Brevi notizie relativa alla scoperta di un monumento sotterraneo presso porta Maggiore. II> Osservazioni sul monumento sotteraneo rinvenuto presso Porta Maggiore

Author
Fornari, F.
Published in
Notizie degli Scavi di Antichita
Year
1918
Subject
BASILICA
Language
Italiano
Category
C8 History & archaeology
Archive number
4152

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Saan ARQ IL. Osservazioni sul monumento sotterraneo, rinvenuto presso Porta Maggiore. Una illustrazione compiuta del monumento rinvenuto presso Porta Maggiore non è possibile ancora, poichè à necessario che la esplorazione sia interamente finita e sia condotta a termine la pulitura delle pareti dal terriccio che vi aderisce, nascondendo molti particolari delle rappresentazioni figurate e spesso intere scene. Quando i lavori saranno terminati e si avranno buone riproduzioni fotografiche e a disegno che rendano agevole lo studio e le comparazioni, allora si potrà descrivere il monumento in tutte le sue parti e commentare ad una ad una le rappresentazioni, come spero di fare tra poco. Dobbiamo quindi limitarci ad esporre qualche osservazione sul carattere e sulla destinazione del monumento, anticipando in parte aleune eonclusioni. che & lecito trarre fin d’ora. La scoperta, come si comprende facilmente dal cenno che ne ha dato E. Gatti, offre un notevole interesse sotto molti punti di vista e apre il campo a diversi ordini di ricerche: innanzi tutto la forma stessa del monumento che rientra, per lo schema fondamentale della pianta, nella classe delle basiliche dette di tipo greco (!} e precorre l'applicazione del medesimo tipo architettonico alle chiese eristiane, poi la rieca decorazione onde sono coperte le pareti, che pud venire studiata sia rispetto (") Leroux, Les origines de l'édifice hypostyle, pag. 280 segg, IN Note ee DEGLI AwriGact S

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ROMA Via Prenestina. ROMA Brevi notizie relative alla scoperta di un monumento sotterraneo presso porta Maggiore. L Storia della scoperta e topografia dello scavo. Il giorno 23 aprile 1917 fu denunziata alla R. Soprintendenza agli scavi di Roma la scoperta di un antico edificio esistente sotto la linea ferroviaria, nel tratto compreso tra il ponte in cemento armato sulla via Malabarba ed il cavalcavia ferroviario sulla via Prenestina (*). La scoperta si deve ad un fatto puramente fortuito, cioè al cedimento del terreno sotto uno dei binarii della linea di Napoli. Per accertare le condizioni del sottosuolo e la causa che determinò la frana, 1 Ufficio lavori delle Ferrovie dello Stato eseguì uno scavo nel punto dove il terreno aveva ceduto, e quivi, alla profondità di circa m. 8,00 sotto il piano dei binarii, fu scoperto un pozzo a sezione circolare del diametro di m. 0,90, costruito sopra la volta di una galleria che in quel punto piega ad augolo retto. Dalla galleria, in gran parte interrata, si penetrò, per mezzo di una apertura nella parete est, nell'interno di un grandioso ambiente, anch'esso interrato per nn terzo circa dell'altezza. Allo scôpo di rendere più agevole l'accesso nel monumento (pianta fig: 1) e per provvedere allo sgombro della terra, fu stabilito di aprire un pozzo, nell’area fuori la sede dei binarii verso la via Prenestina, fino a raggiungere il piano del monumento, che trovasi a m. 13,34 sotto il livello dei binarii; quindi fu cominciato lo sterro del vestibolo che precede l’ambiente suddetto. Il vestibolo era completamente pieno di terra penetratavi da un ampio lucernario rettangolare esistente nella volta. Per sostenére il soprastante terrapieno, alto circa m. 6,00, e sopra il quale corrono due delle più importanti linee ferroviarie, fn necessario di chiudere il detto lucernario con volticine a mattoni. u ae Il vestibolo o pronao misura m. 8,62 X 3,50 di lato, ed ha il pavimento di musaico a tasselli bianchi, con doppia fascia a tasselli neri lungo le pareti. Il piano @) La denunzia fu data dall'ing. Francesco Salvini, ispettore principale delle Ferrovie dello Stato, del quale ci è grato segnalare l'opera intelligente con cui ha diretto i lavori di sterro del monumento, con l'assistenza del sig. Francesco Timperi dell'ufficio predetto.

