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F. PELLATI, La dottrina degli elementi nella fisica di vitruvio : Rinascimento
II 1951,3-4 241-259. | C'est à tort qu'on a négligé d’étudier la doctrine physique de Vitruve, qui s'inspire notamment d’Empédocle.
LA DOTTRINA DEGLI ELEMENTI
. NELLA FISICA DI VITRUVIO
Per tutto il Medioevo e durante il Rinascimento, sino a
Paracelso e a Giorgio Agricola, la scienza chimica o, per
essere più precisi, l'alchimia, che era la grande scienza
del tempo, cioè la dottrina della composizione e scomposizione dei metalli e delle pietre, si fondava ancora sostanzialmente sulla antica teoria chiamata allora aristotelica
dei quatiro elementi: aria, acqua, terra e fuoco; teoria aristotelica, perché alla già più antica dottrina elementare
Aristotele (« Metereologikon », III, IV) aveva aggiunto
quella delle emanazioni, umida e secca, generatrici l’una
dei metalli e l’altra delle pietre. E bensì vero che, nella
formazione dei metalli, la fisica medievale, con Avicenna,
con Vincenzo da Beauvais, con Alberto Magno, aggiunge
altre due sostanze determinanti della loro natura, il mercurio e lo zolfo; più tardi, con’lo pseudo-Geber, anche l’arsenico e, con Paracelso, il sale; ma Alberto Magno (« De
rebus metallicis », III, 1-2-4) si affretta a riconoscere che
anche quelle sostanze aggiunte sono alla loro volta composte dei quattro elementi primitivi :.
Quando, nella prima metà del ‘400, il grande trattato di
Vitruvio « De Arthitectura libri decem », uscito dal chiuso
di alcuni chiostri. si diffuse largamente e rapidamente nel
mondo dei filologi e degli artisti, degli architetti e dei dotti
1 Uno studio compiuto sulla dottrina medievale e del primo
Rinascimento intorno alla formazione dei metalli trovasi in A.
Misti, Pagine di storia della chimica, pp. 167-191 (Roma 1922).
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View in PDF(opens in a new window)NELLA FISICA DI VITRUVIO
Per tutto il Medioevo e durante il Rinascimento, sino a
Paracelso e a Giorgio Agricola, la scienza chimica o, per
essere più precisi, l'alchimia, che era la grande scienza
del tempo, cioè la dottrina della composizione e scomposizione dei metalli e delle pietre, si fondava ancora sostanzialmente sulla antica teoria chiamata allora aristotelica
dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco; teoria aristotelica, perché alla già più antica dottrina elementare
Aristotele (« Metereologikon », III, IV) aveva aggiunto
quella delle emanazioni, umida e secca, generatrici Puna
dei metalli e l’altra delle pietre. È bensì vero che, nella
formazione dei metalli, la fisica medievale, con Avicenna,
con Vincenzo da Beauvais, con Alberto Magno, aggiunge
altre due sostanze determinanti della loro natura, il mercurio e lo zolfo; più tardi, con lo pseudo-Geber, anche l’arsenico e, con Paracelso, il sale; ma Alberto Magno (« De
rebus metallicis », III, 1-2-4) si affretta a riconoscere che
anche quelle sostanze aggiunte sono alla loro volta composte dei quattro elementi primitivi *.
Quando, nella prima metà del ’400, il grande trattato di
Vitruvio «De Architectura libri decem », uscito dal chiuso
di alcuni chiostri. si diffuse largamente e rapidamente nel
mondo dei filologi e degli artisti, degli architetti e dei dotti
1 Uno studio compiuto sulla dottrina medievale e del primo
Rinascimento intorno alla formazione dei metalli trovasi in A.
MieLI, Pagine di storia della chimica, pp. 167-191 (Roma 1922).
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PELLATI
di quel tempo, questi avrebbero dovuto avvedersi che la
teoria elementare,
da loro
ancor sempre così rispettata,
era stata anche la teoria fondamentale della fisica
Vitru‘
viana.
Eppure
una
constatazione
sorge
subito
alla nostra
mente: su questo punto della dottrina del trattatista romano
nessuno
si
è mai,
né
allora né
dopo,
di proposito
soffermato.
Intorno al De Architectura, sino dai tempi del Ghiberti
e dell’Alberti, di Pomponio Leto e di Giovanni Sulpicio
da Veroli, cioè da circa cinque secoli, si è andato svolgendo
tutto un lavorio di indagine da parte di architetti e di
filologi, di questi per ristabilire il testo mendoso e lacunoso,
di quelli per ricostruire i canoni dei classici Ordini architettonici e per ritrovare entro le pagine del Trattato la
chiave delle simmetrie e delle proporzioni che fecero grande
,
e
ammirata
l’arte
costruttiva
degli
antichi.
Ma si è spesso dimenticato che i dieci libri di Vitruvio
non sono soltanto un rigoroso codice dell'antica architettura: essi sono ancora una specie di romana enciclopedia,
appunto perché Vitruvio riteneva e affermava che tutte
le discipline (la filologia e la storia, la filosofia e la medicina, l’astronomia e la fisica, la giurisprudenza e la matematica) servono e concorrono a formare il compiuto architetto. Il vezzo poi di dare un sostrato o, per essere più esatti,
un apparato filosofico ai trattati di tecnica è stata una particolare ostentazione della scienza romana: basti ripensare
ai due trattati di agricoltura di Varrone e di Columella;
Varrone, dedicando a sua moglie Fundania il primo libro
del De Re Rustica, le suggerisce di approfondire la materia,
consultando una cinquantina di scrittori e filosofi greci,
e tra essi Democrito e Senofane, Aristotele, Teofrasto, ed
Archita; Columella va ancora più innanzi e nel suo Trattato pretende che gli stessi agricoltori abbiano la sapienza
di Democrito e di Pitagora, la dottrina di Eudosso e di
1 F. PELLATI, V. nel Medioevo e nel Rinascimento in
« Bollett.
del R. Istit. di archeol. e St. dell’arte », 1932, fasc. 40-60;
id., Vitruvio e il Brunelleschi in «La Rinascita » A. II, 7°
giugno 1939,
Page 4
View in PDF(opens in a new window)Metone. E contro questo vezzo dei suoi predecessori che
insorge giustamente Palladio nel proemio del suo Trattato:
«la prima regola di saggezza, egli dice, è di proporzionare
gli insegnamenti alle persone a cui sono rivolti; per formare
un agricoltore non si deve, come da molti s’ è fatto, gareggiare con i retori negli artifici dell’eloquenza; parlando
dottamente ai contadini, essi hanno ottenuto di non esser
compresi nemmeno dai più sagaci». Palladio era uno scrittore più modesto di quéi suoi grandi predecessori, ai cui
precetti egli tanto attinse, ma era un uomo di senno e certo
il suo compendioso trattato ebbe nei Bassi Tempi molto
maggior voga e fortuna che non le grandi opere di Varrone,
di Vitruvio e di Columella.
