Le camicie di Archimede pitagorico

Author
Levi, P.
Published in
Bolaffiarte
Year
1974
Subject
ARCHIMEDES
Language
Italiano
Category
C13 Art
Archive number
887

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TESTO DI PAOLO LEVI IL TACCUINO DEL COLLEZIONISTA —_ ME\ y LE CAMICIE DI ARCHIMEDE PITAGORIC( Che possibilità rimane a una camicia (0 a una matita o a una sedia) di qualificarsi come opera d'arte anche quando sia stata intenz nalmente spogliata di valori pittorici, quando sia stata ridotta a un simbolo emblematico, a un segnale quale potrebbe uscire da un co outer o da una guida Michelin? Stefanoni ha creato dal 1968 circa 15 immagini-nozioni che gli hanno valso il 2° posto nella votazic lei nostri lettori per l'assegnazione del Premio Bolaffi 1974. tefanoni si chiama Tino per mio lavoro. In un primo momento II suo desiderio non è tanto quello di battesimo è Costantino, n memoria di uno zio scomparso. camicie in fila e tutto finisce li, invece chi li approfondisce li accetta, amando quello che rappresentano. I miei collezionisti, penso, credono veramente in queste cose, più che non al fatto commerciale». Una sumistica, potrebbero essere di qualung S comodità. Il suo vero nome possono sembrare banali, quattro di rappresentare la società con- colore. Non vuole dare un col Nome lungo, ma raro. da due figli, è il sesto di otto fraelli e anche dalla parte di sua noglie i fratelli non mancano. Jna volta all'anno a Natale, i due lan si riuniscono in una grande festosa tavolata. Tino è l’unico ella famiglia che fa il pittore. ‘ive in una casa con giardino a ecco, città di provincia, ricca i industrie. Per Stefanoni è melio di Milano o di New York. come vivere alla periferia di na grande metropoli, dove tutti conoscono e si salutano per rada. A Lecco è nato trentasei ini fa. Preciso, ordinato sino la esasperazione, a volte ride el proprio perfezionismo; si rene conto di essere un po" noioso, ta non riesce a farne a meno. > in studio ha la matita o il ceino della carta fuori posto, non “ce a lavorare. Non avrebbe ai potuto fare il manager del ande stabilimento tipografico, ndato da suo padre negli anni nti perché non riesce ad avere ı rapporto stretto di lavoro con i altri. eferisce creare da solo, con le oprie mani. Inizia solitamente dipingere dopo cena, sino alle ie o alle tre di notte, per non nir disturbato. E stato molte le a Parigi, mai per lunghi riodi, molto tardi, quando era ı affermato: ha conosciuto perne nuove, ha avuto degli scambi. na sciare e tirare con Parco. Si nsidera un romantico. Tutti i :mbri del clan sono orgogliosi lui, specialmente sua moglie due figli. C'è una fotografia, itratto di famiglia", utilizzata me invito per una mostra. E nmagine, senza retorica, della niglia tipo e, come dice Stefani, perfetta quasi come un calo geometrico. cetta l'etichetta di pittore delle nicie, degli imbuti, delle tazze delle matite, perché significa » i suoi segni o figure-nozione ono ricordate e recepite. encralmente il collezionista che upra î miei quadri crede nel volta, al confine un doganiere, credendo che i suoi quadri fossero solo allo stato di progetto, l'ha lasciato transitare, chiedendogli quando e dove li avrebbe terminati. Sin dall'adolescenza ha sognato di fare il pittore. Disegnava forme, lince astratte su fogli d'album, andati col tempo smarriti. Racconta di essersi fatto bocciare quasi di proposito alla terza liceo scientifico, per farsi mandare dalla famiglia a Milano alla scuola Beato Angelico, dove ha conseguito la maturità artistica nel 1955. Famiglia permissiva, niente drammi, né fughe da pittore maledetto. Sempre a Milano ha frequentato per due anni la facoltà di Architettura. | suoi quadri tra il 1959 e il 1963 ricordano il mondo di Rosai e di Carrà, Il primo quadro gli è stato comperato da un amico e grazie a a quel denaro si è sentito per la prima volta promosso vero pittore professionista. Oggi ha un contratto per l'Italia con lo Studio Santandrea di