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SULLE FONTI DI STRABONE PER I PROLEGOMENA
Per Alberto Grilli
I primi due libri della Geografia di Strabone contengono
complessivamente le dichiarazioni di metodo dell’autore, la sua
incondizionata ammirazione per Omero e quindi la difesa dei
poemi omerici contro i denigratori, la critica ai predecessori ritenuti più importanti, Eratostene, Ipparco, Posidonio e Polibio.
Essi costituiscono un’opera a se stante, radicalmente diversa,
per impostazione e contenuto, dagli altri quindici libri, dedicati
alla descrizione del mondo abitato. Per questo motivo è stato
giustamente ipotizzato che essi siano stati scritti in un momento
diverso dagli altri, forse dopo il 17 d.C.!
All’inizio del primo libro si legge una prima introduzione,
nella quale Strabone afferma con fierezza che la geografia È opera
del filosofo e che l’iniziatore
di tale scienza € appunto Omero,
seguito da alcuni grandi studiosi, che egli ritiene suoi predecessori.? Egli si affretta a dire che questo tipo di ricerca - che
riguarda il cielo, la terra e il mare, gli uomini, gli animali e le
piante - sara utile agli uomini di governo e perciö richiede l’opera
di chi ‘pensa all’arte di vivere e alla felicità’.
I paragrafi 20-23 del primo capitolo (I 1) contengono pure
dichiarazioni importanti: la necessita dell’astronomia e della geo"WW. Ary, Strabon von Amaseia (Bonn, 1957); F. LASSERRE (Introduction) e
G. Aujac (Notice) in Strabon, Géographie, Livre I (Paris, 1969, Belles Lettres).
? A.M Biraschı, Sérabone e la difesa di Omero nei Prolegomena, in Strabone. Contributi allo studio della personalita e dell’opera I, a cura di F. PRONTERA
(Perugia, 1984), pp. 127-152.
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metria (I 1, 20), scienze che in realta egli non pratica, ma di cui ci
da ampio resoconto nei Prolegomena, tramite la critica ai suoi
predecessori; la sfiducia nei riguardi degli autori dei peripli, i
quali per l’appunto sono privi di quelle conoscenze scientifiche
(I 1, 21); i destinatari della sua opera geografica, cioè Puomo
politico ed il popolo, gli stessi della sua opera ‘storica’ (I 1, 22);
bone, egli contrasta apertamente Eratostene, che negava alla poe-
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ed infine il famoso paragone fra il lavoro che sta presentando e le
statue colossali: nell’uno come nelle altre occorre guardare all’insieme (to o/on) piuttosto che ai particolari (I 1, 23).
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sia qualunque scopo didascalico (I 1, 10); non solo, nel secondo
secolo a.C. si era amplificata la polemica fra la scuola di Alessandria, presieduta da Aristarco di Samotracia,* che si opponeva alla
credibilita delle indicazioni omeriche, e la scuola di Pergamo,
presieduta da Cratete di Mallo,* che invece ne propagandava
Putilità e la scienza. Il Nostro trovava testimonianza diretta di
tutto questo, per una parte nel commento al ‘Catalogo delle navi’
di Apollodoro, che era stato discepolo di Aristarco, e per la parte
Nel secondo libro, al capitolo 5, si trova una seconda introopposta in Posidonio ed in altre fonti più recenti; infatti la diper i libri descrittivi egli ha utilizzato anche le sue esperienze di
nell’eta di Strabone, che é quella augustea. Per la scuola stoica,
alla quale Strabone dichiara di appartenere, l'uomo saggio, il ‘filosofo’, ha un ruolo sociale e il ‘buon poeta’ & un ‘uomo saggio’; la
scienza geografica € filosofica per eccellenza, quindi Omero é un
duzione, con l’elenco delle conoscenze indispensabili: il geografo
si deve fidare di ‘geometri’, fisici e matematici e poi utilizza le
fonti-scritte ed orali a sua disposizione. Strabone predilige senz’altro le fonti scritte, soprattutto i Prolegomena sono compilati su
questa base, con una serrata critica ai predecessori; naturalmente
viaggio (II 5, 11) ed i racconti di contemporanei famosi, ad esempio Pisone per la Libia ed Elio Gallo per l’ Arabia Felix.’
scussione sull’utilita della poesia in stretto collegamento con il
testo omerico era quanto mai viva nei circoli culturali romani
‘filosofo’ ed è anche il fondatore della scienza geografica; infatti
In un paragrafo importante della seconda introduzione (II 5,
egli non € solo il migliore dei poeti di tutti i tempi, ‘ma anche per
l’esperienza della vita politica, che gli ha consentito non solo di
occuparsi delle attività umane, in modo da saperne il più possibile
colto dall’intelligenza (dianoia) di chi ha visto con i suoi occhi,
e da trasmetterlo ai posteri, ma anche dei luoghi con le loro
11) egli torna sul concetto dell’insieme, to olon, che pud esser
ed ‘ed & così che fanno gli studiosi’. Strabone tocca qui un tema
caro a Polibio, quello cioè del ruolo che devono avere la vista e
Pudito nella ricerca scientifica, storiografica e geografica in particolare.* Entrambi i sensi sono importanti, ma l’udito ha una
funzione più ampia perché gli studiosi, come i generali, non potendo tutto vedere devono fidarsi delle testimonianze altrui.