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ROMA 1 5 di - ROMA 10 sono delle palmette a tessellı neri. Inferiormente, nella parete settentrionale del pozzetto medesimo, si apre un cunicolo che discende con sensibile pendenza per una

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ROMA . che ricorre sotto l'imposta della volta, che sono dipinti di ROMA rosso con scene figurate a colori di buono stile; la volta è divisa in scomparti, alcuni dei quali racchiudono fignre in stucco (fig. 2), altri sono dipinti. Sopra il lucernario, in corrispondenza di uno dei lati lunghi, fu riconosciuto un mnro di buona opera reticolata di tufo, dello spessore di m. 0,60, il quale serviva a recingere il vuoto del lucernario a guisa di parapetto. Il vestibolo ha due ingressi arcuati: quello nella parete comunica con la galleria che dava accesso al monumento nord, largo m. 1,40, dall'esterno; l'altro, che si apre nel mezzo della parete est, largo m. 1,49, ‘comunica direttamente con l’interno del ‘monumento (figg. 3 e 4).

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ROMA ROMA Questo misura m. 12,00 di lunghezza e m. 9,00 di larghezza; la sua forma è quella caratteristica della basilica, costituita da tre navate; quella centrale (figg. 3 e 4),

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ribassato, che impostano sopra pilastri rettangolari di m. 0,95 X 1,25 di lato. Le navate sono coperte con volte a botte a tutto sesto. X

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ROMA ROMA una lastra figurata od inscritta, fermata con grappe di ferro. Sotto ciascuna di queste incassature, al piano del pavimento, rimangono le tracce di pilastrini di muratura in pietrame, alti m. 0,80, larghi m. 0,35, serviti di base a qualche oggetto. Giova notare a questo proposito, che sui pilastri, in ciascuna delle pareti opposte alle precedenti, ¿ono riprodotte a bassorilievo di stucco teste virili e muliebri, probabilmente ‘ritratti, dei quali tre soltanto sono in parte conservati. Ne diamo qui uno che è' il meno danneggiato (fig. 5). = dort ba Il pavimento di tutto l'ambiente è di musaico finissimo a tesselli bianchi; una doppia fascia’ nera ricorre Inngo la pareti ed intorno ai pilastri; alcune aree quasi quadrate negli spazî fra i pilastri, ed altre rettangolari esistenti nella navata cen-

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ROMA ROMA trale sono delimitate da una doppia fascia nera, simile alla precedente; in dette aree dovevano essere compresi quadri figurati di musaico o di intarsii pregetoli dei qualiperò non rimane la più piccola: traccia. * CRE L'abside, esistente nel fondo della navata centrale, è semicircolare col raggio di m. 1,55; nel mezzo di essa e sopra il pavimento era una cathedra o thronus, di cui sono tuttora visibili nel muro le incassatui> dei due fianchi. Nella parte cilindrica dell'abside è raffigurata una Nike, recante la palma e la corona, in mezzo a due figure adoranti; nella parte superiore è rappresentata una scena di cui or ora si dirà. „Ki oud Sea «Il pavimento, nella zona semicircolare, ha un Vano, scavato nel terreno vergine, che si estende fin sotto il muro di fondazione dell'abside, formando un piccolo loculo (v. pianta fig. 1), entro il quale si + trovarono gli scheletri di due animali, l'uno di cane, l’altro di maiale. Notevole è la presenza di due fossette concave, scavate sopra due piani differenti, e servite con molta probabilità per il sacrificio suddetti animali, allorchè fu consacrato l'edificio. dei x Il monumento ‘era illuminato da un vano esistente sopra l'ingresso, a contatto del lucernario del pronao, e formato in modo che tutto il pavimento della navata centrale era investito dalla luce> diretta che entrava dal lucernario (fig. 4). Le navate minori dovevano essere, invece, illuminate con lampade, situate sotto ciascun arco degli interpilastri, e Sospeso a fasce di metallo di cui rimangono evidenti tracce sotto gli archi stessi (figg. 6 e 7). La galleria di accesso al monumento, nel tratto ‘verso il pronao, è in piano orizzontale, mentre la parte che piega ad angolo retto verso est, per raggiungere l'ingresso sopra terra, va salendo con una pendenza di circa il 15 ° Questo secondo tratto di galleria fu esplorato, per una lunghezza di oltre 25 metri, mediante un cunicolo praticato nella parte alia; e si constatd che la volta di copertura della galleria medesima è , completamente. franata con buona parte dei piedritti; siriconobbe invece un altro Pozzo a sezione circolare, eguale a quello esistente sull’‘angolo della galleria, dal quale dista m. 20,50. Ambedue i pozzi servivano alla necessaria aereazione dell'edificio sotterraneo, ed in parte anche alla illuminazione. La volta della galleria doveva essere decorata con stucchi figurati e dipinti, dei quali si rinvenne qualche frammento fra la terra di scarico. Del pavimento non rimangono che poche tracce dello strato di calee, sopra poggiare il piano di musaico. J 1 n we wake cui doveva probabilmente ¿pporla Il monumento, got da est ad ovest, fu fatto appositamente sotterraneo, trovandosi l’estradosso delle volte ad un piano più basso di quello dell'antica via Prenestina. La costruzione, come si può congetturare, deve essere stata eseguita mediante cavi‘aperti nel terreno vergine, in corrispondenza dei muri perimetrali e dei pilastri, e riempiti quindi con calcestrnzzo di selce, di cui si ‘compone essenzialmente tutto ..

