Aristarco e le origini tirreniche di Pitagora

Auteur
Fraschetti, A.
Verschenen in
Helikon
Jaar
1975
Onderwerp
ARISTARCHUS
Taal
Italiano
Categorie
C5 Astronomy
Archiefnummer
427

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FRASCHETTI A., Aristarco e le origini tirreniche di Pitagora : Hellkon XVXVI 1975-1976 424-437. | Dans Clément, Strom. 1,62,2, "Aplorapxos ne dolt pas ètre corrigé en *AprororéAng. La théorie des origines non grecques de Pythagore exposée dans ce passage se retrouve chez plusieurs auteurs chré- Ho tiens. L’Aristarque qui, selon Clément, soutint les origines harbaree de Fy tie | gore serait plutôt le grammairien de Samothrace que l’astronome samicn. | | x | FRASCHETTIAAsar5 425 RINO 1: il Pitagora di Aristosseno che media la pace tra i popoli italici (Lucani, Messapi, Peucezi e Romani) 5, quello stesso Pitagora il cui Discorso sacro era letto presso i Latini *, rivelerebbe così un'origine assolutamente caratteristica, senz'altro non greca, provenendo — secondo la formulazione che del pensiero e delle parole di Aristosseno dava Diogene Laerzio — ‘da una di quelle isole che gli Ateniesi occuparono, cacciandone i Tirreni’ ?. È anche notevole osservare che una Aristarco e le origini tirreniche di Pitagora * 1. LA CONGETTURA DI PRELLER Accanto alle diverse tradizioni sulle origini di Pitagora !, soprattutto accanto alla tradizione più diffusa che voleva il filosofo originario di Samo e dunque greco della Ionia *, ne esistette un'altra, relativamente isolata, che lo presentava, com'è ben noto, quale ‘tirreno’. La sua importanza è stata messa in rilievo di recente da S. Mazza* Ringrazio il Prof. Santo Mazzarino per gli utili e preziosi suggerimenti di cui mi è stato largo nella stesura di questa nota. A proposito di simile dottrina, per l'indiscussa autorità che era riconosciuta ad Aristosseno in quest'ambito di studi, trovò, sulla sua scia, due altri seguaci disposti ad accoglierla e ad avallarla, sebbene forse con differenti sfumature che non sempre possono valutarsi a pieno *. I loro nomi sono tramandati in un passo di Clemente Alessandrino: TluSaydpasg pév obv Mvnodpyou Zauos, 6 pyow “Irrógoros, ws dì ’Apıorökevog Ev 7H [luSæyépou Bim xai *Aplorapyos xal Ceórauros, Tuppnvös hy, oc SÈ NedvIne Lúpios Y Tuptos, wove elvar xara cous mAztotoug tov Iludayipav BapBapov tó yévos?. A questo proposito, & necessario affrontare subito un problema di critica testuale troppo spesso trascurato. Nel passo di Clemente, accanto ad Aristosseno e a Teopompo, come assertore di un Pitagora tirreno, appare Aristarco. Nella prima meta del secolo scorso il suo Pitagora e dei pitagorici, per le raccolte di testimonianze e frammenti si è fatto uso delle seguenti abbreviazioni: FVS 1% TC I-II = DIELS-KRANZ, Die Fragmente der Vorsokratiker I (Dublin-Zürich 197219, unverändert Nachdruck der 6. Auflage). M. TIMPANARO CARDINI, Pifagorici. Testimonianze e frammenti I-III (Firenze 1958-1964). = R. CUCCIOLI MELLONI, Ricerche sul pitagorismo I. La biografia di Pitagora (Bologna 1969). CM 1 Per Pitagora Züpios à Túptos, Neanthes-FGrHist 84 F 29 b[= FVST®, . 99, 16-17 = TC I, p. 36, 206-207 = CM I q.]; inoltre Porph. VP 1 [= M I u., dove tuttavia viene erroneamente mantenuto Kiedvöng: cir. BURKERT, ‘Gnomon’ XLII 1970, 883]: Zupov tx Tépou The Zuptas; l'ipotesi di E. L. Minar, Early Pythagorean Politics in Practice and in Theory (Baltimore 1942) 3 con n. 12 ‘banalizza’ PARETI cit. infra, n. 3. Su Pitagora originario di Fliunte, Diog. VIII 1; Paus. II 13, 2[= CMI p.}; cfr. anche Lykos (?; codd. Aebxioc) FGrHist 570 F 15. A proposito di quest'ultima tradizione, A. DELATTE, La vie de Pithagore de Diogène Laérce (Liège 1922) 148. 4 S. MAZZARINO, Il pensiero storico classico 11 1 (Bari 1966) 98-99. 6 Porph. VP 22(= FVS 18, p. 102, 9-10 = Aristox. fr. 17 WEHRLI = TC I, p. 50, 367-369 = CM VI A b.1; cfr. Iambl. VP 241 ¡= CM VI 21”; Diog. VIII 14 [= CM VI 1.3. Cfr., p. es., E. GABBA, Considerazioni sulla tradizione letteraria sulle originî della repubblica, in ‘Les origines de la république romaine. Entr. Hardt’ XIII (Genève 1967) 157. Ultimam. G. GARBARINO, Roma e la filosofia greca dalle origini alla fine del II secolo a.C. 11 (Torino 1973) 221 ss.; L. CRACCO RUGGINI - G. CRACCO, in Storia d'Italia Y 1 (Torino 1973) 32. $ Iambl. VP 152. | ? Diog. VIII 1 [= Aristox. fr. 11 a WEHRII = FVS If, pp. 99. 18-19 = TC 1, p. 36, 211-212 = CM Is.]: Illudayópas Mwnoapyou Baxroioyiugou, ds mow “Epuereros, Edpros, Y, Oe *Aprotófevos, Tupprvds Erb più: sav vicuv as is *"ASnvator Tuppnvobs ÉxBadévrec: cfr. anche Neanthes FGrHist 84 F 29 a Hermippos HGF III 41 fr. 22 [= TCI, p. 36, 210-211 = CM 1 s.]; per Ippo- [= CM 1 v., dove tuttavia ancora una volta viene mantenuto hreaviys!: Ayer 8°S NedvOy¢ &oug elvar of tov ratépa aùto) Tugeyvov dropaivovrai Tüv Thy Añuvov &rowmnadvruv; inoltre, Ant. Diog. in Porph. VP 10 {= CM 1 1.}: puoi 5) Mvicapyov Tuppnvöv bvta aura yévos tiv Afjuvov xxi "TuBpov mai Exüpov xarotpp. 40 ss., dove sono raccolte quasi tutte le fonti relative, anche quelle pit me Su Aristosseno biografo di Pitagora, Joh. MEWALDT, De Aristoxent 2 Isocr. Bus. 28 [= FVS I°, p. 97, 24 = TCI, p. 26, 112 = CM IV a}; boto, cfr. Clem. Alex. cit. infra, n. 9. Ulteriore documentazione in CM, tarde. 3 P. es. E. ZELLER, Die Philosophie der Griechen in ihrer geschichtlichen Entwicklung I (Leipzig 19237) 380 n. 2, su cui cfr. tuttavia W. BURKERT, Lore and Science in Ancient Pythagoreanism (Engl. transl., Toronto 1972) 111 n. 12; J. BERARD, La question des origines étrusques, REA LI 1949, 231-232; L. FERRERO, Storia del pitagorismo nel mondo romano (Torino 1955) advran. Pythagoricis sententiis et vita Pythagorica, ‘Diss. Berl.