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E TE X.
Schelling im Gespräch mit den Alten
Il pitagorismo dell’ Identita
Xavier Tilliette (Rom)
Il giovane Schelling, ancora ospite dello Stift di Tubinga,
scrive all’amico Hegel gia scappato dalla gabbia, nella famosa
lettera dell’Epifania 1795:
„Von meinen theologischen Arbeiten kann ich Dir nicht viel Nachricht
geben. Seit einem Jahre beinahe sind sie nur Nebensache geworden. Das einzige, was mich bisher interessierte, warén historische Untersuchungen über
das Alte und Neue Testament und den Geist des ersten christlichen Jahrhunderts — hier ist noch am meisten zu tun — seit einiger Zeit aber ist auch dies
abgebrochen. Wer mag sich im Staube des Altertums begraben, wenn ihn der
Gang seiner Zeit alle Augenblicke wieder auf
— und mit sich fortreisst. Ich
lebe und webe gegenwärtig in der Philosophie.“
»Dei miei lavori teologici non ho molto da dirti. Quasi da un anno sono
diventati per me secondari. L’unica cosa che finora mi interessava, erano le
ricerche storiche sul Vecchio e sul Nuovo Testamento e lo spirito dei primi
secoli cristiani: lì c'è ancora molto da fare, ma anche questo l'ho interrotto.
da qualche tempo. Chi si vuole sotterrare nella polvere dell'antichità, quando
il corso del suo tempo ad ogni istante lo avvolge e con sé lo trascina? Vivo
e mi muovo al presente nella filosofia.‘*'
Tale sfogo d’impazienza, di febbre giovanile, attizzato dal
fuoco della Rivoluzione, non è durato a lungo. Schelling si è
presto assennato, disciplinato in un mutamento palese di
mentalità e di comportamento. Lo ritroviamo quindici anni più
tardi a Monaco di Baviera, accademico dignitoso e dotto. Egli
si rivolge al buon Schubert chiedendo se questi gli può procu-
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1 Aus Schellings Leben. In Briefen. Hg. v. G.L. Plitt. Leipzig 1869/70
[= Plitt]. Vol. I, 73.
Página 2
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)rare una vecchia edizione di Taulero, specialmente il libro
critica morbidamente l’atteggiamento filologico dell’autore e
(apocrifo) dell’imitazione della vita povera di Cristo:
il modello dell’ Antichità classica, contrapponendolo al genio
di Shakespeare e ai prodotti urdeutsch. Già prima — però il
„es existirt eine so viel ich weiß vollständige (Ausgabe der Schriften) aber
testo del Nachlass è stato postdatato — in una lettera a Jacobi
im Ausdruck zu viel modernisierte Ausgabe von Spener; ich suche besonders
von letzter Schrift eine alte (je älter desto lieber), die noch alle Eigenheiten
aveva preso il partito della „scienza tedesca“, Kepler, Jacob
des Verfassers treulich bewahrt hat. Denn diese Schriften sind für das
Boehme, Leibniz, a onta degli Antichi. Ma l’entusiasmo
Studium unserer Sprache fast eben so wichtig wie für das der Mystik, und
moderno, generato dalla resistenza a Napoleone, perde quota
für Kräftigung des Ausdrucks so mächtig wie für die Erhebung des Geistes“.
molto presto, e Schelling ritorna al „culto degli Antichi“, sulla
„esiste per quanto sappia una completa ma nell’espressione troppo modernizscia del detto evangelico che ,,nessuno bevendo del vino
zata edizione (degli scritti di Taulero) fatta da Spener; cerco specialmente
dell’ultimo scritto menzionato una edizione antica (tanto piü & antica meglio)
vecchio, vuole il nuovo, poiché dice: il vecchio è migliore“
che abbia mantenuto fedelmente tutte le singolarità dell'autore. Questi scritti
(Luca, 5,39). Ancora di più quando diventò unanimamente per
sono quasi altrettanto importanti sia per lo studio della nostra lingua sia per
gli allievi e gli amici der Alte.
la mistica, tanto efficaci per il rinvigorimento dell'espressione quanto per
Ora die Alten è un'espressione prestigiosa, e alt quasi un
l'elevazione dello spirito“.?
Qui spunita il filologo, ma anzitutto l’antiquario, che condivide
la predilezione romantica per il passato, la memoria, l’originario, l’arcaico, la patina del tempo, la saggezza dei secoli, ecc..
Tanto che alt come predicato significa vero, certo, garantito;
e gli Antichi, die Alten, daltronde pure un riferimento kantia.
no, sono circondati da un’aura di nobiltà e di grandezza, come
. se fossero già avvolti nell’eternità. A parte il breve preambolo
giovanile a cui abbiamo accennato c’è soltanto un’altro periodo della vita di Schelling, nel quale sembra avere il sopravvento l'attualità, “°°
epiteto di qualità. Non designa soltanto l’ Antichità propriamente detta, i Greci e i Latini, con i monumenti orientali,
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bensì i rappresentanti di ogni tradizione venerabile e perciò
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senza età, per esempio la tradizione protestante luterana, i
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mAiusde
teosofi'e gli alchimisti, i ,,Padri svevi“, i mistici e platonici di
tutti i colori, ecc.. Raccogliamo qualche campione, un poco
Mer:
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aEarFeS
alla rinfusa. L’Anima- del mondo e la Natura delle Cose
(Natura Rerum) sono riferite senz’ altro all’ Antichità (SW II,
187-589), lo stesso il privilegio dell’opera nell’arte (SW
V,
725) e anche l’encomio della Bellezza artistica ,,strumento
degli dei“ palesemente collegato a Platone (SW V, 345), ma
Ed è precisamente attorno alla data in cui Schelling ordina
il pati Deum (SW III, 617) dei mistici vale per Leibniz, Hera Schubert la vecchia edizione di Taulero: un momento di
der e Shaftesbury come per Platone, Orazio e la Pizia. Invece
risveglio patriottico e di preferenza per tutto ciò che è tedesco
il „Deus est anima brutorum“ dei cosiddetti Alten può risalire
‘e genuino, urdeutsch. Allora fa salpare l’ Allgemeine Zeitsoltanto all'articolo Rorarius di Bayle e, grazie ad esso, a un
schrift von Deutschen fiir Deutsche. Prima ci fu la recensione
oscuro teologo Bernard del Seicento (SW VII, 456). Quanto
del libro di Niethammer sull’educazione (1809), nel quale
alla celebre sentenza attribuita pure agli Antichi ,,la corporeità
è la fine delle vie del Signore“, „Leiblichkeit ist das Ende der
2 Plitt Il, 252.
Wege Gottes“, proviene, come si sa, da Oetinger (SW VIII,
Página 3
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)325), autore peraltro di una Philosophie der Alten, che contie-
Wie dennoch Eins die Kraft in allen Schranken,
ne la propria teosofia, un libro per il quale il buon Pregizer
Und leichter Aether miicht' ger als die Masse,
prova ad innescare Schelling (Plitt II, 179).
