Pitagora e sporo, non dorifori

Author
Bessone, L.
Published in
Giornale Filologico Ferrarese
Year
1979
Subject
NERO
Language
Italiano
Category
C8 History & archaeology
Archive number
826

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BESSONE, L . vaya, | Bessone L., Pitagora e Sporo, non dorifori : GFF 11 1979 105-114. | Le Doryphore de Suétone, Nero 29 n'a rien A voir avec l'homony me connu de Tacite, Ann. xv,3,4 et de Dion Cassius 1x11,28,3, x, 13,2 et xx11,4. Il peut être identifié en revanche avec le Pythagore des autres sources. Ce dernier est diflérent de Sporus et aucun des deux ne mérite la qualilication de doryphore du culte de Cybéle. Les amours pédérastiques pour souligner un des aspects négatifs de sa grécilé de Néron étaient évoquées existentielle i elles entraient dans le portrait d'un caractère raffiné et esthétisant, immoral, décadent el cynique, [9525 Suet. Nero 29 chiama Doriforo il partner omosessuale che svolge nei rapporti con Nerone lo stesso ruolo attivo assegnato da Tacito e Cassio Dione al liberto Pitagora (1). Mentre il Pitagora tacitiano-dionco può identificarsi con l'omonimo coppiere menzionato da Marziale (2), il Doriforo svetoniano non ha nulla a che vedere con il liberto dello stesso nome noto alle altre due fonti, la cui esistenza è storicamente confermata anche da reperti papiracei, che ne attestano gli estesi possedimenti in Egitto (3). Il Doriforo cui fanno riferimento Tacito e Dione era un liberto assurto a grande potenza e ricchezza detenendo la carica di segretario a libellis del principe (4); dopo aver fruito della munifica e a volte seriteriata liberalità di Nerone, invano frenato nella sua smodata prodigalità ($) dalla madre, evidentemente preoccupata per uno spreco così disinvolto del denaro (6), si trovò a fianco di Burro nell’osteggiare le nozze dell'imperatore con Poppea (7). La morte del prefetto del pretorio. dovuta probabilmente a cause naturali, ma non esente da sospetti di veneficio (8), da un lato lasciò via libera a Nerone per il ripudio di Ottavia (?), ma d'altro canto segnò la fine di chi ne aveva sostenuto la linea politica sul problema dinastico, esponendosi così al risentimento e alla collera rovinosa del principe. L’avvelenamento di Doriforo è abbinato da Tacito a quello di Pallante (19) che, dopo essere stato il più vali- (1) Tac. Ann. 15, 37, 4: Cass, Dio 62, 28, 3: 63, 13, 2: 22, 4. (2) Martial. 11, 6, 9-10: cfr. M. A. Grant, Nero, London 1970, 43. (3) G. Schumann, Hellenistische und Griechische Elemente in der Regierung Neros, Leipzig 1930, 50: K. R. Bradley, Suetonius’ Life of Nero. An Historical Commentary, Bruxelles 1978, 164. (*) Cass. Dio 61, 5, 4. Tac. Ann. 14, 65, 1 lo annovera tra i libertinorum potissimos. (5) Suet. Nero 30, 1 - 31, 1: vd. A. Momigliano, CAH X, 2, tr. it., Milano 1908, 936-939. (5) Cass. Dio loc. cit. Sull’avarizia di Agrippina: Tac. Ann, 13, 18, 2: Zon. 11, 12, p. 38, (7) Tac. loc, cit. Doryphorum quasi adversatum nuptiis Poppacae. Per l'opposizione di Burro al divorzio di Nerone da Ottavia vd. Cass. Dio 62, 13, 1-2: B. H, Warmington, Nerone, tr. it., Bari 1973, 72. (8) Tac. Ann. 14, 51, 1 concessitque vita Burrus, incertum valetudine an veneno ete.; Cass. Dio 62, 13, 3: vd. Warmington, op. cit., 71. (9) Tac. Ann. 14, 60, 1 exturbat Octaviam, sterilem dictitans; exim Poppaeae coniungitur; Cass. Dio 62, 13, 1. Le seconde nozze avvennero dodici giorni dopo il divorzio da Ottavia: Suet. Nero 35, 3. (10) Tac. Ann. 14, 65, 1.