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ROMA ROMA e sembrano custruiti sopra centine ricavate nel terreno vergine. Tale congettura, relativa alla costruzione dell'edifi:io, può essere avvalorata dalla sensibile irregola-

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ROMA l’asse longitudinale monumento, stati determinatamente voluti. ‚non credendo possibile ‚che tali difetti siano

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ROMA ROMA Un tratto della galleria che dà accesso al pronao, trovasi addossato alla parete est del muro perimetrale del monumento; cid potrebbe , indurci, alla ipotesi che la galleria medesima, Sia” ‘stata costruita * “dopo ultimata tutta’ la murátura del tempio e del pronao, e dopo avere tagliato il nucleo di terra vergine, rimasto “fra i muri di perimetro e l' intradosso delle volte. . Il tempio, ora scoperto presso porta Maggiore, deve classificarsi nel numero di quei monumenti nei quali si celebravano culti di misteri; la sua origine deve riportarsi ai primi decennii dell'impero, in considerazione della buona e caratteristica struttura delle varie parti del monumento, e della ricca decorazione con stucchi e dipinti di buono stile, che coprono la quasi totalità della superficie delle pareti e delle volte. Molto sagacemente il prof. Francesco Fornari ha potuto determinare, in base ad accurati studi oltre l’uso e la destinazione del tempio, anche il possessore del fondo in cui esisteva tale monumento, il quale interessa grandemente lo studio topografico della località, la storia dell'arte e soprattutto quella delle religioni. E. Garni. TS Osservazioni sul monumento sotterraneo, rinvenuto presso Porta Maggiore. Una illustrazione compiuta del monumento rinvenuto presso Porta Maggiore non è possibile ancora, poichè è necessario che la esplorazione sia interamente finita e sia “ condotta a termine la pulitura delle pareti dal terriccio che vi aderisce, nascondendo molti particolari delle rappresentazioni figuraté e spesso intere scene. Quando i lavori saranno terminati e si avranno buone riproduzioni fotografiche o a disegno che rendano agevole lo studio e le comparazioni, allora si potrà descrivere il monumento in tutte le sue parti e commentare ad una ad una le rappresentazioni, come spero di fare tra poco. Dobbiamo quindi limitarci ad esporre qualche osservazione sul carattere e sulla destinazione del monumento, anticipando in parte alcune conclusioni. che è lecito trarre fin d’ora. ‘ La scoperta, come si comprende facilmente dal cenno che ne ha dato E. Gatti, offre un notevole interesse sotto molti punti di vista e apre il campo a diversi ordini di ricerche: innanzi tutto la forma stessa del monumento che rientra, per lo schema fondamentale della pianta, nella classe delle basiliche dette di tipo greco (1) e precorre l'applicazione del medesimo tipo architettonico alle chiese cristiane, poi la ricca decorazione onde sono coperte le pareti, che può venire studiata sia rispetto (©) Leroux, Les origines de l'édifice hypostyle, pag. 280 segg.

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ROMA “Roma La parte più attraente è costituita senza dubbio dalla decorazione in stucco che offre ai nostri occhi una ricca serie di elementi ornamentali e di rappresentazioni

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ROMA ROMA Fie. 9. corona con quello stesso atteggiamento che aveva nella statua della Curia Julia ('). Le scene mitologiche più diverse, quali ad esempio il ratto di Elena, la liberazione di Esione, Giasone ed il vello d'oro (fig. 9), Heracles ed una Esperide nella navata centrale, la punizione delle Danaidi nella navata di destra, ed il supplizio di Marsia in quella di sinistra, si alternano con scene di culto, come un sacrificio campestre offerto da Baccanti e riti mistici, come rappresentazioni di corse in presenza di pedotribi, come figure di pigmei. E nel fondo dell'abside (fig. 10) spicca una grande composizione non ancora chiaramente interpretata, nella quale si vede una donna () V. Roscher, Lewikon, III, 1, c. 334 seg. (Bulle). Norızıe Scavi 1918 — Vol. XV.