Das lebt und brennt in solchem kühnen Streben!
Agli Alten scaglionati sulla memoria Schelling chiede
Es sinnt der Geist, wie er das Ew’ge fasse;
semplicemente la verità o le verità che assomigliano le mon-
In todter Bildung sieht er Täuschung schwanken
tagne stagliate sull’orizzonte — che non sono di oggi, né di
Das innre Wesen blitzt im freien Leben.“*
ieri, ma di sempre, e sussisteranno ben aldilà di qualsiasi
„Svegliato dal confuso sonno al pensiero lucido
sistema filosofico. Infatti già dalla Filosofia dell’Identità si fa
L’uomo si & alzato verso il cielo;
l'avvocato e il portavoce di una filosofia perenne, che anno-
Ora puö, laddove la paura pigra l’avrebbe annientato,
vera e raduna i grandi nomi sotto l’unzione dell’Identità, una
Pensare creando le meraviglie della coscienza.
filosofia ecumenica alla stregua di Leibniz.
Come primo premio dagli dei regalato,
La filosofia ulteriore, detta della Storia, attinge continua-
Per il conflitto interno sciolto dalla forza interna,
mente al retaggio e al tesoro dei tempi. Novità è sinonimia di
Percepisce ciò che essa disse dell’etere,
precarietà. A dire il vero, questa tendenza a rintracciare l’eter-
E vuole immergersi con amore nel mare di luce.
no nell’antico, alimentata dagli studi classici e dall’amicizia
Come pure la Forza è una in tutte le barriere
con Hölderlin, è molto precoce, si manifesta nei primi scritti,
E l’Etere leggero più potente della massa,
in particolare nell’avvio della Weltseele,? che è apparso come
Esso vive e arde in tale ardito sforzo!
un augurio e un presagio. Ha colpito Baader, Novalis con
Lo spirito medita, come afferrare l’Eterno,
reticenze, Goethe con qualche ritardo, e soprattutto Friedrich
_
Nella formazione morta vede l'inganno vacillare
Schlegel nell’ultimo quaderno dell’ Athendium, ove ravviva gli
.
L'essere intémo lampeggia in libera vita.“
accenti di Marsilio Ficino:
A passi contati siamo approdati a temi pitagorici che, ricavati
„Vom trüben Schlaf erwacht zu lichtem Denken,
dal dialogo di Schelling con gli Alten, sono l’oggetto centrale
Hat sich der Mensch zum Himmel aufgerichtet,
Kann nun, wo träge Furcht ihn sonst vernichtet,
di questa comunicazione, la quale rientra così nel'ricco venta-
Die Wunder des BewuBtseins schaffend denken.
glio delle relazioni del Convegno — questa in rapporto con la
filosofia meridiana di Schelling.
Zum ersten Lohn, den ihm die Götter schenken,
Daß innre Kraft den innern Streit geschlichtet,
Vernimmt er, was vom Aether sie gedichtet,
te
starai
*
Und will mit Liebe sich ins Lichtmeer senken.
3
EW.J. Schelling: Sdmmtliche Werke. Stuttgart/Augsburg 1856/61 [=SW],
Vol. II, 569:
j
4 Friedrich von Schlegels sämtliche Werke. 15 Bände. Zweite OriginaltFE>riNESP
ausgabe. Wien 1846. Vol. X, 17 (1800).
Página 4
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Prima di accingermi al compito, vorrei se me lo consentite,
aprire una parentesi. Poiché anche noi abbiamo unsere Alten,
noi membri della fiorente Schelling-Gesellschaft, ospiti di
Milano oggi, testimoni della ennesima Schelling-Rinascita al
tramonto di questo secolo. Abbiamo quindi unsere Alten. E
siccome io raggiungo |’ eta di consegnare la fiaccola, avendo
l’onore della prolusione inaugurale, mi preme rivolgere loro
un breve omaggio, a coloro che conobbi con tanta stima e
deferente amicizia. All’allora Nestore degli Studi Schellinghiani, a Manfred Schrôter, piccolo, vivace, entusiasta, sorridente, benevolo; al nonagenario si doveva il salvataggio degli
ombra oppure diventò ahimè! l’ombra di se stesso. Poi Hermann Zeltner, l’uomo di chiesa (luterana), bonario, sfortunato,
un poco scialbo, sprovvisto completamente della boria di cui
parla Vico, che trovò in Erlangen all’ombra di Schelling un
riparo di pace; poté contribuire efficacemente al varo dell’edizione completa, era pronto a cedere il suo posto ai più giovani
e a dare le dimissioni, ma il maestro dei destini l’anticipò ...
Non oserei annoverare fra questi pionieri né Tillich né Jaspers, il quale oscillava fra odio e amore nei confronti di
Schelling, e finiva per rigettarlo.
