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View in PDF(opens in a new window)DOI: 10.19199/2023.XXXIV.1121-8819.265
«EIKASMOS» XXXIV (2023)
(edizione critica)*
1. Generalità
I Versi aurei, poemetto pseudepigrafo in esametri attribuito a Pitagora, misurano la loro fortuna sulla base dei numerosi testimoni manoscritti oggi pervenuti e
dei diversi commentarî di cui sono stati oggetto1. Tra questi ultimi, oltre alle note
opere dei commentatori neoplatonici Giamblico e Ierocle Alessandrino2, si può
annoverare anche un altro lavoro esegetico di più breve estensione, organizzato in
una serie di lemmi coincidenti con alcuni termini del poema ‘pitagorico’, spiegati
talora sul piano filosofico, talaltra su quello grammaticale (lessicale o etimologico).
Questo testo è stato edito per la prima volta da K. Tsantsanoglou nel 1974, il quale
lo riteneva un tentativo di annotazione dei Versi aurei prodotto in epoca bizantina
e di scarso valore per la comprensione del poema3. L’edizione dello studioso si
*
Desidero ringraziare Concetta Luna e Filippomaria Pontani per gli indispensabili suggerimenti di cui mi sono avvalsa in questo studio, e ancora Olga Tribulato e Federico Favi per
aver discusso con me alcuni punti di questo studio. Ringrazio inoltre gli anonimi referees per
la puntuale e proficua lettura.
1
Si veda l’ultimo censimento condotto da P. Derron (Inventaire des manuscrits des Vers
d’or pythagoriciens, «RHT» XXII, 1992, 1-17), secondo cui il numero dei codici ammonta a
197. Per una panoramica sui commentarî al poema, vd. J.C. Thom, The Pythagorean Golden
Verses, Leiden-New York-Köln 1995, 13-26.
2
Per la bibliografia sulle opere di Giamblico dedicate alla filosofia pitagorica dei Versi
aurei, rimando a Thom, o.c. 17-21. Per Ierocle Alessandrino, vd. F.G. Köhler, Hieroclis in aureum
Pythagoreorum carmen commentarius, Stutgardiae 1974. Cf. anche H.S. Schibli, Hierocles of
Alexandria, Oxford 2002; N. Aujoulat-A. Lecerf, Hiéroclès d’Alexandrie. Commentaire sur les
Vers d’or des Pythagoriciens. Traité sur la Providence, Paris 2018.
3
K. Tsantsanoglou, Τὰ ψευδο-πυθαγόρεια Χρυσᾶ Ἔπη στὸν κώδικα 95 τῆς Ζάβορδας,
«EEThess(philol)» XIII (1974) 9-18: 14. Non a caso la parte introduttiva di questo studio, che
pure ha il grande merito di fornire la prima edizione critica del testo, si concentra prevalentemente
sui Versi aurei che precedono l’esegesi nel codice di riferimento per l’editore, Zavord. 95 (vd.
infra § 2), e sul ruolo di questo testimone nel panorama della tradizione manoscritta ‘pitagorica’.
Per quanto riguarda l’esegesi, invece, lo studioso vi ravvisa le tracce di un commento lessicale
a carattere religioso (fatto che lo induce a escludere che l’autore abbia potuto attingere a fonti
più antiche), atto talora a fornire semplici spiegazioni di natura grammaticale di alcuni termini
dei Versi aurei. Pensano ad un uso scolastico bizantino dell’esegesi D. Arnesano-E. Sciarra
(Libri e testi di scuola in Terra d’Otranto, in L. Del Corso-O. Pecere [edd.], Libri di scuola e
pratiche didattiche dall’antichità al Rinascimento. «Atti del convegno internazionale di studi.
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View in PDF(opens in a new window)basava su due testimoni: lo Zavord. 95 (XIII sec.), latore di parte del Lessico di
Fozio, e il più recente Uppsal. gr. 21 (XV sec.)4.
In realtà, all’incirca un secolo prima, V. Puntoni aveva già reso nota l’esistenza di alcune «glosse e scolii agli aurei versi» in un altro codice di XIV sec., il
Laur. pl. 87,105. Queste glosse, di fatto, coincidono con una parte di quelle edite
da Tsantsanoglou, e dimostrano che anche il Laurenziano segnalato da Puntoni
costituisce, seppur solo parzialmente, un altro testimone di questo testo.
L’indagine sulla tradizione manoscritta che ho avuto modo di compiere mette
in luce un panorama più complesso di quanto apparso fin qui: oltre ai tre testimoni sopra citati se ne contano altri sette, in cui il testo dell’esegesi è passato
quasi sempre inosservato. Tra questi, vi è il celebre Barb. gr. 70, il più antico
esemplare dell’Etymologicum Gudianum, databile al più tardi all’XI sec.6. La presenza dell’esegesi nel Barberiniano permette di retrodatare di almeno due secoli
la circolazione del testo, nonché di riconsiderare sotto una diversa luce la natura
e la forma dell’opera.
2. I testimoni manoscritti
I testimoni manoscritti finora a me noti ammontano a dieci: di ognuno si riporta,
di séguito, la descrizione. Ho utilizzato le sigle U per il codice Uppsal. gr. 21 e
Cassino, 7-10 maggio 2008», II, Cassino 2010, 431-433), i quali ritengono il testo uno strumento di natura grammaticale, particolarmente adatto ai fini psicagogici degli ambienti scolastici.
4
Tuttavia, già lo stesso Tsantsanoglou (o.c. 14) sospettava che le glosse del codice di
Zavorda potessero ricorrere anche in altri codici.
5
V. Puntoni, Postille sopra gli aurei versi dei pitagorici, «Studi di filologia greca» I/2
(1882) 181-192: 183. Si segnala che Thom (o.c. 28), nell’àmbito dell’analisi sulla storia della
trasmissione del testo, menziona in via generale il lessico trasmesso dal codice di Zavorda e,
separatamente da questo, segnala l’esistenza del Laurenziano noto a Puntoni e dello stesso Uppsal.
gr. 21 come testimoni indipendenti dell’attività di glossatori, scoliasti e autori di parafrasi del
poema ‘pitagorico’.
6
La presenza dell’esegesi nel Barberiniano è stata notata già da R. Reitzenstein (Geschichte
der griechischen Etymologika. Ein Beitrag zur Geschichte der Philologie in Alexandria und
Byzanz, Leipzig 1897, 92) e oggi da Arnesano-Sciarra (o.c. II 431s.). Insieme al Barberiniano,
gli studiosi annoverano tra i testimoni dell’esegesi (oltre allo Zavord. 95 e all’Uppsal. gr. 21
di Tsantsanoglou) anche il Par. gr. 3067. Tuttavia, questo manoscritto di XVI sec. al f. 87r-v
conserva un lessico bilingue (dal greco al latino), creato a partire dai termini dei Versi aurei,
diverso dall’opera qui trattata. Il lessico trasmesso da questo Parigino era stato infatti menzionato
solo come termine di paragone rispetto all’esegesi del Barb. gr. 95 già da V. Capocci (Codices
Barberiniani Graeci, I. Codices 1-163, Città del Vaticano 1958, 75). Si segnala che un altro
tentativo di glossare il poema ‘pitagorico’, indipendente rispetto all’esegesi qui discussa, si trova nel cod. Marc. gr. XI 26 (XVI sec.), autografo dell’erudito Pacomio Rusano; vd. E. Mioni,
Bibliothecae divi Marci Venetiarum codices Graeci manuscripti, III. Codices in classes nonam,
decimam, undecimam inclusos et supplementa duo continens, Roma 1972, 141-146. Ringrazio
Jacopo Cavarzeran per avermi segnalato l’esistenza di questo esemplare.
Page 3
View in PDF(opens in a new window)Z per il codice Zavord. 95, adottate già nell’editio princeps di Tsantsanoglou. Ai
restanti testimoni ho attribuito nuove sigle. Ho potuto collazionare tutti i codici,
tranne Z, per il quale mi sono servita dell’edizione di Tsantsanoglou.
A = Athina, Εθνική βιβλιοθήκη της Ελλάδος, Μετόχιον Παναγίου Τάφου 146
Sec. XVI. Chart. mm 210 x 148/157. ff. 269.
Ff. 1r-13v: scritti filosofici vari; ff. 14r-20r: Aristoteles, Physica; ff. 21r-28v: Theophanes
Anastasiotes, Epitome in Aristotelis Categorias; ff. 29r-39r: <Michael Psellus>, In Aristotelis
Categorias; ff. 39v-44v: bianchi; ff. 45r-89v: scritti religiosi sullo Spirito Santo; f. 90r-v: bianco; ff. 91r-98v: esercizi retorici; ff. 99r-103v: bianchi; ff. 104r-106v: [Pythagoras], Carmen
aureum con esegesi interlineare e marginale; ff. 107r-110v: [Phocylides], Sententiae.
L’esegesi, qui trasmessa integralmente, è disposta principalmente lungo il margine dei
Versi aurei, copiata dalla stessa mano che verga il poema ‘pitagorico’. Le glosse del margine sono trascritte con lo stesso inchiostro color seppia del testo principale, e sono messe
in relazione al poema tramite segni di rinvio trascritti in inchiostro rosso. Questi ultimi
consistono in simboli rappresentanti i pianeti, molto simili a quelli visibili in S (vd. infra).
Con questo stesso inchiostro (rosso) sono trascritte le glosse che figurano in interlinea.
L’impaginazione è molto accurata: il copista è attento a mantenere visibile all’interno della
pagina la corrispondenza tra le glosse e il testo. Al f. 104r, solo per mancanza di spazio
nel margine destro, lo scriba si serve del margine inferiore per riportare le glosse relative
agli ultimi versi del poema presenti in questo foglio.
Bibliografia principale: J. Darrouzès, Les manuscrits du monastère Sainte-Anastasie
Pharmacolytria de Chalcidique, «REByz» XII (1954) 45-57: 45, 48, 55, 56; P. Moraux,
Aristoteles Graecus. Die griechischen Manuskripte des Aristoteles, I. Alexandrien-London,
Berlin-New York 1976, 13-15, con aggiornamenti disponibili alla pagina <https://cagb-digital.
de/handschriften/cagb5745803>.
Collazionato da microfilm.
B = Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. gr. 70
<https://digi.vatlib.it/view/MSS_Barb.gr.70>
Sec. XI + alcuni fogli di XII sec. Membr. mm 207 x 167. II + 155.
Ff. 1r-147v: Etymologicum Gudianum, nel mezzo del quale, al f. 87v: esegesi al Car
men aureum; ff. 149r-155v: altri brevi lessici.
Titolo dell’esegesi: Λέξεις τῶν χρυσῶν ἐπῶν Πυθαγόρα. Ἑρμηνεία τῶν χρυσῶν ἐπῶν.
Si tratta del manoscritto più antico della tradizione. Il testo è trascritto a piena pagina. I lemmi sono distinti per mezzo della punteggiatura e separati l’un l’altro tramite uno
spazio più ampio. L’opera si estende fino al lemma 47. Il copista, dopo la fase di copiatura
principale, effettua una revisione del testo, nell’àmbito della quale sembra aggiungere la
seconda parte del titolo: Ἑρμηνεία τῶν χρυσῶν ἐπῶν7.
Bibliografia principale: Capocci, o.c. 77s.; Maleci, o.c.; E. Sciarra, La tradizione
degli scholia iliadici in Terra d’Otranto, Roma 2005, 359-363; Arnesano-Sciarra, o.c. 430-
Secondo Reitzenstein (o.c. 92) e S. Maleci (Il codice Barberinianus Graecus 70 dell’Etymologicum Gudianum, Roma 1995, 33) il titolo Ἑρμηνεία τῶν χρυσῶν ἐπῶν è stato aggiunto da
un’altra mano. A mio avviso si tratta della stessa mano che impiega una penna diversa.
Page 4
View in PDF(opens in a new window)433 (ma vd. infra n. 10); cf. inoltre K. Alpers, Die Etymologiensammlung im Hodegos des
Anastasios Sinaites, das Etymologicum Gudianum (Barb. gr. 70) und der Codex Vind. Theol.
Gr. 40, «JÖB» XXXIV (1984) 55-68, il quale propone di retrodatare il codice alla seconda
metà del X sec.; S. Valente, Creating an original of a Greek lexicon in the Middle Ages:
notes on the manuscript Vaticanus Barberinianus gr. 70 of the Etymologicum Gudianum,
in J.B. Quenzer (ed.), Exploring Written Artefacts. Objects, Methods, and Concepts, I,
Berlin-Boston 2021, 583-600.
Collazionato da riproduzione digitale.
F = Milano, Biblioteca Ambrosiana, D 15 sup.
Fine del sec. XV. Chart. mm 214 x 153. IIV + 137 + II.
Ff. 1v-36r: Hesiodus, Opera et dies, preceduti dagli scolî di <Proclo>; ff. 36 v-37r:
bianchi; f. 37v: Aristaenetus, Epistula amatoria 1 (exc.); ff. 37v-70r: Hesiodus, Theogonia;
ff. 70v-71v: bianchi; f. 72r-v: vari epigrammi dell’Anthologia Palatina; f. 73r: Iohannes
Damascenus, Opera varia; ff. 73r-74v: scritti sui mesi e sul ciclo solare; f. 75: bianco; ff.
76r-94v: [Hesiodus], Scutum preceduto da scolî e prolegomena e seguìto da altri scolî alle
Opere di <Manuele Moscopulo>; f. 95r-v: Solon, fr. 4 W.2; f. 96: bianco; f. 97r-v: Democrates,
Sententiae (exc.); f. 98: bianco; ff. 99r-101r: [Pythagoras], Carmen aureum con esegesi
marginale; f. 101v: bianco; ff. 102r-106v: [Phocylides], Sententiae; ff. 107r-132r: Theognis,
Elegiae; ff. 132v-134v: scritti sui fenomeni atmosferici e geologici, tra cui scritti di Michele
Psello ed Ermete Trismegisto; f. 135r-v: Gorgias, Helenae encomium.
Il codice è stato copiato a Creta principalmente da Michele Suliardo8. L’esegesi si
trova in margine ai Versi aurei, copiata con un inchiostro nero e un calamo a punta più
sottile rispetto a quello usato per il poema ‘pitagorico’. Il rinvio delle glosse al testo è
assicurato dalla presenza dei lemmi per ciascuna glossa. Ogni lemma è messo in evidenza
tramite l’iniziale rubricata.
Bibliografia principale: E. Martini-D. Bassi, Catalogus codicum Graecorum Bibliothecae
Ambrosianae, I, Mediolani 1906, 235s.; L. Di Gregorio, Sulla tradizione manoscritta degli
Scholia Vetera alla Teogonia di Esiodo: II. La famiglia del Vat. Gr. 1332, «Aevum» XLV
(1971) 204-206; L. Ferreri, La tradition manuscrite du recueil de Théognis de Maxime
Planude à l’édition Aldine (1496), Città del Vaticano 2021, 100s.
Autopsia.
L = Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, pl. 87,10
<http://teca.bmlonline.it/ImageViewer/servlet/ImageViewer?idr=TECA0001111997&k
eyworks=plut.87.10#page/378/mode/1up>
Sec. XIV (+ alcuni fogli di XVI). Chart. mm 250 x 170. IV + 185 + IV.
