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AND
Il,
+
posi-omerira presen»
tano un aspetto del tutto diverso da quello della eta
precedente, L'austerità e la
irintizia vengono ed assumere una caratteristica predominante eja nella
religione come
nella morale, mentre ei infilirano in esse «empre più le pratiche
espiatorie dell’omicidio, il culto delle anime, il sacrificio funerario.
Subentreis la concezione, nel pensiero di tale epoca, che la
preghiera e l'of.
ferta di sscrificio abbiano la potenza di scquistare al
fedele la protezione degli
Dei, comincia a nuteirwi la speranza che il beneficio divino perduri
nella vita
oltremondana. Ma sono delle idee che troviamo eparse qua e là, non
c'è ancora
uns
sistemazione che le riunisca, e bisogna attendere il culto
dei misteri e le
dottrine orfico-pitagoriche per trovarci dinanzi ad una vera preoccupa
zione per il
destino oltremondano dell'anima e per conseguenza ad una svalutazon
e della
vila terrena, concepita non altrimenti che come preparazi
one alla vera vita, all’ultraterrena: è allora che cominria a guardarsi al cielo, direbbe
Nietzache, anzichè alla
terra, Una dottrina ei apre il varco, nell'età acrennata
, e ci conduce nel centro
vitale a cui «i appoggiò una grande figure di poeta e filosofo:
intendo parlare della
metempsicosi e di Pitagora di Samo, figlio dí Mnesarco.
Poco importa se Pitagora abbia sppreso da Ferecide o da altri Ja dottrina
della
metempsicosi (2); è certo bensi che egli aviluppó
per primo in Grecia tale credenza,
tanto da tramandare un'infuenza sceaj duratura, che doveva
giungere fino al penniero di Platone e da esso assai lontano.
.
È proprio nella dottrina della trasmigrazione del'e anime che
si trova la prima
soluzione, sis pure più in forma fantastica e sentimen
tale che filosofica, del problema del peccato; è nella meiempsicosi che in forma verament
e grandioxa si riéponde a pieno alla domanda a qual'è il fine a cui mira
l'espiazione? »,
Non è facile distinguere nettamente Ja dottrina orfica dal Pitagoris
mo; tuttavia
sembra certo che nell'orfismo è predominante il desiderio della salute
personale
come nel Pitagoriemo la cura dello stato e della società, e che,
più che altro, nel
primo è caratteristica l'aspirazione alla purezza e J'orrore della coniaminaz
ione;
nel secondo è notevole il desiderio incessante per la purificazione
C. Linrizzi, Il concetto di pena nel pensiero dei Pitagorici : Sophia VIII
1940 252-257. | Sur les rapports entre la doctrine de
ln métempsycose ct celle
de la rédemption chez les Pythagoriciens.
:
"n
4
É certo pero che alla dottrina della irasmissione dell'anima il Pitagorismo
deve uno sviluppo tutto particolare.
Qual era questa dottrina e che importanza ha ai fini del nostro argomento?
Ii concetto di pena nel pensiero dei Pitagorici.
Fu già notato (1) che la religione e la morale della Grecia
|
ed il migliora.
mento dei costumi e dell'ofdinsmento «nriale, Onde la disciplina
esemplare e
l'educazione rigidamente morale dei Pitagorici.
È indiscutibile comunque in molti punti un’affinità e «pexxo una concordan
za fra
Je due dottrine, fra l'Orfismo e il Pitagoriamo. fino al punto
do non potere vera-
Bisogna anzitutto notare che fonte della dottrina è la credenza riguardante la
caduta dell'anima in seguito al peccato. L'anima ha, secondo questa credenza,
un'origine divina; solo il cielo è degna sede di essa, non la terra ov'essa si
trova, il corpo costituendo per essa un fetro carcere, un’orribile tomba: una
colpa immane l’ha tolta alle eterne bellezze celestia!i per ingolfarla nel luogo degno
della colpa commessa, sulla terra, ove sarà necessario che essa subisca il castigo
della sua colpa e sopporti la congeguenie penitenza, Solo allorchè, dopo una lunga
espiazione e purificazione, cara degna di nuovo dell'antica sede divina, soltanto
allora essa potrà risalirvi e vivere cogli dei. È appunto la metempsicosi o il
ciclo delle nascite che determina la purificazione e l’espiazione, indispensabili al
ritorno nel mondo del divino. Ed è sopratutto la coscienza di un fata'e contrasto
fra Vimpuritá e i castighi terreni da un lato e la purezza e beatitudine divina
dall'altro ciò che costituisce il centro della visione orfico-pitagorica della vita,
da cui proviene l'ardente aspirazione alla purificazione, alla espiazione, alla redenzione (1).
