Sesto Empirico contro i musici: contesto e senso di una polemica antica

Autor
Spinelli, E
Erschienen in
Filosofia e musica
Jahr
2008
Thema
SEXTUS
Sprache
Italiano
Kategorie
C2 Music
Archivnummer
8627

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Volltext anzeigen11 Seiten

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SPINELLI ELLI | | | a cura di Carlo Tatasciore @ Bruno Mondadori

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Questo volume é stato realizzato grazie al sostegno di: Indice Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti FONDAZIONE CASSA DI RISUARMED BELLA PROVINCIA EN CHRD? Istituto Superiore di Studi Musicali “Achille Peri” di Reggio Emilia = Premessa di Carlo Tatasciore Istituto Banfi di Reggio Emilia 1. Risonanze del corpo. Verso un nuovo ascolto 1 Enrica Lisciani Petrini 15 colto mortale e Pestetica musicale di Elio Matassi 25 3. Filosofia del suono. Mat iali ; . di Riccardo Martinell; €riall per una voce enciclopedica 41 ‘: Sesto Empirico contro i musici: contesto e senso 1 una polemica antica di Emidio Spinelli Tutti i diritti riservati . © 2008, Pearson Paravia Bruno Mondadori S.p.A. Per i passi antologici, per le citazioni, per le riproduzioni grafiche, cartografiche e fotografiche appartenenti alla proprietà di terzi, inseriti in quest’opera, l’editore & a disposizione degli aventi diritto non potuti reperire nonché per eventuali non volute omissioni e/o errori di attribuzione nei riferimenti. 57 E vietata la riproduzione, anche parziale o ad uso interno didattico, con qualsiasi mezzo, non Realizzazione editoriale: Gottardo Marcoli www.brunomondadori.com 5. Musica e filosofia naturale di Eleonora Negri autorizzata. Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall'art. 68, commi 4 e 5, ‚della legge 22 aprile 1941 n. 633. “Le riproduzioni effettuate per finalita di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO, corso di Porta Romana n. 108, 20122 Milano, email segreteria@aidro.org e sito web www.aidro.org , . 2. Il canto di Orfeo, Pascolt 75 i i inascimento 6. Il Soggetto della modernita t di Annalisa Caputo 91 nel i . ra filosofia e musica 7. Affetti a priori, rivolu zione newton iana, nuova Aprica Critica della ragion e pura”. Icu cune considerazioni sulla teoria musica i le dii di Piero Giordanetti 103 8. a 6 Te e del suono e tempo di Clementina Cantillo Kant del soggetto: la musica

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contesto e senso di una. polemica antica di Emidio Spinelli Cercando di mantenere uno sguardo duplice — ma non strabico (ovvero sia storico che teorico)— sulla relazione fra musica e filosofia, vorrei concentrare l’attenzione su di un capitolo sicuramente particolare, se non unico delle osservazioni avanzate da uno specifico autore, Sesto Empirico, in un testo ben preciso, il suo Contro i musici, nei confronti dello statuto e della sostenibilita tanto della teoria quanto della prassi musicale nel mondo antico. Credo si possa rendere immediatamente comprensibile questa scelta riportando le parole introduttive di Denise Davidson Greaves, autrice di un’utile edizione critica di questo scritto: l’Adversus musicos [...] & importante per chi studia storia della musica perché offre una considerazione dei punti di vista etici sulla musica — un tema di un certo interesse per i filosofi antichi — e mostra in che modo problemi filosofici di carattere generale — come la natura di sostanza, mutamento e tempo — possano essere esaminati in relazione alle teorie tecniche sulla musica.! =e Oltre a una chiara delimitazione di campo, in senso tanto cronologico quanto di “geografia della mente”, va subito detto che trattandosi di Sesto Empirico - un filosofo scettico, o più esattamente neo-pirroniano — dovremo aspettarci toni per nulla teneri quanto piuttosto, in linea con la verve critica che da sempre accompagna la famiglia scettica, una radicale demolizione del concetto di musica, delle sue pretese teoretiche e dello spazio operativo a esso attribuito da questa o quella filosofia dogmatica. Ci troveremo insomma di fronte a una sorta di articolato de profundis, coerentemente impostato secondo i canoni tradizionalmente seguiti nella sua disamina polemica da Sesto Empirico.? . In tal senso e in via assolutamente preliminare credo sia necessario dare un quadro sintetico, ma utilmente orientativo del contesto entro cui la polemica contro attività dei musici si situa nel corpus sestano. Essa va infatti inserita all’interno del blocco compatto formato dai trattati dedica- .