F. 1: pinax; ff. 2v-59v: Aristoteles, Physica; ff. 60r-87v: Aristoteles, De generatione
et corruptione; ff. 88r-138v: varî scritti filosofici bizantini; ff. 138v-155v: Michael Psellus,
scritti sull’anima; ff. 156r-177v: Aphthonius, Progymnasmata; ff. 178r-180v: scritti grammaticali di Trifone, Gregorio di Corinto e Polibio di Sardi; ff. 181r-185v: excerpta di testi
grammaticali, retorici, astronomici, excerpta di Esiodo e di Licofrone, tra questi poi ai ff.
183v-184r: [Pythagoras], Carmen aureum con esegesi interlineare e marginale.
Esso era in origine parte del codice Ambr. C 24 sup. (contenente Sofocle), copiato con
certezza nel 1481 sull’isola da Michele Suliardo.
Page 5
View in PDF(opens in a new window)Il testo dell’esegesi si trova in margine e nell’interlinea dei Versi aurei, vergato dalla
stessa mano che copia il testo dello Ps.-Pitagora. La mancanza di spazio nell’interlinea del
poema ‘pitagorico’ rende difficile l’apposizione delle glosse, le quali figurano in numero
molto ridotto. Data la mancanza di spazio anche nel margine destro del f. 184r, il copista
relega l’esegesi nel margine inferiore, in coda ai Versi aurei.
Bibliografia principale: A.M. Bandini, Catalogus codicum manuscripto rum
Bibliothecae Mediceae, III, Florentiae 1770, 389-391; Moreaux, o.c. 298-300, con aggiornamenti disponibili alla pagina <https://cagb-digital.de/handschriften/diktyon-16827>;
M. Rashed, Die Überlieferungsgeschichte der aristotelischen Schrift De generatione et
corruptione, Wiesbaden 2001, 236s.; S. Kotzabassi, Scholarly friendship in the thirteenth
century: Patriarch Gregorios II Kyprios and Theodora Raoulaina, «Parekbolai» I (2011)
129 n. 48; M.G. Sandri, Trattati greci su barbarismo e solecismo, Berlin-Boston 2020, 87.
Collazionato da riproduzione digitale.
M = München, Bayerische Staatsbibliothek, gr. 476
<https://daten.digitale-sammlungen.de/0010/bsb00109222/images/index.html?id=0010
9222&groesser=150%&fip=193.174.98.30&no=&seite=215>
Sec. XIII-XIV. Chart. mm 230 x 162. I + 107 + I.
Ff. 1r-58r: Synesius Cyrenensis, Opera varia; f. 58r: [Pythagoras], Carmen aureum; ff. 58vr
103 : Synesius Cyrenensis, Epistulae; f. 103v: Amasis, Epistula ad Polycratem; ff. 103v-104v:
[Phocylides], Sententiae; f. 105r-v: esegesi al Carmen aureum; f. 106r-v: lessico giuridico latino.
Titolo dell’esegesi: Λέξεις τῶν χρυσῶν ἐπῶν.
Il codice è riconducibile al milieu tricliniano9. Il testo dell’esegesi, qui trasmesso integralmente, è trascritto a piena pagina. Come in B, il copista separa i lemmi delle rispettive
glosse tramite la punteggiatura e uno spazio più ampio.
Bibliografia principale: I. Hardt, Catalogus codicum manuscriptorum Graecorum
Bibliothecae Regiae Bavaricae, V. Codices CCCCLXXIII-DLXXX, Monachii 1812, 6-19;
D. Bianconi, Sulla tradizione manoscritta delle epistole di Sinesio in età paleologa. Libri
e copisti nella cerchia tricliniana, «EBiz» III (2015) 63.
Collazionato da riproduzione digitale.
S = Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. gr. 114
Sec. XIII-XIV. Chart. mm 203 x 148. III + 160 + I.
Ff. 1r-2r: <Georgius Pisides, Hexaemeron (exc.)>; ff. 3r-98r: romanzi di Achille Tazio
e Eumazio Macrembolita; f. 98v: epigrammi, tra cui AP IX 203, 167, 165; ff. 99r-101r:
[Pythagoras], Carmen aureum con esegesi interlineare e marginale; f. 101r: <Manuel
Melissenus>, Epigramma in Pythagoram; Epigramma de septem planetis; ff. 101r-102r:
[Phocylides], Sententiae; f. 103r: scritti su Porfirio; ff. 103v-118r: Porphyrius, Isagoge; ff.
118r-145v: Varia de equis; ff. 146r-154r: Maximus Planudes, Ars calculatoria secundum
Indos; ff. 154r-158v: scritti astronomici; ff. 159r-160r: <Georgius Pisides, Hexaemeron (exc.)>.
9
Cf. S. Martinelli Tempesta, Tricliniana et ‘Planudea’. Alcune osservazioni sul Demostene Paris. Coislin. 339, in M. Cronier-B. Mondrain (edd.), Le livre manuscrit grec : écritures,
matériaux, histoire. «Actes du IXe colloque international de paléographie grecque. Paris, 10-15
septembre 2018» [«T&MByz» XXIIV, 2020], Paris 2021, 254 n. 25, il quale attribuisce la copia
dello Ps.-Focilide alla mano di Nicola Tricline.
Page 6
View in PDF(opens in a new window)Il testo dell’esegesi si trova nel margine e nell’interlinea dei Versi aurei, copiato dalla
stessa mano che trascrive il poema ‘pitagorico’. La copia è disordinata, specialmente nel
caso degli scolî in margine, che presentano alcune criticità sul piano dell’impaginazione: il
copista, non rispettando la congruenza tra il testo ‘pitagorico’ e le rispettive glosse, trascrive
nel verso del f. 99 alcune glosse legate al testo che figura sul recto. Una mano umanistica
tenta (parzialmente) di risolvere tali incoerenze, inserendo gli opportuni segni di rinvio al
testo. Questi ultimi consistono in simboli grafici rappresentanti i pianeti, spesso identici a
quelli impiegati dal copista di A (vd. supra).
Bibliografia principale: G. Mercati-P. Franchi de’ Cavalieri, Codices Vaticani Graeci,
I. Codices 1-329, Romae 1923, 140s.; A. Doyen Higuet, L’Épitomé de la Collection d’hippiatrie grecque, Louvain-la-Neuve 2006, 142-144.
Collazionato da microfilm.
U = Uppsala, Universitetbibliotek, gr. 21
<https://www.manuscripta.se/ms/100021#>
1540 ca. Chart. mm 220 x 260. I + 30 + I.
Ff. 1r-25v: Hesiodus, Opera et dies; f. 26r: diagramma sulle categorie logiche; ff. 26vv
27 : Manuel Olobolus, In Theocriti Syringem; f. 28r: Theocritus, Syrinx [AP XV 21]; f.
28v: Dosiadas, Ara [AP XV 26]; ff. 29r-30v: [Pythagoras], Carmen aureum con esegesi
interlineare e marginale; f. 30v: trattato grammaticale sulla sintassi.
Il codice è copiato da Nikolaos Gaitanos Marulos. L’impaginazione è peculiare e
molto accurata: anzitutto, una parafrasi in greco volgare è stata trascritta ‘a cornice’ attorno ai Versi aurei, con lo stesso inchiostro nero impiegato per il poema ‘pitagorico’10; nel
margine esterno, dopo la parafrasi, figura una piccola parte dell’esegesi, copiata con un
inchiostro color seppia; altre glosse sono trascritte nell’interlinea con inchiostro rosso. Data
la sua lacunosità, il testo dell’esegesi occupa soltanto il margine del primo foglio (29r).
Per il rinvio delle spiegazioni marginali al testo, il copista utilizza le lettere minuscole
dell’alfabeto greco. Per la parafrasi in greco volgare sono invece impiegati altri simboli
grafici molto sobri.
Bibliografia principale: scheda di descrizione al link <https://www.manuscripta.se/
ms/100021>.
Collazionato da riproduzione digitale.
V = Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, gr. 1120
<https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.gr.1120>
Sec. XIV (+ alcuni fogli di XV e XVI sec.). Chart. mm 190 x 130. I + 423.
Ff. 1r-320r: scritti religiosi, tra cui quelli di Gregorio di Cipro e Giorgio Moschampar; ff. 320r-335v: Theophylactus Simocattes, Quaestiones physicae (exc.); ff. 336r-338r:
[Pythagoras], Carmen aureum; ff. 338r-341v: esegesi al Carmen aureum; ff. 342r-347v:
[Phocylides], Sententiae; ff. 348r-386v: Oracula Sibyllina; ff. 387r-404v: Maximus PlanuLa medesima parafrasi si trova anche nel Bodl. auct. F. 6,26, f. 177, per cui vd. S. Lindstam,
Codex Upsaliensis Graecus 21, «Eranos» XXIX (1931) 149. Un’altra parafrasi al poema ‘pitagorico’ si trova invece nel cod. Lond. add. 18190, ff. 236s., per cui vd. S. Lindstam, En nygrekisk
parafras till Pseudo-Pythagoras’ Dicta aurea, in AA.VV., Apophoreta Gotoburgensia Vilelmo
Lundström oblata, Gotoburgi 1936, 339-345 (si corregga quindi Arnesano-Sciarra, o.c. 432 n. 28).
Page 7
View in PDF(opens in a new window)des, Disticha Catonis in graecum translata; ff. 404v-417r: altri scritti morali e religiosi; ff.
417r-423v: Oracula Tiburtina.
Τitolo dell’esegesi: Ἑρμηνεία τῶν λέξεων τῶν χρυσ[ῶν ἐπῶν].
La scrittura è del tipo chypriote bouclée. L’esegesi è copiata a piena pagina. I lemmi
sono distinti per mezzo dell’iniziale rubricata e di uno spazio che separa ogni lemma dal
precedente. Da un punto di vista testuale, l’esegesi presenta un minimo grado di rielaborazione in più rispetto agli altri testimoni: le proposizioni o i sintagmi sono spesso distinti
da congiunzioni (ἤ, καί) piuttosto che da punteggiatura.
Bibliografia principale: P. Canart, Un style d’écriture livresque dans les manuscrits
chypriotes du XIVe siècle: la chypriote “bouclée”, in J. Glénisson-J. Bompaire-J. Irigoin
(edd.), La Paléograhie grecque et byzantine. «Actes du colloque international du CNRS.
Paris, 21-25 octobre 1974», Paris 1977, 317s.; I. Mossay-L. Hoffmann, Repertorium
Nazianzenum. Orationes. Textus Graecus, V. Codices Civitatis Vaticanae, PaderbornMünchen-Wien-Zürich 1996, 84; L. Silvano, Un inedito opuscolo De fide d’autore incerto
già attribuito a Massimo Planude, «MEG» X (2010) 230s.
Collazionato da riproduzione digitale.
W = Wien, Österreichische Nationalbibliothek, phil. gr. 339
<https://digital.onb.ac.at/RepViewer/viewer.faces?doc=DTL_7913867&order=1&view
=SINGLE>
Sec. XVI. Chart. mm 155 x 100/103. II + 150 (+ 149a).
Ff. 1r-16v: scolî a Dionisio Trace; ff. 17r-36r: <Michael Syncellus>, Syntaxeos methodus; ff. 37r-70v: trattati grammaticali; ff. 71r-128r: <Theodorus Gaza>, Grammatica; f.
128v: Nicephorus Gregoras, scritti grammaticali; ff. 129r-145v: <Theodorus Prodromus>,
Galeomyomachia; ff. 146r-147v: [Pythagoras], Carmen aureum (vv. 1-43) con esegesi
interlineare; f. 148v: Hermodorus Lestarchus, Epigrammata varia.
L’esegesi si trova nell’interlinea dei Versi aurei; entrambi i testi sono trascritti dallo
stesso copista. Sebbene il quaternione (ff. 145-148) che ospita il testo di [Pitagora] sia integro, il poema (con le rispettive glosse) si interrompe al v. 43 al penultimo foglio (147v),
indizio che lo scriba ha lasciato il lavoro incompleto. Gli epigrammi di Ermodoro Lestarco
(erudito attivo a Chio alla metà del XVI sec.) presenti nell’ultimo foglio del quaternione
(148r) sono stati copiati in un secondo momento sullo spazio rimasto vuoto. Il copista sembra
concepire ab origine l’interlinea dei Versi aurei per ospitare le glosse: i versi del poema
‘pitagorico’ sono infatti distanziati tra loro in modo tale che ogni foglio non accolga più di
sette versi. Ciascuna spiegazione ai Versi aurei è copiata al di sopra dei versi interessati;
ciononostante, sono ripetuti per ciascuna glossa i rispettivi lemmi.
Bibliografia principale: H. Hunger, Katalog der griechischen Handschriften der
Österreichischen Nationalbibliothek, I. Codices historici, codices philosophici et philologici, Wien 1961, 433s.
Collazionato da riproduzione digitale.
Z = Zavorda, Μονή Αγίου Νικάνορος, 95
Sec. XIII. Chart. mm 255 x 170. II + 406.
Ff. 1r-56r: Lexicon Ambrosianum; f. 56r-v: Photius, Lexicon (littera Ω); f. 56v: Voces
animalium; ff. 57r-76r: Cyrillus Alexandrinus, Lexicon; f. 76v: Voces partium corporis humani,
Lexicon botanicum ex operibus Theophrasti; ff. 77r-197v: Photius, Lexicon; ff. 198r-199v:
Page 8
View in PDF(opens in a new window)Suda (exc. Lexicon tacticum); f. 200r-v: Gnomica varia; ff. 201r-206r: Lexica varia, tra cui
altri lemmi di Fozio; ff. 206v-208v: Lexica theologica, tra cui scolî a Dionigi Areopagita;
ff. 209r-363v: Suda (Κ-X); f. 364r-v: [Pythagoras], Carmen aureum; f. 365r: esegesi al
Carmen aureum; ff. 365r-366r: Nicephorus Constantinopolitanus, Oneirocriticum (exc.);
f. 366r: medica et magica varia; ff. 366v-383v: excerpta di Teodoro Prodromo, Giovanni
Mauropode, Massimo Confessore, Anastasio e altri scritti religiosi; ff. 384r-386v: Lexica et
schedographica varia; ff. 387r-390v: Athanasius Chatzikis, Epistulae (exc.); ff. 391r-406v:
Lexica et schedographica varia.
Titolo dell’esegesi: Λεξικὸν τῶν χρυσῶν ἐπῶν Πυθαγόρα.
Il testo è copiato su due colonne, riproducendo l’impaginazione degli altri lessici che
nel codice precedono l’esegesi.
Bibliografia principale: C. Theodoridis, Photii Patriarchae Lexicon, I. A-Δ, BerlinNew York 1982, XXXII; L. Politis-M.L. Politi (edd.), Κατάλογος χειρογράφων Ιεράς Μονής
Ζάβορδας, Θεσσαλονίκη 2014, 63-66.
Collazionato sulla base dell’edizione di Tsantsanoglou.