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ROMA ammantata e velata che, spinta da Eros, scende accolta da un Tritone, il quale si appresta a scogli che le stanno di ROMA da uno scoglio nel mare ove & trasportarla, in un drappo teso, agli fronte. Su questi sono due nomini, uno seduto in attitudine pensosa, l’altro in piedi; nel mare attende un altro Tritone che dà fiato alla buccina. Ho accennato solo ad una piccola parte”delle figurazioni, ma voglio almeno ricordare, sia pure di sfuggita, alcune piccole scenette intorno al lucernario del pronao (fig. 2), ove si vedono, fra l’altro, due Erotini che perseguitano farfalle, e Menadi su pantere (fig. 11) ed Eros che guida un carro tirato da caproni. Non continnerò nell'elenco che non ancora potrei dare compiuto e non voglio indugiarmi nella descrizione neppure delle scene che sono già visibili; per ora basterà accennare. Ma l'esame di queste figurazioni potrà riuscire molto interessante non solo per la conoscenza del monumento in sè, ma anche per più vaste considerazioni di storia dell’arte. Molte di queste rappresentazioni offriranno un nuovo contributo per lo studio di originali dell'arte greca, dai quali senza dubbio dipendono, originali che, anche

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ROMA ROMA da un esame sommario, si rivelano di età diverse. Nella volta della navata centrale, per esempio, si vedono giocolieri (fig. 12) come in un vaso di bronzo del Louvre (*), che dipende, senza dubbio, da un originale alessandrino, e che sul collo ha. una scena di pigmei come se ne vedono anche nel nostro monumento. Invece la rappresentazione di Heracles con la Esperide che gli porge i pomi sembra una metopa del quinto secolo av. Cr. (*), e non è improbabile che l'esecutore si sia inspirato appunto ad un originale di quel tempo, in cui la forma del mito, che qui vediamo riprodotta, fu più comune in Attica (°). (*) Reinach, Rép. Reliefs, II, pag. 291; De Ridder, Les bronses antiques du Louvre, fig. 52, pag. 104, ; €) Ctr. per es, la metopa di Zeus ed Hora nel tempio E di Selinunto. (+) Roscher, Lez., 1. 2, e. 2227 seg. (A, Furtwaengler).

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ROMA ROMA Si inspirarono dunque gli autori della decorazione ad originali di età diverse e nella scelta furono eclettici in quanto che=adoperarono, accanto ad elementi”artistici che possono risalire al quinto secolo av. Cr., altri che sono del quarto, altri ancora ellenistici, e riprodussero figure arcaizzanti. All’eclettismo nella scelta dei tipi fa riscontro la disuguaglianza di esecuzione nelle diverse parti; con la sicura larghezza di modellato e con'la precisa conoscenza anatomica di alcuni quadri, come una scena di ratto della volta centrale (fig. 13), contrasta la esecuzione sommaria e trascurata delle grandi figure, copiate senza dubbio da statue, che si vedono nelle navate laterali; qui l'artista ottiene il massimo effetto con pochi tocchi da impressionista sapiente, coi quali ha reso per esempio il volto di un vecchio pedagogo seduto e ammantato (fig. 14), là si indugia con rara delicatezza a riprodurre le figure di Nikai dinanzi a candelabri (fig.‘15), che ricordano assai da vicino quelle analoghe degli stucchi della Farnesina (') e sembrano uscite dalle mani di un cesellatore d'argento; altre parti sono lavorate con una tecnica che richiama gl'intagli dei cammei. Evidentemente diverse mani hanno lavorato a decorare questa basilica e le differenze che ho notato si devono spiegare in parte, io credo, con le diverse attitudini dei vari esecutori, in parte con le caratteristiche proprie di ciascun originale imitato, che si risentono ancora nella copia. La disparità di esecuzione rende naturalmente più difficile stabilire con esattezza la cronologia della decorazione. Ma forse, anche sotto questo riguardo, una simile disparità non è priva di insegnamenti per noi, poichè ci ammonisce ancora una volta contro l'uso di attribuire un monumento ad un'età piuttosto che ad un'altra, partendo dal solo esame della maggiore o minore finezza di esecuzione. volessimo appli- (!) Gusman, L'art décoratif de Rome, pl. 36, 73, 74; Paribeni, Guida?, n. 832, fig. a pag. 64.