Omero e gli altri filosofi.
peculiarità e nell’insieme della terra abitata, terra e mare’ (I 1,
2). Strabone espone le conoscenze geografiche di Omero, senza
approfondire troppo quelle vistosamente superate ai suoi tempi,
come la forma circolare della terra abitata, circondata dall’Oceano, oppure le costellazioni; anzi, assicurando la conoscenza
esatta del mare interno e dei paesi da esso bagnato; del resto
egli continuera a citare i versi omerici nei libri descrittivi, ove
ritiene che si riferiscano ai paesi reali dei quali sta trattando.
L'obiettivo di Strabone é la rettifica dell’opera di Eratostene
e le fonti principali per questo scopo sono Ipparco, un geografo
Nella difesa della grande erudizione (polymatheia) di Omero,
che & tema caro alla scuola stoica e quindi a Posidonio e a Stradel IT sec. a.C., il grande storico Polibio ed il filosofo Posidonio, i
quali avevano gia apportato correzioni ed aggiornamenti ad Era-
|
> LASSERRE cit. a nota 1.
t 70 F110=Polyb.
e
(FGrHis
Pautopsi
de
valeur
la
et
+ G. ScHEPENS, Éphore
# Filosofo stoico e grammatico del II sec. a.C. Si veda HJ. Merre, Sphai-
XII 27,7), in «Ancient Society», I, 1970, pp. 163-172.
> Grammatico alessandrino vissuto tra il 217 e il 145 a.C.
ropoiia (Miinchen, 1963).
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View in PDF(opens in a new window)tostene. Nella breve storia della scienza geografica che il Nostro
traccia nel primo libro, tra Omero ed Eratostene ci sono i rappresentanti della scuola più importante nel VI sec. a.C., quella di
Mileto: ‘Anassimandro, che fu discepolo e concittadino di Talete,
ed Ecateo Milesio: l’uno ha pubblicato la prima carta geografica, e
altro, Ecateo, ha lasciato uno scritto che si ritiene autentico per
SULLE FONTI DI STRABONE PER I PROLEGOMENA
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nomo (II 5, 14) e per la definizione delle latitudini (IX 1, 2). Su
Dicearco, che era stato allievo di Aristotele, l’Autore tornerà nel
secondo libro perchè & fonte di Polibio; li (II 4, 2) Strabone lo
giustifica per i calcoli sbagliati di alcune distanze, dal momento
che non ha visitato i relativi luoghi. Ma pure da Agatemero (I 1,
4) sappiamo che egli divideva in due l’ecumene con un ‘diaconfronto con il resto della sua opera’ (I 1, 11).’
framma’ parallelo all’equatore, questa suddivisione sara adottata
Strabone si discosta da Eratostene nel preferire gli elementi
naturali a quelli artificiali, secondo lui effimeri, per disegnare le
terre, cioè fare un pinax corografico (II 5, 17): innanzi tutto il
con modifiche dai geografi successivi.
Ancora al IV sec. a.C. appartiene Eforo, il quarto studioso
nominato da Strabone nella prima introduzione. Le Storie di
mare disegna la terra, e poi i fiumi e i monti; di conseguenza si
Eforo” saranno ampiamente da lui utilizzate nelle parti descrittive, nei Prolegomena egli & ricordato per la collocazione dei prinpossono dividere e denominare i mari e i continenti, distinguere
le isole in mare aperto da quelle costiere, come si vedrà applicato
nelle parti descrittive.
Nella prima introduzione al nome dei Milesi fa seguito quello
dell’atomista Democrito,* il quale aveva a suo modo proseguito la
tradizione della scuola filosofica ionica ad Abdera, citta della
Tracia colonia di Teo, e poi ad Atene, dove forse fu in contatto
con Erodoto. Strabone ne riparlerä nei Profegomena soltanto aI 3,
21 per la sua capacità a non stupirsi di nulla, virtù nella quale egli
vede una anticipazione di un precetto della scuola stoica. Bisogna
ricorrere al ‘Sommario di geografia’ scritto da Agatemero nel III
sec. d.C. (I 1, 2),° per sapere che & di Democrito la prima definizione della forma allungata dell’ecumene.
