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A Paestum, nel cinquantesimo anniversario della scoperta del misterioso T
Da Cristina Trimarchi - 28 maggio 2018
Sono quasi trascorsi cinquant’anni dall’individuazione della cosiddetta Tomba del Tuffatore, il 3 giugno del 1968,
dell’anniversario dell’evento avrà luogo un’importante mostra atta ad indagare il mistero che ha sempre avvolto
Per quale motivo la figura del Tuffatore fu inserita all’interno di una to
secolo a.C. destinandola al buio perenne? Un quesito certamente diffi
un’immagine riaffiorata solo in seguito alle ricerche archeologiche che
riemergere dall’oblio cui sembrava condannata. Impossibile fornire un
in quanto anche i più celebri studiosi non sono giunti alle medesime c
acceso dibattito scientifico.
Immagine Tratta Dal Sito
www.museopaestum.beniculturali.it Tomba Del
Tuffatore Lastra Di Copertura
Manufatto d’arte funeraria della Magna Grecia, compiuto nel 480/470
dall’archeologo Mario Napoli a Tempa del prete nella piccola necropoli
chilometri a meridione di Paestum. Singolare testimonianza di pittura
grande dimensioni antecedente al IV secolo a.C., risulta altresì originale per il tema rappresentato, insolito per l’
nudo sospeso in un tuffo nell’acqua, simbolo della transizione dalla vita alla morte. La tomba trae la sua denomi
figura, posta sulla parte interna della lastra di copertura dinnanzi al defunto, dopo il funerale svolto nel 475 a.C.
restò al buio per millenni sino alla scoperta avvenuta nel 1968.
La tomba a cassa è formata da cinque lastre calcaree realizzate in travertino locale, le quali
furono minuziosamente collegate e stuccate tra loro, mentre la base era formata dal medesimo
pavimento roccioso su cui fu edificata la tomba. Le pareti e la lastra di copertura sono
insolitamente intonacate e adornate con pitture parietali figurative secondo la modalità
dell’affresco. Le immagini nelle pareti lunghe raffiguravano in contesti conviviali dieci uomini
adagiati sulle klinai, letti triclinari, sorreggenti le kylikes o strumenti musicali quali il diaulos o la
lira.
Uno di essi, affiancato da un suonatore di flauto, canta con una gestu
tratta di un banchetto il cui invitato d’onore è proprio il defunto in qua
coppia, eccetto uno che porge una coppa a qualcuno sta per sopraggi
lunga gli porge invece una lira, nell’attimo seguente caratterizzato da
piccola invece è rappresentato un piccolo corteo iniziato da un giovan
danzando e suonando, seguito da un efebo nudo con un drappo azzur
(probabilmente un atleta) e concluso da un uomo maturo barbato co
(probabilmente un paidagogos che curava la formazione dei giovani).
una divinità sta preparando del vino per il convivio. Ma è la celebre la
il Tuffatore l’elemento principale della tomba, la quale è stata poi post
Immagine Tratta Da Wikimedia Foto Di Velvet Opera
Propria, CC BY SA 3.0 (2)
Museo archeologico di Paestum e restaurata a seguito di una donazion
Per quanto concerne il corredo funebre che ha concesso la datazione,
ariballoi di alabastro, una lyra e una lekythos attica con figure nere appartenente al periodo d’oro dell’arte pesta
pochi resti ossuari del defunto, si ritiene comunemente che fosse stato un giovane.
La tomba, con le sue lastre di travertino dalle pareti ritraenti le scene di simposio, segue gli schemi della contem
veicolando un messaggio metafisico mediante un linguaggio iconico. Tendenzialmente i greci avevano una conce
negativa, sebbene nel V secolo a.C. cominciarono a dilagare idee nuove e più speranzose sull’eventuale possibili
morte. In seguito a ciò, Platone parlò di “liberazione dell’anima” per definire la morte, precorrendo le successive
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quel tempo la metafisica e la vita nell’aldilà si stavano discutendo nelle città greche del sud
d’Italia, da parte di filosofi quali Pitagora e Parmenide, diffondendo ideologie come l’orfismo
basato sul mito del ritorno di Orfeo nell’Ade mediante la musica. Si tratta di credenze riservate
solo a chi fosse “iniziato” ai misteri di una simile tradizione, a tal punto da ipotizzare che il
soggetto deposto nella suddetta tomba fosse proprio uno degli “iniziati”.