Mi sia pure consentito di salutare i miei maestri francesi
abbozzi dei Weltalter, benché d’altra parte avesse ingenuamente sconsigliato il trasferimento della famosa Truhe (baule)
del Nachlass, desiderando sfruttarlo ancora; poi poteva piangere la sua elegia sui fogli smarriti! Alois Dempf invece, alto,
credente, bavarese, mai ostile a un bicchiere di birra, ma così
incoraggiante e generoso; sapeva poco di Schelling, ma imparava dai suoi allievi e colleghi. Ernst Benz, erudito marburghese senza pari, instancabile ricercatore, scopritore di fonti;
sembrava robusto e pacato, eppure la malinconia, malattia
. schellinghiana, doveva rovinarlo, come d’altronde Horst Fuhrmans. Indimenticabile Fuhrmans! Teologo incuriosito, era
partito già all'alba per combattere Hegel, e incontrò Schelling
che non lo lasciò più, oppure fu lui. Tutta una vita percorsa e
Hermann Krings smentisce la sua età), cioé il rinnovatore
spenta con Schelling, in un lavoro continuo, appassionato e
dell’interpretazione, Walter Schulz, la cui geniale Habilitadisordinato. Fuhrmans, non lo posso rammentare senza intenerirmi, il buon prete renano di Rôttgen, un poco in odore di
‘zolfo, devoto, giulivo, ospitaliere e fantasioso. Era l’accoglienza stessa. Quanto ha raccolto ed edito deve essere rastrellato e filtrato, ma rimane una mole imparagonabile. Difendeva
con il suo estro una concezione di Schelling che ebbe la sua
ora di gloria. Gli ultimi anni dovette correre dietro la sua
scomparsi, Jean Wahl, Vladimir Jankélévitch, Eugène Susini:
tutti e tre affascinati da Schelling, e pronti a perdonare le sue
audacie. E stando in Italia come potrei omettere la sagoma
troppo presto svanita di Susanna Drago del Boca, il ricordo
insistente di Arturo Massolo, e soprattutto la cara memoria di
Luigi Pareyson, qui a Milano presente nei suoi allievi a cui ha
rivelato Schelling, „felice scoperta della sua età matura";
Pareyson è stato il grande promotore della ripresa e dell’estensione degli studi schellinghiani in Italia, e il suo pensiero
personale si inscrive nella scia del filosofo di Leonberg.
So sind unsere Alten! tra cui tuttavia mi piace annoverare
un vivente, un solo vivente (dato che l’indefessa attività di
tionsschrift ha dato lo scatto a tutti gli studi successivi, ed è
ancora oggi, come sicuramente vedremo, un polo di riferimento quasi obbligatorio. Ja, das sind unsere Alten. E ormai,
dopo il grato dovere, torno al mio compito, pitagorismo e
Identità.
Página 5
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AN ratia] NmetOcRPSAES
suscita
L’eccellente ellenizzante del secolo scorso Louis Chaignet, la
cui opera Pythagore et la philosophie pythagoricienne non ha
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stesso a una tradizione antica, ribadita dalla solennità dello
stile. Sulla scorta di tale tradizione, il Tutto è composto dell’
Uno e del Molteplice, e contiene la concrescenza, ouugdvrov,
del limite e dell’illimitato. Dunque non c’è da un lato l’Uno
perso nulla del suo valore, innalza nella conclusione Schelling
e dall'altro l’Infinito, ma bisogna considerare l'intervallo,
come il „grande e vero pitagorico moderno“,° soprattutto nel
ueraEv, dell’Uno e dell’Infinito, cioé il molteplice. L’univer-
»bello ma oscuro dialogo intitolato Bruno“. Conferma poco
so è ev kat noAla Kat areıpa.® La consegna socratica sconsidopo: ,,Più giustamente ancora del Timaio di Platone, il Bruno
glia di scagliarsi sull’Uno e neppure di rivolgersi all’Illimitadi Schelling può essere chiamato un inno pitagorico“. Allude
alla parabasi degli astri nel mezzo del dialogo, però già il
to.” Del resto l’Illimitato, l’Infinito equivale alla fossa, al
baratro, eis to aneıpov yaipew cav! vuol dire mandare a
grande esordio, fremente di entusiasmo, addita la fonte del
spasso nel vuoto.
pitagorismo schellinghiano, l’unità del finito e dell’infinito,
Il dotto canonico Augusto Dies, editore del Filebo nella
del reale e dell’ideale. Siccome Platone ha ricavato molto dai
collana Guillaume Budè, giudica molto improbabile l’ispira-
Pitagorici, la trasmissione di tale scoperta dell’Idea passa per
zione dei frammenti di Filolao, di cui peraltro contesta l’autenticità.!! Non suggerisce un altro riferimento pitagorico. Schelil Filebo:
«Questa forma di pensiero è eterna, come l’essenza di ció che esprime, non
ha cominciato adesso e non finirà mai, essa è, come dice Socrate sulla scorta
ling ovviamente non poteva allora conoscere i lavori di Augusto Boeckh," il grande filologo; e il testo del Filebo basta alla
di Platone, la caratteristica immortale e che non invecchierà mai di ogni
sua istruzione. Però altre mediazioni sono plausibili, come
ricerca, Il giovane che l'ha assaggiata per la prima volta si rallegra come se
Aristotele e Stobeo, la continuazione del dialogo lo dimostra.
avesse rintracciato un tesoro di sapienza, si entusiasma di gioia. Questa
| _ forma è un dono degli dei agli uomini che Prometeo recò sulla terra allo
stesso tempo del più puro fuoco del cielo. Conforme a questa disposizione
delle cose, poiché tutto ciò che è considerato come eterno è composto di
Soltanto dopo la lettura del Filolao di Boeckh innalzerà la
diade infinita, aopiotos dvas, elemento losco, fattore dell’instabilità del divenire, natura anceps, la natura ibrida.
finito e infinito, e tutto ciò che discerniamo veramente deve essere l’uno o
l'altro, è necessario che di tutto ci sia un’idea unica e così a sua volta tutto
sia in una sola idea."°
”
8 Filebo 16c-d
L'idea è l’Uno e Tutto. Il brano del Filebo,” di cui il testo di
Schelling costituisce una sorta di parafrasi, si riferisce lui
9 Filebo 18a-b
10 Filebo 16e
11 Platon: Œuvres complètes. Tome 1X/2. Paris 1941 (Les Belles Lettres),
XXII-XXIV.
5 Louis Chaignet: Pythagore et la philosophie pythagoricienne. 1873. Tome
Il, S. 347-348.
12 August Boeckh: Philolaos des Pythagoreers Lehren. 1819 (Voss).
13 Le allusioni all’Hestia del Tutto o focolare del Mondo, alla casa di
6 SW IV, 242-243,
Zeus, all’alito dell’apeiron (Stobeo), alla custodia di Zeus, agli dei
7 Filebo 15e-16c
intellegibili (Aristotele).