Poi vengono Eudosso di Cnido" e Dicearco di Messene. " Il
primo è un precursore isolato, che Strabone ricordera come astrocipali popoli barbari , cioè Sciti, Indiani, Etiopi e Celti, ai quattro
punti cardinali sull’ecumene rettangolare (I 2, 28). ”
Di questi grandi ‘filosofi’ Strabone non fara gran conto,
infatti egli si ripromette di rettificare il lavoro dei suoi immediati
predecessori, e ad essi è riservato il resto dei Prolegomena, ad
Eratostene ed Ipparco i capitoli da I 2 a II 1; a Posidonio quelli
da II 2 a II 3; e a Polibio il II 4. Gli ultimi due trovano meno
spazio qui, perché saranno ampiamente utilizzati nei libri descrittivi. Ipparco non figura nell’elenco della prima introduzione perche la sua opera & utilizzata solo in funzione della critica apportata a quella di Eratostene.
La ricerca geografica alessandrina ha avuto la migliore espressione in Eratostene, “ che era cireneo di nascita ed allievo dello
stoicismo nell’Atene del III sec. a.C. Sulla sua opera di ‘Geografia’ in tre libri si applicarono i migliori ingegni dei secoli successivi, fino a Strabone, che dimostra di averla attentamente esami7 F. Corvano, La geografia degli antichi (Roma-Bari, 1992), pp. 39-52. Per
questi ed altri si veda: Storia della filosofia antica. 1. L'antichità, a cura di P.
Rossi e C. Viano (Roma-Bari, 1993).
5 H. Dıeıs, Die Fragmente der Vorsokratiker (Berlin, 1903-1922) (abbrev.
VS), n. 68.
* Il testo si trova in K. Mütter, Geographi Graeci Minores (abbrev. GGM),
II (Parisiis, 1861; Olms 1990), pp. 471-487. Si veda A. DiLLER, Agathemerus,
Sketch of Geography, in «Greek, Roman and Byzantine Studies», 16, 1985, pp.
59-76.
1 F. Lasserre, Die Fragmente des Eudoxos von Knidos (Berlin, 1966).
uE. Wenrut, Die Schule des Aristoteles, 1 (Basel, 1944).
nata, in parallelo con il ‘Contro Eratostene’ di Ipparco; " questo
confronto, come si dirà, si risolve tutto sommato in favore di
Eratostene. Nessuna delle due opere ci & pervenuta per intero,
" F. Jacosy, Die Fragmente der Griechischen Historiker (abbrev. FGrHist),
I (Berlin-Leiden, 1923 ss.), nr. 70.
* Corpano, op. cit. pp. 78-81; K. MEISTER, La storiografia greca. Dalle
origini alla fine dell’ Ellenismo (Roma-Bari, 1992), pp. 98-103.
"A. THALAMAS, La géographie d’Eratosthene (Paris, 1921).
5 D.R. Dicks, The Geographical Fragments of Hipparchus (London, 1960).
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View in PDF(opens in a new window)esse trattavano quegli argomenti di geografia fisica e matematica
che Strabone abbandonerà dopo questi primi due libri.
Le opere di Polibio * e Posidonio" erano invece più congeniali all’impostazione storiografica di Strabone ed ai suoi intenti,
che erano quelli di scrivere una descrizione dell’ecumene utile ai
governanti, che tenga conto soprattutto degli uomini che la abitano e delle loro esperienze passate.
Posidonio, che Strabone conosce anche tramite il suo amico
Atenodoro di Tarso, * È stato uomo politico, viaggiatore ed insigne esponente della scuola stoica; nella sua opera geografica
hanno un particolare rilievo le relazioni tra l’uomo e l’ambiente
(I 1, 23).
In Polibio Strabone vedeva il modello dello scrittore di storia
che ritiene necessarie alla sua opera le descrizioni geografiche; ed
è forse per questo motivo che gli È stata riservata una trattazione
particolare (II 4), fuori dell’ordine cronologico nel quale sono
ricordati tutti gli altri. Come si vedrà, Strabone lo critica aspramente in campo strettamente geografico (II 3, 2 e 4, 3), però
si
compiace di trovarsi d’accordo con lui su argomenti che gli stanno
tanto a cuore, come la posizione da assumere riguardo alla localizzazione delle navigazioni di Ulisse nel loro insieme (I 2, 15-18)
e la negazione totale delle esplorazioni del massaliota Pitea nei
mari del nord. ” Questo è un argomento che merita un’anticipazione, perché Polibio e Strabone hanno in comune una grande
ammirazione per la potenza di Roma - sia essa quella repubblicana degli Scipioni che quella imperiale di Augusto — e percid non
possono concepire che un privato cittadino sia riuscito a portare a
termine una impresa che, dal loro punto di vista, poteva essere
condotta solo per iniziativa di un potere centrale.
SULLE FONTI DI STRABONE PER I PROLEGOMENA
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Eratostene e Ipparco.
Nona caso i due grandi temi, riguardanti Omero e Pitea, che
vedono d’accordo Polibio e Strabone, sono quelli sui quali egli
esplicitamente contesta Eratostene. I] secondo capitolo del primo
libro € da lui interamente dedicato a contraddire la posizione sulla
poesia omerica che Eratostene assumeva nel primo libro della sua
opera.
