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ar
TALAMO, Clara.~ A proposito di Alcmeone e Ippocrate: (Vorsoki24 A 3 e Hipp. |
( morb. sacr. 14, 7). RFIC 1997 125 (3): 257-262. * Analisi delle due testimonianze |
relative ad Alcmeone ed osservazioni sul rapporto tra quest "ultimo e E15
soprattutto in riferimento alle teorie encefalocentriche.
-00103
+ A PROPOSITO DI ALCMEONE E IPPOCRATE
=
(VORSOKR.
4 A
5
E
HIPP.
MORB.
SACR.
14, 7)
_ Il rapporto tra Alemeone ed Ippocrate è stato sottolineato
| più volte (!), soprattutto in riferimento alle teorie encefalocen-
: triche. Mi sembra che le testimonianze 24 A 5 e 24 A 11 dei
- Vorsokratiker, relative ad Alemeone, offrano lo spunto per
: qualche ulteriore riflessione su questo tema.
+
In 24 A 5 Teofrasto (de sens. 25-26), che riprende anche, let-
‘ teralmente, una frase di Alemeone sulla capacità degli uomini
adi comprendere, e su quella degli altri esseri viventi di avere
i Boltanto sensazioni, riassume poi un suo passo intorno al funzio-
E: namento dei sensi e alla loro relazione con l'éyxépæhos. Tutte le
Rex sensazioni, si dice nella parte conclusiva del frammento, si con‘ giungono rpôc tov éyxépalov e per questo si deteriorano
“xwopévov xal petaXX&trovtog thy xópav: infatti, se questo ac-
“cade, se il cervello si muove, vengono ostruite le vie, tods
m6pous, attraverso le quali le stesse sensazioni, le algdfoers, giun2 gono. E quindi si interrompe il contatto tra le alofnaets, prove‚nienti dai vari organi di senso, e l’iyxépaAog.
a, : In 24 A 11 sono raccolti passi di Platone (Phaedo 96 a-b), di
te
{ Ippocrate (morb. sacr 14) e di Aristotele (anal. post. 2, 19, 100
egr 3): in tutti ritorna il concetto che qualcosa debba essere fermo
è perché funzioni.
.
Platone, l. c.: o nessuna di queste cose (il sangue, l’aria, il
- fuoco) è quella per cui pensiamo, ma lo è l’éyxépados, ... 6 tàç
: alobicers napéxwv tod dxovew xai dpàv xal doppalveoat, Ex todtiwv
(1) Cfr., ad es, M. Wellmann, Die Schrift Tlepi ipfig vodcou des
Corpus hippocraticum, « Sudhoffs Arch. Gesch. Med. Naturwiss. ». 22,
1929, 290-312; EI. Miller,
A Medical Theory of Cognition, «Trans. Proc.
_ Am. Philol. Ass.», 79, 1948, 168-183; H. Grensemann, Die hippokratische Schrift ‘ Ueber die heilige Krankheit’, Berlin 1968, 29 (i eapitoli
. del De morbo sacro sono numerati secondo questa edizione); J. Pigeaud, La maladie de l'âme, Paris 1981, 33; Ch. Triebel-Schubert, Medizin
und Symmetrie. Zur Verwendung eines mathematischen
Begriffes in den frühen Schriften des Corpus Hippocraticum, «Su" dhoffs Archiv. Zeitschr. Wissenschaftsgesch. », 73, 1989, 190-199.
Pron
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xalLI Sólo, tx Se pviung xal d6tns AaPovans +
Sì ylyvorro pvijpn
Hpepetv, xatà cabra ylyveadaı émoraunv. La frase è pronunziata
da Socrate. Egli richiama, per poi eliminarla, una teoria seJ
condo cui il cervello è all'origine del pensiero. Si è comune “5
che
tanto
e,
Alemeon
ad
riferisse
si
Platone
che
mente ritenuto
il passo è stato riportato, nei Vorsokratiker, tra le testimonianze
=
.
.
«aed
.
n
su Alemeone. Invero la sua composizione è articolata. | .
