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SERE E.
¡ba
= IL SISTEMA ASTRONOMICO DEI PITAGORICI
In: Rivista Sicula, 1869 - p. 13 - 22
1D ATEN ASTRONOMICO. DAL PITAGON.
I progressi delle scienze hanno sempre un principio più o meno
chiaro, più o meno inviluppato, che ora si nasconde sotto la for:
ma dei miti, ora sotto l'apparenza di simbolo, ora veste il caraltere del vero stesso, ma inesplicato e come abbozzo d’ alto concepimento. E ogni principio*di verità manifestata è una scopertà,
la quale, se non sarà accettata dai contemporanci, si manifesterà
ad intervalli nelle
epoche di progresso e finirà col dominare il
mondo intellettuale.
+
à
Se grande ammirazione reca la conoscenza completa e definitiva
d'una verità dopo lunghi secoli di esperimento e di lotta contro 1
pregiudizi umani, che sono i veri nemici del progresso, una riverenza
si sente verso coloro che primi sparsero i semi del vero; verso coloro.
dico, che fecero una scoperta, benchè non completa, o ancora inviluppata d'errore. Così, spesso investigando le reliquie degli antichissimi creatori della scienza, ci vien fatto di trovare i germi delle
scoperte moderne e le scoperte istesse, presentale simbolicamente;
ci occorre di trovare concepimenti alti e sublimi, i quali per predominio di opinioni opposte e diverse, che chbero maggior fortuna.
vennero quasi
dimenticati o tenuti di poco conto. Cid avvenne
principalmente ai pitagorici, fondatori della scuola filosofica italica.
Ebbero essi aletini concetti divinatori, che In scienza ha confermato, ampliandoli, spogliandoli del simbolismo e della mitologia.
Per sventura della scienza però la posterità non potè sempre conoscere tutte le verità e i principi dai pitagorici manifestati, anzi
ne conobbe alcuni soltanto , falsati da interpolatori o da menzoenere tradizioni.
°
”
Aristotele, che fu nemico della scienza pitogorica, combattens
dola sempre e per tulto, ci tramand poche ense di essa dotirina
a «differenza di Stoben, Plutarco, Lacrzio, Procln ed altri,
i quali
però essendo molto posteriori, mischiano il vero al falso, all'antico il nuovo. La erifica moderna nel discernere l'uno dall'altro
lia spesso negato e distrutto ba tradizione; cd ha tenuto come fonte
sieura €) aatentica il solo Aristotele,
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gorici fu senza dubiio
Uno dei più grandi concepimenti dei pitadivi
nazione, che l'astro-.
il sistema astronomico. Fu questo una vera
sconomia oggi per mezzo dei grandi progressi e delle immense
noj qui
14
che ci si presentano come
o di quel pitagorico. Così presso Stobeo (1): Filolao pone il fuoco
in mezzo presso il centro e il chiama focolare dell'universo e casa
di Giove e madre degli dèi, altare, confronto e misura della naepimento
perte ha reso un falto sperimentato. Quesetoleconc
e nolizie che
scars
dubbi
ni
o
vogliamo investigare in mezz
.
.
.
ereditammo.
le
tare
accet
ndo
pote
Non potendo allontanarci da Aristotele ne
hè non
opinioni e'i frammenti riferiti dagli scrittori posteriori, perc(2);
stizione
autentici nè esatti (1), non rigellando però Inotradi
disparità per .
