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Propaganda politica e senso religioso
nell’azione di Epaminonda
Parlando dei preliminari della battaglia di Leuttra. Senofonte (Hell. vi, 4,7), dopo aver riferito l’oracolo relativo alle
vergini violate dagli Spartani (le figlie di Schedaso) che preannuncid la sconfitta dei colpevoli nel luogo dove si trovava la
loro tomba, e dopo aver detto che i Tebani ornarono tale
tomba prima della battaglia, osserva che da Tebe giunse l'annunzio che i templi si erano aperti da soli e che dal tempio
di Eracle erano scomparse le armi come se il dio si fosse
recato egli stesso a combattere, ed aggiunge: ci pév di) stes
Ayousıv We Talta navta teyvdopata Av wv mposcanzizwv.
Diodoro, che dipende per questa parte del suo racconto da
Eforo, non solo raccoglie questa voce, che circolava evidentemente già all'indomani della battaglia!, ma dà un nome
agli anonimi ‘capi’ di Senofonte, attribuendo senz'altro ad
Epaminonda il merito di avere neutralizzato con la sua formazione filosofica l’effetto dei presagi ostili che avevano turbato alla vigilia della battaglia i superstiziosi Tebani (xv,
52,3 ss.) e di avere anzi provocato ad arte il diffondersi di
voci sui prodigi ed oracoli di buon augurio (xv, 53,4-54,4):
fu lui a persuadere gente venuta da Tebe a dire che dal
tempio di Eracle le armi erano scomparse all'improvviso; a
far venire un altro messo dall’oracolo di Trofonio con l’ordine del dio di istituire una festa a Lebadea, dopo la vittoria,
in onore di Zeus Basileus; a spingere un fuoruscito spartano
1 La stesura di questa parte delle Elleniche cominciò dopo il 369. Cfr. M.
Sordi, / caratteri dell’opera storiografica di Senofonte nelle Elleniche, «Athenaeum», 28 (1950), 50 ss.; in particolare, per il vi libro, E. Delebecque, Essai
sur la vie de Xénophon, Paris 1957, p. 509, pensa alla fine del 357. Sul problema della data di composizione v. ora anche W. P. Henry, Greek historical
Writing (A Historiographical Essay based on Xenoph. Hell), Chicago 1967,
pp. 162 ss.
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Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)a citare l'oracolo secondo cui gli Spartani sarebbero stati
sconfitti dai Tebani a Leuttra: a ricordare gli oracoli indigeni che parlavano delle figlie di Schedaso: con questi discorsi egli liberò i soldati dalla superstizione (Sewridaunevia:
ib. 55,4 e 54,4).
La fonte utilizzata qui da Eforo sembra la stessa di Paus. 1x,
13 ed è certamente una fonte tebana informata con precisione sui fatti: tale fonte non metteva in dubbio però l'autenticità degli oracoli e dei prodigi a favore di Tebe. In Pausania, infatti (1x, 13,5/6), la maledizione che incombeva sugli Spartani per la morte delle figlie di Schedaso è ricordata
come un fatto, non come un artificio di Epaminonda, al quale è attribuito pure, prima del famoso consiglio dei Bcotarchi in cui fu votata la battaglia, un sacrificio sulla tomba
di Schedaso e delle sue figlie.
Il dubbio sull'autenticità degli oracoli e dei prodigi e l'accenno alla paideia che stava alla base deli‘atteggiamento di
Epaminonda e che gii permetteva di superare con la logica
della ragione la fede superstiziosa nei segni (Diod. xv, 52.7:
TegLicsonnabe xal Teic
Ev radeln Aoyiouoic yenodpevoz...)
risale invece ad Eforo ed è caratteristico della sua mentalità *:
- egli era allievo di Isocrate, il teorico della paideia e del diritto alla supremazia che deriva dalla superiorità intellettuale, il maestro della tecnica psicagogica
‘, dell’arte della persuasione, per il quale il mito, pur corrispondendo ad una fase
infantile, alogica dell'umanità, diventa una delle argomentazioni fondamentali della nuova oratoria politica’.