‘ 1904; 1. Lévy, Recher- . ches sur les sources de la légende de Pythagore (Paris 1926) 44 ss.; V. CAPPARELLI, La sapienza di Pitagora 1. Problemi e fonti d'informazioni (Padova 1941) 336 ss.; ulteriore bibliografia in E. ZELLER-R. MOXDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico I 2 (Firenze 1967?) 361; inoltre, M. TIMPA- NARO CARDINI III, pp. 272 ss.; ultimam. A. MOMIGLIANO, Lo sviluppo della 120; L. PARETI, Studi minori di storta antica (Roma 1958, scr. 1917) 295 ss.; M. PALLOTTINO, La Magna Grecia e l'Etruria, ‘Atti dell'Ottavo Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto 6-11 ott. 1968’ (Napoli 1969) 36-38; ultimam. N. DEMAND, Pythagoras, Son of Mnesarchos, 'Phronesis’ XVIII 1973, biografia 94-95 con n. 19. Su taluni punti di questa tradizione conto di tornare a parte. 209 greca (trad. it., Torino 1974) 77 ss.; cfr. in genere Fr. WEHRLI, RE Su pi XI (1968) coll. 336 ss. — Per Teopompo. cfr. da ultimo W. BUR- KERT, Lore and Science ... 118 con 144. ° Clem. Strom. I 62,2'= FVS 15, p. 99, 13-18 :- TC I, pp. 34-36, 202- = CM I qll.

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nome fu sostituito da Ludwig PRELLER con quello di Aristotele 1°, La correzione, pur se finora comunemente accolta (da V. Rose, O. STAHLIN, Ed. MEYER, F. JAacoBy, Fr. WEHRLI, L. FRÜCHTEL) ", al ‘librarius’ da lui ipotizzato, partendo da ’Aptor., doveva riuscire notevolmente più facile uno svolgimento in ’Apiorc-érs piuttosto che in ’Aptorapyoc. Comunque si identifichi quest'ultimo, una simile per l’importanza delle implicazioni che — come vedremo !? — possono derivarne, mi sembra meriti di essere riesaminata e discussa, soprattutto nella sua genesi. Nel tentativo di giustificare questa ed analoghe congetture, che tuttavia non hanno riscosso altrettanta fortuna 3, Ludwig PRELLER prendeva le mosse dall’enunciazione di un principio ‘metodico’ formulabile nei termini seguenti: quando un nome ricorre in compendio, il copista — svolgendolo — nell'eventualità di più soluzioni è naturalmente indotto a preferire ‘notius minus noto’ . Se in linea generale un simile principio potrebbe apparire sostanzialmente corretto, nel caso specifico, però, risultano ovvie due obiezioni di fondo: la prima concernente l’esistenza stessa di un compendio, e la sua indimostrabilità; la seconda che, pur ammettendolo per assurdo, cerca di confutare la correzione di PRELLER sottolineandone il carattere arbitrario proprio sulla base di quello stesso principio metodico. osservazione può ritenersi valida per due motivi: il primo, di ordine generale, basato sulla fama universalmente diffusa di un grandissimo come Aristotele; il secondo, altrettanto (o, forse, addirittura) più importante, che si fonda, invece, sul contesto specifico degli Stromateis. Qui, mentre Clemente cita assai spesso e sempre a proposito il filosofo !”, ricorda solo una seconda volta — oltre al passo in discussione, se le nostre considerazioni sono nel vero — un autore di nome Aristarco: si tratta del grammatico alessandrino il quale viene utilizzato con un rimando ad una sua opera di cui, peraltro, è lo stesso Clemente a conservarci, in quel luogo, l’unica citazione 5. Da questo punto di vista, risolvendosi nel ‘passaggio’ da un nome relativamente ‘più difficile’ ("Agtoragyos) ad un altro relativamente ‘più facile’ (’Aprororéans), ne consegue che quella correzione sarebbe erronea ed arbitraria anche rispetto al criterio ‘metodico’ sulla cui a) Allo stato attuale delle nostre conoscenze, rispetto alla tradizione manoscritta degli Stromateis 15, l’esistenza del compendio in discussione è appunto indimostrabile. In altri termini, non è possibile provare in alcun modo che quel nome si trovasse in compendio in un codice x, dal quale poi sarebbero derivati coder Laurentianus V 3 e la sua unica copia, codex Parisinus Suppl. Graec. 250, così da giustificare l'assunto secondo cui l’errato svolgimento di un supposto ’Aptot. (PRELLER) non in *AprororéAns ma in ’Aptoraoyoz, debba essere attribuito all’errore di un copista **. b) Forti del principio ‘metodico’ sostenuto da PRELLER, anche ammessa l’esistenza di un compendio, è evidente, in ogni caso, che 1 L. PRELLER, Polemonis periegetae fragmenta (Leipzig 1838; rist. anast., Amsterdam 1964) 59. U Aristotelis fragmenta 190, coll. V. Rose (Lipsiae 1886); Clemens Alexandrinus, Stromata, herausg. O. STAHLIN, CGS II (Leipzig 1906) p. 39, 18; 32 ed. herausg. L. FRUCHTEL (Berlin 1960) ibid.; Ed. MEYER, Geschichte des Altertums III (Stuttgart 1954?) 760 n. 1; F. JACOBY, FGrHist 11 A (Berlin 1926) p. 198, 25; Fr. WEHRLI, Die Schule des Aristoteles, ‘Heft 2’: Aristoxenos (Basel-Stuttgart 1945) fr. lla, 3. 13 Cfr. infra, $ 3. 13 P, es. quella, assolutamente arbitraria, volta a sostituire nel medesimo asso di Clemente Oeéppaotos a Oeéropros: PRELLER 59, sul quale cfr. già . PARETI, Studi minori ... 296 n. 4. 14 PRELLER ibid. 15 A questo proposito, cfr. l'ed. di O. STABLIN I (Berlin 1905) XXXIX- XLII; II (Berlin 1906) IX-XIV; ultimam. L. FRÜCHTEL nella 38 ed., II (Berlin 1960) VII-X. 16 Un Corana che, in ogni caso, bisognerebbe postulare anteriore alla en della Graecarum affectionum curatio di Teodoreto di Ciro: cfr. infra, § 2. 427 base essa è stata sostenuta. 