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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)[P4870 Y (ui
P 463-486.
Definizione del rapporto aristossenico tra musica e attivitá politica, in particolare
attraverso l'analisi dei fr. 70 e 76 Wehrli. 72-00744
(Definition of the aristossenico relationship between music and political activity, in
particular through the 76 analysis of fr. 70 and Wehrli.)
Tra Orfeo e Pitagora : origini e incontri di culture nell'antichità : atti dei seminari
napoletani 1996-1998 / a cura di Marisa Tortorelli Ghidini, Alfredina Storchi Marino,
Amedeo Visconti. Napoli : Bibliopolis, 2000. 575 p. 2 p. de pl. ill.
SiS Con VA
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)MUSICA E ATTIVITÀ POLITICA
IN ARISTOSSENO DI TARANTO
1. Movorkóg nelle fonti greche, musicus in quelle latine, &
l’appellativo di norma riservato ad Aristosseno di Taranto, poliedrico
intellettuale del IV secolo a.C., dagli autori antichi considerato una
autorita in campo musicale e, quasi esclusivamente come grande e originale teorico della musica, studiato e celebrato anche dai moderni, che,
pressoché concordemente, indicano in lui «il gigante della musicologia
greca»'.
Di argomento musicale (teoria musicale, storia della musica e del
suo insegnamento, danza, strumenti musicali, ecc.) sono molti dei
frammenti conservatisi delle opere aristosseniche. E di pura teoria musicale trattano gli Elementa Harmonica e gli Elementa Rhythmica, gli
scritti di Aristosseno di cui si possiedono le parti più cospicue, nonché
gli unici a essere noti, parzialmente nel caso degli Elementa Rhythmica,
per tradizione diretta”.
Ad avviare Aristosseno allo studio della musica, fu, secondo ogni
probabilita, il padre, Spintharos. Tra i maestri di Aristosseno Spintharos
è annoverato nell’articolo su Aristosseno contenuto nel lessico Suda
(s.v. "ApiotdEevog, A 3927 Adler). Al suo nome si accompagna qui
"Con queste parole definisce Aristosseno BARKER [1991 a] p. 188.
? ‘Appovukò otoryetar à il titolo sotto il quale manoscritti databili tra il XII e il XVII
secolo conservano tre libri, di cui l’ultimo mutilo, pubblicati per la prima volta a Venezia
nel 1562 (Aristoxeni musici antiquissimi Harmonicorum Elementorum libri II. Cl.
Ptolemaei Harmonicorum, seu De musica libri IL Aristotelis De obiecto auditus
fragmentum ex Porphyrii Commentariis, omnia nunc primum latine conscripta et edita ab
Ant. Gogavino Graviensi, Venetiis 1562). Per una dettagliata trattazione della loro struttura
e del loro contenuto, si rimanda a BRANCACCI [1984]; BELIS [1986]. Dei Po6pikò otoryeta
restano solo frammenti, in vario modo tramandati. Per tradizione diretta & noto il più ampio
di questi frammenti, il cosiddetto Fragmentum Morellianum, conservatosi in tre manoscritti
dei quali il più antico, un codice marciano del XII secolo (Venetus Marcianus Graecus
VL3) contenente altri scritti di argomento musicale, lo riporta sotto la intestazione
’AprotoÉévor Puuxv Xtovyetwv B. Quanto al restante materiale superstite appartenente
agli Elementa Rhythmica, cfr. PEARSON [1990] pp. XI-XXIL
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)l’appellativo di HO
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69d Wehrli.
* Cr. Cyr. Jul. vi 185 =
ARISTOX. fr. 54a Wehrli.
> PRONTERA [1976-1977]
p. 287,
° Cfr. Amer. VP. 197-19
8 = Arıstox, fr. 30 Wehrli
.
7 Chr. de gen. Soer.
592 F; de recta rat. aud
. 39 p,
8 Chr. in Proposito
PRONTERA [1976-197
7] PP. 311-31 e Pot
CENTRONE [1996] pp.
tima sintesi di
139-40,
Ch Cie. orar u 139
; off. 1 155; Nep. Epam
gen. Socr. 585 E; PAU
. 2, 2; Diop. x 11,027
S. Ix 13, 1; AEL. VH
TAMBL. VP. 250; Schol.
. oy 17; Dros. LAERT.
in Plat. resp. 600 3.
10 Sui Tapporti tra Spi
ntharos e il Pitagoris
"" ARISTOX, frr. 47-50 Wehrli
.
Pre de
VIN 7; PORPH. VP.
mo tarantino cfr. vo
n Errrz {1960}.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)un trattamento diverso da quello che, sempre Aristosseno, riserva ad
altri due grandi pensatori, Socrate e Platone, di cui scrive le biografie'?.
Archita è celebrato da Aristosseno quale insigne filosofo, rappresentante per eccellenza del Bios nvBaryopırög, capace come è, a differenza per esempio di Socrate, di dominare perfettamente le proprie
passioni® e, ancora, nemico dichiarato della tpugy'*, causa, secondo
l’insegnamento pitagorico, di rovina per lo stato’.
A essere ammirato da Aristosseno, non è però solo I’ Archita filosofo pitagorico, ma anche l’Archita uomo politico e abile stratego. Ne
fornisce testimonianza un frammento della aristossenica Vita di Archita
conservatoci da Diogene Laerzio, in cui Aristosseno celebra con
particolare enfasi le capacita politico-strategiche di Archita, che «ogni
volta che fu stratego non fu mai sconfitto». Alla sconfitta c alla cattura,
tiene a sottolineare Aristosseno, andarono invece subito incontro i suoi
uomini quando egli, Archita, volontariamente, e solo per sottrarsi
all’invidia di cui era divenuto oggetto, si ritirò dal comando!®,
Nella sua biografia di Archita, Aristosseno dava quindi rilievo,
come poi faranno per esempio Eliano'” o il lessico Suda’, alla «doppia
esperienza di Archita, filosofo insigne e stratego invitto della città e
12 Dell’“antisocratismo” e dell’“antiplatonismo” di Aristosseno sono state, in
tempi recenti, proposte letture diverse. Secondo A.C. Cassio e D. Musti ad esempio,
il ritratto negativo che Aristosseno dà di Socrate e di Platone e al quale si oppone
quello, positivo, di Archita e di Pitagora, si potrebbe interpretare come segno di una
presa di coscienza da parte della grecità occidentale, della propria specificità culturale
rispetto alla Grecia metropolitana (cfr. Casslo-MUSTI [1991] p. 10). Altri studiosi
hanno invece messo in relazione l’atteggiamento di Aristosseno verso Socrate e verso
Platone, chi (come ISNARDI PARENTE [1991] pp- 151, 159) con il suo “filopitagorismo”
e con la volonta di opporsi alla appropriazione da parte dell’ambiente accademico di
motivi pitagorici, chi invece con i «tentativi di innestare elementi pitagorici nel solco
della scuola aristotelica» (così per es. CAMBIANO-REPICI [1993] p. 548).
© Chr. ARISTOX. fir. 30; 52b; 54a Wehrli.
Cfr. ARCHYT. 47 A9 D.K. (si segue la settima edizione della silloge dei frammenti
dei presocratici di H. Diels apparsa a partire dal 1954 e rimasta poi invariata fino
all’ultima, la dodicesima, datata 1966) e, accanto ad esso, ARISTOX. fr. 50 Wehrli.
'S Per le fonti in proposito cfr. DE SENSI SESTITO [1987] p. 88, note 15-16.