Innanzi tutto Eratostene sbaglia a non credere nella funzione
didascalica della poesia (I 2, 1-10); poi fa un errore a contestare
cosi energicamente la localizzazione dei viaggi di Ulisse in occidente (I 2, 11 ss.) ed ancora, nel mettere sullo stesso piano, per
quanto riguarda gli aspetti geografici, Omero e gli altri poeti (I 2,
20); ed ancora sbaglia quando nega ad Omero la conoscenza di
alcuni bracci del Nilo (I 2, 22-23). Quest’ultimo é solo un esempio
del passaggio che compie spesso Strabone da temi generali a nozioni particolari, compiendo delle ricadute di contenuto che tolgono vigore alle sue argomentazioni. Egli conclude la discussione
centrale (I 2, 40) sostenendo una tesi di compromesso, la stessa di
Polibio, secondo la quale Omero ‘utilizza i fatti reali... ma vi
aggiunge elementi favolosi’.
I paragrafi pit noti di questo capitolo sono quelli relativi al
periplo di Menelao (I 2, 31-35) cosi com’é tracciato nei versi
omerici (Odissea IV 83-85). L’elenco dei paesi orientali - Cipro,
Fenicia, Egitto, Libia, e poi i paesi degli Etiopi, dei Sidoni e degli
Erembi -, che sarebbero stati visitati da Menelao, aveva gid risvegliato la fantasia di altri autori, come Aristonico allievo di
Aristarco, che avevano ad esso dedicato intere opere. Naturalmente Eratostene ne avrà negato l'attendibilità come itinerario;
ma soprattutto Cratete ed Aristarco, cioè i maggiori esponenti
delle due parti in causa, avevano fatto di questo passaggio il
‘© MEISTER, op. cit., pp. 183-198.
M. LAFFRANQUE, Poseidonios d’Apamée. Essai de mise au point (Paris,
1964).
15 FGrHist 746.
® Si veda ora Pitea di Massalia, L’Oceano, a cura di S. BIANCHETTI (PisaRoma, 1998).
cavallo di battaglia per dimostrare l’uno l’attendibilità e l’altro
la falsità del Poeta.
Il mito di Cariddi, che & l’immagine del flusso e riflusso
delle maree, pur appartenendo alla difesa della poesia omerica (I
2, 36 ss), introduce in qualche modo agli argomenti più propriamente geografici, a proposito dei quali Eratostene è utiliz-
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zato da Strabone nel terzo capitolo. La sua critica & qui condotta sulla base di Posidonio, che aveva studiato la profondità
Strabone accetta tutte le altre misurazioni parziali di Eratostene perch, egli dice, sono correntemente accettate, e per lo
stesso motivo sottoscrive anche quella della circonferenza terrestre. Noi siamo informati da un certo Cleomede autore di ‘Sul
moto circolare dei corpi celesti’ {I 10)” che Eratostene aveva
dei mari, il funzionamento degli euripi e le modificazioni tettoniche della terra (I 3, 9 e 12 e 16-20): Eratostene aveva usato
Stratone di Lampsaco® e Kanto di Lidia” (I 3, 4) come fonti
sulle cause dei terremoti, le correnti marine, le alluvioni e via
dicendo, fonti che Strabone giudica ampiamente superate dalla
dottrina stoica. Di tale scuola egli ricorda qui la teoria, non
originale, ma diffusa fra i suoi condiscepoli, della sfericità dei
quattro elementi (I 3, 12).
I paragrati (I 3, 16-20) dedicati alle modificazioni tettoniche
naturali (quelle dovute all’uomo verranno esaminate nei libri descrittivi, I 3, 21) come la comparsa e scomparsa di isole, le isole
che diventano promontori, le città completamente annullate dagli
event, contengono nomi di luogo ed episodi famosissimi nell’antichita e di grande rilievo per noi.
| Un altra questione molto diffusa nell’antichità à quella della
divaricazione del fiume Istro (Danubio) che per un verso sarebbe
andato nel Mar Nero e per l’altro nell’ Adriatico, la persistenza di
questo errore, tenacemente respinto dal nostro, ben espressa dal
ritorno ‘adriatico’ del viaggio di Giasone, quale si legge per esempio in Apollonio Rodio. 2
Strabone inizia il quarto capitolo del primo libro con il proposito di voler ‘di nuovo fare la rettifica’ (epanórthosis) della rettifica (diörthosis) della ‘geografia’ compiuta da Eratostene nel secondo libro della sua opera. In realtà l’unica contestazione di un
certo peso riguarda, ancora una volta, Pitea, perchè Punica misurazione terrestre di Eratostene che egli non accetta è quella parziale dalla foce del Boristene (l’odierno Dnjepr) all’isola di Tule
appunto, la cui esistenza è respinta dal Nostro. In altre parole
lerrore di Eratostene è solo quello di aver creduto a Pitea.
