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View in PDF(opens in a new window)TESTO DI PAOLO LEVI
IL TACCUINO DEL COLLEZIONISTA
—_
ME\
y
LE CAMICIE DI ARCHIMEDE PITAGORIC(
Che possibilità rimane a una camicia (0 a una matita o a una sedia) di qualificarsi come opera d'arte anche quando sia stata intenz
nalmente spogliata di valori pittorici, quando sia stata ridotta a un simbolo emblematico, a un segnale quale potrebbe uscire da un co
outer o da una guida Michelin? Stefanoni ha creato dal 1968 circa 15 immagini-nozioni che gli hanno valso il 2° posto nella votazic
lei nostri lettori per l'assegnazione del Premio Bolaffi 1974.
tefanoni si chiama Tino per
mio lavoro. In un primo momento
II suo desiderio non è tanto quello
di battesimo è Costantino,
n memoria di uno zio scomparso.
camicie in fila e tutto finisce li, invece chi li approfondisce li accetta,
amando quello che rappresentano.
I miei collezionisti, penso, credono
veramente in queste cose, più che
non al fatto commerciale». Una
sumistica,
potrebbero
essere di
qualung
S comodità. Il suo vero nome possono sembrare banali, quattro di rappresentare la società con- colore. Non vuole dare un col
Nome lungo, ma raro.
da due figli, è il sesto di otto fraelli e anche dalla parte di sua
noglie i fratelli non mancano.
Jna volta all'anno a Natale, i due
lan si riuniscono in una grande
festosa tavolata. Tino è l’unico
ella famiglia che fa il pittore.
‘ive in una casa con giardino a
ecco, città di provincia, ricca
i industrie. Per Stefanoni è melio di Milano o di New York.
come vivere alla periferia di
na grande metropoli, dove tutti
conoscono e si salutano per
rada. A Lecco è nato trentasei
ini fa. Preciso, ordinato sino
la esasperazione, a volte ride
el proprio perfezionismo; si rene conto di essere un po" noioso,
ta non riesce a farne a meno.
> in studio ha la matita o il ceino della carta fuori posto, non
“ce a lavorare. Non avrebbe
ai potuto fare il manager del
ande stabilimento tipografico,
ndato da suo padre negli anni
nti perché non riesce ad avere
ı rapporto stretto di lavoro con
i
altri.
eferisce creare da solo, con le
oprie mani. Inizia solitamente
dipingere dopo cena, sino alle
ie o alle tre di notte, per non
nir disturbato. E stato molte
le a Parigi, mai per lunghi
riodi, molto tardi, quando era
ı affermato: ha conosciuto perne nuove, ha avuto degli scambi.
na sciare e tirare con Parco. Si
nsidera un romantico. Tutti i
:mbri del clan sono orgogliosi
lui, specialmente sua moglie
due figli. C'è una fotografia,
itratto di famiglia", utilizzata
me invito per una mostra. E
nmagine, senza retorica, della
niglia tipo e, come dice Stefani, perfetta quasi come un calo
geometrico.
cetta l'etichetta di pittore delle
nicie, degli imbuti, delle tazze
delle matite, perché significa
» i suoi segni o figure-nozione
ono ricordate e recepite.
encralmente il collezionista che
upra î miei quadri crede nel
volta,
al
confine
un
doganiere,
credendo che i suoi quadri fossero solo allo stato di progetto,
l'ha lasciato transitare, chiedendogli quando e dove li avrebbe
terminati.
Sin dall'adolescenza ha sognato
di fare il pittore. Disegnava forme, lince astratte su fogli d'album,
andati col tempo smarriti. Racconta di essersi fatto bocciare
quasi di proposito alla terza liceo
scientifico, per farsi mandare dalla
famiglia a Milano alla scuola Beato Angelico, dove ha conseguito
la maturità artistica nel 1955.
Famiglia permissiva, niente drammi, né fughe da pittore maledetto.
