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View in PDF(opens in a new window)Bendinelli, G.
Py Aste. cor
Il Monumento Sotterraneo di Porta Maggiora
in Roma
In: Monumenti Antichi — XXXI - 1926 — p.601 -860
+
tavole
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Pondinell, GeFlred
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Yad IWCH,.
sotterraneo di Porta Maggigre in Kura.
G. BENDINELLI, Il monume
Contributo alla storia dell’ arte. decorativa augustea : MAAL XXXI 1926 ___
Who
601.848”& 43 pl. | Description détaillée de la Basilique, qui n’était è l'origine
qu'un monument funéraire. Discussion des autres hypothèses : Carcopino
RA 1923 1 8. : RDM 1926 15 oct. ler et 15 novembre; E. Strong & N. Taie
PHILCLOGIQUE 192$,
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Flora vrare A fndichs Publicato delle fici du kiss
JHS XLIV 1924 p. 65-111; E. Wadsworth MAAR IV 1924 9.102 etc.
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G. BexpINELLI, Il monumento sotteraneo di Porta Maggiore in Roma :
Monum. ant. pubbl. per cura della Accad. dei Lincei NXXI 1927 p. 587855 43 pl. : Roma Bardi 1927. | Gn 1929 190-195 Lietzmanil
au tech! Kor 1926
Esbats Monumanké
Page 2
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PUBBLICATI PER CURA
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DELLA
R. ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI
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‘ULRICO HOEPLI
EDITORE-LIBRAIO DELLA REAL CASA
E DELLA R. ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI
MILANO
1926
LELE CO
VOLUME XXXI,
Page 3
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DI PORTA MAGGIORE IN ROMA
(CONTRIBUTO ALLA STORIA DELL'ARTE DECORATIVA AUGUSTEA)
NOTA PRELIMINARE.
si spende, un contributo essenzialmente negativo
allo studio e alla conoscenza del soggetto ©).
Quale introduzione al presente lavoro, da molto
tempo iniziato e finalmente condotto a termine
È uscito poi il primo studio dedicato da J. Carcopino, già Direttore della Scuola Francese in Roma,
attraverso lunghi intervalli, può servire il mio artialla Basilica di Porta Maggiore, in «Revue Arcolo pubblicato nel « Bullettino della Commissione
chéologique », 1923, p. 1 sgg., con nuovi dati e con
Archeologica Comunale di Roma », anno 1922, p.85
un vasto riassunto della letteratura -precedente.
sgg. Sono ivi accennate le ragioni giustificative del
lavoro, della sua mole, del suo ordinamento, e sono
L'articolo del Carcopino è senza dubbio un imbase a un primo saggio di ricerche analitiche. Si
portante contributo alla conoscenza dell’argomento
e alla soluzione del problema assillante relativo alla
natura del monumento. L'illustre archeologo francomprende come l'articolo del « Bullettino », lungi
cese, pur riconoscendo il contributo da chi scrive
dal rendere superflua, abbia reso ancor più necesgia dato alla illustrazione del monumento, è un
saria ed urgente l'illustrazione e pubblicazione del
convinto seguace della teoria di: Franz Cumont, il
monumento in tutte le sue parti. Tutta l'ampia
bibliografia precedente sul soggetto, fu da me ivi
quale
ricordata. È ora da fare qualche aggiunta all'apneo-platonica. Il contributo di J. Carcopino conparato bibliografico riportato nel detto articolo.
siste nel tentativo di rinforzare, se possibile, cotesta teoria.
inoltre riportate per sommi capi le conclusioni, in
Cito anzitutto una breve notizia del monumento,
vede nellipogeo nient'altro che un santuario e luogo di riunione di una segreta sètta
pubblicata da H. Lietzmann in « Vorträge der Bi-
Penultimo, finora, dei lavori sul monumento è
bliothek Warburg», I, 22-23, parte 13. Più monografico lo studio di J. Hubaux, Le plongeon rituel, in
l'importante studio pubblicato dalla Sig.® Eugenia
«Musée Belge», anno XXVII (1923), fasc I, pp.5-81.
(1) L’A., lungi dal muovere da una conoscenza diretta e
completa del soggetto, si mestra soltanto a conoscenza della
bibliografia relativa, al punto da abbracciare talune teorie
de’ suoi predecessori, sviluppando quindi su prevenzioni
Cotesto studio, il quale tratta della Basilica, della
sua decorazione figurata e della più o meno probabile destinazione dell'edificio, si riduce però ad essere, nonostante la mole e la bella erudizione che vi
MONUMENTI ANTICHI, — Vol. XXXI.
scarse di base scientifica, talune vedute personali, in cui
al difetto di opportunità e di cultura archeologica non può
supplire lo sfolgorio di una erudizione filologica particolare.
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604
Strong e dalla Sig.” Norah Jolliffe in «Journal of
non da prevenzioni e vedute parziali, ma da un
Hellenic Studies », vol. XLIV (1924) (The stuccoes
esame accurato delle singole parti architettoniche
of the Underground Basilica etc., pp. 65-111), dove
e della decorazione figurata in fuffi i suoi dettagli.
€ contenuta una descrizione sommaria, abbastanza
Poichè tutti questi elementi non possono a meno di
dettagliata, del monumento, nonchè I’ enunciazione
di vedute esegetiche nuove. Accenni generici, o considerazioni su particolari più o meno secondarî
essere stati coordinati ad un unico fine stabilito, .
è chiaro che soltanto la conoscenza piena e comdel monumento, sono contenuti in articoli e libri
pleta di essi potrà darci la soluzione certa e convincente del problema. Dal punto di vista della masuccessivi a quella data,
come nell'articolo di
teriale pubblicazione di questo studio, dopo il lungo
G. von Hoorn, citato più oltre, a col. À, nota 1,
ritardo determinato da circostanze avverse di vae nel libro di Robert Eisler, Orphisch-Dionvsische
rio genere, mi corre l'obbligo di ringraziare qui
Mysteriengedanke in der christlichen Antike (Bivivamente gli amici prof. Roberto Paribeni, Sobliothek Warburg, Lipsia, 1925); mentre un esame
a parte (ved. oltre col. 808 ss.) merita il lavoro
printendente agli Scavi di Roma. e cav. Enrico
Stefani, Direttore presso quella Soprintendenza,
della Sig.” Emily L. Wadsworth, Stucco Reliefs of
per la volenterosa collaborazione prestatami nel
the first and second centuries still extant in Rome,
in «Memoirs of the Roman Academy in Rome»,
sollecitare in ogni maniera l'esecuzione della stampa,
c in particolare nell'ordinamento del materiale gra-
IV, 1924, pp. 9-102.
fico, che è tanto quanto le difficili condizioni hanno
Ultimo di tutti, rispetto al presente lavoro, ¢
permesso di darne; nonchè i valenti disegnatori
uscito i] secondo studio di J. Carcopino sulla Batobre, 1° novembre e 15 novembre); pubblicazione
prof. Italo Gismondi ed Edoardo Giammiti. pure
della Soprintendenza, ai quali si deve gran parte
dei grafici. Il corredo di fotografie poi, è dovuto
da me potuta esaminare nelle bozze, per la squiquasi per intero al Gabinetto Fotografico del Misita cortesia dell’Autore. Il quale con la nuova
generosa fatica a scopo principalmente divulgain vista appunto del presente lavoro, con parti
silica (in « Revue des Deux Mondes», 1926, 15 ottivo, viene a schierarsi in prima fila tra gli illustratori del monumento. Egli però non porta, come
a me sembra, alle sue particolari conclusioni elenistero dell'Istruzione, il cui personale vi attese,
colare abnegazione e perizia.
DESCRIZIONE DEL MONUMENTO.
menti di un’assoluta novità, e coscienziosamente,
perciò, resta nelle posizioni assunte da tempo. Al-
“I! monumento sotterraneo di Porta Maggiore,
trettanto, purtroppo, si dovrà dire del sottoscritto,
nella sua originale e complessa struttura architetcon l'avvertenza che per la presente pubblicazione,
tonica, consta di tre parti nettamente distinte, tutte
si è compiuta una revisione accurata dei dati
ugualmente importanti dal lato costruttivo, d’importanza diversa, invece, per quello che si riferisce
archeologici. Nella pubblicazione francese, a giufrontarsi con quella a tav. I), tali dati sono rimasti
alla decorazione. Esse sono: 1°) il corridoio di
accesso, conosciuto ed esplorato soltanto parzialal punto in cui vennero presentati nella Relazione
mente, essendo rimasti interrati un certo tratto di
preliminare del 1918. La conseguente divergenza
esso, e il relativo sbocco nel soprassuolo all'aperto;
di vedute inevitabile in tali condizioni, mi esime
20) l'atrio 0 vestibolo quadrato, cui si accede direttamente dal corridoio; 3°) l'ampia aula di tipo basilicale, detta perciò anche basilica, con immediato
dicare dalla pianta del monumento ‘da confrondal ribattere particolareggiatamente le conclusioni
del cortesissimo contraddittore.
Non temerò di ripetermi dichiarando, al principio di questo studio che vuol essere una monografia completa sull'argomento, la necessità assoluta
che qualsiasi conclusione in merito alla natura e alla
destinazione del monumento
sia
fatta dipendere
accesso dall'atrio (tav. D'P,
{1) Verrà usato spesso. anche nel corso dei presente
lavoro, il termine di « basilica », senza dare però a questa parola
altro e più ampio significato di quello strettamente tecnico
e classico, di sala a tre navate con abside.
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11 corridoio di accesso, illuminato in origine
da pozzi di luce circolari, dei quali due furono rintracciati e uno solo è rimasto visibile, quello cioè
pel quale il rinvenimento fortuito ebbe luogo, era
necessariamente la parte meno in vista del monumento, e pur non mancando di una certa decorazione, questa era contenuta in linee molto sobrie,
606
luppo complessivo dai 30 ai 40 metri, doveva condurre, mediante una o due branche di scale, all'ingresso del monumento e al piano della Via Prenestina (fig. 1). Tra la quale e il piano dell’ipogeo
è un dislivello di m. 10€).
La vera decorazione a stucco si sviluppa, ricca
e grandiosa, nell'atrio e nella basilica.
consistendo in semplici cornici e riquadrature a
La decorazione dell'atrio, anzi, sembra ancora
stucco lungo lo sviluppo della volta. Si tratta, a
quanto pare, di esili listelli Javorati ad ovuli, in
nuda della muratura grezza, in cui è costruito tutto
il monumento. Di cotesta decorazione non è ripiù ricca e variata, a causa delle zone dipinte delle
pareti, e precisamente dello zoccolo e della sommità
delle pareti stesse, con motivi varî policromati
sopra un fondo rosso uniforme. Nella basilica, invece, nessuna traccia di pitture, nè di decorazione
masto che assai poco sul posto, mentre taluni framcolorata, in mezzo agli stucchi che ne ricoprono le
menti caduti si raccolsero durante lo scavo.
Non vi sono elementi per stabilire con relativa sicurezza quale fosse lo sviluppo del corridoio
rimasto interrato. e quale lo sbocco del corridoio
stesso all'aperto. Si è generalmente supposto che il
corridoio proseguisse costantemente nella direzione
pareti. La ragione di questa diversità di trattamento
stucco bianco, applicati direttamente sulla parete
O. E,
in perfetta prosecuzione del braccio parzialè forse data unicamente dal fatto, che mentre l’atrio
era abbondantemente illuminato dalla luce naturale, che piovendo verticalmente dall'ampio lucernario praticato nel mezzo della vòlta, permetteva
di godere di tutta la varietà possibile dei colori, la
basilica invece era illuminata indirettamente,
e
mente esplorato. Ma senza ragione plausibile. Nessolo in parte, nella vòlta della navata centrale, dal
sun monumento o costruzione sotterranea romana,
fascio di luce che attraversava l'occhialone apposidi qualsivoglia natura, presenta corridoi d'ingresso
tamente praticato in alto, sopra la porta, in modo
che i colori non avrebbero potuto che poco essere
piuttosto lunghi, sviluppati in una sola direzione. Nè
vede, gli ipogei romani a una certa profondità hanno
apprezzati e goduti. Alle condizioni di illuminazione della basilica, sempre modeste anche se fosse
ingressi sviluppati entro uno spazio relativamente
intervenuta la luce artificiale, soddisfaceva quindi
ristretto, su varie branche. Altrettanto dovrebbe
egregiamente il semplice stucco bianco a rilievo.
ciò sarebbe stato pratico. Come ordinariamente si
essere del nostro monumento, dove procedendo dall'interno verso l'esterno, è da pensare che al braccio rimasto interrato in parte, seguisse, forse alla
IL VESTIBOLO
medesima distanza dalla parete interna del monumento, un braccio ad angolo retto in direzione N. S.;
Una descrizione sommaria del vestibolo, come
o meglio ancora, immaginando un sistema di piadella sala basilicale, con le misure principali degli
nerottoli o una gradinata a chiocciola, una branca
ambienti, fu data da Gatti e Fornari nella Relazione
di scala in direzione E.O., sviluppata nello spessore
preliminare in «Notizie Scavi» 1918, p. 30 sgg. A cocompreso tra le pareti del residuale corridoio e quelle
desta Relazione implicitamente si rimanda per tutto
del monumento. Quest'ultimo braccio, per cui la
strada di accesso al monumento assumeva uno svi-
(2) La ricostruzione, in un senso o nell'altro, dell’accesso originario al monumento, ha, chi ben guardi, un interesse non soltanto locale, tecnico e pratico, ma coinvolge la
questione vitale della natura dell'ipogeo, nel senso della de(1) «La volta della galleria doveva essere decorata
con stucchi figurati e dipinti, dei quah si rinvenne qualche
frammento fra la terra di scarico. Del pavimento non rimangono che poche tracce dello strato di calce, sopra cui
doveva probabilmente poggiare il piano di musaico
» (« Notizie degli Scavi», 1918, p. 36).
stinazione più o meno misteriosa, cultuale o funeraria, di
esso. Quanto all’altimetria, è indicato in « Notizie Scavi »,
1918, p. 30, un dislivello di m. 13.34 tra il piano della Basilica e il piano dei binarî. In meno di 10 metn devesi calcolare il dislivello tra il piano dell’ Ipogeo € la via Prenestina
antica.
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View in PDF(opens in a new window)- Livelle 47-
IL MONUMENTO SOTTERRANEO
“TIA
FRENESTINA
RENBAAN
Porta Ma79 rore
Fig. 1. - Pianta d’ insieme dell’ Ipogeo in relazione all’ esterno.
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curo e definitivo dei motivi del quadro e della
ciò che si riferisce al disegno generale del monumento e a dati di scavo. Mentre però il monumento
composizione decorativa. Coll atuto- insieme delle
stessoè così bene conosciuto in tanti particolari, la
impronte rimaste e degli abbozzi graffiti è stato
decorazione, pur così ricca, variata e originale,
delle pareti dell'atrio, quale appresso vedremo, non
ha sinora fermato che superficialmente l'attenzione
dei visitatori e degli stessi studiosi ©). A dir vero,
quasi tutti i rilievi decorativi delle pareti sono da
tempo caduti e si trovarono mancanti al momento
possibile ricostruire in quasi tutti i particolari,
colla massima precisione, tutta la evanescente decorazione a stucco delle pareti dell’atrio, come risulta dalla bella tavola II, disegnata dall’architetto prof. Italo Gismondi.
Decorato da rilievi a stucco entro riquadri é
anche il soffitto, tutt'intorno all’ampio lucernario.
dello scavo. La decorazione a stucco delle pareti
dell'atrio si può dire quindi, sotto un certo riguardo,
Abbiamo qui dei riquadri bianchi a rilievo, alterperduta, specialmente se si confronti coi bellissimi
stucchi della basilica, così ben conservati. Purtroppo
nati a riquadri lisci dipinti a colori. La superficie
decorata del soffitto a padiglione è però relativa-
Papertura del lucernario, che per una parte offriva
il vantaggio di godere della policromia della decomente ristretta, consistendo, sopra ciascuna parete,
razione, presentò d'altro lato l'inconveniente che i
della parete verticale e lo spigolo del lucernario.
delicati rilievi a stucco si trovassero senza difesa
Gli stucchi del soffitto sono in gran parte fra i meglio
contro la prolungata azione degli agenti atmosferici,
conservati di tutta la decorazione del vano.
come contro il materiale di scarico, franato neil'interno.
in una breve fascia ricurva, compresa fra il sommo
La decorazione delle pareti, a rilievo e a colori,
è, in fondo, di una notevole semplicità, data la
la decorazione dell'atrio rimane tuttavia visibile
composizione ricca e fastosa, ma organica. Il partito decorativo si ripete sulle quattro pareti idennei tratti essenziali, in grazia delle tracce evidentico. Alla base uno zoccolo a fondo rosso, alto
tissime lasciate dagli stucchi caduti. Queste tracce
m. 0.82, diviso in riquadri rettangolari, in ragione
sono di due generi: o lo stucco, distaccandosi dalla
di tre per ciascuna parete, entro ciascuno dei quali
parete perfettamente liscia, ha quivi lasciato un’impronta biancastra ben visibile, con netti contorni,
sono dipinte a colori vivaci scene animate o pae-
Nonostante l'avvenuta distruzione dei rilievi,
sul fondo ingiallito della parete ; o si hanno, di sinsaggi, diversi l'uno dall’altro. Sopra lo zoccolo un
primo scomparto, alto m. 2,40, diviso in riquadri o
goli motivi ornamentali, contorni molto più evidenti, ma alquanto meno precisi, in graffiti irregospecchi, quante sono le divisioni dello zoccolo,
lari costituenti l’abbozzo a stecca dal motivo da
ogni specchio adorno di motivi a bassorilievo. Sopra
eseguire, sul fondo ancora fresco dell’intonaco.
gli specchi divisi da candelabri,
una zona, alta m. 0,80
con quadri istoriati, e quindi una fascia continua,
Tali abbozzi sono del genere di quelli che i pittori
attici di vasi a figure rosse tracciavano leggermente
con la stecca sulla superficie ancor umida del vaso
con alti ed esili candelabri intermedi in stucco;
alta m. 0,60, con una decorazione floreale a volute.
Questa fascia con volute, è chiusa in alto e in basso,
da decorare ©’, o meglio, di quelli tracciati da pittori
tra due fasce minori, con motivo a treccia, omesso
su quadri murali, a preparazione dell'affresco 6),
nella tavola. Fra la treccia superiore e il princi-
© /L'esile pennello da una parte, e la stecca dall'altra,
pio della volta è compresa quindi un'ultima zona
tracciavano poi su quegli abbozzi il contorno sidi m. 1.80 di altezza, con riquadri e rilievi figurati
in stucco, e in ultimo una fascia dipinta in color
rosso scuro, con motivi floreali policromi, in modo
da richiamare al sommo dalia parete l’effetto coloristico dello zoccolo.
(1) Nella pur diligente Relazione citata di F. FORXARI,
non è fatto cenno alcuno della decorazione delle pareti dell’atrio, certo in vista della pubblicazione completa, mancata
per la fine immatura del valoroso collega.
(2) K. REICHHOLD, Skizzenbuch griechischer Meister (München, 1919).
(3) M. DELLA CORTE, Difinti pompeiani, in « Ausonia »
Non tutte le quattro pareti del vestibolo, pur
avendo le medesime proporzioni, presentano l'accennata decorazione in tutta la sua interezza, es-
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‘sendochè due pareti contigue sono attraversate nel
“mezzo da un comodo passaggio o porta, con arco a
tutto sesto; il primo di accesso dal corridoio al vestibolo, il secondo di accesso dal vestibolo alla
basilica. Le dimensioni delle due porte sono rispettivamente di m. 2,94 di altezza massima, per 1,40
|
612
crostazioni calcaree. Si comprende, però, che doveva trattarsi di una scena di paesaggio, riconoscendèvisi ancora, a mezzo il quadro, parte di un portico
con colonne, più a sinistra uno specchio d'acqua
con piante fiorite, e una figura umana, alquanto
confusa, al primo piano del quadro. Dimensioni
di larghezza, e m. 3 per 1,50.
L'apertura delle porte sulle pareti ha avuto per
effetto la soppressione del riquadro centrale dello
interne del quadro, m. 0,72 X 0,365.
zoccolo con lo specchio centrale dello scomparto immediatamente superiore, rimanendo intatto il resto
bre ammantata, in piedi di fronte su basso candelabro. Della figura non si conservano più i tratti
del viso, e neppure si distinguono. gli attributi che.
aveva nelle mani.
della decorazione. La parete di divisione, poi, tra
il vestibolo e la basilica, presenta un'altra lacuna al.
di sopra della porta, là dove è praticato l’occhialone
Tra il primo riquadro e il successivo, è dipinto
un motivo divisorio, consistente in una figura mulie-
Il secondo quadretto (m. 0,65 X 0,37), a metà
per il passaggio della luce naturale dal lucernario
della parete, doveva presentare una scena di paese
all'interno della basilica. Codesto occhialone,
di
come il quadretto precedente, ma la superficie
forma press’a poco rettangolare, arrotondato agli
dell’antico intonaco è così mal conservata e preangoli, misura m. 1,10 X 0,80 circa. Lacune minori,
senta così numerose graffiature, che più nulla ridovute alla caduta degli strati di stucco sovrapmane del quadretto se non l'intonaco rosso, che
costituiva il fondo omogeneo di esso.
| posti, fino a mettere in vista .la .muratura grezza,
si notano sulla parete di fronte a quella dell'ingresso e sulla parete a destra del medesimo.
Meglio conservato di tutti i precedenti è il terzo
quadretto (dimensioni m. 0,87 X 0,37), dove ciò
che più risalta alla vista è la composizione archizoccolo compreso tra gli stipiti sinistro e destro delle
due porte del vestibolo e lo spigolo intermedio deltettonica al centro. Quivi è un portico o colonnato
a due ali: un'ala disegnata di fronte, cui s’unisce
a sinistra un'ala simile in iscorcio. L’ala di fronte
l’ambiente, comprendeva due riquadri, uno su ciapresenta visibili sette colonne, innestandosi,a destra,
scuna parete, con motivi dipinti, dei quali nulla è
al muro posteriore di una costruzione quadrata,
dato più distinguere. I riquadri stessi sono poi coneretta su podio, dell'aspetto di un edificio sacro.
DECORAZIONE PITTORICA DELLO ZOCCOLO. — Lo
servati solo in parte. Un riquadro simile, compreso
Presso l'altra estremità del portico sorge un simutra lo stipite destro della porta della basilica e lo spigolo della parete dell'atrio, presenta sul fondo rosso
lacro di aspetto muliebre, rivolto a destra, stringendo con la mano presso il fianco un lungo scettro
scuro un ramo di vite orizzontale, con pampini.
e sollevando la sinistra. Un alto albero fronzuto
Lungo ciascuna delle altre due pareti, sulle
sorge presso il portico di fronte alla statua; alberi
quali si svolge senza interruzione di sorta lo zocsimili spuntano dietro la parete posteriore del porcolo dipinto, questo risulta diviso nel senso della
lunghezza in parti uguali, con tre riquadri fra
tico. Non è chiaro se davanti al portico si stenda la
terraferma o uno specchio d'acqua.
loro. distanziati, chiusi ciascuno entro cornice a
È certo, però, che ai piedi dell’alto edificio cui
sottili filettature bianche e gialle. La conservazione
dei quadretti dipinti, dei quali è pur quasi sempre
desiderare, essendo qua e là caduto lo strato di colore
è annesso il portico, si stende un breve promontorio, sul quale si avanza in direzione dell’edificio
sacro, una figura di donna con offerte, che sembrano corone, nelle mani. Dietro la donna sorge una
ed afhorando la superficie granulosa dell'intonaco.
figura: non sappiamo se una statua o una persona
Sopra la parete dì fronte all'ingresso, il primo
quadretto a cominciare da sinistra è mal conservivente. Più a destra, sopra uno scoglio isolato dal
promontorio, una stele, o colonnina esile, sormontata
da un cesto di fiori e ornata, a mezza altezza, da
lecito riconoscere le linee d'insieme, lascia talora a
vato, con larghe zone annerite e macchiate da in-
Page 9
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una specie di rostro, cui è assicurato, in modo da
pendereobliquo, un lungo tirso con bende anno
date. Altri particolari verse l'estremità destra del
Natürliche wird nur schwach angegeben, keine
richtige Bodenprofile werden angedeutet, das Wasser
ist unkenntlich.
Vielleicht
quadro non sono decifrabili. Sul primo piano del
quadro, un uomo il quale procede speditamente
Monochromirät
der Landschaften und wohl auch
grosso cane.
verso sinistra, seguito da
Motivi paesistici simili a quelli descritti si ritrovano in pitture di stile pompciano “cfr. Rostowzew,
Hellenistisch-rövtis
r
Jrenitekrerlandschaft fig. 22 €
50 ‘ ; viandante con cane, Pitture @ Ersolane
Fie, 2. - Ricuadro
kommt
das
von
der
von ihrer schlechten Erhaltung » {op. cit, p. 14).
Sulla parete destra il primo riauadro dello zaccolo (dimensioni m. 0.73 X 0,38; presenta un motivo
pittorico elegante, ma assai semplice: due uccelli
di piccole proporzioni, diversi tra loro (fig. 2). sono
posati sopra un ramo diritto, orizzontale, sparso di
ziste nello zoccolo del vestibolo.
Rostowzew, op. cit. fig. 10 © tav. 1-7:
fregio della casa dettaı di Livia. sul Palatino’. Fei
foglie larghe palmate, fiori chiari sbucciati c bacche
l'arte con cui sonu eseguite Ie figure e i quadre:t:
care, l'aliroè in riposo ©. Un
tav. 49;
o frutta rotonde. Uno degli uccelliè in atto di becintervallo di cm. 23 disi rileva la perfetta somiglianza con le pitture della
vide il quadretto descritto dal successivo. Nel campo
casa di Livia, così definite da Rostowzew: «Alle
una figura statuaria di Baccante di fronte, iin piedi
Figuren, wie auch die Landschaft, sind mit raschen
Pinselstrichen nur angedeutet: die Hauptsache wa
sopra esile candelabro. La figura, danneggiata nel
für der Künstler die Gesamteindruck : das Tisch,
(2) Quadreiti simili. rettangolari, con uccelli c frutta.
si riscontrano in uno dei sepolcri illustrati da P. CAMPANA
in die Landschaft, die Bewecune in|
Landschaft überwiegen die Arci
der Figuren der
{Zi due sepolcri romani del secolo di Augusto,
Roma,
1841.
XII) REINACH, RPGR, p 364; gli stessi soggetti, nor
riquadrati, sulle pareti del Colombario di Villa Pamfili
(E. SAMTER, Das Columbariwn ecc, in « Rom. Mitteilungen,
(1; © Romische Mitietllungen:
1893, p. 105 sgg.).
Page 10
View in PDF(opens in a new window)IL MONUMENTO SOTTERRANEO
volto e nella parte superiore della persona, è vestita
Dopo un intervallo con figura ornamentale, sidi lunga tunica. Colla mano destra lungo il fianco
tiene un grosso cembalo munito di presa, colla sinimile a quella dell'intervallo precedente, ma meno
stra all'altezza della cintura stringe in posizione
obliqua un lungo tirso rovescio, all'estremità del
quale, presso la spalle, è avvolta una tenia ondulata. La figura, dalla posa elegante, sembra avere
“il capo coronato con bende, le quali scendono sugli
ben conservata (riconoscibile soltanto la veste
gialla), segue il terzo ed ultimo riquadro della
parete (dimensioni m. 0,73 X 0,38), così mal conservato, che nulla se ne può dire, altro che anche questo
doveva essere ispirato ad un motivo paesistico,
Continuando, sulla parete nella quale si apre
omeri. Sopra il capo della figura, si erge uno stelo
floreale, o un candeliere (omesso nella tavola):
la porta d'ingresso del corridoio, troviamo un unico
quadretto con scena di paesaggio (dimensioni mecomunque un aggetto che riunendo la figura alla
tri 0,77 X 0,38). Anche lo stato di conservazione
cornice sovrastante, assegna a quella, come a tutte
le altre simili dello zoccolo, una funzione partidi questo quadretto lascia a desiderare. Si scorge
colare di Cariatide. Il manto è verde con lumeggiature bianche; toni gialli nella veste e nel cembalo. La forma tipica, di un’arcaica semplicità,
del candelabro su cui poggia la figura, non s’incontra in altro monumento che nelle pitture della
Piramide di Caio Cestio a Porta S. Paolo”.
Il paesaggio del quadretto successivo (dimensioni
m. 0,70 X 0,41) è in uno stato di conservazione
così mediocre, che appena se ne colgono i tratti principali. Nel mezzo del quadro sorge un'erma decorativa marmorea, di profilo a destra, con testa virile dalla cui bocca esce visibilmente uno zampillo
d'acqua. Tutt'intorno ai piedi dell'erma si stende
un laghetto con flora e fauna palustri. Presso l'erma
soltanto, al primo piano del quadro, una serie di
pianticelle di varia natura: la prima a sinistra e
l’ultima a destra, di fusto piuttosto alto; le altre
tutte o quasi senza fusto, con lunghe foglie lanceolate cascanti. Non si scorge nel quadro altro
motivo che vegetale.
Nell'intervallo fra la riquadratura dello specchio
descritto e lo spigolo della porta era dipinta già
una figura di Vittoria di fronte, con le ali aperte e
sollevate, stando eretta su candelabro ed avendo
uno stelo floreale con volute, eretto sopra il capo.
Di codesta figura non rimangono che tracce evanescenti sul fondo rosso dello zoccolo e avanzi di color
verde alle ali.
Lo zoccolo,
dipinto in
rosso e riquadrato,
si distingue tuttora la parte anteriore del corpo di
terminato in alto da due cornici ad ovuli in rilievo,
un cigno bianco natante verso sinistra, mentre
divise da un listello liscio, prosegue anche sugli
presso l'angolo inferiore sinistro del quadro, acstipiti interni delle due porte. Che fossero anche
canto a una pianta dagli alti rami fioriti, è un altro
qui applicati dei soggetti pittorici, non è da esclucigno, in procinto di tuffarsi. Il laghetto è indicato,
dere, ma non è dato affermare con sicurezza.
meglio che dalla imitazione pittorica dell'elemento
spuntano sopra lo specchio dell’acqua. Il soggetto
DECORAZIONE DELLE PARETI. — La superficie
delle pareti sopra lo zoccolo è divisa, come si è
di questo quadretto costituisce una vera novità non
detto, in ampi specchi rettangolari, per mezzo di
solo in mezzo ai quadretti affini, ma nel repertorio
alti candelabri, i quali poggiano sopra una doppia
stesso della pittura antica, finora conosciuto ©.
cornice con ovuli (vedi la perfetta ricostruzione
liquido, da tutta una fitta serie di pianticelle che
della parete ovest, a tav. IT cit.) 0)
(1) Per questo importanie e poco conosciuto monumento,
vedi NARDINI, Antichità di Roma.
tavole d'Appendice. e
P.S. BARTOLI, Antichi sepolcri ecc. (Roma, 1609). tavv. 5065. La Octavii Falconerti De Piramide C. Cestiî Ebulonis
Dissertatio, in J. G. Gracvit Thesaurus Romanarum Anti
quit., vol. IV, p. 1461 sgg.. contiene la descrizione accurata del monumento. ma è corredata di disegni illustrativi
insufficienti.
(2) Unico raffronto possibile con l’Erma-fontana. la
grafico, ha determinato la soppressione dolorosa detle ripro-
Sfinge-fontana di Pompei, S. REINACH, RPGR, p. 348, 10.
duzioni fotografiche relative.
(3) TI disegno ricostruttivo della parete fu eseguito
dall'esimio prof. Gismondi, sull'esame diretto del vero e
col sussidio delle belle e nitide fotografie in gran numero
eseguite. anche di questa parte alquanto trascurata del
monumento, dal Gabinetto fotografico del Ministero. La
necessità di ridurre al minimo indispensabile il materiale
Page 11
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Lo stesso motivo del candelabro si ripete sui
lati interni della porta d'ingresso, dove anzi il moleone. Sopra i peducci laterali, un gruppo di tre
tivo € ancora più riccamente sviluppato, e forse più
Sulle pareti del vestibolo, a parte lo stato di
finemente eseguito. Lungo la linea mediana di un
riquadro rettangolare, chiuso entro cornice sagomata semplice, vediamo eseguito in rilievo a stucco
conservazione, i candelabri si contano in numero
“ un candelabro con stelo sfaccettato, esile al centro
ed espanso alle due estremità. L'estremità inferiore
volute, rivolte tutte all'infuori.
di tredici; dei quali quattro per ciascuna parete
a destra e di fronte all'ingresso, tre sulla stessa
parete della porta d’ingresso al vestibolo, due
poggia sopra una larga base di apparenza rotonda,
sorretta da tre zampe leonine, con palmette pendule
sulla parete con ingresso alla basilica. Da un
calice all’altro dei candelabri sulle prime due pareti,
correvano degli ampî festoni fatti di rami fronrovescie e girali negli spazi intermedi. Il giro del
zuti, riuniti al centro tra ciascuna coppia di canpiatto di base porta una fila di tondi incavati. Da
una parte e dall'altra dello stelo sorgono dal piatto,
diametralmente opposte, due coppie di viticci rivolti all'ingiù e incurvati l'uno in senso contrario
delabri, e legati per mezzo di una tenia con fiocco
a lunghe estremità pendule. La posizione naturale
delle foglie dei tralci è in senso opposto al punto
all'altro. L’estremità superiore dello stelo regge un
d'incrocio. Tale decorazione di festoni @, completamente scomparsa per quanto si riferisce al rilievo
piatto alquanto minore, con un giro di tondi incain stucco, ha lasciato tracce particolarmente visivati, e ai lati dello stelo due timpani trapezoidali,
dai quali pende un lungo festone di rami fronzuti,
bili sulla parete del vestibolo di fronte all’ingresso.
descrivente un’ellissi‘, Al punto inferiore di questa
Entro ciascuno specchio, nel campo al di sopra
pende una pigna oblunga, avente alle estremità due
dei festoni, pendeva inoltre, sospesa a una lunga
rosette. I] piatto superiore del candelabro sembra
tenia, una maschera, di cui appena si riconoscono
portare delle offerte votive di vario genere, tra cui
i contorni in due specchi delia detta parete. Nello
dei fiori (una specie di satura Linx).
specchio centrale si distingue i contorno ovale
Dall'alto pende sul candelabro una palmetta
nascente da girali e chiusa entro un ovale, con
di un volto femminile, che non può essere che
quello di una Gérgone. La maschera è chiusa entro”
stelo pendulo esilissimo e tripartito a un'estreuna fitta aureola di ciocche di capelli divise. Della
mità. L'archivolto della porta presenta anch'esso
una decorazione a palmette. La finezza particolare
maschera a destra non rimane che l'aureola di
capelli, mossa in pittoresco disordine.
con cui risultano eseguiti questi primi stucchi
I] campo, molto più vasto, al di sotto dei fedecorativi — finezza degna di un vero cesellatore
stoni, è semplicemente occupato in basso da un
e già
di
motivo architettonico. Molti particolari in stucco
essere presa come uno dei criteri fondamentali per
la cronologia del monumento.
di questi motivi architettonici, affini tra loro, ma
D'altro genere di quello descritto sono i candelabri, tutti dello stesso modello, impiegati sulle
assai interessanti, sono andati perduti. La parte
rimasta era, e rimane qua e là tuttora, coperta da
pareti del vestibolo per divisione degli specchi.
incrostazioni calcaree e da patina nerastra. prodotta
Si compongono questi di un altissimo stelo cilinda infiltrazioni secolari di umidità.
da me altrove segnalata’ — merita
tutti diversi l'uno dall’altro e,
come vedremo,
drico, terminante in alto con una specie di cratère
Incominciando il nostro esame della zona decoa calice eretto su base tonda, con orecchiggte o
rata a stucchi sopra lo zoccolo, dal fianco sinistro
piccole anse laterali, avente in basso un ingrosdella porta dal corridoio al vestibolo, notiamo
sulia stretta parete tra la porta e l'angolo del
poggiante su
ampia base rotonda, sostenuta da tre peducci di
samento
tronco-conico
scanalato,
(1) Cfr. gli stucchi della Farnesina, P. GUSMAN. L'art
décoratif de Rome, tavv. 72-74.
(2) « Bullettino Comunale
» cit.. p. 93.
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
vestibolo, le tracce di un primo candelabro. Nel
(3) Cfr. pitture parietali della casa romana alla Farnesina in Trastevere. «Monumenti dell’Ist. », XI, tav. 44, e
XII, tav. 5 (S. REINACH, APGR, pp. 321 e 324).
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campo sono tracce di un motivo architettonico
in stucco a rilievo. Nonostante il cattivo stato
di conservazione, sembra qui di poter distinguere
ancora una colonna sormontata da un epithema
di forma ovale, collocato presso una costruzione
che ha tutta l'apparenza di una porta di forma
quadrata
©). A un’estremita dell’architrave era collocato un vaso di cui rimane incerta la forma.
Dietro la colonna a sinistra, poi, sorgeva un albero
il quale stendeva le sue ramificazioni a destra
della colonna stessa e della porta.
Nel campo corrispondente, a destra della porta
d'ingresso della basilica, un motivo architettonico
simile, e cioë una colonna liscia, sormontata da
un vaso di forma ovale, e in basso, a destra, una
porta semplice di forma quadrata, reggendo a
un'estremità dell'architrave un cratère con piede
pareti contigue a destra in iscorcio. Alle estremita
di questa parete sporgono ad angolo retto due
ali parallele, sormontate ad una estremita da un
vaso, il cui rilievo è caduto. Nell’interno e al
centro del recinto sorgeva una colonna che si deve
ritenere anch'essa sormontata da un vaso, A sinistra della colonna si sviluppano capricciosamente le ramificazioni di un alto albero fronzuto.
Alt. dell'albero, cm. 25; del motivo, cm. 70.
Secondo specchio. — Recinto costituito unicamente da due pareti riunite ad un'estremità,
non è ben chiaro se ad angolo retto od acuto,
a causa della prospettiva imperfetta. Le due pareti
o ali del caratteristico recinto appaiono di diversa
lunghezza e risultano di due telai quasi lignei,
completamente aperti, con rari sostegni verticali.
Al sommo di ciascuna estremità delle due ali del
sottile a doppia ansa. Immediatamente a destra
recinto è collocata un’anfora con anse, delle quali
della colonna, e dietro di questa, sorgeva, come
nel quadro corrispondente, un albero, del cui tronco
una più alta dell'altra ©) NelPinterno e verso il
contorto rimane chiara la traccia per lo stucco
albero nodoso, il quale stende i suoi rami parte fra
caduto. L’albero piegava e stendeva i suoi rami
a destra della colonna e al di sopra della porta
le ali stesse del recinto, parte al di fuori, passando
con vaso.
fondo del recinto che si apre a destra, sorge un
tra gli intervalli delle ali. Non è qui traccia alcuna
di colonna con epithema. All’estremo pilastro sini-
I detti due motivi ornamentali poggiano il
stro del recinto è appoggiata una rustica erma di
primo sopra un piano situato a cm. 20, l’altro
Priapo. Altezza del recinto, cm. 37.
Terzo specchio. — Recinto (schola) semicira cm. 30 dallo zoccolo, Altezza di ciascuna colonna
col vaso, cm. 35.
PARETE DI FRONTE ALLA PORTA D'INGRESSO.
colare, ad
ali
allungate,
aperte
verso destra.
Lungo tutto il recinto gira uno zoccolo liscio,
al di sopra del quale si levano dei pilastrini che
di forma quadrata, del quale ciascuna parete è
lasciano delie aperture in forma di finestre, o
perfettamente rettangolari o arcuate in alto. Il
costituita da un alto zoccolo liscio sormontato da
strette aperture verticali di forma rettangolare,
recinto termina alle due estremità in due colonnine con capitello ionico (uno dei quali ben consercome un cancello. Il recinto è disegnato in provato), sormontate da due sfdmnoi, o comunque
spettiva, con una parete di fronte e una delle
due vasi a pancia larga e schiacciata, su alto piede.
— Primo specchio a sinistra. — Recinto chiuso
I due vasi, di aspetto metallico, portano anse
(1) Di
costruzioni
del
genere
incontreremo
esempi
ricurve assai sviluppate, terminanti in due teste
numerosi nel corso del presente lavoro. La natura loro sepoidi grifo, e sono coronati da ‘altissimi coperchi di
crale, che qui si afferma, apparirà al lettore di mano in mano
più certa. MARTIN P. NILSSON, in un recente articolo (Les
bases votives à double colonne et l'arc de triomphe, in « Bull.
de Corr. Hell.» 1925, I, p. 142sgg.) pone in intima relazione queste porte sacre, che con tanta frequenza s’inconforma conica, a punta sottile G),
trano nella pittura e nella scultura romana di paese, e gli
archi di trionfo, per derivare l'origine di questi da quelle.
E chiaro che per affermare una tale derivazione bisogni non
avere approfondito la natura dei monumenti che si prendono a punto di partenza della dimostrazione.
(2) Composizioni prospettiche del genere si ripetono non
soltanto sopra altri specchi parietali dello stesso ambiente,
ma anche altrove, su monumenti coevi (cfr. ROSTOWZEW,
l. cit figg. 6-8. Colombario di Villa Pamfili).
(3) Cfr. vaso di coronamento, di forma affatto identica,
in una pittura della Casa di Livia (triclinio), RosTOWZEW,
op. cit., p. 6, fig. 1.
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Al di fuori apparentemente del recinto, presso
l'ala sinistra di questo rispetto all'ingresso, si leva
622
Secondo specchio. — Recinto consistente, in
un'alta colonna sormontata da un capitello, di
apparenza, di due sole ali aperte a destra, delle
quali una vista di fronte, l'altra in iscorcio, ma più
cui non si riconosce che l’abaco, e da un epithema
probabilmente consistente di tre ali riunite ad
di forma ovale (certo un vaso}. Presso la colonna
è un albero i cui rami si stendevano in alto, parte
angoli retti. Le ali medesime sono completamente
a destra della colonna, parte a sinistra. Alt. del
stri a sostegno di un cornicione che si deve ritenere
recinto, cm. 30; del motivo, cm. 65.
sagomato e anche scolpito. La fascia centrale del
aperte, o sfinestrate, avendo rare colonnine o pilacornicione presenta un bordo graffito, consistente
PARETE OVEST {A DESTRA DELLA PORTA D'INin volute doppie, rincorrentisi. Sopra il cornicione
GRESSO). - Primo specchio. — Porta monumentale
è traccia di almeno un vaso di forma ovale. Nel
vista di fronte, formata da due esili e svelte colonfondo e all’interno del recinto, deboli tracce del
nine riunite in alto da architrave sagomato, a ciatronco di un albero, il quale sembra biforcarsi,
scuna estremità del quale è collocata un’anfora a
espandendo in alto i suoi rami. Alt. dell’edificio
cm. 45.
corpo ovoidale allungato, solcato da strie orizzontali,
o schola, aperto a destra, con zoccolo liscio, zona
Terzo specchio. — Recinto di forma apparentemente quadrata, chiuso su tre lati e aperto
verso destra. Le ali del recinto presentano due ordini
superiore traforata da alte e strette aperture o
di strette e lunghe aperture: un ordine inferiore
finestre rettangolari di diversa misura, e cornicon due sole aperture, arcuate alla sommità, un
cione sagomato. Nell'interno stesso del recinto
ordine superiore, con quattro aperture di forma
sorge il tronco vigoroso di un albero, il quale
espande in alto, dietro l'architrave della porta, i
rettangolare. Sulla linea stessa delle pareti del recinto, si avanzano a destra, in forma di appendice,
suoi rami. Presso ciascun angolo interno superiore
due ali, consistente ciascuna in un'esile colonnina,
della porta stessa. si vede un breve arco, forse facente
la quale regge l’estremità di un architrave. Nello
parte della costruzione, come rinforzo della porta.
interno del recinto è situata una colonna, di cui
È questo il complesso architettonico più ricco
si vede soltanto la parte superiore, con capitello
della serie. Dalla colonna destra della porta si
di tipo dorico, sormontato da un vaso. Scarse
stacca il tetto a doppio spiovente di un edificio
sacro, disegnato alquanto in iscorcio, con timpano
tracce di rami di un albero piantato presso la comunito di alto piedee alte anse (1). La colonna sinistra
è compresa nell'interno di un recinto semicircolare
lonna. Alt. del recinto, cm. 36; del motivo 67.
un podio elevato. Il pronao, chè di questo deve
Specchio unico a destra della porta d'ingresso.
— Recinto di forma apparentemente quadrata,
trattarsi, era sostenuto a metà lunghezza da un
con uno dei lati visto di fronte; un lato,
altro paio di colonne, una delle quali in vista.
stra, di scorcio. Sul primo di questi lati tre aper-
Nel fondo, parete laterale dell'edificio, con finestra
ture
arcuata. La prospettiva dell'insieme è infelice. Alt.
Apertura a destra. In alto, alle due estremità del
cornicione sagomato, sono collocate due anfore a
sostenuto da due colonnine, le quali poggiano sopra
della
tivo,
porta
cm. 40; larghezza di tutto il molunghe
e strette,
arcuate
alla
a desommità.
corpo ovoidale, con alto piede e alte anse. Dal-
57.
l'interno del recinto sorge una colonna rastremata
(1) Vasi di questo tipo si trovano a coronamento di
edifici simili nei paesaggi a stucco sulle vòlta della casa.
della Farnesina (riprodotto da E. WADSWORTH
in art.
cit, «Memoirs» cit tavv. III, V, VIII, 1 e 2). Ed anche
nel fregio della sala (ala destra della Casa di Livia sul
Palatino: «...die uns schon bekannte Syzygic von zwei dorischen Sdulen mit Architrav und Gesing... darauf zwei
grosse eiformige Gefässe (Amphoren). Um die Syzygie geht
eine vorn offene niedrige scholas (ROSTOWZEW, op. cit.,
P. 14).
in basso, mancante del coronamento. Presso la
colonna, a sinistra, il tronco di un albero nodoso.
Alt. del recinto, cm. 20.
ZONA INTERMEDIA A QUADRETTI. — Al di sopra
della zona a grandi specchi, testè descritta, si svolge,
tutt'intorno alle pareti, una fascia alta m. 0,80,
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posta sopra una fila di ovuli appoggiati direttamente sui calici dei candelabri, divisa in riquadri
rettangolari corrispondenti agli specchi sottostanti.
624
con soggetti mitologici, corre un fascione alto
m. 0,56, già chiuso entro doppia cornice, con motivo ornamentale di cui a fatica si ricostruiscono
le linee sulla scorta delle tracce lasciate dallo
Entro ciascuna divisione, di cm. 52 X 73, è iscritto
un quadretto di cm. 43 X 64, racchiudente un
stucco caduto. Ne! fascione, a metà di ciascuna
soggetto mitologico, che sembra ripetersi sostanzialmente identico ©). Su ciascuno dei quadretti
parete, era disegnato un cesto di acanto. Da ambe
le parti di questo svolgevasi un. tralcio sottile,
si riconosce futtora, nonostante lo stucco caduto,
regolarmente ondulato, entro ogni insenatura del
il seguente motivo: sul primo piano del quadro
quale si accortacciava, alternativamente in alto
un giovane Tritone natante verso destra, la testa
ed in basso, un viticcio in forma di ampia voluta.
rivolta indietro, avendo nella destra mano una
Ogni voluta terminava per lo più in una palmetta
buccina marina, in forma di lunga tuba appuntita.
Dalla base del torso, disegnato abilmente di scorcio,
dalle foglie aperte e ondulate, in numero di sei;
si stacca, con la parte inferiore del corpo, la lunga
coda attorta a spire, terminante in una larga
pinna a molte punte.
Più a sinistra, verso il fondo del quadro, è
un secondo Tritone, disegnato in proporzioni mitalora, invece, in una rosetta a quattro petali.
Sopra ogni parete si contano otto volute intere,
di dimensioni pressochè uguali, oltre a parti di
volute interrotte agli spigoli. Di ciascuna di queste
volute il giro più largo risulta essere stato tracnori per dare l’illusione della distanza, della stessa
ciato con il compasso: il resto della spirale eseguito a mano libera.
forma del primo, nuotando di conserva con questo.
Il tipo delle volute, colle relative palmette,
Il secondo Tritone regge con la sinistra un grosso
è quello che si riscontra su frammenti dell'Ara
remo, appoggiato all'ómero. La lunga e larga pala
Pacis e su monumenti minori coevi di scultura e
del remo è biforcata all'estremità ©.
Nell'intervallo tra un riquadro e l'altro si svolge
romani 4) e su
pitture pompeiane, entro riquadrature 6),
toreutica ©), nonchè su mosaici
verticalmente una specie di meandro, largo metri
0,175, costituito da due listelli paralleli, da cia-
ZONA SUPERIORE A QUADRETTI. — La decoscuno dei quali si staccano alternativamente dei
razione a stucco delle pareti del vestibolo termina
rettangoli, in numero di cinque, contenente ciain alto con una zona continua, divisa su ciascuna
parete in riquadri, a mezzo di semplici listelli vertiscuno una rosetta a quattro e sei petali.
cali. Tali riquadri sono tre su ciascuna parete: quello
— Tra la
centrale più largo dei due laterali. Ma il riquadro
zona intermedia dei quadri con mostri marini e
centrale è soppresso sulla parete con ingresso alla
la zona superiore prossima al soffitto, pure decorata
basilica. dove lo spazio intermedio è occupato
FASCIONE CON VOLUTE CONTINUE.
dall'apertura, specie di finestra, in corrispondenza
(1) Lo stato di conservazione della fascia sopra l'ingresso
della basilica, è tale da non permettere più l’identificazione
dei quadretti. Sulla parete a destra della porta d’ingresso
lo stato di conservazione dello stucco è migliore. Non è
assolutamente escluso che î quadretti centrali di ciascuna
parete, oggi scomparsi, portassero incorniciato un soggetto
mitologico e ornamentale diverso.
(2) Cfr. i Tritonì (con Nereidi sul dorso) sulla Base di
Domizio Enobarbo fe Denkmäler d. Inst.» III, tav. 12)
su terrecotte Campana (ROHDEN-WINNEFELD, Archit. röm,
Tonreliefs, tav. CXXXIII), su sarcofagi. La diffusione del
motivo pittorico è pure notevole sui mosaici: vedi B. NoGARA, J mosaici antichi del Vaticano, tavv. XXI, XXI,
XXXVI
e spp. (mosaico policromo di Otricoli, ecc}; ma
ha speciale importanza nel caso nostro, la sua diffusione
sugli stucchi comuni funerarî (vedi stucchi della Tomba
dei Valeri, «Memoirs», cit tavv. XX-XXIV).
del lucernario. Il rilievo a stucco di tutta quanta
la decorazione è anche qui completamente caduto.
Pure le tracce ne rimangono così visibili, che si
(3) Vedi anche il celebre cratere argenteo del Tesoro
di Hildesheim (E. PERNICE u. F. WINTER, Der Hildesheimer
Silberfund, Berlin, 1901; tavv. XXXII-XXXIIT). Il motivo
generale delle volute continue, nascenti da un cesto centrale
di acanto, si ritrova applicato intorno all’orlo di un piatto
che fa parte dello stesso tesoro (op. cit., tav. XXIX).
(4) B. NOGARA, op. cit., tav. XVI e tav. XXXIX sgp.
(fregio periferico, rimaneggiato, del grande mosaico di Otricoli).
(5) Ved., Museo Naz. di Napoli, Frammenti di pitture
del tempio di Iside (fot. Brogi, n. 14309).
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può con relativa facilità e sicurezza ricostruire la
due volute inferiori delle spirali sono tangenti,
decorazione nei tratti essenziali.
Al centro di ciascuna parete è un quadretto
chiudendo in mezzo un esile stelo verticale tripartito. Le fanciulle vestite di tuniche leggere, col
rettangolare, munito di sportelli in apparenza giretorso alquanto inclinato in avanti, tenendo con
mossa aggraziata un braccio ricurvo sopra la testa,
voli su cardini ai lati. Gli sportelli, aperti,
sono
disegnati prospetticamente in iscorcio. Ciascuno
bordi, è diviso in due
l’altro braccio portato in avanti; reggono con
ambe le mani i lembi del manto.
specchi da un regolo pure sagomato, a poco meno
Tl motivo ornamentale è assolutamente identico
di due terzi dell'altezza. Nel campo del quadro
a quello che si riscontra eseguito in rilievo sopra
erano già disegnate delle figure umane, con piano
di posa sopra un listello a una certa altezza dal
limite inferiore del rettangolo
©. L'uso corrente
tavolette fittili architettoniche di rivestimento,
dell’età migliore dell'impero ®, e sopra una delle
volte a stucco della Farnesina
6), nonchè dipinto
di chiamare #riptveha tali oggetti mi sembra da
doversi riprovare, poichè l’espressione induce l'idea
su riquadri superiori del Tablinum nella Casa di
Livia“, Allo stesso motivo è ispirata la decoche si tratti di tre quadri figurati riuniti, i) che
razione di opere ellenistico-romane di oreficeria,
non risponde al vero.
Sulla parete ovest del vestibolo, che a questa
come la nota coppa argentea pompeiana, con
sportello, sagomato sui
l'apoteosi di Omero 6), e di pareti, pure stuccate,
altezza è la meglio conservata, vediamo nel quadro
centrale i contorni di due figure, di profilo e di
fronte. Della figura di destra, alta e ben propordi camere sepolcrali 9.
Per quanto si riferisce al quadro laterale destro
zionata, rimane tutto l’abbozzo, eseguito colla
descritto è ripetuto con qualche variante. Le
due figure affrontate sono Baccanti, le quali
stecca sopra la superficie umida dell'intonaco. La
della
parete
contigua
meridionale,
il
motivo
figura, apparentemente maschile, è in piedi sulla
reggono con una mano il tirso appoggiato obligamba sinistra, avendo la destra in riposo. Si
distinguono inoltre il profilo del dorso e la punta
del gomito destro portato indietro, mentre il braccio
quamente alla spalla, coll'altra un cembalo tenuto
dritto sul ginocchio. La descrizione degli accensinistro doveva essere portato davanti alla perdi fronte.
sona. Di fronte alla prima figura sono le tracce,
nati quadretti laterali vale anche per la parete
Così anche la divisione della fascia sulie altre
molto più sbiadite, di un’altra; della quale si ricopareti del
nosce con sicurezza soltanto
quadro a sportelli nel centro e i due quadretti
il
braccio
destro,
vestibolo rimane quella nota, con il
con la mano sull’anca.
semplici ai lati. Cambiano soltanto i soggetti dei
Ai lati del quadro centrale con. sportelli, sono
due quadretti minori, con semplici cornici, tutti
con identico soggetto figurato. Nelle linee semplici,
quadri, con l'avvertenza che per le coppie di quadri
laterali viene ripetuto lo stesso motivo. Nel riquadro centrale della parete di fronte all'ingresso si
ma piuttosto confuse dell'abbozzo, si distinguono
due figure di fanciulle o Ninfe, sedute di fronte,
distinguono le tracce di due figure: una maschile,
la quale avanza vivacemente da destra; a sinistra
ciascuna alla sommità di una doppia spirale. Le
una figura d'incerto sesso, di fronte alla prima.
Tra le due figure si erge il fusto di una colonna,
{1} Il motivo di quadretti muniti di sportelli laterali
si riscontra in Roma nella decorazione pittorica della casa
della Farnesina ‘vedi F. LESSING e A. MAU, Hend- x. De-
(2) ROHDEN u. WINNEFELD, Archit. Rom.
Tonreliefs
ckenschmuck eines Römischen Hauses aus der Zeit des Autav. VIII; REINACH, RR, II, p. 248.
gustus, Berlino, 1801. tav. III a colori, e tav. VII; «Mon.
(3) LESSING-MAU, op. cit.
(4) Fot. Moscioni, n. 11460; S. REINACH, APGA.. pag.
149, 6.
(5) C. ROBERT, Archacol. Hermeneutik, p. 68, fig. 56;
S. REINACH, RA. Il}, p. 76.
|
(6) Tomba dei Valeri sulla Via Latina, « Memoirs »
cit, tavv. XX-XXI.
Ist.» XII, tavv. 19 e 23). nella Casa di Livia al Palatino
(eMon. Ist.» XI, tavv. 22 e 23) e altrove. Simili oggetti
ricorrono come suppellettile liturgica e votiva negli stucchi
della stessa casa romana («Memoirs» cit., tav. VI, 1). €
nelle pitture della casa detta di Livia (ROSTOWZEW, art.
cit., fig. 1).
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di cui manca la sommità. ll quadro centrale, certo
a soggetto identico, della parete corrispondente,
è quasi interamente caduto con i diversi strati
628
data a doppio fiocco, con i lembi ricadenti ondulati.
dello stucco, fino alla parete nuda.
Un'altra tenia è dipinta sospesa, con lunghi bordi
ondulati, a metà di ogni festone, dove pure si trova un
oggettino tondo, che arieggia il tipo di una pàtera.
Su ciascuno dei quadretti laterali, poi, si trova
nel mezzo un grande cratere a calice con largo
orlo, eretto su alto ed esile piede. Da sinistra un
Lo STILE PITTORICO DEL VESTIBOLO. - La felice
ricostruzione pittorica di una delle pareti del vestitipo di Satiro adulto, forse barbato, con breve
bolo ci permette di considerarne e valutarne esatcoda ondulata dietro il dorso. si avanza portando
sulla spalla destra un modesto cratere a campana,
con una mano sostenendolo per una delle anse,
tamente le peculiarità stilistiche. Lo zoccolo rosso,
finito da una doppia cornice, la sezione di parete
riquadrata e il primo fregio di coronamento, il
con l'altra per il piede ©’. Un tipo di Satiro adofascione divisorio con la seconda sezione riqualescente di fronte, disegnato in proporzioni minori,
drata e il secondo fregio a contatto della vòlta,
sta curvato leggermente in avanti, Je mani protese
verso il grande cratere. Dietro la seconda figura
sorge il fusto di una colonna, avente come epithema
non solo ci attestano una razionale e accuratamente
un vaso panciuto di tipo metallico, con anse a
protomi di grifo.
|
Esternamente, lungoi quattro lati di ciascun
studiata ripartizione del campo da decorare, ma
anche una diretta dipendenza da un preciso stile
decorativo architettonico. Come stile architettonico
per eccellenza s'intende il secondo stil: pompeiano.
Nel caso presente, tuttavia, l'adattamento delle
quadretto, è ripetuto lo stesso motivo ornamentale,
costituito da uno stelo tripartito alle estremità,
originarie membrature architettoniche a funzione
con due palmette nel mezzo opposte fra loro,
composte di sette foglie ciascuna e chiuse entro
dalla funzione orizinaria di prospettiva illusionistica e diviso in veri e propri quadretti, le colonne
cerchi tangenti. Una sbarretta affusolata incrocia
divisorie delle pareti, mutate in esili candelabri‘,
con lo stelo nel punto di tangenza ‘>.
ci dimostrano che siamo in presenza di una va-
Fascione dipinto di coronamento delle pareti, —
La ricca, ben composta e armonica decorazione
rietà, o di uno stadio evolutivo, del secondo stile:
ciò che è precisamente il terzo stile pompeiano 0),
delle pareti, si unisce con
non
mentre le scene paesistiche dello zoccolo monomeno lussuosa del soffitto intorno al lucernario,
cromo rosso-scuro, e le stesse cornici a filettature
mediante una fascia dipinta in color rosso scuro,
come lo zoccolo. Spiccano su questo fondo, a
sottili, ci richiamano ad opere distinte dallo stile
pittorico precedente ‘4.
distanze uguali, in numero di dodici per ogni pa-
Lo scopo di prospettiva illusionistica è fondala
decorazione
espressamente decorativa {come lo zoccolo, straniato
stucco
mentalmente venuto meno, ma gli elementi arbianco. Tra un pilastrino e l'altro corre una serie
chitettonici tradizionali si identificano con facicontinua di festoni composti di tralci vegetali,
cosparsi di fiori policromi, in forma di rosette, e
di piccole foglie d'edera. Le estremità dei festoni
coronamento dello zoccolo si debba al fatto che
nelle decorazioni pittoriche del secondo stile, lo
rete,
dei
pilastrini, o erme.
rilevati in
sono riunite due a due e legate da una tenia anno-
(1) È questo, secondo ogni verisimiglianza, un tipo di
acratophorum (üxparzpizov\, come chiamavasi un vaso destinato a contenere vino puro, da essere mescolato con
acqua. DAREMBERG-SAGLIO, Dictionnaire, 5. v. Un motive
affatto simile riscontrasi su pittura pompeiana (ZAHN, Ornam.
u. Gemäld. aus Pompei, Ill, tav. XIII)
(2) Motivo ornamentale identico a uno di quelli rile
lità. Non è improbabile che la doppia cornice di
zoccolo termina con un piano in prospettiva, sul
quale poggiano le basi della colonna e dei pilastri.
A rigore, i piedi dei candelabri avrebbero dovuto
(3) A. IPPEL, Der dritte pompejanische Stil (Berlino,
1910).
(4) Per le scene di paese su fondo scuro cfr. la decovati nel Colombario degli Arrunzi (PIRANESI, Le Antichità
razione del Triclinio nella casa alla Farnesina; per le riquadrature la decorazione pittorica della villa Item {Notizie
di Roma, Il, tav. 12).
Scavi» 1910, P. 109 sgg.}.
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posare nel campo, o fascia, compreso tra le due
cornici; mentre queste furono eseguite senza una
esatta visione della sua funzione illusionistica.
Esattamente a metà altezza delle pareti finiscono
i candelabri, il cui calice espanso regge, in funzione
di capitello, una specie di epistilio (primo fregio).
È questo scompartito a sua volta, sopra una ben
lavorata cornice, in tre riquadri come lo zoccolo,
in modo che i candelabri estendono la loro funzione
divisoria allo zoccolo e all'epistilio insieme.
630
e dei sobri motivi paesistici che campeggiano negli
specchi formati dai candelabri. Maschere appese
a scopo decorativo troviamo soltanto nella regione
pompeiana (Villa di Fannio Sinistore, ecc.). Festoni e motivi paesistici si ritrovano però, insieme
coi candelabri, sulle pareti del Triclinio nero e del
corridoio semicircolare della Farnesina; i semplici
festoni (con colonne) sulle pareti della casa di Livia,
di quella pompeiana di Fannio Sinistore, della
Villa Item, ecc. Di tutti i casi citati, nessuno pre-
Colonne e candelabri sulle pareti della casa
romana alla Farnesina si distinguono per uno sviluppo maggiore in altezza; ma in ambo i casi il
loro fusto o stelo è interrotto da una specie di Anello
senta soggetti paesistici inquadrati negli specchi
o nodo, a livello circa del quale riposa la riquadratura superiore della parete
© Le cornici che
zazione di codesti specchi, non doveva tuttavia
essere di rigore, poichè nel corridoio ricurvo citato,
dividono tra loro i riquadri rettangolari che comgli specchi parietali sono vuoti. («Mon. Ist. »
pongono il fregio, o epistilio, nel Vestibolo constano
XII, tav. 5). A tanto maggior ragione la stessa
di rettangoli in modo da arieggiare il meandro, per
cosa avrebbe dovuto verificarsi sulle pareti del
principali delle pareti, all'infuori del Triclinio nero,
dove il paesaggio è sviluppato per tutta l'estensione
del riquadro. La riempitura, o la semplice utilizcui trovano esatto riscontro in frammenti pittorici
nostro vestibolo, dove la tecnica speciale dello
della Farnesina. Lo stesso fascione divisorio della
stucco esclude, quasi per principio, l'applicazione
parete, a motivi vegetali stilizzati, ha il suo ridei paesaggio. Se, ciò nonostante, motivi archiscontro nella decorazione pittorica della citata
casa romana.
tettonico-paesistici sono stati qui introdotti, ciò
La
divisione
costante,
in
tre
parti uguali,
anche del fregio superiore, è data da listelli in
vuol dire che era assegnato loro un contenuto
speciale, non semplicemente decorativo.
La composizione pittorica nel suo insieme, €
fascione
per le caratteristiche ricordate, potrebbe ascriversi
estremo di coronamento. Sulle pareti citate della
continuazione
dei
candelabri,
sino
al
Farnesina, in continuazione delle colonne e dei
al terzo stile pompeiano, proprio dei primi decenni
dell'impero. La sobrietà degli elementi che la
candelabri, si trovano delle Cariatidi, del genere
compongono e certi caratteri peculiari ne fanno
di quelle dipinte sullo zoccolo del nostro Vestiperò ancora un esempio importante del secondo
bolo. Al centro del frevio, poi, è collocato uno di
stile ; e l'artista ideatore dev’ essere ascritto, mequei quadretti a sportelli (inesattamente detti
glio che gli artisti della Farnesina, al periodo di
trittici), che si trovano precisamente allo stesso
transizione dall’uno all'altro stile: poichè la pitposto, in alto, sulle pareti della casa («Monumenti
tura a Roma e a Pompei segue, in fondo, le me-
Istituto», vol. XII, tav. 18). I due pannelli ai lati,
desime sorti.
con figure allegoriche simmetricamente disposte,
si trovano ripetuti alla medesima altezza sulle
pareti della Casa di Livia. In nessuno dei casi citati
manca poi al sommo la fascia di coronamento.
Non si è tenuto conto, sin qui, delle maschere
pendule, dei festoni vegetali cui è assegnata la
funzione di concatenare le membrature verticali,
{1} «Mon. Ist.s XI, tav. 44sge.; XII, tav. 5 sep.
18 sgg.