Si segnala inoltre il Par. gr. 993 (XIV sec.), che risulta però un testimone inutilizzabile: sebbene tra i contenuti riportati nel suo pinax (ff. 5v-6v) figuri anche l’esegesi
ai Versi aurei (f. 6v Λέξεις τῶν χρυσῶν ἐπῶν), il fascicolo che doveva contenerla è
oggi perduto11. Vergato in una scrittura identificabile con la chypriote bouclée molto
simile a quella del coevo V, il codice può ritenersi proveniente da Cipro.
Infine, si registra l’esistenza di cinque manoscritti che trasmettono unicamente
il lemma 47 dell’esegesi (vd. infra ad l.): Monac. gr. 481, f. 1v (XIV sec.), Vat.
gr. 62, f. 95r (XV sec.), Par. gr. 1038, f. 148v (XIV sec.), Laur. pl. 74,13, f. 336v
(XV sec.), Ambr. A 80 sup., f. 254r (XVI sec.). In questi testimoni il lemma 47,
che per sua natura si presta ad essere rappresentato sotto forma di tabella, viene
trasmesso come segue12:
τετρακτύν· τὴν διὰ πάντων διατείνουσαν καὶ διελοῦσαν τετραχῇ τὰ πάντα·
τοὺς μὲν θεοὺς
εἰς οὐρανίους
ἀερίους
ἐνυδρίους
χθονίους
τὰς δὲ ὥρας
εἰς ἔαρ
θέρος
μετόπωρον
χειμῶνα
τὰ δὲ στοιχεῖα
εἰς πῦρ
ὕδωρ
ἀέρα
γῆν
τὰ δὲ κέντρα
εἰς ἀνατολήν
δύσιν
ἄρκτον
μεσημβρίαν
11
Il manoscritto termina al f. 244v con il testo (mutilo) delle Quaestiones physicae di Teofilatto Simocatta. Stando al pinax, oltre alla parte finale delle Quaestiones e al nostro lessico,
sono andati perduti anche gli stessi Versi aurei, le Sentenze pseudo-focilidee e alcuni excerpta
dagli Oracoli sibillini.
12
In tutti i testimoni questa tabella figura in coda ai Versi aurei, con l’eccezione del
Laur. pl. 74,13, in cui è posta dopo alcuni scritti anonimi sul computo delle calende e dei mesi
dell’anno, e dell’Ambr. A 80 sup., in cui si trova in coda al Περὶ ψυχᾶς κόσμω καὶ ϕύσιος,
trattato filosofico neopitagorico attribuito a Timeo di Locri.
Page 9
View in PDF(opens in a new window)τὰ δὲ λογικὰ πάντα εἰς θεούς
δαίμονας
ἥρωας
ἀνθρώπους
τὰ δὲ ἄλογα
πεζά
ἑρπυστικά
νηκτά
εἰς πτηνά
3. Natura e forma del testo
3.1. Il genere
L’opera consiste in una serie di lemmi che rimandano direttamente a termini
o sintagmi del poema ‘pitagorico’. Tali lemmi possono quindi ricevere due tipi
diversi di esegesi. In un caso, in coerenza con la modalità esegetica abituale nella
lessicografia, i termini posti a lemma vengono illustrati per mezzo di sinonimi
e/o paretimologie. Altre volte, invece, la spiegazione riguarda il piano più strettamente concettuale e mira a riflettere sul significato delle parole in relazione al
contesto filosofico in cui esse sono trattate nel poema ‘pitagorico’. In questi casi,
l’autore sembra impostare la sua esegesi allo stesso modo di uno scoliasta o di
un commentatore.
Questa duplice modalità esegetica, da cui risulta chiaro l’interesse prevalentemente terminologico dell’autore, induce a riflettere su quale genere erudito quest’opera rappresenti, e se sia opportuno identificarla, in accordo con Tsantsanoglou
(o.c. 15), con un lessico. Λεξικόν è infatti il titolo del testo che lo studioso adotta
nella sua edizione, seguendo fedelmente il titolo del codice di Zavorda, che è per
lui il testimone principale.
A questo proposito, è utile notare quale terminologia gli altri testimoni impieghino per intitolare l’opera. La questione riguarda i codici BZMV, che offrono il
testo in versione unitaria, a differenza dei testimoni SLAU, che ripartiscono invece
l’esegesi nell’interlinea o nel margine dei Versi aurei e non presentano, pertanto,
alcun titolo13. Il codice più antico, B, offre dapprima il titolo Λέξεις τῶν χρυσῶν
ἐπῶν Πυθαγόρα. Solo successivamente, in fase di revisione, la stessa mano ha
aggiunto Ἑρμηνεία τῶν χρυσῶν ἐπῶν14. M presenta semplicemente Λέξεις τῶν
χρυσῶν ἐπῶν, mentre V offre Ἑρμηνεία τῶν λέξεων τῶν χρυσῶν ἐπῶν. Soltanto
in Z si registra l’uso del termine λεξικόν, ma questa scelta sembra dipendere da
ragioni di metro: come rileva lo stesso Tsantsanoglou (o.c. 14 e n. 1), il titolo
Λεξικὸν τῶν χρυσῶν ἐπῶν Πυθαγόρα costituisce un dodecasillabo bizantino.
Escluso dunque quest’ultimo, i due termini prediletti dai testimoni per intitolare
l’opera sono λέξεις e ἑρμηνεία15.
Le occorrenze di λέξεις dimostrano che dall’epoca alessandrina fino a quella
bizantina il termine viene sostanzialmente impiegato per identificare veri e proprî
13
Per la questione della mise en page, vd. infra § 3.2.2.
Cf. supra n. 7.
15
Doveva impiegare λέξεις anche il mutilo Par. gr. 993, come ricaviamo dall’indicazione
superstite nel pinax (vd. supra § 2).
Page 10
View in PDF(opens in a new window)lessici, ossia raccolte sistematiche di parole, per ciascuna delle quali viene fornita
una spiegazione di natura lessicale ed etimologica16. L’ἑρμηνεία, invece, si spinge
al livello dell’interpretazione concettuale del termine in un orizzonte più ampio,
che trascende il semplice piano lessicale17.
La coesistenza dei due titoli Λέξεις e Ἑρμηνεία tra i testimoni manoscritti
pare rispecchiare le due modalità esegetiche di cui si è detto sopra, che l’autore
adotta per commentare il poema ‘pitagorico’. Questa duplicità sembra già nota al
copista di B, il quale, come si è visto, al primo titolo λέξεις aggiunge quello di
ἑρμηνεία, forse ricavandolo da un altro esemplare oppure già dal suo stesso antigrafo. Il seriore V, che più volte pare rielaborare, seppur lievemente, la sintassi
del testo18, offre una soluzione in linea con tale tendenza: Ἑρμηνεία τῶν λέξεων
τῶν χρυσῶν ἐπῶν.
L’orientamento dei due testimoni a considerare il testo come un’ἑρμηνεία
non risulta quindi infondato. Questa esegesi, per altro, non esibisce un elemento
tendenzialmente presente nella lessicografia, ovvero l’ordinamento, alfabetico (o
tematico), dei termini lemmatizzati: l’autore presenta i lemmi seguendo l’ordine
in cui le rispettive parole o i sintagmi figurano nel testo dello Ps.-Pitagora, senza
adottare alcun un criterio di sistematizzazione19. Tale elemento, inserito all’interno
16
Vd. almeno E. Degani, La lessicografia, in G. Cambiano-L. Canfora-D. Lanza (edd.),
Lo spazio letterario della Grecia antica, II. La ricezione e l’attualizzazione del testo, Roma
1995, 505-528; K. Alpers, Lexikographie (Griechische Antike), in G. Ueding (ed.), Historisches
Wörterbuch der Rhetorik, V. L-Musi, Tübingen 2001, 193-210.
17
Vd. J. Grondin, Hermeneutik, in Ueding, o.c. III. Eup-Hor, Tübingen 1996, 1353s.
18
Vd. supra § 2 per la scheda di descrizione.
19
Sullo sviluppo della prassi di alfabetizzazione dei lemmi, vd. L.W. Daly, Contributions to
a History of Alphabetization in Antiquity and the Middle Ages, Brussels 1967, con la rec. di K.
Alpers, «Gnomon» XLVII (1975) 113-117; S. Valente, Alphabetical dictionaries: from antiquity
to the Byzantine period, in G.K. Giannakis (ed.), Encyclopedia of Ancient Greek Language and
Linguistics, I. A-F, Leiden-Boston 2014, 101-103; cf. inoltre Valente, Creating cit. 584s. Non
sono del tutto assenti raccolte di λέξεις presentate nell’ordine in cui esse figurano nel testo da cui
sono tratte. Si pensi ad esempio alle Λέξεις erodotee, di cui è pervenuta una versione più antica
(A), con i lemmi ordinati secondo la loro apparizione nei libri di Erodoto, ed una seconda (B),
allestita principalmente sulla base della prima, con le voci disposte in ordine alfabetico. Vd. F.
Montana, Per il testo della redazione A (non alfabetica) delle Lexeis di Erodoto, in M. Tziatzi-M.
Billerbeck-F. Montanari-K. Tsantsanoglou (edd.), Lemmata. «Beiträge zum Gedenken an Christos
Theodoridis», Berlin-Boston 2015, 431-451. Si segnala anche, a titolo di confronto, una raccolta
di trenta λέξεις omeriche (tratte dai ll. I-VIII dell’Odissea), nota come Λέξεις Ὁμηρικαὶ ἐκ τῆς
Ὀδυσσείας βίβλου, trascritta in appendice in almeno due manoscritti del lessico di ‘Zonara’ (insieme
ad altre raccolte di λέξεις tratte dalle Epistole di Paolo e dalle Opere di Esiodo). Questo insieme
di voci, seppur organizzato secondo l’ordine in cui esse figurano nei libri omerici, costituisce
un caso peculiare poiché strutturato nel preciso schema [λέξις] – [spiegazione] – [citazione del
passo], concepito verosimilmente per favorire la memorizzazione di parole omeriche rare – come
sembra indicare la scelta di trascrivere la citazione dell’intero passo omerico in cui esse occorrono.
Vd. F. Pontani, Sguardi su Ulisse. La tradizione esegetica greca all’Odissea, Roma 2005, 202s.
Page 11
View in PDF(opens in a new window)del contesto sopra analizzato, concorre a respingere l’idea che il testo possa essere
definito, tout court, un lessico. Al contrario, sia la modalità di presentazione dei
lemmi, sia la natura stessa dell’esegesi, che in buona parte consiste nell’interpretazione concettuale, orientano verso un testo composto per fornire in primis un
commento ai Versi aurei, con particolare attenzione ai concetti di matrice filosofica
tematizzati nel poema, piuttosto che verso una semplice raccolta di voci ‘pitagoriche’.
L’uso del termine λέξεις, che pure figura tra i titoli dei manoscritti, merita
dunque, a mio avviso, di essere riconsiderato in questo senso. È probabile che con
esso si alluda più semplicemente alla prassi della lemmatizzazione dei termini.
3.2. La tradizione manoscritta
3.2.1. Le famiglie
I testimoni manoscritti di quest’opera possono essere distinti in due famiglie:
la prima composta dai codici BFMVZW, la seconda da SLAU.
In primo luogo, la famiglia SLAU conosce un gruppo di glosse interlineari (γ),
per lo più banali, che l’altra famiglia ignora. La circolazione di γ risale almeno al
XIII sec., ovvero all’epoca del suo più antico testimone, S, e si conserva fino al XVI
sec., cui datano i due recentiores AU. Si riportano di séguito le glosse, precedute
dai termini dei Versi aurei cui si riferiscono secondo l’edizione di Young, o.c.:
v. 3
τούς τε καταχθονίους:
ἔννομα ῥέζων:
δίκαια πράττων SAU
v. 4
ἄγχιστ’:
πλησίον SAU
τοὺς [om. A] ὑπὸ γῆν SAU
v. 16
ἄλλοτε … ἄλλοτ’:
ποτέ … SAU ποτέ AU
v. 19
ὧδε δὲ φράζευ:
οὕτως εἴπε SAU
τοῖς ἀγαθοῖς:
ἀνθρώποις SAU
τούτων:
τῶν χρημάτων SLAU δηλονότι SAU
v. 24
ὃ δέ τοι ἐρέω:
ὅπερ λέγω σοι SAU
v. 25
μηδείς:
ἄνθρωπος SAU δηλονότι SAU
v. 29
τάδ’ ἐκτελέειν:
ταῦτα SAU πληρώσειν SLAU
ἀνιήσει:
λυπήσῃ SU
v. 30
διδάσκευ:
διδάσκου S
v. 33
καὶ σίτου γυμνασίων τε:
καὶ [omm. AU] βρώσεως καὶ [om. A]
λουτρῶν SAU
v. 34
ἀνιήσει:
λυπήσῃ A
v. 37
ἀδαήμων:
ἀμαθής SAU
v. 56
κλύουσι:
ἀκούουσι SAU
Page 12
View in PDF(opens in a new window)παῦροι:
v. 57
ὀλίγοι SAU
τοίη:
τοιαύτη SAU
v. 59
λυγρά [-αί Α]:
συνοπαδός:
χαλεπά [-αί Α] [sic] SAU
συνακόλουθος A : καὶ ἀκόλουθος SU
v. 66
ἐξακέσας:
ἰατρεύσας SAU
v. 68
φράζευ:
διανοοῦ SA
La distinzione tra la famiglia di BFMVZW e quella di SLAU, inoltre, emerge
da alcuni errori separativi che riguardano il testo dell’esegesi trasmesso da entrambe le famiglie, come dimostra il prospetto a seguire (con ‘E.’ si contrassegna
la lezione erronea qui e nei prospetti successivi):
1c
πρῶτοι BFMVZW
(E.) καὶ πρῶτα SA
πατρίοις [τρίοις Z] BFMVZW
(E.) πρώτοις SA
6c
μελλούσαις αὐτοῖς BFMVZW
omm. SA
9b
καὶ τάξιν διὰ τοῦ ἀεὶ ἐνεργεῖν BVZW
omm. SA
22b
ἐνδίδου σεαυτόν [σεαυτῶν Β ] BFVZW
(E.) ἐνδιδοὺς ἑαυτόν SAU
38
ἐλεύθερον BFMVZW
(E.) ἐλευθερίαν SLA
42a
παρῆλθον BFMVZW
omm. SA
ἐν τῷ πράττειν BFVZW
ac
46a
θείης ἀρετῆς BFMVZ
(E.) μὲν τὸ πράττειν SA
(E.) ταῦτα σε τῆς θείης ἀρετῆς
SLA
51b
omm. BFMVZW
exhibb. SAU
57b
ἑστάναι FMVZ
(E.) ἑστάκεναι [sic] SA
71
ἀπαθείας FMVZ
(E.) εὐπαθείας SA
Come visibile dai prospetti, tra tutti i testimoni, il codice L (XIV sec.) è
quello che esibisce il minor numero di glosse: ciò si deve, con ogni probabilità,
alla mancanza di spazio nell’interlinea e nei margini di questo manoscritto (vd.
supra § 2), che sembra aver costretto il copista a selezionare dal suo antigrafo
solo alcune delle glosse.
a) La famiglia BFMVZW
È a questa famiglia che appartiene il testimone più antico della nostra esegesi,
B (XI sec.), il quale su un totale di 72 lemmi è latore dei primi 53 (fino al lemma
47 τετρακτύν).
