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Lana,ItaloNapoli,19731EssaisurlapolitiquePytbagoriciene,Liège,192,p.126.
STUDISULPENSIEROPOLITICOCLASSICO
pe139-15
VI-IFramentidelpseudoIppodamoPitagoricoPlatone,Aristotele,Dicearco,comeoserveròpiùavanti,
34a|n9ol)t0a.,a
Page 2
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POLE
Ve
à
Pe DEL PSR BOA
Bie ani
1-41
As
siano apocnti, bisognerà pensarli appartenenti all'età del Ncopita.
gorismo (e in tal caso si potranno fare risalire sin verso i primi
secoli dell'età volgare) nella grande fioritura di opere apocrife
che si amava attribuire all'originaria scuola pitagorica: il che è
reso verisimile dal fatto che le teorie esposte mostrano senza
possibilità di dubbi la dipendenza da Platone, da Aristotele, da
Dicearco.
stato ippodameo: il che porta a collocare il nostro scrittore dopo
Platone e a riconoscere in lui l'influsso del pensiero platonico.
Mu io credo che Ippodamo Pitagorico debba essere collocato
anche dopo Aristotele, per un motivo che mi pare assai convincente. La divisione dei cittadini nelle tre classi: di coloro che
si occupano del governo; di quelli che pensano alla difesa della
città; e infine di quelli che procurano i mezzi di sussistenza alla
Che cosa ci vieta di prestare fede a Stobeo riguardo all’esicomunità; coincide quasi perfettamente con la classificazione di
stenza di un secondo Ippodamo, oltre all'architetto utopista?
E motivo di sospetto il fatto che tutte le altre fonti tacciano del.
Aristotele (Polit, VIL, VII, 9, 6). Presso Ippodamo la terza
classe (tó Bavauoov) si suddivide in altre tre: degli agricoltori
l'esistenza di questo pitagorico, tranne il lessico di Suida che,
tra le opere attribuite a Theano, registra anche un'opera Intorno
(xd yewrövov); degli operai meccanici (tó texvarixóv); e dei
upocrili, può forse presumersi che apocrifi siano anche i fran
commercianti (tò petabAatixdy); esattamente come in Aristotele,
ove diversi sono i termini usati, ma identica la sostanza della
cosa: infatti la terza classe per Aristotele si suddivide in: +d
Bávavoov (operai meccanici); tò áyopatov (commercianti); ol
menti di Ippodamo riferiti dal medesimo Stobeo.
yewpyol (agricoltori).
Però, in fondo, il problema della realtà storica del nuovo
Ippodamo è secondario, perché, quand’anche si potesse provare
che Ippodamo Pitagorico esistette realmente, ciò a nulla gioverebbe in quanto nulla si potrebbe dire di lui e della sua vita.
E diflicile, dopo questa constatazione, pensare a una semplice,
non voluta coincidenza tra i due scrittori: ini sembra si debba
concludere che Ippodamo Pitagorico visse dopo Aristotele, forse
nell'ambiente del Peripato: diede egli forse una vernice pitagorica a teorie plaionico-aristoteliche, così come, al tempo di Pe.
alla Virti dedicata a Ippodamo Thurio. Ma, data questa testimonianza e dato che i frammenti di Theano riferiti da Stobeo sono
In altri termini, più che l'epoca in cui le opere furono scritte,
importa riuscire a determinare l'epoca a cui risalga il nucleo centrale della dottrina esposta. Ci dobbiamo chiedere: le teorie esposte risalgono all'originario Pitagorismo? In caso negativo sino a
che punto ci possono illuminare sulle concezioni dell'antico Piricle, il filosofo Damone mascherava — come pare — con le
teorie pitagoriche la natura solistica delle sue dottrine?
Ê interessante notare come l'autore dei frammenti, nel tenta.
tivo di ricostruire la genuina dottrina pitagorica, non abbia saputo,
loro importanza, essenzialo potuto, risalire alla fonte, e necessariamente la sua esposizione
mente, in quanto possano servire a ricostruire, almeno nelle lince
sia rimasta intinta di concezioni platoniche e postplatoniche: il
che contribuisce a convincere di due cose: du un lato, dell'epoca
tagorismo?
Infatti in ciò risiede
la
londamentali, l'edificio dell’antico Pitagorismo. Che possano, s0stanzialmente, farsi risalire sino alla originaria Scuola Pitagorica
sostiene il Delatte?: lo studioso belga, tuttavia, avanza la sua
ubbastanza recente in cui egli scrisse; dall'altro, della quasi impossibilità, allora, di risalire al nucleo genuino e originario del pentesì con infinita cautela (pp. 158-9): riconosce i punti di contatto
con la letteratura politica del IV sec., pur escludendo che si
tratti di un plagio: erano problemi dibattuti assai in quell'epoca
siero pitagorico abolendo il tramite peripatetico. È insomma, quee perciò si deve parlare di coincidenza, non di dipendenza, con
trattati sulla regalità di Ecfanto, Diotogene e Sthenida, che Louis
sto, di Ippodamo, un pitagorismo visto con la lente di Aristutele.
