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NOTE SULLE CONDIZIONI
studiato nei suoi vari aspetti, per una sua eventuale soluzione definitiva che
Nel rileggere le relazioni precedenti si é trovato che il problema non fu
DELLA BASILICA SOTTERRANEA DI PORTA MAGGIORE
mirasse al risanamento integrale dell’umidita dell'Ipogeo.
Infatti si trovano alcuni progetti d’isolamento che in seguito furono
Il problema della conservazione della Basilica sotterranea di Porta Maggiore
è indubbiamente fra i piu
assillanti
e
complicati
che
l'archeologia
presenti.
È merito grandissimo del prof. Salvatore Aurigemma, dalla cui Soprintendenza
il Monumento dipende, di avere insistentemente promosso studi e ricerche che
evitassero affrettate decisioni e soluzioni incomplete. Ormai che, con gli studi
che vengono qui di seguito pubblicati, si ha la certezza di indicare la strada
giusta da prendere, è fervido augurio di tutti gli studiosi che l'attuazione dei
provvedimenti proposti non venga neppure differita di poco tempo.
Cc. B.
ritenuti non idonei; si trova traccia della messa in opera di una cappa di
piombo, a protezione della Basilica dagli stillicidi, la quale gia dopo tre mesi
risultö inutile.
Dalle precedenti analisi, inoltre, gli stucchi furono definiti: in una come
composti di carbonato di calcio, senza specificare se la calce fosse carbonatata, oppure se fosse mista a frammenti di marmo o comunque di calcare,
pure essi di carbonato di calcio; in altra si rilevò « presenza di quarzo o
comunque di un minerale non solubile in acido cloridrico, in ragione del 27,2 %
in peso; presenza di solfati ». Evidentemente il campione di stucco fu raccolto
sul pavimento e non sul muro e quindi senza la malta che lo legava alla parete;
I. Stato del monumento. — II. Ricerche e analisi chimico-fisiche. — III. Osservazioni sul risanamento e sul consolidamento.
non solo, ma derivava da un punto ove era tenuto legato all’intonaco da restauri nei quali venne usato il gesso come adesivo sui bordi distaccati. Ecco
spiegata la presenza sia del 30 % di silice quarzosa sia del gesso.
I. —
STATO
Tutte le relazioni si sono fermate allo stadio iniziale e non hanno por-
DEL MONUMENTO
tato a termine il problema esaminandolo sotto tutti gli aspetti.
Infatti fu
L’Ipogeo si trova quasi all’inizio della via Prenestina, subito dopo la
considerata prevalente la condensazione del vapore acqueo sui muri e sugli
Porta Maggiore, e vi si accede mediante un ingresso distante circa m. 30 dal
stucchi (fenomeno comunissimo nei locali sotterranei); si parlò, è vero, talvolta
sottovia ferroviario, sul lato sinistro della strada. Esso giace ad oltre m. 13.
di stillicidi, ma senza approfondirne le cause. Si può ancora aggiungere che
dal piano della ferrovia, costituito da sei coppie di binari di corsa delle linee
l’acqua di stillicidio, senza preoccuparsi della sua provenienza, fu analizzata
Roma-Pisa,
soltanto dal punto di vista della durezza.
Roma-Napoli
(via Cassino)
e Roma-Napoli (direttissima).
L’Ipogeo che fu scoperto casualmente nell'aprile del 1917, a seguito di
Ciò premesso, ai primi del 1945, dopo diverse riunioni promosse dalun cedimento verificatosi sotto uno dei binari, ed in corrispondenza di un
l’allora Direttore Generale delle Belle Arti, prof. Bianchi Bandinelli, di accordo
antico aereatore, è costituito:
col prof. Salvatore Aurigemma, Soprintendente alle Antichità di Roma I,
a)
Dalla parte basilicale propriamente detta, divisa in tre navate con
volte a tutto sesto rialzate, poggiate su sei pilastri (tre per ogni lato), raccordati da archi, con abside e catino verso l’estremità orientale e con vestibolo
(munito di lucernario)
b)
sull’opposta estremità;
da un corridoio a gomito (pure a volta) raccordato mediante strombatura al lato sinistro del vestibolo, che costituiva il vecchio ingresso, ora
accecato, orientato, forse, nella stessa direzione dell'abside;
c)
Vinterno della Basilica
era
interamente
ricoperta
di
stucchi, rimasti ancora soltanto in parte, che ricoprivano le pareti, i pilastri e le volte,
ivi compreso il vestibolo. Inoltre si trovano ancora evidenti tracce di decorazioni pittoriche.
e
Anche il vecchio ingresso serba talune tracce di decorazioni a stucco.
Il pavimento dell’Ipogeo é ricoperto quasi del tutto da mosaico minuto,
di fine fattura.
l’Istituto Centrale del Restauro fu chiamato a riprendere gli studi sulla Basilica, interrotti dalla guerra. Il Direttore dell'Istituto stesso, dette incarico
allo scrivente di approfondire le ricerche su nuove basi.
Furono prelevati,
in primo luogo, dei campioni di stucchi, allo scopo di determinarne la esatta
composizione. Inoltre, ad analisi terminata, fu proposto dal Prof. Brandi di
tentare di consolidare gli stucchi, rimandando
ad altro tempo le ricerche
igrometriche ed altre nuove analisi. Per non incorrere negli errori già descritti
i campioni furono accuratamente prelevati, per escludere qualsiasi traccia di
intonaco, di calcestruzzo romano o di altri corpi estranei.
Ecco la relazione presentata in data 28 giugno 1945:
« Analisi chimica degli stucchi della Basilica di Porta Maggiore.
1) Analisi chimica. — Gli stucchi sono formati da un conglomerato di
numerose particelle grossolane calcaree, alcune bianche, altre gialliccie, con
una sostanza bianca che fa da cementante e risulta composta di calce carbonatata, in qualche punto pastosa ed appena distaccata dai muri disgregabile;
II. —
RICERCHE
E
ANALISI
CHIMICO-FISICHE (Salvatore Liberti)
i pezzetti di marmo funzionano da scheletro e fanno le veci della sabbia delle
comuni malte aeree.
Prima di riferire in merito alle ricerche direttamente eseguite, si premet-
È assente il solfato di calcio (gesso); pur risultando, da Vitruvio, che i
tono alcune notizie riguardanti gli studi fatti in data anteriore ai primi mesi
Romani adoperassero qualche volta tale materiale per gli stucchi. Naturalmente si trovarono impurezze dovute alla calce ed alle acque assorbite,
Page 2
View in PDF(opens in a new window)CONRTIBUTI
quali: argilla colloidale, granellini di sabbia, tracce di ferro, alluminio, mansapevano che la malta fatta con calce e sabbia era adatta solo alle costruganese,
magnesio e potassio,
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zioni aeree; gli stucchi citati furono fatti come ornamento di muri interni,
In tutti i campioni, sia in superficie, sia al centro che sul retro, fu conin un tempio in origine asciutto; anche gli Egizi e gli Assiri adoperavano la
statata sempre la presenza di nitrato di calcio e di potassio, provenienti dai
calce, ma solo per intonachi e decorazioni. Il conglomerato di calce e marmo
nitrati sciolti nelle acque di sgocciolamento del terrapieno circostante; inoltre
degli stucchi della Basilica di Porta Maggiore non doveva pertanto servire
le stesse acque ricche di cloruri, hanno reagito in qualche punto con la calce,
a
formando cloruro di calcio: sia i nitrati che i cloruri sono nocivi alle calci perchè
condizioni di umidita.
deliquescenti e le mantengono in uno stato
di umidità
tale da impedirne la
presa e l’indurimento.
tra
di
loro
parti
della
costruzione,
né
resistere
a
speciali
Dal rapporto presentato da Dumas nel 1846 alla « Societé d'encouragement » di Parigi per la aggiudicazione di un premio di 12.000 franchi (fonda-
Inoltre nell'analisi del terriccio di copertura si trovarono sostanze umiche,
brune, provenienti dalla decomposizione dei vegetali, con notevole sviluppo
di batteri;
cementare
queste sostanze sono azotate, assorbono ammoniaca dall’aria e
zione del marchese D’Argenteuil) all'ing. Vicat per i più completi e profondi
lavori sulle calci e cementi che si conoscano, si riporta:
« Senza argilla la calce dá una malta che indurisce, é vero, lentamente
facilitano la formazione dei nitrati. Si uniscono con la calce e con la magnesia,
all’aria,
con gli ossidi metallici, formando umati; specie il carbonato di calcio satura
e si discioglie con tale prontezza, che qualsiasi tentativo di costruire sotto
l’umo, ma l’umato di calce dà origine, a contatto con l’acqua, prima a soluzioni
acqua con essa sarebbe disastroso... Le calci danno malte che si debbono
alcaline, in ultimo a sali acidi. Una leggera acidità nel terriccio, conferma
impiegare soltanto nelle costruzioni aeree di debole spessore ».
a misura che assorbe anidride carbonica, ma che nell’acqua si disfa
quanto si è esposto. Su alcuni stucchi, come da relazioni precedenti, si notano
Perchè il Vicat parla di argilla? Perchè l’idraulicità delle calci e dei cedegli strati calcarei di tipo stalattitico, provenienti dalle acque di sgocciolamenti dipende esattamente da questa. In tutti i più comuni testi, anche scomento ricche di acido carbonico, che hanno trasformato il carbonato di calcio
lastici, sui materiali da costruzione, si trova che l'attitudine idraulica delle
in-solubile in bicarbonato di calcio solubile; quindi il bicarbonato è ritornato
calci si misura coll’indice di idraulicità, cioè col rapporto tra l’argilla tecnica
carbonato di calcio.