alle
mezz
in
do
accor
r
miamo opportuno di mette
rn
trovare qualche soddisfacente soluzione:
pitagorici, dicono
mati
chia
i,
Italic
"> Scrive Aristotele: alcuni degli
terra, che è uno deessere nel centro (dell'universo) il fuoco;o,laprodu
rre la notte e il
gli astri, portata in giro intorno al centr
terra che chiaaltra
giorno. Mettono ancora in opposizione alla terra le) guardi
a o presimano degli antipodi...Chiamano (il fuoco centra
(ni
dio di Giove (3). Ed altrove: poichè In decade sembra loro pitagoi, i
rici) esser perfetta ed abbracciare tutta la natura dei numer
pero
do
15
frammenti o come opinioni di questo
tura; e ancora un altro fuoco superiore che comprende (circonda
l'universo). Il primo (dice) esser per natura il centro, intorno ad
esso girare dieci corpi divini, cielo, pianeti, dopo questi il sole,
sotto il quale la luna, sotto essa la terra, sutto la quale la terra
degli antipodi, dopo tutti questi il fuoco di Vesta, che tiene l'orn+en
dine intorno al centro....E il Pséudoplutarco (2): Filolao pitagorico pose il fuoco nel mezzo, essendo questo il focolare dell'universo; in terzo la terra che abitiamo dalla parte opposta situata e
portata in giro agli antipodi; per la qual cosa quei che abitano
in questa non vedono-gli abitanti in quella. Ed ancora (3):
PET
Tutti gli
altri pongono immobile la terra; però Filolao pitagorico girante a
cerchio intorno il fuoco per cerchio obliquo come il sole e la luna;
ed Eraclide pontico ed Ecfanto pitagorico dicono muoversi la terra,
non di moto circolare, ma sopra un perno a guisa di ruota da occidente ad oriente intorno al suo centro.
Ammettendo apocrifo il frammento riferito da Stobeo (4) ed incerte le stesse tradizioni del libro attribuito a Plutarco e facendo
corpi porlali in giro pel ciclo dicono csser dieci; essen di (4).
nove solamente gli apparenti, fanno decimo la terra degli antipo
oscuro ed
— Da questi soli luoghi di Aristotele riescirebbo affatto
mo Ic tradizioni
attenzione alle parole di Diogene Laerzio sul dubbio della riferita opiincomprensibile il sistema pitagorico, se non ntessi
nione; ci atteniamo alle parole di Aristotele nell'attribuire ai pitagorici in generale il concetto del fuoco centrale e del movimento
della terra. Non attribuiamo a questo o a quel pitagorico le opidr Alteren| Pythagoreer.
des Archytas und| der
P
(1) Cf. Gruppe, Ueber dieie Fragm.
Berlin, 1840. Srhaarschmidt, Die angebliche Schriftssellerei dés Philolaus und die
Bruchstticke thm zugeschrieberien Bücher. Bonn, 1888,
(2) V. Usiologia, Proleg. pag. XIX, XXVI-XXXIL
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yap nd ufanv nip xivat pact, av
(3) De coclo, 11; 13... Emi ÈV
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(4) Met. 1, 5, Afyw d'olov, med} véeunv À denks elvar Onxet zei
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tiv obpavoy, déxa piv elval qua dvrtov dì tuvla pivoy pastori».
Si codtn denarıv tiv Arias waar.
nioni, mn a tutta la scuola, che formò un' sodalizio compatto, il
quale non sparse idee che come concepite dal fondatore Pitagora.
CeArR
Quindi Filolao, Iceta, Ecfanto non altro significato hanno per noi
che d'esser pitagorici.
Aristotele non presenta tutto il sistema pitagorico; quel che ci
(1) Ecl. phys. c. 22, pag. 488, ed Meineke, p. 135, didcdaog wip dv plow
amAehe>“€=ee
PATATA
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mspi to xévrpov. x. T. À.
(2) De plac. pbîl. HE, 11. DiA. 6 Mud. cò pèv wip péaov x. 7. À.
(3) De plac. phil. 117, 13. Ol piv ZAlot, pévev riv yiiv. duo. dì
ò Muday., xUxd@..... x. +. à.
Cfr. Diog. Laert. VIII, 83, che dice l’opinione di Filolan esser attribuita da alruni ad Iceta siracusano.»
(4) Schaarschmidt, op. cit. p. 27 e seg.