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do sostegno di Agrippina (!!) e perciò messo in disparte da Nerone (12), si era verosimilmente accostato a Burro, al profilarsi della caduta in disgrazia della regina madre (13). Riteniamo sufficientemente indicativo in proposito, pur nella sua palese infondatezza effettuale, Paccusa di complicità mossa a Burro e Pallante da un certo Peto, che li imputava di aver cospirato per favorire la candidatura al trono di Fausto Cornelio Silla (**). Per il resto, la carriera dei due liberti aveva seguito vie e tempi diversi: Pallante aveva già raggiunto una brillante posizione sotto Claudio, divenendone l'addetto a rationibus (*5) e uscendo vincitore dallo scontro con Narcisso nella controversia per le quarte nozze del principe, in cui riuscì a imporre la propria candidata Agrippina sul ritorno in auge di Elia Petina (16). Doriforo appare invece una creatura del nuovo sovrano, sotto il quale compi la sua ascesa tanto luminosa quanto rapida, fino a quando non cadde in disgrazia. Il fatto che il Doriforo in questione, la cui storicità, ripetiamo, non lascia adito a dubbi, sia stato eliminato nel 62, senza esser noto per commerci carnali con Nerone, impedisce ogni accostamento al Doriforo-di Svetonio. Vari elementi concorrono invece a favöre di una identificazione del Doriforo svetoniano con il Pitagora di Tacito e Dione: Vabbinamento con Sporo, che si potrebbe definire di prammatica nella contrapposizione del ri. spettivo ruolo sessuale (18); la funzione attiva a lui concordemente assegnata dalle fonti anche tarde nei rapporti sessuali e nelle 'nozze’ con Nerone (*?); la cronologia che lo riguarda (20) e infine il contesto dei due racconti di Svetonio e Dione, che inseriscono i rapporti contr” natura del principe in una escalation di pratiche anomale, culminanti in (11) Tac. Ann. 13, 2, 2: vd. L. Pareti, Storia di Roma e del mondo romano, IV, Torino 1955, 840. (12) Tac. Ann. 13, 14, 1; vd. M. A. Levi, Nerone e i suoi tempi, Milano-Varese 1949, 113-114. (15) Tac. Ann. 11, 29, 1 flegrantissimaque eo in tempore gratia; vd. G. Boulvert, Esclaves et (13) Ci sia consentita questa definizione, giustificata dal ruolo che la figlia di Germanico intendeva svolgere € che effettivamente ricopri nei primi tempi di regno del figlio: Momigliano, op. cit, 929-930, Per i precedenti con Claudio: Tac. Ann. 12, 37, 3: cfr. S. Dill, Roman Society from Nero to Marcus Aurelius, New York 1973 (rist. dell'ed. 19052), 81. (14) Tac. Ann, 13, 23: cfr. Warmington, op, cit., 67. affranchis impériaux sous le Haut-Empire romain, Napoli 1970, 91: 96-97. (16) Tac. Ann, 12, 1, 1 - 3, 1; cfr. Z. Yavetz, Plebs and Princeps, Oxford 1969, 121:J. Nicols, Vespasian and the Partes Flavianae, Wiesbaden 1978, 21. (17) Doriforo subentrô nella carica a Diadumeno, col quale Nerone aveva in un primo tempo rimpiazzato Callisto, uno dei favoriti di Claudio: Boulvert, op. cit., 94 e n. 17. (18) Suet. Nero 29; Cass. Dio 62, 28, 3: 63, 13, 2; 22, 4; cfr. Oros. 7,7,2 ut... virum in uxorem duxerit, ipse a viro ut uxor acceptus sit. (19) Vd., oltre i luoghi citati supra, n. prec., Tac. Ann. 15, 37, 4: Aur. Viet. 5, 5: Epit. de Caes. 5, 5. (20) Da Tae. loc. cit. le ‘nozze’ di Nerone con Pitagora si datano al 64 d.C.: cfr. W. Allen, Nero's Eccentricities before the Fire (Tac. Ann. 15, 37), "Numen” 9, 1962, 106. Esse sono anteriori al 65, anno della castrazione di Sporo secondo Cass. Dio 62, 28, 2 e efr. 3. Cass. Dio 63, 13, 1-2 appartiene al 67, ma ha tutta Varia di una digressione: Bradley, loc. cit. Non bene, quindi, ibid.: "The association with Doryphorus... should date the material before 62”, in contrasto con Paccettata identificazione di Doriforo con Pitagora (vd. 165) e smentito tra l'altro da Suet. Nero 26, 1 e cfr. 29 NOVISIIM.2.

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manifestazioni porno-sadiche caratterizzate da un che di animalesco (21). A proposito di queste ultime, la critica ha ripetutamente segnalato la concordanza di espressione tra il ferae pelle contectus di Svetonio e il tacitiano ferarum tergis contecti (22). Non sembra peraltro fondato vedere un influsso su codeste cronache d’alcova delle tristi esperienze patite dai cristiani nel corso della persecuzione succeduta all’incendio di Roma del 64 (23). Le analogie si riducono alla succitata rispondenza formale, e forse al particolare della gabbia; per quanto riguarda, invece, la sostanza del racconto, Svetonio, e con lui Cassi Dione, presenta in abbigliamento ferino non le vittime, legate a pali e nude (24), ma il carnefice che di esse abusa (? 5). Piuttosto, la scena sembrerebbe suggerire un collegamento con talune pratiche rituali proprie del culto di Mitra (26), che in certo qual modo fu ufficializzato durante le cerimonie in omaggio di Tiridate, celebrate appunto sotto il segno del Sole, in onore dell'illustre ospite (27). Su tale presupposto, si è voluto vedere anche nelle nozze di Nerone con Pitagora una manifestazione di pratiche misteriche connesse con i culti d'importazione orientale. risolvendo l’aporia del Doriforo svetoniano rispetto al Pitagora delle altre fonti attraverso l’individuazione di Pitagora con un 'doriforo” del culto di Cibele (28). A ulteriore sostegno delle argomentazioni addotte a favore della tesi predetta si è insistito sugli aspetti religiosi di altre pubbliche manifestazioni promosse da Nerone, in particolare a proposito delle famose feste, date con sfarzo pari alla licenziosità sotto l’abile regia di Tigellino (29). Il fatto che in Tacito e Svetonio il racconto di siffatte celebrazioni preceda quello delle “nozze’ sembrerebbe avvalorare l'interpretazione mistica delle mede- (2!) Suet. Nero 29 ferae pelle contectus emitteretur e cavea virorumque ac feminarum ad sti. pitem deligatorum inguina invaderet...: Cass. Dio 63, 13, 2: cfr, Aur. Viet. 5, 7: Epit. de Caes. loc. cit. (22) Tac. Ann. 15, 44, 6, nel contesto in cui vengono descritti i supplizi inflitti ai