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ROMA . ROMA care unicamente questo criterio, dovremmo giudicare di età differenti varie parti di una decorazione che sono sicuramente contemporanee. Una analisi minuta di tutti gli elementi stilistici e tecnici sarebbe in questo momento inopportuna, quando ancora non abbiamo’ dato la descrizione intera di tutti i particolari. Ma intanto si può fin da ora notare chenel la disposizione generale degli elementi decorativi e figurati, la decorazione del nostro monumento offre molte affinità con gli stucchi della casa della Farnesina e sì avvicina ad essi anche più che a quelli delle tombe della via Latina, delle quali specialmente la tomba con gli stucchi colorati .è ispirata ad un sistema decorativo notevolmente diverso. Se si volesse quindi attribuire questa decorazione al primo secolo dell'impero, credo che non si potrebbe trovare negli stucchi medesimi nessuna opposizione. Neppure la costruzione del monumento, che manca di paramento visto ed è costituita del solo emplecton, offre un criterio cronologico sicuro. È però una costruzione ottima, i cui caementa sono composti esclusivamente di pezzi di selce, tra i quali non si notano mai, almeno nelle parti visibili, nè frammenti di marmi, nè di mattoni, onde essa si rivela di età certamente abbastanza antica. Ma un più preciso indizio cronologico ci è fornito da pochi avanzi di ottima muratura reticolata, che il

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ROMA ROMA mio amico E. Gatti osservò durante alcuni lavori, del lucernario del frammenti di pronao, nel presto interrotti, sull’estradosso punto in cui esso si apriva nel soprassuolo. Questi reticolato, di buon periodo, inducono ad attribuire il monumento al primo secolo dell'impero, ossia ad una data che non è contradetta nè dalla muratura stessa della basilica, nè dalla decorazione degli ambienti. Per ora non è possibile determinare più strettamente ì termini della cronologia; ma non è escluso che ciò si possa fare, quando, terminata la esplorazione, ci sarà dato di esaminare il monumento in tutte le sue parti. Ed ora eccoci alla parte che nella ricerca deve essere necessariamente ultima, ma che risponde al quesito che si affaccia primo alla mente di chi «nbain questo edificio. Quale ne era la destinazione? La risposta credo che nou possa essere dubbia ed & quella che abbiamo dato al quesito fin dalle prime volte in cui siamo discesi nel monumento e che è stata accolta da quanti studiosi lo hanno poi visitato. I resti di um sacrificio di fondazione, trovati sotto il muro dell’abside, attestano chiaramente che il luogo era sacro. D'altra parte il carattere di ambiente sotterraneo e recondito, al quale “si ginngeva dopo un cammino certamente tortuoso e non gallerie sotterranee, rivela chiaramente che sappiamo quanto lungo a traverso non siamo di fronte ad un tempio dei più comuni. Evidentemente vi si celebrava un culto misterioso, ed a questo uso si adatta bene la forma basilicale del monumento, che fu-giä adoperata, almeno fin dal

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ROMA ROMA tempo ellenistico, per sale di misteri. Il Zelesterion di Samotrace (*) costruito circa il 260 av. Cr., a parte il fatto che non era sotterraneo, corrisponde nello schema fondamentale della pianta al sacrario di cui parliamo; il porticato che precede l'ingresso del tempio dei Cabiri, corrisponde al nostro pronao. Vi si ritrovano le tre navate interiori, divise però da colonne, ed il fossetto sacrificale dinanzi all'abside, la quale per altro, ed è qui la differenza più notevole, nell'edificio di Samotrace sta in corrispondenza di tutte e tre le navate. Uno schema basilicale ebbe pure nel secondo secolo dell'èra nostra il Bakcheion di Atene (*). Il monumento testè scoperto ebbe una destinazione analoga e viene a prendere il suo posto tra il ¢elesterion di Samotrace e la sa a ateniese degli lobakchoi, ed a portare un valido contributo alla nostra conoscenza sugli antichi edifici dei misteri ed alla soluzione del problema tante volte dibattuto dell'origine della basilica cristiana. Ormai credo che si possa affermare-con più sicura coscienza ciò che il Leroux (*) ha sostenuto affermando che i cristiani trovarono il modello delle loro chiese in queste sale, ing eui solevano rinnirsi simili confraternite pagane. Ma una delle caratteristiche principali della basilica di Porta Maggiore sta al fatto che essa era sotterranea, cid che fa snbito pensare agli tavia in questo nostro monumento non v'è nulla che spelei mitriaci. Tutallnda alla religione di Mitra, né alle maggiori cio orientali, Cibele, Iside, dèi Siriaci, che ebbero culto durante l' Impero. “Le rappresentazioni figurate sono tratte dalla mitologia classica, e l'elemento dionisiaco è senza dubbio largamente diffuso nella decorazione. L'origine di questi misteri dovrà cercarsi dunque piuttosto nel mondo greco che in quello orientale. 11 Leronx (*) studiando l'origine dell'abside negli edifici classici, ha messo bene in evidenza il fatto che l'arte del quinto e del quarto secolo av. Cr. naos con abside e la tholos rotonda solamente per culti adoperava di dei ctonii, e più il tardi l’uso si estese ad altri generi di costruzioni. A culti di dèi ctonii ci riportano pure gli avanzi del sacrificio di un porcellino lattante e di un cane (5) rinvenuti sotto l’abside, sacrificio certamente catartico, come attesta la natura degli animali immo- lati. In Grecia il porcellino lattante era sacrificato soprattutto nelle cerimonie di espiazione, ed il sangue di esso era considerato uno dei mezzi più potenti di puriticazione (*). Più raro è'il sacriticio del:cane, ma del pari essenzialmente catartico ed ‘espiatorio, come è provato da molti luoghi di autori antichi (”), innanzi tutto di (*) Conze, Hauser, Benndorf, Untersuchungen auf Samotrake. II, pag. 29, fig. 6 e tav. I; Leroux, op. cit., pag. 190 seg., fig. 59; Springer-Michaelis-Wolters, Handbuch, 1%, pag. 380, fig. 706. €) Judeich, Topogr. d. Stadt Athen, pag. 262, fig. 83; Leroux, op. cit., pag. 318, fig. 73. €) Leroux, op. cit, pag. 318 -segg. ©) Leroux, op. cit, pag. 206 segg. €) Le ossa furono esaminate dal ch. prof. U. Rellini. €) Va Stengel, Griech. Kultusalteriimer, pag. 144 segg.; Daremberg et Saglio, Dict, III, 2, pag. 1411 (Bouché-Leclerg); Ausonia, VIII, pag. 164 (Savignoni). (9 V. lo indicazioni bibliografiche in Daremberg-Saglio, Dict., IV, 2, pag. 958 (E. Legrand).

