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Rend. Mor, Acc. Lincei
1 9, +. 23 47-77 (1991)
Vac
À
LE TEORIE ACUSTICHE DEI GRECI
I. L’acustica musicale nei primi Pitagorici
Nota di CLAUDIA A. CIANCAGLINI,
presentatal dal Socio Corrispondente W. BELARDI
Resumé. — Dans le domaine de la théorie musicale du pythagorisme ancien on doit rechercher
l’origine de nombreux modèles interprétatifs que les Grecs ont utilisés par la suite en expliquant les faits
de langue. Dans cette note on analyse les témoignages des anciens 4 l’aide de la philologic et de la
linguistique, pour jeter les bases d'un étude successif sur la naissance des conceptions phonétiques chez
les Grecs.
$ 1. I termini del problema.
L’interesse per gli aspetti acustici e fonatori del linguaggio prende le mosse,
nella Grecia antica, da indagini, condizionate teoricamente, condotte da parte della
cerchia pitagorica per lo più nell’ambito della musica e della matematica; solo in un
secondo momento i risultati di tali indagini furono applicati ai suoni di lingua.
Lo scopo che si prefigge la presente nota è quello di rintracciare nel pensiero
pitagorico più antico la genesi di una ricerca, svolta intorno all’acustica musicale, gli
sviluppi della quale hanno influenzato molti settori del pensiero dei Greci sulla
lingua e sulla grammatica.
Le
indagini
musicali
pitagoriche, infatti,
sono
il
presupposto sia del successivo studio circa la fenomenologia acustica della voce
umana e circa la fisiologia degli organi ad essa deputati, sia della genesi delle teorie
grammaticali greche: si pensi, ad esempio, alle riflessioni intorno all’accento greco
— non per nulla definito “musicale” — consistente in una particolare intonazione
conferita alla vocale tonica, la quale, secondo quanto afferma esplicitamente Dionigi
di Alicarnasso, era caratterizzata nell’accento “acuto” da un innalzamento di “tono”
pari a un intervallo di quinta rispetto alle vocali atone),
Tutta la terminologia greca connessa con l’accento del resto rivela riferimenti
CIANCAGLINI Claudia A., Le teorie si 47 dei “Jreci, 1: L’acustica musicale
nei primi Pitagorici: RAL % ser. 2 1991
théorie musicale du pythagorisme ancien,"à
| Analyse des témoignages sur la
Vo;rigiie des modèles interprétatifs-- [4095
utilisés aussi par les Grecs pour expliquer les faits de langue.
musicali: si pensi ai termini rpoawdla ‘accento’, d&c ‘acuto’, Bapôc ‘grave’; lo stesso
termine tóvos approda in ambito linguistico al senso di ‘accento (musicale)’, a partire
dal significato tecnico e più antico, assunto dai Pitagorici in ambito musicale, di
(*) Nell’adunanza del
Dicembre 1990.
(1) Cf. Dionigi di Alicarnasso, De compositione verborum 11,58.
Página 2
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)‘intervallo tra due note contigue’, derivato dalla semantica di base di ‘teso’ (« *ten-)
applicata alla corda musicale.
L'ACUSTICA MUSICALE NEI PRIMI PITAGORICI
49
Ad ogni modo, nella designazione dell'ottava, della quarta e della quinta, ci siamo permessi una
certa fluttuazione di resa tra consonanze e intervalli, secondo che si voglia alludere in particolare
Analogamente, un’origine musicale pare certa per alcuni concetti grammaticali
come, ad esempio, quello di “consonante”, espresso con il termine greco oúppuvov); nella terminologia musicale tecnica impiegata dai Pitagorici, l’aggettivo
sbupwvor, in opposizione a diapwvor, qualifica due suoni musicali simultanei che
producano un'impressione uditiva unitaria, vale a dire che costituiscano una
consonanza; la consonanza stessa è designata con il termine suzpwvia. È verosimile
che l’uso grammaticale di cbupwvov, detto di “consonante”, echeggi alla distanza
quell’idea di ‘sonare in accordo con’ — nell’ambito della sillaba — che è implicita
nella nozione di ouvupavix ‘consonanza’.
all'effettivo uditivo oppure al rapporto tra note di altezza diversa.
Un’origine musicale è altrettanto probabile, anche se non certa, per il termine
grammaticale cuXAaBy ‘sillaba’. Tale termine, infatti, presso i teorici musicali antichi
indica la consonanza di quarta‘.
Anche le designazioni greche di alcuni generi letterari rimandano a una
originaria compresenza della musica: si ricordino, ad esempio, la lirica e l’elegia (per
la seconda il Meillet richiamò l’armeno elégn ‘canna’).
È probabile che il tramite tra le acquisizioni conseguite in ambito musicale
soprattutto da parte dei Pitagorici e le prime teorizzazioni in ambito grammaticale
La resa in italiano del greco cuppuvia presenta qualche difficoltà dovuta alla specializzazione
tecnica che i termini accordo e consonanza hanno assunto nel linguaggio dei musicologi moderni. Con
sia da individuare negli ambienti dei metricisti, intorno ai quali però non abbiamo
informazioni sufficienti!)
accordo quale termine tecnico oggi sì intende la combinazione simultanca di tre o più suoni, la quale
deve contenere nun meno di due terze sovrapposte (cf. Dizionario Enciclopedico Universale della musica e dei
musicisti, Torino 1983, s.v. accordo). Non manca però nell’uso corrente anche passato della lingua italiana
Lo studio delle conoscenze acustiche elaborate dal pensiero greco antico e del
l’impiego della parola accorde nel senso di «unione di due o più suoni contemperati secondo le leggi
loro evolversi non può prescindere da una articolazione in vari settori tematici, tra i
dell'armonia» (corsivo nostro; cf. Tommasro, Dizionario della lingua italiana, s.v. accordo). Con consonanza
quali i principali sono:
nella terminologia musicale moderna si intende farc riferimento alla valutazione qualitativa sia di
intervalli che di accordi (cf. Dizionario Enciclopedico Universale della musica e dei musicisti, Torino 1983, s.v.
la dottrina musicale pitagorica;
consonanza). 11 significato musicale odierno di consonanga è dunque più ampio di quello che noi gli
le teorie musicali non pitagoriche;
attribuiamo impiegando consonanga per rendere il greco cuupevía: nel pitagorismo più antico il termine
le teorie dei filosofi ionici intorno alla percezione auricolare e alla fisiologia
suppwvia, riferito soltanto all'ottava, alla quarta e alla quinta, indica la compresenza di due soli suoni di
altezza differente la cui esecuzione simultanea o quasi produce un’impressione uditiva unitaria (cf. DK
47 A 18, e tra gli altri Lassenre, Plutarque De la musique, 1954, p- 34; con l'evolversi della dottrina
musicale greca verrà meno il postulato della sensazione unitaria).
Il termine greco cuppavia potrebbe essere reso anche — in osservanza alla terminologia attuale
- con la perifrasi “intervallo armonico consonante semplice”, dove “armonico” si riferisce alla
dell'organo uditivo;
la semantica dei termini usati sia in ambito musicale, sia in ambito grammaticale.
