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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Yon Chius. — Comotti G., L'endecacordo di Ione di Chio : QUCC 1972 Ne 13
54-61. | Le passage attribué à Ion de Chios et transmis par Cléonide, Isag.
\-
harmon. x11, peut étre interprété de la manière suivante : O lyre aux onze
cordes qui comportes un ordre de dix intervalles pour les trois routes symphoniques de l'harmonie, les Grecs, jadis, te jouaient à sept cordes en utilisant
seulement les quatre sons du tétracorde et en obtenant ainsi une mélodie
\
CONVO LG.
ao.
pauvre.
L'endecacordo di tone di Chio
§5
sulla sua attribuzione a Tone di Chio 5, ma senza modificarne l’inter-
L'endecacordo di Ione di Chio
pretazione.
F.
di Giovanni Comotti
la
Marx,
lezione
in
una
nota
critica
psîs supemvodcag
scia perplessi ?.
ecc.
del
con
19345, propone al v. 2
una
motivazione
Anch‘egli interpreta il termine
che latpid80ug al
v. 2
come riferito ai tre tetracordi, specilicandone l'appartenenza al
tono Dorico, Vunico veramente greco (* Nam Dorica harmonia
sola
vere
Graeca
fuit... ‘).
** per quaterna chordarum
Cleonide, nell’/sagoge harmonica, riporta al cap. 12
un passo
AI
v.
3,
dà
téccapa
viene
inteso
xpobpata, quac tetrachorda appellantur”, ma il senso compiuto dell'espressione rimane oscuro.
Altre
proposte d'integrazione del passo senza discussione approfondita
attribuito a lone di Chio. a proposito dell'uso di tévos nel senso
di * suono musicale“, H primo det duc distici elegiaci, così come
dell’interpretazione
viene riportato da Cleonide, è evidentemente corrotto: il
testo
pubblicato nell'edizione del Diehl è quello proposto dal Wilacompletezza del (rammento (cfr. al y. 3 név), e il von Blumenthal *:
Mowitz À:
testo proposto nell'edizione di C. von Jan !! e dedica poi nume-
Flora L.
forniscono
il
Dicls*, che nota
Levin, in un articolo pubblicato nel
tuttavia Vin-
1961 1%, accetta il
rose pagine alla ricostruzione dei tre tetracordi che avrebbero dato
allesceutore la possibilità di eseguire brani musicali in modo Lidio,
"Kussnazopds Noa, Sexafaunva mil Eyes
*
,
215
GULYOVOIGAS
uly
weg
TP
at leda
WEY TF
+
,
Upinvize
Dorico e Frigio, interpretando in questo modo rprödoug del v. 2.
tx
Tae
UC,
Lasciando da
AA
SNTATOVOY LUI
ML
SENDE
NLIITES
parte altre
frammento in questione si
ligli interpreta il passo traducendo: © Elfsaitige Leier, dic
fiir die svmphonischen Dreiwege der Harmonic eine zehnstulige
Ordnung hast, früher haben dich alic Tiellenen als siebensaitige
gespielt, wobei sie nur die ärmliche Harmonie 32 zooupx erhielten. TE Wilamowitz non traduce al y. 3 d:% tiscap% e interpreta
zio opens dopovinz torddove come
espressione.
interpretazioni
di
cui mi sembra
non sit il caso di occuparsi ', tutti coloro che si sono accostati al
“AAcvts aravlay pou LiDE VON...
per
indicare
ire fetracordi, senza preoccuparsi di spiegare di quali tetracordi
si tratti, rifacendosi con ogni probabilità ad una interpretazione
del Gevaert + e citando un passo di Nicomaco a proposito dell’aggiunta di un'ottava corda da parte di Pitagora. 11 Wilamowitz
ritornò Panno successivo su questo frammento per avanzare dubbi
rici della
musica
greca
sono fondati sull'autorità degli
quali
Gevaert,
Reinach,
Sachs,
sto-
Gombosi i quali, attribuendo alla pratica musicale del periodo classico
concetti,
norme e
procedimenti
riferiti
dai
teorici
musicali
del
tardo cllenismo e dell'epoca romana, hanno pensato, prescindendo
spesso
dall’osservazione delle caratteristiche
propric
degli
strumenti in uso in cpoca classica, di poter ricostruire in tutti i suoi
*U. von Wilamowitz, Timotheos, Die Perser, Leipzig 1903, p. 75 n. 1.
°F.