'® Cfr. DioG. LAERT. VIII 82 = ARISTOX. fr. 48 Wehrli.
VVH. mm 17; vu 14; xt 15.
BS, ‘Apxúrag, A 4121 Adler.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)della lega italiota»'”, facendosi così paladino, non diversamente dal suo
oüöyxpovog e amico Dicearco di Messina”, del Biog TPAKTUKOG, della
vita civilmente e politicamente impegnata, ritenuta superiore a quella
puramente contemplativa”.
Ora, oltre che filosofo, uomo politico, valente stratego, Archita fu
anche profondo conoscitore e fine studioso di musica”, da Tolemeo®
ricordato anzi come il più importante studioso, tra i pitagorici, di questa
disciplina che avrebbe dato fama al nome di Aristosseno e alla quale
Aristosseno & avviato da un personaggio, il padre Spintharos, ad Archita
molto vicino.
Nella vita di Archita dunque, lo studio della musica si affianca
all’esercizio della attività politica, per il quale Archita, come si & detto, &
ammirato da Aristosseno, fautore del Bios npaxtıkög € Lovoixés per
antonomasia.
Individuati questi due aspetti della complessa personalita di Aristosseno, pare naturale interrogarsi sulla esistenza o meno di un legame
tra di essi, quindi, in altre parole, sulla esistenza, secondo Aristosseno,
di legami tra studio della musica ed esercizio della attività politica.
Capire se per Aristosseno esistano legami tra studio della musica (0 tout
court musica) e attività politica (due degli ambiti cioè in cui fu attivo
Archita, da Aristosseno profondamente ammirato) e, eventualmente,
come questi legami siano da lui valutati, consente, credo, di individuare
una ulteriore eredita ad Aristosseno lasciata da quell’ambiente architeo
in cui la sua formazione spirituale ha inizio e alle cui tradizioni vari
indizi suggeriscono che egli fosse saldamente legato”,
P MELE [1981 a] p. 73.
” Sull’amicizia intercorsa tra Aristosseno e Dicearco, cfr. la testimonianza di
Cic. Att. xl 32, 2 = ARISTOX. fr. 3 Wehrli = DICAEAR. fr. 70 Wehrli.
*! Su Dicearco di Messina e la sua difesa, in polemica con Teofrasto, del Bios
npaxtukôs, cfr. per es. BOYANCE [1970] pp. 26-7; GIANNANTONI [1982] pp. 343-4;
ISNARDI PARENTE [1991] p. 163.
7 Sugli studi e le dottrine di Archita in campo musicale, obbligato è il rimando
a BARKER [1991 b], esaustivo lavoro sull’argomento.
* Cfr. POL. harm. 1 13, p. 30,9 Düring = ARCHYT. 47 A 16 D.-K.
4 Suddetti indizi sono da me passati in rassegna in VISCONTI [1999] pp. 51-2
cui mi permetto di rinviare.
Seite 6
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)2. Che Aristosseno creda all’esistenza di un intimo nesso tra musica € attività politica, & quanto emerge in primo luogo da una riflessione sulla notizia, fornita dal lessico Suda”, di un soggiorno di Aristosseno nella città arcadica di Mantinea, soggiorno che, in mancanza di
indicazioni in merito da parte del lessico Suda, pare preferibile datare,
sulla scorta del Laloy”, intorno al 350 a.C., ritenendolo dunque
anteriore al soggiorno a Corinto di cui informa lo stesso Aristosseno e
per il quale il 344/3 a.C. rappresenta il sicuro terminus post quem’.
G.L. Mahne, verso la fine del XVIII secolo, e poi, nel secolo
scorso, R. Westphal e G. Fougéres, autore di un ponderoso e ancora
oggi fondamentale studio su Mantinea, hanno proposto di spiegare il
soggiorno di Aristosseno a Mantinea mettendolo in relazione con la
rinomanza di questa citta, e dell’ Arcadia tutta, in campo musicale e orchestico®.
L’opinione di questi autorevoli studiosi & stata poi ripresa da L.
Laloy, che pure prospettava, volendo dare spiegazione del soggiorno
mantineese di Aristosseno, ipotesi di diverso segno (i legami fra Taranto, fondazione di Sparta e patria di Aristosseno, e il mondo peloponnesiaco; l’amicizia tra Spintharos, padre di Aristosseno, ed Epaminonda, fautore della rinascita di Mantinea nel 370 a.C.) alle quali però,
se si ripercorre la storia di Mantinea e pit in particolare quella dei suoi
rapporti con Sparta e con Tebe, noné difficile sollevare obiezioni”.
ES "Apıorö&evog, A 3927 Adler.
% Cfr. Laroy [1904] p. 7. Della cronologia del soggiorno mantineese di
Aristosseno ho trattato ampiamente in VISCONTI [1999] pp. 64-5.
7 Cfr. Aristox. fr. 31 Wehrli. In questo frammento, citato da Giamblico (VP.
233) sulla scorta, come mostra il confronto con PorPH. VP. 59, di Nicomaco di
Gerasa, Aristosseno tratta della vicenda di Damone e Finzia, celebre esempio di
amicizia pitagorica, e afferma di riferirla così come l’aveva sentita raccontare
direttamente da Dionisio II quando questi, «ormai spodestato, faceva il maestro di
scuola a Corinto». Quest’ ultima indicazione consente di collocare senza esitazioni il
soggiorno di Aristosseno nella città dell’istmo dopo il 344/3 a.C., quando Dionisio,
sconfitto, abbandona con pochi mezzi Siracusa e si trasferisce a Corinto.
8 Cfr. MAENE [1793] p. 12; WESTPHAL [1893] p. IV; FOUGÈRES [1898] pp. 347-
® Cfr. LALoy [1904] p. 7; Visconti [1999] pp. 65-8.
Seite 7
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)L’idea del Mahne, del Westphal e del Fougères, resta la più convincente e, direi, quella cui più naturalmente viene da pensare: il fatto
che Aristosseno, avviato dal padre agli studi musicali, scelga come meta
del suo soggiorno in Grecia Mantinea, non può non essere messo in
immediata relazione con l’importanza che Mantinea — e con essa tutta
l’Arcadia, patria di musici e compositori famosi quali per esempio
Agelaos di Tegea, Echembrotos, Klonas” — aveva in ambito musicale.
Ora però, un’analisi delle testimonianze di cui si dispone sulle
tradizioni musicali arcadiche, e pid in particolare mantineesi, evidenzia
come queste siano non solo solide e antiche, ma anche caratterizzate in
un senso ben preciso, cosa che non desta meraviglia per una musica
quale quella greca che, soprattutto in epoca arcaica, si presenta come un
insieme di tradizioni regionali variamente caratterizzate’’.
Quando si parla di tradizioni musicali arcadiche, il pensiero corre
subito ad affascinanti pagine polibiane.
Nel IV libro delle Storie, per spiegare il comportamento feroce degli
abitanti dell’arcadica Cineta al tempo della guerra sociale (220-217 a.C.),
Polibio inserisce un’ampia digressione (IV 20-21) sul carattere degli Arcadi
e sul ruolo che la musica ha nel mondo arcadico, in buona parte citata da
Ateneo (XIV 626) trattando del potere terapeutico della musica.
La crudelta che distingue i Cineti dagli altri Arcadi, noti per la
progevia e la pAovbporta dei loro costumi e usi, e ancora di più per il
rispetto da essi nutrito verso gli dei, & dovuta secondo Polibio (rv 20, 3) al
fatto che essi hanno abbandonato le istituzioni introdotte dai mpé@tor
"Apkóá8wv, prima fra tutte la musica”.
