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GABRIELLA MORETTI
Tolomeide di Cirene. Musicologa dell’antichita
Nella storia della trattatistica musicale dell’ Antichità una presenza più
unica che rara & Tolomeide di Cirene, autrice di un’opera intitolata Introduzione pitagorica alla musica, della quale Porfirio tramanda alcuni estratti nel
Commentario agli Elementi armonici di Tolomeo'.
Nome. Porfirio di Tiro nomina Tolomeide, specificandone l’etnico, più
volte: [rokcpais à Kupnvaia in I, 2 (p. 22,23 D.), à Mrodepats ibid. (p. 23,24
D.), n Kupnraia Htodepats ibid. (p. 25,3 D.) e 1, 7 (p. 114,7 D.), à Kupnvaia in
L 2 (p. 26,4-5 D.). Nonostante il titolo del suo scritto, il nome Tolomeide non
compare nell'elenco delle donne pitagoriche apprestato da Giamblico, Vita
di Pitagora 267 (p. 146,17-147,6 Klein, cf. 58 A Diels-Kranz, = 33 A Timpanaro
Cardini)’. Bullialdus 1644, p. 276, ritiene Tolomeide anteriore a Porfirio, seguito da Ménage’, che la considera una pitagorica per aver seguito «Pythagoricos canonas»:
' Edizioni di riferimenta per Porfirio e per gli Elementi armonici di Claudio Tolomeo sono quelle di Düring 1932 e 1930. Si vedano le recenti traduzioni degli Elementi Armonici di Claudio
Tolomeo a cura di Santos Santos 1999 e Raffa 2002.
© Sulla presenza femminile nelle scuole filosofiche dell’antichita, cf. Pomeroy 1977, in part. pp.
57-58, Whaite 1987, e per una panoramica sulle donne colle dell'antichita, De Martino 1991.
Lefkowitz-Fant 1992’ (cf. in particolare § VII. Occupations. The arts and entertainment, pp. 215-218),
Vendries 1999 (cap. VI, 58 5-6, e pp. 347-355, 375-382) e Bélis 1999, pp. 37-60, dedicano dei paragrafi alle esecutrici musicali, ma non menzionano Tolomeide, come esperta di teoria musicale 6
come filosofa. Una figura femminile di scrittrice con interessi musicali potrebbe essere Panfila,
conosciuta come storica, autrice di uno scritto intitolate oropikà tropunnare. Nel fr. 9 Cagnazzi
è riferito un aneddoto sul rifiuto del doppio aulos da parte di Alcibiade: cf. Cagnazzi 1997, pp. 33,
90-100, con De Martino 1991, pp. 37-38. CE, inoltre, Vérilhac 1985, pp. 88-89, per danzatrici e suonatrici negli epigrammi funerari, e Pavia 1997-1998, che dedica in particolare due paragrafi rispettivamente a una danzatrice e ad un’arpista di nome Polygnota. Vd. anche le epigrafi della sezione
2. Artiste in Ferrandini Troisi 2000, pp. 23-43.
* L'Historia Mulierum Philosopharum diG. Ménage fu pubblicata come opera autonoma a Liane
nel 1690 e una seconda volta ad Amsterdam nel 1692 come supplemente al vol. 2, pp. 487-505, di
un’edizione con commento dell’opera di Diogene Laerzio, curata da H. Weltstein, insieme a In
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XE HTC,
in Pythagorica musices institutione, a Porphirio, Commentario in Harmonica Ptolemaei. [...] Qua autem actate vixerit Cyrenaea haec Ptolemais, incertum est. Cum
eius testimonio utatur Porphyrius, ante Porphyrium vixisse constat, qui vixit sub
Aureliano. Vixerit fortasse eodem, quo lulia Domna Imperatrix tempore, cuius
exemplo verisimile est plurimas mulicres studiis operam dedisse. Tunc autem
diu erat, quod desierat Pythagorica secta; quaerit scilicet Porphyrius in vita
Pythagorae, cur philesophia Pythagorea exstincta esset: quam diu ante sua tempora exstinctam ex vius oratione colligimus. Quare eum Ptolemaida Cyrenaeam
sectae Pythagoricae adscripsimus, non in omnibus Pythagoricam fuisse dicere
voluimus, sed hac tantum, numerorum doctrinam quod spectat, Pythagoricos
canonas sequutam fuisse.
Poestion 1882, pp. 117-119, alla voce su Tolomeide fa un excursus generale
sulla teoria musicale pitagorica, concludendo vagamente: «und uns in der
Pythagoräerin Ptolemais sogar eine Musikschrifstellerin entgegentritt. Sie
schrieb über pythagoräische Musik und über Musik überhaupt, und zwar,
wie es scheint, ziemlich ausführlich». Nel commentare Porfirio, Comm, |, 2,
Düring 1934, p. 144, sostiene che questi reperisce i passi di Tolomeide da
Didimo, autore di eta neroniana citato insieme a lei in 1, 2 (p. 25,3-7)', e che
lo scritto della Cirenaica &, nel genere del manuale scolastico di epoca imperiale, un semplicissimo catechismo con affermazioni interessanti (i pitagorici che rifiutano la sensazione per la ragione), la cui articolazione per domanda e risposta lo avvicina all’Introduzione all’arte musicale di Bacchio il Vecchio’. Ziegler, curatore nel 1959 della voce enciclopedica dedicata a ToloDiegenem Laertium Observationes et Emendationes (vd. Zedler 1984, pp. XX-XXI). L'Historia & appunto concepita come naturale complemento dell’opera di Diogene Laerzio. La voce dedicata a
Ptolemais: Cyrenaca nel testo latino della terza edizione, pubblicata a Lipsia nel 1823 e curata da C.
lacobitz, ricalca la struttura della seconda, dal momento che I’ Historia & inserita tra commentari
all’opera di Diogene Laerzio, vol. 2, p. 631, Zedler conosce questo testo in una ristampa del 1830
attribuita a H.G. Huebnerus, che, come appare dal frontespizio, scomparve prematuramente, per
cui l’opera fu completata da lacobitz. Inoltre, Wolfius nel suo Catalogus Foeminarton, contenuta in
Sapphus, poctriae Lesbiae, Fragmenta et Elogia del 1733, inserisce a p. 437 una voce Ptolemais Cyrenaen,
che € sostanzialmente una parafrasi dal testo latino di Ménage. Dell Historia menagiana sono state
curate una traduzione inglese, in appendice ad un volume miscellaneo sulle vite dei filosofi antichi (Londra, 1702, pp. 535-564), ed una francese abrégé inclusa come supplemento nel vol. 3, pp.
193-295, alla traduzione francese dell’opera di Diogene Laerzio, effettuata da J.D. de Chauffepie
(Amsterdam, 1758, ristt. [761 ¢ 1796, ridotta in due volumi -vol. 2, pp. 466-467-). A sua volta Zedler
traduce nel 1984 l'Historia di Ménage dal testo latino delle edizioni del 1690 e 1692, La voce
Ptolemats & ap. 69. A detta di Samfiresco 1902, p. XV, modello dell’ Historra menagiana potrebbe
G. MORETTI - TOLOMEIDE DE CIRENE MUSICOLOGA DELLIANTICHITA
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meide nella Paulys Realencyclopädie der Classischen Altertumswissenschaft, sulla base del nome ritiene che ella sia vissuta e abbia scritto non prima dell’epoca dei Tolomei". Quindi, Düring individua il termine basso della cronologia (Didimo, eta neroniana) e Ziegler quello alto (inizio dell’eta ellenistica,
grazie all’onomastica). Tali termini temporal, ignorati da Zedler 1984, p. 63,
che colloca Tolomeide nel II-III sec. d.C., sono, invece, ben presenti a Barker
1989a, pp. 230 e 239, n. 133. Infatti, egli ritiene che la Cirenaica possa essere
datata tra III sec. a.C. e inizio del I sec. d.C., con una preferenza per il termine tardo. Inoltre, a detta dello studioso inglese, Porfirio, nel citare Tolomeide, non sottolinea il suo essere donna, fatto eccezionale nella musicologia antica, e il titolo dell’opera della Cirenaica non depone per una sua classificazione come pitagorica, visto che gli aristossenici vengono da lei presentati sotto una luce molto favorevole (p. 230). Ancora, gli scritti di Tolomeide e di Bacchio il Vecchio si collocano su un piano diverso rispetto ai
Problem aristotelici (XIX). Anche quest’opera ha una struttura a domanda e
risposta, ma per via della genesi compilatoria spesso offre per lo stesso problema risposte differenti (p. 85)’. Barker, curando nel 2001 lo studio Armonica, nella Storia della Scienza per Istituto dell’Enciclopedia Italiana, valuta
l'importanza della Cirenaica quale fonte posteriore per la descrizione delle
procedure pitagoriche sullo studio della scienza armonica, con riferimento
al fr. 2a, paragonato alla Sectio Canonis (pp. 917-918). West 1992, p. 239, richiama Tolomeide per suggerire un collegamento con un altro cirenaico,
Eratostene (I}I-II a.C.)". Quindi, egli precisa che ¢ una musicologa di datazione incerta, inoltre nei frammenti della sua opera confronta in un tentativo di mediazione l'approccio musicale dei pitagorici, che privilegia la matematica, e quello empirico degli aristossenici“, e infine recupera l’opinione di
duzione italiana con note di Zanoncelli 1990, pp. 245-304. Inoltre, Mathiesen 1999, pp. 583-585 e
592-593, collega Tolomeide e Bacchio anche per via di un fantomatico secondo trattato di costui
relativo alla fallibilita degli organi di senso, che spinge i jpatnertiKoi all’uso del canone per misurazioni precise dei suoni. Questo passo à edito da Bellermann 1841, p. 101 ss., e da von Jan 1895a,
pp. 285-286, è attribuito a Dionisio, contemporaneo di Bacchio. Esso & citato quasi alla lettera in
Manuele Briennio, El. arm. Hl, 6 (p. 174,12-178,5 Jonker). Sul problema cf. anche Zanoncelli 1990,
pp. 247-248.
