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alla dissertazione di ReynL è l'articolo di L. Di Grecorio, Sugli “Amore uni
©oöirv di Antonio Diogene, Aevum 42
(1968), 199-211, utile soprattutto per l’equilibrata discussione della bibliografia e per le osservazioni sulla favolistica dei
viaggi anteriore ad Antonio Diogene. La conclusione secondo la quale gli 4 pista
non sarebbero inseribili nello sviluppo storico di un ben determinato genere letterario (p. 211), non è per noi acccttabile perché abbiamo riconosciuto all'interno
del dramaticon una struttura definibile come romanzo in senso stretto, Se poi si
riesce a dimostrare che Antonio Diogene è * un neopitagorico, che pone al servizio
di un'idea religioso-morale la paradossografia etc." (p. 211), non ci resta che
|
prender nota d'aver scoperto un romanziere capace di riempire con interessi
;
non futili gli spazi riservati dal genere alla libera inventiva degli scrittori.‘
|
LAMBERTO DI GREGORIO
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Gregorio 4
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SUGLI « AITIZTA YIIEP OOYAHN » DI ANTONIO DIOGENE
Il romanzo di Antonio Diogene ! Tà brio OovAny &rıora ?, che
moi conosciamo solo tramite il PSI 1177 e il riassunto lasciatoci da
Fozio nel codice 166 della sua Biblioteca, ha ben presto attratto
1 Sugli autori antichi che lo menzionano e sul diverso modo con il quale essi lo citano cfr. W. CaRrISTW. Scumin-0. SrAnLIN, Geschichte der griechischen Literatur, 11 2, München 19245, pp. 819, n. 3 e 820,
n. 4. In Synes., ep. 148, 285 b (p. 731 Hercher) non viene fatto il nome di Antonio Diogene. Tuttavia è
sicuro che in questo passo si parli di lui. Cfr. al riguardo S. Cannon DE LA RocHETTE, Mélanges de critique et de philologie, I, Paris 1812, p. 53; E. Rompe, Der griechische Roman und seine Vorläufer, Hildesheim 1960 (rist. anast.), 268, n. 1; A. CALDERINI, Caritone di Afrodisia. Le avventure di Cherea e Calliroe, Torino 1913, p. 7.
Dal riassunto di Fozio (Henny, II, p. 147, 35) risulta che nel suo Spapxrixév (per
il modo in cui gli
antichi designavano il romanzo cfr. K. Barwıck, Die Gliederung der Narratio in der rhetorischen Theorie und ihre Bedeutung fiir die Geschichte des antiken Romans, in « Hermes », LXIII [1928], pp. 261 ss.)
il Nostro si autodefiniva nomrns xwpmdtac radar
ds. Queste parole, se sono chiare prese alla lettera, diventano oscure e di non facile interpretazione quando ci si domanda che cosa abbia voluto dire con esse
l’autore degli “Axtota drèp OovAny. Per E. Ronve, op. cit., 251, n. 2 xwuwölx è stato forse impiegato
in senso lato, per indicare una narrazione giocosa e fantastica in prosa, per la quale non si aveva un nome preciso. Tale termine poteva benissimo nelle intenzioni di Antonio Diogene designare il romanzo in
generale. Tuttavia il grande filologo esprimeva dei dubbi sulla validità dell'interpretazione da lui proposta e in altra sede (Zum griechischen Roman, in « Jahrbiicher fiir klassische Philologie », CXIX [1879],
p. 17 = Kleine Schrifien, II, Tübingen und Leipzig 1901, pp. 41-42) avanzava una nuova ipotesi, passata inosservata a molti. Secondo essa Fozio avrebbe frainteso l'affermazione del Nostro. Forse egli
nel 3payxrixóv diceva di essere non x0197%5 ma attore della commedia antica. Successivamente (cfr. il
luogo sopra citato)
il Rohde non escludeva la possibilità che Antonio Diogene fosse un vero scrittore di commedie antiche. Ciò nonostante la sua prima opinione è stata seguita da più di uno studioso, ad esempio
da K. BÜRGER, Studien zur Geschichte des griechischen Romans, II, Die literaturgeschichtliche Stellung des
Antonius Diogenes und der Historia Apollonii, Programm des Gymnasiums in Blankenburg a. Harz 1903,
p. 6, n.2 e da O. WEINREICH, Antiphanes und Münchhausen. Das antike Lügenmärlein von den gefrornen
Worten und sein Fortleben im Abendland, in « Sitzungsberichte der Akademie der Wissenschaften in Wien.
Philosophisch-historische Klasse », CCXX, 4, Wien und Leipzig 1942, p. 32, n. 2. Un'altra interpretazione di non tig xwpq@dlas madaris ha dato F. Lacóre, Sur l'origine indienne du roman grec, in Mélanges
d’Indianisme offerts par ses élèves a M. Sylvain Lévi, Paris 1911, pp. 278 ss., 289, 290. Egli accosta,
dal punto di vista formale, il romanzo di Antonio Diogene alla Katha indiana, poiché sia quello (lo vedremo fra poco) sia questa consistono in una serie di racconti messi in bocca a diversi personaggi, che
riferiscono le avventure cui essi stessi hanno partecipato. Pertanto, secondo lo studioso, il Nostro con xwuwôlz avrebbe designato la Katha, cioè il genere letterario, narrativo e drammatico, che noi chiamiamo
romanzo, Al riguardo si veda anche V. Pisant, Riflessi indiani del romanzo ellenistico-romano, in « Annali della R. Scuola normale superiore di Pisa », Serie II, IX (1940), pp. 151-152. Le interpretazioni proposte dai filologi menzionati risolvono completamente il problema di cui si sta trattando? Mi sembra di no.
Che l’autore degli “Artota brèp Oodrny fosse soltanto un attore della commedia antica, come suppone
il Rohde, non è certo da escludere, ma si è sempre di fronte ad una congettura. Le altre spiegazioni non
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)l’attenzione degli studiosi 5. Tuttavia, nonostante il lavorio filologico compiuto su di esso, non mi pare siano stati fino ad ora chiariti sufficientemente i rapporti nei quali il nostro autore si trova
rispetto agli scrittori così detti erotici. È questo il problema principale che mi prefiggo di trattare nel presente articolo.
Mi sembra utile, a tal riguardo, incominciarlo ricordando le diverse opinioni espresse sul Spauatix6v di Antonio Diogene da coloro che più da vicino se ne sono interessati. Come si sa, per il Rohde
il romanzo greco è sorto dalla fusione del racconto dei viaggi con la
narrazione erotica. I due elementi si sarebbero trovati per la prima
volta insieme, non ancora ben amalgamati fra loro, negli "Arıora
inte Oovayy, che pertanto avrebbero costituito il punto di partenza
sono perspicue e del tutto convincenti, perché, se chiariscono il significato di xapepSia, sorvolano o non
danno molto peso all’aggettivo rada. Antonio Diogene invece specifica il tipo di commedia della quale si considerava mounts: essa è quella antica. L'espressione da lui impiegata va presa, secondo me,
alla lettera, anche se non nel senso voluto ultimamente dal Rohde. Con ogni probabilità egli, definendosi
nel modo visto, intendeva dire che nel suo romanzo aveva introdotto motivi e spunti propri della vecchia
commedia attica. Uno di questi, come è già stato notato (cfr. Ta. Stuxo, De ordine quo erotici scriptores
graeci sibi successisse videantur, in « Eos», XII, 1,1 [1940], p. 25. e Q. CATAUDELLA, Il romanzo classico,
Roma 1958, pref. p. XV), appare visibile anche nel riassunto di Fozio. Infatti il Nostro, al pari degli autori della commedia antica, non poneva limiti alla libertà dell'invenzione e faceva svolgere l’azione in
terre lontane e fantastiche (Tule), nell'Ade e perfino sulla luna. Nel $papotinév di Antonio Diogene era
presente pure l'elemento satirico e parodistico, che caratterizza le opere di un Aristofane, di un Cratino
e di un Eupoli? Stando al cod. 166 dovremmo dire di no. Tuttavia io non mi sentirei di escluderlo in maniera recisa, poiché il patriarca compendia il romanzo in modo molto sommario e con una certa confusione e potrebbe non avere colto gli spunti parodistici degli “Antota Ürép QovAnv. Cfr. in merito PF.
