Volledige tekst tonen5 pagina's
Pagina 1
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)Vin x
SULARLA , KR.
“2
|
Lane
Come
Women
£11924
2e G
considera autentica o tutt’ al più opera di un discepolo che
conosceva bene Platone'®, ma anche dalle antiche biografie
di Archita contenute nel Laerzio, VIII 79-83, e nella Suda
Archita sulla musica in Rep. VII 530D, e sembra dipendere
dall’opera di Archita sulla geometria solida anche in 528D.
In ogni caso, anche Archita, filosofo pitagorico e stra-
(Al e A2 DK). I due si erano incontrati per la prima volta
tega per sette volte consecutive a Taranto (A1 DK), colonia
durante il primo viaggio di Platone in Magna Grecia e in
spartana fondata nel 706 a.C. e particolarmente fiorente e
potente durante la maturita e la vecchiaia di Archita'®, nonché probabilmente otparnyòs abtoxpatwp (A2 DK)”, condivideva l’ideale di Platone del sovrano illuminato dalla
filosofia'*, e mi pare di per sé altamente significativo che
Sicilia nel 388/7 a.C.", e la tradizione recepi un tale legame
tra i due da presentare o Archita come il maestro pitagorico
di Platone dopo la morte di Socrate (Cic. Rep. I 10, 16)’, o
Platone quale maestro di Archita, che gli consenti di ottenere successo a Taranto, come si legge nel Discorso sull’amoprecisamente a lui sia forse dovuta, o comunque certamente
re attribuito a Demostene, 46. La relazione tra i due che
emerge dalla VII Lettera é più vicina alla seconda alternativa,
attribuita, la creazione della formula del Baotieúg come
VvÓROG ÉLYUYXOG.
LA a8
e si caratterizza come un rapporto di amicizia, solidarieta e
\ AR. A oe,
ospitalità. Inoltre, Platone cita un passo dallo scritto di
pp. 146-155.
=
e supplicandolo di non frapporre ostacoli alla mia partenza; quello acconsenti e mi lascid andare, offrendomi le provvigioni per il viaggio» (tr. R.
Radice). I rapporti tra Archita e Platone quali risultano da questa fonte
sono analizzati da G.E.R. Lroyp, Plato and Archytasin the Seventh Letter,
«Phronesis» 35 (1990), pp. 159-173. Cfr. anche $. Lampropou
ou, Peri
tinon Pythagoreion filosofikon protupon para Platoni, «Platon» 26 (1974),
Medioplatonici e pitagorizzanti: Filone e i trattatisti De regno
I concetto di vönog Euwuxog, che nel pitagorico e medioplatonico Ps. Archita (o forse Archita stesso, pitagorico
amico di Platone) rimane allo stato di formula, in quanto
l’attenzione dell’autore & focalizzata altrove e il sovrano
8 N. Purceut, South Italy in the Fourth Century B.C., in The Cam-
' REALE, Storia, vol. III; ID., Per una nuova interpretazione di Platone, considera la lettera autentica; cfr. anche, ad es. L. Brisson, Platon:
Lettres, Paris 1987; Ltoyp, Plato and Archytas; M. SCHoFIELD, Plato and
Practical Politics, in The Cambridge History of Greek and Roman Political
Thought, ed. Id. - Ch. Rowe, Cambridge 2000, pp. 293-302.
% Pl. Ep. VII 324A, 326BD; Cic. Rep. I 10, 16; Philod. Acad. Ind.
X 5-11; cfr. Diog. Laërt. HI 6.
7 Platonem Socrate mortuo primum in Aegyptum discendi causa, post
in Italiam et in Siciliam contendisse, ut Pythagorae inventa perdisceret, eumque et cum Archyta Tarentino et cum Timaeo Locro multum fuisse, et Phi.
lolai commentarios esse nanctum. Anche l’anonimo citato da Fozio, p. 237,
6 Th., indica in «Archita il vecchio», 'Apyitas à npeofôrepoc, il maestro
di Platone (all’epoca in cui scriveva, Fozio non era ancora patriarca: cfr. J.
ScHAMP-B. KiNor, Thesaurus Photii Constantinopolitani Bibliothecae, Turhout 2004, XL-XLVI).
88
bridge Ancient History, V1: The Fourth Century B.C., edd. D.M. Lewis, J.
Boardman, S. Hornblower, M. Ostwald, Cambridge 1994, pp. 381-403:
388; anche P. WUILLEUMIER, Tarente des Origines à la Conquête Romaine,
Paris 1939, pp. 68-69.
