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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)537, DANDOLOG., L'anima nelle tre prime scuol
efilos
ofich
en
e della
Grecia: RFSc 10 1891 257-282,
Les premières Ecoles de pensée, Le. les Joniens, les Pytha
goriciens
et les Eléates, posent le problème de l’äme en
ter mes cosmologiques,
ignorant tout des questions proprement psychologi
ques.
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|
Xu
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)RASSEGNA DEI PERIODICI
specie si comprendono undiei famiglie: l'indogermanica, la semitica, Pura.
liana, la bantoù, la dravidica, la polinesio-malese, la turca, Valgonchina, 1a
LC ANIMA
mandé, la maya, la camitica, — Passando poi a considerare le lingue seuza
rignardo alla loro parentela, l'A. esamina minutissimamente i diversi crite
di elassifieazione, e soprattutto si ferma sul morfologico, — che mette di con-
NELLE TRE PRIME SCUOLE FILOSOFICHE DELLA GRECIA
i
tinuo in rapporto cogli altri due, col fonetico e con lo psicologico. — La concln.
stone definitiva del lungo studio & che la comune distinzione delle lingne
in isolanti, agglutinative e a flessione, oltre ad altri molti inconvenient},
ha altresi quello di dimenticare del tutto il criterio psicologico (ingue
astratte, concrete, astratte-concrete, ecc.),e di limitarsi a guardare le lingne
come composte di vuote parole, Anche lo Steinthal, nell’ultimo suo saggio
linguistico, ha finito coll'abbandonare quasi del tutto il punto di vista mor.
fologico e coll'adottare quello psicologico; però, avendo egli mescolato nel
suo sistema agli elementi psichici anche qualche elemento morfologico, aq
goyprmio — Un cenno sull'anima, prima di Talete — Seuola Jonica — Scuola Pitazorica — Scuola Eleatica — Concelusione,
I.
Sebbene in Grecia la speculazione schiettamente filosofica
sia nata assai tardi, tuttavia bisogna ricercare i principali moesempio l'agglutinazione e la Hessione, ci ha dato in sostanza un saggio
tassinomico delle lingue umane alguanto confuso e non naturale. Cosi la pensn
venti di essa in quella congerie multiforme d'idee e di credenze
mitiche, religiose e tradizionali che costituiscono il centro pit
vivo della vita spirituale del popolo greco. Cosi facendo si potra
dare, io credo, nuova ed efficace confermaa quel principio conquiil De la Grasserie, al quale sembra, come si intende bene, che il suo
sistema sia migliore dei precedenti].
ROSZEWSKI N., Principii dello sviluppo del linguaggio. — [Continua.
zione e fine dell'articolo, che noi abbiamo in parte riassunto nella « Rivista »
stato oramai allascienza positiva, secondo il quale lo svolcimento
storico dello spirito umano procede sotto il magistero delle stesse
vol. vai. 1889, pag. 755. Eccone le conelusioni:
j
° La lingua si trasforma mediante la combinazione (o combinabilita?)
e l'indeterminazione dei stoi elementi: articolazioni, voci, membri morfologici, e parole;
2° Tl carattere indefinito di questa mutabilita si capisce, dato il
valore simbolico della parola;
8° Gli elementi della lingna: articolazioni, voci, parti morfologiche e
parole, si trasformano non solo, ma anche scompaiono del tutto. Perciò la
seienza delle lingue offre un materiale eterno e inesauribile di studi, grazie
ai suoi rapporti colle epoche antiche;
4° Le leggi di associazione sono altrettanto valide per la intelligibilità
delle manifestazioni psichiche, quanto di quelle linguistiche, — a) Queste leggi
trasformano Yindefinito numero delle parole in un tutto armonico. Grazie
all’associazione di analogia, le parole formano una quantita di sistemi coordinati o di famiglie; le associazioni di contiguità le dispongono poi in serie,
—
b) Solo queste leggi rendono possibile l'esistenza del lingnaggio. Senza associazione di analogia non & possibile la produzione della parola; e senza
quella di contiguita la sua riproduzione. — ec) L’associazione di analogia dà
luogo alla genesi della parola, e quella di contiguità le fornisce il sno
significato;
5° Mentre il linguaggio si svolge, tende anche ad una correlazione
completa, generale e particolare, fra il mondo delle parole e il mondo delle
rappresentazioni].
E. M.
Prof. E, HouszLur, Direttore — E. Taszı e G. Tarozzı, Redattori.
Torino, 1891 — Tipografia L. Roux e C.
leggi che regolano tutta quanta la natura. Chè anche lo spirito
è natura, per quanto sublime e incomparabile e ineffabile natura: né si può rettamente giudicare una delle varie forme
nelle quali esso va manifestandosi attraverso l'istoria umana,
se prima non si abbia sottoposto a sapiente criterio l'altra che
Tha preceduto nel rapporto immediato di causa ad effetto. Da
questa concatenazione inviolabile delle cause e degli effetti, prorompe la naturalitä dell’essere e de’ suoi svolgimenti, vuoi come
realtà esteriore, vuoi come pensiero.
_
Ora, ioccando noi dei precedenti immediati della libera
speculazione greca intorno all’anima, assumiamo una causa gia
determinata: ma questa & ben lunge dall’iniziare la serie reale
delle cause, essendo anch’essa un prodotto di fattori diversi di.
ramantisi da un fondo preesistente, che eccede il potere della
indagine e della critica storica. E nella stessa guisa che non ê
un assolutamente primo il punto della nostra partenza, non
Sara un assolutamente ultimo il punto del nostro arrivo: ché
la natura sdegna ogni primo ed ogni ultimo, opponendo alla
. temporaneitä delle sue attuazioni l’eternitä delle sue potenze.
Da principio, in Grecia, l’idea dell'anima & intimamente
1 nessa coll’idea religiosa, Come un sentimento misto insieme
i timore © d’ignoranza ha creato gli Dei, cosi un sentimento,
Pagina 3
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)il desiderio dell’immortalitä, ha creato anima. E il desiderio
molto felice. Achille afferma la vita di un povero lavoratore
258
dell'immortalità s’intravede, fra l’altro, nel mito di Persefone
figlia di Demeter (1). Persefone, che nell’autunno di ogni anno,
rapita allo splendido mondo, é addotta nel tetro Ade per fare
poi ad ogni primavera ritorno, fresca di rinnovata gioventù e
bellezza, non significa soltanto la vicenda delle stagioni e della
vita vegetativa, ma ben anco una palingenesi per l’uomo, ur
rinnovamento della sua vita. E accanto al sentimento deil’immortalità, sorge anche il vago presentimento e la speranza di
una giustizia al di là della vita, quasi a compenso degli oltraggi
che quaggiu riceve la giustizia umana. Perd € a notarsi che il
sentimento intorno al criterio della giustizia divina, che pud
annoverarsi tra gli incentivi alla fede nella vita futura, subisce
anche in periodi relativamente brevi di tempo, delle profonde
trasformazioni; e sembra rispecchi il progressivo svolgersi,
verso forme sempre più perfette, del criterio umano del giusto:
chè anche la divinità non è mai fornita di attributi dei quali
Yuomo non abbia fatto prima, in qualche modo, esperimento.
Noi non possiamo qui seguire tutte le vicende dell’animismo primitivo, né indagare tutte le condizioni psicologiche che
lo hanno originato: basterà che saggiamo qualche primissimo,
ingenuo concepimento dell’anima.
Il dato sperimentale che salta immediatamente agli oechi,
al sopravvenire della morte, & l’arrestarsi della respirazione:
e siccome la respirazione introduce nel petto l'aria, e coll’aria
la vita, l’anima & concepita come aria, soffio, spiro. Pare anzi
abbia il potere d'insinuarsi per qualunque parte del corpo, da
che all’occasione di mortale ferita, trasvola appunto da questa (2).
Omero ci offre un’idea interessantissima dell’anima separata dal corpo (3). Le anime dei trapassati vivono nell'Ade come
ombre o vapori o fantasmi di un sogno (4), prive di coscienza,
di forza, di parola, di memoria che acquistano soltanto per
previ istanti, allorché bevono il sangue delle vittime sacrificate.
Insomma, quello spiro che prima vivificava la sostanza umana
corporea (il famoso ayrös contrapposto alla dvy#), assunta una
forma personale, rivive nell’Ade una vita che non parrebbe
(1) Muster, Letteratura Greca, I 376, Trad. Müller e Ferrai,
(2) Oueo, Iliade, xvi, 505, 856 ; xxrr, 362,
(8) Oweno, Odissea, x, 490 e segg.; x1, 84, 151 e pass,
(4) Nota che il fantasma del sogno non fu ultimo fattore psicologico
della credenza nell'immortalita.
259
valer bene l’impero sulle ombre.