Bott, Zum griechischen Roman, in « Philologus », N. S. XX (1907), p. 9 e W. Carist - W. Scumin - O,
STÂBLIN, op. cit., 11 2, p. 819, n. 4. Concludendo, mi sembra che quest’ultima interpretazione di rro th
xup@diac rodas sia la più logica, anche se, per la perdita dell’originale, può lasciare qualche zona
d’ombra.
Quando visse e operò Antonio Diogene? Noi non abbiamo dati sicuri per la sua cronologia; non andremo però molto lontani dal vero sostenendo che egli scrisse il Spapotexdy nel I sec. d. Cr. o nella prima
metà del secondo. A favore della prima possibilità hanno portato argomenti E. RoHDE, op. cit., 251 ss.,
F. Bout, art. cit., pp. 10 ss. e A. HALLSTRÜM, De aetate Antonii Diogenis, in « Eranos », X (1910), pp. 200201; a favore della seconda E. Schwartz, Fünf Vorträge über den griechischen Roman, Berlin 1896!, p. 136
e K. BÜRGER, op. cit., pp. 14-15 (contro le considerazioni di quest’ultimo studioso cfr. W. Scam, Bericht über die Literatur aus den Jahren 1901-1904 zur zweiten Sophistik [rednerische Epideiksik, Belletristik], in « Jahresbericht über die Fortschritte der klassischen Altertumswissenschaft », CXXIX [1906],
pp. 288-289). Gli altri filologi che si sono interessati ad Antonio Diogene, si sono schierati chi da una parte chi
dall’altra, senza recare in generale contributi personali per la soluzione del problema. È significativa
della incertezza che regna al riguardo la posizione dello Schmid, il quale, mentre in RE, I (1894), s.v. Antonius Diogenes, col. 2616 propendeva per il I sec. d. Cr., successivamente (cfr. Der griechische Roman.
Gegenwärtiger Stand unserer Kenntnis über seinen Begriff und Ursprung, in « Neue Jahrbücher für das
klassische Altertum », XIII [1904], pp. 469 ss. Si veda anche W. Carıst-W. Scumrp- O. STÄHLIN, op. cit.,
II 2, pp. 819-820) ha optato per la prima metà del II sec. d. Cr. Ad ogni modo gli "Anıoıa bntp OovAny sono anteriori a Luciano, che ne fece la parodia nelle sue Vere Storie. Cfr. in merito F. Bott, art. cit., pp.
les.
2 Non ci sono dubbi che il romanzo avesse questo titolo, anche se Io. Lyp., de mens. IV 42 (p. 99,
24 Wuensch) ed Erıenan., adv. haeres. I 33,8 in P.G. 41,568 parlano genericamente di "Artora.
3 Fra i più antichi ricordo P. D. Huet, Traité de l’origine des romans, Paris 1711°, pp. 60-62; S.
CHARDON DE LA ROCHETTE, op. cit., I, pp. 6-17 (traduzione in francese del cod. 166), 53-71 (note al cod.
166); A. CHASSANG, Histoire du roman et de ses rapports avec l’histoire dans l'antiquité grecque et latine,
Paris 18622, pp. 379-386; A. NicoLaï, Über Entstehung und Wesen des griechischen Romans, Berlin 1867?,
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)sueur "Anıora Ömtp Oodloy DI A. DIOGENE
nello sviluppo del genere letterario in questione 4. In tal modo il
ruolo secondario che il motivo erotico ha in essi si spiegava da sé.
Tuttavia, una volta caduta la teoria del Rohde 5 con la scoperta
dei noti frammenti papiracei, dai quali risulta che il romanzo d’amore
esisteva nel suo tipo fondamentale già nel I sec. a.Cr., perdeva ogni
validità anche l’interpretazione che il filologo aveva dato del nostro Spaparixóv. Gli studiosi che in seguito se ne sono occupati lo
hanno posto al di fuori del genere letterario al quale il Rohde lo
aveva strettamente congiunto. Per lo Heinze esso è soltanto un
racconto di fatti prodigiosi, arricchito con spunti erotici; il Birger ?
lo ha considerato un’opera di tendenza edificante, fortemente influenzata dalla favolistica dei viaggi e dalla paradossografia, scritta
da un neopitagorico a maggior gloria di Pitagora e della sua scuola,
Successivamente gli "Amiota Sntp OobAnv sono stati accostati sempre più all’aretalogia $. Nel 1930 i papiri ce li facevano conoscere
meglio. Infatti in tale anno il Gallavotti? assegnava ad essi il PSI
1177, e la sua appartenenza al Spapatixdv in questione veniva dimostrata con un buon margine di sicurezza dallo Zimmermann 1°.
Il contenuto del frammento 1! spingeva questo studioso a riavvicinare l’opera di Antonio Diogene al romanzo d’amore. Tuttavia la
tesi del filologo non ha trovato molto credito ed oggi si tende a togliere il Nostro dalla lista degli erotici 12.
Per comprendere appieno il problema che si tratterà, occorre
dire, prima di affrontarlo, due parole sulla complessa struttura degli
4 Cfr. E. RONDE, op. cit., 274 ss.
5 Essa era stata accettata anche da W. ScHMID, Antonius Diogenes, cit., col. 2616.
6 R. Heinze, Petron und der griechische Roman, in « Hermes », XXXIV (1899), p. 511.
1 K. BùrcER, op. cit., pp. 10, 12-13.
8 Cfr. R. REITZENSTEIN, Hellenistische Wunderersählungen, Leipzig 1906, pp. 17-18, 31-32 e W. ScaMID
presso E. RoHDE, op. cit., pp. 609, 618-619. Per le considerazioni del secondo filologo si veda anche V.
Herri, Zur Erzählungsiechnik in Heliodors Aethiopica, Wien 1950, p. 138, n. 279.
9 C. GaLravorti, Frammento di Antonio Diogene?, in « Studi italiani di Filologia classica », N.S.
VIII (1930), pp. 247-257.
Die stumme Myrto. Eine Szene aus des Antonios Diogenes «Tú drip QovAny drri10 Fr. ZIMMERMANN,
ota », in « Philologische Wochenschrift », LV (1935), coll. 474-480; In., Die “Amvata des Antonios Diogenes im Lichte des neuen Fundes, in « Hermes », LXXI (1936), pp. 312-319; In., Griechische Roman- Papyri
und verwandte Texte (= Quellen und Studien zur Geschichte und Kultur des Altertums und des Mittel
alters, 2), Heidelberg 1936, pp. 85-89. In R.A. Pack, The greek and latin literary Texts from greco-roman
Egypt, Ann Arbor 19652, p. 23, nr. 95 si esprimono ancora dei dubbi sull’attribuzione del PSI 1177 al
romanzo di Antonio Diogene. Infatti accanto al nome del Nostro abbiamo un punto di domanda.
11 Come notava già A. KORTE, Literarische Texte mit Ausschluss der christlichen, in « Archiv für
Papyrusforschung und verwandte Gebiete », X (1932), p. 234, il frammento ci mostra situazioni e motivi
propri di un romanzo erotico in piena evoluzione.
