Ispirazione pitagorica del "canone" di policleto

Auteur
Stefanini, L.
Verschenen in
Giornale Critico della Filosofia Italiana
Jaar
1949
Onderwerp
HISTORY
Taal
Italiano
Categorie
C2 Music
Archiefnummer
455

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5 n 3, ele e webs de: 1? : \ Ly ‘. Ls 4 Lite Be " ‘dhe . | 8 Ù ) bai 5 oi " uf J . FALSE. 6 v «? / ww Of loro coincidenza, quando con Filolao, un pitagorico della seconda metà del V secolo, si afferma, non che le cose sono numeri, ma che hanno \ saine : coy Y a P / Ye. Ca 917) numeri 3). Lo spostamento è anche più sensibile, quando rileviamo in Aristotele passi, che si alternano ai precedenti, dai quali risulta un — Ispirazione pitagorica del « canone » dt Policleto ; cf. Archéologie grecque, Haies .» : Glorn, Crit... | di Policleto L. STEFANINI, Ispirazione pitagorica del « canone | ‘della Filos. Ital. (Roma) 1949,1 janv.-mars. = t ISPIRAZIONE PITAGORICA DEL «CANONE» DI POLICLETO a) Indistinzione estetica di numeri e cose nel preimaginismo pilagorico. Nasce la riflessione scientifico-filosofica dall'esigenza di allargare la base della vita intuitiva in una più vasta sfera di esperienze e, nello stesso tempo, di risolvere in un dato mentale unitivo le contraddizioni che il diffuso raggio dell'esperienza va mettendo in luce. Saranno le contraddizioni della fantasia teogonica, figuratrice di divinità sante, felici e immortali, che poi si divorano a vicenda, a determinare le prime ritorsioni della filosofia contro i miti dell'Olimpo. Ora, in anticipo su queste critiche, il pensiero produce implicitamente la prima istanza contro la rapsodia mitica, col cercare un principio unitivo che emerga sul disordine delle impressioni e le disciplini. Codesta emeril quale per Pitagora non genza è la manifestazione iniziale del Jogos, si possiede nella sua sostanza pura, ma si risolve interamente in quegli elementi esatti della mentalità che sono i numeri. Troppe sugge-i stioni derivano ad un popolo musicale dalla esattezza dei rapport dal e delle proporzioni in cui si sviluppano i ritmi melodici, perché ‘suo seno non dovessero esprimersi un pensatore e una scuola rivolti alla visione numerica della realtà. Ma nemmeno il numero si possiede, in Pitagora, nella sua sostanza pura, quale termine dell’astrazione mentale. Come si aggruma la cera attorno al filo immerso nel bagno caldo, così l’idealità eterea del numero si solidifica nella mentalità dei primi Pitagorici, facendo corpo le. con la sensibile realtà delle cose. Lo attesta in più passi Aristotenei presenti numeri dei à propriet molte o vedevan «I Pitagorici, perché numeri, non però separati, ma costituenti le cose stesse »!). Quantunque «i principii e le cause ‘ corpi sensibili, fecero che le cose fossero realtà prime di cui fanno uso sieno effettivamente tali da spiegarecon gli do d'accor furono a tuttavi », e sensibil d'un ordine superiore al che ciò o appunt è realtà la che re sostene nel « isti altri filosofi natural » 2). Sotpuò essere percepito dai sensi e contenuto nel circolo dei cieli Arilogia, termino propria alla tomettendo il concetto dei Pitagorici 2) Arisrorece, Met, N 3, 1090 a, 20. *) Arısrorzıe, Met., AB, 990 a, 3, 5: q a © a ai æ# NS nn : . e e A $i xe: P Invero, il rapporto tra i numeri e le cose si sposta dal piano della ovr ET ANAN \ > = ‘ Ye 1 > sotele ribadisce che i numeri sono ad un temp A WSS 85 vato !); non solo causa formale, ma anche causa materiale delle Laii- Uses ju ws Pe | u > iTiRw.¿nLsh"lay.tehrdP.AAicn”V¿nDeEaAUsTMopfSetEi, MnDeutEs « LA TCsWaBEenASNt) are SnÀjsis erDà rapporto di « somiglianza » (éuolwpa) tra i numeri e le cose, e addirittura le cose risultano « imitazione » dei numeri (pios rà dvix paalv elval tev derbudiv 4). | La duplice testimonianza contraddittoria 5) non pud dar luogo ad un’interpretazione coerente se non ‘ammettendo, con la critica più avveduta $), che Aristotele con l'una e con l’altra testimonianza intenda alludere a due fasi diverse di sviluppo o a settori diversi del Pitagorismo, ciò che egli stesso suggerisce in un passo dove restringe ad « alcuni» Pitagorici la dottrina dell'immanenza dei numeri nelle cose ?). E precisamente l'identificazione delle cose coi numeri deve appartenere alla fase iniziale del Pitagorismo, a quella che direttamente deriva dall'insegnamento del fondatore, mentre la tesi mimetica O imaginistica