Mancano esse di spontaneita e d’intelligenza, ma continuano
a condurre un’esistenza non guari diversa dalla terrena: sicché
si direbbe esser l'anima un duplicato del corpo, corporea essa
ure. Di qui, una ragione dei sacrifici. Perché Achille sgozza
sulla tomba di Patroclo e agnelli, e giovenchi, e i quattro corsieri dell’alta cervice, e icani ben pasciuti alla mensa regale,
e i dodici prigionieri troiani? Perché servano coi duplicati
loro l’estinto signore, come lo aveano servito in vita. E pare
che il costume non fosse essenzialmente greco. « Le scoperte
fatte presso le antichissime tombe elvetiche, i racconti degli
antichi poeti e storici, le testimonianze di usi ancora perduranti presso i popoli selvaggi, stabiliscono la certezza che gia,
fin dagli ultimi tempi preistorici, la immaginazione animistica
avea generato, con la leggenda dei duplicati animali, l'uso dei
loro sacrificii » (1). Dove & da osservare che il problema intorno all’anima degli animali, e in che differisca da quella degli uomini, non tormenta, come in epoche posteriori, il pensiero,
né stimola alla ricerca. L’anima, anche nella finzione immaginativa del popolo greco, non & un privilegio umano. Anzi si
può dire che il eoncetto di essa si estenda fin dove si estende
il concetto della causalita, e dell’azione di un corpo sopra un
altro. Tutto cid risponde perfettamente alla condizione psicologica primitiva di tutti i popoli, i quali, al posto del principio
naturale, recondito 6 imperscrutabile alle loro menti ignare,
pongono déi ed anime da per tutte le cose — soddisfacendo
cosi all’ingenua fantasia, e a quell'umile curiosita di sapere
che à prodotto spontaneo della natura, ma non ancora di un
sentimento e di un’ intenzione scientifica.
L’idea dell'immortalità e della vita futura trova in Grecia
la sua consacrazione nei misteri di Demeter e di Dioniso. « Beato,
dice Pindaro parlando dei primi, chi li ha veduti, e discende
poi sotto la cava terra: egli conosce il fine della. vita, e il
principio di essa dato da Dio » (2). La speranza nella vita futura si collega appunto colle divinità ctoniche, che la fantasia
popolare colloca nelle ime viscere della terra, e separa dalle
divinità olimpiche, risiedenti nelle alte regioni dell’aria. Ricor(1) Cfr. Maser, La leggenda degli animali, Napoli, 1888, p. 5.
(2) Tursy1, Framm., 8, in Böekh.— E nello stesso Inno Omerico a
Demeter, 480 e segg.
Pagina 4
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)np
diamo, infatti, la setta degli Orfici, votatasi al culto di Dioniso
Zagreus, ctonico Dio, che, congiunto con Demeter e Cora, vigila
IL.
alla purificazione delle anime.
Bisogna però avvertire che l’idea sull’origine e i destini
dell’anima, si trova qui profondamente trasformata dalla concezione omerica primitiva, che perdura nei poeti lirici e gno-
Scuola Jonica. — Talete di Mileto (1), che per primo,
rivolse la mente alla
tr à i filosofi dell’Ionia e di tutta l’Ellade,
pastoie tradizionali del mito
natura, tentando di liberarsi dalle
miei del vir e vi secolo, e si connette, non solo col rito
reliderd a far valere i suoi diritti: e, con geniale ardire, affronterà
il problema dell'anima e della vita futura. Ma intanto, prima
d'arrivare a Talete, la concezione dell’anima,
nella storia
greca, è la omerica o la mistica, l'una e l'altra inseparabili
dalla concezione religiosa. E giunti a Talete?
fondamento di verità, quale fosse la sua opinione. Aristotele,
ja fonte più autorevole a cui si possa attingere per conoscere
ere
le idee dei più antichi filosofi, afferma che Talete ha posto
l'anima come qualche cosa di movente, avendo detto che se la
magnete move il ferro, lo fa in virtù dell anima che ps
siede (2). Se dovessimo stare alle attestazioni diTertu ti ano ©)
là dove raccoglie insieme le opinioni dei filosofi antichi che
manifestamente posero l’anima come una certa materia, Ta
lete e Ippone (che al tempo di Pericle ne continud la dot4
|
trina) avrebbero derivato l’anima dall’acqua. \
Di Ippone parleremo qui appresso. Per clo che riguarda
Talete l’asserto di Tertulliano, che non è suffragato da
altre più sicure testimonianze, è probabile sia un’estensione
se
schiavitù, e il principio di una serie indefinita di migrazioni
in altri corpi, fino a che raggiunga l'intento.
Non & possibile determinare il concetto degli Orfici sulla
natura dell'anima. Forse non si sono posti il problema, o lo
hanno implicitamente risolto col far dell’anima una specie di
iddio. — Cosi, dicevo, la religione ela morale si-stendono la
mano: mentre quella punisce, questa purifica e riabilita.
In tutta la poesia teologica, che s'interpone nel periodo che
corre da Omero a Pindaro, regna la nota lamentevole di un
misticismo ascetico, il qualé contristando gli animi nella miseria della vita presente, li accende nel desiderio di una miglior
vita futura, senza lasciare intravedere il problema del come
sia essa possibile. Si direbbe quasi che nella piena del sentimento la ragione affoghi. Non pertanto, la ragione non tarassoluta le antiche testimonianze che ce ii tramandarono, tuttavia non rimane chiuso ogni adito per iscovrire, con gualene
vee
è per essa libertà, e ritorno alle antiche sedi felici. In caso
contrario, la morte del corpo segna per anima una novella
della religione, pare abbia posto, sebbene in modo generale,
anche il problema filosofico dell’anima.
Quantungue i suoi pensieri sull'argomento debbano accettarsi con molta cautela, non essendo degne di fede sicura ed
wonnen
gioso, ma anche colla pratica morale. E in vero, dagli Orfici
fu, senza dubbio, professata la dottrina della metempsicosi, che
tanta popolarità dovea avere in seguito, così da rivivere, modificata in qualche accessorio, perfino aceanto ai sistemi di filosofia. Non indagheremo se, come vuole Ero dot o, la dottrina
della metempsicosi sia in Grecia stata importata dall'Egitto, o
vi sia nata spontaneamente come conseguenza di quella intuizione, tanto favorita ai Greci di questa eta, per la quale la
vita presente aliro non & che dolore, e quindi da considerarsi
quasi come un esperimento a cui, nella vita fatura, sarebbe riserbato un premio od un castigo. L’anima intanto & per gli Orfici
una prigioniera nel corpo umano, che é condannata ad abitare
per punizione di sue antiche colpe. Una condotta conforme a
virtü, la purifica e la redime ; e in tal caso, la morte del corpo
261
À
(1) Naeque verso il 640 a. Cristo. E noto come la cronologia di questi
primi filosofi sia molto incerta; io mi atterrd alle date più generalmente
.
ite dagli storici della filosofia,
é
Anisrorens, De anima, libri mm, recognovit G. Biehl Lipshe,
MDOCCLAXXIV, Citerò sempre riferendomi a questa edizione. one a ze 6 is
2E hy Ansponmovadousı xiuarudv tt thy begin brodapety, kinep tay MSor Eon ie
Ten, Bee rdv otdypov zet, A, 2, 405, a. 19, Dove à da notare, che = rene
A, riporti l'opinione taletiana come ricordata da altri, non c'ê però is 0
non vi aggiustasse anch’egli piena fede: essendo suo costume di riferir
opinioni, anche certe, con apparente forma dubitativa.
.
"Cf, anche Nemesio, Nat. hom., ©. 2, p. 28; e PLUTARCO, Place. phil.
Iv, 1. — Pel solo fatto che Talete ha ricondotto l'anima acid per cui su
cosa si muove, non mi sembra legittimo quel passaggio di PLUTARCO (ee,
¢.8) in cui Talete & menzionato tra coloro che hanno posto l'anima com
immateriale, incorporea.
(3) TerTuzLraNo, De anima, c. 5.
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)moni o gli iddii ch’egli occulta nelle cose sono,
del filosofema ‘taletiano tutto à acqua: estensione analoga a
quella per la quale, interpretato troppo largamente un passo
di Aristotele, si vorrebbe,
senza fondamento,
che Talete
|
non abbia posto il problema: pure scorgendola in tutte quante
basandoci
conclusioni,
poche
arco e Nevedemmo attribuirgli Tertulliano. Secondo Plut
Aeınlvnras
mesio (I. c.) egli avrebbe ritenuto l’anima come gears
s Q); a
4 aÿroxivnros. Secondo Teodoreto come pra dxivero
ros.
meno che, come nota lo Zeller, non convenga leggere asıxivn
na
dottri
la
sata
profes
be
Secondo altri, per primo egli avreb
vaminor
di
sono
nze
monia
testi
e
quest
Ma
dell'immortalità (2).
to.
lore, e non potrebbero accettarsi senza sospet
Un continuatore della dottrina cosmologica di Talete fu
Ippone, del quale Aristo tele (che del resto ne tien poco
ma, seconto) riferisce anche un‘opinione sull anima (3). L'ani
do
l'umi
mente,
esatta
più
forse
0,
acqua
be
sareb
e,
Ippon
condo
causa
la
umido
e
nell
in generale (4). Poichè a lui parve di veder
d’ogni nascimento, per cid che la semente & umida. E l'anima,
nel concetto d'Ippone, avrebbe dovuto presentare una qualche
analogia col seme: avendo egli escluso poter esser anima il
ticolari nella nozione di un’anima intelligente del mondo, organizzatrice la materia; poiché in tal modo si debbono supporre delle idee che oltrepassano l’orizzonte ancora ristretto
della filosofia primitiva (2).
L'anima, adunque, in questo primo albore della ragione
umana, appare come causa del movimento, o, possiam dire, come
vita. Ma è una causalità schiettamente naturale? In altre parole, il movimento posto da Talete come criterio dell’anima e
della vita, & un dato naturale e primitivo, © non deriva piuta rapid eedt eee
tosto da una virtu divina ed invisibile, insita nelle cose col
costituisce il suo maggior titolo alla gloria filosofica: ma i déiovinezza del pensiero.
gonne Siamo rato queste
sopra l'unica sentenza taletiana pervenutaci intorno all’anima,
la quale e per l’autoritä che Yattestano e per la naturalita,
essere
quasi direi, onde ci si presenta, meno di ogni altra pud
altra
he
qualc
ntare
ramme
ia
tuttav
o
Vogli
.
dubbio
in
ta
revoca
che
quella
a
idea attribuita a Talete sull’argomento, oltre
le cose come principio di movimento. Ed è verosimile che egli,
per cid appunto che l’anima ha ricondotto al movimento, e attribuita quindi a tutte le cose, abbia considerato il mondo come
un essere vivente. Cid sarebbe anche conforme allo spirito di
tutto il popolo greco, il quale delle concezioni ilozoistiche massimamente si compiace, modellando le cose sul tipo della vita
umana; e giustificherebbe il detto taletiano, essere il mondo di
dèi o démoni ripieno (1).