Ben pit genuinamente pitagorici sono invece, per esempio, i
Platone, Aristotele e i minori. È tuttavia difficile accedere alla
Delutte ha studiati recentemente con ogni cura” Tvi la monarchia
tesi del Delatte, quando egli stesso nota Puso del termine ext
è esaltata nel suo carattere divino, né gli autori si preoccupano
xoupoy proprement platonicien, che designa una delle classi dello
Y Les trattés de la royauté d'Ecphante, Diotogene et Sthénidas, Liege,
1942: su cui v, la mia recensione in « Riv, di Filologia Classica », 1949,
8 Nel en, Essar sur la politique Pythagorivienne
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della forma migliore di governo: per essi il problema non è nep
pure da porre. Invece Ippodamo discute con ogni serietà sulla
FRAMMENTI Det
SIDO IPPOBAMO PACO RICO
145
presso Ateneo, che tratta dei fidizi spartani. Cosicché, per Ippo:
dimo, occorre richiamare, a questo proposito, non le discussioni
sullo stato ideale di Platone e di Aristotele P, bensi l'opera di
mugliore forma di governo sostenendo, si badi, Videale della forma
mista di costituzione, nella quale è lasciato posto alla monarchia,
Diccarco, l eidog Atxarapyexdyv, il quale trasceglieva e combiall'aristocrazia e alla democrazia. E vero che lu speculazione poli.
nava tutti tre i regimi. Qui sta la « novità » di Dicearco: dalla
tica in Grecia ben per tempo si pose il problema della miglior
forma di governo e che le teorie della forma mista godettero, già
quale, direttamente, dipende il nostro autore, come mi sembra
debbano dirsene in qualche modo derivate le pagine famose di
in età antica, simpatie negli ambienti colti della società greca. Giù
Polibio (V1, 2-10) (che presuppone, tuttavia, anche Punezio), €
Erodoto ne parlava e trattava nella sua opera storica (LIL, 80-33):
Cicerone (de rep., 1, 45; 11, 65).
nel secolo quarto ne discutono largamente Platone, Aristotele,
Isocrate, Dicearco . Ma non si è badato a questo: mentre i
filosofi e i pensatori espongono le loro teorie sulle varie forme
di governo per poi concludere che ana di esse va riconosciuta
come la migliore, al più combinata con un'alira, il nostro invece
Anche la proposta di abituare i giovani alla vita in comune
favorendo ogni forma di associazione a carattere politico o militare 0, come oggi diremmo, sportivo, mentre può, assai genericamente, essere stata suggerita a Ippodamo dal solito modello
della vita spartana, può anche essere derivata dal Tpumodttexds,
uccetta tutte tre le forme di governo e le vuole cocsistenti e
commote nella sua città ideale: il suo regime dev'essere contemosservato, dei fidizi spartani. In conclusione si può essere certi
porancamente
monarchico,
aristocratico
e
democratico,
di cui uno dei frammenti conservatisi tratta appunto, come ho già
che l'opera dell'Ippodamo Pitagorico è posteriore a Dicearco,
cioè, grosso modo, non poté essere scritta prima della seconda
Sistema
ben singolare e bizzarro, che d'altronde non si riesce, nel testo
frammentario, a capire come potesse realizzarsi: ma anche ben
diverso dalle icorie di Platone e Aristotele, E forse invenzione di
metà del
sec,
TLL
av.
C.
Bisogna ancora osservare che le espressioni usate dall'autore
contro i solisti — espressioni che, nel complesso della sua prosa
Ippodamo?
Diccarco, l'allievo di Aristotele e coetanco e amico di Teolraaridamente didattica e pedantescamente simmetrica un poco stusto, scrisse un'opera politica, il Tpemohutexds " in cui, come ap
piscono —
punto il titolo già dichiara, sosteneva la preferibilità della forma
mista, nel governo, di monarchia, aristocrazia, democrazia E. Poco
spiegare, Una cosa è certa: che tale posizione polemica non posappiamo di questo dialogo ®:
lo ricordano, tra gli antichi, Cicerone (Ad Ad, XIII, 32) dandocene soltanto il titolo; e Atenco
il problema della Sofistica '*: bensi era spiegabile in filosofi pita-
(IV, 141 a, tr. 72 W.) che ne conserva un discreto frammento.
Pare che l'opera constasse di due partic la prima teorica (il
gli
Tanokrixée vero e proprio); la seconda esemplilicatrico (Yrapmarti rokrreia *), a cui va probabilmente riferito il le 72 W.
rismo originario e in essi appare chiaro il carattere composito:
teva essere assunta dal Pitagorismo delle origini, il quale ignorava
gorici o neopitagorici, che si fossero formati alla scuola o seguendo
P
p
MOV 4 desti cit. da A. Disarte, è €, pp. 99-109,
"Per Diccarco si v:
Pr
Werne, Diburarchos,
154 55
Die Schule
d
Aristor., Texte u. Komment, IH, 1, Basel, 1944; sul Tpinosttinöz sí y
I commento, avi, pp. 6466
Vedasi pure Marin, « Pauly Wissowa è,
KE, 51, coll. 550-551
11. Burrerra, Elôoc Axarupyıadv, « Alti Au
Se Tormo», 1965, pp. 175-209].
Hdi
MW, (Pir, Bibl, 37)
1 Che fosse un dialogo non è certo, ima pare assai probabile
MH VO
Sorasen, « Philologus»,
1933, p
338;
Waren, o. €, coma,
mostrano una rale vivacità che non sapremmo come
insegnamenti di Aristotele.
Nei frammenti di Ippodamo si è ormai lontani dal Pitago-
64
L'opera dovette avere molta
fortuna nell'antictutà se la forma di
guverno da essa prospettata si chiamava elbog Avxataggixév (ir.
71 W.)
e se a Sparta cessa veniva letta ogni anno ai giovani ın forma ufficiale
davanti al collegio degli ctor: € questa usa durò a lungo, se dubbiama
credere a Suma, s. v. Arxalapxos (fr.
1
W.)