2. ARISTARCO IN CLEMENTE E TEODORETO Le notizie di Clemente, a proposito delle origini di Pitagora, si chiudevano con l'inciso Sete siva: xatà reds mrelersus tov TMuSaydoay BapBacov to yévos. Da parte di Clemente, era un modo per sottolineare, ancora una volta, i rapporti intercorsi in età arcaica tra barbari e greci in ambito filosofico mostrando la sostanziale dipendenza dei secondi dai primi sulla scia di una polemica già da tempo avviata !9. Clemente, che ammira Pitagora e lo considera insieme a Platone il più alto teologo fra i filosofi greci ?, se per Platone si era limitato a sostenere i suoi massicci ‘imprestiti’ culturali dalla ‘sapienza’ barbarica 2, per Pitagora — come abbiamo visto — poteva addirittura far cenno ad origini assolutamente anelleniche, servendosi a questo scopo del materiale che l’erudizione pagana gli ofiriva *. Poteva con- 17 Cfr. i numerosissimi esempi desumibili dal ‘Register’ approntato da O. STAHLIN IV 1 (Leipzig 1936) 33-34. 18 Clem. Strom. I 47,2 {= Archil. t. 2 ed. LASSERRE = t. 18 ed. TARDITI.1% Ultimam. S. R. C. LILLA, Clemens of Alexandria. A Study in Christian Platonism and Gnosticism (Oxford 1971) 31 ss.; in precedenza p. es. E. MoLLAND, The Conception of the Gospel in the Alexandrian Tradition (Oslo 1938) 58-60; cfr. in genere K. THRAEDE, RAC V (1962) coll. 1249 ss. 2° Cfr., p. es., Clem. Sirom. V 29, 2-4, con il commento ed i confronti addotti da LILLA, Clemens ... 43-45. . | 21 Soprattutto da quella delle Scritture: cfr. p. es. limitandoci agli Stromateis, I 10,2; I 165,1; I 166,1; II 133,2; V 99,3. 22 Sebbene gli autori che Clemente cita, con estrema probabilità, di seconda mano (cfr. già P. CAMELOT, Clément d'Alexandrie ct l'utilisation dc la

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cludere, dunque, che Pitagora non solo avrebbe appreso tra i barbari, come del resto Platone, rà mActora xai yewarotata Tüv doyuárov *, ma che anzi xar& cobs mAsiorous sarebbe stato egli stesso un barbaro. Una simile formulazione, data da Clemente al problema delle origini di Pitagora, era destinata ad incontrare in seguito una qualche fortuna, almeno in ambienti cristiani: più tardi essa ricorre non solo in Eusebio (priva però, in questo caso, di quella che potrebbe definirsi la puntuale citazione delle fonti), ma è presente di nuovo anche in Teodoreto, il vescovo di Ciro. Clem. Strom. I 62,2-3 Ilvdayöpas piv odv Mynodpyov Zaptog, os pnorv IrróBortos, as de "Aprorólevos év 7 Mudayópos Bie xai ’Aplotapyos xai Oeérouros, Tuppnvös tv, as dè Nedvns Zuptoc $ Túptos, dote elvar xarà tods mAelazous tov Iudaybpav BapBapov 16 vévoc. GAG xal Orts, ws AkavSpos xai ‘Hpé6Sotog iatopovot, DotVE Fy, de SÉ rives Sretkjoact, Munotoc. Theodor. Graec. affect. cur. I 24 cov St Iludayópav ’Aptor6Eevos xat ’Aplotapyoc xai Oséxouroc Tuppyvov elvat pact, 6 SE Neavoys Tuptov évouatet * cov dì Oadyv of pèv MiAnctov AEyovar, Aéavôpos yal ‘Hpddoroc Dolvixa Tpoonyöpsvoav. Tra i due passi, esiste un evidente parallelismo. À proposito di Pitagora, compare in entrambi il medesimo binomio: tirreno secondo Aristosseno, Aristarco e Teopompo; (sirio o) tirio a parere di Neante. La formulazione relativa alle origini di Talete è identica: di Mileto secondo alcuni; originario della Fenicia a giudizio di Leandro e di Erodoto. Se simili concordanze già di per se stesse in nessun modo potrebbero ritenersi casuali in quanto esse costituiscono un unicum %, lo sono tanto meno qualora si pensi che nella Graecarum affectionum curatio Clemente, insieme ad Eusebio, è uno degli autori che Teodoreto maggiormente utilizza *. Si osservi, ancora, che, co- 429 munque debba risolversi in genere (ma soprattutto, forse, nei casi specifici) l'annoso problema delle fonti nella Graecarum affectionum curalio 29, in questa circostanza una mediazione di Eusebio sembrerebbe da escludere: sebbene Eusebio in un passo analogo riporti le medesime dottrine, egli elimina tuttavia — come gia é stato accennato — i nomi dei rispettivi sostenitori, presenti invece tanto nella sua fonte (con ogni probabilita, lo stesso Clemente), quanto in Teodoreto 2?. Tenuto conto delle caratteristiche esattamente paraliele delle due formulazioni e del fatto che esse — così come sono articolate — rappresentano un unicum, l'ipotesi che si impone come la più naturale è, dunque, quella di una dipendenza diretta del vescovo di Ciro da Clemente Alessandrino. Se una simile dipendenza coglie nel vero, come vanno spiegate le omissioni di Teodoreto nei confronti di Clemente, subito evidentissime, già ad un primo confronto? C’é appena bisogno di dire che esse non sono di poca importanza in quanto riguardano addirittura le origini greche di Pitagora. Per rispondere alla domanda che abbiamo sollevato è necessario, quindi, esaminare i due passi nel loro contesto, nella loro funzionalità, in rapporto a quelli che potrebbero definirsi i ‘metodi’ e le oscillazioni dell'apologetica cristiana quando formula e sviluppa la teoria del ‘furto dei Greci'®. Nell’excursus sulla storia della filosofia greca, contenuta nel capitolo 14 del I libro degli Stromateis, Clemente utilizzava largamente tutte quelle tradizioni che Ein Beitrag zur Geschichte der Apologetik, ‘Theologische Studien der Leogesellschaft’ X (Wien 1904) 53 ss.; L. FRÜCHTEL, ‘PhW" 1939. 765-766; ultimam. P. CANIVET, Histoire d'une entreprise apologétique au Ve siècle (Paris 1958) 257 ss.; peraltro, J. QUASTEN, Patrology 11 (Utrecht-Antwerp 1960) 544. 26 La messa a punto più completa e recente è quella di P. CANIVET, Histoire ... 161 ss. 27 Cir. Eus. prarp. euang. X 4, 13 e 18: av [IsSxyopas spiro, Depexidou Yropuuos, tò quhocuplac dvevpdy bvoux, ws pév zivec, Uauios, 05 8 Érepoi pass, Tupprvos dv’ tivéc 8 abtdv Euprov % Túprov elvar deyovuew Gare oe SapSzcov, 222” ody “EXnva yevovévat dpodoyetv rdv zeatov Tüv erhoséqey, Avi ovéux 7avrwv “ERATvov ¿Sópevov. - ¿AMA xai è Dare, dag rives Letopobor Dolv:3 Tv, ae Si rives Sretro2o!, Muñouos. La dipendenza diretta del passo da Strom. 