12 Cfr. TH. SINKO, art. cit., pp. 24 ss.; Q. CATAUDELLA, pref. cit., p. XII; M. Pacınska, Uwagi o genezie i datowaniu Romansu greckiego, in « Meander », XVIII (1963), p. 4. O WEINREICH, nell’eccellente
Nachwort aggiunto a Heliodor. Aithiopica, die Abenteur der schönen Chariklea. Ein grieschicher Liebesroman, übertragen von R. Revmer (= Die Bibliothek der alten Welt), Zürich 1950, pur inserendo Antonio Diogene nella lista degli erotici fra Iambulo e Caritone (pp. 329-330), afferma che gli “Antota
Sép @ovbAny non appartengono al tipo fondamentale del romanzo greco d'amore.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)"Artora Ömtp Oovany. L’autore premette al Spauarixév due lettere
di dedica: una all’amico Faustino, l’altra alla sorella Isidora *3. In
quest’ultima si acclude la copia di una terza lettera, con la quale
Balagro invia alla moglie Fila 1 la trascrizione di un manoscritto !5,
scoperto a Tiro dal seguito di Alessandro presso una tomba e contenente il resoconto, fatto da Frasinide, di un colloquio fra Dinia
e l’arcade Cimba. Tutto il romanzo è posto in bocca a Dinia, che,
dopo aver toccato dei viaggi da lui compiuti prima di giungere a
Tule e della relazione contratta con Dercillide 19, si limita quasi
esclusivamente a riferire, in discorso diretto, quanto la donna gli
ha narrato circa le proprie peripezie. Queste, raccontate durante
degli incontri d'amore che si svolgono di notte 17, costituiscono la
parte principale del Spapatixév. Solo nel ventiquattresimo ed
ultimo libro Dinia riprende a parlare delle sue avventure 1%.
Gli "Arıora Úrip OobAny sono un romanzo erotico nel vero senso
della parola? Senza dubbio no. Non vedo in che modo si possa condividere l’opinione del Merkelbach 19, il quale avvicina Antonio Diogene a Senofonte Efesio, ad Achille Tazio, all’autore dell’ Historia
Apollonii regis Tyri, ad Eliodoro e a Longo. L’accostamento del
13 Ciò è quanto sembra risultare dal compendio foziano (HENRY, II, p. 147, 30 ss.). Tuttavia K. BUR-
GER, op. cit., p. 6, n. 1 pensa che al riguardo il patriarca non si esprima con sufficiente chiarezza e che
intenda parlare di una sola lettera. In questa Antonio Diogene si rivolgerebbe prima a Faustino e poi ad
Isidora, cui è dedicato il romanzo. In tale caso la donna, sorella del Nostro, potrebbe anche essere la moglie del personaggio menzionato. Gli argomenti addotti dallo studioso sono probanti e la sua tesi mi pare
molto convincente. Essa, non tenuta nel giusto conto da quasi tutti i filologi, è recentemente accettata
da R. MerKELBACA, Roman und Mysterium in der Antike, München und Berlin 1962, p. 232. O. ScHissEL
y. FLESCHENBERG, Novellenkränze Lukians (= Rhetorische Forschungen, 1), Halle 1912, p. 101 sostiene
che Isidora sarebbe sorella di Faustino. K. Münscuer, Bericht über die Literatur zur zweiten Sophistik
(rednerische Epideiktik und Belletristik) aus den Jahren 1910-1915, in « J ahresbericht über die Fortschritte
der klassischen Altertumswissenschaft », CLXX (1915), p. 80, prende atto di quanto egli afferma senza
muovere obiezioni. L’asserzione dello studioso & perd completamente errata e non ha alcun fondamento.
14 Per i due personaggi cfr. E. ROHDE, op. cit., 271, n. 1.
15 Ti manoscritto è su tavolette di cipresso. Per l'espediente escogitato da Antonio Diogene cfr. E.
- W. Scan - O. STÄHLIN, op. cit., II 2, p. 819, n. 13.
ROHBDE, op. cit., 272, n. 2 e W. Cunisr
16 Questa parte del romanzo, poiché è riassunta da Fozio in poche righe (HENRY, II, pp. 140-141,
13-29), doveva essere svolta forse nel solo primo libro. Cfr. F. LACÓTE, art. cit., p. 284 e O. SCHISSEL v.
FLESCHENBERG, op. cit., p. 106.
17 Henny, II, p. 141, 26 ss. Il particolare, sebbene implicito nel riassunto del patriarca, è stato messo
in risalto la prima volta da K. BÜRGER, op. cit., p. 8, n. 2. Quando Dinia arriva a Tule, Dercillide e il fratello Mantinia sono sotto l'influsso malefico di Paapis, che di giorno li fa giacere simili a morti e durante
la notte li richiama in vita (per questo motivo favolistico degli "“Arcıorz Úrip @ov)ny, come per gli altri,
cfr. K. BÜRGER, op. cit., p. 20 e W. ANDERSON, Eine Märchenparallele zu Antonius Diogenes, in « Philologus», LXVI[1907], pp. 606-608). Per gli incontri d’amore fra Dinia e Dercillide, O. SCHISSEL v. FLESCHENBERG, op. cit., pp. 105 ss. parla di « Liebesnächte » e ha in merito buone osservazioni. Ne riparleremo in
seguito.
18 Antonio Diogene non narra secondo le norme proprie dell'epica, poiché la materia del romanzo
ci viene presentata non dall'autore ma dagli stessi protagonisti. Nel racconto fatto dai personaggi che partecipano direttamente all’azione, F. LACÓTE, art. cit., pp. 249 ss. vede un influsso indiano. Invece V. Pı-
SANI, art. cit., pp. 145 ss. & del parere che ci si trovi certamente di fronte ad un imprestito culturale, ma
che la tecnica narrativa sia stata ceduta dai Greci agli Indiani e non viceversa.
19 R. MERKELBACH, op. cit., p. 337.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)sueur “Antota bnép OodAnv DI A. DIOGENE
nostro Spauarıxöv al genere letterario rappresentato dagli scrittori
or ora menzionati, è stato fatto in passato anche dallo Zimmermann, che porta 2° argomenti a sostegno della sua tesi. Egli osserva
che nell’opera in questione l’elemento erotico non ha per nulla lo
scarsissimo rilievo di cui parlano diversi filologi. Ciò è senz’altro
vero. E poi è molto probabile, se non addirittura certo, come ebbe
a notare già il Wilcken ?!, che Fozio, riassumendo un romanzo oltremodo ricco di avventure e di peripezie, per mantenere il filo del
racconto abbia di proposito tralasciato più di un episodio a carattere
erotico. Così, ad esempio, l’épwc, di cui non si fa parola nel cod. 166,
sembra invece dominare la figura del malefico Paapis nel PSI 1177.
Inoltre, quando ad un certo punto nel compendio del patriarca 22
Cerillo si unisce a Dercillide e l’accompagna nel suo girovagare, non
viene detto che egli ne sia innamorato. Tuttavia che nell’originale
lo fosse si può dedurre 23 dal fatto che Fozio alla fine del riassunto ?4,
là dove esprime il proprio giudizio sull’opera di Antonio Diogene,
nomina il nostro personaggio accanto all’eroina e ai suoi due épaotat Dinia e Truscano.