Página 6
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Se la dichiarazione preliminare del suo portavoce Bruno
suona come un eureka, & perché forniva a Schelling la soluzione o una chiave del problema in sospeso dagli inizi della
sua carriera filosofica, cioé del problema, innescato dallo Spinoza di Jacobi, dell’ Assoluto e del mondo, dell’infinito e del
finito. L’ assioma dell’intransitivita „Dall’infinito al finito non
c’é passaggio“, „Vom Unendlichen zum Endlichen kein Ubergang“, scarica tutto il suo peso sul punto di partenza del
giovane filosofo. Si pud seguire, nei suoi primi scritti, come
un filo rosso del suo svolgimento, il tentativo di aggirare o di
superare l’assioma che proibisce tutte le cause transitive.’
L’opposizione che segna la dissertazione Vom Ich," vero
lancio di razzo nel cielo dell’idealismo critico, opposizione
che allo stesso tempo lo rovina segretamente riguarda l’Io
infinito e l’Io finito. Essa è irriducibile, insuperabile. L’Io
infinito o assoluto è l’Uno e Tutto, ev xa: rav, la libertà
senza confini. Di modo che l’Io finito ha una realtà condizionata, esiste in virtù di un avatar incomprensibile, di una
restrizione inspiegabile dell’Io assoluto intercettato e refratto
dagli oggetti. E’ l’interposizione o lo schermo dell’oggettività,
-
del Non-Io, del mondo, che impedisce per sempre all’Io finito
di raggiungere l’infinito per sciogliervisi. L'oggetto, ripeto, è
sinonimo di Non-Io. Senza il Non-Io non ci sarebbe la finitezza. Ma dato che I’Io assoluto è tutta realtà e tutta la realtà, il
Non-lo, mondo e oggetti, ha solamente una esistenza per
difetto, vuota, tutta negativa, Come può |’ assoluto uscire da se
stesso e opporsi un Non-Io? Come può l’assoluto uscire da se
€ opporsi un mondo? La domanda è il dardo o la scheggia
ADigEqrSesLhan=Le,RsamneSDrBmE=nrge,5MSpRtIiNylSnLd=ri,C)poèL+icAaEinrS»FsgEOtolerRi>b=BuTP.iHnCOyerA3fI7ngRCAoeATA
14 Fr.H. Jacobi: Briefe über die Lehre des Spinoza. Werke IV/I, S. 56;
.
SWL
‘Non-Io l’incondizionato non condizionerebbe nulla.
‚L’aporia è provvisoriamente risolta tagliando il nodo gordiano: l’infinito esclude ogni finitezza, l’Io limitato (dagli
oggetti) è un inganno, però quest’inganno è una fatticita
irremovibile. E’ significativo che la consapevolezza di sé,
costitutiva dell'Io fichtiano, sia sciolta dalla libertà: in effetti
essa è ,,uno sforzo costretto dell’Io finito e mutevole per
preservare nella successione delle rappresentazioni la sua pura
identità e assolutezza.‘*! Ma anche questo è ambiguoe si rifà
a un’oscillazione nella mente di Schelling: la coscienza di se
è allo stesso tempo costrizione, necessità delle rappresentazioni in opposizione alla libertà — e contrassegno, effigie, surro-gato dell’Io puro e libero. Gioverebbe qui disaminare ciò che
Schelling ha imparato o meglio indovinato da Fichte: la successione delle azioni necessarie, incatenate, della coscienza,
una serie fenomenologica, storiografica — e l’atto di libertà
originaria (l’Io puro) che innesca le rappresentazioni e ne
riflette poi in sede filosofica il percorso. Comunque la coazione, la costrizione di sé su di sé, la necessità dello sforzo
dell’ipseità che accompagna le rappresentazioni — l’Ich denke
messo in attività — indica che Schelling allora non aveva
ancora capito la libertà dello Streben fichtiano. La coscienza
di sé è il vestigio e il difetto — la mancanza — dell’assolutezza.
Tuttavia verso la fine, una proposizione — ove forse giace
occulto un sofisma — ispirata da Schiller e da Wilhelm von
Humboldt, addita un inizio di soluzione:
„L’essere finito ... può allargare sempre più le barriere della sua finitezza;
ma siccome questo progresso ha l'infinitá dinanzi a se, un allargamento
313.
15 SWI, 149-242.
10
dell’infinito. L’oggettività, che arreca la finitezza, è incomprensibile e intollerabile. Eppure è necessaria, poiché senza il
ART
SorteteSihT,
16 SW 1, 180-181.
Página 7
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)crescente senza sosta di queste barriere è possibile, poiché se potesse fermarcriticista è reciso arbitrariamente da una decisione di princisi ovunque, l'infinito dovrebbe avere delle barriere.***
pio, contro la tentazione mistica il volere sceglie l'umanità.
Benché abbiano destato qualche diffidenza da parte di
Lasciamo perdere il sofisma oppure la metabasi che fa slittare
dall’infinito assoluto a ciò che Hegel chiamerà cattivo infini-
Fichte, le Lettere attestano un ravvicinamento persino una
to ... La barriera (Schranke), la finitezza è la leva o la palanca
prossimità allo spirito della Dottrina della Scienza. Poiché il
di un progresso infinito indefinito. Poter respingere senza
conflitto dei sistemi o dei comportamenti appartiene al circolo
tregua il limite, è l'impronta dell'infinito sul finito (si vede
come questo radica nel contrasto autocoscienza — Io puro).
inevitabile della ragione finita, e Fichte non avrebbe nulla da
‘obiettare alla decisione etica che chiude il dibattito, se la
Che non possa fermare il proprio sforzo e riposare nell’ Assoscelta dello spinozismo non conservasse per Schelling un’apluto dove tutto è puro, tutto è intellettuale, sembrava essere lo
parenza di legittimità (del resto poteva riallacciarsi a un
‚enunciato anteriore di Fichte). Ma l'avvenimento della filosostigma della finitezza, adessoè il sigillo dell’infinito.
L’infinito è congiunto con il finito perché la fine o il fine
fia della Natura va presto a destabilizzare la finitezza rigorosia asintotico e le barriere vadano indietro senza sosta, sfuggasamente mantenuta da Fichte, e scava a poco a poco uno
no come un miraggio deludente e rinascente. Ma stiamo ormai
scarto tra entrambi i filosofi. Questa volta è meno la seduzionella famosa problematica delle Lettere su dommatismo e
ne spinozista che agisce, che la grandiosa filosofia dell’ umanicriticismo, il conflitto dei sistemi. L’assioma regge tuttora:
tà di Herder, sostituita dalla teoria della natura di Goethe. La
dall’infinito al finito non c’è transizione. Invece dal finito
nave di Schelling tira su l’àncora, ed è pronta a lanciarsi, con
all'infinito c’è un passaggio, c’è la reversibilità; il finito non
le vele gonfie, sull’ „oceano dell’ Assoluto‘!
