterapiche. La risoluzione delPenigma delle date chiarirà probabilmente anche Vesistenza ilell’altra statua. for. se pure di medico. venuta in luce nello stesso complesso. Malgrado Videntita del marmo e l'analogia della toga, differenze sensibili si notano nell’altezza oltre che nell'atteggiamento (mancano la testa. avambracci e mani).

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La scoperta, poi, nello stesso aggregato urbano di una statua cultuale di Asclepio, di frammenti di altare, di un pozzo (Rass. Stor. Salern.. 1962, p. 5 e n. 8) e dell’area per il noto boschetto sacro, tutti costitutivi dei santuari del dio guaritore e che giustificavano anche la presenza di un attiguo adyton per il culto etonio del dio. confermavano ancora linduzione, ch'è divenuta certezza con i) rin- Didramma eleate venimento di un’erma dedicata a Parmenide. Per la prima volta dalle rovine di Velia è infatti affiorato (estate 1962) il ricordo del grande Eleate, che i frammenti ci rivelano fisico, ma anche fisiologo‘ e perciò medico. Erma commemorativa del medico Oulis, figlio di Jeranimo 128 u L'esposizione delle ’particolarissime idee di Parmenide nel campo della fisiologia umana, che han rlestato l'interesse dei medici e dei dossografi fino a salvarsi dall’oblio® (Calogero G., Studi sull’Eleatisme — Roma, 1923 — p. 49), m'induceva a chiedere al prof. Calogero delucidazioni oltre che sui fr. 17 ps en

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Di ciò mi pare sia netto richiamo nell’iscrizione (erma: m. 1.51 x em. 31 eon lettere cm. 2.1) Ss Malpjuevelane Hoye | USxd37 e cioè nel PUGS suomi che alla fine del V secolo a. Cr. non indicava soltanto il Erma commemorativa di Parmenide 3 « fisico ». ma anche il « medico », come si rileva dall’l.G., T, 950, 935 e nell'0dX:43n5 che, pur nella complessità del problema, apre spiragli di luce sul e 18 di evidente interesse genetico-ginecologico. sul fr. 12, specialmente sul 16 di così difficile inter pretazione. Quest'ultimo tratta delle relazioni che intercorrono nei singoli individui tra le loro facoltà pensanti e la loro struttura fisiologica ed è caratteristico che la divinità che governa tutto, di cui si parla nel fr. 12. manifesti questa sua azione di governo nel mondo, nei versi successivi, in quanto presiede all’aceoppiamento dei sessi ed alla procreazione. Dati di un certo rilieva potrebbero derivare forse da nn’acenrata indagine sugli eventuali nessi fra la concezione embriogenetica parmenidea (principio femminile, caldo, posto dalla parte della positività e dell'essere; in quella della negatività e del non essere è respinto il principio maschile, freddo) e quelle della moderna genetica (gonosomi identici « abbondanti » « pari» X X: femmine; gonosomi logia greca (Milano, 1962). p. 39 ss.; sui rapporti fra Yiveote ibid. p. 43 ss. e della stessa dissimili « stanchi » « in difetto » X y: maschi). Sul termine zöstg (comparso la prima volta in Omero - Od.. K, 303 - a designare la composizione di una droga) sulle sue radici e suoi significati v. Guazzoni Foà V., Sulle aporie semantiche circa l’ontozoog Attualità della ontologia eleatica (Torino, 1961). p. 155 ss.: v. pure in Rass. Stor. Salern. cit., 1962, p. 31 e n. 72.

