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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)DEW DRA,
STORIA DELLA SCIENZA
SULLA POSSIBILITA DI RICOSTRUIRE
LA GEOMETRIA PITAGORICA
f
Le scarse notizie che si posseggono sopra/i risultati conseguiti in geometria dalla scuola pitagorica, provengono, come
è noto, quasi tutte dal commento al primo libro di Euclide
fatto da Proclo, capo della scuola di Atene (V secolo dopo Cristo). Per quanto scarse però, queste notizie bastano a mostrare il considerevole sviluppo della geometria pitagorica, sia
come rigore scientifico sia come numero di scoperte originali.
¿mi Sì tovrors llvdayópas tiv meo avtiv quocopiav eis cyîpa
naidsiac ÉAevdépov petéotnoev, divoitev tac duyàs ubtijs ERLOXONOUuevos xal avlws xal voroüs ta teworpata diegevvpevor, dg Ón
xal tiv tv dlóyov rpayuareíav xai tv TÜV xoopixOv oxnpatov
ovotacw ávevoev.?
Il quadro è già quello degli Elementi di Euclide, il cui
XIII libro mette appunto capo alla costruzione dei poliedri
regolari, che richiama, fra l’altro, la capacità di costruire il
decagono regolare, il pentagono regolare e il pentagono stellato o pentalfa, che costituiva il segno di riconoscimento degli
appartenenti al sodalizio. La «costruzione del più difficile dei
poliedri regolari, il dodecagono, e la sua iscrizione nella sfera
sono confermate esplicitamente da Jamblico nella sua Vita di
* Procli Diodochi in primum Euclidis Elementorum librum Commentaria, ex recognitione Godofredi Friedlein, Lipsine in aedibus Teubner. 1873, pag. 65.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Pitagora e dagli Scolia di Kuclide, dove si legge che i pitagorici conoseevano il cubo, il tetraedro (o piramide) e il dodecaedro; mentre l’ottaedro e l’icosaedro sarebbero stati seoperti
da Teeteto. La costruzione infatti del dodceaedro e la sua iserizione nella sfera costituiva il tine, nel doppio senso della parola, dell’intera geometria pitagorica, appunto per le numerose interpretazioni in senso cosmologico mistico che si davano
ai vari rapporti fra gli elementi di quella costruzione geometrica.*
Sappiamo pertanto dove i pitagorici sono arrivati e da
Proclo i principali punti intermedi, attribuiti come scoperte
direttamente ai pitagorici; in payticolare il teorema sulla somma degli angoli interni di un triangolo :
Etônuos è 6 nepınarmtırög eig tods [ludayogelous dvansuneı tiv
TOUdE tod Dewerjpatos eberaw, Sti Teiyavov Gxav Duoiv dedaîc Icac
&xeı tac Evrög yavluc.?
e quello del quadrato dell’ipotenusa di un triangolo rettangolo (il famoso teorema di Pitagora), con la conseguente scoperta degli irrazionali:
Tv pév forogeiv ta doyaia Povdopévov dxovovras tò Bemonua TOUTO
cis Ilvuduyópuv dvansınövıwv éotiv eügeiv xal Povdúrnv Acyévtwv
uttov éxi tj évpéoet.*
Lo attribuiscono a Pitagora anche Diogene Laerzio (VITI,
12), Plutarco (Symp., VIII, qu. 2, VI), Vitruvio (De Arehitectura, IX, cap. II), Ateneo (Vit. Pyth., 36).
Ma non sappiamo il come vi sono arrivati; non conosciamo le dimostrazioni, ad eccezione di quella del teorema
sulla somma degli angoli interni di un triangolo, di cui Proclo
riporta quella attribuita da Eudemo ai pitagorici:
¿oro tolywvov tò afy xal fxfw dà tod a ti Py maodMedos fi
? Un ottimo studio su quesli rapporti si trova nel recente libro di A. REGHINT, Per la
restituzione della geometria pitagorica, ignis, Roma, 1934, dove al rigore matematico va
associala una profunda conoscenza dei concetti cosmologica-religiosi dei pitagorici.
* Op. cit., pag. 379.
* Op. cit., pag. 426.