Questa & per Polibio un’istituzione pan-arcadica, non esclusiva
dunque di singole città, e antichissima, risalente a quei mp@tor ’ApKddes
nei quali la tradizione” indica i più antichi abitanti dell’Ellade.
Su Agelaos di Tegea cfr. KIRCHNER [1894]; su Echembrotos, CRustus [1905] e
WEST [1974] pp. 4-7, 13; su Klonas infine, tegeate secondo gli Arcadi, ma tebano secondoi
Beoti, ABERT [1921].
31 Sul regionalismo della musica greca arcaica hanno in tempi non lontani richiamato
l’attenzione Comorrt [19912] pp. 18 e 27; WEST [1992] p. 334.
#2 Che Polibio parli di istituzioni arcadiche, e che la musica rientri tra queste, &
quanto convincentemente dimostrato da BRELICH [1969] pp. 209-14.
#3 Cfr. per es. STRABO vint 8, 1.
Seite 8
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)In polemica con Eforo e con la sua concezione puramente edonistica della musica, Polibio sostiene (IV 20, 4-5) l’utilità pragmatica
(ÓpeXkog) della pratica musicale per tutti gli uomini e particolarmente per
gli Arcadi, per i quali essa & addirittura necessaria (&varykatov). Non a
caso, prosegue Polibio (IV 20, 7), gli Arcadi, fin dai tempi più antichi,
hanno riservato alla musica un posto particolare «nella loro vita
pubblica in tutte le sue manifestazioni», un’affermazione questa che à
gia testimonianza della particolare caratterizzazione esibita dalle
tradizioni musicali arcadiche.
La musica é inoltre elemento fondamentale del sistema educativo
degli Arcadi (Iv 20, 8-9), un mix, stando a Polibio, in cui armoniosamente si combinano studio della musica, educazione fisica e istruzione
militare. Degli Arcadi la musica accompagna poi l’esistenza anche una
volta divenuti adulti (rv 20, 10-12).
Nel mondo arcadico, dunque, alla musica & riconosciuta una evidente centralita, dovuta, secondo Polibio (IV 21, 1-4), al fatto che in
essa gli antichi Arcadi hanno individuato un rimedio contro la durezza e
l’austerità del loro temperamento, naturale conseguenza dello squallore
della regione in cui abitano e del suo clima inclemente. E con l’intento di
addolcire e di mitigare (UaAdttetv Kai Kipvav dice Polibio) la propria
indole, che gli Arcadi coltivano da sempre con passione lo studio della
musica così come (l’espressione mi & suggerita dal mpdg tovtoIc
impiegato da Polibio a IV 21, 3), mediante l’istituzione di assemblee
comuni e di numerosi sacrifici (ovvdd0vg KoLVdg Kai Bvotas
mAetotac), hanno cercato di far maturare tra loro quei legami sociali che
la natura della regione da essi abitata ostacola, costringendoli a vivere
separati, ciascuno per proprio conto (IV 21, 3).
Gli Arcadi attribuiscono quindi alla musica un potere psicagogico
che l’ha resa per essi un fattore di civilizzazione e che fa si che essi la
sentano come fatto pubblico, componente della vita della comunita alla
pari delle assemblee e dei sacrifici. Con queste istituzioni, accanto alle
quali sono da porre la musica e il suo studio, gli Arcadi si sono adoperati a contrastare il loro rude carattere, che minaccia costantemente di
farli ricadere in quella esistenza selvaggia che essi, spaventati, cercano
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)di esorcizzare e nella quale gli abitanti di Cineta, una volta tralasciato lo
studio della musica, sono non a caso ripiombati™.
La vicenda di questi ultimi deve essere un monito per tutti gli Arcadi affinché non trascurino la musica, capace, secondo l’arcade Polibio, di preservarli dalla dypwórng (IV 21, 10-11).
Con questo riferimento alla vicenda dei Cineti, si conclude l’ampia
digressione polibiana, testimonianza esplicita di come 1’ Arcadia, meta
del soggiorno di Aristosseno in Grecia, non sia semplicemente una terra
dalle tradizioni musicali forti e antiche, bensi anche un ambiente che
assegna alla musica capacita psicagogiche e quindi valenza paideutica e
una precisa caratterizzazione in senso etico-politico, al punto di evocare,
secondo il Walbank®, lo stato ideale di Platone.
Quanto detto da Polibio per l’Arcadia in generale, vale anche per
Mantinea, città il cui nome é per la verità associato nelle fonti, più frequentemente che alla musica, a una danza nazionale che Ateneo” dice
essere stata preferita da Aristosseno rispetto alle altre €0vixai òpyhoeis
e che da un passo di Senofonte” si apprende essere una danza corale
armata regolata dal ritmo enoplio, accompagnata dal canto del peana e
simile a una processione in onore degli dei, una danza caratterizzata
quindi da movimenti collettivi di uomini in armi, dunque di tipo, si
potrebbe dire, “falangitico”.
La testimonianza principale sulle tradizioni musicali mantineesi &
fornita da un passo del dialogo pseudoplutarcheo De musica. Il passo in
questione € contenuto nel capitolo 32, con il quale ha inizio la sezione
del dialogo dedicata al tema dell’educazione musicale.
Molto & il materiale aristossenico confluito in questa sezione:
Aristosseno é del resto, con Glauco di Reggio ed Eraclide Pontico, una
delle principali fonti del dialogo.
# Su questo tema della demarcazione tra vita selvaggia e civiltà presente nella
digressione polibiana, cfr. BORGEAUD [1979] p. 37; HARTOG [1983]; VERNANT [1990]
p. 144; Loraux [1995] pp. 302-3.
* Cfr. WALBANK [1947] pp. 180-1.
°° ATHEN. 1 22 B = ARISTOX. fr. 112 Wehrli.
7 An. vil, 11.
Seite 10
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Vari indizi fanno ritenere certa la derivazione del capitolo 32 da
Aristosseno’®, cosa che, tenendo conto del fatto che Aristosseno soggiomd a
Mantinea, rende particolarmente interessante il riferimento ai Mantineesi
presente in questo capitolo, li dove si parla dell’insegnamento della musica.
Nel trattare quest’argomento, Aristosseno-pseudo Plutarco pone in
rilievo il fatto che l’insegnamento della musica (la pá@noig tv nepi Tv
hovoıcnv) sia un ambito per il quale, salvo eccezioni, mancano norme
precise, cosi che «la maggior parte delle persone impara a caso cid che al
maestro e all’allievo piace rispettivamente insegnare e apprendere». Per
fugare questa eventualita, evidentemente ritenuta pericolosa, alcuni popoli
assennati (i Lacedemoni anticamente, i Mantineesi e i Pelleni), «scelto un
solo tpórog musicale o al massimo quei pochi che sembravano loro adatti a
correggere il carattere, solo questa musica coltivavano»”.
Il passo & doppiamente significativo: per quanto vi si dice in merito al
carattere delle tradizioni musicali mantineesi e in quanto rivelatore del
giudizio di Aristosseno su di esse.
Lacedemoni, Mantineesi e Pelleni, popoli menzionati in diversa
successione (Mantineesi, Lacedemoni, Pelleni) in un frammento del primo
libro del De musica di Filodemo”, inserito in un contesto che corrisponde a
quello dello pseudo Plutarco”’, riconoscono alla musica capacità di azione
sull’anima e quindi sul carattere e sui costumi degli ascoltatori. Questo à il
motivo per cui hanno regolamentato l’insegnamento della musica
limitandolo ai (pochi) tpdxoi musicali che a loro avviso esplicano suddetta
38 Ho esaminato dettagliatamente gli indizi che autorizzano questa conclusione
in VISCONTI [1999] pp. 78-9.