Si tratta, dunque, di una ricerca ad ampio raggio, da condurre sulla base di una
simultancità, “consonante” all’impressione unitaria e “semplice” alla limitazione a un'unica ottava.
notevole quantità di testimonianze, dirette ed indirette, molte delle quali trascurate
Abbiamo preferito la resa del greco cuppavia con consonanga per mantenere la distinzione tra i
finora dagli studiosi moderni, perché inerenti a una tematica di confine tra la storia
due termini greci auupavix e didampa. Questo secondo termine indica propriamente l'intervalle
della scienza, la matematica, la linguistica, la filologia, la musicologia, etc., oltre che
considerato come “distanza” (nel senso di rapporto tra lunghezze diverse; si veda altre) ¢ come
spesso di difficile intendimento.
differenza di altezza tra due note diverse. Tale termine si riferisce nei testi musicali greci, oltre che
all'ottava, alla quarta e alla quinta, anche al tono, al semitono, crc.
Per i Pitagorici antichi, dunque, tutte le cuppawviar sono anche Bastriyare, ma non tutti i
È nostra intenzione indagare le acquisizioni operate dal mondo greco in
ambito acustico partendo dall’esame della genesi e del primo sviluppo della teoria
Samara sono guevo, poiché gli intervalli come il tono € il semitono non ingenerano una
musicale pitagorica, con particolare riguardo al rapporto in essa esistente tra musica
impressione uditiva unitaria. Inoltre, la resa del greco cuupovia con l'italiano consonanga
€ matematica.
resa che
ricalca la resa latina vonsonantia, la quale compare come glossa del greco suupwvía a partire circa dal ITI
secolo d.C.
è legittimata da un uso già antico secondo il quale te auupwvlaı dei Greci, e cioè l'ottava,
la quarta e la quiata, sono dette consonange perfette (cf. Barvactia, Grande Dizionario della lingua italiana,
SV. consonanza).
All'interno di tale settore di indagine, ci limiteremo a considerare le notizie
nelle quali è preponderante l’aspetto della produzione del suono musicale, rimandando ad altro momento le osservazioni condotte dai Pitagorici intorno ai caratteri
intrinseci dell’altezza o gravità del suono, visto che in tale argomento risultano
(2) Cf. Dionisio Trace, in Gramm. Graeci Vi, Leipzig 1883, p. 11. Gli Stösei e Dionisio Trace
(3) CF, ad esempio, Filolao, in DK 44 B 6. Sui rapporti tra uso musicale ed uso grammaticale del
introducono il termine sUppavov nel senso di “consonante” per indicare gli stoikheia precedentetermine greco ouAkafn contiamo di tornare in altra sede. Per le vicende culturali legate all'impiego
mente designati con il termine &povov. Per i motivi di tale sostituzione, cf. BeLarni, Filosofia, 1986,
grammaticale di tale termine, cf.
p.
7%,
nota
72.
(4) CF.
Berarpi, Filosofía,
BELARDI, Filosofia,
1985, p. GR e p.
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implicati anche gli aspetti della propagazione e della ricezione del suono stesso.
I Pitagorici furono i primi a determinare, al di lá delle impressioni sensibili, i
Una così drastica limitazione del campo di indagine ci pare necessaria a fronte
rapporti numerici che esprimono gli intervalli consonanti di base. Numerose fonti
della consistenza elevata delle fonti da esaminare.
antiche attribuiscono tale razionalizzazione allo stesso Pitagora.
Pertanto, la nostra esposizione articolerà l'esame delle fonti preliminarmente
intorno a tre nuclei centrali, vale a dire:
Riguardo alla figura di Pitagora, nato a Samo il 570 circa a.C. e vissuto per lungo tempo a
a) l'individuazione degli intervalli principali a partire da osservazioni rivolte
alla struttura fisica delle sorgenti sonore (è il tema del presente capitolo I);
5) lo studio matematico delle medie proporzionali, sulla base delle quali
Crotone, dove mori verso il 497 a.C., le notizie sicure non sono molte. Gli accenni di Aristotele sono di
solito riferiti ai Pitagorici in generale; notizie più abbondanti si trovano solo presso autori molto
lontani cronologicamente da Pitagora, nei quali oltre tutto sono presenti molti elementi leggendari,
frutto di tradizione popolare oppure di riclaborazioni neopitagoriche, Per un riassunto della “questione
vengono stabiliti i rapporti numerici esprimenti gli intervalli;
pitagorica” si veda Schönsersen, Studien q. Harm, Piol., 1914, p- 113 € sgg., il quale, in contrasto con lo
e) Vesplicitazione in senso numerico dei diversi generi di scale musicali già
noti empiricamente alla cultura musicale dell’epoca (i punti & e e costituiranno il
scetticismo manifestato da molti studiosi, tenta di ristabilire l’importanza della figura di Pitagora
all'interno della scienza greca antica, basandosi su motivazioni assai ragionevoli.
futuro capitolo 11).
Oltre alle questioni relative all'esistenza storica di Pitagora, altri problemi
sorgono circa l’affidabilità delle fonti che ne testimoniano l’impegno euristico
§ 2. Gli “esperimenti” di Pitagora.
rivolto al mondo dei suoni e degli effetti musicali. Da un lato fonti dirette sono del
tutto assenti; quelle indirette, d’altra parte, sono costituite da passi di autori tardi e
Nel primo pitagorismo non si avverte l’esigenza di analizzare in ogni suo
aspetto la complessità del fenomeno acustico, nei due momenti oggettivi della
produzione
e
della
propagazione,
come
pure
nel
momento
soggettivo
di scarsa personalità critica, oltre che — in taluni casi — sospetti di parzialità perché
neopitagorici.
della
percezione. Dell’aspetto soggettivo viene colta in modo astratto, razionalizzante e
In particolare, i testimoni che dobbiamo utilizzare sono i seguenti:
matematico, soltanto l’importanza dei vari tipi di rapporto tra frequenze diverse,
nell’intento di giungere non a una analisi compiuta, quanto invece alla individuazioPer “individuazione degli intervalli” si intende qui non la conoscenza empirica
di essi, ma una loro classificazione generale e teoretica, possibile ovviamente solo
attraverso la quantificazione dei loro rapporti numerici costanti. Nell'epoca nella
quale la tradizione colloca tale quantificazione matematica, ossia intorno al
Nicomaco di Gerasa, vissuto nel I secolo d.C., autore di una biografia di Pitagora, di una
Introduzione aritmetica ( Aritbmetica introductió), e di un manuale di armonia (Flarmonicum enchiridium), da
ne della ratio matematica.