2 Si tratta probabilmente di Dionisodoro o di Anaxis, gli storici contemporanei dell'egemonia tebana: non importa sapere qui se Pausania li abbia
usati direttamente o attraverso la mediazione della vita di Epaminonda di
Plutarco per noi perduta, come è stato supposto (cfr. L. Peper, De Plutarchi
Epaminonda, diss. lena, pp. 20 ss.; F. Carrata Thomes, Egemonia beotica e
potenza marittima nella politica di Epaminonda, Torino 1952, p. 10).
3 Per il giudizio di Eforo sulla paideia di Epaminonda v. A. Momigliano,
L'ogemonia tebana in Senofonte e in Eforo, «Atene e Roma», 37 (1935),
PROPAGANDA POLITICA NELL'AZIONE DI EPAMINONDA
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Le osservazioni di Senofonte e di Eforo dimostrano che la
tendenza di Epaminonda a ricorrere, nella sua attività politica e militare (non solo al tempo di Leuttra, ma, come vedremo, anche più tardi, al tempo della fondazione di Messene),
ai prodigi e ai segni, fu oggetto di attenzione e di discussioni da parte dei contemporanei. È interessante osservare che
proprio da questa tendenza di Epaminonda parte Plutarco.
el De Genio Socratis, per impostare il problema centrale
dell'operetta: di fronte alla notizia che Epaminonda, dopo aver
vegliato sulla tomba di Lysis di Taranto, il suo maestro pitagorico, deciderà, salvo intervento contrario del genio durante la notte, di rimandare in Italia le ceneri del tarentino,
Galessidoro (Mor. 579 F ss.) osserva che è difficile trovare un
uomo esente da pregiudizi e da superstizioni, perché gli uni
sono malati per ingenuità e per debolezza di spirito, gli altri.
pur atteggiandosi a gente superiore, fingono di avere ispirazioni in sogni e in visioni ed aggiunge: «forse agli uomini
politici, obbligati a trattare con una folla insolente, questo
modo di agire può essere utile; essi tengono la moltitudine a
freno con la superstizione, le fanno cambiare idea, la tirano
dalla loro parte». Ma questi procedimenti
egli continua —
sembrano indegni della filosofia. E Galassidoro contrappone la
filosofia di Socrate, tutta razionale, alla filosofia di Pitagora e di
Empedocle, che lo aveva preceduto e che era infestata di visioni, di favole, di superstizione. L'osservazione di Galassidoro provoca da parte dei suoi interlocutori la rivendicazione
dell'aspetto mistico e ‘demonico’, che sta alla base della stessa
filosofia di Socrate e da cui nessuna sapienza può prescindere.
Il De Genio Socratis è un’operetta complessa e il valore delle
notizie storiche in essa contenute è discusso ®: ma, al di là
del giudizio generale sullo scritto di Plutarco, resta il fatto
che non solo al plutarcheo Galassidoro, ma anche ai contemporanei Senofonte e Eforo, il ricorso di Epaminonda ai sogni
e agli oracoli apparve un espediente, spiegabile solo con il
calcolo politico. Fra i contemporanei non mancò anzi, anche
3 ss.
4 Cfr. Paneg. 8 e Antid. 271 ss. (specie 275).
5 Isocrate non è il solo maestro della storiografia retorico-psicagogica: essa
corrisponde al contrario ad una tendenza molto diffusa nel iv secolo; v. in
proposito S. Mazzarino, Il pensiero storico classico, 1, Bari 1966. pp. 404 ss.
che ricorda fra l’altro l'uso del mito come strumento logico di azione nei
discorsi di Pelopida a Suva e di Callia a Sparta.
6 Per il carattere ‘romanzesco’ del De Genio Socratis, v. S. Accame, L’attentato di Pelopida contro i polemarchi, «Riv. di Filol», 64 (1936), 351. Sul
tono favolistico dell’opera, che non esclude peraltro la presenza in essa di
notizie autentiche, v. anche Mazzarino, Il pensiero storico..., 1, p. 431 (a proposito della tomba di Alcmena v. infra).
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fuori di Tebe, chi non solo giustificö quell'espediente, ma lo
demoniche che operano nella natura, nella storia e negli uoesaltò addirittura come prova della libertà di pensiero e di
azione con cuí un uomo formato dal ragionamento filosofico
sapeva governare le paure e le superstizioni delle folle ignomini, all’attesa ‘messianica’ di ‘uomini divini’, simili agli eroi
ranti.