riflette la mentalità più matura dei Pitagorici, con- | temporanei di Socrate e di Platone, o posteriori. Quanto al "Pitagorismo originario o arcaico, l’impronta che gli & propria ha troppi riscontri nell ambiente culturale circostante, perché l'attribuzione ad | esso dell identità delle cose e dei numeri debba esser vista come una mera Supposizione e non appartenga invece alla certezza scientifica. a quale senso intelligibile ha la formula che le cose sono numeri? Lo Zeller supera «l'impressione abbastanza strana» che queE. Frauen, Me. À 5, 987 a, 15. :STOTELE, Met., ÀA 5, 986 a, 15. Molti altrii 1, ee os ioe ri leggono in ZELLER, Za filosofiai dei Greci, 1 trad enne, » NA 435-437;tan, >P. tite Burnet, sa one rapporto pail passi di ARISTOTELE, co L'aurore de la philosophie phi, i grecque, Paris,"191 1919, p. "330. 330. ba. a Fi ps b, 23 gonna, 45 B, 4); 1 6, 987 b, 10 (Drets, 45 B, > a re 438 sg. altre testimonianze posteriori su codesto chenka eg le versioni che si possono ricavare da AristoTELE e da altre testimo© presale Send og ba H. us Be criticism of the Presocratic R=hOSOPRY, imore, » PP. sgg.: 1) cose; 2) identità dei aiain mu, D ppi Pre ped 2 rapporto di imitazione; e 2 DE a a E ella Storia identità numeri e Josofia, Bari, 1934, v. I : 3) 1 numeri; neri; 2) le hanno numeri:; 3) le cose imitano le cose cos y o sonoE o fatte a somiglianza A dei es] era. ai fini della presente trattazione, interessa dar conto soltanto dile im =nu» o oe più che quella di mezzo può facilmente esser ridotta alla terza. terra dk ah ko A bd n pe de la Philosophie grecque, cit., p. 111: e Possiamo dire con ceruna ottrina pitagorica ha caratteri di primitività, più + probabile che stesso. e ciò specialmente se si può dimostrare che essa offre punti di oe teorie che sappiamo esser state sostenute nel suo tempo o poco prima di ; fn tap GIERO, La Filosofia greca, cit., p. 97: Delle tre versioni suddette, « la seconda Pag e a lavoro di astrazione mentale appropriato a un'età più matura; srt nbsp parare ingenuo e realistico, che meglio si accorda con la de) ARISTOTELE, De caelo, Y 1, 300 a, 14 (Dis, 45 B, 38).

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sto enunciato produce, appellandosi al « realismo » dei Greci, cioë alla forma caratteristica della loro mentalità e al criterio generale che . ispira la sua interpretazione del pensiero classico*). Ma è più che semplice « realismo » il vedere la realtà invasa da un elemento ideale quale è il numero; e d'altronde la critica posteriore a Zeller ha ben messo in luce a quali riserve dev'essere soggetta una presentazione realistica o naturalistica della mentalità greca. Il Burnet scrive che . rt MiORAvTaE Non si parli, dunque, di mistica del numero o di magia del numero, qualora si voglia dare un senso a queste espressioni, se non dopo di aver parlato dell'estetica del numero, cioé della prima attivitá speculativa che realizza nell'oggetto sensibile l'idealitá del numero. Affondate le radici della « scienza » pitagorica nel terreno stesso da cui nasce il mito poetico, è possibile intendere come il numero diventi sacro, nella stessa guisa che le fantasie di Omero diventano il testo sacro della città e le scene di Eschilo ne diventano il rito e il museo «la formula secondo la quale le cose sono numeri risulta priva di senso. Abbiamo ragioni per ritenere che essa risalga allo stesso Pitagora, quantunque non siamo in condizione di spiegare chiaramente quello che con ciò egli intendesse »?). Ma non si fa onore alla critica opponendo alla ricerca simili tabú che le impediscono di accedere ad un terreno perfettamente praticabile. Si può praticare questo terreno solo che, avanzando, si prenda per mano un bambino e si osservi come, se si tende il dito per indicargli una cosa, egli guardi il dito e non miri alla cosa. Le cose sono numeri per Pitagora e non alludono a numeri, per la stessa ragione per cui le statue degli dei non significano il dio ignoto, ma sono tutta la divinità in esse risolta; per la stessa ragione per cui la prima creazione della mentalità poetica è il mito, e il mito è lo spazio in cui l'anima, lo spirito, l'ideale s'incontrano e si fondono in una rappresentazione concreta e sensibile. Il segno non ha ancora sviluppato, in questo momento della cultura, la sua virtù allusiva e, se mai esso tende ad insinuarsi nell'organismo