All’interno di questa famiglia sono distinguibili due sottogruppi: il primo
Page 13
View in PDF(opens in a new window)formato da BFMV e il secondo da Z, cui si lascia ricondurre l’apografo W20.
Quest’ultimo testimone tuttavia, a causa di una caduta materiale, offre unicamente
i vv. 1-43 dei Versi aurei, quindi una porzione di esegesi limitata a questa sezione
del poema.
Di séguito, i principali errori separativi che distinguono i due sottogruppi:
1c
ἢ … ἢ ZW
(E.) omm. BFMV
5
(E.) τὸν ἔχοντα ZW
τῶν ἐχόντων BFMV
6c
(E.) τοῖς φίλοις ZW
τοὺς φίλους BFMV
7b
(E.) ἁμαρτάδος λέγει ZW
ἁμαρτίας BFMV
8a
(E.) ἕως BFMV
10a
ὅσον ZW
ἀπὸ τοῦ γαστρὸς καὶ τοῦ μάργω τὸ
πονῶ καὶ μαίνομαι ZW
12
(E.) ἀλόγως συζῆν ZW
ὁμοίως ἀλόγοις ζῆν BFM ut vid. V
omm. BFV
13
ἔμμονος καὶ ἔννομος ZW
(E.) ἔμμονος BFMV
17
ἐπιφερομέναις BFMV
27
(E.) ἐπιφαινομέναις ZW
γίνεται δὲ μωρὸς ἐκ τοῦ μὴ ὁρᾶν
καὶ φροντίζειν ZW
omm. BFMV
35c
(E.) ἐκλύουσαν τὴν ψυχήν ZW
τὴν ψυχὴν ἐκλύουσαν BV
È possibile precisare ulteriormente i rapporti tra i codici del sottogruppo
BFMV. I testimoni FMV, infatti, si distinguono da B per una serie di accordi
singolari (spesso in errore):
3d
πράττων· ἀποπληρῶν B
(E.) ἀποπληρῶν· πράττων FMV
8b
ἡ εὐτονία B
(E.) δέ ἐστιv ἡ εὐτονία FMV
38
(E.) ἴσχει ἀνελεύθερος B
ἀνελεύθερος FMV
44
σεαυτῷ (prius) B
(E.) σεαυτὸν FMV
47
χθονίους B
(E.) καὶ χθονίους FMV
I codici FV, inoltre, presentano una stretta affinità, evidente da alcuni accordi
singolari in errore (con l’eccezione del lemma 14, in lezione genuina) che essi
condividono contro il resto della tradizione:
20
W condivide tutti gli errori di Z e offre alcune lezioni proprie, che talora derivano dalla
correzione del suo antigrafo: W elimina la porzione di testo appartenente al lemma 31 (ὅσσα
χρεών) che Z ha erroneamente trascritto in coda alla spiegazione del lemma 27, e corregge 1c
τῆς θεῶν di Z in τῶν θεῶν. Altre volte, invece, W compie alcuni errori di copiatura: 3a τόποις Z
: τόπους W; ἔχοντας Z : ἔχοντα W; 12 ἦς Z : ἦ W; 19 διὰ Z : om. W; 35c λιτήν Z : λυτήν W.
Page 14
View in PDF(opens in a new window)κολακείας
κολακίαις VF
10a
τῆς τῶν βρωτῶν
διὰ τῶν βρωμάτωνVF
ποτῶν ἐπιθυμίας
ἀπὸ [ἐπὶ F] τῶν ἐπιθυμιῶν VF
12
λογίζου
λογίζου δὲ VF
48b
ἐπιλείπειν
ἐπιλειπεῖν VF
I due testimoni F e V presentano tuttavia diversi errori separativi l’uno
dall’altro, che impediscono di postulare un’eventuale discendenza del recentior
F da V. Ad esempio:
2c
(E.) μετὰ τὸ σῶμα ζῶντας F
μετὰ τοῦ σώματος ζῶντας V
3a
ἐν φωτὶ F
(E.) ἐν τῷ φωτὶ V
9b
(E.) τοῦ F
τῶν ἐθῶν V
11
glossam exhib. F
om. V
20
τὴν Eἱμαρμένην αὐτὴν F
(E.) τὴν γεγενημένην Eἱμαρμένην V
35a
τὴν (prius) F
om. V
47
ὥρας F
ὥρας ἤγουν τοὺς καιροὺς V
b) La famiglia SLAU
I testimoni della seconda famiglia presentano incongruenze reciproche maggiori rispetto a quanto osservato per i codici della famiglia precedente. Solo S
e A, infatti, sono testimoni completi; di L, si è detto sopra della lacunosità; U
risulta anch’esso molto lacunoso, benché a differenza di L trasmetta quasi tutte
le glosse del gruppo γ.
Tenendo conto di queste difformità, sulla base del materiale trasmesso dai
quattro testimoni è possibile identificare per questa famiglia due sottogruppi: il
primo comprende S e L; il secondo A e U:
1b
(E.) ἀκοιμήτους S
(E.) ἀκοιμήτως A
1d
(E.) θεοῖς S
(E.) θεῷ Α
2b
τὰς SL
(E.) τοὺς AU
3b
τόπον SL
(E.) τόπους Α
καὶ SL
(E.) ἢ A
5
αὐτήν S (αὐτῇ S )
(E.) αὐτῶν A
9a
εἰδὼς ἔσο S
omm. AU
17
διοικοῦντες S
(E.) διοικούντων A
18
ἀπoμερισθεῖσαν S
(E.) μερισθεῖσαν A
Page 15
View in PDF(opens in a new window)(E.) εἰς ἴχνια θήσει SL
εἰς ἴχνια A
51b
ἀλλήλοις S
(E.) ἀλλήλαις AU
54a
εἱλόμεθα S
(E.) εἱλώμεθα A
55
(E.) ἐγγὺς καὶ παρόντων S
(E.) ἐγγὺς παρόντων AU
71
ὅμοιος καὶ μιμούμενος S
(E.) ὁμοιούμενος A
279
Il più recente U può essere considerato apografo di A: tra essi si registrano
infatti solo sporadiche divergenze, tutte considerabili come banali errori del copista
di U, inutili alla costituzione del testo21.
Quanto a S e L, l’affinità tra questi due testimoni pare assicurata dal fatto
che L, laddove offre le glosse, si trova sempre in accordo con S contro AU, e
mai viceversa (vd. supra il prospetto). Una discendenza di L dal più antico S è
tuttavia da escludersi alla luce dei seguenti casi, in cui L riporta alcune lezioni
proprie (spesso erronee) assenti in S:
1a
(E.) ὡς L
(E.) τὰς S
2c
τοὺς L
(E.) τουτέστι S
3c
τὸν βίον L
(E.) βίων S
14
(E.) λόγου L
λογισμοῦ S
19
(E.) ἀνθρωπίνοις λογισμοῖς L
ἀνθρωπίνων λογισμῶν S
35c
(E.) μαλακὸν L
μαλθακὸν S
47
μετόπωρον L
(E.) φθινόπωρον S
ἀέρα L
(E.) εἰς ἀέρα S
La storia della tradizione può essere quindi illustrata attraverso lo stemma
che segue:
Si veda, tra le lezioni del gruppo di glosse γ: v. 59, συνακόλουθος A : καὶ ἀκόλουθος
U; tra le lezioni del resto dell’esegesi, si vedano: 2b θεoὺς A : θεὸν U; 2c τουτέστι A : καὶ
U. Certe divergenze, inoltre, possono derivare dal fatto che A e U, offrendo talora un testo
differente dei Versi aurei, devono adattare nel rispettivo contesto le proprie glosse: al v. 59 del
poema dello Ps.-Pitagora, la lezione genuina λυγρά è offerta solo da U, che vi sovrascrive la
glossa χαλεπά (di γ), errore per χαλεπή, mentre A, che offre λυγραί, presenta la glossa χαλεπαί,
coerentemente con il suo testo. Inoltre, per il verbo ἀνιήσῃ, alla fine del v. 29 dei Versi aurei, U
offre la glossa λυπήσῃ (di γ), che è però assente in A. Il medesimo congiuntivo aoristo ἀνιήσῃ
si ritrova anche alla fine del v. 34: qui esso è glossato proprio con λυπήσῃ da A, ma non da
U, che omette invece la glossa. Il codice U, con ogni probabilità, deve avere confuso nel suo
antigrafo la forma verbale ἀνιήσῃ al v. 34 con la medesima ricorrente al v. 29, trascrivendo in
quest’ultimo luogo la glossa λυπήσῃ.
Page 16
View in PDF(opens in a new window)3.2.2. La mise en page
Le due famiglie sopra identificate si distinguono tra esse anche sul piano della
mise en page. I testimoni della prima famiglia, BMVZ, con le sole eccezioni di W e
F che verranno discusse in séguito, dispongono il testo a piena pagina: questo fatto
dà prova che l’esegesi circolava in una forma unitaria e compatta, ben distinta dal
testo dello Ps.-Pitagora. Se Z e V trascrivono l’opera in posizione consecutiva ai
Versi aurei22, B e M offrono il testo in posizione del tutto indipendente rispetto al
poema ‘pitagorico’: in B i Versi aurei non figurano affatto; in M l’esegesi si trova in
posizione finale, a distanza di una cinquantina di fogli rispetto al testo dei Versi aurei.
Questa forma unitaria dell’esegesi circolava a partire almeno dall’XI sec., epoca
in cui si data B, il suo più antico testimone, nonché più antico testimone nell’intera
tradizione. Rispetto ai codici seriori, B offre sostanzialmente già tutti i lemmi e
le relative spiegazioni nella loro forma completa, con qualche rara eccezione23.
In opposizione a questa mise en page, i testimoni della seconda famiglia,
SLAU, risultano concepiti in primo luogo per ospitare il testo dei Versi aurei;
l’esegesi è trascritta in una fase successiva in interlinea e in margine, trovandosi
dislocate dove opportuno le singole glosse24. La scelta di riportare le spiegazioni
in corrispondenza dei termini glossati è possibile poiché l’esegesi consta di lemmi
non organizzati, come detto, secondo un preciso criterio, ma disposti nell’ordine
22
Doveva presentarsi come Z e V anche il Par. gr. 993, stando al suo pinax (vd. supra § 2).
Ad esempio, nel codice sono del tutto assenti il lemma 19 (ἰᾶσθαι· θεραπεύειν διὰ τῶν
ἀνθρωπίνων λογισμῶν) e 20 (stando all’edizione infra). Si ricorda che B manca degli ultimi
19 lemmi.
24
Nei testimoni SLAU la trascrizione dell’esegesi avviene, come pare, nella medesima
campagna di copiatura del poema ‘pitagorico’.
Page 17
View in PDF(opens in a new window)in cui essi occorrono nel testo ‘pitagorico’. In questi testimoni la frammentazione
del testo dell’esegesi rispetto a BMVZ, quindi, risulta solo sul piano formale,
non sostanziale.
A fronte di questa frammentazione dell’esegesi, si rileva una certa omogeneità
nella disposizione delle glosse nei testimoni SLAU: le glosse interlineari e quelle
marginali sono infatti le stesse in tutti i codici.
Nei codici A e U, le glosse interlineari, da un lato, e quelle marginali, dall’altro,
risultano ugualmente dislocate dal punto di vista sia materiale che testuale: le glosse
in interlinea sono copiate dai rispettivi copisti in inchiostro rosso e consistono, salvo
qualche rara eccezione, nelle glosse del gruppo γ (distintivo della famiglia cui AU
appartengono, vd. supra § 3.2.1); le glosse marginali, trascritte invece in marrone,
coincidono con il resto dell’esegesi trasmessa da entrambe le famiglie. In questa
circostanza, la differenza del colore dell’inchiostro può rivelarsi un dato rilevante.
Talvolta, infatti, contro questa consuetudine dell’uso dei due inchiostri, in U possono
figurare glosse interlineari scritte in marrone (non in rosso): in tali casi si tratta
sempre di glosse che in A figurano nel margine in marrone, quindi appartenenti al
patrimonio esegetico comune all’intera tradizione. Sembra dunque che il copista di
U, verosimilmente per ragioni di spazio, abbia riportato in interlinea alcune glosse
che riteneva ben distinte da quelle interlineari, tutte afferenti al gruppo γ. Proprio
tramite il cambio d’inchiostro lo scriba segnala la presenza ‘anomala’ nell’interlinea
di queste glosse che avrebbero dovuto figurare in margine, come in A.
Anche il codice S, il più antico testimone di questo ramo e di questa mise
en page (XIII-XIV sec.), reca nell’interlinea del testo ‘pitagorico’ le glosse di γ e
nel margine, in buona sostanza, le stesse glosse marginali esibite da AU. La copia
di S si mostra però molto meno accurata di quella dei due recentiores: il copista
non ricorre al cambio di inchiostro per distinguere le glosse interlineari da quelle
marginali25; trascrive le glosse marginali spesso senza soluzione di continuità, non
distinguendo le diverse glosse e omettendone i lemmi o i segni di rinvio al testo;
inoltre, se da un lato è attento a riportare le glosse di γ nell’interlinea, e mai in
margine, dall’altro si serve anche dell’interlinea per vergare alcune delle glosse
condivise da tutti i testimoni della tradizione. Questo sembra accadere per un errore
nel calcolo dello spazio a disposizione: nel trascrivere le glosse marginali, lo scriba
accumula un grande scarto tra glosse e testo ‘pitagorico’; l’uso dell’interlinea si
rivela quindi necessario.
Il copista di S sembra dunque trarre il suo testo da un esemplare che presentava:
1) il gruppo di glosse γ (copiate in rosso nell’interlinea in AU), che egli riporta tali
e quali in interlinea; 2) il resto delle glosse note anche all’altra famiglia (copiate
in marrone nel margine in AU), che egli ricopia in maniera frettolosa nel margine
e, altre volte, anche in interlinea.
Tutte le note sono trascritte con un inchiostro di colore rosso. Ringrazio Aude CohenSkalli per avermi fornito questa informazione.
Page 18
View in PDF(opens in a new window)Come emerge dall’analisi paleografica, una mano umanistica compie un tentativo parziale di sanare le incongruenze di S – principalmente sulle glosse del f.
99r-v che presentano le maggiori criticità – separando le singole glosse per mezzo
di alcune linee e ripristinando i segni di rinvio al testo, senza però mai intervenire
sul testo26. Questa distinzione delle glosse, che è spesso imprecisa e accorpa in
una sola unità glosse diverse, coincide esattamente con la ripartizione delle glosse marginali riscontrabile in A27. Sembra dunque che la revisione umanistica dei
marginali di S sia stata effettuata da un copista che ha attinto a una fonte molto
simile ad A28.
Infine, anche il codice L, che pure è un testimone estremamente selettivo rispetto agli altri manoscritti del suo ramo, coerentemente con questi ultimi riporta
nell’interlinea le glosse appartenenti a γ e in margine le glosse restanti29.