L'idea che il cervello sia il centro di tutte le sensazioni è cersi è, $
tamente di derivazione alemeonica. Non altrettanto sicurigradi
«ai
allude
si
dove
frase,
della
parte
seconda
la
per
però,
più alti dei processi conoscitivi» (1). Ad ogni modo, è certo che,
anche quest’ultima esprime un concetto precedente a Platone
se Platone fa si che Socrate lo ricordi, e non lo condivida. E,
in questa parte della frase che ricorre il concetto di stabilità
xo hpeueïv: «e dalla memoria e dalla opinione, una volta che abbiano acquistato stabilità, si genera la scienza» (2). Quando la +
=
uvAun e la 86a sono stabili si ha la iron. |
Ippocrate, I. ¢.: daov 8’ dv arpeuñon O éyxégahos xpóvov,
é
tocobrov xal ppovet 6 Gvdpwros. Perché l'uomo possa pensare
o
necessaria la stabilita fisica del cervello.
Aristotele 1. e.: In un processo che va dalle sensazioni, alla
hpeuñoavros
memoria, alla esperienza, tx 8’ ureiplag À éx navtög Av
tv G&raaw
&
noANd,
tà
napa
Evög
tod
dux,
200 xadólov dv tH
|
Ev evi éxelvorg td aùtò, téxvns Kpxn xal ÉTIOTAUNE.
In questo passo, che contiene una reminiscenza di quello di
indica,
Platone (3), il riferimento alla stabilita, all’essere fermo,che,
apciò
di
(!)
a
presenz
la
che
come nel Fedone, non piú
punto, si richiede stabile. Il principio della téxvn e della
¿moráun ha origine dalla stabilità nell'anima, quindi dalla presenza, in essa, del «tutto universale»: la permanenza dello
stesso universale permette di riconoscere un successivo oggettoa
(5). Pertanto in Alemeone e in Ippoerate la stabilita riguard
l'eyxépahoc: in Alemeone perché il cervello conservi il contatto
A PROPOSITO DI ALUMEONE E IPPOCRATE
259
as
=. scere. Perché, poi, si consegua la émotun, bisogna che siano
e fermi, in Platone la pvun e la déta, in Aristotele il «tutto uni.. versale ».
++ “«D'ipepetv si riferisce, in Platone, come in Aristotele, al pro€ „cesso di astrazione dell'universale » (1), ed è perciò cosa diversa
E
dalla stabilità fisica dell 2yxégados (2). Tuttavia in tutti e quatE tro questi passi si affrontano temi che, sotto vari aspetti, dalla
}. percezione al sapere, al pensiero e alla scienza, appartengono ale. l'ambito più generale del funzionamento della conoscenza.
E. Quindi, proprio dal punto di vista dei meceanismi della eonoscenza, sia quella contemplata da una teoria medica, sia quella
=
nella sua forma più elaborata del sapere, va ricercato quale
=- funzione abbia nei testi presi in esame il concetto di stabilità,
" „ehe vi è costantemente presente.
3
Sotto questo aspetto, si può fare qualche considerazione par: tendo dalla citata frase di Hipp. morb. sacr. Tale frase («per
quanto tempo il cervello è fermo per tanto l’uomo pensa ») conclude il cap. 14, che, insieme con i seguenti 15 e 16, ha per oggetto una teoria della conoscenza. Questi eapitoli sono ricchi di
spunti di riflessione, ma non sono di lettura facile. Il significato di alcuni particolari è controverso, e l'insieme è stato interpretato in relazione a problematiche di ambito vario (3). Lo
stesso lessico pone delle difficoltà. Per indicare ‘conoscenza
’,
‘intelligenza’ sono adoperati
molti
vocaboli (odvects, yvoun,
ppövnars, Ördyvwarg, ecc.), non sempre usati in modo preciso.
me: La varietà dei termini, a proposito della quale si è anche detE. + to che è incerto se l’autore ne distinguesse il significato con
chiarezza (4), rivela probabilmente lo sforzo di indicare diversi
modi di conoscere (*). In questa incertezza è anche l'uso del
verbo gpoveiv, presente nella frase riportata nei Vorsokratiker.
= Nel cap. 14 Ippocrate rieorda le funzioni del cervello, quando
E è sano, attività che riguardano la sfera della sensibilità e della
con le sensazioni, in Ippocrate perché esso possa pensare e cono-
(Y) Lanza, L'éyxépadocs cit., 75 n. 10.