Come fa A. DeLarte, 0, €, pp. 154-155.
lo Giò non esclude, beninteso, che certe correnti
sotistiche siano col
legate col Pitagorismo (come per Gorgia ha dunostrato A. Rostauni, Un
nuovo
capitolo
nella
storia
della
Retorica
e
della
Sofistica,
«Su
lilologia Classica, 1922, pp. 148-201 [= Scritti minort, I, pp. 1-59])
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SUL PENSIERO POLITICO CLASSICO
dell'originario Pitagorismo si è conservato l'elemento esteriore,
cioè il numero considerato come fondamento di ogni realtà e di
ogui costruzione logica, la comparazione della società politica
con uno strumento musicale, la terminologia musicale applicata
allo Stato: ma la sostanza è un'altra. Sono, in verità, gli insegna.
menti del Peripato, dell'Accademia, di Dicearco (pur misti a
tcorie pitagoriche forse in parte genuine), immessi dentro a una
intelaiatura pitagorica.
Potrei rendere conto qui minutamente delle ricerche di natura
linguistica compiute sui testi di cui ora darò la traduzione: ma
non lo credo necessario, sia perché le conclusioni, a cui si per
viene, non modificano ciò che già ho detto, sia perché la lingua di
tutti questi scritti apocrili è molto simile: usa un dialetto dorico
puramente letterario, non certamente parlato in alcuna parte della
Grecia, con inliltrazione di vocaboli anche ellenistici e della lingua poctica, segni indubbi dell'epoca relativamente recente in cui
furono composti ".
Mi sembra pertanio che le conclusioni di A. Delatte *, ten
denti a rivendicare il valore di questi scritti per la ricostruzione
delle originarie dottrine pitagoriche, debbano sostanzialmente respingersi: non escludo che di tali dottrine possa essersi conservato
qualcosa, ma esso è in ogni caso talmente soflocato nella selva
delle molteplici derivazioni da altre fonti, che assai difficile diventa
sceverarlo con qualche speranza di
raggiungere risultati sicuri.
Ecco ora il testo tradotto ” dei cinque frammenti: precedono
i due dichiaratamente 1eoretici, che vorrebbero porre i tonda
menti logici e speculativi alla costruzione dell'edifizio politico
VI
OL PRKAMMENTE bei
PSLUDO IPPUDANO 1°} AGG
4
I - Dull’opera di Ippodamo Thurio « Sulla Felicità » *.
Degli esseri viventi alcuni sono atu alla felicità, alırı no, Sono
atti alla felicità tutti quelli forniti di ragione. intatti la felicità
non può andar disgiunta dalla virtà, e d'altra parte la virtà si
trova soprattutto negli essere forniti di ragione, Non possono
godere la felicità {quanti sono sprovvisti di ragione: intatti, come
a chi è privo della vista non può attribuirsi né # l'azione (Épyov)
del vedere, né la possibilità (áperá) della vista, cosi a chi è
privo di ragione né l'attività di chi ne sia fornito né le possibilità
degli esseri razionali *. La felicità, poi, e la virtú dell'essere razionale sono in parte un'attività, in parte un'arte (téxva). Degli
esseri razionali alcuni sono perfetti di per se stessi (autoteAéa):
quanti in sé hanno la perfezione e non abbisognano di nulla dal
di fuori né per esistere né per esistere bene. Tale, in verità, è
Dio. Non sono perfetti in se stessi quanti non hanno in sé la completezza ed abbisognano, per di più, di un intervento dall'esterno:
tale è l'uomo. Ancora: degli esseri, che non hanno in sé la perlezione, alcuni sono completi e aliri no. Completi sono quelli che
esistono conformemente alla lor propria causa € alla causa esterna:
secondo la lor propria causa, in quanto danno prova di natura
buona e di un modo di sentire (npouipeorc) in accordo con essa;
secondo la causa esterna, in quanto scelgano buone leggi e buoni
governanti. (Tale è l'uomo moralmente e politicamente buono
(xahoxayailéc)>.
Incompleti sono quelli che non rispondono a entrambe le
condizioni, o singolarmente, o nel loro complesso: sono esseri
dappoco per la natura stessa della loro anima: tale è l'uomo
moralmente e politicamente non buono (darepos) *.
quale è abbozzata nei rimanenti tre.
I Stos., Ford, IV, XXXIX, 26, p. 908 sgg EL: questo tr è tradotio
in italiano in CG, D, Romagnosi, L’Antwa Morale Eilosofica, Vrato, 1838,
pp 195-199
Si not dl carattere rigihunente marematico ali ruta la
esposizione. talora le teorie sono: riducibili alla forma matematica della
proporzione
tra
quattro grandezze
Interessante
il
legame,
atfermato con
” Conosco le traduzioni latine di EC. GESNER, nella sua terza edizione
di Siobeo, Tiguri, 1559 (il fi. I è tradotto alle pp. 555-555; il fr I alla
vigore, della politica con la morale: lo stato di questo pitagorico è uno
stato etico € formativo, (Idee assai sinuli sono esposte nel fr. di Euxiramo
Prracorico, Sulla Vita (ap. Sros, Flord., IV, XXXIX, 27, p. 914 seg.
11.), per cui si può vedere A. DeLaATTE, 0, cp. 174 588).
? L'integrazione è resa necessaria dal senso.
31H punto di partenza per questo ragionamento è probabilmente in
p.
Prat,
# Uno stadio di pretto carattere linguistico € lessicale sarcbbe fuori
di luogo in questa Rivista:
8 0, €, pp. 159-160.