è chiuso sulla sua finitezza, un lievito di desiderio e d’immor-
_. Ora la reversibilità della formula „dal finito all’infinito c’è
talità solleva la sua brama dell’infinito. Soltanto due sistemi
la transizione‘ non poteva a lungo essere negata, e il divieto
antagonisti condividono lo sforzo, lo slancio dell’Io finito — e
jacobiano sarà sciolto quasi di nascosto. Ma non accede
la loro dualità è già un segno irrimediabile di finitezza. Il
tuttora nella brillante serie di puntate titolata prima Allgemeine
dogmatismo spinozista crede possibile l’assorbimento nella
sfera infinita, al prezzo della perdita mistica dell'Io, invece il
Ubersicht, cioé Rassegna generale; sarà il compito della
filosofia della Natura. Tuttavia dalla sentenza irreversibile, a
_criticismo mira al termine — l'Assoluto — come mai raggiungisenso unico (dall’infinito al finito non c’è transito), si può
bile, asintotico, e se ne serve come di un bersaglio mobile,
ricavare una conclusione diversa dell’insuperabile diaspora tra
sempre da inseguire; così si distingue definitivamente dal suo
infinito e finito. Se non c’è transizione, è perché non possono
‘rivale e avversario dogmatico, pur partendo dalla stessa preessere separati, l’intransitività è inscindibilità. La loro simultamessa. Il dibattito teorico tra l’illusione dogmatica e la libertà
neità o coalescenza addita la coscienza di se, L'anima, Seele,
18 SW IV, 293.
17 SWI, 241.
19 SW I, 348-473.
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)una parola che emergenell’ opera di Schelling per risplendervi
un giorno allo zenit, è un’attività incessante di produzione del
cui mira la produttività assoluta. Essi sono altrettanti grumi e
finito a partire dall’infinito. Le operazioni della mente puntano a rappresentare l’infinito nel finito, vi riesce in definitiva
nella coscienza di se. Ma che nessuno sbagli! Schelling non
Così l'infinito si finitizza irrimediabilmente, mentre viceversa
strozzature dell’evoluzione, gli indizi di un’attività inceppata.
il finito s'infinitizza nella permanenza del dinamismo naturale
e la perpetuità della specie.”
ha ancora desertato il luogo trascendentale assegnato da Fichte. L’infinità di cui si tratta è quella dello Streben, del Sehnen,
la nostra irrequietezza. Essa suggerisce che la finitezza non è
mo, ne dicono abbastanza per spiegare l'inclinazione verso la
il nostro stato primitivo, siamo diventati finiti.”” La finitezza
le, una cosmologia) e l'adozione dello schematismo pitagoriè di origine morale, essa fa del mondo esteriore, teatro della
nostra azione, un soggiorno familiare. Però man mano la brama
cresce, il mondo si allarga, s’infinitizza.
La filosofia della Natura, di fatto, che affiora nelle disco. Ma prima bisogna far posto alle circostanze. L’evento in
sertazioni, conferma di primo acchito, rimanendo nell’ambienaveva camminato o creduto di camminare, forse non senza un
te del trascendentale, la co-noscenza dell’ infinito e del finito,
sordo e crescente malessere, sulle orme di Fichte, e Fichte
Questi appunti frettolosi, ancora segnati da trascendentalisfilosofia dell’Identità (che è in gran parte una filosofia naturaquesto caso è la rottura o il dissidio con Fichte, una vertenza
che. lascia delle ferite aperte; inoltre il valoroso aiuto e spalleggio del commilitone e compagno Hegel. Finora Schelling
nascono in noi, esistono assieme originariamente, e da questa
stesso, con qualche diffidenza, aveva osservato a distanza la
unione originaria derivano la natura del nostro spirito e la
salita della cometa amica. Ora senza complimenti il nuovo
nostra esistenza intellettuale. Non c’è passaggio dall’infinito
venuto, l’intruso, Hegel, si affaccia e mette il dito sulla loro
al finito, sono uno in una natura individuale. Il sistema della
»differenza“” e quindi libera di colpo Schelling da un’ inutile
Natura stabilito sulla scorta di questo modello realizza le leggi
ubbidienza. Soprattutto Fede e sapere riunisce nell’obbrobrio
dello spirito. Ma presto, anche prima delle discussioni e della
le „filosofie della soggettività e della riflessione“, Kant,
rottura con Fichte nel 1801, la filosofia della Natura, prema-
Jacobi, Fichte e in una misura minore Schleiermacher, per
turamente abbozzata senza essere fortemente attaccata alla
fissarle a una finitezza insuperabile ed esasperata. E lo strale
Dottrina della Scienza, si libera dalla presa del trascendentale.
polemico proprio di Hegel, illuminante per Schelling senza
La Natura è considerata alla stregua dell’ analogia del trascendubbio, di stigmatizzare nello Streben — aspirazione, brama,
dentale, però in se stessa e nell’indipendenza. Questo non reca
nostalgia, asintote ... — gli aspetti di una finitezza senza fine,
‘con se automaticamente una dissociazione dell’attività infinita
cioé cammuffata e distesa indefinitamente — ciò che Hegel
‘ e dei prodotti finiti, ma perlomeno uno scarto, una distesa. I
prodotti naturali non sono inerenti all’attività come tracce ed
effige, però sono i rottami e i
relitti del prodotto assoluto a
21 SW IH, 14-69.
22 Differenz des Fichte'schen und Schelling’schen Systems der Philosophie.
G. W. Fr. Hegel: Erste Druckschriften. Hg. v. G. Lasson. Leipzig 1928,
20 SW I, 440.
Página 9
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)chiama il cattivo infinito, una moltiplicazione del finito,
straordinaria fortuna lungo 1’ Ottocento. Il pericolo, da Schelsebbene Schelling non critica apertamente questo apeiron
ling schivato tutto sommato, è che tutte le sorgenti non corrodella filosofia moderna.
no nella stessa direzione e che il fiume immobile dell’Identità
Dal punto di vista della sintesi problematica finito-infinito
si-frantuma al suo estuario in acque stagnanti e laghetti morti.