Quanto è sostenuto dallo Zimmermann corrisponde quindi a
veritá, ma non rappresenta un sostegno sufficientemente valido alla
tesi da lui difesa. Gli “Amtota trép OovAyy non sono da porre sullo
stesso piano delle Efesiache, delle Etiopiche, delle Avventure di Cherea
e Calliroe, ecc., poiché l’elemento erotico, anche se ha un certo peso,
non ne costituisce la componente fondamentale, mancando in essi
la coppia di innamorati o sposi, che, con le proprie peripezie, caratterizza il romanzo d’amore. Lo Zimmermann, nel luogo in precedenza citato, cerca invano di vedere il fulcro del nostro Spauarixôv
nel duo Dinia-Dercillide e nei loro incontri notturni. Egli, quando
fa tale affermazione, non tiene nel dovuto conto quanto osservava
al riguardo già lo Schwartz *. Appare infatti evidente che gli &pwrx rodhuara dei due personaggi sono estranei al romanzo vero e
proprio, del quale costituiscono esclusivamente la cornice ?*. Il suo
contenuto è dato invece dal vagabondare di Dinia e, soprattutto,
dai casi di Dercillide e del fratello Mantinia, perseguitati dal malvagio Paapis. Inoltre, a parte le considerazioni fatte, Dinia e Dercillide si discostano non poco da coppie quali Anzia-Abrocome, Cherea20 Cfr. Fr. ZIMMERMANN, Die "Artota des Antonios Diogenes im Lichte, cit., pp. 315-317.
21 U. WiLcKEN, Ein neuer griechischer Roman, in « Hermes », XXVIII (1893), p. 193.
22 Henry, II, p. 142, 12.
23 Il particolare è stato messo in risalto da K. BÜrGER, op. cit., p. 8.
24 Henry, II, p. 148, 41-42.
25 E. SCHWARTZ, op. cit., p. 137.
26 Cfr. in merito anche O. SCHISSEL v. FLESCHENBERG, op. cit., p. 107.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Calliroe, Leucippe-Clitofonte, ecc. 27. Questo stato di cose, una volta
caduta la teoria del Rohde, il quale scorgeva nell’opera di Antonio
Diogene il primo timido tentativo di inserire l’elemento erotico nella
favolistica dei viaggi, non può essere spiegato che in un solo modo.
Il Nostro non intendeva scrivere un romanzo d’amore. Se così non
fosse stato, almeno a partire dal momento in cui Dinia incontra
Dercillide a Tule, egli avrebbe impostato secondo altri criteri il suo
Spxuærixév, incentrandolo tutto nelle vicende dei due, in maniera
ben diversa da quella che vediamo nel riassunto del patriarca. I
modelli non gli mancavano.
Gli "Arıora Ünèp OobAnv costituiscono un genere letterario un
po’ particolare. Oggi la maggior parte degli studiosi, accostandosi
alla tesi del Bùrger, è propensa a considerarli un’opera di tendenza
edificante, composta da un neopitagorico che si prefigge di divulgare la dottrina della sua setta filosofica ®. Infatti il filo conduttore
della narrazione sembra dato dalle peripezie di Dercillide e del fratello Mantinia, i quali, causata involontariamente, in seguito alle
macchinazioni di Paapis, la morte apparente dei genitori, sono costretti a girovagare per il mondo onde espiare la colpa commessa.
I loro casi si risolvono felicemente e il male, impersonato dal mago
egizio, viene fugato con l’ausilio di Astreo, fratellastro di Pitagora 29,
27 Si vedano al riguardo le giuste osservazioni di O. ScHissEL v. FLESCHENBERG, op. cit., p. 107,
n.2. Ta. SINKO, art. cit, p. 25 nota un'ulteriore differenza fra la coppia in questione e le altre. Essa pera
concerne esclusivamente l'eroina ed è la seguente. Mentre nel Spapattxdy erotico la protagonista è legatò
sentimentalmente solo allo sposo o al promesso sposo, Dercillide ha più di un innamorato: oltre naturalmente a Dinia appaiono tali Cerillo, di cui si è già parlato, e Truscano (HENRY, II, p. 144, 4 ss.), che del
resto non sarebbero gli unici secondo il Sinko. Tuttavia l’argomento addotto dallo studioso avrebbe piena
validità soltanto se la nostra eroina corrispondesse all’amore dei suoi èpaotal; ciò, sebbene sembri risultare probabile dal riassunto di Fozio (HENRY, II, p. 148, 37 ss.), non è, a parer mio, del tutto sicuro. Diversamente noi saremmo di fronte a situazioni non dissimili da quelle che troviamo nei romanzi erotici,
in cui non sono pochi coloro che si innamorano della protagonista senza venire però ricambiati. In tale
caso, inoltre, episodio nel quale Truscano uccide Paapis, per vendicare Dercillide, caduta sotto l'influsso
malefico del mago, potrebbe essere posto accanto a due scene analoghe delle Efesiache di Senofonte Efesio
(IV 6,5 ss., V 12, 3 ss.; Anfinomo sottrae Anzia a morte sicura). Vi sarebbe in comune il motivo del personaggio secondario che diventa épaotñc dell'eroina, e, quando la vede in pericolo, cerca di aiutarla in
qualche modo. È interessante notare, incidentalmente, che Truscano è il più antico nome di persona nordgermanico, come sostiene G. NEUMANN, Thruskanos, in « Beitrige zur Namenforschung », IV (1953),
pp. 53-55. Esso è stato forse fornito ad Antonio Diogene o da Senofonte di Lampsaco o da Pitea di Marsiglia o da Antifane di Berga, esperti conoscitori delle regioni nordiche.
28 Cfr. Ta. SINKO, art. cit., pp. 24-25; In., Prozaicsna lektura rosrywkowa Lukiana z Samosa!, in « Meander », XV (1960), pp. 360 ss., 497; R. MERKELBACH, op. cit., pp. 225-233. Quest'ultimo studioso alia nota
5 di p. 228, a proposito di Astreo che con il flauto mette a mal partito i nemici degli Iberi (Henry, II, p.
142, 20-21), osserva che il flauto magico richiama Orfeo e che i rapporti fra gli orfici e i pitagorici sono noti.
Purtroppo l’espressione di Fozio ...d0a...«bA@v toîc rokeuloic...elpyäowto non è affatto chiara e
non riusciamo a comprendere in che modo il fratellastro di Pitagora riuscisse ad avere la meglio sugli
avversari. E. ROHDE, op. cit., 264, n. 1 ha avanzato al riguardo delle ipotesi. Ma forse indicazioni utili
in merito ci possono essere fornite da Long. SoPH., De Daphn. et Chi. I 29, 2 ss. Cloe, su consiglio di Dorcone, soffia in una zampognae i buoi, che sono stati rapiti da corsari tirî fuggiti per via di mare, riconoscendo il segnale, si gettano in acqua; la nave si capovolge e gli uomini annegano. Qualcosa di simile non
si sarà verificato anche per l'episodio di Antonio Diogene?
29 Si tenga presente che gli avvenimenti degli "Arıcra ómip @obAnv si immaginano svolti subito
dopo la morte del maestro. Cfr. E. RONDE, op. cit., 265, n. 3.
Página 7
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)sueri “Arteta Grip OobAnv DI A. DIOGENE
e dell’amico Zalmoxis, rappresentanti del pitagoreismo. Io credo che,
eliminate talune forzature 3° del Merkelbach, una simile interpretazione degli *Ariora dtp OovAyy possa essere accettata: la tendenza edificante dette nell’occhio anche a Fozio 3! e ad avvalorare
la coloritura pitagorica bastano le notizie che Antonio Diogene, ad
un certo punto del racconto **, forniva sul taumaturgo e su suo
padre Mnesarco.
Tuttavia l’idea informatrice del romanzo passa forse inosservata a chi si lasci distrarre dalla massa veramente notevole di avventure, con le quali il Nostro cerca di vivacizzare la sua opera di
divulgazione. A tale scopo egli si rifà a diversi generi letterari: alla
paradossografia 33, all’aretalogia e, soprattutto, alla favolistica dei
viaggi, come dimostra il titolo stesso del 3papatixòv.