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ROMA — 48 — ROMA Plinio (') e di PIntarco (*). I Greci lo immolavano ad Hekate (*) e solo gli efebi di Sparta anche ad Ares, il dio seminatore di strage (*), ed in questo caso la cerimonia aveva luogo di notte, come era uso frequente per i sacrifici a numi ctonii. Anche a Roma il sacrificio del cane fu sempre connesso con cerimonie espiatorie e catartiche (°). Con questo sacrificio dunque i fondatori della basilica sotterranea di Porta Maggiore vollero compiere un rito di purificazione e di espiazione, inteso evidentemente a placare i numi ctonii e a renderli propizi al nuovo edificio e, quel che più importava, agli atti che si dovevano compiere in esso. Che altri sacrifici del medesimo carattere si fossero fatti anche dopo la costruzione del monumento, quando era in uso, parrebbero attestarlo le poche ossa di porcellino- trovate nel cunicolo sotto il pronao, avanzi forse delle purificazioni che dovevano precedere ogni iniziazione (*). D'altra parte la decorazione stessa di tutto l’ambiente è bene intonata al carattere di un luogo di misteri nel quale dovevano compiersi cerimonie di purificazione. A riti di tale natura alludono alcune scene figurate nella navata laterale sinistra; e forse anche gli oscilla, dei quali si vedono numerose riproduzioni, accanto alla funzione decorativa, avevano pure quella di ricordare la loro proprietà purificatrice per mezzo dell'aria (7). I misteri che si celebravano nel monumento dovevano tendere, come tutti quelli antichi, al conseguimento della felicità nell’oltretomba. Nelle scene di ratto (fig. 13 e 16) e di liberazione, che vi sono figurate, si può scorgere un'allusione alla sorte dell'anima liberata dai vincoli della morte e rapita nel mondo di là. Un accenno al medesimo concetto si può vedere anche in un quadro del pronao — uno dei pochi già puliti — che rappresenta una scena di apoteosi, in cui l’esdolon del morto è (2) Plin, N. If, XXIX, 58. (*) Plut., Quaest, Rom., 68, 111. (*) La Eileithyia di Argo, a cui si sacrificavano cani (Plut., Quaest. Rom., 52)è una forma di Hekate (Roscher, Léz., I, 2, c. 1897 (Stending); Rohde, Psiche, trad. ital., II, pag. 77 (418), n.2). Anche Genetyllis era simile ad Hekate per testimonianza di Esichio (s. v. Feverv4(4)ts) e perciò le si immolavauo cani. 7 (*) La spiegazione di Plutarco (Quaest, Rom., 111) secondo la quale il cane era sacrificato ad Ares come TQ govixwrdrp Seay, mi sembra preferibile a quella di Pausania (III, 14, 9) secondo cui gli efebi sacrificavano il cane Ser 79 dAxuordrp zolvovres Iegeiov xarà yvóuny civas rd dixubraroy Zpoy ray hutgaw. Per il carattere ctonio di Ares v. Roscher, Lez.; I, 1, c. 486 seg. (Stoll). (*) Sacrifici di cani si fecevano nei sn (Wissowa, Rel. und Kultus d. Romer’, pag. 210; Marquardt, Le culte chez les Romains, II, pag. 179) e a Mana genita per la fertilità delle donne; nei robigalia (Wissowa, op. cit, pag. 196) e in genere come sacrificio piaculare (Wissowa, op. cit, pag. 393, n. 5). i (*) Per le purificazioni che precedevano le iniziazioni ai misteri di Eleusi y. Foucart, Les mystères d' Éleusis, pag. 288 segg. (*) Sul carattere di purificazione degli oscilla, v. E. Cactani-Lovatelli, Antichi monumenti illustrati, p. 213.