All’interno di questo panorama, i recentiores F (fine sec. XV) e W (sec. XVI),
sebbene appartengano alla famiglia BMVZ e siano testimoni della versione unitaria, dislocano il testo dell’esegesi nell’interlinea o nel margine dei Versi aurei.
La mise en page di F e W, tuttavia, è solo apparentemente simile a quella della
famiglia SLAU. Il copista di W occupa unicamente il largo interlinea del poema
‘pitagorico’, predisposto ab origine per ospitare l’esegesi, e mai il margine. Il
copista di F, al contrario, si serve soltanto del margine e mai dell’interlinea. In
entrambi i casi, i copisti dimostrano di ignorare il fatto che margine e interlinea
possano assolvere due funzioni distinte, come avviene nei testimoni di SLAU,
che insistono su questa distinzione per isolare sul foglio le glosse di γ rispetto
alle altre. Sia F che W, inoltre, esibiscono per ogni glossa i rispettivi lemmi. La
presenza del lemma è necessaria ai testimoni della versione unitaria BMVZ, che
non conservano il poema ‘pitagorico’ nello stesso foglio, ma risulta superflua
per i testimoni della versione ‘frammentata’, che, disponendo invece del poema,
mantengono visibile il legame di ogni glossa con il rispettivo passo ‘pitagorico’.
Nell’esegesi marginale di F e in quella interlineare di W la presenza sistematica
dei lemmi conferma quanto si ricava dal dato testuale, dimostrando che ciascuno
dei due scribi ha copiato direttamente da una fonte che offriva il testo in versione
unitaria, in cui i lemmi sono appunto sempre esplicitati.
26
In particolare, il revisore riposiziona correttamente rispetto al poema ‘pitagorico’ le
glosse 3c, 4, 6c.
27
Spesso vengono considerate sotto la medesima unità le glosse di lemmi che si riferiscono allo stesso verso ‘pitagorico’, ad esempio 1c-d, 35b-c, 46a-b, ma anche le glosse di lemmi
riferite a versi consecutivi, come 60a-b-c-62.
28
Come accennato nelle schede di descrizione viste supra § 2, il revisore di S e il copista
di A utilizzano anche i medesimi simboli grafici, consistenti in particolare in simboli che raffigurano i pianeti. Essi però, sebbene identici in S e A, sono adottati dai rispettivi copisti per
contrassegnare glosse diverse.
Si segnala che l’uso del margine al f. 184r è dovuto unicamente a ragioni di spazio. Si
veda supra § 2 (scheda di descrizione di L).
Page 19
View in PDF(opens in a new window)4. Le fonti e la possibile datazione
Alla base dell’esegesi vi sono due tipologie di fonti conformi alle due tipologie di spiegazioni fornite dall’esegeta e sopra evocate (vd. supra § 3.1): da un
lato, fonti grammaticali e lessicografiche; dall’altro, fonti di matrice filosofica, più
precisamente platonica e neoplatonica.
Il ricorso a strumenti lessicografici risulta evidente per alcuni termini illustrati
tramite uno o più sinonimi. Tali sinonimi riproducono quelli impiegati già dai
lessici antichi, specialmente quello di Esichio, per glossare i medesimi termini30.
L’affinità con gli strumenti lessicografici si ravvisa anche per alcune derivazioni
etimologiche, come nel caso del lemma 27 μωρά· … γίνεται δὲ μωρὸς ἐκ τοῦ μὴ
ὁρᾶν καὶ φροντίζειν, dove l’esegeta si serve di una paretimologia attestata per la
prima volta in Orione (179,27), e confluita in séguito, insieme ad altre, nell’Etymologicum Gudianum (402,11s. St.): μωρός· διὰ τὸ μὴ ὁρᾶν τὸ συμφέρον.
Per quanto concerne il côté filosofico, i commenti forniti dall’esegeta denunciano
con evidenza la sua conoscenza delle dottrine di impronta neoplatonica. Se sono
tutto sommato rare le corrispondenze precise con gli altri due noti commentatori
‘pitagorici’, Ierocle (2c, 5) e Giamblico (nessuna coincidenza), si segnalano per
contro vicinanze con Simplicio (1b, 8b), Elia (1b), e anzitutto Proclo.
Con quest’ultimo, il punto di tangenza più rilevante – e l’unico garantito da
Proclo stesso – si trova nel commento al v. 1 dei Versi aurei (ἀθανάτους μὲν
πρῶτα θεούς, νόμῳ ὡς διάκεινται), precisamente al lemma 1c νόμῳ· ἢ τῇ τάξει τῇ
ἐν τοῖς θεοῖς. Qui, la spiegazione fornita dall’esegeta riprende il commento dello
stesso Proclo al medesimo passo dei Versi aurei, inserito all’interno del commentario al Timeo: οὐ γάρ ἐστι τὸ κατὰ νόμον τοιοῦτον, οἷον οἱ πολλοὶ ἀκούουσι
τὸν Ἰταλικὸν ἢ Ἀττικόν, ἀλλ᾽ ὥσπερ εἰώθασι λέγεσθαι παρὰ τοῖς Πυθαγορείοις
τό· [Carm. aur. 1] δ η λ ο ῖ γ ὰ ρ ὁ ν ό μ ο ς τ ὴ ν τ ά ξ ι ν τ ὴ ν θ ε ί α ν (In Tim.
I 203,22-28 D.) 31.
Quest’affinità si estende anche ai commenti ai versi successivi, in cui concetti
della dottrina neoplatonica vengono discussi negli stessi termini che ricorrono anche nei commentari procliani. La glossa 2b offre una precisa definizione di ‘eroe’,
termine che viene messo in relazione con il concetto di purezza e magnificenza
(ἥρωας· τὰς διὰ τὴν ἄχραντον ζωὴν καὶ μεγαλουργὸν εἰς θεὸν ἀναδραμούσας
ψυχάς). Tale definizione fa eco a quella già presente in Proclo in un passo del
commentario al Cratilo (117, p. 68,19-26 Pasquali ἴδιον δὲ τῶν ἡρωϊκῶν ψυχῶν
τούτων τὸ μεγαλουργὸν καὶ ὑψηλὸν καὶ μεγαλοπρεπές … τοῦτο γοῦν τὸ ἡρωϊκὸν …
ἄχραντον δέ ἐστιν), e in un altro passo del commentario al Timeo (II 230,7 D.
ψυχῶν ἀχράντων, ἃς Πλάτων εἴωθεν ἡρώων καλεῖν).
30
Si vedano ad esempio 6b, 9a, 15, 51b.
Si tratta, per altro, di una delle uniche due citazioni dei Versi aurei all’interno delle
opere di Proclo. La seconda riguarda i vv. 47s.: In Tim. II 53,6s. D.; cf. anche I 16,32-17,1 D.
Page 20
View in PDF(opens in a new window)E ancora, la nota definizione di δαίμονες come οἱ μέσοι θεῶν καὶ ἀνθρώπων
offerta al lemma 17, che si basa sulla definizione platonica in Symp. 202e, trova
diverse volte il suo parallelo in Proclo (In Remp. II 136,11s. Kroll, In Alc. 46, pp.
37,5-38,6 Segonds, In Crat. 117, p. 68,13s. Pasquali).
Al lemma 69, invece, la spiegazione di ἡνίοχον γνώμην, servendosi del canonico riferimento al mito platonico dell’auriga (Phaedr. 246a-b), menziona l’immagine dell’anima razionale che domina le ἄλογoι δυνάμεις (τὴν λογικὴν ψυχὴν
τὴν τὰς ἀλόγους δυνάμεις … κρατοῦσαν αὐτῶν). L’esegesi sembra qui esprimersi
nei medesimi termini usati da Proclo in un passo del commentario al Timeo, in
cui lo stesso concetto si trova capovolto: τὴν λογικὴν ψυχὴν … ὑπὸ τῶν ἀλόγων
δυνάμεων κρατουμένην (III 348,10-12 D.).
Il riferimento a Proclo permette di approfondire la riflessione sul testo e di
estenderla a un confronto con un particolare commento ai Versi aurei, pervenutoci
unicamente in versione araba da un solo testimone, il ms. Escor. arab. 888: si
tratta della traduzione dal greco di un perduto commento ai Versi aurei attribuito
a Proclo, compiuta dall’erudito Ibn al-Tayyib (XI sec.)32. Quest’opera, indirizzata
con ogni evidenza a un pubblico religioso, presenta una parafrasi dei versi ‘pitagorici’, offrendone per ciascuna un commento di natura teorica e uno di natura
pratica. Lo scopo del testo è infatti fornire insegnamenti di buona condotta33. A
differenza di quanto avviene nella tradizione araba, sul versante greco non disponiamo di alcuna testimonianza di un commento ai Versi aurei redatto da Proclo
Diadoco, che possa essere considerato alla base di questa traduzione araba34. A
questo proposito, L.G. Westerink ha sottolineato che la Suda (π 2472 A.) menziona l’esistenza di un altro Proclo, detto Procleius, ierofante di Laodicea, vissuto
probabilmente tra IV e V sec., autore di una Teologia, di un commento al mito
esiodeo di Pandora, di un commento all’Introduzione all’aritmetica di Nicomaco,
e, infine, di un commento ai Versi Aurei dello Ps.-Pitagora35. Poiché nel commento
Cf. N. Linley, Ibn aṭ-Ṭayyib. Proclus’ Commentary on the Pythagorean Golden Verses,
Buffalo 1984, il quale fornisce l’edizione di riferimento con la traduzione inglese; G. Endress,
Proclus de Lycie. Oeuvres transmises par la tradition arabe, in R. Goulet (ed.), Dictionnaire
des philosophes antiques, Vb. De Plotina à Rutilius Rufus, Paris 2012, 1673s.
33
Cf. Thom, o.c. 25. Il valore morale-religioso del commento è visibile anzitutto dalla
rielaborazione del v. 1 dello Ps.-Pitagora, in cui il plurale θεοί viene tradotto con il singolare
(«God»: Linley, o.c. 9).
34
Dal lato arabo, oltre all’Escor. arab. 888, un frammento di questo commento attribuito
a Proclo è tràdito all’interno di un’opera intitolata Piccola στοιχείωσις (Usṭūḫūsīs al-ṣuġrā),
ovvero un riadattamento in arabo dell’Elementatio Theologica attribuito a Proclo, trasmesso
all’interno del Bodl. Marsh 539 (che contiene una raccolta di testi neoplatonici). Vd. Endress,
o.c. 1673. Il titolo Piccola στοιχείωσις ricorre anche nel Fihrist, il catalogo bibliografico redatto
da Ibn al-Nadīm (X sec.), che raccoglie i titoli delle opere conosciute all’epoca del suo autore.
Vd. Endress, o.c. 1666s.
Cf. R. Goulet, Proclus dit Procleius de Laodicée (en Syrie), in Id., o.c. 1675.
Page 21
View in PDF(opens in a new window)dell’Escorialense non figura alcun elemento dirimente che permetta di identificare
il suo autore con Proclo Diadoco, benché il testo offra alcuni riferimenti indiretti
a Platone e alle opere procliane che denunciano una sicura conoscenza da parte
dell’autore di questo milieu filosofico36, è con Proclo Procleius che Westerink (o.c.
71-74) ha proposto di identificare l’autore del commento greco perduto alla base
della versione araba nell’Escorialense37.
La presenza di Proclo tra le fonti impiegate sia dal commento in arabo, sia,
come visto, dall’esegesi greca, fornisce uno spunto per un confronto tra i due testi. Il primo caso di affinità tra i due commenti riguarda la definizione di ‘eroe’.
Nell’esegesi greca l’ἥρως (2b) è messo in relazione al concetto di purezza, secondo
la definizione procliana (vd. supra). La medesima definizione è impiegata anche
dal commentatore della versione araba: «heroes are souls which have passed lives
as humans, and have remained with humans without becoming polluted […]. Heroes acquire divinity in lives which have been unblemished by pollution» (Linley,
o.c. 19)38.
Il secondo caso di somiglianza può ravvisarsi, sebbene in termini non perentori, nell’àmbito del commento al concetto di αἰθήρ, al v. 70 dei Versi aurei.
Entrambi i testi discutono dell’αἰθήρ, considerandolo il luogo verso il quale
le anime εὐδαίμονες si dirigono. La questione è trattata in un passo del commentario procliano alla Repubblica (II 128,3-134,23 Kroll), nel quale Proclo
considera l’αἰθήρ il luogo del giudizio in cui stazionano le anime che possono
poi disperdersi verso il cielo, o verso la terra, o verso gli inferi. A tal proposito,
entrambi i commenti offrono un dettaglio sull’ubicazione dell’αἰθήρ: nel testo
greco l’αἰθήρ è connotato specificamente per la sua vicinanza al cielo (70 εἰς
αἰθέρα ἐλεύθερον· τὸν καθαρὸν ἀέρα καὶ ἐγγὺς ὄντα τοῦ οὐρανοῦ διὰ λεπτότητα);
nella versione araba, più precisamente, per la sua posizione al di sotto della
sfera lunare (cf. Linley, o.c. 103: «the ether is the most exalted place that exists
beneath the lunar sphere») 39.
36
Cf. L.G. Westerink, Proclus commentateur des Vers d’or, in G. Boss-G. Seel (edd.),
Proclus et son influence. «Actes du colloque de Neuchâtel. Juin 1985», Zürich 1987, in part.
66-70, osservazioni riprese e confermate in C. Luna-A. Segonds, Proclus de Lycie, in Goulet,
o.c. 1652s.
37
Così anche Thom, o.c. 25. Contra A. Izdebska, The Arabic commentary on the Golden
Verses attributed to Proclus, and its Neoplatonic context, «Aither» VI (2019), secondo la quale
l’autore potrebbe essere identificato con uno studente della cerchia procliana oppure con Proclo
stesso. L’argomento ritenuto dalla studiosa principale è che il commento esorterebbe ad adottare
un modello di vita coincidente con quello di Proclo descritto da Marino di Neapoli nella Vita
di Proclo.
38
Westerink, o.c. 66s.
Westerink, o.c. 69.
Page 22
View in PDF(opens in a new window)5. Conclusioni
Inserita nel panorama dell’esegesi platonica di stampo procliano, al quale
sembrano puntare anche le affinità con il commento pervenuto in traduzione araba,
quest’esegesi sembra rappresentare il frutto del lavoro di un erudito dagli interessi
filosofici e lessicali, conoscitore di Proclo. La compresenza di elementi squisitamente interpretativi e di altri di natura grammaticale induce a ipotizzare che il
testo sia stato concepito per un pubblico di studenti della filosofia neoplatonica,
come supporto alla lettura di un testo-base per lo studio di questa disciplina, quali
i Versi aurei, in un’epoca compresa tra il V e il X sec.
Testo critico
Per la costituzione del testo sono stati impiegati tutti i manoscritti, eccetto W, apografo
di Z, e U, apografo di A (vedi § 3.2.1).
Conspectus siglorum
A = Athen. MPT 146
B = Vat. Barb. gr. 70
F = Ambr. D 15 sup.
L = Laur. pl. 87,10
M = Monac. gr. 476
S = Vat. gr. 114
V = Vat. gr. 1120
Z = Zavord. 95
Ai = cod. A inter lineam
Ts. = K. Tsantsanoglou, Τὰ ψευδο-πυθαγόρεια Χρυσᾶ Ἔπη στὸν κώδικα 95 τῆς
Ζάβορδας, «EEThess(philol)» XIII (1974) 9-18.