(silice ed allumina) e la calce; ed il tenore in argilla per le calci preminentemente idrauliche deve variare dal 19 al 22 %. Senza l'argilla tecnica le calci,
2) Igroscopicità degli stucchi. — Come risulta dalle precedenti relazioni
a contatto con l’acqua, rimangono sempre molli e pastose, specie se le acque,
di altri tecnici, l’ambiente della Basilica di Porta Maggiore è sempre saturo di
come quelle di Porta Maggiore, sono molto ricche di cloruri, nitrati e sostanze
umidità, proveniente dalle acque di infiltrazione del terreno circostante, che
chimiche provenienti dal terreno circostante.
in diversi punti, sgocciolano dalle volte fino a formare delle pozze di acqua
Inoltre sull’Enciclopedia di chimica, volume V, del Guareschi, capitolo
sul pavimento. In origine gli stucchi di calce dovettero essere ben carbona-
«calci e cementi », si afferma che: « Si ebbero esempi (non specificati) di calci
tati, anzi, a contatto del fondo delle volte e dei muri di pozzolana, si dovette
dolci conservate in pasta per parecchi secoli entro grosse murature » a causa
formare lentamente col tempo una combinazione di silicato calcico, che faceva
della perenne e forte umidità dell'ambiente.
da unione tra gli stucchi e la pozzolana stessa.
Lieven (sempre secondo Guareschi), un’altro tecnico che si occupò molto
Il carbonato di calcio formatosi preservava i muri dall’azione dell’acqua
di
saturazione
dell'ambiente,
finchè
l'aumento
notevole
di
di calci idrauliche e cementi, osservò che un pavimento costruito in cemento,
quest’ultima,
conservava ancora lo stato pastoso dopo un mese; vide che la sabbia era inunita a quella di sgocciolamento, ambedue ricche di acido carbonico, hanno
quinata da piccole percentuali di torba. Eseguì delle esperienze e ne dedusse che
dissolto la calce cementante i pezzetti di marmo, l’hanno scomposta in alera appunto questa torba la causa della permanente pastosità dell’aggrecuni punti,
gato, oltre a formazioni calciche dovute alle sostanze umiche di decomposicon formazione di bicarbonato di calcio
solubile e
successiva
formazione di nitrato e cloruro di calcio deliquescenti. La pozzolana sottozione della torba.
stante, con acqua di calce liberatasi, si è gonfiata formando alluminato di
calcio, per cui in diversi punti gli stucchi sono caduti, in altri si sono solle-
3)
Conclusioni. — I campioni citati furono prelevati, presente il diretvati, da per tutto non c'è più l'aderenza primitiva, Gli stessi stucchi per, questa
tore dell’Istituto, il 20/6/45 e portati nel Laboratorio di chimica di questo
iniziale formazione di calce libera, gonfiarono un poco i granuli, e, come ho
Istituto, ove, per le mutate condizioni di ambiente (— i laboratori sono tutti
già detto, il loro posto fu preso in alcuni punti da sali deliquescenti molto
esposti a mezzogiorno —), hanno perduto prima l’acqua di condensazione e
amanti di acqua che mantengono in perenne umidità gli stucchi stessi.
La tensione di vapore dell’acqua di imbibizione e di condensazione degli
poi quella di imbibizione; a distanza di 8 giorni si presentarono perfettamente
asciutti ed induriti.
stucchi si è sempre trovata inferiore alla tensione del vapore acqueo dell’am-
Si può intanto tentare di fare assorbire agli stucchi delle soluzioni di sobiente, e col crescere di questa aumenta la formazione dell’acqua di condenstanze, adatte ad indurirli e consolidarli prima del distacco. Sono stati iniziati
sazione.
esperimenti in proposito e sul risultato di essi si riferirà in altra relazione ».
I Romani conoscevano la pozzolana e l’adoperavano con la calce, come
Durante l’estate del 1945 furono fatti dei tentativi di consolidamento
cemento idraulico resistente a tutte le costruzioni, anche a quelle subacquee,
degli stucchi, mediante soluzioni differenti di sostanze chimiche, quali ad
Page 3
View in PDF(opens in a new window)esempio i fluosilicati, l’acqua di barite, ecc., ma gli stucchi, troppo molli e
esame con osservazioni e rilievi diretti, sul rilevato ferroviario e nelle immetrasudanti acqua da tutti i pori, non ricevevano tali soluzioni perché saturi;
diate vicinanze della Basilica, si
anche tentativi di prosciugamento fisico, mediante sorgenti termiche di vario
vamento, facendola risalire agli imponenti bombardamenti aerei del luglio—
tipo, e successiva imbibizione delle sostanze precedenti, non risposero allo
agosto 1943.
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è potuto determinare la causa dell’aggrascopo. Infatti, l’acqua si prosciugava troppo rapidamente (pericolo per gli
Tale accertamento, ha posto ancora maggiormente in evidenza quanto
stucchi) e, quando la soluzione veniva a contatto con la nuova acqua di confosse prevalente, rispetto alla condensazione, il fenomeno dell’infiltrazione di
densazione si diluiva, per cui
acqua dall’alto e, come si vedrà più oltre, quello dell’assorbimento di essa
dopo settimane
si
riproduceva la
soluzione
precedente.
da parte delle pareti.
I campioni furono tutti contrassegnati sul muro con numeri progressivi
ed alla presenza del prof. Brandi si constató l'‘inefficacia degli esperimenti.
Ecco qui di seguito riportati i risultati ottenuti con le suddette ricerche,
consegnati in una relazione in data 25 maggio 1948:
Se il consolidamento degli stucchi non riuscì, fu un bene altrimenti si
« Nello studio delle condizioni igrometriche dell’Ipogeo, dopo le diverse
sarebbe andati incontro ad una sicura perdita per le seguenti ragioni: l’acqua
proposte anteriori risultate incomplete ed insufficienti a sanare l’ambiente,
di sgocciolamento scorre da per tutto lungo le volte e si infiltra sui muri delle
si può giungere ad una conclusione suddividendo i fenomeni in due parti
navate; in molti punti gli stucchi non
distinte al fine di confrontare periodi di siccità e di piovosità esterna. Ed ecco
hanno più
aderenza alle pareti
non
solo, ma si sono formati addirittura, delle intercapedini abbastanza pronunle registrazioni ottenute:
ciate (tutte a forma di convessità verso l'esterno). Se gli stucchi nei punti
1) Periodi di siccità esterna. — Non si notano stillicidi di acqua dalle
dove sono rimasti pastosi si fossero comunque induriti, sarebbero diventati
meno porosi, si sarebbero cioè chiuse le innumerevoli vie che tuttora mandano
volte;
stucchi poco umidi, specie quelli della navata sinistra;
nell’aria l’acqua che trasuda dall'intonaco. In molte parti si sarebbero osserasciutto; nessun fenomeno stalattitico recente; stalattiti di epoche precedenti
pavimento
vati dei sollevamenti sempre più pronunciati, fino alla caduta sul
pavimento
in istato quasi asciutto; leggera condensazione di umidità in tutto il tempio.
degli stucchi. È l’acqua stessa di imbibizione, in definitiva, che li protegge,
Se tali periodi si prolungavano le abbondanti muffe del tipo « merulius lacrimantenendoli pastosi; si è formato un’equilibrio instabile che è meglio manmans » nel vecchio ingresso erano in via di distruzione. La temperatura era
tenere tale,
senza troppe brusche variazioni,
altrimenti,
come nel nostro
sempre stazionaria, inferiore a quella esterna d’estate e maggiore a quella
esterna d’inverno; l'umidità non superava 1'85 %.
caso, ci sarebbe la caduta degli stucchi,
In altra parte si metterà in chiaro anche il fenomeno inverso, cioè i pericoli di un prosciugamento troppo brusco di tutto l’ambiente, che renderebbe
2) Periodi di piovosità esterna. — Temperatura stazionaria come
sopra, umidità relativa oscillante tra 90 % e 100 %, indizio di aria satura di
farinosi gli stucchi, per mancanza della loro acqua calcica legante.