— il divenire infinito del finito dando il cambio al divenire
finito dell'infinito — il magnifico Sistema dell'Idealismo
Per questo motivo la citazione del Filebo, nella quale si
intravvede a monte una tradizione pitagorica è stata ben
trascendentale costituisce soltanto un episodio.” Invece cid
accolta e apprezzata, tanto più che conferma il filosofema
che Schelling più tardi chiamerà la „luce del 1801“ inaugura
dell’Identità, sesamo di questa epoca di pensiero. Ciò vuol
una lunga tappa o fase di pensiero relativamente omogeneo,
dire che la mentalità greca sia stata trasferita con il lessico?
conosciuta sotto il nome di Filosofia dell’Identità, vale a dire
E°lecito esprimere un dubbio. Louis Chaignet, fedele interl'identità prima e ultima di tutti i contrari. L'illuminazione
prete di Filolao, crede di poter elencare qui l’unità della
non è, per dire il vero, una scoperta, poiché le premesse deli’
dualità finito-infinito (limitato-illimitato):
Identità erano latenti negli scritti anteriori, e prima di tutto
„Dall’aspirazione (brama) il finito entra in relazione con l’infinito che lui
nella proclamazione dell’Io assoluto. Però la luce, cioé l’illuassorbe, che s’introduce in lui, ma, introducendosi in lui per svilupparvi le
minazione, riguardava la somiglianza intima soggiacente alla
ragioni seminali, si trasforma, s'assimila a lui o piuttosto all'elemento
filosofia della Natura e alla filosofia dell’Io, il cui parallelismo era stato arditamente bandito. La filosofia detta dell’Idensuperiore che contiene: cioé l'infinito si trasforma in finito introducendosi
in lui, prende la forma e il numero penetrando nell'essere che ha già il
numero.
tità è il loro superamento e il loro completo rifacimento. Il
dissenso o la vertenza con Fichte, il dibattito con Eschenmayer,
La frase è abbastanza imbarazzata, poiché è assai difficile
‘l’arrivo di Hegel; hanno contribuito ad accelerare e a precisare
concepire che il finito possa assorbire l’infinito, anche come
‘una filosofia i cui lineamenti si inscrivono nel Sistema del
semplice apeiron. Ma il punto chiave è che il finito sia il
1801. Schelling non ha neanche trovato poco aiuto nella
termine di riferimento: esso è sotto la regia dell’ Uno, è graviconvinzione, rinforzata da una pagina di Jacobi,“ che stava
do del numero e della misura, con il numero possibile soggiorecuperando la filosofia xat’ eboy#v, la filosofia da sempre,
ga l’infinito, che non è altro che materia informe..Il risultato
la grande philosophia perennis, presente in tutti i sistemi.”
è il molteplice, la molteplicità. E’ il finito che genera e crea.
Filosofia non è inventare, è reperire, ritrovare ciò che è il
Il limite, l'orizzonte, il contorno ... è l’appannaggio del mondeposito della tradizione — un disegno di cui si conosce la
do greco. L’apeiron è l’immensità vuota, il mare infecondo,
sinonimo di sterilità e vacuità; suscita soltanto lo spavento o
il disinteresse. Non è lo stesso per l’era cristiana, quando
23 SW Ill, 327-634,
l'infinito si avvolge di nuovi valori, di modo che il riferimen-
24 Ober die Lehre des Spinoza, Werke IV/2, 7-9; cf. IV/1, 10. Estratti di
. Bruno: IV/2, 5-46.
25 SW IV, 401.
26 Op. cit., Il, 27.
Página 10
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)to pitagorico e platonico perde quota. Il cristianesimo, come
poi il romanticismo che ne procede, @ passato per di qua,
scavando nel cuore umano degli abissi che l’Antichità non
viventi del cielo stellato. Tuttavia non sembra che ci sia nella
previsione della caduta — tematizzata più tardi nell’opuscolo
Filosofia e Religione — che Schelling mantenga il finito adeaveva sospettato. Perfino la brama di Iperione a sciogliersi e
smarrirsi con la Natura „nel Tutto infinito”, il presentimento
rente. all’infinito nell’inseparazione. In effetti si ispira allo
di una „pace infinita“? di cui la Bellezza è la premonizione
che comprende il finito e l’infinito, lo Spirito che è l'infinito,
— nonostante il colorito platonico e l’invocazione a Platone —
e il Figlio, „dio sofferente“ che è il finito „in se uguale all’
sono di origine cristiana e re-impiantati in una Ellade di sogno.
infinito“.”
schematismo cristiano o gnostico della Trinità: il Padre eterno
.
E’ anche Ja pura vena del platonismo cristiano, quello di
;" Bruno alla fine del suo discorso d’ oracolo, si vanta di aver
‘ Marsilio Ficino, che si sparge sul dialogo Bruno, già tradotto
dimostrato la connessione del finito come tale, fuori del
in italiano con tanto entusiasmo dalla Marchesa Marianna
tempo con l’infinito. Si è servito delle analogie del tempo
Florenzi Waddington, l’amante vivace del re Luigi Primo di
(dimostrazione negativa) e dell'organismo (argomentazione
Baviera. Qui non posso fare a meno di rinviare agli studi
positiva). Bisogna ritenere che non c’è un finito in se fuori
accuratissimi di Werner Beierwaltes. In questa prospettiva del
dell’Assoluto, che questo finito lo è per essenza e dunque
Plato christianus, la parola chiave del sumfuton, del finito e
infinitamente, e che non esiste come finito singolare — finito
dell’infinito ha tutta la sua rilevanza e risonanza, non significa
una semplice composizione o un amalgama, significa che in
finito — se non per se, für sich. Questo non ci dice ancora
ciò che fa finito il finito, il „puro finito‘. Ma le astrazioni
se e nell’assoluto non ci sia finito che come tale non sia
vengono chiarite con gli esempi. Tuttavia non si può giurare
associato o collegato con l'infinito: ivi sono inseparabili e
che
le spiegazioni di Bruno, circondate da un’aura iniziatica,
addirittura indissolubili. In conseguenza non c’è un infinito in
accedono a una perfetta chiarezza. Poiché l’enigma del finito
- se o una finitezza in se fuori dell’assoluto.” Allorché c’è
ha qualcosa d’impenetrabile, una opacità che sfida lo sguardo.