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IL SISTEMA ASTRONOMICO DEL PITAGONICI,
da di corto vil assoluto, è il fuoco centrale, come punto di mezzo
dogli
terra
dell'universo, il moto della terra € opposta ad essaSila può
quindi
.
decade
la
tare
comple
per
antipodi, decimo astro
o
ETF
dla questa sostanza ignen e lucente. Platone ancora (Cratilo) ci dä
inferire che i dieci corpi divini (Betz cuiyxra) del supposto Filola
i
siend quuli intendevano i pitagorici , cioè il cielo, comeil volta;
rio; sole, la
cinque pianeti, saturno, giove, marte, venere, mercuioni
sono esatte
tradiz
le
ue
adunq
qui
luna, la terra, Vantictone. Fin
ento della
movim
il
e
le
centra
e si ha come irrefragabile il fuoco
.
o
Ma qui si domanda che s intende pel fuoco centrale. Aristotele al
terra.
rono dover
medesimo luogo (de cnelo) dice che i pitagorici stima
rono esser
occupare il centro dell'univers> o il fuoco, perchè crede
#
2
, xupróarov
eoit
(tip
per natura più nobile e più degno che la terra
ov TOÏ
satov); che quindi, convenendo custodirsi, To xupiwvat Stobeo
rxvrös, lo chiamavano presidio di Giove (Aug quaaxt).
riferendo n Filolao (1. c.) la detta opiniono, lo chiama mip istias,
Aug olans, pte Dev, rh. Plutarco, taria; presso Bonnie
Simplicio lrovasi l'espressione : Zavós möpy%s, Che molto è simile
A Atos Quaany di Aristotele (1). Por quanto tutti questi epiteti sieno
incerti, eccetto quel di Aristotele, crediamo che In denominazione di
è confronta coliotia, data al fuoco centrale, sia pitagorica, perch
simbaleggiando
rico,
pitago
tutto
Uécría del Fedro di Platone, qui
cui girano 1
nella Dea il centro immobile dell'universo, intorno avero,
apposto
pianeti e il cielo stellato (2). Anzi credo cho il nome
ce dela casa
al fuoco centrale dai pitagorici, fosse Estia, custoditri
deli nine
à
z
Ecti
degli dèi, che 'è la casa di Giove (pévei yap
o, focolare. E i pitagoriei ;
páva) , oltre che Estia signifi,ficafigufuoc
rarono sempre le cose Hy na
come tutti gli antichi filoso
adatto
tura sotto un mito (putodoyasct); e qual poten essere più
di torta pel fuoco centrale dell'universo?
, il più s ublime
* Nell Estin si ha: dunquè Y elemento del e foco
ora, secondo In
Pitag
degli elementi (3) pei pitagorici e dal qual
s Wer-
(1) tfr. Boeckh, Philolans des Pythaog. Lehren, nebst den Bruchst. scine
kes. Bertin. 1819, pag. 90.
(a) Phaedr,
Prof.
XXVI, p. 713-13, ed. Mirschig. Didot, 1855. Cfr. Usiolozia,
p. XXVII—XXIX.
(3) Arist. de coelu l. e.
17
‘tradizione, dice aver principio il mando (1). 1 Estia è l'essenza
delle cose e dei mondi che le circolano intorno, mondi formati
dell'origine di questa parola U idea in essa compresa, mostrando
la comunanza fra éotia, ¿oía ed ooix, essenza (2). L'Estia dei
pitagorici sarebbe come il nucleo della sostanza che compone i
AMT
.
mondi infiniti, non partecipe del movimento di lraslazione, intorno
al quale girerebbero tulli gli anelli e masse sideree, fra cui ancora
il nostro sole, centro ed estia del nostro sistema planetario. E
questo centro invisibile e lontanissimo ni nostri sguardi deve esisfere secondo le più ardite conghictlure «dell'astronomia , perchè
si è trovato e provato che il sole muovesi velocemente verso un
punto che sla presso alla costellazione di Ercole (3); e si conghielturd che «i moti propri delle stelle, svariatamente lontane,
e del sole stesso, si compiono in immensi giri concentrici, il centro di questi moti nvrebbe a trovarsi a 90 dal punto verso il quale
si volge il nostro sistema solare ». «L'Argelander, con quel prudente riserbo e con quell'alacrità d'ingegno che gli son peculiari,
esaminò fino a qual grado di probabilità poteva indagarsi il centro generale della gravitazione del nostro strato sidereo nella costellazione di
Perseo. 11 Mädier invece, respingendo la idea di
una massa centrica preponderante, fissa il punto comune di gravith nel gruppo delle Pleiadi e propriamente nel loro mezzo,
nella bella stella 1 del Toro, Alcione, o vicino ad essa » (4).