162 può ritenersi sicura dal momento che più in genere vaste sezioni degli Stromate?s sono utilizzate nella Praeparatio euangelica, dove paraltro Clemente viene talvolta espressamente philosophie grecque, RSR XXI 1931, 542), sono tutti pagani, il tentativo di citato: cfr. gli ep raccolti da K. MRAS nella sua ‘Einleitung’ ad Eusebius individuare la Werke VIII 1, GCS (Berlin 1954) LV. — Naturalmente, una dipendenza diretta di Teodoreto nei confronti di Clemente non esclude che Teodoreto fonte diretta del capitolo 14, sopas. almeno a mio avviso, francamente disperato: cfr. tuttavia, p. es., J. GABRIELSSON cit. infra, n. 30; inoltre E. HOWALD, Das philosophiegeschichtliche Compendium des Areios Didymos, ‘Hermes’ LV 1920, 76 ss. 35 Clem. Strom. I 68, 2. 1% Si aggiunga ancora che Teopompo ed Aristarco figurano come assertori delle Po tirreniche di Pitagora solo nei passi. appena citati, di Clemente e Teodoreto, a differenza di Aristosseno da Diog. VIII 1 [= fr. 10 a WERRLI). ricordato, invece, anche 25 A questo proposito K. Roos, De Theodoreto Ciementis et Eusebii compilatore, ‘Diss. Halle’ 1883; J. SCHULTE, Theodoret von Cyrus als Apologet. possa avere avuto presente anche la formulazione di Euschio. Si osservi che, per Eusebio, sebbene sia riportata la dottrina di una sua provenienza samia, Pitagora, nonostante ciò, resta senz'altro ‘barbaro’. 23 Per Clemente cfr. A. MÉHAT, Études sur les ‘Stromatcs’ de Clément d'Alexandrie (Paris 1966) 356 ss.; inoltre J. DANIELOU, Histoire des doctrines chrétiennes avant Nicée II: Message évangélique et culture hellénistigue (Tournai 1961) 56 ss.; ultimam., J. BERNARD, Die apologetische Methode bei Klemens von Alexandrien, ‘Erfurter Theologische 52 con n. 65. Studien' XX1 (Leipzig 1968)

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potessero comprovare, in genere, la priorita di una ‘sapienza’ barbarica rispetto a quella ellenica. Gli argomenti di cui si serviva a questo scopo erano soprattutto di ordine cronologico e di derivazione culturale ®. Pitagora e Talete rappresentavano in qualche maniera un caso fortunato: per loro, Clemente poteva addirittura riportare le opinioni di chi attribuiva ai due filosofi origini non greche. Tuttavia, la documentazione addotta era indice di una certa imparzialità: lo stesso Clemente non dimenticava di dire, p. es., che secondo Ippoboto Pitagora era originario di Samo; e che, secondo alcuni, Talete sarebbe stato milesio, a differenza di ciò che ritengono Leandro ed Erodoto. Lo spirito polemico aveva nettissima prevalenza solo all’inizio del capitolo seguente, dove in certo modo erano tratte le conclusioni e ai criteri basati sulla priorità cronologica e gli ‘imprestiti’ culturali veniva aggiunto, generalizzandolo, quello di una origine barbarica vera e propria. Con un procedimento caratteristico. in questo punto degli Stromateis, Clemente abbandona le precedenti sfumature e tutte le preoccupazioni di natura erudito-documentaria, così ben attestate invece nell'excursus sulla storia della filosofia greca ®. Quello che ora gli interessa dimostrare è solo la sua tesi: il ‘furto’ ed il ‘plagio’ su cui si fonderebbe la cultura classica che i pagani esaltano come propria creazione, esclusiva ed originale ®. Di fronte a questa necessità squisitamente dottrinaria viene meno ogni parvenza di dubbio; per Clemente i pareri contrari sono destinati a scomparire facendo posto ad una certezza assiomatica: ws dé of mActoror ads PápBapor cò yevos xal mapa Bapßapoız madeudévtes, ct Set xai Ayer, el yz Tuppnvos ñ Tópuos 6 Iludayópas édeizvuto, ’AvrioDévns Se Dede Fv xal ’Oppeda Odpvons Y Opag; "Ounpov yap of mástoro: Alyúrtiov palvovotv. arc Sé Doiné av td yévos xal rois Alyurtiwy Tpopítatc ovußeßinxévar elpntar ... (I 66, 1-2). Da parte sua, Teodoreto, quando applica il criterio della derivazione culturale, non ha difficolta a considerare pienamente greci — anzi ol SÈ sav “EMnyvxév purocópoy repıpavkoraroı — Ferecide di Siro, Pitagora di Samo, Talete di Mileto, riservandosi, naturalmente, di aggiungere che essi avrebbero appreso tra i barbari le loro dottrine più importanti e vitali ®. Poco dopo però, quando radicalizza la sua polemica contro quei pagani che rifiutano la nuova ‘Verità’ in quanto # Da ultimo S. ‚R. C. LILLA, Clement ... 31 ss. — Naturalmente, entrambi gli ‚argomenti sono consueti, piü in genere, in tutta l’apologetica ar Bi. iene à Le C V (1962) or 1249 ss. | in genere J. co GABRIELSSON, Uber u drinus ( r. sel 1906) 85 er didie Quellen des Clemens AlexanAlexan . Sull'altro fronte c'è appena bisogno di dire che per Celso, p. es tanto il cristianesimo quantoil giudaismo sono fatti dipendere, al contrario. dalla, Vradizione Tora cs de wee cfr. C. ANDRESEN, Logos und Nomos. XXXolemik (Berlindes1995) Kelsos 108 wider 68 das Christentum, i, "Arbeiten ‘Arbei zur Kirchengeschichte i 7 j i insegnata da uomini i quali obx &x 775 "Edda ZBhaornaav®“, il vescovo di Ciro attribuisce immediatamente a quegli stessi filosofi origini non greche. Lo fa nel passo che abbiamo confrontato con quello di Clemente; ma con una differenza, rispetto a Clemente, fondamentale. Nell’excursus sulla storia della filosofia, Clemente aveva riportato, a proposito di Pitagora, anche la notizia di una sua origine ellenica. Solo in seguito, come si è visto, l'aveva soppressa, attribuendo a lui, insieme a Talete, Antistene, Orfeo ed Omero, nascita