Dal punto di vista del tema che stiamo studiando, la propaganda come persuasione occulta, questa constatazione è già di
per sé non priva di importanza: agli occhi degli spregiudicati intellettuali del rv secolo, secondo il giudizio di una civiltà
che riteneva di aver raggiunto la piena maturità della ragione,
la fede delle masse negli oracoli e nell’intervento degli dei,
come la credenza negli antichi miti, poteva, anzi doveva, essere strumentalizzata da una classe dirigente intellettualmente formata per i propri fini politici: nel giudizio di Eforo
sull'atteggiamento di Epaminonda, come nella teorizzazione
isocratea della funzione psicagogica dell’oratoria e nella utilizzazione costante, nei discorsi ufficiali del rv secolo. del mito come argomentazione politica e come strumento di azione,
la manipolazione propagandistica dell'opinione pubblica viene
legittimata.
Per Demostene Delfi, con il suo oracolo e la sua arcaica organizzazione teocratica, è «un'ombra»: ma siccome il prestigio religioso di Delfi è ancora grandissimo presso le folle greche e questo prestigio trasforma il controllo di Delfi in potenza politica, egli stesso consiglia agli Ateniesi, irritati dalle
prepotenze compiute in seno all’Anfizionia da Filippo, dai
Tessali e dai Tebani all'indomani della terza guerra sacra, di
cedere piuttosto che «combattere ora contro tutti per l’ombra
che è in Delfi» (Per la pace, 25).
Dal punto di vista religioso, come dal punto di vista politico,
il rv secolo è in Grecia un’epoca di contrasti: la sofistica e le
filosofie razionalistiche hanno messo in crisi la religione della
polis, come la lunga lotta per l’egemonia ne ha messo in crisi
le strutture e gli ideali; ma la crisi della polis permette, sul
piano politico, il riaffiorare degli ethne che avevano mantenuto
intatte le loro strutture tribali e il loro arcaico federalismo;
allo stesso modo, sul piano religioso, la decadenza della religione della polis lascia libero spazio all'antica religiosità popolare, all’ansia mistica di rapporti più intimi con il mondo
divino che trova il suo sbocco nei misteri, alla fede nelle forze
e ai semidei del mito, capaci di beneficare l'umanità e di salvarla.
Così il rv secolo vede due ‘guerre sacre’, che contribuiscono a
cambiare nel giro di pochi anni il volto della Grecia: vede
Filippo e i suoi soldati coronati di alloro farsi vendicatori del
dio di Delfi (Iustin. vii, 2,3) e crocifiggere il cadavere di
Onomarco, colpevole di sacrilegio (Diod. xvi, 35,6 e 61,2):
assiste alla trasfigurazione operata da Timoleonte dei suoi successi militari e politici in un’opera divina della Fortuna, che
ha fatto di lui un ‘uomo sacro’ (Plut. Timol. 16,12), un vendicatore che agisce stv dem’; è spettatore, ora scettico, ora:
commosso, mai indifferente, della convinzione di Alessandro
di essere figlio di Zeus.
La storiografia moderna ha da tempo respinto l’idea che il
viaggio di Alessandro all’oasi di Ammone sia solo il frutto di
una fredda impostura e di una accorta propaganda e coglie
al contrario in esso, e in tutto l'atteggiamento del Macedone
verso la divinità, la spinta di un impulso religioso irresistibile‘: ciò che gli Ateniesi contemporanei consideravano solo
un espediente risibile — basta ricordare la battuta scherzosa
di Demostene alla richiesta di Alessandro di essere riconosciuto figlio.di Zeus — poteva diventare nel figlio di Olimpia, imbevuto dell’arcaica religiosità di Dodona, convinzione sincera e
fede profonda in una missione divina.
Allo stesso modo vale forse la pena di domandarsi se quegli
atteggiamenti di Epaminonda che, ad Atene, spregiudicati intellettuali considerarono solo espedienti propagandistici, non
debbano essere ricondotti invece, nell'ambiente culturalmente
e spiritualmente più primitivo dell’agricola Beozia, ad una
autentica matrice religiosa.
Si è visto che la fonte di Diodoro, Eforo, attribuisce proprio
alla formazione filosofica di Epaminonda la superiorità di costui sui suoi rozzi concittadini e la sua capacità di superare
7 Per la concezione della Fortuna in Timoleonte v. M. Sordi, Timoleonte,
Palermo 1961, pp. 81 ss.