A questo proposito già il patriarca * osservava che di Tule nell'originale si parlava pochissimo e solo all’inizio; naturalmente in
occasione dell’arrivo di Dinia. Per quanto riguarda poi i fatti mirabili oltre l’isola, sembra risultare dal compendio foziano che essi
erano narrati unicamente nella seconda metà dell’ultimo libro. Dopo
tale constatazione viene spontaneo chiedersi come mai gli "Arıcra
al di là di Tule diano il titolo ad un romanzo del quale costituiscono
una parte del tutto trascurabile. Gli studiosi non si sono posti il problema, ad eccezione dello Schissel von Fleschenberg *, il quale pensa
giustamente che il Nostro si rifaccia ad uno dei tanti autori antichi,
citati in testa ad ogni libro per conferire una veste di attendibilità
al suo racconto di fantasticherie °°. Egli deve avere tenuto presente
in modo particolare qualche famoso rappresentante della favolistica
dei viaggi, che trattava specificamente delle meraviglie oltre Tule.
30 Cfr. in merito Fr. ZIMMERMANN, Die “Arioro des Antonios Diogenes im Lichte, cit., pp. 316-317.
31 Henry, II, p. 149, 6-12.
32 HENRY, II, p. 142, 14-16. Di questa parte si hanno estratti nella Vita di Pitagora di Porfirio. Cfr.
al riguardo R. MERKELBACH, op. cit., p. 225, n. 2.
33 La sua importanza negli “Antota rip Ooddny dovette essere notata anche da Fozio, se egli ad
un certo punto (HENRY, II, p. 148, 35) ricorda Damascio come un autore che avrebbe seguito l’esempio
di Antonio Diogene. Infatti dal cod. 130 del patriarca sappiamo che nella raccolta napad6&ov Aéyot è
dell'ultimo diadoco della scuola neoplatonica il genere letterario in questione aveva un ruolo rilevante. Per
la letteratura paradossografica si vedano i recentissimi studi di A. GIANNINI, Studi sulla paradossografia
greca, da Omero a Callimaco: motivi e forme del meraviglioso, in « Rendiconti dell'Istituto Lombardo di
Scienze e Lettere », XCVII (1963), pp. 247-266; In., Studi sulla paradossografia greca, da Callimaco alla
età imperiale: la letteratura paradossografica, in « Acme », XVII (1964), pp. 99-140 (a p. 132, n. 206 Damascio viene escluso dall'elenco dei paradossografi, contrariamente a K. ZieGLER in RE, XVIII, 3 (1949),
s.v. Paradoxographoi, col. 1159); Ip., Paradoxographorum graecorum reliquiae, Milano s.d.
34 Henry, II, p. 145, 18-19.
35 O. SCHISSEL v. FLESCHENBERG, op. cit., p. 104.
36 Henry, II, p. 147, 35 ss. Gli autori che Antonio Diogene menziona non sono affatto inventati,
come propende a credere anche K. BURGER, op. cit., p. 7, n. 1. Antifane, l’unico ricordato da Fozio (HENRY, II, p. 149, 5), ce lo dimostra. Al riguardo aveva visto giusto già E. RoHDE, op. cit., 273. Cfr. anche F.
Bott, art. cit., p. 8, n. 8.
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Con tutta probabilità il modello attirò a tal punto l’interesse di Antonio Diogene, fortemente influenzato dal genere letterario in questione, che egli ne trasse il titolo per il proprio $pauatixòv, anche se
esso mal si adattava al suo contenuto.
Lo Schissel von Fleschenberg si limita a dire che la fonte di
cui si sta parlando era un’opera geografico-utopistica, condotta secondo le caratteristiche riscontrabili nelle composizioni analoghe di
Ctesia e di Iambulo. Io credo però che al riguardo si possa essere
meno generici, avanzando, con le cautele del caso, alcuni nomi. Il
primo che siamo indotti a fare è quello di Pitea di Marsiglia ®”, il
quale al tempo della grande spedizione di Alessandro * costeggiò
l’Europa nord-occidentale e settentrionale, toccando forse come località estrema Tule. Il suo viaggio, narrato nello scritto Tú mepi tod
@xeavoÿ, divenne molto famoso ed è impensabile che non sia stato
tenuto presente da Antonio Diogene, il cui romanzo è ambientato in
prevalenza proprio nelle regioni nordiche e, in particolare, nell’isola
strettamente legata all’impresa di Pitea. È quanto mai probabile
che le notizie fornite dal navigatore greco sulle terre da lui visitate,
costituissero il punto di partenza per la parte geografica del nostro
Spaparicóv 3,
Nella relazione di viaggio in questione ci si soffermava sui fatti
37 Per i problemi inerenti alla sua figura e per la relativa letteratura critica, veramente sconfinata,
cfr. la recente monografia di F. GrstncER, in RE, XXIV (1963), s.v. Pytheas von Massalia, coll. 314-366.
Cf. anche R. Dion, Pythéas explorateur, in « Revue de philologie », XL (1966), pp. 191 ss. Per Pammirazione che il mondo greco-romano ebbe nei riguardi dell’esploratore marsigliese si veda in particolare
R. Dion, La renommée de Pythéas dans l'antiquité, in « Revue des Études latines », XLIII (1965),
pp. 443-466.
38 Per F. GisINGER, art. cit., coll. 314-316, 365, anteriormente al 332 a. Cr. Alla colonna 365 si oppugna la tesi di R. KNAPOWSKI, Zagadnienia chronologii ..., Poznah 1958, che parla di due viaggi, compiuti nel 324 e 323 a.Cr. Tuttavia, qualunque sia il numero delle spedizioni, non è improbabile che la
cronologia fissata dal primo studioso debba essere abbassata di qualche anno. Ricordo che lo stesso filologo precedentemente in RE, Supplementband IV (1924), s.v. Geographie, col. 594, pensava al 325 a.Cr.
circa. Inoltre sulla spiaggia del Finistère-Nord è stato trovato uno statere d’oro di Cirene di un tipo datato 322-313 a.Cr., proveniente da un naufragio. Non è da escludere che il naviglio fosse uno di quelli al
seguito di Pitea. Cfr. J. Bousquet, Un statère d'or de Cyréne sur la côte du Finistére, in « Comptes rendus
de l’Académie des Inscriptions et belles Lettres », 1960, pp. 317-322; Ip., Une monnaie d'or de Cyrène
sur la côte nord de l’ Armorique, in « Annales de Bretagne», LXVIII(1961), pp. 25-39. Di tale supposizione
prende atto Fr. LASSERRE, Ostiéens et Ostimniens chez Pythéas, in « Museum Helveticum », XX (1963),
p- 112, n. 16. Si veda al riguardo anche G. CapPoviLa, Callimaco (= Studia philologica, 10), Roma
1967, p. 151.
39 Cfr. F. Gisincer, Pytheas von Massalia, cit., coll. 316, 358, 365. Si veda di contro R. HENNIG,
Von ritselhaften Ländern. Versunkene Stätten der Geschichte, München 1925, p. 101. Potrebbero diventare
molto interessanti a questo proposito le parole di Serv. in VERG., Georg. I 30: ...in hac Thyle, cum
sol in cancro est, dies continuus sine noctibus esse dicitur. Multa praeterea miracula de hac insula
feruntur, sicut apud Graecos Ctesias (Etesias L) et Diogenes, apud Latinos Sammonicus dicit (p. 139,
10-13 Thilo). La correzione Ctesias del Daniel è stata accettata da tutti, però G. KnAACK, Antiphanes
von Berge, in « Rheinisches Museum », N.F. LXI (1906), pp. 137-138, ha proposto di leggere Pytheas. Se
si accetta questa congettura, a parer mio assai valida, si deduce da Servio che il Marsigliese, come del resto gli altri due, era una fonte importante per la conoscenza delle meraviglie di Tule. In tale caso rimarrebbe davvero difficile pensare che, almeno per quanto concerne la descrizione dell’isola, egli non sia
stato tenuto in particolare considerazione da uno scrittore, il quale cercava negli autori antichi la conferma alle sue storie incredibili.