I Pitagorici non solo ammettevano muoversi il sole intorno al
fuoco centrale, ma ancora le stelle; nel qual movimento io non
vedo la precessione degli equinozi, come il Boeckh (5) volle indagare , ma un vero moto di traslazione come il sole, giacchè,
secondo una tradizione (6), Pitagora, come Fraclito, considerò le
Stelle di natura planetaria, mista a certa sostanza celeste. In questo modo il sistema astronomico dei pitagorici è una vera divinazione, che sorprende ¢ maraviglia ora che si conoscono i mo-
(1) Plut, de plac. t1, 6.
È
n
(2) Grat. p. 401; ed. cit. p. 290, v. 1. Paris, 1966.
Cfr. Usiologia, 111, p. 16.
(3) Cfr.
Humboldt, Cosmos, Y. 114. p. Y, sui risultati di Gugl, Herschell, Ar-
Belander, Lundahi, di Ganp, di Galloway.
.
i
(4) Humboldt, ivi, e Ann. 36-38.
(5) Philolaos, paz, 118-19.
(6) Plut. de plac. phil. 41, 19.-
Rivista Sicura, Vol. 11. — Luglio 1869.
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vimenti delle stelle, che fino ad Halley, che prima provò il moto
di Sirin, di Arturo cd Aldebaran, si stimavano fisse cd immobili,
in armonia colle parole di Aristotele e di Plutarco; perocchè dice:
prima che il pastore David Fabricio, della Frisia orientale, non
‘
avesse osservato i mutamenti di Mira.
La terra pei pilngorici adunque non è il centro dell’ universo,
bisogna perciò che si muova. Secondo il citato luogo di Aritarco. Risulta però sempre che è un pianeta come la terra e che
18
stotele la terra volge intorno al fuoco centrale come a circolo
(xx), non sul proprio asse a guisa di ruota, Questo concetto fu
attribuito ad Ecfanto dall'autore de placitis philos., come sopra
abbiamo riferito. Ma questa opinione sarebbe contraria all'ammissione del funco centrale, perchè la terra in questo caso non avrebbe
; ¿E évavriaç come Plubp 'n (yA) viv avriydove, dovendo dire
così crederono tutti gli scrittori del sistema pitagorico.
Se In terra gira in un giorno intorno al centro dell'universo €
NE+T
+
l'antictone dalla parte opposta, il sole in un anno. Ma qui cade una
questione sulla natura del sole ; splende pei pitagorici di luce propria o riflessa? Se dovessi risolvere In quistione senza por mente
alle tradizioni ed ai supposti frammenti nè alle antiche in contrario,
dovrei dire che il sole per la teorica del fuoco centrale sia di luce
riflessa, perchè la ricerca dall'Estia, al modo istesso che per Emil moto di rivoluzione, ma solo quello ‚di rotazione e dovrebbe
pedocle, il quale, ammettendo Vetere lucente (cibo rappavwuv) (1),
star perciò fissa nel centro. Attenendoci alle parole di Aristotele:
e del Pseudofilolao, troviamo autentico degli antichi pitagorici il
moto circolare intorno al fuoco centrale; il quale moto le fa produrre un solo movimento sul proprio asse, simile al moto della
"pone il sole che riceve la luce dall' Olimpo (2). Adunque se il
luna intorno alla terra, mostrando sempre la stessa Mecia al corpo
cui gira d'intorno. Questo moto circoliro della terra è il moto
diurno, quello cioè che si compie in 2% ore e produce il giorno
u
e In notte (vixta ta xai Apipav mouïv),
In luce e alla terra la rimanda (3). Però ha ragione il dotto
Aristotele, Stobeo, Plutarco, come sopra s'è veduto, chiaramente si esprimono intorno al decimo corpo celeste, auyrıy Dove,
fuoco centrale è lucente, quantunque a noi invisibile, deve illuminare i corpi che gli vanno intorno. Quindi abbiamo dalla tradizione
che Filolao considerò il sole come un corpo di cristallo che riceve
Sehaarschmidt di combattere l'autenticità del supposto Filolao e fors'anco In natura vitrea del sole, come fu attribuita ad Empedocle (4),
ma non il doppio sole dei pitagorici, concetto che avrebbe potuto
passare ad Empedocle.
