Volltext anzeigen18 Seiten
Seite 1
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)SESTO, PITAGORA, LA MUSICA
Loy
Emidio Spinelli
1. Nel preparare la versione finale della traduzione del Contro i musici
(=Adv. Math.=M 6) di Sesto Empirico', debbo confessare che, anche a
uno sguardo superficiale, ci si rende conto di quanto quel breve scritto
sia ricco e soprattutto produttivo su più piani: dalle notizie che offre su alcuni elementi importanti della teoria musicale antica all individuazione della strategia che sorregge in modo costante la polemica
anti-paideutica di Sesto, per finire con alcuni spunti diciamo cosi “dossografici”, legati alla presentazione — non sempre neutra né benevola,
invero — di pensatori e loro relative dottrine musicali (o presunte tali),
attaccate in blocchi compatti e metodologicamente omogenei’.
Proprio su uno di questi “escerpti dossografici”, dedicato esplicitamente alla figura di Pitagora, vorrei qui concentrarmi, nella speranza di
poter offrire un piccolo, ma sincero e caloroso, contributo a questo volume, pensato e progettato in onore dell’amica e collega Maria Barbanti.
2. Per ragioni di spazio non posso ovviamente soffermarmi su di una
serie di punti che gia ho avuto modo di tractare in altre sedi, come ad
esempio:
- la struttura di fondo dell’attacco globale, quasi “olistico”, di Sesto
contro le cosiddette arti liberali®
“ Universita di Roma “La Sapienza”.
' Essa vedra la luce il prossimo anno in E. Spinelli (a cura di), Sesto Empirico. Opere, con
la collaborazione di F Verde, Bompiani, Milano 2016.
* Di grande utilitä per la comprensione di M 6 & Pedizione di D. Davidson Greaves
(ed), Sextus Empiricus.
POE MOYEIKOYE/Against the Musicians (Adversus Musicos),
Universiry of Nebraska Press, Lincoln & London 1986. Il carattere generale del Contro i
musici sestano è ben descritro, in modo icastico ma efficace, da D. Delattre, La musique,
pour quoi faire? La polémique du Jardin contre le Portique chez Philodeme de Gadara, in F.
Malhomme-A.G. Wersinger (éds.), Mousike et Arete. La mousique et l'éthique de l'antiquité
a läge moderne, Vrin, Paris 2007, p. 100, che considera quest opera una sorta di “ibrido”, a
meta strada fra musicologia e filosofia.
3 In tal senso mi permetto di rinviare alla trattazione complessiva di E. Spinelli, Pyr-
335
~~
UN: BELLEZZA
Were
Seite 2
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)ANALECTA HUMANITATIS
Collana del Dipartimento di Scienze della Formazione
dell’Università degli Studi di Catania
diretta da Santo Di Nuovo
Seite 3
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)Kein Text auf dieser Seite.
Seite 4
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)BELLEZZA E VIRTÙ
S M B
A cura di
R. Loredana Cardullo e Daniele Iozzia
BONANNO EDITORE
Seite 5
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)ISBN 978-88-96950-18-0
Proprietà artistiche e letterarie riservate
Copyright © 2014 - Gruppo Editoriale Bonanno s.r.l.
A - R
www.bonannoeditore.com
gebonanno@gmail.com
Seite 6
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
Emidio Spinelli*
1. Nel preparare la versione finale della traduzione del Contro i musici
(=Adv. Math.=M 6) di Sesto Empirico1, debbo confessare che, anche a
uno sguardo superficiale, ci si rende conto di quanto quel breve scritto
sia ricco e soprattutto produttivo su più piani: dalle notizie che offre su alcuni elementi importanti della teoria musicale antica all’individuazione della strategia che sorregge in modo costante la polemica
anti-paideutica di Sesto, per finire con alcuni spunti diciamo così “dossografici”, legati alla presentazione – non sempre neutra né benevola,
invero – di pensatori e loro relative dottrine musicali (o presunte tali),
attaccate in blocchi compatti e metodologicamente omogenei2.
Proprio su uno di questi “escerpti dossografici”, dedicato esplicitamente alla figura di Pitagora, vorrei qui concentrarmi, nella speranza di
poter offrire un piccolo, ma sincero e caloroso, contributo a questo volume, pensato e progettato in onore dell’amica e collega Maria Barbanti.
2. Per ragioni di spazio non posso ovviamente soffermarmi su di una
serie di punti che già ho avuto modo di trattare in altre sedi, come ad
esempio:
- la struttura di fondo dell’attacco globale, quasi “olistico”, di Sesto
contro le cosiddette arti liberali3;
*
Università di Roma “La Sapienza”.
Essa vedrà la luce il prossimo anno in E. Spinelli (a cura di), Sesto Empirico. Opere, con
la collaborazione di F. Verde, Bompiani, Milano 2016.
2
Di grande utilità per la comprensione di M 6 è l’edizione di D. Davidson Greaves
(ed.), Sextus Empiricus.
/Against the Musicians (Adversus Musicos),
University of Nebraska Press, Lincoln & London 1986. Il carattere generale del Contro i
musici sestano è ben descritto, in modo icastico ma efficace, da D. Delattre, La musique,
pour quoi faire? La polémique du Jardin contre le Portique chez Philodème de Gadara, in F.