Si arrivò quindi alla determinazione di non consolidare gli stucchi prima
vapore acqueo e senza possibilità di circolazione risultando insufficienti ed inudi aver risanato tutto l’ambiente e fu iniziato pertanto un ciclo sistematico
tili gli aereatori fabbricati appositamente per asciugare
di ricerche igrometriche e di analisi che durò fino al maggio del 1948. Le regiessi terminano allo sbocco tutti in un piccolo spazio della superiore scarpata
ferroviaria e precisamente
stinti (di siccità e di piovosità esterna) al fine di comprendere anche la provetutti alla stessa temperatura ed umidità, quindi medesima pressione; princinienza degli stillicidi dall'esterno.
piando dal basso hanno l’aspetto dei caminetti con le cappe
tanto comuni
alle nostre cucine. Però mentre i caminetti delle cucine debbono
forzatamente
1946,
il problema fu
un
orticello
attiguo
ai
binari,
Infatti
strazioni ottenute all’interno ed all’esterno furono divise in due periodi di-
Intanto, a partire dal mese di luglio dell'anno
in
l’ambiente.
esposti cioè
preso in esame anche dal dr. ing. Vittorio Perrone, che da allora, come si legesercitare un tiraggio data l’aria ascendente e calda che si forma, invece nelgerà appresso, ha seguito e segue ininterrottamente lo stato dell'Ipogeo.
l’Ipogeo è difficile che si formino correnti d’aria ascendente perchè l’aria di
Da quella data il detto ciclo di ricerche è stato esteso alla concreta inesso è sempre o quasi più pesante di quella esterna. Inoltre tutti gli aereatori
dagine delle cause prime dei fenomeni dannosi osservati nella Basilica, e
funzionano bene quando alle loro estremità esiste una differenza di pressione
ciò al fine tecnico di pervenire ad una soluzione integrale del problema stesso.
e di temperatura, se non notevole, per lo meno di qualche punto; cosa invece
A tale riguardo interessava soprattutto accertare le cause effettive dell’eccesso
che nei rilievi non si notò quasi mai. Una volta stabilito il principio della scardelle condensazioni (studio quindi sull'efficacia degli aereatori costruiti a suo
sissima circolazione di aria tra l'interno e l’esterno, si è notato che, dopo le
le cause degli stillicidi (da studiarsi in rapporto alla presenza alle
pioggie, l’acqua del pavimento delle navate e del vestibolo rimaneva stafessurazioni in atto nelle volte), le cause dell'imbibizione del terreno circostangnante anche per mesi, rifornendo lentamente l’ambiente dell'umidità che
te (con conseguente assorbimento
col tempo era diminuita. Dopo le piogge naturalmente la condensazione del
tempo),
presenza di una falda freatica,
dalle
pareti), in rapporto alla eventuale
vapore acqueo sulle pareti era più abbondante.
ecc.
In tale primo periodo, di comune accordo con l'ingegnere Perrone, esa-
Ecco gli stillicidi osservati dopo le piogge:
recente
Dalla volta della navata centrale, a 2 metri dall’abside, in corrisponaggravarsi, secondo i dati raccolti nel modo anzi detto, ed integrando tale
denza della prima crociera, angolo destro rispetto a chi guarda l'abside, si
minando
accuratamente
l'andamento delle
infiltrazioni
il loro
Page 4
View in PDF(opens in a new window)nota un forte stillicidio; osservando bene, l'acqua filtra seguendo i bordi di
un tassello di chiusura praticato dopo le prime esplorazioni nell’Ipogeo.
Inoltre nella stessa navata centrale, in corrispondenza della seconda crociera
a sinistra di chi guarda l'abside, vi è un secondo stillicidio, che in parte cade
sul pavimento e parte scivola lungo la curvatura della volta, bagna l’arcata
dall’ing. Perrone sì trascrivono i risultati dei sondaggi eseguiti nell’ultimo
sopraluogo (4 febbraio 1950), facendoli precedere da quelli già effettuati nell'agosto 1949, all'atto della comparsa di una lesione nel muro del corridoio A.
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seconda, scivola lungo i muri e cade sul pavimento.
Altro stillicidio si forma all'ingresso, di fronte alla navata centrale, in
corrispondenza di una lastra di cemento che chiude un lucernario, che serviva ad illuminare il vestibolo.
Nella navata di sinistra altro stillicidio dalla volta e dalle cornici. Idem
in quella di destra.
Nel vestibolo, subito dopo la scala di accesso, lungo i muri e l’arcata si
notano depositi stalattitici e ferrugginosi, viscidi, bagnati sempre di acqua;
a terra pozze di acqua. Stalattiti si trovano anche nella navata centrale ed
in quella sinistra.
Il fenomeno degli stillicidi diventava sempre più preoccupante, quanto
più erano abbondanti le piogge cadute sulla città, anzi in certi giorni era
impossibile camminare sui pavimenti, tanta era l'acqua, ed il termoigrografo
Salmoiraghi, che serviva per le registrazioni, doveva essere poggiato su muretti di mattoni, in modo che non fosse troppo vicino all'acqua. Nei punti
più alti i rilievi sono stati fatti con lo psicrometro Regnault, modificato da
Hausmann, Dai rilievi fatti inoltre bisogna escludere la presenza di falde
freatiche, l’acqua delle volte provenendo unicamente dalle piogge che cadono
sulla scarpata ferroviaria. Anche Vorticello superiore alla Basilica, dà il suo
piccolo contributo allo stillicidio.
Si tiene a ripetere che il fenomeno di condensazione, comune a tutti
gli ipogei, non è aggravante per le condizioni della basilica, se non vi fossero
gli stillicidi. Infatti mentre dagli studi già eseguiti a suo tempo dal Centro
Studi e ricerche geotecniche, fu fissata la quantità di acqua di condensazione
sulle pareti nella misura di 5 litri al giorno, per le infiltrazioni dalle volte si
misurarono giornalmente dai due ai tre secchi di acqua, cioè circa 8, 10 volte
l’acqua di condensazione. Dopo i bombardamenti detta quantità è aumentata
notevolmente. Pertanto il danno maggiore all'ambiente è arrecato dallo stillicidio e dall'acqua che si deposita sul pavimento: fonti continue di vapor
acqueo che si riversa nell'ambiente e lo mantiene perennemente saturo di
umidità.
3) Progetti per migliorare le condizioni igrometriche. — Si omette il n. 3
perchè ne tratta più particolarmente l'ing. Perrone nell'articolo seguente. Gli
studi sono continuati e si sono fatte altre esperienze:
Relazione sulla basilica sotterranea di Porta Maggiore dopo l’ultimo
sopraluogo (febbraio 1950).
«Bisognava aver conferma o meno, con ricerche di laboratorio, di talune
deduzioni sullo stato delle malte e su alcune lesioni riscontrate nel calcestruzzo: cioè se il regime idrico (fenomeni di assorbimento e di infiltrazione) e le
sostanze chimiche eventualmente corrosive contenute nelle acque di sgocciolamento del terrapieno, non avessero aggravate e rese più precarie le già note instabili condizioni statiche dell’Ipogeo; in conseguenza delle deduzioni avanzate
RELAZIONE SONDAGGI: AGOSTO
1949
Sondaggi lungo la lesione del corridoio A:
n. 1 A) Alt. da terra m. 0,46; distanza piedritto sin. m. 1,75; profondità m. 0,32; acqua = 30,36 %;
n. 2 A) Alt. da terra m. 1,45; distanza piedritto sin. m. 1,75; profondità m. 0,35; acqua = 27.95 %;
n. 3 A) Alt. da terra m. 3,21; distanza piedritto sin. m. 1,38; profondità m. 0,28; acqua = 28,90 %.
Sondaggi lungo la lesione del corridoio B: altezza da terra m. 3; distanza
piedritto destra m. 0,76; profondità m. 0,27; acqua = 31,85 %Sondaggi nel vivo del terreno oltre il foro nella parete sinistra I navata:
A media altezza del cunicolo esplorato sondaggio superiore acqua = 39,86 %.
