I frammenti del pseudo Ippodamo Pitagorico

Author
Lana, I.
Published in
Studi sul pensiero politico classico
Year
1973
Subject
HIPPODAMOS
Language
Italiano
Category
C15 Politics
Archive number
1000

Open PDF(opens in a new window)

Show full text9 pages

Page 1

View in PDF(opens in a new window)
dpioalnp-olaistiscohupenpserieo!r,bolPeidtmeailgoIcroin?c,oeTzhiIoupnripoedaIimdpeopoadiacmomdmuidtsieteavsqduwayenptlovdiPaelrst>rnaetpti 1cpnmeaotrsnct-ehrsdéameo*pl:naMiofetlraetSlgrt'mioeprbsadierntmocie,hItieapd:eacordincvaoqhiénmusoai0eqro7un-adv1iets3ait7mli]raelntpetaieH3s.,r.sicfsfaios9llpni0oreom8saisp,oneaf,dplto[,e?iqlrpngua2eign6leig,nsdMueaimafXlbsfroeipactcXlhoieIilc,hXtodèe,einstècntIIoeonNipVrco,diodalpe2dlna,iazrmsmtaloo,eà 1ruqlPu*odDsfp.iee'ann'upr-sIds''aeaoLpslÀuuTtrm,'iltTnnge-UAorhirr-q'eaiu6ccIGloiopnudnr1'LaapvOci2tioaogtcr(5o?ainRpsstn,h]ieroncoIr,Dggcsatsh.inouhidatCenoliadp.ceq2Orsea.ht1i8unt.fqaIcupdetoiiusdole3ditIpsirof9ai.tolatc,siPpo©Aeraphcmrl9d.mtfPeaS3Viui,ar,u-soteOgoecm9arIoistg4[olDssv-bopodqiun,,l9clrusenAazi5lioato1,sacMuDio2èduminml15SO1ceait,o3e1tshc:rmn5oeeo-spIt4rSba1lP-dVri4seK,tauS1ptedtusanpoesaiotEp.uHrtnerpGiLnsUozeèpcre;ta.,vfonislDaoroo,eliqn*gev8vsraOn,uoii4atramenddirRboue6lnsviiuctvtDneoclmatesoidpr'ihznnsEe.omuecatts,,ci.nhLraiddt7lioeie1raptgnqcs,tTrvou'FodeneruvèlooeaoXct,dsetRrneXraiioldSX,rAvtpieaeohtIloii:ncèMoiCSerVtmtndo0gabe,haèsneisgnvlcoEir.NpaCuLoncateeinpIrimoNSlaoòrtdVeeThimcsoga,lég°r4eoIuntincafnruatectnoi?,eel;I Lana,ItaloNapoli,19731EssaisurlapolitiquePytbagoriciene,Liège,192,p.126. STUDISULPENSIEROPOLITICOCLASSICO pe139-15 VI-IFramentidelpseudoIppodamoPitagoricoPlatone,Aristotele,Dicearco,comeoserveròpiùavanti, 34a|n9ol)t0a.,a

Page 2

View in PDF(opens in a new window)
L'Est POLE Ve à Pe DEL PSR BOA Bie ani 1-41 As siano apocnti, bisognerà pensarli appartenenti all'età del Ncopita. gorismo (e in tal caso si potranno fare risalire sin verso i primi secoli dell'età volgare) nella grande fioritura di opere apocrife che si amava attribuire all'originaria scuola pitagorica: il che è reso verisimile dal fatto che le teorie esposte mostrano senza possibilità di dubbi la dipendenza da Platone, da Aristotele, da Dicearco. stato ippodameo: il che porta a collocare il nostro scrittore dopo Platone e a riconoscere in lui l'influsso del pensiero platonico. Mu io credo che Ippodamo Pitagorico debba essere collocato anche dopo Aristotele, per un motivo che mi pare assai convincente. La divisione dei cittadini nelle tre classi: di coloro che si occupano del governo; di quelli che pensano alla difesa della città; e infine di quelli che procurano i mezzi di sussistenza alla Che cosa ci vieta di prestare fede a Stobeo riguardo all’esicomunità; coincide quasi perfettamente con la classificazione di stenza di un secondo Ippodamo, oltre all'architetto utopista? E motivo di sospetto il fatto che tutte le altre fonti tacciano del. Aristotele (Polit, VIL, VII, 9, 6). Presso Ippodamo la terza classe (tó Bavauoov) si suddivide in altre tre: degli agricoltori l'esistenza di questo pitagorico, tranne il lessico di Suida che, tra le opere attribuite a Theano, registra anche un'opera Intorno (xd yewrövov); degli operai meccanici (tó texvarixóv); e dei upocrili, può forse presumersi che apocrifi siano anche i fran commercianti (tò petabAatixdy); esattamente come in Aristotele, ove diversi sono i termini usati, ma identica la sostanza della cosa: infatti la terza classe per Aristotele si suddivide in: +d Bávavoov (operai meccanici); tò áyopatov (commercianti); ol menti di Ippodamo riferiti dal medesimo Stobeo. yewpyol (agricoltori). Però, in fondo, il problema della realtà storica del nuovo Ippodamo è secondario, perché, quand’anche si potesse provare che Ippodamo Pitagorico esistette realmente, ciò a nulla gioverebbe in quanto nulla si potrebbe dire di lui e della sua vita. E diflicile, dopo questa constatazione, pensare a una semplice, non voluta coincidenza tra i due scrittori: ini sembra si debba concludere che Ippodamo Pitagorico visse dopo Aristotele, forse nell'ambiente del Peripato: diede egli forse una vernice pitagorica a teorie plaionico-aristoteliche, così come, al tempo di Pe. alla Virti dedicata a Ippodamo Thurio. Ma, data questa testimonianza e dato che i frammenti di Theano riferiti da Stobeo sono In altri termini, più che l'epoca in cui le opere furono scritte, importa riuscire a determinare l'epoca a cui risalga il nucleo centrale della dottrina esposta. Ci dobbiamo chiedere: le teorie esposte risalgono all'originario Pitagorismo? In caso negativo sino a che punto ci possono illuminare sulle concezioni dell'antico Piricle, il filosofo Damone mascherava — come pare — con le teorie pitagoriche la natura solistica delle sue dottrine? Ê interessante notare come l'autore dei frammenti, nel tenta. tivo di ricostruire la genuina dottrina pitagorica, non abbia saputo, loro importanza, essenzialo potuto, risalire alla fonte, e necessariamente la sua esposizione mente, in quanto possano servire a ricostruire, almeno nelle lince sia rimasta intinta di concezioni platoniche e postplatoniche: il che contribuisce a convincere di due cose: du un lato, dell'epoca tagorismo? Infatti in ciò risiede la londamentali, l'edificio dell’antico Pitagorismo. Che possano, s0stanzialmente, farsi risalire sino alla originaria Scuola Pitagorica sostiene il Delatte?: lo studioso belga, tuttavia, avanza la sua ubbastanza recente in cui egli scrisse; dall'altro, della quasi impossibilità, allora, di risalire al nucleo genuino e originario del pentesì con infinita cautela (pp. 158-9): riconosce i punti di contatto con la letteratura politica del IV sec., pur escludendo che si tratti di un plagio: erano problemi dibattuti assai in quell'epoca siero pitagorico abolendo il tramite peripatetico. È insomma, quee perciò si deve parlare di coincidenza, non di dipendenza, con trattati sulla regalità di Ecfanto, Diotogene e Sthenida, che Louis sto, di Ippodamo, un pitagorismo visto con la lente di Aristutele. Ben pit genuinamente pitagorici sono invece, per esempio, i Platone, Aristotele e i minori. È tuttavia difficile accedere alla Delutte ha studiati recentemente con ogni cura” Tvi la monarchia tesi del Delatte, quando egli stesso nota Puso del termine ext è esaltata nel suo carattere divino, né gli autori si preoccupano xoupoy proprement platonicien, che designa una delle classi dello Y Les trattés de la royauté d'Ecphante, Diotogene et Sthénidas, Liege, 1942: su cui v, la mia recensione in « Riv, di Filologia Classica », 1949, 8 Nel en, Essar sur la politique Pythagorivienne