Sempre a Milano ha frequentato
per due anni la facoltà di Architettura. | suoi quadri tra il 1959 e
il 1963 ricordano il mondo di
Rosai e di Carrà,
Il primo quadro gli è stato comperato da un amico e grazie a
a quel denaro si è sentito per la
prima volta promosso vero pittore
professionista. Oggi ha un contratto per l'Italia con lo Studio Santandrea di Milano e per il resto del
mondo con la galleria di Parigi,
Paul Facchetti, con filiale a Zurigo.
rappresenin senso pittorico, ma che rappı
lare queste camicie, queste tazze,
senti sempre quello della sche
tipo del computer. Non è un mi:
quanto
di
questi imbuti, come semplici nozioni o alfabeti per immagini,
senza possibilità di equivoci. Mi
ha spiegato che quando disegna
una camicia è come se prendesse
tutte le camicie, che vengono fabbricate su questa terra, e le buttasse in un computer, e il cervello
elettronico gli desse come risultato
una camicia tipo, che è la somma
di tutte le camicie memorizzate.
Questa camicia diventa la camicia
per eccellenza, cioè quella più
anonima, più logica per il nostro
vedere, da abecedario da ragazzi
di scuola elementare, scarnificata
di tutti quegli elementi che potrebbero deformare l'idea di camicia. E chiaro che non esiste l'idea assoluta di camicia,
però una camicia tipo, una camicia emblema, una camicia segnale,
che non dia possibilità di equivoci, per Stefanoni, esiste.
« È
bello», dice, « riuscire a vedere in
un attimo solo le cose nella loro
totalità, come si fà, per esemcusiano irato contro la socie
consumistica, non denuncia,
solo
delle constatazioni, i c
risultati potrebbero uscire ben
simo da un laboratorio.
Stefanoni crede ancora nell'ope
d'arte:
«Una sedia», dice, «pi
essere
riscattata
come
ogget
d'arte e al limite acquista una s
poesia che prima non aveva», D
1968 ad oggi ha creato circa qui
dici
immagini-nozione per 1
totale di duecento quadri. H
una solida fede religiosa e nc
si è mai occupato di politica.
Non crede che l’attuale angosce
esistenziale sia determinata da
Pera tecnologica disumanizzante
« L'angoscia è dentro dì noi, è u
fatto mentale ed altrettanto menta
mente l'uomo può svincolarsene:
PAOLO LEVI
* Paolo Levi è capo redattore dei Cataloghi n
zionali Bolaffi d'arte moderna.
pio, per lo sviluppo dei solidi nella geometria descrittiva. Vengono
scomposti e portati su di un piano
)
2
3
Tino Stefanoni
é Pautore della tavola fotolitografica
"I pennelli",
abbinata a questo numero,
che i nuovi Abbonati
ricevono con la firma autografa
dell’ Artista.
Le prime nozioni-immagini ©
alfabeti, come ama definirili, sono
state le camicie e le tazze. «/msolo per poter avere una lettura
chiara da tutti i lati nello stesso
momento». Così vorrebbe fare
con gli elementi che seleziona,
che non sono obbligatoriamente
consumistici e li sceglie perché
sono quelli comunemente che lo
circondano.
Le sue camicie, le sue giacche non
sono gesti creativi, ma scelte,
come potrebbe farle un computer.
Non ha nostalgia del colore. Considera i suoi quadri altrettanto
poctici rispetto a quelli figurativi
degli anni cinquanta. La era una
poesia più evidente, più epidermica, qui è una poesia più nascosta, non retorica, senza punti
esclamativi anche se apparentemente sembrano molto freddi.
I colori che usa sono quelli fondamentali della quadricromia. In
un quadro, ad esempio, ci sono
cinque camicie, una sarà completamente nera, una blu, una
rossa, una gialla, una bianca, quemagini », dice, « sovente fraintese ».
sto vuole indicare che le camicie
150 x 200 cm
A parte l'esperienza figurativa
dei primi anni dopo la maturità
artistica, Stefanoni ha avuto un
proprio sviluppo autonomo, senza padri putativi. La sua prima
mostra importante l'ha tenuta
nel 1968 all’Apollinaire di Milano.
Esponendo una cinquantina di
multipli, andati esauriti la sera
stessa dell'inaugurazione.
Alberi in polistirolo bianco, stampati in sottovuoto, formati di
tanti dischetti, come un retino
ingigantito, su cui Stefanoni è
intervenuto con timbri, che riproducevano piccolissime case e pacsaggi.
Lo Studio Santandrea di Milano
che lo rappresenta in Italia
e Paul Facchetti di Parigi
con filiale a Zurigo che lo
rappresenta nel resto del mondo
ci comunicano le seguenti quotazioni;
tecnica mista su tela
60x 70 cm
L.
80x 95cm
L.
300.000
600.000
L. 1.500.000
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BOLAFFIARTE