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View in PDF(opens in a new window)TELESCOPIO
£
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ISPECILLO CELESTE
DI
NICOLO ANTONIO
STELLIOLA LINCEO.
IN
NAPOLI
——
Per Domenico Maccarano.
M. DC. XXVIL
CON LIGENZA DE SYPERIORT.
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View in PDF(opens in a new window)SPECIALE BAROCCO – IV CENTENARIO L’ADONE (1623)
UN PITAGORICO LINCEO
FRA BRUNO E GALILEO
Nicola Antonio Stigliola
di GUIDO DEL GIUDICE
«M
edico, filosofo e matematico di
gran dottrina et inventione, raro
nel’architettura, erudito di lettere greche, che ha già composto molti libri di
proprio e non alieno intelletto», così Federico
Cesi, il princeps dell’Accademia dei Lincei, presentò nel 1612 a Galileo il nuovo adepto Nicola
Antonio Stigliola (Nola, 1546 – Napoli, 1623).
Basta leggere l’indice dei 147 trattati divisi in
dodici materie, che avrebbero dovuto comporre
la sua Encyclopedia Pitagorea, per riconoscere in
Stigliola un ingegno poliedrico, come il conterraneo e compagno di gioventù Giordano Bruno.
Esplorando con lo sguardo la volta celeste dai
contrafforti del natio Monte Cicala, i due adolescenti maturarono quella concezione eliocentrica
e infinitista cui rimarranno fedeli per tutta la vita.
Addottoratosi in Medicina nella famosa
Scuola Salernitana, Nicola Antonio fu allievo
prediletto di Bartolomeo Maranta, un’autorità
nel campo delle erbe medicinali, con cui collaborava lo speziale Ferrante Imparato, celebre per il
suo museo e una Historia naturale che fu probabilNella pagina accanto: frontespizio della prima edizione
de Il Telescopio over ispecillo celeste di Nicola Antonio
Stigliola (Napoli, Domenico Maccarano, 1627)
mente compilata dallo stesso Stigliola. Pressato
dalle urgenze economiche, il giovane medico si
occupò di cartografia e ingegneria: elaborò la
mappa topografica del Regno di Napoli e il progetto (mai realizzato) del nuovo porto della città.
Tenne una apprezzatissima scuola privata di matematica, frequentata dai notabili della società napoletana. Fondò, insieme al figlio Felice, la tipografia di Porta Reale, che si distinse per la qualità
delle pubblicazioni e la rinomanza dei committenti.
Negli scritti di argomento astronomico, dei
quali ci rimane soltanto il Delle apparenze celesti,
ritrovato nel Carteggio Linceo, non si limitò a confermare le basi filosofiche della concezione copernicana, ma ne analizzò i presupposti epistemologici. Le sue osservazioni sulla incongruenza, in
campo corpuscolare e astronomico, delle rilevazioni sensoriali rispetto alla reale essenza del fenomeno indagato sembrano precorrere, come alcuni assiomi bruniani, le teorie relativistiche della
fisica moderna.
Fu proprio questo eclettismo, tipico del genio irrequieto dei pionieri dello sperimentalismo
rinascimentale, a fargli disperdere energie fisiche
e mentali in discipline così diverse. Lo stesso difetto che impedì al suo maestro ed estimatore
Giambattista Della Porta di conferire autorità
scientifica ai suoi studi. Come nel caso del telescopio, che il mago-scienziato napoletano aveva
per primo descritto nella sua Magia naturalis e,
Page 3
View in PDF(opens in a new window)Sopra dall’alto: Galileo Galilei, in una incisione di Ottavio
Leoni (1624), Roma, Gabinetto Nazionale delle Stampe;
sottoscrizione autografa di Nicola Antonio Stigliola
nell’albo dell’Accademia dei Lincei. In alto a destra:
Giordano Bruno in una incisione ottocentesca di Caterina
Piotti Pirola. Nella pagina accanto dall’alto: dedica
«All’Almo Collegio Salernitano» e frontespizio dell’indice
della Encyclopedia Pithagorea di Nicola Antonio Stigliola
(Napoli, Costantino Vitale, 1616)
più dettagliatamente, nel De refractione, senza tuttavia averne mai intrapreso la costruzione.
Tuttavia, Stigliola seppe aprirsi all’emergente spirito razionalistico, affermandosi a pieno dila Biblioteca di via Senato Milano – novembre 2023
ritto come uno degli esponenti di spicco del Rinascimento napoletano. La sua fama sarebbe stata
ancora maggiore se la fortuna, che così spesso decreta il successo o l’oblio di un uomo, non gli fosse
stata tanto avversa. In tutti i settori in cui operò,
trovò sempre ostacoli sulla sua strada. Come tutti
gli spiriti liberi del tempo dovette fare i conti con
l’ostilità della Chiesa e dell’accademia. Da medico, si impegnò a difendere con un libello il suo
maestro Bartolomeo Maranta dai velenosi attacchi dei colleghi dell’ateneo patavino, un’ingiustizia che contribuì a distoglierlo dalla professione.
Come insegnante, la gelosia dei gesuiti gli fece
chiudere la scuola e lo consegnò nelle mani dell’Inquisizione. Per due anni, nelle carceri romane
del Santo Uffizio, condivise la prigionia con Bruno e Campanella. Appena scarcerato, il dettagliato
lavoro di mappatura del territorio del regno di
Napoli gli fu sequestrato, col divieto di pubblicarlo per motivi di sicurezza militare. Come tipografo, ebbe appena il tempo di stampare un suo ma-
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View in PDF(opens in a new window)nuale di ingegneria, il Degli elementi mechanici, prima di dover cedere l’impresa familiare a Costantino Vitale.