barbarica (Strom. I 66). Teodoreto invece, proprio in quello stesso passo che deriva da Clemente, cancella per chiari fini apologetici ogni indizio che potrebbe sminuire il valore della sua tesi *. Di conseguenza, scomparendo l'opinione di Ippoboto assertore di un Pitagora samio e venendo così a mancare ogni pur minimo cenno alla grecità di Pitagora. è facile comprendere perché in Teodoreto sia caduto anche l’inciso Gore elvar xara toc mAetorovs tov TluSaydpav BapBapev 70 yévos. Possiamo concludere, mettendo a profitto un’esigenza metodica avanzata da P. CANIVET (‘Ainsi définie, notre méthode d'investigation consiste essentiellement à ne jamais dissocier l'étude comparée des états de leur situation dans les œuvres qui se font le témoins de nos citations’) 3: in Graec. affect. cur. 1 24, l'origine barbarica di Pitagora diviene una verita indiscussa, secondo quel medesimo procedimento per cui questa stessa origine era divenuta verità indiscussa in Strom. I 66,1. Dal momento che Teodoreto evita di riferire la dottrina su una sua provenienza da Samo, il filosofo non é più considerato barbaro ‘a giudizio della maggior parte’ (xazà tov; rhclarous), come Clemente aveva asserito nel passo parallelo (Strom. I 62,2), ma senz'altro, a parere di tutti. Se l'esame dei due passi permette di stabilirne la dipendenza 33 Theodor. Graec. affeci. cur., 1 24. 3 Come spiegare, in un simile contesto, la permanenza di quella dottrina ente, chiarita secondo cui Talete sarebbe stato milesio? Essa va, evidentem affect. alla luce di esempi ulteriori, riportati subito dopo (sempre in eGraec. ma cur. I 24): per Teodoreto, sarebbero barbari non solo Pitagora diTalete, Crotone, Alemeone Sinope, di Diogene Stagira, di addirittura Aristotele appartenenti a quello che, Empedocle di Agrigento: tutte città, le loro, nonvero e proprio. Più in parti secondo Teodoreto, sarebbe stato territorio greco sottolineato che colare, per quanto riguarda Alcmeone ed Empedocle, va greche in Italia città di presenza la ignorare di) finge (o sembra o Teodoret Pitagora, ce trasferis si cui in l'Italia 12, I cur. affect. Graec. ed in Sicilia; in è terra di barbari ed insieme ad essa la Sicilia, sono terre di barbari, come stica ‘di Mileto”, rifel'Egitto. Se ne dedurra, quindi, che anche la caratteri modo assolutarita a Talete, doveva apparire ai suoi occhi come in qualche della Caria, città è Mileto o, Teodoret per : ettente’ ‘comprom non mente barbara, al stessa essa tale, come e, barbari di terra in aficamente e ivello, p. es., di Sinope, di Crotone e di Agrigento. Si osservi che questa del V caratteristica in quanto per l'uomo greco e colonizzazione in terra di barbari: ‘Atti del Terzo Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto 13-17 ott. nuova prospettiva è tanto più colonizzazione in territorio secolo a.C. non esisteva alcuna differeuzaS. tra MAZZARINO, Metropoli e colonie, 1963' (Napoli 1974) 54. 82 Theodor. Graec. affect. cur. 1 12. 33 P. CANIVET, Histoire ... 169.

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nonostante i silenzi e le omissioni del vescovo di Ciro, per il problema da cui avevamo preso le mosse, il punto di maggior interesse é, tuttavia, un altro. A proposito dei sostenitori delle origini tirreniche di Pitagora, dal loro confronto si ricava l’identica sequenza: Aristosseno, Aristarco, Teopompo. A definitiva conferma delle considerazioni già svolte®s, se ne dedurrà, quindi, che la sostituzione di ’Aptozagyos ad ’AprototéAng in nessun caso può essere imputata all'errore di un tardo copista, come sosteneva PRELLER. Se si volesse ancora accogliere la sua congettura, bisognerebbe ammettere una delle due seguenti eventualità: o che, sin dall'inizio, quella sostituzione fosse un ‘Irrtum' di Clemente infiltratosi poi in Teodoreto, come sembra ritenere O. STAHLIN, il quale erroneamente attribuisce però la paternità dell’ipotesi allo stesso PRELLER *’; oppure che essa, ad opera di un copista, fosse già presente nell'esemplare degli Stromateis clementini utilizzato da Teodoreto. In entrambi i casi, siamo evidentemente di fronte ad eventualità che non soddisfano. a) Nel primo, sarebbe necessario motivare di nuovo perché Clemente, pur conoscendo bene e citando spesso Aristotele, l’abbia confuso, in quel solo passo, con un Aristarco che, comunque identificato, mostra di conoscere e soprattutto cita infinitamente meno 3. Si osservi, inoltre, che una simile ipotesi, per essere sostenuta, dovrebbe sempre partire dalla certezza, acquisita per altre vie, che anche Aristotele vada ascritto tra i sostenitori delle origini tirreniche di Pitagora, insieme ad Aristosseno e a Teopompo *. b) Nel secondo caso, si impone un'osservazione su cui ci si era già soffermati ad analogo proposito“. È altrettanto improbabile che l’autore dello scambio tra i due nomi, quello che avrebbe trasformato *AprototéAng in *Aptorapyos possa essere un copista vissuto tra il III ed il IV secolo d.C. 4. In linea di principio, nel contesto specifico degli Stromatets, sarebbe, eventualmente, più comprensibile il proce- 433 Avistarco e le ovigini tirreniche di Pitagora Augusto Fraschetti 3. ARISTARCO: PER UNA IDENTIFICAZIONE. Fare giustizia di una congettura arbitraria che sì è imposta accanto alla lezione concorde dei codici talvolta sino a sostituirla, naturalmente è sempre doveroso. In questo caso, però, oltre allinteresse più propriamente filologico — volto a restituire, in Strom. I 62, 2, il testo di Clemente nella sua integrità —, ne esiste un altro, sinora mai avvertito proprio a causa della correzione avanzata