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Vinterpretazione dell’ 0524 della statua e delle erme. Nel nome, assunto da coloro che per diritto (stirpe) o privilegio (carica) furono i capi della Scuola (geagyer medica di Velia (Rass, Stor. Salern., 1962, p. 6, n. 9), è possibile di scorgere soltanto il riferimento ad Apollo 05:0;, medico, soprattutto dall'anima zz zi: wis boys) perchè i mali fisici degli uomini Apollo li alleviava attraverso Asclepio, che il mito volle suo figlio (Inn. Omer., XVI; Pind.. III, 14 e Seol. — Ferec., fr. 8 — a v. 59%) ed al quale ispirò rinomati precetti d'arte salutare. Di Apollo O%d:c:, oltre che in Suida (s. v. 05)t0g), sono ampie notizie in Strabone (XIV. 1.6), il quale, nel ricordare la venerazione di Milesi e Delii per Apollo Oulio”. chiarisce che il dio va inteso olov Syiaotixby xai rawyxèv perché Didramma eleate obisiv, Sytatvery, donde poi la voce tA cicatrice come augurio di salute in quell’armonioso verso di Omero (Od, XXIV, 402) che il Pindemonte condensava mirabilmente in due imperativi: Vivi, gioisci. Che un culto di Apollo’ fiorisse a Veliaè indubbio; che fosse il Azàgivios è più che probabile, oltre che per il tripode sulle monete ( Carelli, p. 95, nn. 145 155: Brit. Mus. Cat. Italy, Velia, p. 318, nn. 133-137) e per i marchi (AIO - 8 7 Nel iuvenes Phoebeie di Stazio (Silv, III, t. v. 6) if ricordo di Asclepio figliuolo di Febo-Apollo, l'astro che coi suoi dardi roventi se nccide gli uomini e inaridisce la vegetazione, dona anche la vita per le virtù toniche, energetiche. vivificatrici e perciò risanatrici dei suoi raggi (Maer, Sur. I. 17). Uccide Coronide, ma dal suo seno trae Asclepio: col primo taglio cesareo Apollo dà agli uomini una perenne speranza di vita, Aselepio. l’arte salutare. Per Mileto (v. pure Tever, VIT): Mionnet T. E., Description des médailles antiques et romaines (Paris. 1807-1837), III, 169, 786, 787 e S. VI, 275-280; per Delo cfr. Fereeid., fr. 106 (Macr., I. 17.21): un 8 culto Apollo-Aselepio era anche a Colofone: Mionnet. III, 78, 125. 127 e 3, VI, 103 e 149, Per la diffusione del culto di Apollo in Magna Grecia: Mustilli D. L'Apollo di Salerno « Apollo, Boll. Musei Pro.li di Salerno », I, 1961, pp. 12-13. E° possibile supporre che l’Apollo di Salerno. indubbiamente statua di culto e tratta dal mare del Gulfo. provenga da Velia?

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Oulis eleate, figlio di Eusino ATIOA - TY8) impressi sugl’inconfondibili rossi plinti velini (Rass. Stor. Salern., 1962, p. 42, n. 97), proprio per la localizzazione di quel culto lungo le tappe della colonizzazione ionica da Focea a Marsiglia, specialmente per l'origine sacrale, senza dubbio delfica, di Velia. Se poi si tien conto che un’allusione al potere di Apollo di stornare e tener lontani i mali e le sventure si è vista nel nome stesso del dio (da axtiiw-Zreipw) e che. invero, fra tante testimonianze la più significativa e suggestiva è in due indimenticabili versi di Pindaro”, perchè meravigliarsi, 9 Pyth.. V. vv. 63-64: …5 zui Fagziav vec &xiguat " Rveeerse Aak vuvatii väuer. Di Apollo tatese è notizia in Aristofane ( Av.. 584) ed in Licofrone, come ricorda E. Ciaceri ( L'4lessandra di Licofrone. Catania, 1901. a v. 1207, p. 313 ed anche a v. 1377. p. 339). Di Apollo iates¢ è anche notizia in iserizioni di Crimea (Preller-Robert. Griech. Mithol., IV ed. p. 278, n. 1). Per Apollo tatsóz si giurava a Cos. alla fine del V secolo à. Cr. ed a Salerno (Cantarella R., Una tradi zione ippocratica nella Scuola Salernitana: il giuramento dei medici « Archiv. Stor. per la Prov. di Salerno ». II, 1934, pp. 253-73) e sono noti (Pugliese Carratelli cit.) i rapporti Cos-Velia.