® ps. PLUT. de mus. 32, 1142 E = p. 28,1-7 Ziegler (Plutarchi Moralia, vol. VI,
fasc. 3, recensuerunt et emendaverunt K. Ziegler et M. Pohlenz, tertium recensuit et
indices adiecit K. Ziegler, Lipsiae 1966): GAA’ ot pèv TOAAOI eixf porvBávovow à Av
z@ SdcoKovtr À TH pavOdvovt &péon oi SE ovvetoi tO eikfi KmodSoKydCovorv,
dorep Aukedaınovior TÔ moAaıdv Kol Mavtivets Kal TleAAnveig Eva yop tivo
zponov À MAVTEABS dAtyoug EKAeEcplevor, od Govto mpds Tv TOV nov
ExavopOmory óppótrrew, «dti TH HovoLK|] Exp@vro.
® Mus. 1, fr. 9, p. 141 Rispoli (si fa riferimento a RISPOLI [1969]).
4! Cfr. RISPOLI [1969] pp. 133-8, 141-2. Delle concordanze che, non solo in
questo caso, & possibile ravvisare tra parti dell’opera di Filodemo sulla musica e
sezioni di matrice aristossenica del dialogo dello pseudo Plutarco, trattano, arrivando
a conclusioni diverse, ABERT [19687] pp. 35-6 e RISPOLI [1969] p. 136.
Seite 11
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)capacità di azione in senso positivo, suscitando cioè in chi ascolta nobili
sentimenti, cosi da correggerne il carattere qualora si sia allontanato dalla
retta disposizione"”. A suddetto scopo pare finalizzata presso Lacedemoni,
Mantineesi e Pelleni la scelta dei tp6xo. musicali da apprendere, nella
quale non doveva evidentemente essere tenuto in particolare
considerazione il loro pregio da un punto di vista squisitamente esteticomusicale.
Quanto dunque al carattere delle tradizioni musicali mantineesi,
Aristosseno-pseudo Plutarco fornisce esplicita testimonianza di come
Mantinea, in virtù della fiducia nutrita nell’azione della musica
sull’anima dell’ascoltatore, fulcro di quella cosiddetta Ethoslehre rappresentante un fondamentale indirizzo dell’estetica musicale antica®,
fosse ambiente che alla musica attribuiva un’importante funzione etica,
sociale e politica: quella di destare 0, nel caso fossero solo sopiti, di
risvegliare negli uditori determinati sentimenti, finendo in questo modo
per incidere, positivamente o negativamente, sui loro comportamenti.
E evidente che il riconoscimento alla musica di una simile funzione
implichi, per i Mantineesi, la necessità di
regolamentarne
l’insegnamento e un atteggiamento di comprensibile avversione nei
confronti di una musica che a tale regolamentazione si sottragga, at# Si produce cio’ quella che Aristosseno-pseudo Plutarco definisce
ExavopPwoic tHv nO@v, utilizzando un’espressione quasi idiomatica che nelle fonti
compare generalmente (essa 0 sue varianti) in riferimento alle riflessioni sulla musica
sviluppate in ambito pitagorico: cfr. per es. STRABOI 2, 3 (= ARISTOX. fr. 123 Wehrli);
X 3, 10; SEXT. EMP. adv. math. vi 23; IAMBL. VP. 64; 114; Tim. Locr. 82, 104 B, dove
però BALTES [1972] p. 227 fa notare come con jwoux& possa essere intesa l’arte
delle Muse in senso ampio e non la sola musica. Un altro esempio ancora di
riferimento ad ambiente pitagorico della nozione di énavdpworg tOv OSV ottenuta
con la musica, si ha in PHILO. mus. Iv, col. XXX 24 = rv 19, p. 78 Neubecker, passo
in cui Filodemo polemizza con degli stoici che hanno sostenuto, attingendo alle opere
di alcuni pitagorici (cfr. mus. Iv, col. XXX 16-19 = ıv 21, p. 80 Neubecker), la utilita
della musica efig ofd]tiv dpelt@lv repıroinofulv Kai tOv HOdv exavdopSmor[v (per il
testo si fa riferimento a NEUBECKER [1986] cui si rimanda anche per un pit
dettagliato commento). Sul concetto di &ravópBwarg quale possibilità di correzione
propria di quanti nella loro disonestà non hanno ancora raggiunto un livello tale da
non consentire guarigione, cfr. ARIST. eth. nic. 1 1165b19-20.
# Testo di obbligato riferimento sull’argomento resta ancora oggi ABERT
Seite 12
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)teggiamento del quale si & altrove** proposto di individuare, nel gruppo
scultoreo raffigurante la triade apollinea, realizzato per Mantinea —
fonte Pausania®” — da Prassitele, una traduzione nel linguaggio delle
immagini.
Non fa allora meraviglia che Aristosseno-pseudo Plutarco possa
significativamente porre il nome di Mantinea accanto a quello di Sparta,
non solo, insieme a Lesbo, uno dei centri più importanti nel panorama
musicale della Grecia arcaica, ma anche ambiente in cui diffuso — gia
all’inizio del VII secolo a.C.® — e particolarmente curato era
l’insegnamento della musica*’ e che alla musica assegnava una specifica
valenza sociale e politica, a motivo — riecheggiando le parole usate da
Plutarco“ a proposito delle @dat di Taleta di Gortina — della capacita
attribuitale di rendere gli animi degli ascoltatori amanti della virtù e così
disposti all’obbedienza e alla concordia”.
Tra i costumi musicali spartani e quelli mantineesi (o più in generale arcadici), à ravvisabile un’ulteriore somiglianza, che altro non & se
non un evidente portato della valenza etico-politica riconosciuta alla
musica a Sparta come a Mantinea. Intendo riferirmi al conservatorismo
comune alle tradizioni musicali di entrambe le città, solerti nella difesa
delle forme musicali tradizionali contro ogni tendenza innovatrice.
Noto è il conservatorismo in campo musicale degli Spartani,
contrari a qualsiasi innovazione che potesse alterare il proprio tradizionale sistema musicale. Non & senza un certo vanto che gli Spartani
ricordavano infatti — fonte Ateneo” — «di aver salvato per ben tre volte
la musica quando questa si stava corrompendo», chiara allusione a quei
provvedimenti che le fonti attestano essere stati adottati dagli efori
contro le innovazioni introdotte nella musica da Terpandro, da Frinide di
# Cfr. VisCONTI [1999] pp. 82-6.
45 Paus. vul9, 1.
#6 Cfr. LASSERRE [1954] p. 22.
# Cfr. in proposito MARROU [19713] pp. 43-4.
® Sulle funzioni della musica nella Sparta arcaica cfr. GosToLı [1988].
50 ATHEN. XIV 628 B.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Mitilene e soprattutto da Timoteo di Mileto®', innovatore per eccellenza
di cui Pausania dice che gli Spartani conservavano la cetra appesa,
come una sorta di ex-voto, nella Ixidc, enigmatico edificio circolare nel
quale Pausania, sempre nello stesso passo, afferma che ancora alla sua
epoca gli Spartani éxxAnodCover™.
Di tendenze conservatrici dovettero essere anche i costumi musicali
di Mantinea: non a caso mantineese è per esempio quel Tirteo che lo
pseudo Plutarco autore del De musica, con buona probabilita ancora
una volta sulla scorta di Aristosseno, ricorda insieme agli altrettanto
oscuri Andrea di Corinto e Trasillo di Fliunte, quale esponente di una
corrente musicale fortemente conservatrice, ostile a ogni tipo di innovazione”.