Malhomme-A.G. Wersinger (éds.), Mousikè et Aretè. La mousique et l’éthique de l’antiquité
à l’âge moderne, Vrin, Paris 2007, p. 100, che considera quest’opera una sorta di “ibrido”, a
metà strada fra musicologia e filosofia.
In tal senso mi permetto di rinviare alla trattazione complessiva di E. Spinelli, Pyr1
Seite 7
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)E S
- il quadro generale della sua polemica contro le teorie dogmatiche
intorno alla presunta utilità della musica4;
- il contenuto, pure molto interessante, della seconda parte del Contro i musici, quella che nei §§ 39-68 riporta da un lato dottrine più
teoreticamente strutturate e di conseguenza critiche pirroniane di
carattere “più aporetico” perché dotate di una maggiore forza logicoargomentativa5.
Va sottolineato che il più ampio progetto pirroniano di una radicale
demolizione del concetto di musica, delle sue pretese teoretiche e dello
spazio operativo a esso attribuito da questa o quella filosofia dogmatica
può verosimilmente essere considerato come un altro e nuovo capitolo
di una battaglia di più lunga data. Quale lontano “archetipo” dell’atteggiamento volto a combattere le pretese teoriche e quelle di efficacia
morale della musica (in quel caso sullo sfondo della superiorità riconosciuta invece all’arte retorica) si può forse citare il testo conservato in
PHibeh 13, verosimilmente da attribuire ad Alcidamante, mentre un
possibile, più vicino antecedente, come vedremo meglio fra poco, è
stato individuato in una serie di obiezioni di matrice epicurea registrate
fedelmente nel De musica di Filodemo6.
Il mio obiettivo, in questo contributo, sarà in ogni caso limitato e
riguarderà unicamente le obiezioni più specifiche e dirette che Sesto imbastisce in M 6 contro Pitagora, una “testimonianza dossografica” per
rhonism and the specialized sciences, in R. Bett (ed.), The Cambridge Companion to Ancient
Pyrrhonism, Cambridge University Press, Cambridge 2010, pp. 249-64. Si noti che Sesto
utilizza l’espressione
"
solo nel Contro i retori (M 2, 57).
4
Cfr. in particolare l’incipit del trattato: M 6, 1-6, con alcune osservazioni introduttive
in E. Spinelli, Sesto Empirico contro i musici: contesto e senso di una polemica antica, in C.
Tatasciore (a cura di), Filosofia e musica, Bruno Mondadori, Milano 2008, pp. 41-56.
5
Cfr. D. Davidson Greaves (ed.), Sextus Empiricus, cit., p. 20. Per
come
uno dei termini che designa il movimento scettico-pirroniano cfr. PH 1, 7, con le utili
considerazioni di F. Decleva Caizzi, Sesto e gli scettici, in «Elenchos», 13 (1992), pp. 307-13
e ora di P. Pellegrin (éd.), Sextus Empiricus. Contre les professeurs, Éditions du Seuil, Paris
2002, p. 453.
6
Sul primo punto cfr. A. Brancacci, Alcidamante e PHibeh 13 “De Musica”. Musica
della retorica e retorica della musica, in Aristoxenica, Menandrea, Fragmenta Philosophica,
Olschki, Firenze 1988, pp. 61-84. Per alcuni punti di contatto fra questo scritto e le trattazioni polemiche non solo di Sesto Empirico, ma anche di Filodemo cfr. G.M. Rispoli, Sesto
Empirico e Filodemo contro i musici, in A.H.S. El-Mosalamy (ed.), Proceedings of the XIXth
International Congress of Papyrology (Cairo, 2-9 September 1989), Ain Shams University,
Center of Papyrological Studies, Cairo 1992, vol. I, pp. 213-48 (pp. 216-7, nota 3). Cfr.
anche A. Barker, Greek Musical Writings, Vol. 2, Harmonic and Acoustic Theory, Cambridge
University Press, Cambridge 1989, pp. 457-8, n. 1.
Seite 8
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
comprendere la quale serviranno tuttavia alcune “telegrafiche” considerazioni introduttive relative al versante musicale del pitagorismo antico.
3. Sullo sfondo di una relazione dialettica fra filosofia e teoria musicale,
che può essere ben documentata e che sicuramente rappresenta un capitolo importante, direi anzi assolutamente significativo del panorama
generale della cultura classica, è forse possibile individuare in modo più
puntuale il contributo pitagorico. Secondo una partizione utilmente
proposta da Zhmud, infatti, «three basic elements of that theory which
the ancient tradition linked with Pythagoras continue to be associated
with his name: (1) the mathematical treatment of music, (2) the doctrine of a musical ethos, or the psychagogic and educative effects of music,
(3) the famous “harmony of the spheres” generated by the movement
of the heavenly bodies»7. Lascio da parte qui il primo e il terzo degli
elementi citati, che sembrano solidamente presenti, vista l’abbondanza
di testimonianze su autori pitagorici o comunque più o meno profondamente “compromessi” con il pitagorismo (da Archita a Filolao, da
Platone ad Aristosseno e perfino, più tardi, a Tolemeo, a Porfirio, ad
Aristide Quintiliano, e così via): esse sembrano infatti confermare sia
l’approccio matematico sia i legami forti con l’indagine astronomica8.