Fra In
|
|
|
terra e il sole vi è la luna che gira intorno al fuoco
pianeta anch’ esso separato , distinto dalla
eentrale in un mese. Secondo eid che il Pseudoplutarco (5) ci riterra, Ma Boeckh (1) ne fa un emisfero della stessa terra; Schanrsehmidt (2) però dimostra il contrario. Senza rinnovare la que:
stione, credo che dalle parole di Aristotele.e di Plutarco .venga affatto risoluta; imperciocchè il primo, de cordo, 1. cit. dice che
ferisce,i pitagorici avrebbero creduto che Ja luna fosse composta
di terra © fosse abitata da animali più robusti e di più belle forcome, cioè fosse un
alla, terra i pitagorici un'altra opposta poncano (dvavriav kn:
sasın xaracteuálovar y%v); la quale era per completare la decade (met, 4. 5), nove solamente essendo i corpi celesti npparenti.
Piutarco nel citato libro (143, 11) è ancora esplicito, quando
dice: tpétav dè Av olxobpev y%v ¿E dvavetag merpuéviv ve nat steprpepoudvay 7A avrlydovi. Dunque la terra degli antipodi è un pianeta distinto dalla terra e posto in opposizione alla terra. Confrontando su ciò il frammento di Filolno, si vede come sin erroneo e non
mo e di piante ancor più belle; gli animali avrebbero la forza quindici volte di quelli della terra; il giorno più lungo in proporzione.
Della quale tradizione noi non crediamo opportunò ragionare, per_ ehé ha poca importanza nel sistema generale astronomico.
Anche In luna fu creduta dai pitagorici un corpo opaco e genoralmente che ricevesse la luce dal solo; per cui 1 ecclissi lui. Mare si faceva derivare dall’ interposizione della luna fra In'terra e
(1) Fragin. vs, 207, cd. Mullach,
(2) Vs, 232. ed. cit.
è
(3) Stoheo, Eel. phys. 4. 26, 3., Plut. de plac. 11, 20: Mich. Glych. ann.
‘
1
N
.
(1) Philolaos p. 113. Humboldt, Cosmos, V. 41, p. 265, VIL Y. 111, pi 2,88,
pag, 343, credo lo stesso di Boce!,h,
(2) Op. cit, p. 31-99 a nota 1.
Tallas, ad Arat. prol. 49, etc. Cfr, Boeckh, Philolaos,$ 14. 123-29.
(8) Phat. de plac, phil., 41, 20. Schaarschmidt, op, cit. pag. 60-53,
$ 8
logia, Prolegg. p. XXIX.
Cfr. Usin-
(5) Do plac, #1. 29. Cfr. Stobeo, Ed. 1, 27. Bocckh, op. cit, 1.130: seg,
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I.
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il sole. Però sembra che alcuni stimassero esser la luna illuminata
dal fuoco cenfrale (1) alla guisa stessa del sole.
Dopo il sole sono posti i pianeti, mercurio e venere, che girano
nel tempo di un anno ambidue, marte che impiega due anni, giove
dodici anni, saturno trent anni, infine l'urano che comprende le
stelle; corpi tutti che, cominciando dall'antictone, girano in cerchi
concentrici intorno al fuoco centrale o centro e sole dell'universo.
AI di lá dell'universo v'ha l'olimpo che è la parte superiore del-
I’ universo, il dosso del cielo, secondo Platone, o l'iperuranio, il.
sopraceleste, che giammai nessun pocta celebrò nè celobrerá (2).
Ma qui non finisce il-sistema astronomico. Un altro corpo celesto
gira nel sistema solare, la cometa; ciò non isfuggt all'acutezza dei
pitagorici, i quali cmiscro un'opinione sulla natura delle comete
="
la più giusta nell'antichità; dissero cioè che In cometa à una delle
AIReES
ot"rea=,”"
SCEa
stelle erranti (Eva Myovow avrdv elvas tiv miaynrüv aerépwy) (3).