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calcolato con lo gnomone la differenza di latitudine fra Siene
(Assuan) ed Alessandria, da lui ritenute sullo stesso meridiano,
in un 50° della circonferenza terrestre, e dal momento che tra
queste due citta c’erano 5000 stadi, la circonferenza totale risultava di 250.000 stadi. Anche Ipparco accettava questa misurazione, Posidonio invece sara fra quelli che ‘restringono’ la misura
della terra (II 2, 2) perché calcolano lo stadio molto pit corto dei
loro predecessori. *
Buona parte del secondo libro di Eratostene era dedicata alla
divisione dell’ecumene nei tre continenti antichi, Europa, Asia e
Libia, Strabone ne fa un brevissimo riassunto (I 4, 6-8) però, al
contratio di Eratostene, trova che la discussione fra i confini dei
continenti non sia di poco conto, di essi del resto si erano occupati Erodoto e Democrito.
Eratostene si era dichiarato contrario alla divisione dell’umanita in Greci e Barbari, e bene fece Alessandro Magno a non
seguire il cattivo consiglio di Aristotele” di trattare i primi da
amici e i secondi da nemici: Strabone apprezza tale posizione in
un dibattito che era molto vivace nell’ambiente e nell’eta dell’uno
e dell’altro ed aggiunge il nome dei Romani a quello di Indiani e
Cartaginesi nell’elenco dei popoli con un buon governo (I 4, 9).
Il terzo libro di Eratostene era dedicato alla ‘carta del mondo
abitato’ (pinax tes oikouménes), il quale & per lui diviso in due da
una linea parallela all’equatore (essendo tutto nella meta setten-
|
3 Astronomo di eta alto medievale simpatizzante della scuola stoica e in
# EF. Wenn, Die Schule des Aristoteles, 5 (Basel, 1950
2 FGrHist 765.
|
2 Cf. 12,10. Famoso autore ellenistico delle ‘Argonautiche’, che Strabone
conosceva attraverso Artemidoro. Sempre utile l’ampio volume di E. DELAGE
rm iia dans les Argonautiques d’Apollonios de Rhodes (Bordeaux-Paris,
particolare di Posidonio.
A G. Aujac, Strabon et la science de son temps (Paris, 1966), pp. 176-179.
Nell’interpretazione del valore da dare agli stadi, anche all’interno di uno stesso
autore, c’é una grande variabilità, che va da un minimo di 140,8 metri per uno
stadio ad un massimo di 177,4 secondo Eratostene, ma esistono anche altre
misure: per esempio lo stadio di Olimpia è di 192,3 metri.
3 PsPlut. De Alex.s.virt.s.fort. 1 6, 329bc
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View in PDF(opens in a new window)trionale) * che va dalle Colonne d’Ercole al monte Imeo (Himalaya) passando per lo Stretto di Sicilia, i promontori meridionali
di Peloponneso ed Attica, Rodi e il golfo di Isso. Eratostene vuole
‘raddrizzare’ il pinax arcaico, quello della scuola ionica, in particolare a proposito dell’oriente. 7’ L’ecumene & lunga un terzo del
parallelo di Rodi (il 36°) su cui è posta, che si può valutare in
250.000 stadi, pari a km. 39.375 se si calcola lo stadio egiziano o a
46.250 su una media dello stadio greco. Strabone commenta tutto.
cio nel primo capitolo del suo secondo libro, dove però sembra
seguire più da vicino il testo di Ipparco che quello di Eratostene. #
Eratostene ha utilizzato come fonte per l’India i resoconti di
Patrocle, il comandante della flotta dei Seleucidi,” che aveva
combattuto sul mar Caspio nel 286 e nel 281 a.C. (II 1, 4e
17). Strabone trova molto opportuna la fiducia riposta da Eratostene in questo eccellente personaggio, mentre rimprovera aspramente Ipparco per aver dato la preferenza alle testimonianze di
Deimaco di Platea * e Megastene, * che sono menzognere (II 1, 9).
E pure dalla parte di Eratostene egli si schiera quando Ipparco
consiglia di rivolgersi alé carte degli antichi (II 1, 38), piuttosto
di segnalarne gli errori come ha fatto Eratostene; del testo, sottolinea Strabone, Ipparco non ha trovato niente a eccepire su
queste correzioni.
Eratostene derivava da Patrocle, ma anche da Onesicrito ? e
Megastene, le novità sull’isola di Taprobane (Ceylon; II 1, 14)”
che costituivano oggetto di grande curiosità ai suoi tempi.
* Strabone in I 4, 6 immagina che ci possa esserne un’altra nella meta
sud, di cui perd non sappiamo niente.
°F. PRONTERA, Prima di Strabone: materiali per uno studio della geografia
antica come genere letterario, in Strabone etc., cit. a nota 2, pp. 187-251.