Il piano su cui vorrei invece insistere, forse più congetturale nel suo
postulare una qualche «connection between Pythagoreanism and ideas
of the ethos of music»9, è quello caratterizzato dalla dimensione “etica”
della musica o meglio dal potere a essa riconosciuto di modellare il
carattere e di intervenire in modo sostanziale sulla fisionomia morale
degli individui. Insomma, si tratta di spingersi sul terreno di quella che,
come ricorda Giamblico nella sua Vita pitagorica (§ 111), Pitagora stesso considerava in senso stretto e tecnico come una forma di
,
identificandola esplicitamente con una cura medica realizzata attraverso la musica.
4. Da questo punto di vista la testimonianza sestana del Contro i musici
appare preziosa e soprattutto può essere inserita in una linea dossograL. Zhmud, Pythagoras and the Early Pythagoreans, Oxford University Press, Oxford
2012, p. 286.
8
Per alcune considerazioni interessanti, nonché per una prima selezione di testi, sempre
valide restano le pagine di A. Barker, Greek Musical Writings, Vol. 1, The Musician and his
Art, Cambridge University Press, Cambridge 1984 e Id., Greek Musical Writings, Vol. 2, cit.
9
L. Zhmud, Pythagoras and the Early Pythagoreans, cit., p. 286.
Seite 9
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)E S
fica che vanta numerosi testimoni. Leggiamo innanzi tutto il paragrafo
che introduce e giustifica la testimonianza su Pitagora (M 6, 7):
(7) Prima di tutto, allora, si inizi con le affermazioni sulla musica di cui
solitamente si ciarla da parte dei più. Se dunque, essi dicono, accogliamo
la filosofia in quanto dà temperanza alla vita umana e tiene sotto controllo
le passioni dell’anima, a tanto maggior ragione accogliamo la musica, per
il fatto che essa ci si impone non in modo alquanto violento, ma porta
a compimento i medesimi effetti raggiunti anche dalla filosofia con una
persuasione raffinata10.
La prima notazione è già di carattere terminologico. Sesto vuole
prendere le mosse da ciò che i più sono sì soliti dire rispetto alla musica, ma senza fondamento, in modo vano, a mo’ di chiacchiera priva di
qualsiasi forza persuasiva. Questo è infatti il valore che assume costantemente nella sua prosa il verbo qui utilizzato,
⊂
, in più di
una occasione sfruttato, nel suo senso spregiativo di un vano «ciarlare»
appunto, per squalificare la vanità di alcune dottrine degli Stoici11.
Il secondo passo della sua strategia polemica consiste nel mettere
l’una di fronte all’altra la filosofia e la musica, con l’intento non di
assegnare a entrambe il medesimo e ugualmente positivo giudizio di
valore, ma allo scopo di creare una netta gerarchia. Se infatti è vero
che dobbiamo salutare e accettare la filosofia, secondo gli stessi
di cui si riportano le tesi, perché essa, grazie alla sua capacità di tenere
sotto controllo le passioni dell’anima, è in condizione di produrre temperanza nel corso della vita umana12, è ancor più vero che il primato in
questo ambito va riconosciuto alla musica13. Essa sa infatti raggiungere
Così suona il testo greco:
" ヽ"
" ♯ "  ̄" ヽ "
▲"
 ̄"
⊂"
⊂"
"
⊂
0"
"
."
."
"
"
" 々 "
"
" 〃"  ̄"
 ̄"
"
."
♭"
#
"
" ゝ "
." " "
"
" ⊂ "
 ̄"
 ̄"
" 々"
∇" ♯ "
♯ "
"
";
" 〃" "
(le traduzioni, sestane e non, salvo diversa indicazione, sono mie).
11
Cfr. ad es. alcuni passi del Contro gli etici: M 11, 109, 133 e 191 (per altri rinvii cfr.
K. Janáček, Sexti Empirici Indices, editio tertia completior, Olschki, Firenze 2000, p. 77):
possiamo allora ipotizzare che proprio gli Stoici siano, anche qui, il bersaglio nascosto della
polemica sestana? Molto efficace, direi icastica, la resa di
⊂
con «to babble» in D.
Davidson Greaves (ed.), Sextus Empiricus, cit., p. 129.
12
Vale forse la pena aggiungere che il verbo utilizzato,
, compare solamente in
M 6 – oltre che qui, nei §§ 10, 23 e 28 – e sembra dunque essere una sorta di spia del lessico
tecnico applicato ai fenomeni musicali, come altri vocaboli di cui parleremo più avanti.
13
Sulla questione cfr. anche Quint. Inst. or. I 10, 31; Plut. De virt. mor. 3, 441D-E; e
soprattutto alcuni passi nel De musica di Aristide Quintiliano (2.3, 5 e 6).
Seite 10
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
il medesimo obiettivo, calmante e purificatore, mettendo ordine senza alcuna violenza (e si noti che qui l’espressione
è hapax in Sesto), ma piuttosto in virtù di una forza persuasiva dotata addirittura di grazia, di raffinatezza e direi quasi di charme (se questa è la sfumatura di senso che si può dare alla voce verbale
da
, altro hapax in Sesto).