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de ¿mel oùv nagdAdehdc eiow di Py de xai al évalAèE toa étaiv,
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Ma che Proclo abbia utilizzato direttamente/a storia della
geometria composta poco prima di Euclide dal discepolo di Aristotele, Eudemo di Rodi, ch’egli eita spesso, & cosa assai dubbia. Va ricordata a questo proposito la brillante critica di Tannery,° secondo il quale Proclo non avrebbe conosciuto direttamente che Gemino (I secolo d. C.), da lui copiato liberamente
nella prima parte della sua opera (sulle gencralità), Porfirio,
Pappo e il suo maestro Siriano, autore di un trattatello sulla
questione se l’angolo rientra nella categoria della qualita o della
quantita, dove si faceva menzione dei pitagorici mistici, da Filolao
a Teodoro di Asine, che Proclo cita spesso nella seconda
parte (il commentario propriamente detto)” Molto probabilmente la tradizione, interpretata da Proclo attraverso gli autori sopra citati, attribuiva senz’altro ai pitagorici le dimostrazioni che si sapevano anteriori ad Euclide, saltando quasi
interamente Ippocrate di Chio e Oinopide. Ora alla dimostrazione di Eudemo c’è un chiaro accenno anche in Aristotele
(Met. 1051 a 24). Era dunque molto antica. Ma tutto ciò non
conclude che fosse quella effettivamente usata dai pitagorici.
La testimonianza poi di Proclo rispetto alla dimostrazione
sulla somma degli angoli interni di un triangolo da lui attribuita ai pitagorici, perde ogni importanza se la si confronta
.
5 Op, cit. pag. 450.
*PauL TANNERY, La Geometrie Grecque; comment son histoire nous est parvenue
et ce que nous en savons, Paris, Gauthiers-Villars, 1877, pag. 11-15,
* Ved, perallro le critiche di HEIBERG sul PAtlologus, XLIN, 2, pag. 345.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)con un passo del commento di Eutocio alle Coniche di Apollonio. Il passo à il seguente
:*
Goxeo oùv TÜV dexydiwy éni évoc éxéotou eldouc toryóvov Dewerodvrwv taic dio ópdals modteoov év tH loomAévew xal addiv Ev tO
loooxehet xal fotegov Ev tH oxaÀnvò. of petayevéotegor xadoAıxöv
Bedonpa yavlaı dSuaiv detaic tour elolv.
Eutocio aggiunge poco dopo:
tadra pèv odv 6 l'epivos Ev To Extw puoi ris tOv padypétwov deoolac.
Evidentemente questa dimostrazione del teorema che Eutocio, avendo sott’oceliio il testo di Gemino, attribuisce agli
antichi pitagorici, non può basarsi sulla teoria delle parallele
in senso euclideo; perchè la dimostrazione riportata da Proelo
vale indifferentemente per qualunque triangolo. Non che ai pitagorici mancasse ogni concetto di linee parallele. Se si può
assumere come certo che quello euclideo di rette che prolungate all’infinito non s’incontrano mai doveva ripugnare alla
mentalità pitagorica, per la quale il finito era perfetto e l’intinito imperfetto, tutto ciò non esclude che i pitagorici avessero
la nozione di rette parallele nel senso di equidistanti o semplicemente non incontrantesi. Ma la testimonianza di Eutocio ci fa sapere che anzitutto si trattava di una proprietà dimostrata e non semplicemente ammessa, anche nel semplice
caso del triangolo equilatero, e in secondo luogo che non ävveniva come la riferisce Proclo. Anche l’unica dimostrazione
pertanto attribuita ai pitagorici viene a risultare non giusta.
Sostanzialmente non si sa nulla cirea i processi dimostrativi dei pitagorici. Si possono citare in merito le conclusioni
di due valentissimi studiosi dell’argomento: Isadore Levy e
Abel Rey. « Nessuno dei dati che ci forniscono i testi dopo
Speusippo ed Eraclide (la generazione che segue alla platonica), — scrive il primo” — resiste alla critica; e quello che ri3 Apollonii Pergaei quae graece extant cum commentariis antiquis - Edidit et latine
interpretatus est 1. H. Hetwenc, Lipsiae, Teubner, 1891. Eutoci Commentaria, vol. II, pagina 170,
® ISADURE Levy, Les sources «te la legende de Pythagore, ‘Paris, pag. 5.