1a ἀθανάτους· τοὺς ἀεὶ ζῶντας· ἔστι γὰρ ἡ ἀθανασία ζωὴ ἀίδιος. (BFMVZ SLA)
|| lemma BFMVZ A : omm. SL | τοὺς BFMVZ A : τὰς S : ὡς L | ἔστι BFMVZ
SA : om. L
ζωὴ ἀΐδιος: cf. Arist. Cael. 286a 9, Top. 126b 35, Et. Gud. 30,24 de St.
1b θεούς· τοὺς ἀκμήτως κινουμένους· ἀπὸ γὰρ τοῦ θέειν ὠνομάσθησαν.
(BFMVZ SΑ)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἀκμήτως BZ : ἀκοιμήτους MV S : ἀκοιμήτως A :
Page 23
View in PDF(opens in a new window)ἀκνήτους F | κινουμένους BFVZ SA : om. M | ὠνομάσθησαν BFMVZ A : ὠνομάσθησαν
ἐξ ἀρχῆς τετύπωται ὡς ὑπὸ τῶν νομοθετῶν S (vide glossam 1c)
ἀκμήτως κινουμένους: cf. Corp. Herm. III fr. 14 N.-F. || ἀπὸ τοῦ θέειν: cf. Plat. Crat.
397d; vide e.g. Simp. In Epict. 38,195 (p. 369 Had.), Elias In Porph. (CAG XVIII/1) 66,5s.,
Thphl. Ant. Autol. 1,4 (p. 6 Gr.)
1c νόμῳ· ἢ τῇ τάξει τῇ ἐν τοῖς θεοῖς – εἰσὶ γὰρ πρῶτοι καὶ μέσοι καὶ τελευταῖοι
τῶν θεῶν – ἢ τῇ ἐν τοῖς πατρίοις ἔθεσιν ἀφωρισμένῃ. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἢ (prius) Z : ἕκαστα SA : omm. BFMV | πρῶτοι BFMVZ :
καὶ πρῶτα SA | μέσοι BFMVZ : μέσα SA | τελευταῖοι BFMVZ : τελευταῖα SA | ἢ (alterum)
Z : omm. BFMV SA | τῇ ἐν τοῖς πατρίοις BFMV : τῆς θεῶν τρίοις Ζ : τῇ ἐν τοῖς πρώτοις SA
ἐν τοῖς θεοῖς: Procl. In Tim. I 203,23 D. de hoc ipso versu (δηλοῖ γὰρ ὁ νόμος τὴν
τάξιν τὴν θείαν); e.g. vide etiam Herm. In Phaedr. 256, p. 268,30 Luc.-Mor. || πρῶτοι καὶ
μέσοι καὶ τελευταῖοι: cf. Procl. In Crat. 166, p. 90,24-27 Pasquali.
1d ὡς διάκεινται· ὡς εἰσὶν ἢ ὡς ὑπὸ τοῦ πρώτου θεοῦ τέτακται ἢ ὡς ὑπὸ τῶν
νομοθετῶν ἑκάστοις ἐξ ἀρχῆς τετύπωται. (BFMVZ SA)
|| 1d glossae 1c statim subiungunt SA || lemma BFMVZ : omm. SA | εἰσὶν ἢ ὡς
M : omm. BFVZ SA | ὑπὸ BV : ἀπὸ FMZ SA | θεοῦ BFMVZ : θεοῖς S : θεῷ Α | τῶν
νομοθετῶν FBMV SA : νομοθετῶν Z | ἑκάστοις [ἕκαστος a.c.] ἐξ ἀρχῆς τετύπωται B :
τετύπωται ἐξ ἀρχῆς FMV SA : τετύπωται ἑκάστοις ἐξ ἀρχῆς Z
2a <τίμα καὶ> σέβου ὅρκον· μετὰ θαύματος τίμα μὴ ὡς ἔτυχεν ὀμνὺς (BFMVZ
SLA) καὶ προφερόμενος τοὺς ὅρκους ἐπὶ τῶν εὐτελῶν πραγμάτων. (BFVZ SA)
|| lemma <τίμα καὶ> add. Τs : σέβου ὅρκον BFMVZ : omm. SLA | τίμα BFMVZ SA :
om. L | ὀμνὺς BFV SLA : ὀμνύεις Z : ὀμνύῃς Ts | προφερόμενος BFV Z : προσφερόμενος
SA | ἐπὶ BpcFMV SA : ἢ ἐπὶ Bac Z, prob. Ts (qui μετὰ θαύματος τίμα καὶ προφερόμενος
τοὺς ὅρκους μὴ ὡς ἔτυχεν ὀμνύῃς ἢ ἐπὶ τῶν εὐτελῶν πραγμάτων scripsit)
2b ἥρωας· τὰς διὰ τὴν ἄχραντον ζωὴν καὶ μεγαλουργὸν εἰς θεοὺς ἀναδραμούσας
ψυχὰς (BFMVZ SLA) μετὰ τὸν ἀνθρώπινον βίον. (B)
|| lemma BFMVZ : omm. SLA | τὰς BFMV SL : τοὺς A : om. Z | θεoὺς FBM
SLA : θεὸν VZ
τὰς διὰ τὴν ἄχραντον ζωὴν … ψυχάς: cf. Procl. In Crat. 117, p. 68,19-26 Pasquali;
In Tim. II 230,7-9 D.
2c ἀγαυούς· τοὺς λαμπροὺς διὰ τὰ ἔργα καὶ ἐν τῷ φωτὶ μετὰ τοῦ σώματος
ζῶντας (BFMVZ SLA) ἀνθρώπινον βίον. (FΜ)
|| 2c glossae 2b statim subiungunt SA || lemma BFMVZ SLA | τοὺς BFMVZ L :
Page 24
View in PDF(opens in a new window)τουτέστι SA | λαμπροὺς BFMVZ SA : om. L | καὶ BFMVZ S : omm. LA | τῷ BMV :
omm. FZ SLA | μετὰ τοῦ σώματος ζῶντας V : μετὰ τὸ σῶμα ζῶντας BFM SLA : μετὰ
σώματος Z
λαμπρούς: cf. Hesych. α 364 L.-C. et alibi || ἐν τῷ φωτί: cf. Hierocl. In CA III 6, p.
19,9s. Köhler (ἀγαυοί … φωτεινοὶ αἰεί)
3a τούς τε καταχθονίους· τοὺς ἐν τοῖς ὑπὸ τὴν γῆν τόποις τὴν λῆξιν ἔχοντας,
πρὸς ἀντιδιαστολὴν τῶν ἡρώων τῶν ἐν φωτὶ καὶ ὑπὲρ γῆν ζώντων. (BFMVZ S)
|| lemma BFMVZ : om. S | καταχθονίους BFM Z : καταχθονίους σέβε V | ἐν τοῖς
FMV S : ἐν B : om. Z | τὴν (prius) Z : omm. BFMV S | ἐν φωτὶ codd. BFMZ S : ἐν τῷ
φωτὶ V | ὑπὲρ γῆν BFMVZ : ὑπὸ γῆν S | ζώντων BFV S : ζώοντας M : ὄντων Z
3b δαίμονας· ἢ τὰς πολλὰς ψυχὰς τὰς εἰς τὸν ὑπόγειον τόπον πεμπομένας ἢ
τοὺς ἐκεῖ ἐφεστῶτας καθάρσεως ἕνεκα καὶ κολάσεως. (BFMVZ SLA)
|| lemma BFMVZ SA : om. L | τόπον BFMVZ SL : τόπους Α | ἐκεῖ BMZ : ἐκεῖθεν
FV SLA | ἐφεστῶτας BFMVZ S : omm. LΑ | αὐτοῖς s.l. scr. B | καὶ BFMVZ SL : ἢ A
3c ἔννομα· τὰ ἑκάστoις ὑπὸ τοῦ νόμου ὡρισμένα πάτρια ἔθη περὶ τὰς τῶν
μετηλλαχότων τὸν βίον θεραπείας. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἑκάστoις BFMZ : ἑκάστης V : ἑκάστoυ SA | ὡρισμένα
FMZ : ὁρισμένα BV : omm. SA | περὶ BFMVZ S : om. A | μετηλλαχότων BZ : μεταλαχόντων
FMV SA | τὸν βίον BFMVZ : βίων S : τῶν βίων Α
3a-3c: cf. Procl. In Remp. I 122,2s. D. et praes. II 340,2 Kroll (καθάρσεως ἕνεκα καὶ
κολάσεως); In Tim. I 141,3 D.
3d ῥέζων· πράττων· ἀποπληρῶν κατὰ τὰς τῶν πατρίων προστάξεις. (BFMV SA)
|| 3d glossae 3c statim subiungunt SΑ || lemma BFMV : omm. SA || πράττων· ἀποπληρῶν
B SA : ἀποπληρῶν· πράττων FMV | τῶν πατρίων προστάξεις BV : πράξεις SΑ : πράξεις
τῶν πατρίων κατὰ προστάξεις Μ : πράξεις τῶν πατρίων προστάξεις F
4 τούς τ’ ἄγχιστ’ ἐκγεγαῶτας· τοὺς ἐγγὺς ὄντας σοι κατὰ τὴν τοῦ γένους
κοινωνίαν καὶ ἀπὸ τῶν αὐτῶν προγόνων γεννηθέντας. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | τούς τ’ V : omm. BFMZ | ἄγχιστ’ BMVZ : ἄγχιστος
F | ἐκγεγαῶτας FMVZ : ἐγγεγαῶτας Β | σοι BFMVZ : omm. SΑ | προγόνων FMVZ SA :
πρωτογόνων Β
ἐγγύς: de ἄγχι saepius, cf. Hesych. α 891 L.-C., schol. Od. I 157 || γεννηθέντας: cf.
e.g. schol. D Il. III 199
Page 25
View in PDF(opens in a new window)5 ἀρετῇ· τῇ καλῇ καὶ ἀγαθῇ ζωῇ καὶ τὴν ψυχὴν κοσμούσῃ τῶν ἐχόντων αὐτήν.
(BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | τῇ καλῇ καὶ ἀγαθῇ BVZ SA : τῇ ἀγαθῇ καὶ καλῇ FM
| καὶ (alterum) BFMVZ : τῇ SΑ | τὴν ψυχὴν BFMVZ S: τῇ ψυχῇ A | τῶν ἐχόντων BFMV
SA : τὸν ἔχοντα Z | αὐτήν FMV Spc: αὐτῇ Z Sac : οm. B : αὐτῶν A
τὴν ψυχὴν κοσμούσῃ: cf. Plat. Gorg. 506d-507a, saepe ap. Hierocl. In CA IV 1, p.
20,21, XIII 14, p. 62,23s., XXVI 22, p. 117,6s. Köhler
6a πραέσι· τοῖς ἄνευ τραχύτητος καὶ μετὰ γαλήνης λεγομένοις. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | τοῖς BFMVZpc SA : τῆς Ζac | λεγομένοις BFMZ :
γενομένοις V : γινομένοις SA
μετὰ γαλήνης: de adi. πρᾷος cf. Orion 41,1s., Et. Gud. 295,9 de St. et alibi
6b εἶκε· παραχώρει· ἐνδίδου· ὑποκατακλίνου. (BFMV)
|| 6b glossae 6a statim subiungit F
de verbo cf. e.g. Poll. VIII 150, Timae. ε 24 Val.
6c ἐπωφελίμοισι· ἐπὶ ταῖς ὠφελούσαις τοὺς φίλους ὑπείξεσιν καὶ μελλούσαις
αὐτοῖς ἀγαθόν τι περιποιεῖν (BFMVZ SA), ὅσαι κολακείας καθαρεύουσιν ἕνεκα
τοῦ ὠφελῆσαι μόνον γινόμεναι. (BFVZ SA)
|| 6c glossae 6a statim subiungit A || lemma BFMVZ : omm. SA | ἐπωφελίμοισι
Z : ἐπωφελέεσσι BFMV | τοὺς φίλους BFMV SA : τοῖς φίλοις Z | μελλούσαις αὐτοῖς
BFMVZ : omm. SA | κολακείας ΒpcSZ : κολακείαις Bac : κολακίαις FV : κολακίας A |
μόνον Z SA : μόνου BiFV
7a ἔχθαιρε· μίσει· (BFMVZ S) ἀποστρέφου. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἔχθαιρε FMVZ : μήτε ἔχθαιρε B | ἀποστρέφου FMZ
SA : καὶ ἀποστρέφου BV
μίσει: de verbo cf. Hesych. ε 7629 L.-C., Syn. ε 1082 C.
7b ἁμαρτάδος· ἁμαρτίας τῆς κατὰ παρόρασιν. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἁμαρτίας BFMV SA : ἁμαρτάδος λέγει Z
ἁμαρτίας: de subst. cf. Hesych. α 3452 L.-C., Et. Gud. 107,13 de St.
8a ὄφρα δύνῃ· ὅσον δύνασαι κατὰ τὴν σεαυτοῦ καρτερίαν. (BFMVZ SA)
|| 8a glossae 7b statim subiungit A || lemma BFMVZ : omm. SA | ὅσον Z : ἕως BFMV
S : om. A | δύνασαι BFMVZ : δασύνεται S : om. A | σεαυτοῦ BMZ A : ἑαυτοῦ FV S
Page 26
View in PDF(opens in a new window)8b δύναμις· ἡ εὐτονία ἡ μὴ ἐνδιδοῦσα τοῖς προσπίπτουσι δυσχερέσιν, ἀλλὰ
φέρουσα αὐτὰ γενναίως. (BFMVZ SLA)
|| 8b glossae 8a statim subiungit F || lemma BFMVZ SLA | ἡ εὐτονία BZ : δέ ἐστιv
ἡ εὐτονία FMV SLA
τοῖς προσπίπτουσι δυσχερέσιν: de iunctura cf. Simp. In Epict. 15,7s. (p. 273 Had.)
8c ἀνάγκης· τῆς ἀεὶ ὡσαύτως ἑστώσης καὶ μηδέποτε μεταπιπτούσης φύσεως.
(BFMVZ SA)
|| 8c glossae 8b statim subiungit F || lemma BFMVZ : omm. SA | ἀνάγκης
BFMZ : ἀνάγγης V
ἀεὶ ὡσαύτως … καὶ μηδέποτε: de iunctura (ἀεὶ ὡσαύτως ἔχειν) vide e.g. Plat. Phaed.
78c, Crat. 439e, Polit. 269d; (ἀεὶ ὡσαύτως μηδέποτε ἔχειν) Crat. 439e, Leg. 898b, et saepe,
cf. Procl. In Alc. 21, p. 17,15-18 Segonds et alibi
9a ἴσθι· εἰδὼς ἔσο καὶ βεβαίως γίγνωσκε. (BMVZ SA)
|| lemma BMVZ : omm. SA | εἰδὼς ἔσο BMVZ S : om. A
cf. Hesych. ι 920s. L.-C.