5. A questo punto e alla luce di tale premessa, Sesto chiama in causa
Pitagora, quale primo testimone di una simile attitudine14 e come protagonista di un aneddoto che vale la pena leggere per esteso:
(8) Pitagora pertanto, avendo una volta osservato come dei giovani colti
da delirio bacchico a causa dell’eccesso di vino non differivano in nulla da
chi era preda della follia, invitò il flautista che insieme a loro partecipava al
corteo a eseguire per loro con il flauto la melodia spondaica; nel momento
in cui questi eseguì ciò che gli era stato ordinato, all’improvviso quelli mutarono atteggiamento, divenendo temperati, come se fin dall’inizio fossero
stati sobri15.
Di fronte al delirio bacchico provocato dal vino in alcuni giovani
(mentre partecipavano a un ♯ , a una processione dionisiaca, dobbiamo supporre) e di fronte alla pazzia che sembrava impossessarsi di
loro, Pitagora non ricorre a una sobria e articolata teoria filosofica, ma
adotta la soluzione immediata e pragmatica di far somministrare loro
una specifica “medicina musicale”. La soluzione morale di questo cedimento a una passione irrazionale è affidata dunque alla musica, sentita
come efficace antidoto all’ubriachezza, a quanto pare, già da Aristosseno16. Più esattamente Pitagora ordina una performance per flauto solo,
Anche in questo caso, insomma, lo si potrebbe considerare
, stavolta non
di una dottrina fisica relativa al concetto di corpo, come accade ad esempio in M 9, 366,
ma di una presa di posizione morale. Per alcune interessanti considerazioni cfr. anche R.
Martinelli, I filosofi e la musica, il Mulino, Bologna 2012, pp. 13-8.
15
Riporto anche qui il testo greco: " ∇ "
"
" 々"
"
" ヽ"
"、 "
ヽ " ♯ "
"
."
△
" ♭"
"
"
▽" 々"
⊂ "
⊂"
▲ "
„" ∇" ヽ" 々"
ヽ "
"
"
"
⊂ "
" 、 " " 〃" ゝ "
ゝ "
.
16
In tal senso va interpretata la testimonianza dello pseudo-plutarcheo De musica (43,
1146F=fr. 122 Wehrli); più in generale sulla figura e la teoria musicale di Aristosseno si
vedano almeno A. Brancacci, Musica e filosofia da Damone a Filodemo: sette studi, Olschki,
Firenze 2008, cap. 6 nonché una serie di saggi (A. Barker, Did Aristoxenus Write Musical
Seite 11
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)E S
eseguita secondo un “tono” ben preciso, quello spondaico, tipico del
modo dorico, proprio delle libagioni e di solenni occasioni religiose,
nonché caratterizzato da coppie di tempi lunghi, dalla rilassatezza del
ritmo e dunque dalla sua capacità lenitiva e calmante17.
Rispetto a questo brano va innanzi tutto avanzata una considerazione strettamente terminologica: esso è infatti pieno, stracolmo anzi di
hapax legomena18. Questa densità di termini utilizzati da Sesto qui e solo
qui non credo possa essere spiegata altrimenti che con una sua dipendenza, una fedeltà forte e quasi “parola per parola” alla fonte da cui egli
trae l’aneddoto. Ma quale è questa fonte?
Non credo sia possibile dare una risposta certa e definitiva a questo
interrogativo; ma forse si può almeno provare a ricostruire la presenza
di tale aneddoto pitagorico in un paio di altri autori, così da poter tracciare punti fermi rispetto alla sua diffusione tanto in ambito greco che
in ambito latino.
6. Se è vero che il testo di gran lunga più ricco di particolari e di dettagli
nel riportarci un episodio analogo a quello raccontato in M 6, 8 è presente ancora una volta in Giamblico (Vita pitagorica, § 112), mi sembra
che si possa e si debba cercare altrove, soprattutto non dopo Sesto, ma
prima di lui.
In questo caso siamo forse fortunati, perché una storia simile a quella sestana è attestata in un passo lacunoso del De musica di Filodemo
History?; D. Creese, Instruments and Empiricism in Aristoxenus’ Elementa harmonica; E.
Rocconi, Aristoxenus and Musical Ethos; A. Provenza, Aristoxenus and Music Therapy: Fr.
26 Wehrli Within the Tradition on Music and Catharsis; T. Power, Aristoxenus and the “Neoclassicists”; W.W. Fortenbaugh, Apollonius on Theophrastus on Aristoxenus) raccolti in C.A.
Huffman (ed.), Aristoxenus of Tarentum: Discussion, Transaction Publishers, New Brunswick, NJ 2012, pp. 1-175; spunti sempre utili anche in D. Davidson Greaves (ed.), Sextus
Empiricus, cit., p. 121, nn. 2-3 e A. Barker, Greek Musical Writings, Vol. 2, cit., pp. 119-89;
per la nuova edizione dei suoi frammenti, infine, cfr. Die Fragmente des Aristoxenos aus Tarent, Neu herausgegeben und ergänzt, erläutert und übersetzt von S.I. Kaiser, Georg Olms
Verlag, Hildesheim 2010.
17
Per un primo rinvio testuale in proposito cfr. rispettivamente Dion. Hal, Comp. 17
e Arist. Quint., De musica 1, 15; sul carattere “moderato e composto” del modo dorico cfr.
anche Arist., Pol. VIII, 5 1340b3 e 7, 1342a28-b29, con ulteriori osservazioni in A. Brancacci, Music and Philosophy in the First Book of Aristides Quintilianus’ De Musica, in D. Iozzia (ed.), Philosophy and Art in Late Antiquity, Bonanno Editore, Catania 2013, pp. 16-7.