534;
il
tr,
TEL
anche perciò me ne astengo.
alle pp. 248-250) € del MuLnacia,
E,
9 seg. e quella Iraucese del Brst, « Archiv f. Plulos.»,
Anche A, Detarte, ©. c., pp.
parte i frammenti stessi,
132158;
Pb,
G,
IL, pag
1923, pp,
31-42
170172, traduce e commenta in
Kap,
1,
4 Per il carattere tecnico, che ha qui il termine Dárepos, quale espressione della lingua teologica, oltre i riferimenti ai testi cit. in A. DELATTE,
o. €, p 156 n 3, e in Rostaoni, 1H Verbo di Pır., Torino, 1924, p. 43 e
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PENSIEKO Polini
CLASS ICO
Esistono due specie di uomini completi: gli uni sono com
pleti per natura, gli altri per la vita che conducono. E per natura
lo sono soltanto i buoni: e son questi che possiedono la virtà:
la virtù, si sa, della essenza di ciascuna cosa è il vertice e la per
fezione: quella dell'occhio, invero, è, della natura dell'occhio, il
vertice e la perfezione: quella dell'uomo è, della natura umana,
il vertice e la perfezione. Quelli che sono completi per la loro
vita, invece, sono non soltanto buoni ma anche felici. La felicità
è la perfezione della vita umana. La vita umana è un insieme di
azioni tra loro accordate (ovotapra thy ngakiwv)’, la felicità
è ciò che conduce le azioni al loro fine. Rendono perfette le azioni
sia la virtd che la fortuna: la virtú quanto all'utile; la buona
fortuna quanto all’esito favorevole (xatéplwatc).
Dio, pertanto, non è né diventato buono per aver appreso la
virtà da qualcuno, e neanche felice per aver goduto i favori della
fortuna. Intatti è sempre stato buono per natura e felice per
natura: sempre tale è stato e sempre sarà e non cesserà mai «di
essere tale perché è incorruttibile, e per sua natura buono. L'uomo
invece non è Cné buono per natura
né felice per natura, ma ha
bisogno di imparare e di essere previdente: per diventare buono
gli occorre la virtà, per diventare felice la buona fortuna. Ed è
perciò che la felicità dell'uomo si riassume in questi due ele
menti, nell'essere lodato e nell'essere stimato felice (Ematvoc Kai
paxapropiés): la lode vien dalla virtà, la beatitudine dalla pro
spera fortuna. La virtù, pertanto, egli la possiede per il suo
destino divino, la buona fortuna per il suo destino mortale.
Traggono la loro origine, in verità, le cose mortali dalle cose
divine e le cose che sono sulla terra da quelle che sono nel ciclo;
le cose meno buone, poi, dalle migliori ®. E per quest motivi
luomo, che segue la traccia della divinità, è buono € tocca la
felicità; quello invece che tien dietro alle cose mortali, tocca l'infelicità, Infatti per chi è saggio la buona fortuna è un bene © una
utilità: un bene, perché egli sa a che cosa giova; un vantaggio,
perché gli serve nel compimento delle sue azioni. Bella cosa, per:
tanto — ogni qualvolta la buona fortuna è al servizio dell’intelligenza, come un vento favorevole giova a chi vuol navigare velo
p. 53, si può ricordare;
VE
1447
ce — agire tenendo lo sguardo terme alla virtú, cosi come il nocchiero guida la nave con lo sguardo fisso ai movimenti degli astri.
Cosi tacendo, infatti, non solu presterà ossequio al dio, ma anche
regolerá il bene umano sul modello del bene divino.
li anche questo è chiaro, che la vita diflerisce secondo la disposizione dell'animo (8ta0eoug) e secondo il modo di agire
(mpatic). Necessariamente la disposizione dev'essere buona o
cattiva; la sorte felice o infelice: e buona è quella che partecipa
della vint, cattiva quella che partecipa della malvagità. Le azioni,
poi, sono felici nella prospera fortuna, poiché sono condotte a
termine in accordo con la ragione; infelici nella cattiva fortuna,
perché falliscono quanto al compimento. Perciò bisogna non solo
imparare a conoscere la virtú, ma anche farne acquisto e servir
senc, sia per custodire‘, sia per ingrandire, sia — € ancora
più — per rinnovare le famiglie e le città. E infatti occorre non
solo avere il possesso dei beni, ma ancora saperne trarre vantaggi.
Tutto ciò avverrà se l’uomo si trovi in una città retta da buone
leggi.
io dico che sono queste cose il cosiddetto « corno di Amaltea». Nel retto ordinamento politico (eUvopuia) c'è tutto e senza
di esso né può sussistere la massima perfezione della natura umana
né, qualora la si abbia raggiunta e accresciuta, potrebbe conti.
nuare a sussistere. L’eunomia, intatti, comporta la virtú e la
spinta verso la virtú perché in conlormità ad essa, anche, si generano le nature buone; i costumi, le abitudini, le leggi sono ottime *;
le parole dette sono sagge, ed esistono la pietà e il rispetto verso
le cose che più ne sono degne. Perciò chi desidera raggiungere la
felicità e mantenere diritta la rotta della propria esistenza deve
vivere la sua vita, sino al termine estremo, in una città dove il
buon ordinamento sia in vigore, stando lontano egli stesso da
ogni forma di negazione del buon ordine (@vojıla).
La ragione, poi, ci fa conoscere un altro motivo per cui si
rendono necessarie le cose già dette. Infatti l'uomo fa parie di
una società: e coi mezzi di cui si discorre raggiunge la perfezione
secondo la ragione stessa, in quanto non solo entra a far parte
della società, ma vi entra a far parte bene. Mentre alcune cose
si trovano nella collettività, ma non nell'individuo singolo, altre,
Arsch, Agen, 151, Som, Po, 503; Kur,
Med., 65%,
3 Nell'uso del
1 IRASIMENTI DELE PSEUDO IEPOUDANIO PI TALOKICO
‘ Leggo:
Es quiaxáv.
6 Qui è espressa con chiarezza la funzione formativa dello Stato:
termine ovetapa v'è da riconoscere un influsso del
linguaggio tecnico musicale (v., p. es, Arıst Quint, De mus, 1, p
sgg.), secondo cui esso significa: « consonanza. di più toni».