Comunque, se il Trattato di Vitruvio è giunto in questi
ultimi cinque secoli fra le mani degli studiosi di filosofia,
questi si sono quasi unicamente limitati a cercare in esso
una teoria ‘romana dell'estetica, sia pure di derivazione
ellenistica; e in questo campo abbiamo alcuni contributi
notevoli, come quello dello Jolles o quello più recente
del Schlikker . È per questo che ritengo opportuno richiamare l’attenzione degli studiosi della filosofia antica sopra
alcuni passi del Trattato non mai sinora da alcuno di essi,
a quanto mi consta, considerati, ad eccezione del Diels?
passi che nel loro insieme costituiscono come una sintesi
di uno dei problemi centrali della speculazione grecotomana, quello relativo alla origine e alla costituzione del
mondo e della materia. Questi passi si trovano particolarmente nel cap. 4 del L. I, nei cap. 2, 7, 9 e 10 del L. II
e nella prefazione del L. VIII.
Nessuna delle materie, dei corpi, delle cose esistenti,
Vitruvio afferma, può essersi formata senza il concorso
dei diversi principi che è compito dei fisici indagare e precisare. Entriamo qui in pieno nella Teoria degli elementi
1 J. A. JoLLEs, Vitruvs Aesthetik (Friburgo i. Br. 1906); F. W.
SCHLIKKER, Hellenistiche Vorstellungen von der Schönheit des Bauwerks
nach Vitruv (Berlin, 1940).
2 Cfr. Diets, Doxographi Graeci (Berlino, 1879); Antike Technik
Lipsia, 1914); Fragmente der Vorsokratiken (Berlino 1922).
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PELLATI
che da Talete a Empedocle e poi a Platone a ad Aristotele
dominò la fisica e la metafisica dei Greci, accanto alla teoria
statica degli Eleati e a quella atomica di Leucippo, di Democrito e di Epicuro.
Ma dobbiamo subito osservare che in questa sua esposintetica, Vitruvio è ben lungi dall’essere esatto
e preciso: colpa non sua, ma delle fonti a cui attinse, che,
sizione
,
come
-
sappiamo,
furono
per
questa
parte
principalmente
Posidonio di Apamea e Varrone :
Superfluo qui ricordare che, se l’affermazione dell’acqua,
dell'aria o del fuoco come principio unico generatore di
tutta la vita cosmica è da attribuirsi ai fisici della scuola
a Talete, ad Anassimene, ad Eraclito, e se già
Joinica,
in
Eraclito affiora un primo tentativo di classificazione
di tre elementi ?, in realtà è solo cinquant'anni dopo, con
Empedocle (Aristotele esplicitamente ce lo conferma) 3
che trova una formulazione sistematica la teoria dei quattro
elementi, rizomata, radici di tutte le cose, come egli li
chiama 4, qualitativamente diversi e distribuiti nello spazio
,
cosmico
un
secondo
nome
il peso rispettivo,
divino:
Zeus,
e
a cui egli
dá subito
Era,
Nesti
ed Edoneo.
(nella letteratura
orfica,
secondo il
Sarebbe
naturalmente fuori luogo entrare qui nella dibattuta questione della origine e delle fonti della dottrina elementare
empedoclea
Kern,
o
I Scrisse il PoLEMI (Exerc. Vitr., p. 58) che Vitruvio con
poca
felicità sciolse le fisiche questioni per non aver egli tratto
i suoi principi da ottime fonti.
2 A, Rey, La Jeunesse de la Science grecque, (Paris 1933)
P. 334.
3 ARISTOTELE, Metaph. I, 3, 984. Egli dice che Empedocle
ha
aggiunto la terra come quarto elemento ai tre dei monisti
jonici
e che ha sostenuto che tutti questi quattro elementi « sempre
permangono e non divengono se non per mutazioni quantitative, unendosi in tutto o da un tutto sceverandosi », cioè non si distruggono
.
e
non
si
mutano
qualitativamente.
Sulla immutabilità
qualitativa
degli elementi cfr. E. BIGNONE, Empedocle (Torino, 1916), pp. 532,
538. L’immutabilita qualitativa empedoclea è ammessa anche
da GALENO
(De Hipp. nat. hom.
XV).
aderendo alla dottrina elementare di
Platone e Aristotele, pur
Empedocle,
non consentono
nel concetto della immutabilità.
4 Il termine: elementi, stoicheia, mai non apparisce
prima degli
(Cfr. H. DirLs, Elementum. Eine Vorarbeit zum griech.
u. latein. Thesaurus, 1899).
Atomisti.
Page 6
View in PDF(opens in a new window)in quella indo-iranica, secondo il Gruppe). Basti solo ricordare che in quei quattro elementi, che non hanno né
principio no fine, Empedocle vede le forme prime e irriducibili della natura, le quali, perennemente travolte da
due forze contrarie, ora si compongono per virtù d’amore
nella unità del rotondo Sfero, suprema e perfetta pace,
ora, sotto l’azione dell’odio, si distaccano e si disperdono
in ordine di leggerezza, simili con simili, dando forma e
vita, quando le due forze si equilibrano, a quello che noi
chiamiamo il mondo visibile, il Cosmos, finché, decadendo
questo mondo per l’azione disgregatrice di quello stesso
Odio che I’ ha generato, l’Amore riprende il sopravvento e
ricostituisce nell’armonia dello Sfero divino l’unità delle
cose: cicli cosmici alterni del mistico dramma dell’universo 1.
Quali che possano essere state le sue fonti, questa fisica
empedoclea degli elementi e delle forze, che integra e concilia i postulati dello Jonismo, del Pitagorismo e dell’ Eleatismo intorno all’essere e al divenire, introducendo un quarto
elemento parmenideo, la ferra 2, fra i tre di volta in volta
considerati dai monisti della Scuola Jonica, e che tanta
influenza ebbe sulle concezioni platoniche, sopratutto quali
esse ci appariscono nel Timeo, non è indubbiamente priva
di contatti con la mistica pitagorica dei numeri e col dualismo antitetico che è proprio del Pitagorismo: ché anzi,
alcuni tratti della fisica empedoclea hanno le proporzioni
matematiche per loro principale fondamento; e i vincoli di
armonica proporzione che vediamo nella fisica di Empedocle, sono probabilmente venuti a lui, come anche a Platone, dalla dottrina dei primi Pitagorici 3. D'altra parte
1 Cfr. E. BIGNONE, Empedocle (Torino 1916), che indaga e chiarisce largamente tutto il sistema elementare empedocleo.
2 In realtà è presso Senofane, il precursore dell’ Eleatismo, che
per la prima volta troviamo indicata la terra come elemento generatore di tutte le cose. (Cfr. REY, op. cié., pp. 340-341; P. TANNERY,
Pour l’histoire de la science hellène, Paris, 1887, p. 639).