L’interesse che il passo del De musica in esame presenta, non
scaturisce semplicemente da quanto in esso, sulla scorta di Aristosseno,
viene riferito circa il carattere dei costumi musicali mantineesi. Come
gia si é detto prima, se il passo & interessante, cid & dovuto anche al
fatto che esso consente di conoscere l’opinione che di suddetti costumi
musicali Aristosseno aveva.
31 Cfr. PLUT. Agis 10, 7-8; quom. quis suos in virt. sent. prof. 84 A; apopht. lac.
220 c; inst. lac. 238 C-D; DIO CHRYs. XXXIL 67; XXxIU_ 57. BOETH. mus. 11, pp. 182,7183,10 Friedlein cita, riprendendolo, secondo la concorde opinione degli studiosi (cfr.
per es. COURCELLE [19482] p. 262; Pızzanı [1965] pp. 156-64), dalla perduta
Eioaywyt povoucy di Nicomaco di Gerasa, il testo di un vero e proprio decreto
emesso dagli Spartani contro Timoteo e le sue innovazioni musicali, oggetto di particolareggiata analisi da parte di MARZI [1988].
2 Cfr. PAUS. II 12, 10 e, sulla Ekvég, quanto si osserva in MUSTI-TORELLI
[1991] p. 205.
53 ps. PLUT. de mus. 21, 1137 F = pp. 16,26-17,1 Ziegler: 6 orùròg 8 Abyog Kai
nepi Topratov te Tod Mavtivéws Kai ’Avôpéa tod KopivOtov Kai OpacbAAov toû
Dlaoiov Kai Etépwv moAA@v, oc névras fopev 5x mpootpeorw aneoxnpevovg
YAPOatds te Kai petaPorfic Kai roAvyopdtog Kai Gov nodA@v Ev LÉO dvt@v
p vOpÔV te Kai ÓóppovÒv Kai AéEewv Kal pelonotios Kai épunvetac. Evidente
risulta dall’incipit il rimando al capitolo precedente che si conclude con la menzione
di Pankrates, autore del IV secolo a.C. seguace, come Tirteo, Andrea e Trasillo, dello
stile antico di Pindaro e Simonide. Al IV secolo a.C. appartengono anche Telefane di
Megarae gli altri autori e musici ricordati nel corso del capitolo 21. Si è quindi spinti
a collocare nella stessa epoca anche i non meglio noti Tirteo, Andrea e Trasillo. Di
tutti questi personaggi lo pseudo Plutarco avrà con ogni probabilità tratto notizia dal
loro contemporaneo Aristosseno.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)A tale proposito, non pare si possa mettere in dubbio che Aristosseno guardasse con grande favore a Lacedemoni, Mantineesi e Pelleni (li
giudica infatti ovvetot) e alla loro “censoria” nouëeia musicale. Critico
Aristosseno si mostra al contrario nei confronti del costume dominante
presso gli altri popoli, quelli che lasciano l’insegnamento della musica al
caso, senza preoccuparsi di fissare in materia alcuna regolamentazione,
della quale Aristosseno, che del resto sappiamo fiducioso nelle
potenzialita terapeutiche e psicoterapeutiche della musica™, da invece
prova di avvertire l’esigenza.
Questi popoli dovrebbero evidentemente, secondo Aristosseno, fare
proprio, nell’insegnamento della musica, il modello di zouöeta offerto al
riguardo da Lacedemoni, Mantineesi e Pelleni, provvedendo a elaborare,
in questo ambito, una vera e propria legislazione: il che significa rendere
la musica oggetto di disposizioni di leggi, quindi di attivita politica.
In breve, sembra legittimo desumere, dal passo esaminato del De
musica, che Aristosseno fosse, della musica mantineese (ma anche,
stando alle fonti prima ricordate, della danza), conoscitore nonché
ammiratore; e cid a motivo non della sua rinomanza o antichità”,
quanto della particolare caratterizzazione in senso etico-politico da essa
esibita e della quale Aristosseno è per noi, attraverso lo pseudo
Plutarco, il principale testimone.
La scelta di Mantinea come meta di viaggio e luogo di soggiorno in
Grecia, non é allora certo stata casuale nella vita di Aristosseno, bensi
determinata dalla volontà di studiarne in loco le tradizioni musicali e
orchestiche. E questa volonta non & da collegare (quanto meno non solo)
alla fama o alla antichità di suddette tradizioni (0 più in generale di
quelle arcadiche). Essa pare piuttosto da mettere in relazione con la
caratterizzazione in senso etico-politico loro precipua, elemento, a mio
modo di vedere, che spiega sia perché Aristosseno desideri studiarle
facendosene diretto testimone, sia perché le ammiri. In altre parole:
Aristosseno si reca a Mantinea perché qui (come in tutta l’Arcadia) si
faceva musica, la si faceva dai tempi più antichi e soprattutto la si
# Cfr. in proposito ARISTOX. frr. 6 e 117 Wehrli per un’analisi dei quali mi sia
consentito rimandare a VISCONTI [1999] pp. 21-5.
5° Questa era invece l’opinione di LASSERRE [1954] p. 32.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)faceva ancora in un certo modo, cosa che forse non accadeva più a
Sparta, i cui saggi costumi musicali appaiono ad Aristosseno qualcosa
che appartiene al passato della città”.
Va riconosciuto che gia G. Fougères si muoveva in parte in questa
direzione, collegando la presenza di Aristosseno a Mantinea al desiderio
di conoscerne le tradizioni musicali e ponendo in evidenza, di queste
tradizioni, l’orientamento conservatore, consono — faceva notare lo
studioso”’ — ad Aristosseno, incline, come si avrà modo di vedere, a
lodare la musica degli antichi, ritenuta superiore a quella dei suoi tempi.
Criticabile pare la rilevanza che nelle pagine del Fougères & assegnata al conservatorismo delle tradizioni musicali di Mantinea. Non
sembra infatti il conservatorismo cid che connota la musica mantineese,
quanto piuttosto l’incisivo ruolo etico, sociale e politico che a essa i
Mantineesi assegnano, tanto da considerarla materia di cui il legislatore
deve occuparsi.
Il conservatorismo & solo un portato, una conseguenza della forte
caratterizzazione in senso etico-politico della musica mantineese. Ed è
proprio questa caratterizzazione che affascina Aristosseno, formatosi in
un ambiente, quello pitagorico, certamente connesso — a che titolo
esattamente & difficile dire” — con la Ethoslehre, e allo studio della musica avviato da un personaggio, il padre Spintharos, assai vicino, come
si & visto, al pitagorico Archita, a colui cioè nella cui esperienza
confluiscono studio della musica e diretto esercizio della attività politica.
Il soggiorno di Aristosseno a Mantinea, con il non celato apprezzamento per le tradizioni musicali e orchestiche della città, finisce cosi
per essere un dato si puramente biografico, ma indicativo sia
dell’esistenza, per Aristosseno, di uno stretto — e nella sua ottica asso-
56 In ps. PLUT. de mus. 32, 1142 E = p. 28,4 Ziegler si sottolinea infatti che zò
nakonov i Lacedemoni erano esempio di popoli ovvetot in materia di costumi musicali.