DECORAZIONE DELLA VÒLTA — Il vestibolo della
basilica è coperto in alto da una volta a padiglione (tav. III), con le quattro vele che s’incrociano ad angoli vivi, lasciando nel mezzo un'apertura per l'ampio lucernario rettangolare. Le due
vele parallele ai lati lunghî del lucernario sono
alquanto più larghe delle altre due. Esse erano, e
sono in parte tuttora, decorate da rilievi in stucco,
non esclusa la vela sovrastante all'occhialone della
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sala basilicale, dove l'orlo del lucernario si apre
a semicerchio. La superficie di ciascuna vela è
divisa in riquadri, con motivi ornamentali quali
a rilievo bianco, quali lisci, dipinti. Tale divisione
è condotta con rigoroso sistema geometrico. Per
mezzo di segmenti orizzontali in numero di sei e
di segmenti verticali in numero di quattordici, si
632
due estremità della vela, nonchè in basso, da altri
rettangoli a rilievi bianchi, alternati a casselle
dipinte, di cui due alle estremità, una al centro
della zona inferiore. Rimane agli spigoli un pennacchio liscio, dipinto in azzurro, al di sopra di
una fascia rettangolare, che ripiegandosi agli spigoli
riunisce le vele contigue.
sono in principio divise le due vele maggiori in
Tutto il descritto sistema di decorazione è
tante casselle di uguali dimensioni, come una
scacchiera. Al centro di ciascuna di queste scacchiere si trova uno specchio o lacunare centrale
rialzato da una cordonatura a forte rilievo, che
quadrato, di tre casselle di lato, con ai lati due
specchi di uguali dimensioni, divisi l'uno dall'altro
per mezzo di specchi rettangolari minori, della
larghezza di una cassella e dell'altezza di tre.
Sopra e sotto i lacunari maggiori la stessa riquadratura, a specchi rettangolari orizzontali, con rilievi Alle estremità di ciascun rettangolo una cassella dipinta N.
Dei tre specchi maggiori, quello di mezzo porta
accompagna le varie figure geometriche dei riquadri e le racchiude ciascuna entro una sua propria cornice sagomata, con listelli lisci alternati a
file di ovuli.
|
La vela sopra la porta d’ingresso dal corridoio
al vestibolo, appare la meglio conservata negli
stucchi e nei colori (tav. IV). Quasi del tutto
caduta
l'estremità
destra,
col
grande specchio
quadrato, conservato solo in piccola parte. Della
vela di fronte, poi, è perduta completamente l’estremità sinistra,
iscritto un medaglione circolare; i due laterali
I due maggiori lacunari tondi, chiusi entro dopconservano le casselle ai quattro angoli, mentre
nella cassella centrale è iscritto un piccolo tondo.
pia cornice di ovuli, con listelli lisci alternati, agganciati a sinistra e a destra con anelli in stucco
Le casselle intermedie, poi, sono state soppresse
alla cornice quadrata che li circoscrive, presentano
allo scopo di racchiudere il tondo centrale entro
quattro segmenti di cerchio, fra loro opposti,
ciascuno nel campo una figura di Menade in rilievo,
seduta sul dorso di una pantera galoppante a siottenuti facendo centro col compasso ai quattro
spigoli dello specchio.
nistra. La Menade è in amboi casi seduta mostrando
Più semplice la riquadratura delle vele minori,
delle quali decorata per intero quella soltanto di
nascosta, un lungo tirso con pigna alle due estrele spalle, reggendo obliquamente con la destra,
mità e tenia annodata, facendo puntello
colla
fronte all'occhialone, l’altra essendo interrotta dalmano sinistra sul dorso della fiera. La faccia è di
l'occhialone medesimo. La superficie risulta ivi
protilo, e la testa, dai capelli sommariamente accenesattamente divisa da cinque segmenti orizzontali
nati, è cinta da una tenia o corona (tav. V) 61),
e dodici verticali. Entro la scacchiera sono ricavati lateralmente due lacunari maggiori quadrati,
zione del costume, giacchè in un caso vediamo la
di tre casselle di lato, divisi da tre rettangoli ver-
L'identità delle due figure è perfetta, ad ecceticali, di cui quello centrale porta iscritta una
Menade nuda, con semplice zona stretta sotto le
ascelle, ed ampio manto in gran parte ricadente
ellissi. Gli stessi lacunari sono poi racchiusi alle
verso terra, un lembo svolazzante a destra. La figura corrispondente, oltre che esser munita di
(1) Il sistema divisorio, mediante reticolato, di campi
da decorare, è piuttosto frequente nella pittura del secondo
e terzo stile, dove esso viene impiegato nella ripartizione di
zoccoli parietali. Lo troviamo però usato anche nella decorazione di fascioni parietali di coronamento (F. BARNABEI,
La Villa pompeiana di P. Fannio Sinistore, Roma, 1891,
tav, IV) e conseguentemente applicato a vòlte. Tale sistema divisorio è poi quello stesso impiegato per la ripartizione del meandro nella pittura parietale medesima, risalendo in tale applicazione ad età remota.
manto, è vestita di una tunica senza maniche, o
chitone dorico, allacciata alla vita e scivolata lungo
il braccio, in modo da lasciare scoperto Pomero
(2) Medaglione già riprodotto in « Notizie Scavi », p. 43;
« Journ. of Hell. St.» (J. H.S), XLIV (1924), p. 70, «Memoirs of Amer. Acad. in Rome» IV (1924), tav. XLVI,
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sinistro. La presenza della tunica non impedisce
e ricadente in lunghe pieghe sui fianchi. Con una
che le gambe della figura, visibili dietro il corpo
della fiera, siano anche qui de! tutto scoperte.
con l'altra protesa e semichiusa reggeva qualche
I piedi delle due figure sono muniti di sandali.
Delle due fiere una manca della testa. L'altra
cosa, come un attributo. Un alto stelo con giglio a
petali arricciati e bottone in cima, s’innalza dalla
è in atto di volgere indietro la testa vivacemente,
sommità del capo della figura, accentuando la funmano la figura solleva con lembo della sopravveste,
avendo le fauci spalancate.
zione eminentemente decorativa del motivo, assai
Le zampe anteriori delle fiere sono sollevate,
rampanti, le zampe posteriori allungate indietro
simile a quello delle greche Canefore ©).
Gli specchi diritti corrispondenti (conservati
Una delle fiere presenta il corpo ricoperto da fini
striature alla stecca, destinate a significare il pelame. I due medaglioni, tanta è la loro somiglianza,
in numero di due), alle estremità delle due vele
maggiori, portano anch'essi un motivo ornamentale, consistente in una maschera di Giove Ammone, con grandi corna caprine ritorte a volute
sembrano in fondo eseguiti sopra uno stesso stampo.
Gli spazi triangolari fra il giro dei medaglioni
sopra la fronte, e due foglie stilizzate, arricciate in
e la cornice quadrata che li circoscrive. sono dipinti in color rosso scuro, così che acquista maggior
la fronte e sotto il mento, palmetta a cinque foglie
vivezza e rilievo il bianco medaglione centrale.
Entro ciascuno spazio, sopra il fondo rosso, è poi
dipinto in color azzurro a lumeggiature chiare
punta, pendule dalle gote della maschera. Sopra
e lungo stelo gigliato, con bottone in cima (tav.
cit.) 0°.
Negli specchi rettangolari orizzontali sopra e
(bianco-gialle’ un motivo floreale stilizzato, di due
tipi: una specie di giglio, o di tulipano, con due vosotto ciascuno degli specchi maggiori, sono eseguite
lute uscenti dal calice stesso; oppure un cesto di
quattro sono oggi più o meno ben conservati sulla
vela sopra la parete nord, d'ingresso al vestibolo:
acanto, composto di tre larghe foglie e due volute
a rilievo scene di Amorini. Di codesti riquadri soli
esili, svolte sino ai vertici del triangolo ‘D.
Gli specchi laterali, quadrati, originariamente
due, della fila più bassa, sulla vela opposta (tav.VII)
in numero di quattro, oggi ridotti a due, hanno
rini di fronte, occupati alla caccia di due grosse
libellule @. I corpi paffuti degli Amorini sono rilel'elemento figurato ridotto al minimo. Solo nel piccolo tondo centrale un minuscolo Amorino alato,
di profilo a sinistra, in atto di alzare da terra un'anfora. Al centro, poi, di ciascun quadretto angolare
spicca sul fondo bianco un motivo floreale semplicissimo, un quadrifoglio o una margherita con gambo
Primo specchio superiore. — Coppia di Amovati sommariamente, ma con maestria. Conservazione buona.
Secondo specchio superiore centrale. — Amorino
in piedi su piccola biga tirata da due capriuoli
e foglie entro sottile riquadratura in color rosso,
lanciati al galoppo, a sinistra. Figure ben conservate, cornice danneggiata.
con pennacchi agli angoli (tav. VI). Lo stucco negli
Primo specchio inferiore. — Scena di caccia.
intervalli tra le varie cornici intersecantisi intorno
Amorino vélto a sinistra, mancante della testa,
al medaglione centrale, è dipinto costantemente
in rosso o azzurro.
con clamide agganciata al collo e avvolta intorno
Gli specchi rettangolari diritti di cui già si è
fatto cenno, ai lati dei due medaglioni centrali,
inquadrano ciascuno una figura che si ripete identica e simmetrica per quattro volte: una fanciulla
stante di fronte, a piedi nudi, vestita di lunga tunica, con sopravveste ricoprente il petto e le braccia
(1) Il medaglione tondo, istoriato, iscritto in un quadrato,
con rosette negli spazi angolari, appare sulla vòlta del citato
monumento degli Arrunzi (PIRANESI, op. cit., tav. cit.
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
(2) Cfr. figura femminile decorativa (da Pompei) S. REI
NACH, RPGR, pp. 131, 4.
(3) Cfr. le maschere di Giove Ammone sulla volta della
Tomba dei Pancratii sulla Via Latina, « Memoirs» cit.
tav, XXV.
(4) Cfr. Eroti e libellule su monumenti pubblicati e
spiegati simbolicamente da B. NOGARA in e Ausonia»
II, pag. 261 seg. (Una base tstoriata di marmo ecc.) La far
falla (doy7,) è simbolo dell'anima umana (ivi, p. 268). Su di che
vedi anche CARCOPINO, art. cit. in « Rev. des Deux Mondes »,
Eros e Psyche su monumenti sepolcrali, add W. ALTMANN
Die römischen Grabaliäre der Kaiserzei!, p. 277.
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al braccio sinistro. Protende un bastone ricurvo;
a colori vari, in modo da rendere più vago e interesa lui di fronte un
terra.
sante l'effetto ottico di tutta la decorazione. Ciascuna cassella porta all'intorno una cornicetta con
Di fronte alle due figure una specie di capriuolo in
decorazione in color gialio, arieggiante la sima ad
corsa a sinistra, portanda un dardo confitto sul
ovuli, su fondo rosso. Al centro di ogni cassella un
dorso. Stato di conservazione mediocre.
„ Secondo specchio inferiore. — Amorino in piedi
su biga tirata da due cerbiatti galoppanti verso
motivo floreale stilizzato, consistente in una rosetta,
compagno
caduto,
sembra,
sulle ginocchia, reggendosi con le mani a
destra. Rimangono le sole tracce della testa del
con alcuni petali allungati e appuntiti nel senso delle
diagonali della cassella. Il fondo delle casselle generalmente è verde, le rosette sono in color rosso e giallo.
fanciullo, di una ruota della biga, oltre alle teste
dei due animali.
vele maggiori, non ne rimangono che undici in
Sulla vela di fronte sono conservati due soli
quadretti della fila inferiore.
.
Primo quadretto inferiore centrale (parete sud),
Di codeste casselle, che erano sedici sulle due
tutto, più o meno bene conservate nei colori. Sulla
vela minore istoriata dovevano essere in numero
di tre, di cui la sola centrale ben conservata.
— Amorino in piedi, il dorso curvo, su biga tirata
Ha questa il fondo dipinto in color rosso scuro,
da due cerbiatti tenuti per le redini, al galoppo
con semplice cornice filettata chiara e complesso moverso destra. Uno dei cerbiatti ha la testa rivolta
tivo stilizzato, nel centro: una
vivacemente di fronte. Conservazione mediocre U).
quadrangolare, con bottone centrale, e palmette
tripartite agli angoli.
Secondo quadretto inferiore. — Amorino in
piedi tenendo una frusta alzata sopra il capo,
come per colpire sopra un gruppo di due cani che
col muso a terra sembrano contendersi qualche cosa.
specie di borchia
mente di scorcio. À sinistra, dietro un pilastrino
QUADRI FIGURATI DELLA VELA MINORE (tavola VII). — La vela aldi sopra della parete di fondo,
presenta nel fascione centrale due specchi principali,
quadrati. Dentro lo specchio grande di destra è un
con l’epithema di un’anfora, spunta la testa di una
gruppo figurato del più alto interesse: un Genio
lepre la quale fugge al galoppo, come approfittando
della distrazione dei suoi inseguitori.
alato, nudo, dalle forme giovanili bene sviluppate
Le casselle minori, quadrate, all'incrocio degli
ali distese. La figura regge con le due mani una
specchi rettangolari, sono lisce e soltanto dipinte
grande anfora, con la bocca rovescia. Sulle spalle
Uno dei cani è figurato di profilo, l’altro ardita-
(mancante della testa’, è in atto di librarsi a volo
verso destra, la linea del corpo obliqua, le lunghe
della figura, tra le ali, è seduta di profilo a sinistra
(ij I motivi ornamentali di Amorini su carri tirati da
bestie indomite, s'incontrano di frequente nell'arte decorativa ellenistico-romana. Senza elencare la serie numerosa
dei sarcofagi con putti alati e non alati su carri in corsa.
sì possono citare, come più prossime per l'età e per lo stile
ai nostri stucchi, le vaghe composizioni con Eroti su bighe
tirate da cervi e caprioli, quali si vedono nei fregi della Casa
dei Vettii («Monumenti Antichi dei Lincei», vol. VIII, 1898;
cfr. REINACH, RPGR., p. 79 sgg. e fot. Brogi, nn. 11235,
12240, 11241, 11242), e inoltre su alcune targhe marmoree
dei Museo del Louvre (CLARAC-REINACH, Réf. de la statuatre,
p. 162). Lo stesso motivo si ripeteva dipinto in varianti
numerose sulla volta di un monumento romano oggi perduto (BELLORI-BARTOLI-CAUSSEUS, Prcturae antiguar, Roma
1791, tav. IV dell’Appendice), e si riscontra tuttora su di
una lunetta dipinta del Museo Vaticano (B. NOGARA, Nozze
Aldobrandine, tav. LIT), nella quale è rappresentata una
una donna vestita di tunica a fitte pieghe, stando
appoggiata col braccio sinistro a un'ala della figura.
Il volto della donna ha linee di una rara distinzione
e bellezza giovanile. Sotto il corpo del Genio alato
si veggono pendere i piedi della figura seduta.
La composizione del gruppo richiama alla mente, come fu già osservato dal Fornari, scene di apoteosi, proprie dell'arte imperiale, come quella che
si vede sulla gemma augustea della Biblioteca
Nazionale di Parigi, con lulo librantesi a volo ©),
il rilievo del Palazzo dei Conservatori con l'apoteosi
dell'imperatrice Sabina 6), e il gruppo simile, più
corsa di bighe guidate da putti e tirate da cervi, caprioli,
leoni e trign. Provenienza della lunetta: un sepolcro di
buona epoca (11 o II secolo), rinvenuto fuori Porta San
(2)
Sebastiano.
(3) REINACH, RR. 1, p. 375.
FURTWAENGLER, Antihen Gemmen. tav. LX.
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complesso, scolpito sopra una faccia della base della
incerti per avanzare un’interpretazione precisa del
Colonna Aureliana, con il Genius Aeternitatis portando sul dorso le figure divinizzate di Antonino e
Faustina), Anche nel nostro rilievo dovremo
motivo simbolico.
Oltre alla cornice di stucco in rilievo, comune a
tutti i riquadri, i due specchi descritti presentano
quindi riconoscere una scena di apoteosi e di divinizzazione di persona scomparsa, con \'éidolon del
internamente una seconda cornice, consistente in
morto (#1,
Ma di una particolare importanza, dal punto di
vista dell’arte, nonchè della cronologia, è il gruppo
scolpito in rilievo sulla corazza della statua di Auuna fascia dipinta in color rosso, con una fila di
piccole rosette, a sette e quattro petali, alternate.
Gli specchi figurati descritti sono tra loro divisi
da tre riquadri rettangolari diritti, di cuì quello
centrale con ellissi, dipinto a fondo azzurro, mentre i
gusto, di Prima Porta, con la Nebula matutina, perdue laterali, bianchi, presentano a rilievo un motivo
sonificata in una Ninfa che regge sulle spalle PAuornamentale composto di due maschere virili di
rora 6), È da notare in proposito, che l'identità
tra i gruppi permane assoluta nell’attributo della
profilo barbate, con diadema, contrapposte fra
figura volante, l’anfora.
Nell'anfora rovesciata credetti già di dover
riconoscere il vaso in cui dovevano essere raccolti
i resti del rogo funebre, con il Genio nell'atto di
spargere a terra dell'alto le ceneri ©.
In seguito a ulteriore esame della questione,
penserei che lungi dallo spargere le ceneri, il Genio alato sparga rugiada, o pura acqua di fonte,
allo scopo di spegnere un rogo; nella stessa funzione,
cioè, che hanno le ladi (Hvades) nel celebre craloro (probabili Ammoni). Dal loro punto d'unione
si staccano verticalmente, in senso opposto, due fiori
gigliati, con foglie parte a spirale, parte lanceolate.
Entro gli ultimi due pannelli orizzontali lunghi,
del fascione sottostante, vedesi in rilievo un complesso sistema di doppie spirali, arieggiante una
ramificazione
vegetale
elegantemente
stilizzata.
Sopra le due spirali estreme stanno ritti di profilo.
e affrontati, due pappagalli di perfetta modeliazione, i quali allungano il collo per beccare due spitere di Python e in altri vasi dipinti relativi al mito
ghe nascenti di mezzo alle volute centrali ©,
I pennacchi lisci, già accennati, ai quattro spidell’apoteosi di Eracle 6}, e che ha in una pittura
goli della volta, poi, presentano il fondo dipinto
pompeiana l'Erote (o Anterote;, il quale versando
dall’alto l'acqua di un'anfora, spegne l'ardore acazzurro e una breve fascia, al di sotto, con cornice e
decorazione a rilievo. I] motivo ornamentale conceso nel seno di Psyche da un suo compagno ©.
siste in un cavallo marino, o ippocampo, con lunga
I]
della
coda serpentina, munita di pinna terminale come la
coda di un pesce. Le due zampe anteriori terminano
Nel quadro corrispondente, a sinistra, è una
pure con delle pinne. I quattro ippocampi, dal corpo
figura muliebre alata, certo una Vittoria, rappresenrigato e segnato di peli, si fronteggiano due a due
tata nel volo, vestita di lunga tunica senza maniche.
sulle pareti di fondo.
La decorazione della volta del vestibolo termina
esattamente al punto dove si apre tuttora l'ampio
contenuto
funebre,
accennato
altrove,
scena, rimane però inalterato.
I) volto della figura, mal conservato, era di fronte,
la persona di tre quarti a sinistra. Con una mano
regge un lembo della tunica, mentre con l'altra
sembra stringere il manico di un oggetto tondo e
lucernario, la cui apertura (m. 2,42 X 1,56) a poca
altezza sopra la vòlta fu definitivamente chiusa in
voluminoso, come un giobo. Particolari troppo
(1) biden, p. 291.
(2) FORNARI, in « Notizie» cit., p. 48. Cfr. i numerosi
soggetti di apoteosi, frequenti nella pittura pompeiana,
e romana, REINACH RPGR, p. 148.
(3) C. ROBERT, op. cit., p. 49 e fig. 36.
(4) « Bullett. Municipale» cit., p. 108.
(5) ROSCHER, Lexikon, s. ©. «Hyades»,
(6) MULLER-WIESELER, Denkmäler, 11, tav. 54, n. 691.
(7) La decorazione della sala sopra la parete ove si
apre l'ingresso della basilica è, si può dire, completamente
perduta; ma per ragioni di simmetria è lecito arguire che
essa corrispondesse così nella partizione generale come nei
particolari, alla parete di contro. - La figura del pappagallo
non è di quelle che s'incontrano spesso nella pittura romana,
Un esempio ci è fornito dalle pitture della Casa di Livia
(Triclinio), ROSTOWZEW, op. cit figg. 1 e 2; un aliro da
una pittura a fresco dei sepolcri di S. Sebastiano {e Notizie
Scavi», 1923, p. 55, tav. XII, 1).
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occasione dello sterro del westibolo, onde impedire
il franamento continuo del terriccio sovrastante. Ne
sappiamo quanto fossero alte le pareti del lucerna-
640
sica, e a Roma specialmente, per rivestimento
d'interni. Più d’una dovette andare salva da distruzione sino in età moderna e impressionare,
rio ©). Anche le pareti interne del lucernario portano, nella parte inferiore, tracce di una decorazione
pittorica figurata, impossibili oggi a cogliere con
esattezza dì particolari. L’esatto rettangolo del luartistica, come quelli del nostro Rinascimento.
Non altro che una diretta derivazione dall’antico
è il bellissimo cortile a stucchi di Palazzo Spada
cernario ha poi uno dei lati minori, quello rivolto
in Roma, attuale sede del Consiglio di Stato. La
colla sua bellezza, uomini di speciale sensibilità
verso la sala basilicale, aperto da un ampio semiricca serie di fregi figurati e di motivi floreali di
cerchio. I} quale è raccordato a scivolo,
senza
schietto sapore classico, ivi comparisce ad un ocangoli di sorta, con la sommità dell'apertura retchio esperto, come una replica, o un adattamento,
tangolare aperta al sommo della parete sulla quale
s'apre la porta di comunicazione tra il vestibolo e
o un’imitazione geniale di antichi modelli sopra
un monumento moderno.
la sala basilicale. Tutto ciò allo scopo evidente di
far penetrare quanto più fosse possibile della luce
LA SALA BASILICALE
esterna nella parte più riposta del sotterraneo.
Si comprende come con tale sistema, la parte
meglio illuminata della sala interna, fosse la vòlta
della navata di mezzo della sala. L'effetto di luce
corrispondeva all'incirca a quello che oggi si coglie
tenendo illuminato l'interno del monumento con
l’unica lampada elettrica che trovasi appesa quasi
nel mezzo dell’antico lucernario. Gli stucchi bianchi
ARCHITETTURA.
— ‘Anche per la struttura
della sala centrale del morumento, penso di limitarmi a quanto ne è stato già detto, rimandando
alle vedute d'insieme (tavv. VIII e IX). Tuttavia
la pianta dell’edificio, quale fu data in « Notizie
Scavi» 1918, .p. 31, e ripetuta in numerose pubdella völta, illuminati così a luce radente con forti
blicazioni posteriori, ultima quella citata delle
signore E. Strong e N. Jolliffe, per quanto genecontrasti di ombre, acquistano un rilievo di un efralmente fedele, presenta involontariamente manfetto magico, indimenticabile.
canti o lacunosi alcuni particolari non trascura-
Ma l'importanza artistica del monumento ribili per l’esatta interpretazione del monumento.
sulta già della maggior evidenza attraverso la
ricchezza decorativa del vestibolo. Nessun altro
Le differenze tra la ben nota piantà e la realtà si
potranno cogliere con Ja massima precisione nella
monumento antico è giunto sino a noi con una
nuova pianta che correda il presente lavoro, alla
decorazione parietale così fastosa e di uno sviluppo
tav. I, compilata con diligenza dal chiaro procosì notevole, come le pareti e le vele della volta
fessore
di questo vestibolo, purchè ricostruite, come è
vedute d'insieme alla tav. VIII. Lo sviluppo lonfacile impresa, nelle parti mancanti, e minuziosamente studiate nei particolari. Così il valore argitudinale dell'aula è regolato rigorosamente da
cheologico e il valore artistico attuale del monumento tendono a pareggiarsi.
Edoardo Giammiti,
oltre che
nelle duc
ovest a est.
Cid che maggiormente può trarre in inganno lo
studioso nella figura cit. delle « Notizie », € l'aspetto
È indubitato che decorazioni fastose come la
de] pavimento della sala basilicale in corrispondenza
presente non dovessero scarseggiare in età clasdell’abside. Dove (ciò che non si rileva dalla Relazione preliminare) il piano originario, e il piano
all’intorno, si trovò completamente lacunoso, in
(1) «Sopra il lucernario, in corrispondenza di uno dei
lati lunghi, fu riconosciuto un muro di buona opera reticolata di tufo, dello spessore di m. 0.60, il quale serviva a recingere il vuoto del lucernario a guisa di parapetto e (: Notizie»
cit p. 32). Come «spessore» probabilmente si dovrà qui
intendere l’aliezza del muro stesso, che perciò nulla autorizza a ritenere come parapetto e non, più semplicemente,
come rivestimento interno del lucernario.
seguito ad un lavoro di scavo compiuto da quegli
stessi ignoti rinvenitori che ebbero ad asportare gli
oggetti incassati nei vuoti degli interpilastri, e
quanto altro di mobile si trovava entro il monumento. Lo scavo tumultuoso porto Ja distruzione
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di una parte notevole di pavimento a mosaico
alla fig. 2, è stato ridotto e mantenuto (con opporbianco, caratterizzato da quelle doppie fasce nere
che seguivano la sagoma dei pilastri, come di tutti
tuno restauro in cemento),
alla
semplice
area
dell'abside. Incassi regolari più piccoli si trovano
gli oggetti piantati sul suolo. Gli angoli di dette
fasce fortunatamente scampati alla distruzione,
addossati a ciascuno dei pilastri verso la navata
permettono una ricostruzione completa, matematicamente sicura, di molti elementi perduti. Nel
pilastro e pilastro.
campo compteso tra i due pilastri di fondo e gli
spigoli dell'abside si ricostruiscono, in più di quanto
in cui la sala delle dimensioni massime di m. 12 X 9
centrale, alternati agli altri simili, più grandi, tra
Ricorderò poi che le vòlte delle
tre navate
cassi simmetrici, attestati così da vuoti, rimasti
è divisa, si trovano tutte eseguite alla medesima altezza di m. 9 dal pavimento, sorrette da tre coppie
di pilastri rettangolari piantati sul suolo in maniera
nel pavimento, come dall'andamento delle fasce
irregolare ©). I pilastri sulle due file, sono raccornere che li circoscrivevano su tre lati. L'area. poi,
dati fra loro da archetti fortemente ribassati (vedi
è accennato nella primitiva pianta, altri due inindividuata dalle sporgenze simmetriche delle due
riquadrature laterali, era occupata da un altro oggetto o basamento più grande piantato sul suolo,
circoscritto a sua volta da una doppia fascia indipendente, alla stessa maniera di quanto si vede per
il basamento grande tra i due pilastri più vicini
all'ingresso.
Il secondo basamento, anzi, era in
simmetria perfetta con questo. Non sono invece
più visibili oggi le due buchette circolari scavate
ad altezze diverse per il presunto sacrificio catartico,
riprodotte nella pianta delle « Notizie »l. L'avvallamento del suolo, riscontrato al momento dello
scavo, e ancora visibile nella fotografia riprodotta
Fig. 3. - Saggio di scavo praticato sotto il piano dell Abside,
(1) È impressionante il da fare che ha dato ad archeologi, e a non archeologi, il rinvenimento fortuito di ossa
di animali in detto punto del sottosuolo. Su codesto rizvenidano con lo stesso sistema alle pareti della sala..
mento si sono costruite le più audaci e ostinate teon: portav. XXXVIII}, mentre i pilastri estremi si raccorGli angoli dell'abside sono decorati sulle due
facce da lesene a stucco bianco e da motivi ornamentanti alla identificazione dell ipogea come un luogo d: culta,
Nell’art. cit., di STRONG € JOLLIFFE, pp. 68 e 69 (come giù in
quello di I. CARCOPINO), si esclude a priori, in base a ciò,
la possibilità del monumento a destinazione sepolcrale. e si
giro della parete dell'abside, sino all'altezza degli
tira fuori, per aumento della derrata, la scoperta c: altre
stucchi figurati, era dipinto in un colore incerto,
ossa di animale nientemeno che dentro Vaempluciua dell'atendente al bruno, con fasce rosse lungo i margini
trio. Ma quanta mai roba non sarà caduta dall’alto là dentro!
A mio giudizio, non vi sono elementi per poter pariare di
sacrifici catartici {di cui non conosciamo la liturgia, nè
per suffragare in qualche modo l'affermazione del sacrificio
catartico (in proposito ved. oltre, col. 832 sgg.).
Un'occhiata alla modesta fotografia sarà anch: sufficiente a suggerirci qual conto si debba fare della ipotesi di
J. Hubaux (purtroppo accolta e sviluppata da alın!, secondo la quale si dovrebbe identificare la cavità che s'apre
sotto l'abside con una antica piscina ecc. È chiaro che per
avanzare una simile ipotesì bisogni prescindere dalla confitali a rilievo in istucco, piuttosto semplici. Tutto il
delle lesene. Sul fondo bruno spiccava poi qualche
riquadratura in color bianco, secondo la traccia
rimasta presso la base della lesena di sinistra.
NAVATA CENTRALE (tav. VIII, 1 e 2).
PORTA DI ACCESSO ALLA SALA BASILICALE E PAgurazione materiale del monumento e dai dati delle scavo;
RETE INTERNA CORRISPONDENTE (tav. X). — La
prescindere, cioè, dalla differenza supponibile, tra la fisonomia
di una piscina, spogliata deì suoi marmi di rivestimento,
porta di accesso alla sala basilicale, di m. 3 di alma sempre munita del suo canale di scolo, e la fisonomia
(2) Per le ragioni costruttive di tale irregolarità, vedi
«Notizie» cit., p. 36 sgg.
di una cavità qualsiasi aperta fortuitamente sul terreno,
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tezza e m. 1.60 di larghezza, ha stipiti verticali riuniti da un arco sensibilmente irregolare. Il paraalla fronte e alle tempie, con due serpentelli incrociati sotto il mento. La Medusa divide esatmento di stucco degli stipiti interni, larghi m. 0.70,
presenta pure una variata decorazione in rilievo. Di
ciascuna parte, in armonia con gli stipiti della porta
tamente in parti uguali il campo occupato dalla
decorazione degli stipiti.
Internamente, poi, a ciascuno dei lati della
porta, continua la decorazione in rilievo. Anzitutto,
sopra la linea dello zoccolo, un candelabro del tipo
consueto (fig. 5), con base tripode a zampe ferine
d'ingresso al vestibolo, si riconosce anzitutto uno
stelo terminato da volute e variato da motivi
indefinibili nei particolari per la caduta dello stucco.
AI sommo dello stelo una figura femminile alata
sormontate da
volute,
e altro stelo riccamente
lavorato, con un primo calice da cui pendono
due timpani, e con fasci di palmette di numero
digradante fino al secondo calice. Meglio conservato, salvo nella parte superiore, il candelabro a sinistra di chi entra.
AI sommo della porta è ancora chiaramente
visibile, per quanto logora in parte. una maschera barbata, dalla folta e lunga chioma in
disordine. Da ciascun lato di questa, una figura
assai mal ridotta di Tritone, rivolta di profilo
verso la
maschera stessa, reggendo con una
mano un grosso remo sopra la spalla, con l'altra
mano una buccina, o tuba, in cui dava fiato.
È chiaro, perciò, che la maschera di mezzo
rappresenti l'Oceano secondo l'iconografia tradizionale. Tutta questa composizione si trova
ripetuta quasi identica per ben quattro volte
sulle pareti ‘lunette della Tomba dei Parcrati?
‘maschera dell'Oceano tra pistrici, dipinta; Tritoni in rilievo) ©; nonchè su sarcofagi ©.
Una fascia, forse in origine decorata, divide
questo campo da quello superiore, all'altezza
del sommo dei pilastri. Anche lo spazio compreso tra la fascia e il finestrone o lucernario
aperto sulla parete, era decorato con rilievi,
Fig. 4. - Decorazione interna della porta d'ingresso della Basilica.
danneggiati o distrutti da una vasta lacuna del
(fig. 4), in lunga tunica con apéptremta. regge tra
(1) «Memoirs of the American Academy in Rome»,
il pollice e l'indice di ciascuna mano distante dal
busto, l’esile gambo di un fiore a sei petali. Le
ali aperte si sviluppano altissime sopra le spalle,
vol. IV (1924), tavv. XXXIII-XXXV. Motivo. questo, pas-
Il sommo della vòlta è occupato da una masato, come tanti altri, nel repertorio pittorico delle Catacombe
‘Catacombe di Callisto e Cat. di Domitilla, GARRUCCI, Arte
erist.. Il, 14; WILPERT, Pitture delle Catacombe, 134}.
(2) Sarcofago Aldobrandini, con maschera dell'Oceano
fra Tritoni e Nereidi, S. REINACH, AA, III, p. 157. 1 Tri
toni in atto di dar fiato alla buccina, o meglio #62, sono
probabilmente la personificazione dei Venti (cfr. la Tazza
Farnese del Museo di Napoli, ed anche i Tritoni con tuéa
del Sarcofago Corsini, RR, III, pp. 223, 2-3). Vedi ancora
schera di Medusa del tipo patetico, dall'ampia
corona di capelli in pittoresco disordine intorno
dell'Oceano tra Nereidi, ed altro con maschera simile tra
Eroti su delfini).
mentre nel campo intermedio si sviluppa e ramifica
simmetricamente un secondo stelo che parte dal
capo della figura.
P. GUSMAN, op. cit., tav. 146, I e 2 (sarcofago con maschera
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paramento di stucco, cosicchè oggi non possiamo più
cogliere che pochi particolari. A sinistra figura marilievo a mano libera. Ai piedi dello scoglio, sulle
schile nuda, in piedi di fronte, la mano destra forse
il torso vigoroso, ricoperto di squame, terminante
levata alla altezza della spalla, il braccio sinistro
in ricche volute serpentine e pinna terminale a veninerte lungo il fianco. A destra sullo stesso piano
figura maschile tunicata, protendendo verso il centro
della parete la mano destra con una benda o tenia.
a lunga pala,
onde, la figura evanida di un Tritone, il quale erge
taglio, reggendo con la mano sinistra
un
remo
con la destra Ja tortile buccina
cui dà fiato. Della testa del Tritone, de! braccio
Nessuna traccia sicura del motiva intermedio il
quale doveva dare la giustificazione della presenza
dei due personaggi e della loro azione. Ancora una
benda, forse appartenente ad un oscillum, perduto,
si vede pendere lungo la parete sopra la seconda
figura, mostrando come la decorazione della parete
continuasse fino all’altezza del lucernario.
DECORAZIONE DELL'ABSIDE ‘tav. XI seg.
—
L'intero catino dell'abside è occupato da una sola
composizione figurata, la quale generalmente si considera come la principale di tutto il repertorio figurato del monumento. Ciò per varie ragioni: anzitutto
perchè la scena occupa la parte più in vista e centrale
della navata; inoltre perchè spazia in più larga superficie ed è maggiormente ricca di personaggi e di
particolari pittorici ; infine perchè, a quanto è dato
di rilevare dallo stato di conservazione del quadro,
è la scena in cui l'artista sembra aver voluto dare
la misura massima della sua capacità tecnica e della
sua forza espressiva . A partire da sinistra, si
nota una figura di giovane uomo seduto a destra
sopra un rialzo roccioso, avendo il dorso inclinato
e poggiando la guancia sulla palma della mano.
La roccia su cui riposa, è uno scoglio lambito dalle
pù:
onde marine, tracciate ai piedi della roccia e disegnate sullo stesso piano, in forma schematica, a
spirali e curve irregolari, per tutto il resto del qua-
Nen
Fig. 5. - Candelabro decorativo d: fianco
alla porta d'ingresso della Sala basilicale.
dro. Il rilievo a stucco del corpo virile, è in gran
parte scomparso ; al suo posto si riconosce l’abbozzo
destro e della buccina non è rimasta che l'impronta
lineare eseguito dalla stecca per la preparazione del
(tav. XII). A una certa distanza, un secondo Tritone,
(1) Il soggetto, riprodotto parecchie volte da fotografie,
è stato ripetutamente materia di discussione e di critica.
Vedi J. CARCOPINO, art. cit, p. 14 sgg., e STRONG e JOLLIFFE,
art. cit., pP. 103 Sgg. (The subiect of the Apse Stucco interpreted as a scene of « Apotheosis by Water). Fra le riproduzioni, si ricordano quelle in « Notizie Scavi» cit., p. 42;
in «Am. Journ. of. Arch.» cit., p. 147; in « Bollettino Comunale» cit., tav. X ; ine}. H.S.» cit, tav. IV; in « Memoirs»
cit, tav. XLV (con il fregio sottostante).
il torso e la faccia (mancante: di fronte, tenendo spiegato, con le braccia aperte, un ampio drappo aperto e
curvo sulle onde. Dalla parte destra de! quadro, altro
promontorio roccioso, sul quale si leva un alberello
fronzuto, trattato naturalisticamente (tav. XIII;
Dall'orlo estremo del promontorio sembra spiccare un salto verso il secondo Tritone, non toccando più la terraferma che con la punta del piede
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destro, nudo, il sinistro sospeso nel vuoto, una gentile
figura di donna, la meglio conservata del quadro,
more
648
Curtis presentava la sua interpretazione
di tunica manicata e di manto, di cui lascia la parte
del contenuto del quadro secondo l’accessione più
ovvia e comune ©), del suicidio di Saffo (Ovid,
Eroide XV).
superiore, gonfiata dalla brezza marina, far vela in-
Per una rettifica non soltanto dell’interpretasebbene mancante della testa. La donna é vestita
torno al capo e alle spalle, trattenendone un lembo
zione, ma della descrizione stessa della scena, è incolla mano destra. La parte inferiore del manto le si
tervenuto l'Hubaux (art. cit., p. 15 sgg.), sostenendo
avvolge intorno alle gambe. La mano sinistra regge
presso il fianco una cetra eptacorde. Un Erote, di
cui non rimangono che le gambe, parte delle alie l'abche nè il poema ovidiano, nè la scena figurata dell’Abside autorizzano a riconoscere nell’una e nell’altra opera d'arte l'episodio del suicidio.
bozzo preparatorio di tutto il resto della figura. € ad
A parte il riconoscimento del suicidio di Saffo,
un piano più elevato, al sommo della scogliera, in atto
di spingere per le spalle, con Ja forza delle braccia,
la donna, nel salto che questa si prepara a compiere.
non si possono condividere taluni rilievi del’Hubaux
sul monumento figurato. Le distinzioni artificiose
In alto a sinistra, e su un piano più arretrato del
« lottement dans l'air», non sono assolutamente
fatte per convincere un osservatore spregiudicato.
quadro, si leva sopra uno scoglio isolato in mezzo
alle onde, la figura di profilo di una divinita : Apollo
stesso, riconoscibile dal breve arco stretto nella
tra il salto suicida di Saffo (secondo Curtis) e il
Si deve poi addirittura escludere che la figura
mano sinistra. La massima parte della figura si
« pose prudemment son pied gauche sur Je poing
du Triton prêt à la recueillir», mentre il detto piede
conserva in abbozzo, del rilievo a stucco non rimaè tutto quanto sospeso nell'aria. E neppure si può
nendo, si può dire, altro che le gambe e le mani. Il
dio protende la destra verso la donna, in un gesto
sostenere seriamente che l'Erote dietro le spalle
di protezione e d'invito. La posa rigida delle gambe,
della figura, pur non toccando il fianco di questa col
ginocchio destro, si appresti a tenere sospesa la
con le piante dei piedi interamente distese sul suolo
e forse anche i capelli a treccia, ricadenti, come
figura stessa nel volo, invece di spingerla materialmente a compiere il salto fatale. Le mani, e anche
tuttora si vede, sugli omeri della figura, suggerile braccia dell’Erote, non si vedono, nè si potevano
scono l'impressione che il tipo iconico sia stato imivedere per ragioni prospettiche, ma un'occhiata
tato da una statua, forse di culto, di apparente stile
superficiale, allo stesso modo che un lungo e minuarcaico.
zioso esame del quadro, ci porta a concludere che
La comune esegesi, avanzata sino dal tempo
l’azione dell'Erote non può essere se non quella della
della scoperta nel 1917, da quanti ebbero ad esaspinta in avanti, e non già quella di sostenere « la
plongeuse ». Basta confrontare questo gruppo con un
minare spregiudicatamente la scena in complesso,
fu che si trattasse di Saffo poetessa, la quale spinta
per le spalle da Eros e presa sotto l'alta protezione
«l’anima umana che spinta da Eros e soccorsa dalle Sirene,
di Apollo, spicca il salto nel mare dallo scoglio fafigure pitagoriche dell'amore divino, tenendo l’eptacorde
vibrante dell'armonia dei mondi, s'avanza oltre le onde delia
tale di Leucade. Il primo esegeta della scena, Franmateria imperfetta, verso Apollo, figura pitagorica del sole
cesco Fornari, preoccupato forse dell’apparente
banalità dell'interpretazione, nonchè del contenuto
bagnato dall’Etere, come le Isole Fortunate sono bagnate
dalle onde del mitico Oceano». Ma effettivamente, la
supposta personificazione dell'anima non fa alcun conto di
quella di Apollo, che dovrebbe essere Ja sua meta, e invece
prettamente ed esclusivamente religioso ch'egli
attribuiva all’edificio, rifiutò un'ipotesi che aveva
il solo torto della grande semplicità, dichiarando
di non vedere nella scena che una generica allusione al viaggio mistico delle anime, attraverso
l'Oceano, all'isola dei Beati ©), Nel 1920 C. Dens(1° « Notizie Scavi », cit., p. 49. Secondo J. CARCOPIxO
(art. cit, p. 15), seguace a sua volta di F. Cumont, è qui
si dirige verso
quel
misterioso
eroe
seduto, di cui nella
esegesi suddetta non si fa parola. Sull’interessante articolo di
J. Carcorıno vedi oltre, col. 827.
(2) C, DENSMORE CURTIS. Sappho and the « Leucadian
Leap». in « American Journal of Archeology », XXIV {1920},
pp. 146-150. Ved. PARIBENI, Antichissime pitture cristiane
a Koma in « Bollettino del Ministero della P. Istruzione», anno I (nuova serie), 1921, p. 104 nota 4; id.: Culti
e religione în Roma imperiale, in «Atene e Roma» 1920,
P. 174 SEE.
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gruppo affine, di Eros e Afrodite, sopra un sarcofago
momento
di buona epoca della Collezione Albani“); dove,
se non il segnale, l'annunzio del salto, soffiando
forte nella buccina. Ma come spiegare la presenza
benchè il soggetto rappresentato sia affatto diverso, Eros apparisce chiaramente nell'atto di
sostenere e di spingere garbatamente in avanti
la madre Afrodite, nella stessa funzione del Satiro
al fianco di Dioniso, in gruppi statuarî e rilievi.
È pure evidente che per le stesse ragioni e per
stesso che il
compagno sembra
dare,
di Faone, sprezzatore della passione di Saffo, quale
ci appare nella stessa Eroide d’Ovidio ? Che l'atteggiamento particolare del giovane sia stato ricercato ad esprimere intima tristezza e dolore, non
pare sia da mettere in dubbio 6).
scevro da preconcetti, del quadro, non si può qui
Per l’ interpretazione della scena, non è inopportuno il richiamo ad un paio di monumenti fiaccettare l'interpretazione da altri proposta, relativa a un'ordalia o una purificazione per mezzo
gurati che vengono qui ricordati insieme per la
prima volta. Uno di questi è il citato sarcofago
dell’acqua. Ultima in ordine di tempo viene la
Albani, onde si deduce che il gruppo di Saffo e di
sommaria esegesi di R. Eisler (op. cit., p. 119),
che pur riconoscendo la vera funzione dell’Eros,
prescinde quasi da tutti gli altri elementi del
Eros fu direttamente ispirato da un gruppo di Afrodite ed Eros. L'altro monumento è un vaso a figure
rosse del Museo di Bologna (Pellegrini, Vasi dipinti
quadro, per affermare il contenuto orfico della
delle Collezioni felsinee, fig. 77, n. 288-bis; Pfuhl,
scena isolata dell'immersione: l'anima che s'immerge, come in un battesimo, nei xipara yevébdys,
Griech. Malerei, tav. 218). In questo vaso; un craper uscirne purificata ©).
(caso isolato finora nella pittura vascolare) la scena
le conclusioni di uno studio accurato e minuzioso,
tere della seconda metà del sec. v, è rappresentata
Accolta, pertanto, come non si può a meno,
di Afrodite sul punto di essere accolta sulla barca
la naturale identificazione di Saffo apparentemente
dal pescatore Faone. In compenso della sua prestasuicida, ne consegue che per l’unica figura d'uomo
zione, Faone ottiene dalla dea di essere ringiovanimortale introdotta nella scena, non si possa a meno
to) Su codesta pittura, con Faone già ringiovanito,
di pensare a Faone, il leggendario giovane proil tipo di Afrodite, sul punto di lasciare lo scoglio
tetto da Afrodite. Quanto alla figura di Apollo,
per scendere nella barca di Faone, e quello di Eros
poi, il contributo finora portato a tale riguardo si
limita all'identificazione di Apollo con l'immagine
che sembra colla sua presenza incoraggiare la dea
a compiere il passaggio, quasi facendosi intermedi quella divinità dedicata nel tempio dell'isola
diario tra quella e Faone, richiamano alla mente,
di Leuca, Apollo « Leukathes » 0). Che i Tritoni
senz'altro, dal punto di vista materiale, il gruppo
si eccupino della discesa della donna nel mare, ciò
risulta a sufficienza dalla figura del Tritone il quale
del sarcofago e quello del rilievo dell'abside. Anche
la genesi del motivo non può a meno di risalire,
distende il suo drappo a ricevere la donna *', nel
attraverso passaggi che sfuggono alle nostra ricerca,
(1) C. ROBERT, Sarke2h.-Reliefs, Il, tav. 1. Non è accetall'arte greca del V secolo, con la presenza indiscussa
di Afrodite e Faone.
tabile l'esegesi pruposta da Robert, il quale vi riconosce
non una figura di Afrodite. ma una Zune Pronuba.
(2) Lo stesso Eisler crede di riconoscere nel drappo
tenuto dal Tritone, una rete da pescatore. In realtà non si
tratta di una rete, né Saffo (non una generica materializzazione dell'anima umana. giacchè in detta esegesi non si tiene
conto della lira, è destinata a cadere, per la presenza dei
Tritoni salvatori, pelle onde marine. Sembra lecito aggiungere che anche lo Eisler parte da una conoscenza indiretta
e affatto incompleta del monumento.
(3) CURTIS, art. cit.
(4) A parte le forme massicce e muscolose del torso,
si preferirebbe vedere nella deità marina piuttosto una
Tritonessa, la quale distenderebbe ad arco concavo. per
l'occasione, quello stesso Afmizzion che vediamo così spessa
tenuto aperto a vela come un nimbo intorno al campo, speMONUMENT] ANTICHI. — Vol. XXXI],
Una tale constatazione induce a conclusioni
importanti non solo dal punto di vista storico-articialmente da divinità femminili marine, sopra sarcofagi e
altri monumenti figurati ellenistico-romani.
(5) Cfr. per lo schema figurativo l'uomo pensieroso,
scolpito sopra un rilievo funebre, in ALTMANN, Komische
Grabaltàre, p. 112, nonchè la figura di barbaro prigioniero.
rappresentata sulla corazza istoriäta dell Augusto di Prima
Porta. STRONG e JOLLIFFE (art. cit., p. 104) escludono la
presenza di Faone, semply ridicolous, e accennano a una
possibile identificazione di Faone con Apollo, cioè un duplicato
di Apollo nella medesima scena.
(6) Vedi ILBERG afd. ROSCHER, Lexikon, s.v. Phaon.
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stico, ma anche, specialmente, dal punto di vista della
esegesi. Dai raffronti monumentali sgorga precisa
infatti la convinzione, che o l'autore stesso degli
652
invocata di Saffo, è la divinità che procura, per
via di mezzi eccezionali, la riunione dei due esseri
e la felicità di Saffo nella proiezione di un mondo
stucchi, o altro artista cui l’autore degli stucchi si è
pedissequamente attenuto, ebbe ‘un giorno, per
suoi fini, a modificare lo schema figurativo tradizionale di Afrodite traghettante, in quello di Saffo
pure traghettante: prendendosi quindi la libertà
o meno tarde, su Saffo, con chiare allusioni alla
di sostituire la figura del pescatore Faone con quella
di uno, anzi di due Tritoni, di aggiungere quindi
un tipo statuario di Apollo, sotto i cui auspici il
tragitto s'effettuerebbe, e collocando sulla riva opvita d’oltretomba. La perdita delle fonti poetiche non detrae nulla del loro valore probativo
alle scene figurate del mito, opportunamente riunite e studiate; nè la presenza, a tutta prima
posta a quella dalla quale prende le mosse la
fanciulla, una figura pensosa di giovane. E questo
non può a meno di essere Faone, poichè nessun
irrazionale, ma giustificabile, di Faone, deve inultraterreno: forse lo stesso Elisio, riservato anche
agli eroi 6),
È probabile che le vicende del mito figurato
tengano dietro, qui. ad elaborazioni poetiche, più
durci a deviare dalla retta ed unica, possibile
interpretazione.
altro personaggio maschile rientra nella fine leg-
Si è voluto vedere nel quadro tanto discusso la
gendaria della poetessa
©!)
Si fa quindi strada a poco a poco il concetto
che l'artista ebbe a guida nell'eseguire la composizione tanto discussa. Egli volle semplicemente dare
la rappresentazione plastica del transito di un perscena madre di tutta la decorazione e la cHiave,
sonaggio famoso come Saffo, da questa all'altra
vita, o meglio all'isola dei Beati, indipendentemente
dalla maniera violenta con cui Saffo si diede la
morte. A tutti gli esseri mortali spetta di compiere,
prima o poi, il passo fatale. E buon per coloro che
lo compiono o sotto la protezione indispensabile
quind:, di tutti i misteri del monumento. Senza voler
diminuire il valore intrinseco della scena, non è
da attribuire a questa un'importanza d:cisiva per
tutii gli svariati problemi che rampollano dall’ architettura e dalla decorazione. Il medesimo simbolismo funerario emerge con non minore chiarezza
da numerosi altri soggetti figurati dell'ipogeo. La
scena del transito di Saffo, perciò, lungi dall'essere
la scena madre, non emerge dalle altre, oltre che
per la collocazione più in vista, se non per una più
delle divinità del mare, simboleggiate dai Tritoni
abbondante e variata ricchezza di personaggi, e una
(per raggiungere le isole Beate}, e di quelle del cielo,
rappresentate da Apollo, il dio luminoso e beatifimaggiore originalità e difficoltà bene esperimentata
d'interpretazione.
catore (A/exikakos) ®. Così soltanto sarà possibile
alle anime degne il raggiungimento di quelle isole,
comune aspirazione di tutti nell'altra vita. E poichè
FREGIO DELL’ ARSIDE (tav. XIV,
fig. 6). —
Immediatamente al di sotto del catino, si svolge
la felicità suprema di Saffo, dato il suo amore solungo tutta la curva dell'abside un alto fascione,
vrumano per Faone, amore che il supposto suicidio
compreso fra due cornici, di cui quella superiore,
lascia inalterato, non può consistere che nella riusemplice, tuttora conservata in gran parte, mentre
nione all'essere amato, così l'artista volle rapprelinferiore manca completamente. Sopra quest'ulsentare Faone seduto pensieroso sulle rive di queltima cornice si levano tre alti plinti uguali, di cui
l'isola che è la mèta designata del supremo viaggio
di Saffo. Afrodite protettrice di Faone e tutrice
altri due laterali, a distanze simmetriche. Ciascuno
uno centrale sulla linea mediana dell’abside, gli
dei plinti, di tipo rettangolare, a pareti lisce, poggia
(1) J. CARCOPINO (art. cit., p. 19 sg.) tende a mettere
in evidenza la « figura soprannaturale, come di eroe celeste »,
di Faone. È questo veramente uno stadio della leggenda di
Faone in pieno mondo greco, mentre nel caso presente Faone
serba ancora molto della sua natura mortale.
(2) Vedi in proposito R. EISLER, op. cit., p. 123 sgg. e
note.
(3) Zbidem. p. 127 sgg. Una scena di trapasso alle isole
dei Beati sembrami rappresentata, divisa in due episodi,
su due lunette dipinte di antico edificio romano, forse una
tomba, riprodotte da P.S. BARTOLI (BELLORI-BARTOLICAUSSEUS, op. cit., tav. VII dell’Appendice).
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sopra una base più larga ed ¢ sormontato da un piana
gura aderiscono le grandi ali, di cui disegnatae via cornice sagomata, di poco più stretto della base.
Sopra il plinto di mezzo sorge, come una statua,
sibile al completo è l'ala sinistra, dalle lunghe penne
maestre (|. L'esecuzione tecnica di questa figura
la figura, mal conservata ma ben riconoscibile turtavia, di una Vittoria stante, con lunga tunica e manto
risulta, per quello che ne rimane, piuttosto scadente e perde assai al paragone con le figure del
avvolto intorno alla vita. mancanie ormai della testa
e di tutto il rilievo del seno La figura poggia
catino. Tuttavia la funzione decorativa dominante
corrisponde esattamente a quella conferita a una
Fie. 6. - Figura di Vittunia & 1Ù centro del fregio dell Abside.
sulla gamba destra, lasciando sporgere un poco il
figura affatto simile, nella parete di fondo della
piede sinistro, e sì presenta non perfettamente di
fronte, ma volta leggermente a sinistra. Can i! bractomba dei Pexcratis ‘lunetta superiore) ©)
cio teso protende da questa stessa parte una corona,
forse di mirto, da cui pendono ondeggiando al vento
i lembi di una lunga tenia. Con la mano sinistra,
perduta, reggeva un lungo ramo di palma, i!3 quale
si appoggia alla spalla e si protende. quindi, €
curva sul fondo della parete. Agli omeri della fi-
‘ty H motivo della Vittoria con palma nella sinistra
e corona nella destra protesa. è abbastanza frequente sulle
monete romane della fine della Repubblica e del I secolo
dell'Impero. Cir. COHEN, Afonnais imperlales, I. pp. 35 e 37
‘denari argentei di Marco Antonic), pp. 82, 125 e 136 (Ottavio
Augusto). Lo stesso motiva riappare su monete di Ottone
op. cit, I. pp. 353-554) e di Traiano (op. cit., II, p. 62).
{2} eMemoirs cf Amer Academy» cit, tav. XXXIII
La Vittoria incoronata, reggendo con la sinistra il ramo di
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Quasi alle due estremita del giro del fregio, in
inerte lungo il fianco. Si osservano chiaramente i
istretta vicinanza degli archi, sorgano due plint,
due piccoli pesi di piombo, di forma sferica, cuciti
simili a quello centrale. ciascuno con base e piano
di coronamento sagomati. Al di sopra si levana due
all'orlo del manto, allo scopo di tenere tese le pieghe
figure muliebri affatto simili tra loro. La figura di
sinistra, vestita come l'altra di tunica e di manto, è
mancante della testa e di gran parte del rilieva,
Affatto identica la figura corrispondente di destra, salvo che è in peggiore stato di conservama è tuttavia meglio conservata dell'altra. La prima
delle due, quella verso la quale appunto sembra
tende verso la Vittoria centrale la mano destra dalla
palma aperta, e lascia pendere inerte lungo il fianco
dell'indumento (fig. 6-4).
zione; per completare la simmetria la figura proil braccìo sinistro.
VOLTA DELLA NAVATA CENTRALE
(tavv. XV e XVI.
(RIPARTITURA E MOTIVI ISOLATI).
Anche la vòlta della navata centrale risulta divisa con lo stesso sistema che si è riscontrato sulla
volta dell'atrio. La superficie da decorare è stata
cioë anzitutto divisa, per mezzo di una serie di linee
parallele e normali all'asse longitudinale, in una
scacchiera di riquadri tutti uguali fra loro“. Spezzando quindi in più punti e simmetricamente le
linee divisorie fondamentali,
vennero
modificati
variamente i quadretti della scacchiera in riquadri
maggiori, assumenti la forma ora di quadrati, ora di
reitangoli più o meno lunghi, risultanti dall'unione
di due fino a nove casselle o quadretti fondamentali (esclusa la combinazione di otto). Il dominio
assoluto della linea retta e dell'angolo retto, con la
più completa assenza di riquadri circolari e di cornici
curve, pure impiegate nella volta dell'atrio, sono
Fig. 6-A. - Figura muliebre appartenente al fregio dell'abside.
una prova della diversa mano che ha decorato le
volte dei due ambienti.
rivolgersi il gesto della Vittoria centrale, è una
donna in posa assolutamente rigida, in piedi di
La riquadratura iniziale della volta dà una somma di duecento casselle, con le quali si sono ricafronte. Uno degli avambracci. quello della parte
vati sessantaquattro riquadri diversi. Allo stesso
interna, è sollevato. con la palma della mano aperta
modo che la forma geometrica e le proporzioni dei
in alto; l'altro braccio, interamente nudo, scende
riquadri sono state abilmente alternate, così l'artista
palma ed appoggiandosi con la destra a uno scudo. occupa
esattamente il centro della parete di fondo della sala. in
mezzo a due riquadri, con ia figura rispettivamente di Dieniso e di Apollo. Vittorie con corona nella destra, e benda
{vitta) nella sinistra. si trovano tuttora dipinte sulla volta
della camera sepolcrale della Piramide di Caio Cestio, ai
quattro angoli del riquadro centrale scomparso \F. NarDINI, op. cit, colla Dissertaz. del FALCONIERI in appendice:
RPGR, p. 148, 10: fot. MOSCIONI, 24883-24886,.
con non minor cura ha tenuto a variare il contenuto
dei singoli quadri con scene mitologiche, soggetti
di genere e motivi isolati di carattere mitologico,
simbolico, o meramente ornamentale. Le scene mi(1} Vedi il mio articolo, Volle a stucco di antichi edifici
romani, in « Rivista di Architettura e Arti decorative »,
1922, p. 97 sgg., e lo schema di ripartitura della volta centrale nell'art. cit. di STRONG e JOLLIFFE, p. 73 (fig. 3).
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658
tologiche occupando i riquadri maggiori e più in
Il fondo patetico che rileviamo in questo pervista, acquistano, in ragione delle intenzioni dell'arsonaggio, è quello stesso che si riscontra nella magtista, un’importanza superiore a quella delle due
gior parte delle statue e dei bassirilievi, dove è
altre categorie di soggetti. I quadretti con scene di
frequente anche l'attributo del pedum. Per l'atteggiamento particolare il nostro tipo di Attis ricorda
genere e motivi isolati si dispongono subordinatamente intorno ai primi, pur conservando tutta la
loro individualità e la loro sostanziale indipendenza.
più davvicino il bassorilievo Albani (Zoega, I,
tav. XIIJ), per il costume il bassorilievo non meno
Allo scopo di dare allo studio e all'interpretanoto della Marciana di Venezia ©). Quanto al signizione delle scene mitologiche tutta l'ampiezza richiesta dall’argomento, si tratterà anzitutto delle
ficato, eminentemente simbolico, della figura, basti
altre due categorie di motivi, incominciando dalla
meno complessa, quella con motivi isolati, ornamentali e simbolici, per passare quindi alle scene di
genere e finalmente a quelle mitologiche.
I motivi isolati, di carattere simbolico e ornamentale, si classificano ripetuti come segue:
ricordare come su numerosi monumenti sepolcrali
romani sia rappresentato
il giovane dio in piedi,
il mento appoggiato alla mano, nel medesimo
atteggiamento di tristezza. La sua immagine sta
per lo più a significare la morte prematuramente
avvenuta, ed insieme la speranza della resurrezione '?),
Il motivo simbolico decorativo di Attis assume
nel caso nostro una importanza forse decisiva, nei
riguardi della cronologia del monumento. Si è
1. Attis
4 volte
2. Eroti volanti
3. Maschere gorgoniche
2
8
»
infatti osservato che il culto orientale di Attis,
4. Vittorie e personificasiont simili
della «Spes »
8
»
in unione con quello della Magna Mater, non
viene riconosciuto ufficialmente in Roma prima del
5. Maschere di Giove Ammone
sn
tempo di Claudio, e appunto con Claudio impe-
6. Donne sedute
4
>»
ratore esso prende in Roma un certo sviluppo '”.
7. Idrofore
2
»
8. Grifo e Artmaspe
4
Poichè ragioni di stile, le quali saranno da me
al momento opportuno sviluppate, esigono che il
o. Incensieri e thvmiateria isolati
10. Combinazioni di palmette
2»
12»
monumento sia cronologicamente collocato nella
Totale dei riquadri a semplici motivi
isolati
7
ed
prima metà del 1 secolo, la presenza di questo
simbolo religioso convalida e conferma la cronologia suggerita dall’esame stilistico. Non conviene
però prendere troppo alla lettera la data dell'en-
1. Attis. — Tra i motivi isolati, il primo che
s'incontra più prossimo allo specchio centrale della
volta, è dato dalla figura di Attis, ripetuta ai
trata ufficiale del culto di Attis nella religione
romana per opera di Claudio. La concessione dell'imperatore dovette infatti sanzionare uno stato
di cose preesistente da lunga mano. D'altra parte,
quattro angoli del quadro e ben conservata nelle
quattro repliche. Il tipo costantemente ripetuto è
nel caso speciale, la figura simmetricamente riquello dell'adolescente in piedi, vestito all'orienpetuta dal giovinetto frigio, occupa una parte così
tale, di corta tunica manicata e cinta alla vita,
con calzari e anaxyrides. Sul capo berretto frigio,
di sotto al quale escono i capelli ricciuti. Colla
sinistra il fanciullo regge appoggiato alla spalla
il pedum caratteristico, ritorto superiormente in
ampia voluta, in modo da accentuare la funzione
decorativa dell’ oggetto. Le dita dell'altra mano,
portate al mento, si atteggiano o compongono in un
gesto che dà alla figura un'espressione di mestizia
(1) S. REINACH, AA, III, p. 428, 2.
(2) DECHARME, in DAREMBERG-SAGLIO,
Die,
sv.
« Attis». Inoltre HAAKL, Die Attisbilder auf röm. Grabdentmi2lern, in « Philol. Versammlung », (Stuttgart), 1857. STRONG
e JOLLIFFE, art. cit., p. 76 e nota 27.
(3) Ved. in proposito J. CARCOPINO, Adtideia, 1. Sur
la date de l'introduction officielle à Rome du culte d’Attis, in
aMélanges d'Arch. et d’Hist.», XL, 1923. p. 135 sgg.
STRONG e JOLLIFFE, art. cit. p. 76 (con bibliografia
in nota).
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modesta nell'economia generale della decorazione,
da riuscire a tutta prima inosservata. E in ogni
stro può avere il raffronto dei detti Èroti con quelli
caso intuitivo, che per l’introduzione di un motivo
simbolico nell’abbellimento di un ipogeo non si
della Tomba dei Valerii sulla Via Latina 4, con
simili eseguiti pure in rilievo sulla vòlta a stucco
richiedesse l'approvazione imperiale. Se di questa
attributi diversi, ma tutti con lo stesso significato
apologetico funerario.
ci fosse stato bisogno, non vi sarebbe luogo a
parlare di una pittura cristiana delle Catacombe ! ().
3. Maschere gorgoniche. — Il motivo delle maschere gorgoniche, o di Medusa, s'incontra nume2. Froti volanti. — Sui due quadretti ai lati
rose volte nella decorazione della sala basilicale,
superiore e inferiore dello specchio centrale, suled anche nel vestibolo, occupando dappertutto
una posizione eminente ed in vista. Così una maschera di Medusa ho creduto di dover riconoscere
l’asse longitudinale della vòlta, sono rappresentati
in piccole proporzioni e finemente eseguiti due
Eroti in corsa volanti. Sono questi gli unici Eroti
figurati sulla vòlta principale del monumento.
in uno degli oscz//a, pendenti dai riquadri delle
Quello rappresentato nella cassella sopra lo specchio centrale, stringe con la destra una fiaccola
una maschera di Medusa è collocata al sommo
pareti de! vestibolo, proprio di fronte all'ingresso;
e dietro gli ondeggia un drappo agitato dal vento.
dell'archivolto della porta d'ingresso alla basilica
propriamente detta, e maschere simili, infine, sono
sparse abbondantemente nella decorazione a cas-
Nell’altra cassella l'Erote völto come il primo a
settoni delle vòlte delle tre navate. Otto comdestra,
la gamba destra e tenendo bilanciata sulla spalia
plessivamente sono le repliche di codesto motivo,
simbolo apotropaico, sulie volte delle navate latesinistra una grossa clava, di cui si aiuta a sorregrali, e altrettante se ne contano sulla vòlta della
gere il peso con ambe le mani. Porta annodato
sul ventre un drappo dai lembi ondeggianti ai lati.
navata centrale.
Fra gli Eroti così frequenti nell'arte decorativa
romana, offrono maggiori punti di contatto coi
quattro repliche del motivo siano coliocate nella
nostri gli Eroti bellissimi dell'urna cineraria di
specchi minori oblunghi; per altre quattro volte
Lucio Lucilio Felice al Museo Capitolino ©, così
per il movimento agitato come per la fine modelin due coppie di casselle, simili, alle due estremità
accesa. Avanza in corsa con la gamba sinistra,
muove pure in
corsa,
mandando avanti
lazione. Un Erote con la clava e la pelle leonina
è il soggetto di una buona scultura fittile di Ostia
al Museo delle Terme (Anfiguarium). Un saggio
Limitandomi per ora a questa, osserverò come
zona mediana della vòlta, nelle casselle ai lati degli
dello sviluppo longitudinale della vòlta. Delle otto
repliche soltanto la metà sono in buono stato di
conservazione; delle altre è caduta più o meno
per intero la parte centrale con la faccia, rimanendo
romana, di Eroti volanti, muniti dei più svariati
all’intorno la raggiera composta di folte e pittoresche ciocche di capelli ondulati e quasi mossi dal
attributi, ci è fornito da S. Reinach, RPGR, pavento. Le maschere, collocate ciascuna al centro
gina 69 sgg. 6). Speciale importanza nel caso nodella sua cassella, individuato dall'incrocio di linee
significativo della frequenza, nell'arte decorativa
diagonali e verticali sull’intonaco fresco, appariscono tutte di un solo tipo, mostrando però di
(1) Non si deve poi dimenticare. come mi pare sia
stato fatto finora, che la protome di Attis comparisce già
come emblema di una delle coppe del Tesoro di Hildesheim
(PERNICE e WINTER, op. cit., tav. V) e che i pezzi principali di detto tesoro si ritengono fabbricati nei primi anni
dell'impero di Augusto (fräkhaugustrische Zeit), mentre taluni
pezzi, fra i quali la stessa coppa di Attis, sono ritenuti ancora
più antichi (op. cit., p. 13).