VI
secolo a.C., troviamo che la prassi musicale greca utilizzava già almeno tre intervalli
consonanti basilari, ottenibili su un sistema di sette (otto) corde, ¢ precisamente le
consonanze di ottava, di quinta e di quarta®).
noi citato secondo Pedizione di Jan, Mas. Script. Graeci, 1895, p. 237 sgg.; la validità di quest'ultima
opera come fonte per le dottrine musicali antiche è contestata dal Jan per le interpolazioni ed omissioni
che conterrebbe;
Tolomeo, il celebre matematico ed astronomo alessandrino, vissuto in Egitto nel Il secolo d.C.,
del quale utilizzeremo qui l’opera intitolata Armonica (Harmonica), in cre libri, secondo l'edizione di I.
Düring 1930;
Teone di Smirne, di epoca adrianca, autore di un'opera intitolata Introduzione matematica a Platone
(Expositio rerum mathematicarum), basata su un commento al Times del peripatetico Adrasto, il quale a
sua volta era influenzato da Posidonia;
Diogene Laerzio, vissuto nel III secolo d.C., autore di una Storia dei filosofi (De clarorum
philosopborum vitis), in dieci libri;
(5) Le denominazioni stabilizzatesi nel lessico tecnico musicale per indicare rali consonanze
sono, rispettivamente, per l'ottava du raniv (scil. yopday, cioè interessante la prima e l’ultima
corda); per la quinta dt mévre (scil. gapSisv, civè interessante la prima e la quinta corda); per la
quarta dia tesgkpuy (scil. yopdOv, cioè interessante la prima e la quarta corda). Dalle fonti emerge
però che in epoca più antica le consonanze sopra menzionate crano dette rispettivamente &ppovia.
dex afec e cu Ma 8%. CE. DK 1, p. 458, nota al rigo 2; Filolao DK 44 B 6; Nicomaco, barmon. enchir.
9 (= Jan, Mus. Script. Graevi, 1895, p. 252, 4 sgg.); Timpanaro Canvini, Pitagorici, 1962, II, p. 208
sg., nota al testa; etc, Sul rapporto tra la denominazione delle consonanze tramandata come antica e
quella divenuta corrente contiamo di tornare in altra sede. Per inciso, ricordiamo inoltre che, dal
punto di vista fisico, si ritiene attualmente che l'impressione di consonanza sia tanto maggiore
Porfirio di Tiro, allievo di Plotino, anch'egli vissuto nel [II secolo d.C., autore — tra Paltro — di
una Vita di Pitagora (De vita Pytbagorae) e di un commento al trattato di armonia di Tolomeo (In
Prolemaei harmonica), da noi citato secondo l'edizione di L During 1932;
Giamblico di Calcide, allievo di Porfirio a Roma tra il 263 e il 268 d.C., autore di una Liza di
Pitagora (De Visa pythagorica), opera che doveva far parte di un’altra più ampia, dal titolo Dagmatica
pitagorica, in dieci libri;
Aristide Quintiliano, autore di un'opera sulla musica (De musica) in tre libri; la sua epoca è
incerta, ma per gli influssi neoplatonici contenuti nella sua opera si ritiene di poterlo collocare circa nel
HI secolo d.C.;
Gaudenzio, vescovo di Brescia, vissuto tra il IV e il V secolo d.C., autore di sermoni € trattati,
quanto più è semplice il rapporto tra le frequenze dei duc suoni interessati; tuttavia, non manca chi
sottolinea la relatività del concetto di “consonanza”; cf. Timranaro Canpini, Pitagorici, 1962, II, P320 © sp. nora al
testo, e bibliografia ivi citata.
Se sospetti su simili fonti sono legittimi, è anche vero — a nostro avviso -— che
esse sono utilizzabili, in certe condizioni e con le dovute cautele.
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Diogene Laerzio, ad esempio, pur assemblando acriticamente le notizie,
tivos Évèc nacakAov Staywvlov Eurernyéros vois tolyou, iva wh xdx ex tobtov
raccoglie spesso verbatim moltissimo materiale più antico di importanza inestimabile;
Brapopá tig bropatvytat Y dic Srovo7tat racodàduv iStatbvim mapadrAanyh, drrap-
Giamblico e Nicomaco sono in certa misura affidabili quando riferiscono una
Thea téocapas yopsac SpotAous xal isoxeAouc, isomayets te xal looatpépouc, Enkarnv
medesima notizia quasi con le medesime parole, dal momento che, essendo escluso
che si siano influenzati a vicenda, si può ritenere che abbiano utilizzato indipendenap’ Exkatyng tEhptycev, 6Axhy mpoadhaac Ex rod xárobdev pépouc, ta SÈ pñxy tav
LopsGv pnyavnoduevoc Ex mavròc loxitata. cita xpotwv ava Sio dua yoda EE
temente una stessa fonte più antica.
suppwviag ebpioxe tag mpodexUeloac, ¿My Ev ¿My ovtuvia. thy pev yap Ind tod
Questo è il caso di una testimonianza relativa a Pitagora, riferita sia da
Nicomaco che da Giamblico, nella quale si racconta che Pitagora avrebbe udito
peylorou EEaprhparog tewopevny mods thy bd roû puxporárov did wach pleyyouevyny
uscire dall’officina di un fabbro dei suoni tra loro armonici secondo le consonanze
Thy dtd nacdv, dep xai ara ta Pdoy Snépatve. Thy 8" ab peylornv mpds Thy mapa Thy
xatedduBavev. Av Se y ev Sddexd cee odndov, 7) dè EE. Ev Surdacio Si Myw &réparve
di ottava (ta racóv), di quinta (3d mévre) e di quarta (Stk recodpwv); entrato,
ptxpotatyy (oloav dxta ddxdv) Sid révre cuupwvodsav, Evdey tabtyy anépatve Ev
avrebbe inoltre notato che la differenza tra i suoni singoli dipendeva dalla differenza
di peso dei martelli usati dal fabbro e che a ciascun peso poteva essere attribuito un
Auto Ayo. Ev @rrep xat ai Sanat Ünpyov mpdc «Aras epic SE Thy pel’ EauThy pev
te Bäpeı, tv SÈ Acınav pelCova, Ewka otalyav brépyousav, thy dk reccépuv,
numero, in modo tale da stabilire dei determinati rapporti numerici tra i pesi dei
martelli che davano luogo a determinate consonanze. Riconosciuto che l’ordine di
successione dei quattro pesi differenti poteva essere rappresentato dall'ordine di
&vardyeg totic Aplbeor. xai tadtyy SÈ Exizprtov kvtixpus xatTeAnpBdveto, Hurodtav thy
successione dei quattro numeri 12, 9, 8 e 6 (dei quali 12, 8 e 6 corrispondono
dadexa Ev Hutodio. To Epa petakd The Stk mévte eal The da tecodpwv toutéstiv ©
aithy plac trdpyoucay tic uxporáras (ta yap Évvéx mods tà EE odres Eyer), Övrcep
Tpórov À Tapa Thy pixpàv $ Oxta ev thy rá EE Eyousay Ev Erutpite Av, mods dE Thy Tx
nell’ordine ai lati, ai vertici e alle facce del cubo, mentre 9 è la media aritmetica tra 12
Srepéyer à Sta mévre tic Bd teaadkpwv, ¿Befarodro Ev Exoydém Adya Smapyery, tv @rep
e 6), e combinati tra loro a due a due questi valori, Pitagora avrebbe constatato che i
tà Évvéa mpôc tà óxto. Exatépus te $ did mach ovotmua NAtyyeto TG Sia TÉVTE ai
seguenti rapporti rappresentavano in senso matematico le consonanze udite: 12:6
Bu tecodpwv Ev auvagÿ, oc è StrAkotos Aóyos fto: hutoAlou te Kat Émitpitou, olov
l’ottava; 12:9 oppure 8:6 la quarta; 12:8 oppure 9:6 la quinta; infine 9:8 poteva
Soden dut EE, Y avactpdpws tig Sk tesodpuv ual Six mévte, lc 70 StrAdorov
rappresentare l’intervallo di un tono. La semplificazione matematica di tali
érutpitou te nal Aerodiov olov dadexa Ewen EE Ev táñel totaúry. tuAMGaG BE xal Thy
rapporti consente di ricavare i rapporti usualmente adoperati per designare gli
xeipa xal Thy dxohy mpds rà ¿Eapriuara xal BeBawcag mpôc abta tov Tav ayécewv
intervalli principali, cioè: 2:1 per l’ottava, 4:3 per la quarta, 3:2 per la quinta.