FEBBRAIO
1950
1) È già stato osservato, anche durante i periodi di siccità esterna
una notevole infiltrazione di acqua dall'esterno, attraverso fessurazioni delle
volte, Tale acqua in alcuni punti giunge, scorrendo sulle volte, fino alle arcate
dei pilastri e fin sui muri laterali di sostegno, producendo corrosioni, depositi
bianchi cristallini (efflorescenze) e fenomeni stalattitici; in altri punti cade
direttamente sui pavimenti sotto forma di frequenti sgocciolamenti, Trascurando gli scorrimenti laterali delle acque per la impossibilità di poterne eseguire un calcolo approssimato, la nostra attenzione si è fermata sulle gocce
che cadono dall'alto, specie nella navata centrale; esse sono state contate e
raggiungono il numero di circa 15, tutte più o meno con la stessa frequenza.
In corrispondenza all’ultimo pilastro della navata centrale, a destra guardando l’abside, è stato posto a terra un recipiente di vetro a collo stretto,
alto, ed è stata raccolta l’acqua di sgocciolamento di una sola di tali gocce
isolata dalle altre. In 23’ sono stati raccolti e misurati cc. 250 di acqua di
sgocciolamento dalla predetta goccia (vedi pianta allegata)
23/ + 250 ce, = Go’ : X
> m2 = cc. 652.17 all’ora di acqua
cc. 652 X 24% = cc. 15648 = It. 15,648 al giorno
lt. 15,648 x 15 gocce di frequenza uguale a quella
osservata = It. 234,720 di acqua al giorno.
Ció avviene normalmente, in periodi di siccitá esterna prolungata, come
nella visita, insieme all’ing. Perrone, compiuta ultimamente. Quando l’ambiente esterno è piovoso tutta la basilica e specialmente la navata centrale
risultano allagate, col pavimento coperto in qualche punto anche da un paio
di centimetri di acque (vedi relazione precedente).
Page 5
View in PDF(opens in a new window)L’acqua del campione di sgocciolamento diretto, appena raccolta, era
BASILICA SOTTERRANEA DI PORTA MAGGIORE
ricca di aria, specie di acido carbonico (CO,), per cui immediatamente analizzata dava una leggera reazione acida:
pH
POSIZIONE DEI SONDAGGI EFFETTUATI NELL'INTERNO DELLE MURATURE
= 6.
E IN SUPERFICIE,
Svanito l’acido carbonico in eccesso, il pH passa a 8 (leggerissima alca-
E DEGLI STILLICIDI DI ACQUA DALLA VOLTA
AGOSTO 1945 — FEBBRAIO 1950
linita).
Pertanto si desume che l’acqua, nel filtrare per il terrapieno, incontri
delle falde in comunicazione con l’esterno (cioé coll’aria) e si arricchisca di
acido carbonico. Le acque ricche di acido carbonico sono corrosive per i sali
di calcio e di magnesio, che vengono trasformati in bicarbonati solubili, secondo l’equazione
Naf
CaCO;
+
H,CO;
Zona del pavi.
— Ca (HCO3;)2
Infatti questa azione disgregatrice dell’acqua è evidente sia sugli stucchi,
fatti di calce e marmo pesto (v. mia analisi del settembre 1945); sia sui depomenla di massa
inva sione
Camcolo
dell'acqua di
sfil'eidio dalla
esploralivo
Volla
siti stalattitici che si notano un po' dappertutto. Ad un certo punto, come nei
fenomeni carsici
(circa 235;fri
d'acqua al giorno
AR)
(rocce calcaree), tutta la calce ed il marmo degli stucchi
Hort banca
sul cakesfevız.
delle volte, attraversati da queste acque acidule, potrebbero passare in solunei periodi” non
piovosi)
zione e di essi non rimarebbe che il ricordo.
Inoltre anche il salnitro, trovato sia nell'acqua che in tutti i campioni
in muratura, oltre ad essere igroscopico è un corrosico delle malte e degli
intonaci, perchè ossidante
e alcalino
(vedi relazione sulle alterazioni osservate sui dipinti murali in questo stesso numero).
Continuando nell’analisi dell’acqua, se ne sono presi 100 cc. e portati
in capsula su B-M fino a secchezza; quindi in stufa a 100-110° C.
Residuo secco acqua: gr. 0.1 %
Ricerca anioni: nitrati
= gr.
1 %oo
(anione
NO’3);
CO”);
carbonati
(
»
bicarbonati
(
»
HCO’);
solfati
(
=
‘SOV:
&
GWS
cloruri
E
calcio
(catione Ca”);
ferro
(
>»
a
sodio
(i
»
Na‘);
potassio
Co
(acqua dura).
Kt):
BcoRk/bo/o
7 (profondilà 37cm)
Ricerca calce libera e combinata (calce totale)
Per cc. 50 di H,O consumati cc. 3,5 di HCl N/10 (indicatore metilarancio).
Calce totale (CaO)
Durezza
coRk/ 2010 A
= gr. 0,392 °/oo
= 39,2 gradi Tedeschi,
Ricerche analitiche su campioni di muratura e di velature bianche:
Campione n. 1; acqua: 20%; alcalinità libera: gr. 0,56 % calce (CaO)
libera o idrolizzabile;
alcalinità combinata calce 15,12 % corrispondente a
gr. 27 % di carbonato di calcio; ricerca salnitro: presente.
Campione n. 2: acqua 22 %; calce libera o idrolizzabile; 0,70 %; calce
combinata:
presente.
11,76 %
(CaO)
=
(21 % carbonato di calcio); ricerca salnitro:
Rreenfial, diacqua risconfrale nei Sonda gpi:
4. (30,367) 2« (27357) 3a(28,90) b(31,557.) T (52867)
4 (20%)
2 (22%)
4 (20%)
6 (27%) 7 (30%).
Page 6
View in PDF(opens in a new window)Campione n. 3: efflorescenze
CONTRIBUTI
133
la
Di tale ultimo fenomeno non é possibile accertare la reale consistenza,
parte superiore di un pilastro in calcestruzzo romano, privo di
stucchi; salperché & assolutamente sconsigliabile — su esplicito parere contrario dell’innitro: presente (forte reazione); carbonati:
gegnere Perrone, confermato successivamente dai tecnici delle Ferrovie e
bianche
che
coprono
completamente
presenti; cloruri: presenti; solfati:
presenti. Detto campione é un saggio dei depositi che riesce a formare l’acqua
del Comune
di sgocciolamento dalle volte.
stesse sia nelle volte (per ragioni statiche, per la presenza degli stucchi).
Campione
combinata: gr.
presente;
n. 4: calce
19,60 %
acqua:
libera o
(CaO)
=
idrolizzabile
(gr. 35%
gr.
0,70%
(CaO);
calce
carbonato di calcio); salnitro:
28 %.
eseguire trivellazioni esplorative sia nel corpo delle strutture
4) Nel corso dell’ultimo sopraluogo (4 novembre 1950) è stato constatato — comesi rileva dall'allegata relazione di analisi — che lo sgocciolamento dall’alto è purtroppo sempre rilevante (It. 235 circa al giorno di acqua)
anche nei periodi non piovosi e di prolungata siccità esterna.
Campione
n. 5:
binata:
11,20%
acqua:
25 %.
calce
libera o idrolizzabile:
(CaO) = (20%
carbonato
di
0,46 %
calcio);
(CaO);
calce comsalnitro:
presente;
Pertanto, considerato che è stato deciso di attuare il progetto dell’ingegnere Perrone si rinvia ogni ulteriore indagine chimico-fisica ed i relativi
sondaggi all’inizio e durante l'esecuzione dell’opera. Infatti le ulteriori ricerche
Campione n. 6: calce libera o idrolizzabile: 0,728 %
binata: 14 % (CaO)
(CaO); calce com-
(25 % carbonato di calcio); salnitro: presente; acqua:
29%
non dovranno più essere rivolte all’individuazione delle cause dell’aggravamento delle condizioni della Basilica nè alla ricerca di una soluzione del
problema tecnico — già risolto — ma alla individuazione di quei problemi
Campione n. 7: calce libera o idrolizzabile: 0,56 %
binata:
15,12%
(CaO) =
(27 %
carbonato
di
calcio);
(CaO); calce comsalnitro
presente;
varianti previste nel progetto Perrone, come ad es. l'isolamento totale e anche
laterale (come da un primo progetto di massima), bonifica del terreno e delle
acqua 30 %.
Risultato:
fin'ora insoluti, specie il regime idrico sotterraneo, al fine di attuare o meno le
Tutti
i campioni analizzati stanno perdendo gradatamente
murature dall’eccesso di umidità mediante drenaggi ed altri lavori.
la calce: infatti la calce totale si mantiene su una media del 15 %; un indizio
di degradazione delle malte è la presenza sempre della calce libera; le efflorescenze di carbonati ed i fenomeni stalattitici che si riscontrano su
molti
muri dell'ipogeo ne sono la conferma.