(2) ALTMANN, Die römische Grahalläre, pP. 110 sgg.
figg. 91 e 91; H. STUART JONES, The Sculptures of the Musco
Capitolino, Galleria, 10, p. 91 sgg.
(3) Ricorre ivi frequente il motivo dell’Erote munito
è stato interpretato da R. EISLER, op. cit., p. 135, come
Dionysos Lampter.
(4) «Memoirs of the American Academy» cit, tavv. XXIdi fiaccola o di clava. Un tipo assai simile di Eros con
XXIV,
essere state imitate a mano libera sopra un modello
costante, non di essere state meccanicamente ricavate da una matrice. Presentano tutte la faccia
fiaccole, munito di pelle ferina, librato a volo sulle onde eseguito in rilievo su lanina ènea (proveniente dalla Siria),
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662
rotondeggiante, dove più dove meno grande (indizio
chiaro dell'assenza di riproduzione meccanica),
dalle linee anatomiche spiccatamente irregolari. Gli
estremita dell’asse longitudinale della volta e normalmente a quello, sono collocate entro intervalli
occhi, dalle pupille incise e incavate e dalle ciglia
intermedio, quattro figure di Vittorie in tutto, di
vuoti, all'estremità superiore dell'ultimo quadretto
inarcate, sono larghi e come’ invetriati, il naso
un primo tipo: una fanciulla in piedi di profilo
schiacciato, la bocca grande fra zigomi alquanto
su plinto sagomato, vestita di lungo e ampio chirilevati, le labbra ermeticamente chiuse. Intorno
tone manicato, con apóptygma, i capelli accurataalla faccia è la folta raggiera di capelli, divisi in
ciocche graziosamente ondulate, quali più grosse
e a più forte rilievo, quali più esili e a rilievo basmente ravviati e cinti da tenia. La figura, tenendo
le ali abbassate e in riposo, è in atto appena di
sissimo, con buon effetto pittorico della profondità.
destra arretrata, la mano sinistra protesa tenendo
Sotto il mento di ciascuna maschera si annodano
le code di due serpenti che si suppongono avvolti
il gambo di un fiore tra il pollice e l'indice, coll'altra
mano sollevando graziosamente un lembo della
simmetricamente intorno alla testa. Mancano alle
ampia veste, secondo il tipo arcaizzante della Spes
nell'arte ellenistico-romana ©). Sopra la testa della
figura un alto fiore gigliato.
Mentre nella religione e nell'arte romana il
Gorgoni della navata di mezzo le alette temporali
che si veggono nelle maschere affini delle navate
laterali.
accennare il passo con il movimento della gamba
Per il tipo in generale e per l’età cui apparsimbolo ideale e plastico della Spes ha una parte
tengono, codeste maschere si assomigliano partinotevole (Wissowa, s. v. « Spes », in Roscher, Lex},
colarmente alla Medusa bronzea del lago di Nemi,
i moderni studiosi di archeologia romana in generale
In quella, con il
trascurano questo importante motivo di simbolismo
dovuto riguardo ai tratti fisionomici, più fini e
religioso, ereditato dal mondo ellenico. Ricordando
delicati, si osserva lo stesso viso rotondeggiante,
la stessa pupilla dilatata, lo stesso trattamento
bene che tra i vari santuari dedicati in Roma a
questa singolare divinità, ve ne era uno presso la
pittorico e la stessa stilizzazione dei capelli divisi
Porta Prenestina (attuale Porta Maggiore) ad S pent
in ciocche agitate dal vento, lo stesso nodo di
serpenti sotto il mento.
Veterem, è da ritenere che tutte le apparenti figure
ora al Museo delle Terme ©.
di Vittorie, con il fiore stretto fra le dita, siano da
intendersi come vere e proprie personificazioni della
4. Vittorie, Spes. — Anche le Vittorie alate costituiscono un elemento decorativo e simbolico
insieme, di cui l'artista fa grande uso in mezzo
Spes, a cominciare da queste prime accennate ©,
agli stucchi della vòlta principale. Ma codeste Vitmana influenzata dall’arte neoattica arcaizzante. Se ne trovano esempi su monete, come su rilievi fittili (ROHDENWINNEFELD, Archit. rom, Tonreliefs, tavv. VX e XXI: donna
con in mano una tenia). Esempi affini, di un arcaismo di
maniera, si osservano anche nella decorazione figurata della
torie, lungi dall'essere collocate entro un proprio
riquadro, come gli altri motivi, si trovano collocate
negli intervalli lasciati vuoti tra riquadro e riquadro, rivelando così il loro carattere particolarmente
riempitivo ed ornamentale nell'economia dell’insieme.
Le supposte Vittorie disegnate dall'artista lungo
l'arco della volta, sono di due tipi. Presso le due
(1) PARIBENI, J/ Adusco Naz. Romano, 4% ed. 1924,
p. 314; P. GUSMAN, Lard décoratif de Rome, tav. 37. Un
tipo alquanto simile su rilievi fittili romani è quello riprodotto
da ROHDEN e WINNEFELD, tav. XXXIV. Cfr. le maschere
gorgoniche in funzione eminentemente decorativa, deformata, in numerosi riquadri sulia vòlta del sepolcro dei Pancrazi della
Via
Latina,
«Memoirs» cit.,
tav.
XXVI seg.
(2) Motivo artistico ripetuto di frequente nell'arte rocasa romana alla Farnesina, in figure isolate («Mon. Ist.»
XII, tavv. 26 e 27).
(3) Non si può a meno poi di argomentare, che in
quei casi almeno nei quali la Sfes-"EAnig, praticamente e
idealmente è separata dalla Tiyy,, Fortuna (o Bonus Eventus),
il concetto del simbolo sia praticolarmente attinente all’altra vita, in esso riassumendosi tutte le aspirazioni di felicità in un mondo ultraterreno. ll tempio della Speranza
Vecchia sorgeva poco lontano, in località fitta di sepolcri
anche in età repubblicana, e il tipo plastico adottato per
la Spes e già preso a prestito nell’arte alessandrina da un
tipo statuario arcaico di Afrodite, doveva ricorrere con
una certa frequenza nella suppellettile figurata dei sepolcri
“romani (cfr. la pittura, certamente sepolcrale, riprodotta
in APGR, p. 147, 1, con gii affini motivi su terracotte
campane, S. REINACH, RR, p. 270, 3, 271, 1). Vedi Je figure
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forse non senza qualche ideale riferimento al santuario venerato nelle immediate vicinanze delI’ Ipogeo ©).
a Sebbene il motivo e l'atteggiamento siano quelli
664
piedi, di fronte, vestita di chitone con apóbtygma,
tenendo le braccia protese e le palme rivolte in
alto, nell'atteggiamento della preghiera. Sopra il
capo dell'immagine sorge un secondo stelo espanso
motivo, in cui la finezza dell'esecuzione tecnica è
in alto e coronato come quello descritto. Sul piatto
terminale un « presentatoio» a estremità cornute,
e una fiammella verticale stilizzata in forma di
goccia ©),
addirittura perfetta.
Alle estremità, poi, dei due riquadri più lunghi,
I due tipi plastici descritti (specialmente il
secondo) presentano una notevole affinità di forma
alle due estremità dell’asse longitudinale, sono
rappresentate quattro Vittorie in tutto, di un
modello e atteggiamento affatto diversi da quelli
adottati per la Spes. Quanto il primo tipo è calmo
e tranquillo, altrettanto il secondo è mosso e
e d'ispirazione con le Vittorie che vediamo eseguite
ben noti dell’arcaismo neo-attico, l'artista, nonostante l'influenza di quei modelli, ha saputo rendersi abbastanza indipendente nella creazione del
agitato.
sulle vòlte a stucco della casa romana della Farnesina, dove si ripete con insistenza anche il motivo
del candelabro, applicato allo stesso partito decorativoG). Quanto ad esecuzione artistica, le Vittorie
scolpite sulla volta della Basilica si lasciano spesso
terra soltanto le punte dei piedi, in un costume
indietro quelle della Farnesina. L’assottigliamento
stesso della persona e il movimento delle gambe
che consiste in un chitonisco leggero con apóptygma,
risultano talora nelle Vittorie della Farnesina efctagitato dal vento e aderente al corpo di cui disegna
tivamente sforzati, mentre la massima naturalezza
le forme. Ciascuna figura tiene le ali maestosaed armonia di rapporti domina le linee nelle Vittorie
Ciascuna figura si avanza a volo, toccando a
mente spiegate, reggendo con la sinistra protesa
della Basilica. L'ambiente artistico che ha generato
una pátera e tenendo nella destra chiusa dei grani
questi due capolavori di arte decorativa, deve però
d'incenso, che si appresta a gettare nel piatto
ritenersi il medesimo.
dell'alto candelabro, o tAymraterson, che le si para
3. Maschere di Giove Ammone. — Si ricollega
dinanzi. Questo elegante motivo serve egregiamente
a colmare taluni degli intervalli lasciati dal sistema
in certa maniera ai candelabri della vòlta per la
di riquadratura. Il candelabro poi riproduce il
funzione riempitiva e per la stretta vicinanza ne!
tipo di un ricco ed artistico oggetto di metallo.
sistema decorativo, il motivo ornamentale offerto
Sopra una base a bordi ondulati, sorretta da tre
dalla maschera di Giove Ammore. È questa ripezampe leonine e sormontate ai bordi da volute
tuta in tutto otto volte, incontrandosi sempre a
verticali in corrispondenza dei piedi, sorge un primo
coppia, a sinistra € a destra presso ciascuno dei
stelo espanso alla base e alla sommità, con rilievo
riquadri isolati, sormontati da volute, presso gli
di foglie, con due anelli di rinforzo a metà. Lo
angoli estremi delia navata. La maschera, daila
stelo è coronato da un piatto pure a bordi ondulati,
espressione bonaria, di Giove Ammone, è adorna
con due timpani triangolari penduli. Il piatto serve
di ampia barba e di chioma ricciuta, da cui spuna sua volta di base a una statuetta muliebre in
tano appena le corna taurine. Al di sotto delle
assai simili di Victoria-Sfes, quali sì ripetono insistentemente sulla vòlta della più volte citata Tomba dei Panerarii («Memoirs» cit. tavv. XXVIII e XXIX special
mente), nonchè quelle che si ripetevano, con non minore
insistenza, sulla vòlta deli’Ipogeo degli Arrunzi (G.B. Pı-
RANESI, Ze antichità di Roma, vol. Il, tav. 12). La
Spes è una delle divinità in cui vengono personificate
donne romane
dopo morte
(W.
ALTMANN,
p. 282).
(1) Sulla ubicazione del Santuario Spei
Grabaltàre,
Weteris, vedi
JORDAN. Topographie der Stadt Rom, 1., 3, p. 364 sg.
(2) L'intero motivo descritto è riprodotto a parte in
e Notizie Scavi » cit., p. 49, e in «Memoirs » cit, tav. XLIV,
Il tipo di candelabro, nella forma in generale più ricco,
ripete in fondo il tipo già osservato in altre parti del monumento, come sulle pareti del vestibolo, e sugli stipiti della
porta d'ingresso al medesimo. Anche le terrecotte Campana
cit., con figure di Ninfe ai lati di un candelabro, ripetono,
in fondo, lo stesso motivo.
(3) Questo si riscontra applicato anche sulla volta dell'Ipogeo degli Arrunzi, G.B. PIRANESI, op. cit. tav. cit.
Per le volte della Farnesina, vedi « Memoirs » cit, tav. V sg.
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quali, presso le tempie, si stendono le orecchie.
Una sottile benda (+7fa) girando intorno alla testa,
è annodata a fiocco sopra le orecchie e si avvolge
666
dio (). Anche nei nostri stucchi deve trattarsi, come
già s'è detto sopra, di una Spes, la quale essendo
disegnata di fronte, mentre nelle monete è di prointorno a queste, ricadendo verticalmente, con le
filo, è figurata, per ragioni di simmetria, non con un
estremità, ai lati della maschera. AI di sopra €
fiore, ma con due: uno per mano. Bisogna, in tal
caso, anche ammettere che nell'arte e nella relial di sotto di questa, sull'asse verticale, due fiori
gigliati, diritto e rovescio, con volute stilizzate.
La massima parte delle maschere hanno sofferto
i danni del tempo e presentano grandi lacune nel
rilievo. Di alcune non rimane che la traccia vuota,
essendo lo stucco caduto per intero. Il tipo che
gione romana coesistessero due tipi iconografici della
Spes; un tipo alato, l'altro Aptero; a meno non
si voglia supporre che Ja posizione seduta della
figura abbia suggerito all'artista l’arbitrio di sopprimere l'attributo delle ali.
abbiamo già veduto ricorrere sulla vòlta del vestibolo può identificarsi con quelle scolpite su cippi
funerari romani © e su terrecotte decorative &!.
7. Idrofore. — Alle due estremità dell'asse longitudinale, al sommo della vòlta, sono due quadretti
rettangolari lunghi, nell’interno di ciascuno dei
quali trovasi una figura muliebre eretta su alta
base sagomata, tenendo sulla testa un'anfora.
6. Donne sedute. — Negli intervalli tra lo spec.
chio centrale e i due specchi grandi estremi, ma
più vicino a questi ultimi, sono quattro piccole
Ambedue le figure sono vestite di lungo chitone
casselle, due presso ogni specchio, entro ciascuna
di stoffa pesante, munito di brevi maniche, oltre
delle quali si ripete lo stesso motivo, consistente
che di #d/pos e di atdptvgma. Sopra la testa di
in una figura muliebre turicata, seduta di fronte,
ciascuna figura, dall'abbondante chioma hipartita,
la quale tiene i gomiti aderenti ai fianchi e le
si erge l'anfora panciuta, tenuta per una delle
anse. Colla sinistra una delle figure solleva un
braccia protese in fuori con le palme rivolte in
alto, nell'atteggiamento classico della preghiera. Le
dette figure, perciò, vengono di solito indicate col
lembo del lungo peplo ©. (fig. 7.)
nome di Oranti. In realtà ciascuna di esse stringe
con due dita di ciascuna mano un fiore quadrifigure sono danneggiate. Non si può a meno di
petalo, identico al fiore tenuto dalle Vittoriette
collocate agli estremi della volta ©.
involuto e assorbito dalla funzione decorativa del
L'atteggiamento delle figure è piuttosto raro
nella scultura classica a rilievo e nella pittura da
cui deriva ed è ben reso artisticamente nella rappresentazione audace dello scorcio frontale. L’ unica
Le estremità inferiori e Ja base di una delle
riconoscere alle Idrofore un significato rituale, pur
motivo ‘9. Tale significato rituale si riconosce
possibilmente di carattere funerario in base allo
speciale valore simbolico della Avdria (Pottier, in
Daremberg-Saglio, s. v. Hvdria’, e particolarmente
figura caratterizzata dall'attrituto del fiore nell'arte
riguardo alle Zdroforie, feste funebri celebrate periodicamente in Atene (Suida, s. v. Yôpopopix).
e nella religione romana, è quella della Sfes, quale
comincia ad apparire su monete della età di Clau-
8. Grif e Arimasbr. — A ciascuno dei quattro
angoli estremi della vòlta si offre un quadretto ret-
(1) W. ALTMANN, Kömische Grabaltäre, p. 88sgg. E.
STRONG, Za scultura romana, 1, pp. 62 e 124.
Sopra il culto, le leggende e le rappresentazioni, in genere, di Ammone nell’arte, ved. DAREMBERG-SAGLIO, Dicz.,
s. v.
«Ammon», ALTMANN,
|
cit.
osserva non
esservi
monumenti (cippi\ di età augustea decorati con questo motivo,
il quale non sarebbe apparso che al tempo di Tiberio.
(2) ROHDEN-WINNEFELD, testo p. 75, fig. I51, e tavola CIII, 2.
(3) STRONG e JOLLIFFE, art. cit. p. 86, interpretano
le figure come «souls or eùya! personified », mostrando di non
aver rilevato l’attributo.
j
MONUMENTI ANTICHI. - Vol, XXXI.
tangolare, col motivo ornamentale, stilizzato, di
(4) F. GNECCHI, J 2ipi monetari di Roma Imperiale
(Milana, 1907) p. 93 e pp. 44-45 (Tavola sinottica).
(5) Cfr. la Idrofora su pittura ercolanese: S. REINACH,
RPGR., p. 234, 1.
(6) Assai simile, plasticanfente, a quello delle Canefore. su rilievi fittili (ROHDEN-WINNEFELD, tav. XXXIII;
GUSMAN, op. cit, tav. 28) e a quello delle Cariatidi sul
rilievo di Pozzuoli del Museo di Napoli, S. REINACH, RA,
HI, p. 86. Per il trattamento del chitone, vedi REINACH,
RPGR, p. 131, 4 (pittura pompeiana).
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un Grifo e di un Arismaspe affrontati, in combattimento (fig. 8). L'uomo, dal torso nudo attraversato
dalla bandoliera della guaina, brandisce colla destra
la spada; sul braccio sinistro proteso porta uno
668
vòlte della Farnesina, oltre che su scomparti di
pitture pompeiane e su tavole fittili decorative ©).
9. Thymiateria
o incensieri isolati. —
Presso
annodato davanti. Gli arti inferiori sono sostituiti
le due estremità dell’asse longitudinale centrale
della vòlta, nell'intervallo tra i due riquadri estremi, vediamo eseguito in stucco un tipo speda volute. Contro questa figura sembra slanciarsi
ciale di #hymiaterion. Questo consta di un ampio
scudo piccolo, in forma di pelta. La parte inferiore
del corpo della figura è coperta da un ampio drappo
catino eretto su
piede a
calice,
con
estremità
superiore e inferiore della stessa grossezza e rastremazione massima centrale. Il piede del fAyniúatérion,
a
bordo
sfrangiato,
è
sospeso
da
terra
per mezzo di tre zampe leonine, in corrispondenza
delle quali a sinistra e a destra sopra la base, si
ergono due modeste volute
® Il tipo di ZAymiatérion qui riprodotto, trova il suo più esatto riscontro
in quello rappresentato nel quadro famoso delle
Nozze Aldobrandine, presso il gruppo delle suonatrici +.
10. Riguadri con palmette. — 1°. A sinistra e
a destra del quadro centrale della vòlta due lacunari
quadrati, esibenti una combinazione di quattro
palmette a sistema centrale. Intorno a una rosetta
centrale sono disposte, nel senso delle diagonali
del quadro, le palmette composte di sette foglie
ciascuna e divise tra loro e chiuse da petali laterali
e ricurvi di fiori di loto stilizzati.
2°. Ai quattro angoli del quadro centrale, di
ronte alle figure di Attis, motivo ornamentale
rettilineo, composto di due palmette disposte in
senso contrario e composte ciascuna di nove foglie
aperte a ventaglio su volute. A capo di ciascuna
palmetta, motivo liliale stilizzato.
Fig. 7. - Idrofora, a una estremità della volta centrale.
un Grifo dalle ali aperte e le potenti zampe leonine
anteriori, rampanti. Anche le zampe posteriori del
mostro sono sostituite da volute, sviluppate simmetricamente con quelle della figura di fronte ©.
Il motivo del combattimento tra i due esseri
mitologici, ridotti ad elementi stilizzati per decorazioni a volute, s'incontra ripetuto quasi identico
3°. Pressoi lati minori estremi della volta,
coppia simmetrica di lacunari rettangolari, con
palmette a coppia, disposte nel senso del motivo
precedente; salvo che ciascuna palmetta nascente
da volute è racchiusa dentro petali ricurvi simili
a quelli di fiori di loto ‘tav. XV).
numerose volte nella decorazione a stucco delle
(2) Vedi per queste ultime, ROHDEN-WINNEFELD, op.
cit, tav. XCIII.
(3) Cfr. ROHDEN-WINNEFELD, tav, XXXVII, 2.
(4) B. NOGARA, Nozze Aldobrandine, tav. VII (a co
lori). Un oggetto simile si osserva sopra una pittura pa-
{1) Cfr. scene di combattimento tra Grifi e Arimaspi su
rietale della villa pompeiana di P. Fannio Simistore (BARterrecotte: ROHDEN-WINNEFELD,
tavv. V, 1; XXIX, 1e 2.
NABEI, op. Cit, tav. IX).
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Alquanto diverso dal precedente e meglio sviluppato il motivo liliale, a capo di ciascuna palmetta.
posti l'uno altro,
670
che indicherò,
a partire dal
centro, con le lettere A, B,C, D.
Elementi stilizzati decorativi affatto simili, alternati a quadri con figure, erano impiegati sulle vòlte
QUADRETTO A. — Il quadro, perfettamente condel monumento sepoicrale romano degli Arrunzî (©.
servato (tav. XVII, 2), comprende quattro figure,
QUADRI DI GENERE - SERIE PRIMA
collocate sopra un piano proprio orizzontale, sospeso al di sopra della cornice. È qui con tutta evidenza rappresentata una scena di scuola. Campeggia
quasi nel mezzo la figura del /udimagister, seduto a
Uso chiamare quadri di genere quelli nei quali
sono rappresentate scene della vita comune, quotidiana, senza riferimento alcuno ad avvenimenti
sinistra compostamente su sgabello massiccio, in
forma di plinto, con cuscino, la persona tutta av-
Fig. 8. - Motivo ornamentale d'angolo della volta centrale (Grifo e Arimaspe).
meglio determinati, nè a personaggi storici o mitovolta nell'ampio pallio ‘). La testa apparentemente
logici. In un gruppo distinto di questa categoria
calva, il naso aquilino, la fronte e le gote solcate da
si possono includere le scene con motivi caricarughe, conferiscono a tutta la figura, oltre l'aspetto
turali di negri e Pigmei.
Poichè il sistema decorativo della vòlta è cendi una persona avanti negli anni, l'impressione di
un ritratto fortemente sentito da un artista abituato
trale, cioè s’irradia dal centro regolarmente verso
a cogliere, anche in piccole proporzioni, i tratti
la periferia, converrà incominciare sempre dal
caratteristici di una fisonomia. La gravità dell’atcentro della vòlta la descrizione dei singoli soggetti.
teggiamento è accresciuta dallo sguardo accigliato.
A destra e a sinistra del grande quadro centrale,
Il personaggio stringe con la -destra la Yeru/a,
rappresentante il ratto di Ganimede (ved. col. 685.
attributo professionale, mentre appoggia il mento
sul pugno chiuso della mano destra.
sono due quadretti rettangolari lunghi (uno della
lunghezza di tre, l'altro di sette casselle), sovrap-
(2) Il quadretto è stato uno dei più frequentemente ri1} G. B. PIRANESI, op. cit., tav. cit riprodotta nel
mio articolo in a Riv. di Architettura» cit, p. 100.
prodotti. Vedi « Notizie Scavi» cit., p. 46; « Rassegna d'Arte
ant. e moderna », 1921, p. 42; «Memoirs», cit., tav. XLI.
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L’attenzione del maestro si concentra su due
dei nudi. La bontà dell’esecuzione ci permette
figure di fanciulli nudi, dai lunghi capelli a zazzera,
anche di assegnare un'età ai giovinetti; questa
certo due scolari, rivolti uno di fronte all’altro e
età può essere compresa fra i dieci e i dodici anni,
ambedue verso un'asta centrale piantata su largo
l'età cioè dei primi rudimenti scolastici, sotto le
cure del primus magister.
zoccolo e sorreggente presso la sommità un oggetto
piuttosto voluminoso, d'incerta determinazione. I
due fanciulli reggono ciascuno, con la sinistra, la
suppellettile scolastica, consistente in un quadrato
Il primus magister non era amato dai suoi discepoli. Egli anzi era spesso odiato per i mezzi fin
di lavagna (abacus), con appiccagnolo ad anello
troppo energici che impiegava su di loro senza
riguardo, battendoli con la ferula ©. Gli scolari
e un oggettino sospeso di forma oblunga, forse
si vendicano come possono, facendo al maestro ogni
lo stilo od altro oggetto per scrivere. Il fanciullo
sorta di cattiverie e procurando di ridere alle ‘sue
di destra, con le gambe unite, le braccia incrociate
sul ventre, stringendo con la destra il polso sinistro,
sembra intento a sostenere la sua prova di fronte
all'oggetto sospeso alla pertica e voltando quindi
spalle. Il nostro artista ha quindi còlto una scena
le spalle al maestro. Sembra quasi che il discepolo
con il maestro seduto su cathedra e un’allieva in
piedi a lui davanti, è riprodotta in pittura nella
decorazione del Colombario di Villa Pamfili, oggi
ripeta una lezione di nomenclatura, mentre il maestro segue attentamente, pronto a correggere. Di
dietro alla figura del maestro e verso di questa,
si avanza a gran passi, ma in punta di piedi e circospetto, quasi rattenendo il respiro, un altro giopiuttosto comune della vita fanciullesca, cercando
di ricavarne tutto il comico possibile.
Una scena simile di scuola, ma più semplice,
al Museo Nazionale Romano ©).
QUADRETTO B. — Sull'opposto riquadro B è
vinetto pure nudo, tenendo le braccia sollevate e
tratteggiata una scena (tav. XVII, 1) che può senza
le mani aperte, nell’intenzione evidente di giuocare
qualche tiro birichino al maestro.
altro definirsi come una scena nuziale. Due figure,
Non si vede bene se il giovinetto all’estremità
reciprocamente di fronte, in atto di porgersi le desinistra del quadro, essendo in movimento per
dirigersi verso il maestro, arresti i suoi passi e
stre, occupano il centro del quadro. Il giovine,
avanzando col piede destro, presenta il volto, dai
concentri la sua attenzione proprio sul compagno
tratti realistici, di profilo e il tronco di tre quarti
che recita. Si preferirebbe
una di giovane uomo, l'altra di fanciulla, situate
credere, ed è facile
supporre per la vivezza della scena, che il suo
sguardo abbia invece incontrato e segua con interesse l'azione dell'altro giovinetto dietro le spalle
del maestro. A tale ipotesi non si oppone la disposizione delle figure in bassorilievo sopra un unico
piano, per il che le figure collocate una di fronte
(1) Cfr. la scena altretianto caratteristica, ispirata
allo stesso ambiente scolastico, sopra un affresco ercolanese
(Pitture di Ercolano, 1, tav. 43), dov'è un giovinetto che
sta per subire la punizione della verga. Scene realistiche
suggerite dalla vita di scuola si trovano già in uso nella
ceramica attica del v secolo (Ay/2 di DOURIs, F.H.R., G.F.
tav. 136). Una scena pure di scuola, sullo sfondo di un porticato (Ginnasio), con un pedagogo nell'aspetto tipico e
all'altra, debbano nascondersi a vicenda. Lo schealcuni fanciulli, è riprodotta in rilievo sopra una terracotta
matismo e la semplicità dei mezzi impiegati daldi Alessandria (E. BRECCIA, Alerandrea ad Aegyft., 1922,
artista non ci vietano di supporre una pluralità
di piani, con una relazione tra le varie figure più
stretta di quanto sembra a tutta prima.
Notevole la bontà dell'esecuzione tecnica così
nella figura del maestro seduto, come nelle figure
dei giovinetti, trattate con grande maestria e naturalezza nelle mosse e negli atteggiamenti, nonostante il trattamento sommario di taluni particolari.
Rigorosamente rispettati sono i piani anatomici
fig. 196, p. 280). È da ritenere, quindi, che soggetti simili
siano passati nell'arte romana direttamente dall'arte alessandrina.
(2) O. JAHN, Die Wandgemälde d. Columbariums in
d. Villa Pamfili « Abhandlungen d. bayer. Akad. d. Wissensch. » I CZ, VIII Bd, Il Abt. (Monaco, 1837), tav. V
(cfr, RPGR. p. 255, 4). Le preziose pitture superstiti di que«sto Colombario sono state di recente staccate al completo
e portate nel Museo Nazionale Romano; dove opportunamente riunite insieme da frammenti secondo la disposizione
originaria, costituiscono il più grande complesso pittorico
trasferito dal sottosuolo di Roma in un Museo, dopo gli af.
freschi della Farnesina.
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Gli adorna il capo una folta capigliatura. Un'ampia
674
toga, la toga virilis, gli avvolge la persona sopra
Una scena affatto simile di matrimonio ridotta
ai due personaggi principali, vedesi rappresentata
la tunica, lasciando liberi la spalla ed il braccio
sulle pareti dello stesso Colombario di Villa Pamdestro; i piedi sono muniti di calzari. La fanciulla,
dal profilo rimasto in ombra nella fotografia,
fili ©, di seguito alla scena di scuola, tanto che
avendo la chioma annodata sulla nuca, indossa
una lunga tunica di parata con maniche, ed un
manto pure di parata, gettato sulla spalla sinistra
e stretto per i lembi davanti alla persona con la
mano sinistra. La lunga tunica forma di dietro né
più né meno che uno Strascico, il quale viene
sollevato da una fanciullina vestita di tunica talare,
lo Jahn credette di riconoscervi la continuazione
di quella. Il raffronto eloquente che ci viene permesso dalla conoscenza degli stucchi, ci serve
a rettificare con sicurezza l'interpretazione dello
Jahn, e a farci sospettare l’esistenza probabile
di un repertorio figurativo, da essere messo in
opera nella decorazione di edificî di natura sepolcrale 0).
cinta alla vita, con capelli annodati sulla nuca.
Fiancheggiano la scena, alle estremita del quadro,
due personaggi secondari, un uomo e una donna.
L’uomo a destra, figurato quasi in atto di avanzare,
porta lo stesso costume del giovane sposo. Protende la mano destra, avendo la sinistra sul petto.
QUADRETTO C. — I due riquadri sottostanti
a quelli precedentemente descritti, sono i più
lunghi in tutta la svariatissima serie di riquadri
che rivestono la volta principale della basilica,
avendo essi la lunghezza di ben sette casselle e
l'altezza di una sola cassella. Causa la superficie
{ tratti solcati profondamente, del volto raso,
indicano l'età avanzata del personaggio. La donna
eccezionalmente allungata dei due riquadri, l'artista
stante, a sinistra, è pure vestita di lunga tunica e
è riuscito ad occuparla solo disponendovi delle
di manto avvolto intorno alla persona, con un
figure largamente spazieggiate, che nonostante l’aslembo gettato dietro il dorso. Lo sguardo in pesenza di qualsiasi divisione materiale intermedia,
nombra della figura e la posizione stessa delle
mani raccolte e chiuse davanti al petto, rivelano
costituiscono, entro ciascun riquadro, due composizioni e due scene distinte. Nel quadro al di sotto
tutta l’attenzione concentrata
nella scena cendi quello con scena di scuola, vediamo così due
scene ispirate dalla vita della palestra, e precitrale.
È qui rappresentata evidentemente la dextrasamente una scena di giuoco alla palla ed una
rum junctio, cioè la prima cerimonia del matrimonio
di corsa armata“ Della prima fanno parte due
di due giovani romani: la donna a sinistra della
adolescenti, di cui uno a sinistra vestito di breve
coppia è probabilmente la pronuba, colei che metteva la mano destra della sposa nella destra dello
tunica cinta (fig. 9), avanza di corsa, con le mani
protese, pronto a cogliere a volo la palla. A destra
sposo; di
contro potrebbesi
riconoscere
l'aru-
Spex nuptiarum, colui che all'atto della congiunzione delle destre, pronunciava la preghiera propiziatrice ©.
(1) DAREMBERG-SAGLIO,
Dirt.
s.v.
«Matrimonium ».
Nelle supposte «nozze di Peleo e Teti, in una terracotta
Campana (ROHDEN-WINNEFELD, tav. XI). la sposa, velata,
€ accompagnata dalla fronuda. Particolarmente importanti,
pel caso nostro, sono je scene di matrimonio su fronti di sarcofagi romani. dove a prescindere dai casi, numerosissimi,
nei quali la cerimonia matrimoniale si inquadra in mezzo ad
altri motivi, possiamo ricordare che talora l'intera fronte
del sarcofago è occupata dalle #wpfiac più o meno afiollate
(S. REINACH, RA, I, p. 320, 2; p. 345, 1; 501, 1). La derbrarum junctio ricorre anche abbastanza spesso scolpita sulle
urne cinerarie, più antiche, in genere, dei sarcofagi; sulle
quali ved. W. ALTMANN, op. cit., figg. 132 e 188, e p. 233 Sg.
Anche una delle scene dipinte sulle pareti dei sepolcro di
Pomponio lla (RAGA, p. 240, 1) può a questa stregua essere interpretata come una dextrarum junctio, riconoscendo
i due volumina tenuti nelle mani dai due giovani della coppia, come le fabulae nuftiales (ALTMANN, 1. cit). Non
è certo, ma è probabile, che in uno dei riquadri principali (faccia sud) del monumento sepolcrale dei Secundinzi
a Igel presso Treviri (S. REINACH, RA, 1. p. 167 sgg.,
E. STRONG, Apotheois and After life, p. 222 sgg.) sia da riconoscere una scena di matrimonio.
(2) O. JAHN, art. cit, ]. cit.
(3) Qualche cosa di simile a ciò è stato riconosciuto
nella persistenza di determinati soggetti biblici nella decorazione pittorica delle Catacombe, con la preghiera illustrata della commendatio animac (M. LAURENT, L'art chrétien primitif, 1, p. 67 sgg.).
(4) «Memoirs» cit., tavv. XLI e XLII; «Rassegna
d'Artes cit. p. 37.
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IL MONUMENTO SOTTERRANEO
(tav. XVII, 2) è il compagno nudo, dalle forme delicate e snelle, i capelli lunghi sulle tempie. il quale
ha già preso lo slancio per gettare la palla colla mano
sinistra, spingendosi innanzi col piede destro e
con tutta la persona. Nel palmo della mano sinistra
egli tiene sospesa la palla, di piccole dimensioni,
676
Segue, dentro lo stesso riquadro (tav. XVIII, 2),
una scena analoga, ispirata agli esercizi ginnastici,
composta di quattro figure. Due di queste al centro,
eseguite in proporzioni eccezionalmente ridotte,
devesi supporre rappresentino due fanciulli. I fanciulli, vestiti l'uno di breve tunica esòmide, l'altro
mentre la mano destra, pure aperta, è levata in
di tunica comune cinta alla vita, muovono uno
alto, come per secondare lo slancio. Soltanto la
dietro l'altro, a passo di corsa, avanzando il piede
Fig. 0. - Parte di nquadro, con giuoco alla palla. e riquadri vari {con Gorgoneion e Nike} della volta centrale.
faccia è rivolta indietro, di profilo. La figura nel
destro, reggendo coll’avambraccio sinistro proteso
suo complesso ha un aspetto che ricorda per forza
un piccolo scudo rotondo, e impugnando e tenendo
di analogia, il capolavoro mironiano del Discobolo.
sollevata sopra la testa una corta spada. Sulla
Dietro il giovinetto è un terzo personaggio simile
il quale dirigendosi in senso opposto, sembra fare
direzione stessa della marcia si vede a destra rivolto
verso i corridori, un uomo di età, avvolto nel
al precedente un richiamo, volgendo indietro la
faccia ©),
affresco della Domus Aurea (5. REINACH, RPGE., pp. 259. 4
(1) Il giuoco della palla era un esercizio ginnastico spesso
rappresentato nella pittura romana; come vedesi da un
e 6). Non è improbabile si trovassero nelle terme romane
gli sphaeristeria, come se ne trovavano nei ginnasi di Grecia (per cui vedi E. N. GARDINER, Greek Athletic Sports
and Festivals. p. 484 sg).
particolare di soffitio della Villa Madama a Roma e da un
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semplice pallio,in modo da aver libero il braccio
reno due aste diritte. Più a destra (tav. XVI, 1).
destro colla spalla. L'uomo, certamente il pedotriba o maestro dei giuochi, chinandosi leggermente
in avanti, stringe colla destra un oggetto della
adulto, in tunica esomide, tenendo imbracciato il
apparenza di un volume arrotolato, con lacci penduli, e sembra servirsi dell'oggetto per segnare il
tempo della marcia, rigorosamente ritmica. A una
certa distanza dalle figure centrali, a sinistra, trovasi una figura di adolescente nudo, in piedi e
in posizione di riposo, rivolto verso il fudzmagister,.
avendo fra le gambe uno scudo rotondo, con umbone, reggendo appena con l'estremità della mano
l'orlo dello scudo 0).
La bontà di esecuzione delle figure della scena
è qui ‘minore che nei quadretti precedenti. Nuoce
soprattutto all'artista aver dato dimensioni troppo
rivolta verso i giovinetti,
-è una figura stante di
breve scudo rettangolare e impugnando colla destra
un breve pugnale ricurvo, dalla punta rivolta in
alto. L'azione dei due giovani non è però da ritenersi diretta contro l'uomo dal pugnale, come a
tutta prima si potrebbe credere. Sembra piuttosto
che i due giovani muovano spediti come per colpire le due esili aste in corsa. Onde impedire che
essi non attendano: al giuoco con sufficiente attenzione, è collocata poco più lungi la figura di
adulto (certo uno schiavo aiutante del maestro). il
quale ha il cömpito di minacciarli col suo pugnale,
con cui potrebbe
colpirli aspettandoli al varco
nella corsa, per il caso che fallisse loro la mira.
Segue un gruppo isolato di due figure, due
ridotte alle due figure centrali, che perciò hanno
l'aspetto più di nani che di teneri fanciulli. Ben
giovinetti, uno nudo, l’altro vestito di breve tunica.
eseguita tuttavia la figura del maestra e indovinati
l’attegeiamento e il panneggio.
di un esercizio di corsa. Uno dei fanciulli in corsa
l'azione dei quali sembra voglia significare il termine
dopo aver raggiunto il compagno, gli ha gittato
QUADRETTO D. — Ben conservato, ma superal collo una specie di laccio, e quegli si rivolge
ficialmente ricoperto da incrostazioni calcaree. Riindietro vivacemente verso di lui, come a darsi
mane anche qui costante l’ambiente della palestra :
variano soltanto le scene. Nella sezione sinistra
del lungo riquadro è una esercitazione di scherma
per vinto. Notevole il dorso di questa figura, abilmente disegnato di scorcio.
Viene infine una serie di piccole figure, la cui
(tav. XVIII, 1). Due adolescenti dai corti capelli ricazione si svolge separata da quanto precede fravola
ciuti, vestiti di semplice tunica esomide e muniti di
XIX, 2}. Un fanciullo nudo sta raccolto. tenendo le
breve scudo rettangolare (un leggero scudo, forsè di
gambe unite strettamente, le palme aperte all'altezza
legno, per gli esercizi ginnici) col quale sì proteggono
del petto, la testa chinata leggermente, intento a
la persona, l’uno a fianco dell'altro, avanzano con
guardare verso un compagno il quale, vestito di
la gamba sinistra e portano il peso del corpo su di
breve tunica esomide, si avvicina di corsa dietro un
quella in una mossa di 7m guardia, o forse anche di
altro seduto a terra e lo afferra pei capelli alla nuca.
Più oltre un fanciullo similmente vestito è in corsa
slancio. Il giovane di destra impugnava un'arma.
attualmente spezzata, e sembra avere il polso proverso destra, guardando indietro e tenendo in mano
tetto da una specie di guanto. Alle loro spalle è
un giocattolo consistente in una specie di ventola
il /udimagister, di aspetto ancor giovane, vestito
di tunica e di pallio, in piedi e curvato leggermente
in avanti, nell'atto che protende il braccio muscometallica, che egli è intento a far girare: qualche
loso e col gesto e colla
voce intende a guidare
cosa, forse, come la romanesca « raganella ».
Tutte le scene sin qui descritte sono ispirate
evidentemente a giuochi ed episodi di vita fanciull’azione dei discepoli. A una certa distanza da essi
lesca, colti
e di fronte a ciascuno ‘mancando l'osservanza
rivestire, per se stessi, un significato riposto, relirigorosa dei piani in profondità), sorgono dal tergioso e simbolico, diverso da quello che può essere
riconosciuto ai numerosi sarcofagi istoriati con
(1) Quadretto pubblicato in « Rassegna d’Arie» cit.
P. 37.
abilmente dal vero, e non sembrano
scene della vita fanciullesca: scene di palestra e
di giuochi in generale.
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(tav. XVII, 2) è il compagno nudo, dalle forme de-
Segue, dentro lo stesso riquadro (tav. XVIII 2),
licate e snelle, i capelli lunghi sulle tempie, il quale
una scena analoga, ispirata agli esercizi ginnastici,
ha già preso lo slancio per gettare la palla colla mano
sinistra, spingendosi innanzi col piede destro e
con tutta la persona. Nel palmo della mano sinistra
eseguite in proporzioni eccezionalmente ridotte,
egli tiene sospesa la palla. di piccole dimensioni.
ciulli, vestiti l'uno di breve tunica esömide, l'altro
mentre la mano destra, pure aperta, è levata in
alto, come per secondare lo slancio. Soltanto la
di tunica comune cinta alla vita, muovono uno
composta di quattro figure. Due di queste al centro,
devesi supporre rappresentino due fanciulli. I fandietro l'altro, a passo di corsa, avanzando il piede
Fig. 9. - Parte di riquadro, con giuoco alla palla. e riquadri vari (con Gorgoneion e Nike, delia völta centrale.
faccia è rivolta indietro, di profilo. La figura nel
destra, reggendo coll'avambraccio sinistro proteso
suo complesso ha un aspetto che ricorda per forza
un piccolo scudo rotondo, e impugnando e tenendo
sollevata sopra la testa una corta spada. Sulla
di analogia, il capolavoro mironiano del Discoboio.
Dietro il giovinetio è un terzo personaggio simile
il quale dirigendosi in senso opposto, sembra fare
al precedente un richiamo, volgendo indietro la
faccia ©),
verso i
corridori,
un
uomo di
età,
avvolto nel
afiresco della Domus Aurea (5. REINACH, RPGR.. pp. 259, 4
(1) I! giuoco della palla era un esercizio ginnastico spesso
rappresentato
direzione stessa della marcia si vede a destra rivolto
nella
pittura
romana;
come
vedesi da un
particolare di soffitto delia Villa Madama a Roma e da un
€ 6). Non è improbabile si trovassero nelle terme romane
gli sphaeristeria, come se ne trovavano nei ginnasi di Grecia (per cui vedi E. N. GARDINER, Greek Athletic Sports
and Festivals. p. 484 sg).
Page 43
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semplice pallio,in modo da aver libero i] braccio
reno due aste diritte. Più a destra (tav. XVI; 1),
destro colla spalla. L'uomo, certamente il pedotriba o maestro dei giuochi, chinandosi leggermente
rivolta verso i giovinetti,è una figura stante di
in avanti, stringe colla destra un oggetto della
breve scudo rettangolare e impugnando colla destra
apparenza di un volume arrotolato, con lacci penun breve pugnale ricurvo, dalla punta rivolta in
duli, e sembra servirsi dell'oggetto per segnare il
tempo della marcia, rigorosamente ritmica. A una
certa distanza dalle figure centrali, a sinistra, troalto. L'azione dei due giovani non è però da ritenersi diretta contro l’uomo dal pugnale, come a
tutta prima si potrebbe credere. Sembra piuttosto
vasi una figura di adolescente nudo, in piedi e
in posizione di riposo, rivolto verso il Zudimagister,
che i due giovani muovano spediti come per colpire le due esili aste in corsa. Onde impedire che
avendo fra le gambe uno scudo rotondo, con umessi non attendano al giuoco ‘con sufficiente atbone, reggendo appena con l'estremità della mano
tenzione, è collocata poco più lungi la figura di
l'orlo dello scudo 0.
La bontà di esecuzione delle figure della scena
adulto (certo uno schiavo aiutanté del maestro), il
è qui minore che nei quadretti precedenti. Nuoce
adulto, in tunica esomide, tenendo imbracciato il
quale ha il compito di minacciarli col suo pugnale,
con cui potrebbe colpirli aspettandoli al varco
soprattutto all'artista l'aver dato dimensioni troppo
ridotte alle due figure centrali, che perciò hanno
nella corsa, per il caso che fallisse loro la mira.
l'aspetto più di nani che di teneri fanciulli. Ben
giovinetti, uno nudo, l’altro vestito di breve tunica,
eseguita tuttavia la figura del maestro e indovinati
l'azione dei quali sembra voglia significare il termine
di un esercizio di corsa. Uno dei fanciulli in corsa
dopo aver raggiunto il compagno, gli ha gittato
l'atteggiamento e il panneggio.
Segue un gruppo isolato di due figure, due
QUADRETTO D. — Ben conservato, ma superal collo una specie di laccio, e quegli si rivolge
ficialmente ricoperto da incrostazioni calcaree. Riindietro vivacemente verso di lui, come a ‘darsi
mane anche qui costante l’ambiente della palestra :
per vinto. Notevole il dorso di questa figura, abilmente disegnato di scorcio.
|
=
variano soltanto le scene. Nella sezione sinistra
del lungo riquadro è una esercitazione di scherma
ftav. XVIII, 1). Due adolescenti dai corti capelli ric-
Viene infine una serie di piccole figure, la cui
azione si svolge separata da quanto precede {tavola
legno, per gli esercizi ginnici) col quale si proteggono
XIX, 2:.Un fanciullo nudo sta raccolto, tenendo le
gambe unite strettamente, le palme aperte all’altezza
del petto, la testa chinata leggermente, intento a
la persona, l’uno a fianco dell’altro, avanzano con
guardare verso un compagno il quale, vestito di
la gamba sinistra e portano il peso del corpo su di
breve tunica esomide, si avvicina di corsa dietro un
quella in una mossa di in guardia, o forse anche di
altro seduto a terra e lo afferra pei capelli alla nuca.
slancio. Il giovane di destra impugnava un'arma,
Più oltre un fanciullo similmente vestito è in corsa
verso destra, guardando indietro e tenendo in mano
ciuti, vestiti di semplice tunica esomide e muniti di
breve scudo rettangolare (un leggero scudo, forse di
attualmente spezzata, e sembra avere il polso protetto da una specie di guanto. Alle loro spalle è
il /udimagister, di aspetto ancor giovane, vestito
di tunica e di pallio, in piedi e curvato leggermente
in avanti, nell'atto che protende il braccio muscoloso e col gesto e colla voce intende a guidare
l’azione dei discepoli. A una certa distanza da essi
e di fronte a ciascuno ‘mancando l'osservanza
rigorosa dei piani in profondità), sorgono dal ter-
(1) Quadretto pubblicato in + Rassegna d'Arte» cit.
Pp. 37.
un giocattolo consistente in una specie di ventola
metallica, che egli è intento a far girare: qualche
cosa. forse, come la romanesca «raganella
».
Tutte le scene sin qui descritte sono ispirate
evidentemente a giuochi ed episodi di vita fanciullesca, colti
abilmente dal vero, e non sembrano
rivestire, per se stessi, un significato riposto, religioso e simbolico, diverso da quello che può essere
riconosciuto ai numerosi sarcofagi istoriati con
scene della vita fanciullesca: scene di palestra e
di giuochi in generale.
Page 44
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evidentemente una scena di strada. La giuocatrice
QUADRI DI GENERE - SERIE SECONDA
La serie di quadretti e di scene figurate sin qui
descritte si distingue nettamente da un'altra serie
di quadretti, pure di genere, che figurano accanto
dopo aver collocato a terra tutte le sue robe, si
dispone a compiere i suoi esperimenti di magia
bianca. E mentre un vagabondo cerca di attrarre
quanto più può con gesti e di tenerea bada l'attenzione della donna, un compare dietro le spalle
ai primi. Si tratta di soli quattro quadretti, tutti
di questa
si è scaltramente impadronito di una
delle medesime proporzioni, risultando ciascuno
sua anfora e si muove per. portargliela via. A
della lunghezza di quattro casselle, a sinistra e
sinistra, un altro ciarlatano, o venditore ambulante,
a destra dei due specchi maggiori estremi della
pure con pileo aguzzo sul capo e uno straccio avvolto
vòlta. La differenza di questa categoria di quadretti dalla precedente è prodotta non soltanto
intorno ai fianchi, fa dei grandi gesti e si affanna
a vantare ai passanti (che non sì veggono presenti,
dai diversi soggetti, ma ancora dalla forma, dallo
ma volentieri si sottintendono) le qualità della
stile col quale i soggetti sono trattati. Se l'artista
merce ch'egli offre in vendita : certe cannucce lunghe
il quale eseguiva i rilievi della prima serie, è anche
come tibie sul suolo, appoggiate a una pietra.
autore di questi rilievi, bisogna riconoscere la
L'uomo non sembra accorgersi della scena che si
svolge davanti a lui. Dietro le sue spalle è un'anfora
singolare versatilità
e bravura di cui si mostra dotato.
collocata diritta sul suolo, entro basso sostegno
QUADRETTO E (tav. XIX, 130) —
Stato di
conservazione buono per la maggior parte delle
tripode.
Le varie figure del quadro, nei loro aspetti e
figure, in numero di quattro. Nel mezzo una donna
nei loro atti, sono di un'eloquenza e di un umorismo
in tunica discinta e leggera, è rappresentata come
in atto di correre ripiegandosi sulla persona, tenendo
veramente rari nell'arte antica. Il soggetto della
le mani avanti protese in direzione di un piccola
composizione è di quelli che l'arte alessandrinoromana ha messi in voga, con la naturalezza del
tavolo tripode, forse di metallo. Sul piano tondo
contenuto e con lumorismo accentuato dei tipi
del tavolo sono tre vasetti, di cui quello centrale
più grande, in forma di #4/athos, porta poggiato
(giocolieri, ballerini e simili) e dalle situazioni. Tipi
sul bordo un oggettino di forma allungata, come
in Roma, stando ai
una bacchetta. A terra, alla destra del tavolo. una
v. 1 sgg.):
e situazioni di cui non doveva essere penuria anche
versi di Orazio (Sat. I, 2,
caraffa a pancia sferoidale ; a sinistra una minuscola
Ambubaiarum collegia, pharmacopolae,
anforetta.
Di fronte alla donna, presso un
albero,
un
uomo, dai tratti volutamente esagerati, caricaturali, nudo, con pileo aguzzo sul capo e semplice
Mendici, mimae, balatrones, hoc genus omne
Maestum ac sollicitumst cantoris morte Tigelli.
Per questo gruppo di figure e
per gli altri
drappo avvolto intorno ai fianchi e annodato sul
simili che verrò descrivendo, già indicati come gioventre. La figura (mal conservata) tiene i piedi
cclieri dal Fornari, (« Notizie » cit, p. 43), che
uniti e regge un lungo bastone colla destra, facendo
ricordava in proposito un rilievo in bronzo al
colla sinistra dei gesti verso la donna. Dietro la
Louvre, si conviene, però, meglio di ogni altro,
quale un altro uomo, vestito di semplice pallio,
in atto di allontanarsi circospetto e a gran passi
(significativo il gesto mimico della mano aperta),
il nome generico di Agyrias: x preti mendicanti,
dopo essersi caricata sulle spalle una grande anfora
vinaria, appartenente forse alla donna. È questa
ciarlatani, indovini... sparsi per tutto il mondo
greco e penetrati quindi nel mondo romano insieme
con i culti orientali... Portavano seco bestie addomesticate..., danzavano al suono di flauti, di tamburi, di cembali.. Tutti i mezzi servivano loro
(1} «Notizie Scavi» cit., p. 44; « Rassegna d'Arte»
cit. L cit.; «Memoirs» cit, tav. XLIII; «J.H.S.» cit.
In
p. 85.
per attirare l’attenzione e colpire ‘la fantasia...
Identificabili perciò anche con i eireulatores, òy}a-
Page 45
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ywyol, Oxvparorotol, yeAwrorcioi ». È da notare che in
DAREMRERG-SASLIO, Dictionnaire (s. v. « Agyrtae »),
onde si riporta questo passo, la figura illustrativa
194 ivi riprodotta € tolta dalle pitture del Colombario di Villa Pamfili. Non è stata perd ancor messa
bene in luce la popolarità e l'importanza che nelle
varie manifestazioni dell'arte decorativa romana,
hanno avuto queste scene di sapore esotico e di ca-
682
una caratteristica figura di Pigmeo, dalla grossa
testa e dalle gambe cortissime. La figura viene
avanti saltellando e agitando le braccia come in
segno di giubilo. A destra è una donna la quale,
vestita di tunica cinta, manicata, sta accovacciata
tenendo un ginocchio a terra e regge con la sinistra
un piatto contenente del cibo ch’essa porge a mangiare a due cuccioli difelini, l'uno accovacciato
rattere umoristico e giocoso, al cui repertorio,
insieme con le scene nilotiche affini, con figure
a terra, l’altro saltellante 6).
di Pigmei, appartengono ancora altre pitture dello
essendo tratteggiate a destra e a sinistra del gruppo
figurato due file convergenti di palmizi eseguiti alla
stesso Colombario di Villa Pamfili, tra cui una
trasportata in Francia (RPGR, p. 117,3), nonchè
rilievi fittili *’ e composizioni musive 0).
QUADRETTO F (tav. XX, 2)'#. — Lo specchio
in corrispondenza col precedente, a sinistra, in
La scena è completata da uno sfondo pittorico,
brava, con póchi segni di stecca, per conferire a
tutta la scena il senso della profondità (9.
Anche questa scena è dunque ricca di elementi
esotici ed ispirata al repertorio dell'arte alessandrina, vaga di motivi umoristici intrecciati alla
buonissimo stato di conservazione, ofire alla vista
rappresentazione dell'elemento etnico locale.
una scena di tutt'altro genere. Due uomini nudi,
con drappo avvolto intorno ai fianchi, sono nel
tema del quadro deve qui essere dato dall'inatteso
rinvenimento di un'anfora di vino da parte di due
mezzo del quadro. Quello a sinistra, magro e sparuto, sta raccolto e alquanto piegato sulle ginocnegri, i cui caratteri somatici pare che l’artista
abbia voluto indicare mediante la fronte sfuggente
chia, stendendo le mani verso un’anfora coricata
e il mento pronunziato, oltre che nell'eccezionale
a terra. Da destra si avanza correndo verso di
semplicità del costume. La donna sembra essere
quello un altro uomo di aspetto simile, nello stesso
anch'essa una negra, occupata nelladdomesticacostume, stringendo colla destra presso la spalla
mento dei felini. Il Pigmeo poi, come rappresentante
dei leggendari abitatori dell’alte regioni del Nilo,
e la sinistra sotto l'ascella, delle lunghe asticelle.
Da sinistra poi si avanza verso il gruppo centrale
Il
porta il suo contributo a quello che si può chiamare
il « colore locale » del quadro C°.
(1) O. JAHN, art. cit, L cit., tav. II. 5 (RPGR, p. 316,
6;: ivi tav. IV, 12 (RPGR, p. 316, 7).
x2) Pei rilievi fittili, ved. ROHDEN-WINNEFELD, tavole
QUADRETTO G ‘tav. XX, 1}. — È danneg-
NAVI, CXL e CXLI (paesaggi nilotici).
(3; B. NOGARA, Mosaici antichi ecc. Mosaico tav. IX,
5 (dall'Aventino). A proposito di questo mosaico il NoGARA {sulla scorta del BOISSIER in DAREMBERG-SAGLIO,
Dict., s.v. Mimus), espone il pensiero che in codeste figurazioni sia da riconoscere l'eco di quelle rappresentazioni
comiche le quali in Roma godevano di tanta popolarità
giato a sinistra e manca dell'angolo superiore sinicol nome di Afimi, La cosa non è impossibile, ma certo
compagno
che deve aiutarlo nella bisogna, fa colla
per l'età romana come per l'età greca. salvo i pochi casi
noti a tutti, l'influenza del teatro sulle arti figurative è asstro. Due figure virili nude, due negri, sono affaccendate intorno a un'anfora coricata al suolo. Uno
dei due si china verso terra, colle mani tese, come
per sollevare l'anfora dalla parte del piede. Il
destra un gesto come d'avvertimento, quasi ad
sai dubbia. In ogni caso gli stessi Mimi, prima di essere
elevatì all’onore della ribalta, acquistarono la loro popolarità sulle piazze e sui trivi. D'altra parte la fusione, nel
caso presente, dei supponibili Mti con soggetti veri e
propri africani, può attestare della origine comune, esotica,
dei soggetti. La precisa derivazione africana. anzi egizia
di simili scene, ci è dimostrata, fra l’altro, dal rilievo frammentario a soggetto egiziano umoristico, rinvenuto pochi
anni or sono ad Ariccia ed illustrato da R. PARIBENI, in
« Notizie Scavi» 1919, p. 106 sgg.
(4) «Memoirs» cit, tav. Vl, 2, testo, pag. 32).
MONUMENTI ANTICHI — Vol. XXXI.
(5) Cfr. in uno dei quadri figurati della vòlta a stucco
della casa romana alla Farnesina, la Baccante accovacciata,
in atto di dar da mangiare nel cavo della mano ad una pantera.
(6) Si tratta degli stessi paesaggi nilotici riportati in
buon numero da S. REINACH, in RPGR. p. 371 sgg.
7) Oltre che nella pittura alessandrineggiante, figure
deformi di nani esotici erano comuni e popolari al tempo
del maggiore splendore di Roma; ricercate nelle case patri.
zie (DAREMBERG-SAGLIO, s. v. Manus), come si usò assai più
tardi nelle case principesche del medioevo e del Rinascimento.
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aiutare l'opera col consiglio. Nel mezzo del quadro
e a una maggiore profonditä, € disegnata una
capanna rotonda, fatta forse di giunchi intrecciati
con foglie di asfodelo, come ricorda Erodoto ‘!)
La capanna, grande, sormontata da tetto conico,
684
dall'altra degli oggetti tondi come frutta {o formaggi ?). È l'uomo che se ne torna evidentemente
alla sua abitazione con le provviste da tavola.
A destra è un palmizio chiuso dentro un recinto
sembra essere a due piani, con tre strette feritoie
al piano superiore. Dalla capanna si stacca un
rotondeggiante, forse una schala di carattere sacro.
Tutti gli accennati particolari paesistici contribuiscono non soltanto a completare quello che si
avancorpo con tetto a doppio spiovente, disegnato
chiama il « colore locale», ma ancora a dare una
di scorcio, sorretto semplicemente da due colonmaggiore profondità alla scena e una maggiore
nine di legno: una specie di portico. Alla sommità
libertà di movimento ai personaggi disposti nel
primo piano del quadro
del fastigio è un ornamento, come un acroterio ©
Fig. 10. - Danza popolare africana {volta centrale’.
Da destra, in direzione della capanna si avanza
un nana o Pigmeo nudo, eseguito in proporzioni
QUADRETTO H (tav. XV d’ins., fig. 10). — Questo
ultimo quadretto della serie, in ottimo stato di
maggiori delle figure precedenti, il dorso di scorcio,
con cintura intorno alla vita. La figura cammina
conservazione, è il più ricco di figuré rispetto a
tutti i precedenti. È qui rappresentata una scena
di danza orgiastica. Una figura femminile, inginocreggendo sulla spalla sinistra un bilico curvo, dalle
estremità ritorte in alto, portanto da una parte
chiata e seduta sui ‘talloni, è intenta a trarre il
appesi per le zampe un gruppo di uccelli morti,
suono dalla doppia tibia, sui cui fori muove agil-
(1) HEROD., IV, 190, 2
mente le dita. La figura porta i lunghi capelli
{2j D tipo della capanna è quello precisamente delle
annodati sulla nuca ed ha i fianchi avvolti in un
abitazioni degli indigeni dell’Africa settentrionale. dai Romani, secondo la testimonianza di Festo. chiamate mia alia »
tipi di abitazioni rustiche costruite da tribù nomadi e dedite
alla pastorizia (Liv, XXIX. 31: Viro., Georgiche. IN,
339-40). Lo stesso tipo di capanna riprodotto al completo
si riscontrava finora soltanto sopra terrecotte Campana con
paesaggi egiziani nilotici {S. REINACH, RPGR, III, p. 271).
Assai simili le capanne di strame, con tetti a schiena d'asino,
drappo annodato sul ventre. Al suono delle tibie
eseguisce dei movimenti di danza una coppia di
ballerini. La donna al centro del quadro, vestita
di tunica senza maniche, sottile e trasparente, è
rappresentata di fronte. Mentre solleva leggermente 1} piede destro, essa accompagna il passo col
dei Colombario di Villa Pamili JAHN, tav. VII 19; SANTER,
p. 130, fig. 10) e di una pittura dell: Terme Costantiniane
movimento delle braccia, levando il braccio destro
(TURNBULL, 4 Treatise of ancient Painting, tav. 35,
al di sopra del capo e portando la mano sinistra
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all'altezza del fianco destro, in un movimento della
686
del soggetto (Ovid., Afetam., V, 155 sgg.). Il fanpersona, che si suppone rotatorio sul piede sinistro.
ciullo Ganimede, già portato per l’aria sospeso al
La danzatrice guarda verso il compagno dal
tronco notevolmente sviluppato in confronto delle
braccio possente del dio, pur mancando della faccia
e della relativa espressione, sembra non gravemente
gambe esili, interamente nudo, il quale eseguisce
preoccupato del suo rapimento ©, e
un passo di danza concitato, piegandosi fortemente
gesto grazioso sopra il capo la ofnochòe metallica
sul ginocchio e tenendo il dorso della mano sinistra
dalla quale sembra debba scorrere il néttare. Un
leggero drappo, forse la clamide, intrecciato alle
braccia, gli svolazza ai fianchi. Dietro Ganimede
vedevasi già, rappresentato con certo effetto di
poggiato al fianco, mentre il destro è levato in
alto. A sinistra dei ballerini e rivolta verso di
questi è una donna vestita di tunica e dr pallio,
la quale tiene la mano sinistra aperta in posizione
solleva con
orizzontale e la mano destra levata in alto. Sembra,
a tutta prima, che la figura tenga un oggetto nella
scorcio e di prospettiva, il busto, oggi perduto, di
Eros, con le ampie ali, spiegate a ventaglio, e le
gambe aperte nell'agitazione del volo. Il dio, avendo
mano sinistra. Ma in realtà questa è da ritenere
un leggero drappo che gli fa da aureola ‘intorrio alla
vuota, e l'azione della figura consiste unicamente
testa, volgeva la faccia di profilo verso Ganimede,
nell'accompagnare la danza. battendo il tempo con
le mani. Ultimo viene a sinistra un personaggio
avendo nella sinistra la face, tuttora conservata,
dall'aspetto umoristico, un tipo di Etiope forse,
simbolo della forza di Amore e dell’eternità (apoteosi
di Ganimede). Le due figure sono opportunamente
calvo, vestito unicamente di un drappo avvolto
sovrapposte
intorno alla vita. Ha mento prognato, cranio calvo
diagonali, in un quadretto pieno di grazia e di moviposteriormene sviluppato, fronte sfuggente e zigomi pronunciati: arti esili. Tenendo il dorso della
mento. Si noti come il cielo della volta è occupato
mano destra appoggiato all'anca, la figura si china
luna
all'altra
in croce,
come
due
al centro da una scena mitologica nella quale la
presenza di Zeus è naturalmente sottintesa, mentre
in avanti con l'altra mano protesa e con passo
tale presenza
forzato. L’azione del personaggio sembra voglia
cielo della volta nella Tomba dei Pancratii, il cui
consistere in un'imitazione ridicola dei movimenti
medaglione centrale esibisce tuttora Giove pordei danzatori e intenda aggiungere un elemento
tato in cielo dall'aquila “. L'indole del soggetto
di comicità alla scena. La quale presenta notevolissimi caratteri di somiglianza, per il soggetto, con
la scena di danza di un rilievo egittizzante proci richiama alla mente il riquadro col
veniente da Ariccia e conservato nel Museo Nazionale Romano ’.
veniva chiaramente espressa sul
Genius
Aeternitatis sulla vòlta del vestibolo.
2. DIOSCURO E LEUCIPPIDE (tav. XXI, fig. 2\ 6) —
Nel quadro grande, collocato sulla stessa linea del
precedente, in prossimità dell'ingresso, è rappre-
QUADRI MITOLOGICI
1. EROS E GANIMEDE tav. XXI, fig. 1.) —
Entro lo specchio centrale della vòlta, come al posto
d'onore, è rappresentato il ratto di Ganimede.
Scena figurata di facile interpretazione, sebbene
la parte dell'aquila sia qui adempita da Eros,
caso più unico che raro nel repertorio figurato
(1) PARIBENI ine Not. Scavia cit. 1. cit Id, 27 Museo
ecc., p. 252.
(2) Quadro riprodotto in « Notizie » 1918, p. 45; in « Bullettino Com.» cit., p. 103; cit., p. 45; in «}. H.S.» cit.
tav. III (con tutto il centro della vòlta); in «Memoirs»
cit., rav. XXXVIII, 1.
(3) Come nel mosaico di S. Colomba presso Vienna
(S. REINACH, APGA. p. 14, 11). Per altri raffronti monumentali, vedi STRONG e JOLLIFFE, art. cit. p. 75.
(4) «Memoirs» cit.. tav. XXV. Un posto simile d'onore
è dato alla figurazione del ratto di Ganimede nel mosaico
del Bakcheion di Hadrumetum (R. EISLER, op. cit, tav. XX},
dove il medaglione in cui è racchiuso il gruppo di Ganimede e dell’aquila, occupa il mezzo del pavimento della
sala. Per la figura di Ganimede rappresentato sulle tombe
come simbolo dell'immortalità dell'anima. vedi STRONG e
JOLLIFFE, art. cit., p. 75, W. ALTMANN, Graballäre, p. 277.
I] gruppo dell'aquila e Ganimede sormontava il monumento
sepolcrale dei Secundinii ad Igel.
(5) Quadro già riprodotto in «Notizie Scavi» cit.
"pP. 50; «Mélanges» cit. tav. V, 2, «].H.S.»