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= Apollo tanto più che per Strabone cöe:v = sanare, per cui Apollo Ok sanatoTe, che a Velia fosse quel culto, se con quelli di Asclepio ed Igea era una Scuola di medicina? Se dell’esistenza del culto di Apollo medico (proprio ?xtsè;) è documento in iscrizioni di Crimea e nelle leggende sulle monete di Apollonia Pontica e Peparethus °, non mi era riuscito finora di rinvenirne traccia in Magna Grecia. ove lo stesso culto di Asclepio sembrava svanisse, limitando le indagini al solo Giannelli ", il quale appena indugia sulla notizia di Giuliano l’Apostata (Contra Christian., 207), sul santuario del dio a Taranto, e accenna soltanto a quella di Giamblico (Vit. Pythag.. 126) sul tempio di Asclepio a Crotone. Eppure diverse sono le iscrizioni che mostrano quanto fiorente fosse il culto di Asclepio in Magna 2 Grecia ”, senza dire che il culto, attestato in Italia settentrionale, Sicilia e Sardegna, fiorì straordinariamente a Roma. Anzi, della venerazione dei Romani per Apollo salutifero (Apollo medicus, Apollo Paian) sono ampie notizie in Macrobio (Sat. I, 20; v. pure Asconio, de toga candida e Livio, III, 63), ed è noto il culto per Apollo. con riferimento al mito Coronide - Asclepio, nella famiglia Giulia, culto che nell'età di Augusto subiva le note trasformazioni, come è notizia in Servio (En., X, 316: Eg., IV, 10) e Dione (LI, 1). nonchè nel Calendario di Amiterno ( Apoll. in Pal.: 9 ott.) ed Anziate (Aug. aed. Apoll. ded.: 8 ott.). L'incisione monetaria, poi, oltre a confermare le testimonianze epigrafiche. fornisce ampia documentazione sull’esistenza del culto di Asclepio in altre poleis italiote, come a Phistelia ove, fra altri simboli, è pure un serpente su alcune monete che come tipo del R/ presentano un leone che incede ", il tipico leone di Velia. Più interessanti notizie, e proprio sul culto di Apollo medico. mi sembra possano desumersi da alcuni bronzi di Neapolis (Cat. Mus. Naz. Napoli. p. 24, nn. 1218-20), ove sul D/ è una testa di Apollo laureato e sul R/ lira e cortina 10 Head B.V. Historia Numorum (Oxford, 1911). p. 278 e p. 313. 1 Giannelli G., Culti e Miti della Magna Grecia (Firenze, 1923). 12 Da declanum (1.6.3. 1. 689) ad Atina (un altare dedicato al dio: C.LL. X. [. 330). da Pompeii (IGS. 968) a Puteoli (a Igea: 1.6.8. L 832: CLL. X. IT, 1546, 1547, 1571), a Tegiano (ad Asclepio: C.LL. X. I. 284). 13 Non mi risulta siano state fornite. come per il toro campano. notizie atte a spiegare la presenza, su quelle monete. del leone che incede. episemon proprio di Velia, per cui la primitiva attribuzione (Sambon L., Recherches sur les monnaies de la presqu'ile italique - Napoli. 1870 -. p. 160) a questultima di tutta la serie. E inutile rilevare l'importanza della sequenza ove si potesse dimostrarne l'inizio proprio dallargenin con il serpente (Cat. Mus. Naz. Napoli. p. 16, n.. 659-681). tanto più che su alcune al di sopra del leone è un astro (nn. 682-685). simbolo solare e pertanto riferibile ad Apollo. Anche A. Sambon (Les monnaies antiques de lltalie. Paris. 1903. ITT. p. 335) attribuisce le monete a Phistelia (n. 844. 845 e 847). benche qualche riserva sia stata avanzata a riguardo.