* Come osserva Masson 1993, il nome Folomeo divenne popolare nel mondo antico con l'affermazione della dinastia dei Tolomei in Egitto all’inizio dell'epoca ellenistica. In particolare, su
origine e diffusione del nome Irenes, vd. p. 163.
essere stato il De legibus counubratibus et de ture marttale di A. Tiraquellus, edito nel 1546, ma su que-
* Barker ritorna su Tolomeide in due articoli, uno del 1991, nel quale alle pp. 104-105, n. 2, la
definisce anteriore a Didimo, ed un altro del 1994, sottolineando a p. 65 che ella @ unica musicologa dell’Antichita ¢ che Porfirio ne cita à frammenti dalla fonte di Didimo. Insieme a quest’ultimo
sta possibilita Zedler, pp. XXV-XXVL n. 20, si mostra scettica, osservando che questa fonte non e
citata da Ménage, pur ammettendo che tra i due sono in comune ben ventinove nomi.
L'interrogativo si ripropone per Tolomeide, dal momento che Wolfius 1733, tra le poche aggiunte
dato, nella voce enciclopedica dedicata da Barker a Tolomeide nella terza edizione de The Ovford
Classical Dictionary e ricordata anche la struttura in domanda e risposta dell‘opera e Yargomento
relativo all’acceso dibattito ragione/sensazione tra pitagorici ed aristossenici. Sull’ ultime aspetto,
al testo menagiano, riferisce per l'iniziale Cyrenava: «(mendose a Tiraquello pag. 119 a. Cyrertensta
vd. anche Barker 2001, pp. 918 e 924.
* Sulla teoria musicale di Eratostene, vd. Knaack 1907, Michaclides 1978, p. 109, West 1992, pp.
dicta)».
' Su Didimo, vd. oltre.
> Su Bacchio il Vecchio o Geronte, vd. Vedizione curata da van Jan 1895, pp. 283-316, e la tra-
169-170, 237-239, Geus 1995, Zaminer 1996-2000, vol. 4, col. 47, Mathiesen 1999, pp. 466-471.
* Su tale aspetto, in relazione ad Eratostene, insiste anche Geus 2002.
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EN nn;
Düring, affermando che Porfirio lesse in Didimo i passi di Tolomeide.
Mathiesen 1999, pp. 515-516, in un paragrafo dedicato al Commentario di
Porfirio nomina Tolomeide e offre un resoconto dei tre frammenti, ma afferma ap. 515, n. 45: «nothing at all is known of Ptolemais except that she is a
woman». Una voce enciclopedica sulla Cirenaica è stata curata da Harmon
in Der Neue Pauly, vol. 10 (2001), coll. 571-572, ma lo studioso evita accuratamente ogni prununciamento, limitandosi ad affermare che l'opera della
nostra autrice è «im Frage-Antwort-Stil kaiserzeitlicher Schulbücher».
Titolo. Iydayopırn THs povouis ororxeiwors ovvero Introduzione pitagorica alla musica à il titolo completo dell’opera di Tolomeide, come é riferito
da Porfirio, Comm. 1, 2 (p. 22,23-24 D.). Egli, ibid. (p. 23,24 e 25,4 D.) la denomina anche eicaywyú, espressione apparentemente usata solo per brevità.
Inoltre, la nostra fonte in Comm. 1, 2 (p. 23,10 D.) ne definisce l'andamento
con la formula kat’ épornour… Kal ämékproiv", Zanoncelli 1990, p. 248, introducendo la sua traduzione italiana dell’opera di Bacchio il Vecchio, intitolata Eioaywyú Téxvns povaikis cioè Introduzione all’arte musicale, che ha,
come notava Düring 1934, p. 144, in comune con l'opera della Cirenaica la
struttura domanda-risposta, sostiene che quest’ultima «nello studio delta
disciplina, non è per principio legata allo stadio iniziale». Quindi, richiamando proprio l’opera di Tolomeide di Cirene, specifica: «le interrogative
dirette vi compaiono come espedienti per richiamare l’attenzione ed ordinare la materia, quasi con la stessa funzione di titoli di paragrafi». Per
Thesleff 1965, p. 242, n. ar. 10, il titolo orouxelwors sarebbe indicativo della
tarda eta ellenistica e rinvia agli esempi riportati da Dörrie-Dörries 1966, s.v.
Erotapokriseis, in part. coll. 345-346". In proposito, sembra pertinente aggiungere che Agostino, Sulla Musica I, 1 esordisce con un serrato botta e
risposta tra maestro e allievo, che culmina nella definizione di musica come
scientia bene modulandi (cap. 2). Sul sostantivo bizantino é€pwtamoKpiats, che
ben si attaglia alla definizione attribuita da Porfirio all’opera di Tolomeide,
vanno aggiunte le considerazioni di Cribiore 1996, pp. 53-55. In particolare,
la studiosa a p. 54 afferma: «The formulation of questions and answers must
have originated in schools: it was a very effective didactic procedure that
from teachers passed to textbooks in different versions and which, under
the influence of Christian literature, was used in the medieval period».
G, MOREITI - TOLOMEIDE DI CIRENE, MUSICOLOGA DELL'ANTICHITA
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Arnim: «Alcuni dicono che la parte logica della filosofia si divide in due
scienze: la retorica e la dialettica... La scienza retorica riguarda l’espressione forbita nel discorso e la dialettica la discussione coerente nelle argomentazioni per domanda e risposta. Pertanto la definiscono anche cosi: la scienza di cid che & vero, o falso, o né vero né falso» (trad. Radice)”. Quindi, lo
scritto di Tolomeide @ composto secondoi criteri della dialettica e può aver
avuto una circolazione in ambienti legati alla scuola. Resta, però, da chiarire quale circolazione abbia potuto avere un manuale di teoria musicale, visto che, come segnala Marrou 1966’, pp. 191-195, in epoca ellenistico-imperiale, quella in cui visse Ja Cirenaica, il sapere musicale & progressivamente
messo ai margini dei programmi d’insegnamento. Questa tendenza diviene
tanto preoccupante che Aristide Quintiliano (almeno II! sec. d.C.) si sente
quasi obbligato a scrivere un Tlepi povotkis, che offra una speranza di salvezza contro il naufragio dell’intera materia musicale.
Storia degli studi. Un’edizione parziale del fr. 1 di Tolomeide, corredata di traduzione latina, era gia in Bullialdus 1644, pp. 276-277, più di cinquant’anni prima dell’editio princeps del Commentario di Porfirio condotta da
Wallis nel 1699. [ tre frammenti di Tolomeide di Cirene sono stati raccolti
per la prima volta nel 1739 da Wolfius in Mulierum Graecarum Fragmenta
Prosaica, pp. 204-209, con testo greco e traduzione latina tratti dall’edizione
di Wallis e numerati come frr. 157-159. «Fragmenta Ptolemaidis Cyrenaeae
nondum edita sunt» è l’espressione utilizzata da Düring nel 1932 in apparato a p. 22,23 dell’edizione di Porfirio e sottolineata da Ziegler 1959. In
realtà, sia Fabricius 1790-1809 che Höeg 1934, p. 324, n. 1, dimostrano di
conoscere la raccolta di Wolfius, mentre non sembra fare altrettanto Padre
Martini, quando nel tomo terzo della sua Storia della Musica (1781) cita, nella
traduzione latina di Wallis (in nota) e nella sua versione italiana, i frr. 1-3
della Cirenaica'. Nel 1965 Thesleff inserisce il testo greco dei frr. di
Tolomeide in The Pythagorean texts of the hellenistic period, pp. 242-243, senza
numerarli, disposti in un ordine alterato, diversamente virgolettati rispetio
a Düring e accompagnati da scarne note. Ancora, Barker nel secondo volume di Greek Musical Writings del 1989, pp. 239-242, fornisce una traduzione
inglese dei passi relativi a Tolomeide, senza numerazione propria, seguita
Inoltre, ricordiamo almeno due titoli con il sostantivo ororxeiwors: Epicuro,
Pro né Aoytkor pépos dar vur cis ate maesetgdar Etat pas. cis pmropikile Kai cis
fr. 56 Usener dcbeka oToryetescers, ed Eudromo, fr. 1 von Arnim Adin) Ten
xeimots. Si veda, infine, la considerazione fatta da Crisippo, vol. 2, fr. 48 von
MAAQK TRY. = - TA TC PATOpURNE TUE oboar Tot et Nyeur Bepe Tear re MEE AG yet! Ket TI
“Anche Porfirio & autore di uno scritto composte à domanda e risposta: Lényoms eis tas
“\aototé hoes sarnyoplas Kara sera Kar dnörpuene, ed, Busse, in Commentana in Aristotelem
Graeca, vol. IV/1, pp. 55-142.
“Sull'argomente, cf. anche Hunger 1986, Garzya 1992, Hörandner 1994,
SAANKTURTY The play dade yen mept Terr Or Ein oren wen Grompie Aöyanı Wer ken otters aia
Ae
öpilorran ERITH GANT Keet dl VOC Keet DE TE Ft
"I riferimento cade nell’ambito della trattazione del monocordo pitagorico: pp. 243-247, nn.
126-129, In particolare, nella n. 126 Padre Martini cita il passo di Fabricius 1790-1809, vol. 1, p. 884,
ma non quello in vol. 3, p. 651, dove & contenuta la notizia della raccolta di Wolfius. Infine, confrontande l'estensione dei frr. di Tolomeide marcata da Wolfius v Martini attraverso la comune
versione latina di Wallis, si nota che il primo e uguale, mentre il secondo e il terzo non lo sono,
risultando leggermente più brevi in Martini.
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da note, sempre sulla base del testo di Düring. Nel 2001, Barker inserisce la
proprio dal monocordo", la seconda (rr. 5-9), relativa alla prima domanda,
versione italiana del solo fr. 2a nel suo studio sull’Armonica (p. 917), a dimosi sofferma sulla distinzione tra karorıkös, lo studioso pitagorico, e pou
strazione delle procedure pitagoriche sullo studio della scienza armonica'’,
Wolfius, Thesleff e Barker hanno concentrato la loro attenzione sul cap. 2
del [libro del Commentario di Porfirio, brano dove sono citati i tre frammenti
dall’opera della Cirenaica, ma hanno tralasciato un altro passo, nel quale ©
nominata Tolomeide: I, 7 (p. 114,7 D.), ricordato da Salinas in uno scritto del
1566", Ziegler 1959 e Alexanderson 1969, pp. 53-54, utile per definire con
gtkós, Aristosseno e i suoi seguaci, i quali nelle loro indagini si basano sulla
sensazione, come sara chiaro dai successivi frr. di Tolomeide. L'agg.
maggiore precisione statura intellettuale e cronologia della nostra autrice.