3 E. BIGNONE (Op. cit., p. 66) osserva che, del suo debito verso
Pitagora, Empedocle attestd riconoscenza ritraendo il Maestro,
nel Poema Lustrale, come il profeta di una nuova eta. Secondo il
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PELLATI
non é senza significato che Filolao stesso, il primo dei Pitagorici che abbia messe per iscritto e diffuse le teorie
del maestro di Crotone, abbia ammessa la distinzione fondamentale degli elementi, facendo dipendere la natura
di essi dalla forma delle loro minime parti e assegnando il
tetraedro al fuoco, l’ottaedro all’aria, 1 icosaedro all’acqua
e il cubo alla terra: egli aggiunge poi il dodecaedro all’etere
che abbraccia l’universo 1.
Era necessario indugiarci su questo aspetto della fisica
empedoclea per trovare una giustificazione ad un passo,
o per meglio dire, ad una affermazione di Vitruvio che come
s'è
più
sopra
Affermazione
accennato,
non
sua,
se
risulta
storicamente
vogliamo,
perché
inesatta.
presumibilmente attinta a Posidonio di Apamea e divenuta poi di
uso corrente al suo tempo, e, dopo di lui, in tutta la letteratura romana imperiale, giacché Ovidio la rifà sua, Diogene Laerzio sembra ribadirla e Servio ancora la riprende
al quarto secolo 2.
«Dapprima Talete —
dice dunque Vitruvio nel cap. 2
del Libro II — emise 1 opinione che l’acqua fosse il principio di tutte le cose: che fosse il fuoco sostenne invece
Eraclito di Efeso, detto dai Greci il Tenebroso, per l’oscurità
dei suoi scritti
3; Democrito e dietro a lui Epicuro, lo cercarono negli atomi,
ì
secabili
e
che furono anche chiamati corpi inindivisibili ».
Bignone in Empedocle vi è «un alcmeonide
inquartato di un pitagorico ».
1 Anche Platone (Timeo, 20) non potendo disconos
cere la quinta
combinazione di triangoli, quella del dodoecau
dro, ma non volendo
ammettere un quinto elemento, oltre i quattro
empedoclei, invece
di attribuire il docecaedro, come fecero Filolao e
più esplicitamente
Aristotele, all’etere, afferma vagamente che Dio
si servì di esso....
per decorare l’universo. Cfr. A. MreLI, Pagine
di storia della Chimica
(Roma, 1922), pp. 44-45.
2 Cfr. OvipIo, Metam. XV; DIOGENE LAERZIO, VIII 25;
SERVIO,
ad Aeneid., 724, ad Georg. IV, 219.
Intorno alla trattazione fisica del Libro XV delle
Metamorfosi
cfr. A. GIANOLA, La fortuna di Pitagora presso i
Romani (Catania,
1921), pp. 156-161; e C. PascaL, Graecia Capta
(Firenze, 1904),
.
PP.
129-151.
/ A.
Cnoisy (Vitruve, I, p. 351)
fuoco a Demecrito.
cade in errore attribuendo il
Page 8
View in PDF(opens in a new window)Fin qui nulla da osservare, se non forse la omissione della
teoria di Anassimene (l’aria come essenza delle cose) fra
quelle dei monisti della scuola Jonica, e l’omissione del nome
di Leucippo avanti a quello di Democrito e di Epicuro,
poiché, come anche Aristotele ci asserisce, fu Leucippo il
primo vero ideatore del principio atomico, sviluppato poi
da Democrito in una teoria organica sulla formazione dell’universo 1.
Degno di nota é anche il fatto che Vitruvio, il quale
tanto ha attinto da Posidonio 2, non fa qui parola di una
credenza che Strabone nominativamente afferma di aver
tratta appunto da Posidonio, e cioé che la teoria atomica
sarebbe stata inventata parecchi secoli innanzi da un certo
Mosco di Sidone, evidentemente il filosofo e fisico Mochos,
ricordato anche da Damascio e da Ateneo; credenza alla
quale perd lo Zeller giustamente toglie qualsiasi fondamento 3. E, del resto, la prima parte del passo ora riferito,
là dove Vitruvio parla di Talete e di Eraclito, è quasi letteralmente ripetuta dallo stesso Vitruvio nella prefazione
del Libro VIII. Ma mentre nel Libro II egli accenna poi
alla teoria atomica di Democrito e di Epicuro, questo
accenno scompare nel Libro VIII, ed è sostituito invece
dalla indicazione di altre teorie omesse nel Libro II 4.
«I sacerdoti Magi, egli dice infatti nel Libro VIII, ammisero l’acqua e il fuoco 5, ed Euripide, discepolo di Anassagora, quegli che gli Ateniesi avevan chiamato il filosofo
1 Cfr. Th. GoMPERS, Griech. Denker (Berlino, 1893-1902, Trad.
franc. Parigi, 1928, p. 382).
2 Lo cita fra le sue fonti sulla qualità delle terre e la virtù delle
acque, con Teofrasto, Timeo ed altri, nel c. 3 del libro VIII.
3 E. ZELLER, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, (Firenze,
1932),
p.
47.
4 Poiché i libri VII-X sono stati composti da Vitruvio una quindicina di anni dopo i primi sei, è naturale che, rielaborando la materia già scritta, Vitruvio vi abbia introdotto delle varianti, desunte
in gran parte dall'opera di Varrone. Cfr. F. PELLATI, La Bas. di
Fano e la formaz. del Trattato di Vitr., in « Rendiconti Pont. Acc.
Rom. Arch. », vol. XXIII-XXIV, p. 165, n. 2.
5 È questo anche il sistema teologico d’ Eliopoli, del quale dirò appresso. Cfr. E. Drtoton-J. VANDIER, Les peuples de l Orient médit.
Il. L'Egypte (Paris, Press. Universit., 1938) pp. 82 sgg.
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della scena,
sostenne che principio di tutte le cose eran
questa, fecondata dalle piogge, aveva
l’aria e la terra;
generato nel mondo gli uomini e li animali; le cose prodotte
da essa, dissolvendosi, ad essa ritornavano, come quelle
.
nate dall'aria all'aria ritornavano,
riscono,
ma,
dissolvendosi,
perché le cose non periprendono
le
qualità
primitive ».