8 Così G. Pasquali, Alessandro all’oasi di Ammone e Callistene, «Rivista di
Filol.», 1929, 513 ss, e ora in Pagine stravaganti, 1, Firenze 1968, pp. 213 ss.
(e p. 219), a cui rinvio per la bibliografia precedente.
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la loro superstizione servendosene per i propri fini politici:
ma la filosofia a cui Epaminonda aveva dato la sua adesione
quale l’aiuto dato da Aristomene ai Tebani viene riportato addirittura alla battaglia di Leuttra. Secondo le fonti messeniche
era il pitagorismo”, la meno ‘razionalistica’ e la più ‘mistica’
— dice Pausania — Aristomene, che era morto da tempo, avedi tutte le filosofie greche: la ‘filosofia’ infestata di visioni, di
favole e di superstizioni che Galassidoro contrapponeva appunto, nel De Genio Socratis, alla limpida impostazione razionale della filosofia socratica.
È alla luce del pitagorismo, dunque, che bisogna forse rivedere tutto l’atteggiamento religioso di Epaminonda o, almeno,
le manifestazioni caratterizzanti di questo atteggiamento: Pausania, nel libro dedicato alla Messenia (iv. 26 ss.) dipendente, per la parte che riguarda i rapporti fra questa regione e i
Tebani, da fonti locali messeniche, confrontate dallo stesso
Pausania con fonti locali beotiche (iv, 52,4/5), presenta Epava combattuto per Tebe a Leuttra ed aveva contribuito in
sommo grado alla sconfitta spartana: secondo le fonti beotiche, invece, l’aiuto era stato indiretto: un oracolo di Trofonio aveva rivelato ai Tebani che la vittoria sarebbe stata loro
se avessero innalzato come trofeo lo scudo che Aristomene
minonda, in occasione della fondazione di Messene, al centro
Ma c'è di più: un'iscrizione tebana del 371 ricorda i VULAOÉEE
aveva consacrato al dio di Lebadea (Zeus) ed Epaminonda
aveva mandato Senofonte a prendere lo scudo ed aveva innalzato il trofeo in un luogo dal quale gli Spartani potessero vederlo. L'importanza dell'oracolo di Trofonio nella psicologia
dei combattenti di Leuttra è messa in rilievo anche da Diodoro (xv, 53,4) ed era nota pertanto al contemporaneo Eforo.
di un complesso racconto di sogni, di messaggi dall'altro monreérauæ portati da Senocrate a Leuttra per volere di Zeus".
do, di sacrifici e di riti misterici (collegati, come nella storia
La storia dello scudo di Aristomene sembra dunque antica.
Nel commentare la notizia messenica della partecipazione di
Aristomene alla battaglia di Leuttra Pausania osserva che essa
della tomba di Alcmena ad Aliarto narrata da Plutarco nel
De Genio Socratis, con antiche iscrizioni ”}), di oracoli di Bacis
e di arcaiche cerimonie religiose.
Non c'è dubbio che l'Epaminonda di Pausania, che riceve
dalle rivelazioni notturne dell’antico Caucon l'indicazione del
luogo su cui fondare Messene, ricorda da vicino l’Epaminonda del De Genio Socratis, che veglia di notte sulla tomba di
Lysis per ricevere da un daimon il permesso di trattenere in
Beozia o di rinviare in Italia le ceneri del maestro. Ma l’ipotesi che la Vita per noi perduta di Epaminonda di Plutarco
sia stata- una delle fonti di Pausania non basta da sola a spiegare queste somiglianze. Al centro delle rivelazioni ricevute
da Epaminonda c’è, nel racconto di Pausania, il ritrovamento del testamento di Aristomene, l’eroe della seconda guerra
messenica; il rapporto tra Epaminonda ed Aristomene è affermato da Pausania anche in un altro passo (rv, 32,4 ss.), nel
$ Oltre al De Genio Socratis già citato, v. Diod. xv, 39, 2, xvi, 2, 3 e Corn.
Epam. 2, 2; Paus. 1x, 13, 1; Ael. v. A. 111, 17. Per un elenco più ampio delle
fonti sul pitagorismo di Epaminonda v. M. Fortina, Epaminonda, Torino 1958,
pp. 5 ss. n, 15.