9 Oltre alla bibliografia gia fornita su Archita, rinvio a G. STANO,
Archita, «Rivista del liceo ginnasio “Archita” di Taranto» 15 (1939), pp.
3-13 [non vidi); A. MELE, I Pitagorici ed Archita, in Storia della società
italiana, vol. 1: Dalla preistoria all'espansione di Roma, Milano 1981, pp.
269-298. Per il rapporto di Archita con Taranto rinvio a HUFFMAN,
Archytas, 1.3, con estesa documentazione.
1% W.K.C. GUTHRIE, A History of Greek Philosophy, I, Cambridge
1962, p. 333 propone effettivamente di vedere in Archita il modello del
sovrano-filosofo di Platone; Viastos considera addirittura Archita stesso
come il “filosofo ideale” di Platone: G. Viastos, Socrates: Ironist and
Moral Philosopher, Ithaca, NY 1991, p. 129.
Pagina 2
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)viene concepito essenzialmente come magistrato ed esecutore della legge, si ripresenta in un autore molto vicino al
Medioplatonismo, e influenzato anche dallo Stoicismo, codella ragione (81-87). Anche nel De specialibus legibus Mose
é figura del re-legislatore e si trova espressa l’istanza, comume Filone'”', soprattutto nel De vita Mosis, 1, 162; 2, 4, e nel
ne ad “Ecfanto”, dell’imitazione di Dio da parte del sovrano (IV 187-188).
De Abrahamo, 5. Filone riprende direttamente la nozione
La caratterizzazione del sovrano come vönog Éuyvyoc,
platonica del politico-filosofo. Mose é figura del legislatore,
in effetti, si approfondisce e si focalizza soprattutto a livello
del sacerdote e del profeta, dotato di cwppocbvn e di &ykpéter, e di un ruolo di tramite fra Dio, con cui è in contatto
etico-religioso con i trattatisti epi Bacıkeiag mediopitagodiretto, e il mondo che si rivela pienamente convergente con
quello dei trattatisti Peri basileias. In Mos. 2, 4, in particolare, Filone osserva che «il dovere di un sovrano è comandare cid che è giusto e proibire cid che è sbagliato. Ora,
ingiungere cid che si dovrebbe fare e vietare cid che non si
dovrebbe è la funzione peculiare della legge [vopoc]; ne
consegue, pertanto, che il sovrano é la legge vivente [vönos
Enyuxog] e che la legge & un sovrano giusto». Mose, figura
monarchica, € incarnazione della legge e la legge mosaica si
accorda con quella naturale. Nel De Josepho, Filone teorizza
un duplice rapporto, tra il sovrano e Dio e tra Dio e il
popolo: il sovrano sta alla nazione da lui governata come
Dio sta all’universo, e come il sovrano imita Dio cercando
di conseguire le virtù tipiche di Dio, così il suo popolo si
riforma cercando di imitare il sovrano, con l’abolizione delle
passioni e il conseguimento della éyxpateta sotto la guida
rici Diotogene, Stenida ed “Ecfanto”, forse del I sec. d.C.'”,
il cui influsso sembra essersi esteso fino al mondo bizantino e
addirittura al pensiero politico russo'”. A loro avviso, il so-
1? Stenida è il meno rilevante rispetto al nostro tema specifico.
Documentazione su questi trattatisti da ultimo in I. RameLuı, Allegoria,
I, L’etä classica, Milano 2004, pp. 367-377; cfr. L. Der Arre, Les traités de
la royauté d'Ecphante, Diotogène, Sthénidas, Liège-Paris 1942; F. DvorNIK, Early Christian and Byzantine Political Philosophy: Origins and Background, 1-11, Washington D.C. 1966; AaLpers, Nomos empsychos, pp.
