Il concetto di pena nel pensiero dei Pitagorici

Author
Librizzi, C.
Published in
Sophia
Year
1940
Subject
PUNISHMENT
Language
Italiano
Category
C12 Religion
Archive number
212

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LIBRAZZA) AND Il, + posi-omerira presen» tano un aspetto del tutto diverso da quello della eta precedente, L'austerità e la irintizia vengono ed assumere una caratteristica predominante eja nella religione come nella morale, mentre ei infilirano in esse «empre più le pratiche espiatorie dell’omicidio, il culto delle anime, il sacrificio funerario. Subentreis la concezione, nel pensiero di tale epoca, che la preghiera e l'of. ferta di sscrificio abbiano la potenza di scquistare al fedele la protezione degli Dei, comincia a nuteirwi la speranza che il beneficio divino perduri nella vita oltremondana. Ma sono delle idee che troviamo eparse qua e là, non c'è ancora uns sistemazione che le riunisca, e bisogna attendere il culto dei misteri e le dottrine orfico-pitagoriche per trovarci dinanzi ad una vera preoccupa zione per il destino oltremondano dell'anima e per conseguenza ad una svalutazon e della vila terrena, concepita non altrimenti che come preparazi one alla vera vita, all’ultraterrena: è allora che cominria a guardarsi al cielo, direbbe Nietzache, anzichè alla terra, Una dottrina ei apre il varco, nell'età acrennata , e ci conduce nel centro vitale a cui «i appoggiò una grande figure di poeta e filosofo: intendo parlare della metempsicosi e di Pitagora di Samo, figlio dí Mnesarco. Poco importa se Pitagora abbia sppreso da Ferecide o da altri Ja dottrina della metempsicosi (2); è certo bensi che egli aviluppó per primo in Grecia tale credenza, tanto da tramandare un'infuenza sceaj duratura, che doveva giungere fino al penniero di Platone e da esso assai lontano. . È proprio nella dottrina della trasmigrazione del'e anime che si trova la prima soluzione, sis pure più in forma fantastica e sentimen tale che filosofica, del problema del peccato; è nella meiempsicosi che in forma verament e grandioxa si riéponde a pieno alla domanda a qual'è il fine a cui mira l'espiazione? », Non è facile distinguere nettamente Ja dottrina orfica dal Pitagoris mo; tuttavia sembra certo che nell'orfismo è predominante il desiderio della salute personale come nel Pitagoriemo la cura dello stato e della società, e che, più che altro, nel primo è caratteristica l'aspirazione alla purezza e J'orrore della coniaminaz ione; nel secondo è notevole il desiderio incessante per la purificazione C. Linrizzi, Il concetto di pena nel pensiero dei Pitagorici : Sophia VIII 1940 252-257. | Sur les rapports entre la doctrine de ln métempsycose ct celle de la rédemption chez les Pythagoriciens. : "n 4 É certo pero che alla dottrina della irasmissione dell'anima il Pitagorismo deve uno sviluppo tutto particolare. Qual era questa dottrina e che importanza ha ai fini del nostro argomento? Ii concetto di pena nel pensiero dei Pitagorici. Fu già notato (1) che la religione e la morale della Grecia | ed il migliora. mento dei costumi e dell'ofdinsmento «nriale, Onde la disciplina esemplare e l'educazione rigidamente morale dei Pitagorici. È indiscutibile comunque in molti punti un’affinità e «pexxo una concordan za fra Je due dottrine, fra l'Orfismo e il Pitagoriamo. fino al punto do non potere vera- Bisogna anzitutto notare che fonte della dottrina è la credenza riguardante la caduta dell'anima in seguito al peccato. L'anima ha, secondo questa credenza, un'origine divina; solo il cielo è degna sede di essa, non la terra ov'essa si trova, il corpo costituendo per essa un fetro carcere, un’orribile tomba: una colpa immane l’ha tolta alle eterne bellezze celestia!i per ingolfarla nel luogo degno della colpa commessa, sulla terra, ove sarà necessario che essa subisca il castigo della sua colpa e sopporti la congeguenie penitenza, Solo allorchè, dopo una lunga espiazione e purificazione, cara degna di nuovo dell'antica sede divina, soltanto allora essa potrà risalirvi e vivere cogli dei. È appunto la metempsicosi o il ciclo delle nascite che determina la purificazione e l’espiazione, indispensabili al ritorno nel mondo del divino. Ed è sopratutto la coscienza di un fata'e contrasto fra Vimpuritá e i castighi terreni