* G. Aujac, Sirabon et la science de son temps (Paris, 1966), pp. 184-190.
* Seleuco Nicanore e Antioco; 345-281/80 a.C.; FGrHist 712.
» FGrHist 716.
» FGrHist 715. C£. XIV 1, 12. A. Zamprini, Gli Indika di Megastene, in
«Annali Scuola Norm.Sup.Pisa», 12/1, 1982, pp. 71-149 e 14/3, 1985, pp. 781853.
Four
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SULLE FONTI DI STRABONE PER I PROLEGOMENA
Strabone, che dà fiducia ad Eratostene per l’Oriente, amplia
il discorso con la teoria, molto diffusa in eta augustea, * della
‘felicità’ dei popoli d’Asia, che naturalmente & collegata con la
dottrina dell’influenza del clima sull’uomo, predicata da Posidonio. Tale argomento gli è utile per contestare ancora una volta
Deimaco, il quale aveva organizzato una assurda misurazione che
lasciava fuori dall’ecumene e dalla zona temperata paesi così ‘felici? (II 1, 18).
Se fin qui Strabone leggeva in parallelo Eratostene ed Ipparco, dal paragrafo 19 sembra aver davanti il secondo libro di
Ipparco, del quale dice che ha risposto ‘non bene’ al suo predecessore, piuttosto che il terzo di Eratostene. Buona parte della
revisione di Ipparco riguarda una geniale creazione di Ératostene:
allo scopo di facilitare la creazione di una carta moderna , che
tenga conto allo stesso tempo delle distanze misurate dai ‘bematisti’ e delle misurazioni astronomiche, egli propone di dividere
ognuna delle due parti del mondo conosciuto (e comincia dall’oriente, cioè da quello conosciuto più di recente, ma anche da
quello dove gia esistevano criteri catastali) in settori artificial
che hanno per confini delle linee rette tirate da un punto all altro
di quelli noti, questi settori si chiamano sphraghides, cioè con lo
stesso nome con il quale erano indicate in Egitto le particelle
catastali. Le sphraghides ricostruite sono quattro e tutte nella
parte meridionale dell’ecumene, ‘le parti della meta settentrionale non sono stabilite’ (II 1, 33): ” si comincia dall’ India, che &
la prima, la seconda si chiama Ariana e comprende Aria, Margiana, Drangiana e Aracosia, con la terza, che comprende la
Carmania e la Persia, si raggiungono paesi ben noti, la quarta €
costituita dall’ Arabia Felix, dal golfo arabico, dall’Egitto e dall'Etiopia.
Strabone non fa mistero di preferire i confini stabiliti su
realtà fisiche come monti, fiumi, mari, alle quali si possono aggiungere gli schémata, cioe quelle figure geometriche, 0 altre
forme conosciute, con le quali si danno le immagini di isole, paesi
* FGrHist 134, P. Péprcn, Historiens compagnons d'Alexandre (Callisthène,
Onésicrite, Néarque, Ptolémée, Aristobule) (Paris, 1984).
# Cf. XIV 1, 14-15.
# Cf. Diod. Sic. IT 35-36.
Si intende a nord e sud del diaframma di cui sopra.
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View in PDF(opens in a new window)o continenti, per esempio il triangolo per la Libia e la Sicilia, la
pelle di bue per I’Iberia, la foglia di platano per il Peloponneso e
via dicendo * e per le misure si accontenterebbe di quelle globali,
che egli accettava, come abbiamo visto, perché godevano di un
vasto consenso (II 1, 30). Malgrado questa presa di distanza dalle
sphraghides, egli sferra un violento attacco ad Ipparco il quale ha
osato criticare le misure stabilite da Eratostene senza saper niente
di geometria e neppure di geografia, egli ‘& un matematico in
geografia e un geografo in matematica’ (II 1, 41) e di continuare
ad usare gli antichi pinakes (II 1, 38). Eratostene & giustificato
perché fa della geografia a grandi linee, Ipparco invece ritiene di
essere più preciso mentre non lo può essere perchè neppure lui usa
sempre gli strumenti (II 1, 39); così viene rapidamente liquidato il
terzo libro di Ipparco, e con esso il corrispondente di Eratostene
sulla dottrina dell’uno e dell’altro l’Autore tornerà nella ‘seconda
introduzione’ (II 5).
Polibio e Posidonio.
Le osservazioni generali che Strabone rivolge agli aspetti
geografici generali delle opere di Polibio e Posidonio sono strettamente connesse, perché il secondo critica il primo su molti
punti, ad esempio nella divisione dell’ecumene in sei zone anziché
nelle cinque tradizionali (II 3, 1). Egli inizia da Posidonio (II 2, 12), invertendo l’ordine cronologico, forse, come si & detto, perchè
egli vede Popera di Polibio più vicina alla sua, e quindi ai quindici
libri che seguono i Prolegomena. Entrambi sono i suoi principali
maestri, seppur in campi diversi, ed entrambi sono da lui ampiamente utilizzati anche nelle parti descrittive: per questo, egli
stesso dice, non si sofferma a lungo nei capitoli introduttivi a
loro specificamente dedicati (II, 2-3 e 4).