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ti da Sesto Empirico alla demolizione delle cosiddette arti liberali,? ovvero Adversus mathematicos [=M] 1-6, che potremmo rendere con “Contro i professionisti della cultura”, articolato per l’esattezza in: M 1, Contro 1 grammatici, M 2, Contro i retort, M 3, Contro i geometri, M 4, Contro gli aritmetici, M 5, Contro gli astrologi, e infine il nostro M 6, Contro i musici. Senza entrare qui nel merito di alcune questioni pure importanti per lo studioso del pirronismo antico — come per es. quella legata alla cronologia relativa di M 1-6;* o ancora quella connessa alla possibilità di attribuire o meno a Sesto una versione gia strutturata del “canone” delle arti liberali, distinto in trivium (grammatica, retorica, dialettica) e guadrivium (aritmetica, geometria, astronomia, musica); o infine lo spinoso problema dell’esatto significato da attribuire al concetto di techne, alla sua evoluzione e ai diversi modi in cui fu inteso nel mondo anticof — la prima esigenza da soddisfare, presentando l’attacco sestano contenuto nel Contro i musici, scritto breve, ma denso di riferimenti e di argomentazioni, & forse quella di presentarne la continuità rispetto alla strategia di fondo adottata contro le discipline dell’enciclopedia paideutica prima menzionate. In prima istanza va ricordato come nell’insieme di M 1-6 Sesto presenti una duplice modalitä di attacco contro le varie arti liberali. Da una parte, infatti, egli registra (ne si fa scrupolo di utilizzare) obiezioni di provenienza dogmatica, più esattamente epicurea, visto che proprio Epicuro € i suoi seguaci avevano in più casi e in contesti diversi argomentato contro Pinutilita di alcuni mathemata discussi da Sesto.’ Dall’altra, però, egli sapienza. In aggiunta, essi vengono rappresentati come uomini addirittura eccellenti, dotati di grande cultura e istruzione perfino maggiore rispetto agli altri “colleghi”. Si tratta di una descrizione che richiama subito alla mente una presentazione analoga, sfruttata da Sesto nei paragrafi iniziali dei Lineamenti pirroniani (=PH), in un punto decisivo per spiegare la genesi stessa della genuina attitudine filosofica scettica (PH 1, 12, trad. mia): La speranza di conquistare l’imperturbabilità diciamo che è il punto di partenza determinante P(indirizzo) scettico. Tra gli uomini, infatti, quelli di nobile ingegno (megalopbyeis), turbati a causa dell’anomalia riscontrabile nelle cose ed essendo incerti a quali di esse bisognasse piuttosto concedere l’assenso, presero a indagare cosa vi fosse di vero e di falso nelle cose, in modo tale da raggiungere l’imperturbabilità grazie alla decisione su tali questioni. Punto di partenza della “costituzione” scettica, tuttavia, @ soprattutto il contrapporre a ogni discorso un discorso uguale: muovendo di qui, infatti, sembra che finiamo con il non abbracciare opinioni dogmatiche. In aggiunta a questa positiva caratteristica, nel “proemio” di M 1 Sesto insiste inoltre sul fatto che i pirroniani non sono affatto schiavi delle opinioni dei più e sono anzi del tutto privi di invidia o malevolenza, perché animati dalla mitezza o praotes, una virtù di non poco conto nell’orizzonte scettico. 10 Sesto, inoltre, dichiara esplicitamente di voler attaccare le arti liberali distingue tali obiezioni da quelle formulate in modo più aporetico ovvero scettico,® grazie alle quali si mette in questione non solo l’utilità di questa o quella arte liberale, ma più in generale l’esistenza dei suoi principi teorici o dei suoi oggetti. Una netta distinzione viene tuttavia proposta, nei paragrafi introduttivi a tutto M 1-6, fra l’attitudine negativa nei confronti delle arti liberali propria dei pirroniani e quella di Epicuro (cfr. M 1, 1-8, parzialmente riportati sotto i frammenti 227 e 114 Usener). Le obiezioni avanzate da quest’ultimo, infatti, non solo negano ogni utilità a quelle arti in vista del vero sapere (cfr. al riguardo anche la testimonianza di Cicerone nel de finibus, 1 71-72=framm. 227 Usener), ma appaiono inoltre dettate da motivi alquanto meschini: reale ignoranza; invidia nei confronti di colleghi filosofi ben più preparati (come Platone, Aristotele e altri); odio, alimentato dal desiderio di presentarsi come perfetto autodidatta, contro uno dei suoi maestri, Nausifane, particolarmente versato invece in molte scienze e soprattutto nella retorica.? Del tutto diverso il punto di vista dei pirroniani, che non attribuiscono assolutamente utilita o inutilita alle arti liberali in vista del possesso della secondo le medesime “regole di ingaggio” gia fatte valere per le polemiche anti-filosofiche tout court: Yimpossibilita di raggiungere il terreno fermo della verita, infatti, appare in tutti e due i casi legata alla forza uguale di tesi contrapposte. Ritengo metodologicamente corretto, in sede interpretativa, leggere tutto M 1-6 alla luce di questa chiara e programmatica premessa.'! Cosi facendo, dunque, si può ragionevolmente dar conto anche di tutti quei passi, e non sono pochi, in cui Sesto sembra affermare l’insussistenza o meglio l’infondatezza!? di una delle technai esaminate o di uno dei suoi principi, per esempio nel nostro caso di alcuni elementi fondamentali della presunta arte musicale. In secondo luogo, nella chiusa del passo, dopo la presentazione delle motivazioni de ‘ure in direzione dell’epoche compare anche un accenno alla strategia cui Sesto ricorrera de facto: selezionare tutti quei controargomenti davvero efficaci per demolire le pretese dogmatiche dei sostenitori delle arti liberali. Anche in questo caso la continuita con il metodo pirroniano, costantemente adottato da Sesto e che potremmo definire “camaleontico”, & evidente. Egli si sente infatti libero di appropriarsi di opinioni e conclusioni altrui, dogmatiche o scettiche che siano, senza: per