da un lato e la purezza e beatitudine divina dall'altro ciò che costituisce il centro della visione orfico-pitagorica della vita, da cui proviene l'ardente aspirazione alla purificazione, alla espiazione, alla redenzione (1). A questa, però l'anima può giungere solo attraverso una lunga cateng di reincarnazioni, specie quando al peccato originario si aggiungono a'tre terrene conlaminazioni; il periodo di espiazione dura millenni, reso più grave dai castighi che nella « palude fangosa » l'anima incontra. È solo dopo mille pene e dopo lunghi eecoli di purificazione che l'anima ritorna infine al suo originario regno divino. Allora soltanto essa può esclamare, purificata: « Sono sfuggita al circolo, al tormentoso, pieno di tristezza », e attendere l'attesa sentenza di assoluzione: « un Dio sarai invece che mortale» (2). Ora, io mi chiedo a questo punto, quale potrebbe essere la fonte da cui è nata questa dottrina fantastico-sentimentale? Perchè l'uomo sia giunto a costruire una simile storia del proprio intimo passato, del suo passato spirituale, non fu necesearia la causa che a tutto ciò lo spinse? Certo non è difficile scorgere nel fondo della dottrina il più aperto e denso pessimismo, sia pure ombrato di ottimismo; è chiaro che causa della creazione di una simile storia, ossia della ricostruzione del passato dell'anima, non altro potè essere se non il presente di cui essa, in un certo momento della sua vita, venne ad essere consapevole. Nè importa molto andare a ricorrere al clima storico nel quale la dottrina nacque per spiegare i motivi che la determinarono, C'è forse mai stato un periodo, tranne che nelle fiabe per bambini, in cui l'uomo è.stato lasciato a lungo in pace dal dolore? Evidentemente nell'eterno dolore della vita c'è la fonte della dottrina det peccato, e, chissà!, forse non solo di quella riguardante la metempsicosi. ma anche di tutte le altre che trovansi in varie religioni. mente stabilire chi delle due ha preso dall’alir a (3). —— 2 —1—1— (11 Gompenz, op. cit., pag. 201. | (1) Gomvsz, Pensatori Greci, Firenze, 1933, pag. 123, (2) Gomrezz, op. cit., pag, 201; Companetti, Laminette Orfiche, Firenze 1910: Cf. pure gli ultimi a Versi aurei » nei a Documenti alla stor. Univ. di Cantù », (3) Cir, Gomrzazz, op. cit., pag. 1%. Torino 1856. pag. 92.

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— 24 Certo l'uomo ha dovuto, direi quasi necesmarianiente, dedurre dal «uo presente E ee essa, per caso, non avesse la forza di purificarsi, di riequilibrarsi, di inondato di dolori, a volle dei più ingiustifirabili, come quelli fisici di piccoli esseri innocenti, o come quelli fisici e morali di persone la cui honta potè dirsi sentire il tormento della offuscata coscienza, qual sarà il suo destino? Guai ad essa, eccezionale; ha dovuto dedurre che nessun'altra può essere la causa di tanti noli, e spiegare tutto mecranicamente, non potendo concepire un Dio tento cattivo e immondo le assegnerebbe il destino; e per conseguenza la vita più scellerata e più triste; sopratutto perchè Ja più infinitamente lontana da quella sede celeste che ad essa per sua propria colpa fu tolta! Un Dio, Mercurio, incaricato di portar via le anime dei corpi dalla terra e malvagio da infliggerci tali tormenti, di fronte a cui il più feroce carnefice spesso dal mare, conduce le pure in luoghi altissimi, mentre affida le impure alle erinni impallidirebbe; o attribuire i dolori del presente alle colpe del suo passato, premettendo ad esse l'esernità della vita psichica e l'esistenza di un giudice onnivegvendicatrici, che ritornano a degarle « con nodi infrangibili » nelle carceri semallora! La vita più bassa, la più infima l'aspetterebbe, il carcere sempre più ve non la più grave colpa commessa. O, almeno, egli dovette trovarsi di fronte ad un bivio di questo genere: o sul punto di negare l’esistenza di un Essere superiore pre più oscure (1). gente inflessibile, di un Dio la cui giustizia giunge al punto dj trovare le pene È altresi in tal modo che si spiega come Pitagora fosse profondamenie convinto più cruente per colpire il reo, della trasmigrazione delle anime attraverso corpi di animali, e come egli, forte. Qui le domonde più disparute sorgono spontanee, 1] peccato fu commesso da un'anima originaria o singolarmente