La numerazione dei frammenti da noi fornita procede secondo le virgolettature date da Düring nell’ edizione del 1932.
Frr. 1a-b [= Porfirio, Conn. I, 2 (p. 22,22-23,22 D.); = Bullialdus 1644, pp.
276-277 (= p. 22,25-23,20 Düring); = Wallis 1699, p. 207, Wolfius 1739, pp.
204-207, Fr. 157; = Martini 1781, pp. 243-245, n. 127; = Thesleff 1965, p.
úppovkós @ termine medio in entrambe le definizioni. A p. 23,10-12 © presente il fr. 1b di Tolomeide, consistente in domanda e risposta sulla base teorica degli studi condotti sul monocordo, composta da apporti di musici e
matematici. Segue a p. 23,13-22 un intervento, forse di Porfirio, nel quale à
precisata l’affermazione della Cirenaica: tra pouoikoi e paÔnpaT
kot ci sono i
Kavorıkot, che distribuiscono a entrambi spunti di ricerca a partire dalla sensazione e ai secondi anche facendo uso del calcolo. Sembra di intravedere
una gradazione di procedimenti con una componente di astrazione crescente passando da povotkot a nadnnarıral.
22
243,12-18 (= p. 22,22-30 Düring), 18-21 (= p. 23,10-12 Düring); = Barker
1989a, pp. 239-240]. Bullialdus cita un passo leggermente pit breve, a partire da ‘I obv Kavovımn tpaypateia, corrispondente nell’edizione Düring a p.
22,25, fino a kai 74 TapaTAnota, p. 23,20 Düring. Thesleff riporta solo i righi
virgolettati da Düring come frr. di Tolomeide. Per Alexanderson 1969, p. 21,
si tratterebbe di un unico frammento di Tolomeide da p. 22,25 a p. 23,22 0,
comunque, risulta difficile stabilire se Porfirio a p. 23,1-9 e soprattutto ai rr.
13-22 stia commentando due passi dall’opera di Tolomeide riportati a p.
22,25-30 e 23,10-12. Barker, n. 138, conferma il dubbio per p. 23,13-22. A noi
sembra preferibile questa scansione: dopo la menzione di Tolomeide e del
titolo della sua opera (p. 22,22-24), troviamo a p. 22,25-30 il fr. 1a della
Cirenaica. Esso @ composto da due domande con relativa risposta. Il primo
quesito (rr. 25-27) è su chi si occupa della kaon, cioe i Pitagorici. Essa é
attualmente chiamata apyovıkn. I secondo quesito (rr. 27-30) è sulla etimologia della parola karorıkn. Essa non & legata al monocordo, Karen, bensi al
rigore del suo metodo di indagine nell’individuazione dell’esatta configurazione delle armonie. A p. 23,1-9 c’é un intervento, forse di Porfirio, contenente due osservazioni: la prima (rr. 1-5), collegata alla seconda domanda,
corregge l’etimologia proposta da Tolomeide per kavovırn, che deriverebbe
* Mentre if presente articolo era in elaborazione, fa scrivente ha ascoltate Vinteressante intervento della Prof.ssa Eleonora Rocconi, dal titolo Uhr anaimate al femmonile: V'brtrodseztene pitagonen
alla msica dé Tolemaide di Civene, vel corso del Convegno Internazionale svottosi a Chieti il 29 e 30
ottobre 2001, intitolato Ars/Techite. N anuiale tecnico nelle cavilter greca romane, ospitato alle pp. 9914 degli atti curati dalla Prof.ssa Celentano e pubblicati nel 2003.
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THE povere CrLa TARY Kel TIP Tepe Toby pps Kat The yep peer,
Si tratta del Mrisices Liber Tertius, unico sopravvissuto di una menogratia sulla musica in tre
libri. Esso sie conservato nel ms, 7425 della Biblioteca Nacional de Maitrid ed e stato pubblicato e tradotto in spagnolo nel 1993 a cura di Goldaraz Gainza e Moreno Hernandez. Salinas & anche autore del De Musica Librt Septem, pabblicate a Salamanca nel 1577.
""Folomeo, EL arm. 1, 2 (p. 5.11-13 D.) sostiene la derivazione del sost, caver dal verba
xarwicen. E Porfirio sta commentande questo passo di Tolomeo. Cf. Rafla 2002, pp. 101-103.
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G. MORETTE - TOLOMEIDE DI CIRENE. MUSICOI OGA DELL'ANTICHNTA
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Anche Tolomeide di Cirene scrive su questo argomento nell’ Introduzione pitagorica alla musica tali cose:
«La trattazione della teoria musicale secondo i criteri matematici a chi s’addice maggiormente? Generalmente ai Pitagorici. Attualmente chiamiamo questa
trattazione studio dell’armonia, quelli la denominavano kanonike. Da dove deriviamo la parola kanoniké? Non, come taluni credono, dalle strumento monocordo (kava), ma dal rigore, poiché attraverso questa trattazione la ragione scopre
cid che é corretto e la configurazione della melodia armonizzata».
Chiamano kanoniké anche la ricerca condotta su syringhes, autof e altri strumenti, sebbene questi non siano idonei per misurazioni. Ciononostante li designano pure come regolari, perché i rapporti e i teoremi sono adatti ad essi. Quindiè preferibile che lo strumento fosse denominato monocordo dalla kanonike,
Generalmente esperto di kanoniké (kanonikés) & lo studioso di scienza armonica
che realizza i rapporti della melodia armonizzata. Differiscono mousikof e kano.
nikoi. Infatti mousikoí sono detti gli studiosi di scienza armonica che muovono
kavorıkn Öeuipia rapovouaofetoar. Bullialdus e Wallis traducono «denominatam», Martini omette, Barker «by transference from». kal Tad Tob hppogpévov Trapamfypara. Buldalle sensazioni, mentre kanonikor sono detti gli studiosi di scienza armonica pilasu base cosmologica e mitologica. 3 ol yo, In Wallis odtyot trädito. Qui si fa riferimento all’aritmetica e con il successivo 74 dewpnara alla geometria: cf. al r. 22 mept — 1:
ApBpois Kal rip yeapetpiav. Efappdgovar. Bullialdus, p. 276, edita donor 59
kavovıkös... pouoikoi. Per Barker, n. 137, il riferimento
à alla distinzione tra kar:
>
gorici. Ma gli uni e gli altri sono per genere cultori di musica.
A cid aggiunge, ancora in domanda e risposta: «La teoria sulla base del monocordo, da quali elementi è composta? Dai principi supposti dai mousiker e da
quelli assunti dai mathematikoi».
I principi supposti dai mousikof sono quanti ne assumono i kanenikof dalle
sensazioni, come il fatto che esistano intervalli consonanti e dissonanti, l'ottava
sia composta dalla quarta e dalla quinta, il tono sia l'eccedenza della quinta rispetto alla quarta e cose simili, I principi ammessi dai matliematikoi sono quanti
ne considerano i kanonikoï in modo particolare dalla ragione, mossi unicamente
dagli spunti della sensazione, come il fatto che gli intervalli si esprimano in rapporti numerici, il suono derivi da frequenza di collisioni e cose assai simili. Dunque, i presupposti della kareniké li si potrebbe definire come propri sia della
scienza musicale che di quella aritmetica e geometrica.
22,22-24 ypadet... Tatra. Porfirio in Conn. I, 2 (p. 22,9-23,22 D.) commenta Tolomeo,
EL arm. 1, 2 (p.5,11-13 D.): «Lo strumento di tale metodo si chiama canone (kaven:) armonico, denominazione adottata per uso comune e per il fatto che esso ‘regola’ (kavovigcur)
le manchevolezze dei sensi mettendole a confronto con la verita» (trad. Raffa). Perciò a
wepì Tobrou Wolfius e Thesleff aggiungono «(tot kavóvos)», e Barker «[i.e. the use of the
kanon]». IL monocordo à menzionato sotto al r. 28. Barker, n. 135, rinvia anche all’etimologia proposta da Panezio il giovane, citato in Porfirio, Comm. 1, 3 (p. 66,22-23 D.): éri
Tot Ae yore roe Karóros - Or yu Kat Tobrope Olan EGNAKEVUL, TE KPLTAPLGY €aTe TOU Kata
TW äkone er tats Gupduvars yıranerov TANdors. Costui & autore di un [epi tea Kata
Yewpe Tpiae kat govori: Aödyar Kal SaoTHaTuV, dal quale Porfirio estrapola un fr. in
Comm. 1, 3 (p. 65,21-67,10 D.), tradotto da Barker 1989a, pp. 237-239. Martini omette il
litolo dello scritto di Tolomeide. 25-30 «H otv kavorkh npayparela… rapamıynara.»
Questo é il fr. la di Tolomeide tradito da Porfirio. 'H obv kavovırh npayparela, F la
«Canonica» (Bullialdus), cioé a dire la «Canonica tractatio» (Wallis), «(Dettrina) Canenica» (Martini), «The science of kanonike (“canonics”]» (Barker). A partire dalla successiva ricorrenza al r. 27 troveremo solo «xn senza sost. di appoggio. Per Barker, n. 134,
forse Tolomeide € la prima fonte ad attestare questa accezione del termine, come risulta dal Liddel-Scott-Jones, s.v., e anche da indagini condotte su Thesaurus informatico.
Unica testo vicino cronologicamente € Filone di Alessandria, De Opificie mundi 96: év Ti
lialdus, p. 276, edita e traduce l'inciso come prop. interrogativa diretta: «In instrumentis
vero harmoniae legibus compositis?». Tod hppoopévov. Vd. Aristosseno, El. arm. 1, 18 (p
23,16-18 Da Rios): «Poiché non soltanto la melodia armonizzata (tb y1é AOS Appoopers
deve consistere in intervalli e suoni, ma anche in una composizione determinata e non
casuale di essi» (trad. Ead.). mapamypara. Il termine & traslitterato da Wallis, che ir
parentesi lo chiosa con «statoria», e da Barker, il quale in n. 135 ritiene che Tolomeide
faccia riferimento al ponte bloccante del monocordo: vd. Tolomeo, Et. arm. 1, 8 (p. 18,2219,1 D.).