315-329; G.A.W. CHESNUT, The Ruler and the Logos in Neopythagorean,
Middle Platonic, and Late Stoic Political Philosophy, in Aufstieg und Niedergang
der Römischen Welt 11, 16/2 (1978), pp. 1310-1332; SQuiLLoNt, If
concetto di “regno”, spec. p. 123 ss.; Eap., [re e il concetto di imitazione di
Dio nel Peri Basileias dello Ps. Ecfanto, «Annali del Dip. di Filosofia
dell’Universitä Statale di Milano» 4 (1988), pp. 3-22; M. SCHULTE, Speculum regis: Studien zur Fürstenspiegel-Literatur in der griechisch-römischen
Antike, Münster 2001, in partic. pp. 136-158 per i tre trattatisti Peri
basileias; per le radici della trattatistica De regno nella monarchia ellenistica: F. CHAMOUX, The Hellenistic Monarchies: Their Years of Glory, in
ID., Hellenistic Civilization, Malden-Oxford 2002, cap. 3 = tr. di ID., La
1 MARTENS, Nomos empsychos in Philo and Clement, pp. 323-338.
Cfr. anche R. BARRACLOUGH, Philo's Politics. Roman Rule and Hellenistic
Judaism, in Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt II, 21, 1, BerlinNew York 1984, pp. 417-553; K. GIRARDET, Naturrecht und Naturgesetz,
«Rheinisches Museum» 138 (1995), pp. 266-298; P. Borgen, Moses, Jesus,
and the Roman emperor, «Novum Testamentum» 38 (1996), pp. 145-159;
H. NAJMAN, The law of nature and the authority of Mosaic law, «Studia
Philonica Annual» 11 (1999), pp. 55-73; R. WEBER, Das “Gesetz” bei
Philon von Alexandrien und Flavius Josephus, Bern-Frankfurt am Main
2001; cfr. R. Rapice, La figura del legislatore in Filone e i suoi precedenti
filosofici, «Ricerche Storico-Bibliche» 15 (2003), pp. 153-162.
lungi dall’essere certa: secondo E.R. Goodenough, T.A. Sinclair, H.
Thesleff e, con alcune riserve, G.J.D. Aalders, “Ecfanto” andrebbe posto
nel III sec. a.C.; per Delatte tra I e II sec. d.C., per W. Burkert all’inizio
del III. Cfr. B. CENTRONE, Ecphante de Crotone, in R. Goulet (ed.),
Dictionnaire des pilosophes antiques, WI, Paris 2000, p. 55 con bibl.
™ Cfr. I. SHEvcENKo, A Neglected Byzantine Source of the Muscovite
Political Ideology, «Harvard Slavic Studies» 1954, pp. 141-174.
90
91
Civilisation bellénistique, Paris 1985”. Per la datazione, vigono molte
incertezze: la datazione al I sec. d.C. @ proposta dalla Squilloni, da Zecchini e da altri, e mi sembra fondata su argomenti degni di nota, ma &
Pagina 3
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)vrano è superiore agli altri mortali per essenza, dotato di
supremazia nella ragione e nella virtù, e si configura come
un intermediario tra il mondo divino e quello umano. Infatti,
egli @ un essere semidivino venuto a beneficare gli uomini, e
Puomo più giusto sarà colui che più si conforma alla legge:
infatti, senza giustizia nessuno potra essere sovrano, € senza
la legge non potra esservi nemmeno la giustizia. Il giusto é
nella legge e dalla legge scaturisce il giusto. I/ re € o la legge
il suo potere ha un’origine divina'”*. Il suo ruolo di mediazione è uno dei caratteri centrali che in questi trattati mostrano l’influsso della filosofia medioplatonica, che conferisce ad essi anche l’ispirazione etico-religiosa, soprattutto nel
vivente [vönog Épwoxoc] o un capo conforme alla legge [vómhoc]; per questo, di conseguenza, egli è l’uomo più giusto, e
caso di “Ecfanto”, che appare il più vicino al Medioplatoniproblema: il re deve essere l’uomo più giusto, la giustizia è la
conformita alla legge, dunque il re dev’essere il più conforsmo. In questo indirizzo filosofico, infatti, il ruolo mediatore
del Saipev è importante e ha una funzione del tutto parallela
a quella rivestita dal sovrano come legge vivente: si tratta, a
ben vedere, dello stesso ruolo che Platone nel Politico assegnava all’avip Bacıkıkög, il quale nel nostro tempo ha la
stessa funzione svolta dai ôaiuoves al tempo di Crono. Il
concetto forte di mediazione, in effetti, si addice assai meglio alla struttura gerarchizzata del reale propria dell’impostazione platonica, dove & ncessario un intermediario rispetal contempo l’uomo più conforme alla legge» (p. 263, 15-20).
