Tradizione astronomica a Samo (Pitagora e Ibico)

Author
Gostoli, A.
Published in
Samo
Year
2004
Subject
IBICUS
Language
Italiano
Category
C6 Language & literature
Archive number
4602

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Henn ANNALI DELL ISTITUTO UNIVERSITARIO ORIENTALE DI NAPOLI 2 tat SAMO DIPARTIMENTO DI STUDI DEL MONDO CLASSICO E DEL MEDITERRANEO ANTICO STORIA, LETTERATURA, SCIENZA Sezione filologico-letteraria ATTI DELLE GIORNATE DI STUDIO AION (filol) Ravenna, 14-16 novembre 2002 Direttore responsabile GIOVANNI CERRI A cura di Eleonora Cavallini Comitato di redazione GIOVANNI CERRI - GIORGIO JACKSON Luicia MELILLO : Luigi Munzi - RICCARDO PALMISCIANO AMNERIS ROSELLI - DoMENICO TOMASCO : ROBERTO VELARDI * Registrato al nr. 2926 del Registro Periodici del Tribunale di Napoli ai sensi del D.L. 8-2-1948 nr. 47. I diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento totale o parziale ¢ con qualsiasi mezzo (compresi microfilms, microfiches e riproduzioni fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. I volumi degli Annali possono essere richicsti in scambio da altre Universita o istituzioni cultural rivolgendosi all’Istituto Universitario Orientale, Dipartimento di Studi del Mondo classico e del Mediterraneo antico, Palazzo Corigliano, Piazza S. Domenico Maggiore, 80134 Napoli, tel. 081 6909712, fax 081 6909631 Manoscritti e contributi per la pubblicazione dovranno essere inviati allo stesso indirizzo. http://www. iuo.it/dipmcema/pubblicazioni * ISSN 1128-7200 ISBN 88-8147-239-2 ISBN 88-8147-327-5 © Istituto Universitario Orientale 2004 * Il volume é stato pubblicato con contributi di fondi MIUR 40% e 60%, nonché del Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali (Universita di Bologna, sede di Ravenna) e della Fondazione Flaminia (Ravenna). PISA - ROMA ISTITUTI EDITORIALI E POLIGRAFICI INTERNAZIONALI MMIV

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TRADIZIONE ASTRONOMICA A SAMO (PITAGORA E IBICO) L'isora di Samo ha dato, com’é noto, contributi fondamentali alla storia della cultura greca: uno di questi, forse il più straordinario, € rappresentato dalla scoperta del sistema eliocentrico, elaborata da Aristarco nel mt sec. a. C. Sul carattere genuinamente scientifico di questa scoperta e quindi sull’influenza effettiva che le notizie ad essa relative ebbero nella riscoperta dello stesso sistema da parte di Copernico, ha fornito ampia documentazione Lucio Russo gia nel volume La rivoluzione dimenticata (Milano 1996) e ne riparlera oggi in questo Incontro di studi. Una serie di notizie attendibili, relative a Pitagora e a [bico, dimostra come gia nella prima meta del vi sec. a. C. l’isola di Samo fosse un centro attivo e all’avanguardia nella ricerca astronomica, dove fu elaborata o perfezionata una delle scoperte fondamentali relativa alla strutturazione delle sfere celesti: l’identificazione in un solo e unico astro di quelli che fino ad allora erano stati ritenuti due astri diversi e che come tali continuarono ad essere trattati a livello di fantasia popolare e di concezione mitica, Phosphoros ovvero Heosphoros e Hesperos (in greco), Lucifer e Vesper (in latino). Dunque la scoperta di Aristarco e il contesto di studi che fiorirono al suo tempo non furono a Samo una novita di epoca ellenistica, bensi la continuazione di un’antica tradizione scientifica radicata nell’isola. Sul problema sopra prospettato (l'identificazione in un solo astro di Heosphoros e di Hesperos) esaminiamo ora le testimonianze antiche: Aét. 11 15, 4 (Dox. Gr. 345, 14) = Parmen. Vorsokr. 28 A 40a (1 224, 29) Tlagueviöng zoötov pév tutte TOV “EGov, tov attov Ôë voutouevov tx’? adtod zal “ÆEoxegov, év ta. aidéor ped dv tov fhMov, bq’ dr tots év tat ode Gotégac, neg ovoavôv zakel (cf. B 10, 5). Parmenide colloca per primo nell’etere l'astro del mattino (‘Eüiov = Heosphoros, cioe Lucifero), da lui ritenuto lo stesso astro che Hesperos; dopo di quello il sole, al di sotto del quale pone gli astri che sono nella regione del fuoco da lui chiamata cielo. In questo passo Aezio attribuisce dunque la scoperta a Parmenide, senza avanzare dubbi in proposito. Viceversa più complessa é la testimonianza di Diogene Laerzio 1x 23 = Parmen. Vorsokr. 28 A1 (1 218, 15): nat dozet nowtos (Tlaguevidys) zegwoaxtvar tov attov eivar “Eoregov Kai Pmopógov, Os prior DaBwotvos Ev réurtur “Arouvywoveuudtov (fr. 46 Barigazzi)'