cristiani, ai quali fa pure riferimento Suet. Nero 16, 2 afflicti suppliciis Christiani, genus hominum superstitionis vacuar ac maleficae. (23) Bibliografia essenziale in Bradley, op. cit, 103 e vd. 164, con il commento a Suet. Nero 29: “it is questionable whether this whole episode in Suetonius and Dio is not really an embellishment of one of the punishments suffered by-the Christians in 01”, (24) HI particolare della nudità, sottolineato da Cass. Dio lue, cit. yvpras, non € menzionato in Svetonio, ma risulta implicito dalle modalità dell’azione. Aur, Viet. loc. cit. precisa che le vittime venivano legate noxiorum... modo. (25) Il contectus di Suet. loc. cit, diventa tectus in Aur. Viet. e Ep. de Caes. locc, citt., sempre però con riferimento al principe: efr. Cass, Dio loc. cit. (26) Hieronym. Ep. ad Laetam 107 ci tramanda i sette gradi dell'iniziazione mitraica, confermati da una serie di iscrizioni: F. Cumont, Les mystéres de Mithra, Bruxelles 19133, 155 seg.: Allen, art, cit., 104 e 106. (27) Cfr. J. Ferguson, Le religioni nell'Impero romano, tr. it., Bari 1974, 39: C. E. Manning, Acting and Nero’s Conception of the Principate, “Greece and Rome” 22, 1975, 165. (28) Vd. J. Colin, Juvénal et le mariage mystique de Gracchus, “Atti Accad. Se. Torino”, CL Se. Mor. St. Filol. 90. 1956, 122: 189.190: R. Verdiére, A verser au dossier séxuel de Néron, “Par. Pass." 160, 1975 (Neronia 1974), 20-21. (29) Tac. Ann. 15, 37, 1-3: cfr. Suet. Nero 27, 2: Cass, Dio 62, 15. Che il testo di Svetonio, pur generico e senza alcun cenno a Tigellino, si riferisca allo stesso tipo di feste menzionate dalle altre fonti è opinione anche di Bradley, op. cit., 157-158. Per la combinazione nel capitolo dioneo di elementi tratti dalla descrizione dei luvenalia di Tac. Ann. 14, 15 e dal quadro del banchetto di Tigellino vd. Allen, art. eit., 100 n. 7.

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sime, come se le fonti avessero catalugato quale prova della libido neroniana ogni sua partecipazione a cerimonie connesse con culti nazionali e misteriosofici. Così una ceri monia rituale sarebbe diventata nella tradizione un bagno profanatore in acque sacra (30) e le varie festività dei Floralia e dei luvenalia, già di per sé caratterizzate da componenti licenziose, avrebbero fornito al despota il destro di sfogare le sue passioni insane (3 '). Che Tacito, accusato or non è molto di essere incapace di comprendere le aspirazioni artistiche genuine e profonde dell'ultimo dei Claudii (32), non abbia afferrato il vero significato misteriosofico di certi suoi comportamenti può non fare specie, ma stupisce che la componente rituale dei medesimi sia sfuggita all’erudito Svetonio, al credulo Cassio Dione, a uno specialista del settore quale Plutarco, la cui presentazione dei rapporti Ninfidio-Sporo, quest’ultimo preso in eredità da Nerone, risulta inequivocabile e non lascia dubbi circa la natura meramente pederastica dei medesimi (33). Ancor più strano appare il fatto che l’opposizione aristocratica, dalle cui file usei gran parte della produzione letteraria e storiografica ostile a Nerone, che servì da modello alle fonti in nostro possesso (34), abbia perso l’occasione di bollare la partecipazione del principe a cerimonie ritenute infamanti dai romani benpensanti (35), limitandosi a presentare i fatti in un’ottica che poco o nulla aggiungeva al cliché delle turpitudini del sovrano, ripetutamente descritto anche in altri contesti come vizioso, privo di inibizioni e di freni morali, stupratore, sodomita e incestuoso (36), sì che tali risultarono le sue caratteristiche negli autori tardo-antichi, che lo bollarono definitivamente (37). Che Nerone nella sua veste di principe sia stato cooptato nei più svariati collegia (30) (31) Tac. Ann. 14, 22, 4; cfr. Allen, art. cit., 106-107. Vd. Allen, art. cit., 100, secondo cui Tacito riferisce probabilmente Pinterpretazione personale dell'imperatore di certe feste pubbliche. Sui Floralia vd. W. W. Fowler, The Roman Festivals of the Period of the Republic, London 1899, 91-95. j B. H. Stolte, Tacitus on Nero and Otho, "Anc. Soc.” 4, 1973, 177 sgg., spec. 182. (3?) (33) Plut. Calba 9, 3 owykaßeübew...tv yaperix elxe räkeı. Per le fonti di Plutarco al riguardo vd. in ultimo C. P. Jones, Plutarch and Rome, Oxford 1971, 73-77. (34) Vd., come particolarmente significativi nella ricchissima produzione sull'argomento, A. Momigliano, Osservazioni per la storia dei regni di Caligola, Claudio e Nerone, "Rendic. Accad. Naz. Lincei", VI s., 3, 1932, spec. 327-328: 331-335; J. Tresch, Die Nerobücher in den Annalen des Tacitus, Heidelberg 1965; R. Syme, Tacito, tr. it., Brescia 1967, 382 sgg. c la recente, ampia panoramica di J. Wilkes, Julio-Claudian Historians, “Class, World” 65, 1972, 177-203. (35) Vd. F. Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, tr. it., Bari 1967, 99: Ferguson, op. cit., 17. = (36) Vd. Tac. Ann. 13, 17, 2 su Britannico stupro prius quam veneno pollutum, con la precisazione che la violenza fu ripetuta più volte: crebris ante exitium diebus illusum esse pueritiae Britannici Neronem; Suet. Nero 28, | enumera ingennvrum paedagogia, nuptarum concubinatus e la violenza alla Vestale Rubria: 35, 4 sul giovane Aulo Plauzio, sodomizzato prima di essere ucciso, Quanto alla vicenda, non molto chiara per la discordanza di versioni, ma comunque piuttosto squallida, dello sfiorato incesto con Agrippina vd. Tac. Ann. 13, 13, 2: 14, 2: Suet. Nero 28, 2, smaccatamente tendenzioso. Si veda infine, a mo’ di suggello, Suet. Nero 29 Fx nonnullis comperi persuasissimum habuisse cum neminem hominem pudicum aut ulla corporis parte purum esse; cfr. Bradley, op. cit., 165, Giä Martial. 7, 34, 4 si chiede, pur in un contesto frivolo, quid Nerone peius? (37) Emblematico nella sua succinta esposizione Eutr. 7, 14, 1-3 e cfr. 11, 1: 12, 1 sui predecessori cui Nerone € paragonato: Oros. 7, 7, 1 (con l'elenco dei vizi di Nerone ripreso da Suet. Nero 26, 1) - 2: 9.