23,2 Tolrwv pi Kavovırdv dvtwy. Con valore concessivo. Il riferimento & agli strumenti a fiato nominati al r. 1. Sulla impossibile canonicita degli strumenti a fiato Barker
rinvia a Tolomeo, EL arın. 1, 8 (p. 16,32-17,26 D.). Aristide Quintiliano testimonia l'avversione di Pitagora per gli strumenti a fiatoin Sulla Musica H, 19 (p. 91,27-92,2 W-L) e
in 11, 18 (p. 90,9-25 W.-L.) spiega la ragione della loro inferiorita rispetto a quelli a corda
inteso come pitagorico € povarkós come aristossenico: vd, Tolomeide frr. 2a-b e 3, ‘che
nell’ultima parte (p. 25,26-26,4 D.) riprende quasi alla lettera i frr. 2a-b. I govoues per
eccellenza è proprio Aristosseno: cf. testt. 18 e 23 Da Rios, alle quali andrebbe aggiunte
Sesto Empirico, Controí musici1 (vd. commento al r. 22). Infine, Aristosseno, test. 31 Da
Rios é tratta proprio da Porfirio, Comm. 1, 2 (p. 25,16-19 D.) = Tolomeide, fr. 3. Nessuna
delle menzioni dei pitagorici fatte nei righi di Porfirio, relativi a Tolomeide, e in Aristide
Quintiliano, citato sopra, trova spazio nelle raccolte di Diels-Kranz e della Timpanare
Cardini. Toùs Adyous. Wallis traduce «verba». ol... Sppuevor. Vd. ai rr. 18-19 ék 0
5
aisdngens adoppav povor Kumdértes. Il sost. Opp & termine tecnico nella psicocinesi
musicale di Teofrasto: cf. Rispoli 1974, p. 71. 10 Os... dttdxpiowv. Martini, p. 244, omette
la traduzione dell’inciso. Ols. A nostro avviso il riferimento potrebbe essere a quanto
detto in precedenza a p. 22,25-30. Per Alexanderson 1969, p. 21, il quale avanza dubbiosamente che l’intero passo sia un’ unica citazione da Tolomeide, il riferimento ê a p.
23,1-9. Anöxpiow. Thesleff fa seguire un punto in alto, suggerimento sostenuto da
Alexanderson 1969, p. 21. 10-12 «if kaTé... hauBavouévuv». Questo é il fr. 1b di Tolomeide
tradito da Porfirio. gaÔngarukoïs. L'associazione di dpporkn e naßnparırn È in Aristotele, Analitici Posteriori 1, 78b32-79a6, mentre contrapposizione tra paOnpazik + e
apporikot È in Teofrasto, Sulla Musica = fr. 716 Fortenbaugh, estratlo da Porfirio, Comm.
1,3 (p. 61,16-65,15 D.), su cui cf. Barker 1977 e 1989a, pp. 110-118, e Matelli 1998, in part
pp. 202-204. Sui matematici, gruppo di pitagorici, vd. van der Waerden 1963, coll. 296300. 13-17 "Eott... Ta Spora. Barker, n. 138, rinvia per gli intervalli consonanti e dissonanti a Euclide, Divisione del Monovordo introd. (p. 149,17-24 Jan = p. 116,6-11 Barberar e
10 ss. (p. 158,8 ss. Jan = p. 150,1 ss. Barbera), sull’ottava ibid. 11-12 (p. 158,19-160,12 Jan
= p. 154,1-162,3 Barbera), sul tono ibid. 13 (p. 160,13-19 Jan = p. 162,3-164,2 Barbera.
napa Tv aloGicewy. Barker traduce «on the basis of perceptions». 8’ tmepoxty.
Per Alexanderson 1969, p. 21, 8’ @ da espungere. Tà Spora. Cf. la variatio al r. 20 —
raparAñora. 17-20 Ta dt... Ta mapanınora. Sugli argomenti Barker, n. 139, rinvia a
Euclide, Divisione del Monocordo introd. (p. 148,1-149,16 Jan = p. 114,1-116,6 Barbera).
1-9 (p. 150,1-158,7 Jan = p. 118,1-148,2 Barbera). tO Ady. Bullialdus traduce «ratione
peculiari», Wallis «ex ratione», Martini «dalla Ragione», Barker «theoretically». Tò eva
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View in PDF(opens in a new window)efficientes numeris inter se compositis» con preferenza espressa a p. 277 per il plurale
tE dp.Ouay ouykpourrüv Tov Hlbyyov, Bullialdus intende «constare sonos consonantias
büéyyous, Wallis traduce «Quod numerorum collisione fit Phthongus» e Martini «che
nell’accozzamento dei Numeri si forma il suono», mentre Barker rende con «that a note
D.) = Tolomeide, testimonianza. 22 Tv povouip émorhyn. Sulla definizione di musica
consists of numbers of collisions». Vd. n. a Kpovdpevor in Porfirio, Comm. 1, 7 (p. 114,11
come scienza, cf. Platone, Simposio 187c: kai &orw ab povoukn mept dppaviay Kat pur,
Néyerar Tptxús. Kad’ Era ner Thor emormun Tis mept fle Aias Kal deöyyous Kan
&pwrikov Emornun, Filone di Alessandria, Agricoltura 137: HOVAEROL & Thr ibiar
émorquar eis pußpir, eis wéTpor, eis pékos, Sesto Empirico, Controà musici 1: "H povotkn
nella Grecia antica, vd. almeno De Martino-Vox 1996, pp. 9-21.
pOporoias Kal ra rapaninaa karayıyroneium Tpdypara, kado Kai "Apiotöferor Tor
“muBdpou AEyoper eta pousixor, Id., ibid. 38: à novouen Emtoriúpn Tis Eorur Eppe du Te
Kai EKE Now Evrpißpen Te Kal ERPUÔpeor, Ld, Contro gli etici 186: à povoikh Eppe Aan dari Kai
Exped, évpÜôpur Te kai exptOpur Emornun, Alessandro di Afrodisia, Commentari agli
otto libri dei Topici di Aristotele À, 10 (vol. 11/2, p. 71,2-3 CArG/ Wallies): cot EMOTÄUN...
à nevorkn Eppeich Kai expedav, Id., ibid. VLA (vol. 11/2, p. 523,17-18 CArG/ Wallies):
atti EMaTHN... Hovouc) yáp: Kai ebekrikob Kat KaxerTiKot, Sull'accezione di nova
Frr. 2a-b [= Porfirio, Comm. I, 2 (p. 23,24-24,6 D.); = Wallis 1699, p. 208,
Wolfius 1739, pp. 206-207, Fr. 158; = Martini 1781, p. 245, n. 128 (= p. 23,25-
24,4 Düring), con l'omissione di Tlepi tobTu... tava a p. 23,24-25 e di kara
diy TobTovs… Tals aloßngeoıw a p. 24,4-6; = Thesleff 1965, p. 243,10-11 (= p.
24,4-6 Diiring), corrispondente a Kata dh TObTOUS... Tats aicümoeou di p.
24,4-6; = Barker 1989a, pp. 240-241, {dem 2001, p. 917 (= p. 23,25-31 During)].
Se Martini sforbicia appena il testo in incipit ed explicit, Thesleff riduce drasticamente l’estensione dei frr. di Tolomeide, mentre Barker 2001 si limita
ad una versione italiana del fr. 2a, secondo la virgolettatura di Düring. 1]
passo compreso tra p. 23,25-31 e 24,1-6 sarebbe la citazione di due brani dal-
Aristosseno”. Da notare è l’assenza della struttura domanda-risposta, ril'opera della Cirenaica, relativi il primo all’atteggiamento di rifiuto di Pitagora e dei Pitagorici nei riguardi della sensazione, il secondo alla buona
considerazione che della sensazione avevano alcuni musici seguaci di
scontrata per gli altri frr., e la mancanza di interruzioni a commento da
parte di Porfirio. Questo forse dipende da due ragioni complementari. La
prima é che i concetti qui espressi sono in qualche modo anticipati nei frr.
1a-b, i quali nel testo di Porfirio sono immediatamente precedenti. La seconda è che qui Porfirio potrebbe aver modificato il testo”, ripreso quasi iden“ Düring 1934, p. 144, ritiene che er Tec tea" presente in Tolomeo, EL arm. L 2 (p. 5,15 DJ si
riferisca ad Aristosseno. Questa potrebbe essere la ragione, per la quale Porfirio, cemmentande p.
G. MORETTI - FOLOMEIDE DICIRENE, MUSICOLOGA DELL/ANTICHITA
Toren
ypader
A
Mrodepais ev
TH eipnuéim
eioayeryù 24
AOyou eüpe dir THS Apaypatcias pNKE
TL ouvdôn TH aloßngeı, otk Emartpe
rara. «lWdayöpas Kei ol dtadeEdpevor Bobkorren THY por atoënour es
vonyar Tol Abyov er dpxij Tapaaapıareı nps TO oiovei Comupa Tuva
mapadtdórar alta, Tor dé AOyor €« TOOT OpuNleeta Kal’ EavTor nouy: 27
patevcobat dmoerdera Tis aioÔhocus. Ger Kar TO alarnna TO und Tot
MTepi
133
tico, nell’andamento domanda-risposta, in I, 2 (p. 25,26-26,4 D.) = Tolomeide, fr. 3.
23
24
zponöbarres. vuren yap Thv per aïoBnow ws Kupiar EbedaauTY, Tor ot 3
dowtar. AAN Ene ygerdoben ACyoutes Tw ey aladnoıw mrardo0ar. tov dè 30
Aoyou cbpnxérar Kad’ &avror To opdie kat amedeyyau TAY aiaAnow.»
«Erartios OC Tobrors dor Tor am’ 'Aporofdtwu oral d€ pore
Tat, Goar Kara ger THM Evvorar Oewplar EAaor, 476 8° Öpyarınns EEeus
AGYOT ws mapenóperor, ps pdvor TO xKpetmdes. KATA AN ToUTOUS
EAKOTOS OÙ Tata al Aoytrai Umobéoers Tod Kavdvos olpdxavot Tats
atoÔnhgegur.»