Diotogene dà una dimostrazione pressoché matematica del
me alla legge in assoluto, essere l’incarnazione stessa della
legge, governando il suo Stato come Dio governa l’universo
(p. 265, 6 ss.), e imitando il principio cosmico, così come la
città da lui retta deve essere pipnotc della noArteia celeste
(p. 265, 10 ss). Ora, gia nel passo del Politico platonico che
abbiamo ricordato, 301E, la roAtteia terrena su cui regna il
BaoiAtkòs avrip deve imitare la noAtteia ideale, secondo il
principio della pipnorg che, insieme alla péOekic, è cardine
to al piano della trascendenza, che non all’immanentismo
della metafisica platonica, in quanto designa il rapporto tra
stoico, dove, propriamente parlando, non c’é nulla da mele realtà sensibili e le Idee, loro modelli'*. Tradotta sul
diare, in quanto non si danno piani trascendenti. Analogamente è di origine platonica il concetto di éuoiwoic Be che
deve ispirare il governante: il Medioplatonismo fece dell’assimilazione a Dio il fine etico stesso. E significativo che il
piano immanentistico stoico, questa nozione diviene quella,
Medioplatonismo era ben portato ad assimilarsi al Neopitagorismo, come accadde ad esempio nel caso di Numenio.
Specialmente per Diotogene, cui € ascritto anche un
trattato [epi eboeBeiac, il basileus è la legge vivente, vópos
Euwvxog, colui che riproduce le qualita del Dio celeste, tra
cui il logos universale: «Sarà l’uomo più giusto ad essere re, e
™ L'idea della scelta divina dell’imperatore romano & indagata in
J.R. Fears, Princeps a dits electus: The Divine Election of the Emperor,
Rome 1977.
92
gia ricordata, della cittadinanza comune a tutti gli uomini e
agli dèi, ossia a tutti gli esseri razionali, nella Citta di Zeus,
che é il cosmo.
Un altro elemento di chiara derivazione platonica si
trova in Diotogene, p. 266, 10 ss.: il sovrano sta ai sudditi
come l’anima razionale, la Aoyikà wuyá, sta alle facoltà inferiori irascibile (tò Ovpoerdéc) e concupiscibile (16 Erıiduuntıköv). Evidentemente si tratta della tripartizione platonica
dell’anima, con la parte direttiva affidata all’anima razionale. La razionalità è il tratto distintivo del sovrano di Diotogene, che incarna il /ogos universale e divino ed effettiva93 Cfr. la documentazione fornita qui supra nelle note.
Pagina 4
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)sovrano riproduce in sé l’ordine universale voluto da Dio,
ppôvnois del mondo (p. 279, 15-20): «Chiaramente, questo
può darsi soltanto in presenza della ppóvnoig, e allo stesso
modoé chiaro che la ppóvnots del mondo è Dio, poiché esso
mente é definito da Diotogene Beòg év dvOpdroig, mentre i
sudditi rappresentano l’elemento irrazionale che deve essere
controllato e diretto, così come nel cosmo la ragione divina
controlla tutto. Il rapporto tra i sudditi e il sovrano e tra il
sovrano e Dio € teorizzato in base al concetto di öuoiwcıg e
di pipnorg™. Il sovrano deve imitare Dio in base al principio
giusta sistemazione di ogni cosa, e senza il voÿc queste cose
di ómtówors Be, che è essenzialmente platonico e poi si
non possono sussistere. Cosi anche il re senza la ppóvnous
presenta in autori anche stoico-cinici come Musonio"”; la
popolazione a sua volta deve imitare il sovrano. Il rapporto
del sovrano con la legge & immediato, in quanto egli stesso &
la legge: egli è dunque titolare di un potere immenso e privo
di controllo esterno (p. 265, 22 ss), e al contempo soggetto a
limitazioni in sé: egli deve sottomettersi alla legge divina per
poter garantire la propria legittimita, e poiché egli deve
importare la ragione cosmica nello Stato da lui governato,
legiferando, ossia emanando la legge positiva che è espressione della legge universale, obbedira poi egli stesso non solo
alla legge universale, bensi anche a quella positiva, pur rimanendo in facoltà di cambiarla in meglio. ”
In “Ecfanto” - che non va confuso con l’omonimo Pitagorico del IV sec. a.C. (51 DK) - pur non comparendo mai
é tenuto unito e saldo dal perfetto ordinamento e dalla
non può avere queste qualita, ossia la giustizia, la temperanza, lo spirito sociale, etc.».