6 Per questa teoria del mutamento nelle cose esistenti y.
dl fr. IE.
15
la
natura dell'uomo non è buona di per sé, ma può diventare tale se l'uomo
si novi a vivere in uno stato dove viga l'eunomia, Strettissimo è il legame
tra
la
morale
politica.
Page 6
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PENSIERO POLE
CLASSICO
invece, sono nel singolo € non davvero nella collettività:
altre
VII PRANMENTI DEL PSEUDO IPPODAMO PITALORICO
149
11. - Dall’opera di Ippodamo Pitagorico: « Intorno allo Stato » Y.
ancora sono sia nella collettività che nel singolo e nel singolo
soltanto in quanto sono anche nella collettività. Infatti l'armonia,
la sinfonia e il numero risiedono nella collettività: nulla infatti è
autonomo sicché possa da solo realizzare il tatto di queste parti.
La finezza dell'udito, l'acutezza della vista, la celerità del piede
sono soltanto nell'individuo considerato singolarmente; la felicità,
invece, € la virtú dell'anima risiedono sia nel singolo che nella
collettività, sta nell'insieme delle parti (dv va Gh) sia nel tutto
(Ev tO mavti) E perciò nel singolo perché anche nei più, e nei
più perché anche nel complesso delle parti e nel tutto. L'ordina
mento, infatti, di tutta quanta la natura è anche l'ordinamento
di ciascuna delle sue parti singolarmente considerata e l'ordinamento di ciascuna singola parte ha completato la perfezione del
tutto e dell'insieme delle parti. Questo’? avviene perciocché per
natura il tutto esiste prima della parte, ma non la parte prima
del tutto. Per esempio: se l'universo non esistesse, non ci sarebbe
neppure il sole, né la luna, né i pianeti, né le stelle fisse: ma
poiché l'universo esiste, anche ciascuna di queste parti esiste, Lo
stesso potrebbesi osservare anche a proposito delle nature stesse
degli esseri viventi: se l'essere vivente non esistesse, neppure
l'occhio esisterebbe, neppure la bocca, neppure l'orecchio: ma,
poiché l'essere vivente esiste, anche ciascuna di queste parti est
ste. Come il tutto sta alla parte, così anche la virtà del tutto sta
a quella delle parti% Se non esistesse, infatti, l'armonia e da
provvidenza divina (Emo ic Veta) sull'universo, non potrebb'essere
che ancora sussistano nell'ordine gli element dell'universo; allo
stesso modo, se mancasse if buon ordinamento nella città, non
potrebbe, il cittadino, essere virtuoso o felice. Qualora l'essere
vivente non avesse la buona salute, non potrebbero, il piede è
la
mano,
essere
robusti
e
sani.
E dunque l'armonia la virtà del cosmo; l'eunomia la virtà
della città; la sanità e la robustezza la vire del corpo, E ciascuna
delle loro singole parti è stata ordinata per il tutto e per ciò che
risulta dall'insieme delle parti. Gli occhi, intatti, vedono per conto
di tutto il corpo e tutte le altre membra e parti sono stare ordinate
per il mano e per l'insieme delle sue parti".
"TL testo in questo punto è corrotto,
"Si osservi la struttuta matematica del pensiero; questa è una ten
denza propria del Pitagorisino, rilevata già da Aristor, Mer, XII, 3,
p.
1078b
21.
N L'uomo, dunque, non può vivere fuori dello Stato bene ordinato se
‘Tutte le cose mortali per legge insopprimibile di natura incessantemente sono soggette a trasformazioni, le une mutandosi di
cattive in buone, le altre di buone in cattive. Le cose, infatti,
una volta nate crescono; e, cresciute, raggiungono la loro acme;
e dopo aver toccato Pacme invecchiano e da ultimo interamente
periscono. Alcune, d'altra parte, nate per opera della natura, sono
confinate nel dominio dell'invisibile per opera, sempre, della
natura; e, un'altra volta, passano dall’invisibile al visibile per un
mutamento che interviene nella causa prima (dog yevéorog)
e per il ciclico rivolgimento della distruzione che torna anch'essa
indietro verso i suoi punti di partenza (avtanodécer plopas uvxhov avtaútas avanobıloicas); altre cose, invece *, si trasformano allo stesso modo per efletto della sconsideratezza umana
che infuria inclinando alla violenza (Ufpu) e alla tracotanza
(xépoc).
Sia le case che le città, divenute potenti per le loro grandi
fortune e le loro ricchezze senza limiti Y, sogliono andare in rovina
insieme alle ricchezze da cui si aspettavano la felicità. ... bisogna ®
... € accade che l'evoluzione di ogni egemonia è racchiusa in tre
tempi: uno — ed è anche il primo — comprende la conquista
vuole realizzare lo scopo della sua esistenza; è atlermata una concezione
della virtà che vorrei dire « sociale »: ciò assicura che l'opera è immune
da influenze storiche od epicurce: l'ideale dell'uomo, del tilosofo, che vive
solo per sé, non appare in questo scritto che nega recisamente ogni indi
vidialismo
12 Sros., Ford, IV, XXXIV, 71, p. 846 I
— Questo fr. è partico
larınente interessante perché vi si leggono applicate all'evoluzione degli
Stati le teorie platonico-aristuteliche sul progresso dell'umanità svolgentesi
in circolo; per cui da una fase iniziale di miseria € di ignoranza si
passa ad ana seconda di prosperità e civiltà; a una terza di sviluppo delle
arti e delle scienze, finché un qualche cataclisina distrugge in gran parte
l'umanità che deve, nella parte superstite, riprendere l'opera dal principio.