Posidonio, al contrario di Ipparco, ha trovato la ‘giusta misura’ tra geografia e matematica; iniziava con l’ astronomia e la
geografia fisica per continuare con la geografia umana. Posidonio
# CORDANO, op. cit., Appendice, Gli schémata geografici, pp. 197-199.
wad
SULLE FONTI DI STRABONE PER I PROLEGOMENA
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tele per le misure e l’abitabilitä delle cinque zone terrestri (II 2,
contestava grandi autori del suo passato: Parmenide * ed Aristo-
2), Erodoto ed Eraclide Pontico * per la continuità dell’Oceano
testimoniata dai naviganti (II 3, 4). Questo è un argomento nel
quale Strabone dissente da Posidonio, perché dopo aver respinto i
racconti utilizzati dagli altri, egli crede ciecamente a quello di un
tale Eudosso di Cizico che nel II sec. a.C. ha compiuto ogni sorta
di viaggi, prima dal golfo arabico all’India per conto di Tolomeo
Evergete e poi per la sua vedova Cleopatra e ancora, fuggito
dall’Egitto, in Marocco, in Iberia.
dente, ed i mercanti di Egitto la riconoscono come pezzo caratte-
Eudosso è raffigurato come uomo di cultura, oltre che navigatore, nei suoi viaggi scrive parole di una lingua sconosciuta
dell’Etiopia, per poi ritrovarle in Marocco, e porta fin li parte
della prua di una nave che in Etiopia si diceva arrivata dall’Occiristico di certe navi di Gadeira. Da questa prova Eudosso deduce
avere una nave allestita di tutto punto, a farla distruggere dall’alta
la circumnavigabilità della Libia, si reca a Gadeira dove riesce ad
marea, a rifarne un’altra e con essa a intraprendere la navigazione
lungo la costa occidentale della Libia. Posidonio ha certamente
imparato tutto questo a Gadeira, dove era stato tra il 101 e il 91
a.C., e lo riferiva puntualmente, Strabone lo riporta solo per
contestarlo punto per punto.
Infatti, Strabone che pure condivide il pensiero di Posidonio
su tanti importanti temi, non gli perdona di aver creduto ai naviganti ‘ciarlatani’ (II 3, 5); Paltro motivo di polemica sono le
misure dell’ecumene, sulle quali Posidonio ha erroneamente corretto Eratostene (II 3, 6); ma Strabone su quelle non ha una sua
idea, egli si limita a schierarsi con l’opinione comune, che & d’accordo con Eratostene.
Posidonio & incontestabile sulle metabolai, le modificazioni
della terra (II 3, 6), siano esse naturali od artificiali, e su tutto cio
che riguarda gli abitanti della terra; si & gia detto di come egli
7 VS 28 e K.R. Poppen, Il mondo di Parmenide, ed. it. a cura di F.
Minazzı (Casale Monferrato, 1998).
# E, Weuru, Die Schule des Aristoteles, 8 (Basel, 1953).
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abbia sviluppato l’importanza del rapporto dell’uomo con la natura, ma persino la distinzione fra continenti & fatta da lui in base
La seconda introduzione.
alla differenza fra i popoli (II 3, 7).
Infine Polibio, che sara ampiamente utilizzato nei libri descrittivi, è qui criticato sulle problematiche più ampie, che però
riguardano tutte Europa. Polibio utilizzava come fonti Dicearco,
Nell’ultimo capitolo del secondo libro Strabone riprende i
temi centrali dei Prolegomena ed inizia la parte descrittiva. Ma
Eratostene e Pitea, quest’ultimo per correggerne gli errori: Strabone naturalmente apprezza molto l’atteggiamento critico di Polibio nei confronti di quest’uomo, ‘un privato e un poveraccio’ (II
4, 2), che ha sicuramente inventato tutto sul nord Europa e sulPisola di Tule, come del resto fanno tutti i naviganti o i racconti
di navigazione, a cominciare da quelli di Evemero di Messenia *”
che viene sempre citato come il campione dei bugiardi.
Anche sui promontori che delimitano l’Europa ha detto meglio Polibio di Eratostene (II 4, 8), ma abbiamo gia visto come
Strabone preferisca i termini di confine reali a quelli geometrici.