9b εἰθίζεο· διὰ τῶν ἐθῶν μελέτα τὸ ἦθος σαυτοῦ (BFVZ SA) καὶ τάξιν διὰ
τοῦ ἀεὶ ἐνεργεῖν. (BFVZ)
|| lemma BFVZ : omm. SA | εἰθίζεο BVZ : αἰθίζεο F | τῶν ἐθῶν BV SA : τῶν ἠθῶν
Z : τοῦ F | μελέτα B : μελετᾶν FV SA : μετὰ Z | σαυτοῦ B : αὐτοῦ FVZ : αὐτῶν SA | καὶ
τάξιν BZ : γαστρὸς μὲν [τῆς F] VF (vide glossam 10) | τοῦ BFV : τὸ Z
10a γαστρός· τῆς τῶν βρωτῶν καὶ ποτῶν ἐπιθυμίας δι’ ἣν οἱ ἄνθρωποι οἱ
ταῦτα νοσοῦντες γαστρίμαργοι ὀνομάζονται (BFVZ SA), ἀπὸ τοῦ γαστρὸς καὶ
τοῦ μαργῶ τὸ πονῶ καὶ μαίνομαι. (Z)
|| 10a glossae 9b statim subiungit F || lemma BFVZ : omm. SA | τῆς τῶν βρωτῶν
BZ : διὰ τῶν βρωμάτων FV : ἤγουν τῆς τῶν βρωμάτων S : τῆς τῶν βρωμάτων A | ποτῶν
ἐπιθυμίας BZ SA : ἀπὸ [ἐπὶ F] τῶν ἐπιθυμιῶν FV | δι’ ἣν FBΖ SA : δ’ ἣν V | οἱ ἄνθρωποι
οἱ ταῦτα νοσοῦντες V : οἱ νοσοῦντες ἄνθρωποι B SA : οἱ ἄνθρωποι οἱ νοσοῦντες FZ |
γαστρίμαργοι ὀνομάζονται B : ὀνομάζονται γαστρίμαργοι FVZ SA | μαργῶ scripsi : μάργω
legit in Z Ts
γαστριμαργία: cf. [Andronic. Rhod.] Pass. p. 233,8 G.-Th. γαστριμαργία δὲ ἐπιθυμία
ἄμετρος σιτίων || ἀπὸ τοῦ γαστρός … μαίνομαι: cf. Suda μ 184 Α., Et. Gud. 299,11-15 de
St., ‘Zonar.’ 417,3 T. || μαργῶ: de verbo vide Hesych. μ 273 L.-C., Et. M. 574,128s. G.
10b λαγνείης· τῆς ἀμέτρου τῶν μίξεων ἐπιθυμίας (BFMVZ SA) γεννᾶν
ἐπιτεταμένως ἐθελούσης. (BFZ S)
Page 27
View in PDF(opens in a new window)|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἐπιτεταμένως BZ S : ἐπιτεταμένης F
λαγνεία: cf. [Andronic. Rhod.] Pass. p. 233,10 G.-Th. λαγνεία δὲ ἐπιθυμία συνουσιῶν
ἄμετρος || γεννᾶν …ἐθελούσης: de veriloquio (a praefixo λα + subst. γόνος) vd. [Hdn.]
Philet. 228 (p. 64 Dain); Eust. Od. 1412,29s. et 1597,31 (cf. Suet. Blasph. 18 Taill.); cf.
Orion 95,7s. παρὰ τὴν γενικήν, sed π. τὴν γυναῖκα recte Larcher (de veriloquio λα + subst.
γυνή, cf. Choerob. In Theod. GG IV/1 161,26-29, Et. Gud. 360,8-10 St., Et. M. 554,19 G.;
etiam Eust. Od. 1412,30)
11 αἰσχρόν· τὸ ἐπονείδιστον τὸν βίον ποιοῦν καὶ τὴν ψυχὴν ἀμετρίας καὶ
ἀταξίας πληροῦν. (BFZ SA)
|| 11 glossae 10b statim subiungit F || lemma BFZ : omm. SA | τὸν βίον BZ : omm.
F SA | ἀμετρίας καὶ ἀταξίας BF SA : ἀταξίας καὶ ἀμετρίας Z
cf. Procl. In Alc. 339, pp. 368,5-7 Segonds
12 αἰσχύνεο σαυτόν· λογίζου ὅτι ἄνθρωπος εἶ καὶ τὴν ἀνθρωπίνην φύσιν
αἰδοῦ λογικὴν οὖσαν καὶ μὴ ὀφείλουσαν ὁμοίως ἀλόγοις ζῆν. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ SA | αἰσχύνεο BVZ SA : αἰσχύνου M : αἰσχύναιο F | σαυτὸν
BFMVZ : omm. SA | λογίζου BMZ SA : λογίζου δὲ FV | εἶ BMV SA : ἦς Z : om. F |
ὀφείλουσαν BFMZ SA : ὠφείλουσαν V | ὁμοίως ἀλόγοις ζῆν BFM ut vid. V S ut vid.
A : ἀλόγως συζῆν Z
μὴ ὀφείλουσαν–ζῆν: sim. Chrysipp. SVF II 714, p. 205,7s.
13 ἀσκεῖν· διὰ πασῶν τῶν ἐνεργειῶν μελετᾶν ἀδιαλείπτως· ἡ γὰρ ἄσκησις
ζωή ἐστιν ἔμμονος (BFMVZ SA) καὶ ἔννομος. (Z)
|| 13 glossae 12 statim subiungit F || lemma BFMVZ : omm. SA | ἐστιν ἔμμονος
BFMVZ S : ἔμμονος ἐστὶν A
μελετᾶν: cf. Hesych. α 7693 L.-C. || ἔμμονος καὶ ἔννομος: nusquam alibi, nisi fallor
14 ἀλογίστως· ἄνευ λογισμοῦ (BFMVZ SLA) ἢ ἄνευ κρίσεως καὶ βασάνου.
(BFMVZ SA)
|| 14 glossae 13 statim subiungit F || lemma BFMVZ : omm. SLA | λογισμοῦ BFMVZ
SA : λόγου L | ἢ SA : καὶ BFMVZ | καὶ βασάνου FV : βασάνων Β : καὶ βασάνη M : καὶ
βασάνων Z : ἤγουν βασάνου καὶ ἐξετάσεως SA
15 πέπρωται· ἀπὸ τῆς διοικούσης ἡμᾶς εἱμαρμένης ὥρισται. (BFMVZ SA)
|| mendose ad lemma ἀλλὰ γνῶθι refert A | lemma BFMVZ : omm. SA
ὥρισται: cf. Hesych. π 1510 H.
Page 28
View in PDF(opens in a new window)17 δαιμονίαισι τύχαις· ταῖς ἐκ τῶν δαιμόνων ἐπιφερομέναις τοῖς ἀνθρώποις
δυσκολίαις· (BFMVZ SA) εἰσὶ δὲ οἱ δαίμονες οἱ μέσοι θεῶν καὶ ἀνθρώπων
(BFMVZ SLA) τὰ θνητὰ διοικοῦντες. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | δαιμονίαισι BVZ : δαιμονίαις FM | ἐπιφερομέναις
BFMV SA : ἐπιφαινομέναις Z | εἰσὶ δὲ οἱ BFMVZ S : om. L : εἰσὶ δὲ A | οἱ μέσοι F : οἱ
μέσον MV SLA : μέσοι BZ | διοικοῦντες BFMVZ S : διοικούντων A
de daemonibus cf. Plat. Symp. 202d-e, Procl. In Remp. II 136,11s. Kroll, In Alc. 46,
pp. 37,5-38,6 Segonds
18 μοῖραν· τὴν ἀπὸ τῆς Eἱμαρμένης ἡμῖν γεγενημένην καὶ ἀπoμερισθεῖσαν
δόσιν. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | μοῖραν BMVZ : μοῖραν ἕλοις F | Eἱμαρμένης ἡμῖν
γεγενημένην καὶ M : Eἱμαρμένης ἡμῖν γεγενημένης F : γεγενημένης ἡμῖν Eἱμαρμένης V :
Eἱμαρμένης ἡμῖν BZ SA | ἀπoμερισθεῖσαν BFMVZ S : μερισθεῖσαν A
Εἱμαρμένης: cf. e.g. Syn. μ 247 C., schol. bT Il. XX 127, schol. Od. V 41a Pont. cum
app.; ἀπομερισθεῖσαν ex eadem radice verborum μείρομαι, μερίζω, etc.
19 ἰᾶσθαι· θεραπεύειν διὰ τῶν (FVZ SA) ἀνθρωπίνων λογισμῶν. (FVZ SLA)
|| lemma FVZ : omm. SA | ἀνθρωπίνων λογισμῶν FVZ SA : ἀνθρωπίνοις λογισμοῖς L
θεραπεύειν: de verbo cf. Hesych. ι 93 L.-C., Suda ι 486 A. et saepe alibi
20 Mοῖρα δίδωσιν· νῦν τὴν Eἱμαρμένην αὐτὴν Mοῖραν ἐκάλεσεν. (FMVZ SA)
|| lemma FMVZ : omm. SA | τὴν Eἱμαρμένην αὐτὴν FMZ SA : τὴν γεγενημένην
Eἱμαρμένην V
vide ad 18
21 δειλοί <τε> καὶ ἐσθλοί· οἱ μὲν ἀθλίους ποιοῦντες τοὺς πιστεύοντας, οἱ δὲ
ἀγαθῶν αἴτιοι. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | <τε> addidi
ἀθλίους: de δειλός saepe, cf. e.g. Hesych. δ 472 L.-C., schol. D Il. XI 441
22a ἐκπλήσσεο· καταπλήττου. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | ἐκπλήσσεο BMVZ : ἐκπλήσσαιο F
22b <ἐάσῃς·> ὑποκατακλίνου· ἐνδίδου σεαυτόν. (BFVZ SA)
|| 22b glossae 22a statim subiungunt BFVZ SA || lemma add. Ts | ὑποκατακλίνου
Bpc S : ὑποκλίνου Bac : ἀποκατακλίνου F : omm. VZ A | ἐνδίδου σεαυτόν (σεαυτῶν Βac)
BpcFVZ : ἐνδιδοὺς ἑαυτόν SA
Page 29
View in PDF(opens in a new window)23 εἴργεσθαι· ἀπέχεσθαι (BFVZ S)· κωλύεσθαι (BFVZ SA)· ἄπειρον εἶναι
καὶ ἀνήκοον. (BFMVZ)
|| lemma BFVZ : omm. M SA | καὶ BFVZ : om. M
κωλύεσθαι: de verbo cf. Hesych. ε 1002-1007 L.-C. et sescenties alibi
25 παρείπῃ· παραπείσῃ ἢ παραλογίσηται ἢ παρατρέψῃ. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | παρείπῃ BFMZ : παρείπει V | παραπείσῃ BF : παραπείσει
MVZ SA | ἢ (prius) BFVZ : omm. M SA | παραλογίσηται FMVZ : παραλογίσεται Β SA
| ἢ (alterum) V : omm. BFM SA : καὶ Z | παρατρέψῃ Ts : παρατρέψει codd.
παραπείσῃ, παραλογίσηται: de verbo cf. Hesych. π 779s. H.
27 μωρά· τὰ ἀλόγιστα καὶ νοῦν οὐκ ἔχοντα (BFMVZ SA) καὶ ἀφρόντιστα·
(BFVZ S) γίνεται δὲ μωρὸς ἐκ τοῦ μὴ ὁρᾶν καὶ φροντίζειν. (Z)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | μωρά BMVZ : μορά F | τὰ BFMVZ S : om. A | καὶ
(alterum) BMVZ S : om. F | post 27 add. ὅσσα χρεών Z (cf. glossam 31)
ἐκ τοῦ μὴ ὁρᾶν: cf. Orionem (Vat. gr. 1456) 128 (A.M. Micciarelli Collesi, «Byzantion»
XL, 1970, 532) || φροντίζειν: scil. ex ὤρα cf. e.g. Phot. μ 651 Th. cum app., Et. Gud.
402,20 St., Et. M. 593,12 G.
28 ἀνόητα· τὰ μηδενὸς μετέχοντα νοῦ, καὶ μὴ μετὰ νοῦ πραττόμενα καὶ
κρίσεως. (BVZ S)
|| lemma BVZ : om. S | μετέχοντα BVZ : ἔχοντα S | καὶ μὴ V : μηδὲ ΒZ : μὴ δὲ S
31 ὅσσα χρεών· ὅσα συμφέρει· (BFMVZ SL) ὅσα δεῖ· (BFMV S) ὅσα τὸ
ἀγαθὸν περιποιεῖ. (BFVZ S)
|| 31 glossae 27 statim subiungit F || asteriscum exhib. sed glossam om. A || lemma
BFMVZ : omm. SL || ὅσσα χρεών BFVZ : ὅσα χρεών M | ὅσα (prius) BFMVZ S :
ὅσσα L
35a δίαιταν· πᾶσαν τὴν σωματικὴν διαγωγὴν καὶ τὴν περὶ τὸ σῶμα θεραπείαν.
(BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | τὴν (prius) BFMZ SA : om. V | θεραπείαν BFMVZ
A : θεραπείαν λιτήν S (cf. glossa 35c)
διαγωγήν: cf. Hesych. δ 1030 L.-C.
35b καθάρειον· τὴν μὴ μολύνουσαν τὸ πνεῦμα τὸ ζωτικὸν (BFMVZ SLA)
καὶ ῥυπαίνουσαν τοὺς προσφερομένους. (BFMZ SLA)
Page 30
View in PDF(opens in a new window)|| lemma BFMVZ SLA | καθάρειον M : καθάριον BFVZ SLA | πνεῦμα BFMZ
SLA : σῶμα V | προσφερομένους BM : προφερομένους FZ SLA
35c ἄθρυπτον· τὴν λιτήν, τὴν μὴ μαλθακὸν ποιοῦσαν τὸ σῶμα (BFMVZ
SLA), τὴν μὴ τὴν ψυχὴν ἐκλύουσαν. (BZV SLA)
|| 35c glossae 35b statim subiungunt SA | lemma BFMVZ SLA | λιτήν BFMZ SLA :
λυτήν V | μαλθακὸν BFMVZ SA : μαλακὸν L | τὴν ψυχὴν ἐκλύουσαν BV : ἐκλύουσαν
τὴν ψυχὴν Z SLA
38 ἀνελεύθερος· ὁ μηδὲν ἔχων ἐλεύθερον περὶ τὴν τῶν χρημάτων χρῆσιν,
ἀλλὰ δουλεύων τῇ φιλοχρημάτῳ ζωῇ τῆς ψυχῆς. (BFMVZ SLA)
|| lemma BFMVZ : omm. SLA | ἀνελεύθερος FMV : ἴσχει ἀνελεύθερος B : ἀνελεύθερον
Z | ἐλεύθερον BFMVZ : ἐλευθερίαν SLA | τῆς ψυχῆς BFMVZ : omm. SLA
42a παρέβην· παρῆλθον τὸ προσῆκον καὶ παρετράπην (BFMVZ SA) ἐν τῷ
πράττειν ἀπὸ τοῦ ἀγαθοῦ εἰς τὸ κακόν. (BFVZ SA)
|| lemma BFMVZ SA | παρῆλθον BFMVZ : omm. SA | ἐν τῷ πράττειν BFVZ : μὲν
τὸ πράττειν SA | εἰς BFVZ: omm. SA
42b δέον· τὸ ἀγαθόν· τὸ ὀφεῖλον πραχθῆναι· τὸ συμφέρον. (BFMVZ SA)
|| 42b glossae 38 statim subiungit S | lemma BFMVZ SA | δέον BFMVZ : τί μοι δέον
SA | τὸ ἀγαθόν BFMVZ S : om. A
44 ἐπιπλήσσεο· ἐπιτίμα σεαυτῷ· καταμέμφου σεαυτῷ. (BFMVZ SA)
|| lemma BFMVZ : omm. SA | σεαυτῷ (prius) BZ S : σεαυτὸν FMV : om. A | σεαυτῷ
(alterum) Z : σεαυτόν Β SA : omm. FMV
ἐπιτίμα: de verbo cf. Hesych. ε 5069 L.-C. et alibi
46a θείης ἀρετῆς· τῆς φιλοσοφίας τῆς εἰς τοὺς θεοὺς ἀναγούσης τὰς ψυχὰς
καὶ θεοῖς ὁμοιούσης. (BFMVZ SLA)
|| lemma BFMVZ SLA | θείης ἀρετῆς BFMVZ : ταῦτα σε τῆς θείης ἀρετῆς SLA
de hac divina virtute et de ὁμοίωσις θεῷ vide Plat. Theaet. 176b, cf. Leg. 904d, 716c-d
46b εἰς ἴχνια· εἰς τὰ ἔθη τὰ χρηστά, ἃ τῆς φιλοσοφίας ἴχνη πρόδρομά ἐστιν
ὡς ἀπομιμούμενα τὴν τελείαν ἀρετήν· καὶ γὰρ τὰ ἴχνη τύποι τῶν ποδῶν εἰσιν.