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mirabili che si favoleggiavano oltre Tule? Certamente non saranno
mancati accenni in merito, ma forse, per risolvere il problema del
quale si è sopra parlato, bisogna rifarci ad un altro scrittore e, precisamente, a quell’Antifane di Berga, che, utilizzato da Antonio Diogene, è ricordato anche da Fozio 40, Egli, dal momento che è l’unico,
fra i molti autori della cui testimonianza ci si avvale negli "Anıor«
ómip Oovdny, a venire citato nel cod. 166 (..-Mvyyoveter d’obtoc
dpyarotipov rivèc "Avtupdvouc, dv gyno. mepl TOLaÚTA tive Tepazohoyhuaro xatecyoraxévar...), non può non essere stato la fonte
principale del Nostro. Il suo scritto deve averne attirato l'interesse
in modo particolare; perciò nel romanzo non se ne sarà parlato tanto
in testa ad uno dei 24 libri, come avviene per gli altri modelli, quanto
in sede di presentazione, cioè nelle lettere (o nella lettera) a Faustino
ed Isidora, o, possibilità da ridurre al minimo, alla fine 41, I legami
fra le due opere erano verosimilmente assai stretti; il Weinreich 4?
sostiene, con buone argomentazioni, che in entrambe giocavano un
ruolo molto importante l’aretalogia congiunta alla tendenza edificante e, naturalmente, la favolistica dei viaggi. Ora, tenendo presente che Antonio Diogene ha tratto con ogni probabilità il titolo
del suo Spapatixéy da uno scrittore dal quale è stato fortemente
influenzato, non è fuori luogo supporre che questo scrittore sia appunto Antifane di Berga. Egli parlava senza dubbio delle meraviglie riguardanti l’estremo Nord, come si può desumere anche dalla
40 In passato si dubitava che l’autore menzionato dal patriarca fosse da identificare con Antifane di
Berga. Cfr. E. RODE, op. cit., 275, n. 1 e Fr. SusEMIAL, Geschichte der griechischen Litteratur in der Alexandrinerzeit, I, Leipzig 1891, p. 323, n. 74. Oggi però, dopo le osservazioni di U. v. WıLaMmowırz-MoELLENDOREF, Lesefrüchte, in « Hermes », XL (1905), pp. 149-150 (= Kleine Schrifien, IV, Berlin 1962, p.
203), si è sicuri di trovarci di fronte ad una stessa persona (delle nuove argomentazioni addotte non sembra avere tenuto conto F, LACÓTE, art. cit., p. 278). Il grande filologo tedesco aveva posto la sua attività
letteraria nel IV sec. a.Cr., e la datazione da lui avanzata è stata successivamente confermata, tra l’altro,
come si deduce da un'iscrizione di Epidauro. Si tratta di un catalogo topografico di funzionari stranieri
del tempio di Asclepio, che va dal 365 al 311 a.Cr. Antifane, il quale aveva la carica onorifica di « thearodokos », avrebbe ricoperto il suo incarico fra il 365 e il 356. a.Cr. Si vedano al riguardo K. LATTE, recensione a 1.G. IV2, 1, ed. Hiller De Gaertringen, in « Gnomon », VII (1931), p. 121 e O. WEINREICH, Antiphanes und Münchhausen, cit., pp. 13-15. Cade cosi, forse definitivamente, se si tiene presente la cronologia
del viaggio di Pitea, Vipotesi di G. KnAACK, art. cit., pp. 137-138, secondo cui il nostro scrittore avrebbe
parodiato nella propria opera il [leet dxexvoÿ dell'illustre contemporaneo. Del resto tale opinione, anche
se accettata da qualche studioso (cfr. F. Bout, art. cit., p. 10, n. 10), non ha mai trovato largo seguito.
Vi si opponevano gia W. CHRIST - W. Scumip - O. STAHLIN, Geschichte der griechischen Litteratur, 19, Miinchen 1912, p. 540 e n.6. Si veda pure H. J. METTE, Pytheas von Massalia (= Kleine Texte fir Vorlesungen
und Ubungen, 173), Berlin 1952, p. 12, n. 4.
41 Cfr. O. WEINREICH, Antiphanes und Münchhausen, cit., p. 32. Lo studioso alle pp. 28 ss. pensa
che l’opera di Antifane di Berga, anche se giudicata negativamente dai geografi, presso i quali il termine
Bepyatleıv era sinonimo di pnôëèv «Andes Aéyetv, cioè di « fanfaronata », nell'antichità doveva essere
apprezzata dalla cerchia più larga dei non specialisti. Ce lo dimostrerebbe Antonio Diogene, che si fa addirittura forte della testimonianza del Nostro per rendere credibili i suoi &mtota.
42 O. WEINREICH, Antiphanes und Miinchhausen, cit., pp. 36 ss.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)storiella del freddo che congela i suoni 43; anzi non è da escludere
completamente “ che la sua opera si intitolasse proprio Tà ürtp
Oobany driota #.
Si è affermato in precedenza che Antonio Diogene non intendeva scrivere un romanzo erotico. Tuttavia pure a chi si interessi
al suo Spaparixév senza approfondire i vari problemi 4, salta subito agli occhi l’impiego di motivi tipici del genere letterario in questione 4°. Da ciò si deduce ovviamente che il Nostro ha sentito l’influsso, oltre che della paradossografia, dell’aretalogia e della favolistica dei viaggi, anche del romanzo d’amore, sviluppatosi forse già
nel I sec. a. Cr. %,
43 Cfr. PLUT., de profect. in virt. 19 A: è yap ’Avtigdvyg Deye naltwy Ev tive Röder TAG pevag eb8d¢ Acyopévac Thyvoadar Sid düyos, el?’iatepov dvepévenv docoderv Sépouc & tod yetpdivos dudéy deca... O. WEINREICH, Antiphanes und Münchhausen, cit., p. 43 pensa che questo &riotov
poteva venire narrato anche nel Spapatix6y di Antonio Diogene, ove non mancava certo l’occasione
per parlarne. Cfr. Henny, II, pp. 141, 18; 144, 37-38; 146, 1.
44 Questa è invece l'opinione di O. WEINREICH, Antiphanes und Miinchhausen, cit., p. 33, n. 7.
45 “Artota è più che probabile; úr¿p QovAny è un'ipotesi di G. KNAACK, art. cit., pp. 136, 138. Per
ciò che concerne il titolo si vedano pure le osservazioni di O. WEINREICH, Antiphanes und Münchhausen,
cit., pp. 33-34. Purtroppo al riguardo possiamo fare solo delle supposizioni, poiché quanto mai scarse
sono le notizie che abbiamo sull’opera di Antifane di Berga. Agli inizi del XX secolo J.B. Bury presso J.
G. SmyLy, Fragment of a greek Romance, in « Hermathena », XI (1901), p. 330, aveva proposto di assegnare ad essa il frammento del così detto romanzo d’Erpillide, per cui cfr. FR. ZIMMERMANN, Griechische
Roman-Papyri, cit., pp. 68-78. Tuttavia la sua congettura non ha alcun fondamento e non è stata accettata da nessun filologo. Cfr. W. CRÖNERT, Literarische Texte mit Ausschluss der christlichen, in « Archiv
für Papyrusforschung und verwandte Gebiete », II (1903), p. 366, n. 2; W. Scamp, Bericht über, cit.,
p- 287; A. CALDERINI, op. cit., p. 12; R. M. RATTENBURY, Romance: Traces of lost greek Novels, presso
New Chapters in the History of greek Literature, third Series, edited by J. U. PoweLL, Oxford 1933, p.