Abyov, petéOynev ebuyyavwc Thy pèv TOv yopdav xowhy anddeow Thy Ev 700 Stayoovian
Tornato a casa, Pitagora avrebbe ripetuto l'esperimento con corde uguali tra loro
naockAou eig tov 700 dpyavou Barípa. bv yopdétovov avéouate, thy SE oa» éxlracw
per lunghezza e spessore appese verticalmente, alle quali avrebbe applicato dei pesi
ávadóyos Tote Bkpeaty eis Thy rav xoMáfov Avmdev cópperpov repiatpophv. Errßilpe
corrispondenti a quelli dei martelli, ottenendo per combinazione le stesse consonante tadTY YpwuEVoS xai olov dveEanathtw yvópow els rouxlAx Spyava Thy rreipav Anımöv
ze musicali che aveva udito nell’officina del fabbro.
ekéreve, Aexidwv te xpovaty xat added: xal adpryyac nat povóyopda xal tolyava xal tà
La testimonianza di Nicomaco, harmon. enchir. 6, pressoché identica a quella di
raparınaia, nat abupwvov eipioxey dv dani xat anapdrAkaxtov thy 3 «prod
Giamblico, vita Pythag. 26 (in Jan, Musici Scriptores Graeci, 1895, p. 245 sgg. € p. 115
xaréAnhiv. évouéanc SÈ Smktyy pev tov toi) SÉ deOuod xouvevoüvra pÜéyyov, wéany dè
spy.) è la seguente:
tóv tov óxTO, Exttpetov adrod tuyyavovta, mapapéayy dé tov Tou wea, Téve tod péaou
[...] mapa n yaAxoturetov reperatév Ex rivoc Satpoviou ouvroyiac érixouce
Parathpev alönpov En’ Sxuovi pardvtav nal tog Hyoug napapl— mpdg xAAqAOuG
«suupoavorárouo kod Wévtev, KAR puis avturlag. Èneyivonxe 5° dy abroig Thy te Sid
BEdtepov xat Sy nal exdyScov, vaTyy dè tov Tod dadexa, xal Tac petabstytac xatà TH
Seatovxdy yevog suvavanAypacas pildyyors avaddyats obtws thy oxTayopdov apilpote
auupwvars brétage, Sitracig Hutodlw Erırpitp xal tH cobro Stapopà éroyôte.
racóv thy te Sid mévre xal Thy ded tecokpow auvmälav. Thy Se wetabdryta vhs te da
«|Pitagora,] mentre passava presso una fucina, per un caso fortunato udì dei
TEsakpwv nal Tio did mévre doippwvov pèv Epa adthy al’ Exuthy, suurtAnowtiahy SÌ
martelli che battevano il ferro sull'incudine e che producevano insieme suoni
HAAS THs Ev abtoig WeiCovas. Kapevog SH be nate Nedv Avuopkvng abt@ vig rposlléseuc
consonanti reciprocamente, eccetto che per una coppia. Riconobbe in quei suoni
cioéSpapev elc th Yadxetov xal rocas melparg mapa tov Ev Taig patatiipot byxov
consonanti le consonanze di ottava, di quinta e di quarta, L'intervallo tra la quarta e
ebpWv thy Stapopàv tot you, Ad’ ob rap Thy TGV paróvtcov Blav ode nape tà
la quinta vide che non consonava in sé per sé [infatti tra la quarta e la quinta c’è solo
G{Hpata tv spupaiy obde nap& tiv tov Ehauvopévoy aröhpon peribeow, ayxayata
un tono), mentre al contrario completava l’intervallo maggiore tra questi [scil. la
dpi Exrixßiv xat ports loatatas ray parotípow poz dautóv anydrayy. xal and
quinta]. Rallegratosi del fatto che per grazia divina gli si era offerto quell’aiuto,
entrò dentro la fucina e trovò, dopo svariati tentativi, che la differenza di suono
(6) Cf. DK 34
(7) Leggiamo Siaywslov ciò che per Jan è Bid yévm.
Página 5
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tensione
dipendente
55
consisteva nel peso dei martelli, e non nella forza (con cui si faceva uso) dei martelli,
quantità
né nelle forme di questi, né in una variazione (di reazione) del ferro percosso. Dopo
avvolgimento dei collabi (posti) in alto. Usato tale congegno anche
dai
pesi
nella corrispondente
quantità
di
aver rilevato accuratamente i pesi dei martelli mediante una serie di contrappesi
strumento diacritico infallibile, estese a svariati strumenti l'ulteriore indagine, come
rispettivi [scil. su una bilancia], ritornò a casa. Prese poi quattro corde di uguale
ad esempio alla percussione di piattelli, ed ancora ad auli, canne, monocordi,
materiale, di uguale lunghezza, di uguale spessore e intrecciate alla stessa maniera €
trigoni©° e simili, e in tutti ritrovò corrispondente e invariato il suo accertamento
come
le appese a un unico piolo conficcato nella parete ortogonalmente, perché non
numerico. Infine, dopo aver denominato hypate la nota corrispondente al numero 6,
derivasse qualche differenza o assolutamente non si potesse sospettare una distorsiomese quella corrispondente all’8 — il rapporto tra le quali si trovava ad essere
ne di pioli presi singolarmente; tenendo le corde ben separate Puna dall’altra applicò
epitrito —, paramese quella corrispondente al numero 9, essendo essa più acuta della
a ciascuna di esse un peso nella parte in basso, facendo però in modo che le
mese di un tono ed essendo inoltre epogdoo il loro rapporto, e sete la nota
lunghezze delle corde rimanessero assolutamente identiche. Poi sollecitando insieme
corrispondente al numero 12, e dopo aver riempito gli intervalli secondo il genere
due corde alla volta scoprì le consonanze sopra dette, ciascuna per una diversa
diatonico con note proporzionali, relazionò in tal modo l’ottocordo a numeri
coppia. Infatti scoprì che la corda tesa dal peso maggiore insieme a quella tesa dal
consonanti, secondo il rapporto del doppio, dell'emiolio e dell'epitrito e, quale
minore consonava secondo la consonanza di ottava: a una corda aveva collegato il
differenza di questi ultimi, dell’epogdoo»"”.