A proposito di questi argomenti Tolomeide scrive queste cose nell’Introduzione menzionata in precedenza:
«Pitagora e i (suoi) successori vogliono accettare all inizio la sensazione come
guida della ragione, come per fornirle delle scintille, ma desiderano trattare la
ragione, stimolata da queste, per se stessa, separata dalla sensazione, per cui qualora la scala (musicale) scoperta dalla ragione e frutto della ricerca non concordi
più con la sensazione, essi non si correggono, ma muovono accuse, affermando
che la sensazione sbaglia, mentre la ragione ha trovato da sé il giusto e confuta la
sensazione».
conseguenza, solo per necessità. Seconde costero verosimilmente non sempre i
«Alcuni dei musici seguaci di Aristosseno la pensano in modo contrario a
questi, quanti elaborarono una teoria ragionata, procedendo da una competenza
strumentale. Questi consideravano la sensazione come autorità, la ragione come
presupposti logici del monocordo sono consoni alle sensazioni.»
23,24-25 Tlepl totrwy... tadta. Porfirio in Corum. 1, 2 (p. 23,23-24,31 D.) commenta
Tolomeo, El. arm. 1, 2 (p. 5,13-24 D.): «Scopo dello studioso di armonia dovrebbe essere
quello di assicurarsi che nella percezione dei più (ruw nheioTer) le basi logiche del canone non risultino mai e in nessun modo in disaccordo con i sensi, … Infatti in tutti i campi
é dovere del teorico e dello scienziato dimostrare che le opere della natura sono realizzate con una certa razionalità e secondo un principio ordinate... specialmente in quelle
costruzioni meravigliose, quali sono appunto quelle dei sensi più vicini alla ragione,
cio? la vista e l'udito» (trad. Raffa). Come @ osservato da Thesleff, p. 242, n. ar. 30, e
Barker 1989a, n. 140, i frr. 2a-b citati di seguito sono ripresi quasi alla lettera nel fr. 3 =
Porfirio, Con. 1, 2 (p. 25,26-26,4 D.). Questo passo è ripreso da Burkert 1972, p. 371, n.
6, per indicare la rivalita accesa tra pitagorici e aristossenici. Secondo Barker 1989a, n.
5,13-24 D. di Tolomeo, inserisce il passo di Tolomeide relative ai Pitagorici e agli Aristossenici. CI
145, il modello per i nostri frr. 2a-b e 3 potrebbe essere Aristosseno, EL arm. Il, 32 (p.
41,11-42,5 Da Rios), dove, come annota la Da Rios, «Aristosseno rigetta le teorie pitago-
* Porfirio dice esplicitamente di intervenire sul testo per apportarvi modifiche, ottenendo cost
riche che, pur essendo basate sulla teoria fisica della produzione del suono, non riescono a spiegare i fenomeni, quali si presentano ai sensi nell’arte musicale e rigetta, d’altra
parte, Fempirismo cieco che prende i singoli fatti e li registra, senza alcun tentativo di
Raffa 2002, pp. 245-248.
auwrepkas
un’esposizione abbreviata, in Comm 1, 2 (p. 25,7 D.) = Tolomeide, fr. 3: oat ya rijs Aka
EIUCKEN TAPERLPAUPTES.
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View in PDF(opens in a new window)inquadrarli in una legge generale». &v Tú... eloaywyû. Su questa variante del titolo
dell’opera di Tolomeide, cf. supra. tatra. Barker 1989a traduce «as follows». 25-31
«TIvdayöpas... Thy aloënoiv». Questo à il fr. 2a di Tolomeide tradito da Porfirio. Barker
1989a, n. 141, rinvia a Tolomeo, EL arm. L 6, per opera di smantellamento delle ipotesi
pitagoriche sulle consonanze. arg. Congettura di Düring per abtcis tradito. gvváön. II
verbo è un composto di ddeır, «cantare», ed è usato qui nel senso traslato di «essere in
accordo». Anche oünewra a p. 24,5 è da intendere in senso traslato. ol &morpedovran.
Barker 1989a traduce «they do not retrace their steps», con aggiunta confermata nella
versione nel 2001 «non sarebbero tornati sui loro passi».
24,1-6 «Evavtiws... Tais alaoeoiv». Questo & il fr. 2b di Tolomeide tradito da
Porfirio. Barker, n. 142, rinvia agli épyam«oi menzionati in Porfirio, Coun. I, 2 (p. 25,15
D.) = Tolomeide, fr. 3. E un terzo raggruppamento di studiosi, che si basa quasi esclusivamente sulla sensazione, criticato da Aristosseno, per es. nel passo citato sopra.
Pertanto il brano di Tolomeide si attaglierebbe poco ad Aristosseno e agli Aristossenici,
pure dotati di competenza strumentale. &vror Tv dm’ 'ApuoroEévoe povoukúv. Espressione
simile in Aristide Quintiliano, Sulla Musica Il, 14 (p. 80,28-29 W.-1. = 37 B7 Diels-Kranz)
ot mept Adpura, per indicare Damone e i suoi seguaci. Wallis edita il tradito an
“AptaTogévous. Kara... Tv Ewworav, L’articolo Tir è congettura di Düring per ciov tradito,
respinta da Del Grande 1935, p. 210. Wallis traduce «quasi per observationem», seguito
da Martini «come per via d’osservazione», ma Barker intende «based in thought».
&Bedoavro. In apparato Düring confessa di preferire éBecar, presente in Porfirio, Conn.
1,2 (p. 26,3 D.). Per Del Grande 1935, p. 210, l'editore avrebbe dovuto inserirlo nel testo.
Alexanderson 1969, p. 21, osserva che sotto a p. 26,34 D. (= Tolomeide, fr. 3) oltre a
Mec c'è GoTep Eröneror, rispetto al quale si veda qui al r. 4 ds mrapemôpevov.
Fr. 3 [= Porfirio, Comm. 1, 2 (p. 25,3-26,5 D.); = Wallis 1699, pp. 209-210,
Wolfius 1739, pp. 206-209, Fr. 159; = Martini 1781, pp. 245-247, n. 129 (= p.
25,4-26,4 Düring), con l’omissione di Ilepi tobTu... ev TH eloaymyy a p. 25,3-
4e di Taùra pév où Ta THs Kupnvaias a p. 26,4-5; = Thesleff 1965, pp. 242,11243,9 (= p. 25,3-26,4 Düring), con l’omissione di nneis... rapakivoüvres ap.
25,6-7 e di tabta pév olv Ta THS Kvprvatas a p. 26,4-5; = Barker 1989a, pp.
241-242, con l'omissione di tatta ev obv Ta TAs Kupnvalas a p. 26,4-5
Düring). E il più denso di tutti i frr. di Tolomeide. Esso si articola in cinque
domande con relative risposte: 1) p. 25,9-16 sulla differenza tra chi nell'indagine musicale preferisce la ragione (alcuni Pitagorici), la sensazione (ot 6p"
yavıkol) o entrambe; 2) p. 25,16-22 su Aristosseno di Taranto che preferisce
ragione e sensazione insieme, con un lieve vantaggio per la seconda: é la
G. MORETTI - TOLOMEIDE DI CIRENE. MUSICOLOGA DELL'ANTICHITA
135
menti”. Barker 1989a, pp. 34-35, 242-244, fornisce un’agile traduzione inglese annotata dei tre passi.
°
In effetti, per Barker, n. 133, gli estratti di Tolomeide devono essere letti
insieme ai primi due passi citati da Didimo, quelli presentati da Porfirio in
Comm. I, 2 (p. 26,6-29 e 27,17-28,26 D.). Gia Schönberger 1914, p. 2 ss., e
Richter 1961, p. 179, analizzavano in parallelo le informazioni attingibili da
questo terzo fr. di Tolomeide e dai due di Didimo sul dibattito sensazione/ragione tra Aristossenici e Pitagorici, a nostro avviso appiattendo Tolomeide su Didimo e perdendo cosi le sfumature delle considerazioni contenute nei suoi due frr. precedenti. Dalla lettura di Didimo, osserviamo che le
sue partizioni sono semplificate rispetto a quelle di Tolomeide: nel primo
frammento egli sostiene che nello studio della musica alcuni privilegiano la
sola sensazione, ignorando del tutto la ragione (òpyavikol e dwvaokıkol), altri
prediligono la ragione, trascurando la sensazione (Pitagorici), mentre ricorda che tra quelli che accolgono entrambe, alcuni accordano preferenza alla
ragione (ad es. Archestrato)” e altri, come detto nel secondo frammento, alla
sensazione (Aristosseno)".
A nostro avviso, il terzo fr. di Tolomeide arricchisce i due precedenti. II
primo tratta della kavonmkn, etimologia, modalita di indagine e gradazione
tra gli studiosi che la praticano (Houakoi o Aristossenici; kavorıkol e a0n
Harikoi, entrambi Pitagorici). Il secondo indica la preferenza per la ragione
da parte di Pitagora e Pitagorici e per la sensazione da parte dei musici
seguaci di Aristosseno. II terzo, accanto alle due precedenti varieta di studiosi, ne approfondisce una terza. Tra gli studiosi che accettano ragione e
sensazione insieme spiccano da una parte Aristosseno, che accorda un piccolo vantaggio alla sensazione, e un gruppo di pouuikot suoi seguaci, e dalValtra Pitagora e i Pitagorici, che danno la preferenza alla ragione. Ai poli
restano cosi certi Pitagorici estremisti, che si rifiutano di accettare la sensazione, pur usandola di fatto (uaOnpatikol), e gli dpyamkoi, che escludono
quasi del tutto la ragione e, come osservano Richter e Schénberger, fanno
gruppo a sé. Dunque, essi non sono parte degli Aristossenici, che pure nei
frr. 2b e 3 di Tolomeide risultano avere una competenza organologica. Potrebbe essere un gruppo, di cui parla pid volte Aristosseno negli Elementi
armonici a partire da I, 2-3 (p. 6,6-7 Da Rios), definendoli ot éjtpocdev
test. 31 Da Rios su Aristosseno; 3) p. 25,22-25 sul perché il Tarantino faccia
guidare la ragione dalla sensazione; 4) p. 25,25-26,1 su Pitagora e i Pitagorici
che fanno prevalere la ragione sulla sensazione; 5) p. 26,1-4 su alcuni musici seguaci di Aristosseno che fanno prevalere la sensazione sulla ragione,
partendo da una competenza strumentale. Porfirio si astiene dal commentare i] lungo passo citato dall’opera di Tolomeide (p. 25,9-26,4), ma nei righi
immediatamente precedenti, a p. 25,4-7, la associa con Didimo il musico,
autore di un Ilepi ths dtadhopas THY ‘AptatoEeveian Te Kal MuOayopeiov, da
cui in I, 2 (p. 26,6-29, 27,17-28,26 D.) e 1, 6 (p. 107,15-108,21 D.) offre dei fram-
"Lo spunto per la citazione del lungo fr. di Tolomeide e dei primi due di Didimo & dovute al
fatto che Porfirio commenta Tolomeo, EL arm. 1, 2 (p. 5,24-6,13 D.), capitolo nel quale si nominano
Pitagorici e Aristossenici, A detta di Tolomeo, gli uni e gli altri avrebbero sbagliato ad impostare
i loro studi musicali, a causa dell’uso esclusivo per i primi della ragione, per i secondi della sensazione. Nei capitoli successivi Tolomeo si impegna a dimostrare la sua obiezione.