(BFMVZ SLA)
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View in PDF(opens in a new window)|| 46b glossae 46a statim subiungunt SA || lemma BFMVZ SLA | εἰς ἴχνια [ἐς Bsl]
BFVMΖ A : εἰς ἴχνια θήσει SL | εἰς (alterum) FVZ : εἰς τὰ ἴχνη M : omm. B SLA | ἴχνη
BZ : οm. FMV SLA | τῶν ποδῶν εἰσιν FMZ : τῶν ποδῶν ἐστιν BV : εἰσὶ τῶν ποδῶν SLA
τύποι τῶν ποδῶν: cf. Hesych. ι 1159 L.-C.
47 τετρακτύν· τὴν διὰ πάντων διατείνουσαν καὶ διελοῦσαν τετραχῇ τὰ πάντα·
τοὺς μὲν θεοὺς εἰς οὐρανίους, ἀερίους, ἐνυδρίους, χθονίους· τὰς δὲ ὥρας εἰς ἔαρ,
θέρος, μετόπωρον, χειμῶνα· τὰ δὲ στοιχεῖα εἰς πῦρ, ὕδωρ, ἀέρα, γῆν· τὰ δὲ κέντρα
εἰς ἀνατολήν, δύσιν, ἄρκτον, μεσημβρίαν· τὰ δὲ λογικὰ πάντα εἰς θεούς, δαίμονας,
ἥρωας, ἀνθρώπους· (BFVMΖ SLA) τὰ δὲ ἄλογα εἰς πτηνά, πεζά, ἑρπυστικά, νηκτά.
(BFMV SLA)
|| 47 mendose ad lemma φύσεως (v. 48) refert A | lemma BFVMZ : omm. SLA |
τετρακτύν BFVMZ : ναὶ μὰ τὸν ἁμετέρᾳ ψυχᾷ παραδόντα τετρακτύν V | τετραχῇ τὰ πάντα
V : τῇ τετραχῇ πάντα BMZ : τετραχῇ πάντα F SLA | ἀερίους BFVZ SLA : αἰθερίους M |
ἐνυδρίους BMVZ SLA : ἐνύδρους F | χθονίους BZ : καὶ χθονίους FMV : καὶ καταχθονίους
SLA | ὥρας BFMZ SLA : ὥρας ἤγουν τοὺς καιροὺς V | μετόπωρον [μεώ- F] BFMVZ L
: φθινόπωρον SA | χειμῶνα BZ : καὶ χειμῶνα MFV SLA | ὕδωρ BFMVZ L : εἰς ὕδωρ
SA | ἀέρα BFMVZ L : εἰς ἀέρα SA | γῆν BFZ L : καὶ γῆν MV SA | μεσημβρίαν L : καὶ
μεσημβρίαν BFMVZ SA | post ἀνθρώπους add. ὥς που καὶ ὁ θεολόγος ἐν τῷ τῆς πεντηκοστῆς
λόγῳ [scil. Greg. Naz. PG XXXVI 429C (ll. 3s.)] Z | νηκτά BFMV SL : καὶ νηκτά A
vide Procl. In Tim. II 53,2-23 D.; cf. 1, pp. 16,32-17,1 D. Cf. Genn. Schol. Char. 1
(pp. 86,35-87,11 Pet.-Sid.-Jug.)
48a παγάν· τὴν ἀφ’ ἑαυτῆς πάντα γεννήσασαν, ὡς αἱ πηγαὶ τοὺς ποταμούς.
(FMVZ SA)
|| lemma FMVZ : omm. SA | ἀφ’ FMVZ : ἐφ’ SA
48b ἀεννάου φύσεως· τῆς ἀεὶ κινουμένης· τῆς ἀνεκλείπτου· τῆς μηδέποτε
δυναμένης ἐπιλείπειν. (FMVZ SA)
|| 48b glossae 48a statim subiungunt SA || lemma FMVZ : omm. SA | ἐπιλείπειν Z :
ἐπιλιπεῖν M SA : ἐπιλειπεῖν FV
51a διέρχεται· κινεῖται· διίσταται· διακρίνεται ἀπὸ τῶν ἄλλων. (VZ)
|| τῶν ἄλλων V : lacuna in Z
51b <ᾗ τε κρατεῖται·> ᾗπερ κατέχεται ἐν ταὐτῷ· συνάγεται· συμφύεται
ἀλλήλοις. (Z SA)
|| lemma addidi : omm. SA | ᾗπερ scripsi : ἥτις SA om. Z | ἐν ταὐτῷ scripsi : ἐν ταυτῷ
SA : ἐν αὑτῷ Z | ἀλλήλοις Z S : ἀλλήλαις A
κατέχεται: invicem Hesych. κ 1729 L.-C., vide e.g. schol. Od. I 197e-f Pont.
Page 32
View in PDF(opens in a new window)52 περὶ παντὸς ὁμοίην· τὴν ἐν πᾶσι τὸ ὅμοιον ἀεὶ καὶ ὁμολογουμένως πρὸς
ἑαυτὴν ἐπιδιώκουσαν. (Z)
54a αὐθαίρετα· τὰ ἀπὸ τῆς ἡμετέρας αἱρέσεως γινόμενα (VZ SA) καὶ θελήσεως,
ὅσα αὐτοὶ εἱλόμεθα καὶ ἐπράξαμεν. (Z SA)
|| lemma Z : omm. SA | θελήσεως Pontani per litt. : θέσεως codd. | αὐτοὶ SA : αὐτοῖς
Ζ | εἱλόμεθα Z S : εἱλώμεθα A
54b πήματα· τὰς ἀποτυχίας· τὰς βλάβας· τὰς ἐν τῷ βίῳ συμφοράς· (FMV
SA) τὰς ἀτυχίας. (SA)
|| 54b glossae 54a statim subiungunt SA | lemma FMV : omm. SA | ἐν τῷ βίῳ Z : ἐν
τοῖς βίοις V SA : omm. FM
βλάβας: cf. schol. Od. I 49h Pont. cum app.
55 πέλας ὄντων· ἐγγὺς ὄντων (FVZ SA) καὶ παρόντων τοῖς δυναμένοις ἰδεῖν.
(VZ SA)
|| lemma FVZ : omm. SA | ἐγγὺς ὄντων καὶ παρόντων Z : ἐγγὺς ὄντων F : τῶν μὴ
δυναμένων ἰδεῖν ἐγγὺς ὄντων V : ἐγγὺς παρόντων A : ἐγγὺς καὶ παρόντων S || τοῖς δυναμένοις
Z SA : τῶν δυναμένων V || τοῖς δυναμένοις ἰδεῖν ad lemma ἐσορῶσιν refert Ts.
πέλας: cf. Hesych. π 1290 H. et saepe alibi
57a βλάπτει φρένας· ἐμποδίζει τὴν διάνοιαν καὶ κωλύει τῶν ἀγαθῶν παρόντων
μετασχεῖν. (VZ SA)
|| lemma VZ SA | φρένας VZ : omm. SA | παρόντων Z SA : om. V
de βλάπτειν cf. schol. Od. I 195e-f Pont. cum app.
57b κύλινδροι· οἱ μὴ δυνάμενοι ἐπὶ τῆς αὐτῆς ἑστάναι ζωῆς, ἀλλὰ κυλιόμενοι
ἀπ’ ἄλλης εἰς ἄλλην. (FMVZ SA)
|| lemma FMVZ SA | ἑστάναι FMVZ : ἑστάκεναι [sic] SA
κύλινδροι … κυλιόμενοι: cf. Procl. In Tim. II 97,2-4 D.; cf. etiam Sext. Εmp. M. III
75 (p. 123 Mau), IX 429 (p. 300 Mutschmann)
59 συνοπαδὸς Ἔρις· ἡ πανταχοῦ συνοῦσα ταῖς ψυχαῖς Ἔρις, ὅπου ποτ’
ἂν ὦσι, καὶ ἀκολουθοῦσα, ἡ διιστᾶσα καὶ μερίζουσα αὐτὰς ἀπὸ τῶν θείων καὶ
καθέλκουσα εἰς τὴν ὕλην. (VZ SA)
|| lemma VZ : omm. SA | Ἔρις (alterum) SA : omm. ZV | ὦσι Z : ὦσαι V : οὖσα
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View in PDF(opens in a new window)SA | ἀκολουθοῦσα V : ἀκολουθοῦσα ζωή Z SA | καὶ διαστᾶσα SA : ἡ διιστᾶσα Z : οm.
V | θειῶν Z : θεῶν V SA | τὴν ὕλην VZ : ὕλην SA
60a σύμφυτος· ἡ ἐκ τῆς πρώτης γενέσεως ὑπάρχουσα ταῖς ψυχαῖς. (FMVZ SA)
|| lemma FMVZ SA | γενέσεως MVZ SA : γεννέσεως F | ταῖς ψυχαῖς FM pcVZ
SA : τῇ ψυχῇ Μac
60b ἣν οὐ δεῖ προάγειν· οὐ δεῖ κινεῖν πρὸς ἐνέργειαν οὐδ’ ἐπαύξειν. (VZ SA)
|| 60b glossae 60a statim subiungunt SA || lemma VZ SA | προάγειν Z : προσάγειν V
SA | ἐπαύξειν Z SA : ἐπάξειν V
60c εἴκοντα δὲ φεύγειν· κατὰ μικρὸν αὐτῇ συγχωρεῖν ἐνεργῆσαι καὶ οὕτως
αὐτὴν ὑποστῆναι (VΖ SA)· συνεθισθεῖσαν ἡσυχίαν ἄγειν. (Z SA)
|| 60c glossae 60b statim subiungunt SA || lemma VZ : omm. SA | εἴκοντα Ζ : εἰκότα
V | δὲ om. Z | κατὰ Z SA : καὶ κατὰ V | ἐνεργῆσαι VZ : ἐνεργῆται SA | αὐτὴν V SA :
αὐτῆς Ζ | συνεθισθεῖσαν de Stefani per litteras : συνεθισθεὶς Z : συνειθισθεὶς SA
εἴκοντα: cf. Hesych. ε 820 L.-C. et saepe alibi
62 οἵῳ τῷ δαίμονι χρῶνται· ὁποίαν ἔχουσιν τὴν προσήκουσαν αὐτοῖς ζωὴν
καὶ τίνα τάξιν ἔχουσιν ἐν τῷ κόσμῳ καὶ ὑπὸ τίνας εἰσὶ δαίμονας. (VZ SA)
|| 62 glossae 60c statim subiungunt SA || lemma VZ : omm. SA | αὐτοῖς VZ :
αὐτῷ SA | τίνα τάξιν VZ : τάξιν ἣν τίνα SA | ἔχουσιν VZ S : ἔχειν A | δαίμονας V S :
δαίμονες Z A
69 ἡνίοχον γνώμην· τὴν λογικὴν ψυχὴν τὴν τὰς ἀλόγους δυνάμεις κατευθύνουσαν
καὶ κρατοῦσαν αὐτῶν, ὥστε μὴ ἀτάκτως αὐτὰς κινεῖσθαι. (FMVZ SA)
|| 69 mendose ad lemma ψυχὴν (v. 66) referunt SA | lemma FMVZ : omm. SA |
ἡνίοχον … δυνάμεις non leg. V | αὐτὰς κινεῖσθαι FMZ SA : κινεῖσθαι αὐτάς V
de auriga vide Plat. Phaedr. 246a-b
70 εἰς αἰθέρα ἐλεύθερον· τὸν καθαρὸν ἀέρα καὶ ἐγγὺς ὄντα τοῦ οὐρανοῦ διὰ
λεπτότητα. (FMVZ SA)
|| 70 ante glossam 69 exhibb. FM et ut vid. V ubi lacuna est : post glossam 70 exhib.
Z || lemma FMVZ SA | εἰς αἰθέρα ἐλεύθερον M : κ’ αἰθέρ’ ἐλεύθερον F : non leg. V :
αἰθέρα ἐλεύθερον Z : ἐλεύθερον SA
vide schol. T [Aesch.] Pr. 280 Smyth
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View in PDF(opens in a new window)71 θεὸς ἄμβροτος· τοῖς ἀεὶ οὖσι θεοῖς ὅμοιος καὶ μιμούμενος ἐκείνους διὰ
τῆς θείας ζωῆς καὶ ἀπαθείας. (FMVZ SA)
|| lemma FMVZ : omm. SA | ὅμοιος καὶ μιμούμενος MVZ S : ὅμοιοι καὶ μιμούμενος
F : ὁμοιούμενος A | ἐκείνους FMVZ S : ἐκείνοις A | τῆς θείας ζωῆς FMZ : ζωῆς τῆς θείας
SA : τῆς θείης ζωῆς V | ἀπαθείας FMVZ : εὐπαθείας SA
Dip. di Studi Umanistici
Dorsoduro 3484/D, I – 30123 Venezia
Sorbonne Univ., UFR de grec
17, rue de la Sorbonne, F - 75005 Paris
Paola Carmela la BarBera
paolac.labarbera@unive.it
Abstract
This paper provides the edition of an exegesis to the Golden Verses of Ps.-Pythagoras. The
recensio brought to light ten witnesses, among which the famous Barb. gr. 70 (11th century).
This exegesis, hitherto regarded as a late Byzantine scholastic exercise of a grammatical nature,
was actually produced between the 5th and 10th century and shows close affinities with Platonic
and neo-Platonic exegesis.