Questo però non significa che T alete abbia fatto rientrare
le forze individuali della natura e le anime degli esseri parverso, ricorrendo ad un solo principio naturale, tentativo che
per cosi dire,
l'omaggio che la incipiente virilità del pensiero rende allinavesse fatto derivare i corpi per condensazione o rarefazione.
E probabile invece che intorno alla natura dell'anima Talete
potere di smuoverle secondo suo arbitrio ? Cid appunto sembra
essere il vero. Talete non iscorge nel Dio il creatore del mondo,
ma scorge nel divino il principio vitale ed animistico del mondo.
Il pampsichismo filosofico primitivo à concepito anche come
panteismo. Non si pud dire pertanto che Talete sia in aperto
contrasto col mito signoreggiante in tutti i suoi predecessori (3).
In lui c'è, senza dubbio, il tentativo di spiegare l’intero uni-
263
ECC.
L'ANINA NELLE TRE PRIME SCUOLE FILOSOFICHE
Giovanni Dandolo
angue (5).
N mandro — L'importanza della Filosofia taletiana, non consiste, come & facile vedere anche dal poco che
ne abbiamo detto, nei risultati ai quali perviene, ma nella
spinta e nell'indirizzo da essa dato alla speculazione greca.
oo
(1) Gra. ff. cur, v. 18.
(2) Diog. L., De v. et m. phil, lib. x, Luguduni 1, 541; 1. pag. 18,
Cito sempre su questa edizione: « Sunt qui illum immortales animos primum
|
_
« discisse asseverent, ex quibus est Choerilus poëta ».
(3) Ne sono incerte la città natale e la storia, Si sa che coltiv la fisica, e che fiori al tempo di Pericle.
(4)
‘
Ta»
ay dz
ds voptinwrépuy
poprenw reps zul
voer wis5 à
Soon
Bloinasın ‘ex ade parts, Oet niurur byod.
couvre,
zatdnep “Innos. zussie
5
y
zul pop Eiyys
vous
vip pasrgvTas
Tu 4
(1) Arıst,, De An, A. 5, 411, a, B, won Ouds Giftn névrx nikon Seay eve.
E Dioezse L, I, 27, parlando sempre di Talete: tiv zézmor Eppuyoy zat
;
,
(ARIST. De An., A. 2 2,
cadran Patra viv nde Pigs
duo dre À gov ony dua
Sxpdvay mhñpa.
(5) Altre attestazioni analoghe a quella d’Aristotele, sono date da
Her, Irris, ¢. 1. Cfr. Grustiso, Cohort., c. 7. Irporiro, Ref. haer.,1, 16.
(2) Cfr, E Zerrer, Philosophie des Grecs. Trad. fr. di Em. Boutroux, vol. 1, pag. 207.
(3) V. p. es. Frorentixo, Manuale di storia della filosofia, p. 1°, pag. 8.
r
y
NT.
4
A
ey
ens
g
405, b).
Srozzo, 1, 178, — Cfr. pure ZELLER, op. ©. p. 258, n, 1.
Pagina 6
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Lo studio della natura appa
rderemo per primo Anassiale, un presentie di Kant, e, per la storia natur
(3) Gr. aff. eur, v. 18, p. 72,
(4) Eclog. fis., cap. 40 — ARISTOTELE
, nel De An, non ne fa cenno,
(5) Pour, Plae., mr, 8. — STOBEo,
I, 535.
-mento del darwinismo.
(1) Coneittadino e forse scolaro e amico
di Talete, nacque v. il 611
a, Cr. L'importanza della sua filosofia
& grandissima e ha dato luogo a dot.
tissimi studi del Ritter, dello SCHLE
IERIMACHER, del Teucumürzer,
dello
ZELLER, per tacere d’altri, Il punto
fondamentale delle discussioni e
delle
controversie, é il famoso ‘xxpo. che
Ay. pone come principio dell’unive
rso;
derivandone, dal diverso modo d'int
erpretario, una concezione della
natura
meccanica o dinamica. Ma io oltre
passerei l'intendimento del mio lavor
o, in
trattenendomi sulla questione, Cosi
pure non istarò a discutere qui
se a
Talete convenga far seguire Anas
simene, anziché Anassimandro
,
some vorrebbe il Rrrren. Dird aleun
a cosa in seguito,
(2) Il Tevcmüuser per primo (Studien
zur Geschichte der Begriffe)
ha seorto nella cosmogonia di Anassima
ndro l'albore delle ipotesi fisico
astronomiche di Laplace
L'uomo, secondo l’ardita ipotesi
di Anassimandr o, nel
quale s’é voluto vedere un lont
ano precursore di Darwin (2),
come ogni altro animale, orig
inariamente sarebbe stato un pesce, nato dalla miscela primitiv
a di terra ed acqua, sotto l'influenza del calore solare.
Secondo un'antica attestazione
di Teodoreto (3) An.
avrebbe posta l’anima come aeri
forme. E notevole però che
Stobeo (4) là dove espressament
e ricorda coloro che han detto
anima aeriforme (Anassagora,
Anassimene, Archelao,
Diogene d'Apollonia) taccia di
Anassimandro. Si sa che
dall'aria faceva derivare la piog
gia, i venti, il lampo e il tuon
o (5),
e non & certo impossibile che
abbia concepito l’anima come
aeriforme: ma é probabile che
non si sia posto il problema.
D'altronde, & notissimo che la
speculazione di questi primi filosofi verte essenzialmente sul
mondo esteriore, per cui a buon
—
.mandro (1).
suoi successori. Tra i quali rico
iero umano: e, Pur non
risolvendolo, ha schiusa
la via
perché intorno ad esso
combattessero, con diverse
armi, i
menti di tutti i primi
filosof. Talete ha intuito un prob
lema, l'eterno problema del
pens
gli sforzi e gli ardi
in lui, come avvertimmo, libero affa
tto dall’efficacia del mitoe
della tradizione, pur tuttavia &
posto come una meta suprema
a cui convergeranno
re chiaramente nelle intenzio
ni
lodevoli di Talete: e sebbene il
concetto della natura non sia
264
engon chiamati /isici. Trattano il problema antropolo-
265
sse in questa maniera: come la nostra anima che ê aria
nol cosi alito ed aria avvolgono tutto Puniverso (2).
rd
come per Anassimene Varia sia la ma-
)
A. 2, 405, a. 21.
(4) Aropiurs
kien, voûte SeqSetg mao
ee EPH.
FR
;
(1) Le indicazioni dell’epoca in cui Anassimene nacque e for, sono
disparatissime. Dioc. L. (op. c.,p. 64) serive: « Sexagesima vo varia
Apoldiem, eer
i
atque eo anno quo Sardis capta sit, obiisse
esse,
e
um
« de natum
: valore le ge
i ». In tal caso perdò n non avrebbero alcun
« lodorus tradit
stazioni quasi concordi degli antichi che pongono Am. discepolo, Ki
suecessore di Anassimandro. Ippouıto (Ref. 1, 7) pone ree tana
simene nell’ olimpiade 58°, ossia v, il 545. Supponendo ore, hase Velt per
anni prima (575) s’intenduno le sue relazioni con Anassimandro.
più ampia diseussionc: ZELLER, op. c., p. 24, n. 2,
à sn
|
|
|
j 1, 8, 6.
€
(2) Puor., Plac. phil,
(8) Naeque ad Apollonia nell’isola di Creta. E incerto Panne del ve
naseita. Fu contemporaneo di Anassagora. Dirò in seguito hior
mi hanno indotto a collocare Diogene tra i filosofi della seuo an
oo
‘argomento nostro.
en Diogene, che fa dell’aria il prineipio oe
cose (4), i viventi, animali e piante, sarebbero nati so
Diogene d' Apollonia (3). — La (oti presser
po or > oe
mene trova un valido appoggio in Diogene
quale ci rimangono più numerose e determinate indica
segno mirabile d’un giusto intendimento delle cos A | Anasei.
nand
posta.
Anassimene fu ben lontano dall accorgersene ; me
la giusta intuizione del problema ê, a quest “boca spe
quel principio nutrito il germe della futura scie
tamente naturale della sua filosofia: infatti la materia onde na
cosa risulta, 6 anche la ragione per cui detta cosa eet
opera. Sarebbe strano il dedurre da tal principio 0 so
che oltrepasserebbero la portata del penser ande D
invece retaggio del moderno ; ma & incontesta TES
teria prima, il principio di tutte le cose, vedra indir izz0 serie
aren PAT
vine k | asso la tendenza ilozoistica spicca chiarissimaDe te oh anima fosse aria, era idea vecchia, tradizionale,
men Nnassimene c'è lo sforzo di farla rientrare ragionatasofico.
is
u
gon
ra
do quasi direi per incidenza: l’uomo rientra nella cerchia
a
$
ioni in
quanto & natura.
delle 1009 simone Anche Anassimene disse poco dell'arto (1) Pare ch’egli facesse consistere l'anima nell’aria, e
Pagina 7
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)cacia del calore solare (1). Il principio della vita poi & anima,
in tutti eli
che l'anima (aria) essendo genericamente la stessa
la diveruisce
animali, specificamente è diversa: e cid costit
i fra di
animat
dui
i
indivi
singol
dei
e
i,
sith delle specie animal
266
la quale alla sua volta 6 aria: perchè l'uomo e gli altri animali vivono respirando l’aria (2). E lo prova dicendo che nessun
animale vive senza respirare; e anche quelli che vivono nelloro (1).