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questo doverle difendere in propria persona. Questo giustifica la presenza in M 1-6 di voci diverse, fra cui spicca, come abbiamo già ricordato, oltre a quella pirroniana (su cui dovremo tornare fra poco) e a quelle di altre scuole o tendenze filosofiche,'* soprattutto quella epicurea, non certo incompatibile, se usata per scopi polemici e disserendi causa, con quella pirroniana o tale da suscitare il disaccordo, perfino il rifiuto da parte di Sesto.” Questa compresenza di attitudini diverse, cosi importante per comprendere la modalità complessiva del suo attacco, viene del resto in più punti esplicitamente riconosciuta e anzi consapevolmente sottolineata dallo stesso Sesto, che dunque non sembra agire come un meccanico compilatore o peggio come uno stupido copista.'® Il caso più evidente è proprio l’éncipit del trattato Contro i musici, che vale dunque la pena leggere per esteso (M 6, 1-6, trad. a c. di A. Russo: Sesto Empirico. Contro i matematict. Libri I-VI, Laterza, Roma-Bari 1972, pp. 209-210): ogni sorta di confutazione eseguita in tal modo, ma seguendo piuttosto il metodo scettico, hanno reputato che, se vacillano le principali premesse assunte dai musici, viene anche soppressa tutta quanta la musica stessa. (6) Per la qual cosa anche noi, perché non sembri che vogliamo esimerci dal dovere di delucidare qualche parte della nostra esposizione, metteremo in discussione, anche se in maniera piuttosto sommaria, il carattere di ciascuno di questi due modi di opinare e di impostare la questione, senza cadere in lunghe dispute su argomenti di scarso rilievo e senza evitare di fornire un’esauriente spiegazione degli argomenti più indispensabili, ma facendo un’esposizione, per quel che & possibile, equilibrata e misurata. Nella prima parte di questo brano appare evidente il bersaglio di Sesto nel più generale attacco contro le arti liberali. Dopo aver portato a termine «tutta l’esposizione dell’indirizzo scettico» (M 11, 257), egli sembra infatti rivolgersi ora non più verso aspetti specifici del logos filosofico, ma verso arti o Zechnai, che hanno una fisionomia differente. Nel nostro caso il bersaglio & l’arte musicale, intesa come scienza 0 episteme, che, preten- (1) Il termine “musica” & usato in tre sensi: in un primo senso esso sta ad indicare una scienza che concerne la melodia e le note e le composizioni ritmiche e che si occupa di altre cose di tal genere, come diciamo, ad esempio, che & musico Aristosseno," figlio di Spintaro; in un secondo senso si chiama musica la pratica di strumenti sonori, come quando noi diamo il titolo di musici a quegli uomini che suonano flauti o cetre e il titolo di musiciste alle donne che suonano la cetra. Nella maggior parte dei casi il termine “musica” & usato in senso proprio e secondo gli autentici suoi significati: (2) talvolta, però, siamo soliti chiamare, in senso piuttosto improprio, con questo nome anche la buona riuscita in una qualche determinata attivita. Cosi, ad esempio, noi diciamo che un dato lavoro & stato eseguito in un certo senso musicalmente, anche se esso sia dendo di essere ancorata a un apparato teorico forte, mira a una presunta, incontrovertibile verità.!® Una simile arte, oltre che insostenibile sul piano della legittimità teorica, sembra essere pericolosa, anche e soprattutto, in un’altra direzione. Essa e le altre arti liberali, infatti, in modo e grado diverso, non sono solo fonte di precipitazione dogmatica sul piano delle argomentazioni astratte, ma rappresentano una minaccia per l’unico orizzonte di riferimento morale e comportamentale accolto dallo scettico: le apparenze legate alla vita comune o koinos bios (cfr. PH 1, 17). Gia si spiega, percid, la duplicita di approcci richiamata in precedenza, nonché l’alleanza, tattica e momentanea, con alcune critiche epicuree contro l’inuin cui esso viene inteso, giacché questa sembra essere anche la più completa ed esatta rispetto alle altre in cui il termine “musica” viene usato. (4) E, come abbiamo fatto a proposito della grammatica, anche nel caso presente la confutazione può essere eseguita mediante due criteri. Alcuni, infatti, si sono impegnati a dimostrare, con un criterio piuttosto dogmatico, che la musica non è una disciplina indispensabile per il raggiungimento della felicita, ma che apprenderla à una cosa piuttosto dannosa; essi si sono impegnati, altresì, a provare cid sia mettendo sotto accusa i precetti dati dai musici sia ritenendo di ribattere le argomentazioni principali sostenute dai musici stessi. (5) Altri, invece, evitando tilita delle arti liberali. In particolare, però, diventano più comprensibili i molti interventi di Sesto a difesa della legittimita e della praticabilità di alcune technai, talvolta esplicitamente contrapposte agli studi liberal, Scorrendo con attenzione M 1-6 se ne può ricavare una lista abbastanza stabile:!? abbiamo la grammatica elementare 0 grammatistike (M 1, 44, 49 ss. e forse 2, 13), ma anche la poesia (M 1, 278, 299); la “astro-meteorologia” fondata sull’osservazione dei fenomeni (M 5, 1-2), così come l’agricoltura (M5, 2) o l’arte del pilota (M 1, 51; 2, 13; 5, 2; si veda anche M 8, 203); forse perfino la philosophia, se intesa in senso genuinamente pirroniano (cfr. di nuovo M 2, 13, ma anche 1, 280, 296 e 2, 25); e infine, oltre forse la scultura o la pittura (M 1, 182) e ovviamente la medicina (M 1, 51; 2, 13), nel nostro brano la musica come mera esecuzione strumentale (M 6, 1). Queste arti non pretendono di formulare una dottrina sulla vera natura dei loro oggetti né impongono credenze dogmatiche a chi le pratica. Cid 44 una produzione pittorica, e diciamo che il pittore che ha compiuto tale opera in modo corretto, l’ha eseguita quasi musicalmente. (3) Ma, quantunque il termine “musica” venga inteso in tutti questi modi, noi ora ci accingiamo a condurre la nostra confutazione soltanto, per Zeus, contro la prima delle tre accezioni