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sacerdotali e dovesse occuparsi, almeno formalmente, anche delle religioni straniere, appare un dato scontato (38), ma ben altra cosa è l’attribuirgli addirittura un intento promozionale nei riguardi di queste ultime, o anche solo un accentuato interesse personale e una concreta partecipazione alle medesime. L'adesione di Nerone ai riti orientali, che avevano preso piede in Roma fin dall'epoca tardo-repubblicana e avevano tratto nuovo impulso dalla condiscendenza mostrata da Caligola « Claudio rispettivamente ai culti di Iside e della Mater Idaea (39), è ben lungi dall'essere dimostrata: essa, anzi, risulta contraddetta dall'esplícita testimonianza di Svetonio (49), Di Nerone sì conosce un "capriccio devoto”, probabilmente di breve durata, per la dea Syria (%1), che fu tosto sostituita da un talismano, nel quale l’imperatore riponeva cieca fiducia (42). Sappiamo che era incline alla superstizione (43), tanto da rinunciare al progettato viaggio in Egitto in seguito all'incidente del tempio di Vesta (#4) e da farsi scrupolo di non partecipare ai misteri eleusini durante il soggiorno in Grecia (45). Si può ipotizzare un influsso su di lui del iepoypapparevs Cheremone, divenuto suo precettore probabilmente più per le tendenze sineretistiche del suo pensiero a sfondo stoicheggiante che non in qualità di sacerdote alessandrino (46), ma le prove di un interesse specifico da parte di Nerone per certe manifestazioni tipiche dei culti orientali importati a Roma mancano, o almeno risultano alquanto scarse e molto discutibili. In particolare, la tesi di Cumont, che Nerone sia stato iniziato al culto mitraico, è già stata confutata in maniera persuasiva (47) ed urta in (38) Colin, art. cit. 184: Allen, art, cit. 103, che richiama l'attenzione sulla partecipazione dei septemviri rpulones ai pubblici banchetti e sulla competenza dei quindecemviri sacris faciundis per tinti i riti ranieri: at Fioralia, Nerone avrebbe preso parte come membro del collegio degli Arvali. (39) Cumont. op. rit. 82-83: 112. (79) Suet. Vero 56,1 Religionum usque quaque contemptor. Con ciò non s'intende misconoserre le “vaghe aspirazioni spirituali” del principe: Momigliano, op. cit, 937. Certo € però che Fickleness towards oriental cults is Nero's most characteristic attitude”: Bradley, op. cit., 292 e che gli elementi orientali nella corte rimangono scarsi: 1. Perelli, L'età di Nerone, Torino 1974, 113. (31) L'espressione € mutuata da Cumont, op. cit., 131. Il distacco di Nerone dalla dea avvenne in modo poco gratificante per la medesima e ancor meno addicevole per la dignitas imperiale: Suet. loe, cit. hane mox ita sprevit ut urina contammaret, (22) Suet. Nero 50, 2, che permette di cogliere il vero spirito della religiosità, o meglio, della superstitio del principe. (33) Dill, op. eit., 15: 536: G. Charles-Pivard. Auguste et Néron, Le secret de Empire, Paris 1962, 170, Ponderata valutazione delle posizioni di Nerone in campo religioso in Levi, op. cil, 219-221. z (98) Tae, Ann. 15, 36, 2-3: Suet. Nero 19, 1. (35) suet. Nero 31, E (38) Levi. op. cit, 93 - 94 (con la bibliografia di 93 n. 3): 6, Walter, Néron, Paris 1955, 44: Warmington, op, cit, 41: E. Cizek, L'époque de Néron et ses contrererses idéologiques, Leiden 1972, ¡EN 7) Cumont, Les Mystères de Mvthra, cit.. BE contra, Charles-Picard, op. cit., 170-171; Manning, act. cit, 166-167. Tiridate adorò in Nerone una enianazione di Mitra (Plin. Vat. Hist, 30, 1, 6: Cass. Dio 63, 3. 2) perché “per motivi di etichetta e di prestigio, poteva accettare la investitura da Nerone solo presentandolo come incarnazione di Mitra, origine della legittimità per i Persiani”: Levi, op. eit,, 220, con ridimensionamento della tesi di E. Cumont, L'inisinsione di Nerone da parte di Tiridate d’Armenia, © Riv. Filol. Istr. Class, n.s., 11, 1933, 115 seg: cfr. ibid, 206 n. 3: “nel quale studio aspetto necessariamente religioso che Tiridate doveva annettere alla incoronazione viene forse esagerato interpretandolo come una iniziazione’.