Page 3

View in PDF(opens in a new window)
STUDI SUL PENSIERO POLITICO CLASSICO della forma migliore di governo: per essi il problema non è nep pure da porre. Invece Ippodamo discute con ogni serietà sulla FRAMMENTI Det SIDO IPPOBAMO PACO RICO 145 presso Ateneo, che tratta dei fidizi spartani. Cosicché, per Ippo: dimo, occorre richiamare, a questo proposito, non le discussioni sullo stato ideale di Platone e di Aristotele P, bensi l'opera di mugliore forma di governo sostenendo, si badi, Videale della forma mista di costituzione, nella quale è lasciato posto alla monarchia, Diccarco, l eidog Atxarapyexdyv, il quale trasceglieva e combiall'aristocrazia e alla democrazia. E vero che lu speculazione poli. nava tutti tre i regimi. Qui sta la « novità » di Dicearco: dalla tica in Grecia ben per tempo si pose il problema della miglior forma di governo e che le teorie della forma mista godettero, già quale, direttamente, dipende il nostro autore, come mi sembra debbano dirsene in qualche modo derivate le pagine famose di in età antica, simpatie negli ambienti colti della società greca. Giù Polibio (V1, 2-10) (che presuppone, tuttavia, anche Punezio), € Erodoto ne parlava e trattava nella sua opera storica (LIL, 80-33): Cicerone (de rep., 1, 45; 11, 65). nel secolo quarto ne discutono largamente Platone, Aristotele, Isocrate, Dicearco . Ma non si è badato a questo: mentre i filosofi e i pensatori espongono le loro teorie sulle varie forme di governo per poi concludere che ana di esse va riconosciuta come la migliore, al più combinata con un'alira, il nostro invece Anche la proposta di abituare i giovani alla vita in comune favorendo ogni forma di associazione a carattere politico o militare 0, come oggi diremmo, sportivo, mentre può, assai genericamente, essere stata suggerita a Ippodamo dal solito modello della vita spartana, può anche essere derivata dal Tpumodttexds, uccetta tutte tre le forme di governo e le vuole cocsistenti e commote nella sua città ideale: il suo regime dev'essere contemosservato, dei fidizi spartani. In conclusione si può essere certi porancamente monarchico, aristocratico e democratico, di cui uno dei frammenti conservatisi tratta appunto, come ho già che l'opera dell'Ippodamo Pitagorico è posteriore a Dicearco, cioè, grosso modo, non poté essere scritta prima della seconda Sistema ben singolare e bizzarro, che d'altronde non si riesce, nel testo frammentario, a capire come potesse realizzarsi: ma anche ben diverso dalle icorie di Platone e Aristotele, E forse invenzione di metà del sec, TLL av. C. Bisogna ancora osservare che le espressioni usate dall'autore contro i solisti — espressioni che, nel complesso della sua prosa Ippodamo? Diccarco, l'allievo di Aristotele e coetanco e amico di Teolraaridamente didattica e pedantescamente simmetrica un poco stusto, scrisse un'opera politica, il Tpemohutexds " in cui, come ap piscono — punto il titolo già dichiara, sosteneva la preferibilità della forma mista, nel governo, di monarchia, aristocrazia, democrazia E. Poco spiegare, Una cosa è certa: che tale posizione polemica non posappiamo di questo dialogo ®: lo ricordano, tra gli antichi, Cicerone (Ad Ad, XIII, 32) dandocene soltanto il titolo; e Atenco il problema della Sofistica '*: bensi era spiegabile in filosofi pita- (IV, 141 a, tr. 72 W.) che ne conserva un discreto frammento. Pare che l'opera constasse di due partic la prima teorica (il gli Tanokrixée vero e proprio); la seconda esemplilicatrico (Yrapmarti rokrreia *), a cui va probabilmente riferito il le 72 W. rismo originario e in essi appare chiaro il carattere composito: teva essere assunta dal Pitagorismo delle origini, il quale ignorava gorici o neopitagorici, che si fossero formati alla scuola o seguendo P p MOV 4 desti cit. da A. Disarte, è €, pp. 99-109, "Per Diccarco si v: Pr Werne, Diburarchos, 154 55 Die Schule d Aristor., Texte u. Komment, IH, 1, Basel, 1944; sul Tpinosttinöz sí y I commento, avi, pp. 6466 Vedasi pure Marin, « Pauly Wissowa è, KE, 51, coll. 550-551 11. Burrerra, Elôoc Axarupyıadv, « Alti Au Se Tormo», 1965, pp. 175-209]. Hdi MW, (Pir, Bibl, 37) 1 Che fosse un dialogo non è certo, ima pare assai probabile MH VO Sorasen, « Philologus», 1933, p 338; Waren, o. €, coma, mostrano una rale vivacità che non sapremmo come insegnamenti di Aristotele. Nei frammenti di Ippodamo si è ormai lontani dal Pitago- 64 L'opera dovette avere molta fortuna nell'antictutà se la forma di guverno da essa prospettata si chiamava elbog Avxataggixév (ir. 71 W.) e se a Sparta cessa veniva letta ogni anno ai giovani ın forma ufficiale davanti al collegio degli ctor: € questa usa durò a lungo, se dubbiama credere a Suma, s. v. Arxalapxos (fr. 1 W.) Come fa A. DeLarte, 0, €, pp. 154-155. lo Giò non esclude, beninteso, che certe correnti sotistiche siano col legate col Pitagorismo (come per Gorgia ha dunostrato A. Rostauni, Un nuovo capitolo nella storia della Retorica e della Sofistica, «Su lilologia Classica, 1922, pp. 148-201 [= Scritti minort, I, pp. 1-59])