l’infinito in se, il finito presso l’infinito, strettamente legato a
Il perno e punto saldo dell’esposizione è il finito-infinito
lui, non ha realtà per se stesso. La questione dell’origine — amutuato al genio greco, ma ovviamente intriso di reminescenposteriori, empirica — del finito s’insinua come la minaccia di
ze cristiane, infinitamente finito, in se uguale -all’infinito,
‘un’incrinatura nella perfetta legatura. Solo alla stregua di una
finito in se (e per se) nell’assoluto e che non lo è fuori dell’
_ prolessi si potrebbe parlare del finito nell’infinito, anticipando
assoluto. Schelling d’altronde è sempre sedotto dai ,,concetti
uno stato inspiegabile di separazione. Il pungiglione di questa
mediani“ e dagli ossimori — e quale ossimoro è più abbaglian-
‘ ‘conseguenza disturberà talmente Schelling negli anni successite del finito-infinito? — Schelling dunque è preoccupato innanvi che gli farà abbandonare l’Empireo del Bruno e le fiaccole
29 SWIV, 252.
27 Hyperion, prefazione della prima versione V. Vol. I, libro I, 2° lettera.
30 SW IV, 251.
28 SW IV, 251.
31 SW IV, 263-268.
Página 11
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)zitutto di inserire l’infinito in questa lega perfetta o associainfinitamente finito) e dell'anima (infinita). Li Schelling eszione indifettibile del finito e dell’infinito. Di quel tipo sono
plicita un notevole spunto precedente sul tempo ,,che è in noi
gli astri e le sfere celesti, entità gloriose, dei immortali.*? Sono
la coscienza di se” (poiché Hegel non ha inventato tutto!).
le copie e i calchi dell’eterno. Con l’eloquenza del Sogno di
In effetti ,,l’essere temporale delle cose e il mondo intero dei
Scipione o della Giovane Parca (P. Valéry), Bruno saluta gli
fenomeni“ sono posti soltanto per la coscienza. La coscienza
„onnipotenti forestieri“, il firmamento, il cielo astronomico, il
(consapevolezza) o per-se o I’Io implica l’Absonderung, cioé
cui quadrante luminoso regola la marcia del tempo. Le cola separazione, poiché l’Io non è altro che il per-se, l’atto di
stellazioni, „viventi sensibili e intelligenti“,° esibiscono nella
separazione. Questo lo fa ‘finito. Eppure non è nemmeno
sua purezza l’immagine mobile dell’eternità immobile. „Il
infinito, perché l’atto stesso di separazione lo fa entrare ,,in
loro tempo è nato con loro“, innestato e impiantato alla radicomunità immediata con l’infinito“, attraverso l’oggettività. E”
ce. L'infinito del o nel finito, è dunque la misura, la densità di
vero che a questo punto la complessità dei rapporti — noetici
tempo chei ,,viventi* del Timeo portano in se. Essi vivono di
e ontologici — diventa tale che Bruno teme gli slittamenti e si
una vita „assoluta e divina‘ e comunicano a esseri innumeremette al riparo da una sentenza fatidica: ,,Sciogliere comvoli I’ „alito di sopra‘. E? il respiro cosmico dei Pitagorici,
pletamente quell’intreccio di finito e d’infinito è possibile
sistole-diastole dell’ Anima del Mondo, il soffio dell’apeiron
soltanto a colui che capisce che tutto è contenuto in tutto‘.
che anche il tempo diffonde. Il tempo ,,impiantato“ nelle sfere
E reciprocamente! Cosa che non gli impedisce di ripartire
celesti le muove armoniosamente secondo leggi immutabili: è
vieppiù.
I’ „armonia delle sfere‘ che riecheggia in musica misteriosa.
*. Il dialogo pitagorico — e ancora una volta rimando ai
E” il tempo „che non invecchia“, xpóvos àypaos, immarcommenti di
cescibile. Bruno non si stanca di celebrare i ,,viventi celesti“,
affascinante e meglio riuscita che le Fernere Darstellungen
la loro „arte divina“ che si manifesta nel movimento dei
pianeti.*
Le belle pagine di filosofia astrale si prolungano in un
Werner Beierwaltes — è certamente un’opera
(Esposizioni ulteriori).” Essa ribadisce energicamente il catenaccio del finito e dell'infinito significato dal motto non reversibile „dall’infinito al finito non c’è passaggio” — poiché
elogio del sole ,,focolare
del mondo“, ,,guardia sacra di Giosono originariamente uniti e inseparati, come Schelling si
ve‘ preparando il matrimonio della terra e del cielo e la
sforza di dimostrare sulla scorta del tempo, dell’organismo,
‘transizione a un altro schematismo, quello del corpo (essere
degli astri, del composto anima-corpo, e della coscienza.
Dobbiamo concluderne che l’enigma del finito, scheggia nel
fianco dell'Identità, è stata elucidata? Il dialogo ci lascia
32 SW IV, 262 (Timaios 30
d - 31 a, 40b-d).
33 SW IV, 267 (Timaios 30 b-c).
34 Ibid.
37 SW IV, 265.
35 SW IV, 271:
38 SW IV, 291.
36 SW IV, 276.
39 SW IV, 333-508.
Página 12
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)davanti a un triplice stato o statuto del finito (spesso se ne
vero mondoè il cielo di fuoco immutabile e armonioso, che
annoverano soltanto due): 1) prima di tutto, ed è il punto sul
‘aleggia sopra tutti e li circonda tutti“. Ma il mondo del
quale ha svolto più ingegnoe forza, il finito unito all’ infinito,
riflesso è un mondo confuso, sfasciato, le immagini dell’inteloppure finito-infinito, di per se uguale all’infinito, il finito sul
legibile vi sono deformate. Ormai lo sforzo di Schelling
modo infinito. 2) Poi il finito ideale, il ,,puro finito“, ,,pura-
‘consisterà nel dare pieno diritto a quel „finito-finito“, non
mente e semplicemente finito”, il „semplice finito”, che Bruno
soltanto distaccabile idealmente per segnare l’individualità e
chiama ancora ,,finito nelle cose“ o ,,finito per se“: appartiene
la molteplicità, bensì esiliato di fatto e gettato tra gli strumenti
anche alla ,,replica“ del paradigma assoluto. 3) Infine il finito
del tempo. Ma parimenti ‘nel mantenere l’anteriorità e la
fenomenale o finito separato, disgiunto, che fa parte del monpriorità di un mondo ove ,, tutto è ordine e bellezza‘. Alla
do del „riflesso“ e non più dell'immagine o della replica. Su
visione tragica di una natura e di una storia out of joint,
questo finito misteriosamente guastato, staccato, separato
scardinate (parola di Shakespeare, che piace a Franz Baader),
dall’infinito e dalla sua intimità vivificante, Schelling non
‘non cesserà di giustapporre, come lo fece nel mirabile dialogo |
spende molte parole. Attraverso ,,gli specchi appannati e
Clara, la visione magica di una rinascita, di una redenzione.