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difficoltà difficilmente superabili (48), che portano a ridimensionare la testimonianza pliniana relativa alla partecipazione di Nerone ad agapi mitriache (49). Quanto poi al simbolismo solare e all’identificazione di Nerone con Apollo e con Ercole, non parrebbe il caso di insistere oltre nel tentativo di inserirli tra gli elementi attestanti l’orientalizzazione dell'ambiente neroniano, dopo le argomentazioni che sono state ripetutamente addotte a sostegno del loro carattere ‘romano’ (5°). In definitiva, mentre non sussistono dubbi sul fatto che l’imperatore abbia voluto conferire alla propria vita e alla stessa funzione imperiale un’impronta ellenizzante, non si può parlare di una sua apertura particolare nei confronti della speculazione o della mistica orientale, che esulavano dai suoi interessi specifici ($1): tutto si riduce agli influssi orientali ravvisati nella decorazione della domus aurea e all’orientalizzazione del modo di vivere della corte, che d’altronde risale ai suoi predecessori, con la progressiva trasformazione del palazzo imperiale in una sorta di harem (52). Se poi prendiamo in esame il caso specifico delle nozze omosessuali di Nerone, non ci sembra che sussistano elementi per intenderle come pratiche rituali di stampo misterico. Cid infatti comporta di sorvolare su tutta una serie di dati offerti dalla tradizione, e inoltre ipotizzare una mescolanza degli aspetti più deteriori della religione di Mitra da un lato, di Cibele e Attis dall’altro (53). Per contro, tutte le testimonianze delle fonti in nostro possesso ci portano concordemente in un’atmosfera di esasperata sensualità, che trova appagamento solo in pratiche orgiastiche (54). (*8) La diffusione del culto di Mitra in Occidente € della fine del | sec.: Cumont, op. cit., 85. L'iniziazione di Nerone sarebbe comunque avvenuta durante il soggiorno di Tiridate a Roma, nel 66, quindi in epoca successiva ai fatti qui trattati: Allen, art. cít., 106. (49) (50) Plin. Nat. Hist. 30, 1, 14-15, su cui vd. Levi, op. cit., 220, Su Nerone-Apollo e Nerone-Ercole vd. Schumann, op. eit., 23-25. Sulla componen:e artistica di queste scelte (I’ Apollo citaredo sul rovescio di molte monete) vd. Perelli, op. cit., 103. L'interpretazione ‘romana’ del fenomeno, contro le forzature di chi vede ovunque tracce di influssi orientali, gid in G. Costa, Religione e politica nell'Impero romano, Torino 1923, 39-40: vd. inoltre A. D. Nock, CAH X, 2, cit., 694. Per il simbolismo solare: Ferguson, op. cit., 38-39. (51) Nerone credeva semplicemente negli influssi astrali: Suet. Nero 36, 1. Vd. Levi, op. cit., 219: “non era aperto a nuove influenze religiose”; troppo importante era per lui l'estetica per concedere spazio alla pietas: Charles-Picard, op. cit., 170. (52) Charles-Picard, op. cit., 164 sgg.; sulla domus aurea: Suet. Nero 31: Bradley, op. cit., 169-181, con ampia discussione e ricca bibliografia. . (53) Sui ‘dorifori del culto di Cibele vd. supra e n. 28. Per le relazioni tra la religione della Magna Mater e quella, di origine affine ma diversificatasi per altri influssi ambientali, di Mä-Bellona, vd. Cumont, Le religioni orientali, cit. 73-78: Colin, art. cit., 176: A. Pastorino, La religione romana, Milano 1973, 44 sgg. Per il processo di identificazione della coppia Mitra-Anähita con Attis e Cibele vd. Cumont, Les Mystéres de Mythra, cit., 86: 189. Secondo Allen, art, cit., 106, le nozze omosessuali di Nerone corrisponderebbero alla cerimonia iniziatica al grado Nymphus, mentre la scena dell’applicarsi di Nerone all'inguine delle sue vittime ricaleherebbe la pratica di iniziazione al grado Leo. Ma l'iniziazione ai vari gradi era compiuta dai sacerdoti (Cumont, op. cit., 160: 170-171) e non consta che tale fosse Tigellino: infra e n. 89. (54) Suet. Nero 29 appartiene alla sezione dedicata alla libido del principe: Bradley, op. eit.. 153-154: 160. L'insistenza di Svetonio nel sottolineare il carattere esclusivamente lubrico delle per. formances neroniane è riconosciuta anche da Colin, art. cit., 189. Non diversamente prospettano i fatti le altre fonti: Tae. Ann. 15, 37, 4 ipse per licita atque inlicita fordatus nihil flagitii reliquerat que

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L'unica descrizione alquanto diffusa della cerimonia nuziale fra Nerone e Pitagora ce la fornisce Tacito, che tace i particolari più scabrosi, ma li lascia intendere con efficacia ben superiore a quella di una compiaciuta cronaca scandalistica: cuncta denique spectata quae etiam in femina nox operit (55). Ponendo a confronto il paragrafo tacitiano delle nozze Nerone-Pitagora con la descrizione che Svetonio e Dione ci hanno lasciato del matrimonio tra Nerone e Sporo, emergono taluni particalari comuni, dai quali si evince che si trattò in entrambi i casi di una parodia della regolare e solenne cerimonia nuziale, con tutte le componenti usuali, ivi compresi la dote, il corteo, il flammeoe l’augurio di prole (56). Rispetto alla pagina di Dione, manca in Tacito e Svetonio la menzione del ministro del rito, Tigellino ($7), e