Conclusione:
Dalle ricerche eseguite risultano accertate le gravi deduzioni precedentemente avanzate coll’ing. Perrone:
1)
Degradazione delle malte,
cioè perdita di calce,
quindi mancanza
della sua azione legante e conseguente indebolimento delle strutture sottoposte ad esame;
2)
Presenza,
nell'acqua di
sgocciolamento dall’alto,
di salnitro,
(infatti il salnitro è anche ossidante e alcalino).
Tale grave constatazione deve considerarsi estesa anche alle acque di
assorbimento laterale, poichè la presenza di detti sali — specie del salnitro
— è stata trovata diffusa anche su tutte le strutture della Basilica sprovviste
di intonaco.
fenomeno
di
condensazione,
non si noterebbero efflorescenze di salnitro ed altri sali (specie i depositi calcarei,
stalattitici)
perfino sui
calcestruzzi
scoperti,
cioè senza intonaco
III. — OSSERVAZIONI
SUL
RISANAMENTO
E
SUL
CONSOLIDAMENTO
Prima di giungere all'esposizione dei provvedimenti che dovranno essere
adottati per il definitivo risanamento e consolidamento dell’Ipogeo, è necessario premettere alcune considerazioni sulle sue strutture e condizioni, nonchè
sulle cause remote e prossime del suo progressivo ed inesorabile degradamento,
sia dal punto di vista statico che da quello della conservazione dei
mirabili stucchi che ancora in parte ne ricoprono le pareti.
(nitrati alcalini) e di cloruri, igroscopici e corrosivi dei sali di calcio delle malte,
Se l’acqua fosse stata assorbita solo per
SALVATORE LIBERTI
nè
stucchi.
Quindi si verifica l'ipotesi peggiore che trattasi di infiltrazione e di assorbimento laterale com'è stato tante volte ripetuto fin dal 1946, anno in cui si
Strutture dell’Ipogeo. — Tralascio la descrizione dell'Ipogeo, perchè già
sommariamente fatta in altra parte di questa Rivista, peraltro completata
dalle illustrazioni che lo riportano in sezione ed in pianta, con le progettate
opere di difesa, ma ritengo necessario fornire alcune precisazioni circa alcune
aratteristiche esecutive delle
sue strutture.
Si ritiene, che la parte basilicale propriamente detta sia stata costruita
mediante trincee (per le mura perimetrali, compreso il vestibolo e l'abside)
e mediante pozzi (per i sei pilastri che dividono le tre navate), con successivo
riempimento degli scavi con calcestruzzo composto di scheggioni di silice,
con sufficiente dosatura di malta. Le volte, a tutto sesto, almeno nelle intenzioni dei costruttori, sarebbero poi state gettate, servendosi del terreno come
armatura. Successivamente, si sarebbe proceduto allo svuotamento del terreno
acque per fenomeni di capillarità, attraverso le numerosissime e minutissime
o attraverso il lucernario del vestibolo (il quale lucernario, osservo di sfuggita,
sembra ripetere la pianta della Basilica) o attraverso l'antico ingresso, il quale
sembra costruito (con le caratteristiche di una discenderia) utilizzando il
materiale di risulta degli scavi, apparendo l’Ipogeo, a quanto è stato possibile
osservare attraverso un largo foro nella parete sinistra, contenuto in due strati
fessurazioni.
di cappellaccio e di tufo.
iniziarono coll’ing.
3)
Perrone le indagini igrometriche sulla Basilica.
Tali acque agiscono, com’é stato
detto, in modo nocivo alle fessure delle volte, provocandone il progressivo allargamento per corrosione ed
erosione,
nonchè nell’interno delle strutture murarie,
ove giungerebbero le
Page 7
View in PDF(opens in a new window)‘ale tecnica costruttiva sarebbe confermata, secondo taluni, dalla presenza di numerosi e ravvicinati segni di scalfimento sul calcestruzzo, che sarebbero dovuti ai picconi usati dagli operai addetti agli scavi. A mio parere,
i detti segni, per la loro regolarità e soprattutto per il loro ordinato orientauna maggior
mento, sarebbero stati determinati d alla intenzione di fare avere
sul quale
presa all’intonaco di malta (con cui fu ricoperto il calcestruzzo),
furono apposti gli stucchi.
Circa la predetta tecnica debbono, però, farsi alcune riserve, in quanto
di scavo, come
non si vede chiaramente, se non ri correndo a complicate sezioni
i muri interni, poggianti sui sei pila stri, raccordati fra loro
furono costruiti
mediante archi ribassati.
con la
È comunque certo che tutta | a costruzione appare eseguita non
appunto o alla
anze addette
maestr
delle
o
tecnica seguita o al non perfetto addestrament
amenti di
apprezz
questi
da
ente,
aturalm
ai lavori, compreso chi le diresse. N
consueta diligenza e perizia romana, il che potrebbe attribuirsi
carattere ipotetico e personale, sono del tutto esclusi gli stucchi, incomparabili sotto ogni punto di vista.
Da quanto precede, ne deriva che le strutture
presentano varie incognite
circa le reali dimensioni e, quel che è più grave ( agli effetti dei
tecnici da adottare), circa la
provvedimenti
costanza delle dimensioni di ogni struttura a sè
stante.
Infatti, ad esempio, le volte delle tre navate, laddove si raccordano sulla
parete piana dal lato del vestibolo, appaiono di differenti dimensioni ed uno
degli archi appare addirittura quasi a sesto acuto e con la chiave fuori asse.
Ciò sembrerebbe confermare che fu usato il terreno come sostegno alle volte
in costruzione e che il terreno, in quel punto, cedette sotto il peso della muratura. Inoltre, sia i lati dei vari pilastri, che i piedritti dell'ingresso della navata
trici, non
centrale, che le pareti delle v varie strutture, sono del tutto asimme
sinistra, a parparalleli e non a piombo. In particolare, la parete della navata
tire da circa un terzo dalla base e dalla parete di fondo (di raccordo con l’abside), presenta un evidente strapiombo, culminante in un apparente rigonfiaad un
mento. Non è mai stato possibile accertare se tale strapiombo è dovuto
fatto strutturale oppure ad un successivo dissesto, © usato dalla spinta del terreno circostante, di cui si dirà appresso. Tale indagine avrebbe richiesto una
stucchi ed inoltre, in assenza ancora di opere di
difesa, avrebbe costituito anche un pericolo, dato che la parete predetta riimpossibile rimozione deg li
sulta avere lo spessore di circa m. 0,60 per un'altezza di circa m. 8, con un
rapporto, cioè, pericolosamente vicino a quello previsto nei carichi di punta.
L’intonaco, in specie sulle pareti dell’antico ingresso, appare di spessore
variabile da punto a punto (in media m. 0,10), essendo evidente che i costruttori
ne variarono lo spessore percorreggere le più grossolane asim metrie. Da ciò ne deriva che debbono considerarsi incognite, 0 soltanto approssimate, le varie strutture dell’Ipogeo, avendosi particolari ragioni di perplessità nei confronti delle
volte (il cui estradosso è piano), che del pari non è stato mai possibile esplorare,
dato che ivi sono ancora in essere gli stucchi più notevoli e meglio conservati.
Condizioni precedenti ed attuali. — Chi ha redatto le presenti note è
stato interessato al problema di cui trattasi fin dal mese di luglio dell’anno
135
1946 ed ha potuto da allora constatare personalmente le condizioni dell'Ipogeo, seguendone le sorti ininterrottamente.
In quell'epoca, ai fini di un preliminare studio, mi fu posto il problema
dell’eccessiva umidità, in specie nei riguardi dei suoi dannosi riflessi sulla inità degli stucchi, la quale umidità, come prima approssimazione, doveva
attribuirsi al duplice fenomeno della condensazione (ritenuto preminente) e
della infiltrazione dall'alto. Tali fenomeni, constatati da oltre venti anni, si
sarebbero decisamente accentuati, nel corso degli ultimi due o tre anni, per
cause imprecisate.