Tuttavia la sua reputazione era rimasta intatta: riprese il suo posto di ingegnere della città di
Napoli e, su proposta di Della Porta, venne accolto tra i Lincei un anno dopo Galileo, al cui fianco
sosterrà fino all’ultimo la causa copernicana con
coraggio e determinazione.
L’ascrizione dello scienziato pisano aveva dato un impulso fondamentale allo sviluppo dell’accademia. Gli «occhi lincei» col telescopio avevano
amplificato a dismisura il loro campo di azione,
acquisendo ulteriore prestigio. Il patrocinio dello
strumento andava pertanto rivendicato in maniera
decisa e circostanziata, a partire dalla prima ideazione di Della Porta, attraverso le mirabili applicazioni galileiane, fino alla sua stessa denominazione attribuita al princeps Federico Cesi. Per la
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View in PDF(opens in a new window)sua conoscenza della materia, il consiglio dell’accademia deliberò di affidare al ‘Pitagora napoletano’ l’incarico di scrivere un trattato sul telescopio,
che illustrasse le caratteristiche tecniche e le potenzialità scientifiche dello strumento, spazzando
via le polemiche che infuriavano intorno alla sua
attribuzione. Un compito laborioso e contrastato
al quale Stigliola dedicò gli ultimi decenni della
sua vita, in contemporanea con l’ambizioso progetto dell’Encyclopedia. La pubblicazione del Telescopio over ispecillo celeste, ancora incompleto, avvenne soltanto quattro anni dopo la sua morte a
opera del figlio Domenico, ma fu proprio quest’ultimo a infliggere un colpo letale alla memoria
del padre.
Sopra da sinistra: frontespizio dell’Historia naturale di
Ferrante Imperato (Napoli, Costantino Vitale, 1599);
frontespizio della terza edizione dei Progymnasmata physica
di Tommaso Cornelio (Napoli, 1688); il De telescopio di
Giovan Battista Della Porta, ricostruito dal manoscritto
originale da Vasco Ronchi e Maria Amalia Naldoni (Firenze,
Olschki, 1962); Tommaso Cornelio (1614-1684), in una
incisione della fine del XVII secolo. Nela pagina accanto
dall’alto: ritratto di un giovane Giordano Bruno, ripreso da
una vignetta del XIX secolo; Giovan Battista Della Porta
(1535-1615), in una vignetta dell’inizio del XVII secolo
Una ventina di scritti contenuti nell’indice
della Encyclopedia, che fu il solo a essere pubblicato, erano già pronti in forma manoscritta, ma il
compito di recuperarli, affidato dall’accademia a
Fabrizio Colonna, si scontrò con la negligenza e
l’avidità di Domenico il quale, con l’intento di ricavarne benefici economici e titoli onorifici, ne
ostacolò in ogni modo la pubblicazione. Rimasti
inediti, i preziosi manoscritti andarono perduti
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View in PDF(opens in a new window)nel 1701, probabilmente durante i saccheggi seguiti alla rivolta del principe di Macchia contro il
governo vicereale. Perdita irreparabile, accolta
con rammarico dagli studiosi di tutta Europa, come lamenterà quarant’anni dopo Tommaso Cornelio, allievo di quel Marco Aurelio Severino che
era stato scolaro di Stigliola. Nel Dialogus che il filosofo e medico cosentino prepose ai suoi Progymnasmata physyca, recentemente reso disponibile in
traduzione italiana,1 Stigliola è uno degli interlocutori insieme a Giordano Bruno.
Lo scritto è incentrato sulla diatriba tra novatores e sostenitori della sapienza antica nel campo
dell’arte medica. Cornelio mette in evidenza come Stigliola, ancor più di Bruno, sia stato un personaggio cardine del passaggio dalla vecchia concezione rinascimentale, impregnata di superstizione e pervasa da influssi animistici, al nuovo spirito cartesiano, di cui egli era un esponente di spicco. Il filosofo cosentino, pur lodando lo spirito innovatore di Stigliola, non può fare a meno di rimproverargli quella eccessiva frenesia intellettuale
che gli impedì di assurgere a più alte vette. Non
tiene conto, però, che a questa frenesia, come per
Bruno e Campanella, molto contribuì la persecuzione inquisitoriale, che lo sottrasse ai riflettori
della storia, avvolgendolo nelle tenebre repressive
dell’intolleranza religiosa. Alla vicenda umana e
intellettuale di Nicola Antonio Stigliola ben si
adattano le parole con cui Bertrando Spaventa celebrò quella esaltante e tragica di Giordano Bruno: «nella sua vita varia, agitata ed infelice egli
rappresenta il genio italiano, grande ardito, libero, ma sempre perseguitato ed oppresso». A quattro secoli di distanza dalla sua scomparsa, è doveroso augurarsi che ulteriori studi e ricerche contribuiscano a rendere il giusto merito a quest’altro
valoroso figlio della feconda terra nolana.
NOTE
In Guido Del Giudice, Dell’arte medica. Umanesimo scientifico e Intelligenza Artificiale, Roma, Di Renzo Editore, 2023.