* Su Archestrato, cf. von Jan 1895b, col. 459, Düring 1931, Idem 1934, pp. 145-149, Zaminer
1996-2000, vol. 1, col. 988, Rispoli 2003, p. 187 con n. 19,
* Porfirio, Comm. 1, 2 (p. 27,20-28,23 D.) è la test. 32 Da Rios.
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View in PDF(opens in a new window)äppomkoi, rispetto ai quali il Tarantino vuole distinguere i suoi studi, sottolineando le lacune dei procedimenti di questi predecessori. A cid va aggiunto che in Platone, Repubblica VII, 530c-531d si lamentano i metodi di indagine di certi musici empirici. Infine, in Papiro Hibeh 1, 13 un ignoto autore”
muove critiche agli áppovukoi per ragioni di primato nella méks tra retori di
professione e critici musicali: si contesta la validità della dottrina che attribuisce valore etico ai generi diatonico, cromatico ed enarmonico, si criticano gli aspetti musicali apollineo e dionisiaco, si rigettano le vantate capacità
di questi esperti, definiti come dilettanti ed incapaci.
Sulla scorta degli studi di Barker 1978a e 1982, Wallace 1995 e Meriani
studi musicologici della Grecia antica”. In particolare Wallace 1995, p. 39,
2003, possiamo individuare in questi áppovikot un terzo orientamento negli
indica alla fine del V sec. a.C. la presenza di tre gruppi contrastanti: Pitagorici, äpnorukoi e Damone™. Verso la fine del IV sec. a.C., però, le posizioni sono caratterizzate da un maggior eclettismo:
The Pythagoreans were now as deeply preoccupied with the ethos theory as
they were with cosmology. One group of harmonicists had split off and staked a
position as heirs to Damon’s ethos theory. Another group focused on instruments; these were the forerunners of the later organikoi. Finally, in a new development Aristoxenos fashioned his own approach to music theory, which emerged out of Aristotelian inductive methods of research but was influenced by the
harmonikoi. He embraced the ethos theory, and his work also shows the influence of the Pythagoreans.
Detto cid, sembra che Tolomeide rispetto ai frr. precedenti completi il suo
pensiero, dando una visione più frastagliata e compiuta sull’uso di ragione
e sensazione presso Pitagorici, Aristossenici e öpyarıkal.
Per tornare a Didimo, abbiamo ricordato che Porfirio lo nomina non solo
in Comm. in 1, 2 (p. 25,4 D.}”, associato con Tolomeide, facendo seguire i due
passi citati, ma ne riporta anche un terzo in Comm. |, 6 (p. 107,15-108,21 D.
in un cap. (p. 13,1-15,2 D.) sugli errori dei Pitagorici nel calcolare le conso-
= Archita, 47 A17 D.-K.), a commento di Tolomeo El. arm. 1,6 (p. 14,1-10 D.),
G. MORETTI - TOLOMEIDE DI CIRENE MUSICOLOGA DELUANTICHITA
137
nanze*. Per questo terzo passo, Düring 1932, p. 179, sostiene che a Didimo
é ascrivibile ad un «fragm. de numeris qui appellantur arönora». Quanto
alle testimonianze su Didimo, Porfirio, Comm. introd. (p. 3,13 D.) lo nomina
una prima volta insieme a Tolomeo, e a p. 5,7-16 D. dice che Tolomeo usò
come fonte Didimo, autore dell’opera [leni Stadopâs tis Mudayopeiou pou
oufis mpòs THY "Aporofcreior”, [ nome Didimo, senza specificarne l’opera,
compare effettivamente in Tolomeo, El. arm. 1] sommario (p. 41,19 D.), 13 (p.
67,20 e 21 D.), sempre con l'appellativo 6 povoukós”, e 14 (pp. 70, tab, 71,5,
72, tab. er. 11, 73 tab. I D.). Didimo è chiamato in causa da Tolomeo per le
divisioni operate sul monocordo, quindi per considerazioni numeriche
molto tecniche”, richiamate da Porfirio nel terzo passo citato in Comm. 1, 6
(p. 107,15-108,21 D.)".
Ci sono pareri discordi sull’identificazione di questo Didimo. Per Vetter
1954-1962, vol. 3, coll. 434-435, Rossi 1963, p. 32, n. 76", Michaelides 1978, p.
81, e Zaminer 1996-2000, vol. 3, col. 552, egli € identificabile con l’omonimo
filologo alessandrino, detto Calcentero. Distinguono nettamente tra i due
Didimo Cohn 1903, von Christ 1924’, Richter 1980, Barker 1989a, p. 230, Id.
1994, pp. 63-74, Id. 1996", p. 468, Mathiesen 1999, p. 457, n. 185. Infatti, come
ben argomentano gli ultimi due studiosi, costui è identificabile con il Didimo menzionato in Suda A 875 Adler, figlio di Eraclide”, grammatico e musico vissuto all’epoca di Nerone. Proprio l’appellativo povoukós, riportato in
Tolomeo e Porfirio lo distinguerebbe dal filologo alessandrino. Egli potrebbe anche essere autore di uno scritto wepi mudayopikiis diAocodias, come
risulta da Clemente Alessandrino, Stromati 1,16,80,4. Ma, come mi suggerisce il Prof. De Martino, il titolo riferito potrebbe essere una variante di quello precedente, riproposto in forma abbreviata.
* Cf. Raffa 2002, pp. 111-113 ¢ 302-310 (in part. pp. 305-308).
* Ricordiamo che in Porfirio, Comm. £, 2 (p. 25,5-6 D.) = Tolomeide, fr. 3 questo titolo @ riterito
come Hept THs dradopâs ten Aperralereua Te Kat Heßayope ir.
* L’appellativo & ripreso da Porfirio, Comm. intrad. (p. 3,13 Dj e L 2 (p. 25,4 D.).
* Nelle tabelle delle pp. 70, 72 e 73 Didimo & citato insieme ad Eratostene. West 1992, pp. 169170, discute gli esiti numerici dei loro studi e gia sopra ricordavamo come egli proponesse il parallelo tra Tolomeide ed Eratostene.
* Su tutto largomento, vd. anche Salinas 1993, Düring 1934, pp. 139, 247-259, Righini 1976. pp.
41-76, Bellissima 1998, Mathiesen 1999, p. 467 ss.
“Cf. anche Id. 1988, p. 248, 6 2000, p. 67, nn. 35-36.
* Certamente non l’Erachide Pontico filosofo vissute nel IV sec. a.C. ma un omonimo piu gio-
3
ta da un dibattito, riportato nel commento ai frr, 157-163 Wehrli’, p. 113. A favore della distinziodieayoyn, un frammento della quale @ citato da Porfirio, Comm
(p. 30.1-31,21 D.). Il passe ¢ escluso dalla produzione musicale dell'Eraclide maggiore, come risulvane, autore di una Mover
225-228, Barker 1996, p. 553, Zaminer 1996-2000, vol. 4, col. 44, Landels 1999, pp. 107-109,
Mathiesen 1999, pp. 301-303, 309-310. Sulla polemica tra Aristosseno e i suoi predecessori negli EL
ne tra i due sono anche Burkert 1972, p. 381, n. 51, Barker 1989a, p. 230, e Mathiesen 1999, p. 517,
n. 55, mentre per l'identificazione, vd. Daebritz 1912, Levin 1980, p. 207, n. 8, Meriani 1995, pp. 7778 con n. 1, Zaminer 1996-2000, vol, 5, cal. 373.
= Secondo Brancacci 1988, l'autore sarebbe Alcidamante, ma Avezzu 1994 propende per una
datazione genericamente prearistossenwa. De Giorgi 1994, invece, propone la contemporaneita
con Aristosseno o una leggera posteriorila.
5 Sugli dyyoruct e il loro principale esponente, Eratocle, nominato in Aristosseno, EL arm. da
1, 4 (p. 9,17 Da Rios), cf. anche Graf 1907, Michaelides 1978, pp. 109, 130-131, West 1992, pp. 218,
1, cf. Belis 1986, pp. 87-129,
» Sulla figura di Damone vd. i recenti interventi di Wallace 1991 ¢ 2004, West 1992, pp. 174-184,
243-249, Barker 1996’, p. 428, Gastakti 1998, Brancacci 2001, Ritook 2001, Pagliara 2002,
“IH passo non é segnalato da Düring nellardes nonin,
Page 9
View in PDF(opens in a new window)rokepais
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Cumvpá Tuva rapadidovar abri, Tov dE AGyOU éK ToûTunt Oppndérra Kad’
eavror npayuareteoBar anograrra THs aladicems. 60er Kär TO abarmua
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olk émorpéborter, AAN Erreykakoloı Adyarres Ti ner alaWnow mAavâr
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Boa Kara ner Thv Emorar Bewpiar EAagor, dro à' òpyaukûs EEews Tp”
Köpavres. obTor yap THY per aloßnaw ws Kupiay EBeaav, Tv Bé Adyor
woTep énôperor eis porvor TO xpeuddes.» Tabta per où ra TAS Kupry
vaias.