En
mune, ma qualche cosa di pik sottile. Lo Schleiermacher
nota, nell'interpretazione di Aristotele, una tal quale incertezza, poichè l’aria di
Diogene, talvolta appare Varia in genel
nerale, tal altra l'aria calda o fredda. Lo Zeller insiste
ritenere che l’aria di Diogene sia l’aria comune, la quale può
cosa,
essere o calda o fredda, e anche la più sottile d'ogni
(2).
nto
confro
a
cose
altre
con
posta
quando venga
A me sembra che un’attestazione di Teofrasto (3), la
, possa, alquale non & per aleuna ragione da porsi in dubbio
Una determinazione importantissima, essenziale dell’ aria
vivificante,é per Diogene il calore: parrebbe anzi che il criterio della gradazione delle anime, per cui altre sono intellettualmente superiori ed altre inferiori, dovesse ricercarsi nella
meno indirettamente, aprire uno spiraglio di luce. Le piante,
ano
direbbe Dio gene, sono prive di ragione perché non respir
aria. Ora, io domando, poteva Diogene elevarsi ad una specie d'analisi dell’aria, o non doveva piuttosto intendere, per
|
essa, l'aria che si respira, l’atmosfera comune?
L'altra questione e più importante, che si riferisce a Di 0gene, riguarda alla intelligenza di che egli avrebbe fornito
Varia (4) e quindi l’anima. Siccome tutto deriva dall’aria rarefatta o condensata, parrebbe che in tutto dovesse essere un'anima e quindi un'intelligenza. Ma non & così: perché le piante,
come vedemmo, per il fatto che non respirano non sono intel.
ligenti. Dunque, intelligenza c'è soltanto 1a dove c'è respirazione
unlpio
princi
a
6
anim
o
quant
in
Da cid si conclude che l’aria,
versale di moto e di vita; in quanto intelligenza è una carats
teristica degli animali soltanto. Ma intorno a cid, diremo piu
loro maggiore o minore secchezza e rarefazione, dal momento
che l'inferiorità intellettuale delle persone briache o addormentate, dei bambini e degli animali, risulta dallo stato più denso
e più umido dell’aria vitale. Cid sarebbe consentaneo all’intero
sistema di Diogene, che fa del caldo il principio del movimento, la causa motrice dell’universo (8). Ad ogni modo, & certo
(1) Srorzo, 1, 358. Tzornasto, Hist. plant, ut, 4.
Lait ca aéer unk cotta quvols
one VERY ke VE
(2) “AvSpwrog yap zal ck Like Zx duamvdoven
|
Il Ritter, per esempio, non ritiene quest’aria Vatmosfera covita o l'anima col sangue e nel sangue (7).
wat puyh kart val vónsts. SIMPLICIO, ad phys.
(3) Arıst., De respir., 2, 470, b, 80,
(4) Suwezicro, Ad phys., fol. 33, a; Arist., Hist. an, 111, 2. CLEMENTE
AL, L 9.
(5) Teorrasto, De sensu, c. 40.
(6) Plae., rv, 5.
(7) Sraezioro, Ad phys., 7, 6. — Tsorrasto, De sensu, 19.
(8) Cfr. Zener, op. ce.
p. 267 e 271 nota, 6. — Secondo Simplicio
(L ce), Diogene, oltre d'aver detto che l'aria 6 l’anima di tutti gli esseri
viventi, avrebbe anche sostenuto che quest’aria é più calda dell’aria esteriore, nella quale viviamo, ma meno calda di quella intorno al sole. Cid non
basta perd a indurre che Diogene facesse dell’aria (anima) una sostanza
|
Ora che abbiamo visto il concetto di Diogene intorno
oni che vi si
all’anima, dobbiamo toccare due importanti questi
l'intercirca
dotti
i
o
tra
accord
to
connettono. Non c’& perfet
cose.
delle
pio
princi
a
ene
Diog
da
posta
ia
pretazione dell’ar
Yacqua, per es. i pesci e le ostriche, respirano l’aria che vi
trovano (8). L’aria si connette col principio della vita o coll'anima, anche pel fatto che nel seme animale v’ha dell’aria, ed
é spumoso: e la vita degli animali ha la sua sorgente nel sangue
che spumeggia e contiene dell’aria (4). Ed & veramente curioso
ch’egli rimeni le varie affezioni dell’animo, alla maggiore o
minore quantitä di questa’aria mescolata col sangue (5).
Il Ritter, fondandosi sopra un passo di Plutarco
(6), afferma essere Diogene stato indotto a porre la sede dell’anima
nel cuore, dove cioè il sangue si forma per la rapida introduzione dell’aria. Ma oltre che Plutarco accenna qui soltanto
all’ayswovızov, pare che Diogene abbia fatto circolare tutta la
ri
diversa dall'aria comune: potendosi questa trovare in vari stati di calore.
Diogene
Ad ogni modo, l'aria che respiriamo & quella in cui viviamo, e
respira.
si
che
ha detto che l'anima & l'aria
(1) TeorrasTto, De sensu, 39.
(2) Cfr. ZELLER, op. ¢., 263.
En
|
(8) Loc. c., cap. dd.
deh ToUrs ywazzzm TE zat KDE
(4) ARIST., loc. ¢., così continua... . Aal
elvan.
47%
lencrutors, vreqtindy
doind, AA DESE henrdrar
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ix 7007
zi in
edv 3ber, eek
B mediedy
zi dug, À ply
Pagina 8
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)determinare con
due, di Socrate,
di Locri, Archita da Taranto, Ececrate,
Alcmeone il crotoniate,
orion Videe
Beet Moet
Liside, Aurito, Simmia e Cebete, amici, questi
ultimi
eit
(1) Tzorrasto, loc, c, e Puurarco, Plae.,ıv, 16.
(2) Pitagora nacque a Samo nella 49 ol., venne
in Italia nella 59°
o 60%, e mori nella 69%, Queste sono le date più comune
mente accolte: e noi
lasciamo tutte le questioni che vi si riferiscono.
L’uomo & rimasto per lungo
tempo avvolto nella leggenda e nella favola, Oggi
stesso non si pud dire
che se n'à districato del tutto: perchè le testimonianze
più antiche che lo
riguardano, sono poche e brevi, e quelle più recenti,
per quanto numerose,
sono spesso incerte, La scuola ha, da prima, un caratte
re religioso, morale
e politico: la filosofia vi nacque in seguito. L'intendimento
politico fu fatale
alla scuola che venne quasi distrutta, ne’suoi Tappres
entanti, dal popolo, in
una sommossa contro gli aristocratic’ (510 a. Cr. P)
che i pitagorici avevano
preso a favorire, In seguito a questa dispersione dei
pitagorici, la loro filosofia fu nota anche in Grecia, per opera specialmente
di Filolao. Si ricordano tra i pitagorici appartenentia diverse età: O
cello Lucano, Timeo
anche, e più specialmente, nei dissensi che posso
no esser nati
in seno di essa, e nella impossibilità di sceverare
esattamente
cid che appartiene ai pitagoriei più antichi, da
cid che apparvarli, oltre che nel carattere mistico e segret
o delle scuola,
le troaddentro lo sguardo nei motivi di tal fatto, non é diffici
iamo un po’
gorica, nell'incertezza e nell'oseurità. Che se
sping
documenti, i quali pero, discordando il più delle
volte tra di
loro, lasciano, cosi questo come altri punti della
dottrina pitadell’anima: e cid non per difetto, ma per sovra
bbondanza di
esattezza cid che della dottrina pitagorica deriva
immediatamente dal fondatore della scuola, e cid che & stato
prodotto dalla
scuola tutta intera. Per cid, in virtü di buone ragion
i che qui
non sarebbe il Iuogo di ripetere, s' convenuto
oramai tra gli
storici della filosofia di seguire il vecchio Arist
otele e di
raccogliere la dottrina pitagorica sotto il nome dei
pttagorici,
anziché sotto quello di Pitagora (2).
Dobbiamo subito osservare come non sia cosa facile
il ricostruire, nella sua pienezza, il concetto che i pitago
rici ebbero
Scuola Pitagorica. — È impossibile
IIL
riconducendo le sensazioni singole ad una specie di contatto delVaria vitale colle impressioni che vengon di fuori (1).
innanzi. Diogene ha fatto anche un tentativo di psicolog
ia,
268
ebi biete TETE
Nad
269
(1) De an, A. 2, 404 a. 16-21, Siecome questo lnogo sarà oggetto di
discussione, per amore di esattezza, l’ho citato nel testo greco.
>
(2) La quale opinione anzi, stando a Ion. Lyp., De Mens, 6 (8), p. 21,
sarebbe stata professata anche da Archita.
un elemento essenziale dell'atomo.
|
Ma d’altra parte, se & così (e in cid consiste la maggior
difficoltà), come & possibile che Aristotele abbia messo di
rincontro ed in opposizione alle due sentenze pitagoriche, e
come non pitagorica quella che afferma ray wuyity 6 wird xivov (2)?