«Memoirs cit tav. XXXVIII, 2.
cit p. 74;
Page 48
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sentata in perfetto stato di conservazione una scena
di ratto alquanto più movimentata. Vediamo qui
un giovane Dioscuro, nudo, con sul capo l'aguzzo
pileo, dagli orli del quale sfugge l'abhondante capigliatura, avendo intrecciata alle braccia la clamide
artisticamente svolazzante da una parte e dall'altra. Egli si dirige di corsa verso destra, la faccia
rivolta indietro di profilo, mentre regge con ambe
le braccia il corpo delia Leucippide orizzontalmente
688
Si può ritenere, quindi, che il soggetto del quadro
fosse tolto dal ciclo dionisiaco, rappresentando
forse il rapimento in cielo di Arianna, operato da
Bacco (apoteosi di Arianna). Risulterebbero così
anche rigorosamente osservate le leggi della simmetria, nel senso che il ratto di Ganimede resterebbe
compreso fra due scene, ambedue ispirate al ratto
La fanciulla, dalle trecce disciolte e sparse, vestita
di una fanciulla.
Come base di restituzione del riquadro perduto,
si propone quindi una pittura pompeiana de!
Museo Nazionale di Napoli ®, con figura di giovine
di un chitone dorico interamente aperto sul fianco
sinistro, protende al cielo disperatamente le braccia,
Satiro il quale rapisce Arianna, o comunque una
Baccante, caratterizzata dal tirso che essa stringe
le palme distese, nell'atto stesso che agita all'aria
con la mano sinistra dietro le spalle del Satiro e
le gambe, intorno a cui si muovono le pieghe scomposte del chitone.
disteso, con la testa rovesciata, rivolta in alto.
Il gruppo, di schietto significato simbolico fuche traversa obliquamente il quadro, appunto come
si vedeva già nella volta a stucco. A giudicare dal
gruppo centrale, quello di Ganimede, lo stile di
nebre, è nei particolari stessi dello schema figuraquesti gruppi con scene di ratto, si identifica esattivo, la replica dello stesso motivo che incontrasi
tamente con le composizioni pittoriche pompeiane,
con due figure, maschili e femminili, per lo più
esseri mitologici, sorprese nella danza o nel volo ©).
sopra urne cinerarie di età ellenistico-romana. e che
è parecchie volte applicato nella decorazione di
sarcofagi romani scolpiti ©).
4. ORFEO ED EURIDICE? ‘tav. XXIII, 2) M, —
3. RIQUADRO MANCANTE. — È certo che anche
Alle predette scenc di ratto può ora aggiungersene
il grande riquadro simmetricamente opposto, della
un'altra, che se non per l'aspetto formale, del ratto
stessa serie e sulla stessa linea, in prossimità delviolento, tuttavia per il contenuto sostanziale come
l'abside, contenesse una scena di ratto, sottolineando
per il trasparente simbolismo, presenta con quelle
così, con questa serie bene in mostra di figurazioni
tutte dello stesso genere ed ispirate allo stesso concetto simbolico, la precisa natura e destinazione
la più grande affinità. La scena occupa uno dei
riquadri minori, che in numero di quattro corrispondono ai quattro angoli del quadro centrale
del monumento, nonchè il principio informatore,
principale e restano compresi negli intervalli tra
nelle linee salienti, di tutta la rimanente decoraquesto e gli altri due della stessa serie. Un giovane
zione figurata. ll quadro (terzo ed ultimo della
vestito di chitonisco cinto ai fianchi, con clamide
serie) è completamente perduto, insieme col fondo in
affibbiata sulla spalla destra, stretto pileo rotondeggiante sul capo e anassiridi alle gambe, è in
muratura, essendosi ivi stesso riscontrato un foro
del quadro si riconosce però l'estremità superiore,
atto di muovere lentamente verso destra reggendo
colla sinistra un breve fedum ritorto (o un ramo di
cioè la pina, di un tirso, cui è annodata una tenia.
papavero, il fiore dell’ oblio, noto attributo di
(1) Cfr. monumenti citati nel mio articolo: Gruppo
Ypnos), e volgendo indietro la faccia verso una
figura muliebre che tiene dietro ai suoi passi e
della vòlta, oggi riparato con cemento. A un angolo
frammentario ellenistico del Museo delle Terme, in « Ausonia »
X, p. 62, e STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. 76. Rilievo fitdi cui regge delicatamente con la mano libera il
tile in ROHDEN-WINNEFELD, tav. LXXX, 1. Un rilievo
simile risulta essere stato rinvenuto nel Sepolcro di Pomponia
Tia sulla Via Latina (P. CAMPANA, Di due sepolcri romani
del secolo di Augusto, Roma 1841, tav. VIII, B). mentre
lo stesso soggetto si ripete nell'unico medaglione tondo
della volta del Sepolcro degli Arrunzi (PIRANESI, op. cit.,
tav. cit).
(2) Fot. Brogi, 11302; RPGR, p. 141,3.
(3) S. REINACH, RPGR. p. 140 sgg.
(4) Già riprodotta in « Rassegna d'Arte» cit., p. 43;
«Mélanges d’Arch. et d’Hist.2 1921, tav. IV, 1; eJ.H.S.»
cit, p. 79; «Memoirs» cit., tav. XL, 2.
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braccio disteso. La donna, alquanto più bassa di
5. GIASONE E MEDEA (tav. XXII, 1) 9, —
statura. € vestita di chitone a mezze maniche ed
In corrispondenza con lo specchio precedente, isoe avvolta nell'himation, di cui si stringe con grazia
i lembi sul petto con la mano sinistra. Un tenue
velo le si muove agitato dal vento intorno al collo
lato mediante semplice riquadro con palmette,
trovasi una scena ispirata al mito di Giasone e
Medea. A sinistra, la donna di profilo, in un coe alla testa. Anche i capelli, fermati da un nodo
stume allorientale, consistente in un chitone a
sulla nuca, appaiono agitati dal vento. L’artista
lunghe maniche, con sopravveste fino alle anche, e
è riuscito a conferire a questa figura tutta la tenuità,
la trasparenza quasi, e la leggerezza di un'ombra.
una specie di scialle assicurato alla nuca, lungo
quanto la sonravveste, è intenta ad attrarre coi
Gli occhi della donna stanno fisi sopra la figura
suoi incantesimi il serpente attorcigliato alla sommità di un tronco d'albero, dal quale pende il vello
del giovane e sembrano esprimere dolorosamente il
timore e l'incertezza della sua sorte.
I! gruppo fu perciò interpretato come quello di
Orfeo ed Euridice ©).
Non è tuttavia
.
da escludere
la
possibilità
che in questa scena sia rappresentato il ratto
di Elena compiuto da Paride, poichè a Paride
ben si conviene il costume asiatico e il pedrm
pastorale, pur senza nasconderci la parentela stretd'oro. Con la sinistra la donna porge al serpente
una pàtera, il cui contenuto l’animale è già intento
a lambire, e protende nello stesso tempo la destra
dal pugno chiuso in un gesto convenzionale di richiamo.
Pervigilem superest herbis sopire draconem
qui crista linguisque tribus praesignis et unci:
dentibus horrendus custos erat arboris aureae.
tissima tra la nostra composizione e il rilievo ben
Hunc postquam sparsit Lethaei gramine suci
noto nelle varie sue repliche, di Orfeo ed Euridice. La
verbaque ter dixit placidos facientia somnos
facile propensione per quest'ultima esegesi
viene
ostacolata dal fatto che una volta soppressa nella
scena la figura di Hermes, il contenuto della scena riquae mare turbatum, quae concita fiumina sistunt,
somnus in ignoto: oculos sibi venit. et auro
heros Aesonius potitur...
(Ovip., Meta. VII 149 sgg.).
mane apparentemente snaturato, potendo ridurre
il riguardante nell'erronea credenza sull'esito felice
Dalla parte opposta del tronco d'albero, dl
dell'impresa di Orfro, il quale è poi privo dell'atquale divide in due esattamente la scena, vedesi
tributo essenziale, la lira. Perciò appunto mi pare
infatti sopra un'alta impalcatura ‘supposta rapche accanto alla interpretazione già da altri senza
presentare una tavola magica) ( Giasone, intieraesitazione proposta di Orfeo ed Euridice, sia da
mente nudo, con la clamide avvoita intorno alla
proporre quella di Paride ed Elena ©)
spalla sinistra e passante, agitata dal vento. sotto
Il modello plastico, quello del noto rilievo
d'Orfeo ed Euridice ©, tenuto presente dall'artista,
l'ascella. L'eroe si appresta a tagliare con la spada
il quale aveva bisogno di farne una riduzione
avvinto il prezioso vello all'albero. Al di sotto della
per i suoi fini, dovette determinare la contaminamaggiore impalcatura trovasi un'impalcatura mizione del tipo di Orfeo con quello di Paride *.
ch'egli ha estratta dal fodero, i legami che tengono
nore, sul piano della quale riposa un oggetto di
forma parallelepipeda, forse un gradino di pietra,
atto a raggiungere l'altezza dell'impalcatura su-
(1) STRONG e JOLLIFFE, art. cit.. p. 70.
(2) Tale spiegazione ricorre nell'articolo di E. WapSWORTH in «Memoirs» cit. p. 83.
|
(3; Rilievo di probabile destinazione funeraria. ripetuto
negli esemplari del Louvre. di Napoli,
Albani in
Roma
(HELBIG-AMELUNG.
periore.
La complessa e poco estetica impalcatura cui
l'eroe si affida per raggiungere l'intento. non ripodella Collezione
Führer. n.
1883),
e
del Museo Naz. Romano {frammento, PARIBEXI. op. cit.
p. 220).
(4) La stessa interpretazione di Paride ed Elena &
proposta da J. CARCOPINO in « Rev. des Deux Mondes » cit.,
(5) « Notizie Scavi» cit. p. 41: « Rassegna d'Arte»
cit., p. 39; « Mélanges» cit., tav. IV, 2: «].H.S.» cit.
Pp. 77; «Memoirs» cit. rav. XXXIX.
(6) M. R. LEOPOLD, Za Basilique ew. in « Mélanges »
p. 404 SEE.
cit., p. 188; STRONG e JOLLIFFE, art. Qt. p. 77.
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lo scudo rotondo e la mano sollevata per brandire
sando sopra ragioni artistiche d’alcun momento, non
sembra invero una creazione uscita dalla fantasia
l'asta; attributo
dell’ autore del quadretto, nè da quello di un
xdanon.
forse in
funzione di semplice
autore di altro eventuale modello plastico, preso
a modello.
dentro un quadrato perfetto, come si verifica per
Il particolare rivela piuttosto l'influsso diretto e
tutti i quadri della vòlta sin qui descritti, è limiprofondo di una fonte letteraria, poetica. Sopra
tato in alto da una cornice continua sì, ma spezzata
nessun'altra delle pur frequenti rappresentazioni
ad angoli retti, in maniera da seguire, piuttosto
figurate del mito, si trova alcunchè di simile, dai
vasi dipinti greci e italioti del Iv secolo. ai tardi sarall'ingrosso, il contorno delle figure. All'altezza della
cornice, sopra la testa dell'uomo. si veggono pencofagi romani scolpiti ©. Una rappresentazione
di Medea e del serpente molto simile alla nostra è
dere due clipei rotondi e convessi, alternati a festoni.
La scena descritta siè finora presentata di assai
quella conservata sopra un vaso campano (Roscher,
difficile interpretazione agli studiosi 5), e soltanto
II, I, p. 83).
Ma in questa e in tutte le altre figurazioni del genere Giasone, barbato o imberbe, è
nella monografia di Strong e Jolliffe si arrivava a
sempre vestito e armato da guerriero e non presenta
altra esteriore somiglianza col nostro eroe, che il
figure di Oreste ed Elettra ©; mentre il Carcopino {in «Rev. d. Deux Mondes» cit., p. 40%)
particolare della clamide svolazzante intorno al
sostiene che sia qui da riconoscere la presa del
Palladio, con Ulisse ed Elena attori.
braccio sinistro.
Il campo figurato, invece che restare compreso
proporre con una certa risolutezza l'esegesi con le
La composizione plastica dell’insieme ricorda
6. ORESTE E IFIGENIA (tav. XXITI, 10
—
Segue lungo la stessa linea del quadro con Orfeo
assai davvicino il clipeo centrale figurato della
ed Euridice, un altro quadretto con due figure,
maschile e femminile. L'uomo barbato, nudo. è
Museo Provinciale di Bari ©, e di qualche altro
monumento simile. ma tali affinità formali non ci
in piedi a destra, il piede sinistro poggiato più alio
forniscono, purtroppo, alcuna luce intorno al colte
del suolo, sopra un dado di pietra. il braccio sinistro,
nuto sostanziale e al soggetto del quadro. Non si
intorno a cui si avvolge la clamide, poggiato sulla
deve però trascurare agli effetti dell’interpretazione
coscia sollevata, il gomito destro sull'avambraccio
la presenza dello xdarneon in mano alla donna. Una
celebre coppa tarantina di argento dorato già nel
sinistro. A lui di fronte è una giovane donna seduta
figura muliebre
su di una specie di alto gradino, il seno completain mezzo a due giovani eroi, in piedi, vedevasi su
con uno
mente nudo e un himation che avvolge la parte inuna pittura pompeiana di cui non ci rimane che
feriore del tronco e la gamba. La donna, come colta
da ambascia profonda, piega alquanto la testa (oggi
un disegno (©. In codesto gruppo si sono opportunamente riconosciuti
xdanon nella sinistra,
Ifigenia, Oreste e Pilade.
mancante, salvo un po’ del contorno’, poggiando la
H.S.» cit. p. 81. e in « Memoirs» cit. tav. XL. 1. con Vin-
73) J. HUBAUX. art. cit. p. 53 seg.. paragona l'atteggiamento pensoso della figura femminile seduta, con quello
dell'uomo pure rappresentato seduto e pensoso, nel catino
dell'abside a sinistra. derivandone la conseguenza che si
tratti di scene relative a misteri. Con tutto ciò PA. sembra
non intenda di dare un’interpretazione vera e propria della
scena. « L'interprétation définitive en sera vraisemblablement difficile. mais très profitable sans doute pour la connaissance des mystéres antiques. Quoi qu'il en soit, tous
les savants icioè quelli del parere dell'A.) la considèrent
came une scène d'initiation ».
(4) Art. cit. p. 80 sgg.
(3) Haxs NACHOD, Die Silherschale aus Tarent in Bari.
« Römische Mitteilungen » 1918 (33). p 103 sgg., e «Antike
Denkmäler» ITT, tavv. 25 e 26.
|
(6\ S REINACH, RPGR, p. 170, 4. Non mi pare, come
rerpretazione, insostenibile, di Elena e Menelao ‘ivi, p. $2).
pare al R. che il disegno debba considerarsi sospetto.
fronte sulla mano destra e il gomito sopra una specie di bracciuolo. Colla mano sinistra stringe e
tiene appoggiata al gomito una statuetta femminile
tunicata, certamente un Palladio: Atena, cioè, con
{1} Vedi ROSCHER, Zer. IL Is. v. elasons: H. HFr
DEMANN, Jason in Colchis (Hallisches Winckelmannsprogr..
1886). Elenco delle rappresentazioni note nel mito. JAHN,
«Arch. Ztg», 1860, p. 74 sgg.
(2) Quadretto pubblicato per la prima volta da ]. HUBAUX, in «Musée Beige», XXVII (1923° p. 54. fig. 5. La
scena è ivi interpretata semplicemente come una iniziazione ‘').
Ripubblicato quindi in «Mélanges» cit., tav. V. 1, in el.
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Una serie di pitture pompeiane e di sarcofagi
romani, in cui si riconosce senza esitazione adombrato il mito di Oreste ed Ifigenia, presenta la
694
di Oreste è costituita dalla figura barbata, invece
che imberbe o quasi. Ciò si deve ad un’arbitraria
figura di Ihgenia caratterizzata da una piccola
variante dell’artista, o ad un prototipo fornito di
una tale variante. In una pittura pompeiana collo
immagine di culto ch'essa tiene in una mano a
stesso soggetto (« Monumenti Ant.» VIII, col. 365-
titolo di attributo, e che solo in certi casi prende
366), Pilade apparisce nella medesima posa dell'Oreste descritto.
l'aspetto di un Palladio, mentre altrove si tratta di
un'altra divinità
Artemide ©.
la quale non può essere che
Ma un monumento assai più importante e significativo nel caso presente, è una gemma romana
7. ERACLE ED ESIONE (tav. XXII, 2) — Sullo
specchio opposto al quadro precedente è la scena
anzitutto, seduta a sinistra, una figura muliebre amdella liberazione di Esione per mano di Eracle
(Ovid., Metam., X1, v. 212 e sgg.i. I} quadro è
trattato pittoricamente, con accenni a sfondi paesistici, ed è soppressa perciò {caso unico nella
riquadratura della volta) ogni traccia di cornice
interna.
mantata, certo Ifigenia, stringendo con una mano
Presso l'estremità destra del quadro era Esione
del Museo Archeol. di Firenze, già pubblicata dal
Gori e quindi da Furtwängler nelle Antiken Gemmen @. Quivi, sopra lo sfondo pittoresco di un
tempio a quattro colonne di stile corinzio, si nota
un Palladio, nell identico atteggiamento della donna
di fronte, le braccia legate alla roccia. Della figura
misteriosa sul quadro in stucco. A lei di fronte siede
Oreste, mentre Pilade si appoggia ad un pilastro
situato dietro il dorso della prima figura. ll quadro
si riconoscono appena le braccia e parte del fianco
a stucco ripete in maniera assai analoga la scena,
dove nel festone e nelle pàtere scendenti dall'alto,
scoglio ben visibile, mentre la roccia alia quale donon si può a meno di riconoscere un abrégé di tempio
o altro luogo sacro 6%
neppure accennata. Ai piedi della donna si erge la
figura possente d'Eracle, dalle anche in su, mentre
E certo che il costume succinto in cui ci appare:
le gambe rimangono invisibili, come se l’uomo fosse
sinistro. La figura era vestita di una tunica i cui
lembi ondeggiano al vento. Essa sta eretta sopra uno
vrebbero aderire le catenelle della braccia, non è
la figura di Ifigenia, e qualche altro secondario deientrato nell'acqua
taglio, non possono menomamente modificare il
contenuto della scena, la quale con ogni certezza
si classifica tra le scene mitologiche di cui è come
quarti dalla parte del dorso, € riconoscibile alla
pelle ieonina pendente dal braccio sinistro. Colla
sinistra stringe l'arco nel mezzo, mentre colla destra
L'eroe, rappresentato di tre
costellata la volta centrale della Basilica, escludendo
è nell'atto di tirare a sé potentemente la corda
ogni più lontano riferimento a culti e iniziazioni
dell'arco per iscoccare la freccia sul bersaglio. Questo
di misteri “4. L'unica difficoltà al riconoscimento
poi è rappresentato dalla protome di un mostro marino, un cetaceo, il quale sembra pessare al largo
{1) Per le pitiure, vedi S. REINACH, APGA, p. 170,
1,3 € 4 cit.; per i sarcofagi C. ROBERT, Sarkophag-Reliefs,
11, tav. LVII.
(2) FURTWANGLER, Ant. Gemmen, tav, LVII, 6.
(3) Come un esempio eloquente di tempio esternamente
decorato di clipei e festoni, può essere ricordato quello che
vedesi nella pittura pompeiana in RPGR, p. 17, 8. 1 semplice
accenno della decorazione esterna di un tempio, significa
che la scena si svolge presso un edificio sacro. e al di fuori
di questo.
|
(4) L’ipotesi è dell HUBAUX, in art. cit.
Ho volute lasciare inalterata la primitiva stesura di
questa mia esegesi anche dopo Ja pubblicazione dell’ articolo cit. STRONG-JOLLIFFE, dove a p. 80 sgg.. a proposite
dello stesso soggetto si propone, con varie riserve, la stessa
esegesi. E cid perché quello che era stato enunciato colà
in forma ipotetica, è qui aflermato in maniera definitiva,
presso l'estremità sinistra del quadro. La donna è
in atto di volgere quasi le spalle atterrita al combattimento. Ai suoi piedi a destra si osserva una
edicoletta, che è in sostanza una indicazione abbreviata di città in lontananza: certamente Ilio
di cui Laomedonte, padre di Esione, aveva innalzato le mura con l’aiuto di Apollo e di Poseidon.-
e perchè diversa è la via che ha portato alla medesima conclusione, essendomi io fondato essenzialmente su monumenti
di pittura, nell'articolo del « Journal » non ricordati, Rimando
però al detto articolo per tutti i possibili raffronti con monumenti di scultura, principalmente sarcofagi.
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SOTTERRANEO
696
È questo di Eracle ed Fsione un tema spesse
quadro e nella terracotta Campana, ¢ dato di osvolte trattato da scultori romani, e abhastanza poservare il momento drammatico culminante della
polare nella stsssa arte provinciale romana, con
applicazione preferibilmente a monumenti sepolcrali ‘”. ll soggetto però era anche abbastanza di
lotta tra l'eroe e il mostro.
trequente trattato in opere di pittura ©), oltre che
di plastica figulina ®. La stessa trattazione pittorica e prospettica del rilievo, con la figura di E-
Nel quadro stesso si può riconoscere un simbolismo mistico abbastanza trasparente, relativo alla
liberazione dell'anima dal male: o meglio alla
redenzione dell'anima finiziata, e perciò destinata
all'immortalità) dal terrore della morte ©).
Fig. 11. - Riquadro figurato della volta centrale forse Achilie € prigioniero troiano].
racle, veduta di schiena ©, dimostra la deriva-
8. ACHILLE E PRIGIONIERO TROIANO ? (hg. IT). —
zione di esso da un originale di pittura. Merita
En:ro uno dei quadri mezzani più prossimi al catino
tuttavia di essere osservato che le scene note figurate con questo soggetto mitologico, si riferiscono
dell'abside, le due figure che componevano il quadro
sono assai danneggiate. Ma nonostante tutto, è
di preferenza al
abbastanza facile, studiando attentamente i conmomento della liberazione di
Esione dopo la morte del mostro. Nel nostro ritorri dello stucee, riconoscere Ja presenza di due giovani nudi, i quali a tutta prima sembrano occupati
(1) REINACH, AR, 11, pp. 38. 84, 116; p. 300 (altare).
ROBERT, Sarkophag-Reliefs, IN, 1, tav. XLII
(2) RPGR, p. 190. Ai nn. 3 e 7 di detta pagina ricorre
il particolare della edicoletta in funzione di veduta panoramica, ai piedi della donna.
(3) ROHDEN-WINNEFELD, tav. CXXXI, con il soggetto
sviluppato più largamente.
(4) Cfr. RPGR, pp. 190, 7, la fig. di Telamone.
in un esercizio di lotta. Ambedue in piedi, visti
quasi di fronte, uno davanti ell'altro, insistono
‘5) Vedi riscontri in STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. 78.
Lo stesso contenuto simbolico e la stesso significato mistico
possono essere attribuiti alle figurazioni del mito affine di
Andromeda ¢ Perseo.
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l'uno sulla gamba sinistra, l’altro sulla destra.
Quest'ultimo tiene saldamente afferrati con la mano
nuda, la quale muove il passo per avvicinarsi alla
fiera.
sinistra i polsi dell'avversario, e sollevando la destra
ai di sopra del capo, è sul punto di colpire l'avver-
Il quadro ci fornisce elementi abbastanza precisi e sicuri per identificare nelle figure accennate
sario con l'arma che certamente egli teneva in
Dedalo e Pasifae con il toro in mezzo, oggetto delpugno. L'uomo tenuto prigioniero è destinato a
l'insano amore di quest'ultima. Notevole l’affinità
morte certa, impossibilitato com'è a difendersi,
formale di questa composizione con noti rilievi in
La scena è troppo mal conservata e priva di camarmo e terracotta, dove è Dedalo che consegna
ratteristiche speciali, per permetterci di dare con
assoluta sicurezza un nome qualsiasi ai personaggi.
Ma dall'insieme della composizione sembra di poter
a Pasifae la vacca di legno ©), Il mito di Pasifae
e Dedalo è frequentemente rappresentato nell'arte
ellenistico-romana. Lo si trova ripetuto su monuriconoscere qualche rapporto formale tra il
nostro quadro e l'episodio più volte riprodotto dall'arte greca e da quella etrusca, dei
prigionieri troiani uccisi da Achille pei funerali di Patroclo: Achille appunto sarebbe da
riconoscere nel giovane che leva sul capo
l'arma omicida ©. Il soggetto si presta in
modo particolare per decorazione di un sepolcro. come ci insegnano le pitture della
Tomba Frangois di Vulci, e il sarcofago di
Torre San Severo, e sembra fare perfettamente #fendant, per il suo contenuto, con
la scena descritta del sacrificio di Ifigenia.
9. DEDALO E PASIFAE ‘tav. XV d'ins,
fig. 12. — La scena del quadro opposto è
invece di abbastanza facile e sicura interpretazione. Occupa il mezzo del quadro la figura
di un toro situato di fianco a sinistra, con la
testa rivolta di fronte. A destra, dietro la
fiera, una figura virile di fronte,
vestita di
Fig. 12. - F'asifae e Dedalo (riquadro della volta centrale).
breve tunica cinta alla vita. Figura mal
conservata nei particolari (mancante la testa e parte
del braccio sinistro), tuttavia sufficientemente idenmenti sepolcrali, fra cui un sarcofago del Museo
del Louvre (Clarac-Reinach, p. :9 e un'urna citificabile in un personaggio di età matura, forse
in un vecchio, poichè è alquanto piegata. sulle
neraria del Museo Naz. Romano ”, oltre che
ginocchia. A sinistra,
alcosì freguentemente rappresentata su monumenti
luomo, la figura non ben conservata, ma pur fasepolcrali (la si ritrova in altra forma su urne
di fronte al toro
ed
cilmente riconoscibile, di una donna interamente
in
pitture, pompeiane e romane “. Forse la scena,
{2 Rilievo Pal. Spada, SCHREIBER. Hellenist. Reliefs,
tav. 8; ROHDEN-WINNEFELD, tav. CXXXVII, 1 (rilievo
(1) Per tutta la bibliografia relativa al soggetto, rimando
tardo) e testo. Lo schema figurativo del rilievo fittile corriagli articoli di E. GALII e L. SAVIGNONI, in «Ausonia »,
sponde esattamente a quello del riquadro a stucco.
|
/3) PARIBENI, Ji Afusco Nazionale Rom. p. 246.
ALTMANN, Grabaltdre. 192. Cfr. i] mite di Pasifae e il Mino-
VI, p. 118 sgg. Da respingere l’interpretazione proposta da
STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. 83, secondo cui nelle due
figure sarebbero da riconoscere i divini Gemelli; interpretazione eccessivamente sviluppata da J. CARCOPINO in e Rev.
d. Deux Mondes
» cit., p. 415 sgg.
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI,
tauro, sopra urne etrusche volterrane, 5. REINACH, FA, III,
(4) RPGR, p. 185.
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etrusche, cfr. E. Brunn-G. Korte, Le urne etrusche,
risale al IV secolo almeno av. Cr., riscontrandos
vol. II, tav. XXVIII), ha una portata allegorica
su coppe istoriate di stile falisco ©).
significando la vanità dell’ingegno umano incapace
di non condurre altro che al male, senza l’aiuto
divino.
11. CALCANTE E IFIGENIA (tav. XXIV, 1): —
La scena, pure a due personaggi di sesso diverso
inclusa nello specchio opposto, presenta un'azion
e una determinazione delle figure più esplicita dell:
10. ERACLE E ATENA (tav. XXIV, 2). — Dei
due quadri mezzani più prossimi alla parete su cui
precedente. Da sinistra si avanza una figura mu
si apre la porta d'ingresso alla Basilica, quello a
- liebre vestita di chitone ionico, la mano destr:
sinistra ci presenta duc figure stanti e conversanti
inerte lungo il fianco, la mano sinistra portata al
tra loro in posizione di quiete. A sinistra una figura
l'altezza del petto. I capelli della figura cadonc
virile nuda, vista dalla parte del dorso, di tre quarti,
ceriamente Eracle, portando appesa al braccio
sciolti lungo gli omeri, mentre una parte di essi è
raccolta nella mano sinistra di una figura virile
sinistro la pelle leonina, tenendo la clava appogdi fronte alla prima. L'uomo, vestito di chitoniscc
giata alla spalla e avendo inoltre la faretra al
fianco legata al balteo. La figura insiste sulla gamba
cinto alla vita, si avanza verso la donna, stringendc
sinistra, «avendo la gamba destra avanzata, in
con l'altra mano tirando a sè i capelli della donna,
destinata a morte sicura.
riposo. L'eroe, con ricca corona floreale sul capo,
solleva il braccio destro in un gesto d’incerta significazione verso la figura muliebre di fronte, vestita
di chitone cinto alla vita, con himation avvolto
al di sotto della cintura. La donna, di natura
guerriera, porta al fianco una spada pesante e
nella mano destra una spada con la punta in alto,
La scena ben si identifica con il supplizio di
Ifigenia ©). Al tipo di Ifigenia in Aulide appunto si
confà l'aspetto verginale, il tono dimesso, ma coraggioso e rassegnato della donna che si fa spontaregge con la mano sinistra abbassata una lunga
neamente incontro al supplizio. La scena quale noi
la vediamo, differisce profondamente dalla compolancia. Il gruppo viene interpretato facilmente
sizione assai più diffusa e teatrale, senza essere meno
come quello di Eracle e di Atena, senza che sia
espressiva, della
dato cogliere il contenuto mitologico particolare
del Poeta Tragico a Pompei ©’.
della scena che si svolge tra i due personaggi, e dei
nota pittura
murale della Casa
Fra : quadri mitologici della volta centrale distinguiamo, quanto alle dimensioni, quadri grandi,
gesti relativi ©.
Si può immaginare che l'artista abbia inteso
i primi tre, centrali della serie, di cui due soli conqui realmente di figurare l' apoteosi di Eracle,
servati; quadri mediani gli altri otto, avuto risenza mettere troppo in evidenza i caratteri salienti della scena. Non è tuttavia da dimenticare
guardo particolarmente all'ultima serie che ora: descriveremo, e che potremo denominare dei quadri
che il rilievo ripete
piccoli. Sono questi ultimi in numero di quattro,
sostanzialmente una pittura
Atena protende la destra verso il mento di Eracle,
riposanti sulle cornici longitudinali della vòlta e
situati non lontani dai quattro spigoli della vèlta
il quale tocca il braccio della dea © e dove l’apomedesima.
ercolanese (Reinach, RPGR,
pp.
21,
3),
dove
teosi dell'eroe è sottintesa allo stesso titolo. Comunque il motivo artistico, esattamente in quella forma,
(3) Vedi la coppa falisca da me pubblicata in « Notizie
Scavi»
1924, p. 328 (Corpus
Vasor.
Antig., Italia (Villa
Giulia), tav. 91).
(1) STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. 82, ritengono, con
qualche riserva, che sia qui appunto rappresentata l'apoteosi
di Eracle ‘per cui vedi R. EISLER, op. cit, p. 127), dopo avere
messo opportunamente in evidenza (p. 78) la predilezione
speciale dell’ideatore della decorazione dell’ipogeo per l’eroe.
(2) Altri richiami importanti, specialmente di vetri cemeteriali illustrati collo stesso soggetto, sono fatti da J. CARCOPINO in art. cit, «Rev. d. Deux Mondes », 1926.
(4) Così anche STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. 82, in
base alla pittura pompeiana in RPGR, p. 169, 2.
(s) Gvina RUESCH, p. 295. Maggior importanza per la
ricostruzione dell’originale di Timante, attribuisce E. PFUHL
(Malerei u. Zeichnung d. Griechen, p. 759, fig. 638) ai rilievi
di un altare cilindrico firmato da Kleomenes. Anche la composizione del riquadro a stucco ci avvicina più a quella
di Kleomenes, che alla nota pittura pompeiana.
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12. ANTIGONE E TIRESIA (tav. XXV, 2,0.
Da un esame minuzioso del quadro, si crede
— Il primo dei quadretti minori figurati in alto a
di poter inferire la stretta affinità di situazione fra
destra di chi entra, rivela, dopo attento esame, un
il quadro medesimo e il soggetto della tragedia gloriosa di Eschilo, 7 Sette a Tebe. In codesta tragedia,
caduti un per mano dell'altro i due fratelli Eteocle
e Polinice {v. 805), i quali ben possono essere idencontenuto specialmente tragico e funebre. All'estremità sinistra del quadro una figura muliebre giovanile seduta verso il centro stesso del quadro, sopra
un cippo, il braccio destro invisibile (forse caduto),
la mano sinistra abbandonata sulle ginocchia, il
tificati nei due cadaveri distesi al suolo, rimangono
le sorelle Ismene ed Antigone a far lamento su di essi.
Più celebre e significativa, per la leggenda e per la
dorso curvo, la testa china in avanti come sotto il
peso di un grave dolore. La figura presenta il seno
poesia, la figura di Antigone, sulla quale unicamente
e il fianco destro completamente nudi, mentre le
si è fermata l’attenzione dell’artista, riproducenpende dalla testa un himation che le copre tutto il
dola nella donna seduta, piangendo sui cadaveri.
Eschilo, quindi, fa intervenire l'araldo del senato
tebano {v. 1005 sgg.) a vietare solennemente alle
fianco e la gamba sinistra. Presso la figura sorge una
colonna adorna di una tenia intrecciata, sormontata
dallepithema di un vaso (evidentemente una colonna funeraria). A mezzo il quadro, in un secondo
due sorelle di seppellire il cadavere di Polinice,
mentre Sofocle nell’ Axutigone fa intervenire soltanto
piano, giace al suolo un ammasso in rilievo a tutta
Creonte a proibire il seppellimento di Polinice,
prima confuso, ma non tanto che a chi ben guardi
non si disegni a poco a poco come il contorno di un
come nemico della patria. Più tardi intervienc,
nella stessa tragedia di Sofocle, Tiresia indovino,
per indurre a miti consigli il tiranno Creonte.
corpo umano, nudo giacente, rappresentato obliquamente di scorcio, con le ginocchia alquanto
Sembrandomi di poter escludere per la identifisollevate a sinistra e la testa più vicina al riguarcazione dell'uomo ammantato, poichè questo interdante. Il braccio destro della figura giacente sembra fare arco intorno alla testa. Accanto a quella
viene nella scena in qualità di amico o almeno di
consigliere della donna, e non di nemico, la figura di
la testa e le braccia di altro corpo come caduto boc-
Creonte, dovremmo riconoscere nell'uomo o un
coni sul suolo.
Il significato drammatico, anzi tragico, della
donna ci è meglio rivelato dalla notevole affinità
messo o rappresentante del senato tebano, secondo
la versione di Eschilo, o meglio, secondo la versione di Sofocle, l'indovino Tiresia; il quale, sebbene
di atteggiamento con la figura di Ifigenia ricononella tragedia non comparisca nella funzione che
sciuta nel quadro n. 6. Incontro alla donna si avanza
ha nel quadro, pur tuttavia risulta realmente venir
da destra una figura virile, in apparenza di età matura, sebbene non si possano più discernere i tratti
di lontano, ed è inoltre il vero intercessore, sebbene
giunto troppo tardi, a favore di Antigone.
del viso, avvolta nella clamide, con alti calzari da
A quanto mi consta, nessun altro monumento
viaggiatore \embddes, muniti di correggiuoli alle
del genere ci è pervenuto dall'antichità, il quale illugambe, e bastone (rhábdos), ricurvo, nella mano sinistra. L'uomo, il quale ha tutto l'aspetto di persona
stri il mito in questa forma, o in altra forma anche di
poco somigliante. Giova osservare con quanto arche venga da un viaggio, protende verso la figura la
dire e con quanta maestria l'artista abbia affronmano destra, in atto di richiamo, come per avvertirla
tato il problema dello scorcio nei corpi inanimati,
della sua presenza e scuoterla dal doloroso torpore.
distesi, secondo uno schema che non trova riscontri se non nell'arte moderna ©).
(1) STRONG e JOLLIFFE, art. cit, p. 83, vedono qui
Elettra ed Oreste, con i cadaveri, sul suolo, di Clitennestra
e di Egisto.
(2) Non si comprenderebbero il costume e la funzione
del personaggio, una volta riconosciuti nel quadretto Elettra
ed Oreste. Indicazione questa, che non si accorda perciò
(3) L’interpretazione
di
Elettra ed Oreste
sì fonda
principalmente, credo, sui sarcofagi con l'illustrazione del
con gli elementi del quadro e con l'andamento dell’azione
matricidio (ROBERT, Sarkophag
- Rel. Il, tavv. LIV-LVI).
Quivi si osservano effettivamente i due cadaveri, ma il momento del primo incontro di Elettra ed Oreste-è passato da
tempo, e il dolore della fanciulla per la perdita del padre,
tragica.
è superato dalla soddisfazione per l'ottenuta vendetta.
Page 56
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13. CHIRONE
E
ACHILLE
(tav.
XXV,
1)
(quadretto opposto al precedente}. — Occupa i]
mezzo del quadro, avanzandosi da sinistra, un Cen-
704
Questo presenta assai maggiori punti, ammettiamo
pure casuali, di parentela formale con una pittura
stra. Il Centauro, barbato, con la zampa anteriore
vascolare, del periodo a figure rosse di stile severo
(Daremberg-Saglio, Dict., s.v. Centaurus, fig. 1368),
nella quale docente e discepolo sono l'uno e l’altro’
in piedi e di fronte. Nel timpano a stucco di una
destra sollevata nell'incedere naturale, protende in
edicoletta
alto la mano sinistra nella direzione del giovane,
avendo la destra all'altezza del capo. Si riconosce
Ila ricorre ancora una volta, secondo lo schema
usuale, il motivo di Achille e del Centauro), Eviqui il centauro Chirone il quale, secondo la legdente è il particolare carattere funebre del soggetto
genda, fu l'educatore di Achille, adombrato nel
in questo ultimo caso, dove il motivo noto è usato
insieme alla figurazione di Cerbero, di
tauro, mentre da destra si fa incontro ad esso un
efebo nudo, con clamide gettata sulla spalla sini
nell'interno
dell’Ipogeo di Pomponio
Ocno, delle Danaidi.
14. DONNA IN PIEDI E DONNA A SEDERE (tav. XV e fig. 13). — Una figura
muliebre vestita di tunica talare, cinta,
con manto che scende dal capo e che
sembra incrociarsi coi lembi sul petto,
si avanza da sinistra, reggendo con la
mano sinistra una lunga asta, forse un
tirso, da un'estremità delia quale pende
una tenia annodata‘). L'altra mane si
protende verso la mano, pure tesa, di
una donna, apparentemente di età matura, vestita di semplice tunica e seduta
al suolo, in aspetto di mendicante. JI
quadretto fu già interpretato come una
scena di divinazione o di nekyomanFig. 13. - Scene di strada - soggetto mitologico. - (riquadro della volta centrale).
zia 6! Certamente neli'intenzione dell'artista non si tratta, anche qui, di
una scena puramente generica, senza
giovane che gli sta di fronte. Il mito è ben noto,
soprattutto per il celebre quadro ercolanense nel
quale si vede Chirone seduto in atto di ammaestrare
un riferimento a fatti e persone determinate (©,
15.
DONNE
CONVERSANTI. — A
sinistra, fi-
Achille nel suonare la cetra ©); pittura dalla quale
gura muliebre in piedi di fronte, vestita di lunga
sembrano dipendere le figurazioni di taluni sartunica a corte maniche, un manto avvolto intorno ai
cofagi romani 6. Ma nessuna parentela formale
risulta esistente fra la pittura ercclanese. riecheggiata in uno dei quadretti della Tensa Capitolina
(S. Reinach, AR, I, p. 377,, e il nostro quadretto.
(1) REINACH, RPGR, pp. 166, 1.
(2} C. ROBERT, Archäol, Hermeneutik, p. 212, fig. 165
e 166. J. CARCOPINO, in « Rev. d. D. M.» cit. ricorda numerosi
altri personaggi mitologici con i quali potretbe essere identificato il giovane che prende lezione dal Centauro.
f3) F.G. NEWTON, Zhe Columbarium of Pontponius
Hylas, in « Papers of British School at Rome», V (1910),
p. 466 e tav. XXXVIII.
(4) Cir. la donna velata, con tirso nelis mano sin, in
una pittura della Domus Aurea, RPGR, p. 234, 7.
(5) STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. &3.
(6) Una qualche affinità formale può essere segnalata
tra questo quadretto e un quadretto pure enigmatico delle
pitture della Farnesina, riportato da S. REINACH, RPGK,
p. 332. 4. Per i! tipo di vecchia seduta, cfr. RPGR, p. 151, 7
{dal Celio).
Page 57
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fianchi e gettato sopra l'avambraccio sinistro, proteso di scorcio. Il braccio destro pende lungo il
fianco. In ciascuna mano erano degli attributi, non
più identificabili. À destra della prima e a notevole
distanza altra figura muliebre, pochissimo conservata, ma a quanto è dato capire, nella medesima posa.
Nei riguardi delle due donne collocate di fronte,
come in una scena di conversazione, valgono le
706
periferia. Da quanto rimane della figura. e specialmente dal braccio sinistro completamente nudo,
e dal braccio destro coperto sino all'altezza
del gomito, si arguisce che la medesima doveva
avere il seno e parte del ventre coperti di semplice tunica, o completamente nudi; le gambe
poi ricoperte dal manto ricadente dall’ òmero
destro 0),
osservazioni generale fatte per il quadretto precedente.
FIGURE SOPRA I PILASTRI E «OSCILLA»
NAVATA CENTRALE (tav. XXXVIII d’ins.).
La zona tra l'imposta della volta e quella degli
archi della pilastrata, nella navata centrale, rappresenta propriamente la continuazione del fregio
o fascione descritto dell'abside. Anche la decorazione figurata, consistente di grandi figure in piedi
sopra plinti sagomati al di sopra di ciascun pilastro,
ripete rigorosamente il motivo del fregio dell'abside.
È a dolere che di tutte le grandi figure, di nobile e
vigorosa fattura, collocate al pari di statue sui plinti.
nessuna sia giunta sino a noi in istato neppure mediocre di conservazione, e anzi di più di una essendo
caduto tutto il rilievo, non sia rimasto che il contorno, specie di si/houette, dato dal sottostante
strato d'intonaco più scuro.
Dal punto di vista della sintassi decorativa,
codeste figure isolate sopra i pilastri, occupano il
posto delle Cariatidi dipinte sopra i candelabri
divisori del riquadro nelle pitture parietali della
casa alla Farnesina («Monum. Inst.» XI, tav. 44;
XII, tavv. 5, 18, 23).
Fig. 14. - Figura prima di coronamento de: pilastri
:
(Baccante).
2. Figura sopra il secondo pilastro a sinistra. —
1. Figura sopra il primo pilastro a sinistra. —
Sul lato sinistro della navata, la prima figura
La figura muliebre, sempre rappresentata di fronte,
della serie, a cominciare dall'ingresso, è quella di
come
una Baccante in piedi, stante sulla gamba destra,
stringendo con la mano destra il lungo tirso, il
quale tocca terra colla estremità inferiore, mentre
e di gran parte del rilievo centrale sul petto
e sulle gambe, risulta meglio conservata delle
altre, giacchè si riconosce perfettamente in essa la
dalla mano sinistra, rivolta verso terra, pende il
cembalo adorno all'intorno di sonagli o Hxtimrabila,
con tenia annodata, dai lunghi lembi (fig. 14).
Della figura non si conservano che le braccia,
con gli attributi, e alcuni tratti del corpo, alla
le
precedenti,
pur mancando della
testa
(1) Il più prossimo termine di confronto con questa
figura, ci è offerto dallo stesso monumento. nelle picture dello
zoccolo del vestibolo ved. sopra, fig. 2. Baccanti isolate
con tirso e cembalo nelle mani, incontriamo di frequente nel
repertorio delle pitture pompeiane (RPGR. p. 130. 2: p. 132,
3; p. 134, 8).
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tunica, lunga soltanto fino alla caviglia, e inoltre
uno scialle o mantelletto ‘ckldina o palla) gettato
cole basta forse a farci riconoscere in questa figura
sugli omeri, e gli avambracci rappresentati protesi
presso le tombe, e come tale facile ad incontrarsi
nella pittura pompeiana e romana, specie augulateralmente, ma in realtà di fronte, stringendo
con ciascuna mano una fiaccola ardente ‘fig. 15). I
piedi della figura non sono letteralmente piantati
sul suolo, come avviene nelle figure simili, ma pog-
Ecate, divinità onorata di un culto particolare
stea ©), Il riconoscimento di Ecate incoraggia a
vedere altrettante divinità nelle figure affini di
coronamento dei pilastri di questa navata.
giano a terra leggermente, soltanto con le punte del
3. Figura sopra il terzo pilastro a sinistra, —
Della
figura,
al
solito
muliebre, stante, non si
conserva che una piccola parte della periferia del
rilievo. Da che si arguisce che il personaggio non era
già rappresentato esattamente di fronte, ma al.
quanto girato a sinistra, con la testa vôlta abilmente
tuttavia dalla parte del riguardante, e cioè girata
in senso opposto alla persona. Vedesi
il braccio
sinistro, nudo con la mano sorreggente il lembo
di un drappo; la mano destra è sollevata aperta
verso l'alto, priva di attributi.
4. Figura sopra il primo pilastro a destra. —
Tipo statuario femminile, pure appartenente al
ciclo bacchico, con lungo tirso stretto dalla mano
destra e con una specie di cratere a campana, 0
profondo Adntharos, tenuto per una delle anse con
la mano sinistra. Della figura, il cui rilievo a stucco
è completamente caduto, non rimane che il puro
contorno rimasto sulla superficie dello stucco, tuttora aderente alla parete intorno ai margini della
figura. La quale era vestita di peplo dorico lunghissimo fino ai piedi, con apöptvgma all'altezza dei
fianchi. lì corpo della figura era visto completaFig. 15 - Figura seconda di coronamento dei pilastri.
mente di fronte; mentre il volto doveva essere disegnato di tre quarti, rivolto a destra e alquanto
pollice e dell'indice, le altre dita distese da ciascuna
inclinato sulla spalla sinistra, dalla stessa parte,
parte a ventaglio.
cioè, dalla quale ia figura protende il dxtharos +:
La figura in rilievo, tenuto conto dello stato
di conservazione, non si presenta come una delle
più naturalisticamente eseguite, ma anzi come un
modello di arte arcaizzante, detta anche neoattica,
di cui abbondano esempi nella decorazione del
monumento.
La donna sembra reggersi. per un miracolo di
equilibrio, sulle punte dei piedi, mentre. in realtà,
tutto dipende da un'errata, o convenzionale, visione prospettica dell'artista. L'attributo delle fiac-
(1) Casa romana delia Farnesina «Mor. Ist.» XII,
tav. 18 ; Casa di Livia « Röm. Mitt. » cit, p. 7 ; Villa di Fannio
Sinistore, BARNABEI, op. cit., p. 74 sg. (figg. 17 e 18). Non
e certo che possa trattarsì di Ecate nella figura muliebre
con fiaccola, eseguita a stucco sopra una tomba di Pompei
e riprodotta da MAZOIS, Auines de Pompei, 1, rav. 25. Le
fiaccole sono attributi anche di Juno Lucina (ALTMANN,
Grabaltére,
p.
112).
(2) Figura muliebre {Arianna i} con Adnaros e tirso
per attributi, dalla Domus Aurea, in S. REINACH, RPGR,
p. 50, 6 (ivi indicate come Demetra o Kore); inoltre Dioniso
barbuto, in lunga tunica e con gli stessi attribut, ivi, p. 118,
Page 59
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s. Figura sopra il secondo pilastro a destra.
(fig. 16). — Personaggio muliebre stante di fronte,
vestito di lunga tunica e di manto, il quale scende
dalla testa sugli omeri e sulle braccia. Della figura
non rimane che tutto il fianco destro, con l’avambraccio munito di armilla, il quale esce obliquamente dal manto, la palma della mano aperta verso
terra, tenendo fra le dita un attributo oggi non più
riconoscibile. Rimane ancora, oltre un lembo del
710
ma tutti allo stesso modo pendono da un doppio
nastro (rvtta:, il quale figura come assicurato alla
cornice, stringendosi in un doppio nodo a fiocco
a una maggiore o minor altezza dall'osc/llum, e
ricadendo in ricchi lembi al di sotto di questo ™.
Sopra il primo arco a sinistra vediamo: a) breve
pedum pastorale ricurvo e siringa, insieme legati
e pendenti dal nastro. Seguono sopra gli archi successivi: 6) timpano ovale con pendagli, legato
manto sul fianco sinistro, la parte inferiore della
tunica, disegnata a grandi pieghe verticali, con le
dita dei piedi uscenti di sotto l’orlo della tunica,
Dell’avambraccio sinistro non rimane che la traccia
lasciata dallo stucco caduto,
sull'intonaco della
parete. L'avambraccio era sollevato, e forse le dita
della mano stringevano un lembo del manto ricadente sugli omeri, come per iscostarlo dalla persona.
6. Figura sopra il terzo pilastro a destra. —
Della figura e della relativa base insieme, non rimane che la s//4onette nera lasciata dalla caduta
del rilievo in stucco sul fondo grezzo della parete.
Da quanto rimane non si arguisce se non che la
figura, di fronte, era vestita di tunica senza maniche, e portava dietro gli omeri una specie di scialle,
di cui con le dita chiuse della mano destra sollevata,
l'unica rimasta, stringeva uno dei lembi. Con la
sinistra abbassata stringeva un altro lembo dello
scialle, che lasciava poi ricadere verticalmente. La
figura doveva essere in origine una delle più aggraziate e delle più interessanti artisticamente.
Fig. 16. - Figura terza di coronamento dei pilastri.
« OSCILLA » DELLA NAVATA CENTRALE. — Dalle
due cornici longitudinali, che limitano a destra
insieme con un tirso: c) cestello di vimini a pareti
e a sinistra la decorazione della vòlta della navata
cilindriche,
centrale, penduno al di sopra dei pilastri e lungo
o di mirto, i quali escono fuori
la verticale che passa per il sommo di ciascun
sinistra,
arco, degli oggetti o gruppi di oggetti annodati a
trofeo, quali noi chiameremo genericamente col nome di oscilla. Gli oscilla, originariamente in numero
di otto, si trovano alternati tra l’una e l’altra delle
grandi figure descritte che sormontano i pilastri.
Essi variano quanto a composizione l'uno dall'altro,
(1) Oseillum è anzitutto una figura © anche una semplice
maschera umana appesa ai rami di un alberu sa cro, Successivamente lo stesso termine viene esteso a qualsiasi specie
di oggetto votive appeso all'albero "DAREMBERG-SAGLIO,
Dict.. >. v. Oscillum. . L'uso di appendere oggetti votivi era
giustificato sia dal bisogno di purificare Varia e liberarla
dai cattivi spiriti. sia dall'intento di onorare l'albero in st
contenente
rami
fronzuti,
a
di
alloro
destra e a
formando un elegante motivo floreale;
come simbolo della divinità cui era dedicato, o anche come
6; Baccante, ivi. p. 128, 7: figura isiaca (in funzione di
Cariatide) dalla Domus Aurea, ivi, p. 159, 7; etc.
l'oggetto in cui poteva miracolosamente tramutarsi lo spirito dei trapassati C. BOETTICHER, Bawnkultus d. Hellenen;
BAUMEISTER, Denbyndio d. À. A., 3. v. Baumkuliusi.
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d) timpano con pendagli e due tibie incrociate, di
vata destra, il che fa supporre sia questa appunto
cui una ad estremità ricurva e ingrossata.'
L'oscillum disegnato sopra il primo arco di destra
l'ultima parte eseguita della decorazione del monumento.
è caduto. Altrettanto dicasi del secondo, dalla stessa
L'inferiore qualità dello stucco, ma principalparte, dove pure sembra di scorgere tracce di una
mente la mancata rifinitura, deve essere stata la
siringa € di un pedum pastorale, a estremitä ricurve.
causa determinante di molte delle lacune verifi-
Sopra il terzo arco pende un oséillum composto di
timpano e doppia tibia. Al posto dell ultimo oscillum, caduto, rimangono tracce sicure del noto cestello cilindrico.
catesi nel rilievo delle numerose figure, col distacco
di intieri strati di stucco male aderenti al fondo.
Abbiamo infatti veduto come sulla vòlta della navata centrale tali lacune si riducano a ben poco.
Tutti questi medesimi e motivi simili si trovano
La linea divisoria della vòlta e delle pareti a piombo,
ripetuti, come appresso si vedrà, entro le riquadrature a specchi lungo le pareti della sala, e anzitutto,
è marcata, sulle due navate, da un fascione sagoperò, nelle arcate medesime, sulle fronti guardanti
causa del notevole aggetto dello stucco. Allo scopo
le navate laterali, dove si trovano alternati nella
maniera solita, con grandi figure al di sopra dei
pilastri ©.
di evitare l'inconveniente, preveduto a suo tempo,
mato aggettante in istucco, qua e là caduto a
il fascione era stato armato, come oggi si dice,
mediante pernî o arpioni di ferro infissi nel muro
alla distanza di 20-30 cm. uno dall'altro, e spor-
NAVATA SINISTRA
(tav. XXVI, 2).
genti tanto quanto era concesso dalla sagoma del
fascione; come tuttora si vede.
Quanto al sistema di riquadratura, ambedue le
DECORAZIONE DELLA VÒLTA. — La decorazione
volte minori sono anzitutto divise, nel senso della
a stucco delle vòlte, nelle navate laterali, si dimolunghezza, in cinque fascioni, di cui i due estremi, i
stra, rispetto a quella della navata centrale, di una
più bassi, sono anche i più stretti. I due fascioni
molto maggiore semplicità, così nel sistema adottato per la riquadratura, come nella composizione
dei singoli quadretti. Anche la finitezza artistica
successivi, verso il sommo della vòlta, sono alquanto
delle figure è minore. È certo che lo sforzo degli artisua superficie, mediante listelli trasversali, in risti addetti alla decorazione del monumento, si è
quadri varî. La divisione del fascione centrale è
maggiormente raccolto, e quasi esaurito, nelle parti
più in vista di quello, cioè nel vestibolo e nella naperò diversa da quella dei fascioni laterali, divisi
due a due secondo lo stesso sistema. Conviene osvata centrale della basilica. La stessa decorazione
servare che la divisione del fascione centrale di
della parte inferiore dei muri perimetrali, nulla lascia
una navata non corrisponde esattamente a quella
più larghi, mentre più largo di tutti risulta il fascione centrale. Ciascun fascione è poi diviso nella
a desiderare per la bontà della esecuzione artistica
dell'altra. Il fascione centrale della navata sinistra,
dei soggetti. Sulle vòlte delle navate laterali, inquella che sarà qui descritta per la prima, è diviso
vece, non solo il disegno delle figure è spesso sommario e poco corretto, ma la qualità stessa dello
nella sua lunghezza in otto riquadri di grandezza
stucco sembra essere più grossolana, e perfino il
destra è diviso in nove riquadri. J listelli divisorî di
fondo uniforme, sul quale spicca a rilievo la riquadratura coi varî motivi ornamentali, sembra lungi
dall'aver ricevuto l'ultima mano: tanto è scabra €
granulosa la superficie dello stucco. Meno rifinita
codesti riquadri non s'incontrano, ma si alternano
dell'altra è sotto questo riguardo la vòlta della na{1) Precisi riscontri agli oscilla della Basilica ci sono
offerti dalla decorazione delle volte della Farnesina (« Memoirs »
cit, tav. III e tav. V, 1).
variabile, mentre il fascione centrale della navata
con i listelli divisorî dei fascioni laterali ‘,
Ciascuno degli otto riquadri (I-VIII) è occupato da un motivo figurato diverso, il quale ora
campeggia interamente libero nel riquadro (III-VI),
(2) Vedi perciò l’utilissimo schema ‘di ripartitura delle
due vàlte minori, nell'art. cit. di STRONG e JOLLIFFE, p. 87
(figg. 9 e 10.
Page 61
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ora € incluso in altra figura geometrica (gli altri 6),
schera gorgonica, oggi priva, costantemente, di
nell’interno di quello. Così una superficie romboidale
è inclusa entro ciascuno dei riquadri estremi e in
tutto il rilievo della faccia, avente all'intorno una
uno dei riquadri di mezzo. Gli spazî intermedi, triangolari, sono occupati da rosette quadripetale. Nel
primo dei riquadri romboidali, a sinistra entrando,
è una figura di Tritone (tav. XXVII, 1), mancante
del rilievo di tutta la parte superiore del corpo, a
causa dello stucco caduto. La lunga coda del Trifitta corona, o raggiera, di ciocche ondulate e due
alette aperte sopra le tempie. Ciascuna maschera
gorgonica (come ciascuna figura di Tritone) è rivolta con la sommità del capo verso il centro del
fascione (tavv. XXVII e XXVIII).
Alternati ai riquadri predetti sono infine i riquadri III e VI, nei quali la riquadratura interna è
tone, avvolta a spire serpentine, termina in una
soppressa, occupati ciascuno da una figura umana,
pinna a ventaglio. Due maggiori pinne, espanse pure
a ventaglio, si veggono anteriormente, sotto il tronco
umano della figura, al posto delle gambe. La figura,
intiera, diritta: un Erote e una Vittoria. I due rivolge indietro la testa, stringendo con la mano
sinistra sollevata un oggetto acuminato, dell'apparenza di un pugnaletto, mentre l'altra mano, conservata col braccio sino al gomito, risulta vuota.
quadri sono i maggiori della serie, e tuttavia di
dimensioni tra loro diverse. Nel primo si vede di
fronte un Erote volante (tav. XXVII, 2), di cui
rimangono solo le gambe e parte delle braccia €
delle ali. Le mani levate all'altezza del capo reggevano un lungo drappo il quale appariva fra ie due
Lo stesso motivo all'incirca è ripetuto nel IV
mani come gonfiato dal vento, formando un arco
riquadro (tav. XXVII, 2), dove del Tritone, di pro
filo a destra, non rimane che assai poco, essendo
sopra la testa, secondo un motivo eminentemente
pittorico e frequentemente usato nell'arte del primo
venuti meno
i vari strati dello stucco, fino alla musecolo dell'Impero in monumenti vari, nonchè nello
ratura. Dalle scarse e incerte tracce lasciate dallo
stesso nostro Ipogeo, nella figura muliebre del catino
stucco a rilievo, non è possibile arguire se al torso
dell'abside (vedi coi. 547). Nell'altro riquadro una
del Tritone si intrecciasse in un abbraccio il corpo
Vittoria di fronte “tav. XXVIII, 1), vestita di lungo
di una Nereide seduta sul dorso di quello.
peplo, stringendo colla destra l'eisa di una spada,
Nel riquadro VIII, all'estremità superiore del
tenuta verticalmente, con la punta rivolta in alto,
fascione, vedesi lo stesso tipo di Tritone, fedel-.
ed avendo già nella sinistra protesa un lungo ramo
mente ripetuto, rivolto a destra, del quale bensi ridi palma. Il rilievo della testa, del tronco e delle ali
conoscono questa volta il capo e le spalle. Sul dorso
di quello sta seduta, volgendo le spalle al riguarè quasi intieramente caduto.
dante, una Nereide, le cui gambe coperte da un
indumento, forse il manto, pendono dalla parte
trale, sono divisi ciascuno in sei riquadri, di cui i
più lunghi e maggiormente ricchi di figure (quattro
opposta del corpo del Tritone. La Nereide, riconoper ogni riquadro, sono quelli alle estremità di ciascun fascione. Tutti i riquadri, eccettuati quelli
I due fascioni intermedì, tangenti a quello censcibile appena nei contorni, coni capelli mossi dal
vento, tiene sollevato con la mano destra un ogche fra poco diremo, sono animati da scene a due o
getto che facilmente si riconosce per un cembalo
più personaggi. Sopra quattro riquadri soltanto,
(tav. XXVIII, 2.
due per ogni fascione, sono rappresentati motivi
I riquadri Il, V e VII del fascione sono tutti
notevolmente più corti dei precedenti descritti.
inanimati, di un carattere affatto particolare, ma
Affatto identiche risultano le dimensioni dei due
primi, di m. 1.20 di lunghezza. Di circa 10 cm. più
corto, quasi quadrato, l’altro. Entro i primi due ridella decorazione.
tali che s'incontreranno più volte in altre parti
QUADRI MITOLOGICI E VARÍ
quadri ne è iscritto, con un certo intervallo, un secondo, a listelli più sottili, paralleli ai lati del primo.
La riquadratura interna è stata soppressa nel terzo
APOLLO E MARSIA (tav. XXIX, 1). — All'estremità di uno dei fascioni intermedi, dalla parte delriquadro, più piccolo degli altri. Al centro una mal'ingresso, è rappresentata la scena finale del mito
MONUMENT) ANTICHI. — Vol. XXXI,
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di Apollo e Marsia, col supplizio di questo ©. A
516
della scena, su rialzo roccioso, la figura stessa del
dio, in costume di liricine, con lungo chitone ed
himation pendente dagli omeri. La figura, dal capo
renza tenuti dalla mano sinistra della figura non si
stenta troppo a identificarli con le musiche tibie,
occasione funesta della disgrazia di Marsia.
Dietro il sedile roccioso di Apollo sorge, parti
colare pittorico e paesistico destinato a servire di
adorno di corona, e dai lunghi capelli annodati,
contrapposto al trorico arboreo, una lunga ed esile
sembra, sulla nuca, regge in posa normale, con la
sinistra, la grande lira eptacorde, mentre tiene
abbandonato il braccio destro lungo la coscia. La
gamba destra è arretrata col piede sollevato, mencolonna liscia, priva di capitello, sormontata unicamente da piccolo epithema di forma rotondeggiante. A due terzi dell'altezza della colonna, una
tenia annodata.
tre la gamba sinistra è spostata in avanti, con la
La scena descritta ricorda molto davvicino il
pianta del piede che tocca completamente terra. 11
dio tiene alquanto curva la testa e abbassato lo
rilievo illustre della base di Mantinea, con lo stesso
cominciare da sinistra, vedesi seduta verso il centro
sguardo verso una figura apparentemente di donna,
di aspetto giovanile, la quale gli sta inginocchiata
dinanzi, protendende le braccia e le palme aperte,
in atto di implorazione. Di questa figura non si conserva al completo altro che la testa, il rilievo a
stucco essendo altrove caduto.
Precisamente all'estremità opposta del quadro
è la figura di Marsia, nudo, dai lunghi capelli e dalla
barba incolti, di profilo;
sta in piedi, tenendo una
gamba accavallata sull’altra, avendo il polso del
braccio destro legato al braccio sinistro e questo a
soggetto (S. Reinach, AR., I, p. 185). La figura del
dio pare quasi ricalcata su quella del rilievo di
Mantinea, tanto grande ne è la somiglianza sostanziale e formale. Anche nelle due rappresentazioni
dello schiavo Scita sono da rilevare notevoli caratteri di parentela.
11 rilievo di Porta Maggiore, dato il soggetto così
frequentemente ripetuto su sarcofagi, stucchi e
pitture di arte romana ©), non presenterebbe un
interesse speciale, se non vi fosse la misteriosa
figura implorante. A proposito della quale, una
volta accettato il sesso femminile della figura, altro
sua volta legato al tronco di un albero contorto e
privo di rami lunghi e di foglie. 11 Sileno, presago
non si è potuto affermare, con più o meno baldanza,
della sua sorte, tiene il mento reclinato sul petto,
inconcepibile sembri l'umiliazione di una divinità
in aspetto di rassegnato abbandono. Nonostante il
ad un'altra di grado pari o inferiore ©), e nessuna
trattamento di profilo, l'artista ha voluto rappresentarci, in uno scorcio invero poco felice, ambedue
testimonianza letteraria o di arte figurata suffraghi
d'altra parte una così audace interpretazione.
le spalle della figura. Nel campo compreso tra il
La quale, inaccettabile per se stessa, riposa però
Sileno e la figura inginocchiata è ancora una figura
sopra un equivoco. Questo consiste nel ritenere
sia quella inginocchiata una figura di donna, mentre
virile in piedi, mal conservata. Da quanto rimane
si arguisce che il personaggio, vestito di breve tuse non che trattasi della frigia Cibele, anche se
si tratta in verità di una figura maschile, di giovinetnica cinta alla vita, era rappresentato di fronte verso
to. Lo stucco appartenente al tronco e alla parte inil riguardante. Il bracrio destro vedesi tuttora
pendere lungo il fianco della figura, mentre la mano
feriore della figura è caduto, in maniera che i bordi
sinistra, simulata all'altezza del petto, era supposta
disorientare a tutta prima sulla natura del persostringere due oggetti a corpo diritto
e sottile che si
prolungano obliquamente oltre il braccio destro.
Si riconosce qui agevolmente lo schiavo Scita, incaricato del supplizio del Sileno; gli oggetti in appa{1) Quadro già riprodotto da E. GALLI, in Afersia Sileno,
e Memorie della R.
Accad.
dei
Lincei,
Scienze Morali »
ser. V, vol. XVI, anno 1920, fasc. I. tav. 1. Cfr. STRONG
e JOLLIFFE, art. cit, p. 9osgg. fig. 14.
della lacuna derivatane, delineano delle forme atte a
(2) Per i sarcofagi, ved. C. ROBERT, Antiken Sarkophagretiefs, VII. 2, tavv. LXIV-LXIX,
(3) Si vede nella pefiée Santangelo al Museo Naz. di
Napoli (« Guida Ruesch », fig. 128, p. 492) Afrodite inginocchiata a piedi di Zeus, onde implorare da lui la grazia della
vita per il giovinetto Adone. Ma la natura della scena e
delle varie divinita che la compongono, lungi dal confermare,
tende ad escludere la possibilità di un incontro a tanta disparità di condizioni tra Cibele ed Apollo,
Page 63
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naggio. Questo era forse vestito di un chitonisco
stretto alla vita e lungo fin sopra il ginocchio, un
quadro di uguali dimensioni, composto dello stesso
numero di personaggi (quattro), taluni dei quali
poco affagottato sul petto in seguito al movimento
devon essere identificati con personaggi del quadro
precedente.
delle braccia ©. Ma per giustificare | andamento
della lacuna non € strettamente necessaria la presenza di questo indumento. Sulla testa del giovinetto il berretto frigio a lembi svolazzanti, copricapo
assolutamente maschile, attesta da solo il sesso del
personaggio. L'errore è derivato dall’interpretare
la casuale insenatura sotto il collo come la sagoma
di un ampio seno femminile, e dalla nessuna impor-
Da sinistra verso destra vediamo anzitutto, di
profilo, una figura d'uomo barbato, dai lunghi e
incolti capelli, seduto su modesto rialzo roccioso.