10 Cfr. Plut. Mor. 577 D per la tomba di Alcmena nel De Genio Socratis e
Paus. Iv, 26, 8 per il rotolo di stagno contenente il testamento di Aristomene e le prescrizioni per i riti delle grandi dec trovato in un‘idria di bronzo
nel luogo dove poi sorse Messene.
presuppone la fede nell’immortalità dell'anima:
che questa
fede fu di Epaminonda risulta dalle celebri parole che le fonti gli attribuiscono nel momento della morte, sul campo di
Mantinea: «La morte non è la fine, ma l’inizio di una vita migliore: Epaminonda nasce ora, perché muore così». Ma nell'episodio della fondazione di Messene in Pausania, come in
quello della veglia di Epaminonda sulla tomba di Lysis nel
De Genio Socratis, la fede generica nell'immortalità dell’anima assume un colore più specificatamente pitagorico nell’affermazione di un rapporto misterioso fra Epaminonda e l’anima di Aristomene, di cui Epaminonda compie il testamen- to, fra Epaminonda e l’anima di Lysis, che in lui continua,
in un certo senso, la sua vita (Plut. Mor. 586 Ass. = De Genio |
Socratis, 16).
Per i Pitagorici la metempsicosi era essenziale all’interpretazione della storia: per il pitagorico Epaminonda essa fu, forse, :
1 IG vit, 2462 = Tod. 130.
12 Val. Max. 111, 2, ext. 5; sulle parole di Epaminonda prima della sua morte v. anche Paus. 1x. 15; Diod. xv, 87; Cic. Tusc. v, 17, 49; De fin. 11, 30,97.
B Cfr. Mazzarino, Il pensiero storico..., 1, p. 208. Si può aggiungere. che
caratteristica dei Pitagorici appare anche l'utilizzazione di messaggi giunti
Pagina 5
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)spinta mistica e motivazione ideologica all’azione nella storia. Parlando del sacrificio compiuto, alla vigilia di Leuttra,
da Epaminonda sulla tomba di Schedaso e delle sue figlie morte per colpa degli Spartani, Pausania (1x. 13,6) afferma che
egli promise nella preghiera we où pälhov Unie cwsnglac
OnBatwy À xai tıuwplas Exeivwv tov dyûva èoduevov.
Nella decisione di innalzare sul campo di Leuttra lo scudo di
Aristomene e, poi, nella decisione di fondare Messene, in
adempimento del testamento di Aristomene, quella Messene
che costituirà da allora una spina piantata nel fianco di Sparta e
che consacrandone la decadenza, rappresenterà l'acquisizione
più duratura della politica di Epaminonda. il grande tebano
continua coerentemente ad atteggiarsi, allo stesso modo che
nella promessa fatta sulla tomba di Schedaso e delle sue figlie.
come il vendicatore di tutte le ingiustizie passate e presenti di
Sparta, il liberatore di tutti gli oppressi dalla sua ‘tirannide’.
Questa ideologia della vendetta, che nel mite Epaminonda si
accoppia con il più profondo distacco da ogni odio personale,
non solo contro gli avversari interni, ma verso gli stessi Spartani’*, si trasforma, attraverso l'assunzione dell’antico eroe
messenico a ispiratore e a simbolo della lotta contro gli oppressori, in una missione religiosa. Essa fa di Epaminonda. come poi di Timoleonte, che ad Epaminonda, forse, volle ispirarsi, un tepdv &vdpa xaì civ dep Tipwpóv ": così lo colsero i
dall’altro mondo per accreditare culti o riti. La vicenda narrata da Pausania
a proposito dell’introduzione per opera di Epaminonda, ispirato dall’antico
Caucon, dei misteri delle grandi dee in Messenia, ricorda da vicino la leg.
genda raccontata da Erodoto (1, 13 ss.) di Aristea di Proconneso che, 240 o
340 anni dopo la sua morte (per le incongruenze della cronologia qui seguita da Erodoto, v. U. Cozzoli, J Cimmeri, Roma 1968, pp. 67 ss.), sarebbe apparso ai Metapontini ed avrebbe introdotto nella loro città il culto di
Apollo. Questo culto, che in Metaponto è attestato epigraficamente già alla
fine del vi o agli inizi del v secolo, fu introdotto a quanto sembra dai Pitagorici, ai quali viene attribuita anche la messa in «cena del prodigio di Aristea (v. G. Giannelli, Culti e miti della Magna Grecia, Firenze 1963, pp.