L’utilizzo di figure nelle sepolture era insolito per i greci ma usuale in Etruria, pertanto la
congiunzione di tematiche ultraterrene e conviviali potrebbe anche riflettere influssi culturali e
scambi artistici tra i popoli delle due sponde del fiume Sele. Dopo varie ipotesi sull’identità del
defunto, tra cui quella che si trattasse di un etrusco, il rinvenimento nella zona di una lastra
funebre simile, con decorazioni a palmette, fa supporre invece l’esistenza di una tradizione locale
di pittura funeraria tra il VI ed il V secolo a.C.. D’altronde la tecnica di realizzazione di entrambe
le tombe rievoca la coeva attività di edificazione del tempio Atena, accomunati dal travertino e
dalla copertura di stucco e dipinti sulle colonne.
“L’immagine invisibile: la Tomba del Tuffatore a 50 anni dalla scoperta
mirante ad indurre lo spettatore alla riflessione. Ci si chiede se la figu
metafora della vita e della morte o se sia piuttosto un messaggio late
di Orfeo e Dioniso. Le pitture di questa misteriosa tomba non erano s
ammirate, come ad esempio gli elementi decorativi degli edifici pubbl
concepite per rimanere celate poiché appartenevano ad un rituale in q
il cui valore andava oltre l’aspetto estetico o artistico. Si tratta di un d
tridimensionalità e caratterizzato da linee di contorno; è la cosiddetta
che non tutti sono in grado di cogliere.
Tale immagine non ha originato solamente una forte controversia scie
ulteriormente un’ispirazione per letterati ed artisti del nostro tempo, q
realizzò l’omonima opera “Il Tuffatore” associata alla tomba per un’aff
passato e presente. L’esposizione segue un percorso che comprende cinquanta opere di musei italiani ed esteri,
alcune scoperte locali: le lamine auree con incisi testi orfici provenienti da Thurii e Vibo Valentia, la tomba delle
Museo Archeologico di Napoli, i vasi funebri di Matera, Paestum e Napoli raffiguranti Orfeo. Rinvenimenti notevol
tematica che ha risentito di fraintendimenti e di impostazioni ideologiche, esaminando anche il contesto storico e
ritrovamento.
In tal modo si può comprendere un dibattito le cui fondamenta risiedono più in noi osservatori odierni che negli
giornate del 4, 5 e 6 ottobre vi sarà un convegno internazionale, denominato La Tomba del Tuffatore: rito, arte
Mediterraneo intorno al 500 a.C., in occasione del quale si alimenterà il dibattito sull’argomento coinvolgendo ar
Indubbiamente la mostra auspica il coinvolgimento del pubblico nella partecipazione al dibattito, illustrando le so
agli antichi culti misterici che hanno riguardato le ricerche archeologiche a partire dal Settecento: dalla concezio
baccanale, alle pure e al contempo sensuali danzatrici, sino alle ambigue idee novecentesche di Cagli e De Chiric
Sarà possibile partecipare all’evento dal 3 giugno al 7 ottobre 2018, nel meraviglioso scenario del Museo Archeo
una delle più preziose risorse archeologiche d’Italia che si potrà visitare anche mediante l’abbonamento “Paestum
alla mostra. È un viaggio all’insegna della storia, della cultura e del mistero decisamente da non perdere.
Giorni e orario di apertura: 3 giugno – 7 ottobre 2018
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Cristina Trimarchi
Laurea magistrale in Teorie e tecnologie della comunicazione e laurea triennale in Scienze della comun
votazione 110/110 e lode presso l’Università degli studi di Messina. Attualmente frequenta il master in
museale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. È altresì iscritta ai corsi di pittura e scultu
belle arti di Reggio Calabria. Ha seguito il MOOC “Modern Art & Ideas” promosso dal Museum of Moder
frequentato l’Horcynus Summer School 2016 in “Conservazione e restauro delle opere d’arte contempo
Scuola Euro-Mediterranea di Economia etica, di bellezza e di pace in collaborazione con l’Università deg
l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.Attestato di merito da parte dell’Università degli studi di M
Ha altresì frequentato il corso di ceramica “La ceramica nella preistoria. Il suo ruolo nell’antichità e la p
presso l’istituto magistrale statale Emilio Ainis. Da sempre affascinata dalle tematiche artistiche, ha de
vista teorico e pratico.