Il tronco robusto, ben disegnata, e le braccia sono
completamente nudi. Soltanto intorno alle cosce
si avvolge un mantello, i cui lembi ricadono poi
tanza data al berretto frigio, neppure riconosciuto
per tale, come elemento fondamentale della ricerca.
a terra, tra le ginocchia della figura ; le cui gambe
si presentano nella stessa posa di quelle dell'Apollo,
mentre le dita delle mani s'intrecciano oziosamente
La composizione mitologica
sopra il ginocchio destro, ricordando un po’ nella
non presenta in sostanza che lo schema tradizionale già noto per
posa caratteristica l'Ares Ludovisi. La faccia arguta,
trovarsi consacrato in opere di arte contemporanea,
da Sileno, ci permette con sufficiente certezza di
identificare la figura con Marsia. Lo sguardo dell'uomo è raccolto intensamente sopra una figura
come le pitture e gli stucchi riuniti da S. Reinach
in RPGR. p. 30 (vedi
ivi specialmente la pittura ercolanese, indicata col n. 5). Cadono di conseguenza tutte le macchinose interpretazioni finora
tentate per supplire con peregrina erudizione alla
muliebre, la quaie essendo diretta verso destra,
si arresta con la persona di tre quarti a destra,
volgendo la faccia indietro di tre quarti, verso
La composizione del nostro rilievo, oltre che
l'uomo seduto. La donna, vestita di chitone dorico
lungo, e di himation passato strettamente sotto
presentarsi assai sobria e fedele alla più pura tral'ascella destra, protende obliquamente il braccio
dizione artistica, è del resto condotta colla maggior
destro con la palma aperta verso terra e tiene in
osservanza della simmetria, e manifesta perciò stesso
la sua derivazione da modelli della grande arte 6),
posa orizzontale il braccio sinistro col pugno chiuso,
mancata intelligenza dell'opera d’arte ©.
presso il fianco. La figura apparisce priva di qualsiasi
MARSIA E ATENA. — APOLLO E
UNA Musa
attributo,
utile
a
darne
un’identificazione
sicura.
corrispondenza
Segue a una certa distanza a destra, ancora
con la scena descritta vedesi sul fascione opposto un
una volta, la figura giovanile seduta del dio Apollo,
(tav. XXX, 1, 2).
— In
À
perfetta
nudo, con semplice drappo avvolto intorno alle
{1% Il giovinetto Olimpo inginocchiato davanti ad Apollo
si ritrova sopra qualche rilievo di sarcofago. Tale il frammento
riprodotte in MULLER-WIESELER, Denkmäler, 2, 41, 491
(Cfr. ROSCHER, Zex.. III, 1. p. 863).
cosce e disteso lungo tutta la gamba sinistra. Il
sedile è questa volta di forma parallelepipeda, fiancheggiato da colonna liscia, senza capitello. La
(2, È questo uno di quei casi di errata interpretazione
in
posa delie gambe è identica a quella delle figure
base a una falsa « visione» dell’opera d’arte, di che C. RoBERT offre esempi significativi al principio della sua Archäel.
Hermeneutik. V1 nostro rilievo col supplizio così ovvio di
Marsia, ha dato sinora da fare agli archeologi, quanto i dipinti
di Ercolano, infedelmente riprodotti, davano un giorno da
fare agli Accademici Ercolanesi (ivi, p. 5 sgg.). Trattandosi
però di fotografia di opera mutilata dal tempo, a una precisa
visione deve aggiungersi qui il sussidio di una saggia ricostruzione.
virili sinora vedute. La mano sinistra, invisibile,
(3) J. CARCOPINO, in e Rev. des Deux Mondes» cit.
fa risalire la figurazione della gara di Apollo e Marsia alla
scuola pergamena, la scena del supplizio, nel caso speciale,
al quadro di Zeusi, esposto nel tempio della Concordia, sul
Föro (PLIN., 7. A. 35, 66).
della figura, regge l'alta cetra eptacorde sollevata
sopra la coscia. La mano destra si appoggia, in
un gesto di profondo abbandono, sul capo, leggermente. inclinato su! petto #. Di fronte ad Apollo,
con breve intervallo da questo, sorge di profilo
una figura muliebre stante, certo una Musa, dalla
(4) Cfr. Disco det Museo di Dresda, con il supplizio
di Marsia. AMELUNG, Führer durch die Antiken in Florenz.
p. 63. HUBAUX, art. at, fig. 10 e p. 69.
Page 64
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testa cinta di corona, con lungo chitone e himation
trattamento sommario delle figure in genere sulle
avvolto strettamente intorno alla persona e al braccio sinistro. L’avambraccio destro, nudo, si appoggia alla sommità di un pilastrino. La palma della
mano si apre in direzione del dio, in un gesto orapareti delle navate minori, è pur lecito ritenere
torio ©. Tra i due personaggi ha dunque luogo una
con aria di interrogativa curiosità verso la dea
che fa l’atto di allontanarsi.
conversazione, il cui oggetto ci rimane oscuro.
Hubaux ha voluto riconoscere nella fig. muliebre
che nel rilievo informe siano state dall'artista adombrate le tibie, gettate dalla dea ai piedi del Sileno.
I] quale, standosene comodamente seduto, guarda
Per chi vorrà far buon viso a tale nuova inter-
(art. cit., p. 68 e fig. 9 ivi) «la déesse phrvgienne,
pretazione, una conseguenza importante deriva
s'efforcant d'obtenir la grâce du joueur de flute ».
dalla spiegazione dei due quadri testè descritti:
e cioè, che le scene mitologiche rappresentate nei
fascioni intermedi, sono tra loro collegate da una
Ma lH. non ha forse riflettuto che in questo caso
noi avremmo un dis della scena precedente, o una
variante inutile della medesima.
Dal punto di vista della esegesi le quattro figure
affinità sostanziale, oltre che formale: quella, ad
esempio, all'estremità di un fascione, con Valtra
formano due gruppi staccati fra loro e affatto
corrispondente dell'opposto fascione, integrandosi
distinti e indipendenti Puno dall’altro. L’azione
una con l’altra. Nel caso delle due scene col Marsia,
mitologica del secondo gruppo sembra nulla o quasi
dal punto di vista del metodo, la illustrazione del
nulla, riducendosi a una pura e semplice scena di
conversazione tra Apollo e forse una Musa. Un'azione più serrata e più interessante si svolge tra
le figure del primo gruppo, in cui già abbiamo cresecondo quadro avrebbe dovuto precedere quella
dell'altro. Ma a causa della varia disponibilità di
elementi interpretativi sicuri, mi è sembrato più
opportuno incominciare con la illustrazione del seduto di riconoscere Marsia. Quale sia quest'azione
condo quadro. in cui si rilevano elementi in parte
non è facile definire. fino a che non sia chiarita
identici a quello del primo riquadro e tali da perla natura della figura muliebre, in piedi. È certo
metterci l'identificazione di quelli nel secondo G:.
che questa, rappresentata nell'atto di volgere lo
sguardo indietro vivacemente,
ricorda,
anche a
ORESTE ED ELETTRA :?; — A immediato contatto
con il quadro rappresentante il supplizio di Marsia,
prescindere dalla figura di Marsia, il movimento
caratteristico della statua di Atena al Museo di
segue, lungo lo stesso fascione, un riquadro minore,
Francoforte.
statua appartenente già al gruppo
grande la metà, con due personaggi (fig. 17). A
-mironiano di Atena e Marsia, come si vede nella
destra una figura muliebre, mal conservata. dal
ricostruzione del Bulle ©’. Anche la nostra figura
può rappresentarla nell'atto di gettare a terra sdelungo chitone tuttavia ben riconoscibile, seduta di
gnata le tibie. L'assenza di attributi nella figura
di Atena non costituisce ragione sufficiente per
respingere la proposta interpretazione. Sembrano
a tutta prima mancare le tibie, la cui presenza è
indispensabile in una scena del genere. Ma se
guardiamo attentamente sull'esile striscia in rilievo,
che fa da piano di posa delle figure, etprecisamente
presso
le dita del piede sinistro del Marsia, vedesi
un oggetto qualsiasi eseguito in rilievo. Dato il
(1) Gruppo gia riprodotto in «J.H.S.> cit, fig. 13
(p. 89}.
(2) H. BULLE, Zine neue Ergänzung der Myronischen
Athena zu Frankfurt a. M., in « Jahrb. d. Instituts» 1911,
P- 175 sgg., e » Denkmäler d. Instituts» IIl, tav. 9.
profilo a sinistra su sedile liscio, di forma parallelepipeda, collocato sopra un basso podio. La donna,
(3) Il più valido ed importante documento a favore dell'attuale Wnterpretazione è costituito dalla volta decorata
di un monumerto sepolcrale romano di buona epoca. andato
perduto, ma riprodotto in tratti sintetici espressivi in un
foglio del Coder Pighianus, pubblicato da O. JAHN {« Berichte
d. Kon. Sachs. Gesellschaft d. Wissenschaft. Phil.-Hist.
Classe », 1869, tavv. I, III e IV); dove trovasi ripetuta da
una parte del nascimento della volta, la scena della gara di
Apollo e Marzia. dalla parte esattamente opposta la scena
del supplizio. La decorazione di codesta volta di monumento,
come, più che dal testo illustrativo, è dato di ricavare dalla
tavola, era parte dipinta. parte eseguita a rilievo di stucco,
bianco o colorato. Alla medesima vòlta di sepolcro apparteneva la scena con Olimpo supplice davanti ad Apollo;
scena riportata da S. REINACH, APGA, p. 30, 2, insieme
alle precedenti. Complessivamente il mito di Marsia sì divideva quivi in tre episodi,
Page 65
View in PDF(opens in a new window)dal capo sensibilmente chino sul petto, regge sopra
le ginocchia un oggetto pure frammentario, di
7
LS]
DI PORTA MAGGIORE IN ROMA
721
donna nel suo sacro raccoglimento ? Indizi sufficienti vi sono per ritenere che noi abbiamo qui
sotto gli occhi i protagonisti di una tragedia di
Sofocle: l’E/ettra. Nella donna riconosciamo
Elettra medesima intenta a sfogare il suo dolore sulla tomba del padre Agamennone. A lei
di fronte si erge la figura del fratello Oreste,
non ancora riconosciuto dalla sorella e pianto
anzi per morto. L'oggetto di forma rotondeggiante tenuto sulle ginocchia da Elettra, rappresenta forse l'urna contenente le simulate
ceneri di Oreste, se non un vaso portato da
Elettra stessa per compiere libazioni espiatorie
sulla tomba del padre.
FEDRA E IPPOLITO (fig. 18). — Nel riquadro
opposto del fascione corrispondente vedesi pure
una scena composta di due soli personaggi,
uomo e donna, con minor numero di elementi
Fie. 17. - Oreste ed Elettra.
accessori della scena precedente. Siede di profilo
a’desıra su semplice sgabello, una donna veaspetto rotondeggiante od ovale. Di fronte a lei
sorge una stele o colonna liscia, sulla sommità
della quale poggia la mano sinistra,
stita di lungo chitone dorico cinto alla vita, con
manto avvolto intorno alla parte inferiore del
col braccio teso, un giovane completamente nudo, con sola una clamide pendente dalla spalla sinistra.
Il braccio destro de! giovane, il
quale si appoggia tutto sulla gamba
destra e sul braccio sinistro, pende
inerte lungo il fianco. Il trattamento
anatomico della figura virile, ben
conservata, €
buono.
Un
dialogo
drammatico sembra abbia a svol.
gersi tra le due figure, messe così
di fronte una all'altra.
I due personaggi, di carattere
mitico o eroico, svolgono un'azione
drammatica ben circoscritta da elementi vari introdotti nella scena. Il
complesso architettonico del sedil®
eretto su podio, e della
stele
accanto, dànno facilmente l'idea di un
monumento funerario.
La
donna
seduta sulla tomba attende certo a rendere tribute
corpo. ll capo è adorno di diadema. La figura,
d'onore ad un morto. Chi osa venire a turbare la
dall'aspetto dignitoso e solenne, appoggia la mano
Page 66
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724
destra, col braccio teso, sopra il sedile, mentre solfagi romani ©. Soppresse le figure, affatto seconleva la mano sinistra con palma aperta e dita
distese (le dita appaiono oggi troncate), in un
le quali si rivolge di solito il gesto di Fedra, è natugesto di
richiamo o d'invito, verso un giovane
rale che questa venga rappresentata quale noi la
a lei di fronte, dal corpo nudo, vestito di sola
clamide affibbiata sulla spalla destra. Il giovane,
vediamo nel nostro quadro, in vivace e concitato
dialogo con il figliastro, il quale, nel sommario
dalla faccia e dal corpo disegnato di tre quarti,
costume adatto per la caccia, mostra di non preil piede destro poggiato a terra, il sinistro solstare soverchia attenzione alle preghiere e involevato, regge con la mano destra, all'altezza del
cazioni della donna
darie, delle ancelle e della nutrice consigliera, verso
Fig. 19. - Trapeza sacra.
capo, una lunga lancia, mentre con la sinistra,
L'esecuzione tecnica delle figure si rivela, parnascosta insieme col braccio, tra le pieghe della
ticolarmente nei volti, sommaria e scadente, come
clamide, si appoggia ad un basso pilastro presso
avviene nella massima parte delle scene figurate
il fianco sinistro.
di questa parte secondaria del monumento e del-
Il diadema posto sul capo della donna ci perl’altra corrispondente.
mette di identificare costei come una regina, mentre
il particolar tipo di sedile sul quale la donna è
« TRAPEZE » SACRE O FUNERARIE. — Coi due
seduta, ci avverte trattarsi di una scena di interno.
riquadri che seguono, uno per fascun fascione,
Il costume del giovane, poi, è costume di cacciatore più che di guerriero. Codesto gruppo nelle
linee essenziali ci richiama molto da vicino il gruppo
noto e tradizionale di Ippolito e Fedra, circondato
e ‘arricchito di numerosi amminicoli, sopra sarco-
(1) C. ROBERT, Sarkophag-Relicfs, III, 2, tavv. XLIVLVI. Lo stesso soggetto era trattato dalla pittura, come ricavasi da affreschi della DoMus Aurea, supposte Terme
di Tito (F. WEEGE, Das Goldene Haus d. Nero, in « Jahrb.
d. Inst.» 1913. p. 175 ffigg. 21 e 22), e ROSCHER, Lex. s. v°
Hippolytos).
Page 67
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Considerando la ricca documentazione monusi interrompe opportunamente, per non ingenerare
monotonia, la serie delle scene figurate. Entro
ciascun riquadro vediamo eseguita in una prospettiva aerea, imperfetta in molti dettagli, una #rddi premio), sacra e funeraria. Le trapeze che ricorpeza o mensa (fig. 19), di forma rettangolare, eretta
rono nella decorazione della basilica, non possono
su quattro regoli lisci e diritti, poggianti sul suolo
con una specie di piede unghiato, di fiera. Le
zampe della tavola hanno per rinforzo’ dei tiranti
orizzontali, esili, dall'apparenza metallica, dei quali
essere che sacre o funerarie. La frápeza, poi, di
mentale, si vede come la #rápeza potesse ricevere
varia destinazione pratica: cioè agonistica (tavola
destinazione funeraria, non cessa di essere sacra,
poichè essa (come avveniva frequentemente) era
offerta al morto eroizzato; innalzato cioè nella
data una tenia. Sul piano di ciascuna tavola posa
mente dei superstiti, ad un grado prossimo a quello
della divinità, e talora dalla pietà dei parenti assitutta una suppellettile per convito, e cioè una
milato a quella.
quello anteriore di mezzo, più lungo, porta annooinochée metallica a pancia ovoidale, lungo collo
e bocca trilobe, con accanto una pátera ombelicata
SCENA DI SACRIFICIO. — Segue lungo uno dei
e scanalata, per libazioni, tra due ciotole o kotflai.
fascioni, entro apposito riquadro, una scena di
AI di sopra della tavola, a sinistra in un caso, a
sacrificio. AI centro, o quasi, della scena vedesi un
destra nell'altro, pende una corona fioreale, con
altare dalle linee poco regolari, sebbene munito di
bende cascanti. Altro oggetto simile pare doversi
basamento e di cornice superiore, sopra il quale
riconoscere all'estremità destra di una delle tavole,
arde la fiamma per il sacrificio (fig. 20), Da destra
mentre all'estremità corrispondente dell'altra tavola
si avanza verso l’altare una figura di donna vestita
sembra doversi riconoscere una terza ciotola. Dalla
di chitone ionico, con maniche e £0/p0s, sostenendo
parte opposta di ciascuna corona floreale vedesi
con ambe le mani un serto floreale con cui si preappoggiato e intrecciato fra le zampe della trdpeza,
un ramo di palma, tra le cui foglie pendeva già una
para ad incoronare l'ara. Da un'estremità del serto
pende una tenia. Dalla parte opposta dell'ara e di
tenia ©. A una delle zampe posteriori della stessa
fronte a questa, nonchè di fronte alla prima figura,
tavola sembra di veder appoggiato un cerchio.
vedesi un altro personaggio femminile similmenie
Il motivo della #rápeze con premi agonistici, si
trova frequentemente rappresentato su sarcofagi
vestito, dando di fiato simultaneamente alle due
romani, nonchè su monumenti varf, come monete
fori delle quali la suonatrice fa scorrere agilmente
tibie, una diritta, l’altra ricurva a un estremo, sui
(1 e 11 secolo), lucerne, ecc. ©’. Pure frequente, e
le dita. L'azione del personaggio ha uno stretto
più antico, l’uso di fdpeze © mensae sacre, con
rapporto con la liturgia sacrificale. In soprannumero
oggetti di culto e doni votivi ©.
alle due figure essenziali alla scena si avanza da
destra verso la prima figura descritta un figura simile, nello stesso costume delle altre due. La donna
(1) Quadro riprodotto da HUBAUX, art. cit, p. 17. L'H.
intende naturalmente il soggetto del quadro come un qualche
cosa che dia l'idea della liturgia di misteri (p. 80).
(2) S. REINACH, RR, III, p. Vedi inoltre uno dei sarcofagi dell Ipogeo degli Ottavi presso Roma «Notizie Scavi»,
si rivela questa volta chiaramente per una Baccante (fig. 21), mercè l'attributo del tirso che la medesima porta appoggiato alla spalla destra mentre
1922, p. 440. Fra le monete con tavole agonistiche vedi
cammina, sorreggendolo con una mano. L'altra
COHEN, op. cit., p. 189 (piccolo br. di Tiberio), p. 262 {picmano, inerte, aderisce alla cintura. Presso la pina
colo br. di Nerone}; II, p.
130 {medio br. di Adriano);
E. GARDINER, Greek Azhl. Sports a. Festivals, p. 208 \moneta imperiale rom. di Delfi).
(3) Vedi lo stamnos attico del Museo Naz. di Napoli
con scene di culto a Dioniso Dendrites (FURTWANGLER-REICHHOLD, Griech. Vasenm., tavv. 36-37). Zrdpeze 0 mensae
sacre sono anche rappresentate sopra un sarcofago istoriato
della Via Labicana (con riti rusticani), recentemente illustrato da R, PARIBENI in « Notizie Scavi» 1926, p. 407 sgg.
Una mensa di carattere sacro, sormontata da vasi rituali di
vario tipo e da un festone di fogliame, vedesi esegyita in rilievo nella ricca decorazione dell’ara sepolcrale di Amemptus
(Parigi, Louvre): vedi ALTMANN, Grabalräre, tav. 2. Cfr. la
coppa di onice, detta dei Tolomei alla Biblioteca Naz. di
Parigi, decorata da smensae cariche di
gftributi
bacchiei
{CLARAC-REINACH, p. 25). .
(4) Particolare riprodotto in
XLVII, 1,
«Memoirs» cit.,
tavola
Page 68
View in PDF(opens in a new window)quadro, non ci permette di intrattenerci sui partisommaria, con rispetto unicamente alle linee essenziali di ciascuna figura e di ogni particolare del
IL MONUMENTO SOTTERRANEO
del tirso è annodata al fusto di questo, con un
enorme fiocco, una tenia dai lembi cascanti ©.
La presenza dell'ultima figura munita di attricolari delle figure. I lineamenti dei personaggi sono
Fig. 20. - Scena di sacrificin,
trattarsi di una scena del culto dionisiaco e di
buto, ci permette incontrovertibilmente di stabilire
quasi sempre, più che irregolari, evanescenti addirittura, eseguiti come sono a larghi tratti, senza
alcuna preoccupazione artistica. Altrettanto dicasi
del costume delle figure, il quale è non soltanto
identico in ogni caso, ma è inoltre trattato, in
questo e negli scomparti successivi, sempre alla
stessa maniera, secondo uno schema costante, monotono, quasi fosse eseguito sopra un unico stampo.
In ciascuna delle dette figure la parte inferiore del
chitone, la quale dotata di un certo rilievo, scende
dalla cintura ai piedi, è solcata da pieghe verticali
profonde, eseguite con la stecca, allo scopo di significare le pieghe, o canali, della veste intorno alla
persona. È questo l'aspetto naturale che assume
il chitone nella posizione di riposo della donna;
in modo che a una certa distanza l'impressione
che si riceve è che le figure siano rappresentate
immobili. Successivamente però l'artista ha aggiunto in rilievo più basso la gamba in movimento
nascosta dal chitone, in una specig, di appendice
triangolare o di coda della veste. Ciò dovrebbe bastare ad esprimere il movimento. È questa una
Fig. 21. - Baccante della medesima scena.
interpretare anche le altre figure come Baccanti,
L’esecuzione tecnica, assolutamente sbrigativa e
caratteristica dell'artista che „ha eseguito questa
della decorazione; caratteristica divenuta
schema figurativo, al quale egli non si sottrae altro
parte
(1) Scena riprodotta già in « Rassegna d'Arte» cit,
p. 40. Cfr. terracotta Campana con soggetto simile : ROHDEN-
WINNEFELD, op. cit, tav. CXXII.
Page 69
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che nella rappresentazione di figure in movimento
Le pieghe del leggero chitone seguono qui egreagitato.
Le scene di sacrificio sono uno dei soggetti
trattati di preferenza dagli scultori di scene fugiamente il moto vivace dei corpi, modellandosi
docilmente sui fianchi e sulle gambe delle due figure
nerarie (1),
intorno al corpo di ciascuna. Si è quasi tentati
di collegare intimamente questa scena di danza
e stendendosi, quindi, in lunghe e mosse pieghe,
PENTEO
con la scena di sacrificio del precedente riquadro;
(tav.XXIX, 2).— Nel quadro corrispondente del facid sia per la connessione costante che intercede
tra quadretti corrispondenti dei due opposti fa-
MENADI
DANZANTI,
O
AGAVE E
scione opposto è rappresentata una danza orgiastica,
indubbiamente di carattere sacro €).
Al suono ritmico
e monotono di un .cembalo suonato col batter delle
dita da una figura muliebre giovanile, nel costume
scioni, sia per essere notorio come ogni cerimonia
di sacrifizio fosse di regola accompagnata, nella
religione greca e romana, da una danza liturgica ©,
e nell’atteggiamento stessi di quelle precedentemente descritte (salvo che la breve manica del
VASI AGONISTICI O FUNERARI. — Ancora una
chitone scende lungo il braccio, lasciando nuda la
volta, su ciascun fascione, le scene figurate vengono
spalla), due altre donne, di fronte alla suonatrice,
interrotte; ai riquadri con figure altri se ne alternano con semplici motivi di carattere simbolico
eseguiscono una danza molto agitata. Una di esse
{la figura di mezzo), dai capelli sciolti, vestita, come
od ornamentale. Sui due riquadri che seguono,
la compagna, di chitone ionico a brevi maniche,
infatti, si ripete nella stessa identica forma. per
danza con foga, rovesciando indietro la testa, mentre
due volte, lo stesso tipo di vaso, del quale ci rimane
con la mano sinistra leva in alto una maschera
da ciascuna parte poco di più del contorno. Si tratta,
umana, teatrale in apparenza, lungochiomata. e
stringe con la destra l'impugnatura di un'acuta
a quanto sembra, di una Aydriz, su basso piede,
spada, con la punta rivolta in alto. Se non si tratta
di una pura maschera, come anche Strong e Jole l'ansa verticale ben in vista, con estremità supecon l’unica delle anse orizzontali già visibile, caduta,
life ritengono, è lecito riconoscere in questa scena
riore ritorta all'esterno. Rimane tuttora visibile
anche il bassissimo collo dell’idria, con orlo perlato.
adombrato il mito della uccisione di Penteo sul
La fisonomia generale e i particolari del vaso ce
monte Citerone per opera di Agave, sua madre,
ne rivelano la natura metallica. Ciascun vaso riposa
trasportata dal furor dionisiaco 6).
sopra un plinto liscio, con base e cornice superiore
prive di sagoma.
Di fronte alla prima, l’altra danzatrice eseguisce un movimento vorticoso girando su se stessa,
Al corpo di ciascun vaso è appoggiato da una
stendendo, nel danzare, le braccia, con le mani
parte un piccolo disco pieno, che non può essere
dalle dita distese. La testa è rivolta indietro, verso
inteso se ‘non come il coperchio; dall'altra parte
la spalla sinistra, in maniera che poichè, dato il
un cerchio,
movimento vorticoso, la testa tende a volgersi in
anelli o campanelle, destinate a fare un certo rumore
verisimilmente mietallico, munito di
senso opposto al movimento, questo dovrà intenin caso di movimento del cerchio. Quest'ultimo
dersi eseguito da sinistra verso destra.
oggetto è ripetuto anche in altre parti della decorazione del
(1) ALTMANN, op. cit, p. 235.
(2) Quadretto riprodotto da F. CUMONT in « Rassegna
d'Arte» cit. tav. fuori testo, nonché da LEOPOLD, art. cit.,
monumento,
non
senza una ‘riposta
significazione simbolica. Si tratta del frochós (lat.
trochusì, cerchio di ferro o di rame che si faceva
correre battendo con una bacchetta speciale (c/atav. II, 2, da STRONG e JOLLIFFE, art cit., p. 93 (fig. 15),
da E. WADSWORTH in «Memoirs» cit tav. XLVII, 2, da
F. WEEGE, Der Tanz in d. Altertum (Lipsia, 1926), fig. 9.
(3) CARCOPINO, in « Rev. d. D. M.» cit. Il tipo di
Agave in aspetto di Menade orgiastica era abbastanza
vis. Gli anellini infilati al cerchio, aggiungevano
frequente nell’arte
Accad. Napoli». ITI, 1918, p. 39 sgg. DAREMBERG-SAGLIO,
romana (ROSCHER, Zer. s. v. Pen
Heus).
(4) Ved. G.E. Rizzo, Dionysos Afystes, in «Mem. Reale
Dict., s.v. « Saltatrix ».
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
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gaiezza al giuoco col loro argentino rumore, suscettibile di particolari virtù profilattiche (DarembergSaglio, Diet, s.v. «Trochus »). Presso uno dei
732
ciascuna scena nell’ordine di successione che sembra
più verisimile e ragionevole insieme per l'intelligenza del complesso figurato.
chus e clavis) è ripetuto in una pittura pompeiana
a) Sul fascione destro si presenta anzitutto
una scena di carattere incerto, apparentemente
campestre. Campeggia nei centro del quadro, a
(E. Presuhn, Pompeji. Lipsia 1878. Sez. 28, tav. V, 1)
destra della colonnina, un albero dal fronco ritorto
In « Bollettino Comunale », ebbi a considerare
e nodoso, con tre gruppi di rami fronzuti alla cima:
codesti vasi come semplicemente di natura agonistica. Più intonata però all’indole di tutta quanta
la decorazione è la natura altrettanto facilmente
Ai piedi dell'albero un oggetto voluminoso di natura
vasi è precisamente rappresentata la clavis per il
giuoco del cerchio. Un motivo affatto simile (#r0-
supponibile, di vasi funerarî. Il cerchio metallico
appoggiato non può avere in tal caso che una
tre gruppi di foglie disposte a raggiera (fig. 22).
indefinibile: specie di recipiente a cupola ®, Da
sinistra. si avanza rigidamente verso l'albero una
Menade, vestita di lungo chitone ionico, reggendo
Fig. 22. - Scena di omaggio ad un albero sacro.
funzione simile a quella degli oscrl/a: funzione
cioè apotropaica contro i cattivi spiriti. o più
con la sinistra l'asta del tirso appoggiato obliquasemplicemente funzione di simbolo dionisiaco.
una tenia annodata a fiocco, con lunghi bordi.
mente sulla spalla. Il tirso è decorato in alto da
Basta considerare al riguardo un rilievo fram-
Dalla parte opposta si avanza pure verso l'albero,
mentario del Museo del Louvre (Clarac- Reinach,
Répertoîr:, pag. 104, 355 E*, dove il cerchio con
anelli è in compagnia della wevstiva vannus, del
tirso e del Adntharos.
stesso costume. non distinta, però, come Menade
da alcun attibuto particolare: meglio conservata,
INIZIAZIONI A MISTERI. — Ciascuno dei dur
fascioni a fianco di quello centrale termina cen
un riquadro lungo figurato, facilmente divisibile
incontro alla prima figura, un'altra donna nello
se non meglio modellata, in origine, della precedente.
La donna si avanza inclinando sensibilmente la
testa ed il busto e protendendo le braccia, in atto
di venerazione e di ossequio, piuttosto che di invito
amorevole.
in due scene distinte, divise tra loro, a metà lunghezza del quadro, mediante una colonnina sormontata da un vaso. Sara descritta partitamente
(1) Oggetto appera riconoscibile nella fotografia, per
la caduta dello stucco.
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734
5) Nel campo corrispondente del fascione opposto € una scena il cui contenuto ben si pud
MENADI «TYMPANISTRIAE ». — Le due scene tra
loro opposte sembrano formare, come si è veduto
riconnettere con il soggetto precedente (fig. 23). A
destra un albero dei genere del precedente, dal
nei casi precedenti, un tutto inscindibile, e rappretronco ritorto e nodoso, con ramificazioni rivestite
da ciuff di foglie in cima. Intorno al tronco avazione. Da una parte l'appressarsi di fedeli, in
religioso raccoglimento, alla cista mistica, adomvolge le sue spire un serpente dal corpo lunghissi-
‘brata nell'oggetto voluminoso ai piedi dell'albero;
mo, la cui coda strascica
abbondantemente sul
dall'altra l'uscita all'aperto del divino serpente e
terreno, mentre la testa sbuca al di sotto dei più
alti ciuffi di foglie. Incontro al serpente si fa da
il pasto propiziatorio di quello nelie mani di una
sentare,
cioè, due momenti diversi
di un'unica
delle devote addette al mistico ufficio.
Fig. 23. - Scena di culto ad un serpente sacro.
sinistra una figura, certo di Menade, simile in tutto
All’estremo del primo fascione, nello stesso riquaalle precedenti, reggendo sulla palma sinistra una
patera e portando la mano destra all'altezza della
dro, a destra, seduta verso il centro del quadro,
testa del serpente, come per somministrargli del cibo
mente ammantata. Nonostante il cattivo stato di
attinto dalla patera. La figura è imitata di peso,
conservazione, le apparenze sono quelle di una
anche nei dettagli del costume, dalla figura di Medea,
figura maschile. La mano destra, unica conservata,
è sollevata, con la palma aperta verso l'alto. Incontro al personaggio seduto si avanza una figura
nel quadro di Medea e Giasone nella vòlta della navata di mezzo. Dietro la figura una piccola elevazione
rocciosa sul terreno: alla quale è appoggiato il tirso
appartenente alla donna, e un largo ed alto oggetto
di forma ovale (forse un tondo in iscorcio), nel quale
sopra sedile cubico {hg 24), una figura completamuliebre in chitone cinto, a lunghe maniche, tenendo sollevata con la mano destra il Mxvov, a
cesta di vimini in uso nei misteri dionisiaci, mentre
si può riconoscere un cembalo grande, di parata (.
colla sinistra allontana il velo che la ricopriva,
(1) In questa deve essere identificata la scena descritta
omissione di certi particolari, la possibilità di interpretare
la scena,
da HUBAUX, art. cit., p. 78 sgg.. il quale ha perduto, con la
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736
in maniera che se ne riveli alla vista il contenuto,
grosso bastone (o una face ?), poggiato a
terra,
rappresentato qui unicamente da un fallo. I] gesto
mentre tiene aperta la palma della mano destra
verso la figura opposta, in un
gesto richiesto forse dal porgere del discorso. Il significato
intimo di quest'ultima scena
e i suoi più che probabili rapporti con le scene poco innanzi
citate, ci sfuggono. Nulla però
contraddice a che anche in
questo ultimo gruppo si possa
designare una scena, per così
dire. d'integrazione alle altre
chiaramente riferibili a mistici
riti, e più precisamente al culto
dionisiaco, come è dimostrato
dalla presenza del Atxvov e del
tirso.
Il culto, però, del serpente
Fig. 24. - Scena di iniziazione sacra.
7
avvolto intorno all'albero sa.
.
.
cro, si accorda assai meglio con
il culto dezli dei Mani, che con
incerto del
personaggio seduto
dev'essere quindi quello richiesta
dal cerimoniale del culto all’atto
della iniziazione a sacri misteri.
Corrisponde a quest ultima
scena sul fascione opposto, l'aggruppamento simile di una figura
ammantata, seduta su plinto quadrangolare, e di una figura in
piedi, a colloquio con la prima
(fig. 25). La scena è divisa dalla
precedente mediante una colonnina cui è appoggiato un Priapo
itifallico. Lo stato di conservazione della figura seduta è così
infelice, che di essa altro non si
può dire se non che risulta ammantata, e che protende il braccio destro verso la compagna di
fronte. Questa poi, stante sul
piede sinistro, colla gamba destra
accavallata
sull’altra,
Fig. 25. - Menadi conversanti.
essendo
vestita di chitone ionico sciolto, lungo soltanto
sino alle caviglie, si appoggia leggermente ad un
il culto dionisiaco. È quindi supponibile che anche
le scene ricche di attributi dionisiaci si riferiscano
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particolarmente a un Dioniso ctonio, signore del
mondo infernale e perfettamente inquadrato in un
monumento sepolcrale.
FASCIONI MINORI LATERALI. —
738
fantastici, figurati di fronte Funo all'altro, Grifi
o leoni alati (fig. 26), o Sfingi pure munite di ali
(fig. 27); le zampe anteriori sollevate come nel movimento del galoppo, ai lati di un cratere a calice
I! giro della
di tipo metallico, a corpo lavorato, con ampie
vòlta a riquadri figurati viene completato da una
anse, fondo baccellato, alto piede, eretto su plinto
Fig. 20. - Grifi rampanti,
parte e dall’altra da fascioni di un'altezza minore
(m. 1ì, divisi in riquadri con soggetti di carattere
quadrato, liscio. I riquadri occupati da questo
genere di decorazione sono su ciascun fascione in
Fig. 27. - Sfingi rampanti.
eminentemente decorativo e riempitivo. Ciascun
fascione consta di cinque riquadri rettangolari
lunghi, intramezzati da quattro riquadri piccoli,
numero di cinque, e in essi la diversa natura dei
mostri alati galoppanti ai lati del cratere è regolarmente lo stesso motivo, con leggere varianti che
mente e identicamente distribuita sui due fascioni :
dove nel riquadro centrale sono rappresentati due
Grifi, sui due riquadri laterali più prossimi due
non si colgono a prima vista: due mostri o esseri
leoni, sui riquadri estremi due Sfingi a coppia.
di forma quadrata. Nei primi è ripetuto costante-
Page 74
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Gli intervalli tra l'uno el'altro dei detti riquadri
sono occupati ciascuno da una figura muliebre
740
sinistra. L'altro tipo è quello in cui una figura simile
(fig. 29), vestita di chitone dorico, senza maniche,
si avanza a sinistra, tenendo con ambe le braccia
sollevato per i lembi dietro le spalle l'ampio manto
che sembra in atto di indossare. I due tipi
descritti non sono collocati alternatamente entro
gli appositi riquadri di ciascun fascione, ma sono
messi di seguito, a due a due, lungo lo stessd/ fa
scione.
Per l'uno e l’altro tipo plastico giova il raffronto
con la figura di Alkestis, quale si riconosce sul
noto tamburo di colonna scolpito del Tempio di
Efeso (S. Reinach, RR I, p. 139 se), in mezzo a
Thanatos e ad Hermes Psychopompos. Può quindi
essere fatto huon viso all'ipotesi che le dette figure
femminili del fregio. lungi dall'avere una vuota
funzione decorativa, rappresentino come Leit-motif
un personaggio mortale, o la sua anima, nell'atto
di ammantarsi per l’ultimo viaggio, o di volgersi
indietro con rimpianto, prima di avviarsi all'Orco.
Fig. 28, - Donna ammantata.
Quanto al motivo araldico, ed eminentemente dionisiaco, degli animali affrontati o anche volti di
stante, la quale si ripete identica per un numero
schiena, con vaso in mezzo, giova non soltanto
uguale di volte, sotto due tipi: il più semplice,
ricordare, per l'età, le numerose terrecotte archi-
Fig. 29. - Donna che si zmmanta e Grifo.
quello della figura vestita di chitone, avente le
braccia e le mani, oltre che la persona, avvolte
strettamente nel manto ‘fig. 28°; la figura dalla pertettoniche romane con lo stesso motivo, a cominciare dalle più antiche
©, ma anche e sopratsona disegnata di fronte, valge la faccia di profilo a
(1) ROHDEN-WINNEFELD, op. cit, tav. 1, 11 e passim,
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tutto il fregio del Colombario degli Arrunzi, altre
poggiano con le sole punte sul plinto perfettamente
volte citato; e ancora il Sepolcro dei Pancratii,
liscio, a diretto contatto della cornice inferiore del
dove il motivo si ripete quasi all'infinito, così in
rilievo sulla vòlta, come in pittura sulle pareti,
dentro le lunette‘).
fregio. Tale rappresentazione delle estremità infedevesi all'intento dell’artista, di rendere ben visi-
FREGIO PARIETALE
bili dal basso, nonostante lo scorcio, i particolari
tutti della figura (tav. XXXIII, 1).
riori affatto artificiosa e ricorrente in altri casi,
Il vaso successivo è un'anfora di tipo ovoide,
MOTIVI PARIETALI. — Tra la cornice continua,
con anse verticali a nastro, riccamente lavorata
con la quale termina la zona divisa a specchi
intorno al collo e alla pancia, dove nella parte surettangolari lungo le pareti della sala basilicale,
periore corre una fascia adorna di volute continue,
e l'altra cornice con la quale incomincia la decomentre il resto della pancia, fino al piede, è bacrazione della volta nelle navati minori, intercede
cellato. Plinto munito di cornice di base, e di dopun campo libero abbastanza notevole, che la fantasia decorativa dell'artista ha creduto di arricpia cornice di coronamento. Benda pendente da
uno degli angoli del plinto, cui sta appoggiato a
chire di nuovi elementi ornamentali e figurati,
approfittando di tutto lo spazio disponibile e rinundi cerchiettini, di natura metallica, infilati; a destra
ziando a qualsiasi suddivisione in campi distinti.
un corpo di forma ovoide, da intendersi come un
Gli elementi costitutivi della composizione, se tale
sì può chiamare, vasi funerari e figure statuarie
disco rotondo in iscorcio: forse il coperchio stesso
alternati, risultano, di regola, slegati e distaccati
Occupa esattamente la parte mediana del fregio e della parete, una seconda figura muliebre nello
materialmente uno dall'altro. Ciascuno dei detti elementi, piantato su propria base, è stato dall'artista
collocato di preferenza sul prolungamento dell'asse
di divisione di uno specchio dall'altro, senza però
una cura molto rigorosa, tanto che qualche elemento viene a trovarsi invece nel prolungamento
dell’ asse mediano dello specchio sottostante (tavy.
XXXIX e XL d'insieme).
sinistra un ampio cerchio sottile, con una coppia
del vaso ‘tav. XXXII, 2) ©.
stesso costume {chitone ionico e tenia intorno alla
fronte e sugli omeri} e nello stesso atteggiamento
della prima. Le braccia sono però atteggiate diversamente: l'avambraccio destro proteso in avanti,
con la mano aperta, il sinistro piegato in basso,
distante dal fianco. I piedi, chiaramente nudi questa volta, poggiano, per la nota convenzionalità,
è dato da un'anfora (o idria ?) ovoide, piede e collo
con le sole punte sul piano di un plinto munito di
sola cornice superiore doppia (tav. XXXIII, 2).
corti, un’ansa a ciambella a sinistra e altra verticale
A destra e a qualche distanza dalla detta figura,
a destra, cui si appoggia ricurvo un lungo ramo di
un complesso gruppo di oggetti apparentemente
Il primo motivo del fregio di sinistra, entrando,
palma. Il plinto su cui posa il vaso è munito di
votivi. Su plinto del tipo più semplice, a forma di
doppia cornice superiore. Nel campo a destra disco
dado, è deposta un'anfora con piccola ansa a destra,
rotondeggiante: forse una phidle o pâtera, forse
presso la spalla, ed alta ansa a sinistra, aderente
il coperchio stesso del vaso (tav. XXXII, 1).
per un'estremità all'orlo, come l'ansa di un'idria.
Segue una figura muliebre di fronte, come
Sotto la spalla dell'anfora, volute con palmetta
tutte le successive, in costume greco: chitone iocentrale, divise quindi da una fascia orizzontale;
nico cinto alla vita, con aféptygma. Le cinge il capo
una benda scendente coi due lembi sugli omeri.
La figura tiene i gomiti aderenti ai fianchi e le mani
baccellature verticali sino al piede del vaso. Sullo
stesso piano, non espresso, del plinto, giace come
abbandonata una fiaccola accesa, portante innecolla palma aperta verso l'alto, nel gesto classico
della preghiera. I piedi, apparentemente calzati,
stato al fusto uno scudetto, certo metallico, di pro-
(2) Il cerchio (frochus) deve essere inteso come un og(1) «Memoirs» cit., tavv. XXVI sgp., XXX seg.
getto metallico, munito di anelli inseriti.
Page 76
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tezione della mano. Poco più oltre, facendo gruppo
con gli oggetti precedenti, un’erma sormontata da
testa giovanile di profilo - di aspetto maschile —
sembra intenta ad annodare e disporre simmetricamente la /aeria e i suoi lembi sugli omeri, nela sinistra, con una specie di himation ricadente
l atteggiamento caratteristico di una diadouméne
(tav. XL).
dalla parte anteriore e posteriore. L'erma è inserita
Il resto del fascione, sino al termine della pasu basso plinto munito di cornice superiore doppia,
e inferiore semplice (fig. 30) ©).
rete, è lasciato perfettamente vuoto. Dalla cornice
Fig. 50. - Urna
superiore pende però una lunga benda, cui è assifiaccola ed erma votiva.
Viene ultima una figura muliebre, vestita di
curata una
sfephdn: o corona di verga sottile,
peplo dorico, con le punte dei piedi, nudi, poggiate
variata a distanze uguali da sei dischetti, di natura
su alto plinto di tipo semplicissimo. La figura
e carattere incerti, probabilmente fiori. Fra tutti
(1) La fotografia riproducente questo gruppo di oggetti
fu già pubblicata da G. van HOORN, nell’ articolo intitolato
De Fakkelloof in «Mededeelingen von Het Nerdel. Hist.
Instituut te Rome», IV, 1924, p. 1 sgg. Un'erma dionisiaca
in marmo fu rinvenuta nello sterro del grande sepclcretu
di S. Paolo f. le mura (« Notizie Scavi» 1919, p. 34252).
gono questo gruppo altrettanti attributi ginnastici o comunque relativi alla vita della palestra, sia pure in particolare
funzione simbolica funeraria: la fiaccola come simbolo delle
lam padeforic, Vurna come vaso di premio. A parte riscontri
particolari più o meno attraenti, non si può isolare un gruppo
di motivi ornamentali del monumento da tutto il resto,
senza alterare il significato di essi.
Lo studioso olandese vede nei singoli oggetti che compon-
Page 77
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gli oggetti di cui si compone la decorazione del
fregio, virtualmente continuata dal fregio della
parete destra, assumono speciale importanza i vasi
con o senza palme, sia per la frequenza e regolarita
con cui ricorrono, sia per trovarsi già ripetuti in
746
corona, o del semplice tralcio di fiori eseguiti in
metallo, appoggiato alle spalle dell’idria e costituente con quella un partito decorativo del più
altra parte della decorazione a stucco, e cioè sulla
vòlta della navata sinistra. Suppellettile vascolare
grande effetto pittorico. Per chi sia disposto ad
accettare, come parmi non si possa a meno, gli
influssi alessandrini sugli stuccatori della basilica,
resta naturale l’ammettere che anche il motivo
di vario tipo, trovasi già impiegata nella decoradei vasi con palme sia funerario e derivato come
zione di sepolcri romani ben noti, come la Piramide di Caio Cestio ©, il citato sepolcro dei
Pancratii sulla Via Latina ®; i sepolcri recentale appunto dall'arte alessandrina.
temente scavati sotto la Basilica di S. Sebastiano
Ma negli stessi confini geografici della Grecia
antica il motivo artistico dell'anfora o idria, accompagnata dal ramo di palma, è tutt'altro che sconosull'Appia ©. Non è da escludere che il contenuto
simbolico di codesti vasi non si accosti talora a
sciuto, e la sua origine è dovuta effettivamente ai
quello dei vasi del nostro fregio; i quali, però,
loro significazione simbolica venne qua e là a mucostituiscono una famiglia a sè così per le forme
tare. Gli scavi di Delo hanno restituito alla luce
costanti (idria e
per l'accompadelle pitture e dei mosaici policromi di tarda età
gnamento del ramo di palma. Per giudicare codesti
ellenistica, dove il motivo appare in tutta la sua
vasi agonistici o liturgici, come io stesso già mi
chiarezza {Monuments Piot XIV, tavv. IV, X 4,
anfora), come
vasi di premio, agonistici, anche se col tempo la
permisi di fare, ci manca, a dir vero, nel mondo
XI). 1 vasi sono ivi presentati come agonistici,
romano, una ragione assolutamente plausibile. L’abcircondati da rami di palma e da corone di vittoria.
binamento, del vaso e del ramo di palma induce
Non è eschfso tuttavia, che la loro significazione
a sospettare un contenuto non tanto agonistico
possa essere alquanto diversa da quella originaria,
e liturgico, quanto funerario. La dimostrazione, a
e cioè simbolica : assai prossima a quella significazione funebre che si addice alla nostra Basilica.
À uno dei detti vasi disegnato in un fine mosaico
della Agorà romana, è associato il nome di un
mio modo di vedere irrefragabile, di ciò, è a noi
fornita da quello stesso mondo ellenistico alessandrino, donde a così piene mani furono tratti
motivi per la decorazione in genere del monumento,
e donde le classi migliori della società romana
romano ellenizzato: Iéràws Zartpxdvio; IorAtau vids.
sembrano per un certo periodo di tempo aver tratto
tistico, da me altrove indicate (vedi oltre, col. 837)
il modello e lo spirito stesso del loro tenore di vita.
come determinanti specifiche del motivo pittorico
Nl Museo greco-romano di Alessandria d'Egitto
possiede, come provenienti da alcune necropoli dei
delle urne, sono corroborate, quindi, da circostanze
rilevanti d'indole storica, atte a giustificare il
dintorni, e specialmente dalla necropoli di El-Chatbi,
contenuto prettamente simbolico (funebre) dei vasi
una serie di urne cinerarie fittili in forma di idrie,
del fregio.
Le ragioni pratiche, dirette, di mimetismo arcon semplici decorazioni policrome su fondo opa-
Né senza profondo significato, strettamente conco 4, Dal tipo dei vasi in sè c dai raffronti che
sono al resto, rimangono le tre figure muliebri
con quelli si possono istituire, è possibile fissare
stanti, in numero di tre come i vasi con i quali si
l'età dei medesimi intorno al III-II secolo av. Cr.,
alternano. Tali figure sembrano prive di attributi
valevoli ad indicarne la natura e il carattere. Si
osservi tuttavia che esse figure sono distinte da
non prima. La particolarità più interessante è che
odesti vasi appaiono tuttora provveduti della
un’aria comune di famiglia, conferita loro
(1) NARDINI, op. cit 1. cit.
(2) «Memoirs» cit., tavv. XXXII e XXXV.
(3) « Notizie Scavi», 1923, tav. XI sg.
(4) E. BRECCIA, Alexandrea ad Aegyptum (Bergamo,
1922), p. 273 seg. (figg. 183 e 101).
MONUMENTI ANTICHI. — Vol XXXI.
benda che ne circonda le tempie.
una witte, o
di
un'znfula.
Si
dalla
tratta di
Distintivi ambedue
di consacrazione, con la differenza che la vita
serviva a consacrare oggetti liturgici ed animali
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destinati al sacrificio, l’irfula affermava la natura
femminile, in piedi su semplice base o plinto non
sacra, inviolabile della persona: vestali e sacerdoti in genere. Più che il carattere sacerdotale,
sagomato. ] pilastri che guardano la navata sinistra, portano in alto, partendo dalla testata ovest,
le figure che qui appresso si descrivono.
però, sembra qui manifesto il carattere funebre e
A. Figura superiormente guasta, femminile, vestita di lunga tunica, col braccio sinistro lungo il
fianco, la mano destra sollevata e protesa, reggendo
una verga (fig. 31).
|
B. Altra simile, guasta in volto, situata perfettamente di fronte; vestita di
tunica e manto,
reggendo con la sinistra un mazzo di spighe, tenendo la destra pure sollevata ed aperta, con la
palma aperta verso l'alto (fig. 32).
Ta
Lili alpi Ee
Fig. 31. — Prima figura muliebre
di coronamento di pilastro (navata sinistra).
pur sacro, delle figure, in armonie col resto della
decorazione. In tal caso quei personaggi non sono
che le anime, gli éirofr dei trapassati, ciascuno
figurato in vicinanza
dell'urna che ne custodisce
le ceneri. La figura di mezzo è in atto precisamente
di indicare l'urna che le appartiene. La varia
suppellettile circostante è generica delle tombe
:
compresa la fiaccola ardente e l'erma dionisiaca.
Fig. 32. - Seconda figura muliebre
di coronamento di pilastro (navata sinistra).
MOTIVI CORRISPONDENTI SOPRA 1 PILASTRI (ta-
C. Altra simile, guasta c.s, vestita di tunica e
vola SA Pins) — Seguendo per le navate
minori gli stessi principî decora:ivi attuati nella
navata principale, l'artista ha tenuto a porre a
coronamento di ciascun pilastro, per le fronti che
manto, avendo la mano destra inerte lungo il
guardano le dette navate, una figura, quasi sempre
fianco, la sinistra sollevata, con la palma aperta
verso l'alto e in direzione della figura centrale
(fig. 33). Il plinto su cui si erge la figura, è a differenza degli altri, munito di base a cornice sagomata.
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Se nella figura centrale, con l'attributo delle
spighe, si potesse riconoscere Demetra, le figure
laterali potrebbero essere indicate come delle devote adoranti.
750
La sezione di parete immediatamente al di sotto
di ciascuna lunetta, è occupata da un altro motivo
noto, e cioè da una #rápeza con oggetti vari
sopra il piano. Quella eseguita sulla testata supe-
Negli intervalli, poi, tra le testate della navata
riore della navata sinistra porta una corona floreale
e le figure descritte, e tra figura e figura, i seguenti
oscilla appesi a lunghe bende. Questi sono:
munita di bende ed alcuni piccoli oggetti del tipo
di recipienti da toletta : forse balsamari e unguena) cestello emisferico (sportula), con fiori e
tari. Al piano della Zräpesa è inoltre appoggiato al
centro un lungo ramo di palma con benda annodata,
fronde, munito di manico armato;
8) siringa e pedum pastorale incrociati;
e) cestello cilindrico di vimini e tirso;
d) cembalo tondo con sonagli.
MOTIVI CORRISPONDENTI DELLE TESTATE. —
Le pareti di fondo, o testate, di ciascuna delle navate minori, dal vertice della vòlta al pavimento,
risultano tutte dalla medesima forma e dimensioni.
Gli stessi motivi ornamentali, che anche qui non
mancano,
si ripetono costantemente identici,
o
quasi. La sommità della parete è delimitata in giro
dalla linea o sagoma della volta, la quale per ragioni
costruttive non risulta perfettamente a bôtte o a
pieno centro, come la vòlta della navata di mezzo,
ma è piuttosto ellittica e allungata, con una certa
tendenza a terminare in punta, come un arco acuto.
Una cornice sagomata, in continuazione di quella
sui lati lunghi delle navate, divide nettamente la
sommità della parete dal resto. Nella lunetta che
ne deriva è collocata al centro, su plinto munito
di base e di cornice semplici, una figura muliebre
di fronte, del tipo e nel costume di quelle già osservate. La figura tiene le braccia simmetricamente
divaricate dal busto e le palme aperte sollevate,
Fig. 33. - Terza figura muliebre
di coronamento di pilastro ‘navata sinistra.
come nell'atto della preghiera. È da notare, però,
che la figura stringe appena, tra il pollice e l'indice
e sul fianco sinistro un cerchio. Da ung specie di
di ciascuna mano, il gambo di un fiore, con calice
tirante collocato fra le zampe della fraßera pende
aperto, in maniera che la figura stessa non può
una benda, collocata a festone (tav. XIM.
essere considerata una orante, nel senso proprio
La trápeza della testata opposta della stessa nadella parola, ma piuttosto come una variante del
tipo abusato ‘della Spes.
mente sulle due testate della navata sinistra, e sulla
vata porta, si può dire, i medesimi oggetti. È soltanto da osservare che le corone sono due invece
di una, e che al posto del cerchio appoggiato alla
tavola, trovasi qui un Pirax o quadretto con fitestata superiore della navata destra. Nella lunetta
gure, del genere di quelli che si usavano come er-voto
corrispondente della medesima navata lo stesso
nei santuari. Del ramo di palma non rimane che
schema è leggermente modificato, con la donna in
atto di rialzare lungo il fianco un lembo della tunica.
la parte inferiore, priva di foglie
Codesto schema figurativo è ripetuto fedel-
XXXII, 3).
(tavv. X e
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Più semplice il corredo della #rápeza sulla testata della navata destra, con semplice ramo di
palma, corona con benda e un globo rotondo di
incerto significato. 1] mobile presenta un sistema
completo di tiranti fra le quattro zampe. L’ultimo oggetto simile, sulla testata opposta, porta nel
mezzo un’anfora a corpo ovale, oltre a due piccoli
oggetti di natura indefinibile, causa lo stato di conservazione. Dal piano relativo e dal tirante inferiore centrale, pendono varie bende.
752
si manifesta rigorosa anche nei minimi particolari.
I quattro rettangoli maggiori del fascione centrale
sono occupati da due tipi di motivi figurati. A ciascuno dei rettangoli estremi figura di Nereide seduta sul dorso di un ippocampo. Uno degl’ippocampi
è rappresentato con branchie al posto delle zampe
anteriori, ampie pinne laterali e lunghissime coda
più volte ritorta. L'altro ippocampo è munito di
zampe e privo di pinne. La Nereide seduta sul dorso
di quest’ultimo, mentre stende la mano destra sopra
le orecchie della sua cavalcatura, regge con la mano
NAVATA DESTRA
sinistra il manto, che lungi dal ricoprire le linee della
(tav. XXVI, 1, d'insieme, e tavv. XXXIV e XXXV).
figura, si apre ad arco dietro il dorso di questa, gonfiato dal vento ©), L'altra Nereide, collocata in senso
DECORAZIONE DELLA VÒLTA. — Per il sistema
opposto alla prima, di fronte, è meno ben conserdecorativo della vòlta della navata destra valgono
vata, è priva di manto, appoggia la mano sinistra
anzitutto le stesse considerazioni generali che
si sono gia dovute esprimere a proposito della
sul dorso dell'animale, mentre colla destra sembra
scione centrale della vòlta si divide, i quattro scomlisciarne la criniera (fig. 34).
Quanto ai due campi simili ai precedenti e
prossimi al riquadro mediano del fascione, appaiono
parti maggiori, rettangolari, sono occupati da fin ciascuno soltanto le tracce di una figura di Megure e motivi mitologici semplici, aftini a quelli
nade tunicata, danzante leggermente al suono dei
della navata opposta, sviluppati per intero, Ai rettangoli si alternano degli scomparti quadrati, ciatimpani o delle nacchere, ch'essa medesima batte
navata sinistra “), Dei nove scomparti in cui il fascuno dei quali porta al centro, o portava, una ma-
Puna contru l'altra, tenendo le braccia nude distese
e sollevate dal lato destro. Intorno agli omeri della
schera di Medusa del tipo noto, dalla vasta e pittofigura ondeggiano i lembi di una cäldina, mentre
resca raggiera di capelli ondulati, e dalle alette sulle
di sotto all'orlo della tunica sporgono i piedi nudi,
tempie. Di coteste maschere, quelle agli scomparti
maestrevolmente disegnati (tav. XXXIV
e seg.) 0),
estremi e allo scomparto mediano centrale, sono
chiuse entro cornice romboidale iscritta in un qua-
La testa della Menade doveva essere rivolta alquanto
drato; le due intermedie, entro cornice minore,
ed essere eseguita di tre quarti, alquanto inclinata
parallela ai lati dello scomparto rettangolare.
sulla spalla destra ©.
all'indietro, nel senso opposto a quello della marcia,
Da un attento esame della distribuzione degli
scomparti lungo i due fascioni centrali delle vòlte
scione risulta più regolare e più simmetrica di quella
(2) Motivo comune nella scultura e nella pittura ellenistico-romana, e passato perfino nelle terrecotte (ROHDENWINNEFELD, tav. LXXXVIII, 2).
(3) Una Menade danzante al suono dei timpani vedesi
del primo. Da ciò deriva l'impressione che la decorazione della navata destra, o della sua vòlta alcit, tav. XXIV, 2, e su pitture pompeiane, RPGR, p. 134,7;
e p. 136, 5. Il significato sepolcrale di danze, specialmente del
minori, si deduce che la divisione del secondo fameno, sia stata eseguita posteriormente a quella
della navata sinistra, quando l'artefice decoratore,
dopo il primo imperfetto tentativo, potè sviluppare più esattamente e perfettamente il suo concetto decorativo. La regolarità simmetrica nella
ripartizione della volta e nella riempitura dei-campi,
in uno dei medaglioni della tomba dei Valeri: «Memoirs»
tiaso bacchico, rappresentate su monumenti funerari, è. illustrato da W. ALTMANN, Grabaitàre, p. 271sgg. Vale la
pena di ricordare, a questo proposito. le lastre scolpite con
figure di danzatrici, della Via Prenestina, addette a formare
un sepolcro di forma rotonda, oggi al Museo Naz. Romano
(PARIBENI, op. cit., p. 147).
(4) Cfr. pitture pompeiane cit., e parte superiore di una
statua di Menade, al Museo del Louvre, CLARAC-REINACH,
pp. 24. 132. Riscontri ci sono offerzi così dalla grande arte,
come dall’arte minore, industriale. Si confronti la bellissima
(1) Ved. sopra, col. 712.
figura di donna che eseguisce nuda una danza catartica al
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La linea serpentina descritta da tutta quanta la
754
soltanto in quella parte del vestito rimasto nel rirappresentata in un movimento di danza
lievo, ma anche al di sotto del rilievo caduto, la dove
orgiastica, era notevolmente accentuata una volta
non si vede più che un lavoro preparatorio di spa-
. figura,
g
?
HE.
-
a4. - Parte di vlita della navata destra (estremità destra).
dalle pieghe profonde e curveggianti dell'ampia
tunica che la ricopriva, ed è tuttora visibile non
suono dei cembali, nella celebre decorazinne pittorici della
Villa Item (« Notizie Scavi», 1910, tav. XVI: Rizzo. art.
cit, tav. IV, 2}, Una figura simile di danzatmer. tunicata.
apparisce come sostegno di drdpeza 0 mensa con attributi
bacchici in una coppa del tesoro di Berthouville 5. KEINACH,
RR, 1, p. 73).
tola, sullo strato col quale si era incominciato a
rialzare i] piano di fondo del rilievo.
I campi figurati nei quali si suddividono i due
fascioni ai lati di quello centrale, sono sette da ciascuna parte. Dei quali i maggiori, cioè i più lunghi,
sono per ciascun fascione lo scomparto centrale e i
due scomparti estremi ; ciascuno di questi occupato
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da una scena di non meno di tre figure. Ai lati di ciascuno scomparto centrale, scomparti rettangolari,
riposo, col piede calzato, sporgente di sotto l’orlo
della tunica. Da destra, infine, si avanza verso il
minori, quattro in tutto, ciascuno con un gruppo di
due figure. I brevi riquadri, poi, compresi fra questa
centro della scena un'altra figura muliebre in coultima serie di scomparti e gli scomparti lunghi
estremi, sono occupati ciascuno da una figurina di
Erote in corsa.
stume, si direbbe, da passeggio, con la lunga
Dalla breve descrizione data; risulta chiaramente
tunica, e il manto sugli omeri sopra la tunica, in
modo di lasciare libere e nude le braccia. La mano
destra, infatti, presso il fianco sorregge i lembi
del manto che si modella elegantemente intorno
il rigoroso concetto informatore che ha presieduto
alla persona, mentre la sinistra regge all'altezza
alla ripartizione della volta in scomparti. Tutti gli
della spalla un oggetto facile a identificarsi con un
scomparti maggiori sono occupati da una scena che
ventaglio, dal lungo manico cilindrico e dalla palma
cuoriforme.
si può a priori ritenere mitologica.
QUADRI MITOLOGICI E VARII
Il soggetto qui rappresentato, mi pare possa con
una certa facilità essere indicato come relativo a
una Znductio. La divinità, una divinità femminile
SCENA DI ARRIVO ALL’ELISIO — I° scomparto
maggiore (tav. XXXI, 1 e 2).
del ciclo dionisiaco, verisimilmente Arianna, è rap-
— Al centro del
presentata tra due ancelle Baccanti, una delle
quadro, figura muliebre seduta a destra su rialzo
quali seduta, l’altra in piedi presso una colonna,
roccioso. La figura tiene le braccia arcuate in alto
che può ben indicare il limite del sacro recinto o
e le mani sul capo, in un atteggiamento di accendel tempio; mentre dall'esterno si avanza lentatuato riposo ed abbandono, Avendo la parte sumente, e quasi esitante, la figura di una devota ©),
periore del corpo nuda e le gambe avvolte nel
di condizione sociale elevata, in costume da pasmanto. Sopra le ginocchia della figura poggia,
a titolo di attributo caratteristico. un tirso
seggio o da viaggio. È l’anima o l'éido/on della
con benda annodata presso la sommità. A fianco
niso, in atto di avanzarsi timidamente verso l’Elisio
di questa descritta e in posizione arretrata, come di
personaggio secondario, altra figura mulichre seo il mondo dei Beati (1,
devota o dell’iniziata, se si vuole, al culto di Dioduta su rialzo roccioso, con la testa che, adorna di
SCENA ELISIACA. — 2° scomparto maggiore. —
corona floreale, si appoggia con la guancia al palmo
della mano sinistra, in un atteggiamento quasi di
A sinistra figura muliebre ammantata, seduta
verso il centro della scena, reggendo con una
concentrata attenzione. Dal collo, poi, alle gambe
mano una leggera arpa a triangolo (piyovov), di
lo stucco caduto ha portato via taluno dei più
cui
importanti dettagli della figura. La quale sembra
reggere con la mano destra sulle ginocchia un attributo, oggi non più riconoscibile.
di un basso e largo gradino sagomato, apparente-
Di fronte alla prima figura seduta ne vediamo
affatto simile, con gradino alquanto più elevato, è
quello che sorge, vuoto, verso il centro del quadro,
un’altra simile in piedi, appoggiata ad una colonna
tocca con l’altra le
corde.
Il sedile consta
mente fisso al suolo, presso cui sorge una specie di
basso pilastro, utilizzato come spalliera. Un sedile
di tipo dorico. Manca completamente della testa
e di parte del busto. Ciò non pertanto si vede
(1) STRONG e JOLLIFFE, art. cit., p. 94, interpretano
come la figura fosse vestita di lunga tunica, ©
chitón podéres, avendo la parte superiore del corpo
avvolta strettamente nel manto che ne modellava
le forme sul petto e sui fianchi. La mano destra,
nascosta dal panneggio insieme col braccio, sembra
la scena come rituale; CARCOPINO, in «Rev. d. D. M.» cit.
la interpreta come una specie di conversazione sacra.
(2) La scena richiama con grande approssimazione la
Inductio Vibies nell’affresco del Cimitero di Pretestato (REIcome appoggiata al dorso. La figura reggevasi
sulla gamba destra, avendo la gamba sinistra in
NACH, RPGR, p. 258, 2). La figura della Menade presso la
soglia, preannunzia la figura e la missione dell'Angelus bonus
nell'affresco citato. Figurazioni simboliche del genere furono
certamente comuni non soltanto nel campo della pittura
cemeteriale cristiana, ma anche in quello dell'arte sepolcrale
pagana.
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la sezione destra del quale & occupata da due
altre figure muliebri giovanili conversanti, una in
piedi, l' altra seduta a sinistra, su rialzo roccioso,
ambedue in uno stato di conservazione inferiore alla
prima. La figura in piedi, delineata di fronte, col
solo volto di profilo, stringe con la sinistra un oggetto indefinibile, corto e appuntito, di tipo metallico; mentre la compagna che si fa puntello della
mano sinistra al sedile, protende la mano destra,
j
758
schema. Uno degli Eroti, il terzo della serie (fig. 36)
sempre in volo verso destra, la gamba destra avanzata sulla sinistra, presenta il torace quasi di fronte
e la faccia di tre quarti a sinistra, lo sguardo rivolto in alto, la fronte incorniciata di abbondanti
riccioli. Le ali sono aperte di fronte, a ventaglio.
Colla mano destra mutila, l’Erote reggeva un drappo
svolazzante, mentre la sinistra si protende vuota 0).
L'ultimo Erote, quarto della serie, ci si presenta
insieme al braccio nudo, verso l’oggetto misterioso.