(Y V. Di Benedetto, Tendenze e probabilità nell'antica medicina
greca, «Crit. Stor.» 5, 1966, 340 n. 50, che esprime anche riserve sulla
proposta di D. Lanza (L'éyxépadog e la dottrina anassagorea della conoscenza, «Maia» 16, 1964, 71 sgg.) che il testo di Platone facesse riferimento ad Anassagora.
(2) Trad. G. Reale, in Platone, Tutti gli scritti, Milano 1991, 104.
(3) W. D. Ross, Aristotle’s Prior and Posterior Analytics, Oxford
1949, 677.
|
(4) J. Barnes, Aristotle’s Posterior Analytics, Oxford 1975, 253.
(5) Ross, Aristotle’s eit., 676; Barnes, Aristotle's eit., 254.
(2) M. M. Sassi, La teoria della percezione in Democrito, Firenze
1978, 15.
(2) Cfr., ad es., Miller,
A Medical Theory eit., 168 sgg., in partic.
177; P. Manuli — M. Vegetti, Cuore, sangue e cervello, Milano 1977,
‘1 44 sgg.; J. Pigeaud, Quelques aspects du rapport de l'âme et du corps
dans le Corpus hippocratique, in Hippocratica, ed. M. D. Grmek, Paris 1980, 417 sgg; Id., Folie et cures de la folie, Paris 1987. 47 sgg.,
in partie. 57; A. Garzya, Zveoes come malattia: Euripide e Ippocrate,
« Vichiana» sr. 3, 3, 1992, 28 sg.
(4) W. H. Jones, Hippocrates, II, London 1923, 179 n. 1.
(') Pigeaud, Folie eit., 57.
Página 3
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)conoscenza, e cosa accada, invece, quando il cervello non è sano;
poi si specifica in base a quali elementi esso può non essere
sano e se ne descrivono le conseguenze: «noi soffriamo tutte
A PROPOSITO DI ALCMEONE E [PPOCRATE
dopo momento, quando il cervello, stabile, & presente, in un
processo di aceumulo. Essa avanza con movimento e per gra-
$4
= di. La mancanza di continuità determina la follia. Il contatE to momentaneo,
queste cose (la follia, i timori, l'insonnia, l'assenza della mente) i:
a causa del cervello, qualora questo non sia sano ... o soffra 3
+
bile
confronti
delle
sensazioni,
le
alofoers,
bisogno del cervello di non muoversi di fronte alle sensazioni
provenienti, attraverso i mópot, dagli organi di senso, e non di
fronte al nveüua) l’idea di stabilità non sia eosf matura come in
Ippoerate e non implichi tutto quello che è presente in Ippocrate.
.,
_
E
In Platone e
in Aristotele la stabilità, rispettivamente, della
pyqpn e della 66& o dell'universale, necessaria per giungere all'érormun, significa la presenza di ciò che rimane fermo (1).
Nel concetto di permanenza e acquisizione (2) vi è la nozione di
tempo continuo: così si giunge al sapere. Horta è stato anche
detto, in Aristotele «what is active in present conseiousness in
. virtue of experience has not been experienced together» (3). Il
| concetto di stabilità viene cioè considerato in riferimento a si-
- tuazioni differenti, ed ha, in ciascuno dei passi esaminati, una
- sua propria funzione nel processo della conoscenza. Ma l'essere
fermo è comunque relativo al fatto che, sempre secondo le analisi teoriche, la conoscenza proceda per gradi, sia nella sua funzione fisiologica, sia quando concerne le forme pit alte del
sapere.
Queste riflessioni che si andavano facendo sui meccanismi
della conoscenza, nei suoi vari aspetti, anche riguardo alle cose
sensibili, si collocano nel quadro di quanto si andava elaborando a proposito della conoseenza più generale delle cose e
delle vicende umane, anche passate o lontane, e cioè che essa si
realizzava, appunto, in un processo di ricerca e temporale,
(1) Barnes, Aristotle’s eit., 253.