57 FouGERES [1898] pp. 347-8.
SB Diverse sono le posizioni degli studiosi al riguardo: ved., solo per fare
qualche esempio, ABERT [19682] pp. 5-9; VETTER [1954] col. 1581; DÜRING [1956]
pp. 313-6; Comorri [19912] p. 33; WEST [1992] pp. 31-4 e 246-53; ANDERSON [1994]
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)lutamente positivo — legame fra musica e attività politica, sia, allo stesso
tempo, della influenza avuta su Aristosseno, forse anche nella scelta di
Mantinea quale meta di soggiorno in Grecia, dall’ambiente pitagoricoarchiteo, primo canale della sua formazione spirituale.
3. L’esistenza, secondo Aristosseno, di legami tra musica e attivita
politica può essere posta in evidenza anche attraverso l’analisi di alcune
testimonianze aristosseniche pertinenti la cosiddetta “musica nuova”,
espressione con la quale si suole definire l’esito di una trasformazione
della musica greca prodotta da una serie di innovazioni in essa maturate
a partire dalla meta del V secolo a.C. e che incidono fortemente sul
rapporto all’epoca esistente tra elemento musicale ed elemento verbale,
portando la musica a configurarsi come realtà autonoma rispetto al testo
poetico con il quale essa era invece prima, insieme alla danza, in intima
connessione”.
Della “musica nuova” le fonti disponibili (autori più o meno coevi
agli “innovatori” e scritti teorici di eta ellenistica e imperiale) mettono in
rilievo essenzialmente due tendenze di fondo: la noAvyopSia, l’impiego
cioè di molti suoni, e un marcato mimetismo. Ad esse, di cui Platone™
evidenzia la connessione, sono riconducibili le innovazioni particolari
introdotte dai rappresentanti del nuovo gusto musicale (tra cui, per
esempio, l’impiego frequente di etaBorat” o l’uso in uno stesso
componimento di strutture metriche diverse”), le quali rendono la
musica più varia, articolata ed elaborata di quella antica, tale da
richiedere esecutori abili e preparati, in altre parole, dei professionisti.
® Del complesso fenomeno della “musica nuova” ho trattato ampiamente in
Visconti [1999] (in particolare ved. le pp. 100-18) cui rinvio anche per l’indicazione
della bibliografia sull’ argomento.
© Resp. m1 397 c.
61 Cfr. ps. PLUT. de mus. 6, 1133 B = pp. 5,26-6,5 Ziegler; Dion. HAL. comp.
19,8
® Cfr. per es. quanto dice il metricologo Efestione (poöm. m1 3, pp. 64,24-65,2
Consbruch) sulla struttura metrica dei nomoi citarodici di Timoteo di Mileto. Una mistione €& Gnévrwv tOv pétpwv era, secondo la testimonianza di ARIST. poet.
1447b22-23, il Centauro di Cheremone, poeta tragico del IV secolo a.C. che si sa (cfr.
NESSELRATH [1990] pp. 247-8) incline a fare proprie le scelte linguistiche e stilistiche
dei rappresentanti della “musica nuova”.
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Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Intorno a queste innovazioni matura un vivace dibattito critico in cui si
inserisce anche il nome di Aristosseno. Un passo di carattere tecnico degli
Elementa Harmonica (1 23 Meibom = pp. 29,14-30,8 Da Rios) e tre tra i
più ampi e noti frammenti aristossenici superstiti (i frr. 70, 76 e 124
Wehrli), trattano infatti del nuovo gusto musicale, senza risparmiare ad esso
critica alcuna.
Di questo ricco materiale, mi limiterd in questa sede a prendere in
considerazione solo due dei citati frammenti (il fr. 70 e il fr. 76 Wehrli),
evidenziando unicamente quanto essi possono dire circa il legame, che ormai
sappiamo per Aristosseno esistente, fra musica e attività politica”,
U fr. 70 Wehrli di Aristosseno & citato da Temistio all’inizio
dell’Oratio XXXII, prolusione, conservatasi solo parzialmente, a un corso
tenuto a Costantinopoli intorno al 350 d.C.™.
Temistio riferisce la risposta che Aristosseno avrebbe dato a uno dei
suoi discepoli che gli chiedeva quale vantaggio potesse trarre dal disprezzare
il «modo di cantare modernoe dilettevole per coltivare invece quello antico»:
«canterai» — questa la risposta di Aristosseno — «assai raramente nei teatri,
poiché non é possibile essere allo stesso tempo gradito alle folle e rimanere
fedele al gusto antico nell’arte musicale».
La naAau& dow alla quale Aristosseno invita il discepolo a rimanere
fedele, non era dunque più apprezzata dal pubblico dei 6éatpa, cosa alla
quale Aristosseno doveva evidentemente esortare i discepoli, con l’esempio
oltre che con le parole, a non dare alcuna importanza.
Dalle parole che in Temistio fanno seguito alla risposta data da
Aristosseno al suo discepolo e che a ragione gli studiosi sono per lo più
propensi ad attribuire al frammento aristossenico”, si apprende infatti che
® Quanto al citato passo degli Elementa Harmonica e al fr. 124 Wehrli cfr.
Visconti [1999] pp. 129-30 e 144-51; a questo lavoro mi permetto di rinviare anche
per un più ampio commento dei frr. 70 e 76 Wehrli (ved. in particolare le pp. 13044).
* Per la datazione dell’orazione seguo MAISANO [1995] pp. 107-9 e 977.
55 I] testo del frammento (come anche quello del fr. 76 Wehrli) è integralmente
riportato in appendice.
© Cfr. MAHNE [1793] pp. 166-7; WESTPHAL [1893] p. 229; MULLER [1841] pp.
271-2; WEIL-REINACH [1900] p. 53. Di diversa opinione & F. Wehrli, come è facile arguire dal testo del frammento quale @ riportato nella silloge da lui curata dei
frammenti aristossenici (WEHRLI 19672).
Seite 18
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Aristosseno, incurante del «disprezzo della gente», anteponeva sempre,
«se non gli era possibile allo stesso tempo restare fedele alle leggi
dell'arte ed eseguire canti graditi a molti», la téyvn alla paavepœnior,
termine quest’ultimo che, nel IV secolo a.C., si prestava ad Aristosseno
(penso infatti sia possibile dimostrare che Temistio abbia ripreso questo
termine da Aristosseno e che quindi non abbia tradotto con esso l’idea
espressa da Aristosseno in altro modo°”) per indicare, stigmatizzandola,
la preoccupazione (che allo stesso tempo diviene il loro unico fine) dei
rappresentanti della véa dow di risultare graditi al pubblico, fino al
punto di sacrificare al compiacimento dei suoi gusti le stesse leggi della
rey.
A una figura “politica”, quella del demagogo, «adulatore del popolo» secondo la definizione che ne dà Aristotele”, fanno pensare questi
cattivi povoukot, cultori di una musica (la véa coh appunto) che
Aristosseno respinge non per considerazioni di ordine tecnico” (di
aspetti tecnici della “musica nuova” nel frammento, quanto meno
esplicitamente, non si parla), bensi per il fatto di essere volta unicamente al diletto degli ascoltatori, evidentemente dimentica del ben diverso e più alto fine paideutico cui la musica, a giudizio di Aristosseno,
deve tendere.
Una testimonianza della finalità paideutica da Aristosseno attribuita alla musica, in virtù della quale del resto Aristosseno celebra la
musica antica nel capitolo 27 del De musica pseudoplutarcheo”, si ricava se ci si sofferma, anche rapidamente, sul contesto temistiano in cui
la citazione da Aristosseno é inserita.