Il contenuto genericamente idillico della scena non
risulta di facile e tanto meno di sicura interpretazione, a causa principalmente del cattivo stato di
conservazione delle due ultime figure.
Se nell'oggetto appuntito si potesse riconoscere
un plettro, la figura in piedi avrebbe tenuto una
cetra davanti alla persona, come in una lezione di
musica. A prescindere dai particolari. la scena riproduce in ogni caso un aspetto di quella vita elisiaca, alle cui soglie si accosta la passeggera del
quadro precedente.
EROTI VOLANTI (tav. XXXIV). — Ai riquadri
con scene di contenuto mitologico o simbolico, altri
se ne alternano, in numero di quattro in tutto, la
cui funzione puramente decorativa e riempitiva, è
dimostrata dalla superficialità dei soggetti. Su
ciascun riquadro si vede una figura, più o meno
ben conservata, di Erote a volo, di ardita, se non
di finissima fattura.
Il primo di questi (fig. 35) è un puttino disegnato di profilo in corsa verso destra, le alucce pure
di profilo, reggendo con ambe le mani un drappo, o
Fig. 35. - Erote volante (vòlta navata destra).
velo che sia, da porgere sollecitamente a un’invisibile figura. Stato di conservazione mediocre.
quasi nel medesimo schema, con le gambe però
A questo faceva riscontro sul fascione opposto
divaricate, la sinistra avanzata sulla destra. L'Erote
un Erote simile (tav. XX XL) del quale rimangono
di cui la testa ed il tronco non si riconoscono più
che per la linea di contorno, tiene la mano destra
levata al di sopra del capo, reggendo con quella, a
quanto sembra, una face accesa. Presso il fianco
destro dell'Erote ondeggia il lembo di un drappo.
poco più che le linee di contorno della si/houette.
La figurina in corsa volante, pure verso destra,
regge tuttora con ambe le mani un vasetto, lacrimatoio od unguentario, a pancia ovoidale e collo allungato.
Oltrepassati su ciascun fascionei tre scomparti
intermedî, dei quali lo scomparto centrale doppio
di ciascuno degli altri due, s'incontrano gli altri
due quadri minori riempitivi con Eroti nel solito
(1) R. EISLER, nel libro cit., p. 177. ritiene che gli Eroti
volanti con un drappo o velo nelle mani, come spesso si
incontrano, dipinti o a rilievo, sui sepolcri romani, siano a
rappresentare l'éfdolon del morto in atto di abbandonare le
spoglie mortali simbolegriate dal velo.
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TESEO E ARIANNA {tav. XXXVI, 2). — Una
individualità alquanto più spiccata presentano i
personaggi del quadro corrispondente, sul fascione
opposto Dove ancora una volta vediamo due figure.
A sinistra, perfettamente e miracolosamente con-
Il contenuto mitologico della scena si presenta
con sufficiente chiarezza. Arianna è l’interlocutrice
di Teseo, rappresentata nell'atto di dipanare nella
mano dell'erce fatale il filo miracolosa che lo condurrà sano e salvo attraverso ì temuti meandri del
servata, si presenta la figura di un giovane eroe,
Labirinto, dopo l'uccisione del Minotauro ©.
dal corpo interamente nudo, disegnato di profilo,
col dorso di tre quarti, in iscorcio. Dalla sua spalla
sinistra ricade un'ampia pelle ferina, mentre di
la prima volta che ci si pone dinanzi nell'arte romana questo episodio caratteristico di una Teseide ©),
sopra la
spalla
Il quadro è tanto più prezioso, inquantochè è
spunta obliquamenté
APOLLO FE ARTEMIDE (tav. XXXVI, 1). — La
scena sì compone di due figure conversanti: a sipistra una figura efebica seduta su scranna ad alto
schienale e zampe ricurve, a destra una figura muliebre in piedi, conversante con la prima.
La heura seduta, di cui lo stucco caduto ha
portato via il tronco e il braccio destro, ha la persona avvolta in un ampio manto, di cui solleva un
lembo con la mano sinistra, I piedi nudi sono accavallati. il destro sul sinistro. I] personaggio, mancante di quegli eventuali attributi che poteva tenere
nella destra, è oggi caratterizzato soltanto dall'abbondante capigliatura sulla fronte e intorno alle tempie.
La donna in piedi, mancante anch’essa del
braccio € di tutto il fianco destro a causa dello stucco
caduto, è vestita di lunga tunica, nonchè di manto
sugli omcri, cd ha i piedi protetti da calzari. Nella
palma aperta della mano sinistra regge un piccolo
cerliatte. La figura, nell'atto di muovere verso
destra, rivelge indietro il capo ben chiomato, verso
il compagno seduto.
4
NS
I personaggi del quadro scarseggiano di tratti
caratteristici. È certo tuttavia che soltanto ad
Fig. 36. - Erote volante (vélta navata destra).
Artemide spetti, per lunga tradizione, I’ attributo
del cerbiatto. Tale attributo comparisce presso
mita di una clava. necessariamente sorretta dalla
mano.
Disegnata di fronte al giovane eroe ¢ al riguarimmagini della dea, di età e di scuole diverse, come
nella statua di Artemide Albani 6), nel rilievo dell’Ermafrodito a Palazzo Colonna ® e altrove.
dante insieme, si presenta una figera di donna, di
cui manca oggidi tutto il rilievo della testa ¢ del
busto La figura, vestita di tunica e di manto, con
il piede sinistro spuntante di sotto la tunica, munito di calzare, regge con ambe le mani un filo disteso, un capo del quale la donna conscgna nella
mars protesa del giovane. Il volto femminile doveva essere disegnato di profilo a sinistra.
(1) Ovip., Met. VIII, v. 172 sgg.:
+s. utgue ope virginea nullis iterata prioram
ianva difficilis filo est inventa relecto.
(2) Sui poemi scritti con questo titolo in età greca €
romana, vedi ROSCHER, Zeriton IV, 748.
(3) CLARAC-REINACH, p. 379, 1621 B; ROSCHER, Zerikon 1, 1. col. 562; HELBIG-AMELUNG, Führer, Il, p. 460.
(4) T. SCHREIBER,
op.
cit,
E. STRONG, La
scultura romana (Firenze, 1923), I, tav. XIII.
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Per analogia si può ritenere che pur in assenza
di attributi specifici, l’efebo seduto rappresenti
Apollo, la cui identificazione non ripugna all'aspetto
generico della figura, presso la quale può valere,
anche a titolo di attributo e di contrassegno, la
figura stessa di Artemide.
SCENA
BACCHICA.
— 4° scomparto
maggiore
(tav. cit.). — Al centro figura muliebre ammantata,
seduta a sinistra su masso di forma parallelepipcda.
La figura con le dita della mano destra aperte esattamente come quelle della figura centrale del quadro
opposto, volge indietro il capo verso una figura di
donna secondaria, come un’ancella, delineata quasi
(tav. XXXV). — La scena si presenta di assai ardua
di fronte, con la mano destra protesa nell'atto del
parlare, mentre l’altra mano era occupata a sorinterpretazione,
non soltanto per la novità della comreggere una lunga asta: probabilmente un tirso;
posizione, ma anche e principalmente per il pesnello stesso tempo che dall'altra parte si avanza
verso la figura seduta, una donna tunicata e am-
SCENA BACCHICA.
— 3° scomparto
maggiore
simo stato in cui sono ridotte le figure del quadro,
tre in tutto, in seguito alla caduta quasi totale dello
stucco. Della figura
centrale, rivolta di profilo
a
mantata, con la destra protesa, stringendo qualche
cosa nel pugno. Dietro la figura un termine, o una
terreno, non si può dire neppure se si tratti di una
stele.
Il quadro è di quelli che hanno meno ricevuto
figura maschile o femminile. Non rimane di essa inle cure dell'artista. Al margine destro di esso si
fatti che l’avambraccio destro sollevato, con la
osservano alcuni solchi eseguiti sullo stucco ancora
palma della mano aperta e l'indice ed il medio distesi in direzione di una Baccante, la quale si avanza
fresco, secondo l’uso dell'artista. di tracciare un
da sinistra, piantando al suolo con ambe le mani
l’asta di un tirso con lunga benda annodata.
Dietro le spalle del personaggio seduto, che pol'artista ha modificato il quadro, dimenticando di
cancellare le tracce dell’abbozzo. Si tratta, insomma,
trebbe anche essere lo stesso Dioniso, vedesi una
plessità di composizione. È perciò da escludere
figura anch'essa mal conservata, di uomo inginocsia questo un indizio che gli artisti abbiano dovuto
chiato a terra, con le spalle curve, stante quasi carlasciare in gran fretta il lavoro prima di avervi
poni, con il braccio destro proteso. Nello spazio
compreso tra la mano destra superstite e il ginocdato l'ultima mano, in seguito a misteriose e
chio sinistro, giace un oggetto d'incerta natura,
è stato di recente supposto. Tanto poco ciò è vero,
caratterizzato soltanto dalla forma trapezoidale.
che l’abbozzo accennato ripete esattamente le
È pur certo che anche l’ultima figura descritta aplinee della figura accanto, rivelandone la genesi.
sinistra e certamente seduta sopra un rialzo di
abbozzo preliminare delle figure. Successivamente
di un pentimento, facile a verificarsi in tanta comdrammatiche circostanze esterne, come da taluno
partenga più o meno strettamente al ciclo bacchico
e che tutta la scena figurata trovi la sua spiegazione
in qualche particolare episodio del ciclo.
HERMES PSICOPOMPO F ALCESTI (tav. XXXVII,
1) — Hermes con petaso, clamide allacciata sulla
Nonostante Yassenza di sicure determinazioni
spalla e avvolta intorno al braccio, e caduceo,
caratteristiche, mi sembra di poter riferire questa
con calzari alati ai piedi, si avanza verso sinistra
scena al mito di Dioniso e del re Mida, ricono
lentamente, volgendosi indietro come per osservare
scendo nella figura seduta al centro del quadro lo
ed incuorare la figura muliebre che lo segue, avendo
stesso Dioniso, cui una Baccante presenta il tirso,
il capo coperto dal manto avvolto poi intorno alla
mentre nella figura di uomo inginocchiato e prono
sarebbe da riconoscere lo stesso Mida, che per consiglio del Dio si accinge a lavarsi nelle acque pupersona. I] senso di profonda mestizia emanante
dalla figura, è accentuato dalla posa delle braccia
col gomito sostenuto dalla mano: Con la mano
destra protesa il giovane dic sembra additare la
strada.
rificatrici del Pa ttolo. Cfr. Ovid. Afez., XI, v. 140 SE.
Spumigeroque tuum fonti, qua plurimus exit
Subde caput, corpusque simul, simul elue crinem,
Rex iussae suocedit aquae etc. .
MOXUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
È qui evidentemente
rappresentato
Ermete
in funzione di conduttore di anime. Il personaggio
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femminile che segue, è troppo generico e privo di
attributi, per proporne una sicura interpretazione.
Nulla vieta tuttavia di riconoscere nella figura
764
compagnia di altri eroi del ciclo troiano rappresentato sulle pareti del Sepolcro dei Pancratii e
muliebre Alcesti, personaggio che assai di frequente
ricorre su monumenti romani, specie di carattere
su sarcofagi scolpiti 6) Dove si osserva pure un
tipo di Diomede, di una notevole somiglianza col
Neottolemo del nostro quadretto. La colonna con
sepolcrale ©).
l'epithema dietro le spalle dell'eroe seduto, non ha,
probabilmente, altra funzione che paesistica: cioè
FILOTTETE A LEMNO (tav. XXXV). — Nel
quadro opposto al precedente vediamo, a sinistra,
una figura mediccremente eseguita e conservata,
di giovane uomo con clamide agganciata sul petto
di indicare che la scena si svolge all'aperto, come
in altri episodi del vasto repertorio figurato della
Basilica.
e ricadente sulle spalle, la parte anteriore del corpo
LE DANAIDI (tav. XXXVII, 2) — 50 scomparto
nuda, vista di fronte, il volto di profilo a destra.
maggiore. — Compongono il quadro una serie di
La mano destra del giovane, presso il fianco,
stringe una corta spada o pugnale, mentre la
quattro figure muliebri, tutte di aspetto giovanile,
vestite di peplo o chitone dorico. La prima a sinistra
sinistra si protende,
guarda verso il centro del quadro, avendo arrestato
il passo e poggiato al suolo l'anfora piena, ch’essa
in un
gesto quasi oratorio,
verso un personaggio seduto di fronte. Questo
secondo personaggio, di cui non ci rimane che il
reggeva sulle spalle. L'anfora, del tipo tardo, comune,
terra su
con piede a punta, collo esile ed alte anse, è tenuta
modesto rialzo, ai-piedi di una colonnina sormontata
diritta in equilibrio sul suolo, dalla mano sinistra che
tocca leggermente l'orlo del vaso. Segue una compagna, la quale, tenendo un’anfora del medesimo
tipo sopra la spalla sinistra, con l’orifizio in basso,
contorno,
pare
rappresentato
seduto a
da un epithema di forma sferoidale. A giudicare
dai contorni, la figura di sesso maschile, come è
dato giudicare da tracce della barba spiovente
sul petto, ha il corpo soltanto in parte avvolto nel
ne fa cadere rapidamente il liquido entro l'ampia
dorso. Il braccio sinistro è inerte, col gomito pogbocca di un grande péfhkos a pancia sferoidale, munito di piede e di orlo grande sagomato. Non appagiato alla coscia, e il capo sensibilmente inclinato
risce traccia dell'orifizio inferiore al pithos, di dove
sul petto, in posa di profondo abbandono.
Il contenuto della scena, a tutta prima oscura,
si riversa il liquido incontenibile nell'interno del
deve essere forse ricercato nel repertorio mitologico
Segue, sempre rivolta verso destra, una terza
meno comune in questo periodo. Vi sono infatti
numerosi elementi per sospettare che sia qui illu-
Danaide, ia quale si curva verso il suolo, onde solmanto, del quale appaiono ancora tracce dietro il
vaso.
levare faticosamente da terra, con ambe le mani
strato un episodio del Fr/ottete di Sofocle: con la
sulle due anse, un’anfora già ripiena d’acqua.
figura del protagonista accasciato al suolo con la
Ultima viene una figura simile, in movimento
gamba distesa, e la figura del giovane Neottolemo
che gli rivolge il saluto e la parola di conforto.
verso sinistra, sostenendo in posizione orizzontale
sulla spalla, colla mano sinistra, un’anfora ancora
il mito di Filottete trovasi ripetuto assai di frevuota, mentre con la destra solleva un lembo del
quente sulle urne etrusche volterrane di età meno
peplo, ende procedere più spedita ®.
antica”), E per quanto non molto popolare in
età romana, la figura di Filottete la si ritrova in
(3) «Memoirs» cit, tav. XXXV. Per i sarcofagi vedi
ROSCHER, Zer., s. v. Philaktetes.
(4) L'episodio delle Danaidi & largamente sviluppato
(1) C. ROBERT, Sarkoßhagrel. XI], 1, tav. VIII. L’episodio della discesa agli Inferi, che qui si suppone riprodotto,
si contrappone all’episodio, più frequentemente rappresentato, del ritorno di Alcesti per opera di Eracle: soggetto,
questo, impiegato di preferenza nella decorazione pittorica
di sepolcri (RPGR, p. 187; « Notizie Scavi» 1919, p. 297).
(2) BRUNN, Urne etrusche 1, tav. LXIX sgp.
nell'arte greca e romana, e applicato di preferenza a monumenti sepolcrali “ROSCHER, Zer., s. v. Danaiden). I] richiamo
più interessante, nel caso nostra, & quello offertoci dal Codex
Pighianus, con la ricca decorazione figurata di un sepolcro
romano, illustrata da O. JAHN in Berichte cit. (cfr. RPGR,
p. 182, 5). Un frammento musivo con l'episodio delle Danaidi,
posseduto dal Museo di Princeton (Stati Uniti), fu pubbli.
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SCENE D'INIZIAZIONE A MISTERI (?). - 6° scommosso alquanto verso destra, dove sopra un masparto maggiore. — Il quadro si compone di due coppie di figure, in ciascuna delie quali è una figura in
piedi e una seduta. All’estremità sinistra del quadro
siccio sedile, fiancheggiato da colonnina a sommità
rotondeggiante, siede il secondo personaggio; una
figura femminile questa, disegnata di profilo, tutta
una fanciullina, di fronte, conservata quasi unicaquanta avvolta nell’himation e tutta raccolta nella
mente nei contorni, in atto di reggere colla mano
lettura di un vo/umenr che tiene in parte spiegato
con amhe le mani.
I] contenuto delle due scene del quadro, di carattere più simbolico che mitologico, e in apparenza
destra, a mezz'aria, un oggetto di natura indefinibile. Di profilo a sinistra, una donna di aspetto
matronale, seduta su sgabello, vestita di tunica e
di manto che le discende dalla sommità del capo
sugli omeri, tiene semispiegato davanti agli occhi
contrapposte una all’altra, rimane oscuro. È difficile però che esse possano essere intese come semfe
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Fig. 37. - Scena d'iniziazione a misteri (?).
un volumen, sul quale appare intenta a leggere,
plice riproduzione della vita vissuta, come motivi
forse ad
alta voce, onde istruire come maestra
di genere. Nè si potrà escludere a prior? che il
l'allieva a lei davanti. Può questa, dunque, esser
interpretata come una scena di scuola.
contenuto del volume abbia attinenza con i libri
La parte destra del quadro (fig. 37) in apparenza
di misteri, in rapporto con le credenze dell'oltretomba. Restando in quest'ordine d'idee, le scene
affatto indipendente nella composizione figurata
appaiono come i diversi momenti di una iniziada quella che precede, consta di una figura di Baccante disegnata di fronte, vestita di peplo con apdptygma, reggendo verticalmente con la mano destra,
distante dalla persona, un alto tirso, mentre porta
zione : incominciando dai primi rudimenti impartiti
nei teneri anni dell'infanzia, passando quindi alla
ammissione effettiva ai misteri nell'età dell'adola mano sinistra, mancante, sul petto. ll volto è
piedi nella seconda scena ha tutta l'apparenza di
una giovinetta. Episodi questi suscettibili di un
cato in « Art and Archaeology», settembre 1925, p. 128.
Lo stesso frammento ripubblicato nell'« Archaeol. Anzeiger »
1925, è chiaramente indicato come una falsificazione moderna.
lescenza; poichè è bene osservare che la figura in
nesso strettissimo con l’entrata nell’Elisio, riconosciuta nel primo scomparto descritto. Si tratta
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insomma di uno stesso personaggio, femminile, che
in età matura perviene alle sedi dei Beati, raccogliendo così il frutto della sua iniziazione e della
Ai campi rettangolari distinti dal motivo accennato, si alternano anche qui piccoli riquadri,
occupati ciascuno da una semplice figura umana,
sua pietà,
Simboli dionisiaci si riscontrano in tutti i dicome nella navata opposta. Nei detti riquadri, in
versi quadri grandi della vòlta, ad eccezione di
ripetono non più di quattro motivi figurati. Essi
quello con le Danaidi.
sono i seguenti:
1° Fanciullo nudo in piedi, il capo, dai lunghi
FASCIONI ESTREMI DELLA VÒLTA. — Nella medesima cerchia dei simboli dionisiaci rientrano i
motivi di carattere essenzialmente ornamentale,
numero di otto, quattro per ciascun fascione, si
capelli, reclinato sulla mano destra e il gomito appoggiato ad una colonnina con ampio abaco. Porta
un drappo avvolto intorno al polso sinistro, appoggiato mollemerte sull’anca (fig. 38}. Motivo ripetuto
nell’ultima riquadro della fascia destra e nel primo
della fascia sinistra, sempre a partire dalla parete
d’ingresso,
una volta chinato sul gomito sinistro, una
volta sul destro. È da ritenere che il braccio sinistro, invisibile, della figura sia nascosto dal
drappo,
concepito ‘ricadente
dalla spalla
sull'anca. Tra le pitture del Triclinio della Villa Item,
presso Pompei. vedesi una figura di Eros che a
prescindere dalle ali e dalle frecce, ripete esattamente lo schema del rilievo ©.
2° Figura muliebre seduta di profilo, su basso
plinto, sormontato da un abaco. È tutta avvolta
nel manto, di cui regge con la mano sinistra un
lembo all'altezza del collo; mentre la mano destra
si posa sulle ginocchia. Di seguito al motivo precedente, la figura si ripete sul fascione opposto,
disegnata di profilo a destra.
3° Figura muliebre vestita di tunica e manto,
Fig. 38. - Fanciullo pensieroso.
disegnata di profilo a sinistra, con la mano destra
protesa, destinata forse a reggere un oggetto come
che già abLiamo trovato lungo i due fascioni minori,
ai peducci della volta della navata sinistra, e ché qui
si ripetono in forma quasi identica, al medesimo
attributo. Di seguito alla precedente.
4° Figura muliebre c. s., disegnata di scorcio,
posto. Vediamo anche qui ripetuto su ambedue i
dalla parte del dorso, in atto di muovere verso sinistra, reggendo un oggetto dell’apparenza di un
fascioni, in ragione di cinque velte per ciascun fapiatto sulla palma distesa della mano. Di seguito
scione, il motivo delle due fiere, alate e fantastiche,
al motivo precedente (fascione sinistro),
affrontate e rampanti ai lati di un cratere a calice,
eretto su alto piede.
della serie sul fascione destro.
Entro il riquadro mediano di ciascun fascione,
si veggono leoni alati. Per tutti gli altri riquadri è
impiegato costantemente i] metiva ornamentale
prima
5° Figura muliebre vestita di tunica e di manto
annodato alla vita, di profilo a sinistra, in atto di
(1) G. E. Rizzo, Dionysos Afystes, p. 92 (56 dell’Estr.),
fig. 27. L'identità dello schema plastico induce a sospettare
dei Grifi alati riprodotti nell'identico movimento di
galoppo comei leoni, con le zampe levate all'altezza
l’esistenza di uno schema originario comune. Non è perciò
delle anse del cratere, e le code distese.
ivi, p. 62; 26 dell’Estr.).
senza importanza il fatto che la figura dipinta riposi sopra
un plinto, come è proprio di scultura a pieno tondo (vedi
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chinarsi per adornare di una benda o festone, ch’essa
fascione precedente, ma con un suo discepolo. Certo
regge con ambe le mani, un hasso altare su cui arde
la fiamma. Sul fascione destro in corrispandenza
nella composizione del secondo fregio fu tenuto
del riquadro n. 2 del fascione sinistro.
nella composizione generale, il primo. Così l’anfora
presente e imitato in molti particolari, oltre che
a partire da destra (fig. 39), è una esatta imitazione
Il fregio di sotto alla volta lungo la parete destra
di quella corrispondente sulla parete opposta, con il
lungo ramo di palma, più grossolano e pesante, appoggiato all'ansa maggiore. La figura che segue,
della sala, mentre dal punto di vista della esecumal conservata nel capo e nella parte superiore del:
FREGIO PARIETALE (NAVATA DESTRA)
Fig. 39. - Anfora e palma. Fregio parete suc.
zione tecnica, appare meno fine e accurato, dimocorpo (fig. 40), è veduta di fronte di un uomo barstra tuttavia una maggiore simmetria e regolarità
bato, vestito di semplice mantello che nel mondo
nella disposizione degli elementi, affini, che lo compongono. Tale composizione risulta di anfore in
numero di quattro, alternate a figure maschili amgreco si chiamerebbe Aimdtion ma che meglio corrisponde alla abolla maior usata dai filosofi in Roma“).
Il mantello lascia libero il petto e il braccio destro
inerte. Tenendo una gamba incrociata sull’altra, la
mantate, in numero di tre, collocate le une e le altre
su plinti.
Sembra che lI’ artista il quale ebbe a decorare questo fascione, non sia da identificare con
quello più disinvolto e sicuro nell’ arte sua, del
figura si regge sul piede destro, nonché, col gomito
sinistro, sopra un alto bastone (b4Bâas, baculum)
(1) DAREMBERG-SAGLIO, Dief., s.v. « Abolla a.
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772
di un uomo, drappeggiato nel manto alla maniera
plinto.
L'anfora che segue, collocata su plinto alto e
a destra forse una pdtera. L'ultima figura è quella
puntato al suolo, cioè alla cornice superiore del
pesante come gli altri successivi, è quasi affatto
del primo e collocato stante come il secondo
(tav. XXXIII, 3). L’ultimo vaso che segue in fondo
alla parete, è l'anfora del tipo noto a doppio manico
alto, con accanto a destra il coperchio, a sinistra’
la pdtera.
I] gruppo di tre figure maschili non presenta
a tutta prima, al pari di quello di figure femminili
corrispondente, alcun appiglio ad una interpretazione meno che generica. Il costume e l’atteggiamento stesso sono in genere quali si riscontrano per
le figure di filosofi o di pedagoghi nell'arte, e spe-
Fig. 40. - Prima figura maschile decorativa
del fregio parietale sud.
identica alla corrispondente sull'altra parete. Poggia
però su alto piede ed ha le baccellature al di sopra
del fascione a volute. Presso il vaso è anche qui
disegnato in iscorcio l'ampio ed esile cerchio con
(1) S. REINACH, RPGR, p. 261 sgg. Cfr. inoltre la beled essendo privo di baculum, poggia coi due piedi
sul suolo, volgendo il capo di profilo a sinistra.
Non si comprende però la ragione di ritratti di filocialmente
è il coperchio del vaso. Il personaggio che segue,
a metà della parete, presenta analogie col primo.
Soltanto è interamente avvolto nell'himdtion (fig. 41)
Fig. 41. - Seconda figura decorativa del fregio parietale sud.
anellini infilati, e campeggia nel vuoto un disco, che
Viene quindi un'anfora. liscia, collocata su plinto,
a un angolo del quale pende un drappo in larghe
pieghe. A sinistra del plinto, il coperchio del vaso;
nella pittura ellenistica e romana ©
lissima figura del Pedagogo nella pittura di Boscoreale, pubblicata da F. BARNABFI, Ze villa di Fannio Sinistore, e ripubblicata recentemente da F. STUDNICZKA in e Imagines
Illustrium », e Jahrb. d. Instituts», 1923/24, tav. II.
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ci presentano pure alla vista una urna cineraria.
sofi e affini nell'ipogeo. Assai più ovvio però, è
pensare che essi siano ritratti di comuni mortali,
Questa è indicata per tale nel rilievo, dal soggetto
per quanto idealizzati. I tre personaggi femminili
del fregio parietale non furono sopra interpretati
Leucippide. La donna appoggiata mollemente alche come èidola di persone defunte, naturalmente
Purna, è léidolon, idealizzato, a custodia delle
di sesso femminile. La medesima interpretazione
spetta di conseguenza, sul fregio opposto, ai corproprie ceneri. Funerario è nella pittura pompeiana
rispondenti personaggi di sesso maschile, anche
questi èidola di trapassati, concepiti in uno schema
e palma, che va incontro alla donna. E se non fosse
ideale, di filosofi o di eroi, in prossimità delle
monumenti ancora non definitivamente spiegati, si
proprie urne cinerarie.
potrebbe confermare il carattere trascendente dei
soggetti indicati, mediante il raffronto dell'èzdolon
femminile tra due Geni alati, dipinto nel Colombario di Pomponio Ila (RPGR, p. 147, 2).
Nè mi si vorrà usare la pedanteria di dare
eccessivo peso alla evidente, e anche da me rilevata, disparità di numero tra le immagini e le
urne: imprevidenza di artista che ha creduto di
stesso che adorna il corpo del vaso : il ratto di una
il ramo di palma, e funerario il Genio con corona
che poco giova, in casi controversi, il ricorrere a
poter aumentare irrazionalmente il numero delle
MOTIVI CORRISPONDENTI SOPRA I PILASTRI. —
urne, piuttosto che lasciare quel campo vuoto che
La sintassi rigorosamente geometrica della decosi osserva nel fregio di contro, e che diventa un
razione, ha fatto disporre anche al di sopra delle
particolare molto significativo al riguardo.
fronti interne dei pilastri della navata, dei motivi
A convalidare la legittimità della proposta
interpretazione, secondo la quale sono da riconosimbolico-ornamentali affini a quelli del fregio corscere gli éidola di defunti idealizzati nelle figure
una per ciascun pilastro, elle oscilla.
A. Su plinto quadrato, munito di base e di corrispondente sulla navata opposta. Cioè tre figure,
statuarie dei fregi parietali, a lato delle anfore,
idrie e crateri, e forse anche nelle figure opposte
nice semplici, quale si ripete per tutta la serie, sorge
sui pilastri alla medesima altezza, si richiama
collocata di fronte, una figura maschile ammanl’attenzione su alcuni monumenti figurati, di cui
tata; mancante del rilievo della testa e del petto.
manca tuttora una spiegazione soddisfacente.
La figura pianta sul piede destro, tenendo il brac-
1°) Rilievo frammentario, in due repliche, del
Louvre (Schreiber,
tav. 49 e 50;
AR, p. 283,
cio destro disteso lungo il fianco, e il braccio sinisepolcrale (con caratteristico rilievo del ratto di
stro sul petto.
B. Figura maschile ammantata e danneggiata
nella parte superiore, come la precedente. La posiuna Leucippide);
zione dei piedi (il destro portante, il sinistro in
2°) Pittura pompeiana, con figura muliebre
ideale, nell’identica posa della precedente, con ramo
riposo) è identica. Modificata è la posizione delle
di palma (Reinach, RPGR, p. 147, 35
3°) Rilievo frammentario e ricostruito del
rando di fronte.
Museo Vaticano, con scena di culto prestata ad
stando nella posizione di equilibrio delle preceun'urna da una donna e da una giovane (giudidenti (fig. 42). I] piede sinistro, visibile, apparisce
cato, da S. Reinach, un pasticcio, RR, p. 401,
2, ma degna tuttavia di considerazione nelle linee
generali).
ed elegante capigliatura non rimane che il nodo
1, 2), con figura muliebre appoggiata ad un vaso
braccia, di cui il destro proteso di fianco (figu.
C. Figura muliebre, vestita di tunica e manto,
calzato. Il rilievo del vòlto è caduto. Della ricca
Il rilievo n. 3 è suscettibile di fare la luce sugli
formato sulla nuca. La figura tiene il capo mestamente inclinato sul dorso della mano destra. Mentre
altri. Esso infatti ci presenta una scena di culto
la sinistra, avvolta col braccio nel. manto, fa da
prestata ad un'urna cineraria; la fiaccola rovesciata tenuta dal giovane, assicura alla scena un
sostegno al gomito destro sollevato. Tipo questo
perfetto di immagine funeraria, riflettente il dolore
contenuto funerario. Il rilievo n. 1 e la pittura
nella calma e composta dignità romana.
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Negli intervalli al di sopra degli archivolti, i
seguenti oscilla, ciascuno sospeso per una benda
alla cornice superiore.
a) cembalo con sonagli intorno, incrociato
con un pedum pastorale;
6) cestello cilindrico di vimini intrecciati, con
manico ricurvo, al di sotto del quale apparisce
776
punti scomparso il rilievo a stucco, dove non s'è
staccato completamente l'intonaco. Ciascuno specchic, racchiuso entro cornice propria, è diviso dall'altro mediante un certo intervallo, a metà del quale
si sviluppa longitudinalmente lo stelo di un candelabro assicurato a piccola base tripode, la quale
poggia sopra la cornice dello zoccolo, e terminante
un ramo di alloro;
€) altro cestello simile, munito di peducci e
di manico arcuato più alto, senza il ramo di alloro;
d) cembalo isolato, con sonagli.
Fig. 43. - Decorazione di riquadro
di fianco all'ingresso della Basilica.
Fig. 42. - Figura di coronamento di pilastro (navata destra).
SPECCHI
PARIETALI
Le testate medesime delle navate laterali sono
al di sopra dello zoccolo divise ciascuna in due scomparti, o specchi. Lo stesso tipo di scomparto è
quello che si ripete per dieci volte su ciascuna
parete, in maniera che il numero complessivo degli
specchi parietali saliva in origine a ventotto. Codesto numero è oggi ridotto a diciotto, essendo in più
con piccolo calice in alto; oppure un lungo tirso con
piccola pina a ciascuna delle estremità. 1 candelabri
si alternano ai tirsi. Ciascuno specchio, poi, porta
pendente dall'alto una specie di osciflum o di trofeo
pastorale, consistente in una lunga benda, con doppio
fiocco orizzontale, cui è assicurato e sospeso un
oggetto di varia natura, non sempre ben defnibile.
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Indipendentemente da cid, le due sezioni di
parete ovest, comprese tra i candelabri che fiancheggiano la porta, e gli specchi accennati, sono
occupate simmetricamente da due alte riquadrature a ricca cornice (vedi tav. X), orizzontalmente
divise ciascuna in due riquadri minori. Nel riquadro inferiore è uno stelo terminato in
basso da
|
778
affatto simile, con stelo bipartito nel riquadro
inferiore e maschera di dio Pan alquanto più
mostruosa (fig. 44), a mezza altezza di altro duplice stelo gigliato, nel riquadro superiore. Non è
dubbio che le quattro riquadrature particolari descritte, trovandosi sulla linea dei pilastri ed esorbitando dalla ripartitura
regolare delle pareti,
arieggino la decorazione appunto di una fronte
di pilastro.
Si descrivonn metodicamente gli specchi delle
pareti, coi loro motivi ornamentali, incominciando
subito a sinistra dell’ingresso.
1° Specchio. — Dalla tenia in alto pende, a
guisa di oserllum, una testa di montone ©. Il motivo
paesistico è.dato da un recinto di carattere sacro,
eretto sopra un ampio gradino o podio, delimitato
da un alto muro semicircolare disegnato di scorcio,
od exedra, con ampie aperture o finestre a intervalli. L'apertura dell'esedra trovasi a sinistra di chi
guarda (tav. XLI, 1).
Nell’interno del recinto ergesi un plinto liscio
molto elevato, sormontato da una figura muliebre,
certamente una statua di divinità in chitone dorico,
La figura manca della testa e dell'avambraccia
destro già tenuto sollevato. A destra del plinto si
leva, ancora più alto, un Áéf:/o o pietrafitta (dpydc
Atos), con la parte inferiore in vista più esile, la
parte superiore di una maggior grossezza costante,
con angoli vivi alla sommità nonchè al punto d'ingrossamento €). Presso il betilo sorge un albero, il
cui tronco nodoso e contorto si divide in due grossi
rami; con ciuffi di foglie alle estremità. A giudicare dalla conformazione del tronco, l'albero non
potrebbe essere che un olivo selvatica (o/easter) ®.
Presso una delle estremità dell’esedra vedesi come
Fig. 44. - Particolare di riquadro di fianco dell'abside.
appoggiata al muro di questa una rustica statua di
Priapo, di quelle che i contadini solevano scolpire
due mezze palmette tangenti, in alto da palmetta
oblunga, espansa tra volute. Nel riquadro superiore
una maschera umana barbata, di dio Pan, munita
di corna appuntite e di orecchie ferine da cui
pendono bende (fig. 43°, a metà di duplice stelo
verticale gigliato.
A tale sistema di riquadratura fa riscontro ai
fianchi dell'abside (tav. XIV) una riquadratura
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
(1) Attributo questo del culto dionisiaco: MULLER-WIE_ SELER, Denkm., II, p. 49, n 613. R. EISLER, op. cit., p. 370.
(2) Il daetylus qui rappresentato, è, secondo l'HUBAUX,
art. cit., p. 78, simbolo di Cotyto Cibele come dea della fecondita. I sacri daëtvlof, comuni nel mondo greco. non è
memoria che fossero venerati nel mondo romano (DAREMB.,
SAGLIO, s. v. Argoi lithoi). Si ricordi tuttavia la pietra
di Pessinunte.
|
(3) HUBAUX, L cit. considera quest’albero e gli altri
simili che seguono, come un pino di mare.
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780
nel legno e piantare quindi nei campi per allontanare gli uccelli o propiziarsi il favore delle divinita
]} motivo paesistico in basso @) è dato da una
figura statuaria di divinità in lunga tunica (fig. 45),
che presidevano alla cultura e alla fertilità dei
di fronte, su base costituita da un doppio gradino a
tronco di piramide, riposante su largo plinto pacampi. Dalla parte opposta vedesì una figura muliebre di profilo, vestita di tunica cinta, curva e
intenta a disporre bene in ordine, a titolo di ornarallelepipedo. La statua, acefala, è vestita di lungo
chitone ionico, o tunica manicata, con apóptyema,
mento, un grosso e lunghissimo festone floreale, di
reggendo colla destra un tirso scheggiato alla somcui un'estremità essa fa passare attraverso una delle
mità e tuttora munito di lunga tenia annodata e
finestre del recinto, mentre lo stesso festone è gia
sospesa al fusto del tirso 6). Coll'altra mano stringe
stato infilato attraverso un'altra finestra,
all'altezza dell'anca un oggetto che ha tutto l'aspetto
|
fatto
dn
ira
ee ra
Fig. 45. ~ Motivo architettonico paesistico, navaiz sinistra (parete ovest).
risalire sino all'altezza del plinto centrale di cui
di una fiasca (/agena), di quelle comuni con lungo
tocca uno degli spigoli, appoggiato quindi od avcollo, pancia lenticolare ed alto piede. Il recipiente
volto intorno all'albero e finalmente fatto passare
è tenuto rovesciato. A destra sorge da terra un alper l'ultima delle finestre a destra del recinto.
L’ estremità sinistra del festone posa sul suolo,
l’altra estremità tenuta in mano dalla figura di
devota ©).
bero dal solito tronco nodoso e tormentato, i cui
rami, coperti da ciuffi di foglie, si sviluppano ai
lati e al di sopra della statua di divinità. Alla
parte inferiore del tronco è appoggiata per la
II. In alto oserllum, di cui non rimane che la
benda verticale di sostegno. ,
(2) HUBAUX. art. cit., fig. 14, p. 74.
(3) HUBAUX interpreta nientemeno che come una frusta
(1) Riprod. da J. HUBAUX, art. cit., fig. 13, p. 73
(fléau) il tirso con benda frammentaria messo dall'artista in
mano alla figura (art. cit., p. 72).
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testa una piccola erma di Priapo, appena abboz-
Il tronco e i rami dell'albero, questi ultimi mal
zata ©)
|
Intorno al plinto rettangolare si avvolge da
sinistra a destra un grosso festone floreale. A
sinistra, infine, del plinto, una figura muliebre vestita di tunica cinta, sta in posizione inginocchiata,
conservati, si attorcigliano più strettamente alla
di profilo verso la statua, deponendo sul podio medesimo, secondo il rito, una fiaccola, la quale doveva
essere accesa in cima. La fiaccola è frammentaria,
mentre il volto dell’ adorante manca del tutto ®.
La divinità, femminile, del santuario campestre
presenta gli stessi caratteri ed attributi dionisiaci di una delle figure di coronamento dei pilastri
colonna centrale. Fuori dal recinto, a destra, immagine lignea di Priapo, appoggiata a un masso.
V. - Corno potorio (#éras) assicurato a tenia
pendula, in alto.
In basso: recinto, forse in muratura, come gli
specchi precedenti, con porta rettangolare centrale
e coppia di finestre rettangolari a sinistra. La
parte del recinto a destra della porta è perduta.
Nell’interno del recinto tracce di colonna con epithema, perduto, ed albero dal tronco nodoso e dai
rami contorti, con ciuffi di foglie. Appoggiata ester-
(n. 4 della navata centrale), e può essere idennamente al recinto, a sinistra, statuetta di Priapo.
tificata come Libera, la compagna di Dioniso-Li-
Sull'orlo del recinto stesso, a sinistra, figurina orbero, o come Arianna, munita dei suoi attributi (3),
namentale.
VI. — Maschera teatrale pendente dall'alto, a
III. — PARETE SINISTRA (tav.
N. Tenia
pendente dall'alto dello specchio, reggendo annosemplice profilo umano, con raggiera di capelli.
dato un breve pedum pastorale ricurvo in cima. —
In basso: recinto forse in muratura, con porta a
In basso, costruzione caratteristica dell'aspetto di
un’ alta porta a due battenti, vista di fronte, sorsinistra e finestra rettangolare conservata a destra,
montata da una specie di pennacchio appuntito.
racchiudente un’alta colonna liscia con semplice
abaco per capitello, già sormontato dall’epithema
Attraverso i due battenti traforati si attorce il
tronco nodoso di un albero dai rami non meno
di un vaso, del quale rimane traccia, e un albero
di alto fusto, con ramificazioni in parte cadute.
attorti, distesi in alto, con ciuffi di foglie in cima.
Appoggiata di profilo nell'interno del battente di
Esternamente al recinto, a sinistra, fiaccola appogdestra, una statuetta di Priapo. A destra della
giata ad un masso; un altro oggetto simile risulta
porta, figura muliebre davanti ad una fiaccola apappoggiato all'estremità destra del recinto.
poggiata accesa ad un rialzo di terreno (fig. 46).
J] tipo della costruzione è quello delle porzae
IV. — In alto cestello pendulo, a cono rovescio,
assicurato per il manico semicircolare, alla tenia che
scende dall'alto.
ellenistica e romana del secolo.
Recinto in basso, con colonna già sormontata
da epithema e albero, come allo specchio precedente.
in
sacrae, di cui sono pieni i monumenti dell’ arte
VII. — Cestello cilindrico di vimini, pendulo,
alto. In basso; recinto semicircolare (esedra)
disegnato in prospettiva di fronte. Al centro del(1) Questa divinità, che, rozzamente scolpita nel legno
(«Olim truncus eram ficulnus, inutile lignum» etc. HOR,
Satyrar. 1, vin) incontravasi di frequente presso le tombe
e ì santuari campestri, e trovasi di frequente ripetuta nella
decorazione della Basilica, è ricca di significati religiosi e simbolici. Scopo pratico quello di allontanare dagli orti i ladri
e gli uccelli; religioso quello di significare la perpetua rinascita
e l’inesauribile forza generatrice della natura. Adottato perciò
tra le suppellettili dei misteri orfici e dionisiaci (ved. F. CuMONT, in DAREMBERG-SAGLIO, s. v. « Priapus »), fu nei secoli del
paganesimo romano un attributo indispensabile delle tombe, e
le sue virtù cantate in versi scolpiti su lapidi mortuarie (W.
ALTMANN, Graballäre, p. 273 sge.).
(2) Lo stesso HUBAUX non ha inteso menomamente la
funzione di questa figura (art. cit., l. cit.).
(3) Cfr. pitture pompeiane, MÜLLER-WIESELER, Denkm.,
II, tav. 49, n 613.
l'esedra, alta colonna sormontata da Abaco, con
epithema ovale: forse un vaso. Dietro la colonna
spunta il ramo fronzuto di un albero situato dietro
la colonna e quasi aderente a questa. Annodata
alla colonna una tenia, che forse abbracciava anche
l'albero. All'estremità sinistra del recinto è appogfiato un oggetto oblungo, del tipo di una fiaccola.
VIII. — Cembalo pendulo dall'alto, con fondo
diviso da raggi e campanelli (&zntinnabula) intorno,
In basso: recinto semicircolare (esedra) del tipo
dei precedenti, visto di fianco, con apertura a sinistra. Il recinto è traforato da aperture rettango-
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lari, wisibili in numero di tre, con un festone floreale
dai tratti somatici ancora ben conservati, il muso
che attraversa le dette aperture (tav. XLI, 2).
A destra, presso la curva del recinto, un pinax
votivo rettangolare, con figure abbozzate appena.
A sinistra, appoggiata a uno dei corni dell'esedra,
rivolto verso la dea. In perfetta simmetria, dalla
parte opposta si osserva la figura di un cane da
statuetta di Priapo. Sull'orlo dell’esedra, ai due
estremi, coppia di vasi ornamentali, di cui uno solo
di un tipo plastico di Artemide, ricavato da un
riconoscibile. Nell’interno dell’esedra, alta colonna
(ved. monete romane di vario conio riunite in
con l'epèthema del vaso (non più visibile) e albero
«Ausonia » X, p. 165, e rilievo di Treviri, Reinach,
nodoso dai lunghi rami, con ciuffi di foglie in cima ©).
RR, 111 p. go, 1°.
caccia, dal corpo nervoso e slanciato, del quale
rimane poco più delle zampe posteriori ©). Si tratta
modello statuario molto in voga in età romana
IX, X, XI. — Riquadri parietali di cui
si è perduta ogni traccia, essendo caduto in
questo punto perfino l'intonaco di rivestimento della parete.
XII. — Riquadro del quale è andato perduto tutto il rilievo a stucco, salvo qualche
traccia, in basso, di un recinto, del tipo dei
precedenti, e di un albero contiguo, dal tronco
attorto e nodoso.
XIII. — FONDO NAVATA SINISTRA. — Riquadro perfettamente conservato, esibente in
alto un cestello di vimini, assicurato per il
manico ad una tenia pendula. In basso figura
statuaria di Artemide cacciatrice, eretta sopra
una base a tre gradini, all’ombra di un alto
albero fronzuto, dal
tronco
ritorto,
il
cui
ceppo sorge a destra della gradinata (tavola XLI, 3). Hubaux identifica quest'albero
come un pino, con cui l’albero realmente
non presenta la minima somiglianza. La figura
di Artemide, della quale manca oggi la faccia,
é vestita
di breve
tunica
senza maniche,
cinta alla vita, avendo una ch/laina pendula
dal braccio sinistro; alti calzari fcothurni) ai
piedi. In atteggiamento di riposo, la figura si regge
leggermente sulla gamba destra, con la gamba sinistra incrociata sull’altra. La mano destra, dalle
Fig. 46. - Motivo architettonico paesisticu {parete nord).
XIV. - Riquadro esibente pendula dall’alto una
maschera umana rovescia, appesa a lungo nastro.
In basso, recinto semicircolare con apertura a
dita distese, aderisce all'anca, mentre la mano sinistra stringe l'arco in posizione verticale. Dietro
Fomero destro della figura spunta l'estremità superiore delia faretra.
A destra della base e poco lontano da questa,
si delinea di profilo verso la dea una figura di cervo
(2) Quadro riprodotto da 7. HUBAUX. art. cit., fig. 15.
L’Hubaux interpreta la presenza di Artemide come una delle
incarnazioni di Cotyto (p. 78). Il soggetto può meglio essere
interpretato come divinizzazione di una persona morta (su
di che ved. esempi numerosi riuniti da W. ALTMANN, Grabaltäre, p. 282). Diana è la divinità preferita per F apoteosi
di giovanette romane (ved. anche la statua-ritratto in sembianze di Diana, da Ostia. G. CALZA, in « Notizie d. Scavi»
(1) Riprod. da J. HUBAUX, art. cit., fig. 12, p.71. J. HUBAUX interpreta la colonna centrale come un delle.
1922, p. 87; un’ara sepolcrale con fig. di Diana in rilievo nel
cortile del Palazzo Santacroce a Rome).
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destra e aperture rettangolari simili a finestre,
decorativi, e specialmente paesistici, sono andati
lungo il giro, visibili in numero di tre. Nell'interno
perduti o fortemente danneggiati.
—
del recinto, alta colonna con vaso per epithema
Non sembra poi che l’artista abbia dato una
ed albero fronzuto, a tronco nodoso e contorto,
grande importanza ad una esatta divisione della
legato, sembra, per uno dei rami, con una lunga
tenia, al fusto della colonna (tav. XLI, 4). Daparete in scomparti uguali, giacchè la larghezza
vanti al recinto un bastone pastorale
m. 0.05 a un massimo di m.
(pedum)
rovescio, appoggiato ad un masso ©.
XV. — FONDO NAVATA DESTRA. — Riquadro
meno ben conservato del precedente. Dall’ alto,
assicurato a lunga tenia, pende un oggetto che
ben si identifica come una siringa. In basso, nel
quadro, motivo paesistico architettonico, che non
doveva differire molto dagli altri descritti. Del
rilievo originario non rimane che la parte superiore di una colonna sormontata da capitello
decorato di palmetta e arieggiante il tipo di un
capitello egizio a fiore di loto. Presso la colonna
ciuffi di foglie e rami di un albero che sorgeva in
vicinanza della colonna al centro del recinto.
XVI. - Scomparto di larghezza notevolmente
inferiore al precedente, mancante di quasi tutta
la decorazione.
Alla tenia pendula, conservata, è assicurato un
di questi sulla parete destra va da un minimo di
1.20.
Specchio n. XVII. — Completamente perduto.
Della sua decorazione non rimane cke la tenia
pendula dall'alto, portante sospesc un oggetto di
natura indefinibile.
XVHI. - Danneggiato come il precedente. Sospeso alla tenia un oggetto dell'apparenza di una
cesta.
XIX. — Distrutto.
XX. — Distrutto.
XXI. — Canestro emisferico sospeso a tenia
Motivo paesistico in basso, consistente in un recinto di apparenza circolare, nell'interno del quale,
al centro, sorge una colonna con Vepithema del vaso.
Il recinto porta all'ingiro delle striature verticali,
relative alla sua natura forse lignea e alla tecnica costruttiva. Una lunga asta, probabilmente una fiaccola, si vede appoggiata all’orlo del recinto, a destra.
XXII. — Dall'alto pende un bastone pastorale
oggetto d'incerta natura, che può essere identificato però come una maschera scenica del genere
appeso alla tenia. In basso, poche tracce di un redi quelle incontrate.
nell'interno, sormontata da un vaso, e tronco arcinto, circolare o semicircolare, con alta colonna
SPECCHI DELLA NAVATA DESTRA. — Come sulla
boreo.
.
XXIII. - Uno dei più stretti fra gli specchi
parete sinistra, così sulla parete destra della sala, si
della parete (fig. 47). Pende dall’alto un cestello di
ripete una serie continua di dieci grandi scomparti
vimini, cilindrico. In basso, su base quadrangolare
o specchi, con la medesima riquadratura e il medesimo sistema decorativo e stile degli scomparti
riposante sopra un alto suggesto, figura statuaria
della parete opposta. Soltanto lo stato di conservazione lascia maggiormente a desiderare, poichè
omeri e tunica, i cui lembi sono tenuti sollevati
di Priapo veduta di fronte, con mantello sugli
essendo caduto in più punti lo stucco di rilievo,
con ambe le mani, e nel cui seno vedevasi un giorno
abbondante messe di frutta (fig. 48). A destra della
e altrove l’intero spessore di stucco applicato alla
statua un albero dal tronco nodoso e contorto, faparete, nessuno specchio di questa serie si presenta
cendo delle sue fronde ombrello alla figura. Questa,
più allo stato primitivo e quasi tutti gli elementi
dotata di frequenti riscontri, riproduce un motivo
statuario che ricorre su monete romane di Lampsaco ©, luogo fra i principali del culto di Priapo.
{1) Riprod. da J. HUBAUX, art. cit fig. 11. p. 70. L'Hubaux ne dà una descrizione fantastica, interpretando, qui
come altrove, le colonne come un obelisco, I epithema del
vaso, come una pigna, L’albero sarebbe un pino marino.
Lo stesso quadro è stato riprodotto da E. STRONG, nell’op.
La Scultura romana, 1, tav. XVII.
(2) ROSCHER, Lex., s. v. « Priapos », HEAD, Hist. Num,
p- 530, Catal. Collez. Ch. Havillard (Parigi, 1922), n. 153
(statuetta bronzea di Priapo). Divinità venerata con gli
stessi attributi di Dioniso (VERGIL., Georg. IV, v. 111).
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XXIV. - Alla tenia pendula dall’alto sono annodate due tibie: una diritta, l’altra a estremità
ricurva e ingrossata (tibia frigia - adi @poyous U),
Il motivo paesistico in basso si può dire del tutto
scomparso, poichè non rimangono che tracce delle
fronde appartenenti all'albero presso il recinto.
788
lonna, albero a tronco ricurvo, portando appeso ad
uno dei rami fronzuti un cembalo munito intorno
di campanelli. Esternamente al recinto e appoggiata a questo, vedesi a destra un'immagine rustica
di Priapo, in forma di erma, a sinistra una fiaccola.
Un'altra fiaccola si distingue davanti al Priapo, e
Fig. 47. - Sezione parete sud della sala basilicale (Specchi XXII, XXIII XXIV).
XXV. — Un oggetto di natura indefinibile pende
dalla tenia. Il motivo paesistico è dato da unedificio
circolare, con zoccolo perfettamente liscio e parte
superiore distinta da striature verticali a uguali .distanze. Nell’interno del recinto, colonna già sormontata da un’anfora e adorna verso il sommo del
fusto da una tenia annodata intorno. Presso la co-
(1) Esempi vari in DAREMBERG-SAGLIO, Dict. 5. v. c Tibia».
dietro un lembo di festone floreale.
XXVI. — Oggetto d’ incerta natura, pendente
dall'alto. Recinto circolare come il precedente, ma
a sponde più basse, con intorno aperture o finestre
quadrate. Nell'interno del recinto, alta colonna con
anfora e albero fronzuto. A un ramo dell'albero è
appoggiata una lunga asta, certamente un tirso,
adorno di una tenia annodata alla sommità. Un
oggetto simile, più piccolo, è appoggiato al recinto,
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dalla parte interna. À destra del recinto stesso parti-
Yanfora. La colonna sorge in mezzo a un recinto a
colari paesistici accessorî, oggi non più identificabili.
ferro di cavallo, con l'apertura a sinistra. Il giro
del recinto è caratterizzato da alte e strette aperture,
XXVII. — TESTATA OVEST DELLA NAVATA DEcon i vuoti forse delle stesse dimensioni dei pieni.
Sempre nell'interno del recinto, sorge un albero dal
STRA — Corno potorio in alto. In basso colonna grossa
fusto alto e ritorto, i cui rami fronzuti töccano la
e tozza sormontata da un oggetto che, nonostante
colonna. Una tenia è avvolta e annodata intorno a
questa all'altezza di uno dei rami.
A destra e immela forma completamente ovale, ha l’aspetto di anfora.
A fianco della colonna sorge un albero nodoso, il
quale stende i suoi rami fronzuti al di sopra del vaso.
diatamente contiguo al recinto descritto ne sorge
un altro meno ben conservato, di forma apparente-
A sinistra della colonna, spalliera o recinto curvi-
Fig. 49. - Motivo architettonico paesistico,
(Navata destra, parete ovest).
Fig. 48. - Figura statuaria di Priapo.
(Specchio XXIII, parete sud).
lineo, con striature verticali a uguali distanze. A
mente circolare, con aperture quadrate all’intorno.
destra, costruzione della stessa altezza della spal-
Nell'interno del recinto sorge, unico e solo, un cipresso €).
*
liera, ma di forma diversa, parallelepipeda. Di fronte
a questo,
a poca
distanza,
un
altare
rustico,
* *
cui si avvicina, da destra, una figura muliebre
1 motivi paesistici che campeggiano tuttora in
appena riconoscibile nell'originale, in atto di decorare l'altare forse con una tenia.
gran parte sulle pareti della basilica, divise in
specchi, si ripartiscono a seconda dei soggetti in
XXVIII. - Alla tenia pendula dall'alto è legata e appesa rovescia una maschera scenica. Il
due categoric: motivi paesistici di carattere sacro,
là dove appaiono immagini di divinità, fatte o no
visibilmente oggetto di culto; motivi paesistici
motivo paesistico in basso apparisce come il più
complesso della serie. Un'alta e slanciata colonna a
capitello dorico è sormontata da un vaso (fig. 49)
che ha qui effettivamente tutte le caratteristiche del-
(1) Cfr. il paesaggio funebre con sfondo di cipressi, rinvenuto nel 1843 in una tomba della Via Latina, REINACH,
RPGR, p. 246, 1.
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di carattere funerario in tutti gli altri casi, come è
dimostrato dalla perfetta e ormai riconosciuta identità fra quei motivi ornamentali e le scko/ae, « porte
sacre» e colonne sormontate da vasi funerari, di
cui abbondano esempi nell’arte ellenistica, romana
e pompeiana {". Poichè il secondo gruppo di sog_ getti paesistici si somma naturalmente con il gruppo
792
di raffigurare la persona defunta in aspetto di una
od altra divinità appartenente al culto ufficiale
6).
Si tratta inoltre di divinità sempre in qualche modo
collegate con le credenze dell’oltretomba (Arte.
mide, Priapo, Libera).
affine identificabile sulle pareti del vestibolo, è
PILASTRI DELLA SALA
troppo evidente che questa categoria di soggetti
(tav. XXXVIII sgg.)
pittorici acquisti una prevalenza eccezionale, non
soltanto numerica, sull'altra. Il carattere funerario
dell’ipogeo risulta quindi anche da questo aggruppamento di motivi paesistici, che non era stato
preso finora nella dovuta considerazione ©. Ambedue i gruppi di motivi trovano i loro prototipi,
Come tutte le altre parti del monumento, anche
i sei pilastri quadrangolari, sui quali si appoggia
l'intiero sistema di völta ipogea, e per i quali
la sala principale rimane divisa in tre navate, sono
decorati riccamente di stucchi a rilievo, a motivi
o i loro riscontri, in gran numero, nei monumenti
figurati e a motivi ornamentali insieme. Lo stato
di pittura,
in cui la decorazione dei pilastri ci è pervenuta,
lascia non poco a desiderare, così a causa della catutti del
primo secolo dell’Impero
(forse taluno anteriore), che si è avuto già occasione
di citare. Il più preciso riscontro alla serie di motivi paesistici (tombe) delineati sulla pareti della
Basilica, e del Vestibolo, ci è offerta dai quadretti
pure paesistici, dipinti in numero di dieci, sulle
duta, più o meno spontanea, di larghe zone di stucco decorato, come per le lacune, non meno gravi e
deplorevoli, lasciate dal distacco intenzionale e
accuratamente eseguito, di parti della decorazione,
volte della tomba dei Pancrazi (Reinach, RPGR,
specialmente interessanti agli occhi dei primi scop. 389; veduta d'insieme in Ronczewski, op. cit.
pritori del sotterraneo.
tav. XVII). In tutti questi paesaggi ricorre il /e7?la sua varietà, la necessaria unità d'ispirazione ai
Nonostante le lacune della superficie decorata,
le quali mettono in evidenza una corrispondente
superficie di calce sottostante divenuta bruna, è
quadretti e giustifica la presenza di saggi di pitfacile
tura paesistica in una tomba. Lo stesso dicasi per
quale, per ciascun pilastro, rimane il medesimo. La
faccia principale di ciascun pilastro è quella che tromotif del monumento sepolcrale, il quale offre con
le pitture del Colombario di Villa Pamphili.
rendersi
conto
del
sistema
decorativo,
il
Le figure poi di divinità, riconoscibili in taluni
vasi in corrispondenza diretta della navata centrale.
dei motivi paesistici, non sono certo destinate a
distrarci dall'idea dominante di tutti gli altri motivi affini (cfr. Tomba dei Pancrazî, « Memoirs »
Pure importanti, sebbene in minor misura, le facce
cit,
tavv. XXXIII e XXXIV), ne a suggerire
opposte dei pilastri, in corrispondenza delle navate
laterali. Di secondario interesse le facce interne e
gli archivolti.
Dallo zoccolo, alto appena m. 0,50, e liscio,
una destinazione dell ipogeo diversa da quella supponibile funeraria. Basta che ci richiamiamo alla
sino alla breve cornice in alto aggettante, al nascimemoria con quanta frequenza e facilità si usasse
mento delle vòlte dei pilastri, la faccia principale
(1) Rimando in proposito al mio articolo in « Bullettino
Com.» cit., p. 28.
(2) HUBAUX (art. cit.. p. 74) ritiene che il particolare
pittorico dell'albero, sia l'elemento atto ad assicurare la sua
unità a tutta la serie dei bassorilievi ». In realtà a una simile
affinità formale si aggiunge un’affinita sostanziale, molto
più profonda.
I rapporti religiosi degli alberi con le tombe, sono tratteggiati da C. BOETTICHER, op. cit.
di ciascuno di questi è inquadrata in una cornice a
tondino sagomato, per l'altezza di m. 3, larghezza
m. 1,05. A contatto della faccia principale era anzitutto appoggiato un pilastrino forse di marmo,
avente la base incastrata nel suolo e la sommità
decorata di una cornice sporgente. L'altezza dei
(3) ALTMANN, Grabaltàre, p. 267 Sgg.
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detti pilastrini oggi mancanti, in numero corrispondetto. Di quello superiore è scomparso interamente
dente a quello dei pilastri, si calcola sopra l'impronta, tuttora evidente, del pilastrino addosso alla
il rilievo. E la prima impressione che si riceve, è
che manchi ivi assolutamente qualsiasi traccia del
parete del pilastro, in m. 0,82 di altezza e m. 0,40 di
motivo figurato. Eppure questa traccia, per quanto
larghezza. Che la messa in opera dei pilastrini, sia
debole, è rimasta, secondo’é dato vedere sull’origioriginaria e non dovuta ad arbitrarie aggiunte e
rimaneggiamenti posteriori, cid è dimostrato dal
nale, come sopra una fotografia.
Al centro del quadro ho potuto riconoscere, dopo
disegno del doppio fascione di mosaico nero sul
fondo bianco normale del pavimento, secondo gli
angoli descritti dai pilastri delle völte e dei pilamolti stenti, ma con assoluta sicurezza, il motivo di
strini insieme. La presenza, in antico, dei pilastrini
su piccole basi, non rilevata prima esplicitamente
una figura, maschile o muliebre, a cavallo di un generoso destriero disegnato di profilo a destra, con le
zampe anteriori sollevate. ll cavaliere teneva certamente il braccio destro quasi verticalmente solleda altri, & di grande importanza per giudicare della
vato, con il pugno chiuso, il quale certo brandiva
natura del monumento.
All'altezza di m. 2 circa dal pavimento, ciascun
pilastro presentava un quadretto, probabilmente
cavaliere, da destra, una figura eroica virile nuda,
anche questo eseguito in istucco a rilievo, misurante,
mento di torsione del tronco. Si riceve, esaminando
insieme con la cornice, m. 0.55 di altezza e m. 0,45
il gruppo, l'impressione che l'eroe a terra brandisca
un'arma. Si fa incontro al gruppo del cavallo e del
con le spalle disegnate di scorcio, in un ardito movidi larghezza. Tutti i detti riquadri dovettero avere,
anch'egli con la mano destra un'arma, nel tempo
‘agli occhi dei primi scopritori, un'importanza €
stesso che afferra con la sinistra le redini.
un interesse particolari, poichè i quadretti furono
Si ha qui dunque una scena di combattimento,
‘una tenzone singolare, la quale si svolge tra un
tagliati accuratamente intorno, e quindi staccati
dalla parete.
Un secondo quadretto, di un genere non sapguerriero a cavallo e uno a piedi. Poichè non può
piamo quanto simile al precedente, ma di proporlogico e di personaggi mitici, l'unica via per interzioni maggiori (m. 0;60 X 0,40), era collocato un
pretare la scena è quella di riconoscervi il duello
| poco più in alto e completava così la decorazione
fra Eracle e l'Amazzone. Ciò specialmente in condella fronte del pilastro. Dei quadretti superiori, del
resto eseguiti in rilievo assai basso, ad eccezione
dell'unico campione rimasto in situ e preziosissimo,
siderazione del quadro mitologico che segue ©.
è rimasta completamente distrutta la serie dalla
inferiore, presenta al centro una piccola maschera
erosione della superficie a stucco, prodotta in parte
ovale di Medusa, delineata di fronte, tuttora abda stillicidî, anche là dove lo stucco
bastanza ben conservata.
è ancora
aderente alla parete.
a meno di trattarsi di una scena di carattere mito-
L'intervallo, di pochi centimetri, che divideva
la cornice del quadro superiore da quella del quadro
Secondo pilastro di sinistra. — Meglio conser-
Si descrive qui quanto rimane della decorazione
vata che nel caso precedente è la faccia principale
delle facce principali di ciascun pilastro, per esaminare Quindi le caratteristiche delle facce laterali
del secondo pilastro, dove se il quadretto inferiore è
stato asportato, come è avvenuto anche in tutti gli
interne.
altri casi, il quadro superiore, di proporzioni maggiori, trovasi tuttora zm situ e in istato abbastanza
FRONTI PRINCIPALI DEI PILASTRI (VERSO LA NAbuono di conservazione. È quivi rappresentata
VATA MEDIANA). — Primo pilastro di sinistra. —
Papoteosi di Eracle, adombrata nella scena dell'eroe,
Intonaco abbastanza ben conservato sulla faccia
principale, sino all'altezza della cornice superiore
mancante. Dei due quadretti che ne formavano
il quale riceve gli ambiti pomi da una Esperide
l'ornamento, il più basso manca del tutto, per essere stato tagliato intorno, nella maniera che si è
(tav. XL, I).
(1) Cfr. per la composizione del gruppo, l’urna etrusca
pubblicata dal KORTE, / rilievi delle urne etrusche, vol. IL,
tav. LXXIV, 1.
-
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
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Eracle giovanile, dai tratti del volto non più ben
riconoscibili, siede a sinistra, su ricco sgabello a
zampe tornite. Egli & completamente nudo, poiché
la clamide gli € scivolata dalle spalle sulle anche, e
solo un lembo della clamide sembra ricoprire la
parte superiore della coscia destra, ricadendo poi
fra le gambe. Colla mano sinistra la figura si ap-
Nell'intervallo compreso tra il quadro superiore
descritto e il quadretto inferiore mancante, trovasi
al centro, al posto della Medusa del pilastro precedente, una rosetta chiusa entro campo quadrato.
Terso pilastro a sinistra e pilastri di destra. —
Il primo presenta distaccato il quadretto inferiore
e lacunoso a sinistra il campo del quadretto supepoggia al piano del sedile, mentre il braccio destro
sì tende in avanti, con la mano pronta a ricevere il
riore, irriconoscibile.
donc. Per cid fare egli ha appoggiato al suolo, con
pali dei pilastri opposti (fila destra dei pilastri), è
tale che qualsiasi traccia di rilievi e di decorazione in
l'impugnatura aderente al ginocchio, la clava, unico
attributo caratteristico visibile.