mentale come tramite, come strumento di mediazione, subito perde la sua trasparenza e si contrae in termine, oltre il quale lo sguardo non procede 3). Predicare un attributo di una cosa non è ancora possibile senza che il predicamento stesso non si coaguli in una cosa. Aristotele non ha potuto non rispecchiare questo stato d’indistinzione quando ha detto, nel passo citato, che i Pitagorici non distinguono ancora forma e materia: e, infatti, se l'ideale dell'arte è, secondo i critici moderni, « calare » la forma nella materia, in modo che non resti nessuna estraneità fra i due termini e l'idea delle arti figurative s’identifica per la città col tempio del dio. a b) Indistinzione estetica di numero, armonia ed ethos nel preima- ILTNyRCSeTAIy ma a calando » nelle cose, si configura, a guisa di realtà fisica, spazialmente. L'unità — lo attesta in più luoghi Aristotele — è estesa 1) e ogni numero risulta dalla composizione di più unità. Passando quindi spontaneamente dall’aritmetica alla geometria, l’unità si configura come un punto e il punto — secondo una consuetudine che arriva fino ad Euryto, un pitagorico che appartiene al principio del IV secolo a. C. — s’ identifica con una « pietruzza » (wfgoc), e le pie truzze o i punti si dispongono gli uni accanto agli altri in modo da costituire indifferentemente figure geometriche e numeri. Per esempio: bei vaNino =.%; 4 =: ?). La spazialita pitagorica del numero è comprovata anche dall’uso, che secondo Burnet risale a Pitagora, di denominare i punti «termini» (bpot) e la superficie, che essi occupano o delimitano, « campo » (yopz 3). Da questa visione aritmogeometrica €) discende l'assimilazione pitagorica del numero pari con l'infinito e del dispari col finito. Il numero dispari (per esempio il 3, espresso da un triangolo) è come A, AIOIN Mt chiuso e concluso in se stesso da un'unità che occupa lo spazio intercorrente tra le unità o la serie di unità pari, di cui risulta; il numero pari, invece, (per esempio il 4, espresso da un quadrato) lascia tra unità e unità o tra le due serie di unità, di cui risulta, uno spazio vuoto, attraverso il quale può essere diviso in due parti e, con l'agdell’astrazione matematica. giunta di altre coppie, lo spezzettamento può continuare all'infinito, senza che mai intervenga un'unità intermedia ad arrestare la divisione 5). A 1) ZELLER, La filosofia dei Greci, tr. cit., p. 443. bene osserva Jot che i Greci non vi dispongono di più di una parola {Syotog) per indicare simile e uguale, e ciò dimostra cbe i concetti di somiglianza e identità sono per essi ancora indistinti (Geschichte der antiken Philosophie, Tubingen, I, 1921, p. 364). A proposito di questa ambiguità di termini, che denuncia un'indistinzione nella sfera del concetto, giova ricordare la Logik der Vieldeutigkeit (o della molteplicità delle accezioni) Mr Da quanto s’é detto risulta che il numero, non potendosi intendere nella sua specie astratta o come predicato concettuale di cose, viva nella rappresentazione e la rappresentazione s'illumini dell'idea, codesti primi artefici del pensiero hanno realizzato l'ideale dell’arte nel momento stesso in cui carpivano al pensiero il frutto più eletto 2) Burner, L'aurore de la philosophie grecque, cit., p. 328. 3) A proposito di questa fase arcaica della speculazione, che io dico preimaginistica, | ginismo pitagorico. goEne, 1) ARISTOTELE, Met., N 6, 1080 b, 18 sg.; 1083 b, 8 sg.; De carlo, I’ 1, 300 a, 16 A (Diets, Vors., 45 B, 9, 10, 38). - 2) ARISTOTELE, Afet., N 5, 1092 b, 8 (Diets, l'ors., 33, 3). 3) Burnet, L'aurore de la philosophie grecque, cit., p. 117. 4) È questa l'espressione usata da A. Rev, La jeunesse de la science grecque, Paris, che dominerebbe la filosofia greca da Parmenide fino ad Aristotele, secondo la tesi ‘ sostenuta nell'opera di Svenp RANULF, Der Eleatische Satz vom widerspruch (KjöbenhavnKristiania, 1924). È tesi legittima, purché si precisi che l'ambiguità dei termini riflette l'ambiguità di pensiero, e questa è la conseguenza di quell'indistinzione di valori che ri. _ sale molto oltre Parmenide e ba la sua radice nell'estetismo arcaico dei Greci. 1933, P. 271 sgg. | *) Ulteriori informazioni in proposito e la bibliografia relativa si possono leggere nella nota del MoxpoLro, Discussione sull'infinità del pari, nella cit, tr. dello ZeLLer, v. II, P. 446 sgg. e a p. 675.