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ROMA Roia portato in alto da un genio (*). E non è improbabile che la grande composizione dell'abside alluda appunto al viaggio dell'anima verso le isofe dei beati (fig. 9). Sulla natura di questi misteri per altro non credo sia lecito dire di più oggi. Forse quando tutti i particolari si potranno meglio vedere e studiare, si giungerà a risultati più sicuri che porteranno, speriamo, nuova luce sugli intricati problemi delle Fio. 15. antiche religioni mistiche, sulle relazioni tra loro, sugli infiussi scambievoli, ma che forse susciteranno ancora nuovi quesiti; è meglio perciò non affrettare conclusioni e rinviare a tempo più opportuno lo studio preciso di questi importanti problemi. Ma, se non è possibile conoscere ancora con precisione i riti che si celebravano nel monumento e le credenze di coloro che vi convenivano, credo che invece noi possiamo identificare con molta verosimiglianza i proprietari di esso. (*) Cfr. il gran cammeo di Francia (Fartwaeugler, Ant. Gemmen, tav. LX); il rilievo del palazzy dei Conservatori (Helbig-Amelung, Führer? I, n. 990, pag. 567 segg.; Strong, Roman Sculpture, tav. XXI, 2, pag. 237); Mus. I, pag. 882, tar. e la base della colonna Antonina in Vaticano (Amelung, Sculpt, d. Vat. 116; Helbig-Amelung, op. cit, I, n. 123, pag. 74; Strong, op. cit., tav. 82, 1, pag. 270 seggi). Norizia Scavi 1918 — Vol. XV.

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ROMA ROMA Innanzi tutto bisogna tener presente che il genere della costruzione sotterranea, eseguita con mirabile solidità e cura, e specialmente il lusso della decorazione, condotta sul posto da artisti che erano senza dubbio tra i migliori del genere dimostrano chiaramente che l’edificio dovette essere molto costoso e che per conseguenza apparteneva ad una classe di gente ricca. Il fatto che il monumento era sotterraneo e che vi si celebravano riti mistici, sui quali si voleva mantenere il segreto, o che almeno si volevano circondare di una parvenza di segreto, attesta evidentemente che quelli che vi si riunivano disponevano pure del soprassuolo o, in altri termini, che i proprietari del soprassuolo dovevano essere iniziati e forse i capi della setta. Basterà quindi identificare i proprietari del terreno nel tempo in cui il monumento fu costruito, per sapere a chi esso appartenesse.