Stv. E. Bionona, L'Arissotele perduto è lu formazione filosofica di Eps
curo, Firenze, 1936, 2 voll, IL, p. 341 seg. (Per PLAT, si v.: Tim, 22,
251); leg, UL, 67b spe.; per Axist., De Phi. fr. 8 W). Qui, tuttavia,
causa della rovina delle famiglie e degli Siati non sono i cataclismi di
Aristotele, bensi la corruzione morale dei singoli. Prevale sempre la preoccupazione morale: d'altronde questo concetto della vita umana rivolgentesi
in un circolo è orlico, prima ancora che pitagorico; ed ha un signilicato
nustico, prima che filosofico, Bisogna notare l'interessante tentativo di interpretare i cicli della storia sul fondamento di un'idea morale.
1 QGioè le creazioni dell'uomo: la famiglia, la città, lo stato.
4 Leggo:
xal
filuv
> Il
è
lacunoso.
testo
fa0uthoytwv.
Page 7
View in PDF(opens in a new window)SYUDE
PUNSIERO LOL LIO
CLASSIC
del potere; il secondo il godimento di esso; l'ultimo ba perdita di
esso. | primi uomini, infatti, essendo poveri di tutto, conquista
rono beni; i secondi, divenuti ben provvisti di beni ne godettero; i terzi, poi, fatti insensati, ne causarono»! la distruzione
Vi
OU DRAM DIL
PSEUDO ILPOLDAAIO PELALORICO
151
Ciascuna
di queste tre classi, por, a sua volta, si suddivide
in altre tre. Nella classe dei governanti v'è la sezione dei presi.
denti (tò npéedpov), quella dei magistrati (vò dpyovrınöv), quella
dei senatori che deliberano in comune (tè xouvofioukeutrxév), La
II. - Dall'opera « Intorno allo Stato » di Ippodamo Vitagorico *.
lunzione dei presidenti consiste nel radunarsi insieme per primi,
nel deliberare per primi intorno agli alları e nel riferirne, poi, al
consiglio; i governanti sono quelli che o comandano o sono stati
eletti a comandare Y: i senatori, infine, cioè il resto della classe,
ha il compito di ascoltare i progetti elaborati in precedenza dai
presidenti, di votare intorno ad essi e di prendere una decisione
su ciò che è proposto al suo giudizio. Per dirla in breve, i presidenti devono presentare le loro proposte al senato; il senato
— tramite gli strateghi — all'assemblea popolare.
Lo stesso avviene per la classe dei protettori, cioè dei guerrieri: a una parte spetta il comando (1ó apxovrıxöv); a un'altra
il guidare le truppe in combattimento (tè rpopaxarızöv); alla
lo sustengo che lo Stato, nel suo complesso, si suddivide in
tre classi: la prima è dei cittadini che amministrano gli affari
generali secondo vint; la seconda di quelli che ciò fanno con la
forza; la terza di quelli che mirano a ciò preparando e procurando
quanto è necessario per vivere. La prima classe io la chiamo dei
governanti (tò floudeutexév), la seconda dei protettori (16 Ent
xovpov), la terza dei lavoratori (tò [Sávavoow). E alle prime due
classi io dico che possono appartenere solo i cittadini di condizione
libera; alla terza quelli che vivono del frutto delle loro fatiche !.
rimanente — c più numerosa parte — di costituire le truppe ¢
l’esercito (tò dyehalov xai otpatuurixôv). La classe dei comandanti, pertanto, è quella da cui si traggono i comandami di
armata € di reggimento e di compagnia e i combattenti in prima
lila e, in generale, tutti quelli che sono incaricati di una funzione
di comando. Quelli che combattono in prima fila sono nel loro
complesso tutti i più coraggiosi, i più ardimentosi, i più audaci.
La rimanente moltitudine costituisce la massa dei combatienti e
dell'esercito.
Della classe dei lavoratori e di quelli che vivono del proprio
Le cose, pertanto, di cui hanno cura gli dèi, essendo esse incorruttibili, perché rette da esseri incorruttibili, perdurano per l'eternità; le cose, invece, di cui si dan pensiero gli uomini essendo
esse mortali perché rette da esseri mortali, sono soggette 4 sempre
diverse trasformazioni. La tracotanza, infatti, € la violenza portano
alla rovina; ma l’indigenza e le necessità urgent della vita sono
suscitatrici della virtú nell'uomo. Della vita umana, la medesima
conclusione anche lungi da Zaltre cose)... ".
La classe dei governanti è la più nobile; quella dei lavoratori la
meno nobile; quella dei protettori sta in mezzo. E la classe dei
governanti deve comandare, quella dei lavoratori ubbidire, quella
dei protettori, poi, ora dare ora ricevere ordini. Infatti una classe
delibera prima i provvedimenti da fare eseguire; quella dei protettori comanda a tutti quanti i lavoratori per il fato che ha il
comando in guerra, ma riceve ordini per quanto si riferisce alle
deliberazioni
precedentemente prese.
lavoro, una parte lavora la terra ed è occupata nell'agricoltura del
paese; una parte sono operai di mestiere e tabbricano gli strumenti e le invenzioni che servono ai bisogni dell'esistenza; una
parte, poi, attende al commercio e agli scambi esportando all'estero
i prodotti che sovrabbondano nella città e importando nella città
dall'estero ciò che manca ?.
La costituzione, adunque, di una società politica risalta di
tante e cosillatte parti. Adesso ci converrà parlare anche dei loro
accordi e della loro unità.
lo L'integrazione è richiesta dal senso (il DELATTE, o. €, p. 156 n. 2,
non
da
ritiene
necessaria).