Page 4

View in PDF(opens in a new window)
STUDI SUL PENSIERO POLITICO CLASSICO dell'originario Pitagorismo si è conservato l'elemento esteriore, cioè il numero considerato come fondamento di ogni realtà e di ogui costruzione logica, la comparazione della società politica con uno strumento musicale, la terminologia musicale applicata allo Stato: ma la sostanza è un'altra. Sono, in verità, gli insegna. menti del Peripato, dell'Accademia, di Dicearco (pur misti a tcorie pitagoriche forse in parte genuine), immessi dentro a una intelaiatura pitagorica. Potrei rendere conto qui minutamente delle ricerche di natura linguistica compiute sui testi di cui ora darò la traduzione: ma non lo credo necessario, sia perché le conclusioni, a cui si per viene, non modificano ciò che già ho detto, sia perché la lingua di tutti questi scritti apocrili è molto simile: usa un dialetto dorico puramente letterario, non certamente parlato in alcuna parte della Grecia, con inliltrazione di vocaboli anche ellenistici e della lingua poctica, segni indubbi dell'epoca relativamente recente in cui furono composti ". Mi sembra pertanio che le conclusioni di A. Delatte *, ten denti a rivendicare il valore di questi scritti per la ricostruzione delle originarie dottrine pitagoriche, debbano sostanzialmente respingersi: non escludo che di tali dottrine possa essersi conservato qualcosa, ma esso è in ogni caso talmente soflocato nella selva delle molteplici derivazioni da altre fonti, che assai difficile diventa sceverarlo con qualche speranza di raggiungere risultati sicuri. Ecco ora il testo tradotto ” dei cinque frammenti: precedono i due dichiaratamente 1eoretici, che vorrebbero porre i tonda menti logici e speculativi alla costruzione dell'edifizio politico VI OL PRKAMMENTE bei PSLUDO IPPUDANO 1°} AGG 4 I - Dull’opera di Ippodamo Thurio « Sulla Felicità » *. Degli esseri viventi alcuni sono atu alla felicità, alırı no, Sono atti alla felicità tutti quelli forniti di ragione. intatti la felicità non può andar disgiunta dalla virtà, e d'altra parte la virtà si trova soprattutto negli essere forniti di ragione, Non possono godere la felicità {quanti sono sprovvisti di ragione: intatti, come a chi è privo della vista non può attribuirsi né # l'azione (Épyov) del vedere, né la possibilità (áperá) della vista, cosi a chi è privo di ragione né l'attività di chi ne sia fornito né le possibilità degli esseri razionali *. La felicità, poi, e la virtú dell'essere razionale sono in parte un'attività, in parte un'arte (téxva). Degli esseri razionali alcuni sono perfetti di per se stessi (autoteAéa): quanti in sé hanno la perfezione e non abbisognano di nulla dal di fuori né per esistere né per esistere bene. Tale, in verità, è Dio. Non sono perfetti in se stessi quanti non hanno in sé la completezza ed abbisognano, per di più, di un intervento dall'esterno: tale è l'uomo. Ancora: degli esseri, che non hanno in sé la perlezione, alcuni sono completi e aliri no. Completi sono quelli che esistono conformemente alla lor propria causa € alla causa esterna: secondo la lor propria causa, in quanto danno prova di natura buona e di un modo di sentire (npouipeorc) in accordo con essa; secondo la causa esterna, in quanto scelgano buone leggi e buoni governanti. (Tale è l'uomo moralmente e politicamente buono (xahoxayailéc)>. Incompleti sono quelli che non rispondono a entrambe le condizioni, o singolarmente, o nel loro complesso: sono esseri dappoco per la natura stessa della loro anima: tale è l'uomo moralmente e politicamente non buono (darepos) *. quale è abbozzata nei rimanenti tre. I Stos., Ford, IV, XXXIX, 26, p. 908 sgg EL: questo tr è tradotio in italiano in CG, D, Romagnosi, L’Antwa Morale Eilosofica, Vrato, 1838, pp 195-199 Si not dl carattere rigihunente marematico ali ruta la esposizione. talora le teorie sono: riducibili alla forma matematica della proporzione tra quattro grandezze Interessante il legame, atfermato con ” Conosco le traduzioni latine di EC. GESNER, nella sua terza edizione di Siobeo, Tiguri, 1559 (il fi. I è tradotto alle pp. 555-555; il fr I alla vigore, della politica con la morale: lo stato di questo pitagorico è uno stato etico € formativo, (Idee assai sinuli sono esposte nel fr. di Euxiramo Prracorico, Sulla Vita (ap. Sros, Flord., IV, XXXIX, 27, p. 914 seg. 11.), per cui si può vedere A. DeLaATTE, 0, cp. 174 588). ? L'integrazione è resa necessaria dal senso. 31H punto di partenza per questo ragionamento è probabilmente in p. Prat, # Uno stadio di pretto carattere linguistico € lessicale sarcbbe fuori di luogo in questa Rivista: 8 0, €, pp. 159-160. 534; il tr, TEL anche perciò me ne astengo. alle pp. 248-250) € del MuLnacia, E, 9 seg. e quella Iraucese del Brst, « Archiv f. Plulos.», Anche A, Detarte, ©. c., pp. parte i frammenti stessi, 132158; Pb, G, IL, pag 1923, pp, 31-42 170172, traduce e commenta in Kap, 1, 4 Per il carattere tecnico, che ha qui il termine Dárepos, quale espressione della lingua teologica, oltre i riferimenti ai testi cit. in A. DELATTE, o. €, p 156 n 3, e in Rostaoni, 1H Verbo di Pır., Torino, 1924, p. 43 e