da PRELLER ed in seguito comunemente accolta. Se Clemente e Teodoreto parlavano entrambi di un Aristarco tra 1 sostenitori delle origini tirreniche di Pitagora, e se il nome va mantenuto così come è stato tramandato, è necessario chiederci, allora, a quale Aristarco debba essere ascritto il giudizio, quale Aristarco — insieme ad Aristosseno e a Teopompo — sostenesse la dottrina di un Pitagora tirreno. In ultima analisi #, le identificazioni possibili sono due: esse st restringono ad una scelta, per vari aspetti problematica, tra Aristarco di Samotracia (il grammatico) ed Aristarco di Samo (| astronomo), sebbene — come vedremo — una simile problematicita non impedisca, in definitiva, di rivolgere la nostra attenzione soprattutto al primo. Aristarco il grammatico proveniva da Samotracia, un'isola con tradizioni pelasgiche #, contigua a Lemno e ad Imbro: di una di queste localita — di Lemno e di Imbro, insieme a Sciro —, sarebbe originario il tirreno Pitagora, secondo formulazioni più tarde da ricondurre, in ogni caso, nell’ambito del IV secolo a.C.: come cercheremo di mostrare, re una sino ad Aristosseno 4. Anche se è difficile tentare di stabilicon tirreorigini delle parlare potesse o Aristarc dove ne qualche precisio non dovevano mancargli: niche di Pitagora, eventualmente le occasioni si osservi, p. es., che ‘risonanze’ ed echi di cultura pitagorica sono stati rinvenuti in Eschilo, Pindaro. Sofocle, Aristofane #: quel dimento opposto: in altre parole, se per assurdo potrebbe forse spiegarsi un passaggio da ’Aplotapyos (relativamente difficilior) ad ’Apıototéàng (relativamente facilior), quello inverso, da ’Apiororéans ad "Aplorapyos, nei termini in cui può proporsi appare talmente problematico da indurre ad escluderlo senz'altro. 42 Lascio da parte il tragico Aristarco di Tegea, contemporaneo di i frammenti in NAUCK, Euripide (cfr. DIETERICH, RE II, 1896, coll. 861-862:forse nel 1-11 secolo dc. FTG? 728 s.), e l'oscuro Aristarco di Elide, vissuto tév Orvurla(FGrHist 111 B 412). Peraltro, è assai difficile che un semplice trovasse a parlare 37 O, STÄHLIN, cit. supra, n. 11. 38 Cfr. supra, nn. 17-18. 39 Sulla localizzazione, da parte di Aristotele, di un miracolo di Pitagora tv Tuppnvlar (fr. 191 ROSE), conto di tornare a parte. — Si osservi, comunque, che iu Aristotele, a nostra conoscenza, questo è l’unico cenno che presupponga rapporti tra Pitagora ed il mondo tirrenico. rapporti, peraltro, intercorsi naturalmente in Italia, e non in ambito egeo. Cfr. supra, p. 426-427. “ Per la datazione degli Stromatris, ultimam. A. MÉHAT, Etude sur les "Stromates’ ... 46 ss.; PE quella della Graecarum affectionum curatio, soprattutto P. CANIVET, Précisions sur la date de la ‘curatio’ de Théodorét de Cyr, RSR XXXVI 1949, 585 ss. si quale era appunto Aristarco di Elide, considerato autore su questa materia. __ delle origini di Pitagorap.ees.fosse F. SCHACHERMEYER, Efruskische Frithgeschichte ow Zeynehs, 38 Cfr. supra, pp. 426-427. 4 Hrdt. 11 51: cfr. (Berlin und Leipzig 1929) 273. — Per la problematica relativa in genere a Tirreni e Pelasgi in Dionisio, ultimam. E. Gamba, Mirsilo di Metimna, Dio-| . nisio ei Tirreni, RAL XXX 1975, 35 ss. a parte, attraverso il # È un punto sul quale mi riservo di tornare W EHRLI), come essa è a 11 (fr. eno Aristoss di ione formulaz della confronto di Antonio Diogene e Neante di ti frammen i con 1, presente in Diog. VIII supra, n. 7. itt. in TC III, pp. 336 ss. È chiaro, inoltre, che, cui dsCr. la documentazione ‘risonanze’ pitagoriche, l'occasione er un discorso , . a parte vere e proprie in Aristarco, anche ac È no proposisulle origini di Pitagora, poteva nascere, isole ‘tirreniche’ dell'Egeo. delle e cia Samotra di to: p. es., a proposi

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medesimi autori, tra i tanti, che il filologo alessandrino aveva correricerche di Filolao, basandosi come necessario punto di partenza dato di ürouvquætæ#, Ulteriori stimoli potevano essergli dettati dai suoi studi omerici: una caratteristica componente ‘omerica’, nella biografia di Pitagora, è quella relativa ad una delle sue precedenti vite miracolose: dopo Aethalides e prima di Hermotimos e di Pvrros pescatore, il filosofo sarebbe stato Euphorbos, l’eroe frigio ucciso da sulla teoria, essenzialmente pitagorica, di una terra eccentrica e mobile, pianeta tra i pianeti 5°. Si osservi ancora che, nella cultura moderna, una simile connessione — tra Aristarco e le dottrine astronomiche di Filolao, Iceta, Ecfanto 5 — non è (o meglio, non è soltanto) risultato di studi recenti: anche se indirettamente ed in maniera confusa, questa connessione venne percepita, per la prima volta, subito dopo Copernico, quando il suo sistema era destinato ad essere conosciuto, per lungo tempo, sotto il nome di ‘astronomia Pythagorica’ o ‘Philolaica’ , Di nuovo: Vitruvio ricorda Aristarco tra coloro quibus uero natura tantum tribuit sollertiae, acuminis, memoriae, ut possint geometriam, astrologiam, musicen ceterasque disciplinas penitus habere notas, tra coloro qui multas res {mechanicas,) organicas, gnomonicas numero naturalibusque rationibus inuentas atque explicatas posterts religuerunt 55, Se Silvio FERRI ha messo giustamente in rilievo la sostanziale ispirazione tardo-pitagorica di tutto il passo 5, è estremamente significativo che, proprio in questo passo di ispirazione tardo-pitagorica, Aristarco, tra gli altri, sia citato come esempio insieme a due pitagorici grandissimi: Filolao ed Archita. Allo stesso modo, è caratteristico che esistano connessioni tra il sistema