Marx, * Critica et hermencutica *, RA, Mus. 83, 1934, pp. 376-379.
Pee. quod nemo seriptor, qui modo numerum XF addiderit chordarum, deinde
numerum intervallorum vel graduum, tertio loco, quo tetrachorda
IU, vel trivia
harmoniac consona HI crunt laudanda, ipsum numerum ezis, quem ante <ptideus
clocutionis ipsius leges rhetoricae suadent ponendum esse, negleget et contemnet **.
|.
(o von Jan, Muviei seriptores Graver. Louis 18958, p. 202,
#H. Diels,
PE, Diehl, Angiologia frrica Graeca 5, Lipsine 1949, p. Sá, fr, 6,
"A. von
Uo vy, Wilamowitz, Hermes 37, 1902, p. 305 seg.
"PR. Levin. * The Hendecachord of Jon of Chios *,
- AA Schr, IV, Berlin 1902,
147 see.
ILA, Gevaert. disteite et theorie de de musique de l'antiquité NI, Gent 1575,
pp.
Gf; 480.
Assoc.
92,
Mors.
13, p. 288 n.; Diels-Kranz PM p. 391 n.
Blumenthal, Jon ven Chios. Tübingen
1961,
pp.
1939, p. 23.
Trans. Proc, Am. Philol.
"Op, cit. y. 202,
Th. Reinach, * Un fragment d'lon de Chios *. Rev. er. gr. 14, 1901, pp. 8-19.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)L'endecacordo di fone di Chio
G. Comotty
particolari di intonazione, di accordatura, di tecnica d'esecuzione
la musica strumentale del V-IV sec. a. C.!9.
Per una corretta
interpretazione del frammento è perciò necessario risalire alle testimonianze antiche relative alla rivoluzione musicale del V-IV sce.
cui il frammento stesso si riferisce *!, e quindi ai motivi per i quali
gli innovatori, tra i quali si segnalò ‘Timoteo, sentirono l'esigenza
di aggiungere progressivamente altre corde alle sette della lira
terpandrea. La musica strumentale solistica, fino all'epoca elle
nistica, non ebbe importanza rilevante nel mondo greco: gli strumenti a corda e a fiato erano presi in considerazione soprattutto
per l'accompagnamento del canto '*,
Non c'erano accordature
secondo altezza assoluta di suono, secondo un diapason (nell’uso
attuale del termine), come è nella musica moderna; lo strumento
veniva adattato di volta in volta alle caratteristiche del pezzo da
eseguire e della voce del cantante; è quindi arbitrario parlare di
accordature fisse secondo schemi di tonalità. Non abbiamo neppure in proposito testimonianze di epoca classica: i passi da cui
possiamo ricavare indicazioni sono scarsi e di epoca tarda; per
posto ad esame critico e dimostrate improbabili da R. P. Winning
Nell’ultima parte del suo articolo cgli mette il
dubbio la possibilità che gii antichi praticassero Ja tecnica de
ton-Ingram !°,
diteggio che noi usiamo sui nostri strumenti per modificare il suon
delle corde e che è necessario supporre se si vuole ammettere un’ac
cordatura pentatonale dell'eptacordo.
Era infatti impossibile ese
guirla con la mano sinistra, bloccata in una certa posizione dall:
fascia con cui si reggeva la lira e che poteva solo fornire effett
di flautato all'ottava superiore interrompendo le vibrazioni a meti
corda; era impossibile eseguirla con la mano destra che impugnav:
il
plettro
e che del
resto non è mai
rappresentata
toccare le corde nella parte alia dello strumento 29,
risonanza; sotto il ponticello, fra questo e la cordiera, avrebbi
aggiungerne, dopo un esame attento delle raffigurazioni vascolar
di strumenti a corda; un intervento del plettro al di sotto del pon
la
oilrono clementi più probanti le raffigurazioni vascolari ' in base
nazione
stessa
ticello, come quello ipotizzato da O. Ciombosi *!, avrebbe provo.
della
corda
pressione,
e
un
abbassamento
avrebbe
alterato
“Per la datazione approssinutiva del frammento (a parte ogni questione di
attribuzione) cfr. Tim. Pers, 299 sgg.; Phereer, fre. 157; 145 Kock. Sui frammenti
di Fercerate, cir. 1. Düring, * Studies in Musical Terminology in Sth Century Literature *, Eranay 43, 1945, pp. 176-197.