da tutte le anime? Se da un'anima origimente emozionato e commosso, abbia potuto ascoltare, per esempio, nei guaiti di un cane bastonato da un tale, la voce di un lontano amico, per cui pare avesse naria, come potere attribuire a Dio una epecie di « faida » germanica, di vendetta gridato contro il tiranno percuotitore dell'animale: « Cessa, no "1 bastonare, chè capace di raggiungere le generazioni più Jontane? Se da tutte le anime. perce Dio le avrebbe fatte così imperfette, così tutte imperfette? O perchè non avrebbe, riconoscendo l'imperfezione della sua creazione, cercato di essere meno tiranno d'un amico — Nell'ndirlo gridar, l’alma conobbi ». Certo una maggiore importanza acquista la dottrina della trasmigrazione, se noi le diamo un contenuto più umano di quello che a prima vista suol/darsi. Non verso del'e creature che in fondo pecrarono a causa della loro imperfetta costipuò alluderci, quella dottrina, così com'è delineata, al profondo tormento che tuzione? determina e lascia nell'anima il delitto commesso? Tormento struggente che fa Da tutta questa ridda di domande, che si potrebbero mohiplirare all'infinito. sì che debba imaginarsi una lunga pena purificatrice cento volte più grave della colpa, affinchè attraverso tante sofferenze, l’anima colpevole diventi sì umile da potere aspirare finalmente all'agognato perdono. Che al delitto debba seguire i} castigo meritato, è una concezione che è intima una soluzione ci salva e ri ramerena, e forse dovette rasserenare l'uomo dinanzi al mistero orrendo del suo angoscioso, inesorabile dolore: l'anima ha percato ed è giusto che essa «conti amaramente questo peccato; una vollo purificata dal suo malfatto, atiraverso una vita sensibile più o meno lunga e più o meno dolorosa. essa in ogni coscienza; così come l'altra che solo attraverso il pagamento della pena potrà però far ritorno al «uo purissimo soggiorno e bearsi della originaria vita divina. Il persimismo ci introduce qui nell’ottimixmo. La considerazione, se hen guardiamo nell'interno del Pitagorismo, conduce ad una concezione veramente grandiosa, L'anima, da quel che possiamo desumere dall'insieme di notizie che ci sono giunte, sconterà dunque in seno al corpo, costituente il suo crudo carcere (obpa= ou ), il suo maledetto e grave peccato; a ciò è necessario ch'essa, ripiegandosi su se stessa, rironosra le sue colpe e ne senta la profonda disarmonia morale che esse producono, tale da coxtringersi, al fine di diromporre l'armonia, ad una vita castigata, priva da ogni piacero sensuale, sempre presente a «e stenna (la legge del eilenzio è a questo proposito del massimo valore). E proprio qui ci A la coscienza può ritrovare l'equilibrio che il turbamento della colpa ha determinato. Qui è il centro della morale da Omero al Cristianesimo. Nel primo, l'offesa fatta ad Apollo, viene per esempio vendicata mediante la strage dei Greci; ossia, l'equilibrio di giustizia spezzato dalla condotta di Agamennone, viene ristabilito dalla vendetta del Nume; nel secondo, si sa come soltanto l'umiltà e la penitenza possano ridare allo spirito la dignità perdura nella colpa, Le due strade sboccano nello stesso .principio: al delitto deve seguire il castigo, come al castigo seguirà Ja redenzione. L'importanza della redenzione eta dunque in questo: la colpa dev'essere profondamente sentita come meritata; questa è la sola via che riconduca all'equilibrio vengono incontro le raccomandazioni che ognora Pitagoro faceva ai suoi discepoli, morale. di rivolgersi cioò, rienirando in cara, queste parole: « Donde passai? Che feci? Che dimenticai? » (1). ‘ gora o Platone in una tale credenza, che se era indice di oscuro ¢ desolato pessi- Certo profonda dovette essere e sincera la convinzione di nomini come Pitaessa xi attribuisce per aver potuto meritare certi tormenti, una vita purissima Ja’ mismo, rispetto alla vita presente, lo era anche di romantico ottimismo, almeno per chi aveva in ce etesso tanta fiducia da aspirare ad una realizzazione dell'ogqualsiasi male che ponsa arrrescere il suo peccato, getto del suo ardente amore: dell'eterna begtitudine. L'anima insomma dovrà condurre per millenni, tanto è grave il percato che — - (li Diocese Lasnzio, Vita di Pitagora. (1) Dioc. Laezzio, Le vite dei filos., Milano 1845, pag. 199.