peso
12, alPaltra il peso 6. Egli si accorse quindi che Pottava corrispondeva al
rapporto del doppio |scil. 2:1], cosa che si rivelava anche dal rapporto tra i pesi
Altre fonti fanno riferimento a uno strumento costituito da un’unica corda, il
stessi. Facendo poi consonare la corda maggiormente tesa insieme a quella vicina
cosiddetto “monocordo”, o “canone”{"1, la cui invenzione è attribuita a Pitagora da
alla corda collegata al peso minore secondo la consonanza di quinta, si accorse che
Diogene Laerzio 8, 12: tóv te kavóva tov Ex pic yopOnc ebpety [scil. Hu0xyépayv].
questa consonanza corrispondeva al rapporto emiolio |scil. 3:2], rapporto in cui si
trovavano anche i pesi Puno rispetto all’altro.
Poi sollecitò la più tesa tra le
rimanenti, che era di peso 9, con quella contigua a questa [scil. la corda di peso 12], e
Aristide Quintiliano (De musica Ul, 2 = Meibom p. 116) afferma che Pitagora
prima di morire avrebbe insegnato ai suoi discepoli intimi Parte di suonare il
monocordo:
ottenne la consonanza di quarta, e analogo era il rapporto dei pesi. E scopri che
questa consonanza corrispondeva
direttamente al
rapporto cpitrito
[scil.
4:3],
mentre [la corda di peso 9] si trovava in rapporto emiolio con la meno tesa (infatti 9
Stò mat Mubaydpav pact thy EvteDbev drtaddayhv mosobpevov povogopditer Tolo
étalpous rapatvinar InAobvita 5 Thy dxpórnta Thy Ev Nova vontoag waAAov È.
pÜuov
e 6 stanno in questo rapporto), nello stesso modo in cui la corda vicino alla meno
tesa, vale a dire quella di peso 8, rispetto a quella di peso 6, si trovava nel rapporto
cpitrito,
ma nel
rapporto emiolio
rispetto
a
quella
di
peso
12.
Quanto
poi
all'intervallo tra la quinta e la quarta, vale a dire Pintervallo per cui la quinta eccede
rispetto alla quarta, accertó che consisteva nel rapporto epogdoo, in cui si trova
atafyta> À xo avakyrtéov.
«Perciö si dice anche che Pitagora prima di morire avrebbe insegnato ai suoi
discepoli intimi a suonare il monocordo, per mostrare che Pessenza della musica era
comprensibile più dal punto di vista razionale attraverso i numeri, che non dal
punto di vista percettivo attraverso l’orecchio».
infatti il 9 rispetto all’8. In ciascuno dei due modi seguenti si dimostrava che l'ottava
era un complesso consistente nella congiunzione della quinta e della quarta, poiché
(9) 1 “collabi” (xiXXafior o xókores) vengono usualmente intesi come le chiavette, o piroli,
il rapporto del doppio (può derivare) o dalPemiolio € dall’epitrito, come ad esempio
dal 12, dall’8 e dal 6 [scil. dal prodotto dei rapporti 12:8 e 8:6 si ottiene 2:1, cioè il
mediante Pavvitamento delle quali si otteneva la tensione desiderata delle corde; dagli studi più recenti,
invece, pare accertato che i collabi fossero delle striscette di cuoio ruvido interposte tra le singole corde
rapporto del doppio], oppure procedendo inversamente nella congiunzione della
€ la traversa: cf, Maas-Snyner, Séringed Instruments, 1989, p. 6; Paquerre, L'instrument de musique, 1984,
quarta e della quinta, poiché il rapporto del doppio (può derivare anche) dalPepitrito e
p. 96.
dalPemiolto, come ad esempio dal 12, dal 9 e dal 6 in quest'ordine [scil. dal prodotto
dei rapporti
Stancatosi
12:9 € 9:6 si ottiene nuovamente zit, cioè il rapporto del doppio].
la mano e l'udito con
l’argomentazione
concernente 1
1
detti
rapporti
pesi e avendo confermato con
numerici,
trasformò
questi
ingegnosamente
il
supporto comune delle corde, che consisteva nel piolo trasversale, nel ponticello di
uno strumento, che chiamò ‘cordotono’ [letr. ‘tensore di corde’), [ON
a e trasformò la
(10) | trigoni erano un tipo particolare di arpe a forma triangolare; cf, Paquierti:, L'instrument de
musique,
1984,
p.
190.
(11) TI racconto di questo esperimento è largamente attestato: esso compare, infatti, anche in
Boezio, inst. mus. 1, 10, 16; Isodoro, Efyr. 3, 16, 1, Macrobio, Soma. Sap. 2,1,9 sgg-; Gaudenzio, Isag. 11
(= Jan, Mus. Script. Graeci, 1985, p. 304 sg.); Porfirio, in Prof. harm, p. 119 sp., ed. Derino (Portirio
però non attribuisce l'esperimento a Pitagora, ma ai Pitagorici in generale).
(12) Il termine xavev, propriamente “regolo, telaio”, designa nella terminologia musicale tecnica
dei Pitagorici il monocordo, come ci informa Nicomaco (= Jan, Mus. Script. Graeci, 198%, p. 243): vá se
povbyapda [...], & 87 xai pavdodpong xadobaw of noddol, xavivas 8° of Tlubayoprxoi [...]. A proposito del
corde
(3) Cordisone, nella terminologi musicale tecnica greca, mica la base alla quale sono collegare le
canone, cf. van DER Wakrbin, Hurmonielebre, 1943, p. 177 e Burkert, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p.
nell Tira
353, nota 28, e la bibliografia ivi citata. Cf.