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25
Su questi argomenti Tolomeide di Cirene scrisse brevemente nell’ Introduzione e se ne interessò maggiormente Didimo il musico in Sulla differenza tra Aristossenici e Pitagorici. Noi tratteremo delle affermazioni presenti in entrambi, modificando poche cose per brevita d’esposizione. Tolomeide scrive quanto segue:
«Qual é la differenza tra quelli che si distinsero in campo musicale? Alcuni
preferirono la ragione in sé, altri la sensazione, altri ancora luna e l’altra insieme. Preferivano la ragione in sé quanti dei Pitagorici amarono più contendere
con i musici, dicendo di respingere del tutto la sensazione e di proporre la ragione come criterio indipendente di per sé. Questi sono accusati di accettare completamente un che di sensibile all’inizio e poi di dimenticarsene. Gli organikai,
per i quali l’elaborazione concettuale fu motivo o di nessuno o di lieve interesse,
preferirono la sensazione. Qual é la differenza tra quelli che preferirono ragione
e sensazione insieme? Alcuni accettarono entrambe, ragione e sensazione, alla
pari come equivalenti, altri luna come conducente, Valtra come conseguente.
Accettò entrambe alla pari Aristosseno di Taranto, Infatti né il dato sensibile può
G. MORETD - TOLOMEIDE DI CIRENE MUSICOLOGA DELL'ANTICHITA
139
comporsi di per sé separatamente dalla ragione né la ragione ha maggior capacità di dimostrare qualcosa, non avendo preso le mosse dalla sensazione e restituendo il risultato della teoria nuovamente concordante con la sensazione.
Perché egli preferisce che la sensazione guidi la ragione? Per ordine, non per
autorità. Quande - dice - il dato sensibile, qualunque sia, è stato congiunto alla
percezione, allora dobbiamo fare in modo che la ragione conduca in vista della
considerazione teorica su questo dato sensibile. Chi preferisce entrambe alla pari
[= ragione e sensazione]? Pitagora e i (suoi) successori. Questi vogliono accettare all’inizio la sensazione come guida della ragione, come per fornirle delle scintille, ma desiderano trattare la ragione, stimolata da queste, per se stessa, separata dalla sensazione, per cui qualora la scala (musicale) scoperta dalla ragione
e frutto della ricerca non concordi più con la sensazione, essi non si correggono,
ma muovono accuse, affermando che la sensazione sbaglia, mentre la ragione ha
trovato da sé il giusto e confuta la sensazione. Chi la pensa in modo contrario a
questi? Alcuni dei musici seguaci di Aristosseno, quanti elaborarono una teoria
ragionata, procedendo da una competenza strumentale. Questi consideravano la
sensazione come autorità, la ragione come conseguenza, solo per necessità».
Queste sono le parole della Cirenaica.
25,3 Tlepl Tobrwv. Porfirio in Comm. I, 2 (p. 25,1-29,25 D.) commenta Tolomeo, El.
arm. |, 2 (p. 5,24-6,13 D.), passo relativo a come Pitagorici e Aristossenici abbiano disatteso lo scopo dello studioso di armonia, «assicurarsi che nella percezione... le basi logiche del canone non risultino mai e in nessun modo in disaccordo con i sensi» (trad.
Raffa): cf. commento a Tolomeide, frr. 2a-b. Ora Tolomeo specifica: «Di questo scopo
alcuni sembrano non curarsi minimamente, badando alla sola pratica manuale e alla
pura esperienza dei sensi, senza l’apporto della ragione; altri invece puntano allo scopo
con attitudine troppo teorica. Si tratta in particolare dei Pitagorici e degli Aristossenici,
ma sembra che abbiano sbagliato entrambi: infatti, i Pitagorici, non seguendo l’apporto
della percezione uditiva neanche nei casi in cui per tutti sarebbe sato necessario farlo,
applicarono agli intervalli musicali rapporti che spesso contrastavano con i dati dell’esperienza... Invece gli Aristossenici, dando la massima importanza ai dati sensoriali, si
servirono della ragione superficialmente e in modo inadeguato sia rispetto alla ragione
stessa, sia rispetto al fenomeno: rispetto alla ragione, in quanto non applicano i numeri,
cioé le rappresentazioni dei rapporti, agli intervalli, ma alle loro differenze; rispetto al
fenomeno, in quanto riducono anche questi a divisioni contrastanti con i dati dell’esperienza sensibile...» (trad. Raffa). 4 à povotkés. Barker non lo traduce. 6-7 hueis... mapakı“
votvtes. Martini liberamente «Su la scorta dei due lodati Autori imprende Porfirio la
seguente breve narrazione».
25,9-26,4 «Ta év TH povourû.… TO xperades», Questo à il fr. 3 di Tolomeide tradito da
Porfirio. Tòv pév... émAavBavépevor. Sono gli irriducibili tra i Pitagorici, quelli che rifiutano la sensazione: cf. i pafnpiaTikot nominati da Tolomeide, fr. 1b = Porfirio, Comm. 1, 2
(p. 23,12 D.). éxBddverv. Wallis traduce «ejiciendum esse», Martini «pretendendo che
debbasi... escludere», Barker «arguing that... should be thrown out». Stesso trattamento
per ciadé peu al r. 13. mapadapBavovtes... Em havavópevor, Con Barker traduciamo i participi come congiunti al verbo EAdyxorraı al r. 13. Wallis, invece, li separa da esso e li
esplica con una relativa, seguito da Martini. ol öpyavıkol. Sono un gruppo di studiosi che
Tolomeide nomina qui per la prima volta e si distinguono per un uso quasi esclusivo
della sensazione, limitando al massimo quello della ragione. Per l'agg. ò.kós, cf.
Aristosseno, El. arm. 1, 14 (p. 19,5 Da Rios), Plutarco, Questioni conviviali M, 9,657e. I
Page 10
View in PDF(opens in a new window)sost. épyarikn esordisce in Aristosseno, El. arm. U, 32 (p. 41,11 Da Rios). In Porfirio,
Comm. 1, 2 (p. 26,14 D.) = Didimo, fr. 1, accanto agli öpyarıkoi, sono nominati ot dear:
orıkol. Questo ci fa pensare alla solmisazione (associazione di sillabe e suoni di una
determinata intonazione), nota come dewaoxia, esposta da Aristide Quintiliano, Sulla
Musica II, 14, nelle dirette vicinanze della menzione di Damone (= 37 B7 D.-K.), e da Ill
Anonimo di Bellermann 77 (p. 24,5-25,7 Najock). Per ulteriori valutazioni sull’argomento si rinvia alla dissertazione di dottorato della scrivente dal titolo: Aristide Quintiliano, Sulla Musica. Versione « Note, Bari, 2000. &vvora Bewplas. Wallis «Theoriae consideratio», Martini «Teorica», Barker «theory». Tév... Tapavrivos. E il testo di Aristosseno,
test. 31 Da Rios. Barker, n. 146, rinvia ad Aristosseno, El. arm. II, 33-34 (p. 42,8-44,8 Da
Rios), 38-39 (p. 48,11-18 Da Rios) e 43-44 (p. 54,14-55,7 Da Rios) sul ruolo di ragione e
sensazione. Tolomeide indica Aristosseno come colui che accetta ragione e sensazione
insieme, con un lieve vantaggio per la sensazione. 'Aprotöfevos. Wallis congettura sorprendentemente ‘Apxùras, seguito da Wolfius e Martini. laxvpórepos. Alexanderson
1969, p. 22, preferirebbe ioxupos. Tí 2... 8ewplav. Barker, n. 147, rinvia ad Aristosseno,
El. arm. 11,33 (p. 42,10-13 Da Rios) per la compenetrazione di sensazione e intelletto: «La
nostra trattazione si riferisce a due facolta: l’orecchio e lintelletto. Per mezzo dell’orecchio noi giudichiamo le grandezze degli intervalli, per mezzo dell’intelletto ci rendiamo
conto del loro valore» (trad. Da Rios). ouwvagsü. Congettura di Düring per auvoddû tràdito, ma a ben guardare proposta già da Wallis, p. 210, n. h. Höeg 1934, p. 322, Del
Grande 1935, p. 210, e Alexanderson 1969, p. 22, sono per ouvubôf tradito. thes...
opolws. Barker, n. 148, ritiene che il passo sia ingarbugliato ad opera dello stesso
Porfirio, che stralcia da Tolomeide per brevità, come dice sopra a p. 25,6-7. Tolomeide
ha stabilito che Aristosseno é tra quelli che accettano percezione e ragione alla pari e ci
si aspetterebbe una continuazione sull’argomento, non un brusco nuovo quesito.
TIvOayépas... xperdSes. Come & osservato da Thesleff, p.242, n. ar. 30, e da Barker, n. 149,
qui si riprende pressoché letteralmente il testo dei frr. 2a-b di Tolomeide. Ma ora il passo
si arricchisce di significato. Pitagora e i Pitagorici sono gli studiosi che accettano ragione e sensazione insieme, con preferenza accordata alla ragione; i povoixot seguaci di
Aristosseno sono il gruppo di Aristossenici più vicini allo spirito di ricerca del maestro,
dal momento che, come lui, accettano ragione e sensazione insieme, con un piccolo vantaggio per la sensazione. ev... alaênow, Martini omette la traduzione del passo. 1d ind
Tod Adyov eüpnߣv. In Wolfius ¢ omesso Aúyov. Td 6pß6v. L’articolo & congettura di Wallis
per tor tradito, rlves évavrlus totrais. Wallis traduce «Quinam autem hisce contrariantur?», Martini «Quali sono gli oppositori di questo sistema?», Barker «Who are in
opposition to these?». Cf. sopra in Porfirio, Comm. I, 2 (p. 24,1 D.) = Tolomeide, fr. 2b
“Lvartiog dé TobTOLS Eviot: questa & la porzione di testo sulla quale possiamo misurare
Yintervento operato da Porfirio sul testo di Tolomeide. Infatti esso qui è in forma interrogativa, mentfe in Comm. 1, 2 (p. 24,1 D.) è in quella affermativa. dotep émôpevov.
Thesleff ws tape nopevor. Per la variatio cf. n. sopra a Porfirio, Comm, 1, 2 (p. 24,4 D.) =
Tolomeide, fr. 2b.
Testimonianza [= Porfirio, Comm. 1, 7 (p. 114,5-12 D.); = Wallis 1699, p.
287]. E una new entry tra le edizioni e traduzioni dedicate a Tolomeide di
Cirene, che interviene a rinsanguare le scarne notizie su questa esperta di
teoria musicale. L'argomento, secondo il quale Rocconi (2003b, p. 99, n. 7)
afferma che «non viene però riportata alcuna testimonianza diretta» di Tolomeide, non dissuade dal registrare i] passo di Porfirio.