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che le caratterizza, sullo sfondo di un’adesione più volte richiamata in M 1-6 all’abitudine o synetheía, & piuttosto la loro utilità ovvero la capacita di soddisfare alcuni bisogni legati al vivere quotidiano.® Esse consentono di orientarsi nel mondo perfino al pirroniano, che rinuncia dunque a robusti apparati teoretici per conquistare tranquillità e felicità. Emerge qui la centralita di quell’insegnamento delle arti o didaskalia technon, che nei suoi Lineamenti pirroniani (1, 23-24) Sesto presenta come uno degli elementi basilari del quadruplice articolarsi dell’osservanza delle regole di vita! Messa da parte tale accezione debole di pratica musicale, accettabile perfino nella rigorosa prospettiva pirroniana, e dopo aver richiamato esplicitamente l'identità di impostazione rispetto alla trattazione svolta contro i grammatici, € opportuno individuare la peculiaritä della polemica più aporetica, difesa e preferita da Sesto nella seconda parte del brano sicale, compaiono qui tesi e autori ben noti al dibattito antico: da Pitagora, convinto che la melodia spondaica fosse in grado di combattere il delirio da ubriachezza (§ 8), agli Spartani e a Solone, che esaltavano il ruolo strategico e virile della musica in guerra (§ 9); dalle citazioni letterarie, prima omeriche (la musica che sola placa lira di Achille) e poi tragiche (con il ruolo di controllore della virtù femminile di Clitemnestra affidato — non con grande successo, invero! — all’aedo di corte) (§§ 10-12),2° a quelle legate alla figura di Socrate allievo in tarda eta dell’altrimenti ignoto musico Lampone o all’esaltazione platonica del mousikos come massimamente saggio (§ 13); dalla lode delle melodie arcaiche, dotate di quella vigoria ormai smarrita nell’indecente effeminatezza della musica moderna (SS 14-15), alla celebrazione della tradizionale e proficua unione di poesia e accompagnamento musicale tipica di molti generi letterari antichi (§§ 16- che abbiamo letto. Egli, infatti, indica qui un ulteriore elemento di conti- 17); per finire poi, in una consapevole climax, con la presentazione della musica come attivita teoricamente solida e capace di esortare al piacere, di confortare chi é afflitto dalla tristezza, di alleviare i] dolore (§ 18). Subito dopo questa batteria di argomenti pro musica, sfruttando a piene mani sia quella tradizione epicurea cui accennavamo in precedenza (e soprattutto l’opera di Filodemo, come hanno dimostrato a sufficienza Marcello Gigante e Gioia Maria Rispoli)” sia elementi tratti dall’arsenale della tropologia scettica, Sesto propone “camaleonticamente” una serie di principio di “economia occamistica”, infatti, occorre concentrare il fuoco revoli alla presunta utilità dell’arte musicale ricordate poco fa, attaccando in particolare la presunta superiorita etica di una conoscenza musicale tecnicamente raffinata, visto che, per esempio (§ 33, trad. A. Russo, cit., p. 218) nuita rispetto alla polemica da lui adottata non solo in M 1-62 ma costantemente anche negli altri suoi scritti, in passi strategicamente rilevanti del suo corpus. Presentati mediante immagini tratte dal mondo militare, come per esempio quella dell’assedio, e differenziati dalla prassi polemica adottata dall’Accademia scettica,” tali attacchi mirano non tanto a colpire elementi di dettaglio o periferici di questo o quel sistema filosofico dogmatico, quarito piuttosto a demolirnei principi basilari e gli elementi essenziali. Questo diventa dunque il bersaglio delle critiche sestane: secondo un della polemica contro le fondamenta dell’edificio dogmatico, poiché solo il loro totale abbattimento sara garanzia del crollo anche di tutti gli altri aspetti teorici, che su quelle si reggono. Anche in quest’ottica, allora, si può spiegare il ricorso di Sesto ad argomentazioni che enfatizzano l’aspetto distruttivo e di eliminazione completa di una tesi dogmatica; a patto, tuttavia, di non dimenticare mai che siamo qui di fronte a un «esplicito riconoscimento del principio generale per cui, anche qualora gli argomenti scettici concludano alla non-esistenza, essi sono nondimeno esempi di argomenti equipollenti».2* Comunque sia di queste generali impostazioni metodologiche della polentica pirroniana, va rilevato come la struttura del Contro i musici risponda perfettamente al piano di lavoro delineato nei paragrafi iniziali che abbiamo letto.? Nei §§ 7-18, infatti, Sesto registra una serie di teorie dogmatiche sulla musica intesa come sapere teorico forte o vera e propria scienza, superiore addirittura alla filosofia, perché capace di esercitare un influsso duraturo sull’anima, rendendo più saggia la vita e calmando le passioni umane. Sullo sfondo di una ribadita utilita attribuita al possesso della scienza mu46 contro-argomenti (§§ 19-38), che smantellano a una a una le posizioni favoper questa ragione forse, come noi, pur senza conoscere l’arte culinaria o quella dell’assaggiatore, proviamo piacere a gustare cibo o vino, così, anche senza avere conoscenze musicali, possiamo provar godimento ad ascoltare una piacevole melodia, «laddove colui che & tecnicamente esperto» sa comprendere meglio del profano che la musica é eseguita nel rispetto dell’arte, ma non subisce affatto un’affezione che procuri maggior diletto. E a questo punto che si passa alla seconda parte del Contro i musici, quella occupata appunto dalle critiche di carattere “più aporetico” e dotate dunque di una maggiore forza logico-argomentativa. Qui vengono passati in rassegna e successivamente eliminati, anche grazie a un uso mirato di teorie tratte da ambito dogmatico (cfr. per esempio i SS 53-54, dove contro lesistenza del suono vengono citate tesi dei cirenaici, di Democrito, di Platone, dei peripatetici, degli stoici), quegli elementi che costituiscono l’ossatura teorica della dottrina musicale, ovvero nell’ordi47