astronomico di Aristarco e quello di Eraclide Pontico 5. Menelao sotto le mura di Troia ”. Più in generale, il ruolo di primaria importanza svolto da Omero e da Esiodo nella formazione di una paideia pitagorica, è stato sottolineato ultimamente da Marcel DETIENNE *: se, da un lato, una tradizione voleva che Pitagora, a Samo, fosse stato alunno di Ermodamante, discendente dell’omeride Creofilo, dall'altro, quelle stesse interpretazioni allegoriche di Omero contro cui Aristarco reagiva #, avevano incontrato in precedenza larghissima fortuna in ambienti pitagorici, provocando la redazione di ‘raccolte antologiche’ lette e commentate all’interno dei vari circoli 50, _ La figura di Aristarco l’astronomo ci introduce in un contesto diverso. Egli mostra innegabili rapporti con Je dottrine pitagoriche proprio nell'ambito di quella concezione che ha contribuito a renderlo ‘vielleicht der bedeundste Astronom des Altertums’ 51: il suo sistema eliocentrico si fonda, almeno in parte, e prende le mosse dalle precedenti ricerche astronomiche dei pitagorici, soprattutto dalle ais mm R. PFEIFFER, Storia della filologia classica (trad. it., Napoli 1973) _. Diog. VIII 4[= FVS If, p. 100, 6ss. = TCI, p. 40, 246 ss. = Herakleides fr. 89 WEHRLI = CM VI E t.]; eff. E. ROHDE, Psyche (trad. it., Bari 19708, scr. 1897) 757 ss.; A. DELATTE, La vie ... 154 ss., con letteratura ivi cit.; ultimam. W. BURKERT, Lore and Science... 138 ss. — Colpisce, soprattutto, la coincidenza precisa fra il calcolo dell'anaciclosi metempsichica secondo il xúos psicogonico dei pitagorici ed il calcolo eratostenico-apollodoreo della guerra di Troia: 537+ 6? (sino a Pyrros pescatore) + 6° (sino ad Hermotimos) + 6° (sino ad Euphorbos, cioè ai Tpwtx%) = 1184 (con calcolo inclusivo): S. Mazzarino, PSC II 2, 430 ss. Si tenga presente che proprio Aristosseno è tra gli autori i quali calcolavano secondo il xußos psicogonico . Resta, peraltro, da spiegare perché, nei Theologumena tes arithmetikes, si calcolino anni 514 (e non 568, come invece è legittimo secondo il xÿ80c psicogonico) da Euphorbos a Pitagora; ma la coincidenza precisa del calcolo secondo il xú8os con il calcolo eratostenico non può essere casuale. “ M. DETIENNE, Homère, Hésiode et Pythagore. Poésie et philosophie dans le Pythagorisme ancien, 'Coll. Lat.’ LVII (Bruxelles 1962) 18 ss. “ Per Pitagora alunno di Ermodamante, cfr. la documentazione addotta da DETIENNE, Homère ... 13 n. 2. Sulla critica di Aristarco alle interpretazioni allegoriche di Omero, p. es. SCHMID-STAHLIN, Geschichte der griechischen Literatur II 1° (rist. anast., Miinchen 1959) 266. $0 lambl. VP lille 164 [= FVS I°, p. 467, 13 ss., dove la fonte prima del passo viene individuata in Aristosseno: cfr. G. BERTEMANN, De Iamblichi Dane E hagorieas fontibus, vue. Königsberg’ 1913, 13]; Porph. VP 32. Cfr. , es Sur sopratutto DIESE,EE us. ob ss, i la litiérature pythagoricienne (Paris 1 SEES 1910) 10886; ma ; Welbidésespressione Hellen TD F.ciJirss, nei, Wandlungen des antiken 1 1 astronomisch en 435 52 M. TIMPANARO CARDINI II, p. 93 con 151. — Sul sistema eliocentrico di Aristarco, p. es. P. DUHEM, Le systéme du monde. Histoire des doctrines cosmologiques de Platon & Copernico I (Paris 1913) 418ss.; ultimamente K. von FRITZ, Grundprobleme der Geschichte der antiken Wissenschaft (BerlinNew York 1971) 186 ss. — Per la sua connessione con le precedenti ricerche e, soprattutto, con le precedenti concezioni astronomiche dei pitagorici, cfr. già G. SCHIAPPARELLI, Origine del sistema planetario eliocentrico presso i Greci, in ‘Scritti sulla storia dell'astronomia antica’ I 2 (Bologna 1926, scr. 1898) 115 ss.; inoltre, p. es., F. ENRIQUEZ-G. DE SANTILLANA, Storia del pensiero scientifico (Bologna 1932) 229 ss.; A. REYMOND, Histoire des sciences exactes et naturelles dans l'antiquité gréco-romaine (Paris 1955) 96. 53 Sull’astronomia pitagorica soprattutto W. BURKERT. Lore and Science ... 229ss.; cfr. B. L. VAN DER WERDEN, RE Suppl. X (1965) coll. 857859; D. R. Dicks, Early Greek Astronomy to Aristotle (London 1970) 62 ss. 51 W. BURKERT, Lore and Science ... 337; cfr. tuttavia F. L. ANDREISSI, Su alcuni punti controversi dell'astronomia antica, ‘Scientia’ LNXXII 1942, 1 ss. — Su Copernico, Pitagora ed i pitagorici, ultimam. B. BILINSKI, Alcune considerazioni su Niccolò Copernico e Domenico Maria Novara, ‘Acc. Pol. delle Scienze. Bibl. e Centro St. di Roma’. Conf. fasc. 67 (1975) 11-12; G. DonNAY, Copernic et ses prédécesseurs grecs, ‘Le monde grec. Hommages a CI. Preaux' (Bruxelles 1975) 291 ss. $ Vitr. 11,17 (= FVS Ep 399, 16-21). 86 Cfr. Vitruvio (dai libri I-VII) ed. S. FERRI (Roma 1960) 44. 57 A tale riguardo, è fondamentale la loro comune ispirazione alle precedenti ricerche dei pitagorici sulla mobilità delle terra: p. es. F. ENRIQUEZ - G. DE SANTILLANA, Storia ... 299 ss.; peraltro P. DUHEM, Le système du monde