(1) Pigeaud, Folie eit., 58.
perché
: sembra contenuta nel carattere stesso di stabilità. È tuttavia
possibile che in Alemeone (nel quale, peraltro,
è considerato il
vouévoy, Varia mapéyetat thy ppovnow: ... quando l’uomo inspira
una conoscenza ehe non sia follia. Se non è possibile saltare —
passaggi nel realizzarsi della conoscenza, pena la sua intermit=
tenza e la follia, vuol dire ehe la conoscenza, anche quella fisica
del vedere e dell'ascoltare, per essere tale, avviene momento
nei
=. bisogno di continuità perché la conoscenza sia compiuta. Essa
Nel cap. 16 sono descritti i meccanismi con cui il cervello
svolge il suo ruolo. Il cervello è interprete tHv dnd tod hépos Ye
quando è in relazione con il tempo come durata. La stabilità
del cervello, permettendo la comunicazione continua tra le:
sterno e lo stesso cervello, assicura la qualità della conoscenza,
Pertanto
trimenti esse vengono meno. Non è, invero, esplicitamente af~. fermato, in un testo che però è riassunto e frammentario, il
quando l'umido è eccessivo, dall'essere in movimento.
pouvons en absorber» (1), la quantità si trasforma in qualità
costituisee conoscenza.
x: attraverso gli organi di senso, si congiungano con il cervello, alseun momento. E (a conelusione) per quanto tempo il cervello
dtpeuñon, per tanto l'uomo pensa ». Quindi la condizione di salute del cervello è costituita, quando vi è una giusta quantità
di umido, dalla sua stabilità, la condizione di malattia, invece,
L'idea di stabilità è accompagnata esplicitamente dal concetto di tempo, Sov ... ypévov. Pertanto se è vero che «la qualité de notre pensée dépend de la quantité de ce que nous
non
rica di Ippocrate, il movimento del conoscere e del comprendere.
Ci si chiede, poi, se la stabilità funzioni nello stesso modo ne- gli altri passi. In Alemeone è necessario che il cervello sia stae la lingua dice tali cose quali si vedono e si ascoltano in ciadefinisce ‘follia’.
isolato,
în relazione con la stabilità del cervello vi è, nella analisi teoqualche altra cosa a cui non sia abituato per natura, »e
powópeda per l'umidità; qualora infatti sia più umido di
quanto non lo sia per natura, di necessità si muove, e, muovendosi il cervello, non sono stabili (uñte ... &tpepltew), né la vista,
né l'udito, ma vediamo e ascoltiamo ora una cosa, ora un'altra
tò rveüua, questo per prima cosa va al cervello; e gli occhi e
le orecchie e la lingua e le mani e i piedi fanno tali cose quali
il cervello conosce. Va quindi sottolineato che per la conoscenza,
come per l'attivazione dei vari organi, è necessario un contatto,
una comunicazione tra le cose che provengono dall'aria e il cervello. Ciò accade quando il cervello è sano. Quando il cervello
non è sano, quando si muove, accade invece, come è descritto
nel cap. 14, che in aleuni momenti il cervello, muovendosi, non
sia più in contatto eon l’aria, e perciò si hanno le assenze del
conoscere, del vedere, dell'udire, del linguaggio, ece.: la comuni.
cazione diventa nel suo insieme intermittente, ciò che Ippocrate.
(2) Barnes, Aristotle's eit., 254.
(8) Ross, Aristotle's eit., 677.
Página 4
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)E significativa, a tale riguardo, la posizione dello stesso Alogi
meone.
Egli,
interessato ai
problemi della conoscenza fisicag
(Vorsokr. 24 A 5), si occupa anche, sulla scia, come è noto (1)j$
di Senofane, della possibilità degli uomini di appurare, in gene-k
rale, le cose del mondo. Senofane (Vorsokr. 21 B 18) aveva con:k
trapposto
gli
uomini
agli
dèi,
per
quanto
riguarda
lag
conoscenza. Gli uomini, a cui gli dei non hanno rivelato dal
principio tutte le cose, possono trovare la cosa migliore cers}
cando, xpóvw. Alemeone (Vorsokr. 24 B 1) distingue la certezza
che gli dèi hanno delle cose invisibili e mortali, dalla condizionék
degli uomini, E proprio degli uomini procedere per indizi e
ing
tempi successivi, texpoalpeodar xoi tà ¿Eng. Il termine texpalpes
certa, indica comunque, qualunque sia il suo significato preciso;à
il passaggio da una immagine ad un'altra (?), e quindi un prog
cedimento mediato e per gradi. Tale procedimento in Alemeone%
è ancora precisato da éEñc.
(') Per questo aspetto cfr. Manuli — Vegetti, Cuore cit., 9; 29 ag... =
() Cfr. G. Cambiano, Patologia e metafora politica, Alemeone Pia" Y