A questa, però l'anima può giungere solo attraverso una lunga cateng di reincarnazioni, specie quando al peccato originario si aggiungono a'tre terrene conlaminazioni; il periodo di espiazione dura millenni, reso più grave dai castighi che
nella « palude fangosa » l'anima incontra. È solo dopo mille pene e dopo lunghi
eecoli di purificazione che l'anima ritorna infine al suo originario regno divino.
Allora soltanto essa può esclamare, purificata: « Sono sfuggita al circolo, al tormentoso, pieno di tristezza », e attendere l'attesa sentenza di assoluzione: « un
Dio sarai invece che mortale» (2).
Ora, io mi chiedo a questo punto, quale potrebbe essere la fonte da cui è nata
questa dottrina fantastico-sentimentale? Perchè l'uomo sia giunto a costruire una
simile storia del proprio intimo passato, del suo passato spirituale, non fu necesearia la causa che a tutto ciò lo spinse? Certo non è difficile scorgere nel fondo
della dottrina il più aperto e denso pessimismo, sia pure ombrato di ottimismo; è
chiaro che causa della creazione di una simile storia, ossia della ricostruzione del
passato dell'anima, non altro potè essere se non il presente di cui essa, in un
certo momento della sua vita, venne ad essere consapevole.
Nè importa molto andare a ricorrere al clima storico nel quale la dottrina
nacque per spiegare i motivi che la determinarono, C'è forse mai stato un periodo,
tranne che nelle fiabe per bambini, in cui l'uomo è.stato lasciato a lungo in pace
dal dolore? Evidentemente nell'eterno dolore della vita c'è la fonte della dottrina
det peccato, e, chissà!, forse non solo di quella riguardante la metempsicosi. ma
anche di tutte le altre che trovansi in varie religioni.
mente stabilire chi delle due ha preso dall’alir
a (3).
——
2
—1—1—
(11 Gompenz, op. cit., pag. 201.
|
(1) Gomvsz, Pensatori Greci, Firenze, 1933, pag.
123,
(2) Gomrezz, op. cit., pag, 201; Companetti, Laminette Orfiche, Firenze 1910:
Cf. pure gli ultimi a Versi aurei » nei a Documenti alla stor. Univ. di Cantù »,
(3) Cir, Gomrzazz, op. cit., pag. 1%.
Torino 1856. pag. 92.
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Certo l'uomo ha dovuto, direi quasi necesmarianiente, dedurre dal «uo presente
E ee essa, per caso, non avesse la forza di purificarsi, di riequilibrarsi, di
inondato di dolori, a volle dei più ingiustifirabili, come quelli fisici di piccoli
esseri innocenti, o come quelli fisici e morali di persone la cui honta potè dirsi
sentire il tormento della offuscata coscienza, qual sarà il suo destino? Guai ad essa,
eccezionale; ha dovuto dedurre che nessun'altra può essere la causa di tanti noli,
e spiegare tutto mecranicamente, non potendo concepire un Dio tento cattivo e
immondo le assegnerebbe il destino; e per conseguenza la vita più scellerata e più
triste; sopratutto perchè Ja più infinitamente lontana da quella sede celeste che ad
essa per sua propria colpa fu tolta!
Un Dio, Mercurio, incaricato di portar via le anime dei corpi dalla terra e
malvagio da infliggerci tali tormenti, di fronte a cui il più feroce carnefice spesso
dal mare, conduce le pure in luoghi altissimi, mentre affida le impure alle erinni
impallidirebbe; o attribuire i dolori del presente alle colpe del suo passato, premettendo ad esse l'esernità della vita psichica e l'esistenza di un giudice onnivegvendicatrici, che ritornano a degarle « con nodi infrangibili » nelle carceri semallora! La vita più bassa, la più infima l'aspetterebbe, il carcere sempre più
ve non la più grave colpa commessa. O, almeno, egli dovette trovarsi di fronte ad
un bivio di questo genere: o sul punto di negare l’esistenza di un Essere superiore
pre più oscure (1).
gente inflessibile, di un Dio la cui giustizia giunge al punto dj trovare le pene
È altresi in tal modo che si spiega come Pitagora fosse profondamenie convinto
più cruente per colpire il reo,
della trasmigrazione delle anime attraverso corpi di animali, e come egli, forte.