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TRADIZIONE ASTRONOMICA A SAMO cy > - er © € 161 oov zai Pwapboov tov attov eitetv, de prot Ilapuevièns. 3 ot Òë IvBayógav (Vorsokr. 14 A 20) Kakkinayos Òé nor wij eivar adtod ro noinua (fr. 442 PF). Dicono che (Pitagora) per primo abbia introdotto in Grecia pesi e misure, come dice Aristosseno il Musico, e per primo identificö Hesperos con Phosphoros, come x Sembra che per primo (Parmenide) abbia scoperto (rnepwgaxévai)' che sono lo dice Parmenide. Interpretando alla lettera questo secondo passo, dovremmo dedurre che ‘ stesso astro Hesperos e Phosphoros, come dice Favorino nel quinto libro delle Meynoaoden, add pnow 'AowtóEevos 6 povatxds (fr. 24 Wehrli): no@tov te “ Eomemorie. Altri dicono che il primo a fare la scoperta fu Pitagora. Callimaco invece afferma che il poema non é suo. Parmenide, nel suo poema, citasse Pitagora, attribuendogli la paternita dell'identificazione dei due astri. Questa ricostruzione contrasterebbe però con quanto affermato dallo stesso Diogene Laerzio nel passo riportato sopra contesto problematica appare l’allusione alla posizione di Callimaco: “Callimaco afferma che il poema non é suo”. Che significa? La sintassi di Diogene, Dunque Diogene allega la testimonianza di Favorino per attribuire la scoperta a Parmenide, ma cita contestualmente una diversa opinione corrente, secondo la quale la scoperta sarebbe invece risalita gid a Pitagora. In questo Hesperos e Phosphoros... altri dicono Pitagora”). Pertanto la maggior parte . degli editori ha preferito correggere o integrare il testo tradito.’ In realtà non à necessario correggere il testo tradito. Esso può avere benisemendarlo: «Dicono che Pitagora per primo affermò l'identità dei due astri, simo proprio il senso ricercato dai filologi che hanno ritenuto opportuno (“Sembra che per primo Parmenide abbia scoperto che sono lo stesso astro in se stessa, lascerebbe il campo aperto a diverse letture: 1) Callimaco negava che il poema Tegi poems attribuito a Parmenide fosse autentico. Sembra davvero improbabile! Sarebbe l'unica voce in tutta la tradizione antica ad averne messo in dubbio l’autenticitä; 2) Callimaco negava che fosse autentica in particolare la sezione del poema pertinente all’identitä di Lucifero ed nello stesso modo in cui afferma Parmenide».° In questo caso le due espressioni apparentemente parallele che si susseguono a breve distanza (rad now "Agıotötevog 6 HOVOLKÖG... Ds gro Haoueviòns) avrebbero invece un significato del tutto eterogeneo. La spiegazione più ovvia dell’oscillazione dei dossografi antichi nell’attribuzione della scoperta potrebbe essere la seguente, tenendo conto delle dinamiche concrete della cultura arcaica: Pitagora, il filosofo del quale si di- Espero. In effetti nel linguaggio della critica letteraria ellenistica proprio questo può essere il significato di moinpa: sezione strutturalmente autonoma di un poema lungo e articolato.? In questo caso Callimaco avrebbe sostenuto che la scoperta spettava a Pitagora e che il suo contenuto fosse stato inserito poi nel poema di Parmenide da un interpolatore successivo, ceva anche che nulla avesse scritto,” compi la scoperta 0, quanto meno, dimostrò scientificamente e diffuse tra i Greci una scoperta astronomica apcon i Pitagorici,® ne riconobbe la validita, la verificò a livello di calcoli astropresa durante i suoi viaggi in Oriente:* Parmenide, che ebbe rapporti stretti forse un allievo della scuola eleatica. In realtà sembra molto più probabile una terza lettura del brano di Diogene: l’adtoÿ dell’enunciato in questione é riferibile più naturalmente a Pitagora nominato nella frase immediatamente precedente (oi 88 Iludayöoav) che non a Parmenide, menzionato ancora prima. In questo caso Callimaco, Page/ Davies An. Ox. mi 413, 15 Cramer (Schol. in Basil. Orat. zeoi yevéoews) = Ibyc. fr. 331 nomici e la espose nel suo poema, nella sezione relativa alle sfere celesti.