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mane delle testimonianze prearistoteliche e aristoteliche si riduce a troppo poca cosa ». « Se ci riportiamo alla parte seria
della documentazione — scrive il Rey” -— è evidentemente
impossibile considerare come esaurienti queste indicazioni
frammentarie e scucite ».
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LES
Quanto alle
ricostruzioni
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+
moderne,
esse si
limitano
a
delle ipotesi circa il teorema sulla somma degli angoli di un
triangolo, il teorema di Pitagora e il pentalfa. Il solo Reghini
si è spinto fino ai poliedri regolari. Cosi l’AUman " e il Tannery ! ritengono che la dimostrazione del primo teorema derivi dalla proprietà, assunta empiricamente, dei sei triangoli
equilateri congruenti attorno a un vertice; assunzione certamente in contrasto con la testimonianza di Proclo," il quale
afferma che era un teorema, non una semplice assunzione empirica dei pitagorici. Inoltre, per passare al caso generale,
l’Allman deve prima trattare il caso del triangolo rettangolo
e quindi è costretto ad ammettere empiricamente l’esistenza
dei triangoli rettangoli con relative proprictà e solo dopo perviene al caso del triangolo isoscele e del triangolo scaleno. Il
Reghini “ suppone che i pitagorici ammetfessero come verità
di partenza un postulato eh’egli chiama: il postulato pitagorico della rotazione, grazie al quale, dimostrate le prime 28.
proposizioni del primo libro di Euclide (per le quali Euclide
stesso non adopera il suo postulato delle parallele) si deriva
immediatamente il teorema sopra la somma degli angoli interni di un triangolo equilatero. Premessi poi vari teoremi
noti e indipendenti dal postulato delle parallele, si ottiene la
dimostrazione dei teorema negli altri due casi menzionati da
Eutocio. E quantunque la dimostrazione, nel caso del triangolo-
12 ADEL Rey, La jeunesse de la science yrecque, Paris, 1933, pag. 232.
" ALLMAN GEORGE JOHNSTON, Greek Geometry from Thales to Euclli, Dublin, 1889,.
pag. 12. TANNEnY, op. cit., pag. 104.
2 Op. cit., pag. 304-305.
2 Idem, pag. 24-30.
* Idem, pag. 37.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)isoscele, includa quella del triangolo cquilatero, il Reghini ritiene che la dimostrazione fosse effettivamente fatta in tre
tempi, sia perchè gli antichi non sentivano il bisogno di tutto
sacrificare alla generalità, sia perchè quanto Eutocio riferisce
va forse inteso come ordine cronologico di scoperta.
Ma va notato che quello che il Reghini chiama postulato
è tutt'altro che intuitivamente evidente per aver diritto a tal
nome. Anche se l’osservazione di una ruota che giri può averlo
suggerito, rimane sempre una verità complessa come rapporti
e interpretazione; per cui sarebbe certamente un diminuire il
buon nome di logici rigorusi, attribuito ai pitagorici dalla citazione di Proclo riferita sopra, i) far loro assumere quella
proposizione come postulato iniziale, Certo la sua applitazione
a dimostrare il teorema sulla somma degli angoli interni di
un triangolo, ricostruita dal Reghini, in rispondenza alla citazione di Eutocio, è quanto mai elegante e ingegnosa. Ma se
anche, per ciò, non è eseluso che i pitagorici conoscessero quella
verità e se ne servissero, a me pare fuori dubbio che vi avrebbero dovuto arrivare prima per dimostrazione. Che se questa
è impossibile, altra dev'essere stata la via da essi seguita.
Il teorema di Pitagora presenta difficoltà ancor maggiori.
Di due sole cose si può esser certi: e cioè che se anche la nozione delle proprietà espresse da quel teorema è anteriore a
Pitagora,
derivando
dall’India
o
dall’Egitto,
Pitagora
ne
trovò la dimostrazione geometrica — altrimenti non si spiegherebbe la Bovddty accennata da Proclo e tutta l’unanime
tradizione antica — e in secondo luogo che la dimostrazione
non doveva limitarsi al caso del triangolo rettangolo isoscele,
usato nel Menone (Men., XTX) da Socrate con lo schiavo per
provare la teoria della reminiscenza, anche se fosse vero che
i pitagorici non andarono più in là dell’irrazionale
V2 e del
caso tipico del triangolo egizio; ma doveva essere generale. Il
problema è: quale via ha seguito Pitagora per la dimostrazione.