Egli non da sempre ragione a Polibio; quando si tratta di misurazioni di distanze, sia parziali che globali, & sempre preferibile
Eratostene (II 4, 7); a questo proposito il Nostro arriva a dire che
Polibio è poco ‘flessibile’ (periskelés, II 4, 5, linea 20) , come a dire
che si € esercitato in una materia non sua, Polibio ha si viaggiato
molto, ma le misurazioni si fanno con gli strumenti (II 4, 3); e
l’affermazione che la lunghezza dell’Europa é inferiore a quella di
Libia e Asia messe insieme, oltre ad esser contestata da Strabone
(II 4, 4), è in contraddizione con il proposito iniziale di Polibio di
abbandonare gli ‘antichi’ (II 4, 1) e di iniziare da Dicearco, infatti
nell’ecumene rettangolare l’Europa & lunga quanto gli altri due
continenti messi insieme, e questo risale ad Erodoto, e trova una
spiegazione ideale molto forte nella vittoria dei Greci sui Persiani. ®
non si tratta di un riepilogo di quanto detto fino a quel momento,
di alcuni argomenti egli fa una esposizione più lineare, di altri
aggiunge una chiarificazione personale o comunque la più attuale
al suo tempo; egli non sembra preoccuparsi delle ripetizioni. Al
primo gruppo appartengono la suddivisione di base delle cinque
zone celesti e delle terrestri corrispondenti, la sfericità della terra
e dell’universo e l’immobilita della terra rispetto al cielo: quest’ultima è una delle due tesi correnti al suo tempo, ma era diffusa
pure quella opposta, della rotazione della terra, che risaliva ad
Eraclide Pontico, l’allievo di Aristotele gia ricordato. Nel secondo
si pud senz’altro inserire il tema della abitabilita delle zone temperate (II 5, 3) e della posizione dell’ecumene, che é un’isola, nella
zona temperata dell’emisfero boreale; * seguono la forma di clamide, ” le misure dell’ecumene stabilite da Eratostene e la costruzione della carta (II 5, 16), che erano quelle accettate dalla opinione corrente ancora in eta augustea; perd Strabone ricorre anche a Cratete per la sfericita della terra e con un’argomentazione
di grande interesse (II 5, 10) ci dice di essere consapevole della
curvatura della superficie terrestre, ma nel seguito della sua esposizione ‘fara finta che il disegno sia su un pinax piatto’ (II 5, 11).
Dopo una lunga digressione sui mari (II 5, 19-25) egli inizia
la descrizione delle terre (II 5, 26) con la presentazione dei continenti, a cominciare dall’Europa, la cui superiorità ha vari motivi, tutti connessi con l’abitabilitä: la giusta alternanza di pianure
e monti, la fertilita del suolo, la presenza dei minerali necessari e
di bestiame sufficiente; per di più in Europa vive un numero di
abitanti giusto per l’eventuale difesa, e fra questi uomini ci sono
stati i Greci, i quali hanno avuto una vita felice pur vivendo in un
paese ‘di pietre’, a causa della loro intelligenza ‘politica e tecnica’;
» Cf. 13,1; FGrHist 63. E autore (c. 340-260 a.C.) di una ‘Storia sacra’ in
cui si narrava della mitica isola di Pancaia. L'altro proverbiale bugiardo più
volte citato da Strabone é Antifane di Berge (fine IV sec. a.C.).
105 bo veda S. Mazzarino, If pensiero storico classico, 1 (Bari, 1966), pp.
-130.
“ À dottrina di Cratete di Mallo, vedi nota 3.
# Si tratta di una immagine di Eratostene, che la usa anche per la città di
Alessandria in XVII 1, 8.
Page 9
View in PDF(opens in a new window)per non parlare dei Romani, i quali hanno insegnato ai selvaggi il
vivere civile. La distinzione netta tra physis e nomos (natura e
legge) è un principio molto noto che Strabone ha derivato da
Posidonio, così come quello del rapporto tra temperatura e vivibilità. Alla presentazione dei paesi dell’Europa segue quella degli
altri due continenti (II 5, 27-33); infine Strabone ritorna sui temi
astronomici trattati all’inizio dei Prolegomena, cioë i climata, o
latitudini, la differente durata dei giorni (II 5, 35-36 e 38-39) e
la distinzione fra i paesi in base alla forma delle ombre (II 5, 37 e
43).
Apparentemente in contraddizione con quanto detto nel
primo libro, dove aveva concluso di fidarsi di Eratostene, qui
PAutore afferma che per l'astronomia ‘bisogna rivolgersi ad Ipparco’ (II 5, 34); probabilmente egli utilizza gli aggiustamenti che
Posidonio ha apportato alle latitudini di Ipparco, egli si riferisce
quindi ad Ipparco citato da Posidonio, con il quale È in piena
sintonia, e non all’opera di Ipparco, con la quale ha dimostrato
di essere polemico.
Il rilevare alcune contraddizioni nell’utilizzazione di diverse
fonti da parte di Strabone, nulla toglie al grande merito dell’autore, che é proprio quello di averci trasmesso la dottrina esposta
in tante opere per noi perdute, in particolare quelle di Eratostene
ed Ipparco, da lui fatte dialogare a distanza.
FEDERICA CORDANO
AN. CA
DEL
VPARSLA
RPASSATO