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delfica con al di sopra un serpente con testa eretta *: non il pitone, dunque. ma proprio il tipico serpente che nell'incisione monetaria attesta l'epifania del din — esistenza del culto — nelle poleis sulle cui monete è rappresentato. Dalle stesse monete di Crotone, che mostrano un interessante quadro del ciclo mitico del figlio di Latona, mi pare si possa supporre l’esistenza anche del Argento di Phistelia culto di Apollo medico nella città, per quell'argento (Cat. Mus. Naz. Napoli. p. 63, nn. 3466-67) ove sul D: è il fatidico tripode con omphalos e catene, a sx una spiga. a dx un serpente avvolto in più spire che si erge sulla coda: purchè si rinunzi. una volta almeno, a non scorgervi l'ennesimo pitone della monetazione ss crotoniate. E non meraviglia, perchè è impossibile che a Crotone, oltre quello di Bronzo di Neapolis Apollo Iperboreo, i Pitagorici non avessero introdotto. o potenziato soltanto, per l’esistenza della Scuola di medicina ”, anche il culto di Apollo sanatore se notavano i vertici del pentagono stellato, simbolo di eteria e loro segno di riconosci. mento, con le lettere della parola Syiea (= sanità) nella quale è evidente il richiamo a quel dio, come mi sembra di aver dimostrato altrove (Boll. Circolo # La moneta merita un esame più approfondito perche mi pare possa fornire dati probanti sull’iter d'introduzione del culto Apollo-Aselepio dalla Magna Grecia a Roma. Qui era diffusa credenza della medesimezza fra Asclepio (personificazione dell’arte salutare) ed Apollo (inventore e padre della medieina), per eui appariva logico che il primo potesse. come Apollo. presiedere alla divinazione. Aggiunge, anzi, Macrobio (Sat. I. 20) che ciò non « deve meravigliare, perchè l'arte della medicina e quella della divinazione sono insieme congiunte». Inoltre, nel 291 a. Cr. Aselepio proprio sotto forma di ser pente era stato trasportato dal recinto sacro di Epidauro (Valer.. Memor., I. VIII. 2: Ovid, Fast. I, 290) all'Isola Tiberina, ed a Roma il sacrificio di Apollo era celebrato con rito greco (Serv. En.. III, 119). Pure con rito greco si praticava nell’Urbe il culto di Cerere. Libera e Libero da sacerdotesse tratte da Neapolis (Cicer.. pro Balbo. XXIV, 55), specialmente da Velia (Cicer. ib.: Valer.. Memor.. I. I, 1), eon le conseguenze giuridiche di eni dissi in « Rivista Ital. di Numism. » (Milano. 1949), p. 12ss.. Un eulto identico probabilmente fn anche in Sicilia. rome mi sembra indurre da bronzi di Agrigento (D; Testa laureata di Apollo a dx: R/ Figura virile nuda a dx armata di dardo e con un serpente avvolto al braecin sx: Coll. Santangelo, n.. 7433-34. p. 69 e Cat. Fiorelli del Mus. Naz. Napoli, p. 73, nu. 4042-46). ove Empedocle (anche medico: gli si attribuisce la scoperta del labirinto dell’oreechio interno) imitava il diseorso di Parmenide pur professando dottrine (in particolare del medico Ale

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Numism. Napol. - Napoli 1951 -, p. 14 ss), leggenda che è pure su monete di Metaponto, come si rileva dal Noe“. A Taranto. poi, è notizia ” del culto di Apollo Maleätas, culto che nella tessala Tricca era associato a quello di Aselepio. come si rileva dalla lunga iscrizione lirica di Epidauro " Qui, come ovunque, i seguaci di Asclepio solevano. per antica consuetudine. riunirsi in circoli ristretti per cui è da presumere che a Velia i medici si fossero avvalsi dell’esistente eteria (Boll. Cire. Numism. Napol.. p. 8 ss.), l'associazione sodale di tipo pitagorico che era a Velia già verso la fine del VI secolo a. Cr. ( Boll. Cire. Numism. Napol. - Napoli, 1960-1961 -, p. 17 ss.) e che radunava nel suo seno gli eletti del pensiero, anche se di sesso