Non mi soffermerò sui precedenti e sulle relative ricerche, perchè da
altri sono esposti nella presente Rivista. Posso però accennare, per quanto
mi riguarda, che le ricerche effettuate nel corso di oltre un quadriennio sono
state molto laboriose ed hanno rivelato che i fenomeni dannosi per l’Ipogeo
sono risultati più complessi di quanto fino ad allora previsto. Le ricerche, che
fino ad allora erano state orientate all'esclusivo fine di accertare taluni elementi ritenuti utili per la successiva opera di restauro e di conservazione degli
stucchi, come ad esempio: l'esatta composizione degli stucchi; il loro stato di
saturazione idrica; il variare della condensazione, di fatto si rilevarono inadeguate sotto il punto di vista dell’accertamento delle cause prime, la cui eliminazione era indispensabile per giungere poi alla eliminazione degli effetti.
di difesa adottati a suo tempo e sui quali ritorInfatti, i primi provvedimenti
nerd in seguito (apertura di aereatori per attenuare le condens; ioni, tentativi di prosciugamento degli stucchi con vari sistemi, interposizione di una
cappa di piombo, per eliminare le infiltrazioni), col loro risultato negativo
o quasi nullo si rivelarono come cure sintomatiche di una malattia non
perfettamente diagnosticata.
Pertanto, le indagini chimico-fisiche, che con tanta dottrina erano state
già riprese dal Dott. Salvatore Liberti dell’Istituto Centrale del Restauro,
rettificando in parte taluni dati precedenti e giungendo comunque ad una
raccolta di dati ormai indubbiamente validi, furono orientate anche alla raccolta di altri elementi, ritenuti da me indispensabili da un punto di vista
tecnico più generale. Le indagini furono quindi estese alla composizione
delle acque filtranti (per accertarne l'eventualità di un'azione corrosiva),
a quelle da assorbimento dal terreno, attraverso le pareti dell’Ipogeo (allo
stesso fine), allo stato di saturazione idrica delle varie strutture, nonchè
al terreno circostante, mediante sondaggi, ed infine al variare della porottenendo sempre dalla competenza e
tata delle infiltrazioni dall'alto, ecc.,
dalla comprensione del Dott. Liberti esatte risposte ai vari quesiti nel
giro rapidissimo anche di poche ore. Tali risposte, come si vedrà, risultarono sempre, purtroppo, positive nei confronti delle pessimistiche ipotesi
formulate,
domanPrima di ogni altra considerazione, occor
ritrovamento
suo
del
all’atto
dell’Ipogeo
condizioni
le
erano
Quali
darsi:
Cause dei danni. —
nell'aprile dell’anno 1917? A quanto è stato riferito, anche da chi ebbe la
ventura di trovarsi fra i primi ad accedervi, le condizioni erano migliori essendo evidenti soloi danneggiamenti dovuti a remote azioni vandaliche o
saccheggiatrici.
Page 8
View in PDF(opens in a new window)È molto importante fissare, quindi, che a quell’epoca, evidentemente,
non dovevano sussistere nè lesioni nelle volte, nè fenomeni derivanti da condensazioni (impossibili, data l’ermeticità della chiusura), altrimenti dopo ben
diciotto secoli circa di una azione qualsiasi, anche secondaria, le condizioni
dell’ {pogeo all’atto del suo ritrovamento sarebbero state del tutto diverse.
Pertanto, quali furono le cause che da allora in poi, con ritmo man mano
accentuantesi, divenuto infine allarmante, determinarono quei dannosi effetti
che stanno ora minacciando non solo la perdita degli stucchi ma perfino la
stabilità e la perdita totale della Basilica, unica nel suo genere ?
In quell'epoca, sul rilevato ferroviario, sovrapposto all’ancora ignorato
ipogeo, già sussisteva un importante, per peso e frequenza, esercizio ferroviario, essendo allora in servizio locomotive dei seguenti tipi: gr. 680, gr. 690,
gr. 740, aventi ciascuna un peso di circa tonnellate 100, senza tener conto delle
azioni dinamiche (ivi compresa la frenata brusca). Nonostante ciò, l’Ipogeo
fu ritrovato in ancor buone condizioni. Ed allora, quali fatti sono successivamente intervenuti, in specie in epoca più recente ?
|
Dopo le indagini eseguite, le verifiche fatte, i rilievi effettuati, ¢ possibile condensarne i risultati, gia consegnati in oltre trenta relazioni tecniche,
esprimendo il parere che le cause vanno scisse nei seguenti principali gruppi,
ciascuno dei quali presenta alcune varianti che non tutte, per ragioni di
brevita, è dato esporre:
1) Condensazioni. Esse sono strettamente legate al fatto che trattasi
di un ipogeo, che trovasi a m. 13,26 dal piano del ferro, col suo piano di calpestio, le cui condizioni di aereazione originarie (lucernario ed antico ingresso)
sono peraltro annullate.
2) Infiltrazioni dall’alto. Esse sono indubbiamente dovute alla presenza di lesionì nelle volte della Basilica, 21 cui numero e le cui dimensioni
sono imprecisati ed imprecisabili, perchè inesplorabili, data la presenza degli
stucchi peraltro in equilibrio instabile. Dai controlli eseguiti, risulta accertato che le infiltrazioni tendono ad aumentare, verificandosi quindi un aumento delle lesioni nel numero e nelle dimensioni.
Cid dovrebbe attribuirsi:
a) all’azione corrosiva delle acque filtranti, la cui azione sarebbe distruttiva anche nei confronti delle malte, man mano degradate. Quindi si
verificherebbe una duplice azione di erosione nei confronti dei margini delle
lesioni e di alterazione delle malte delle volte a continuo contatto delle acque
provenienti, stando alla variabilita delle portate, dalle precipitazioni atmosferiche;
b) allaumentata intensità, in peso e frequenza, dell'esercizio ferroviario. Infatti, sul rilevato giacciono sei coppie di binari e dopo l'avvenuta
elettrificazione vi transitano locomotori come ad esempio il tipo E. 428, il
cui peso di T. 161, senza tener conto ugualmente delle azioni dinamiche, è
0 0 0 e.
distribuito sugli assi come segue; 200
18 28 25 25 25 25 16
c) alla somma dei pesi del terreno originario ricoprente la Basilica
e del rilevato ferroviario, per uno spessore totale di circa m. 5,50, le cui
quasi permanenti vibrazioni si trasmettono alle strutture della Basilica e
137
quindi agli stucchi. Inoltre, tale terreno è permanentemente saturo d'acqua
che in parte filtra nell'interno ed in parte (anche per la mancanza di sufficienti
asole o sfogatoi nei muri perimetrali di sostegno del rilevato), tende a ristagnare, Tale acqua, non avendo altra via di sfogo che verso il sottosuolo, smaltisce lentamente verso il basso e quindi nel terreno che circonda la Basilica,
il cui estradosso è, presso a poco, al livello attuale della via Prenestina, da
un lato, e dello stradino d’accesso al rilevato ferroviario, dall'altro.
3) Assorbimento d’acqua, laterale e dal pavimento. Tale fenomeno, prima
ignorato, anche perchè mascherato dalle condensazioni, si è rivelato massimamente in seguito ad una lesione verificatasi nel corridoio dell'antico ingresso nell'agosto dell’anno 1949. In tale occasione, furono eseguiti dei sondaggi per il prelevamento di campioni nella muratura e nel terreno, nel vivo
della lesione, ed in altri punti delle strutture e del terreno, anche sotto la
fondazione dell'abside. Nelle varie strutture furono constatate percentuali
d’acqua varianti dal 20% (minimo) al 31,86% (massimo), in peso, mentre
nel terreno fu constatata una percentuale del 40% circa, sempre in peso e
non in volume. Inoltre, fu pure constatato che tali acque erano ugualmente
corrosive, manifestandosi così anche il grave pericolo delle loro azioni nell'interno delle varie strutture, ivi compreso il calcestruzzo della parte
basilicale propriamente detta, attraverso numerosissime lesioni capillari di
cui si dirà in seguito.
Quale è la causa di tale saturazione? Ora non è possibile rispondere con
certezza. Soltanto dopo avere iniziato gli scavi per l'esecuzione delle opere di
difesa sarà forse possibile chiarire se il fenomeno dipenda soltanto dal ristagno
delle precipitazioni atmosferiche, date anche le caratteristiche del terreno,
oppure se dipenda dalla presenza di una eventuale falda freatica, oppure
ancora, sebbene meno probabile, se dipenda da altre cause per ora imprecisabili, come ad esempio una vecchia conduttura perdente.