237. C. GALLAVOTTI, art. cit., p. 257, seppure molto dubbiosamente, ha prospettato invece la possibilità che il frammento sia da attribuire ad Antonio Diogene; sotto il nome ‘EpruAAls ‘si potrebbe celare
AepxvAAis. Tale ipotesi non è però affatto attendibile. Cfr. FR. ZIMMERMANN, Griechische RomanPapyri, cit., p. 72.
46 Cfr., ad esempio, A. LesKy, Geschichte der griechischen Literatur, Bern 1963?, p. 918.
47 Basti pensare alla coppia Dercillide-Mantinia, che si separa (HENRY, II, p. 142, 12) e si ritrova
(Henry, IL p. 143, 8-10), alla morte apparente (HENRY, II, p. 144, 10) e ai vaticint (Henny, II, p. 144, 28).
R. Heim, Der antike Roman (= Studienhefte zur Altertumswissenschaft, 4), Göttingen 1956*, p. 32, riecheggiando il giudizio di Fozio (HENRY, II, p. 148, 37 ss.), afferma, a proposito di tali scene, che Antonio
Diogene è da considerare un modello per gli scrittori erotici successivi. Però, date le caratteristiche degli
"Artota Srp OobAnv, è più logico supporre che i motivi cui si è accennato e gli altri taciuti fossero, per
la maggior parte, peculiari già del romanzo d’amore anteriore al Nostro. Egli deve essersi limitato a farli
propri. Si prenda ad esempio l’episodio di Dercillide e Mantinia, che, creduti morti, vengono sepolti e poi
escono dalla tomba (HENRY, II, pp. 144-145, 43 ss.). Ad esso, secondo l’implicita ammissione di E. ROBDE,
op. cit., 267, n. 1, si sarebbero rifatti, per le situazioni analoghe presenti nelle loro opere, Giamblico (p.
20, 1 ss. Habrich), Senofonte Efesio (III 7; III 8) e Caritone (I 5-6; I 9). Oggi però la cronologia dell’ultimo non è più quella voluta dall’illustre studioso. L'autore delle Avventure di Cherea e Calliroe può benissimo avere scritto prima di Antonio Diogene e avergli offerto lo spunto per la scena in questione.
48 È molto interessante a questo riguardo quanto si legge in K. KERÉNYI, Die griechisch-orientalische
Romanliteratur in religionsgeschichtlicher Beleuchtung, Tübingen 1927, p. 239, n. 45. Secondo lo studioso
il nome di Dercillide deriverebbe dalla contaminazione di Derceia, personaggio del Romanzo di Nino,
con Erpillide, che compare nel frammento papiraceo già visto, tratto da un romanzo sconosciuto. Inoltre,
il fatto che ad un certo punto degli *Amiora Ördp God)y (Henry, II, p. 142, 13) l'eroina si reca a Napoli
presso la tomba della Sirena (cfr. in merito E. RONDE, op. cit., 262, n. 1), sarebbe un ricordo del Romanzo
di Partenope. Se le supposizioni del filologo risultassero vere, come mi sembra probabile, avremmo una
ulteriore conferma che Antonio Diogene conosceva bene i $papatixd erotici a lui anteriori, ai quali doveva rifarsi in più di un'occasione.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)sucLi "Artota trip OodAnv DI A. DIOGENE
Quanto notevole esso sia stato si vede in particolare dal PSI
1177. Al riguardo sono illuminanti le pagine già citate dello Zimmermann, sebbene a parer mio non si possano accettare, come si è
notato, le conclusioni alle quali egli perviene. Una sola osservazione
vorrei aggiungere a quelle da lui fatte. Dal frammento papiraceo
sembrerebbe risultare, tra l’altro, che Paapis, per arrivare a Dercillide, simula amore per la sua ancella Mirto. A tale proposito il filologo 4 rimanda al passo di Caritone 5, in cui un pretendente di
Calliroe ordina al proprio parassita di fingersi amante di una serva
dell’eroina, per tramare un inganno ai danni di Cherea. Però, se veramente il mago egizio si comporta nel modo che si è detto, l’episodio
in questione degli “Amiota dntp QovAyy mostra un ben più profondo
punto di contatto con il Spapatixév erotico, poiché il cercare di
circuire una fantesca o la nutrice per accostare la donna amata,
costituisce quasi un rómos del nostro genere letterario. Il motivo,
già presente nel Romanzo di Nino 51, è impiegato in seguito anche
da Caritone 5? e da Achille Tazio 58.
Sino ad ora nessuno ha notato che Antonio Diogene può aver
tratto lo spunto dagli scrittori erotici pure per una delle scene terminali della sua opera, precisamente per quella in cui Dinia, alla fine
delle proprie peripezie, si ritrova miracolosamente nel vec di Eracle
a Tiro %, Infatti i protagonisti del romanzo d'amore, che molto spesso
si conoscono durante una festa religiosa 5, più di una volta concludono felicemente le loro avventure in un tempio, ove si riuniscono
dopo un distacco più o meno lungo 56. Nel luogo sacro ad Eracle il
nostro eroe non riabbraccia Dercillide, dalla quale si è separato in
precedenza 57. Ciò non toglie però validità a quanto si è ora detto;
49 Fr. ZIMMERMANN, Die stumme Myrto, cit., col. 476.
50 Cuanrr., De Chaer. et Call. I 4. Lo Zimmermann avrebbe potuto citare anche Aca. Tar., De
Leuc. et Clit. II 31, 2, ove compare lo stesso motivo.
51 Cfr. P. Berol. 6926 A in FR. ZIMMERMANN, Griechische Roman-Papyri, cit., p. 21, 117-118.
52 CHARIT., De Chaer. et Call., I 2,3.
53 AcH. TAT., De Leuc. et Clit. II 4,2.
54 Cfr. Henry, II, p. 146, 15.
55 In XEN. Epa., Ephes. I 3, 1-2. Anzia e Abrocome si incontrano addirittura nel tempio di Artemide
ad Efeso, in occasione della processione in onore della dea. Il motivo della festa nella quale l’uomo e la
donna si innamorano, è comune nella letteratura erotica ellenistica. Cfr. E. ROHDE, op. cit., 145; 146, n.
1 e M. Braun, Griechischer Roman und hellenistische Geschichtsschreibung (= Frankfurter Studien zur
Religion und Kultur der Antike, 6), Frankfurt am Main 1934, pp. 49-50.
56 Cfr. XEN. Epu., Ephes, V 13, 2 ss., Historia Apollonii regis Tyri, 48-49 (le sue affinità con il romanzo erotico sono evidenti ed indiscusse) e Aca. TAT., De Leuc. et Clit., VII 15-16 (la coppia si ricongiunge definitivamente nel tempio di Artemide ad Efeso, dove rimane per tutto l'ottavo ed ultimo libro). In
Hetion., Asthiop. X 41 Teagene e Cariclea, finalmente sposi, diventano sacerdoti di Elio. Ricordo inoltre
che in Giamblico (p. 24, 5 ss. Habrich) le peregrinazioni di Rodane e Sinonide terminano momentaneamente nel santuario di Afrodite, sito in un'isoletta circondata dal Tigri e dall’Eufrate.
57 Cfr. HENRY, IL, p. 145, 33 ss. I due si rivedono subito dopo la scena di cui sopra si parla e il loro
incontro non presenta alcuna delle caratteristiche che negli scrittori erotici contraddistinguono episodi
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)a parer mio è solo un’ulteriore conferma delle notevoli differenze,
cui si è accennato, esistenti fra questa coppia e quelle del Spayatixdv
sofistico.