64 ss.)
14 Cfr. Plut. Pel. 25, 2; Corn. Ep. 7, 1 e 10, 3 (per l'atteggiamento di Epaminonda verso gli avversari interni); Diod. xv, 72, 1/2 (per l'atteggiamento
verso gli Spartani).
15 Plut. Timol. 16, 12 a proposito di Timoleonte. È interessante osservare
che il corinzio Timoleonte era stato nel 366/5, al tempo dell'uccisione del
fratello Timofane da lui accusato di tirannide, un fautore di Epaminonda
e dei Tebani (cfr. Sordi, Timoleonte, pp. 4 «s.). Non si può escludere quindi che l’idea di presentarsi come un vendicatore scelto dagli dei sia nata
in Timoleonte proprio dai suoi contatti con Epaminonda. Potrebbe attesta-
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PROPAGANDA POLITICA NELL'AZIONE DI EPAMINONDA
Tebani suoi contemporanei nei versi che posero sotto la statua
innalzatagli dopo fa morte (Paus. IX, 15,6): Mueripaus Boviaig
Iraprn piv éxelpato Bétav / Meconvn Steph zenva yosvw déyetat
[ ….adrévoucs Ö"ENàs mao iv Ehevdecty *.
Cosi colse Epaminonda il contemporaneo Senofonte, che, pur
senza nominarlo esplicitamente, vide nella sua vittoria di Leut- .
tra il compiersi della vendetta divina su Sparta” e che mise
in evidenza della sua vittoria di Mantinea, pur ammirando
esplicitamente dell’uomo la geniale strategia e la forza di carattere, i risultati puramente distruttivi: dopo la battaglia, infatti, «la confusione e il turbamento erano più grandi in Gre|
o
cia di prima» (Hell. vi, 5,27).
mio
Il profondo pessimismo di questo giudizio sintetizza a
avviso in modo assai valido i due aspetti fondamentali
dell aegezione di Epaminonda: la costruzione senza domani dell
di
monia tebana e il colpo decisivo da lui inferto alla potenza
Sparta *. Con il vendicatore Epaminonda la Grecia delle poleis
comincia il suo cammino verso la fine.
pubblicato artic:
* Quando questo lavoro era gia in bozze, è stato
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IG vu 2462 con Paus. Iv, 32,5 € nega la storicità
cosa si pensi re
scudo di Aristomene narrato da Pausania. Qualsiasi
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storicità di tale episodio, esso si inquadra in ogni
di Epaminonda e nella sua propaganda e deve essere
pertanio mo
antico.
Soroı M. Propaganda polilica e senso religioso nell’azione di Bpaminonda :
Contrib. Ist. di stor, ant. (cf. Hist. gén. : Recueils) II 45-53, ! Critiquée par
ses contemporains épris de raison et cons} ieree par certains comme un pur
moyen de propagande, la tendance d’Epaminondas a recourir aux signes et
aux prodiges dans son activité politique et militaire relève en fait d'un sen- |
timent authentiquement religieux. Le rapport mysterieux qu'il a avec les |
Ames d'Aristomène et de Lysis a une couleur nettement pythagoricienne.
En agissant en tant que vengeur des injustices passées et présentes, il accomplit |
une mission religieuse.
or
inonda su Timoleonte anche imp
re l’esistenza di un'influenza di Epam
?.
or.
tr
ss.;
4
36,
.
Timol
tanza attribuita da Timoleonte al daimon (Plut.
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Messe
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qui
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dato
iept
eto
‘epi
16 Vale la pena dii notare l’epit
a Sparta: esso sottolinca l’idea del
con l'umiliazione inflitta da Epaminonda
tta.
vende
della
carattere sacro
17 Xen. Hell. v, 4, 1, e VI, 2, 3.
Thebes, «Cl. Quart, “
18 Anche per G. L. Cawkwell, Epaminondas and
s
politica di Epaminon
della
tante
impor
più
ato
risult
il
275,
),
Peloponneso.
fine da lui imposta alla dominazione spartana nel