nel racconto tacitiano il flammeo passa natural. mente sulla testa dell’imperatore, come si addice alla 'sposa’ (58). Una raffigurazione parietale del Mitreo di Santa Prisca sull’Aventino conferma che la sposa iniziata al culto di Mitra portava sul capo il caratteristico velo detto appunto flammeo (59), ma nessun documento vale a spiegare altrimenti che come bizzarrie di una mente deviata quel complesso di atteggiamenti che le fonti attribuiscono a Sporo, e che indubbiamente riflettono la volontà e le disposizionì del despota ($0), Niente dell’invasamento spirituale e dell’estasi dionisiaca tipici del clima misteriosofico (61) aleggia sul comportamento dell’imperatore e del suo entourage. La trasformazione di Sporo in donna non ha nulla a che vedere con l’evirazione di chi nel parossismo della follia mistica si mutilava volontariamente, sacrificando al dio la propria virilità (62). Sporo. non si evirò, ma fu castrato e forse sottoposto a ulteriori interventi, per fornirgli più accentuate sembianze muliebri (63). Il matrimonio con Nerone, che dovrebbe essere stato celebrato due volte, in Grecia e a Roma, o almeno festeggiato in entrambe le corruptior ageret; Cass. Dio 63, 13, 3 rowabra.. noxnpöver; Aur. Vict. 5, 4 eo dedecore reliquum vitae egit: 5 neque suse neque aliorum pudicitiae parcens, ripreso alla lettera in Epit. de Caes. loc. cit.; Oros. 7, 7, 1 libidinem... exercuit; 2 Libidinibus porro tantis exagitatus est. Nulla poi di spirituale in Aur. Vict. 5, 7 exactor parium (così i codd. o e p del corpus tripertitum: vd. Ved. P. Dufraigne, Paris 1975, 9 ad loc.; exsector marium nell’ed. Pichlmayr-Gruendel, Leipzig 1966). (55) Tac. loc. cit: un particolare morboso in Suet. Nero 29 voces quoque et eiulatus vim patientium virginum imitolus, ($6) Dote, flammeo e corteo nuziale sono gli elementi comuni a Svetonio e Tacito, che in più menziona gli auspices e il genialis torus; l'augurio dei figli legittimi in Cass. Dio 63, 13, 1. (57) Cass. Dio loc. cil. ékôdvroc abrèv rod ... TeyedAcvov. (58) (59) Tac. loc. cit. inditum imperatori flammeum; Suet. Nero 28, 1 cum... flammeo (Sporo). M. J. Vermaseren, Corpus Inscriptionum et Monumentorum Religionis Mithriacae, |, The Hague 1956, 196-197, n. 480, 6. (60) Il discorso si sposta di preferenza su Sporo, non perché lo consideriamo sinonimo di Pitagora (infra), ma semplicemente perché le fonti sono più ricche di precisazioni su di lui. (61) Cumont, op. cit., 167-169 per l'estasi degli adepti di Mitra: id., Le religioni orientali, cit.. 83-83 per le feste di, Cibele: 11. Jeanmaire, Dionysos, Histoire du culte de Bacchus, Paris 19707, 105 seg. sulla “divina mania” nei riti dionisiaci, cui si fa riferimento per analogia. (62) Vd. Cumont, Le religioni orientali, cit., 84 sulla celebrazione del giorno di Sanguis (24 marzo) nel ricordo di Attis: “i neofiti, arrivati al colmo della frenesia, compivano, insensibili al dolore, per mezzo di una pietra tagliente, il sacrificio supremo”. Suet. Nero 28, | puerum Sporum exectis testibus etiam in muliebrem naturam transfi -

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sedi (°*), coronó un periodo di ‘fidanzamento”, risalente al tempo in cui il principe si era invaghito del ragazzo per la sua somiglianza con Poppea (5). Il ruolo di ‘donna’ dell’eunuco non si ridusse alla partecipazione a determinate pratiche, tanto poco religiose quanto assai squallide, ma divenne, per così dire, costitutivo e integrante della sua personalità e della sua esistenza (66), come attestano il guardaroba, affidato durante la tournée in Grecia alle cure di Calvia Crispinilla (67), gli appellativi riservati al disgraziato giovane , tipici delle matrone ($8),e Postentazione delle passeggiate in pubblico a fianco di Nerone ($9). Infine, se un tale è passato alla storia per essersi augurato che già Domizio, padre - di Nerone, avesse scelto una ‘moglie’ come Sporo (79), non sarà certo perché auspicava un interesse fattivo di Domizio ai misteri! Nessuna confusione tra Sporo e Pitagora è possibile e il discorso di Vindice ai Galli, discutibile quanto si vuole dal punto di vista dell’attendibilitä storica e dell’efficacia artistica (71), ma molto significativo ai fini della nostra indagine, basterebbe da solo a dissipare eventuali dubbi in merito, che del resto non hanno ragion d'essere, se appena si consideri che i due ebbero non solo una parte ben distinta e contrapposta nelle performances sessuali di Nerone, ma anche una sorte differente. Le vicende ultime di Pitagora sono uscure: forse fece parte del gruppo di liberti inviati da Nerone a Ostia per predisporre il necessario alla fuga in Oriente (72), ed è possibile che sia stato messo a morte da Galba (73). Sporo invece, del quale le fonti sottolineano come tratto caratterizzante, oltre che la somiglianza con Poppea, la giovanissima età (74), ebbe modo di protrarre un gurare canatus; Aur, Viet. 5, 16 ab spadone, quem quondim exsectum formare in mulierem tenta verat; Epit. de Caes, 5,7 Spadone Sporo, quem... temptaverat, con ripresa letterale di Vittore: efr. Dio Chrysost. Orat. 21, 6, sul quale vd. ora, con grande dottrina, P. Desideri, Dione di Prusa, Messina-Firenze 1978, 190. (6%) Cass. Dio 63, 13, 1: celebrazione del matrimonio in Grecia: 62, 28, 3: nozze festeggiate sia altrove che a Roma: troppo generico, e quindi di scarsa utilità, il riferimento cronologico di 62, 28, 4. (65) Cass, Dio 62, 28, 2: 63, 13,1 e cfr. 12, 3: una ulteriore conferma da Plut. Calbá 9, 3. (68) Suet. Nero 28, 1 pro uxore habuit; Cass. Dio 62, 28, 3 e 3a: 63, 13, 2. (67) Suet. Nero 28, 2 Augusterum ornamentis excultum: cfr. Dio Chrysost. Orat. 21,7 - 8: Cass. Dio 63, 12, 3-4. Crispinilla reciterà poi una parte di primo piano nel bellum Neronis: Tac. Hist. 1, 73: vd, in particolare K. R. Bradley, A publica fames in A. D. 68, Am. Journ. Philol.” 