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ne: suoni, note (ulteriormente distinte in omofone/non omofone, acute/gravi, dissonanti/consonanti), intervalli (anch’essi consonanti, e piü specificamente di quarta, di quinta, di ottava, o dissonanti, ovvero “diesis”, semitono, tono), melodie (con il loro peculiare “carattere” e la successiva partizione in cromatiche/diatoniche/armoniche), ritmo (M 6, 39- 68). Proprio su quest’ultimo concetto vorrei conclusivamente richiamare Pattenzione, soprattutto perché la polemica di Sesto appare qui filosoficamente più acuta e rilevante, arrivando a coinvolgere la nozione stessa di spot infatti (SS 60-61, trad. A. Russo, cit., p. 222, leggermente modiicata): (60) Come abbiamo detto più volte, ritmo & un sistema composto di piedi, e il piede risulta a sua volta composto di arsi e tesi. L’arsi e la tesi, a loro volta, si riducono ad una certa quantita di tempo, giacché l’arsi occupa una certa durata di tempo e la tesi ne occupa un’altra, Come <infatti> le sillabe sono compost e da elementi e le parole da sillabe, cos i piedi vengono fuori dai tempi e dai piedi i ritmi, che da quelli prendono la propria consistenza. (61) Se, pertanto, noi dimostreremo che il tempo non é niente, avremo contemporaneamente dimostrato che non esistono neanchei piedi, e perciö neanche i ritmi che prendon o da quelli la propria consistenza. E da cid conseguira che non esiste neppure alcuna scienza che si occupa dei ritmi. E come allora? Che il tempo non é nulla noi l’abbiamo gia stabilito nei nostri Scritt Dirroniani,? ma cid nonostan te lo preciseremo anche qui, entro i necessari limiti. Al di là degli specifici termini tecnici del lessico musicale qui utilizzati,? vengono dunque riprese, per esplicita dichiarazione di Sesto, e insieme rielaborate obiezioni o modalità argomentative già sfruttate altrove, per es. nei Lineamenti pirroniani (come anche, e lo vedremo subito, nel Contro i fisici, cfr. anche M 1, 124-128), sulle quali non posso qui soffermarmi per ragioni di spazio. Piuttosto che entrare nei dettagli di ogni singolo passaggio sestano, preferisco concludere selezionando un solo paragrafo, particolarmente rilevante però non solo sul piano teorico, ma anche su quello storico delle probabili fonti sestane, nonché decisivo per ribadire il genuino carattere scettico-pirroniano del Contro i musici e più in genefale di tutto M 1-6. oo eeiame allora questo paragrafo (M 6, 66, trad. A. Russo, cit., p. 226- re indivisibile, perché, come osserva Timone, nell’indivisibile non si può generare nessuna cosa che sia divisibile, quali sono, ad esempio, il nascere e il perire. Colpisce subito il rinvio a Timone (=frammento 76 Diels), che insieme a Pirrone è una delle poche auctoritates positivamente citate e sfruttate nel corpus di Sesto; si tratta di una posizione timoniana riportata in modo ancor più esteso (e forse esatto) in un altro luogo sestano (M 10, 197, trad. mia; cfr. anche PH 3, 144), che merita di essere letto per intero: £...] il tempo & suddiviso in tre parti: una parte di esso sarebbe infatti passato, una presente, un’altra futuro. Di tali parti, però, il passato non è più, mentre il futuro non é ancora. Resta dunque che una sola parte esista, ovvero il presente. Ü tempo presente, dal canto suo, o é indivisibile o & divisibile. Non é possibile, però, che sia indivisibile: come dice Timone [framm. 76 Diels], «in un tempo indivisibile, infatti, non può esserci naturalmente nulla di divisibile», ad esempio il nascere e il perire e tutto cid che a queste cose é simile. Credo che questo “frammento” — riconducibile forse all’interno della produzione in prosa di Timonee forse più esattamente a un suo scritto intitolato Contro i fisici — possa essere letto da due diverse, ma non del tutto separabili, prospettive. La prima, che sembra essere stata privilegiata dagli studiosi che se ne sono occupati finora, si preoccupa di analizzarne per cosi dire il contenuto oggettivo, per cercare di scoprire non solo quale fosse l’ambito tematico messo a fuoco da Timone, ma anche l’eventuale bersaglio contro cui egli intende dirigere la sua polemica. Si tratta di un problema molto delicato, di fronte al quale è necessario muoversi con la massima cautela, ma su cui non vorrei qui dilungarmi, rinviando piuttosto alle ragionevoli e convincenti conclusioni gia avanzate da Fernanda Decleva Caïzzi.?? Pid produttiva, soprattutto per l’individuazione di un più ampio método polemico pirroniano che sfocia nella negazione dell’oggetto di indagine, mi sembra la seconda, possibile ottica di lettura. Si tratta in questo caso di concentrare l’attenzione sulle ragioni che operano dietro l’uso che Sesto fa della tesi timoniana. Il contesto della citazione così come lo schema generale del metodo di attacco sestano, nel secondo libro del Contro i fisici come anche nei paragrafi conclusivi del nostro Contro i musici, diventano allora decisivi. A un esame più attento, infatti, essi sembrano Oltre a cid, il tempo & composto di tre parti, e una di queste parti à il passato, un’altra il presente e una altra il futuro, e di esse il passato non é più, il futuro non € ancora, il presente, poi, o à indivisibile o & divisibile. Ma esso non può esseconfermare, qualora ce ne fosse bisogno, due caratteristiche cruciali del5 Popera di Sesto: 1) la raccolta di posizioni dogmatiche pro e contra un determinato argomento é il tema conduttore delle sue lunghe (spesso comunque dossogra-

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ficamente utilissime, se non indispensabili) confutazioni (antirrheseis): 2) tale raccolta noné fine a se stessa, ma “incarna” l’essenza stessa dello scetticismo nella sua versione pirroniana, ovvero quella particolare abilità (dynamis), che consiste «nel contrapporre in qualsivoglia modo le cose che appaiono e quelle che vengono pensate; da essa, a causa dell’ugual forza presente nei fatti e discorsi contrapposti, giungiamo dapprima alla sospensione del giudizio, subito dopo all’imperturbabilitä» (PH 1, 8). Si tratta di un caveat metodologico, che non dovremmo mai dimenti care nel leggere Sesto, anche quando egli — e lo fa spesso in M 1-6 — insiste su quegli argomenti che concludono per l’insussistenza o meglio per Finfondatezza dell’oggetto di indagine e sembra addirittura presenta rli come la parola definitiva del pirroniano. La volontà di accreditare la posizone scettica come una sorta di terza via rispetto a quelle in conflitt oà dunque sempre implicitamente all’opera dietro le pagine di Sesto; ed & questa una caratteristica in più per metterci in guardia dal pericolo - o da una certa, forse troppo tranchant, tendenza interpretativa — di attribuirgli l’adesione a una qualche forma di dogmatismo negativo. Note 1D. Davidson Greaves (a c. di), Sextus Empiricus. TIPOE MOYYIKOYZ/Against the Musicians (Adversus Musicos), University of Nebraska Press, Lincoln e London 1986, p. IX. Il carattere generale del Contro i musici sestano & ben descritto, in modo icastico ma efficace, anche da D. Delattre, La musique, pour quoi faire? La polémique du Jardin contre le Portique chez Philodéme de Gadara, in F. Malhomme, A.G. Wersinger (a c. di), Mousiké et Areté. La mousique et l'éthique de l'antiquité à l'âge moderne, Vrin, Paris 2007, pp. 99-117, che parla di «un’opera ibrida — semi-musicologica semi-filosofica» (p. 100). 