Sorge di profilo a destra, di fronte all’eroe, una
figura muliebre di aspetto matronale, certamente
un’Esperide vestita di lunga tunica, con manto il
Lo stato di conservazione delle fronti princistucco è scomparsa. Sui primi due pilastri, infatti,
appaiono risecati intorno i quadretti inferiori e cancellata addirittura sopra lo stucco ogni traccia dei
quadri superiori. Sulla fronte del terzo ed ultimo
pilastro si trovò caduto quasi per intero il paraquale, scendendo dalla sommità del capo, si avvolge
intorno alla persona, lasciando libero il braccio
mento di stucco, Se ne dà tuttavia la ricostruzione
destro. Non risulta abbastanza chiaro quale fosse
a tav. xxx allo scopo principalmente di indicare
l'oggetto che la figura teneva fra le dita della mano
la collocazione d'insieme delle figure statuarie e
destra, mentre nella palma
dei motivi ornamentali al di sopra dei pilastri e
sinistra
si
vedono
tuttora i pomi destinati in dono all’eroe.
delle arcate.
La composizione. leggermente guasta soltanto
nei dettagli, risulta di una grande semplicità e nobiltà di linee
FRONTI POSTERIORI DEI PILASTRI, NAVATA SINI-
Qualità queste le quali contraddi-
STRA (tav. Brun. — Le fronti posteriori dei
stinguono l'arte greca del periodo preellenistico.
singoli pilastri, cioè quelle in corrispondenza delle
Onde non inopportunamente F. Fornari vide nella
navate minori. sono informate a un principio decorativo notevolmente diverso da quello delle
composizione di questo quadro l'imitazione, se non
la copia, di qualche modello di arte greca del v secolo, Effettivamente tale composizione si adatta
in modo particolare a decorazione del campo di
una metopa di tempio e simili. Nell'arte romana
fronti opposte. I] campo occupato nelle dette fronti
da motivi figurati ed ornamentali in istucco, risulta
anzitutto assai più ampio di quello del lato opposto.
stessa è questa una delle rare volte in cui si vegga
Esso infatti è continuo e da un’ altezza di poco inferiore a quelia della cornice, scende fino a raggiunriprodotto il mito di Eracle e delle Esperidi , che
gere la linea dello-zoccolo. Ciò sembra a tutta prima
più di frequente sembra essere stato rappresentato
in contrasto con
sui grandi vasi dipinti a destinazione funeraria,
la quale esige un tanto maggiore sfoggio di ornamentazione, quanto più in vista è la parte architetattici e dell'Italia meridionale 0).
l'economia artistica decorativa,
tonica. Ma occorre a tale riguardo non dimenticare
(1) FORNARI, in « Notizie» 1918, p. 43. Si tratta, però,
di uno schema compositivo assai popolare. Ved. rilievo votivo di ANDROS al Museo di Napoli («Guida Ruesch.,
n. 140), rilievo ALBANI, S. REINACH, RR, p. 139, 3); pittura di villa rustica a Boscoreale « Notizie d. Scavi» 1921,
P. 447.
(2) Lo stessa mito è tolto in forma notevolmente diversa
a soggetto di un quadro pompeiano (S. REINACH, RPGR,
Pp. 191, 1); e ripetuto anche sopra uno dei riquadri principali
del monumento sepolcrale dei Secundinif in IGEL,
figurata a parte l'apoteosi di Eracle.
(3) ROSCHER. Lexikon, s.v. Hesperiden.
dove
è
che alla fronte principale di ciascun pilastro, verso
la navata centrale, erano appoggiati dei pilastrini
minori. Si comprende, quindi, come la presenza
dei
pilastrini, già calcolata dall'artista,
portasse
di conseguenza una riduzione del campo da decorare in altezza, in maniera da far servire quali elementi decorativi i pilastrini medesimi e i vasi di
marmo, o altri oggetti, che non poterono a meno
di esservi collocati sopra in origine.
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IN ROMA ©
798
I] campo ornamentale, su ciascuna delle fronti
rami di edera disposti a festone, con i capi incrociati
posteriori, risulta perciò di un lungo rettangolo, di
una larghezza proporzionata (m. 0,55 X 2,48). Coe annodati insieme dalla benda. Più in basso, piandesto campo, limitato intorno da una doppia cornice, appare anzitutto diviso in due parti quasi
un cerchio appoggiato ad essa, e un vaso di forme
tata al suolo, un'Erma, certo di carattere sacro, con
snelle, ad alto collo, del tipo di una oinochóe.
uguali da un segmento trasversale. Dei due rettangoli
che ne derivano, quello superiore è a sua volta di-
Secondo pilastro di sinistra. — Nel riquadro
viso da un segmento parallelo al primo, pure in parti
superiore, scena mitologica, in cui è facile di ricouguali, di cui ciascuna rappresenta un quadrato.
noscere, per l'abbondanza degli attributi, le figure
di Demetra e Trittolemo (tav. XLIII, 1). La prima,
Primo pilastro di sinistra. — Dei tre riquadri
a sinistra, in aspetto maestoso, vestita di lunga tudi cui consta il campo ornamentale, la fronte dei
nica e di manto, sostenendo con la mano sinistra
primo pilastro di sinistra presenta, in uno stato
di conservazione mediocre, il riquadro intermedio e
l'alto scettro, stringendo nella destra spighe rigogliose di grano. Ai suoi piedi una cista, come sembra,
quello inferiore. Completamente abraso o caduto
di vimini, la mystica vannus Jacchi, dalla quale,
quello superiore. Nel riquadro di mezzo campeggia
in rilievo una testa umana sobriamente disegnata,
mancando apparentemente il coperchio, leva in
di profilo a sinistra (tav. XLII, 2). Ciò che meglio si
alto la testa e snoda il corpo in larghe spire il serpente sacro. Sorge in piedi davanti alla dea, col
conserva della testa è la parte inferiore, cioè il
volto di profilo, il tronca in iscorcio, il giovinetto
mento e le labbra insieme con tutto il collo, mentre
del naso, regolare, e della fronte non rimane che
Trittolemo vestito di sola clamide, la quale, affibbiata sulla spalla sinistra, lascia libero il braccio
l'incerto profilo, tutto il resto essendo caduto, ad
e tutto il corpo da questa parte. Il giovinetto
eccezione di una parte della capigliatura, disegnata
in lunghe ciocche sulla nuca.
fissa i profondi occhi in vòlto alla dea, stringendo
È opportuno osservare con quanta cura sia stata
la ferula che gli servirà per stimolare i serpenti
aggiogati al magico carro.
qui resa, mediante la stecca, l'anatomia del collo
con la destra il fascio delle spighe, con la sinistra
della figura, con i fasci muscolari rilevati di sotto
La prima figura è in talune parti mal conservata,
l'epidermide. Qualche osservatore frettoloso ha
specialmente nel volto e nella parte inferiore del
creduto qui di riconoscere, in base alla linea delle
manto, essendo caduto lo stucco. Vi sono tuttavia
labbra accentuata in apparenza, non per altro se non
elementi bastanti per identificare il tipo plastico
per essere venuti meno tutti gli altri elementi anaavuto presente dall'artista, con il tipo plastico di
tomici propri del profilo, tratti caratteristici di
una figura di negroide ©“. Da un esame per poco
Demetra, quale è riprodotto sopra un rilievo, certo
accurato di codesto profilo, risulta che tutti gli
Museo Ny-Carlsberg (Copenaghen) ©). L’ identità
elementi che ci rimangono del ritratto, presentano
tra le due figure è così perfetta, nella posa, come
innegabili affinità con teste di personaggi di nazionel costume e negli attributi, che si può bene
romano, di terracotta, alto soltanto m. 0,38, al
nalità e razza romana o latina, quali si veggono
ritenere luna e l'altra derivate da un unico oririprodotte a basso rilievo su monete della fine della
Repubblica e dei primi tempi dell’ Impero.
La decorazione in istucco del riquadro inferiore
appare di carattere più strettamente ornamentale,
ginale.
con una lunga benda cascante dal sommo del
quello che viene riprodotto dall'autore degli stucchi
quadro, sulla linea mediana di questo, e con due
figurati della Farnesina sopra uno dei grandi quadri
(1) Di una tale errata interpretazione è un riflesso nell'art. cit. di STRONG e JOLLIFFE, p. 102, e nell'ultimo articolo
(2) Catal. Ny-Carlsberg Giyptothek, b. 144 (tav. XI). Nel
testo dell’opera il rilievo è dichiarato come proveniente da
Palermo.
cit. di J. CARCOPINO, in « Revue des Deux Mondes ».
U rilievo di Copenaghen, frammentario, può
essere anzi ricompletato secondo le linee del quadro
sopra descritto. Un tipo assai simile di Demetra è
Page 104
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fiancheggiati dalla figura due volte ripetuta di
Demetra in funzione di Cariatide (.
Il riquadro inferiore è occupato nel centro da
800
(tav. XLIII, 2). Nello scomparto superiore vedesi
una testa muliebre, di profilo a destra, delle metuttora rappresentata a rilievo una scena composta
di due personaggi: una figura di Satiro rappresentata
di profilo a destra, mancante della testa e tuttavia
desime proporzioni e del medesimo disegno della
testa maschile. Qui però si riconoscono appena i
munita della breve coda attorcigliata sulle reni. Con
la schiena curva il personaggio protende le braccia,
contorni e il nodo dei capelli disposto molto semavendo le mani occupate da un oggetto d'incerta
plicemente sulla nuca ©). I lineamenti appariscono
natura, ch'egli è in atto di offrire ad un giovinetto o
fanciulio che gli sta dinanzi in piedi, in posizione di
giovanili.
L'ultimo scomparto è semplicemente decorato
nella parte superiore da una tenia pendula, con
un tralcio di edera arcuato e convesso in basso e altre
riposo, appoggiato con la sinistra all'asta di un alto
due tenie agli angoli superiori del quadro. Al di
sotto una piccola Erma con appoggiato un ramo di
palma portante una tenia annodata. Un'anfora è
appoggiata al suolo presso l'Erma.
Terzo pilastro di sinistra. — Per analogia con
le fronti degli altri pilastri, dobbiamo ritenere che
la fronte posteriore del terzo pilastro di sinistra,
quello cioè più prossimo all'abside, per quanto oggi
priva in gran parte del paramento d’intonaco,
fosse anch'essa divisa in tre scomparti e decorata
con scena mitologica nello scomparto superiore, e
con profilo di testa-ritratto, maschile o femminile,
nello scomparto mediano. Delio scomparto inferiore
rimane quanto basta per riconoscervi esattamente
ripetuta la decorazione corrispondente del primo
pilastro, con tralci di edera in alto incrociati, ed
Erma con cerchio sacro ed anfora in basso (fig. 50).
MINI
NAVATA DESTRA (tav. ME). Primo pilastro —
Identiche alla ripartitura e alla decorazione delle
fronti posteriori dei pilastri di sinistra, sono la ripartitura e la decorazione delle fronti dei pilastri a
Fig. 50. — Particolare decorativo di fronte posteriore
destra. Nella navata destra la decorazione può essere però studiata con sufficiente chiarezza soltanto
di pilastro.
nel primo pilastro, quello più prossimo all'ingresso.
Nello scomparto inferiore si vede, tuttora, il
tirso con bende annodate in alto, mentre protende la
mano destra con la quale sembra stringere un fiore.
profilo di una testa, in apparenza di giovane uomo,
Sul suolo tra le due figure vedesi deposto un
oggetto caratteristico: il /ö#ron, tipo di cesta rituale
(1) Il partito delle pieghe del chitone della dea, nello
schema ricorda le statue caratteristiche di stile fidiaco, e
più che altro la figura di Demetra nel celebre rilievo di Eleusi,
con Trittolemo e Kore.
(2) Sulla semplicità di quest’acconciatura richiama Yattenzione J. CARCOPINO (art. cit), per riferire l'epoca del
ritratto, veristico, al secondo quarto del 1 secolo.
|
da frutta che di frequente ricorre in scene ispirate ai
misteri dionisiaci. Al colmo della cesta si direbbe
appoggiata una fiaccola obliqua.
L'oggetto che il Satiro tiene con le due mani
deve però essere interpretato come un rotolo svolto,
Page 105
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un volumen con i relativi nastri di legatura. È forse
il volume dei misteri dionisiaci, offerto al giovinetto
dio™, che ne sarà il Gran Maestro? Nello scomparto inferiore si vede tuttora il profilo di una testa
dalla fronte diritta, e dal naso lungo affilato. Il
rilievo della faccia, con tutti i particolari interni, è
scomparso per la caduta quasi completa dello stucco.
802
denti scomparti dei pilastri della fila opposta, e
precisamente il primo e il terzo pilastro.
La felice conservazione dell'unica fronte di pilastro a destra, ci permette di attribuire con la
massima sicurezza un unico sistema decorativo
anche a tutte le fronti interne dei pilastri, compresi i
due ultimi a destra, il cui paramento interno, di
Conservato perfettamente il collo, con i particolari
anatomici ben definiti, tagliato secondo una linea
diritta. Nessun dubbio che anche in questo rilievo,
Fig. 52. — Figura simbolica alata per decorazione interna
Fig. 51. — Particolare di riquadratura interna di pilastro.
degno di un medaglione, non sia da riconoscere un
ritratto.
L'ultimo scomparto presenta tuttora riconoscibili, nelle tracce lasciate dallo stucco caduto, gli
di pilastro,
stucco, si trovò completamente caduto, eccettuati i
due scomparti inferiori, dove si ripetono i motivi
noti dell’Erma e dei rami d'edera. In modo che
stessi elementi decorativi riscontrati nei corrisponle sei fronti interne presentavano complessivamente sei serie figurate di soggetto mitologico, nelle
(1) G.E. Rizzo, art. cit., p. 64 (28 dell’ Estr.) e seg.
Per la figura del fanciullo divino cfr. il riquadro a stucco
della Farnesina, riprodotto ivi alla fig. 8.
quali prevaleva, se pur non era l'unica nota dominante, l'intonazione religiosa e l'ispirazione mi-
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stica (Demetra e Trittolemo, Satiro e Bacco fanciullo), e nello scomparto inferiore sei teste-ritratti
di profilo, ispirate dal vero. Il sistema decorativo
delle fronti interne corrispondeva, in sostanza, a
quello delle fronti dei pilastri verso la navata centrale, con i riquadri superiori dedicati ciascuno a una
804
il tipo tradizionale della Spes, poggiano leggermente le piante sopra un altro calice floreale.
La figura, coi gomiti aderenti alla persona, protende
lateralmente le mani, ciascuna delle quali stringe
fra il pollice e l'indice, il gambo di un fiore.
Gli stessi archivolti tra i pilastri, eseguiti non a
scena mitologica, in cui sembra prevalere la figura di
pieno centro, ma con un arco notevolmente schiac-
Eracle (Eracle e l’Amazzone, Eracle ed un’Esperide).
ciato, presentano lungo la linea mediana longitu-
Analogicamente siamo autorizzati a ritenere che
sotto gli ultimi riquadri mitologici accennati, aderissero alle pareti altrettanti medaglioni rettangolari
con teste-ritratti in rilievo. Tali medaglioni, forse
eseguiti in marmo od altra materia nobile, occuparono gli spazi al momento della scoperta riscontrati
vuoti, al di sotto dei riquadri maggiori.
L'impiego decorativo dei medaglioni con ritratti, si ritrova esattamente ripetuto in uno dei
rilievi del monumento degli Aterii ©. oltre che
in un tardo monumento sepolcrale palmirese, con
imagines clipeatae sorrette da Vittorie.
FRONTI INTERNE DEI PILASTRI E ARCHIVOLTI. —
Le facce laterali dei pilastri, quelle cioè che si
svolgono in continuazione degli archivolti, sono pur
esse decorate da una doppia riquadratura, con
una larga cornice sagomata e una seconda cornice
fatta di un solo bastoncello, interna alla prima.
individuanti un alto specchio o campo da decurare,
così come si è veduto sulle facce descritte. Tale
specchio è diviso a metà da un bastoncello orizzontale, in due campi distinti. Mancano quivi le
scene figurate vere € proprie. Nel riquadro inferiore
si svolge il motivo duplice del sottile stelo gigliato
alle due estremità, con rosetta al centro, chiusa
tra volute e palmette (fig. 51). Nel riquadro su-
Fig. sa. - Figura simbolica per decorazione interna
di pilastro,
periore una figura simbolica, ora alata, vestita di
lunga e leggera tunica semplice (fig. 52), ora senza
dinale della superficie stuccata, ciascuno due figure
ali, con pesante tunica manicata, rimboccata sul
di Vittoria affrontate, simmetricamente disegnate
petto (fig. 53). La prima porta le ali aperte e alzate verticalmente sugli òmeri, come si vedono
le Vittorie alate nei fregi parietali della Farnesina 6),
sopra il termine dei pilastri. L'aspetto, l’atteggiala figura senz’ali regge sul capo una specie di alto
ornamentali già osservate sulle facce laterali dei picalice floreale. Una e l'altra, ripetendo con varianti
lastri. Ciascuna Vittoria, ben chiomata e munita di
(i) P. GUSMAN, Art décoratif de Rome.
(2) REINACH, RPGR, p. 149, 3.
(3) REINACH, RPGR, p. 337.
tav. XXVIII.
mento manierato e la stessa esecuzione tecnica delle
Vittorie ‚ng. 54) richiamano esattamente le figure
orecchini, è contraddistinta da una coppia di ali,
le quali si aprono in alto maestosamente ai lati della
figura, librata a volo sopra un motivo floreale ap-
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pena accennato, ch’essa tocca soltanto con le punte
dei piedi. (pel simbolismo, ved. sopra, col. 652).
Sul capo si disegna un motive floreale semplice,
rappresentato da un giglic esile. a due petali ampi
ed arcuati.
Al sommo di ciascun archivolto, in tutta la
806
dubbio se siasi mai pensato in verità, a collocare
lampadarî sospesi negli interpilastri, col rischio
di affumicare le vòlte, alterando il perfetto candore dell'ambiente, e di lasciar cadere gocce di
olio o di resina, od altro, sugli oggetti, quali si
fossero, sempre del massimo riguardo, collocati
larghezza, si vede praticata una serie di cinque
sulle basi degli interpilastri, a perpendicolo sotto
piccoli fori equidistanti, i quali gia servirono a
fissare catenelle metalliche di sospensione adatti
gli ipotetici lampadari. Restituendo al posto di
questi, dei veri e propri osci/Za, la cui funzione
per lampadarî od oscilla, gli uni e gli altri certo
purificatrice si parifica a quella delle innumerevoli
maschere gorgoniche, si rimane di più nel campo
del verisimile e ci si rende conto della ragione pratica degli oscilla che l'artista ebbe a riprodurre
sulle pareti, ispirandosi al vero. Ma tutto ciò si
connette col problema scottante della destinazione
del monumento.
STILE
DECORATIVO
DELLA BASILICA
Non sarà inopportuno qui ricordare che i caratteri stilistici della Basilica risultano sostanzialmente. come è facile supporre, gli stessi che si
riscontrano con tanta evidenza nella decorazione
del Vestibolo e che sopra furono indicati come
propri del terzo stile pittorico. Vi sono tuttavia
delle particolarità sulle quali conviene richiamar
l’attenzione. La divisione delle pareti in specchi
numerosi, senza alcuna distinzione coloristica dallo
zoccolo, dimostra per una parte una maggiore
aderenza a uno stile decorativo non più rigorosamente architettonico, pur potendosi osservare
che qualunque più abile decorazione prospettica
Fig. 34. — Figura simbolica alata di archivolto
{tra i pilastri).
sulle pareti avrebbe urtato contro la mancanza
di un adeguato spazio antistante, e contro la prein numero di otto. quanti sono gli archivolti.
L'opinione corrente, di cui si fanno interpreti
Strong e Carcopino, è che dalle catenelle pendessero dei veri e propri lampadari. capaci di diradare
con il loro chiarore le tenebre dell'ipogeo ©.
È
(1) STRONG, art. cit., p. 69, CARCOPINO, art. cit. ine Revue
des Deux Mondes ».
senza ingombrante dei pilastri. La decorazione
delle pareti è perciò quasi perfettamente in superficie, senza effetti prospettici. Il motivo paesistico,
tuttavia, campeggiante al centro di ogni riquadro, può essere ancora interpretato come una
reminiscenza delle ariose prospettive del secondo
stile.
Anche nel fregio superiore i vasi e le figure su
plinti sembrano tendere ad un approfondimento
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o arretramento della parete (cfr. Mau, Pom pejt,
si dispongono, lungo l’asse verticale del plinto,
tav. XIII), per quanto ciò è consentito dalla uniformità del colore, solo in minima parte compensata dal giuoco delle ombre del bassorilievo. Non
è il caso d'insistere sulla distribuzione decorativa
dei lacunari delle vòlte, per dimostrare che la loro
pinakes o quadretti, con ricca ed ampia cornice
ripartizione si ispira direttamente agli schemi propri
intorno, esattamente come nella decorazione degli
specchi sulla parete della casa romana citata.
Sulla fronte opposta corrispondente di ciascun
pilastro, è pure sobriamente accennato un motivo
paesistico il quale basta a richiamare, sormontato
del secondo stile, come è dimostrato da qualche fregio parietale pompeiano di coronamento (Villa di
com'è anch'esso da festoni e da bende, la riquadra-
Fannio Sinistore, Barnabei, tav. IV).
ciò, insieme a quanto si è sopra osservato, è dimostrazione sufficiente della organicità e nobiltà dei
tura e decorazione a specchi delle pareti. Tutto
Un esame particolare meritano i pilastri, non
tanto per il sistema di ripartizione di ciascuna
concetti artistici che presiedettero alla decorazione
fronte, quanto per la maniera con cui la loro
del monumento, nonchè alla sua esecuzione.
decorazione si fonde architettonicamente con la
suppellettile del luogo. Si è veduto come alla
fronte principale di ciascun pilastro aderissero
pilastrini minori o mensole, per sostegno di oggetti
quali si fossero. Di codesti pilastrini era tenuto
conto nella decorazione a stucco del pilastro, non
meno di quanto se ne sia tenuto conto nella rivestitura a mosaico del pavimento. Così la destinazione pratica e il principio decorativo s'intreccia-
CONSIDERAZIONI SUGLI STUCCHI ROMANI
ETÀ DELLA BASILICA
In una monografia dal titolo Stucco Reliefs
of the first and second centuries still extant in Rome
pubblicata con ricchezza di tavole illustrative nel
vano, in origine, al punto da costituire una sola
volume IV (1923) degli «Annali dell’Accademia
e organica membratura architettonica.
Americana in Roma», una giovane studiosa ame-
È questa l'applicazione integrale dello stile
decorativo architettonico. quale non è dato di
ricana la sig. Emily L. Wadsworth, affronta arriscontrare altrove. L'unico riscontro, pittorico,
dello stucco a rilievi nell'età classica. I] lavoro
ditamente l'impresa non lieve di tracciare la storia
ci è offerto dalle decorazioni parietali della Fardella Wadsworth, che è un notevole saggio della
nesina. Sopra una delle pareti della magnifica
cultura storico-artistica dell’Autrice, non va esente
casa («Monumenti Ist.», XII, tav. 18), lo zoccolo
distinto dal piano sottostante, destinato a contida lacune di qualche importanza e da giudizi
nuare in prospettiva illusionistica il pavimento
senta, a tutta prima, come una trattazione genedella sala, è interrotto, a distanze uguali dall'edirale della materia, poichè prende le mosse della
cola centrale, mediante mensole sporgenti di comdecorazione a stucco nell'arte egiziana e nell’arte
plesso disegno, facenti corpo con lo zoccolo. Il
minoica. Si esclude in maniera troppo assoluta,
piano di ciascuna mensola è occupato da un'Arpia-Sirena addetta a reggere con le mani sollevate
un pinax istoriato, che occupa esattamente il
con l'eccezione di un passo di Pausania (VII, 22, 7)
forse non sufficientemente ponderati. Esso si prerelativo agli stucchi del tempio di Artemide a Stinfalo, l'uso dello stucco nell’architettura greca. In
ogni modo è certo, non per il solo esempio della
tomba detta appunto degli « Stucchi » a Cerveteri,
che gli Etruschi ebbero dell’arte dello stucco una
centro del campo sovrastante. L'analogia tra la
pittura e le fronti stuccate dei pilastri, anche così
come ci rimangono, è lampante. Le mensole sporgenti dai pilastri, accusate dagli incavi del paviconoscenza consumata, forse ereditata dall'Egitto,
mento, avevano in pratica lo stesso ufficio di quelle
come dovettero ereditarla i Greci, e la trasmisero
che sporgono in pittura prospettica dalle pareti
ai Romani; presso i quali il rilievo a stucco indella sala dipinta, e dovevano sostenere degli oggetti mobili : vasi od altro. Immediatamente sopra
cominciava a trovarsi in età certo anteriore al I secolo av. Cr., ferminus post quem stabilito dalla si-
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gnorina Wadsworth per l'introduzione dell'arte dello
810
citta della Campania, e che queste, a loro volta,
ad esempio, di articoli di carattere scientifico divulgativo, come quello di R. Paribeni sull'arte intermittente dello stucco, in « Rassegna d’Arte antica e
moderna» (1922, p 175 ss.) e d'un articolo mio,
l'abbiano ricevuta in eredità da Alessandria, come la
| ricordato a col. 656, nota. Specialmente interessante
Wadsworth ritiene. Una tale affermazione riposa
il primo, per l’accenno a sopravvivenze dell’arte
soltanto sopra la derivazione, già più o meno storidello stucco anche in pieno medio evo 6). La
sig.” Wadsworth ci dà quindi una lista, che non è
stucco in Roma. E da escludere che i Romani abbiano appreso l’arte dello stucco proprio dalle
camente dimostrata da altri, degli stili della pittura pompeiana dall’arte alessandrina; mentre in
ogni caso lo stile non si può identificare con la
tecnica. Tra i rari esempi superstiti di decorazione
a stucco della fine della Repubblica, vengono citati
davvero completa, di monumenti interessanti il
soggetto (4,
Premesso un capitolo sopra la « tecnica e composizione dello stucco », ove sono per esteso ripori rilievi della Farnesina, la pertinenza dei quali ad
una villa abitata da Cleopatra trans Tiberim in hortis
osservazioni personali, l'A. passa ad illustrare in
rimane tuttora da dimostrare, anche se si accetti
distinti capitoli o paragrafi i gruppi di decorazioni
la datazione del periodo di Giulio Cesare ©,
È tuttavia indubitato che l'arte dello stucco
a stucco nei monumenti romani a lei noti. Nell’ordine cronologico in cui l'A. ha creduto disporli,
riceva il suo massimo sviluppo nel 1 secolo dell'Imi rilievi, o gruppi ricordati di rilievi, sonoi seguenti:
pero, e che i più cospicui esempi di decorazione in
questa tenica appariengano o a sontuosi edifici imtati brani dell’opera di Vitruvio, e sono contenute
10 Rilievi
della
Farnesina,
costituenti
gruppo più antico e più cospicuo di tutta la serie
periali di questo periodo, o a monumenti sepolcrali
privati, giacchè «it would seem that this decora-
(età di Cesare);
tion was very popular for sepulchral purposes»
(modestissimi avanzi di volta);
(p. 14). L’ eta degli Antonini vede l’inizio delia
decadenza di quest'arte, a poco a poco dimenticata,
disegni riportati da G.B. Piranesi) 6):
20 Rilievi della Villa di Livia a Prima Porta
3° Rilievi della tomba di L. Arrunzio (nei
e ridestata a nuovi splendori soltanto nel periodo
del Rinascimento, a cura di quegli artisti della
il
4° Rilievi del Colombario di L. Pomponio
Ha:
scuola romana, i quali andavano copiando richia-
5° Rilievi della Domus Aurea;
mando a nuova vita i «grotteschi» dei classici
60
»
dell'Anfiteatro Flavio;
monumenti in rovina ©).
È pur vero che nonostante l’importanza rivestita
79
»
del Criptoportico del Palatino ;
89
n
del cosidetto Ponte di Caligola;
dagli stucchi classici per gli artisti del Rinascioe»
della Villa di Domiziano, a Castel
mento «assai poco sia stato scritto intorno agli
Gandolfo ;
originali » (p. 15). Questa constatazione non può
tuttavia esimere l'Autrice dal prendere conoscenza
(3) L'Autrice mostra di non conoscere neppure il mio
articolo preliminare sulla Basilica di Porta Maggiore, pub-
(1) Datazione, questa proposta da G. IPPEL (Der dritir
blicato in « Bullett. Comunale di Archeologia », 1921 : giac-
Pomp.-Stil., Berlin, 1910), prima ancora che dalla signora
chè non si parla che della comunicazione orale da me tenuta
sull’argomento all’ Accademia Pontif. di Archeologia il 21
E. BoISE VAN DEMAN, p. 41, che riferisce la casa romana della
Farnesina, come eseguita in opus caementicium, al periodo
di Giulio Cesare (Methods of deterniming the date of the roman
concrete Monuments, in « American Journal of Archaeology »,
1912, p. 248).
(2) A proposito degli artisti del Rinascimento, italiani
e stranieri, i quali si recavano a chiedere l'ispirazione alle
antichità tra le più inaccessibili di Roma antica, vedi l'importante studio di F. WEEGE, Das Goldene Haus des Nero,
in «Arch. Jahrb. », 1913, p. 127 seg. Sulle pareti della Domus
sono stati letti dal WEEGE circa 150 nomi graffiti di artisti
diversi, a partire dal secolo xv, dei quali la metà italiani.
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
Aprile 1921.
(4) « Several of the larger exemples have been previously
published but repetition seems justifiable in an effort to
make the list complete, and in view of the fact that the
descriptians, in different languages, are often difficult of
access, and are in many Case inaccurate and incomplete»
(p. 15).
{5} La costruzione della tomba è giudicata da E. BOISE
VAN DEMAN (art. cit. in « Am. Journal» 1912, p. 390), per
quanto si riferisce alla tecnica, anteriore di qualche anno alVera volgare.
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10° Rilievi della casa sotto S. Clemente (resti
o decorativa di una data età, così lo studio degli
di vòlta):
11° Rilievi di vòlte di origine ignota (d'un
stucchi non può a meno di essere integrato da
quello della pittura decorativa, di cui gli stucchi
non sono che un aspetto, e di tutte le altre mani,
120°»
edificio, forse, del Palatino);
delle Catacombe di Priscilla;
130»
140»
della Villa di Adriano;
delle tombe di S. Sebastiano;
Ma volendo rimanere nel campo esclusivo della
archeologia romana e rinunziando a una visione
festazioni coeve di arte decorativa o applicata.
150
»
della tomba dei Valeri;
sintetica dell’arte dello stucco, al fine di istituire
16°
»
della tomba dei Pancrazi;
170
»
della Basilica sotterranea di Porta
un modesto elenco degli stucchi strettamente romani, anche in questo caso non si potrà a meno di
Maggiore;
18° Rilievi di Tor de’ Schiavi
rilevare la incompletezza del lavoro. Si notano
(Villa
dei
Gordiani).
La monografia si chiude con talune considerazioni generali sopra gli schemi disegnativi e i
motivi figurati e ornamentali a stucco, dei vari
monumenti studiati ©).
le seguenti lacune lasciate dalla sig." Wadsworth:
a) Stucchi di una tomba romana trovata nel
sec. XVII e illustrata da J. H. Cabott (Stucchi
figurati esistenti in un antico sepolcro fuori delle
mura di Roma, 1795) ©;
|
&) parti di pareti di colombario staccate e
Mi sia lecito anzitutto avanzare le più ampie
conservate nel Museo Ny-Carlsberg a Copenaghen
6),
riserve in genere nei riguardi della successione
c) parete di Colombario della Via Appia, con
cronologica adottata dall'autrice per la serie anzifigure femminili decorative in rilievo tra loculo e
detta di monumenti. In realtà la sig." Wadsworth,
loculo (P.G.
piuttosto nuova ad una ricerca speciale del genere,
non mi sembra essere stata felice nel cogliere le
MDCXCIX], tav. 35, da un disegno di Pirro Ligorio);
d) frammenti di una volta a stucco, di una villa
Bartoli, Antichi Sepolcri [Roma,
caratteristiche essenziali dei singoli sistemi decopresso Castel Porziano, oggi al Museo delle Terme (#);
rativi. La sua cronologia, piuttosto che su criteri
personali, si fonda su giudizi altrui, basati essene) volta di colombario perduto, riprodotto
nel Codex Pighianus, ritenuta, da O. Jahn e da
zialmente sull'esame dei sistemi costruttivi dei
singoli monumenti. Di qui l'incertezza e la strala riquadratura e la tecnica delle cornici
nezza, talora, dei criterî cronologici adottati.
stano chiaramente il lavoro a stucco 6);
Una disamina ampia ed esauriente della rnateria, qual è quella tentata dalla sig.“ Wadsworth,
J) volta di portico a lacunari quadrati, pertinente a una villa di età imperiale, presso Frasembra poi venir meno al suo scopo, che è quello
scati (9,
altri, esclusivamente decorata da pitture, mentre
attedi comprendere storicamente tutti gli stucchi superstiti di Roma imperiale, non includendo nella
monumenti affini e coevi, come i rilievi
(2) Pubblicazione questa che per la sua rarità bibliografica non mi fu dato consultare che tardi. Nel libro Gewölbea stucco, numerosissimi, di Pompei e delle altre
schmuck di RONCZEWSKI sono riprodotti taluni particolari di
città campane. E poichè, inoltre, l'arte dello stucco
vòlte del monumento (tav. IV e fig. 11 del testo), e un saggio
sintesi
non è che una particolare tecnica e una parti.
colare forma espressiva di tutta l’arte ornamentale
(1) Ad es. : a Incised lines were sometimes made on the
reliefs themselves, but this was a short cut method to avoid
delicate modelling, and was not done in the best work»
(ib., p. 21). Non si può in tutto accettare l'esattezza di questa
affermazione; nè più esatta è l’altra affermazione che:
«The reliefs might be high or low». Il rilievo a stucco, data
la leggerezza e la fragilità della materia, non può essere mai
altro che bassorilievo.
degli stucchi parietali in « J. H.S.» cit., p. 88 (fig. 11), a
ulteriore dimostrazione del fatto che non mancavano nella
decorazione di monumenti funerari scene di iniziazioni mistiche (cfr. il sarcofago di Torre Nova al Museo Naz. Romano).
(3) «Catalogo della Gliptoteca Ny-Carisberg », tavv. LXX
e LXXI.
|
(4) PARIBENI, 27 Museo ecc., p. 276 (stucchi inediti).
Se ne fa un fuggevole accenno a p. 88 del lavoro citato sugli
stucchi romani.
(5) JAHN, in « Berichte Sachs. Gesell. », 1869, II. 1;
e Jahrbuch d. Inst.», 1913, p. 186, fig. 28., RPGR, p. 182, 5.
(6) « Notizie Scavi» 1913, p. 54 sg. La detta vòlta in
mezzo a ruderi di buona epoca in terreno di proprietà Sau-
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Vi sono inoltre alcuni importantissimi framdovuto obbedire a suggestioni di natura non stretmenti di stucchi figurati, di buonissima epoca,
tamente scientifica. Quanti si sono dati la pena
provenienti da decorazioni di volte nell'area del
di esaminare con una certa cura gli stucchi della
Palatino, da me veduti in corso di restauro, or
Basilica, non hanno potuto a meno di rilevare,
è qualche anno, nei magazzini del Foro Romano.
indipendentemente dallo stato di conservazione del
Materiale ancora inedito, naturalmente, come tutto
monumento, due maniere sostanzialmente diverse:
cid che hanno portato alla luce gli scavi del Foro
una prima maniera, contraddistinta da una leggerezza ed eleganza di tócco quasi eccessiva; ed
e del Palatino negli ultimi decenni; dove pure
le stanze sotterranee di età predomizianea, rintracciate da G. Boni, adorne di pitture pregeuna maniera particolarmente trascurata, rivelante
voli, portavano insieme saggi importanti di rilievi
decorativi in stucco. E la lista potrebbe contisimile riconoscimento, rimane questa alternativa:
una «astonishing carelesness ». Una volta fatto un
nuare.
Ma ciò che ha maggiore importanza per il caso
o tener conto dello stile o maniera, prendendo come
punto di partenza e base di ogni discussione il
termine cronologico più remoto, suggerito dall’onostro, si è che la sig.” Wadsworth consideri esplipera di arte, o rinunziare all'esame dello stile
citamente
Basilica come il più importante
per la cronologia, cercando altre vie meno infide
esempio di decorazione a stucco, almeno per la
vastità e la varietà disegnativa ©). Tale riconoscimento lascerebbe supporre che da parte dell'Audi dimostrazione. Delle due soluzioni, a me pare
la
sia da preferire la prima. Termini di paragone
cronologici sicuri non mancano infatti: tali sono
l'ipogeo degli Arrunzi e le volte della Farnesina.
trice fosse stata posta una cura particolare nello
studio del monumento, rappresentante la perla
Con la finezza degli stucchi riscontrabile in questi
della sua ricerca. Ciò non sembra tuttavia essere
due monumenti, particolarmente nel secondo, che
confermato dai risultati.
catalogazione croè l’unico conservato, si accorda, checchè si dica
nologica da lei istituita degli stucchi romani pone,
in contrario, l'esecuzione della maggior parte della
La
infatti, chiaramente la decorazione della Basilica
decorazione della Basilica, e cioè gli stucchi della
al termine, o quasi, dello sviluppo dell'arte decorativa romana: cioè non alla fine del I secolo
volta della navata centrale, nonchè dei pilastri
e delle pareti dell'atrio e della Basilica, sino all’aldell’era volgare (p. 87), ma alla fine del II secolo, e
tezza degli specchi. Rivelano una minore finezza
comunque a un periodo notevolmente posteriore a
quello adrianeo.
di esecuzione, ma sempre una notevole maestria
e sicurezza di tócco, gli stucchi figurati delle vòlte
D'altra parte, dividendo gli stucchi romani in
laterali e dei fregi superiori delle pareti della Basigruppi distinti dallo stile e dalla concezione diselica. Si potrà convenire nell'ipotesi che parecchi ©
gnativa, la Basilica viene inclusa in un solo gruppo,
siano stati gli esecutori materiali della complessa
decorazione, ma non è lecito prescindere da un
insieme con gli stucchi della Farnesina e la Tomba
degli Arrunzî (p. 91); e altrove questa stessa tomba
e la Basilica vengono insieme accoppiate, dal punto
dato di fatto importantissimo: e cioè che le parti
meno accuratamente lavorate di tutta la decoradi vista della decorazione (p. 37). È troppo evizione sono appunto le parti meno illuminate e
dente che per non aver voluto trarre fe naturali
meno in vista, in maniera da doversi ritenere la
conseguenze, principalmente cronologiche, da tali
relativa trascuratezza ui certi rilievi, mai deterconstatazioni obiettive, la sig.” Wadsworth abbia
minabile a distanza, come la conseguenza di un
calcolo premeditato @). Cadono in tal modo tutte
lini (località Campitelli\, fu da me ancora ritrovata, in istato
non buono di conservazione, nel 1923.
le obbiezioni intese ad abbassare la cronologia
della Basilica in pieno II secolo dell’ e. v., e prende
{t) «The most important exemple of stucco decoration,
as far as magnitude and variety of design is concerned, may
be seen in the so-called Underground Basilica» (op. cit.,
(2) Della stessa opinione sembra essere la sig. WADSWORTH, art. cit, p. 98.
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nella realtà ©). La dimostrazione più diretta che la
vigore, a tutti gli effetti, l'affinità già riscontrata
tra gli stucchi della Basilica e quelli della Farnesina e dell’ Ipogeo degli Arrunzi. Tra codesti tre
prevenzione tenga qui il posto della convinzione
scientifica, ci sembra fornita dalle circostanza,
tipi di monumenti non esiste perciò quasi distanza
spesse volte constatata, e verificata nel caso stesso
cronologica, o questa non è determinabile che
della Basilica, che i due sistemi decorativi, pittura
dentro il limite massimo di qualche decennio.
Accolta la comune determinazione cronologica per
policroma e stucco bianco monocromo, lungi dali due monumenti citati intorno all’età augustea,
procamente integrantisi sulla stessa parete e sulla
e volendo collocare come ultima l'esecuzione degli
stucchi della Basilica, non mi sembra lecito di
scendere oltre la fine dell'impero di Tiberio (a. 37).
stessa vela di vòlta. E si badi bene, che un simile
l'essere separati, si trovano insieme riuniti e reriaccoppiamento di tecniche decorative, lungi dall'essere dovuto a capriccio di artisti o di committenti, sembra dettato da vere e proprie regole di
Questa all'incirca la cronologia proposta dal primo
illustratore del monumento, il compianto Francesco
arte, tanta è l’insistenza con cui il fenomeno si
Fornari, ed io sono lieto di poter sottoscrivere a
ripete sopra monumenti romani: la pittura limiquella cronologia, data con sì felice intuizione,
limitandomi ad arretrarla di pochi lustri.
Una serie non trascurabile di riprove mi è stata
tata alle parti più basse e più in vista di pareti
interne di edifici, lo stucco riservato per le parti
già fornita dallo studio e dal materiale di raffronto
suggerito da particolari figurativi, come scene mitoin generale, quindi, limitato alle vòlte degli edifici.
logiche e simili, e motivi ornamentali varî della
decorazione. Non intendo di ritornare qui sopra
questioni di dettaglio, pure importantissime nella
più elevate e meno illuminate da luce diretta:
Ciò si verifica nell’Atrio della Basilica, come in
alcuni cubicoli della casa romana della Farnesina,
nella Villa di Livia a Prima Porta, e in altri casi ancora. Quali ulteriori esempi delle due tecniche decorative, pittura e stucco integrantisi a vicenda,
questione cronologica, limitandomi ad un implicito richiamo a quanto è stato già detto. Ma lo
studio più minuzioso di singoli particolari non deve
nonchè la vòlta
distrarci da considerazioni di natura più ampia e
motivi paesistici dipinti, alternati a scene mitodi importanza ancora più decisiva. Questi sono i.
logiche eseguite a rilievo con stucco monocromo.
complessi decorativi forniti a noi da monumenti
Nell’esame di codesti complessi decorativi, ricordi
romani superstiti, non soltanto lavorati a stucco,
modestissimi di uno stile che nei migliori secoli
ma anche e specialmente eseguiti a colori: veri
informa di sè la rivestitura interna di tutti gli edifici romani pubblici e privati, profani e religiosi
e propri complessi pittorici, per lo più a fresco.
possono essere prese talune volte della Domus aurea,
della
tomba dei Pancrazî, con
Di questi non si è quasi mai tenuto alcun conto
nello studio sia della Basilica di Porta Maggiore,
di qualche pregio, lo studio dello stucco non può
andare disgiunto da quello della pittura, e vicesia di monumenti affini, e il lavoro citato della
versa: tutte le volte, almeno, che si intenda stusig." Wadsworth, che vuol costituire un contributo particolare all'arte decorativa romana, ne è
la prova lampante.
diare un complesso decorativo dal punto di vista
dello stile e dell’età.
Ma poichè non si può non tenere il debito conto
stucco con la pittura non sia mai risultata o non
dell'avversione durata finora dagli specialisti della
materia ad abbinare lo studio degli stucchi romani,
caso dell'interno della nostra sala basilicale, nonchè
con quello della pittura romana contemporanea,
dobbiamo anzitutto domandarci se tale avversione risponda a necessità sostanziali di metodo, o
non piuttosto ad una mentalità e ad una educazione
particolare, ed errata, se si vuole, ad una forma
mentis, la cui natura non trovi seria giustificazione
Ma anche in quei casi in cui l'integrazione dello
risulti più con la medesima evidenza, come è il
dell’ Ipogeo degli Arrunzi, non per questo sarà
lecito trattare la questione stilistica degli stucchi
(1) Nel manuale di H. B. WALTERS, The, Art of the
Romans (Londra, 1911), si parla lungamente della pittura,
del mosaico e di manifestazioni minori dell’arte romana, come
i rilievi fittili, senza accennare all’arte dello stucco.
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senza l'ausilio della pittura contemporanea, o supposta tale. Sorge qui spontaneamente la questione
1 preambolo mi è sembrato necessario allo scopo
di inserire con piena legittimità di vedute, nello
se lo stucco decorativo in sè debba essere considerato come pittura o come scultura. Io sorvostudio storico degli stucchi strettamente romani,
lerd la trattazione dottrinaria dell’ argomento,
concedendo che il rilievo ed il tono monocromo
non bastano a porre lo stucco nel campo della
scultura ©, Ma non si potrà negare che mentre
avuto speciale riguardo alla Basilica, l'esame dei
seguenti complessi pittorici:
a) pitture della camera sepolcrale della Piramide di Caio Cestio;
5) pitture del Colombario di Villa Pamfili;
il singolo particolare, il motivo ornamentale o
c) pitture della casa romana della Farnesina ;
decorativo, avulso dal resto, s’inquadra facilmente
d) pitture della casa di Livia al Palatino.
Dei primi due monumenti citati specialmente
nello sviluppo dell’arte sculturale, un ricco complesso decorativo invece, come la vòlta della navata centrale della Basilica e lo stesso catino delè fatta espressa menzione nell'articolo preliminare
sulla Basilica, pubblicato in « Bullettino della Coml abside, sono ispirati alla pittura e destinati a
rendere l’effetto di un complesso pittorico, a prescindere dalla varietà dei colori. La concavità delle
missione
vòlte non si presta ad altro genere di decorazione
che pittorica, sia pura una tecnica pittorica illusioficato simbolico di scene figurate e motivi ornanistica, quale lo stucco 0). Per tutte le dette ragioni
taluni fra i caratteri stilistici più salienti, che si
ripetono sulle pareti e sulle volte della Basilica.
in uno studio esauriente della pittura romana, non
si potrà mai prescindere dagli stucchi decorativi,
la cui conoscenza, a sua volta, dovrà essere inte-
Archeologica Comunale »,
1921, a proposito non tanto dello stile decoratico e della
cronologia, quanto in relazione al contenuto & signimentali. Ma sono ivi pur ricordati succintamente
Tali caratteri generali si riassumono come segue:
19 divisione verticale delle pareti sopra lo zocgrata da quella della pittura, come nel caso precolo in specchi rettangolari, distinti uno dall'altro
sente 6).
mediante candelabri od oggetti simili (tirst, colonnini), talora riuniti in alto fra loro da tralci di fo-
(1) Nell'edizione italiana della sua Sculfura romana,
gliame distesi a festoni, con bende a svolazzi, come
vol. I (Firenze, 1923), la sig.ra E. STRONG include in certo
modo tutti gli stucchi nel campo della scultura, comprendendovi esplicitamente quelli della Farnesina e di Porta Magin tutti i sistemi decorativi pittorici ricordati,
eccettuato il Colombario di Villa Pamfili (non esgiore (p. 79 sg., tavv. 16 e 17). L’esimia autrice avverte tutsendo tale sistema divisorio applicabile a pareti
bucherellate da file di loculi);
tavia che e l’arte dello stuccatore è più affine alla pittura che
alla scultura». Di parere alquanto diverso sembra essere
CH. PICARD, il quale nel vol. II della sua Sculpture antique
2° largo impiego di «oscilla » di tipi svariatis-
(Parigi, 1926), p. 354 sgg., ha pochi cenni sull'arte dello stucco
a Roma.
simi, sia nella sintassi decorativa delle pareti del
(2) Di codesta profonda intimità che intercedeva in
antico tra pittura e rilievo a stucco, il primo ad esserne convinto, doveva essere l'artefice medesimo, autore, a un tempo,
delle pitture e degli stucchi decorativi. Non si spiegano altrimenti certe composizioni parietali pompeiane, a stucco e
a rilievo, ora al Museo di Napoli, come quelle riprodotte nelle
fotografie Alinari 12031 e 12154. Altri esempi di decorazione
simile, mista, sono stati messi alla luce dai recenti scavi di
Pompei (ved. Rivista « Dedalo », aprile 1924).
(3) Come si vede, è mantenuta qui sostanzialmente la
tradizionale divisione teorica tra pittura e scultura. Senza
con ciò disconoscere e rinnegare quella continua interferenza
che delle due arti fa un'arte sola: poichè dal bassissimo rilievo si passa inavvertitamente alla pittura, come dalla pittura monocroma, a forte rilievo, ci si apre la via alla scultura. Le due arti procedono nella storia di tutta la civiltà di
pari passo, con gli stessi schemi e ideali e per merito, a volte,
del medesimo artista. Onde si suppone ormai oltrepassato il
tempo in cui si istituivano, con la massima serietà d’intenti,
monumento, sia nella minuta decorazione di edifici
riprodotti a sfondo pittorico su talune parti del
monumento (vòlta centrale);
30 riempimento dei detti specchi, a fondo mcnocromo, zncorniriati da esili filettature, con motivi
paesistici — come su pareti della Farnesina (sala
nera) — con l'avvertenza che il rilievo a stucco ristorie delle singole arti, della pittura e della scultura, a meno
che alla storia documentata dalle manifestazioni artistiche
non si sostituisca la storia della feenica delle varie arti. Tali
ovvie considerazioni, valevoli per tutti i tempi, sono di
una speciale attualità nella storia dell’arte antica, quando,
per ragioni ben note, la distanza tra pittura e scultura era
praticamente molto meno sensibile di quanto nos sia la distanza tra pittura e scultura dell'età nostra.
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chiede una particolare sobrieta di linee, laddove il
tòcco lieve della pittura permette alla fantasia
dell’artista di sbizzarrirsi con la più ampia liberta
(da notare che le pareti stesse della camera sepolcrale di Caio Cestio riprendono sostanzialmente
lo stesso partito decorativo, pur sostituendo figurette muliebri ai motivi paesistici);
49 impiego di quadretti a sportelli e cornici
a meandro (zona superiore dell’Atrio) - come vedesi
sarebbe per sè sufficiente a suggerire ad un occhio
esperto il medesimo convincimento cronologico.
La Basilica di Porta Maggiore rappresenta quindi
uno dei più antichi esempi di decorazione a stucco
che ci rimangano di tutta l'arte romana. L’aspetto
della sua ricca decorazione, a rilievo e dipinta,
ha tutte le caratteristiche dello stile architettonico
pompeiano evoluto, detto terzo stile, già fiorente in
età augustea.
in taluni cubicoli della casa della Farnesina;
5° ripartizione di intere superfici di volte (es.
la volta della nave centrale della Basilica) mediante
GLI STUCCHI E LE TERRECOTTE
un sistema solo in apparenza complicato, avente per
ARCHITETTONICHE ROMANE
base il reticolo della superficie — come nelle volte
a stucco della Farnesina e su zoccoli dipinti della
medesima casa;
Una circostanza che non può assolutamente
sfuggire all'attenzione di quanti avranno compiuto
6° persistenza di un determinato tipo di motivo
paesistico (colonna sepolcrale o altro monumento di
un esame minuzioso del monumento, sia diretcarattere religioso affiancato ad un albero sacro) —
come nelle pitture della Casa di Livia, della Farquella dei frequenti rapporti che intercedono, e
nesina e del Colombario di Villa Pamfili;
tamente, de visu, sia in base al presente lavoro, è
si possono facilmente rilevare, tra la massima parte
degli stucchi figurati, riquadro per riquadro, e i
7° uso frequente di scene caricaturali e scene
rilievi fittili di età romana, ben noti oggi sotto la
nilotiche, a base di Pigmei e tipi negroidi, caricadenominazione di éerrecotte architettoniche, e precedentemente sotto quella di terrecotte Campana;
turalmente trattati — precisa eredità dell'arte ellenistica alessandrina, riscontrabile fra le pitture del
da varî punti di vista trattati esaurientemente
Colombario di Villa Pamfili e monumenti coevi;
80 ritratti di profilo, a medaglione (sul verso
nell'opera di Rohden e Winnefeld. Nel vasto reperdei pilastri), disegnati con la semplicità e la vigoria
ne sono di quelli i quali presentano con talune
di un cammeo e distinti da caratteri stilistici propri
terrecotte architettoniche,
della scultura augustea.
La concomitanza di una serie così cospicua di
cezione e di esecuzione, quasi perfetta. Altri stucchi
hanno con le terrecotte romane una somiglianza
precisi termini di confronti con opere di arte decorativa, la cui età non va generalmente oltre il
soltanto generica, d'insieme più che di dettaglio;
periodo augusteo, costituisce l'argomento più solido
essere rilevata e fatta oggetto di studio.
torio degli stucchi sin qui passati in rassegna, ve
una identità di consomiglianza non per questo meno meritevole di
per determinare la cronologia della Basilica, entro
Prendendo a base della presente ricerca l’opera
pochi lustri precedenti o susseguenti la fine di
stessa di Rohden e Winnefeld, ritengo utile, an-
Augusto (14 d. C.). Si avverta, poi, che i termini
zitutto, istituire un elenco di quelle terrecotte che
di raffronto adottati per la presente disamina sono
realmente tra i più vistosi ed eloquenti, restando
tuttavia lontani dall’esaurire la serie delle testipresentino maggiori titoli di somiglianza formale
con uno od altro dei riquadri a stucco descritti,
o di semplici motivi ornamentali, citati soltanto
per ogni opportuno raffronto.
monianze cronologiche. Molte di queste risultano
qua e là dal contesto, o sono state accennate in
precedenti lavori. Di poco costrutto perciò sarebbe
riandarle qui minutamente. A rilevare tuttavia la
i. Rohd.-Winn., tav.
importanza decisiva di tutto il rimanente della
decorazione superstite, basti pensare che questo
2. ID., tav. V, e tav. XCIII,
(kantharos
e
felini
le passim - tav. LXIII 2.
affrontati) — cfr. sopra,
col. 737 sg.
1 (lotta di Grifi e
Arimaspi) — cfr. col. 666 sgg.
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3. Ip., tav. VIII e tav. XVIII (HORAI tra motivi
fioreali\ — cfr. col. 625 sg.
4. ID, tavv. LXKXXVIII 2 e CXXXIII 1 - Menade su ippocampo — cfr. col. 752.
s. ID, tav. CXXXIII 2 - Id. su Tritone munito
o no di remo — cfr. col. 623 e 713.
6. ID, tav. CIII 2 ~ Maschere di Giove Ammone
— cfr. col. 634 e 664.
7. Ip, tav. LXII 1 - Vittoria di fronte, in funzione
essenzialmente decorativa
( — cfr. col. 803 sg.
8. Ip., tav. CXXII 1 e 2 — Scena di sacrificio
dionisiaco — cfr. col. 726 sg.
9. ID, tav. CXXXI — Eracle libera Esione dal
mostro marino — cfr. col. 694 sg.
ro. ID., tav. CXXXVII 1 — Pasifae e Dedalo cfr. col. 607 sg.
11. ID, tav LXXX, 1 — Ratto di una Leucippide
— cfr. col. 686 sg.
Senza trovare una identità formale assoluta,
che sarebbe impossibile,
tra le terrecotte e gli
3) maschere di Medusa di vario tipo. non
meno frequenti nel monumento di Porta Maggiore,
che nel repertorio dei :ilievi in terrac. (ved. R. W.,
tavv. IV, XXVI, XXXIV, XXXVI, XL-XLIII,
LVIII, LXII 2, LXIX LXXI, CXIII, CXV-XVI,
CXL).
Poichè col presente lavoro non si intende già
di esaurire il tema generale degli stucchi romani,
ma soltanto di riferirsi agli stucchi della Basilica,
senza perciò rinunciare all’esatto compito di inquadrare gli stucchi stessi nell'ambiente storico
artistico che loro compete, dobbiamo cessare qui
la ricerca dei rapporti intercedenti tra stucchi e
terrecotte figurate. Quanto si è venuto sin qui
osservando, è tuttavia già sufficiente per dimostrare
l’affinità reciproca tra i prodotti di questi due generi d’arte decorativa; affinità tanto più estesa,
profonda ed evidente, quanto più largo si vorrà
rendere il campo delle ricerche ©),
L'età degli stucchi romani e quella delle terstucchi citati accanto, non si può a meno di rilerecotte,
vare lintima aria di famiglia che intercede fra
dalla fine della Repubblica a tutto il I secolo almeno
Puna e l’altra serie di monumenti. Aria di famiglia
delle. v., con il massimo rigoglio di sviluppo al
non giustificata soltanto dalla natura comune di
opere di arte decorativa usate nel medesimo amtempo di Augusto‘), Non sarà
osservare che mentre gli stucchi romani, trascurati
biente, ma più ancora da identica funzione disimsin qui come prodotti artistici secondari, incominpegnata nella pratica da tali opere di uso comune.
Le terrecotte elencate più sopra, sono certo tra le
ciano ora soltanto ad essere presi in considerazione
e ad essere studiati con metodo, lo studio delle
più singolari per la constatazione del fatto, ma
terrecotte figurate, per mancanza principalmente di
non si deve a tale riguardo omettere una serie
elementi di raffronto, non vanta ancora risultati
anche più ricca, di terrecotte, dove alla identità
molto sicuri in merito, fra l'altro, alla cronolagia @.
quasi sempre relativa del motivo figurato si sosti-
Si rende all'uopo della massima utilità l’abbinatuisce la identità asso/uta del soggetto generico.
mento dello studio degli stucchi e delle terrecotte
Da questo punto di vista le terrecotte architetinsieme, per la conoscenza dell’arte decorativa
romana,
toniche figurate che hanno più stretti rapporti con
gli stucchi del monumento di Porta Maggiore si
raccolgono nei sfguenti gruppi:
1) rilievi con Vittorie o Ierodule, stilizzate,
è
all'incirca
considerata
la
medesima:
tuttavia ozioso
Allo stato attuale degli studi, noi vediamo come
abbastanza spesso, così gli stucchi come le terrecotte accusino una affinità reciproca per il fatto
tra loro divise da candelabro o da simulacro (R. W
tavv. VI 1, IX, XVIII, XXI 1, XXXIII, LXI 1,
LXXI 2):
2) rilievi con scene paesistiche di soggetto
africane, © nilotico (R. W., tavv. XXVII, CXL. 2,
CXLI};
(1) Ved. anche ivi, tavv. LXVIII, CVII, 2, CXLIL
(2) Ved. ad es. la stretta somiglianza con il rilievo fittile
in ROHDEN-WINNEFELD, testo, p. 109, fig. 97, e lo stucco
figurato pompeiano, pubblicato in riv. «Dedalo» aprile
1924, p. 687 (con l'ambasceria di Priamo ad Achille).
(3) ROHDEN-WINNEFELD, op. cit., testo, p. 14 SBE.
(4) Ibidem, p. 50* sgg., i rilievi fittili romani sono divisi
semplicemente in rilievi del primo impero (« der ersten Kaiserzeit ») e rilievi tardi (« Späteren Reliefs »), fino all’età degli
Antonini (ivi, p. 19).
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di dipendere da comuni esemplari della scultura in
marmo, con un certo eclettismo per la scelta dei
modelli della grande arte 0),
824
con le figurazioni dei vasi aretini, quasi coevi, o
comunque di poco anteriori 6). Sugli uni e sugli
altri, inoltre, si osservano sigle e nomi abbreviati,
È questo dell'eclettismo in materia di opere
racchiusi entro cartigli rettangolari. Sigle e nomi
d’arte decorativa, uno dei caratteri dell’arte del
che, per ragioni intuitive, non debbono tanto essere
primo periodo dell’ Impero, specie dell’arte augustea.
intesi come indicazioni di artisti, quanto piuttosto
Da ciò quella particolare varietà non soltanto di
come nomi di proprietari di fabbriche. il facile
parallelo delle terrecotte architettoniche con i varî
soggetti, ma anche di stili, che fu opportunamente
rilevata da altri a proposito della Basilica ©.
Tutte queste considerazioni, suscettibili di essere
motivi a rilievo, ci permette meglio di definire
la posizione artistica di quelle: posizione artistica
svolte più ampiamente in altra sede, ci invitano a
di secondo ordine e di
natura riflessa, come di
fondere insieme nella storia dell’arte romana, gli
oggetti eseguiti in serie innumerevoli, da fabbriche
stucchi e le terrecotte decorative, inducendoci a
specializzate; mentre gli stucchi, sebbene traggano
prendere in qualche considerazione il problema
dei rapporti reciproci, di derivazione e di convil'ispirazione deisoggetti e di parecchi motivi dalle mavenza, tra stucchi e terrecotte.
nifestazioni essenzialmente decorative della grande
scultura, sono tuttavia emanazioni d'ingegni per-
Già allo stato attuale delle scoperte, non è
sonali e risentono delle immediate vibrazioni di
soltanto certo che il massimo fiore dell'industria
determinati temperamenti artistici: opere, quindi,
_ delle terrecotte architettoniche romane coincida con
il prosperare dell'arte dello stucco, ma è anche
eseguite, di regola, non in serie, ma ad una ad una,
sotto la spinta di circostanze e sotto lo stimolo di
assodato che le due tecniche artistiche erano a
impressioni di volta in volta diverse.
volte insieme impiegate per compiere la decora-
È perciò da deplorare che mentre numerosi
zione di un medesimo ambiente, la decorazione
e svariati prodotti dell’arte industriale romana,
a stucco lasciata però per le parti architettoniche,
come le tavole fittili a rilievo, i vas? aretini, le
Da simili
lucerne e simili, hanno avuto da tempo i loro
dati di fatto, come da un esame stilistico parallelo
di interno, più nobili e più in vista
cultori ed illustratcri coscienziosi e talora munifici,
dei prodotti delle due tecniche, sembra lecito arguire
e si trovano oggi istituiti, di quei prodotti, repertorî
che non soltanto i quadri a stucco fornirono l'idea
e raccolte quanto più si può desiderare complete, i
prima delle terrecotte parietali romane, le quali
si accinsero a sostituire quelli, dove lo richiedesse
prodotti dell opus tectorium, invece, siano stati
lasciati in disparte, quasi come prodotti di seconla necessità di un materiale di rivestimento di magdaria importanza. Ciò per la loro particolare difhgior resistenza e di minor costo insieme, ma fornicoltà ad essere disciplinati in raccolte di facile
rono, quasi sempre, ai modellatori in creta molle,
preparazione, o anche perchè, essendo o sembrando
anche i soggetti e i motivi, e servirono quindi
simultaneamente partecipi della natura delle opere
da intermediari tra la scultura in marmo, fonte
inesauribile di modelli, e i plastici in terracotta 4).
scolpite e di quelle dipinte, non si trovarono finora
studiosi preparati e decisi a procedere ad una clas-
Questi poi, a loro volta, presentano indubbi
sificazione definitiva nell'uno o nell'altro genere
caratteri di somiglianza e di parentela artistica
artistico.
Avversario convinto delle tradizionali divisioni
(1) Esempio, le Nereidi sedute su dorso di ippocampi
e Centauri marini.
.
(2) F. FORNARI, in « Notizie Scavi», 1918, p. 44.
(3) ROHDEN-WINNEFELD, op. cit., p. 47°.
(4) P. GUSMAN, in «Art decoratif» cit, tav. 165, pubblica un rilievo fittile del Museo del Louvre, con cornici continue, ad ovuli e riquadrature, quali si vedono unicamente
negli stucchi decorativi romani; una copia, ciot, materiale
e pedissequa, unica più che rara, di un fregio in stucco.
preconcette dei generis, nel campo della produzione
artistica, voglio esprimere qui l'augurio che in un
completo disegno storico dell’arte romana la vasta
congerie degli stucchi riceva la parte notevole
(5) WALTERS, History of ancient pottery, Vl, p. 474 sgg(Arretine ware).
Magrini»
Page 117
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sfazione davanti ad un’opera di tanta bellezza
che ad essa compete accanto alla scultura e
alla pittura. Specialmente poi riterrei doveroso
dovrà essere sempre turbata dall'assillo di un
di porre l’arte, così originale e pura e sempre
problema inestricabile, quasi come l’indovinello di
rinnovantesi, dello stucco, alla base di tutte le
una classica Sfinge
?
Allorchè, pochi anni or sono, la questione della
svariate manifestazioni di arte così detta decorativa,
fiorenti nei primi due secoli dell'Impero. 1] monu-
Basilica di Porta Maggiore era, più che non sia
mento sotterraneo di Porta Maggiore costituisce di
ora, avvolta nei vapori di pregiudizi di ogni sorta,
tutto cid la più efficace e oggettiva dimostrazione.
e si avanzavano le ipotesi meno plausibili intorno
all’età del monumento, dovetti permettermi di
osservare che in mezzo a una così straordinaria
NATURA DEL MONUMENTO
La questione cronologica, di un’importanza deciabbondanza di elementi ornamentali e figurati,
non era ammissibile mancassero i termini indispensabilia risolvere la questione cronologica. La
siva per lo studio della Basilica in tutti i suoi
quale in realtà è stata risolta, con soddisfazione
aspetti, aveva certamente bisogno di un’accurata
disamina in una trattazione ampia come la pree consenso dei più. Nell’affrontare ora la questione
sente, specialmente nec:ssaria di fronte a deviamenti ed aberrazioni constatate. Mi corre tuttavia
l'obbligo di ricordare che la cronologia del monustretto a rifarmi
da un'analoga pregiudiziale: dichiarando come inammissibile e assurda l'ipotesi che
i tre quarti almeno dell’abbondantissimo ed assormento, ristretta ai primi decenni dell’Impero, fu
quella comunemente accettata senza riserve da
da considerare strettamente inerente all’indole e
parte di archeologi eminenti, come F. Fornari
E. Strong, J. Carcopino, F. Cumont. Lo studio
destinazione particolare dell’edificio. Una volta
ammesso il principio della rispondenza ideale tra
particolareggiato della decorazione e della suppelmonumento e decorazione,
lettile ricostruibile, induce a fissare l’epoca intorno
al periodo augusteo, piuttosto che intorno all’età
spinosa della natura del
monumento,
sono cotito repertorio figurato ed ornamentale non sia
basterà sviscerare a
fondo il contenuto di questa, per risolvere con la
di Claudio. Ma su ciò pare facile l’intendersi.
maggiore approssimazione possibile il problema
altrimenti tormentoso e insolubile.