Intorno a quanto Vitruvio qui dice sulla dottrina dei
Magorum Sacerdotes & opportuno tener presente anzitutto
che nella denominazione di Magi gli scrittori greci e romani
confondevano insieme i sacerdoti caldei e i Magi iranici,
giacché, come ha ben mostrato il Cumont 1, era avvenuta
a Babilonia una fusione intima fra le credenze, le dottrine
e i riti degli Iranici e quelli del clero indigeno, costituendo
un complesso di scienze e un tesoro di osservazioni che
presto vennero a conoscenza dei Greci e ai quali i filosofi
,
naturalisti
non
poco
attinsero 2,
Ben piú, é da tener presente che Vitruvio, citando la
dottrina dei Magi, non tanto si richiama a dirette fonti
orientali, quanto a quelle derivazioni orientali che erano
largamente penetrate nella dottrina orfica
3. Il problema
1 F.
CUMONT,
Les
(Parigi,
1929), p.
295.
Relig.
Orient.
dans
le
Paganisme
Romain,
2 Anche nel Libro IX, 7, Vitruvio ricorda le genethlialogiae dei
Caldei e i grandi indagatori usciti dalla loro nazione.
L'uso poi del genitivo Magorum, anziché del nominativo Magi
da parte di Vitruvio ha fatto già pensare a più d'uno dei vecchi
commentatori del Trattato, che Vitruvio intenda qui riferirsi meno
ai veri e propri Magi persiani che ai sacerdoti del Caldei, perché
presso gli scrittori romani i due termini Caldei e Magi erano spesso
sinonimi. Anche Plinio (N. H. XXX, 1) citando come sue fonti Aristotele, Eudosso di Cnido ed Ermippo di Smirne, tratta dell’arte
magica e ne riferisce l’origine a Zoroastro ed ai Persiani, ma poi
nomina Magi persiani e medi, babilonesi e assiri, fenici e ciprioti,
ed afferma che Pitagora ed Empedocle, Democrito e Platone viaggiarono in Oriente per imparare quell’arte. I ricordati vecchi commentatori di Vitruvio riportano qui il-racconto riferito da Suida sulla
contesa fra i Caldei e gli Egizi a proposito dell’acqua e del fuoco
come elemento primo della natura, e sull’astuzia di quel sacerdote
del dio Canopo che mise sopra il fuoco un vaso nascostamente bucherellato con forellini riempiti di cera: al calore la cera si sciolse e
Vacdua filtrando ebbe vittoria sul fuoco e lo spense.
3 TH. GOMPERZ, op. cit., I, c. 20.
Page 10
View in PDF(opens in a new window)delle derivazioni orientali dell’Orfismo è uno dei più appassionanti: largamente le ammettono i maggiori studiosi
del pensiero antico; ma se anche fuoco, acqua, terra ed aria
già appariscono come elementi primordiali nella antica
teogonia orfica, sembra assolutamente da escludere che la
teoria elementare fosse già sistematicamente costituita nella
dottrina dei Misteri orfici e che anzi in essa preceda e prepari il sistema empedocleo, come credette il Kem!, o
anche solo che, come vorrebbe il Gruppe, Empedocle e gli
Orfici provengano gli uni e gli altri da una comune tradizione indo-iranica: non a torto, contro queste ipotetiche
derivazioni, lo Zeller rivendica la originalità del sistema
empedocleo come compiuto ed organico sistema cosmico 3.
Comunque quando Vitruvio qui ci parla dell’acqua e del
fuoco come elementi primordiali, presumibilmente egli ci
riporta alla dottrina di taluno di quegli antichissimi cosmografi i quali, come Ferecide od Epimenide, portarono, a
quanto credesi, nell’ Ellade alcune mitiche tradizioni e
concezioni dell’ Egitto e dell’ Oriente anche sull’origine
delle sostanze elementari 4.
Assai più comprensibile è quanto Vitruvio attribuisce
ad Euripide. Anassagora, come è noto, pensava la materia
come un complesso innumerevole di particelle increate
che I’ intelletto, il Nous, con moto vorticoso, divise e divide senza fine, formando la terra, concepita come una
superficie piana portata e circondata dall’aria: dal limo
della terra, fecondato dai germi dell’aria, eran nati poi gli
esseri viventi. A questa dottrina dovette accedere certamente Euripide, che era uno dei discepoli prediletti di
1 O. Kern, in Arch. f. Gesch. d. Philos., I, 502.
2 GRUPPE, voc. Orpheus nel « Lex. d. griech. u. vom. Mythol. »
del Röscher, III, 1145.
3 ZELLER, op. cit., I, p. 122.
4 O. Kern, De Orphei, Epimenidis, Pherecydis theogoniis quaechos
stiones criticae (Berlino, 1888). Su Ferecide, sul suo, Pentemy
e sulle sue derivazioni babilonesi, cfr. TH. GOMPERZ op. cif., pp.
, Zeus
117 sgg. Ferecide ammetteva tre essenze primordiali: Chronos
l’Aria
Fuoco,
il
o
nacquer
Chronos
di
seme
dal
terra);
e Chtonios (la
ore aggiunse altre
e l'Acqua. A queste tre, una tradizione posteri
Tenebre.
due materie fondamentali, il Fumo e le
Page 11
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PELLATI
Anassagora. Ed & perciö appunto, che, identi
ficando Varia,
l'etere, con Giove, poté Euripide nelle Troadi
(v. 884 seg.)
levare un inno a Giove Etereo veicolo
della terra, che sta
sopra la terra, necessità della natura o
intelletto dei mortali.
Le divergenze continuano notevoli anche
nel seguito
dei due passi del Libro II e del Libro VIII,
dedicati da Vitruvio alla fisica degli antichi, rivelando
chiaramente che
nel dettare quei due passi egli si ispirò a due
fonti differenti,
restando presumibilmente aderente a
Posidonio nel Libro II
e a Varone nel Libro VIII ©,
1 Il Poppe ha dimostrato che la fonte
principale del II Libro di
Vitruvio è appunto Posidonio (W. Poppe,
Vitruvs Quellen im 2.