Page 5

View in PDF(opens in a new window)
SIUDI PENSIEKO Polini CLASS ICO Esistono due specie di uomini completi: gli uni sono com pleti per natura, gli altri per la vita che conducono. E per natura lo sono soltanto i buoni: e son questi che possiedono la virtà: la virtù, si sa, della essenza di ciascuna cosa è il vertice e la per fezione: quella dell'occhio, invero, è, della natura dell'occhio, il vertice e la perfezione: quella dell'uomo è, della natura umana, il vertice e la perfezione. Quelli che sono completi per la loro vita, invece, sono non soltanto buoni ma anche felici. La felicità è la perfezione della vita umana. La vita umana è un insieme di azioni tra loro accordate (ovotapra thy ngakiwv)’, la felicità è ciò che conduce le azioni al loro fine. Rendono perfette le azioni sia la virtd che la fortuna: la virtú quanto all'utile; la buona fortuna quanto all’esito favorevole (xatéplwatc). Dio, pertanto, non è né diventato buono per aver appreso la virtà da qualcuno, e neanche felice per aver goduto i favori della fortuna. Intatti è sempre stato buono per natura e felice per natura: sempre tale è stato e sempre sarà e non cesserà mai «di essere tale perché è incorruttibile, e per sua natura buono. L'uomo invece non è Cné buono per natura né felice per natura, ma ha bisogno di imparare e di essere previdente: per diventare buono gli occorre la virtà, per diventare felice la buona fortuna. Ed è perciò che la felicità dell'uomo si riassume in questi due ele menti, nell'essere lodato e nell'essere stimato felice (Ematvoc Kai paxapropiés): la lode vien dalla virtà, la beatitudine dalla pro spera fortuna. La virtù, pertanto, egli la possiede per il suo destino divino, la buona fortuna per il suo destino mortale. Traggono la loro origine, in verità, le cose mortali dalle cose divine e le cose che sono sulla terra da quelle che sono nel ciclo; le cose meno buone, poi, dalle migliori ®. E per quest motivi luomo, che segue la traccia della divinità, è buono € tocca la felicità; quello invece che tien dietro alle cose mortali, tocca l'infelicità, Infatti per chi è saggio la buona fortuna è un bene © una utilità: un bene, perché egli sa a che cosa giova; un vantaggio, perché gli serve nel compimento delle sue azioni. Bella cosa, per: tanto — ogni qualvolta la buona fortuna è al servizio dell’intelligenza, come un vento favorevole giova a chi vuol navigare velo p. 53, si può ricordare; VE 1447 ce — agire tenendo lo sguardo terme alla virtú, cosi come il nocchiero guida la nave con lo sguardo fisso ai movimenti degli astri. Cosi tacendo, infatti, non solu presterà ossequio al dio, ma anche regolerá il bene umano sul modello del bene divino. li anche questo è chiaro, che la vita diflerisce secondo la disposizione dell'animo (8ta0eoug) e secondo il modo di agire (mpatic). Necessariamente la disposizione dev'essere buona o cattiva; la sorte felice o infelice: e buona è quella che partecipa della vint, cattiva quella che partecipa della malvagità. Le azioni, poi, sono felici nella prospera fortuna, poiché sono condotte a termine in accordo con la ragione; infelici nella cattiva fortuna, perché falliscono quanto al compimento. Perciò bisogna non solo imparare a conoscere la virtú, ma anche farne acquisto e servir senc, sia per custodire‘, sia per ingrandire, sia — € ancora più — per rinnovare le famiglie e le città. E infatti occorre non solo avere il possesso dei beni, ma ancora saperne trarre vantaggi. Tutto ciò avverrà se l’uomo si trovi in una città retta da buone leggi. io dico che sono queste cose il cosiddetto « corno di Amaltea». Nel retto ordinamento politico (eUvopuia) c'è tutto e senza di esso né può sussistere la massima perfezione della natura umana né, qualora la si abbia raggiunta e accresciuta, potrebbe conti. nuare a sussistere. L’eunomia, intatti, comporta la virtú e la spinta verso la virtú perché in conlormità ad essa, anche, si generano le nature buone; i costumi, le abitudini, le leggi sono ottime *; le parole dette sono sagge, ed esistono la pietà e il rispetto verso le cose che più ne sono degne. Perciò chi desidera raggiungere la felicità e mantenere diritta la rotta della propria esistenza deve vivere la sua vita, sino al termine estremo, in una città dove il buon ordinamento sia in vigore, stando lontano egli stesso da ogni forma di negazione del buon ordine (@vojıla). La ragione, poi, ci fa conoscere un altro motivo per cui si rendono necessarie le cose già dette. Infatti l'uomo fa parie di una società: e coi mezzi di cui si discorre raggiunge la perfezione secondo la ragione stessa, in quanto non solo entra a far parte della società, ma vi entra a far parte bene. Mentre alcune cose si trovano nella collettività, ma non nell'individuo singolo, altre, Arsch, Agen, 151, Som, Po, 503; Kur, Med., 65%, 3 Nell'uso del 1 IRASIMENTI DELE PSEUDO IEPOUDANIO PI TALOKICO ‘ Leggo: Es quiaxáv. 6 Qui è espressa con chiarezza la funzione formativa dello Stato: termine ovetapa v'è da riconoscere un influsso del linguaggio tecnico musicale (v., p. es, Arıst Quint, De mus, 1, p sgg.), secondo cui esso significa: « consonanza. di più toni». 6 Per questa teoria del mutamento nelle cose esistenti y. dl fr. IE. 15 la natura dell'uomo non è buona di per sé, ma può diventare tale se l'uomo si novi a vivere in uno stato dove viga l'eunomia, Strettissimo è il legame tra la morale politica.