Forse che alcuni pitagorici, e precisamente quelli che sosteavriy Eger Didvorar), poichè Democrito fa veramente del moto
mocrito (dome de xai rd mapa rv IluSayopelov Aeyógevor Thv
cinamento, da Aristotele fatto, di alcuni pitagorici con Dedovesse intendersi la cosa, tornerebhe perfettamente il ravvicendo ogni soffio di vento, essa si muove: dunque si muove
fuori di ogni causa esterna; 6 aörò xvodv. E badisi che, se cosi
Aristotele trova la ragione dell’aver posto, alcuni pitagorici,
Yanima in cid, che essendo ogni altra cosa tranquille, pur tanima da che à mosso? Parrebbe muoversi da sé, dal momento che
delle pitagoriche. Infatti il pulviscolo aereo che costituisce l'a-
Queste due ultime opinioni sembrano chiare; non cosi la prima
a) Wuyts sivas Ta dv 7 dp: Edcpara
D) Pree Boe TO raÿra xivody
e una non pitagorica che afferma
C) Thv unity To adrò xivotv.
opinioni sull’anima: due pitagoriche che affermano
Qui, secondo la mente d’Aristotele, sono espresse tre
difficolta, che vorrei mettere in luce.
péporrar zal Boor héyovor Thv Wray rd atts xmoör (1). A chi esamini attentamente questo luogo, esso non appare scevro d’aleune
gwvende paver cs xivoumeya, xy ÿ vaneen Favre. ET FOTO de
così prosegue: Eome 82 xai rd mapa ray TS ayopeir Aeyógevov
ray adrny Ege Òrdvorar, Epacar yap Tives aardr oi elvan Ta éy
ré dep Edopara, of de ro raÿra xrvobv. epi de zoórar elprras, dórt
ediDemoeritointorno all’anima, terminando colle ragioni che
quei due offrono della respirazione come funzione dell anima,
tiene ai pitagorici più recenti. Ad ogni modo, accingiamoci
all’esame dei documenti più autorevoli, affinché non manchi
di qualche fondamento la conclusione a cui saremo per giun|
|
|
,
gere.
Aristotele dopo d’avere esposta la dottrina di Leu cippo
Pagina 9
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)werdt vien eig ride
(2) zoetste yap uxt ck geiz ndven zuveyüs Zei loc, c., 32-33,
(3) Cfr, SroBro, Eel. fis., c. 40, dove Vanima & detta dai pitagorici,
per sé mobile di moto eterno.
er Bent Sas
(1) De an, A. 2, 405 a. 29-32,
— Arisrorenz parla di Alemeone
dopo d'avere più particolarmente esposte le dottrine di Demo erito,Anassagora, Talete, Diogene, Eraclito.
mepi fui onck yap adrhy dSdvaroy sivas Dix 7b bourdvar vol; aS avr gors
robro N'irdpyeim adres dei mvovuéyn (1). Qui non à detto che
cosa sia l'anima, ma & detto che & sempre in moto. E non &
neppur detto apertamente se si mova di moto proprio o estrinseco. Affrettandosi però Alcmeone a soggiungere che « tutte
le cose divine si muovono continuamente » (2) & conghietturabile, dal suo punto di vista, che il divino abbia il moto in
sé e non da altro (3).
Tuttavia potrebbe affacciarsi un dubbio. La testimonianza
di Alcmeone è abbastanza autorevole per essere portata a
eonferma di una dottrina pitagoriea? Che Alemeone fosse
dall’antichitä ritenuto pitagorico, ed anziun de’ giovani discepoli di Pitagora stesso, pare certo: sebbene paia anche certo
ch'egli siasi discostato, in qualche punto, dalle idee del maestro.
Del resto, per cid che riguarda l’argomento dell’anima, & a ritedice infatti: mapazAnoicog 32 robrois zal ’Adxuateoy fomsy trodaBbery
trattandosi di materia così intricata, non sia caduto in qualche
confusione mettendo di rincontro le sentenze a) ec) senza indicare la nota essenziale che pur hanno in comune, e per cui
non si contrappongono. E questo dubbio sarebbe giustificato
anche da un altro passo riferito da Aristotele stesso. Egli
all’anima, & generalmente esatto: ma non & impossibile che qui,
minato. Tale differenza non & però di gran conto, ove si consideri che le due opinioni si rincontrano e coincidono invece
nel punto essenziale, ossia nel porre l’anima come movente sé
stessa. Questa ricerca che ha lo scopo di stabilire se Vanima,
secondo i pitagorici, simuove da sé o é mossa da altro, mi pare
della massima importanza, e merita di essere condotta colla
maggior possibile diligenza.
Aristotele, nel riferire le opinioni degli antichi intorno
essere il pulviscolo aereo, mentre gli altri non l'aveano deterin cid, che i pitagorici affermavano questo movente sé stesso
fuori d’ogni dubbio; quantunque una differenza tra loro stia in
fondersi con quelli che sostenevano la sentenza c)? A me par
nevano la sentenza a), non venivano in ultima analisi a con-
270
Gegen
(5) Op. e pag. 424.
(6) De Statu an., I, 7.
Cur. gr. aff, v. 72, — La loro opinione sarebbe condivisa dallo SrEINHART,
Plato's Werke, tv, 551.
(4) V. Prurarco, Plae., ıv, 2. Nexesio, Nat, hom, p.44, TEODORETO,
(3) Trad. dei dialoghi di Prarowr, Il Fedone, proem., p. 203.
Anopnvdjevar (Eur) eh boy spSpov zuobvsiäuuren,
(1) Cfr. ZELLER, op. ©. p. 467.
(2) De an., A 4, 408, b, 30 — Vedi anche A. 2, 404, hb, 29 ,,....
nima & nel corpo come l’uno nei numeri » (6). E in vero, 1
un altro pitagorico, Archita da Taranto, affermasse che « l'adell’argomento in un suo libro, dice che l’anima, secondo i pitagorici, s'innesta nel corpo secondo numero: e aggiunge che
altre testimonianze nominano espressamente Xenocrate come
Yautore di detta formula » (5).
La difficoltà maggiore incontrata dallo Zeller nello ammettere come pitagorica la sentenza in discorso, é fondata sui
passi d’Aristotele più sopra riferiti; l'ultimo dei quali, non
pu essere un’ ailusione ai pitagorici, anzi vi si oppone, per
cid appunto che coloro, cui il passo si riferisce, ritengono l'anima movente st stessa,
Ma se le osservazioni gia fatte in proposito hanno, come
mi sembra, un qualche fondamento, bisogna convenire che
Aristotele non fu in quel punto assai preciso, poiché la sentenza a) richiede necessariamente come implicita la nota caratteristica della sentenza c) da cui, pertanto, non si può dire
|
essenzialmente diversa.
S'aggiunga che altre testimonianze farebbero rientrare il
numero nel concetto dell’anima secondo i pitagoriei. Claudiano
Mamerto, ad esempio, il quale afferma che Filolao parlasse
questa definizione, non ha pensato ai pitagorici: e d’altro lato
che si muove (4) Poiché Aristotele, che riporta per il primo
secondo la quale Pitagora avrebbe definita anima un numero
vente sé stesso? Il Bonghi, per citare un dotto interprete
italiano moderno, non esita a ritener costoro per pitagorici:
anzi, secondo lui, Aristotele avrebbe cosi compiuto il congetto, che abbiamo visto di Alemeone (3). D'aitra parte lo
Zeller scrive :.« Si deve respingere categoricamente Yopinione
Ora, chi son costoro che dicono Vanima essere un numero moprocediamo nella rinersi schiettamente pitagorico (1). Ma
271
cerca. Aristotele, in altro luogo, dice: mons de ré Expats
ghoyararoy — rà heya dips toy yat Thy wduyiny xivodvS, Eauroy (2).
0
FILOSOFICHE ECC,
TRE PRIME SCUOLE
NELLE
WANIMA
Pagina 10
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)pitagorici,i quali aveano intuito nel numero la totalita dell’esdati onde conghietturarlo. Infatti, Ar chita tarantino, volend
272
sere, non & improbabile ritenessero anche l'anima un numero.
E, per questo riguardo, il pensiero pitagorico non oltrepasserebbe la portata del pensiero greco primitivo, che l'anima considera come parte della natura universale, dacchè usa dello
stesso principio per ispiegare essa e l’universo (1).
E se anima & un numero, per cid stesso & anche armonia (2). E strano però che Aristotele, là dove confuta la dottrina deil’anima-armonia, non faccia il nome dei pitagorici, mala
esponga semplicemente come dottrina accettata da molti (3).
o
a
stabilire una specie di rapporto tra l'anima e il corpo,dice: «
ter
nima ad exemplum unius composita est, quae sic illocali
dominatur in corpore sicut unus in numeris » (1).
7
L'uno, come è ben noto, ha nel sistema pitagorico un’ importanza essenziale. Non solo è la radice di tutti i numeri, ma
in esso, anche le qualita opposte dei numeri, il pari e Vimpari,
si trovano riunite: cosi essendo, esso rappresenta Varmonia dei
contrarii. Ora, se a questuno di
Archita diamo il significato che
E cid non & men difficile a intendersi. Poichè si capisce la podeve avere, e il concetto che ne risulta confrontiamo col testo
di Aristotele … zat yap Thv éppoviay xplar xat obydeaiy évayricy
polarità di una dottrina, come la metempsicosi, che si connette
colle aspirazioni del sentimento religioso: mentre non si capisce facilmente la popolarita di una dottrina per sé stessa
che qui si alluda veramente ai pitagorici, i quali pertanto avrebpero ritenuto l'anima un numero (0, che & lo stesso, armonia)
difficile e che, tirata alle sue ultime conseguenze, avrebbe col
movente senz'esser mosso da altro.
sentimento religioso contrastato, — Ma ammettiamo pure fosse
. Stata una dottrina popolare: non avrebbe potuto egualmente
essere stata professata dai pitagorici ? (4). Lo avrebbe richiesto
la coerenza del loro sistema generale. Ma pure ammettendo
questa non sia una buona ragione, credo non manchino altri
(1) Anzi i pitagorici lo avrebbero determinato il numero che & anima,
Yuno.