femminile, assurta, poi, per il sacrificio di Zenone a fulgente simbolo di libertà. Nell’Asclepièion, nel Sanatorio velino i medici, però, non dovettero limitarsi alle comuni pratiche magiche per un immediato fine curativo; a Velia quei nobili discendenti degli Eleati dovevano fare di più, e fecero, infatti, di più. Indagarono sulle energie segrete ed infere della natura, ne stabilirono i benefici effetti sulla vita umana. riunirono i frutti delle loro esperienze in preziose norme. ridiedero a Velia le antiche fortune. E non meraviglia. anche perchè Velia era uno dei soggiorni più ameni e preferiti fra le città italiote, per virtù delle sue pressochè costanti pressione atmosferica, temperatura ed umidità, per la sua particolare ricchezza di giornate solatie. sempre temperate dalle fresche brezze montane anche nelle deprimenti calure estive, per l'incanto di un cielo sempre azzurro, per la cornice montana. con la sua inimitabile sinfonia del verde, per le meraviglie del liscio cangiante mare, per l’esistenza di limpide fonti termali (Rass. Stor. Salern., 1962. p. 40 e n. 89); caratteristiche tutte che inducevano poi i medici romani a consigliare ai loro pazienti lunghi soggiorni nella bella città tirrena. Paolo Emilio. affetto da lungo ed inguaribile morbo (Plut.. P. Aemil., XXIV, 1). dietro suggerimento dei meone di Crotone) dei Pitagorici (Enriques F. e De Santillana G., Compendio di Storia del pensiero scientifico — Bologna. 1953 — p. 63). Durante quel secolo (ultimi decenni del V sec. a. Cr.) gli Agrigentini elevavano un tempio ad Asclepio, il cui culto è attestato dai bronzi con sul D/ la testa del dio guaritore e sul R; un bastone su cui è avvolto un serpente (Coll, Santangelo, n. 7473. p. 69 e Cat. Fiorelli. nn. 4061-63. p. 73 del Mus. Naz. di Napoli). Noe S.P.. The Coinage of Metapontum, « Amer. Numism. Soc.» (New York, 1931), p. 23. ? 18 Anche su monete di Metaponto è come simbolo un serpente (Coll. Santangelo, p. 42, nn. 4018-19), moneta edita dal Minervini (Saggio. p. 123. Tav. VII, n. 13). Gruppe O. Griech. Mvthol. und Rheligion. — München, 1906 — p. 374. Ephemeris Archaeologica, 1885, p. 65, ss.: Wilamowitz. fsyllos von Epidaurus « Philolog. Unterst. » IV. Berlin, 1886: Powell J.V.. Collectanea Alexandrina. 1925, pp. 132-136.

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medici dell’Urbe (Plut., ib., 2) si trasferì per cure a Velia. attrattovi forse anche dal fascino che esercitava su lui la cultura ellenica. A Velia si tratteneva chiunque si recasse in Sicilia. Vi dimorò Cicerone nella casa di Talma, più di sovente nell’avita di Trebazio (ad famil., VII. 19: 20), poi consigliere ed intimo di Augusto, per cui assume maggior rilievo l'ipotesi, su cui dirò altrove, di un soggiorno dell’imperatore a Velia '. Nella città si trattenne Bruto con la moglie Porzia (Cicer., ad famil. Brut. 9 e 15: XVI, 7; Plut., Brut.) e, per consiglio proprio di Antonio Musa, lo stesso Orazio (Epist.. XV). Così Chiusi e Gubbio d'estate (Oraz.. Epist., XV. 9: Virg. En.. VII) e Velia d'inverno Bronzo di Agrigento (Oraz., Epist., XV) sostituirono per un certo tempo con le fredde (Plin.. n. h.. 31.2) le calde acque di Baia. E ciò specialmente dopo la malattia di Augusto, della cui famiglia sono apparsi. a Velia, numerosi ritratti e di squisita fattura. Le incursioni barbariche (Boll. Cire. Numism. Napol. - Napoli, 1962 -, p. 37 ss.). se costrinsero poi gli abitanti di Velia a risalire le valli per più sicuri rifugi, indussero gli ultimi medici velini a trasferirsi in più grandi, munite, libere città: e la più vicina. ed ormai la più nota, era proprio Salerno ove doveva perpetuarsi la tradizione umanistica, cioè filosofico-scientifica. degli studi di medicina. Su questa città si