Page 6

View in PDF(opens in a new window)
STUDI PENSIERO POLE CLASSICO invece, sono nel singolo € non davvero nella collettività: altre VII PRANMENTI DEL PSEUDO IPPODAMO PITALORICO 149 11. - Dall’opera di Ippodamo Pitagorico: « Intorno allo Stato » Y. ancora sono sia nella collettività che nel singolo e nel singolo soltanto in quanto sono anche nella collettività. Infatti l'armonia, la sinfonia e il numero risiedono nella collettività: nulla infatti è autonomo sicché possa da solo realizzare il tatto di queste parti. La finezza dell'udito, l'acutezza della vista, la celerità del piede sono soltanto nell'individuo considerato singolarmente; la felicità, invece, € la virtú dell'anima risiedono sia nel singolo che nella collettività, sta nell'insieme delle parti (dv va Gh) sia nel tutto (Ev tO mavti) E perciò nel singolo perché anche nei più, e nei più perché anche nel complesso delle parti e nel tutto. L'ordina mento, infatti, di tutta quanta la natura è anche l'ordinamento di ciascuna delle sue parti singolarmente considerata e l'ordinamento di ciascuna singola parte ha completato la perfezione del tutto e dell'insieme delle parti. Questo’? avviene perciocché per natura il tutto esiste prima della parte, ma non la parte prima del tutto. Per esempio: se l'universo non esistesse, non ci sarebbe neppure il sole, né la luna, né i pianeti, né le stelle fisse: ma poiché l'universo esiste, anche ciascuna di queste parti esiste, Lo stesso potrebbesi osservare anche a proposito delle nature stesse degli esseri viventi: se l'essere vivente non esistesse, neppure l'occhio esisterebbe, neppure la bocca, neppure l'orecchio: ma, poiché l'essere vivente esiste, anche ciascuna di queste parti est ste. Come il tutto sta alla parte, così anche la virtà del tutto sta a quella delle parti% Se non esistesse, infatti, l'armonia e da provvidenza divina (Emo ic Veta) sull'universo, non potrebb'essere che ancora sussistano nell'ordine gli element dell'universo; allo stesso modo, se mancasse if buon ordinamento nella città, non potrebbe, il cittadino, essere virtuoso o felice. Qualora l'essere vivente non avesse la buona salute, non potrebbero, il piede è la mano, essere robusti e sani. E dunque l'armonia la virtà del cosmo; l'eunomia la virtà della città; la sanità e la robustezza la vire del corpo, E ciascuna delle loro singole parti è stata ordinata per il tutto e per ciò che risulta dall'insieme delle parti. Gli occhi, intatti, vedono per conto di tutto il corpo e tutte le altre membra e parti sono stare ordinate per il mano e per l'insieme delle sue parti". "TL testo in questo punto è corrotto, "Si osservi la struttuta matematica del pensiero; questa è una ten denza propria del Pitagorisino, rilevata già da Aristor, Mer, XII, 3, p. 1078b 21. N L'uomo, dunque, non può vivere fuori dello Stato bene ordinato se ‘Tutte le cose mortali per legge insopprimibile di natura incessantemente sono soggette a trasformazioni, le une mutandosi di cattive in buone, le altre di buone in cattive. Le cose, infatti, una volta nate crescono; e, cresciute, raggiungono la loro acme; e dopo aver toccato Pacme invecchiano e da ultimo interamente periscono. Alcune, d'altra parte, nate per opera della natura, sono confinate nel dominio dell'invisibile per opera, sempre, della natura; e, un'altra volta, passano dall’invisibile al visibile per un mutamento che interviene nella causa prima (dog yevéorog) e per il ciclico rivolgimento della distruzione che torna anch'essa indietro verso i suoi punti di partenza (avtanodécer plopas uvxhov avtaútas avanobıloicas); altre cose, invece *, si trasformano allo stesso modo per efletto della sconsideratezza umana che infuria inclinando alla violenza (Ufpu) e alla tracotanza (xépoc). Sia le case che le città, divenute potenti per le loro grandi fortune e le loro ricchezze senza limiti Y, sogliono andare in rovina insieme alle ricchezze da cui si aspettavano la felicità. ... bisogna ® ... € accade che l'evoluzione di ogni egemonia è racchiusa in tre tempi: uno — ed è anche il primo — comprende la conquista vuole realizzare lo scopo della sua esistenza; è atlermata una concezione della virtà che vorrei dire « sociale »: ciò assicura che l'opera è immune da influenze storiche od epicurce: l'ideale dell'uomo, del tilosofo, che vive solo per sé, non appare in questo scritto che nega recisamente ogni indi vidialismo 12 Sros., Ford, IV, XXXIV, 71, p. 846 I — Questo fr. è partico larınente interessante perché vi si leggono applicate all'evoluzione degli Stati le teorie platonico-aristuteliche sul progresso dell'umanità svolgentesi in circolo; per cui da una fase iniziale di miseria € di ignoranza si passa ad ana seconda di prosperità e civiltà; a una terza di sviluppo delle arti e delle scienze, finché un qualche cataclisina distrugge in gran parte l'umanità che deve, nella parte superstite, riprendere l'opera dal principio. Stv. E. Bionona, L'Arissotele perduto è lu formazione filosofica di Eps curo, Firenze, 1936, 2 voll, IL, p. 341 seg. (Per PLAT, si v.: Tim, 22, 251); leg, UL, 67b spe.; per Axist., De Phi. fr. 8 W). Qui, tuttavia, causa della rovina delle famiglie e degli Siati non sono i cataclismi di Aristotele, bensi la corruzione morale dei singoli. Prevale sempre la preoccupazione morale: d'altronde questo concetto della vita umana rivolgentesi in un circolo è orlico, prima ancora che pitagorico; ed ha un signilicato nustico, prima che filosofico, Bisogna notare l'interessante tentativo di interpretare i cicli della storia sul fondamento di un'idea morale. 1 QGioè le creazioni dell'uomo: la famiglia, la città, lo stato. 4 Leggo: xal filuv > Il è lacunoso. testo fa0uthoytwv.