° Un frammento di Ibico sembra confermare in pieno questa ricostruzione e spostare a Samo il luogo di origine della scoperta o della sua diffusione: forse nei Pinakes, avrebbe argomentato così: «C’é chi attribuisce la scoperta a Pitagora, chi la attribuisce a Parmenide. In effetti la teoria si trova sia nel Tleoi pboewg di Parmenide, sia in un poema attribuito a Pitagora. Ma quest'ultimo é apocrifo, come tanti altri scritti attribuiti al maestro di Samo».? Diogene Laerzio affronta il medesimo problema anche in un altro passo* 5. of ôé paar Haopeviônv Casaubon, Cober, Wehrli; &g de pro Baßwolvog Tlagueviôns Karche fornisce altri elementi di riflessione: Hewrév té pact tovtov (Hubuvégav) sis tobs "Eiinvas uêrga ai otabud elosten; Oz ôt PaBwotvós pna TIagueviönv Barigazzi, Marcovich. 6. Cfr. Diels-Kranz 1951°: ad loc. | 7. Cfr. Diog. Laert. vm 6; Centrone 2000: 439-441. 8. L'origine babilonese della scoperta & accolta da Bowra 1973: 350, sulla scorta di Rehm 9. Cfr. Diog. Laert. 1x 23 = Parmen. Vorsokr. 28 A 1 (1 217, 24); Cerri 1999: 505. 10. Parmen. Vorsokr. 28 B 10-15 (1 241-244); cf. Cerri 1999: 55. 1990: 27. lonesi l’astronomia scientifica, cioé di carattere matematico, non si possa collocare prima del rv secolo a. C.: cfr. Neugebauer 1957°: 105; van der Waerden 1968: 28; Dicks 1970: 168; Franciosi 1912: col. 1251. Ma à opinione generalmente condivisa dalla critica più recente che presso i Babi- 1, I verbo pwoáa di solito ricorre nel significato di ‘scoprire’, ‘cogliere in flagrante’ un ladro o qualcuno che macchina insidie (cfr. Ls), s.v). In riferimento alla scoperta dell’identita dei due astri sembra sottolinearne argutamente l’originalirä e l’elemento di sorpresa. 2. Vedi Ardizzoni 1953: 112-119. 3. Per questa interpretazione del passo, cfr. Pfeiffer 1949: ad loc.: Blum 1977: col. 240. Doveva trattarsi di un poema di filosofia della natura che circolava sotto il nome di Pitagora, secondo Burkert 1962: 286. Sul problema della pseudo-epigrafia anche nella critica antica, si vedano Cassio 2000; Centrone 2000. 4. Diog. Laert. vin 14 = Parmen. Vorsokr. 28 A 40a (1 224, 31).

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à GE aùroc Eworooog ai ÉOTEQOS. XALTOL YE TO Tai cadv GALOS BSOxeL gos nal Élhoc 6 Éoreoos. mo@tos dè “IBvxos ó ‘Pnyivos ovvijyaye elvan 6 Emo. tes A0001Yo- Heosphoros e Hesperos sono lo stesso astro. Eppure nell’Antichita sembravano due astri diversi. Il primo a ricondurre ad unita i due nomi fu Ibico di Reggio. Non risulta da alcun'altra fonte che Ibico si sia occupato di astronomia: evidentemente in qualche sua composizione oggi perduta (un encomi o, uno scolio) aveva avuto occasione di alludere ai due astri affermandone l'identità come cosa ovvia. Si potrebbe pensare che abbia ricondotto ad unita i due nomi chiamando l’astro con il nome di Afrodite,“ ma in realtà questa denominazione € attestata per la prima volta nell’Epinomide pseudoplatonica. * Dove, in quale località concreta, la dottrina astronomica avrebbe potuto essere diventata, gia nel vi sec. a. C., patrimonio popolare, se non a Samo, la patria di Pitagora, frequentata da Ibico stesso? Secondo la Suda“ Ibico si sarebbe trasferito dalla Magna Grecia durante la cinquantaquattresima Olimpiade (564-561); Eusebio a Samo invece ne colloca il floruit nella sessantunesima Olimpiade (536-533), cioë durante il regno del tiranno Policrate.