G. MORETTI - FOLOMEIDE DI CIRENE MUSICOLOGA DELE AN TICHITA
141
Quest’ultimo, come nel caso dei frr. 2a-b, potrebbe aver sunteggiato il
testo originario, pur in mancanza di una ripresa del medesimo passo, come
nel fr. 3 = Comm. 1,2 (p. 25,26-26,4 D.). Porfirio, Comm. 1, 7 (p. 112,21-114,21
D.) commenta Tolomeo, El. arm. 1, 7 (p. 15,4-17: rei paabat... Tas Epperéar
D.), dove si distingue tra intervalli omofoni, öuödior (ottava e suoi multipli), consonanti, ovpdwror (quarta, quinta e loro composti con l'ottava), e
melodici, uuekeis (dal tono in poi)”. Porfirio si sofferma sulla distinzione
tra igotovia/-os e dpodwria/-os. Ecco come Salinas, Musices Liber Tertius
XIII, 19:,5-14 fa riferimento al passo di Porfirio, nel quale à menzionata
Tolomeide:
Cuius tanta est vis propter omnimodam aequalitatem, ut in duobus musicis
instrumentis ad hance exactissime temperatis, percussa unius chorda, alterius,
quae est illi unisona, illico moveatur, et consonet, nullum tamen habet nomen
proprium graecum, aut latinum in individuo, quia graeci antiqui, et latini non
eam inter consonantias numeraverunt; quamvis Ptolemaeus eam omophoniam
appellasse videatur, licet inter omophoniam et isoloniam, hoc est, unisonantiam
et aequisonantiam, nullam differentiam posuisse dicat Ptolomeidem Cirenaicam
foeminam, cui plurimum tribuit auctoritatis.
Ziegler 1959 succintamente afferma: «114,7 Referat über die Darlegungen
der P. und anderer über oôpoduvia und iootovia». Come sottolinea
Alexanderson 1969, pp. 53-54, «some of the predecessors used igétovos and
dpddwvos indiscriminately, whereas Ptolemy made a distinction». E tra i
predecessori di Tolomeo c’é Tolomeide, espressamente nominata da Porfirio a titolo di esempio. Lo studioso rinvia a Porfirio, Connu. I, 7 (p. 113,2930 D.): ot yap madatoì Tous Looróvovs ddtaddpus T° idoTOVoUs Kat Opoduvous
ékdkour: obros (scil. Tolomeo) de öLekptve TO bpóduvor Tot laoTovou. L'intervento risolutivo di Tolomeoé ribadito a p. 114,12-13 D.: 6 pév rot Mode patos
ÖLeKpive.
114
Ta ner ob
Opóbuva Ste Em Tor lootdveav EAaTtror Stabopourra Tepl THY KAÏOUW 6
éxatépav, dndoi TO TAS Kupnraias TiroAepaiéos Kai dMen met,
Gi THY per Gpoduviay
dà TAS igorovias ámedidogar, THEO Lautoviar dd
Tis Opodunvias. Opoduvia yap ÉOTL KAT altos (goraria dAdyyor, kaì 9
dpoduvor POdyyor. ur at races Oewpobvrar € Taurörnrı' igozavia bé,
bray Glo Pldyyor Groat TH TOC dja Kpoudpevor ATAPAAXUK
TON xe
THY blabopenr, iouovrapéior 5° Spar elot yap tot atta Kai Evós. 12
Quindi, rispetto all'una e all’altra denominazione, gli intervalli sono d’ottava, perché differiscono poco per uguaglianza di tensione e lo mostra opera di
Tolomeide di Cirene e di un numero abbastanza numeroso di altri autori, i quali
“ Sul cap. settimo del 1 libro di Tolomeo, El. arnt, ef. Schönberger 1914, pp. 79-81, Barker 1991,
pp. 114-117, e Raffa 2002, pp. 113-115, 310-313.
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View in PDF(opens in a new window)spiegano l’ottava con l’uguaglianza di tensione, l’uguaglianza di tensione con
l'ottava. Infatti per questi ottava © uguaglianza di tensione tra note e sono note in
ottava quelle, le cui altezze sono considerate in identita. C'è uguaglianza di tensione, quando due note uguali per altezza, suonate insieme, hanno differenza indistinguibile e i termini hanno la medesima intonazione. Sono, infatti, la stessa e
identica nota.
114,5-6 Ta... öyuöbwva... Emi Tüv lootövav. Nel testo Porfirio assume il punto di vista
di chi sostiene che i concetti di dpodutia/-os, «intervalle d’ottava», «note ad intervallo
d’ottava», ed isotovia/-os, «uguaglianza di tensione», «note in uguaglianza di tensione», coincidano: Tolomeide ed altri. In seguito, Tolomeo introduce una distinzione tra i
due aspetti. In particolare, l'autore tratta di ioorovia /-os in L, 4 (p. 9,29-10,5 D.): «Stando
così le cose, bisogna spiegare successivamente che tra i suoni alcuni sono isotoni, altri
anisotoni. Sono isotoni i suoni uniformi riguardo alla tensione, anisotoni i suoni che
variano. Infatti la cosiddetta tensione dovrebbe essere considerata un genere comune
all’acutezza e alla gravita, secondo una sola specie, quella dell’altezza, rispetto al limite
della fine e dell’inizio» (trad. Raffa). Ricordiamo, altresì, che ópoduwia nell’accezione di
«ottava» è innovazione di Tolomeo, El. arm. 1, 7 (cf. Raffa 2002, p. 311), come anche la
suddivisione tra ¥odor iadtover e dviaérover (vd. Id. 2002, pp. 283-287). 6 Örı... Eharrov
&tapopoivra. Con Wallis: «quoniam ab Aequitonis parum differant». Per Alexanderson
1969, p. 54, il primo termine «conceals» &Aaßor, mentre il secondo à modificato in db.ado
poürres, attribuendogli l'a finale di éAattova tradito. 7 AA mAcıövwv. Wallis «aliorumque plurimorum». 10 Téceis. Su questo sost., che indica l’«intonazione», l’«altezza»
esatta di una nota, cf. Michaelides 1978, pp. 320-321, Chantraine 1983-1984, vol. 2, pp.
1091-1093 (ravv- E. reivu). 11 kpovógevor. II verbo ha accezione musicale sia nella forma
attiva, «far vibrare» le corde di uno strumento: cf. Platone, Liside 209b, sia in quella passiva, «essere percosso»: cf. Aristotele, Anima Il, 424a32. Vd. Michaelides 1978, pp. 180
(krouma), 181 (krousis), e l'uso dell’agg. composto ovykpovatés in Porfirio, Comm. |, 2
(p. 23,20 D.) = Tolomeide, fr. 1b. dtapdaktov. Questo agg. compare nella definizione
di Tolomeo di suoni isotoni in EL arm. 1, 4 (p. 10,1-2 D.): ioórovor pév ol drrapdAAakrer
KaTa TOV TÓvov, AMUÓTOvoL dE ol TapadddagovTes. 12 looSuvapdot. Wallis traduce
«aequipollent».
Dalla presentazione di quest’ultimo passo, appare chiaro che Tolomeide
di Cirene è inserita in un gruppo di teorici della musica, le cui posizioni
sono superate da Tolomeo, che introduce la distinzione tra toorovia/-os e
opoduvia/-og. Risulta evidente anche l’anteriorità cronologica di Tolomeide
rispetto a Tolomeo, autore datato al II sec. d.C. (floruit 146-170c.). Ora, tra le
ipotesi cronologiche sulla Cirenaica, le più convincenti sembrano quella
proposta da Diiring, che individua il termine basso (Didimo, eta neroniana),
e quella avanzata da Ziegler, che evidenzia il termine alto (eta ellenistica,
grazie al nome “Tolomeide”). Questo orizzonte temporale è ripreso da
Barker e West e orientato verso la datazione bassa: Didimo conosce le teorie di Tolomeide e ne cita passi nella sua opera, a sua volta fonte di Porfirio,
Commentario, che ce li tramanda. Barker 2000, p. 70, intuisce che gia Tolomeo conoscesse l’opera di Tolomeide. Tale conoscenza potrebbe essere diretta o, meglio, indiretta per il tramite di Didimo. Quest’ultimo da Porfirio,
G. MORETTI - TOLOMEIDE DI CIRENE. MUSICOLOGA DELL! ANTICHITA
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143
Comm. introd. (p. 5,7-16 D.) à indicato come fonte privilegiata di Tolomeo.
Cosi nulla vieta di pensare che Tolomeo traesse degli spunti anche dalla
Cirenaica, senza nominarla, nel secondo capitolo del primo libro dei suoi
Elementi armonici. Suggerimento in positivo potrebbe essere la differenza
metodologica e terminologica nel dibattito ragione/sensazione tra Pitagorici e Aristossenici. Suggerimento in negativo potrebbe essere la distinzione
tra loorovia /-os e dpoduvia/-os, introdotta proprio da Tolomeo, perché egli
avverte la necessità di precisare un concetto assente nei teorici precedenti,
tra i quali Tolomeide. Didimo, come abbiamo visto commentando il fr. 3
della Cirenaica, & menzionato da Tolomeo, ma la maggior parte degli autori da lui utilizzati come fonte per la stesura degli Elementi armonici rimane
ignota e questo & appunto il motivo principale, per cui Porfirio scrive il suo
Commentario a tale opera di Tolomeo (basta dare una scorsa al proemio porfiriano per cogliere l'intento, espresso con piglio polemico). Quindi, il merito di Porfirio potrebbe essere proprio quello di svelare come anche
Tolomeide di Cirene sia fonte di Tolomeo. Inoltre, anche per via della struttura domanda-risposta della sua opera, la datazione preferibile per questa
musicologa dell’Antichitä sarebbe la prima meta del I sec. d.C., in tempo
utile per favorire la conoscenza delle sue teorie in epoca neroniana presso
Didimo. Infine, non ci sembra così stringente la necessità di classificare
Tolomeide tra Pitagorici o Aristossenici. Invece, anche dal confronto con
Didimo, si & cercato di evidenziare una competenza sicura, che, sia pure
nella scarsità delle informazioni, fa emergere una figura ben individuabile
nel panorama della musicologia antica.
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