Page 7

View in PDF(opens in a new window)
SYUDE PUNSIERO LOL LIO CLASSIC del potere; il secondo il godimento di esso; l'ultimo ba perdita di esso. | primi uomini, infatti, essendo poveri di tutto, conquista rono beni; i secondi, divenuti ben provvisti di beni ne godettero; i terzi, poi, fatti insensati, ne causarono»! la distruzione Vi OU DRAM DIL PSEUDO ILPOLDAAIO PELALORICO 151 Ciascuna di queste tre classi, por, a sua volta, si suddivide in altre tre. Nella classe dei governanti v'è la sezione dei presi. denti (tò npéedpov), quella dei magistrati (vò dpyovrınöv), quella dei senatori che deliberano in comune (tè xouvofioukeutrxév), La II. - Dall'opera « Intorno allo Stato » di Ippodamo Vitagorico *. lunzione dei presidenti consiste nel radunarsi insieme per primi, nel deliberare per primi intorno agli alları e nel riferirne, poi, al consiglio; i governanti sono quelli che o comandano o sono stati eletti a comandare Y: i senatori, infine, cioè il resto della classe, ha il compito di ascoltare i progetti elaborati in precedenza dai presidenti, di votare intorno ad essi e di prendere una decisione su ciò che è proposto al suo giudizio. Per dirla in breve, i presidenti devono presentare le loro proposte al senato; il senato — tramite gli strateghi — all'assemblea popolare. Lo stesso avviene per la classe dei protettori, cioè dei guerrieri: a una parte spetta il comando (1ó apxovrıxöv); a un'altra il guidare le truppe in combattimento (tè rpopaxarızöv); alla lo sustengo che lo Stato, nel suo complesso, si suddivide in tre classi: la prima è dei cittadini che amministrano gli affari generali secondo vint; la seconda di quelli che ciò fanno con la forza; la terza di quelli che mirano a ciò preparando e procurando quanto è necessario per vivere. La prima classe io la chiamo dei governanti (tò floudeutexév), la seconda dei protettori (16 Ent xovpov), la terza dei lavoratori (tò [Sávavoow). E alle prime due classi io dico che possono appartenere solo i cittadini di condizione libera; alla terza quelli che vivono del frutto delle loro fatiche !. rimanente — c più numerosa parte — di costituire le truppe ¢ l’esercito (tò dyehalov xai otpatuurixôv). La classe dei comandanti, pertanto, è quella da cui si traggono i comandami di armata € di reggimento e di compagnia e i combattenti in prima lila e, in generale, tutti quelli che sono incaricati di una funzione di comando. Quelli che combattono in prima fila sono nel loro complesso tutti i più coraggiosi, i più ardimentosi, i più audaci. La rimanente moltitudine costituisce la massa dei combatienti e dell'esercito. Della classe dei lavoratori e di quelli che vivono del proprio Le cose, pertanto, di cui hanno cura gli dèi, essendo esse incorruttibili, perché rette da esseri incorruttibili, perdurano per l'eternità; le cose, invece, di cui si dan pensiero gli uomini essendo esse mortali perché rette da esseri mortali, sono soggette 4 sempre diverse trasformazioni. La tracotanza, infatti, € la violenza portano alla rovina; ma l’indigenza e le necessità urgent della vita sono suscitatrici della virtú nell'uomo. Della vita umana, la medesima conclusione anche lungi da Zaltre cose)... ". La classe dei governanti è la più nobile; quella dei lavoratori la meno nobile; quella dei protettori sta in mezzo. E la classe dei governanti deve comandare, quella dei lavoratori ubbidire, quella dei protettori, poi, ora dare ora ricevere ordini. Infatti una classe delibera prima i provvedimenti da fare eseguire; quella dei protettori comanda a tutti quanti i lavoratori per il fato che ha il comando in guerra, ma riceve ordini per quanto si riferisce alle deliberazioni precedentemente prese. lavoro, una parte lavora la terra ed è occupata nell'agricoltura del paese; una parte sono operai di mestiere e tabbricano gli strumenti e le invenzioni che servono ai bisogni dell'esistenza; una parte, poi, attende al commercio e agli scambi esportando all'estero i prodotti che sovrabbondano nella città e importando nella città dall'estero ciò che manca ?. La costituzione, adunque, di una società politica risalta di tante e cosillatte parti. Adesso ci converrà parlare anche dei loro accordi e della loro unità. lo L'integrazione è richiesta dal senso (il DELATTE, o. €, p. 156 n. 2, non da ritiene necessaria). Il testo s'iuterrompe improvvisamente, perciò il senso della frase non è sicuro, Sul valore e significato tecnico di Evepog v. p. 145 n. 4 1 Svan, Elard., AV, 1,93, p. 28 sy. EL — Questo fr. tratta delle classi sociali e delle rispettive attribuzioni nel governo dello Stato, i 1 ] vert cittadini, con la pienezza dei diritti politici, sono quelli soli delle prime due classi. La terzi classe, dei lavoratori, non ha diritto alcuno: cosi anche Aristot., Poli, VIL, VITI, 9, 5-6. # Comincia di qui un altro frammento: Ston,, Kloril,, IV, 1, 94, p. 29 sup. IL — Si espone l'ulteriore triplice ripartizione di ciascuna classe sociale, Si spiega come il fondamento della vita civile poggi su tre pi lustri: l'insegnamento, le leggi, le tradizioni, L'educazione della gioventà, Suo scopo: Parmonico sviluppo di tutte le classi sociali sul fondamento della vire, 2! La lezione non è sicura, 2 Per tutto ciò v. sopra, p. 141