18
Fra sostantivi, verbi, locuzioni avverbiali abbiamo nell’ordine:
."
."
."
⊂ ."
♯."
, oltre ai rari
(uniche altre
occorrenze in M 7, 146, riferito a Speusippo, nonché supra, in M 6, 8) e
(presente
solo in PH 1, 100 e 109).
Seite 12
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
(col. 42, 39-45), di difficile decifrazione, ma in fondo chiaro nel suo
complesso, qualora se ne accetti la ricostruzione proposta da Delattre.
Leggiamo anche qui il testo per esteso, nella traduzione francese dello
stesso Delattre:
Quant a Pythagore, [il réussit à obtenir un comportament] plus docile [de
jeunes gens] qui étaient ivres, en invitant [une] joueuse d’aulos [à jouer] un
air spondaique [en vue de susciter en eux les affections contraires] <à celles
que leur causait l’ivresse> …19
Il passo filodemeo sembra molto più compresso e non mancano ovviamente le differenze (a cominciare dal sesso femminile della flautista).
Quel che importa, però, alla luce di una considerazione più generale
che risulta valida in più punti del blocco omogeneo costituito da M
1-6, è che il passo sestano sembra legato a una fonte epicurea. Ancora
una volta, insomma, si potrebbe supporre che, anche per attaccare la
presunta utilità morale della musica difesa da Pitagora, Sesto si sia servito di materiale epicureo, cioè filodemeo, come pure è stato fatto notare
da molti studiosi20. Altrettanto evidente, però, è che, se anche egli lo ha
fatto, non ha semplicemente copiato dal De musica di Filodemo.
Questo il testo proposto da Delattre:
" ヽ" ]a00" a0^" ] ̲
"
♯ 0"0^"
̲
"
]
" ^ "
̲
"]a00" 〃^" 々" ̲ ] ̲" ] "
⊂ ^"a00̲ " 々" ]
⊂ ^"
̲" 〃" ∇ "[…... . \\ (la traduzione è tratta da
D. Delattre (éd.), Philodème de Gadara. Sur la musique: Livre 4, Les Belles Lettres, Paris
2007, p. 69).
20
A parte il vecchio studio di C.-E. Ruelle, Sextus Empiricus contre les musiciens (Livre
VI–Contre les Musiciens), in “Revue des Études Grecques”, 1898, 11, pp. 138-158, su M 6,
per il “sapore” epicureo di una parte delle critiche sestane, cfr. in prima istanza M. Gigante,
Scetticismo e epicureismo, Bibliopolis, Napoli 1981, in part. pp. 215-21; cfr. inoltre il già
citato contributo di G.M. Rispoli, Sesto Empirico e Filodemo contro i musici, cit., nonché:
Ead., Elementi di etica e di fisica epicurea nella teoria musicale di Filodemo di Gadara, in
R.W. Wallace e B. MacLachlan (a cura di), Harmonia Mundi. Musica e filosofia nell’antichità
(=“Quaderni Urbinati di Cultura Classica”, Suppl. 4), Edizioni dell’Ateneo, Roma 1991,
pp. 68-103; Ead., Teoria e storia della musica in Filodemo, “Cronache Ercolanesi”, 2000, 30,
pp. 89-102; Ead., Le mura di Tebe. MELOS e movimento nella dottrina epicurea, “Cronache
Ercolanesi”, 2005, 35, pp. 83-102; D. Delattre, Présence de l’épicurisme dans le Contre les
Grammairiens et le Contre les Musiciens de Sextus Empiricus, in J. Delattre (éd.), Sur le
Contre les Professeurs de Sextus Empiricus, Editions du Conseil scientifique de l’Université
Charles-de-Gaulle-Lille 3, Villeneuve d’Ascq 2006, pp. 47-65; cfr. anche D. Delattre (éd.),
Philodème de Gadara, cit. Più in generale, sulle possibili relazioni della trattazione sestana
con altri autori o gruppi interessati alle dottrine musicali antiche (oltre Filodemo, per esempio, Aristotele, Aristide Quintiliano, Plutarco, nonché alcuni teorici legati alla tradizione
aristossenica), cfr. D. Davidson Greaves (ed.), Sextus Empiricus, cit., pp. 24-35.
Seite 13
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)E S
7. Si può allora tentare di percorrere una strada diversa, in questo ennesimo gioco di Quellenforschung? Forse sì, perché la struttura del brano
sestano, i molti hapax in esso presenti, l’articolazione e la coloritura
bacchica che lo caratterizzano farebbero piuttosto pensare a una possibilità diversa, ovvero a una fonte comune, di cui proprio Sesto conserva
probabilmente in modo più accurato e fededegno il dettato.
A rafforzare questa impressione e questa ipotesi può servire il confronto con una versione latina del medesimo episodio attribuito a Pitagora. Si tratta di un passo, breve e sbrigativo, di Quintiliano, quasi
sicuramente dipendente a sua volta dal De consiliis suis di Cicerone21.