Temistio stesso spiega il motivo per il quale ha dato inizio al suo
discorso citando Aristosseno. Queste sono le sue parole: «perché ho usato
come esordio questa risposta di Aristosseno? Pensavo fra me, amici Elleni, a
97 Cr. Visconti [1999] pp. 133-9.
® Sul possibile uso di phavéporio con questa accezione mi sono soffermato in
VISCONTI [1999] pp. 133-5.
® Polit. 8 1313b40-41.
™ Tn nome solamente di queste, secondo invece LASSERRE [1954] p. 93, Aristosseno avrebbe biasimato la “musica nuova”.
7 Sulla evidente matrice aristossenica di questo capitolo del De musica non nutriva dubbio alcuno gia ABERT [19682] p. 35.
Seite 19
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)quanto tempo & passato da quando sono venuto qui a tenere le mie lezioni, e
supponevo che forse da tutti voi (0 forse da nessuno) me ne sarebbe stata
domandata la ragione. Diletti amici, ho il dovere di rispondervi che,
nonostante il mio amore e la mia grandissima stima che nutro per tutti voi,
nonostante la mia disponibilità a venire anche ogni giorno a fare lezione a
tutti voi qui riuniti in gran numero, pure Ja disciplina che io amo non
gradisce affatto le sale per conferenze, poiché non vuole essere troppo
gradevole e non vuole elargire la sua dottrina a scopo di diletto, tanto che
pud qualche volta accadere che essa ferisca dolorosamente gli studenti ¢ li
faccia andar via dalla lezione più scoraggiati» (trad. di R. Maisano).
La filosofia & la disciplina amata da Temistio. Nelle sue parole non
è difficile cogliere la eco della vivace polemica che lo oppose ai retori e
ai sofisti del suo tempo e che nella sua opera trova ampio spazio”.
Contro quanti sostenevano la maggiore utilita dello studio della
retorica rispetto quello della filosofia, Temistio rivendica l’indiscussa
superiorità della filosofia sulla retorica, pur senza volere con questo
bandire dalla formazione, sia del cittadino che dell’imperatore, le opere
di poeti e retori.
A questi ultimi, eredi di Prodico e Gorgia, Temistio rimprovera di
preoccuparsi solo della ricercatezza formale e della piacevolezza della
loro dizione, spesso a scapito dei contenuti. Egli al contrario, seguendo
l’esempio di Socrate, pensa piuttosto alla utilità del suo insegnamento,
convinto che chi realmente vuole educare, deve porsi come scopo
primario «non il diletto degli ascoltatori, ma il loro arricchimento
interiore»”.
Questo & quanto intende fare la amata filosofia. Essa infatti, dice
Temistio nel passo riportato, a differenza della retorica, non gradisce i
G€atp% e non si preoccupa di essere piacevole o di dilettare gli ascol72 Ved. in proposito Downey [1955] pp. 297-307; DOWNEY [1957] pp. 56-61;
DAGRON [1968], pp. 36-48.
e Gorgia,
73 MaIsANO [1986] p. 32. Il confronto cui si fa riferimento, tra Prodico
e risolto a
celebri sofisti, da una parte, e Socrate dall’altra, è sviluppato da Temistio,
e a un
tutto vantaggio di Socrate, nella parte iniziale della Oratio XXIV, prolusion
suo
del
tiche
caratteris
le
illustra
Temistio
quale
corso tenuto a Nicomedia nella
piuttosto che
insegnamento con l’intento di spingere gli allievi a seguire le sue lezioni
quelle dei vari sofisti dell’ epoca.
Seite 20
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)tatori (où yop BÉAer eivon Mov feta Kai mpds HSoviiv MÉyeuv Gtro
av Méyer): ecco la ragione per la quale non esita a prendere le distanze
dalle opinioni più diffuse, come per esempio, facendo riferimento proprio all’Oratio XXX, quella secondo la quale nel solo benessere materiale & da identificare la felicità dell’individuo”.
Le argomentazioni cui Temistio ricorre nella sua difesa della filosofia, fanno si che egli si senta vicino ad Aristosseno (ed ecco perché lo
cita) per l’invito da questi rivolto ai suoi discepoli affinché rimanessero
fedeli alla noAad dod. Anche la nakouù dof infatti non ama i
Oéarpa né & in essi apprezzata. Ma Aristosseno, come poi farà Temistio, non si cura affatto di tutto ciò e anzi addita proprio nella capacità
della rnako1ù cod) di tenere lontani dai Oéorrpa, uno dei motivi che
devono spingere a coltivarla. Dalla affinita che, nel difendere la filosofia, Temistio a ragione sentiva-con Aristosseno e con la sua difesa della
NHAC don, & legittimo evincere che, non diversamente dalla filosofia
difesa da Temistio, anche la nom cod cui Aristosseno
raccomandava aí suoi discepoli fedeltà, perseguiva, per Aristosseno, una
finalità paideutica che la véo. &ouën, attenta solo a risultare êrureprúg ”,
ha dimenticato e che, in quanto invece — secondo Aristosseno — vera
prerogativa della musica, necessariamente rendeva quest’ultima degna
di essere oggetto di attività politica.
L'esistenza, per Aristosseno, di un nesso tra musica € attività politica, si desume anche dal fr. 76 Wehrli, citato nel capitolo 31 del De
musica pseudoplutarcheo.
Tema di questo capitolo, che si pud ben definire un’ampia citazione da Aristosseno, & quello dell’influenza che una buona (o cattiva)
educazione ha sui gusti musicali e, pid in generale, sulla musica stessa.
Il concetto & sviluppato da Aristosseno richiamando l’attenzione
sulla vicenda di Telesia di Tebe, musico a lui contemporaneo non altrimenti noto, la quale consente ad Aristosseno di sottolineare anche la
superiorità, a suo avviso, della musica antica sulla “nuova”.
™ Cfr. or. XXXII 3, 365 A-D.
© Ossia, ricorrendo alla definizione del termine data nel Thesaurus Graecae
Linguae dello Estienne, delectationem et voluptatem afferens.
Seite 21
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)«Aristosseno» — si legge nel De musica — «ha ben dimostrato che &
dall’educazione e dall’istruzione ricevute che dipendono una corretta o
distorta pratica della musica. Tra i suoi contemporanei dice infatti che
accadde a Telesia di Tebe di essere stato educato da giovane nella
pratica della musica pit bella e di avere appreso fra le altre composizioni celebri, anche quelle di Pindaro, di Dionisio di Tebe, di Lampros,
di Pratina e degli altri, quanti, fra i poeti lirici, furono valenti autori di
pezzi strumentali. Suonava con perizia l’aulo e aveva acquisito una
cultura perfetta in tutte le discipline. Trascorsa la giovinezza, fu a tal
punto sedotto da quella variegata musica fatta per il compiacimento del
pubblico dei teatri, da disprezzare quelle belle melodie nella pratica delle
quali era stato allevato, e da apprendere quelle di Filosseno e di
Timoteo, e fra queste stesse quelle più varie stilisticamente e più ricche
di innovazioni. Avendo cominciato a sua volta a comporre melodie ed
esercitandosi in entrambi gli stili, quello di Filosseno e quello di
Pindaro, non riusci ad avere successo cimentandosi nello stile di
Filosseno. Causa ne era l’eccellente educazione ricevuta da fanciullo».