Il testo s'iuterrompe improvvisamente, perciò il senso della frase
non è sicuro, Sul valore e significato tecnico di Evepog v. p. 145 n. 4
1 Svan, Elard., AV, 1,93, p. 28 sy. EL — Questo fr. tratta delle
classi sociali e delle rispettive attribuzioni nel governo dello Stato,
i
1 ] vert cittadini, con la pienezza dei diritti politici, sono quelli soli
delle prime due classi. La terzi classe, dei lavoratori, non ha diritto alcuno:
cosi anche Aristot., Poli, VIL, VITI, 9, 5-6.
# Comincia di qui un altro frammento:
Ston,, Kloril,,
IV,
1, 94, p.
29 sup. IL — Si espone l'ulteriore triplice ripartizione di ciascuna classe
sociale,
Si spiega come
il
fondamento della
vita civile poggi
su
tre pi
lustri: l'insegnamento, le leggi, le tradizioni, L'educazione della gioventà,
Suo scopo: Parmonico sviluppo di tutte le classi sociali sul fondamento
della vire,
2! La lezione non è sicura,
2 Per tutto ciò v. sopra, p. 141
Page 8
View in PDF(opens in a new window)stil SUR JENS
PH ID CLASSICI
Poiché la società civile nel suo complesso è pertettamente
simile a una lira Y, perciò le occorre un ordinamento (ÉEdpruous),
un'armonia (cuvappioyà), e infine un certo tatto (émapá) e un
certo comportamento (mpécxpacug)
*, per così dire, di natura
musicale, Riguardo all'ordinamento della società, di quali e quanti
elementi risulti, ho già parlato nei libri precedenti. Ora cercherò
di trattare della loro armonia ed unità.
lo, per parte mia, aflermo che una società civile risulta armo:
nicamente costituita da questi tre elementi: insegnamenti (Léo),
studio delle costumanze (Erirmbeipara ev), leggi; e che con
questi tre fattori si educa l'uomo e lo si rende più buono, Gli
insegnamenti, infatti, danno la cultura ed ispirano sentimenti
volgendoli verso la virtà. Le leggi, poi, parte tengono lontano dal
male col timore che incutono, parte invitano a sé con l'alletta
mento di premi ed onori. I costumi e le tradizioni plasmano €
formano, come si dà forma alla cera, l'anima, dando origine in
essa a tendenze naturali per l'efficacia dell'influsso incessante.
Questi tre elementi, poi, debbono essere ordinati in vista dell’onestà, dell'utilità e della giustizia e in ciascuno di essi bisogna avere
di mira tutti questi scopi, se è possibile; se non è possibile,
averne di mira due o uno: sicché gli insegnamenti siano onesti,
giusti e utili: e così anche le costumanze e le leggi. Si metta al
primo
posto,
in
ordine
di
importanza,
l'onesto,
al
secondo
il
giusto, al terzo Vutile. Per dirla in breve, bisogna sforzarsi di
rendere la città, con questi mezzi, per quanto più è possibile,
omogenea e concorde nelle sue stesse parti, e quindi non preda
ai disordini e alle sedizioni. A ciò si arriverà se i giovani impareranno a moderare le proprie passioni e ad usare una misura sia
nei piaceri che nei dolori; e se si rispetterà un limite a riguardo
delle ricchezze e se le rendite si cercheranno nella lavorazione
della terra; e se i buoni assumeranno le magistrature per le quali
si richiede la virtú; i tecnici gli incarichi che richiedono una
certa
Capacità
tecnica;
à
ricchi
quelle
funzioni
vs
3 IKAHMIMINII DIL LENS IPPobAanO PLA
155
derio della virtú, poiché la dimostrazione del motivo spinge e
trac le anime, specialmente se ad essa si unisce l'esortazione,
Questo è il motivo per cui è opportuno, per la furmazione spirituale dei giovani, organizzare fratrie e banchetti in comune e
vita in comune e associazioni, alcune a carattere militare, altre
anche a carattere politico %; e far sí che con loro si accordino anche
gli anziani perciocché mentre i giovani hanno bisogno di ammonimenti e di disciplina (xarapruoic), i vecchi invece di attesta.
zioni di rispetto e di passatempi lieti,
Poiché Y, dunque, abbiamo detto che tre sono le cause che
rendono l'uomo virtuoso (i costumi, le leggi, l'insegnamento),
si deve ora ricercare come possano i costumi corrompersi e come
conservarsi puri. Noi troveremo che i costumi si corrompono in
due modi; o per causa di noi stessi, o per causa di stranieri. E
per causa di noi stessi o per voler fuggire i dolori o per voler
atterrare i piaceri. Infatti, volendo fuggire i dolori, non ci si vuol
sottoporre a fatiche; volendo perseguire la voluttà, si fa getto dei
propri beni. Le fatiche, in verità, procurano i beni all'uomo, i
piaceri il male: deboli, dunque, e delicati divenendo, gli uomini
si fanno anche piuttosto efleminati nel loro modo di sentire e
iroppo prodighi nello spendere. Per causa, poi, degli stranieri,
quando essi, in gran numero in mezzo al popolo, podono di molte
ricchezze messe assieme coi commerci; ovvero anche quando gli
abitanti di città vicine, che siano inclini alla ricerca della voluttà
e dissoluti, ditfondono i loro propri costumi tra quelli che son
loro vicini.
Perciò bisogna che i legislatori e i capipopolo con sollecitudine
esaminino se amorosamente siano praticati i costumi ed in egual
misura da tutti procedano; e ancora se la popolazione dello Stato,
che comportano
liberalità e spese; e se a tutti costoro, che abbiano degnamente
ricoperte le cariche, siano concesse ricompense proporzionate
E poiché tre sono le cause della vire: il timore, il desiderio,
il senso del pudore (alöwg), la legge potrà ispirare il rimore; i costumi il pudore (quelli invero che sono stati educati alla viet si
vergoguano di commettere male azioni); l'insegnamento il desi
= Mo Hibiutato il CmaWextéov> introdotto dallo Pense
* Termini propri del linguaggio musicale, per il cui significato si v.