(2) Maoropro, Somn. Seip., 1, 14. — FıLoposo, De an, B. 15,
(8) De an., A. 4, 407, b. 27,
(4:8 certo che nel Fedone(88, D.) questa dottrina & difesa da Simmia,
gia scolaro di Filolao; ed Ececrate, un altro pitagorico, depo averla
bene udita, la riconosce per quella professata dalla sua scuola, Quanto poi :
al fatto che Aristotele, sia dove ricorda la dottrina dell’anima numero
movente sé stesso, sia dove ricorda l'altra dell’anima armonia, non menziona
aleuno, pur dichiarandole, dette due dottrine, popolari, non & fuori d’ogni
probabilità questa conghiettura.
— Il silenzio d'Aristotele pnd aver dipeso
da due ragioni: o dal non aver saputo realmente chi fossero gli autori di
dette dottrine; o dall’aver creduto inutile di citarli, come quelli che erano
notissimi. Ë da avvertire però che nel primo caso Aristotele (per quanto
possiamo a buon dritto inferirne da casi analoghi) avrebbe adoperato il tempo
aoristo storico, o la frase « per cid che si ricorda », mentre nei luoghi in
discorso adopera il presente. Pare, adunque, abbia maggior fondamento la
seconda ragione, Né vale il dire che l’anima-armonia fu dottrina, come ve.
dremo, anche eleatica: poiché, oltre all’essere quest/opinione aasai dubbia,
rimanendo sempre nel campo delle ipotesi, torna più probabile la popolarità
di una dottrina pitagorica che eleatica; non foss'altro per il maggior numero di filosofi che alla seuola pitagorica s'erano ascritti e che, dopo la distruzione di essa, non aveano più motivo di conservare il segreto.
eivar (AÉyovor) (2); non possiamo non sospettare con fondamento
Come dunque appare, queste poche attestazioni, che del resto
sono le più importanti e sincere rimasteci dei pitagorici intorno
all'argomento, possono collegarsi fra di loro ed integrarsi reciprocamente. Non mancano perd altri documenti, i quali, se
non fossero convenientemente interpretati, ci costringerebbero
a mutare il nostro punto di vista e le nostre conclusioni.
Secondo tali documenti le anime, nel concetto pitagorico,
altro non sarebbero che altrettante parti della grande anima
del mondo. Ma i pitagorici hanno veramente ammesso un’anima
del mondo, o le attestazioni che vi si riferiscono non debbono
piuttosto ritenersi improntate alle dottrine pit recenti di Platone e degli stoici? Certo & che il frammento attribuito a
Filolao wep! Wuxäs (3) presenta una tale affinita con dottrine
posteriori, che è difficile averlo per genuino. Lo stesso deve
dirsi delle attestazioni di A.Polystore edi Sesto Empirico,
(1) Questo passo non par fuori d’ogni sospetto allo ZBLLER (op. e., pag.
495) specialmente « perché quell'illocaliter si riferisce evidentemente a concetti posteriori ». Si potrebbe qui notare che l’altro passo, da Claudiano
Mamerto attribuito a Filolao (anima inditur corpori per numerum et
immortalem eandemque incorporalem convenientiam, 1, 7), conferma, in fondo,
illocaliter; ma supposto anche estraneo al concetto pitagorico P ilocaliter
non ne deriva che sia falso l'intero passo. — Il numero pitagorico (trovo
qui conveniente di ricordare) à un rapporto bensi fra cose corporee, ma per
sé stesso à incorpored.
(2) De An., A. 4, 407, b. 30,
(8) Pr. Srorzo, ecl., 1, 420, — Cfr. Böckn, Phil, 163 e segg.
Pagina 11
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)nel quale ultimo il mvedua dia mavrès Difxoy tradisce troppo evidentemente il carattere stoico della dottrina (1).
Di minore importanza, e per sé sole non autorevoli, sono
IV.
275
poi le attestazioni di Cicerone e di Plutarco (2). Perd, se
Seuola Elealica. — Quando i Focesi dell’Ionia, per amore
di libertà, diedero in preda ai Persiani le loro sedi nell'Asia
Minore, fondarono la colonia di Elea che ha dato il nome ad
una fiorentissima scuola di filosofia, destinata a produrre uno
dei più tenaci indirizzi che la storia del pensiero umano abbia
una dottrina filosofica dell’anima del mondo, quale si svolge
posteriormente, non & consentanea al carattere della filosofia
pitagorica, non par difficile che la religione pitagorica abbia
lasciato imaginare qualche cosa di simile a pitagorici più recenti. E noto, infatti, come cardine della religione e anche della
morale pitagorica fosse la dottrina della metempsicosi. Siccome
questa importava che le anime uscite dei corpi fossero, costrette
a volitare un certo tempo per l'aria, non fa meraviglia che,
fantasticando, ravvisassero, alcuni pitagorici, nei minuzzoli di
materia indorati dal sole, altrettante anime. Ma siffatte concezioni, ripeto, entrerebbero piuttosto nel giro della religione
che della schietta filosofia pitagorica, né stimo doverne tenere
più a lungo parola (8).
Sono menzionati dagli antichi alcuni pitagorici di minore
importanza, i quali perd sembra intrecciassero la dottrina pitagorica con altre dottrine. Abbiamo accennato ad Alc meone (4).
Ricorderemo Ip paso che, accostandosi ad Eraclito, avrebbe
ritenuta l’anima di natura ignea (5); ed Ecfanto che, accostandosi ad Anassagora, avrebbe attribuito all'anima o alla voös
mai registrato. E pare anzi che lo stesso Seno fane, fondatore
della scuola, prendesse parte allo stanziamento di detta colonia,
ela celebrasse con un canto epico, nella stessa guisa che avea
celebrato Colofone sua patria (1). Mentre da frammenti rimastici de’ suoi seritti e da sicure testimonianze, risulta incontestabilmente il novello impulso dato da lui alla filosofia oggettiva della natura, nulla sappiamo di positivo delle sue idee
intorno all’anima. Un’attestazione di D.
Laerzio, confermata da
Tertulliano, ci autorizzerebbe a credere che egli avesse ritenuta l’anima come un soffio, uno spiro; ma non sappiamo nulla
di più (2).
Ed anche per cid che riguarda Parmenide siamo scarsi
di notizie sull’argomento: ché dalle poche e vaghe sue idee
antropologiche non si pud costruire una ben fondata idea
sull’anima (3). Facendosi eco d’una gia nota opinione, pare egli
la forza motrice del mondo (6).
(1) Vedi Diocene L., vint, 25, e Sesto Ewprrico, Math., 1x, 197.
(2) De nat, deorum, 1, 2. Plac., 1v, 7. Cfr. ZELLER, op.c., pag. 3989 —
A tutto cid si può aggiungere il silenzio d'Aristotele.
(3) Quella che si potrebbe chiamare la demonologia pitagorica, ossia la
eredenza in geni benefici o malefici e nell'infuenza loro sulle determinazioni mane, non costitnisee parte integrante ed essenziale della filosofia pitagorica, e d'altronde era credenza popolare.
(4) Medico; fa di Crotone. À ricordato come contemporaneo e forse discepolo di Pitagora. Si é occupato di ricerche fisiologiche e psicologiche,
(5) Terrururano, De An.,e. 5. Non si ha alcuna notizia sicura intorno
alla sua vita, Arist. (Metaf., 1, 3, 984, a. 7) lo congiunge con Eraclito e
lo dice Merxnovrivos.
(6) Irrozıto, Refut., 1, 15, 28, Lo dice Svoxzoûsios, Fu contemporaneo di
Archita,
pa eenn ners
pure professasse l’uomo esser nato sotto l’influenza del calore
(1) Mürren, Storia della letter. gr., x, 1, p. 408.Senofane nacque a
Colofone il 569 a. Cr., e per lunga eta sopravvisse a Pitagora. Giovane
ancora peregrind nelle città dell’Ellade, della Sicilia, della magna Grecia
come un rapsodo. In alcuni suoi versi tramandatici da Diogene Laerzio
(L. 1x) ricorda d’esser giunto ai 92 anni.
(2) Diog. Laer, L. 1x, p. 878. « S, animam esse spiritum ait ».Tra
TULL, De an., c. 48. Il Branors (com, 37, 57), fondandosi su questo passoe
sul framm. 3 di
Senofane, conclude ch'egli poneva la où: al disopra della
guyà © i pass al disopra della »oïs. Ma non si trova alcuna testimonianza
che giustifichi detta conclusione. Cfr. ZELLER, op. c., vol. 2% pag. 37.
(8) Parmenide di Elea (515 a Cr.) continud e svolse assai più largamente le idee di Senofane. Anzi, mentre la speculazione di questo si
aggirava quasi unicamente intorno alla critica del politeismo greco, delVantropomorfismo e antropopatismo, e solo per via indiretta riusciva alla
concezivne dell'essere uno, Parmenide affrontò direttamente il problema
dell'essere uno, affermandolo con ragioni essenzialmente metaäsiche.