Il percorso artistico di Telesia di Tebe esemplifica per Aristosseno
il determinante ruolo che àywyú e Hó@notg svolgono nella storia della
musica e dei gusti musicali, incidendo direttamente sulla pratica
musicale. E infatti l’influenza esercitata su Telesia dalla educazione
ricevuta in gioventù, a fare sì, secondo Aristosseno, che egli, formatosi
sulle composizioni di autori antichi come Pindaro, Pratina di Fliunte e
altri, sebbene senta il fascino della “musica nuova” di Filosseno di
Citera e di Timoteo di Mileto, non possa cimentarsi in essa con successo. La sua educazione lo impedisce, asserisce Aristosseno nella frase
conclusiva del frammento.
Si può pertanto ben dire che dyayn e uäßncıg sono responsabili
della Gtaotpopn e della SópBworg della musica, termini questi ricorrenti
nel lessico medico e poi impiegati, come antitetici, nel lessico etico”,
indicando dtaotpopn, il pervertimento, il deterioramento, e òópBwors
«l’azione del migliorare, dell’emendare i costumi, il carattere, la
condotta»””.
7 Cfr. in proposito GRILL [1963].
7 Batty [1993] s.v.
Seite 22
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Sembra legittimo pensare che lo pseudo Plutarco citi testualmente
Aristosseno e che dunque sia stato Aristosseno ad aver scelto questi due
termini per indicare con uno, dtaotpopn, la pratica distorta della
musica, dimentica cioè dei buoni principi, con l’altro, &ópBworg, quella
invece corretta, ai buoni principi fedele’*. In ogni caso, se anche i due
termini non sono aristossenici, aristossenica & certo l’idea generale che
con essi & espressa: & possibile distinguere una pratica musicale
eticamente buona da una invece cattiva (tale Aristosseno considera la
“musica nuova”), prova del riconoscimento alla musica, da parte di
Aristosseno, di implicazioni etiche, alle quali (dunque non solo agli
aspetti tecnici) l’approccio al fatto musicale deve, secondo Aristosseno,
chiaramente essere attento.
Un colorito moraleggiante non & dunque difficile ravvisare nella
critica alla “musica nuova” fatta da Aristosseno in questo frammento,
che, in virtù dello stretto legame in esso stabilito tra &yoyñ / u&maıg ©
musica, & avvicinabile a un passo del VII libro delle Leggi di Platone
(802 A-D) cui fara poi riferimento Filodemo nel De musica”.
Trattando in questo libro dell’educazione dei fanciulli e delle sue
norme, Platone torna a occuparsi della musica (essa & infatti per Platone®’ utile alla educazione dell’anima), indicando (vil 802 A), tra le
altre cose, come canti e danze (döàg Kai òpyfoerg) vadano ordinati
(kabicbacOa1).
Molte sono le composizioni musicali e le danze lasciate dagli antichi. Tra queste, dice Platone, sono da conservare solo quelle che a un
attento esame appaiano convenienti (VII 802 A). A compiere questa
cernita sono da designare uomini di eta superiore ai cinquant’anni, i
quali manterranno, fra le opere tramandate, solo quelle che essi giudi78 Questo pare il significato più pertinente a ôtaorpopn e StópBwarg nel passo
del De musica in questione, ben colto da BARKER [1984] p. 238 che ho pertanto
seguito nel tradurre il passo. Poco diversa da quella del Barker, & l’interpretazione
dei due termini sottesa alla traduzione datane da LASSERRE [1954] p. 145: de
maintien des principes ou leur disparition»; arbitraria e non suffragata dalle fonti,
appare invece la traduzione dei due termini fornita nella edizione loebiana del De
musica («success or failure»).
” Cfr. Rispou [1974] p. 63.
#0 Leg. vu 795 D.
Seite 23
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)cheranno adatte allo stato, respingendo, o in alcuni casi moditicando,
con l’ausilio di poeti e musici, quelle che sembreranno loro inadeguate
(VII 802 B-C).
Quante fra le composizioni musicali si presteranno a essere ordinate secondo le intenzioni del legislatore, diventeranno molto migliori di
quanto non lo fossero prima, senza per questo essere meno piacevoli. Il
piacere, continua Platone, & infatti comune a tutte le composizioni
musicali (td 8’hÖÒ kouvòv mM&oa1c), che quindi non si differenziano per
il fatto di dare o no piacere, ma per il fatto che alcune rendono migliori,
altre invece peggiori (VII 802 C-D). Se poi, a dare piacere, che & dunque
prerogativa di tutte le composizioni musicali, sono le prime o le seconde,
cid dipende solo dall’educazione ricevuta: «se la musica» — dice infatti
Platone (vu 802 D) — «in cui un uomo é vissuto dall’infanzia fino all’eta
della maturità e della ragionevolezza & una musica temperata (oa@ppovt)
e disciplinata (teraynevn), costui, ascoltando quella di diverso
carattere, la odierà e la chiamera illiberale (&veAev@epov); chi invece &
stato allevato conoscendo solo la musica più comune (kowfl) €
zuccherosa (yAvkeia), costui dirà che quella contraria a questa & fredda
(yvypév) e sgradevole (énòf)».
Dal brano citato si evince come Platone fosse convinto assertore
dell’esistenza di uno stretto legame fra educazione e gusti musicali, al
punto di non contemplare nemmeno la possibilita, da Aristosseno invece
ammessa, che chi & stato educato a un certo tipo di musica possa essere,
anche solo per poco tempo, affascinato da una musica di carattere
opposto.
Questa differenza non fa venire meno l’affinità di fondo ravvisabile
tra il passo platonico e il frammento di Aristosseno, volto soprattutto a
evidenziare, attraverso la vicenda di Telesia di Tebe, la forza
dell’educazione, che, in campo musicale, & destinata a prevalere su
qualsiasi possibile passeggera suggestione. Il percorso artistico di Telesia di Tebe si prestava dunque, per Aristosseno, a essere letto come
prova dell’esistenza di un rapporto strutturale tra buona educazione e
buona musica e quindi dell’assoluto bisogno di educare alla musica nel
giusto modo.
Riassumendo, dal frammento esaminato si può ricavare quanto
segue: esiste per Aristosseno una musica eticamente buona e una al
Seite 24
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)contrario cattiva (come la “musica nuova”); l’educazione ha la facoltà
di influenzare il gusto musicale condizionando poi la pratica stessa della
musica; risulta dunque evidente che il legislatore debba per Aristosseno
— come accadeva nella ammirata Mantinea e come sarebbe dovuto
accadere nello stato ideale di Platone — provvedere a indirizzare
l’educazione dei giovani verso la buona musica, musica che, secondo
Aristosseno, deve pertanto essere materia di disposizioni legislative,
quindi di attività politica.
Non diversamente dalla riflessione sulla notizia, di carattere biografico,
del soggiorno di Aristosseno a Mantinea, anche i due frammenti analizzati
credo lascino intravedere come una stretta connessione esistesse per
Aristosseno tra musica e attività politica e come egli la valutasse in termini
assolutamente positivi. Senza dubbio allora, alla musica e al suo studio
Aristosseno avrà riservato spazio nel suo ideale di Biog mpoxtuKds, che non
pare ormai essere altro che quello incarnato da Archita.
Come concludere a questo punto, se non dolendoci del fatto che tanto
avara € stata la tradizione nel restituire materiale aristossenico appartenente
agli almeno dieci libri di Tlouöevrxoì voor Oo agli almeno otto libri di
TloAvtuxoi vönoı, opere che gli studiosi®' tendono a identificare e nelle quali,
qualsiasi cosa siano state, & lecito immaginare, a luce di quanto detto, che di
musica Aristosseno doveva diffusamente parlare?
8! Cfr. per es. WEHRLI [19672] p. 62.
Seite 25
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)APPENDICE
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de mus. 31, 1142 B-C)
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