anche oltre, intertesto a pp. 65
Página 6
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L'uso che del monocordo veniva fatto da Pitagora ai fini della determinazione
delle corde le quali siano del tutto uguali per lunghezza e spessore, la corda alla
dei rapporti numerici corrispondenti alle consonanze è riferito da una testimonianza
quale è appeso il grave maggiore diventerà più lunga dell’altra; e se anche si riuscisse
di Gaudenzio, Isag. 11 (= Jan, Mus. Script. Graeci, 1895, p. 341), nella quale si
con opportuni accorgimenti a mantenere uguale la lunghezza delle due corde,
racconta che Pitagora avrebbe teso una corda su un regolo (xavév) che aveva
l'aumento di tensione provocherà una maggiore sottigliezza della corda alla quale è
suddiviso in 12 parti. Poi avrebbe fatto suonare l’intera corda e in seguito la sua
appeso il grave maggiore; in entrambi i casi l'esperimento sarebbe invalidato,
metà, vale a dire 6 parti, e avrebbe scoperto che l’intera corda era consonante con la
perché esso presuppone che tutti gli altri fattori restino invariati e che muti soltanto
sua metà, secondo la consonanza di ottava. Poi avrebbe fatto suonare di nuovo
la tensione. Il passo di Tolomeo è il seguente:
l’intera corda e successivamente i 3/4 di essa, riconoscendo così la consonanza di
quarta e analogamente avrebbe ottenuto la consonanza di quinta:
ent ve tev ÉÉartouévev taîc yopdatîc Bapiv ph Siaomtoptvmv &napadrdxteorv
Mia navranası tó yopsov, ómóre xal pig abthy Exkormv oltwg Exovaxv ebpety
"AA 08€ TH melpa tobtwv doxeabelc pdvy Pacaviter [scil. Mudayópac] rpórov
Epyov, obxerı Suvatév Eotaı tobs THY Bapav Adyous Épapuéoa THis Yıropevarg Be’ adri
&AAov Thv puédodov: yopdihy yap relvac Eri xavdvac tid xl tov xaviva Suerdy elo uépn
dépoic 7 mal Tas muxvotépac xal Aentotépac Ev talc altate tkaeow dbutépoug
8, TP@Tov ev räoav xpoúaas, elra Td Hutay atic tó Tav El repay, cbpavov Niproxe
phéYyouc motetv. mob de Ere mpdtepov xdv raurd tic Umbra: Suvatà mai Ext ro Fnac
thy rácav tH Hutoe xatà Sik ray bnep xal Ev tal pra welddarg Ev SimAactov
TOV yoRdGv taov, tó pettov Bépos rh mAetovi tácel Thy THs Aprwang AUTO yopdTc
Adyw xateAdufiavev. Exerta rca xal Ta tela UÉpr THs MONS xpObaag Th Id TEA pv
dıkorasıv auEngel te xai ruxvéaer px Adov, VOTE xal Sd toito cuunintecy TIVÀ apd Tov
Epa abuguwvorv. mica de xal te dbo LEP The TON KTUMHOAS Thy dia TÉVTE cUUPenviay
ASyov thy Axp@v Ev trois pópors ÚrTepox Ry.
ebploxer, tal tas ¿Mas dpolwe. Émecra dì xal ¿wc roAUTpÔTEG Tata Bacavicas
ebplaxet tods abtobs TÜV aunpwviday Adyous Ev dprluoro elva toîc elpnpevarc.
«Per quanto riguarda il tema dei pesi attaccati alle corde, (c’é da dire che) le
corde non rimangono del tutto invariate le une rispetto alle altre; qualora anche si
«Non soddisfatto del solo tentative con questi [scil. i martelli], mise alla prova
trovasse un congegno (tale che) ciascuna corda rimanesse invariata rispetto a sé
in altra maniera il suo metodo. Infatti, dopo aver teso una corda su un regolo ed
stessa, non sarebbe possibile uniformare i rapporti dei pesi ai suoni prodotti per
averlo suddiviso in dodici parti, dapprima sollecitö la corda per intero, e poi la sua
mezzo di essi, anche a causa del fatto che (le corde divenute) più rigide e più sottili
meta, vale a dire sei parti, trovando cosi che la corda intera consonava con la sua
nelle loro proprie tensioni producono note più acute. Ancora di più se qualcuno
meta secondo
ricerche
supponesse tali cose come possibili e (supponesse) uguale la lunghezza delle corde, il
precedenti aveva scoperto consistere nel rapporto del doppio. Poi sollecitando
peso maggiore per la maggiore tensione aumenterà l’estensione della corda ad esso
la consonanza di ottava, consonanza che anche
l'intera corda e tre parti di essa,
trovò la consonanza di
nelle
quarta.
In
seguito,
sollecitando l’intera corda e due parti di essa, trovava la consonanza di quinta, e le
connessa e la renderà più rigida, in modo tale che anche così risulterebbe una
qualche differenza nei suoni rispetto al rapporto tra i pes!"
altre analogamente. Dopo aver continuato le prove in svariati modi, scoprì che i
rapporti delle consonanze consistevano sempre nei numeri anzidetti».
In tempi moderni, il Jan, pur ammettendo che sia stato Pitagora a quantificare
Il fatto che Pitagora sarebbe stato il primo ad associare gli intervalli consonanti
con precisi rapporti numerici è testimoniato anche da Teone di Smirne (p.
le consonanze principali in rapporti numerici, nega che Pitagora possa essere giunto
58
a tale risultato dopo aver udito uscire suoni armonici secondo tali consonanze,
Hiller): rob¢ cuppavotvrasg pléyynuc Ev Aéyous roule meds RANA UUC Avevpraévat Srxet
provenienti da martelli di peso diverso che percotevano il metallo nell’officina di un
Hubaæyépas «Pitagora sembra essere stato il primo a scoprire che i suoni consonanti
fabbro, poiché — secondo quanto lo studioso osserva in nota — «neque enim a
tra di loro stanno in proporzioni numeriche reciproche».
malleorum mensura sed ab aeris perculsi pondere pendet sonorum gravitas»), vale
a dire perché la diversità del suono dipende dal corpo percosso, non dal corpo
percotente.
§ 3.
La critica antica e la moderna.
L’impossibilitä scientifica dell’esperimento di Pitagora è stata sostenuta da
molti studiosi!) tra i quali il Burnet (Early Greek Philosophy, 1914, p. 106 sg.), il
Il giudizio degli studiosi riguardo a tali testimonianze è generalmente molto
severo,
in
quanto
costoro tengono esclusivamente
conto
della
inattendibilità
scientifica degli esperimenti come sopra sono stati descritti.
Già
nell’antichità
sono
stati
espressi
giudizi
critici
riguardo
alle
prove
empiriche mediante le quali le consonanze sarebbero state prodotte; Tolomeo
(harmon. 17, 7 sgg., Düring), ad esempio, fa notare che se si appendono pesi diversi a
(13) C£ anche Portirio, in Proel. harm. p.
(14) CE Jan, Mus. Script. Graeci,
1895, p.
120,
33 -
121,
121 € nota
14, ed.
Dunne.
1,
(15) CE Mersenni, Questions harmoniques, Paris 1734, p. 166; Seu, Essai sur la formation de la
pensée grecque, Paris
1934, p.
262; van DER WABRDEN, Harmonielebre,
Página 7
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Greek mathematician could possibly have invented, but popular tales bearing
fosse esattamente la forma di questi martelli, ma ad ogni modo ci sembra che si tratti
di un caso analogo a quello dell’esperimento condotto su dei dischi bronzei percossi
witness to the existence of a real tradition that Pythagoras was the author of this
— esperimento che la tradizione attribuisce al pitagorico Ippaso e di cui parleremo
quale afferma: «Their absurdity is their chief merit. They are not stories which any
tra breve — nei quali variava soltanto lo spessore, ma non il diametro. In questo
momentous discovery».