Quintiliano, dopo aver ribadito la necessità di ottenere cognitionem rationis, quae ad movendos leniendosque adfectus plurimum valet, scrive
(Inst. or. I, 10, 32):
Sappiamo infatti che anche Pitagora riuscì a placare dei giovani scalmanati, che volevano recare violenza a una famiglia perbene, ordinando a una
flautista di cambiare il ritmo in spondaico, […]22.
Anche qui notiamo delle evidenti differenze (manca di nuovo il contesto bacchico, sostituito da una più generica situazione di offesa privata
o familiare, mentre a suonare il flauto è una donna, una tibicina), ma
sullo sfondo resta il valore etico e medico-morale attribuito all’uso del
“tono” spondaico. Possono valere allora le medesime ipotesi avanzate nel
confronto fra Filodemo e Sesto: forse è proprio quest’ultimo ad essersi
mantenuto più vicino alla fonte originaria dell’aneddoto, interessata a
sottolineare la dimensione dionisiaca dell’intero episodio oltre che preoccupata di ribadire la forza etica, ma anche religiosamente garantita
delle melodie adatte alle libagioni sacre ovvero quelle spondaiche?
8. Nonostante oscillazioni e divergenze, tutto sembrerebbe deporre a
favore di una genuina attribuzione a Pitagora, proprio al grande e leggendario pensatore, anche di questa considerazione della musica come
Fr. 3 (in August., Contra Iul. 5, 23), ripreso più tardi anche da Boezio (Inst. mus. I
1), la cui versione sembra tuttavia più simile a quella di Giamblico ricordata in precedenza
(supra, p. 337); per altre occorrenze, più stringate, del medesimo episodio cfr. infine Ammonius, In Porph. 13, 24-28 ed Elias, In Porph. 31, 11-13.
22
Il testo latino è il seguente: Nam et Pythagoran accepimus concitatos ad uim pudicae
domui adferendam iuuenes iussa mutare in spondium modos tibicina composuisse, [ ] (la traduzione è tratta da Quintiliano. Istituzione oratoria, a cura di S. Beta ed E. D’Incerti Amadio,
intr. di G. Kennedy, Mondadori, Milano 2007, vol. I, p. 133).
Seite 14
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
strumento eccezionale (ed eccezionalmente efficace), capace di avere
effetti positivi e terapeutici nei confronti delle passioni dell’anima, soprattutto di quelle negative e irrazionali. Purtroppo, però, non è tutto
così semplice e lineare.
Un episodio analogo, raccontato fra l’altro in modo molto vicino
alla versione filodemea (perfino nella notazione sul sesso femminile della flautista), lo ritroviamo attribuito, in un passo di Galeno, non a Pitagora, ma a una figura più tarda, legata al circolo di Pericle, ben nota a
Socrate e dunque a Platone: Damone23. La sua eventuale appartenenza
alla scuola pitagorica, però, non solo è tutta da dimostrare, ma forse è
addirittura infondata24.
Leggiamo in ogni caso il passo (DK 37 A 8):
Damone musicista, essendo una volta presente quando una suonatrice di
flauto suonava secondo lo stile frigio ad alcuni fanciulli i quali, ebbri per il
vino, compivano atti insensati, le ordinò di suonare secondo lo stile dorico:
ed essi subito cessarono quel loro agitarsi sconsideratamente.
Come uscire allora da questa impasse? Si può pensare a una semplice confusione nell’uso dei nomi? Non mi sembra una soluzione ragionevole. Una spiegazione diversa è stata proposta da Lasserre25. Egli
ritiene che l’intero episodio e l’aneddoto siano stati originariamente
riferiti a Damone e che solo successivamente, con un (forse consapevole) intento di retro-proiezione, al suo nome sia stato sostituito quello
ben più noto e importante di Pitagora. Si tratta di una spiegazione che
forse può funzionare nel caso di Sesto, che non nomina mai Damone e
che non sembra conoscerlo affatto. Ma come pensare che questo valga
Su Damone e le sue posizioni musicali cfr. almeno: R.W. Wallace, Damone di Oa ed
i suoi successori: un’analisi delle fonti, in R.W. Wallace e B. MacLachlan (a cura di), Harmonia Mundi, cit., pp. 30-54; Z. Ritoók, Damon: sein Platz in der Geschichte des ästhetischen
Denkens, in «Wiener Studien», 114 (2001), pp. 59-68; R.W. Wallace, Damon of Oa: a
music theorist ostracized?, in P. Wilson-P. Murray (eds.), Music and the Muses: the culture of
‘mousikē’ in the classical Athenian city, Oxford University Press, Oxford 2004, pp. 249-68,
nonché A. Brancacci, Musica e filosofia, cit., capp. 1 e 2.
24
Si veda in proposito R.W. Wallace, Music Theorists in Fourth-Century Athens, in B.
Gentili-F. Perusino (eds.), MOUSIKE. Metrica ritmica e musica greca: in memoria di Giovanni Comotti, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa 1995, pp. 19-37, nonché
L. Zhmud, Pythagoras and the Early Pythagoreans, cit., p. 118. Per un’analisi di fonti che
legano in qualche modo Damone al pitagorismo cfr. almeno M.L. West, Ancient Greek
Music, Clarendon Press, Oxford 1992, pp. 246-7.
25
Cfr. Plutarque. De la musique, texte, traduction, commentaire par F. Lasserre, Urs
Graf, Olten & Lausanne 1954, pp. 62-3.