Soprattutto, in “Ecfanto” emergono molte idee pitagorico-platoniche nella dottrina del basileus che garantisce la
salvezza dei sudditi, in una prospettiva soteriologica che ben
si adatta all’afflato mistico di questo testo. Innanzitutto, la
salvezza si attua attraverso la purificazione che ai sudditi
deriva dalla conformazione al basileus (p. 274, 5 ss); quindi,
anche attraverso la contemplazione della bellezza — altro
tema di origini platoniche - dell’ordine universale e del
sovrano che lo imita (p. 274, 15 ss.); infine, attraverso la
tensione verso il Bene che il sovrano sa infondere nei sudditi
per mezzo di una reminiscenza e una terapia dell’anima, altri
temi tutti platonici: «Solo il sovrano è in grado di produrre
nella natura umana questa fensione verso il Bene, affinché
espressamente la formula vönog Éuyvxoc, gli stessi temi si
approfondiscono e si connotano in senso più espressamente
l’uomo segua Dio imitando la sua persona superiore. Ma gli
religioso, con un più stretto parallelo tra il Dio celeste e il
blio a causa di una cattiva condotta di vita, vengono rinvigoriti dal logos, che, accolto in loro, ne guarisce le malattie, e,
una volta eliminato l'oblìo che abitava in loro a causa dei
vizi, fa rinascere il ricordo, da cui ha origine cid che é chiamato “persuasione”» (p. 278, 10 ss.). La prospettiva è masovrano terreno, tra l'intelligenza celeste e quella terrena del
sovrano, e con tratti più marcatamente etico-salvifici. Innanzitutto, il suo sovrano & Ypövınoc, dotato cioë della
stessa virtù del Baoıkıkög avip del Politico di Platone e
della stessa sua superiorità sulle leggi scritte, in quanto il
uomini, intropiditi in una specie di ebbrezza e caduti nell'onifestamente platonizzante, e non sorprende che sia molto
sentito, come in Platone (e nello ps. Archita), il problema
5e Cfr. SQuILLont, Il concetto, pp. 63-83.
#7 Cfr. il mio Musonio, intr., e pp. 103-120, e La concezione di Giove
negli stoici romani di eta neroniana, «Rendiconti dell’Istituto Lombardo»,
Classe di Lettere, 131 (1997), pp. 292-320.
94
dell’educazione e della persuasione, in “Ecfanto” dovuto
alla duplice valenza che assume il /ogos impersonato dal
sovrano: ragione e anche discorso, che sappia persuadere al
benee alla verita. Per questo, il sovrano risulta, come Dio,
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)aitioc àyaBöv, e finisce per esercitare una funzione soteriologica'®. E sempre in prospettiva platonico-pitagorica, non
sorprende nemmeno che “Ecfanto” insista tanto sul tema
della misura, precisamente quello di Platone nel Politico
(283C-287B; 305E-311C), secondo cui il politico & chi sa
unificare gli opposti in giusta misura: la misura e l’armonia
universale, tramite il sovrano, e con un graduale processo di
imitazione attraverso persuasione e reminiscenza, si rispecchiano nella misura e nell’armonia della collettivita. Del
tutto platonica é anche, in “Ecfanto”, la concezione della
vita terrena come un esilio, una condizione di lontananza
dalla vera patria, come ben risulta dalla dichiarazione di
apertura dell’autore, a p. 244, 13 ss: «L'uomoé sulla terra
un essere lontano dalla sua vera patria [an@xiopévov ypñual]
e di gran lunga sminuito rispetto alla sua natura più pura
[TOAD tac kaBapotépas pooros EAutrobnevov)».
Stoici eclettici: Musonio, Seneca, Dione
+
Musonio Rufo, cinico-stoico con forte ispirazione direttamente socratica, nella Diss. 8, dal titolo "Orı paocopntéov Kai toig Bacıkeücıv, spiega ad un re siraco che il sovrano deve essere filosofo prima di chiunque altro'”: «Non
credere che fare filosofia si addica a qualcun altro più che a
te, e non in virtù di qualcos’altro se non perché tu ti trovi ad
essere un sovrano. Infatti, il re deve essere in grado di
preservare gli uomini e di beneficarli [oútetv, edepyeteiv].
9e SQUILLONI, I concetto di regno, p. 91 ss. e p. 100 ss.
1 W, KLAssEN, The king as “living law” with particular reference to
Musonius Rufus, «Studies in Religion» 14 (1985), pp. 63-71; cfr. I. RaMELLI, Stoicismo e Cristianesimo in area siriaca nella seconda meta del I
secolo d.C., «Sileno» 25 (1999), pp. 197-212; Ean., Musonio Rufo. Diatribe, frammenti, testimonianze, Milano 2001, pp. 102-119.