Altri studiosi hanno assunto una posizione più radicale: sulla base dell’infondacaso, ad esempio, la percussione di due dischi dei quali l'uno fosse di spessore
tezza scientifica dell’esperimento condotto da Pitagora su corde tese da pesi diversi
doppio rispetto all’altro dava luogo alla consonanza di ottava. È presumibile che il
— ossia, sulla base del fatto che la frequenza prodotta da una corda non è
variare dello spessore del disco comportasse anche il variare del peso e del volume
direttamente proporzionale alla sua tensione, bensì alla radice quadrata della
del disco stesso, ma non della sua forma: ci troveremmo pertanto di fronte a un caso
tensione stessa, per cui ad esempio, per ottenere la consonanza di ottava tra due
analogo a quello dei martelli. "Tuttavia, curiosamente il Burkert non fa alcuna
corde Pitagora avrebbe dovuto appendere alla seconda corda un peso quadruplo
obiezione all'esperimento con i dischi, e lo considera anzi «physikalisch ‘richtig’»,
rispetto a quello della prima — hanno sostenuto l’infondatezza della tradizione
poiché «bei
stessa. Così Zeller e Mondolfo, La filosofia det Greci, 1964', Il, p. 504, nota 1,
affermano che il racconto dei martelli sarebbe semplicemente una favola, già
Plattendicke direkt proportional» (Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 356). In realtà,
il Burkert sembra in questo luogo accettare l’idea — scientificamente infondata —
smentita dalla falsità fisica della cosa; analogamente il Burkert’, in opposizione al
di una proporzionalità diretta tra la frequenza e lo spessore dei dischi (si tratta invece
Burnet, sostiene che l'impossibilità fisica dell'esperimento sarebbe una prova contro
di una proporzionalità inversa, poiché ovviamente all'incremento dello spessore, €
la tradizione, e non a favore di essa. Secondo il Burkert (Weisheit und Wissenschaft,
quindi del peso e del volume del disco, corrisponderà un decremento del numero di
1962, p. 354), infatti, l'esperimento tramandato dalle fonti presupporrebbe alcune
oscillazioni prodotte nella medesima unità di tempo in seguito alla percussione, €
convinzioni scientificamente
inaccettabili,
cioè a dire
sia
frei schwingenden
Kreisplatten sind die Schwingungszahlen der
la convinzione che
non il contrario); ci sembra pertanto palese la contraddizione tra questa affermaziol'oscillazione e il suono di un corpo metallico sarebbero direttamente proporzionali
ne del Burkert e la precedente, secondo la quale sarebbe invece falso «dass
al suo volume e al suo peso, sia quella che il numero delle oscillazioni di una corda
Schwingung und Klang eines Metallkôrpers seinem Volumen und Gewicht direkt
sarebbe direttamente proporzionale alla sua tensione: «{...] der vorausgsetzte Satz,
proportional sei».
dass Schwingung und Klang eines Metallkôrpers seinem Volumen und Gewicht
Quanto al discorso relativo al corpo percosso, il quale — secondo il Jan
direkt proportional sei, ist physikalisch falsch. [...] Der Satz, dass die Schwinsarebbe l’unico a determinare “diversità di suono”, tale discorso non può essere
gungszahl einer Saite der Spannung direkt proportional sei, ist physikalisch falsch».
considerato valido in assoluto, poiché nella percussione di due corpi il suono
Tutte queste obiezioni, opposte alla tradizione sulla base di un non rilevabile
risultante dipende da entrambi — qualora il percotente abbia una sua risonanza
rigore scientifico, sono talvolta discutibili proprio sul piano dell’esattezza scientifipercepibile — e, dunque, in ultima analisi, dalla superficie di percussione, la quale
ca: ad esempio, l’esposizione del Burkert lascia a desiderare dal punto di vista della
sarà tanto più ampia —
chiarezza, in quanto la terminologia impiegata dallo studioso & inconcepibile da quel
quanto più “grosso” è il martello, posta una serie di martelli fatti con la stessa
punto di vista scientifico al quale egli si appella per condannare la testimonianza
materia e aventi la stessa figura geometrica.
degli antichi. Non & chiaro, ad esempio, il significato di “oscillazione di un corpo
Ora anche se
i
presumibilmente — quanto più “pesante”, cioè a dire
martelli
in questione non erano in
grado di produrre
metallico”, perché non è specificato se si deve pensare al numero delle oscillazioni o
effettivamente consonanze di ottava, di quinta e di quarta in modo direttamente
alla loro ampiezza. Per di più, la tradizione non ci dà adito a presupporre che
proporzionale al variare del loro peso, certo è che il variare del peso c del volume
secondo
doveva comportare una variazione del suono al momento della percussione. Anche
Pitagora
il
peso/volume
di
un
corpo
metallico
sarebbe direttamente
proporzionale all’altezza del suono da esso prodotta in seguito alla percussione. In
ammesso, dunque, che ci fossero delle variazioni di suono — come è probabile —,
realtà, nei passi a noi pervenuti non viene mai formulata una affermazione simile,
con ciò non intendiamo affermare che queste variazioni
ma si dice soltanto che la differenza tra i suoni prodotti dai martelli dipende dal
esattamente a quei rapporti numerici
fossero riconducibili
— peraltro esatti — di cui parla la tradizione,
variare del loro peso. Ora, il variare del peso dei martelli avrà comportato come
bensi vogliamo ricordare che l'inesattezza scientifica di una testimonianza antica
conseguenza il variare del loro volume, e non della loro forma, poiché la fonte
non è motivo sufficiente per negarne in assoluto la validità, né per concludere, come
antica specifica che questo clemento rimaneva invariato, così come si assumeva che
fa ad esempio il Frank”, che non è ammissibile che Pitagora fosse a conoscenza dei
non variasse la forza impiegata nell’usare i martelli stessi. Certo non sappiamo quale
rapporti numerici corrispondenti agli intervalli principali.
(16) Burkert,
Weisheit und Wissenschaft,
1962, p.
354, Mota 29.
(17) Frank, Plato und die sogenannten Pythagoreer,
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)6x
D'altra parte, non mancano studiosi che abbiano valutato in modo più cauto le
stessi il tiscontro sperimentale si sarebbe rivelato di poca validitä, o addirittura un
testimonianze della tradizione: K. von Fritz (RE, s.v. Pythagoras, col. 199) ne accetta
in sostanza la validità. Già il Jan, pur riconoscendo l’inaccettabilità scientifica
insuccesso, come nell caso dell’esperimento delle corde uguali tese da pesi diversi,
attribuito a Pitagora (poiché, come abbiamo detto sopra, la frequenza prodotta da
dell'esperimento con i martelli, attribuisce comunque a Pitagora la scoperta delle
una corda vibrante non é direttamente proporzionale alla sua tensione, ma alla
relazioni numeriche esprimenti gli intervalli fondamentali(9.
Su una posizione analoga si trovano anche KIRK-RAVEN, Presocratic Philosophers
sviluppare le
1964’, p. 230, nota 1: «An elaborate story that Pythagoras made his discovery by
noticing that the hammers in a smithy happened to produce these intervals and
therefore weighing the hammers is found in several late authors (e.g. Tambl. V.P.