Seite 15
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)E S
anche per Filodemo, che invece conosce bene Damone e cita le sue
teorie proprio a proposito del valore morale e di incitamento alle virtù
(coraggio, saggezza, perfino giustizia) che la musica, ad esempio quella
eseguita con la cetra, può e sa dare?
Forse conviene arrendersi all’evidenza e o sospendere il giudizio su
questa duplice, conflittuale attribuzione oppure, sullo sfondo di una
dottrina pitagorica che si occupa anche degli effetti psicacogici della
musica, accettare il fatto che sia Pitagora sia Damone avevano individuato in certi ritmi musicali (quello più specificamente spondaico il
primo, quello più genericamente dorico il secondo) degli strumenti di
(soggettivo e oggettivo) miglioramento morale. A meno che non si voglia imboccare una strada opposta a quella di Lasserre e pensare dunque
che sia stato Damone a mettersi sulle orme di Pitagora e a riprenderne
o a generalizzarne alcune dottrine.
9. Uscendo ora dalle secche delle questioni sollevate a proposito di M
6, 7-8, bisogna conclusivamente e brevemente analizzare quali sono le
critiche che Sesto solleva contro la posizione che egli attribuisce a Pitagora. Siamo in questo caso al § 23 del Contro i musici, in cui si legge:
E Pitagora, prima di tutto, era sciocco, volendo, nel momento non opportuno, indurre alla temperanza gli ubriachi, senza tuttavia distoglierli (dal
loro vizio); in secondo luogo, inoltre, dando loro in questo modo una correzione, egli ammette che, rispetto alla correzione dei caratteri, i flautisti
esercitano in un certo senso un potere maggiore dei filosofi26.
Le strade che segue Sesto per smontare il presunto valore moralizzante della musica attribuito a Pitagora sono due, diverse fra loro e di
diseguale peso filosofico. La prima sembra a prima vista limitarsi ad
accusare Pitagora di non aver messo in atto il suo intervento musicalmente terapeutico al momento opportuno (come mostra l’avverbio
, di nuovo hapax in Sesto). In realtà, forse, l’accusa va più in
profondità. Essa è prima di tutto in linea con un’obiezione pirroniana,
che era stata già formulata poco prima27. Oltre ciò, tuttavia, possiamo
Così il greco: " "
" 々" ヽ " ♯ "
" ." 〇 "
"
"
"
"  ̄" ゝ"
„"
" 〃"
Å" ♭"
Å"
"
〇"
⊂"
⊂ " "
" ♯ "
" 々"
" ♯ " 〇"
.
Più esattamente in un passo, M 6, 21-2, il cui senso Richard Bettt riassume efficace26
Seite 16
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
forse dire che l’attacco di Sesto si muove su di un piano più latamente
medico. Pitagora, infatti, ha fallito nel suo intervento perché non ha
saputo distogliere in profondità gli ubriachi dalla loro insana passione,
allontanandoli davvero dal male che li aveva colpiti, sradicandolo del
tutto28. Poiché si è limitato piuttosto a contrapporre in modo estrinseco (o allopaticamente, se si vuole) alla sofferenza morale un rimedio
opposto, un calmante capace di bloccare il sintomo senza eliminare alla
radice la patologia dell’anima, Pitagora sembra dunque meritare, agli
occhi di Sesto, un aggettivo fortemente dispregiativo, che viene usato
nelle polemiche pirroniane più dure e radicali: egli si è rivelato sciocco
ovvero
.
Nella seconda parte del brano, invece, la critica sestana sembra assumere un altro punto di vista. Stavolta, dando per acquisita nella prospettiva di Pitagora una superiorità della filosofia rispetto alla musica,
Sesto ha buon gioco nel richiamare implicitamente l’opposta gerarchia
che egli aveva voluto consapevolmente fissare, in via preliminare e quasi
programmatica, già in M 6, 7 (cfr. supra, § 4). Se allora il ricorso al tono
spondaico del flauto riesce a ottenere effetti migliori, moralmente più
efficaci rispetto all’uso della teoria filosofica, Pitagora è chiuso in un
angolo: deve egli stesso concedere che è proprio la musica ad essere superiore alla filosofia. Se si tratta di correggere l’attitudine morale di chi
sta pericolosamente deviando dalla retta via, allora possiamo lasciare a
casa i filosofi di professione e andare invece subito in cerca dei flautisti.
Contra Pitagora, allora29: di fronte alla necessità di stabilire un percorso morale che sappia distruggere le cattive passioni e instaurare al
loro posto una sana disposizione del carattere, infatti, non servono certo le sue dottrine filosofiche o le sue speculazioni teoriche, poiché per
mente così: “even if a particular piece of music may temporarily calm someone, this is due
to its distracting the listener, not altering his emotional state in any genuine or long-term
way” (R. Bett, A Sceptic Looks at Art (but not Very Closely): Sextus Empiricus on Music, in
«International Journal for the Study of Scepiticism», 3 (2013), pp. 170-1).
28
Potremmo forse quasi dire secondo un approccio “olistico”: questo, infatti, è il senso
forte che in più occasioni Sesto sembra attribuire al verbo
(per un elenco dei passi
cfr. K. Janáček, Sexti Empirici Indices, cit., p. 77).