Qui le domonde più disparute sorgono spontanee, 1] peccato fu commesso da
un'anima originaria o singolarmente da tutte le anime? Se da un'anima origimente emozionato e commosso, abbia potuto ascoltare, per esempio, nei guaiti di
un cane bastonato da un tale, la voce di un lontano amico, per cui pare avesse
naria, come potere attribuire a Dio una epecie di « faida
» germanica, di vendetta
gridato contro il tiranno percuotitore dell'animale: « Cessa, no "1 bastonare, chè
capace di raggiungere le generazioni più Jontane? Se da tutte le anime. perce Dio
le avrebbe fatte così imperfette, così tutte imperfette? O
perchè non avrebbe,
riconoscendo l'imperfezione della sua creazione, cercato di
essere meno tiranno
d'un amico — Nell'ndirlo gridar, l’alma conobbi ».
Certo una maggiore importanza acquista la dottrina della trasmigrazione, se noi
le diamo un contenuto più umano di quello che a prima vista suol/darsi. Non
verso del'e creature che in fondo pecrarono a causa della loro imperfetta costipuò alluderci, quella dottrina, così com'è delineata, al profondo tormento che
tuzione?
determina e lascia nell'anima il delitto commesso? Tormento struggente che fa
Da tutta questa ridda di domande, che si potrebbero mohiplirare all'infinito.
sì che debba imaginarsi una lunga pena purificatrice cento volte più grave della
colpa, affinchè attraverso tante sofferenze, l’anima colpevole diventi sì umile da
potere aspirare finalmente all'agognato perdono.
Che al delitto debba seguire i} castigo meritato, è una concezione che è intima
una soluzione ci salva e ri ramerena, e forse dovette rasserenare l'uomo dinanzi
al mistero orrendo del suo angoscioso, inesorabile dolore: l'anima ha percato
ed è giusto che essa «conti amaramente questo peccato; una vollo purificata dal suo
malfatto, atiraverso una vita sensibile più o meno lunga e più o meno dolorosa. essa
in ogni coscienza; così come l'altra che solo attraverso il pagamento della pena
potrà però far ritorno al «uo purissimo soggiorno e bearsi della originaria vita
divina. Il persimismo ci introduce qui nell’ottimixmo.
La considerazione, se hen guardiamo nell'interno del Pitagorismo, conduce ad
una concezione veramente grandiosa,
L'anima, da quel che possiamo desumere dall'insieme di notizie che ci sono
giunte, sconterà dunque in seno al corpo, costituente il suo crudo carcere (obpa=
ou ), il suo maledetto e grave peccato; a ciò è necessario ch'essa, ripiegandosi
su se stessa, rironosra le sue colpe e ne senta la profonda disarmonia morale
che esse producono, tale da coxtringersi, al fine di diromporre l'armonia, ad una
vita castigata, priva da ogni piacero sensuale, sempre presente a «e stenna
(la
legge del eilenzio è a questo proposito del massimo valore). E proprio qui ci
A
la coscienza può ritrovare l'equilibrio che il turbamento della colpa ha determinato.
Qui è il centro della morale da Omero al Cristianesimo. Nel primo, l'offesa fatta
ad Apollo, viene per esempio vendicata mediante la strage dei Greci; ossia, l'equilibrio di giustizia spezzato dalla condotta di Agamennone, viene ristabilito dalla
vendetta del Nume; nel secondo, si sa come soltanto l'umiltà e la penitenza possano
ridare allo spirito la dignità perdura nella colpa, Le due strade sboccano nello
stesso .principio: al delitto deve seguire il castigo, come al castigo seguirà Ja
redenzione.
L'importanza della redenzione eta dunque in questo: la colpa dev'essere profondamente sentita come meritata; questa è la sola via che riconduca all'equilibrio
vengono incontro le raccomandazioni che ognora Pitagoro faceva ai suoi
discepoli,
morale.
di rivolgersi cioò, rienirando in cara, queste parole: « Donde passai? Che feci?
Che dimenticai?
» (1).
‘
gora o Platone in una tale credenza, che se era indice di oscuro ¢ desolato pessi-
Certo profonda dovette essere e sincera la convinzione di nomini come Pitaessa xi attribuisce per aver potuto meritare certi tormenti, una vita purissima Ja’
mismo, rispetto alla vita presente, lo era anche di romantico ottimismo, almeno
per chi aveva in ce etesso tanta fiducia da aspirare ad una realizzazione dell'ogqualsiasi male che ponsa arrrescere il suo peccato,
getto del suo ardente amore: dell'eterna begtitudine.