A. DiLattE, o. €, pp. 137-140,
25 Questo
concetto
presuppone
le
note
teorte
di
Giorgia,
retore
e
sotista
6 Oiganizzazione: tipicamente spartani:
di cui qui si parla forse. per
influenza di Divcarco (si vo sopra, p. 143)
2 Sto, Ford, IV, 1, 95, p. 33 agg
DE — In questo ultimo tr, si
esaminano le cause della corruzione degli Stati: esse sono ricondotte, nei
loro vari aspetti, alla corruzione morale alla quale tiene necessariamente
diera la decadenza politica E il solito legume tra la politica € la morale
che anche qui si allerma V'è por la condanna recisa e vibrata dei solisti,
Inline si propone la forma ideale di governo che fa coesistere, contempo:
tancamente, monarchia, aristocrazia € democrazia, in quanto essi suno
regimi
xatà
dow,
di
contro
alla
tirannide
©
all'oligarchia,
rapa quow; per la dipendenza da Dicearco, v. sopra pp, 142-143,
regimi
Page 9
View in PDF(opens in a new window)dui ius
El icon
MD
LE Ar CE Anh
di razza pura e indigena, permane pura senza mescolanze, restando
immune da contatti con altre stirpi; € se le ricchezze dello Stato
restano sempre della stessa entità € non molto...
P; infatti chi
acquista il superfluo, non lo acquista per caso ma perché vivamente lo brama, Cosi facendo non può non avvenire che i
costumi si rinsaldino.
Quanto all'insegnamento, occorre si giudichi di che genere
siano i solisti e si esamini se diffondono nozioni utili nei riguardi
delle leggi e dei pubblici decreti e dell'economia domestica. Infatti non è una qualunque opinione errata che gli insegnamenti
dei sofisti inculcano nelle anime degli uditori, bensi la peggiore fra
tutte, se essi osano sommuovere qualche punto fermo contro le
comuni credenze riguardanti o le verità divine o le verità umane:
Ce ciò non è utile né per la verità, né per la tranquillità, né per
le credenze € inoltre causa turbamento € confusione alla comune
vita degli uomini. Di questo genere si rivelano quegli insegnamenti
che o negano la esistenza della Divinità o, pur ammettendola,
dicono non essere essa tale da volgere lo sguardo al genere umano
e darsi pensiero di esso, ma che lo abbandona e lo trascura. Infatti tali opinioni sono causa tra gli uomini di sconsideratezza
e di ingiustizia tali che non sarebbe facile descriverle, chi pur lo
volesse. Ogni uomo, invero, che si è innamorato dell'anarchia
(avapyiag nhapuleis) ed ha sgombrato dalla sua anima ogni
timore che suggerisca prudenza, non riconosce più freno alcuno
VE
5
EMANATE
NTE DEL
Pakt EIA AO ME AMD
19)
vantaggio proviene alla città dalla tirannide; dall'oligarchia, poi,
se non rare volte € per poco tempo. Al primo posto bisogna met
tere dunque la monarchia % e al secondo l'aristocrazia. La monarchia, intatti, è un'imitazione della divinità € appunto per ciò
è difficile per la natura umana mantenerla perfetta perché ben
presto si corrompe per la dissolutezza e la violenza. Perciò non e
opportuno affidarsi ad essa in tutto e per tutto, ma solo fin dove
è possibile e utile per lo Stato. Ancor più bisogna far partecipare
al governo l'aristocrazia per essere, quelli che partecipano del
potere, in maggior numero e in condizione di essere motivo di
emulazione l'uno per l'altro e per l’avvicendamento frequente
delle cariche. Della democrazia, anche, non si può in nessun
modo fare a meno: perché, essendo il cittadino una parte dello
Stato nel suo complesso, deve ricevere da esso un qualche onore.
Occorre, però, che la democrazia sia contenuta entro cert precisi
limiti: per lo più la turba del popolo, infatti, si fa petulante e
non conosce moderazione *.
e trasgredisce le leggi: egli è pronto a seguire qualsiasi corrente ®.
Occorre, pertanto, che l'insegnamento sia in armonia con le co:
stumanze € tanto pieno di solennità quanto conveniente al modo
di pensare di chi insegna: non già che sia un artifizio
*. In tal
modo, infatti, l'insegnamento rivelerà la natura morale di chi lo
espone,
A questa condizione soltanto dalle leggi nasce la sicurezza;
se la città sia ben costituita e risulti formata di tutti gli altri
elementi costitutivi: intendo parlare non di quelli contro natura
(mapa quo), ma di quelli secondo natura (xatà quow). Nessun
de
29
Lacuna nou facilmente colmabile,
Letieralmente:
supertluo »,
«con
l'acquistare
il
superilao,
bramano
anche
il
WI testo greco reca: mavrobandc yevépievegi ho tradotto, ticordando l'espressione di Aristora., Kan, 289: navtobands ylyvera.
4 Per lo più il Aéyog del testo greco vien tradotto « discorso
» in
senso proprio, e in tal modo ciò che qui si allerma risulta più appropriato,
Ma a me pure che quei «discorsi» abbiano come fine l'insegnamento €
perciò ho preferito continuare a tradurre « insegnamento »,
= Sono le teorie prettamente pitagoriche svolte da Ecfanto, Diotogene,
eco, per cui si può vedere l'opera già citata di L. DeLarre, Les traités
de la royauté ete.
» Lo scrittore è combattuto tra la necessità di seguire le teorie di
Dicearco e di nun negare le originarie teorie pitagoriche sul disprezzo
verso la folla,