Page 8

View in PDF(opens in a new window)
stil SUR JENS PH ID CLASSICI Poiché la società civile nel suo complesso è pertettamente simile a una lira Y, perciò le occorre un ordinamento (ÉEdpruous), un'armonia (cuvappioyà), e infine un certo tatto (émapá) e un certo comportamento (mpécxpacug) *, per così dire, di natura musicale, Riguardo all'ordinamento della società, di quali e quanti elementi risulti, ho già parlato nei libri precedenti. Ora cercherò di trattare della loro armonia ed unità. lo, per parte mia, aflermo che una società civile risulta armo: nicamente costituita da questi tre elementi: insegnamenti (Léo), studio delle costumanze (Erirmbeipara ev), leggi; e che con questi tre fattori si educa l'uomo e lo si rende più buono, Gli insegnamenti, infatti, danno la cultura ed ispirano sentimenti volgendoli verso la virtà. Le leggi, poi, parte tengono lontano dal male col timore che incutono, parte invitano a sé con l'alletta mento di premi ed onori. I costumi e le tradizioni plasmano € formano, come si dà forma alla cera, l'anima, dando origine in essa a tendenze naturali per l'efficacia dell'influsso incessante. Questi tre elementi, poi, debbono essere ordinati in vista dell’onestà, dell'utilità e della giustizia e in ciascuno di essi bisogna avere di mira tutti questi scopi, se è possibile; se non è possibile, averne di mira due o uno: sicché gli insegnamenti siano onesti, giusti e utili: e così anche le costumanze e le leggi. Si metta al primo posto, in ordine di importanza, l'onesto, al secondo il giusto, al terzo Vutile. Per dirla in breve, bisogna sforzarsi di rendere la città, con questi mezzi, per quanto più è possibile, omogenea e concorde nelle sue stesse parti, e quindi non preda ai disordini e alle sedizioni. A ciò si arriverà se i giovani impareranno a moderare le proprie passioni e ad usare una misura sia nei piaceri che nei dolori; e se si rispetterà un limite a riguardo delle ricchezze e se le rendite si cercheranno nella lavorazione della terra; e se i buoni assumeranno le magistrature per le quali si richiede la virtú; i tecnici gli incarichi che richiedono una certa Capacità tecnica; à ricchi quelle funzioni vs 3 IKAHMIMINII DIL LENS IPPobAanO PLA 155 derio della virtú, poiché la dimostrazione del motivo spinge e trac le anime, specialmente se ad essa si unisce l'esortazione, Questo è il motivo per cui è opportuno, per la furmazione spirituale dei giovani, organizzare fratrie e banchetti in comune e vita in comune e associazioni, alcune a carattere militare, altre anche a carattere politico %; e far sí che con loro si accordino anche gli anziani perciocché mentre i giovani hanno bisogno di ammonimenti e di disciplina (xarapruoic), i vecchi invece di attesta. zioni di rispetto e di passatempi lieti, Poiché Y, dunque, abbiamo detto che tre sono le cause che rendono l'uomo virtuoso (i costumi, le leggi, l'insegnamento), si deve ora ricercare come possano i costumi corrompersi e come conservarsi puri. Noi troveremo che i costumi si corrompono in due modi; o per causa di noi stessi, o per causa di stranieri. E per causa di noi stessi o per voler fuggire i dolori o per voler atterrare i piaceri. Infatti, volendo fuggire i dolori, non ci si vuol sottoporre a fatiche; volendo perseguire la voluttà, si fa getto dei propri beni. Le fatiche, in verità, procurano i beni all'uomo, i piaceri il male: deboli, dunque, e delicati divenendo, gli uomini si fanno anche piuttosto efleminati nel loro modo di sentire e iroppo prodighi nello spendere. Per causa, poi, degli stranieri, quando essi, in gran numero in mezzo al popolo, podono di molte ricchezze messe assieme coi commerci; ovvero anche quando gli abitanti di città vicine, che siano inclini alla ricerca della voluttà e dissoluti, ditfondono i loro propri costumi tra quelli che son loro vicini. Perciò bisogna che i legislatori e i capipopolo con sollecitudine esaminino se amorosamente siano praticati i costumi ed in egual misura da tutti procedano; e ancora se la popolazione dello Stato, che comportano liberalità e spese; e se a tutti costoro, che abbiano degnamente ricoperte le cariche, siano concesse ricompense proporzionate E poiché tre sono le cause della vire: il timore, il desiderio, il senso del pudore (alöwg), la legge potrà ispirare il rimore; i costumi il pudore (quelli invero che sono stati educati alla viet si vergoguano di commettere male azioni); l'insegnamento il desi = Mo Hibiutato il CmaWextéov> introdotto dallo Pense * Termini propri del linguaggio musicale, per il cui significato si v. A. DiLattE, o. €, pp. 137-140, 25 Questo concetto presuppone le note teorte di Giorgia, retore e sotista 6 Oiganizzazione: tipicamente spartani: di cui qui si parla forse. per influenza di Divcarco (si vo sopra, p. 143) 2 Sto, Ford, IV, 1, 95, p. 33 agg DE — In questo ultimo tr, si esaminano le cause della corruzione degli Stati: esse sono ricondotte, nei loro vari aspetti, alla corruzione morale alla quale tiene necessariamente diera la decadenza politica E il solito legume tra la politica € la morale che anche qui si allerma V'è por la condanna recisa e vibrata dei solisti, Inline si propone la forma ideale di governo che fa coesistere, contempo: tancamente, monarchia, aristocrazia € democrazia, in quanto essi suno regimi xatà dow, di contro alla tirannide © all'oligarchia, rapa quow; per la dipendenza da Dicearco, v. sopra pp, 142-143, regimi