Pagina 12
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)277
solare (1). Diogene Laerzio riferendosi a Parmenide dice:
Tévecly re dySpabrooy EE tthiov rpèroy yevésSa:. Ma forse convien leggere tAvos, anche perché Zenone discepolo di Par menide insegnava yéveciy te dySpeamooy Ex yhs eva: (2). Il Krische, adottando
V.
la lezione “Av, pensò a dirittura ad una produzione delle anime
Mentre le prime scuole filosofiche delia Grecia piantarono
dal soie, ma oltrepassò i limiti di una retta interpretazione (3).
Certa & però una cosa, che somma importanza egli annetteva
il germe da cui dovea rampollare quasi ogni futura speculazione intorno al problema cosmologico, ci si mostrano incuranti del problema psicologico; o, per meglio dire, lo !proponal calore, tanto da farlo entrare nel sistema come principio di
vita. Anzi, se prestiamo fede a Tertulliano (4) aver egli ricondotto il sonno e la veechiaia a difetto di calore, possiamo
arguire ritenesse tal principio o elemento non estraneo alle
produzioni mentali. Di più: Stobeo riferisce che Parmenide
ha posto l’anima della natura del fuoco (5).
Diogene Laerzio dice che Parmenide ha fatto una
sola cosa della psiche e della nous (6). Pare però che questa
identificazione debba andare riferita, più che ad altro, alla nagono assai vagamente e per incidenza, senza parer consapevoli
delle difficoltà e dell’importanza che ad esso son proprie. Le
ragioni del fatto non sono né capricciose, nè irreperibili; ma
s’inviluppano nella stessa natura del pensiero umano, il quale
mira più facilmente alle cose che gli son lontane, che a
quelle che gli son vicine; e l'innata bramosia di sapere soddisfa prima riguardo all'oggetto, e poi, assai tardi, anche riguardo a sé stesso. Cosi il bambino, all'alba di sua intelligenza
tura della conoscenza; in altre parole, Parmenide avrebbe
cupida di ragioni e di cause, chiede del sole e delle stelle, ma
di sé stesso né chiede, nè s’accorge che da ultimo, quando cioé
fatto un’identica cosa della sensazione e del pensiero (7). Anche
la trasmigrazione delle anime pare sia stata ammessa da Parmenide; ma non c’é materia sufficiente a giudicare se, pure
la sua riflessione ha tocco un certo grado di maturità: certo
ignorando, che mal conosce le altre cose, chi non abbia sé stesso
avendo accettato poeticamente la tradizione, l’abbia poi introattenzione al problema dell’anima.
:
(1) Cexsoriwo, De die nat., e. 4. « Empedocles primo membra singula
« ex terra quasi praegnante passim edita, deinde coisse et effecisse solidi
« hominis materiam, igni simul et humori permixtam. Haec eadem opinio
« etiam in Parmenide Veliate fuit paucis exceptis ab Empedocle dissensis ».
(2) Dioc. L., 1x, 22-29,
(3) Cfr. ZELLER, op. ¢., p. 61,
(4) De an, c. 48.
(5) Floril,, 105, 19. Ovpssa (cv Voy ean),
(6) Lib, 1x, p. 375. « Animam ac mentem idem esse ».
(7) V. anche Arısr., Metaf., 1v, 5, 1009, b. 12.
(8) Sıupricio, Ad, Phys, 9.
(9) Seconda Drocexe L. (L. 1x, p.382) Zenone avrebbe fatto nascere
l'anima dalla terra. Di Melisso, affatto nulla.
hie x, TUE
geessie
dotta nel sistema filosofico (8).
Di Zenone e di Melisso (9), difensori della dottrina cosmologica parmenidea, non sappiamo se abbiano rivolto la loro
e il proprio valore conoscitivo, conoseiuto.
L'anima da principio é soltanto il. perché della vita: non
un perché ideale e astratto, ma reale fe concreto. E siccome
vita sembra trovarsi dovunque sia una forma di moto spontaneo, così ogni cosa semovente vien fornita di un quid atto a
spiegare quel movimento. E in vero; l’applicazione del concetto
di causa procede parallela col desiderio di sapere, di svelare
il segreto della natura: e apparendo il moto spontaneo un ef~
fetto senza una causa, ossia un assurdo, se ne trova il perché
nell’anima: e intanto si sopisce nella lusinga di una parola
la brama di ulteriori ricerche. T alete, a mo’ d'esempio, quando
afferma che la magnete attrae il ferro per l anima che ha
dentro, & assai più soddisfatto che non sia il fisico moderno
a cui le molte e varie ipotesi sul magnetismo, parrebbero aprire
più sieuri aditi al vero. Ma il vero & relativo: e cid dobbiamo
tener per fermo in qualsiasi ricerca scientifica, ma specialmente
nella ricerca storica, se vogliamo avere adeguato il concetto
dell’evoluzione mentale umana, e sfuggire al rischio di disprezzare ingiustamente il passato, senza accorgerei che il futuro,
condannera poi il nostro orgoglio presente. Talete & soddisfatto della sua spiegazione, come il bambino ingenuo si soddisfa nell’udire dalla madre che il sole lo ha fatto Iddio. Né
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Varia, non solo come materia, ma altresi come ragione ed ineondurre a semplici combinazioni fortuite e cieche, concepisce
vero il poco fedele, Diogene d’Apollonia.
Mentre infatti Anassimene pone nell’aria il principio
materiale ed insieme animistico delle cose, Diogene, tocco
dall’ordine e dall’armonia dell’universo, ch’egli rifugge dal ri
mene venire contrastata dalle idee, che tin filosofo di Clazomene va arditamente professando, e delle quali si fa eco, a dir
avrà vittoria. Ed ecco la concezione naturalistica di Anassistessa di natura, la forma inferiore soccomberà, e la superiore
dosi a vicenda, finché dopo lunghi periodi di lotta, per legge
nuove e le vecchie attacheranno tra loro battaglia, soverchianturbano le léggi determinate e fisse che ne regolano le modificazioni complessive.
Ed é perciö che nel campo dell'attività mentale, le forme
la degradazione, d’altronde incontestabili, di aleune forme, non
avvera anche nell’evoluzione organica: dove l’involuzione e
la legge generale dell'evoluzione cogitativa, E il fatto che si
anima sia per Talete la forza d'un Iddio commisto alle cose,
per Anassimene l'anima é la forza dell'aria. Un progresso
c'é: non foss’altro in questo, che il misterioso problema& portato dal cielo in terra, tolto a Dio e immedesimato nella natura.Ma qui si rende necessaria un’osservazione. Il progresso
del pensiero umano risulta continuo ove si tenga di mira la
totalita di esso: che se, per contrario, si considerino isolatamente i diversi stadii o momenti particolari del suo cammino,
non di rado vien fatto di scorgere dei ritorni alle precedenti
forme meno perfette: ritorni che non bastano perd a smentire
non si perita di farlo un predicato della materia, sviando cosi
dalle intenzioni primitive di colui che Aristotele, in un ima così dire, naturalizzando. Mentre infatti non & escluso che
estrinsecazioni,
nella Magna Grecia, e precisamente a Crotone, sorge un’altra
Yacme della gloria. Mentre adunque nell’Asia Minore la filosofia procede a disvelare naturalmente l’origine dell’ universo,
parve destinato a raggiungere, in varie sue
ha introdotto nella filosofia il più inutile, quando non é il più
dannoso, di tutti i sistemi: l’eclettismo.
La filosofia greca, come 6 risaputo, nacque ne’ due punti
estremi dell'Ellade, l’Asia Minore e la Magna Grecia, e nacque
con diversi indirizzi e diverse tendenze, raccoltisi poi in una.
sintesi meravigliosa ad Atene, la città dove lo spirito umano
gene non sé accorto della contraddizione in cui cadeva; ed
Yanima fatto e fattore naturale, o per l’anima fatto e fattore
che oltrepassa la natura, e la domina quasi dal di fuori. Dioo pel monismo Jonico, o pel dualismo di Anassagora: oper
trova costretto a tradurre la sua perplessità in una forma eclettica, intesa a conciliare Anassimene con Anassagora.
Ma lo spirito della dottrina di Anassagora, é in contraddizione collo spirito della dottrina Jonica: e il tentativo di Diogene riesce, alla fine, ad una mostruosita. Bisognava decidersi
lo convince, dall’altra questa nuova idea lo seduces; così che si
Zeller, si libra tra la concezione naturalistica dei primie la
novita importata dal secondo. Da una parte, quel naturalismo
di Anassagora. Il pensiero di Diogene, infatti, come nota lo
peto di entusiastica ammirazione, avea chiamato l’unico desto
fra una turba di dormienti.
ll fatto ha la sua spiegazione: il fatto, dico, di questa infedeltà da Diogene commessa, sia rispetto alla dottrina degli Jonici primitivi, sia rispetto alla nuova e rivoluzionaria dottrina
togliere ogni corporeit al nuovo elemento. Diogene, invece,
Perd Anassagora, il famoso inventore della voös, si sforza,
pur non riuscendovi, di spiritualizzare, 0, per meglio dire, di
non solo, ma anche d'intelligenza.
ignoranza, Dio non sarebbe stato l’anelito più potente e universale dell’ umanita. E la storia dimostra come questi concetti
e questi enti riposti, vadano allontanando sempre più fino a
svanire 0 a raccogliersi nel mistico asilo del sentimento, man
mano si estende la consapevole investigazione dei processi causali della natura.