riverberava, così, l’antico prestigio del Collegio medico di Velia. che a Salerno si chiamò Collegio dei Maestri? e che nell'ordinamento ripetè la 19 Per la presenza sul R/ di un denaro di Augusto, con nome del monetale M. Durmius (Cat. Münzen und Medaillen, A.G. Basel, 1957, p. 40, n. 364, Tav. 25, n. 364), dello scultoreo gruppo del leone che assalta un cervo dei didrammi velini. il Gabriei (E., Un denaro di Augusto col toro campano e i triumviri monetali dell’anno 19 a. Cr. « in hon. Julii de Petra » - Napoli, 1911 — p. 190 ss.: v. pure Panvini Rosati F., Le emissioni in oro e argento dei « Tresviri monetales » di Augusto « Archeol. Classica ». — Roma. 1951 — v. VIII, £. 1, pp. 66-85) gia aveva supposto, pure per altri simboli su denari di quel monetale, il passaggio di Augusto anche per Velia. Forse nell’aggregato urbano di cui è discorso, i Velini avevano addirittura elevato (donata dallo stesso imperatore ?) una copia della statua di Prima Porta. Lo desumo dal braccio destro di una statua, unico superstite, che ha sorprendenti analogie con il braccio destro della statua di Prima Porta, anche se in quest'ultimo le dita, ad eccezione dell’anulare, sono 2 di restauro (Helbig - Amelung, Führer, 38 ediz., n. 5). Sinno A. Regimen Sanitatis « E.P.T. » (Salerno, 1940), p. XXXIII, ss.

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genuina formula dell'eteria di Velia: una libera ed autonoma associazione di dotti (Boll. Cire. Numismat. Napol., 1962, p. 20 ss.). Di qui i privilegi ” che fecero grande lo Studio salernitano, piena autonomia e libertà pretese in ogni tempo la città stessa dai suoi reggitori. longobardi o normanni, per la sua Schola, nella certezza che quei doni fossero indispensabili (Boll. Cire. Numism. Napol.. 1962, p. 43) per il sereno esercizio dell’arte salutare. Anche di qui la fama della Schola Salerni che vide gente accorrere da tutto il mondo: infermi (Gesta episc. Verdun, in M.G.H., SS. IV. 47; ecc.) nella speranza di guarire. allievi per apprendere la difficile arte di curare i mali degli uomini da quei sapienti Maestri. Questi, elaborando, al lume della secolare esperienza della Scuola quanto di meglio offriva la medicina antica e le dottrine arabe” di quei tempi, riuscivano, ancora una volta, a far rifulgere il sintetico pensiero meridionale in quelle norme che fecero della Scuola il più celebrato istituto del mondo. Le dense nebbie del fanatismo mistico medioevale potevano essere, così, squarciate da precetti che invitavano a godere bensì dei beni terreni, ma con la moderazione necessaria per conservare rinvigorire la sanità del corpo. Salerno cercava di elevare a dignità di scienza la chirurgia e dava all’intera Europa la prima Famacopea ufficiale: l’Antidotario di Nicolò il Preposito. Ma il più grande merito di Salerno fu di aver saputo conservare nel tempo l'essenza informativa dell’eteria velina. Sul libero ed autonomo suo Collegio si uniformarono ~ i vari Colleges e Seminari che sorsero in Europa; dall’ordinamento della Scuola salernitana le diverse Facoltà mediche europee trassero la libertà negli Atenei e l'insegnamento propedeutico della filosofia (Rass. Stor. Salern. 1962, p. 44), la più importante cattedra dello Studio salernitano, che chiamò (Boll. Cire. Num. Nap., 1962, p. 14 e n.) dottor fisici ( physician, tuttora, il medico inglese), e cioè naturalisti, i suoi laureati, Philosophorum et Medicorum Collegium il ristretto cenacolo dei suoi sapienti Maestri. Pietro EBNER 2 Sinno, p. XXXIT e XXXVI. % Visco S. La cultura medica europea nell’alto medioevo e la Scuola di Salerno « Centro Studi Medicina Medioevale » (Salerno, 1953), passim. ® Powler À. Prefaz. a Capparoni A. Magistri salernitani nondum cogniti — Terni. 1924 — p. 13.