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Sempre attraverso la spazializzazione geometrica si comprende per quale ragione o per quale viluppo di ragioni la decade venga ad assumere per i Pitagorici un carattere sacro, e sulla figura che la rappresenta, cioè sulla famosa tezpaxtic, ‘ tesa VARIETÀ Zu 89 . itura, tanto più che l'assimilazione suddetta è anche estesa a concetti astratti, a qualità morali, a sfere astronomiche, a divinità, che i diventano numeri. Il numero che, per il processo esaminato, ha conseguito uno spessore fisico è chiamato ora, con la sua sostanza determinata, nella quale s'arresta e si fissa l'intuizione, a reggere la sostanza diafana di attributi ideali e morali, che altrimenti resterebbero inafferrabili per la mentalità. Se logos è possibilità di divisione e ciò che non s'intuisce è senz'altro irrazionale, la nuova ipostasi compiuta dal Pitagorismo, solidificando nel numero attributi ideali e qualità morali, salva la vita più alta dello spirito dall’irrazionalità. «fonte e radice della natura eterna », sia fatto il giuramento pitagorico !). Intanto, sembra arrestarsi la serie numerica al dieci, perché tutti i numeri successivi sono una combinazione varia dei primi dieci elementi: e, se nel numero è l'essenza della realtà, nella decade, che contiene tutti i numeri, deve anche essere contenuta tutta la realtà, Inoltre la teiraktys racchiude in sé i numeri delle tre proporzioni musicali (ottava 2:1, quinta 3 :2, quarta 4 : 3) e delle quattro specie di enti geometrici (punto = 1, linea = 2, superficie = 3, solido = 4) ?). Soprattutto è essa una figura perfetta e sacra perché risolve in una superiore armonia l'antitesi del finito e dell'infinito, del dispari e del pari. La decade, infatti, è essa stessa un numero pari, cioè infinito, divisibile, ma nella sua espressione geometrica si finitizza e si conclude in se stessa nella forma perfetta del triangolo. Il quattro, poi, altro numero sul quale si concentrano le predilezioni dei Pitagorici, come si dirà in seguito, nella divina sostanza della tetraktys si riscatta dalla sua imperfetta natura di numero pari, in quanto con una triplice serie di quattro punti allineati si costituisce il perimetro della figura, lasciando posto soltanto per il punto centrale che domina dall'interno, quasi generando il tutto, come l'unità è generatrice degli altri numeri. Per tale sua prerogativa il quattro si aggiudica il privilegio di dare il nome al sacro « enigma » dei Pitagorici. Fino ad ora s'è visto che le « cose », con cui il numero s’identifica, sono elementi semplici, per quanto estesi, cioè il « punto » o la « pietruzza ». Ora si osserva che anche elementi complessi, corpi organici, forme viventi, sono soggette alla stessa assimilazione col numero. Aristotele ricorda e discute appunto l'assimilazione compiuta da Euryto del cavallo, dell'uomo, di animali e piante, col numero e colle pietruzze 3). Non si tratta di puri giochi d'imaginazione a cui non si debba connettere nessuna importanza, come reputa il Burnet 4), ma di posizioni fondamentali da cui s’illuminano gli spazi circostanti della Così si stabilisce tutta una serie di equazioni, non sempre coerentemente mantenute e ondeggianti nel passaggio dall’uno all'altro pitagorico. In maniera più stabile, l'unità diventa la ragione, perché è immutabile; la dualità s'identifica con l'opinione, perché è mutevole e indeterminata; il quattro con la giustizia, perché è il primo numero quadrato; il cinque col matrimonio, perché è la combinazione del due col tre, del primo numero femminile col primo maschile; il . 1) Dress, Vors., 45 B, 15; cfr. 32 A, 11, 13 (frammento, quest'ultimo, di particolare importanza, che riporta un brano di Speusirpo sui numeri pitagorici, conservato nei Theologoumena Arithmetica); 34, 4; ecc. Per l'arresto della serie numerica alla decade, è molto esplicito AristorELE, Met. M 8, 1084 a. Le varie fonti sul giuramento pitagorico sono elencate nella n. 3 a p. sor della cit. tr. dello ZELLER, v. II. * _ 2) Per queste spiegazioni, v. MonpoLro, tr. cit. dello Zeırer, II, p. 676. 3) ARISTOTELE, Afet., N 5-6, 1092 b-1093 2. ©) Burnet, L'aurore de la philosophie grecque, cit., p. 122. vienlei AsaoTinBRN.oeA5BeR.HdraNETaEIgnNe sette con l'opportunità (y2to6¢), per certe corrispondenze che gli antichi ravvisavano tra questo numero e i vari periodi della vita umana; il nove si assimila anch'esso con la giustizia, perché è il primo numero quadrato dispari 1). Tutti i « perché» che abbiamo indicato per ogni assimilazione sono presuntivi e derivano dall’elaborazione posteriore, in quanto con essi si sdoppia una visuale che all'origine era unica e faceva coincidere nello stesso fuoco la figura e il figurato, l'intuizione e i motivi che la rendono possibile. Non si tratta di due termini, che sieno distinti e vengano avvicinati per comparazione e somiglianza, ma di un unico termine in cui è implicita tutta la ricchezza di esplicazioni che ancora fervono nella indistinzione. Le metafore di questa mentalità preimaginistica sono senza il come interposto tra due impressioni o tra un'impressione e un concetto; e introdurre il come, spiegare il mito numerico con tutte le ragioni che possono giustificarlo, è come trasformare il mito poetico in allegoria, secondo il procedimento razionalistico che i Greci adotteranno nel periodo critico, ponendosi oltre il mito e fuori della mentalità che l'ha reso possibile. Il come va soppresso anche quando si passa dal numero alla musica. Il numero, infatti, manifesta una tale spontanea composizione di ritmi e di strutture che non può non far pensare alla sua musicalità, anzi non può non indurre ad un'estetica sovrapposizione e identificazione dei due termini. È musicale il rapporto fisso che lega un numero ai numeri minori dalla cui unione quello risulta; musi1) ARISTOTELE, Met., A 5, 985 b, 23; M 3, 1078 b, 21; Magna Moralia, A 1, 1182 a, 11 (Dtets, Vors., 45 B, 4): ALEXAND. APHROD., comm. in Aristotelem, Met. p. 28, 24 fed. Bonitz: in Rirrer et PreLLER, 78 c); Theologoumena Arithmetica, 8, 56 (RITTER et PRELLER, 65 b). Altre fonti sono indicate in ZeLLer, tr. cit., 11, p. 492, n. 1 €, sul. l'argomento, si cfr. quanto scrive lo stesso ZELLER a p. 491 SEE.