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Augusto Fraschetti Un passo indietro: uomini come Eraclide Pontico ed Aristosseno, pur nella loro fondamentale diversitá, rivelano notevoli punti di contatto, a prima vista, forse, insospettati. Entrambi sono scienziati insigni; entrambi hanno rapporti con il Peripato ed amano i particolari ‘biografici’ $8; entrambi si interessano alla figura di Pitagora, benché un simile interessamento si attui poi con intenti ed effetti diversissimi: alla visione ‘miracolistica’ e favolosa di un Eraclide si contrappone quella di Aristosseno, razionale e antimitica. È un aspetto, quest'ultimo, che va accuratamente sottolineato: in Aristosseno l'attribuzione di origini tirreniche a Pitagora si inserisce in una più generale tendenza alla ‘demitizzazione’, si accompagna ad un processo che tende a razionalizzare, mentre allo stesso tempo elimina ogni caduta nel tragico $. Da questo punto di vista anche quella sua dottrina assolutamente rivoluzionaria voleva essere — e dovette apparire almeno ai contemporanei — in qualche modo razionalistica ed insieme ‘scientifica’, quando specificava, secondo la formulazione presente in Diogene Laerzio, che il filosofo sarebbe stato originario di ‘una di quelle isole che gli Ateniesi occuparono, cacciandone i Tirreni’ ®, Tra Aristosseno ed Aristarco, dunque, la tendenza al razionalismo potrebbe già apparire come un filo rosso. Ma in ambito, si badi, diverso: nel primo, questa tendenza può risolversi, p. es., nel porre su nuove basi determinati momenti, ormai consolidati, della biografia di Pitagora e della mistica pitagorica ®; nel secondo, questa stessa tendenza appare subito evidente appena si consideri il suo sistema eliocentrico. Possiamo aggiungere che — ben al di là di una semplice, seppur comune, tendenza al razionalismo — Aristosseno ed Aristarco rivelano in definitiva una formazione analoga. A circa quarant'anni di distanza l'uno dall'altro, entrambi intrattengono rapporti con la scuola aristotelica. Nel 322, alla morte di Aristotele, Aritosseno avrebbe aspirato a succedergli nella direzione del Peripato, sebbene poi gli fosse preferito Teofrasto. Ad Atene, intorno al 280, Aristarco fu alunno di Stratone di Lampsaco ®. Come si è visto, entrambi si muovono agevolmente nell'ambito della cultura pitagorica, dove i rispettivi e peculiari campi di indagine — musica ed astronomia — sono discipline strettamente affini *. Ancora, in un simile contesto, doveva forse accomunarli una calda ammirazione per Filolao: Aristarco ne aveva preso le mosse fondando il suo sistema eliocentrico; nel de anima, Aristosseno si ispira al concetto filolaico dell’anima-armonia #. Possiamo concludere: }’Aristarco citato da Clemente Alessandrino e sulla sua scia da Teodoreto, l'Aristarco che sosteneva, accanto ad Aristosseno e a Teopompo, Ja dottrina di un Pitagora tirreno, mostrerebbe forse di poter essere identificato anche nell’astronomo di Samo. Proprio per le sue caratteristiche, inserita com'è in un contesto che tende alla ‘demitizzazione’, quella dottrina rivoluzionaria, formulata dal razionalista (ed antimitico) Aristosseno, poteva essere facilmente recepita dal razionalista (ed antimitico) Aristarco, che lo stoico Cleante avrebbe voluto sottoposto ad un processo di empietà per aver osato spostare l’‘Ectix dell'Universo *. In assenza di riscontri definitivi, una certezza assoluta, che escluda senz'altro Y astronomo, evidentemente non pud essere raggiunta. Eppure si osservi che ad una simile identificazione si oppongono due difficolta di notevole rilievo: da una parte, il confronto con l'opera superstite di Aristarco (il trattato sulle dimensioni del sole) lascia il dubbio che egli non fosse estremamente versato in problemi di critica storico-biografica, com'era quello sulle origini di Pitagora, cosi da essere ritenuto autore su questa materia; dall’altra, la sua origine samia avrebbe dovuto agire quale potentissimo freno nel fargli considerare lo stesso Pitagora come assolutamente non samio, anzi tutto l'opposto *: come tirreno dell'Egeo; ancora una volta, di ‘una di quelle isole che gli Ateniesi occuparono cacciandone i Tirreni’. Per riassumere, una tale dottrina, in linea di massima, sembrerebbe adattarsi di più al grammatico di Samotracia, successore di Aristofane bizantino: non solo per i suoi larghi interessi di erudito commentatore su cui già ci siamo soffermati” e che dovevano costituire un'occasione implicita e continua, ma forse anche per gli stimoli che in tal senso potevano essergli 58 Per il contributo di Eraclide alla biografia di Pitagora, I. VY Les sources de la légende de Pythagore (Paris 1926) 22 ss. 147 ss.; mi La légende de Pythagore de Gréce en Palestine (Paris 1927) 11-12; V. CAPPARELLI, La sapienza ... 332 ss.; ZELLER-MONDOLFO, La filosofia dei Greci ... I 2, suggeriti dalla sua isola di origine, dove, secondo la tradizione erodotea, otxsov repérepov Tledkacyot oüror of rep ’ASnvaloror oüvorxot Eyévovro ®, e dove i coloni samii pare avessero dovuto fortificare la stessa Samotracia in funzione antitirrenica ®. 348-349, dove ulteriore letteratura; ultimam., p. es., W. BURKERT, Lore and Science ... 138-139. 63 P. es. ZELLER-MONDOLFO, La filosofia dei Greci ... I 2, 537 ss. . _.‘* Per le caratteristiche del contributo di Aristosseno alla biografia di Pitagora, mi basti il rimando alla letteratura cit. supra, n. 8. 6 Cfr. supra, n. 7. es SVF I 500; cfr. p. es. M. Dat Pra, La storiografia filosofica antica st M. TIMPANARO CARDINI III, p. 272. {Milano 1950) 103-104. es Cfr, S. MAZZARINO, PSC II 1, 96. “1 P. es., quello importantissimo relativo alla proibizione di mangiar fave: Aristox. fr. 25 WEHRLI[= FVS I°, p. 101, 19-24 = TC 1, p. 46,330-338). Cfr. però M. DETIENNE, I giardini di Adone (trad. it., Torino 1973) 60 ss. % Le linee fondamentali della biografia di Aristarco sono state riper- Sources (london 1959) 63. corse, ultimam., da G. HUXLEY, Aristarchus of Samos and Graeco-Babylonian Astronomy, GRBS V 1964, 123; cfr. inoltre HurTscH, RE II 1 (1895) coll. 873 ss. I (Wien 1875) 28 ss.; II (Wien 1880) 45 s. 67 Cfr. supra, pp. 433-434. e Hrdt. II 51, su cui, p. es., N. LEWIS, Samothace 1. The Ancient Literary $9 Cfr. A. CONZE, Neue Archaeologische Untersuchungen auf Samothrake