L'anima insomma dovrà condurre per millenni, tanto è grave il percato che
—
-
(li Diocese Lasnzio, Vita di Pitagora.
(1) Dioc. Laezzio, Le vite dei filos., Milano 1845, pag. 199.
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—
E se la dottrina è tale. in quanto scaturita da riflessioni puramente sentimentali,
Presso filosofi come Socrate e Platone poi la concezione pitagorica assume un
da prestarsi all’ironia di un Senofane o di chiunque vuol guardarla superficialaspetto
sì grandioso da inondare tutto il pensiero umano posteriore: dal a Gorgia
»
mente, è tuttavia certo che, appunto perchè di tale natura filosofico-sentimentale,
di Platone a « Delitto e Castigo » di Dostojewskj e'¿ un tale crescente approfondiessa dà adito alla riflessione più severa; poichè non c'è dubbio che certi sentimenti
mento di quella coscienza morale pitagorica da farci sentire il bisogno di esclamare
costituiscono quel che c'è di più vero e di più profondo nell'animo umano (1).
Tutto ciò del resto spiega l'influsso che la dottrina ebbe preseo vari popoli attraverso i millenni (2). Potrei aggiungere, senza pericolo di errare, che la maturazione della coscienza etica greca determinata da Pitagora fu grandissima. Una riflessione basta a darcene un'idea, Ed è questa: dando uno sguardo ai Greci rappresentati da Omero, ci accorgiamo che essi quasi mai ricordano un concetto che
sembrerebbe fondamentale nella vita groca: che l'omicida pecca contro gli dei
ed è esposto alla vendetta delle Erinni, In generale in Omero si parla di omicidio
come se in eeso non ci fosse nulla di terribile, e parlando di un'uccisione commessa lo si fa con disinvoltura per noi inconcepibile, come di cose normali (3).
Non parliamo della pirateria, considerata occupazione onorevole, e delle razzie e
rappresaglie come cose ordinarie (4), onde a ragione il Summer-Maine ci dice che
a la finesse trompeuse d'U'isse est présentée comme une vertu de mème ordre que
la prudence de Nestor. la constance d'Hector. et la bravoure d'Achille » (5). Unico
è in Omero l'esempio di Tersite (61, ove viene incorporata la caricatura più ripuSe noi però, allontanandoci
da Omero, veniamo ad un periodo in cuj la morale
grandiosa di Pitagora ha fatto il suo viaggio per il mondo greco, ci troviamo di
fronie ad una mentalità troppo diversa. sia che vogliamo guardare ai grandi tra
gici, o che vogliamo fermarci sui grandi filosofi, su Socrate, Platone, Aristotile.
Quanto ai primi, noi assai facilmente possiamo intravedere nei loro scritti gli
aspetti più caratteristici della coscienza morale greca, sia pure rappresentati in
forma artistica e con tinte, di conseguenza, assai colorite. Nel mito di Edipo, per
es. risulta evidente come la mancanza della dovuta purificazione (che egli farà per
il sno secondo grande delitto), dopo l'uccisione del padre Laio, determina, dal punto
di vista religioso, una colpa più grande: l'unione incestuosa con la madre. Così
Oreste trova pace dopo lunga pena espiatrice solo dopo i] perdono degli nomini
e degli dei (7).
j
.
(1) Cfr, per una dimostrazione grandiosamente classica di questo concetto:
Vanisco, Scienza e Opinioni, paesim.
(2) Vedi Gompexz, p. I, pag. 193.
(3) Cfr. Levi, Delitto e pena nel pensiero dei Greci, Torino 1903, pag. 38 e segg.
Bucauotz, Die homerischen Realien, II Bend, I Abth., I Bueh, pag. 77 cegg..
Leipzig, 1881.
(4) Cfr, Geore, History of Greece, Tome Il, pag. 329.
(5) L'encien droit, Paris, 1874, pag. 296.
(6) Iliade, II, 284 segg.
(7) Vedi Escuno, Eumenidi.
che nulla c'è di più vero e di più profondo del concetto pitagorico, secondo il
quale l’animo umano, dopo il peccato, sente profondo il bisogno di redenzione,
aspira passionalmente alla purificazione del peccato medesimo.
Catania.
Cameo Lisarzzi.