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VARIETÀ cale la proparzione stabilita tra gli elementi del calcolo aritmetico; musicale la distribuzione dei punti che compongono la figura geometrica. Reciprocamente è numerico il rapporto, inversamente proporzionale, che si stabilisce, col così detto «canone monocordo », scoperto da Pitagora, tra la varia altezza dei toni musicali e la lunghezza della corda che produce il suono!). Era questa una scoperta sufficiente a mettere in luce, non solo, come dice Filolao, « la potenza del numero sulla musica » ®), ma anche la potenza della musica sul numero. 1 ° - - Se dppovia è l'accordo d'ottava tra nota alta e nota bassa o, come dice Filolao, l’« unità del molteplice e la concordia del discordante » 3), risulta necessaria l'estensione del termine alle strutture che sono intrinseche ai numeri e alle figure geometriche 4) e alle cose tutte che con i numeri s’identificano, sì che i Pitagorici possono essere deno- . . minati senz'altro, come li chiama Aristosseno, ol dppovixot 5). LE Valore etico e valore estetico entrano, indifferenziati, in questa >. visione musicale e matematica. Nella tavola delle dieci opposizioni +" pitagoriche manca la coppia brutto-bello, perché, come giustamente .‘. osserva lo Chaignet, è presente la coppia male-bene, nella quale è risolta, in questa fase d'indistinzione, l’altra coppia ®). In una fase più avanzata della speculazione, ciò che ora è implicito si farà espli‘+. cito, e nel poema empedocleo delle Purificazioni, per tanta parte ‘dovuto all’ispirazione pitagorica, le divine personificazioni della Bruttezza e della Bellezza compariranno simmetricamente disposte accanto alle altre mitiche coppie della Discordia e dell' Armonia, dell'Oscu_ rità e della Verità, e via dicendo?). Del resto, anche in Aristotele si :° fa esplicita la testimonianza che c'è il bello dove si trovano costituiti il dispari, il retto, Veguale %) e il tardo biografo di Pitagora non si scosterà dall’autentico Pitagora nel fargli dire che la cosa più bella è l’armonia (ri x&A)uw=ov; dpuovix) e che «sono bellezza l'ordine e la simmetria e bruttezza il loro contrario, cioè il disordine e l'asimmetria »?), con parole tanto simili a quelle usate da Aristotele nella 2) Menzione del « canone monocordo» è fatta da Diocewe L., VIII, 12. Tra le fonti “-"" «he attribuiscono a Piracora la scoperta del sistema armonico, v. Nicow., Harmon., I, 10 sgg.; TambL., In Nicom., 171 sg.; Vita Pyth., 115 sgg.: GAUDENT., Jsag., P. 13 SE8.; Borrs., De mus., 1, 10 SE. 3) FiLoLao, fr. 11 (DieLs, Vors., 32 B, p. 314). 3) FiLotao, fr. ro (Diets, Vors., 32 B, p. 312}, da Nicom., Aritkm., IT 19, p. 135: for yap águoviz roduprysmv Evwors xxl Slyz ppoveóviiww cupppovare. 8) V. la « geometrica armonía » di cui parla Nicom., Arithm., 26, 2, p. 135 (DISLS, Vors., 32 A, 24); e cfr, Diets, Vors., 21 B, 96; tbid., 45 B, 15; idid., 35 B, 2 (quest'ultimo fr. di ArcHiTA riguarda gli sviluppi della dottrina in una fase più matura, e vi si parla di tre proporzioni musicali: aritmetica, geometrica e armonica). 5) ARISTOXENUS, Harm. elem., in princ. ec. 8 (cit. da ZeLuer, II, p. 504, N. 2). | % A. Ep, Chatcnet, Pythagore el la philosophie pythagoricienne, Paris, 1873, I, p. 212. 7) ExPEpocLE, fr. 122 {DixLs, Vors., 21 B, p. 269). > 2) ARISTOTELE, Afet., N 6, 1093b (Diets, Vors., 45 B, 27, p. 353). *) Iamst., Vita Pyh., 82 (Dies, Vors., 45 C, p. 358); 202 (Dies, 45 C, 8, p. 368); . . OtaArLihAma. RR DT] EiafeNtosGt ¡uctica, che in essefsi deve ravvisare più la dipendenza di Aristotele dui Pitagorici, che non la dipendenza di Giamblico da Aristotele. Il valore etico, che si trova già immedesimato con la struttura specifica di alcuni numeri, anche da un punto di vista generale risulta intrinseco alla natura del numero e dell'armonia in quella catarsi musicale, praticata da Pitagora nel risanamento fisico e morale degli allievi, in cui giustamente E. Howald e A. Rostagni ravvisarono la genesi della catarsi tragica di Aristotele!). Non si tratta d'una .pra‘ tica sovraggiunta dal pitagorismo a scopo pratico, senza alcun rapporto con la sua visione scientifica, anzi del necessario compimento del rec ag dell'armonia che è « virtù, sanità, e ‘ogni specie di bene e dio »î). i ue * n Di contro alla realtà torbida dell'esistenza, che si dissolve nelle ire, ambizioni, vanità, rilassatezze, violenze — in tutto ciò in cui si manifesta la natura dell'apeiron, eterno antagonistico del bene e del bello — sta la forza unitiva del 'numero che riconduce l'anima all’equilibrio, purificandola. nell'unica virtú che & l’armonia. La musica, in questa fase preimaginistica, non ha nessun ethos da imitare fuori di sé, per esercitare sulle anime, con una specie di simpatia imitativa, la sua virtù catartica: ha solo da realizzare se medesima, affinché in essa e per essa l'anima realizzi la sua natura più alta, e viva in dio. ° la P e c) La « quadratio » di Policleto e il suo ethos intrinseco. S'è visto che oggetto. di predilezione è per i Pitagorici il numero quattro, il primo dei numeri fetragonî, cioè di quattro angoli o quadrati 3), e ad esso spetta il privilegio di dare il nome al «sacro enigma » della tretraktys, la cui figura è delimitata da tre serie lineari di quattro punti ciascuna. Nella sua espressione geometrica, cioè riel quadrato : :, il quattro è ben degno di identificarsi con la giustizia, per l'eguaglianza dei suoi quattro lati, e la stessa idea à suggerita dal suo valore aritmetico che, risultando da 2 x 2, cioè dalla moltiplicazione dell'uguale per l'uguale (isxxs Loos), rende in qualche modo il senso di quel ricambio o di quella proporzione in cui risiede, appunto, la giustizia 4). . Molti altri consensi sono resi al numero tetragono, che corrispende a quello delle figure geometriche (punto, linea, superficie, solido), a quello delle stagioni e delle età della vita umana (fanciullo, fino ai venti anni; giovanetto, dai venti ai quaranta; giovane, dai qua1) E. Howatn, Eine vorplatonische Kunsttheorie, in Hermes, LIV, 1919, p. 187 SgE.; A. Rostacnt, Aristotele e Aristotelismo nella storia dell'estetica antica, in: Studi italiani di Filologia classica, N. S., IT, 1922; Un nuovo capitolo della Retorica e della Sofistica, ibid. £) Diogene L., VIII, 33. * $ _ 9) Nel cit. passo 1092 è della Met. di AristoTELE si parla, appunto, di figure triangolari e tetragone <ptywvov xal tespáyovov) a cui-sono assimilati i numeri, i *) ArisroreLe, Magna Moralia, A x, 1182 a, 11; Eth, Nie, E 8, 1132 b, 21 (Diuis, Vors., 45 B, 4). È da notare che in Magna Moralia non si parla genericamente dei Pitagorici, ma si fa riferimento preciso a PITAGORA. = È Pio e of at i i Ome Ed É à go À 2 ; By CR oe _ - # te A a “4 ai + PA i ” $ li ‚> è 4° 5 ' on et "Yo;

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È ranta ai seisantei as ‘dai +sénata agli ottanta) 1). Ce n'è abbaa - stanza per vedere nel quadrato, quasi come nella tetraktys, la « fonte e radice della eterna natura». - . In questo ambiente, che vorremmo.‘ dire di acceso geometrismo lirico o di razionalismo fantastico, nasce un'arte plastica che traduce nell'evidenza della forma un modo di sentire che abbiamo rievocato per quel tanto che interessa il nostro proposito. Dinanzi a quell’arte il- nostro ‘attuale vedere non basterebbe alla penetrazione e al godi= mento, se non fosse educato dalla conoscenza dei motivi spirituali e culturali che sollecitano una «determinata sensibilità e determinano un — espressiva ?). “ - * Di Policleto, oltre a possedere qualit statua o, meglio, copie di qualche statua, sappiamo che compose un trattato sulla « regola » o «canone » che presiedeva all'esecuzione artistica e, in particolare, ci lasciò in ‘una delle sue. statue, il Doriforo, l’« esempio » della perfetta realizzazione della regola propostasi ?). - ‘In che cosa poi consistesse codesto canone è stato in qualche “modo. chiarito ‚ga studi recenti 9, i quali hanno ricavato da Plinio e Te 2} Per a trans pra ‘delle “eta, che secondo i Pitagorici era segnata da A te Himiti rigidi e fissi; ed era ‘estesa parallelamente alla donna (fanciulla, sposa, madre, nonna), Par qe ras a > ¿Ma Rostacni, Il verbo di Pitagora, Torino,. 1924 P. 81-93, dove sono precisate le fonti. :-®) In questo senso ritengo sieno di molta utilità, anche per la storia dell'arte, le riceres > 2 er minute e intelligenti condotte da S. Feras per determinare, attraverso un esame della terminologia, la natura dei giudizi pronunciati dagli antichi sulla loro arte e, in particolare, 7%a. precisa consistenza del «canone» di Poricero (Nuovi contributi esegetici al canone 3 re * della scultura greca, in: Rivista del R. Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte, VII, 1940, . P. 137 SgE.; Note esegeliche ai giudizi d'arte di Plinio il Vecckio, in: Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa, S. 11, XI, 1943, 8.2-3). Certo, come osservò Brancu: Banpi“secur (Storicità dell'arte classica, Firenze, 1043: v. spec. cap. VIII, Intendere storicamente, _ Pp. 285 sgg.), ricostruire criticamente la mentalità del tempo e i giudizi pronunciati dagli ~ antichi sulla propria arte, non equivale a. giudicare quell’arte con mentalità di storici, come altro è ‘parlare delle opere dell'arte rinascimentale con questa mentalità e altro ripetere ‘».. fl giudizio espresso dal Vasari sull'arte del suo tempo. Questo, mi pare, è riconosciuto ‘ anche dal Ferri, quando distingue tra la ricostruzione del « giudizio degli antichi nell'am.. biente loro» e fl giudizio. che viene pronunciato «secondo le nostre abitudini e regole » > (nel primo dei due saggi cit., p. 124). Ma ‘appunto Questo nostro giudizio, di storici o cri: tici d’arte, « secondo le nostre abitudini e regole », non può essere adeguatamente pronun‘ciato se non ci mettiamo in condizione di rivivere Ja spiritualità degli antichi, perché la “ fornia formata, quella che sta dinanzi a noi nella materialità dell’opera eseguita, non parlerebbe a noi in accenti d’arte se da noi non fosse riespressa per mezzo di un atto congeniale con quello dell'artista, cioè se non fossimo ca di penetrare la forma formans, a cui l'opera deve la vita. Ogni ricostruzione del malfamato genius locí, se non sarà mai la condizione sufficiente del nostro giudizio sull'arte, resta sempre tuttavia condizione necessaria di questo. N giudizio di PoLicLETO sulla propria arte, dato che riusciamo a ricostruirlo, non s'identifica col nostro giudizio sulla sua arte, ma costituisce un elemento essenziale de? nostro giudizio, perché ci permette di penetrare nel mondo dell'artista, di « consentire » con iui e quindi anche di giudicare se il suo sentimento sia diventato forma e quale forma, Ciò sia detto anche a ribadire che, pur venendo spesso la Storia dell'estetica a contatto con la Storia dell'arte, la prima resta nella sua sfera ‘ben determinata e non invade un campo che lambisce, per uno scambio di elementi vivificanti, - :®) GaLenus, De temper. (ed HeLmaticn), Y 9, p. 42, 26; De plac. Hipp. et Plat. (ed. Miter), 5, p. 425, 14 (Dies, Vors., 28 A, 3); PLintus, Nat. Hist., 34, 55-56, 65. PE ine eS dal Paesi de, da pemadienent wa mill dolo È DIRE ci ie Peete pal fede + sel, er aBnASEiTA “gg. de Nenocrate di Sicione — la fonte da cui ‘Plinio presuínibilmente È al attingeva — che Policleto, e gli altri scultori greci che s'ispirarono alla sua regola, sottoponevano l'opera ‘a certi signa quadrala; e che : l'espressione guadratus .(rerpæywvoc) non aveva il senso generico di robustezza, solidità, spessore, possanza, ma indicava un « prospetto », intellettivamente costruito, in cui s'inquadrava la figura. In partico-_ lare, la guadratio o lo schema geometrico a cui Policleto ME: | la figura,- era costituito da quattro quadrati, più o meno regolari,‘ ~ sovrapposti l'uno all’altio in corrispondenza delle quattro membra-- ture del corpo umano {stinchi, coscie, torace, testa) e variamente art”à colati tra loro, secondo la loro diversità, per omologia o per chiasmo,: Sg : in modo da ‘dare un ’impressione squisitamente musicale, da potersi. i anche tradurre nella misura di un verso tetrametro anaclastico 1).: . + Che questa sinfonia quadrangolarenon abbia relazione con la mistica celebrazione pitagorica del numero tetragono, da cui abbiamo | preso le mosse, sarebbe difficile ammettere. Ma la relazione si fa più stretta e si rende necessaria quando si consideri ‘quello che abbiamo chiarito finora, che cioè nella fase preimaginistica del i E il numero non “è allusivo di qualità morali, dal numero simbolica-.. mente rappresentate, le quali non potrebbero in altro modo essere_ Gi stesse qualitàse morali, lecaratterizzate non per il loro essere numero e armonia. come nel tardo Pitagorismo, ma il numero é.. Ora, passando all'arte di Policleto, la critica antica e moderna ha sempre riconosciuto che le figure da lui rappresentate danno l'impressione d'una calma apatica, di freddezza e assenza d'intimitá. Tutto assorto, si dice, nella risoluzione del problema formale, egli ha esaurito i suoi mezzi nella esecuzione dell'involucro esteriore dell'essere umano, trascurando l’espressione della psiche e la pe gene di quelli che gli antichi dicevanoi « costumi » (797). È noto il richiamo di Socrate a pittori e scultori che debbono rendere nelle linee, oltre all'aspetto esteriore, anche l’« indole dell'anima » 2); ed è consuetudine notare che in ciò ben si staccano da Policleto gli altri scultori, sia che con