93, 1972, 451-458: B. Gallotta, L'Africa e i rifornimenti di cereali all'Italia durante il principato di Nerone, "Rendie. Ist. Lombardo” 109, 1975, 28-46. (co) (9°) Cass. Dio 63, 13, 2. Suet. Nero 28, 2 lecticaque vectum... identidem exosculans: per il significato di Sigillaria vd. Colin, art. cit., 188. (79) Suet. Nero 28, 1: Cass. Dio 62, 28, 3a. (71) Cas. Dio 63, 22, 4. Syme, op, cit., 599 n. 76 giudica “miserevole e irreale” il discorso attribuito da Dione a Vindice: un'attenta analisi del medesimo in M. Raoss, La rivolta di l'indice e il successo di Galba, “Epigr.” 20, 1958, 55-58. (77) Suet. Nero 47, 1: vd. Bradley, op. cit., 272. Nerone pensava di rifugiarsi in Egitto: il suo interesse per il paese € ora studiato da O. Montevecchi, Nerone e l'Egitto, “Par. Pass.” 160, 1975. 48-58, con riferimento soprattutto ii primi anni di regno. (73) Plat. Calba 17, 2 e Cass. Die 64,3, 4% non lo naminana tra à liberti di Nerone elimina ti da Galba (per Patrobio vd. altresi Tac. Hist. 1, 49, 1), ma lo si può comprendere tra gli 4AAove rwdg cui accenna Dione. Troppo perentorio Bradley, loc. eit.: nessuna indicazione in K. Ziegler, Pythagoras, RE NXIV, 1, 1963, 302. Colin, art. cit. 188 intende puerum di Suet. Nero 28, 1 nel senso di ‘schiavo’, ma è

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poco la propria sciagurata esistenza, nell’unico ruolo che la mutilazione e i precedenti gli consentivano. Dopo aver assistito Nerone nelle ultime ore e nel melodrammatico suividio, non senza prendersi, a quanto pare, qualche grosso spavento (75), egli fu scelto come partner per nulla mistico prima da Ninfidio Sabino (76) e poi da Otone, contribuendo, seppur involontariamente, con altra feccia della corte neroniana, a gettare diffidenza e diseredito sull’ex marito di Poppea (77). Aggregato al seguito di Vitellio, preferì sottrarsi alla parte ignominiosa riservatagli in uno spettacolo dandosi volontariamente la morte (78), Concludendo, ci sembra sussistano elementi sufficienti per ribadire che il Doriforo di Svetonio, tutt'altra persona dall'omonimo personaggio noto a Tacito e a Dione, si identifica con il Pitagora delle altre fonti: questi è ben diverso da Sporo e nessuno dei due merita la qualifica di "doriforo* del culto di Cibele. Resta da chiedersi il perché di siffatta attenzione, non esente da aberrazioni patologiche, riservata da Nerone agli amori maschili. Appare infatti verosimile supporre che tale concordanza di fonti diverse per età e impostazione celi perlomeno un fondo di verità, a onta delle esagerazioni e strumentalizzazioni che argomenti così scabrosi indubbiamente favorivano. Non ci pare il caso di scomodare l'alto magistero di Seneca, come fece Dione, attingendo a una fonte palesamente ostile al filosofo (79). A parte ogni considerazione sulla relativa diffusione del fenomeno ‘omosessuale nel periodo neroniano, attestata da una serie di notizie antiche (80), gli amori pederastici di Nerone possono intendersi come un aspetto deteriore della sua “greci. ta” esistenziale (51); né saranno da trascurare certe componenti devianti del suo raffinato estetismo. sensuale e "decadente? che, unito all’amoralita più completa, si traduceva smentito du Cass. Dio 62. 28, 2 naida ánerei0epov. Puer richiama la pueritia di Britannico (Tac. Ann, 13, 17, 2), ucciso nel 55 poco prima del suo quattordicesimo compleanno: Warmington, op. rit, 66. (75) Rimasero fino all'ultimo accanto a Nerone quattro liberti (Suet. Nero 48, Y quattuor solis comitantibus: los. Bell lud. 4, 493), Faone, Epafrodito, Neofito e Sporo: Epit. de Caes. 5, 7: non conosce Neofito Cass. Dio 63, 27, 3, che infatti parla di soli tre liberti: 28, 3. Ad aiutare materialmente Nerone a uccidersi sarebbe stato Epafrodito, secondo Suet. Nero 49, 4 iuvanté Epaphrodito a ti. bellis: Sporo in persona per Epit, de Cars. loc, cit. Stando invece a Zonara e Giovanni Antiocheno (testimonianze raccolte in E. Cary, Dio Roman History, VIII, London-Cambridge 1968, 192-193). Nerone avrebbe +oluto uccidere Sporo, dopo aver tentato invano di convincere lui e i compagni a suividarsi: sarà forse un ampliamento deserittivo da Suet. Nero 49, 3 ac mado Sporam kortabatur ut la mentari ac plangere inciperet, modo orabat ut se aliquis ad mortem capessendam exemplo iuvaret, (7°) Plat. Calba 9, 3. (17) Cass. Dio 64, 8, 3: si noti il verbo oureivac. (78) Cass. Dio 65, 10, 