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ROMA ROMA La località, situata sulla sinistra della via Prenestina, presso al punto ove essa si divideva, almeno fin dagli ultimi tempi della Repubblica, dalla Labicana (1), era al principio dell'Impero extra-urbana e ricca di sepolcri. A duecento metri circa dal nostro monumento, sullo stesso lato della via, esistevano infatti nel primo secolo dell'èra nostra le ‘sepolture dei servi e dei liberti della gens Statilia (?), che ci hanno reso una larga messe di materiale epigrafico (*). A duecento metri dunque dalla basilica sotterranea stava un Angusto-a Claudio pezzo di terra che nel periodo apparteneva certamente agli Statilii. di tempo che va da Sorge quindi spontaneo il sospetto che la proprietà di questa gente ricchissima si estendesse anche alla zona vicina e comprendesse il terreno nel quale era scavata la basilica e che nessuna via o diverticolo, per quanto sappiamo, divideva dalle sepolture (*). Se la induzione si fon. dasse solo su questo sospetto così generico, potrebbe sembrare forse un poco debole; ma credo che essa acquisti un valore di probabilità molto più forte, quando si consideri che nel sepolereto degli Statilii fu trovata la bella urna di marmo greco, ora nel*Museo delle Terme, sulla quale è scolpita una scena relativa a misteri (*). La ipotesi che in quell'urna fossero raccolte le ceneri di un iniziato ai misteri è ovvia e pienamente giustificata; la formulò già infatti la contessa E. Lovatelli che per prima la illustrd. Non sappiamo precisamente quale personaggio fosse sepolto in quell'urna, ma certo per il costo del materiale e del lavoro non doveva trattarsi di un umile schiavo. L'urna del Museo delle Terme ci rivela dunque una relazione tra la familia degli Statilii e le religioni dei misteri. fatto che nno dei liberti sepolto nel colombario E un secondo indizio è fornito dal presso Porta Maggiore cognome di Mystes (*), non molto frequente nella onomastica latina aveva il e che ben si addice ad una famiglia della quale facevano parte iniziati. Tutte queste considerazioni mi sembra che rendano probabile la ipotesi di un rapporto tra la basilica recentemente scoperta e le tombe che si trovavano immediatamente vicine ad essa, o in altri termini, che questa basilica appartenesse appunto: S (1) V. Jordan, Topogr. d. Stadt Rom, I, 1, pag. 857 segg. (*) Jor an-Huelsen, op. cit., I, 8, pag. 363, n. 52; Richter, Roem, Topojr., pag. 352;. Lanciani, 7. U. R., tav. 31; Kiepert-Huelsen, F. U. RA, tav. IL (*) C. I. L, VI, 6213-6640. (*) Tra il sepolereto e il punto in cui è scavata la basilica passavano ai primi tempi dell'Impero gli archi dell'acqua Marcia; ma le zone di rispetto che dovevano trovarsi ai lati degli acquedotti non erano necessariamente vie pubbliche, e costituivano solo una servitù per i proprictari dei fondi (v. De Ruggiero, Diz. epigr., I, pag. 548). Nulla quindi impedisce di credere che un acquedotto potesse passare in mezzo a terreni di uno stesso proprietario. (*) Helbig-Amelung, Fuhrer’, IL n. 1325, pag. 114 segg.; Paribeni, Guida’, n. 334, pag. 79; Not. d. Sc., 1877, pag. 321; De Ruggiero, Guida del Museo Kircheriano, pag. 3, n. 1. La prin a illustrazione è della contessa E. Lovatelli, Bull. Com., 1879, pag. 1 segg., ristampata in Antichi Honumenti illustrati, pag. 25 segg.; una nuova illustrazione è dovuta a G. E. Rizzo, Roem. Mitteil., 1910, pag. 106 e 181 seg., tav. VII, che ha pubblicato una prima riproduzione esatta del monumento. Cfr. anche "Ep. dez., 1911, pag. 44, fig. 3 (Svoronos). Una interpretazione alquanto diversa dà P. Foucart, Les mystères d'Éleusis, pag. 198; cfr. Ausonia, VIII, pag. 154, n. 5 (Savignoni). ( O. I. L., VI, 6682. Era un liberto di T. Statilio Tauro console del 44 dell'e. v. Cfr. C.Z. Z., VI, pag. 1012; Dessau, Prosopogr. Imp. Rom., Ill, n. 618, pag. 265,

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ROMA ROMA agli Statilii i quali vi si riunissero coi loro amici e liberti per la celebrazione di riti, a cui essi stessi fossero iniziati. Ma, giunti a questo punto del ragionamento sorgerà spontaneo alla memoria un ricordo che ci darà, credo, la fiducia quasi asso-luta nella giustezza della nostra ipotesi: il ricordo della fine di T. Statilio Tauro, il console del 44 d. Cristo. Tacito (') narra che Agrippina, desiderosa di impadronirsi degli orti di questo personaggio, famoso per le sue ricchezze, lo fece accusare da Tarquizio Prisco, che era stato suo legato durante il governo proconsolare dell'Africa; ma Tauro si tolse la vita prima della sentenza del Senato. L'accusa consisteva, piuttosto che in pochi delitti di estorsione, in pratiche magiche (pauca repetundarum crimina ceterum magicas superstitiones). Che sotto il nome di magicae superstitiones potessero esser comprese non solo pratiche magiche propriamente dette, cioè operazioni di fattucchieri, intese a costringere la natura alla volontà del mago, ma anche pratiche di culto mistico e segreto, non è necessario dimostrarlo (*); chè anzi col-vocabolo superstitio Tacito indica appunto culti mistici o orientali del genere di quelli che dovevano essere praticati nella basilica di Porta Maggiore, e non diversamente egli qualifica pure il Cristianesimo (*). Mi sembra quindi sommamente probabile la ipotesi che la recente scoperta ci abbia restituito il luogo nel quale T. Statilio Tauro compiva, insieme con altri iniziati, raccoltiin una sua proprietà suburbana, quei riti che servirono di pretesto ai snoi nemici per mandarlo in rovina. F. FoRNARI. (*) Tac., Ann., XII, 59. (*) Cfr. Daremberg-Saglio, Dict., III, 2, pag. 1497 (Hubert). (2) Nel celebro luogo degli Annali, XV, 44, il Cristianesimo è chiamato exitiabilis super| stitio; altrove (Ann., XIII, 27), Pomponia Graecina è detta externae superstitionis rea.