Buch de Archit. Diss. Kiel, 1909); (cfr. pure
G. KAIBEL, in « Herin. »
20,
1885, pp. 597 sgg. e M. THIEL, in
Jahrb. f. klass. Philol., 155,
1897, p. 367). La derivazione da Posido
nio è tradita anche dall’ insistere che qui fa Vitruvio sulla atomis
tica di Democrito. Anche la
fisica di Seneca (in Natur. Quaest.), propri
amente atomistica è tratta
principalmente da Posidonio, benché
esposta con una certa libertà
di giudizio e con quella disinvoltura che
è propria del moralista e
del retore (Cfr. E. ODER, in Philol. Supple
m. VII, 1890, PP. 290 sgg.;
L. THORNDIKE, A history of magic and
experimental science, Londra, |
1923; e
J.
CLARKE,
Physical science in the time of
Nero,
1910). Quando Vitruvio dettò il Libro
Ñ
sidonio
(come
egli
confessa),
anche
e
Londra,
VITI si valse, oltreché di Poparticolarmente
discpilinis di Varrone, da qualche opera del
del
De
novem
quale, del resto, gia aveva
probabilmente attinta l’attribuzione a
Pitagora della teoria empedoclea dei quattro elementi, attribuzione
che sappiamo trovarsi
appunto in Varrone. Varrone, pur
educato alla dottrina del Portico, si accostó poi molto al Pitagorismo;
già vecchio (mori novantenne) dispose che, alla sua morte, lo si
seppellisse, all’uso dei Pitagorici, Pythagoreo modo, in un’urn
a di terra, tra foglie di mirto,
di olivo e di pioppo, (PLINIO, N. H., XXXV,
46). Ma la derivazione
varroniana del Libro VIII è tradita
particolarmente dall’accenno a
Epicarmo: & andato infatti perduto
il Disciplinarum libri novem,
che fu la principale fonte varroniana
degli ultimi quattro libri di
Vitruvio (lo dice egli stesso, indicandola,
nella prefazione del Libro
VII, come una delle tre opere romane da
lui particolarmente consultate), ma nel Libro I del De rerum
rusticarum di Varrone (com-
.
posto verso il 37 a. C.) è detto esplici
tamente che «i principia mundi,
come scrive Ennio, sono l’acqua, la terra,
l’aria e il fuoco » ed Ennio
aveva indicati infatti nell’ Epicha
rmusi quattro elementi come aventi
un carattere proprio e una funzion
e vitale nel mondo e aveva dato
a ciascuno di essi un nome divino; l’
Epicharmus era probabilmente
la traduzione o la parafrasi di un poemet
to apocrifo, Della natura,
del grande comico siciliano (per alcuni
sarebbe la parafrasi di un
florilegio apocrifo di Axiopisto. Cfr. CHRIST
-ScHMID, Gesch. d. griech.
Litter. I, pp. 400-401). Il poemetto ennian
o aveva insieme un ca-
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View in PDF(opens in a new window)Dopo l’accenno agli atomisti e agli epicurei, Vitruvio
prosegue nel Libro II a ricordare che la dottrina dei Pitagorici aggiunse all'acqua e al fuoco l’aria e la terra. Democrito (continua poi ancora Vitruvio), benché non abbia
dato alcun nome ai corpi invisibili da lui proposti, mi sembra aver detto le stesse cose, perché quei corpi cum sint
disiuncta, considerati in sé stessi come corpi distinti e separati :, non si alterano, non periscono, non si frazionano,
ma conservano una solidità perpetua, eterna ed infinita ?.
Qui evidentemente egli intende affermare che gli atomi
omogenei democritei, combinati diversamente per forma,
grandezza, posizione e ordine, danno luogo ai quattro
elementi.
Ora è fuor di dubbio che gli atomisti, al di là degli elementi, hanno pensato una materia primaria costituita da
atomi invisibili, indivisibili, dotati di quella stessa eternità e incorruttibilità che gli Eleati per primi avevano attribuita al Tutto universale ed Empedocle aveva data
invece ai quattro elementi: ma se da un lato non è da escludere che Empedocle, nel cercare il nascimento e il mutamento di tutte le cose in quella materia increata che egli
identifica con i quattro elementi, possa essersi ispirato
all’atomista Leucippo, suo contemporaneo, è fuor di dubbio
che Leucippo e Democrito non disconoscono affatto Vesistenza dei quattro elementi, anzi ritengono che il fuoco
consti di atomi piccoli, lisci e rotondi come quelli che costituiscono l’anima e che gli altri tre elementi constino di
rattere pitagorico ed empedocleo (cfr. E. BIGNONE, Ennio ed Empedocle, in « Studi sul pensiero antico » pp. 350 588. € dello stesso
la Storia della Letteratura latina (Firenze, 1942, PP. 301-304). É da
ricordare che prima ancora di Varrone e di Ennio, giá Platone
(Teeteto, 152) aveva ricongiunto il pensiero di Epicarmo a quello di
Empedocle.
1 Non quando sono separati, come ordinariamente dicono i traduttori.
2 «In sempiterno perpetuo, quanto dura il secolo infinito, ritengono in sé la fermezza ». Così traduce questo passo Giov. Battista
da Sangallo nella versione inedita del De Architectura che trovasi
nel codice corsiniano 1846. È in queste parole contenuta effettivamente la dottrina di Leucippo e di Democrito sugli atomi eterni,
indistruttibili e inalterabili.
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PELLATI
atomi differenti di forma e di grandezza, non di qualita
perché qualitativamente gli atomi sono tutti uguali: non
li disconoscono, ma li ritengono elementi distruttibili e
trasformabili, perché solo gli atomi non nascono e non
muoiono mai. E del resto lo stesso Aristotele ha osservato
nel « De Coelo », III, che tanto Empedocle quanto gli atomisti partivano gli uni e gli altri da un’unione primitiva
di elementi per giungere poi ad una separazione successiva
di essi.
Possiamo
punto,
IPSA
quindi
anche
nell’affermazione
DIXISSE
noi
di
oggi
convenire
Vitruvio:
su
questo
« DEMOCRITUS
EA
VIDETUR ».
Nella prefazione del Libro VIII, la priorita dei Pitagorici nella formazione della dottrina elementare è affermata meno esclusivamente, ma è pur sempre affermata.
Pitagora,
(scrive
Empedocle,
Vitruvio)
Epicarmo
sostennero
ed
altri
gli
elementi
che
fisici
e
filosofi
(principia)
erano quattro: aria, fuoco, acqua e terra e le varie combinazioni di essi per natural configurazione portano le differenze qualitative dei singoli generi.
Ora, a prescindere dalla osservazione che la dottrina
empedoclea dei quattro elementi doveva cronologicamente
esser ricordata prima di quella atomica, dacché quest’ulda Vitruvio ascritta a Democrito, Vitruvio
cade poi veramente in errore quando toglie ad Empetima viene
y
docle il primato nella creazione o almeno nella presentazione della dottrina dei quattro Elementi per darlo ai Pitagorici. Potremmo anzi osservare che anche l’aria e la terra
furono primamente aggiunti al novero dei principi elementari, per quanto ci consta, da Anassimene e dagli Eleati
e non
da Euripide
o
dai Pitagorici.