1. Ci alletta Fidea di annoverare anche Spore nella turba debosciata che andò incontro a Vitellio sulla via da Bologna a Roma: Tac. Hist. 2, 71,1. (79) | Cass. Dio 61, 10, 3-4. La fonte ostile a Seneca, su cui vd. Verdiere, art, cit., 18, sarà la stessa di Suet. Nero 52 a cognitions veterum oratorum Seneca praeceptor (scil. eum avertit), quo diu- Hus tn admiratione sui detineret. Non certo Fabio Rustico: Tac. Ann. 13, 20, 2 sane Fabius inclinat ad laudes Senecae, cuius amiritia floruit, (8°) Stande a Svetonio, tutti i Giulio-Claudii furono bisessuali, con una sola eccezione, Claudio: Suet. Claud, 33, 3 Libidinis in feminas profusissimae, maram omnino expers. Vedi invece per i rapporti pederastici, Suet. Caes, 49: Aug. 68: Tib. 44: Gai. 36: inoltre, Galba 22 Libidinibus in mares pronior, con Vepisodio di Icelo: Othe 2, 2 consuetudine mutui stupri, pur se il rapporto omosessuale tra Otone e Nerone € affacciato in forma dubitativa, ut vero quidem tradunt: Vit, 12 mutua libidine constupratum (Asiatico da Vitellio). (81) Vd, M, A. Levi, Roma antica, Torino 1963, 318 sulla pederastia diffusasi in Roma come

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in una sorta di cinismo estetizzante (82). Le manifestazioni più clamorose e coreografiche, come le duplici nozze solenni con Pitagora e Sporo, riflettono il 'superomismo” dell’imperatore che, incoraggiato dagli esempi della sua ascendenza (Caligola) cui si ispirava, si riteneva svincolato dalle norme comuni, non solo in questo campo. Non è proprio il caso di cercare connessioni, a questo proposito, tra la dea Nerio-Bellona, sorella di Marte, e il cognomen Nero (83). I tempi in cui qualcuno riusciva a far desistere Nerone dai suoi propositi, anche in vicende amorose (8%), erano ormai tramontati definitivamente e d’altra parte l’attenzione rivolta dal principe alle compagnie maschili non rivestiva soverchia importanza, sia sul piano politico che ai fini dell’equilibrio dinastico della casa regnante (85). Non vi si dovrà quindi meravigliare troppo che Poppea non abbia trovato da ridire sull’unione del marito con Pitagora: on ui li potevano sorgere pericoli per la sua posizione di Augusta, che infatti rimase ben salda sino al momento dell’inopinata fine: quando morì, Poppea era incinta (86). Chi aduuce la condiscendenza di Poppea di fronte alle scappatelle del marito come spiegabile solo se si interpretano in senso mistico e misteriosofico le nozze di Nerone con Pitagora (87), dimentica che Statilia Messalina accettò di dividere con Sporo i favori di Nerone nel viaggio in Grecia (88) e ancora in seguito, e che la stessa era in procinto di convolare a giuste nozze con Otone, senza che il ménage del futuro marito con Sporo la disturbasse eccessivamente (89), LUIGI BESSONE affettazione di usi greci e anche per influenza diretta di elementi greci introdottisi nella società romana. (82) Possono intendersi in questa prospettiva certe scelte neroniane, quali le concubine asso miglianti a Agrippina e a Poppea: Suet. Nero 28, 2: Cass. Dio 62, 28, 2: vd. Verdière, art. cit:, 17. Si rammenti poi l'atteggiamento di Nerone di fronte al cadavere della madre: Tac. Ann. 14, 9, 1; Suet Nero 34,4: Cass. Dio 61,14, 2. (83) Vd. Colin, art. cit., 191: Verdiére, art. cit,, 21. Altrettanto vana rısulta la ricerca di un collegamento tra la coppia Sporo-Otone e le simpatie di quest'ultimo per la religione di Cibele e di Mä-Bellona (Colin, art. cit., 176 - 177), che oltre tutto appaiono perlomeno discutibili, se € vero che Otone, divenuto imperatore, ne violò palesemente le prescrizioni: Suet. Otho 8, 3. A noi pare indubbio che il commercio sessuale di Otone con Sporo rientri nei veteres mores del nuovo imperatore (Tac. Hist. 1, 50, 1), forse non cosi ‘ronvertito' dal soggiorno-gsilio in Lusitania quanto reputa Stolte, art. cit., 183-190. (8%) Vd. Tac. Ann. 14, 2, con l'intervento di Atte, manovrata da Seneca, per impedire l’incesto tra Nerone e Agrippina: cfr. Suet. Nero 28, 2: Warmington, op. cit., 68-69: Bradley, op. cit., 163. (85) Non si trascuri il fatto che fin dai primi anni di regno chi stava intorno a Nerone non poteva contrastarne decisamente la volontà, ma, al massimo, tamponarne le iniziative troppo estemporanee, optando di volta in volta per il male minore. Cfr. Tac. Ann. 13, 12, 2 metuebaturque ne in stupra feminarum inlustrium prorumperet, si illa libidine (scil. la passione per Atte) prohiberetur; 14 14, 1: Nerone era dominato da due desideri ugualmente intensi, di esibirsi nelle corse sui carri e nel canto, nec iam sisti poterat, cum Senecae ac Burro visum ne utraque pervinceret alterum concedere, (86) Tac. Ann. 16, 6, 1: Suet. Nero 35, 3; Cass. Dio 62, 27, 4. (87) Verdiere, art. cit., 17. (88) La presenza di Messalina in Grecia, messa ancora in dubbio da A. Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Bologna 1960, 189, € confermata da CIL VI 2044: cfr. Pareti, op, cit., 880. (89) Suet. Otho 10, 2: cfr. K. Wellesley, TheLong Year A. D. 69, London 1975, 85. Non diversamente si comporterà, a quanto pare, Berenice di fronte alla bisessualità di Tito: Suet. Tit. 7, 1.