Da Talete ad Anassimene il concetto dell'anima si va,
tenuto dietro, nell’uomo, la sconfortante coscienza della propria
telligenza. Ed ecco oggettivato un altro elemento soggeitivo, e
ritenuto come coefficiente essenziale dell’essere o di una parte
dell'essere. Anassimene s'era, in fondo, accontentato di dire
che l'aria, com’é l'anima e la vita del corpo, così & l’anima e
la vita dell’universo. Diogene va più in là; e scorgendo nelj'anima l'intelligenza, fa l'aria intelligente e la diffonde per
universo. In tal modo, il concetto dell’anima si va integrando
coll'aggiunta di una nuova nota: essa divien principio di vita,
uno né l’altro chiede di più, perché l’angustia della rispettiva
cerchia d’ idee, non acconsente l’estensione della conoscenza
delle cause. L'anima, per Talete, & nella natura un primo assoluto, come Dio pel bambino e, diciamo pure, per l’uomo del
volgo. Certamente, Se all’innato desiderio di sapere non avesse
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)scuola filosofica la quale, con mezzi diversi e ricchi di geniale
originalita, si propone il medesimo fine — voglio dire la scuola
pitagorica.
un fatto essenzialmente naturale. Non c’é dubbio: la contraddizione stride, e non é unica nella storia del pensiero umano. Ma
Non è senza un interesse essenziale al mio studio, che io
di quel certo senso storico, che & come la lampada accesa
vado così esaminando, per quanto in modo generale e certamente incompleto, la fortuna dei primissimi sistemi filosofiei:
poichè prescindendo da essi, non si può aver chiara l'idea del
come siasi venuto sviluppando il concetto dell'anima; tanto più
che,
in queste prime concezioni, anima é parte integrante del
problema cosmologico. E ne abbiamo già avuta una prova in
nella lontana penombra del mondo antico. Senso storico il quale,
non è ingenita e prodigiosa facoltà dell’animo, ma piuttosto un
Anassimene, che fece dell’aria la materia dell’universo, e insieme l’anima dell'uomo. Ora, a chi ben guardi, non procede
per altra via l’antico pensiero pitagorico.
Anche i pitagorici furono tocchi dall'ordine e dall’armonia
dell’universo e, versati com’erano nelle matematiche, si studiarono di trovarne il perché nel numero: e posero il numero a
principio naturale delle cose, le quali pertanto sarebbero riuseite ail’armonia, non per virtù di forze estrinseche (come nel
concetto di Anassagora), ma per originaria virt delle cose
stesse. Non rinnoveremo qui le vecchie e recenti discussioni
intorno al numero pitagorico ; solo ci accontenteremo di notare
come esso costituisca colle cose una specie di identita,e percid
non sia un principio astratto e metafisico. Cosi é dato un giusto
eriterio, secondo cui collocare il sistema pitagorico tra i naturalistici: non tenendo conto delle modificazioni che interessi o
convincimenti diversi v'hanno in seguito importato.
Il problema dell’anima fu trattato, come vedemmo, dai pitagorici, i quali nulla vi scorsero che eccedesse i limiti della
naturalitâ:e fecero dell’anima un numero, proprio come Anassimene avca fatto dell'anima, aria. L'uomo insomma, qui, in
questi primi conati d'interpretazione della natura, si sente e si
considera natura, e non sogna nemmeno principii che gli sieno
propri ed essenziali,
|
L’anima & pei pitagorici un numero armonico; ma non si
deve intendere che sia causa o principio d'armonia nel corpo
;
che anche il corpo & un numero, e per cid stesso un'armonia.
Ma sarebbe quant’altra mai illegittimo, dal sistema pitagorico
ricavare qualunque conelusione che sapesse di dualismo. Nella
stessa guisa che il divino, pur facendo parte essenzialissima
della religione pitagorica, non entra affatto nella cosmologia
pitagorica, cosi l’anima, che nella dottrina della metempsicosi
riveste caratteri extra naturali, nell'antropologia pitagorica, à
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chi se ne meravigliasse accuserebbe una colpevole mancanza
riflesso dell'indagine storica sapientemente rivolta ai fatti, alle
loro cause, alle loro leggi e a quel moto evolutivo che anima
insieme la natura e il pensiero.
Or dunque, se noi scorgiamo contraddizione nell’ insieme
dell’organismo scientifico-religioso del pitagoreismo e di altre
scuole, lo dobbiamo alla coscienza gia divenuta in noi matura,
dell’incompatibilita fra il regno della religione e quello della
scienza. Ma la contraddizione non poteva apparire quando il
pensiero umano, nascendo allora ad una vita libera e propria,
mal si adattava, in nome della scienza e della ragione, a far
tacere i prepotenti bisogni dell'affetto, e a sostituire un ideale
schiettamente umano, all'ideale più facile e lusinghiero di Dio
e della vita futura. S'aggiunga che un problema filosofico non
é un fiore esotico, spuntato per caso sul terreno della mente
umana. Esso ha radici profonde ed estese che lo collegano a
tutte insieme le manifestazioni della vita, nelle quali trova poi
anche la sua soluzione. Ebbene, chi pensi a quella insistente
nota di dolore che accompagna, presso i Greci, le prime intuizioni della vita, e ispira patetici canti ai poeti & tristi meditazioni ai sapienti, e incombe quasi come un fato sulla coscienza
del popolo greco, non deve meravigliarsi, io credo, se legge
qua e là nella filosofia primitiva il desiderio di un’altra vitae
di un altro mondo, in potere del Dio, ove cessi il dolore arrida, almeno ai pii, la pace lungamente bramata. Eeco perché
Yanima-numero della filosofia pitagorica si risolve nella religione pitagorica in metempsicosi, che ha per fine l’apocatastasi
delle anime.
|
La scuola eleatica trattò meno di ogni altra il problema
dell'anima. Ed & curioso che essendosi essa addentrata, specie
con Parmenide, nei recessi della conoscenza umana, non
abbia provato il bisogno di più seria indagine sui principio
conoscitivo. La cosa d'altronde é naturale, e si collega colle
osservazioni precedenti, dalle quali spieca la conclusione che
il fatto s'impone sempre immediatamente; mentre le ragioni
del fatto scaturiscono tardi e in seguito a più matura riflessione del pensiero. Il perchè più prossimo del conoscere fu
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)dagli eleati riposto nella ragione che non erra e nel senso. E
la ragione e il senso ammisero quali entità primitive, come
avea fatto Talete del movimento e Anassimene dell’aria,
senza curare se forse nella serie delle cause non si sarebbe
potuto andar più lontano. E poi, ripetiamo una vecchia osservazione, il problema cosmologico assorbe siffattamente la speculazione primitiva che non c’& posto, quasi direi, per il problema dell'anima. E dove questo si tratta, si tratta più in
servizio della spiegazione cosmologica che antropologica,
Eppure qui, in questi rudimentali conati scientifici, quanta
potenzialitä della filosofia futura! Le idee sull’anima sono, qui,
un’imperfetta elaborazione razionale delle idee tradizionali:
sono ingenui e incomposti concepimenti, ben lontani dal porgere un organismo sistematico di dottrine. Ma per essi, attraverso la filosofia di Eraclito, di Empedocle,
di Demoerito, di Anassagora, di Socrate, si arriverà per una serie
ininterrotia di cause a quel miracolo di genialità che sono i
sistemi di Platone e di Aristotele. Nulla & trascurabile
nella storia del pensiero umano, perché tutto in essa ebbe la
sua ragione di essere: ragione che, tolta via, renderebbe inconeepibile ogni ulteriore movimento del pensiero stesso. L'efficienza quasi impercettibile dei minimi, che ha tanta parte
in ogni formazione naturale, è anche la chiave d’ogni concepimento filosofico, per quanto recondito e grandioso.
Reggio Emilia, 1891.
GIOVANNI DANDOLO.
Studi di Biologia generale
LA LOTTA FRA GLI ESSERI VIVENTI
MEDIANTE
Li PRODUZIONE DI SOSTAYZE CHIGICHE (*)
11 nostro argomento, attinto dalla fisiologia, presenta prima
ben
vista il carattere di una generalità assai limitata, ma però
problemí
alti
di
soluzione
la
per
chiave
la
considerato può darci
biologici. Intendo dire di alcune chimiche sostanze che si adoperano in fisiologia come stimoli, in medicina come farmaci.
Questi corpi, che, nella maggior parte dei casi, la moderna
chimica ha riconosciuti come individui chimici ben determinati, provengono dal regno vegetale e si estraggono dalle radici,
dai tuberi, dalle scorze, dalle foglie e dai semi di moltissime
piante. Una parte di queste sostanze forma un gruppo di corpi
o
contenenti azoto e di natura basica, che perciò si chiaman
alcaloidi, i quali derivano quasi tutti dalle basi di piridina e
chinolina, e sono delle amine terziarie e secondarie.
Per studiare la funzione degli organismi, per indagare le
manifestazioni vitali della complessa e maravigliosa macchina
organica, noi siamo costretti, il più delle volte, a portarvi delle
perturbazioni, ad esaltare alcune di queste funzioni, ad abolirne
delle altre. A questo scopo ci serviamo, non solo di mezzi meccanici e fisici, ma anche di mezzi chimici, e specialmente degli
alcaloidi, i quali hanno fornito alla fisiologia larga messe di
fatti di eminentissima importanza.
L’esperienza ci ha insegnato che questi corpi introdotti
nell’organismo, anche in piccolissima quantità per rapporto
alla mole dell'animale, vi producono delle perturbazioni violentissime. La piccolezza della dose del corpo attivo sorprende tanto
pit, inquantoché questo corpo, prima di agire sul tessuto di
predilezione, deve essersi diluito nei liquidi dell’organismo v1vente. Un'altra caraticristica di tali corpi chimici & la men(*) Prelezioné al corso di Fisiologia sperimentale dato nella Universita
libera di Perugia.