Sta di fatto che la muratura dell’antico ingresso non ha più alcuna consistenza. Costituita, come sembra, dal materale di risulta degli scavi, e dopo
aver perduto la malta per totale degradazione, essa è ridotta ad una materia
plastificabile sotto la sola pressione delle dita. In condizioni pressochè analoghe si trova il calcestruzzo della parte basilicale, laddove è stato possibile
prelevare campioni dalle strutture mancanti di stucchi. Non è stato, invece,
possibile procedere al prelevamento di campioni nell'interno delle strutture
in calcestruzzo, essendo stato, anche collegialmente, giudicato pericoloso effettuare sondaggi. Infatti, le varie strutture presentano tutte lesioni antiche e
recenti, alcune delle quali sono sicuro indice di azione di schiacciamento, anche
per il loro andamento parabolico, invece altre, nel mentre possono essere
infparte attribuibili alla stessa azione, presentano un aspetto ed un andamento che legittimamente fanno pensare ad azioni più complesse, come le
seguenti:
4) Bombardamenti aerei. Per quanto il progressivo accentuarsi dei fenomeni dannosi suddescritti potesse attribuirsi al loro sommarsi nel tempo,
restava sempre insoluto il fatto del loro deciso aggravarsi, fino a divenire talvolta imponenti, negli ultimi anni, come già detto e come mi fu riferito.
Page 9
View in PDF(opens in a new window)139
Ciò premesso, ho ritenuto di orientare le indagini verso una possibile causa
Nel passato, per ovviare ai fenomeni della condensazione e della infilbellica, ottenendone piena conferma, a seguito dei numerosi rilievi fatti sul riletrazione, furono rispettivamente costruiti tre aereatori, dapprima, e poi intervato ferroviario e nei suoi pressi, dopo aver preso visione dei grafici in possesso
posta una cappa di piombo fra l’estradosso della Basilica ed il piano del ferro.
della Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato, che a suo tempo diligente-
Il risultato fu negativo. Infatti:
mente segnò tutti i punti di caduta delle bombe. 1 sopraluoghi collegiali succesa) per quanto riguarda gli aereatori, a parte il fatto della loro posisivamente effettuati hanno confermato la consistenza dei fatti osservati. Il fatto
zione relativa, che non sembra facilitare il raggiungimento di un equilibrio
nuovo e recente, quindi, che ha determinato il deciso aggravamento delle condizioni dell’Ipogeo, dando l’avvio all'aggravamento dei fenomeni già in atto,
deve individuarsi senza dubbio nei bombardamenti aerei, in specie del 19 luglio e
del 13 agosto 1943, i quali, se raggiunsero tecnicamente io scopodi procedere alla
totale distruzione degli impianti
ferroviari dell’Urbe, furono, però, altrettanto
distruttivi nei confronti di opere vicine ed anche di interi quartieri cittadini.
In quanto alla Basilica, così prossima allo Scalo ferroviario di S. Lorenzo,
sebbene interrata, fu assoggettata alla azione violenta derivante dalla caduta
di bombe, anche a grappoli (per la durata di varie ore, come accadde ad esempio il 19 luglio 1943), alcune delle quali caddero a circa ventri metri da essa.
Si può notare ancora oggi, fra l’altro, che il muro di sostegno della scala d’accesso al rilevato, appare lesionato dal solo spostamento d'aria, non essendo
stato colpito direttamente.
Prenestina,
furono rasi
al
Inoltre alcuni
caseggiati
prospicienti,
sulla
via
suolo.
Pertanto, a seguito delle violentissime vibrazioni, parificabili a quelle
sismiche, le strutture della Basilica furono sottoposte a sollecitazioni sussultorie, ondulatorie e vorticose,
silica colpita
il cui risultato fu evidentemente quello di au(i
mentare in numero e dimensioni le lesioni e di provocare effetti di scatenamento nelle strutture stesse.
A tali azioni, quindi, dovrebbero attribuirsi i preoccupanti fenomeni di
sgretolamento che si osservano in talune strutture, in aggiunta alle altre già
Infatti, oltre la già citata parete di inistra (ripeto, minacciata da pressoflessione), il primo pilastro di destra verso l’abside presenta minutissime lesioni,
spesso dipartentesi
a raggiera,
le quali
lesioni,
sebbene più
recenti,
hanno lasciato intatte le vecchie biffe, la cui integrità deve pertanto considerarsi illusoria. Ciò perchè le lesioni capillari sono cortissime, tendendo a suddividere il calcestruzzo in piccoli nuclei, anche di pochi grammi, che spesso
bombe
termico, va tenuto presente, a mio avviso, che la loro efficacia veniva frustrata
enzialmente, se non esclusivamente, dal fatto, allora ignorato, della
saturazione
riferite azioni.
dalle
cerchietti neri indicanoi luoghi di caduta delle bombe
d’acqua nel
d’assorbimento.
terreno circostante,
Pertanto, sia gli aereatori
con
i
conseguenti
fenomeni
che gli altri provvedimenti successivamente adottati (materiale igroscopico
nell’Ipogeo, tentativi
di prosciugamento degli stucchi mediante stufe, ecc.), non potevano avere alcuna
efficacia, provocando anzi ulteriore richiamo d’acqua dall’esterno e col pericolo,
qualora si fosse giunti ad una provvisoria disidratazione eccessiva degli stucchi,
di
provocarne la caduta;
b) per quanto riguarda la cappa di piombo, che dopo tre mesi appena
dono per le vibrazioni dell’esercizio ferroviario.
In quali condizioni lavorano dunque le strutture ed in specie i pilastri,
si dimostrò inefficace, non fu tenuto conto che il terreno sovrastante la Basidate le loro dimensioni, il loro stato ed i carichi permanenti e mobili che gralica (originario e di riporto) è
vano su di esse ? Quali concentrazioni di carichi si verificano di fatto nell’invuto al lento e continuo intasamento della massicciata ferroviaria, per cui
terno delle varie strutture, data la degradazione delle relative malte, variante
le relative vibrazioni finiscono col produrre stiramenti e quindi lacerazioni
peraltro
da
punto a
soggetto ad un progressivo irrigidimento, doin qualsiasi corpo elastico inserito in esso.
punto
?
Ritengo che a tali e così allarmanti interrogativi sia impossibile e forse
Il
anche vano tentare di dare una risposta.
: tale sembra essere stata la sorte
della suddetta cappa.
progetto
di massima
(giugno
1948 e variante del gennaio
1949),
approvato dalle competenti Autorità, prevede innanzi tutto una copertura
stato necessario fare una
(che sarà eseguita o in cemento robustamente armato, con travi incrociate 0
lunga premessa prima di giungere all’esposizione dei provvedimenti ritenuti
raccordate con soletta, o mediante travi ad ali larghe incorporate, a seconda
necessari al risanamento ed al consolidamento dell’Ipogeo e del sovrastante
della convenienza economica o delle possibilità esecutive consentite dal terrilevato ferroviario, come è necessario in un problema, per poterlo poi rapireno e dall'esercizio
damente risolvere, individuare prima le relative incognite.
calcestruzzo, collegati da un architrave, pure in cemento armato.
Progetto di risanamento e di consolidamento. — E
ferroviario).
Tale
copertura
poggerà
pilastri
Page 10
View in PDF(opens in a new window)In un primo tempo,
si era pensato di
CONTRIBUTI
Inoltre,
procedere all'isolamento totale
il
progetto esecudell'Ipogeo, e quindi anche laterale, facendo poggiare la copertura su mura
tivo, è stato studiato in ogni suo
continue perimetrali oppure su pilastri, provvisti di cortina d'isolamento fra
dettaglio
in
di
Servizio
Lavori
essi, ma ragioni di economia e soprattutto ragioni prudenziali
hanno consicollaborazione
e
col
Costruzioni
gliato di ricorrere alla seconda soluzione. Infatti, si è ritenuto prudente lasciare
della
il più possibilmente invariate le condizioni d’equilibrio raggiunte
di fatto dal
Ferrovie dello
Stato,
lasciando
complesso « strutture antiche-terreno », con la sola riserva di ritornare alla
prima soluzione, indubbiamente più completa, in caso di riconosciuta necesindeterminate talune
strutture,
sità e possibilità esecutiva.
Direzione
Generale
delle
per le ragioni anzidette.