flebili“ del mondo fenomenale non smette di reperire le im-
La filosofia assoluta, impavida, cede il passo e il posto a un
magini delle Idee o degli Dei, che sono gli archetipi e modelli
divenire patetico, ove tuttavia le grandi linee dell’Uno e Tutto
del finito infinito. Ma non ha potuto evitare lo sbilanciamento
non sono completamente cancellate, poiché si ritrovano nell’
di quel finito che è finitezza in se pena di essere volatilizzato
articolazione e nel movimento delle Potenze. L'immagine
nell’assoluto o assorto nell'infinito, e che è finitazza per se in
armoniosa del tempo ciclico è soppiantata da una temporalità
vista di una separazione ipotetica.
estatica, ma questa finalmente rientra nella curvatura dell’eter-
La separazione reale e l’uscita fuori dell’Assoluto sono
‘nità, che raccoglie in se gli eoni.
‘ soltanto prospettate, e tuttavia predisegnate nell’evocazione
Il leitmotiv jacobiano „dall’infinito al finito non c’è transidel mondo fenomenico e della coscienza di se, o dell'Io che
zione“ non è davvero troncato — in Filosofia e Religione — dal
ne è l’autore. Perà questo mondo fenomenale o mondo del
tema o filosofema della caduta (Abfall), poiché questa enuncia
riflesso — abbildliche Welt —, nei riguardi dell’ Universo o del
precisamente che non c’è transizione, non c’è transito, bensì
Mondo archetipico, non è niente: quel niente emana dall’atto
trasgressione, una catastrofe, qualcosa d’inspiegabile che lascia
dell’Io, il Nulla è la sua opera! La peripezia è descritta nell’
soltanto spalancato lo iato tra il finito-infinito, e il puro finito
abbozzo intitolato Filosofia e Religione, il quale secondo
»caduto dalla mano di Dio“. Però l’Abfall non è altro che un
tutti gli interpreti avvia una nuova svolta del pensiero del
momento, una opacità indecifrabile destinata ad essere aggirafilosofo. Il mondo intellettuale, il mondo delle essenze, perta, assunta, superata — un presagio scuro dell’immemorabile,
mane intatto, ,,ingenerato, indigeno, immarcescibile“, e ,,il
41 SW IV, 298 (Timaios 31 b-40 a; e soprattutto Filolao sulla scorta di
40 SW IV, 11-70.
Stobeo, il up aldepıov, il mepıexgwv. S. August Boeckh, op. cit, 94).
Página 13
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Unvordenkliches, dell’ ultima filosofia, la cui figura pid refrate le cagioni del Logos Cristo. Inoltre conviene segnalare che
taria è |’ ,,esistente necessario‘. Schelling impiegherà tutto il
ella cita e traduce gli stessi brani di Filolao, „testo oscuro ma
tempo richiesto per ristabilire le transizioni dall’infinito al
‚meraviglioso“® che hanno stimolato Schelling. Insiste per
finito, addirittura con la creazione ex nihilo, e dal finito all’
infinito, con l’Incarnazione e la fretta escatologica (gia si
tradurre ,,cid che limita‘, xépas, piuttosto che „il limitato“*
e si sofferma sullo splendido passaggio del Filebo* sul quale
esercita nelle considerazioni storiche delle Lezioni Univer-
Bruno si sfoga con sobria ebrezza. Giova dunque associare
sitarie),” infliggendo quindi una smentita alla sentenza — e
all’omaggio reso a Schelling e tramite lui all’Antichità, al
per gettare delle passerelle sempre più salde sugli abissi che
coro degli Alten, il ricordo sempre vivo della vestale martire
la sua gnosi ha scavato.
che li amava tanto quanto Hölderlin — tutti e tre „das Land
Il cenno alla gnosi ci rammenta la grande gnostica del
der Griechen mit der Seele suchend".
Novecento, cioé Simone Weil, peraltro una delle fisionomie
più commoventi della filosofia contemporanea. Morta a 34
anni, ha lasciato un mucchio di carte e di appunti, assieme ad
alcuni dei testi più belli del repertorio francese. Un comune
amore per Spinoza potrebbe ravvicinarla a Schelling, allo
Schelling vibrante dei primi anni, meno allo Schelling raffermo della vecchiaia. Ma soprattutto ella condivideva la passione del Nostro per l’Antichità greca e la mitologia. Come lui
ha attinto alla „sorgente greca“ (La Source grecque è il titolo
di una raccolta di saggi)* e come lui, con più arditezza,
ha
‘ ricavato le „intuizioni precristiane“ (Intuitions préchrétiennes
intesta un’altra raccolta)‘ sparse nella mitologia e nella letteratura dell’Ellade. Alla stregua di Schelling la Weil è affascinata da Platone e dalle origini pitagoriche del suo pensiero,
dall’Anima del Mondo, dall’armonia universale e dal „bel
‚vincolo“ del Timeo, dal dramma di Prometeo e dalla sorte di
Giove, nonché dai simboli pregnanti di Demètra e di Persefone. Con estrapolazioni straordinarie scorge dappertutto i semi
45 La Source grecque,
42 SW V, 286-295 (305).
161, cf. 154-162 (Intuitiones préchrétiennes,
181-182).
43 La Source grecque. Paris 1953 (Gallimard).
46 Id., 162; Intuitions préchrétiennes, 35, 111-113.
44 Intuitions préchrétiennes. Edit. de la Colombe, Paris 1951.
47 Intuitions préchrétiennes, 113-115.