L’influenza esercitata dal genere letterario in questione sugli
”Artota Ünèp OobAnv si rivela soprattutto negli episodi a carattere
erotico, abbastanza numerosi, con i quali si cerca di variare il racconto. La nostra attenzione va rivolta specialmente alla relazione
amorosa di Dinia e Dercillide, che ci chiarisce la posizione di Antonio Diogene nei confronti del romanzo greco vero e proprio. Egli,
facendo conoscere ed invaghire l’uno dell’altro i personaggi menzionati, non lascia molti dubbi circa il modello cui si è rifatto. Tuttavia i due formano una coppia di innamorati unicamente all’interno della cornice, ove si hanno gli incontri notturni durante i quali
Peroina narra le vicende occorse a lei e al fratello Mantinia 5. Quando essi partecipano all’azione non ci troviamo più di fronte allo
schema peculiare del $paparıxöv erotico, poiché le avventure dell’uomo e quelle della donna non sono una conseguenza diretta ed
immediata del loro amore. Il vagabondare di Dinia è dovuto alla
sua brama di conoscere 5%, mentre le peripezie di Dercillide traggono
origine dalle trame ordite dal malvagio Paapis 9°. Tale particolare è
della massima importanza, dimostrandoci che Antonio Diogene,
del genere. Stando al riassunto di Fozio, come giustamente osserva O. ScHIssEL v. FLESCHENBERG, op.
cit., p. 107, n. 2, nulla lascia pensare ad un matrimonio fra Dercillide e Dinia, che sarebbe di prammatica
in un romanzo sofistico.
58 Sul dialogo d'amore-cornice in Antonio Diogene si leggono affermazioni discutibili in O. ScHIsSEL v. FLESCHENBERG, Entwicklungsgeschichte des griechischen Romans im Altertum, Halle 1913, pp. 4-5.
Il filologo, per il quale l’azione del romanzo si sarebbe sviluppata dal tipo di cornice presente negli "Artote drèp OobA nv, pone il Nostro agli inizi di tale processo evolutivo, appena dopo le Storie milesie di Aristide. Per la teoria espressa nello studio ora citato cfr., fra gli altri, R. HELM, recensione a O. SCHISSEL v.
FLESCHENBERG, Entwicklungsgeschichte, cit., in « Berliner philologische Wochenschrift », XXXIV (1914),
coll. 1356-1360.
59 Cfr. Henry, II, p. 140, 13-14.
60 Dercillide e Mantinia, che fuggono il cattivo incantatore egizio, rimanendo quasi sempre insieme,
devono essere considerati, senza aleun dubbio, il modello cui si & attenute Giamblico nel descrivere le
peregrinazioni di Sinonide e Rodane. Infatti i protagonisti delle Storie babilonesi per l’intera durata del
Spapatixév vengono inseguiti dagli eunuchi di Garmo, Saca e Dama, e si separano solo verso la fine. La
unica differenza consiste nella sostituzione, operata dall’imitatore, della coppia di fratelli con una di innamorati. La derivazione dal Nostro dello schema presente nello scrittore erotico ora menzionato, che,
se non vado errato, è stata messa per la prima volta timidamente in risalto da R. HEINZE, art. cit., p. 511,
n. 1, è oggi riconosciuta da tutti. Si veda ad esempio, fra gli ultimi studiosi in ordine di tempo, U. SCHNEI-
DER-MENZEL, Jamblichos’ « Babylonische Geschichten» presso FR. ALTHEIM, Literatur und Gesellschaft
im ausgehenden Altertum, I, Halle-Saale 1948, p. 74. Del resto fra le opere in questione sembrano esservi
altri punti di contatto. Cfr. Tr. Sinko, De ordine quo erotici scriptores, cit., pp. 26 e 36. W. Scamip in
E. RombE, op. cit., p. 618 pensa che in un certo senso anche Achille Tazio possa essere stato influenzato
da Antonio Diogene, poiché pure egli fa raccontare in prima persona le avventure del romanzo al protagonista, cioè a Clitofonte. Tuttavia la tecnica impiegata dai due è sostanzialmente diversa, come si legge
in F. LAcòTE, art. cit., p. 301 e in V. Pısanı, art. cit., p. 147, i quali affermano invece che la narrazione
condotta secondo i criteri della Katha indiana, peculiare degli *Artota ürèp @obAnv, presenta tracce più
cospicue nelle Etiopiche di Eliodoro. L'influsso esercitato dal Nostro sugli erotici pare ridursi a quanto
si è ora detto.
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sebbene tenga presente il romanzo, imposta con criteri diversi la
propria opera. Come osservava giustamente già lo Schissel von Fleschenberg 1, nel nostro caso l’elemento erotico non è una componente integrante degli “Artuota trip Oobanv, ma solo un mezzo
tecnico al servizio della sua composizione. Con la relazione sentimentale di Dinia e Dercillide, relegata nella cornice, ci si prefiggeva
esclusivamente di ridurre il più possibile ad un tutto organico la
massa eterogenea del $paparıxöv. Infatti con tale espediente le sorti
dei tre protagonisti (il terzo è Mantinia) vengono in qualche modo
legate fra loro.
Un’altra considerazione va fatta a proposito degli incontri notturni dei due personaggi. In essi, secondo quanto si è in precedenza
notato, lo studioso sopra menzionato ravvisa le caratteristiche delle
« Liebesnächte » (notte, unione indisturbata della coppia, racconto
delle passate avventure, amore), che noi troviamo in Caritone ®,
in Senofonte Efesio % e forse, ma è soltanto una congettura, nel
Romanzo di Nino *. In teoria tali scene, molto brevi e quasi accennate, che con ogni probabilità non dovevano essere completamente
estranee ai romanzi erotici andati perduti, potrebbero benissimo, a
parer mio, stare alla base della cornice di Antonio Diogene. Non è
da escludere che egli abbia sviluppato il motivo, trasferendo la « notte d'amore » dalla fine del Spauartxév al suo inizio, con la nuova
funzione di cui si è visto. Questa vuole essere una semplice ipotesi,
che però non mi sembra del tutto infondata.
Da quanto si è detto nel corso dell’articolo risulta quindi che
gli “Amora Ömtp OovAyy non sono inseribili nello sviluppo storico
di un ben determinato genere letterario. In senso lato possiamo parlare di romanzo ®, ma, più precisamente, ci troviamo di fronte all’opera di un neopitagorico, che pone al servizio di un’idea religiosomorale la paradossografia, l’aretalogia, la favolistica dei viaggi e il
vero e proprio Öpxu.arıxöv erotico.
61 O. ScHIssEL v. FLESCHENBERG, Novellenkränze Lukians, cit., p. 107.
62 CHARIT., De Chaer. et Call., VIII 1, 14 ss.
63 Xen. ErH., Ephes., V 14. Per tale passo e per quello di Caritone cfr. O. ScmissEL v. FLESCHENBERG, Technik der Romanschlüsse im griechischen Liebesroman, in « Wiener Studien», XXX (1908), pp. 232
ss.; In., Die Rahmenerzählung in den ephesischen Geschichten des Xenophons von Ephesus, Innsbruck 1909,
pp. 30 ss. Fr. Zimmermann, Die ”Amota des Antonios Diogenes im Lichte, cit., p. 316, n. 2 sostiene che
» di cui
la cornice degli “Antota brie @obAnv non può essere posta sullo stesso piano delle « Liebesnächte
si sta parlando, poiché in essa Dinia e Dercillide sono sotto il potere del mago Paapis. Non credo però
che il particolare su cui insiste lo studioso infirmi la sostanziale identità riscontrabile nelle scene in questione.
64 Cfr. O. ScHisseL v. FLESCHENBERG, Entwicklungsgeschichte, cit., p. 15.
65 Varie sono invero le sue forme, con diversi punti di contatto fra loro che hanno fatto pensare ad una certa unità della letteratura romanzesca greco-romana. Cfr. F. WERRLI, Einheit und
Vorgeschichte der griechisch-rómischen Romanliteratur, in « Museum Helveticum », XXII (1965), pp.
133-154,