5 Plat. Leg. VI 812d-811 a.
16 M. Wegner, Musikleben der Griechen, Berlin 1949 e Musikgeschichte in Bildern
W 4 (Griechenland), Leipzig s.a.
17 €. Sachs, * Die griechische Instrumentalnotenschrift *, Zeitschr. f. Musikwissenschaft 6, 1924, pp. 289-301.
"O, Gombosi, Tonarten und Stimmungen der antiken Musik, Kopenhagen 1939,
nell'intointervalli
di cui erano falte le corde e della probabile tecnica di accordatura *.
RP. Winnington-Ingram,
* The pentatonic tuning of the Greck Lyre:
1956, pp.
a
169-186.
2° Neppure sarebbe stato possibile raggiungere con la
tori), Milana 1962, p. 375 sgg.
gli
dell’accordatura dello strumento, tenuto conto anche del materiale
theory examined *, Class. Quart. nos. 6,
musica greca ‘in Storie della musica E: Musica antica e orientale (trad. it, di G. Tind
dato risultati di intonazione assolutamiente insoddisfacenti, All
considerazioni di R. P. Winnington-Ingram in proposito altre posse
cato, appena allentata
13 Sul problema dei rapporti tra teorici e musici, cfr. I. Henderson, * L'antica
nell’atto
Una pressioni
delle dita o del plettro sopra il ponticello avrebbe impedito ogn
quanto sappiamo, potrebbero riferirsi all'uso dell'età ellenistica
o romana e non all'uso del periodo di cui ci occupiamo. Né ci
alle quali possiamo solo dire che ad uno strumento a quattro corde
se ne sostituì più tardi uno a sette, poi uno a nove e uno ad
undici, ma non possiamo dire quali suoni producessero le singole
corde. Le ipotesi di C. Sachs '? e di O. Gombosi * su unlaccordatura pentatonale dello strumento a sette corde sono state sotto-
Ss
mano destra la parte
superiore di strumenti dalle corde lunghe come il Bapßırov.
#0. Gombosi, op. cit. p. 116 syg.
2 Nell’anfora di Brygos (Boston
da O. Gombosi top. cit, p.
Museum of Fine Arts, inv. 26.61) portata
118) come prova della tecnica usata dai citaredi per innalzare di un quarto di tono o di un semitono l'intonazione di una corda, si vede
che il suonatore raffigurato insinua la punta del plettro tra la quarta e la quinta
corda; ma la quarta corda, su cui si esercita la pressione, non è toccata dalle dita
della mano sinistra che dovrebbero pizzicarla e, se si pensa che il plettro sia usato
facendo leva tra le due corde, si deve anche ammettere che l'inconveniente del calo
di intonazione interesserebbe non una sola, ma due corde per volta.
La tecnica sarebbe poi particolarmente diflicile da applicare, specialmente in tempi ristretti.
23 Platone (Resp. VI 531 b) sembra alludere ad una tecnica di accordatura degli
strumenti fondata sulla torsione progressiva delle corde che ne alzava l'intonazione.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)G. Comotti
È dunque verisimile che, nell'uso normale, ad ogni corda
corrispondesse un suono e non di più, cecezione fatta solo per
gli effetti di Nautato all'ottava alta, Delle innovazioni in campo musicale apportate da Cinesia, Melanippide, Frinide e Timotco ci sono rimaste numerose testimonianze, purtroppo generiche, in autori contemporanei o di poco posteriori *! e in
autori più (tardi? Dalle notizie che abbiamo, le innovazioni
sarebbero consistite, sul piano della musica strumentale, nella
confusione fra &ppovlsı e fra i tre yévq diatonico cromatico cnarmonico (e quindi nelle frequenti perafezot) e nella norvzenedia TM.
Gili studiosi di musica greca del secolo scorso e della prima metà
del nostro interpretarono il termine Zoysia come * scala modale *,
fondandosi sugli scritti dei teorici della musica di tarda età ellenistica e romana. Però dall'esame delle testimonianze più antiche
sopra citate una interpretazione così esclusiva appare errata: Platone ed Aristotele usavano dpgoviz con un valore semantico molto
ampio, indicando un certo tipo di melodia che si distingueva dalle
altre non solo e non particolarmente per l'intonazione dei suoni
di cui era formata. ma per Valtezza dei suoni stessi, andamento
ritmico. gli effetti che suscitava nell'animo di chi Veseguiva e di
chi Pascoltava: non si trattava insomma di un * modo ? (per usare
un termine del linguaggio musicale d'oggi), ma di un complesso
di caraticri che concorrevano ad individuare un certo tipo di discorso
musicale. Giù Pindaro, riferendosi alla stessa composizione, aveva
parlato di oépuryi dorica e di canto volico #7. Negli autori più
tardi troviamo spesso dppovia col valore di tóvoz. di scala musicale: ma testimonianze del genere riflettono il modo di pensare e
di esprimersi dei teorici postaristossenici, che consideravano la
musica in astratto, classificando gli intervalli possibili fino ai mi-
L'endecacordo di lone di Chio
5!