Ma,
in ogni modo,
l'ideatore della fisica elementare, colui che superando il
monismo e l’ilozoismo degli Jonici dette alla dottrina dei
quattro
fu
elementi
indubbiamente
una
sistemazione
Empedocle,
organica
come
mente ammesso da tutti gli studiosi.
Empedocle,
.
nominativamente,
nel
è
oggi
d’ insieme,
concorde-
L’accenno fatto ad
Libro
VIII
permette
anzitutto di escludere che Vitruvio abbia tacitame
nte inteso
Page 14
View in PDF(opens in a new window)di comprendere Empedocle fra i Pitagorici, seguendo la
leggendaria tradizione della sua iniziazione alla setta:,
come & da escludere che abbia inteso di comprendere fra i
Pitagorici lo stesso Epicarmo, il grande commediografo
siracusano. Questi fu certo largamente nutrito di cultura
pitagorica, scrisse un Carme fisico che ebbe molta diffusione sopratutto in eta romana, e in alcuna delle sue commedie (ad esempio Terra e Mare) adombrò in espressioni
di apparenza corrente e volgare concetti alti e profondi,
cosicché dalle sue opere si estrasse più d’una raccoltina di
massime e sentenze (molte delle quali però non sono a lui
riferibili e sono di età più tarda), ma non può dirsi abbia
appartenuto ad alcuna scuola filosofica vera e propria e
finì anzi per beffarsi di tutti i sistemi filosofici >.
Solo quindi se ripensiamo che la fisica pitagorica dominò
e controllò tutta la speculazione filosofica ellenica del V
secolo e che le tradizioni dossografiche finiscono per riportare al Pitagorismo tutti i pensatori greci di quel tempo 3,
riesce facile riconoscere come Vitruvio, assumendo la dottrina elementare non direttamente, ma attraverso Posidonio e Varrone, da Platone 4, da Aristotele5 e dal Pitagorismo della fine del V secolo, ma particolarmente dalla
rielaborazione platonica, contenuta nel dialogo che porta
il nome del pitagorico Timeo, non abbia saputo sceve-
I Sul Pitagorismo di Empedocle, affermato da Diogene Laerzio
(VIII, 54) ma negato da quasi tutti i moderni studiosi, Cfr. E. BrGNONE, op. cit., pp. 58-67 e 297-298.
2 Vedi nota precedente.
3 H. Driers, Doxographi Graeci (Berlino 1879).
4 Sul pitagorismo della fisica platonica cfr. A. MIELI, (op. cii.,
pp. 77-81 che mette in luce come le enunciazioni elementari empedoclee si ricolleghino in Platone a ragionamenti matematici e si
riconnettano a figure geometriche di origine pitagorica.
5 Aristotele, come è noto, considera i quattro elementi non, secondo la dottrina empedoclea, come sostanze primordiali, ma come
manifestazioni dell’azione combinata delle quattro opposte fondamentali qualità (caldo-freddo, secco-umido) sulla materia primitiva;
oltre i quattro elementi empedoclei che naturalmente diventano
per lui trasformabili dall’uno all’altro, egli ammette però, come s’é
detto, un quinto elemento, l'etere, elemento perfettissimo, semplice
e incorruttibile che resta sempre alla periferia dell'universo.
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PELLATI
rare il contenuto pitagorico da quello propriamente empedocleo 1. Sono infatti le parti che riguardano il desmos
platonico, il legame proporzionale fra gli elementi, quelle
che sono passate in una posizione di primo piano nella
filosofia ellenistica attraverso i neo platonici e soprattutto
.
attraverso
Posidonio 2,
che,
come abbiamo più volte detto,
è una delle fonti principali del Libro II di Vitruvio 3.
Sarebbe in ogni modo eccessivo non riconoscere, già lo
abbiamo detto, che più di un riflesso essenziale non solo
della mistica e della morale (evidentissimi poi i riflessi
escatologici), ma anche della scienza pitagorica appaiono
1 L’ influenza pitagorica sulla composizione del
De Architectura
é sotto molti aspetti evidente («in questo II libro Vitruvio
si fa
ben conoscere per Pitagorico », scrive il Galiani nel
commento a
questo passo): la si risente anche attraverso la dottrina
del quaternario o della tetraktys che, come è noto, coincide
con la decade,
anzi è una decade in potenza, come somma dei
primi quattro numeri che erano considerati il simbolo dei quattro
elementi e la fonte
di tutte le cose. Il numero dieci, uscito dalla tetraktys
era il numero
sacro per eccellenza (Cfr. il Cap. I del L. III);
e per esso i Pitagorici
giuravano;
esso era, secondo Filolao, il numero delle rivoluzion
i
celesti e Vitruvio volle che da sei, quali erano stati prima
concepiti
i libri del suo Trattato, diventassero dieci. Ma se tutti possiamo
essere d’accordo sul pitagorismo esteriore e formale
di Vitruvio, per
quanto riflette la struttura esterna del suo Trattato,
il cui organismo
è tutto dominato, attraverso i concetti della triade
e della decae,
dal razionalismo aritmetico, dal fondamento numerico
delle cose,
dobbiamo poi riconoscere che il Pitagorismo è ben lungi
dall’ investire tutto il fondo del suo pensiero, perché, considerat
o sopratutto in rapporto alle sue fonti più immediate, esso
ci appare assai
meno influenzato dal Pitagorismo romano di Nigidio
Figulo e dei
Sestii di quanto non risulti ancorato al sistema e alla
dottrina di
quello Stoicismo che era entrato in Roma con Posidonio
e, diffusosi
con Varrone, vi tenne il campo per assai tempo accanto
all’ Epicureismo di Lucrezio e all’Accademismo di Carneade.
.
2
Che
Posidonio
si
sia
costantemente
sforzato
di
ricongiungere
la sua dottrina al Pitagorismo ci è esplicitamente dichiarato
da
Galeno in De Hippocrate et Platone, I, 1°, 425.
3 Di questa derivazione da Posidonio, oltre alla esplicita
menzione
già ricordata del libro VIII, abbiamo anche una chiara prova
nel
capitolo dello stesso libro II del De Architectura che
precede immediatamente
quello
che
stiamo
qui
analizzando
e
nel
quale la
dottrina sulla vita dei primi uomini e sui progressi
della prima
umanità silvestre per effetto delle utili invenzioni è innegabil
mente
attinta a Posidonio, il quale a sua volta 1' ha presumibi
lmente composta
con
elementi
d. Mitl. Stoa,
empedoclei.