In linea generale, si è rite-
Poichè con la soluzione a pilastri vi è da temere il rifluiment
o di acque
atmosferiche fra l’estradosso dell’Ipogeo e la relativa copertura,
il che frunuto opportuno lasciare al prestrerebbe in parte la funzione anche in tal senso protettiva della
copertura
sionamento delle varie strutture
detto Servizio Lavori
il dimenstessa, è prevista la costruzione di una cortina (che partendo
dall’architrave
portanti,
di collegamento dei pilastri giunga quanto basti al di sotto dell’estrado
sso), la
dell'esercizio ferroviario e comquale dovrebbe ovviare al temuto inconveniente, Senonchè,
dato il costo elevato di tale cortina protettiva, sarà studiata in via alternativa
la possibilità
patibilmente con le esigenze prodi eseguire opere di drenaggio, le quali dovranno comunque essere fatte (nel
ri, da considerarsi del tutto preminenti, le norme sono state fissate dalla Soprincaso che non si proceda all’isolamento completo), al fine di diminuire
l'eccesso
tendenza alle Antichità di Roma I, nell'interesse della stabilità dell’Ipogeo dudi saturazione tanto dannoso. Infatti, rammentando le elevatissime percenrante i lavorì stessi. A tale fine, oltre al divieto di
tuali d'acqua
tener pre.
luogo comunque ad azioni dinamiche e quindi a vibrazioni (martelli pneumatici,
sente che tale saturazione è variabile anche perchè in funzione delle precipivibratori, ecc.), che potrebbero provocare la caduta degli stucchi, occorrerà
tazioni atmosferiche e conseguentemente si verifica una variazione più
attenersi strettamente a talune cautele e quindi a talune modalità esecutive,
riscontrate
nelle murature e nel
terreno, occorre
o
ai
fini della
sicurezza
Pig. 3
tettive dell'Ipogeo. Per quanto, riguarda, invece, le modalità esecutive dei lavousare macchinario che dia
meno periodica nel volume del terreno circostante, il quale è quindi
soggetto
ancorchè più dispendiose.
a movimenti di contrazione e di espansione. A tale fenomeno, a mio parere,
dovrebbe attribuirsi la lesione verificatasi nell'agosto 1949 nel primo tratto a
pioni, quanto più piccoli sarà possibile, essendo assolutamente da evitarsi la
Sarà pertanto necessario eseguire i lavori a campossibilità di eventuali cedimenti, anche di lieve entità, date le precarie condestra dell’antico ingresso. Il terreno, per l'appunto, compreso
fra il gomito
dizioni
dell’antico ingresso e la parete di sinistra della Basilica, tende
ad agire diretguirsi tutte mediante cunicoli a cassa chiusa, robustamente armati, muniti
delle antiche strutture. Le opere protettive dovrebbero quindi esetamente sulle strutture con le quali è a contatto, con effetti dannosi
qualuncioè di cappello, e di tondoni, soglie, dormienti, ecc., come in un cunicolo
que sia il suo movimento, di espansione o di contrazion
e, A questi due movid'avanzamento di galleria in terreno difficilissimo e spingente, corredando
menti bisogna aggiungerne un terzo: e cioè di assestamento,
susseguente ad
altresì la cassa chiusa delle armature di estesi appoggi su tavoloni, per evitare
ogni periodo di siccità,
presentando appunto il terreno numerosi canalicoli
prodotti evidentemente dall’asportazione di materie solubili, da parte
delle
acque, i quali canalicoli tendono poi (per le vibrazioni), a chiudersi,
dando
luogo a contrazione di volume, anche in senso verticale.
AONE
MSVERSALE
(i:lc0)
Con le opere di drenaggio, sarà eseguita anche una
galleria che, partendo
dal lato sinistro del rilevato,
raggiungerà l’antico ingresso. In pari tempo,
si procederà alla riapertura del lucernario del vestibolo (mediante
un gomito,
data la presenza di un binario). In tal modo, si potrà ovviare
in gran parte,
è sperabile, ai fenomeni derivanti da condensazione, in quanto si sarebbero
restituite all’Ipogeo le condizioni di aereazione originarie,
Le unite illustrazioni riportano in pianta e sezione
il progetto di massima
(gennaio 1949)
il quale nelle sue linee concettuali e generali risolvere
bbe il
problema. Non si è riportato il progetto esecutivo, perchè
previsto in più
varianti, come già accennato,
le quali varianti saranno definitivamente vagliate quando, iniziati gli scavi, saranno eliminati i dubbi e le incognite
che
ancora sussistono. Occorrerà, infatti, accertare la reale
consistenza ed omogeneità del terreno, l'eventuale presenza di deprecabili cavità,
nonchè, principalmente, l'eventuale causa dell'eccesso di saturazion
e, ecc.
eer
VON TWNNALE
CAINE
(lime)
Page 11
View in PDF(opens in a new window)Naturalmente, ove sarà possibile e necessario, potranno essere effettuate
quelle modifiche esecutive, ed anche strutturali, che le condizioni reali del
fornirono dati preziosi di alto interesse, frutto di laboriose ed acute ricerche,
142
terreno e le esigenze ferroviarie suggeriranno, anche e soprattutto in relazione
alle effettive esigenze e reazioni delle antiche strutture durante i lavori,
Sarebbe stato consigliabile, per quanto concerne
143
personali od anche per conto di Enti ed Istituti.
Da ultimo, quale perfezionamento delle opere di risanamento della Basilica, si studierà la possibilità di procedere con la massima cautela alla rigeneestenrazione di alcune strutture antiche, mediante iniezioni di latte di cemento,
derla maggiormente nelle quattro direzioni, ma cid & impossibile sui due lati
provvedendo in pari-tempo al consolidamento ed al restauro degli stucchi,
maggiori, dato che la via Prenestina sara nel futuro allargata fino a m.36, a
ulteriormente danneggiati da irruzione di materie colorate, dovuta forse alridosso
quasi delle costruende opere protettive. Sarà esaminata, quindi, la
possibilità di estenderla alquanto sui due lati minori, e specialmente verso
l'intrusione di terra, attraverso un probabile allargamento di alcune lesioni.
l'abside, al fine di proteggere le strutture antiche, dalle onde di pressione procui è saturo il terreno,
vocate dal transito dei treni,
la cui
azione
copertura,
Dovrà usarsi, infine, altrettanta cautela nella regolazione delle acque di
essendo da temersi massimamente una eccessiva disialtresì conto
dratazione, sia nei confronti della stabilità delle antiche strutture, sia nei
è in funzione dell'angolo
confronti della stabilità degli stucchi. È prevedibile che la condizione ottima
indiretta,
della pendenza della strada ferrata in quel tratto,
la
tenuto
d’attrito del terreno.
per le due esigenze sia rappresentata da un grado di umidità costante, anche
Non v'è dubbio che i lavori si presentano particolarmente difficili, nonostante la piccola mole dell’Ipogeo (complessivamente di circa me. 1.200), ma
se di indice elevato.
le condizioni obiettive delle sue strutture e del terreno fanno sorgere più di
una grave perplessità. A ciò deve aggiungersi la presenza di ben sei binari di
corsa (Roma-Pisa, Roma-Napoli, via Cassino,
e Roma-Napoli, Direttissima,
via Formia), che aggrava ulteriormente il problema, dato che trattasi di linee
ad altissima frequenza (con materiale pesante) che non è possibile deviare.
L’Amministrazione ferroviaria provvederà, durante i lavori, a proteggere
l'esercizio mediante fasci di rotaie, scaricando nel contempo il peso dell’esercizio stesso dalla sottostante Basilica e dai relativi cunicoli. Pur non ritenendo
necessario estendersi in dettagli tecnici di ordine numerico,
può accennarsi
che su ogni pilastro graverà un peso di circa T. 325.
Dopo aver eseguito i lavori protettivi previsti, occorrerà adottare altre
misure per attenuare
le azioni indirette dovute al transito dei treni e dei
veicoli sulla via Prenestina, in specie quando si sarà provveduto all’allargamento della via medesima. Per i treni, ad esempio, sarà consigliabile procedere alla saldatura dei giunti o alla sostituzione delle rotaie attuali con quelle
di m. 36, e ciò per eliminare almeno le azioni di martellamento.
Inoltre, quando si procederà alla costruzione del nuovo sottovia ferroviario, la cui spalla sinistra si troverà a pochi metri dall’Ipogeo, dovrà tenersi
presente che per la relativa fondazione si dovranno usare le medesime cautele
che saranno attualmente osservate per la costruzione delle opere di difesa.
Per i veicoli stradali, oltrechè una accurata
costruzione e tenuta
della
via in quel tratto (e cioè durante e dopo l’allargamento), sarà indispensabile
costruire una intercapedine verso il lato destro della Basilica (oltre il divieto
di costruire, da quel lato, fognature o condutture in genere). Ciò perchè è
necessario attenuare il più possibile le vibrazioni derivanti dal transito dei
veicoli in genere, data la pratica impossibilità di evitare del tutto che le antiche strutture della Basilica ne risentano. È noto, come anche le dette vibrazioni siano parificabili a quelle
sismiche (a parte l'imponenza e la gravità in
questi casi), aventi, però, contrariamente a queste ultime, periodi cortissimi ed
alta frequenza. Le esperienze di molti studiosi al riguardo, sia nei confronti
della loro natura ed effetti, sia nei confronti delle difese da adottarsi, sono
istruttive. P. Alfano, i professori Ariano e Corini, in Italia, il prof. Prasche,
il prof. Ritsch, all'estero, per citarne soltanto alcuni fra molti, già da tempo
VITTORIO PERRONE