nimi
percettibili dall’orecchio umano, ricercando le consonanzı
sulla base di rapporti matematici cd ordinando gli intervalli ir
tetracordi,
in
sistemi cec.
Affermare che
le
loro
ricerche nor
avessero alcuna influenza sulle esecuzioni musicali del loro tempc
è
forse eccessivo: è sicuro
però
che
nell'epoca
in
cui
vennerc
composti i trattati sulla musica che ci sono pervenuti non si cono:
scevano più le strutture del discorso musicale dell’epoca arcaica «
classica; si ricordavano tutt'al più composizioni nello stile di Ti
moteo e di Filosseno che erano eseguite ancora agli inizi del 11 sec
a. €. nelle scuole d’Arcadia, in zona quindi appartata e lontani
dal commercio culturale dei centri
più importanti e più vivi
*
Se anche Dionigi d’Alicarnasso ** dice: **J] ditirambografi scam:
biarono {pereßoddov) i tpormot dorici,
frigi e lidi ponendoli
nell
stesso canto... ”, dobbiamo interpretare ciò che egli dice tenendc
conto della mancanza ormai assoluta di testimonianze dirette sull:
musica classica ai suoi tempi.
Gli innovatori come Melanippide
Cinesia, Frinide, Timoteo e Filosseno si staccarono gradualmente
dagli schemi di struttura musicale caratteristici dei generi poctic
del
periodo arcaico
e classico *%, ma sembra cccessivo
dedurre
dalle testimonianze che ci sono pervenute L'identità fra le pero:
Borat alle quali si fa spesso riferimento c le modulazioni da ur
modo ad un altro e da una tonalità ad un'altra che sono caratte
ristiche della musica moderna: anche sulla base dei pochi documenti musicali conservati, tutti di epoca tarda
e di
lettura problematica, una interpretazione del genere appare perlomeno azzardata.
Poco fondate sembrano perciò le speculazioni di coloro che
immaginarono sulla lira ad undici corde accordature tali che ci si
potesse eseguire con l’aiuto del diteggio qualsiasi pezzo in qualsiasi tonalità: fra l’altro non si spiegherebbero in questo modo
I
tentativi,
rimasti poi senza alcun seguito nell'evoluzione della
Le raffigurazioni vascolari di strumenti, nelle quali i cuvicchio piroli appaiono
infissi nel giogo ma non solidali con esso, contermerebbero questa mia ipotesi.
ci Leg. 111 700 a-701 bj VI BI2 b-313 a; Ar. Nab, 331 sys.:
plat. Resp, DU 399
doo seg; Pax 827 spg.; Av. 1377 sees 1403 sum: Thesen. SA sgg.i 100; Ran, 1314;
2 Polibio IV 20-21.
# Dion.
Hal, De comp.
verb, 19,131:
ot SÉ ve Stdupapfinzutoi “at cobs 1p99-
1348: 1500 seg.; Pier. 290 sgg.; Phercer. fry. 263 157; 145 Kock; Antifane, ap,
mous pstefiariov Aopilous te rat Mpuyiong zz Audiong Ev Tí AUT dapat. roi
Athen, NIV 643 d; Aristox. EL harm. 2,23,
Tes, mal Tac perdia ÉEnAnaTTOy rove sy Évupunvions molubvtes, TÜTE DE ypopont-
5 Ps, Plut. De musica 12; 30 sgg.i 34; 38: Dion. Hal. De comp. verb. 19, 131,
“Pht, Resp, UP 39%c; Arist, Pol. VINT. Vedi anche: G. A, Privitera, Laso
ci Ermione. Roma 1965, p. 79.
*? Pind. OÙ 1.17 e 102. Vedi anche 1. Henderson, op. ci. p. 389 sgg.
vic, 7072 BE Seatdveus, at cuts pulkentc zara moray dderav EveZovarsztavres DetéAnu, ol ye Sn note uGÉevov val Tusdieoy vat 'ledeatiy, erst mapd ye tote apyainte
Tera puéros hy “at 6 duthipoyafsos.