Le divergenze di giudizi affiorano e ribollono
Ma un’altra via si presenta come più immediata,
vivaci a proposito di un’altra questione, non meno
più invitante e più suggestiva, per la soluzione
importante di quella cronologica, e forse più imdell’enigma: e questa è la forma architettonica
portante ancora, avendo il merito di appassionare
un pubblico di studiosi che non fa strettamente
professione d'archeologia : la questione relativa alla
speciale, caratteristica del monumento, con la sala
basilicale a tre navate, munita di abside. Codesto
tipo di edificio, per la sua stretta analogia con la
natura e destinazione del monumento. Non è possibile immaginare che uno sforzo così poderoso,
gerisce ai più l’idea di un luogo di culto ©, E
come quello sostenuto nell’adornare nelle parti più
oichè non sussiste
la P più vaga testimonianza di
i
tradizionale basilica cristiana, ha suggerito e sugoscure e più lontane dalla vista un simile sotterraneo, e la spesa proporzionata, avvenissero per
(1) STRONG e JOLLIFFE, art. cit p. 67 sgg., parlano,
un motivo frivolo e vano, e non per uno scopo
nobile e di ordine superiore, come nobile ed elevata
è l’arte che informa tutto quanto il complesso mocristiani e come una caratteristica dei santuari pagani adibiti
a culti misteriosi. Ma lo schema architettonico nel mondo
romano era, anche all’infuori di tutto cid, molto più comune
numentale. Quale e di che ordine codesto riposto moche non si creda. Vedasi la Schola dove si rinvenne l’Artemis
tivo, che nessuna esplicita testimonianza, nessuna
navate, pur mancando le due file di colonne, & accennata
dalle tre liste longitudinali del pavimento. Sale absidate numeiscrizione la più frammentaria e incompleta, è venuta
lontanamente a indicarci, quasi per uno scherzo
maligno del fato? Forse la nostra pura soddiMONUMENTI ANTICHI. — Vol, XXXI.
al solito, della sala basilicale come una novità in tempi predi Ariccia, in « Notizie Scavi» 1921, p. 389. La divisione a tre
rose si riscontrano nella Domus Aurea, secondo la pianta pubblicata in « Jahrbuch d. Inst.», 1913 (Beilage) e altrove,
ma specialmente nei sontuosi palazzi imperiali.
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santuari sotterranei connessi al culto romano ufficiale, particolarmente avuto riguardo all’età remota
del monumento “), è sbocciata all'atto stesso della
scoperta, ed è fiorita rigogliosa e maliarda, per
le cure di archeologi illustri, l'ipotesi di un santuario
riguardi del supposto santuario, sarebbe da concludere che, a prescindere dagli affiliati al cristianesimo, il numero dei cittadini romani nel I secolo dell'e. v. dediti a pratiche di culto misteriose
e clandestine, non fosse inferiore a quello dei cittadini solo ossequenti al culto ufficiale, riconosciuto
di misteri, clandestino per giunta.
Una tale soluzione del problema è stata ed
è ancora autorevolmente sostenuta con ammirevole
costanza. Ma l'autorità dei suoi sostenitori non
dalla profonda riforma e restaurazione della religione romana, compiuta da Augusto!
può impedirci di riconoscere la debolezza sostan-
Dovrebbe essere relativamente facile tagliar
ziale dell'ipotesi, poichè l’idea del culto misteriaso,
corto alla ridda delle ipotesi misteriosofiche, impouna volta messo allo scoperto il luogo di culto,
nendo come base di qualsiasi ricerca questi due
capisaldi :
deve essere corroborata dalla indicazione, approssimativa almeno, della divinità alla quale il culto
stesso è prestato. Su questo argomento appunto
cioè dallo Statn. E tutto ciò a brevissima distanza
1° la indispensabile rispondenza ideale tra i
principî informatori della ricca decorazione figui pareri si fanno discordi, parteggiando alcuni per i
misteri di un culto neo-pitagorico (Cumont-Carcorata e non figurata, c la natura e destinazione del
monumento ;
pine), altri, più precisamente, per un culto orfico-
2° la necessità, altrettanto indispensabile, di
dionisiaco (Leopold), altri per il culto prestato a
una evanescente pseudo-divinit2 a nome Cotvio
ricostruire, almeno nelle grandi linee. la suppellettile mancante del monumento, già strettamente
(Hubaux), altri infine, per un culto quale si sia
a base di ordalie e d’iniziazioni lustrali (Strong) ©).
Pochi studiosi (Fornari, Lanciani, Paribeni\ si
connessa con la destinazione di questo.
Al primo dei due capisaldi hanno reso formalmente omaggio tutti o quasi gli studiosi del comsono prudentemente mantenuti nella affermazione
plesso problema. Tuttavia per insufficienza di inforgenerica di luogo di «misteri». Sommando tuttamazione, dato che il monumento poteva fino a
via insieme le ipotesi multicolori avanzate sinora nei .
oggi considerarsi inedito, e per insufficienza, talora,
di preparazione speciale, lo studio della decorazione
(1) Non si ricava alcun costrutto dal raffrontare la nostra
Basilica con le Basiliche troppo vagamente note, citate da
R. LANCIANI in « Bullettino Comunale», 1918, XLVI, (//
santuario recentemente scoperto u ad Spen: Vetereni », p. 60 sgg.):
la Crepereia, la Hilariana ed altre. A parte la forma architettonica, comune, l’eià delle Basiliche citate sembra piuttosto
tarda.
{2} Le conclusioni cui è arrivato J. CARCOPINO con i
suoi ultimi studî sul soggetto, non ci illuminano di più in
proposito: «Une église avec tout ce que le mot comporte
de pieté
et de discipline, d'effusions mystiques et d’organisation matérielle, de dogmes et de symboles, d'idéalisme et de
liturgie» (« Rev. des D. M.», Nov. 1926, p. 425).
{3} A F. Fornari spetta la paternità della ipotetica pertinenza dell’Ipogeo a Statilio Tauro e alla sua
famiglia;
e dell’iporetico collegamento della misteriosa Basilica con la
fine tragica di quel patrizio romano. Nel recentissimo articolo
in «Revue d. Deux Mondes» J. CARCOPINO, sviluppa con
ampiezza il tema romanzesco accennato dal compianto Fornari, arrivando fino ad immaginare un abbandono improvviso
e tumultuario del monumento ad esecuzione ancora non
finita. Non posso seguire l'egregia archeologo francese, ed
amico, nelle ardite deduzioni in cui la fantasia giuoca una
parte notevole. Uno degli scopi della presente Memoria, è
dimostrare come il fatto di un abbandono improvviso, intempestivo, del monumento da parte di chi lo costrui e decorò,
€ troppo romanzesco per essere vero.
rivolto a diradare le tenebre, non ha avuto in
pratica altro effetto che quello di renderle più
fitte, esagerando la valutazione di certi elementi
decorativi es. la scena simbolico-mitologica del
catino dell'abside), trascurando la scientifica valutazione di altri molti, e perdendo così per istrada
quell'equilibrio, rispondenza e armonia che non
può a meno di sussistere fra le premesse e le logiche
conclusioni di qualsiasi ragionamento. A premesse
troppo ristreite si è data, cioè, una portata dimostrativa troppo vasta.
Raccogliendo le fila della presente estesa trattazione descrittiva degli stucchi del monumento, la
eccezionale congerie dei soggetti si divide,
dal punto
di vista del contenuto, nelle seguenti categorie:
1. Scene mitologiche, con le seguenti sottospecie :
a} scene di ratto, assolutamente prevalenti, per numero e collocazione;
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5) scene in particolare rapporto con il
d) motivi paesistici con figure statuarie di
mondo Infero e le divinità Infere (Danaidi, Alcesti
e Admeto, Demetra e Trittolema, ecc.) e le stesse
determinate divinità (Libera, Artemide, Priapo);
scene con figure di Menadi, tiferibili- facilmente
vari.
al culto di Diöniso Ctonio ();
I pochi soggetti che sfuggono a questa classificazione sintetica, o sono suscettibili di un’importanza più decorativa che simbolica, o sono in uno
stato di conservazione tale, da non permettercene
¢) scene
contenenti una chiara allusione
al raggiungimento di una felicità e di un bene
supremo (Giasone, Eracle, ecc.) ©); da questo punto
di vista anche la scena di Saffo e Faone, e la scena
€) id., con recinti e monumenti sepolcrali
n
di liberazione da un male estremo (Esione);
una valutazione adeguata. Ora, basta riassumere
gli elementi della classifica, per rilevare il contenuto
d) scene di chiaro contenuto funebre e tragico (Polissena, Antigone, Marsia ecc.);
funerario escatologico della maggior parte delle
figurazioni citate, e liberare il maestoso insieme
e) gruppi di personaggi mitologici marini
(Tritoni e Nereidi).
compositivo da quella taccia affrettata di illogicità
e di capriccio, che gli fu affibbiata da alcuni. Le
2. Scene di vita vissuta :
scene mitologiche, infatti, sono quelle che ritroa) scene relative alla vita fanciullesca e alviamo un numero infinito di volte impiegate per
l'adolescenza (con prevalenza dei giuochi della padecorazione sia di sarcofagi, sia di camere sepollestra) ;
crali, sia di ambedue queste categorie di monumenti sepolcrali. Alla tradizionale concezione doloè) scene di strada e di ambiente esotico
(personaggi con attributi africani).
3 Motivi figurati isolati vari:
a) Vittorie e Vittoria-Spes;
rosa e tragica della morte si alterna e si intreccia
quasi una concezione del trapasso da questa all'altra vita, più serena e più confacente alle dottrine
6) Eroti;
neo-platoniche diffuse nell'elemento greco-romano
ci Idrofore ;
del vasto impero: concezione della vittoria della
vita (trascendentale) sulla morte. A questa conced) maschere
apotropaiche (Gorgone, Ammonc 0),
zione, che è merito di Franz Cumont di avere
a) tavole o mensae sacre, con doni vativi;
ben messo in rilievo come informatrice di gran
parte della decorazione figurata del monumento,
6) vasi funerarî (supposti agonistici) isolati;
risale l'interpretazione unilaterale, e perciò essen-
4. Motivi inanimati vari:
c) oscilla ;
(1) A questa categoria possono essere riferiti i gruppi
araldici di pantere e Grifi, affrontati, con Adntharos in mezzo.
(2) Per quanto si riferisce ad Eracle, che occupa una
parte così importante nella decorazione figurata del monumento, basta ricordare i numerosi sarcofagì romani istoriati
con la serie delle fatiche dell'eroe.
(3) Specialmente importante il motivo della Gorgone
per la natura sepolcrale dell'ambiente. I raffronti in proposito sono numerosi e frequenti. Mi limito qui a citare !’Ipogeo
di Napoli illustrato da G. DE PETRA in «Monumenti Antichi»,
VIII, con pareti stuccate, festoni dipinti, corone, ecc. e « una
gran testa di Medusa incisa a rilievo nel tufo e dipinta»
(età I sec. av. Cr.) : le maschere Gorgoniche della Tomba dei
Pancratii («Memoirs» cit.) e una testa discata di Gorgone,
dipinta al sommo della volta di uno dei sepolcri di B Sebastiano (pubbl. da G. MANCINI in « Notizie Scavi », 1923,
tav. XII, 2). Ved. la lunga serie dei cippi sepolcrali con teste
di Medusa, ALTMANN, Grabaltàre, ivi, p. 231 sgg.. E. L. WAD-
SWORTH (art. cit., p. 102) non è perciò nel vero quando afferma
che i Gorgoncia sono nelle opere a stucco « semplicemente
decorativi »,
zialmente errata, del monumento come luogo di
culti misteriosi neo-platonici. Alla più moderna
concezione della morte sono da riferire i tipi della
Spes, le Vittorie, gli Eroti, le tavole o mensae
sacre, le scene con eiuochi infantili» soprattutto
le scene allusive al raggiungim:nto di una felicità
suprema: soggetti. anche questi, assai comuni nel
repertorio figurato dei monumenti funerari romani.
Dell'una e dell'altra concezione, indistintamente,
possono far parte ie maschere apotropaiche, destinate, come gli osci/lu. a purificare l'aria c ad allontanare i cattivi spiriti. Mentre sembrano rimanere
estranee alle due concezioni dell'altra vita talune
figurazioni, come le scene di strada e d'ambiente
africano le quali non sono che un portato delParte, della cultura alessancrineggiante, e in cui si
è particolarmente shizzarrito il genio eminentemente
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decorativo dell'artista, libero talora da preoccue Jolliffe. art. cit., p. 97). Eppure, la presenza di
pazioni di carattere religioso Che il contenuto delle
quel motivo ricorrente, vero /eit-motif della decodette scene nulla abbia in contrasto con la significarazione, non già confinato nei più remoti angoli
zione funebre delle altre ricordate, sembra sufhdelle vòlte
cientemente dimostrato dal fatto che scene simili si
ripetono sulle pareti del Colombario di Villa Doria
effettiva portata di mano, doveva mettere sulla
via della retta interpretazione del monumento. I.
Pamfili. dello stesso periodo e ambiente artistico.
quale, appunto per quelle testimonianze, unite alle
Ai proff. Cumont e Carcopino insieme spetta
altre concomitanti, si rivela Juminosamente per il
ormai il merito di avere messo bene in luce la
fonte originaria, o il nucleo di irradiazione, delle
più meraviglioso ipogeo sepolcrale romano giunto
sino a noi.
numerose figurazioni simboliche del monumento.
Ancor più tipico € il caso della suppellettile
Fonte costituita essenzialmente dalle credenze neo
romana del 1° secolo dell’ Impero. Ma le stesse
del monumento: giacchè dal fatto che esso ci è
pervenuto letteralmente spoglio di tutto quanto
poteva stimolare l'avidità dei remoti suoi primi
figurazioni e gli stessi cicli di figurazioni ricorrinvenitori, i più fra i moderni studiosi sembrano
revano su cento monumenti sepolcrali, in Roma
aver tratto motivo per evitarne la più pur lieve
e fuori. Onde conviene riconoscere che la riunione
menzione e sfuggire la più elementarc ricerca in proinsieme di molti di quei soggetti
posito. Soltanto in sguit» al sintetico articolo più
platoniche diffuse in larga misura nella società
non basta a
ma posto ben in vista in basso,
a
garantire il carattere esclusivamente sacro, piutvolte citato del « Bollettino Comunale », si è incotosto che funerario del monumento in questione 0!).
minciato ad attribuire da qualche archeoloso co-
Che dire poi dei motivi paesistici con monuscienzioso, come il Carcopino ©), una qualche immenti sepolcrali (scholae e colonne sormontate da
vasi funebri), o con simulacri delle divinità ricordate,
portanza a questo lato fra i meno appariscenti e
tuttavia fra i più decisivi del problema. Tanto
aventi una particolare attinenza col culto dei morti ?
più strana l'indifferenza lungamente dimostrata
La presenza e la persistenza impressionante di
dagli studiosi a tale riguardo, quanto più sentito
simili motivi architettonici, di una cost evidente
il loro interessamento per tutto ciò che era in realtà
significazione funebre, è strano che non avesse
destinato a sfuggire e restare celato ailo squardo
colpito con la dovuta importanza, nessuno dei più
del più acuto visitatore: in
diligenti studiosi del monumento, sino alla pubdel
primo luogo i resti
famosa sacrificio catartico,
miracolosamente
blicazione del citato articolo sul « Bullettino Corinvenuti nel sottosuolo in corrispondenza dell’abmunale ». E anche dopo, soltanto pochi tra gli
side. A me pare che prima di rovistare nel sotstudiosi mostrarono di annettere una certa importosuolo, occorra attentamente considerare il tertanza alle relative osservazioni in proposito (Strong
reno alla superficie: vale a dire il piano, e le pareti
quindi, del monumento.
(1) In una lettera cortesemente inviata all'autore di
questa Memoria, da Parigi, in data 31 agosto 1923, l'illustre
F. Cumont dichiarava di non ignorare che le scene mitologiche
riprodotte nella Basilica siano comuni a tombe e a sarcofagi.
« Seulement la question est précisement de savoir quelle est
Ma per seguire i miei cortesi contradditori, è
il momento di veder chiaro sulla portata effettiva
di quello che fu e viene tuttora pomposamente
l'origine de cette décoration funéraire». Ora la questione
chiamato il « sacrificio catartico ». Nel 1917, rovifondamentale è per noi però non quella delle origin? storiche
di quel simbolismo figurativo, ma quella della matura del
monumento. Non avviene di negare l’esistenza del Pitagoreismo a Roma nel 1 secolo e quella di associazioni pitagoriche, sostenendo, in base ai dati di fatto più evidenti, che
la Basilica potè essere qualche cosa di diverso da un luogo di
standosi nel cavo in corrispondenza dell'abside,
riunione per una sètta pitagorica od orfico-pitagorica, tanto
più che anche riunendo tutte le nostre conoscenze sull'argovennero fuori delle ossa di animale. Le ossa, esaminate dal prof. Rellini, furono riconosciute come
appartenenti ad un cane e ad un maiale, o porcellino lattante.
mento (a fondo trattato da A. FURTWANGLER, in e Antiken
Gemmen », p. 236 sgg.), non si trova materia per un*addentellato anche lontano con il caso nostro.
(2) In « Revue Archéologique », 1924, e in « Revue des
Deux Mondes», 1926.
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La pianta pubblicata a suo tempo in « Notizie »
Non mi consta che a tutte queste difficoltà sia
1918, p. 31, presenta in realtà due buchette rotonde
mai stato pensato da parte dei più diligenti studiosi
dell'argomento. Ma ad una cosa certamente non
davanti all’abside, dove quei resti si rinvennero.
Io penso che se fossero stati un giorno sepolti laggiù
un cane e un maiale, i loro corpi, per quanto picsi è pensato: alla eventualita che le bestie cui
quei famosi scheletri appartennero, siano
piocoli, non sarebbero stati costretti ciascuno dentro
vute
una buchetta rotonda ; e se nella buchetta rotonda
quei resti furono trovati, tale sepoltura non potè
fuori. Non mi risulta che alcuno abbia mai rilevato come proprio in corrispondenza del luogo
essere fatta da nessun volontario becchino. Le duc
dove si rinvennero i resti famosi, la vòlta dell’ebuche furono poi riscontrate «a due piani diffedificio presenta una lacuna, certamente molto
renti », il che significa che non si tratterebbe più
vecchia se non antica: lacuna di forma irregolare.
larga e lunga oltre un metro. Tale lacuna fu riparata e chiusa di recente; e poichè la volta deldi un sacrificio, ma di due sacrifici, a distanza di
tempo uno dall’altro. Il che è assurdo.
dal
cielo,
cioè siano venute dal di
Non è nelle mie intenzioni discutere circostanze
l’ipogeo è in ogni punto di una solidità a tutta prova,
di scavo accertate.
Ma è qui il caso di domandarsi, inutilmente, in
tanto che giornalmente vi passano sopra diecine e
che modo si effettuassero in Roma i sacrifici cadiecine di convogli ferroviari, nel senso della diatartici ? Sapere che in occasione di sacrifici espiagonale, cioè della maggiore lunghezza, facendosi
avvertire dal basso appena con un sordo rombo
tori a divinità sotterrance si immolavano cani €
attenuato, è da tenere per fermo che la buca sia
maiali, non significa conoscere le precise norme,
stata un giorno aperta da chi ebbe interesse ad
inderogabili, che si applicavano in cotesti sacrifici.
esplorare il sotterraneo.
Sappiamo però che nei sacrifici a divinità olimpiche,
È probabile che i più vandalici visitatori di
l’uso generale era quello di esaminare i visceri delle
esso siano appunto entrati un giorno per quella
vittime, di bruciare le parti migliori di esse in onore
breccia, che nessuno poteva poi pensare a richiudella divinità, distribuendo il resto ai devoti. È
dere ermeticamente. I corpi del cane e del porcerto che nei sacrifici a divinità sotterranee fossero
cellino possono, anzi debbono aver seguito, in tempi
prescritte norme speciali. Ma la pratica dell'inumazione della vittima, non è in alcun caso giudiversi e per un complesso di circostanze fortuite
la medesima via, andando a depositarsi in quel
stificata (9, Eccessivo infatti è l’ammettere la
punto del sottosuolo dove furono ritrovate le ossa.
inumazione delle vittime in una società raffinata,
Una tale spiegazione banale, ma oltremodo veridove il culto dei morti essendo tenuto tanto in
simile rispetto alle altre escogitate finora, ha il
onore, i morti stessi venivano indistintamente tratvantaggio di spiegare esattamente l’origine delle
tati con la cremazione. Eccessivo e arbitrario è il
due buchette rotonde formate a due piani diversi
supporre che il rito della inumazione, nella Roma di
e in tempi diversi, dalla pressione esercitata sino a
Augusto, sia stato inaugurato seppellendo cani e
decomposizione completa dai due corpi animal,
maiali sacrificati in onore appunto di divinità
ctonie, alle quali bastava il sangue delle vittime.
raggomitolati sopra un terreno di riempimento,
necessariamente molle e cedevole. Ritengo perciò
Si potrebbe girare la difficoltà pensando a resti di
dovere di studioso l’escludere ora definitivamente,
vittime bruciati. Ma nessuno ha mai parlato, in
materia,
dopo lunga meditazione, la circostanza del sacrificio catartico e della relativa consacrazione del
monumento a un culto qualsiasi e indicare, piuttosto il terreno sottostante all'abside come terreno
sottoposto a rimaneggiamenti effettuati in età
(1) Sulle prescrizioni in uso nei sacrifici a divinità olimpiche e ctonie, ved. STENGEL, Audtusaltertiimer, p. 95 SEE.
molto posteriore alla costruzione dell’ipogeo.
I] compianto Fornari, seguito con incredibile
facilità dai più, ebbe ad esprimere l’avviso che nel
questo caso, di ossa calcinate, e d’altra parte la
Relazione
preliminare,
unico
testo
parla di «scheletri ».
e 124 SEB.
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vano dell'abside avesse a trovarsi collocato una
specie di trono fissato per la spalliera e l sostegni
posteriori alle pareti stesse dell'abside. Quale potesse essere il tipo del trono, quale la sua funzione
e la cornice inferiore del fregio, non è possibile
spingersi nelle supposizioni circa il genere, la
pratica nel punto indicato, nessuno si è mai troppo
diligentemente preoccupato di ricercare. Sin dal mio
forma, il significato della statua medesima.
Altra copiosa suppellettile, non meno imporsicurezza €. Oltre le proporzioni
della statua,
contenute fra il sommo dell’incatenatura della hase
primo lavoro sulla Basilica io ho escluso la presenza
tante ai fini della nostra ricerca, risulta essere stata
del trono, sia perchè gli incavi verticali del muro si
violentemente rimossa nel vano degli interpilastri
spiegano meglio altrimenti, cioè come tracce di
e in corrispondenza di ciascun pilastro verso la
tiranti per una base, sia perchè manca qualsiasi
traccia di gradino che avrebbe dovuto sollevare il
trono dal piano uniforme della Basilica, sia infine
perchè l'ipotetico personaggio o autorità religiosa
navata di mezzo: come è dimostrato da dette lacune del mosaico di grandezza omogenea (m. 0,50
X 0,50), circoscritte da fasce nere negli interpiquale si voglia, che avesse occupato quell’ipote
X 0,35), nonchè da precise sagome, lasciate in
corrispondenza di ciascun pilastro ©). Tali sagome
tico trono, si sarebbe perciò solo isolato e appartato da tutta l'assemblea dei non meno ipotetici
lastri,
di
e da lacune minori del mosaico, (m. 0,35
forma
rettangolare,
verticalmente
allungata,
iniziati,
|
Senza percid addentrarmiin particolari di caratsuggeriscono ovvia l'idea di plinti o pilastrini mobili
tere tecnico troppo diffusi, mi limiterò qui a scarmente gli oggetti oggi mancanti negli interpilastri,
appoggiati ai grossi pilastri in muratura. Analogatare senz'altro l'ipotesi del Zroro. Il pavimento a
in corrispondenza delle riquadrature nere del momosaico nel vano dell'abside, e per un certo spazio
saico, non poterono essere che dei plinti o pilastrini,
all’intorno, si trovò, al momento dello scavo, comanch'essi necessariamente di proporzioni maggiori.
pletamente mancante, e il terreno sottostante ri-
L'indagine archeologica non ammette altra giustihmosso. Una simile opera di distruzione non potè
cazione relativamente agl'incavi originari e alle
a meno di essere compiuta ad iniziativa di coloro
che avevano interesse ad impadronirsi dell'oggetto,
lacune oggi rimaste sul piano del monumento.
quale esso fosse, di particolare pregio artistico e
valore commerciale ad un tempo; ogyctto incumili sostanzialmente fra loro, sebbene di due gran-
Quale la funzione naturale di codesti plinti sidezze e di due modelli diversi : sei plinti, cioè, del
tipo più grande, collocati tra i pilastri, e tra i pineato e radicato fortemente nel suolo con una sua
base. Non mi pare possi essere spiegata altrimenti
lastri e le estremità dell'abside, sei plinti del tipo
ia rimozione dei mosaico per un'area così notevole.
più piccolo, addossati uno per ogni pilastro, inter-
Ma è in tal caso troppo evidente cht un sedile o
trono, quanto si voglia solenne, non abbisognasse
namente alla navata centrale? Essa non poteva
di alcuna opera notevole di fondazione, tanto più
quando esso era stato fortemente assicurato alla
parete.
L'ipotesi del trono viene poi scartata definitivamente dalla presenza della seconda ara ricostruita e ricostruibile in pianta presso l'abside;
in un punto tale da impedire, con lo spazio da essa
occupato, non soltanto l’accesso, ma anche la
visibilità dell'abside sotto la linca almeno dello
zoccolo.
Sorge in tal modo l'ipotesi deila statua marmorea, eretta sul suc
alto basamento, solidamente
fondato nel terreno, per ragioni di stabilità e di
(1) Un esempio pratico di quanto si viene affermando,
ci è fornito dallo stesso santuario privato. o schala. dove si
rinvenne l'Artemide di Ariccia (« Notizie» cit. 1624, 1. cit.).
Le dimensioni del plinto, alla base, erano di m. 1,03 X 0,62
(ivi, p. 385). Un altro caso simile ci è offerto dalla sala absidata presso la Afensa Ponderaria recentemente rinvenuta a
Tivoli {« Notizie d. Scavi», 1925, p. 249 sgg.), con il plinto
aderente all’abside, per la statua dell’imperatore.
(2) Le lacune del pavimento a mosaico non sono eguali.
Le più grandi aggirandosi sulla media di m. 0,50 di lato,
misurano un massimo di m. 0,53 X 0,50, e un minima di
m. 0,37 X 0,45. Le lacune minori davanti ai pilastri, con
una media di m. 0,35 di lato, misurano m. 0,34 X 0,40;
m. 0,33 X 0,35; m. 0,36 x 0,30. La irregolarità relativa che Si
riscontra in queste misure è del genere di quella che si manifesta in pianta nella fattura dei pilastri e che mentre è ancora
abbastanza tollerabile in un monumento di uso sepolcrale,
sarebbe affatto intollerabile in un luogo di culto.
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essere, e non puö essere mai altra che quella di sotesi tra le più ragionevoli quella che per la esecustenere dei vasi o delle statue. Ma si osservi che, nel
caso presente, le statue in proporzione dei plinti
zione del fregio l’artista abbia tolto l'ispirazione da
ridotta, e tale da offrire un contrasto stridente con
un particolare realistico: il motivo di autentici
plinti sormontati da vasi. È una caratteristica papunto dei pittori del secondo e terzo stile, di togliere
la solenne grandiositä della sala basilicale in genere
spunti e motivi ornamentali da elementi dell’archie della supposta statua di fondo in ispecie. Comuntettura contemporanea. Nè il motivo architettonico
que, soltanto i plinti liberi degli interpilastri avrebbero potuto- offrire un appoggio tollerabile a delle
e ornamentale di vasi di carattere rituale, eretti su
avrebbero dovuto essere di misura eccessivamente
sculture a pieno tondo, mentre i plinti minori appoggiati, non erano assolutamente fatti per sostenere statue, anche minuscole. Soltanto dei vasi, a
piede non eccessivamente espanso, potevano esplinti, è proprio esclusivamente ed originale della
Basilica. Esso trovasi infatti riprodotto su tavole
fittili ornamentali di età imperiale, ed impiegato
appunto quale mezzo di riempimento di intercolunni
sere collocati sui ripiani dei plinti minori. Analogain quei colonnati detti genericamente « palestre »
perchè adorni, oltre che di vasi, di figure statuarie
mente, dobbiamo ritenere che identica fosse la funvirili, atletiche ©). Ed è ripetuto anche sopra rilievi
zione dei plinti negli interpilastri, visto che qualsiasi
altra ricostruzione (con statue od erme) urta contro
e pitture di età romana '”.
Rimane ora da vedere quale possa essere stato
serie difficoltà di carattere vario.
l'uso di recipienti veri e propri, in aspetto di parata,
collocati nell'interno dell'ipogeo. La sig.ra Strong
A ciò si aggiungano i due basamenti maggiori,
il primo presso l'ingresso della sala Basilicale, l'al
propose di riconoscervi dei recipienti per le mistiche
tro simile, se non identico, ricostruibile, come non si
cerimonie lustrali ©. Ma non possiamo condi.
può a meno, sul medesimo asse longitudinale mevidere questo parere, poichè l’acqua dell’ipogeo non
diano del monumento, in vicinanza dell'abside e
era altra che quella piovana, la quale' entrava dal
davanti a questa. Si avevano qui non più dei balucernario dell'atrio e si raccoglieva nell'impluirum
samenti o plinti, ma semplicemente due are secorrispondente. Si potrebbe quindi dubitare che i
detti vasi fossero vasi agonistici, di premio, esattapolcrali parallelepipede più o meno riccamente
adorne, del genere di quelle raccolte in così lunga
mente come quelli delineati lungo il fregio delle
serie e classificate da W. Altmann. nella classica
pareti. Ma poichè tra tutte le supposizioni fin qui
opera Die romischen Grabaltire.
avanzate a diradare il mistero della Basilica, non è
Un argomento decisivo, a mio giudizio, per la
ricostruzione della suppellettile mancante (argomento del quale fu già da me fatta menzione nell'articolo del « Bullettino Comunale »), mi sembra fornito dalla stringente analogia tra la composizione
ancora affiorato il dubbio che possa trattarsi di
palestra o altro locale per esercitazioni ginnastiche,
anche l'ipotesi dei vas? agonistici o di premio in senso
stretto, deve essere messa da parte; senza però
escludere l'eventuale valore simbolico funerario dei
del fregio sovrastante gli specchi, lungo le pareti
maggiori della Basilica, e la proposta ricostruzione.
vasi medesimi.
Predomina nel fregio (vedi col. 745) il motivo, simbolico e ornamentale, del vaso di tipo greco, funequella da me proposta altra volta e considerata,
bre o agonistico, anfora o idria, situato su plinto
(1) ROHDEN- WINNEFELD, op. cit, tav. CXLII, 2 e
CXLIII, 2-3,
(2) Ved. sopra, col. 773.
(3) STRONG e JOLLIFFE, art. cit. L'ipotesi è condivisa
da J. CARCOPINO (in « Revue des Deux Mondes »). Lo spargimento di acqua per qualsiasi motivo nell'interno della sala
basilicale avrebbe richiesto un sistema razionale di drenaggio, che ivi manca del tutto. Mentre per un certo riguardo
alla delicata decorazione a stucco, si dovevano usare nell’interno della Basilica le maggiori precauzioni contro l’acqua
di forma semplicissima, presumibilmente quadrata.
Circostanza ancora significativa, i plinti a sostegno
dei vasi, sono scompartiti nella decorazione del
fregio in modo da corrispondere ciascuno ad un'arcata di comunicazione tra le navate minori e quella
centrale. Nella ridda delle ipotesi cui ha dato luogo
fra gli archeologi la scoperta della Basilica, è un'ipo-
Non resta a questo punto altra spiegazione, che
come contro il fuoco.
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se si vuole, con una certa diffidenza, ma non confutata mai. sinora, da alcuno : 7 vas? oggi perduti, collocati sui plinti, perduti con essi, erano delle urne
cinerarie. Tutto il complesso ipogeo, quindi, non
potè essere che un grandioso monumento sepolcrale,
uno dei più grandiosi e fastosi monumenti sepolcrali romani, costruito per custodire le ceneri dei
membri di una famiglia patrizia, tra le più potenti
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funto scolpito sulla fronte, avviene che una volta
scomparsi i sarcofagi, e scomparse nel caso della
Basilica, le urne cinerarie, eseguite probabilmente
in marmi o alabastri preziosi, e fors'anche in metallo, l'interno dell’edificio sepolcrali Himanga ermeticamente muto alle più abili e ans.:jse domande.
Che dire poi dell’esterno del motumento ? La
mento) che illustrarono la Roma dei primi imperainapprezzabile fortuna di aver potuto mettere le
mani sopra una scoperta sensazionale come quella
di cui si tratta, non può farci dimenticare e rimtori, da Augusto a Claudio. Non si esclude, perciò,
piangere di meno la circostanza che la scoperta sia
che possa trattarsi della stessa gens Starilia, la cui
rimasta tutt'altro che completa, e debba essere
obiettivamente giudicata assai monca, poichè è
e facoltose (in ragione della lussuosità del monupresenza colà sarebbe giustificata dalle vaste possessioni delle adiacenze e dal grande Colombario
dei suoi liberti, situato non molto lungi di là, intersfuggito alle ricerche, insieme con l'imbocco, quasi
namente però alla Porta Maggiore ©).
pertinente all’ipogeo non poteva a meno di sorgere
tutto il corridoio di accesso, e ancora tutto ciò che di
La qual cosa non ci autorizza a riallacciare la
allo scoperto, sul piano antico di campagna e al di
nostra conclusione alla notizia dei culti misteriosi ¢
sopra di questo. Si è molto insistito, da parte di
delle sétte ancor più misteriose cui, secondo Tacito,
dovette la sua disgrazia il consolare Statilio Tauro ;
parecchi, sul carattere misterioso, anzi addirittura
clandestino, che l'ipogeo avrebbe rivestito fin dal
ne a meitere la Basilica in relazione con storie rosuo nascere. Ma non si è dato mai tutto il debito
manzesche di persecuzioni e simili.
La ricerca della famiglia proprietaria del mopeso a due circostanze importantissime, La prima è
che il piano antico di campagna, come si rileva dalla
numento, ricerca per sè stessa disperata, è destituita,
prima Relazione delle « Notizie », è sopraelevato in
d'altra parte, di qualsiasi necessità. ai fini della voquel punto di ben cinque metri, in una zona assai
luta dimostrazione. Soltanto la curiosità del visi
prossima alla città, e rimasta soggetta quindi a detatore può essere stimolata dalla assenza assoluta,
molizioni, rinterri e costruzioni di ogni genere. Ciò
strana in apparenza, del più insignificante docuche oggi sembra così profondamente sepolto nel
mento epigrafico, rilevata durante tutto il vasto e fasuolo, era perciò in origine situato molto più alla suticoso lavoro di scavo. Un monumento sepolcrale,
perficie, e conseguentemente l'impressione di miperò, grandioso quanto si voglia, non offre altro
stero doveva risultare minore. Sul piano indicato,
campo all'attività dell'epigrafista se non all’esterno,
poi, si apriva il lucernario, destinato ad illuminare
bene in vista sul fronte dell'edificio verso la strada,
direttamente
spesso cuz. la laconica indicazione nominativa della
Gens, è. più raramente, nell'interno. in corrisponfinestra in alto, la sala basilicale. L'ampio lucernario
si apriva a breve distanza dal ciglio della via
denza cei loculi, con l'indicazione delle singole per-
Prenestina, e a brevissima distanza dal muro che
sone cremate o sepolte. In quest'ultimo caso, con
non poteva a meno di dividere l’area di rispetto del
l’uso dei sarcofagi mobili, portanti il nome del demonumento, dalla via pubblica (ved. fig. 1).
La particolarità del lucernario ci costringe lo-
(1) Cio in quanto non vi si oppongano le considerazioni
dottamen:e svolte dal senatore R. LANCIANI in « Bullettino
Comunzi: » 1918, p. 69 sgg. Il Colombario dei liberti della Gens
Statilia
'G. BRIZIO, Pitture e Sepolcri deld'Esguilino, Roma,
1874) fc ntrovato nei lavori di sterro compiuti nel 1923
nelle adiacenze del Piazzale di Poria Maggiore, sulla destra
dell’attuale Via di Porta Maggiore, ed è stato reso accessibile
al pubblico per cura del Municipio di Roma e interessamento
della R. Sopraintendenza Scavi.
l'atrio
e
di sbieco,
attraverso
le
gicamente ad ammettere la presenza originaria di
un’opera architettonica di protezione, anche non
eccessivamente fastosa, allo scoperto, in corrispondenza dell’ipogeo. La strettissima vicinanza della
via pubblica, poi, mentre vale efficacemente ad allontanare il sospetto della destinazione misteriosa
dell’edificio, ci induce a restituire ad esso la sua na-
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tura sepolcrale, in mezzo alla folta serie di monumenti sepolcrali d’ogni genere, che fiancheggiavano
dai due lati, come l'Appia, la Via Prenestina | Codesta fila dei monumenti incominciava subito fuori
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nella Roma imperiale risale a un costume particolarmente diffuso nella Roma repubblicana, la quale
anche da questo punto di vista del costume sepolcrale, non è che un'appendice della civiltà etrusca
sulla riva sinistra del Tevere. Onde non è certo
ozioso il richiamo,tra i grandiosi ipogei sepolcrali
delle porte della città, all'altezza almeno di Piazza
Vittorio, lungo la Via Principe Eugenio e la Via di
Porta Maggiore, come le scoperte effettuate in tempi
dell’ Etruria meridionale, alla famosa tomba cerediversi, fino ai nostri giorni, hanno permesso di ritana detta degli Stucchi. 1] richiamo a questo monulevare, rimanendo tuttora a poco più di cento metri
mento, che non è da ritenere anteriore al secolo HI
dalla Basilica sotterranca, il monumento di Marco
av. Cristo, è sotto molti riguardi istruttivo per lo
Virgilio Eurisace, alla biforcazione delle vie suburstudio della Basilica sotterranea. A parte la differenza del rito sepolcrale, i punti di contatto tra i
bane Prenestina e Labicana 0).
Non mi sembra, infine, meritevole di lunga discussione la maraviglia di taluni per un monumento
due monumenti non mancano, sia per la concezione
architettonica in cui mediante le due file di pilastri è
scavato sotterra. Per maravigliarsi di ciò, bisogna
abbozzato il tipo della Basilica, sia per la ricca decorazione a stucco che riveste interamente le pareti
non avere presenti i Colombari, più o meno vasti,
dell'ipogeo e dei pilastri di sostegno.
di natura sepolcrale così sontuoso, come la Basilica,
così frequentemente scavati nel sottosuolo intorno a
Sì è parlato, a parecchie riprese, della Basilica
Roma, e monumenti sepolcrali romani anche diversi dal tipo dei Colombari: quali i sontuosi scsotterranea come di un luogo di riunione di una setta
o società più o meno segreta a finalità cultuali;
polcri di famiglia, ultimamente scoperti sotto la Bama non si è considerato mai abbastanza obiettivasilica di S. Sebastiano ©’. L'uso delle sepolture ipogee
mente il fatto, che lo spazio disponibile della sala
basilicale per la riunione e le pratiche religiose di
(1) Tra le varie ipotesi, è stata fatta anche quella che
una setta, per quanto composta di un numero lila Basilica debba essere interpretata come una schola, un
luogo di riunione per celebrare riu funebri in prossimità
mitato di persone, era in sostanza assai ristretto,
delle tombe. Ma tali scholar e luoghi di riunione per esercizi
di pietà si sono trovati sempre sopra terra, e ad un un piano
rialzato rispetto al sepolcro, Qui si avrebbe Tinverso: la
chola sotierranea, € il sepolcro necessariamente allo scoperto
tanto più che non si sarebbe dovuto fare troppo assegnamento sulle navate laterali, tagliate fuori della
vista dell'abside. Meno che mai poi si capirebbe la
Ciò è inammissibile. E a meno che la denominazione di schola
non sia una forma di riconoscimento indiretta della natura
sepolcrale dell’edificio, bisognerà convenire che offra maggion
probabilità un sepolcro in forma di basilica, che una schela
presenza dei plinti collocati in una maniera così
in forma di sepolcro. D'altra parte lo stesso compianto Formezzo quasi a sbarrare l'accesso all’abside.
NARI, attore primo della tesi misteriosofica, dichiara nella sua
Relazione preliminare {p. 51 « Notizie Scavi », 1918), « probabile la ipotesi di un rapporto tra la Basilica... e le tombe
vicine ad essa». Una volta esclusa però la possibilità che si
tratti di una tomba, non si saprebbe più in che mods stapilire l’accennato rapporto.
{2) Sui monumenti sepolcrali dell’Esquilino e la topografia in genere di questo colle, ved. l'art. di G. LUGLI, Aesquilinus, in «Diz. Epigr. di Antichità Romane», Si ricorda
ivi come oltre il sepolcreto plebeo, onde era malfamato quel
colle romano, estendevasi fino all’ Anfiteatro Castrense una
vasta zona particolarmente disseminata di monumenti sepolcrali. di pertinenza delle migliori famiglie gentilizie. L’indicazione generica, in lunghezza, di questa zona, non lascia
comprendere quale fosse la sua estensione in larghezza. Abbiamo tuttavia ragione di credere che fossero ivi compresi
i sepolcri gentilizi sotto il giardino dell’antica Villa Wolkonsky, e i primi sepolcri almeno della Via Prenestina subito
fuori la Porta Maggiore.
(3) G. MANCINI, in e Notizie d. Scavi», 1923, p. 3 Seg.
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
poco rispettosa dell'economia dello spazio, negli
interpilastri, c la collocazione delle due are nel
Si aggiunga a ciò un fatto notevole, già osservato da altri: che l’ambiente non presenta alcuna
traccia di logorazione determinata dalla frequenza
degli iniziati 6°
Tutte circostanze, queste, di carattere pratico,
che gli archeologi, male hanno fatto a tenere in
(4; Rimando in proposito alla antiquata opera di J.
MARTHA. L'Art étrusque (18893,
p. 184,
tav.
II;
p. 296,
tav. III. Cfr. P. Ducati, Sr. dell'Arte etrusca, D. 394.
(5) HUBAUX (art. cit, p. 81), attribuisce questa circostanza al fatto che il culto di Cozzo, cui egli assegna la Basiica, + ne fut célébré que fort peu de temps à Rome», Esclusa
la divinità di Cotyto, l'osservazione non perde perciò nulla
del suo peso nei riguardi di altri ipotetici culti, come infatti
si osserva negli articoli di LEOPOLD e di CARCOPINO.
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non cale. Per chi sia, invece, disposto a riconoscere
nella sua natura, si spenda qualche parola pure inla destinazione dell’ ipogeo esclusivamente come
sepolcro di famiglia, tali circostanze non potranno
essere che la riprova di quanto, in base a numerosi
torno alla sua storia: alle vicende, cioé, che verisielementi, si è già autorizzati a tenere per certo.
Con il presente lavoro, non tanto vasto ed esauriente da non poter offrire a più di uno studioso appassionato il destro a indicare e colmare lacune, e
a sviluppare argomenti appena accennati, mi proponevo di rendere evidente il carattere sepolcrale
dell’Ipogeo di Porta Maggiore, dal punto di vista
così dell’ ubicazione, come dell’architettura e della
decorazione ; dal punto di vista così di ciò che
si è conservato sino a noi, della suppellettile del
depredato monumento, come dal punto di vista
di tutta la suppellettile andata perduta in tempi
lontani dai nostri.
milmente esso dovette attraversare nella lunga serie
di secoli attraverso i quali giunse fino a noi; tanto
piü che la ragionevole ricostruzione di quelle vicende
& il solo mezzo per renderci conto di talune
circostanze di fattoe di lacune altrimenti inesplicabili. Si è gia detto, e non si ripeterà mai abbastanza,
che il monumento di carattere sepolcrale, così ampiamente sviluppato nel sottosuolo, non potè a
meno di avere all'esterno un segnale ben visibile,
consistente non sappiamo se in una edicola, in un
tempietto, od altra costruzione più o meno sontuosa
e bizzarra. Il segnale esterno del monumento, con
la inevitabile porta di accesso sulla via Prenestina,
dovette rimanere alla vista di tutti indisturbato, per
tutto il periodo almeno della floridezza della città,
Sepolcro di famiglia eseguito in maniera per
non tanto profondamente scossa dal trasferimento
noi, ma non forse per gli antichi, insolita e tale da
della sede dell'imperatore a Bisanzio, quanto dal
permettere, checchè si dica, delle analogie esteriori
dilagare delle invasioni barbariche, a partire dai
con un santuario qualsiasi. I rilievi del monumento
degli Aterii, con la figurazione del mausoleo di
primi del secolo v. Nel periodo tumultuoso delle
famiglia (E. Strong Scultura romana cit., 1, p. 130),
parsa e andava di giorno in giorno sommersa, come
sta ad attestare che nell'architettura sepolcrale la
da una marea dilagante, tutta l'immensa eredità di
invasioni, quando la sicurezza pubblica era scome l'originalità del
civiltà e di cultura del mondo pagano, non vi è
monumento erano in proporzione dei mezzi finanziari della famiglia. L'idea della divinizzazione od
apoteosi del morto era insita nella religione roluogo a dubitare che le tombe dei ricchi, alla stessa
stregua dei templi sontuosi, divenissero ambito
bersaglio alla cupidigia delle insaziabili orde barmana, come bene ci fa intendere il Carcopino.
bariche. Il fanatismo religioso del cristianesimo
Apuleio {Afetam.. VIII, cap. VII) narra che Charetes, rimasta vedova del marito Clepolamo, zmatrionfante dovette poi essere un valido aiuto alla
sistematica distruzione compiuta per avidità di botgines defuncti... ad habitum dei Liberi formaverat.
tino ©, In questo periodo appunto, dopo essere
forma più o meno sontuosa
Questo passo vale a suggerirci delle idee sulla
statua che doveva sorgere in fondo all'abside, e
(1) F. GREGOROVIUS, nella classica Storia di Roma nel
m. e., vol. 1, libro 1, ha dei riferimenti importanti relativi
alla storia edilizia di Roma in quel travagliato periodo.
Gli accenni del Gregorovius si riferiscono però tutti a edifici
urbani, gli unici ai quali si riportino le già scarse font? mediovali. Non si fa alcuna menzione della collana, veramente maravigliosa, di monumenti sepolcrali, che Roma aveva intorno
alle sue porte e in direzione di tutte le vie suburbane. Su
codesti monumenti sepolcrali, molti dei quali vere opere
d’arte e cimeli di ricchezza, dovette sfogarsi, prima ancora
a farci comprendere la ragione per cui alcun facoltoso cittadino di Roma volle onorare in quella
forma i suoi morti: «adfixo servitio divinis percolens honoribus ipso sese solacio cruciabat ».
RICOSTRUZIONE PROBABILE
DELLE VICENDE DEL MONUMENTO
lustrato, merita che dopo una minuta descrizione e
dopo risoluto, o avviato alla soluzione, il problema
.
Un monumento dell’importanza di questo ilche sui monumenti della città, Vingordigia e la follia di
distruzione delle orde dei barbari invasori, specie nei periodi
di assedio. Si ricorda in proposito, che i soli Goti e Sarmati
guidati da Alarico, ebbero a stringere d'assedio per ben
tre volte la città, nel periodo di appena due anni (408-410).
R. LANCIANI, nell'opera La destruction de Rome antique
(trad dall'ingl}, parlando delle tombe (p. 67 sgg.), ricorda
che assai per tempo (forse dopo l'esodo di Costantino), i Ro-
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stato demolito tutto ciò che del monumento afhorava
alla superficie del suolo, una schiera di saccheggiatori
specializzati, dovette insinuarsi attraverso il naturale passaggio, ancora ben praticabile, fino alla Balicale, per garantirsi se mai altri vani sotterranei si
trovassero adiacenti alla Basilica.
silica sotterranea, e laggiù far man bassa di tutta la
numento rimase abbandonato a se stesso,
suppellettile più o meno facile a essere convertita in
moneta sonante. Furono così asportate le preziose
l’effetto di essere dimenticato completamente, dato
Per un assai lungo periodo di tempo, che può
essere calcolato fino a una diecina di secoli, il mocon
lettile marmorea o metallica, come gli oscilla, con
Paccumularsi di un’enorme quantità di detriti e di
materiale di scarico, sin quasi all'attuale rialzo di
cinque metri sull'antica Via Prenestina. Ma la
passione della ricerca archeologica, incominciata
nei primi del Quattrocento per opera non di romani,
le relative catene di ferro o di bronzo, pendenti
ma di artisti forestieri ammiratori di Roma antica,
dalle arcate fra i pilastri. La comodità dell’ancora
praticabile passaggio originario, largo e spazioso,
primi fra i quali Filippo Brunelleschi e Donatello,
dovette agevolare straordinariamente l’opera di
spoliazione, della quale, in un primo tempo, fece
parte il trasporto di suppellettile considerevole per
tesoro » (G. Vasari, Vite), portò al rinvenimento di
urne cinerarie coi relativi plinti scolpiti ; fu divelta
dal suolo la probabile statua davanti alla nicchia, o
abside, e l'ara pure scolpita, e tutta l’altra suppeldetti per la stranezza delle loro ricerche, «quelli del
volume e peso, quale difficilmente si sarebbe potuta
numerosi edifici antichi e di grotte, specialmente sepolcrali. L'interesse della ricerca non consisteva
ormai più tanto nella possibilità di trovare quei
asportare attraverso stretti cunicoli.
tesori che da lunghi secoli erano stati dispersi,
Due lunghi solchi intersecantisi quasi ad angolo
quanto di riesumare un tesoro maggiore di tutti gli
retto (m. 0,60 e m. 0,38) risultano incisi abbastanza
altri, quello dell’arte antica, alla quale attingere
profondamente sulla fronte principale dell'ultimo
pilastro a sinistra, quasi a disegnare una croce,
la linfa per l’arte nuova. Non sappiamo se nel secolo XV e nel XVI, o un poco più tardi, ma certo nelrozzamente e sommariamente indicata. Lo scrupolo,
l'intenso affannoso periodo di ricerca archeologica che
certo, di taluno fra i primi profanatori del monucaratterizza il Rinascimento in Roma, anche lo strano
mento a scopo di lucro, dovette determinare l'esecuzione di quello che nella sua rozzezza è pure un
monumento sotterraneo di Porta Maggiore dovette
essere rintracciato. Ma l'archeologo, probabilmente
simbolo cristiano, quasi per tenere a bada il timore
un archeologo-artista, cui toccò quella insperata forsuperstizioso che lo invadeva e che doveva suggetuna, mantenne per sè gelosamente il segreto della
rirgli come opera di un genio demoniaco quel miscoperta, proponendosi di trarne il maggior frutto
racolo dell’arte classica, simile ad altri che le menti
possibile. La scoperta dovette essere più o meno forottenebrate dei cittadini di Roma nell'alto medioevo
tuita, e l'ingresso all’ipogeo fu allora forzatamente
erano incapaci di comprendere, nonchè di immaaperto attraverso la vòlta della navata centrale, nel
vano tuttora visibile, in corrispondenza dell'abside.
ginare e di eseguire mai più.
Spogliato di tutto ciò che conteneva di veramente
La bellezza degli stucchi, infinitamente meglio
prezioso e suscettibile di ricevere sul mercato un
valore venale, il sotterraneo rimaneva quasi inconservati di quanto sia dato oggi di rilevare in
tatto, specialmente riguardo alle inamovibili e poco
rinvenitori ad impadronirsi di quest'ultimo avanzo
golose decorazioni parietali; salvo qualche assaggio
dell’antico splendore del monumento. Furono quindi
compiuto sulle pareti del vestibolo e della sala basisegati intorno regolarmente e asportati i riquadri
piccoli che si veggono oggi mancanti al completo,
in numero di sei, uno cioè per ogni fronte princimani incominciarono a distruggere le architetture in marmo
dei sepolcri, per farne calce. Gli imperatori dovettero perfino comminare delle pene di morte, per evitare lo sconcio
L’anno 349, già 61 ann! prima dell'invasione di Alarico,
l’imperatore Costanzo ebbe a sostituire la pena di morte con
un'ammenda (Codice Teodosiano, De sepulcris violatisi, tanto
“comuni erano divenuti i reati del genere.
seguito all'azione deleteria dell’umidità, indusse i
pale di pilastro. Fu poi messa mano alle asportazioni dei riquadri superiori, di maggiori dimensioni.
Ma fosse imperizia di chi dirigeva l'operazione, fosse
maggiore la resistenza della superficie stuccata, è
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È certo che quelle maschere di Medusa trovaindubbio che il lavoro non dovette procedere in maniera soddisfacente, non solo provocando la perdita
di singoli riquadri, ma determinando insieme la perrono, o erano comunque destinate a trovare nella
dita di vaste superfici all intorno. A cid si debbono
zione tra le fastose decorazioni a stucco di uno di
attribuire verisimilmente le vaste lacune aperte nella
superficie stuccata, fino a lasciar apparire l'ossatura
sottostante, quali si deplorano nell'ultimo pilastro
del Rinascimento usavano profondere tutti i mezzi
a loro disposizione e tutte le risorse del loro ingegno
mente di chi se ne impadronì, una degna sistemaquegli atrî o di quei salotti romani, dove gli artisti
di destra, verso l'abside, e sulle due pareti destra e
educato al gusto dell’arte classica ©. Non è escluso
sinistra dell'aula basilicale, in prossimità dell’abside.
che in uh giorno, fausto per i nostri studi, non possa
Tali risultati, a dir vero poco confortanti, doessere ritrovato, meglio che tra le collezioni di un
museo, tra gli stucchi di un palazzo del Rinascivettero indurre a desistere dall'impresa, con quanto
rammarico di chi si vedeva sfuggire una così ambita preda, è facile immaginare. Maggior rammarico
poi doveva destare Ja vista delle bellissime volte,
così ben conservate, dove la difficoltà di asportare
gli stucchi si presentava maggiore, quasi insormontabile. Gli ingegnosi spogliatori del monumento non
mento, qualcuno dei cimelî barbaramente asportati
dal pavimento, dalle pareti o dalle vòlte della Basilica sotterranea. Ma indipendentemente da ciò,
incombe a noi, ultimi e non troppo delusi arrivati,
Yobbligo di coltivare un sentimento di gratitudine
si dettero tuttavia per vinti, e vollero almeno porper quell'ignoto artista di alcuni secoli or-sono, il
quale si comportò così cavallerescamente con il motare seco, quale trofeo della loro vittoriosa ricerca
taluni altri cimeli, e precisamente quelle maschere
numento, da arrecare ad esso il minor danno possibile, da rispettare religiosamente, senza manometdi Medusa, che apparivano circondate da un’autere, le parti ancora intatte della decorazione, da sugreola di capelli ondeggianti nelle riquadrature delle
gellare infine nello stretto segreto e sotto una grave
volte delle navate laterali : tre nella navata destra,
mora di terra e di detriti l'ingresso del monumento,
quattro nella navata sinistra.
Non si spiega altrimenti
Così fu che questo, una volta abbandonato dall’ulche come un caso di spoliazione sistematica il fatto
timo ignoto visitatore del Rinascimento, potè tranche ciascuna maschera, distaccandosi regolarmente
quillamente attendere l'avvento di un’éra, che sé
dall’intonaco cui doveva aderire perfettamente,
abbia lasciato l'impronta circolare esatta del campo
nell’apprezzamento dell'arte classica ha una sensibilità meno raffinata, professa tuttavia, in osseche occupava, senza che la corona di capelli fittisquio almeno alla legge, una certa deferenza per le
sima intorno abbia mai subito il minimo danno,
reliquie di un glorioso passato.
GOFFREDO BENDINELLI.
(1) Altrettanto conviene pensare dei quadretti man-
(2) Ved. la Vita di Giovanni da Udine nelle Vite di G.
canti, accuratamente tagliati sulle fronti principali dei pilastri.
VASARI (ed. Sansoni, curata da G. MILANESI, vol VE P. 549 ss)
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1. Planimetria dell’ Ipogeo in relazione all’esterno
>»
2, Quadretto dipinto della zoccolo del vestibolo .
607-608
613-614
»
3. Suolo (parte di) scavato nel vano dell'abside.
642
4. Decorazione interna della porta d’ingresso della Basilica,
643
5. Candelabro sulla parete a sinistra della porta d'ingresso.
646
6. Vittoria a mezzo il fregio dell'abside
653-654
.
col.
.
6-4. Figura muliebre appartenente al fregio dell'abside
.
,
.
.
7 . Idrofora (volta centrale).
8, Battaglia tra Grifo e Arimaspe (inotivo angolare della volta) .
9. Giuoco alla palla (parte riquadro C, motivi diversi navata centrale)
lo) . Danza popolare africana (vòlta navata centrale, quadretto H).
r1. Achille e prigioniero troiano .
12. Dedalo e Pasifae
.
.
.
.
.
.
13. Scena di divinazione (?) .
.
.
.
.
14. Figura 1* di coronamento dei pilastri (Baccante)
15. Figura 2* di coronamento dei pilastri
16. Figura 3° di coronamento dei pilastri
17. Oreste ed Elettra
18, Ippolito e Fedra
19. Trüpeza (mensa) sacra .
20, Scena di sacrificio ad un’ara .
.
.
21. Baccante della medesima scena
.
.
22. Scena di culto ad un albero sacro,
23. Scena di culto ad un serpente sacro
24. Scena di iniziazione sacra.
25. Menadi conversanti
.
.
.
.
.
»
26, Grifi rampanti
.
.
27. Sfingi rampanti
.
.
.
.
.
.
28. Donna ammantata .
.
.
.
Page 130
View in PDF(opens in a new window)INDICE DELLE FIGURE NEL TESTO
. 29. Donna che si ammanta e Grifo rampante
30. Urna, fiaccola ed erma votiva
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
31. Prime figura muliebre di coronamento dei pilastri (navata sinistra).
32. Seconda figura di coronamento dei pilastri (navata sinistra)
33. Terza figura di coronamento dei pilastri (navata sinistra)
.
34. Parte di vòlta della navata destra .
.
.
.
.
35. Erote volante (vòlta navata destra).
.
.
,
36. Erote volante (
.
.
id.
).
.
37. Scena d’iniziazione a misteri (?)
38. Fanciullo pensieroso
.
,
.
39. Anfora e palma (fregio parietale sud) .
.
.
40. Prima figura maschile decorativa (fregio parietale sud).
41. Seconda figura maschile decorativa
(
id.
42. Figura di coronamento di pilastro (navata destra) .
).
.
.
.
43. Decorazione di riquadro di fianco all'ingresso della Basilica
.
44. Particolare di riquadro di fianco all’absid
45. Motivo architettonico-paesistico (navata sinistra, parete ovest).
46. Motivo architettonico-paesistico (parete nord).
47. Sezione parete sud della sala basilicale ,
.
48. Figura statuaria di Priapo (specchio XXIII, parete sud)
49. Motivo architettonico-paesistico (navata destra, parete ovest)
790
50. Particolare decorativo di parte posteriore di pilastro
800
51. Particolare di riquadratura interna di pilastro.
.
.
52. Figura simbolica alata per decorazione interna di pilastro
53. Figura simbolica per decorazione interna di pilastro
54. Figura simbolica alata di archivolto fra i pilastri .
Page 131
View in PDF(opens in a new window)INDICE DELLE TAVOLE
Tav. I.
— Planimetria generale del monumento.
>
I
— Parete occidentale del vestibolo.
»
IL
— Veduta d’ insieme della vòlta del vestibolo.
»
IV.
— Vela nord della vòlta del vestibolo.
»
V.
— Medaglione della volta del vestibolo.
»
VI
— Saggio di riquadratura della vòlta del vestibolo,
»
VIL
— Volta del vestibolo ricostruita.
»
VIH.
— Vedute (due) d'insieme della sala basilicale.
»
IX.
— Vedute (due) delle navate laterali.
»
X.
— Parete di fogdo (occidentale) della sala,
»
XI
— (Catino istoriato dell'abside,
»
XII,
— Dettaglio (centrale) del medesimo,
»
XIIL
— Dettaglio laterale destro del medesimo.
»
XIV.
— Abside e parete contigua della sala,
»
XV.
— Volta della navata di mezzo. — Sviluppo d’insieme,
»
XVI.
— Parte centrale della vòlta.
»
XVII
— Scene di genere (due vedute) vòlta navata centrale,
»
XVIII
.—
Id.
id,
id,
»
»
XIX,
XX,
—
—
Id.
Id.
id.
id.
id,
id.
»
XXI.
— 1. Ratto di Ganimede, 2. Ratto di Leucippide (vèlta navata centrale).
»
XXII.
— 1. Giasone e Medea, 2. Eracle ed Esione
id.
»
XXIII.
— 1. Oreste e Ifigenia. 2. Paride ed Elena
id.
»
XXIV.
— I. Calcante e Ifigenia, 2. Eracle e Athena
id.
id.
©
»
XXV.
— 1. Chirone e Achille, 2, Antigone e Tiresia
»
XXVL
— Sviluppo d’insieme vòlta navata.
»
XXVII
— Sezioni (due), volta navata sinistra.
»
XXVII.
—
»
XXIX,
— 1. Apollo e Marsia. 2. Agave e Baccanti
Page 132
View in PDF(opens in a new window)INDICE DELLE TAVOLE
Tav. XXX, |
1. Episodio del mito di Marsia. 2. Apollo e Muse,
I e 2. Entrata nell’ Elisio,
XXXI.
XXXII,
Vasi agonistici o funerari, e /raßeza (mensa) sacra.
XXXIII,
Figure di coronamento dei pilastri (navate minori).
XXXIV.
1* sezione di vòlta, navata sinistra,
XXXV.
XXXVI.
23 sezione di vòlta, navata
1. Apollo e Artemide (?). 2. Teseo e Arianna.
XXXVII.
1. Hermes e Alcesti. 2. Danaidi,
XXXVIII,
XXXIX.
Fronti principali dei pilastri verso la navata centrale.
id,
Parete e fronti posteriori dei pilastri — navata destra.
Parete e fronti posteriori dei pilastri - navata sinistra.
»
XLI,
1-4. Motivi paesistici degli specchi parietali.
XLII.
1. Medaglione ritratto su pilastro. 2. Eracle ed Esperide (quadro di pilastro).
XLIII,
Particolari decorativi dei pilastri (1. Educazione di Dioniso e ritratto maschile,
2. Demetra e Trittolemo, e ritratto femminile).
Page 133
View in PDF(opens in a new window)INDICE GENERALE
NOTA PRELIMINARE.
.
601
col.
DESCRIZIONE DEL MONUMENTO
IL VESTIBOLO .
.
.
604
.
Decorazione pittorica dello zoccolo
.
Decorazione delle pareti
.
.
.
Stile pittorico del vestibolo
.
Decorazione della volta.
.
.
LA SALA BASILICALE. Architettura .
.
611
.
.
616
628
.
.
.
.
NAVATA CENTRALE. Porta di accesso alla sala basilicale
Decorazione dell'abside (catino).
»
Fregio dell'abside
»
Volta della navata (ripartitura e motivi isolati),
>”
»
»
»
»
»
.
.
630
»
640
645
.
.
>
>
Quadri
di genere. Serie I
Quadri di genere. Serie II
>
»
Quadri mitologici
Figure sopra i pilastri e «oscilla»
.
»
NAVATA SINISTRA.
Decorazione della volta
»
Quadri mitologici e vari
»
Fregio parietale - Motivi parietali
»
Motivi corrispondenti sopra i pilastri.
.
Motivi corrispondenti delle testate (per le navate sinistra e destra)
»
»
»
»
»
606
»
.
.
>
.
»
»
NAVATA DESTRA.
Decorazione della volta.
.
.
.
»
»
Quadri mitologici e vari .
.
.
.
»
»
Fregio parietale
»
Motivi corrispondenti sopra i pilastri,
.
»
SPECCHI PARIETALI DELLA SALA BASILICALE (per le due navate)
PILASTRI DELLA SALA BASILICALE. Fronti principali o anteriori
»
Fronti posteriori
»
Front: interne e archivolti,
MONUMENTI ANTICHI. — Vol. XXXI.
Page 134
View in PDF(opens in a new window)INDICE GENERALE
STILE DECORATIVO DELLA BASILICA
.
A
.
.
.
CONSIDERAZIONI SUGLI STUCCHI ROMANI. - ETA DEL MONUMENTO
.
GLI STUCCHI E LE TERRECOTTE ARCHITETTONICHE ROMANE
NATURA DEL MoxUMENTO
.
.
.
.
.
.
RICOSTRUZIONE PROBABILE DELLE VICENDE DEL MOXUMENTO.
INDICE DELLE FIGURE
.
.
.
.
.
>
DELLE TAVOLE
.
.
.
.
.
»
GENERALE
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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Planimetria generale del Monumento.
(da integrare con la tav. VIN per le riquadrature interne).
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ONUMENTI ANTICHI - Vor. XXXI.
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Parete ovest del Vestibolo con sezione della norta di accesso.
Page 137
View in PDF(opens in a new window)Vor. XXXI.
G. BENDINELLI - I Mon. pt P. MAGGIORE - Tav.
Veduta d'insieme della volta del Vestibolo.
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View in PDF(opens in a new window)Saggio di
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medaglio
nella
Baccaute
volta del
Vestibolo.
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View in PDF(opens in a new window)Saggio di riquadrature varie nella vòlta del Vestibolo.
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MONUMENTI ANTICHI - Vor. XXXI.
Vòlta del Vestibolo ricostruita.
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View in PDF(opens in a new window)Veduta in sezione dell’intera parete ovest della Sala
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View in PDF(opens in a new window)Catino dell Abside nella Sala bas ili cale.
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Veduta d’ insieme della parete est della Sala basilicale con l’ Abside,
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View in PDF(opens in a new window)MONUMENTI ANTICHI - Vor. XXXI.
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Sviluppo d'insieme della volta Kella navata centrale.
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Volta della navata centrale.
Sezione mediana.
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View in PDF(opens in a new window)l. Medea, Giasone e il vello d'oro - 2. Eracle ed Es ione.
Vòlta della navata centrale.
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Vòlta della navata centrale.
I. Oreste e Ifigenia - 2. Orfeo ed Euridice (o Paride ed Elena).
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View in PDF(opens in a new window)1. Calcante e Ifigenia - 2. Eracle ed Atena.
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View in PDF(opens in a new window)MONUMENTI ANTICHI - Vor. XXXI.
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