2 Quasi come “archetipo” di un atteggiamento volto a combattere tanto le pretese teoriche quanto quelle di efficacia morale della musica, sullo sfondo della superiorita riconosciuta invece all’arte retorica, si deve senz’altro ricordare il testo conservato in PHibeh 13, verosimilmente da attribuire ad Alcidamante (cfr. in proposito A. Brancacci, Alcidamante e PHibeh 13 «De Musica». Musica della retorica e retorica della musica, in Aristoxenica, Menandrea, Fragmenta Philosopbica, Olschki, Firenze 1988, pp. 61-84). Per alcuni “punti di contatto” fra questo scritto e le trattazioni polemiche non solo di Sesto Empirico, ma anche di Filodemo cfr. G.M. Rispoli, Sesta Empirico e Filodemo contro i musici, in AHS. El Mosalamy (a c. di), Proceedings of the XIXth International Congress of Papyrology (Cairo, 2-9 September 1989), Ain Shams University, Center of Papyrological Studies, Cairo 1992, vol. I, pp. 213-248 (pp. 216-217, nota 3). > Sesto utilizza l’espressione eleutherai technai solo nel Contro i retori (2, 57). 4 Nella storia degli studi la cronologia relativa tradizionalmente accettata (Lineamenti pirroniani = PH->Adversus mathematicos = M 7-11—>Adversus mathematicos = M 1-6) sembra confermata e rafforzata dalle minuziose analisi stilistiche e filologiche di Karel Janaéek, con l’individuazione di un’evoluzione compositiva nell’usus scribendi di Sesto: oltre ai suoi numerosi, brevi ma estremamente significativi articoli (ora raccolti in K. Janátek, Studien zu Sextus Empiricus, Diogenes Laertius und zur pyrrbonischen Skepsis, a c. di. J. Janda, F Karfik, de Gruyter, Berlin 2008), cfr. soprattutto K. Jandtek, Prolegomena to Sextus Empiricus, Nákladem Palackého University, Olomouc 1948 e Id., Sextus Empiricus’ Sceptical Methods, Universita Karlova, Praha 1972. > Convincenti mi sembrano in questo caso le conclusioni di I. Hadot, Arts Lbéraux et philosophie dans la pensée antique, Vrin, Paris 20052, sp. pp. 168-172 e293, criticate tuttavia da J. Barnes, Scepticism and the arts, in RJ. Hankinson (a c..di), Method, Medicine and Metaphysics. Studies in the Philosophy of Ancient Science, “Apeiron”, 21, 1988, n. 2, pp. 53-77 (p. 56, nota 8) e D.L. Blank (a c. di), Sextus Empiricus, Against the Grammarians (Adversus Mathematicos I), Clarendon Ptess,

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Oxford 1998, pp. 84-85; per altri dettagli cfr. anche P Pellegrin (a c. di), Sextus Empiricus. Contre les professeurs, Editions du Seuil, Paris 2002, pp. 27-34. °Al riguardo cfr. almeno DL. Blank, op. cit., pp. XVII-XXXIV eP Pellegrin (a c. di), Sextus Empiricus..., cit, pp. 14-16; per un’analisi di più ampio respiro cfr. inoltre: M. Isnardi Parente, Techne. Mome nti del pensiero greco da Platone à Epicuro, La Nuova Italia, Firenze 1966; J. Kube, Techne und Arete. Sopbistisches und platonisches Tugendwissen, de Gruyter, Berlin 1969; H. Schneider, Das griechische Technikverstandnis. Von den Epen Home rs bis zu den Anfängen der technologischen Fachliteratur, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1989; G. Cambiano, Platone e le tecniche, Laterza, Roma-Bari 1991; dans les Dialogues de Platon. Lempreinte A. Balansard, Technè de la sophistique, Academia Verlag, Sankt Augustin 2001; utili indicazioni anche in C. Santini, I. Mastrarosa, A. Zumbo (a c. di), Letteratura scientifica e tecni ca di Grecia e Roma, Carocci, Roma 2002 e PT. Geyser, G. Irby-Massie, Scien ce, Medicine, and Technology, in GR. Bugh (a cura di), The Cambridge Companio n to the Hellenistic World, Cambridge University Press, Cambridge 2006, pp. 241-2 64. 7 A parte alcune indicazioni offerte da I. Mueller, Remarks on Physics and Mathematical Astronomy and Optics in Epicurus, Sextus Empiricus, and some Stoics, in P. Lang (a c. di), Re-Inventions: Essays on Hellenistic and Early Roman Science, “Apeiron”, 37, 1988, n. 4, pp. 57-87 (sp. pp. 37-64), rispetto a Epicuro cfr. almeno alcuni testi rilevanti raccolti sotto i framm. 117, 163 e227 Usener, nonché D. Sedley, Epicu rus and bis professional rivals, in J. Bollack, J.-A. Etudes sur l'épicurisme antique, in “Cahiers Id., Epicurus and the Mathematicians Laks (ac. di), de Philologie”, 1976, 1, pp. 119-159 e of Cyzicus, in “Cronache Ercolanesi”, 1976, 6, pp. 23-54; per le posizioni di Zenone Sidon io e di Demetrio Lacone cfr. quanto scrive C. Romeo (a c. di), Demetrio Lacon e. La poesia, Bibliopolis, Napoli 1988, spec. pp. 39-40; per l’atreggiamento filodemeo, con particolare riguardo alla musica, cfr. infra, nn. 25 e 27, mentre per l’intr eccio con la critica sestana alla retorica cfr. E Longo Auricchio, Epicureismo e Scett icismo sulla retorica, in Atti del XVII Congresso Internazionale di Papirologia, Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi, Napoli 1984, pp. 453-4 72. *Per aporetikos come uno dei termini che designa il movimento scettico-pirroniano cfr. PH 1,7, con le utili consideraz ioni di E Decleva Caizzi, Sesto e gli scettici, in “Elenchos”, 1992, 13, pp. 279-327 (pp. 307-313) e ora di P Pellegrin (a c. di), Sextus Empiricus. .., cit. p. 453, ? Su quest’ultimo tema, oltre a E Long o Auricchio, Nausifane nei papiri ercolanesi, in E Sbordone, Ricerche sui papiri ercolanesi I, Giannini Editore, Napoli 1969, pp. 9-21 e F Longo Auricchio, A. Teped ino Guerr a, Per un riesame della polemica epicurea contro Nausifane, in E Romano (a c. di), Democrito e VAtomismo Antico. Atti del Convegno Inter nazionale, Catania 18-21 aprile 1979, “Siculorum Gymnasium”, 1980, 33, pp. 467-477, cfr. ora J. Warren, Epicurus and 52 7 ics. An Archeology of Ataraxia, Cambridge University Press, Combai 2002 a 189-91, nonché JL. Porter, PYZIOAOTEIN. Nausiphanes of Teos and the Physics of Rhetoric: A Chapter in the History of Greek Atomism, in “Cronache Ercolanesi”, 2002, 32, pp. 137-186. 