29
Nonché soprattutto, e in modo ancor più devastante, sarebbe forse da chiedersi,
contro il Platone della Repubblica? O ancora contro una lunga tradizione che culmina nella
trattazione sistematica di un Aristide Quintiliano, il quale dichiara esplicitamente “that
philosophy is indisputably superior to music and that the latter is an image of the former”
(come ricorda giustamente A. Brancacci, Music and Philosophy, cit., p. 28)? Più in generale
sulla collocazione e sulla posizione di Aristide Quintiliano cfr. ora anche la parte introduttiva generale in G. Moretti (a cura di), Aristide Quintiliano. Sulla Musica, Versione e Note,
Levante Editore, Bari 2010.
Seite 17
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)E S
sua stessa ammissione ha più forza un lento e solenne brano musicale,
eseguito nel ritmo e nel tono appropriato. E allora mi chiedo, fra il
serio e il faceto: agli ubriachi e a coloro che sono preda di altre passioni
deleterie, non sarebbe forse meglio sottrarre i libri, per immergerli invece nella calda atmosfera di una dolce, rilassata, avvolgente ballad di
sano cool jazz? O calmarli facendo ascoltare loro Laura, magistralmente
eseguita da Charlie Parker, in grado di ottenere risultati migliori di tanti
trattati morali, più o meno noiosi?
10. Mettendo da parte ogni scherzosa esagerazione – ma ben consapevoli, comunque e sulla scia di Epicuro (Sentenza Vaticana 41), che
si può e forse deve far filosofia coniugandola sempre con un salutare
# oltre che con un prudente
⊂ – occorre riconoscere che
anche rispetto a questa confutazione di Sesto si pongono problemi di
Quellenforschung analoghi a quelli sollevati in precedenza. Ciò che leggiamo è tutta farina del sacco di Sesto? O, più verosimilmente – e come
è ragionevole supporre, vista la modalità con cui egli compone e costruisce i suoi testi polemici – egli dipende da una qualche fonte precedente? Anche in questo caso, con argomenti validi, soprattutto perché
legati non solo alla presenza di analogie nelle argomentazioni generali
di fondo30, ma anche e soprattutto alla constatazione di affinità terminologiche innegabili, si è supposto un qualche legame con Filodemo31.
Di recente, infatti, Delattre ha con forza ribadito la sua convinzione di una vera e propria dipendenza diretta di Sesto (che a suo avvio
sarebbe anzi animato da una più generale “simpatia” verso le posizioni
epicuree, pur da lui criticate sotto altri punti di vista quando vengono
presentate come parte del patrimonio dogmatico da estirpare ai fini della conquista di una reale
, quanto meno
⊂
⊂)
32
dalla lettura dei testi filodemei . Benché tali ipotesi sia legittima e perfino «attractive», mi sembra più cauto pensare, per dirla ancora con le
parole di Bett, che «the question whether Sextus is making direct use of
Philodemus in this part of Against the Musicians, or simply drawing on
material that Philodemus also consulted, is not likely to be answered in
Nel De musica filodemeo cfr. soprattutto le coll. 78; 130-1 e 142 Delattre.
Si pensi ad esempio alla doppia occorrenza (e in entrambi i casi si tratta di hapax sestani) del verbo
∇
e della formula
" ♯ , quest’ultima in effetti
esplicitamente utilizzata anche nel De musica filodemeo (col. 144. 24).
32
Cfr. soprattutto D. Delattre, Présence de l’épicurisme, cit.
Seite 18
Im PDF ansehen(öffnet in einem neuen Fenster)S, P,
any definitive way»33. Al di là di ogni possibile soluzione, comunque,
la relazione fra i due autori non può essere presentata nel senso di una
passiva e quasi cadaverica dipendenza di Sesto dal materiale epicureo.
Anche se egli ne ha fatto uso, ha saputo e voluto rielaborarlo, accorciarlo, dislocarlo diversamente.
E anche questo, forse, dovrebbe convincerci che egli non è schiavo
delle sue fonti e soprattutto aiutarci a liberarlo dalla fastidiosa etichetta
di “stupido copista”34, perfino quando il suo confronto insieme dossografico e critico avviene con una figura grande e quasi leggendaria come
quella di Pitagora.
R. Bett, A Sceptic Looks at Art, cit., p. 171.
Per una positiva valutazione di Sesto come “autore” cfr. almeno F. Desbordes, Le
scepticisme et les “arts libéraux”: une étude de Sextus Empiricus, Adv. Math. I-VI, in A.J.
Voelke (ed.), Le scepticisme antique. Perspectives historiques et systématiques, Geneve/Lausanne/Neuchâtel 1990 («Cahiers de la Revue de Théologie et de Philosophie», 15), p. 168;
J. Hankinson, The Sceptics, Routledge, London & New York 1998, p. 253; E. Spinelli,
Questioni scettiche. Letture introdutttive al pirronismo antico, Lithos, Roma 2005, passim
(ora disponibile anche on-line: http://scholarlysource.daphnet.org/index.php/DDL/issue/
view/18); D. Machuca, Sextus Empiricus: His Outlook, Works, and Legacy, in «Freiburger
Zeitschrift für Philosophie und Theologie», 55 (2008), § 3, in fine; R.E. Eichorn, How
(Not) To Read Sextus Empiricus, in “Ancient Philosophy”, 34 (2014), pp. 121-49.