(Berlino,
Cfr.
1892), p. 288.
Copyright (c) 2000 Bell & Howell Information and Learning Company
Copyright (c) Casa Editrice Leo F. Olschki
A.
SCHMEKEL,
Philos.
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evidenti
DEGLI
nell’opera
ELEMENTI
originale
di
NELLA
FISICA
Empedocle,
ECC.
che
255
mostrò
sempre di professare per Pitagora una venerazione quasi
religiosa.
L’affermazione di Vitruvio, per se stessa erronea, pud
quindi giustificarsi se si pensa che anche Aristotele ha messo
nettamente in luce come Empedocle, assumendo il concetto
della terra come quarto principio elementare, si sia rifatto
a quel dualismo antitetico dei Pitagorici che doveva portare a contrapporre il solido al liquido, la terra all’acqua;
fisica dei contrari che del resto aveva gia fatta la sua prima
comparsa
nella
dottrina
dell’ Apeiron,
dell’ Infinito,
di
Anassimandro e che doveva poi essere rielaborata da Eraclito 1.
Anzi, mentre Strabone, come abbiamo visto, si riporta
alla trattazione storica della teoria atomica fatta da Posidonio, e mentre Seneca, sempre sulle tracce di Posidonio,
si attiene chiaramente alla teoria elementare qualitativa
secondo la sua formulazione
aristotelica 2,
Vitruvio,
pur
tentando di conciliare e identificare la dottrina atomica
con
quella elementare,
senza
riserve,
alla
si mantiene
sistemazione
fedelmente
empedoclea
e
aderente,
platonica
della teoria elementare: dalla unione dei quattro elementi,
egli dice, nel seguito del passo più volte citato del libro II,
ex his congruentibus, si compongono e nascono tutte le cose,
distinte dalla natura in infinite specie.
Nella prefazione
del libro VIII lo stesso concetto vien ribadito: « Non solo
1 A.
Rey,
op.
cit.
2 Anche Seneca (Nat. Quaest., I, come abbiamo visto, aderisce
alla dottrina dei quattro elementi; anzi, seguendo gli Egizi, egli
distingue
questi principi
elementari in
due parti,
l’una maschile
e l’altra femminile. Ma, accostandosi ad Aristotele, egli ammette
la trasmutazione dall’uno all’altro elemento di un’unica sostanza,
quod fiant omnes ex omnibus: ex aere aqua, ex aqua aer, ignis ex aere,
ex igne aer; quod ergo non terra fiat ex aqua et ex terra aqua? Ché
anzi l’elemento nel quale un altro va a trasformarsi si trova gia
mescolato ad esso: omnes in omnibus sunt. Ma alla fine Seneca si
accosta a Talete, perché riconosce l’acqua come il più potente degli
elementi, valentissimum elementum est:
Thales aqua primum fuisse
putat et omnia surrexisse. Egli la pensa all’ istesso modo: quando
anche il fuoco sarà spento, di tutta la natura non resretà che l’acqua,
nella quale sarà riposta la speranza di un mondo futuro.
Page 17
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PELLATI
tutte le cose che nascono sono da quegli elementi generate,
ma, ancor piu, tutte le cose non possono né crescere né
conservarsi se non sono da essi nutrite. L'azione di questi
elementi, prosegue Vitruvio, si esercita continua ed efficace per effetto della Divina Mens, la quale, per assicurare
l’esistenza
dei
mortali,
diffonde
quei
quattro
elementi
a portata di mano, effudit ad manum parata per omnem
mundum ». E la prefazione termina ricordando i sacerdoti
di rito egizio, i quali, fatte portare nei loro santuari idrie
,
ripiene di acqua pura, prosternandosi a terra e levando al
cielo le mani, rendono grazie alla divina provvidenza di
averla loro concessa, gratias agunt divinae benignitatis *.
Anche nell'altro breve cenno sintetico che Vitruvio fa
della teoria dei Quattro elementi, a proposito della salubritá dei luoghi, nel cap. 4° del libro I del suo trattato,
é sempre nettamente affermato il concetto empedocleo di
combinazione proporzionale. Qui infatti egli comincia con
una affermazione schiettamente empedoclea: «é dalla mescolanza
sostanziale
dei
quattro
elementi,
dei
quattro
stoicheia, secondo una natural proporzione, che si formano
tutti i corpi, compresi gli animali distinti qualitativamente
nelle varie specie (mixtionibus naturali temperatura figurantur omnium animalium in mundo generatim qualitates). E continua poi osservando che, ad esempio, sotto l’azione del fuoco
o dell'umiditá si attenuano gli altri elementi e perdono la
loro azione; alternandosi le proporzioni si rompe l’equilibrio, spariscono le qualità prodotte dalla giusta proporzione e si distruggono le energie della composizione.
Comunque si tratta sempre di un mutamento di ordine
quantitativo
e
proporzionale
che
porta
un’attenuazione
o un accrescimento dei singoli elementi e di conseguenza
1 Il principio umido era dagli egiziani identificato con Osiride,
il signore dell’umida natura, dinanzi alle cui processioni sempre è
'
portato il vaso dell’acqua (PLuTARCO, De Iside et Osiride, 29-31).
Secondo il sistema teologico d’ Eliopoli, all'origine dei tempi non
esisteva che l’acqua primordiale, il Nu oscuro e freddo, nel quale
si è creato il sole. (G. Maspero, Etudes de myth. et d’arch£ol., 1,
pp. 236 sgg.). Si ricordi che la tradizione afferma Talete esser stato
ispirato dai sacerdoti egiziani.
Page 18
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DEGLI
ELEMENTI
NELLA
FISICA
ECC.
257
un mutamento qualitativo non dei singoli immutab
ili elementi, ma della composizione: & questo sempre il concett
o
cardine della fisica empedoclea, quello che fa
dell’Agrigentino, come scrisse il Gomperz, un precursore
della chimica moderna. Di tale concetto egli dà un esempio
e un
avviamento che sarà poi seguito, come vedremo,
da Vitruvio,
La carne e il sangue, dice Empedocle, (fr. 98) contengono tutti e quattro gli elementi a proporzioni
— in peso
e non in volume — massimamente uguali +. Le ossa
invece
(fr. 96) hanno una metà di fuoco, un quarto di terra e un
quarto di acqua 2. Ammesso che i singoli quattro elementi
possono
entrare
in
combinazione
nelle
proporzioni
più
svariate, il numero delle- combinazioni possibili
si estende
all’ infinito, permettendo di renderci conto della ricchezza
inesauribile degli esseri che sono nella natura.