10 Cfr. anche M 6, 6 e soprattutto Diogene Laerzio 9, 108. \ | !! A meno che non si voglia accettare la conclusione di Janátek, secondo cui M 1, 1-40 & «un elemento estraneo in M I-VI» (K. Janaéek, Sextus Empiricus Sceptical Methods, cit., p. 133). Anche Richard Bett — attraverso una rielaborazione di tale ipotesi e sulla scorta della sua convinzione generale, per cui noi potremmo e dovremmo individuare nel corpus sestano tipi di scetticismo diversi e non sempre lucidamente distinti, corrispondenti a fasi successive del pirronismo antico (da Enesidemo a Sesto: cfr. perciö R. Bett, Sextus’s Against the R jas Scepticism, Relativism, or Both?, in “Apeiron”, 1994, 27, pp. 123-161; ve ett hs c. di), Sextus Empiricus. Against the Ethicists (Adversus Mathematicos XD, ven on Press, Oxford 1997; R. Bett, Pyrrho, his Antecedents, and bis Legacy, xfor University Press, Oxford 2000) — sembra difendere e ulteriormente sviluppare una simile impressione di lettura. Egli cerca dunque di spiegare | attitudine negativa alcune distruttive conclusioni in tutto M 1-6 come una forma di «schizo Tenia Sto rica», dovuta all’incoerente permanere di argomenti enesidemei molto lontani a versione piü elaborata di pirronismo adottata altrove (soprattutto in PH) ein sau to da Sesto: cfr. ora R. Bett, La double “schizophrénie” de M, I-VI et ses origins istoriques, in J. Delattre (a c. di), Sur le Contre les professeurs de Sextus Empiricus, Editions du Conseil Scientifique de l’Université Charles-de-Gaulle - il e 3, Villeneuve d’Ascq 2006, pp. 17-34; contra, in modo molto zagionevole, si veda i in, De P'unité du scepticisme sextien, ivi, pp. tut- 35-45. do be pre tenere a Berts infatti, che «i termini anuparktos, anupostatos o asustatos indicano non un’inesistenza in senso ontologico, ma un inconsistenza o un’assenza di fondamento»: P. Pellegrin, De l'unité du scepticisme sextien, i ; cfr. anche J. Delattre, op. cit., p. 136. er Taal he Sceptics, Routledge, London e New York Pate ccompio molto chiaro à M 2, dove Sesto si rifa certamente a font accademiche, peripatetiche e stoiche: cfr. perciö J. Barnes, op. cit, p. 57 cr aes jr ‘ Rhetoric ofScepticism: Sextus against the Language Specialists, in J. Sihvo a (a c- ) Ancient Scepticism and the Sceptical Tradition (=“ Acta Philosophica Fennica”, vol. 66), Societas Philosophica Fennica, Helsinki 2000, PP. va Bett, La double “schizopbrénie”…, cit, pp. 21-22. 5 16 Per questa positiva valutazione di Sesto come “autore” cfr FE Desbordes, 7 scepticisme et les “arts libéraux”: une étude de Sextus Empiricus, Adv. Math. r , in AJ. Voelke (a c. di), Le scepticisme antique. Perspectives historiques et tem tiques, in Cahiers de la Revue de Théologie et de Philosophie, 15, Geneve

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Lausanne/Neuchâtel 1990, Pp. 167-179 (p. 168); J. Hankinson, op. cit., p. 253 e D. Machuca, Sextus Empiricus: His Outlo ok, Works, and Legacy, in “Freiburger Zeitschrift fiir Philosophie und Theologie“ , 2008, 55 (§ 3, in fine); contra G Cortassa, Sesto Empir ico e gli "EGKYKLIA MATHEMATA ”, in G. Giannantoni hi son Lo scetticismo antico, Bibliopolis, Napoli 1981, vol. IL Pp. 713-724 (pp -724); J. Barnes, op. cit., p. 57 e nota 11: ora sopratt R. Be “schizophrénie’..., cit., p. 32. | PEUR À Beth La double 7 Sul background epistemologico della conce zione musicale di Aristosseno cfr. soprattutto A. Brancacci, Aristosseno e lo statuto epistemologico della scienza armonica, in G. Giannantoni, M. Vegetti (a c. di), La scienza elleni stica es, op. “Cfr. J. Hankinson, op. cit., p. 253. "Su tale lista off. almeno S. Fortuna, Sesto Empirico: egkyklia mathemata e arti utili alla vita, in “Studi Classici e Orientali” , 1986, 36, pp. 123-137 (pp. 134-135); IaBarnes, oP ei PP. 62-63; P. Pellegrin, (a c. di), Sextus Empiricus..., cit., pp 17. » per un elenco filodemeo parzialmente sovrapponibil ‘sestano D.L. Blank, op. cit., p. xxxn. 2 2 quello sestano cf Sul loro carattere distintivamente Pirroniano cfr. almeno J. Barnes, op. cit., pp 63-66; D.L. Blank, op. cit., P- XXXIV e R. Bett, La double “schizophrénie”… cit., pp. 19-20; sul„er essere una forma del tutto particolare di “know-how” utili osservazioe we n! sine leggo eno invece in E Desbordes, Le sceptsceptici icisme et les ““arts libéra berau x” , ux’... | 2 Non posso insistere in questa sede su tale brano e sul ruolo centrale che esso gioca per Pattitudine erica di Sesto: rinvio al tiguardo a E. Spinelli, Questions scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico, Litho s, Roma 2005, pp. 138 ss Chr. in particolare M 5, 3 e 49, con ulteri ori rinvii in E. Spinelli (a c. di), Sesto Empirico. Contro gli astrologi, Bibliopoli s, Napoli 2000, pp. 34 e 138, e J Hankinson, op. at, p. 259; si vedano anch e M 1, 39-40 e 144 (con Putile commen. od DL. Blank, op. cit, pp. 107-108); 2, 113; 3, 18, 92-3 reessan inter ie t osser eo vazion ni cfr. infine F. Desbordes, , Le 3 Cfr. soprattutto M 9; 1-3; PH 2, 84 e 108; 4, 1; 6,5; per altre scepti eptic ciisme et les5 <“arts libé. bé. e3, 1; M 8, 337a; 11, 257; 1, 40, nonché le osservazioni di F. Decleva Caizzi, Sesto e gli scettici, cit, pp. 287-289. i D.L. Blank, op. cit., pp. LIV-LV; sulla stessa linea cfr. anche P. Pellegrin (a c. oo zes Empiricus..., cit, pp. 20-21 e 27; A. Naess, Scepticism, Routledge on on e New York 1968, p. 11; contra R. Bett, La double “schiz ophrenie”..., cit. Per una presentazione accurata del conte nuto della sezione di M 6 legata alle tesi e alle contro-argomentazioni di carat tere più dogmatico — forse debitrice anch che e didi influssiicinici? P. Pellegrin (a c. di), Sextus Empiricus..., Cit., p. 415, nota 1 rinvia in proposito a Diogene Laerzio 6, 73 e 104 — cfr. soprattutto G.M. Rispoli 54 Sesto Empirico e Filodemo contro i musici, cit., pp. 220 ss. (in particolare la tav. 1, pp. 241-248), con l’indicazione di possibili passi paralleli filodemei, ma con l’ipotesi aggiuntiva secondo cui la fonte sestana andrebbe rintracciata «in qualcuna di queste numerose opere di scuola epicurea, simile ma al tempo stesso differente da quella di Filodemo» (ivi, p. 240). Sulla struttura e sulla “posterita” del 1. IV del de musica filodemeo cfr. ora anche D. Delattre (a c. di), Philodéme de Gadara. Sur la musique: Livre 4, Les Belles Lettres, Paris 2007. 