Page 9

View in PDF(opens in a new window)
dui ius El icon MD LE Ar CE Anh di razza pura e indigena, permane pura senza mescolanze, restando immune da contatti con altre stirpi; € se le ricchezze dello Stato restano sempre della stessa entità € non molto... P; infatti chi acquista il superfluo, non lo acquista per caso ma perché vivamente lo brama, Cosi facendo non può non avvenire che i costumi si rinsaldino. Quanto all'insegnamento, occorre si giudichi di che genere siano i solisti e si esamini se diffondono nozioni utili nei riguardi delle leggi e dei pubblici decreti e dell'economia domestica. Infatti non è una qualunque opinione errata che gli insegnamenti dei sofisti inculcano nelle anime degli uditori, bensi la peggiore fra tutte, se essi osano sommuovere qualche punto fermo contro le comuni credenze riguardanti o le verità divine o le verità umane: Ce ciò non è utile né per la verità, né per la tranquillità, né per le credenze € inoltre causa turbamento € confusione alla comune vita degli uomini. Di questo genere si rivelano quegli insegnamenti che o negano la esistenza della Divinità o, pur ammettendola, dicono non essere essa tale da volgere lo sguardo al genere umano e darsi pensiero di esso, ma che lo abbandona e lo trascura. Infatti tali opinioni sono causa tra gli uomini di sconsideratezza e di ingiustizia tali che non sarebbe facile descriverle, chi pur lo volesse. Ogni uomo, invero, che si è innamorato dell'anarchia (avapyiag nhapuleis) ed ha sgombrato dalla sua anima ogni timore che suggerisca prudenza, non riconosce più freno alcuno VE 5 EMANATE NTE DEL Pakt EIA AO ME AMD 19) vantaggio proviene alla città dalla tirannide; dall'oligarchia, poi, se non rare volte € per poco tempo. Al primo posto bisogna met tere dunque la monarchia % e al secondo l'aristocrazia. La monarchia, intatti, è un'imitazione della divinità € appunto per ciò è difficile per la natura umana mantenerla perfetta perché ben presto si corrompe per la dissolutezza e la violenza. Perciò non e opportuno affidarsi ad essa in tutto e per tutto, ma solo fin dove è possibile e utile per lo Stato. Ancor più bisogna far partecipare al governo l'aristocrazia per essere, quelli che partecipano del potere, in maggior numero e in condizione di essere motivo di emulazione l'uno per l'altro e per l’avvicendamento frequente delle cariche. Della democrazia, anche, non si può in nessun modo fare a meno: perché, essendo il cittadino una parte dello Stato nel suo complesso, deve ricevere da esso un qualche onore. Occorre, però, che la democrazia sia contenuta entro cert precisi limiti: per lo più la turba del popolo, infatti, si fa petulante e non conosce moderazione *. e trasgredisce le leggi: egli è pronto a seguire qualsiasi corrente ®. Occorre, pertanto, che l'insegnamento sia in armonia con le co: stumanze € tanto pieno di solennità quanto conveniente al modo di pensare di chi insegna: non già che sia un artifizio *. In tal modo, infatti, l'insegnamento rivelerà la natura morale di chi lo espone, A questa condizione soltanto dalle leggi nasce la sicurezza; se la città sia ben costituita e risulti formata di tutti gli altri elementi costitutivi: intendo parlare non di quelli contro natura (mapa quo), ma di quelli secondo natura (xatà quow). Nessun de 29 Lacuna nou facilmente colmabile, Letieralmente: supertluo », «con l'acquistare il superilao, bramano anche il WI testo greco reca: mavrobandc yevépievegi ho tradotto, ticordando l'espressione di Aristora., Kan, 289: navtobands ylyvera. 4 Per lo più il Aéyog del testo greco vien tradotto « discorso » in senso proprio, e in tal modo ciò che qui si allerma risulta più appropriato, Ma a me pure che quei «discorsi» abbiano come fine l'insegnamento € perciò ho preferito continuare a tradurre « insegnamento », = Sono le teorie prettamente pitagoriche svolte da Ecfanto, Diotogene, eco, per cui si può vedere l'opera già citata di L. DeLarre, Les traités de la royauté ete. » Lo scrittore è combattuto tra la necessità di seguire le teorie di Dicearco e di nun negare le originarie teorie pitagoriche sul disprezzo verso la folla,