Milano e per il resto del mondo con la galleria di Parigi, Paul Facchetti, con filiale a Zurigo. rappresenin senso pittorico, ma che rappı lare queste camicie, queste tazze, senti sempre quello della sche tipo del computer. Non è un mi: quanto di questi imbuti, come semplici nozioni o alfabeti per immagini, senza possibilità di equivoci. Mi ha spiegato che quando disegna una camicia è come se prendesse tutte le camicie, che vengono fabbricate su questa terra, e le buttasse in un computer, e il cervello elettronico gli desse come risultato una camicia tipo, che è la somma di tutte le camicie memorizzate. Questa camicia diventa la camicia per eccellenza, cioè quella più anonima, più logica per il nostro vedere, da abecedario da ragazzi di scuola elementare, scarnificata di tutti quegli elementi che potrebbero deformare l'idea di camicia. E chiaro che non esiste l'idea assoluta di camicia, però una camicia tipo, una camicia emblema, una camicia segnale, che non dia possibilità di equivoci, per Stefanoni, esiste. « È bello», dice, « riuscire a vedere in un attimo solo le cose nella loro totalità, come si fà, per esemcusiano irato contro la socie consumistica, non denuncia, solo delle constatazioni, i c risultati potrebbero uscire ben simo da un laboratorio. Stefanoni crede ancora nell'ope d'arte: «Una sedia», dice, «pi essere riscattata come ogget d'arte e al limite acquista una s poesia che prima non aveva», D 1968 ad oggi ha creato circa qui dici immagini-nozione per 1 totale di duecento quadri. H una solida fede religiosa e nc si è mai occupato di politica. Non crede che l’attuale angosce esistenziale sia determinata da Pera tecnologica disumanizzante « L'angoscia è dentro dì noi, è u fatto mentale ed altrettanto menta mente l'uomo può svincolarsene: PAOLO LEVI * Paolo Levi è capo redattore dei Cataloghi n zionali Bolaffi d'arte moderna. pio, per lo sviluppo dei solidi nella geometria descrittiva. Vengono scomposti e portati su di un piano ) 2 3 Tino Stefanoni é Pautore della tavola fotolitografica "I pennelli", abbinata a questo numero, che i nuovi Abbonati ricevono con la firma autografa dell’ Artista. Le prime nozioni-immagini © alfabeti, come ama definirili, sono state le camicie e le tazze. «/msolo per poter avere una lettura chiara da tutti i lati nello stesso momento». Così vorrebbe fare con gli elementi che seleziona, che non sono obbligatoriamente consumistici e li sceglie perché sono quelli comunemente che lo circondano. Le sue camicie, le sue giacche non sono gesti creativi, ma scelte, come potrebbe farle un computer. Non ha nostalgia del colore. Considera i suoi quadri altrettanto poctici rispetto a quelli figurativi degli anni cinquanta. La era una poesia più evidente, più epidermica, qui è una poesia più nascosta, non retorica, senza punti esclamativi anche se apparentemente sembrano molto freddi. I colori che usa sono quelli fondamentali della quadricromia. In un quadro, ad esempio, ci sono cinque camicie, una sarà completamente nera, una blu, una rossa, una gialla, una bianca, quemagini », dice, « sovente fraintese ». sto vuole indicare che le camicie 150 x 200 cm A parte l'esperienza figurativa dei primi anni dopo la maturità artistica, Stefanoni ha avuto un proprio sviluppo autonomo, senza padri putativi. La sua prima mostra importante l'ha tenuta nel 1968 all’Apollinaire di Milano. Esponendo una cinquantina di multipli, andati esauriti la sera stessa dell'inaugurazione. Alberi in polistirolo bianco, stampati in sottovuoto, formati di tanti dischetti, come un retino ingigantito, su cui Stefanoni è intervenuto con timbri, che riproducevano piccolissime case e pacsaggi. Lo Studio Santandrea di Milano che lo rappresenta in Italia e Paul Facchetti di Parigi con filiale a Zurigo che lo rappresenta nel resto del mondo ci comunicano le seguenti quotazioni; tecnica mista su tela 60x 70 cm L. 80x 95cm L. 300.000 600.000 L. 1.500.000 { lata DI pv A : iw Gay ag» PAR BOLAFFIARTE