Fidia si. rendano capaci di esprimere la sublimità degli dei, sia che con Scopa e Lisippo, tanto mossi ed emotivi, ps l'adito alla pateticità esagerata dell'arte ellenistica. Ma, con l'esperienza fatta della mentalità pitagorica, non possiamo ravvisare in Policleto una mancanza di ethos, bensì dobbiamo intendere che questo si realizza in lui precisamente nella forma del Pitagorismo, cioè con quella schematizzazione geometrica e aritmetica, che non è soltanto guadratio e quaternità quattro volte ripetuta, ma . è anche giustizia, proporzionalità, perfetto equilibrio della struttura fisica e morale. Se le linee non si contraggono o distendono per suggerire un lamenta e nel ıcavo degli occhi non si raccoglie un ‘inten- 1) Ferri, Note ai giuditi d'arte di Plinio il secco, cit., p. 81; v. In questo art. a p:‘82 e nell'altro sopra cit., a pp. 127, 129, 130, gli schemi geometrici disegnati dal Ferri per I! Doriforo e altre statue che si attengono alla quatres. ” RRROGOREE, aII, 10, 3 388. rer an ~ age D er 4 “a; » RE ID sie te Ra .. + wes es ‘ = i tg fe dé er $ Ce . . vie. = . A =. Sate . ee SE sus Ù = ‘ a Sl » e ss

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sità di vita interiore, à perché tutta la struttura, evidente al senso e all’intelletto, esalta la virtü di quella forza primordiale della natura ‘ che è Vatleta: non imagine di sentimento, ma posizione del sentimento ‘che, senza simboli e imagini, è chiuso nella sostanza divina del numero e — ciò che è la stessa cosa — della figura geometrica, Abbiamo ricorgato che, secondo la critica moderna, i ritmi geo- Metric del Doriföro si potrebbero tradurre anche in ritmi poetico: musicali. È un’altra prova dell'iispirazione pitagorica di Policleto, per . l'equivalenza chiarita, nello spirito del Pitagorismo originale, del numerico, del geometrico e del musicale. Ma questa pregnanza musicale ed etica della figura policletea dev'essere colta nella sua originalità caratteristica, senza subire la suggestione di un'altra sensibilità, - come quella che si riscontra in Damone che, sempre al tempo di Pericle, toglie all’armonia musicale l'intrinseco valore etico, per aggiungergliene uno dal di fuori, col trasporre i motivi musicaliin uowòpxrx ‘« del coraggio, della saggezza e perfino della giustizia »1). Così nella Politica di Aristotele l'elemento etico sarà costituito nella sua sfera specifica, con i caratteri, le qualità morali, le virtü della saggezza, del coraggio e via dicendo; e dall'altra parte ci saranno i ritmi musicali come imagini di questi caratteri (uyuare iv Hoda), con la capacità d'insinuare suggestivamente le disposizioni morali da imitare *). Di questa sensibilità, tradotta in termini di valori plastici e figu“rativi, ‘già si era reso interprete Socrate, quando, nel citato dialogo . con Parrasio, aveva chiesto al pittore che trasparissero, dal volto e dal gesto» delle sue figure, magnanimità o grettezza, liberalità o illi- ‘beralità, -senno prudente o volgare tracotanza. Gli storici dell’antichità, poi, per bocca di Plinio o Xenocrate, daranno testimonianza - aver Parrasio soddisfatta pienamente l'esigenza del filosofo, scrivendo: _«Pinxit {Parrhasius] demon Atheniensium argumento quoque ingenioso. Ostendebat namque varium: iracundum iniustum inconstantem, eundem exorabilem clementem misericordem; gloriosum excelsum humilem fe. rocem fugacemque et omnia pariter... » 5). Bene commenta il critico moderno che argumentum è qui nel senso di « stgnum o symbolum tan* gibile per cui si concreta qualche cosa di difficilmente concretabile e “corrisponde esattamente a mapdderyua, come i Glossaria confermano »). ‘Questi %9y di Socrate e di Parrasio, di Scopa e Lisippo, di Da- - | mone e Platone, costituiti nella propria sfera e significati dall'arte — al pari di quelli di Aristotele, significati dalla musica — non sono gli 70 di Pitagora e Policleto, che vivono nel regno della forma, del numero, della musica e, senza alcuna esterna significazione, in esso si adempiono: immediata realizzazione della guadratio come virtù dell’uomo ed essenza dell’anima, cioè armonia. Luici STEFANINI. he 2) "PHILODENUS, De mus., p. 7, fr. 13, ed. Keuxe; PLATONE, Repubbl. IIT, 400 b. mn ARISTOTELE, | Polit., 1340 e SE cír, Rostama, Aristotele..., cit., pp. 62-63. a Se) Pıixius, Nat. hist., 35, 69. à di Plinio Ü Vecchio, p. 98. >pe2). )Cost spiega.Fans, nel cit art."Note af giúdici Waste Ras oy$ AS ee aePASER rr AOS de seine Te17 "ars sE ra Sy Ha ak gio RI Vessel?