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256 — E se la dottrina è tale. in quanto scaturita da riflessioni puramente sentimentali, Presso filosofi come Socrate e Platone poi la concezione pitagorica assume un da prestarsi all’ironia di un Senofane o di chiunque vuol guardarla superficialaspetto sì grandioso da inondare tutto il pensiero umano posteriore: dal a Gorgia » mente, è tuttavia certo che, appunto perchè di tale natura filosofico-sentimentale, di Platone a « Delitto e Castigo » di Dostojewskj e'¿ un tale crescente approfondiessa dà adito alla riflessione più severa; poichè non c'è dubbio che certi sentimenti mento di quella coscienza morale pitagorica da farci sentire il bisogno di esclamare costituiscono quel che c'è di più vero e di più profondo nell'animo umano (1). Tutto ciò del resto spiega l'influsso che la dottrina ebbe preseo vari popoli attraverso i millenni (2). Potrei aggiungere, senza pericolo di errare, che la maturazione della coscienza etica greca determinata da Pitagora fu grandissima. Una riflessione basta a darcene un'idea, Ed è questa: dando uno sguardo ai Greci rappresentati da Omero, ci accorgiamo che essi quasi mai ricordano un concetto che sembrerebbe fondamentale nella vita groca: che l'omicida pecca contro gli dei ed è esposto alla vendetta delle Erinni, In generale in Omero si parla di omicidio come se in eeso non ci fosse nulla di terribile, e parlando di un'uccisione commessa lo si fa con disinvoltura per noi inconcepibile, come di cose normali (3). Non parliamo della pirateria, considerata occupazione onorevole, e delle razzie e rappresaglie come cose ordinarie (4), onde a ragione il Summer-Maine ci dice che a la finesse trompeuse d'U'isse est présentée comme une vertu de mème ordre que la prudence de Nestor. la constance d'Hector. et la bravoure d'Achille » (5). Unico è in Omero l'esempio di Tersite (61, ove viene incorporata la caricatura più ripuSe noi però, allontanandoci da Omero, veniamo ad un periodo in cuj la morale grandiosa di Pitagora ha fatto il suo viaggio per il mondo greco, ci troviamo di fronie ad una mentalità troppo diversa. sia che vogliamo guardare ai grandi tra gici, o che vogliamo fermarci sui grandi filosofi, su Socrate, Platone, Aristotile. Quanto ai primi, noi assai facilmente possiamo intravedere nei loro scritti gli aspetti più caratteristici della coscienza morale greca, sia pure rappresentati in forma artistica e con tinte, di conseguenza, assai colorite. Nel mito di Edipo, per es. risulta evidente come la mancanza della dovuta purificazione (che egli farà per il sno secondo grande delitto), dopo l'uccisione del padre Laio, determina, dal punto di vista religioso, una colpa più grande: l'unione incestuosa con la madre. Così Oreste trova pace dopo lunga pena espiatrice solo dopo i] perdono degli nomini e degli dei (7). j . (1) Cfr, per una dimostrazione grandiosamente classica di questo concetto: Vanisco, Scienza e Opinioni, paesim. (2) Vedi Gompexz, p. I, pag. 193. (3) Cfr. Levi, Delitto e pena nel pensiero dei Greci, Torino 1903, pag. 38 e segg. Bucauotz, Die homerischen Realien, II Bend, I Abth., I Bueh, pag. 77 cegg.. Leipzig, 1881. (4) Cfr, Geore, History of Greece, Tome Il, pag. 329. (5) L'encien droit, Paris, 1874, pag. 296. (6) Iliade, II, 284 segg. (7) Vedi Escuno, Eumenidi. che nulla c'è di più vero e di più profondo del concetto pitagorico, secondo il quale l’animo umano, dopo il peccato, sente profondo il bisogno di redenzione, aspira passionalmente alla purificazione del peccato medesimo. Catania. Cameo Lisarzzi.