2% Interessanti osservazioni su questo passo sestano si leggono ora in S. Perceau, Héros à la cithara: la musique de l'excellence chez Homere, in E Malhomme, A.G. Wersinger (a c. di), Mousikè et Arete£..., cit, pp. 17-38 (sp. pp. 20-24). 27 A parte il vecchio studio di C.-E. Ruelle, Sextus Empiricus contre les musiciens (Livre VI-Contre les Musiciens), in “Revue des Études Grecques”, 1898, 11, pp. 138-158, su M 6 e il suo “sapore” epicureo cfr. M. Gigante, Scetticismo e epicuretsmo, Bibliopolis, Napoli 1981, sp. pp. 215-221; soprattutto il gia citato contributo di G.M. Rispoli, Sesto Empirico e Filodemo contro i musici, cit. Cfr. anche G.M. Rispoli, Elementi di etica e di fisica epicurea nella teoria musicale di Filodemo di Gadara, in R.W. Wallace e B. MacLachlan (a c. di), Harmonia Mundi. Musica e filosofia nell’antichita (=“Quaderni Urbinati di Cultura Classica”, Suppl. 4), Edizioni dell’Ateneo, Roma 1990, pp. 68-103; Ead., Teoria e storia della musica in Filodemo, “Cronache Ercolanesi”, 2000, 30, pp. 89-102; Ead., Le mura di Tebe. MELOS e movimento nella dottrina epicurea, “Cronache Ercolanesi”, 2005, 35, pp. 83-102; D. Delattre, Présence de Pèpicurisme dans le Contre les Grammairiens et le Contre les Musiciens de Sextus Empiricus, in J. Delattre, op. cit., pp. 47-65. Pit in generale, sulle possibili relazioni della trattazione sestana con altri autori o gruppi interessati alle dottrine musicali antiche (oltre Filodemo, per esempio, Aristotele, Aristide Quintiliano, Plutarco, nonché alcuni teorici legati alla tradizione aristossenica), cfr. D. Davidson Greaves, op. cit., pp. 24-35. 28 Cfr. ivi, p. 20. # Sul valore tecnico-musicale di chronos in questi paragrafi sestani cfr. ancora ivi, p. 177, nota 141. 30 Se si accoglie l’ipotesi di J. Blomqvist, Die Skeptika des Sextus Empiricus, in “Grazer Beiträge”, 1974, 2, p. 12-24, questo rinvio, come quelli precedenti in M 6, 52 e 58, dovrebbe riferirsi a un’opera in dieci libri («il capolavoro filosofico di Sesto»: ivi, p. 14), probabilmente intitolata Commentario appunti scettici, cui forse si allude con riferimenti diversi e diversamente precisi anche in M 1, 26, 29, 282 e 2, 106 (e forse con titolo ancor più compresso in M 1, 33?). Essa si sarebbe conservata solo sotto forma di “torso” (cfr. perciö K. Janádek, Die Hauptschrift des Sextus Empiricus als Torso erhalten?, in “Philologus”, 1963, 107, p. 271-277=K. Janäèek, Studien zu Sextus Empiricus, cit., pp. 124-131), ovvero solo nella, sua parte conclusiva, corrispondente a M 7-11, essendo andata perduta la parte iniziale, contenente forse i cinque libri dedicati a espandere e ripresentare temi e que55

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stioni trattate in PH 1. Per un riscontro tematico in merito alla trattazione del tempo all’interno delle opere conservate di Sesto, in ogni caso, cfr. almeno PH 3 136 ss. nonché M 10, 169 ss. Lo Cfr. al riguardo almeno D. Davidson Greaves, op. cit., pp. 175-177, note 138- 5. Musica e filosofia naturale nel Rinascimento di Eleonora Negri 7 Cfr al riguardo F. Decleva Caizzi, Timone di Fliunte: i framme nti 74, 75, 76 Diels, in La storia della filosofia come sapere critico. Studi offerti a Mario Dal Pra introduzione di E. Garin, FrancoAngeli, Milano 1984, pp. 92-105. Questo contributo trae origine, oltre che dal volume di Leo Spitzer sul concetto di armonia,! dalla lettura degli studi di Frances Amelia Yates, Daniel Pickering Walker, Paolo Gozza? e Bruno Cerchio? incentrati sul rapporto fra musica, Neoplatonismo, filosofia della natura e scienza alchemica nell’etä rinascimentale, nella quale si privilegia l’uso operativo della volonta umana sull’universo, in un’osmosi feconda fra teoria e prassi, che intervengono alla pari nella rete di relazioni intessuta fra microcosmo e macrocosmo. Uno dei fattori maggiormente responsabili della rivoluzione operata dal Rinascimento nel destino dell’uomo occidentale é la specifica concezione del rapporto fra l’uomo e Puniverso, in cui si inserisce un uso della volontà umana in senso operativo che si pone agli antipodi dell’atteggiamento contemplativo, proprio della civiltà greca e medievale. La figura del mago rinascimentale incarna questo nuovo atteggiamento dell’uomo sul cosmo, recuperando una dignità e un’importanza prima negate all’attività pratica: quest’ultima era ritenuta nel pensiero greco una meccanica degenerazione dell’unica attività “degna” dell’uomo, la speculazione razionale e filosofica, mentre nel mondo medievale, essendo la teologia il coronamento della filosofia e la contemplazione il vero fine dell’esistenza umana, l’impulso operativo era sempre sospettato di essere ispirato dal demonio. Invece la magia rinascimentale, indipendentemente dal fatto che abbia determinato o meno l’avvento di autentici metodi scientifici, rese la volonta operativa complementare alla gnosi, preparando il terreno alla vera e propria scienza applicata. Proposito di questo contributo é sottolineare l’importanza della musica nel pensiero e nelle realizzazioni pratiche della magia rinascimentale, rintracciandone le radici nel Neoplatonismo ficiniano e nel suo nucleo ermetico, la cui visione del mondo comprende una rete di forze magiche organizzate in un sistema di “simpatie” e “antipatie” che abbraccia tutto il cosmo e in cui l’uomo può inserirsi, essendone lo specchio vivente. La tradizione pitagorica e platonica aveva tramandato questa concezione dell’u-