19 Plat. Leg. HI 700
Seite 4
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)L'endecacordo di tone di Chio
Gi. Comet
musica antica, di costruire strumenti che dessero la possibilitä
all'esccutore di variare istantaneamente l'accordatura, come il
rpérouc di Pilagora di Zacinto 8,
Né è da pensare che Pesecutore
innovatori e perché Platone ci dia un quadro ironico dei mus
cacciatori di intervalli, ripresi mentre accordano uno strumento
Tornando al frammento
di
lone
preso
in esame, esso p
sentisse la necessità di estendere l'ampiezza dei suoni oltre il dopessere così interpretato:
pio tetracordo della lira a sette corde, quando la cetra serviva
ordine di dieci intervalli per le tre strade sinfoniche dell’armon
quasi esclusivamente per accompagnare il canto c quando, per
suonare nell'ottava superiore, c'era la possibilità di ricorrere al
Nautato, interrompendo con la mano sinistra la vibrazione delle
corde a metà. L'accordatura, giova ripeterlo, era con ogni probabilità variabile; il citaredo la modificava di volta in volta secondo il carattere del pezzo da eseguire.
Perché allora aggiungere altre corde? e in cosa consisteva la
rolvywpdie biasimala da Platone? La seconda parte della testimonianza di Dionigi di Alicarnasso sopra citata (... zal tag psXwdlag
Emharros tote uty évapuoviouc nowmüvres, tote SE yowpatinae, tore dè
dzivove ...) è confermata, esplicitamente o per allusione. da
passi di altri autori. Le quattro corde aggiunte all'eptacordo
sarebbero quindi servite soprattutto per dare all'esecutore la possibilità di passare nella stessa composizione dal yéveg enarmonico al
cromatico al diatonico. Sc consideriamo i due tetracordi suvqupiva della lira a sette corde, notiamo che nel genere enarmonico la
successione degli intervalli è questa: 1/4 di tono, 1/4 di tono, 2 toni,
1/4 di tono, 1/4 di tono, 2 toni; le corde che permettono questa
successione sono appunto sette.
Per ottenere la disposizione di
‘O lira dalle undici corde, che hai
prima i Greci ti suonavano a sette corde usando solo i quatt
suoni del tetracordo, ricavando una melodia povera ”.
Al y.
“per le tre strade sinfoniche dell'armonia ” significa
“per re
lizzare melodie fondate su intervalli consonanti di tutti e tri
generi, enarmonico, cromatico e diatonico ”; la metafora de
ptodos continua quella già espressa al v. | con il termine 5e:
Bapova ; cfr. anche i ‘sentieri di formica * di Aristofane sopra
tati; l’uso di termini che in senso proprio si riferiscono al mo:
mento, al camminare lungo una strada, secondo un tracciato del
minato, è qui opportuno, trattandosi di intervalli che prendo:
un carattere definito dall'andamento melodico della frase mu
‚ale ??.
Al v. 3 St récoxpx sottintende xpovpoera: si tratta de
quattro corde che venivano usate per il tetracordo in ciascuno ¢
tre generi; al v. 4 la melodia che si poteva ricavare dalPeptacor:
è detta * povera * perché priva degli abbellimenti che l’uso conter
poraneo dei tre generi permetteva.
Università di Urbino
intervalli del genere cromatico (1/2 tono, 1/2 tono, | 1/2 tono, 1/2
tono, 1/2 tono, 1 1/2 tono) si devono aggiungere due corde. mezzo
tono sopra ía terza e Ja sesta corda; gli intervalli diventano otto e
le corde nove. Inline, per ottenere anche la disposizione del genere
diatonico (1/2 tono, | tono, | tono, 1/2 tono, | tono, | tono)
si devono aggiungere due corde mezzo tono sopra la quarta e
l'ottava corda: gli intervalli diventano dieci e le corde undici. Se
pensiamo agli intervalli numerosi e piccolissimi in cui era così
diviso il tetracordo, possiamo spiegarci perché Aristofane chiami
‘sentieri di formica” (... wippaxog drparode ...)® le melodie degli
Athen. XIV 637 cf.
2 Cfr. i passi di Amifane, Aristossenu ¢ dello Ps. Plutarco citati nelle note
2A e 25.
Ar. Thesm. 100.
51 Plat. Resp, VE S30¢- 531 c.
# Cir. anche Cleonide, dsagoge harmonica
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