® Che sia giusta la cronologia alta proposta dalla Suda (considerata più attendibile dalla critica più recente) o quella di Eusebio , è comunque del tutto possibile che a Samo egli abbia incontrato Pitagor a, gia assurto al rango di maestro di sapienza prima di trasferirsi a Crotone torno al 530 a.C.).” Ma la popolarita della dottrina su Espero-Lucifero, quale sembra dedurre dalla menzione quasi scontata che Ibico doveva farne in (inpotersi un suo canto corale o monodico, lascia la porta aperta ad un’even tualita ulterior e, cioë che la dottrina fosse gid stata elaborata da astronomi di Samo anterior Pitagora e a noi ignoti, i quali potevano averla appresa grazie 163 TRADIZIONE ASTRONOMICA A SAMO possibile, ma ‚cenza della dottrina in Occidente? In linea teorica | ipotesi € cont zu von molto verisimile. In Occidente l’identificazione dei due astri integran parte p , ientifica’, scientinca ta sc ccome una scoper i nsiderata im proprio prop Parmenide, di oi u Vv P i : i didi Pitagora, mame “nseonamento ‘ ‘filoso fico’, , , vuoi . JN Je sy . . e, ma | ; ae dimostra il dibattito erudito sulla paternita che della scoperta. sennbra i cu ‘ Pe Pa vellEllade in generale non fosse divenuto ancora elemento imposiale, i ne in un canto simp i vece doveva farne menzio ico ijare Festive. pubblico ıbblico festivo, vasto un d a f d i fronte di i t o fronte d eseguito o rale, paint Be o in un canto corale, otico as scan era stesso Ibico né sapienti, on di fronte ad un pubblico di a Samo sembra davvero la più coerente valizzazione c con I datt in nero lud OSSESSO. ro Laer dep , Solo i poeti ellenistici riprenderanno questo tema parlando ep le co di elegante ad un pu | fero come di due astriilin uno, ; uno in due, ;Mu ‘ cleas sia, i ma non esperto dii astron omia: per es. Meleagro , À bine TAX ÉABOLS5 te/ “Eomegoc, zal tayds póoe, AGL Pacapooe, 1 voloe, (alge, ayy “Hots äyyehe one amma Hots , de | Stella dm Aurora, dell’ «Messaggero à BicBic &ywv, ads AC vóryers MABQLOS anéyes Er etamente di nu segr eta sera, salve! ma torna pres to come:Stella della via»: Catullo nel contes to di un epitalam | ti via»: Eous, crus mutato conprendis nomine Te, mutato densaep e revertens/ Hespere, os tent fures, quos idem il con nn i jadri la notte, ma tu, Espero, li scopri ritornando ; 19 En u nome di Eoo». ne sara ripreso pr anche ana# e zand poesia nella vitale manterrà si Un motivo che ne mame ° Hesper-Phospnor, ) dal poeta inglese Alfred Tenny son: «Sweet past, thy p for hat is one, the first, the last, thou like my present and my 21 is changed, thou art the same». ia ai rapporti di Samo con il mondo orientale ed egizio ed averla quindi insegnata al giovane Pitagora. Quest’ultimo la sistematizzò ulteriormente e la trasferì Universita della Calabria in Occidente, facendone uno dei capisaldi della sua astronomia. recepita dai gruppi pitagorici delle città della Magna Grecia: di qui l’attribuzione della dottrina a lui in particolare. E possibile che Ibico, originario di Reggio, sia venuto a coat. Cf. Achill. Tat. In Arat. Isag. 17 (Comment. in Arat. Rel. 43, 25 Maass) neuntos 6 tijs "Agooditys zaoà uèv "EkAnaiv Éwopóegos <...> ME@toe SE “IBvxos tic Ev ov VEotethe Tas zpoonvyooias. 12. Per questa ipotesi, si veda D’Alfonso 1995-1998: 71 n. 61. C erri 1999: 267 s. suggerisce che il nome di Afrodite possa essere stato dato all’astro da Parmenide. 13. Plat. Epinom. 987 b 6 ev yao éwarpdgos Eomegdc te Ov ubròs ’Agooditts elvar ayeSov Ever Aóyov. 14. Suda, s.v. “IBvxog (11 607 Adler). 15. Eus. Chron. Ol. uxt (Il 99 Schoene): Ibycus carminum scriptor 16. Sisti 1966; Barron 1969: 136 s.; Gentili 19957: 178 n. agnoscitur. 33; Giannini 2002: 304. 17. La raccolta delle fonti relative ai viaggi di Pitagora, accompa cussione, in Zeller-Mondolfo 1950: 386-404. gnata da un’amplissima dis- | a 18. AP xi 114. o stesso giorno, di mattina € di sera, neli volte due manifesti si l'astro Che s. 19. Catull. 62,34 prima delcara ai poeti ellenistici. In read può essere visibile talora al mattino, &; una finzione "Sen. Ac tro. | ur | | alla sera, dopo il tramonto del sole. fr. 6 Blänsdorf; Manil. 1 177; Sen. me an s "che viprende Callim. fr. 291 Pf.; Cinna 821; Hipp. 749-752; Stat. Theb. vi 238-241. 21. À. Tennyson, In Memoriam 120.

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