Nei differenti capitoli dei dieci libri, e particolarmente
nel I, nel II e nell’ VIII, Vitruvio, dopo le formulazioni
teoriche, sviluppa la pratica applicazione dei concetti
ora
esposti, sia per quanto riguarda la costituzione dei
terreni
e la natura delle pietre, sia per quanto riguarda gli speciali
caratteri degli alberi e dei vegetali, sia per quanto riguarda
la diversa natura e per conseguenza il diverso temperamento
degli animali e degli uomini. Ma in queste applicazioni
affiora qua e là anche la dottrina aristotelica della distinzione dei quattro elementi come provenienti dalla varia
combinazione
delle
quattro
qualità
fondamentali
della
materia, caldo e freddo, secco e umido.
La quercia e l’abete, egli dice, (II, 9) il cipresso e l’olmo
non hanno easdem inter se natura similitates, ma nascono
da diverse combinazioni di elementi. L’abete, ad esempio
è leggero perché ho molto di aria e di fuoco e poco di acqua
e di terra; ma poiché contiene soverchio calore, il fuoco
è soggetto a generare il tarlo. La quercia invece è resistente,
1 Non assolutamente uguali, perché la mescolanza a proporzioni assolutamente uguali è propria solo dello Sfero. Cfr. E. BrGNONE,
2 TH.
op.
cit.,
p.
470.
GOMPERZ,
op.
cit.,
pp.
270-274.
Page 19
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perché é composta soprattutto di terra e poco d’aria, d’acqua
,
e di fuoco. L’ ischio & di buon uso, perché ha tutti e quattro
gli elementi in eguali proporzioni. Il cerro, il sughero e il
faggio abbondano sopratutto di aria e perció marciscono
presto. Il pioppo, il salice e il tiglio hanno molto di fuoco
e d’aria, alquanto d’acqua e poco di terra e perciò sono
di tempra leggera e adatti a lavori di fine fattura. L’ontano che ha molta aria e fuoco, alquanta terra e poca acqua,
,
& adatto per lavori subacquei. L’olmo e il frassino hanno
molto di acqua, alquanto di terra e pochissimo d’aria e di
fuoco, e percid, abbondanti di umido, son deboli in costruzione. Il carpino ha molto di aria e di acqua, poco di fuoco
e di terra; il cipresso e il pino hanno moltissimo di acqua
e in egual proporzione i tre altri, elementi. La stessa differenza di temperamento si ritrova, secondo Vitruvio,
nella natura dei pesci, degli uccelli e degli animali di terra.
Gli uccelli, egli dice nel cap. 4° del libro I, si sollevano
in aria, perché hanno molto d’aria, alquanto di fuoco, poco
di terra e d’acqua; i pesci vivono nell'acqua perché hanno
pochissimo d’acqua, alquanto di fuoco e molto di aria e
di terra: meno elemento umido essi hanno e più è loro facile vivere nell'acqua: tratti a terra, muoiono per mancanza
di acqua. È interessante e singolare di constatare che
Vitruvio riproduce e accetta qui in pieno questa concezione
di Empedocle, pur dopo che Aristotele, trattando della
respirazione degli animali, l’aveva nettamente confutata,
dimostrando sperimentalmente che i pesci vivono nell'acqua
non in virtù degli elementi di cui sono composti, ma perché,
destinati a vivere nell’acqua, hanno i loro organi respiratori, le loro branchie, conformate a questo mezzo.
Anche i terreni sono, secondo Vitruvio, composti dei soliti quattro elementi: è in rapporto alle varie combinazioni
di essi che nel libro VIII egli spiega le sorgenti, i vapori
di zolfo e le esalazioni perniciose che escono dalla terra.
Si potrebbero ancor ricordare, fra i tanti, i passi in cui
Vitruvio estende la sua teoria alle pietre in generale, che
per l’azione del fuoco, perdono l’acqua e l’aria e poi, rimesse
a contatto con l’acqua, scacciano l’ interno calore e si pre-
Page 20
View in PDF(opens in a new window)stano ad assorbire nei pori aperti e vuoti i miscugli sabbiosi
gettati su di esse, creando così la solidità delle murature *.
Altrove Vitruvio rimprovera al travertino, pur così resi
stente al carico e alle intemperie, di non saper resistere
all’azione del fuoco appunto perché nella sua composizione
naturale esso contiene poco d’acqua e di terra e molto
d’aria e di fuoco: così, quando il fuoco vi penetra e con la
sua forza ne scaccia l’aria, non trova quasi più altro che
elementi della sua stessa natura, ai quali, prendendo forza,
esso comunica il suo ardore. Inutile è qui aggiungere che
non questa è la spiegazione della scarsa resistenza del travertino all’azione del fuoco ?.
Ma nonè il caso di indugiarci su tutte queste ingenue
e sottili distinzioni sulle quali assai e spesso Vitruvio volutamente si sofferma, per il desiderio, come egli dice,
di dimostrare con sottili ragioni le cause che sono nelle cose
naturali e come e perché esse così siano. (L. II, C. 1). Certo
è che anche queste distinzioni sono un chiaro segno del favore che ebbe in Roma, ai giorni di Augusto, la dottrina
elementare empedoclea. Era piuttosto da rilevare che Vitruvio, pur accogliendo in pieno, sia pure attraverso Posidonio e Varrone, la dottrina fisica del grande Agrigentino,
fa solo un fugace accenno al creatore di essa e ne dà piuttosto il merito ai pitagorici e agli atomisti 3, mentre è nota
l'ammirazione che ebbe per Empedocle lo stesso Lucrezio,
pur così legato alla dottrina atomistica di Epicuro, poiché
chiama Empedocle il più santo e il più illustre figlio della
Sicilia, sicché appena sembra di stirpe umana creato (1,
714) 4.
FRANCESCO PELLATI.
1 CHOLSY,
Vitruve, D. 352.
2 Sull’indurimento della calce, riferito ai quattro elementi,
cfr. Virr., 11, 5° 8-12 e CHoisv, Vitruve I, p. 352.
3 Anche nei L. IX, 6°, Vitruvio fa una enumerazione dei filosofi
greci che lasciarono elaborate teorie fisiche, excogitatas vationes,
quibus e rebus natura rerum gubernaretur quemadmodum cumque
effectus habeat, e ricorda Talete, Anassagora, Pitagora, Senofane e
Democrito, ma non nomina affatto Empedocle.
|
4 Sui rapporti fra Lucrezio e Empedocle cfr. E. BIGNONE, of.
cit.,
pp.
623