E l'astronomia moderna non ha riconosciuto nello comete una
natura planetaria, determinando Je allungate ellissi di aleune
? -
Senza andare oltre ed investigare quanto sin vera la tradizione
che attribuisce n Pitagora insieme a Talete (4) In divisione del cielo
in cinque plaghe colla obliquità del zodiaco fra il tropico del canero
e quel del capricorno e secondo la divisione del ciclo quella della
terra (5), poniam termino qui, presentando di contro la tavola astronomica A, secondo i risultati della ricerca; facendo soltanto osservare che il sistema pitagorico, benchè non corrispondesse al vero
e fosse pieno d'ercori, fu il primo che attribuì il moto alla terra,
al sole, agli astri, e concepì un centre dell'universo, degno della
considernzione degli astronomi.
me
(1) dotta o fuoco centrato dell’universo.
,
(a) y% od avriy bey son parli nel medesimo circolo, girando l'una
in oppo-
Sizione all'altra e col medes
imo tempo.
Mercurio
de(3)mundo,
2), Ep,
pens,
po
chiamato ancora Er{XBw
ABwvv e
e * "Arodiàwy ( Pseudoplut.
one puopôpos, Éwopipos Hox, Ecrapos (do mundo, ib.
Plutim.).
|
(3) mupoets, ApaxAig (de mund.), aon.
(6) Ceós, qagdev (ib. id.).
(7) xp3vos, detto ancora patviov, AAıng, — Sui vari
nomi dei pianeti ose
(4) Cir, Bocekh, op. cit. p. 423-030
(2) Cfr. sull'olimpo dei pitigoriri e Uipsriranio di Pistone, Fodro , l'usiolo-
(8) Arrischio un'orbita di cometa, che colloco ai
confini dei pianeti, e putrelihe
ancora collocarsi dopo il Sole prima di
Mercurio: attenendomi alle parole di Aristotele (meteor. I, 6) e di Plut. (de plan. 111,
3). Cfr. Humboldt, Cosmos, Y. 114,
5 3, not. 24, p. 476-77.
gia, prolegg. pag. NXVIRIN: Boeckh, ap. cif. p. 10%.
(3) Arist. Meteor, 4, 5, Phut, de place, phil. MY, 3.
(4) Plat, De plas. plik Ul. 12
(5) Ib. 411, 15.
»
servisi quel che ne dice Humboldt,
Cosmos, V. II, part. 2, $ 2, not. 13.
4
(9) núpavos qui è il cielo delle stelle lisse. Anche lo spazio planetario prende
A
il nome di Urano, come apprendesi da Plut. Fedro,
ili Filolao,
i
p. 712-43, Nigettasi il x951.0<
_
(10) oAupras è l'urrepavprvins di Matone e l'A vp.rens di Empedorts,
e
»
Pagina 6
Bekijk in PDF(opent in een nieuw venster)In ogni epoca di progresso astronomico la dottrina pitagorica
non fu trascurata, anzi attirò l'attenzione dei più reputati scienzinti cl influì infine alla scoperta del vero. Aristarco di Samo,
abituato alle antiche teoriche dei pitagorici, osò disvelare la fabbrica
dell'universo ed avvertì l'enorme distanza delle stelle fisse dal nostro piccolo sistema planctario e conghietturò il duplice movimento
della terra sul proprio asse ed intorno al sole. Seleuco da Eritra o
da Babilonia un secolo dopo tentò presentare su nuove prove la
poco accetta opinione di Aristarco. Finalmente Copernico, che conosceva e prediligevn la scuola pitagorica, presentò in un secolo più
progredito, benchè non spoglio di pregiudizi , il vero sistema astronomico, seguaci e propagatori Keplero e Galilei, che ne soffrì l'anatema (1).
Noto, maggio 1869.
Giuserre Seni.
(1) Cfr. Humboldt. Cosmos, Y. 11, $ 1, VII, ann. 333,