Il Tannery suppone che Pitagora si sia servito della similitudine e inclina a credere che egli ammettesse un postulato della similitudine, da cui si può dedurre quello delle pa-
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rallele, Anche per il Loria © questa dimostrazione presenta il
massimo della verisimiglianza. Ma l’ipotesi non & suffragata
da aleun elemento e lo stesso Tannery riconosee che gli antiehi introdussero i] pitt tardi possibile la nozione di similitudine; mentre, d’altro canto, egli stesso sostiene che il teorema
d Pitagora fu una delle prime proposizioni pitagoriche. Inoltre la teoria della similitudine
non conduce propriamente al
teorema di Pitagora, ma al cosiddetto primo teorema di Euelide, contro l’esplieita citazione di Proclo."
o
Una via molto piú semplice e naturale é quella suggerita
dal Bretschneider ” e seguita dall’Allman e dal Reghini, secondo una dimostrazione di cui si conosce la/:figura ma non
l’autore, e che, per semplicità, sta accanto a quella di Abul
Hasan Tabit (IX secolo d. C.) e di Baskara (XII secolo d. C.)
fra le settanta e più dimostrazioni che si conoscono. Senonchè, anche per quella dimostrazione, l’Ilankel ® obbietta che
essa non presenta affatto un colorito tipicamente greco, ma ricorda i metodi indiani; da cui seguirebbe:
o che Pitagora
avrebbe tratto dall'Oriente anche la dimostrazione del teorema, opinione che non dispiace all’Allman,” ma che, come si
è detto sopra, non è ammissibile, o ehe non corrisponderebbe
quella trovata da Pitagora.
Sono, come si vede, conclusioni piuttosto scettiche sulla
possibilità di ricostruire la geometria pitagorica. Ma sono conclusioni a cui lo storico della scienza coscienzioso deve attenersi. Nessun documento antico, nessun tentativo matematico
dei moderni ci dà la sensazione di trovarci di fronte ai procedimenti seguiti da quei primi geometri. D'altronde la nostra mentalità è certamente mutata rispetto a quella che doLoria Gino, storia delle Matematiche, Torino, 1929-1933, vol. I.
Op. cH., pag. 430.
5 BRETSCHNEIDER, Die Geametrie und die Geometer vor Euklides, Leipzig, 1870.
" HANKEL, Zur Geschichte der Mathematik in Alterlum, Leipzig, 1874.
Op. cil., pug. 37.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)veva prevalere nel V secolo a. C. per poter tentare in astratto
‘quello che si fece allora. Bisoguerebbe prima liberarci dalla
forma mentis che quasi ventitrè secoli di geometria euclidea
hanno ingenerato in noi. Ciò che non è certo possibile.
Accontentiamoci dunque di registrare i risultati innegabilmente conseguiti da quegli antichi maestri. Essi bastano a
rivelarne il valore e la grandezza. « I pitagorici
— scrive Diogene Laerzio ” — hanno portato la geometria alla perfezione
dopo che Moeris (un faraone del XIV secolo) ebbe trovato il
principio degli elementi di tale scienza ». E questo rimarrà il
massimo titolo di gloria di quella ¿Scuola Italica » che dalle
coste della Calabria e della Lucania tanta luce dirfuse intorno
e lasciò dietro a sè.
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ANGIOLO DELL’ORO.
#Dioc. Laenz., Vit. Pyth., VU, 1, 2.
A. Dnic'Ono, Sulla possibilità di ricostrulre la genmeiría pitagorica : Historia
la fé yee
1935 95-102. | U est peu probable qu'on arrive jamais à reconslituer
muderne
e
tentativ
aucune
antique,
t
documen
aucun
icienne,
pythagor
Métris
en
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ne semblant reproduire la méthode suivie par les premiers géomèlres, ni
retrouver Jeur forma mentisparticulière,
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ilità di ricostruire la geometria
, A.: Sulla possib2.
4599 Dell'Ororia
9 (35) 95-10
pitagorica.—
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