115 ff., Boethius de mus. 1, 10), but is proved to be unrealiable by the fact that
Pythagoras’ alleged experiments could not have yielded the results attributed to
radice quadrata della tensione stessa); pertanto, essi avrebbero continuato a
proprie teorie musicali affrancandosi sempre di pid dalla fase
sperimentale e coltivando soprattutto l’aspetto teorico delle loro ricerche®?,
In opposizione a questa ricostruzione ipotizzata dal van der Waerden, secondo
la quale nella dottrina pitagorica il ruolo rivestito dall’esperienza sarebbe stato quasi
nullo, la Timpanaro Cardini osserva giustamente: «[...] Non sono d’accordo con
coloro (come il van der Waerden, {...]) che negano che i Pitagorici abbiano fatto
them». Ad ogni moda, la validità della tradizione per la quale Pitagora fu il primo a
quantificare numericamente gli intervalli non é messa in dubbio: «There seems no
ricorso all’esperienza. Se si pensa a una esperienza di tipo galileiano, evidentemente
no; ma esperienza nel senso di ripetizioni e variazioni di certi fenomeni acustici
reason to doubt the tradition that Pythagoras himself discovered — probably by
causati da vibrazioni di corde o di cavità sonore, osservati la prima volta anche per
measuting the appropriate lenghts of string on a monochord — that the chief
caso, poi studiati per ritrovarvi un Aóyoc, una legge numerica che ne rendesse
musical intervals are expressible in simple numerical catios between the first four
ragione, questa esperienza io la credo indispensabile, tanto che, negata questa,
assurda diventerebbe la stessa affermazione, su cui tutti concordano, che lo studio
integrals» (p. 229).
|
Non bisogna dimenticare che il rapporto tra teoria ed esperimento, in epoca
delle medietà e delle proporzioni si sviluppasse presso i Pitagorici per motivi
cosi antica, era molto diverso da quello al quale ci ha abituati la scienza attuale. Non
prevalentemente musicali»(),
ci si può attendere, in questa fase arcaica della scienza, una attenzione prioritaria al
Anche se, in realtà, il van der Waerden è un po’ più flessibile riguardo a questo
punto rispetto a quanto non riconosca la Timpanaro Cardini, in quanto egli
ammette che i Pitagorici siano partiti da «quotidiane esperienze» (Harmonielebre
dato sperimentale: come osserva giustamente il van der Waerden, è scorretto e
anacronistico fare dei Pitagorici degli sperimentatori nel senso moderno! Secondo
questo studioso, è più probabile che la dottrina musicale pitagorica si sia evoluta in
1943, P- 172; «sind die Pythagoreer ursprünglich von der alltäglichen Erfahrung
una teoria, da verificarsi successivamente mediante prove sperimentali più o meno
ausgegangen»), € vero tuttavia che lo studioso esprime un giudizio eccessivament
rigorosamente condotte, dopo essere partita dai dati dell'esperienza comune (si
pensi alla conoscenza empirica che i fabbricanti di strumenti musicali dovevano
avere degli intervalli). Ma, secondo il van der Waerden, a parere dei Pitagorici
e
negativo nei confronti dei risultati sperimentali ottenuti dai Pitagorici mediante
le
semplici prove che le testimonianze indirette ci descrivono, e tale giudizio negativo
è motivato dal fatto che i risultati ottenuti si rivelerebbero approssimativi o
scorretti.
(18) CF, inoltre, K. von Frirz, Der Ursprung der Wissenschaft bei den Griechen, trad. it. 1988, p. 56:
«[...] Quanto viene tramandato intorno alle osservazioni che avrelibero condotto Pitagora alla sua
teoria sembra più volte contraddire le leggi dell'acustica |...]. In alcuni casi si può però dimostrare che
la non corrispondenza con Ic leggi dell'acustica dipende solo dal diverso modo in cui sono costruiti i
moderni strumenti musicali, mentre se si utilizzassero quelli antichi, le descrizioni fornite dalla
tradizione diverrebbero più verosimili»; cf. anche la nota 2 della stessa pagina.
(19) Jan, Mus. Script. Graeci, 1895, p. 121.
(20) Cf. vanner Waranen, Harmonielebre, 1943, p. 135: «Es ist ganz falsch, aus den Pythayorcern
experimentelle Naturforscher im modernen Sinne zu machen, |...)».
(21) CF. però Burkenr, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 353, it quale dubita che i numeri
esprimenti gli intervalli musicali fossero giù da tempo conosciuti, anche solo empiricamente, dai
fabbricatori di strumenti: «Die Frage, von welchen Beobachtungen die Entdeckung der musikalischen
Zahlenverhältnisse ausging und wann sie erfolgte, ist schwieriger zu beantworten, als er zunächst den
Anschein hat. Die oft geaüsserte Ansicht, diese Zahlen scien in der Praxis der Instrumentenbauer seit jc
bekannı
gewesen,
stimmt schlecht
gebräuchlichsten Saiteninstrumente
zu
den
Gegebenheiten
haben gleichlange Saiten
griechischer
und
kein
Musikinstrumente. Die
Griffbrett; doch scheinen
Flageolettóne bekannt gewesen zu sei; bei den dreieckigen Harten spielt Saitenspannung und -dicke ein
unkontrollierbare Rolle; bei einem Blasinstrument mit Grifflöchern — dem Aulos
— ergibt der
Abstand der Grifflöcher keineswegs direkt und exakt Rolle. Das Monochord mit verstellbarem
Steg,
der xavév, an dem allein die pythagoreische Musiktheorie einigermassen exakt bewiesen
werden kann,
ist eine nachträglich geschaffene, künstrlische Versuchsangordnung. Die Zeit
seiner Esfindung ist
strittig». Di opinione diversa si dichiara invece il Frank, Plato und die sogenannten Pythagoreer,
1923, p. 11
sg: «[...} jeder Instrumentenmacher musste ja diese Zahlenregeln kennen»; cosi
anche il van DER
WAERDEN, Harmonielebre, 1943, p. 172, dove, in riferimento al ce
> dei Problemata pseudoaristotelici relativi alla musica (in particolare, i problemi n° 23 e n° 50), osserva: «Die
hier erwähnten
Erfahrungen an Musikinstrumenten sind jedem praktischen Musiker zugänglich
und dem Instrumentmachern geläufig |...). Es ist also ohne weiteres anzunehmen, dass die Pythagorcer
ursprünglich
von diesen Erfahrungen ausgehend auf die Zahlverhältnisse für Oktave, Quinte
und Quarte
gekommen sind. {ch meine, das ist der wahre Kern der anfangs erwähnten Erzählungen
über
Pythagoras und Hippasos».
(22) Cf. van ver WAFRDEN, Harmonielehre,
(23) Timeanaro Carpini, Pitagorici,
1943, P-
310, nota al testo.
Página 9
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)63
A nostro parere, invece, non stupisce che l’esperimento — cosi come €
citato, che mirano a minimizzare l’importanza della figura di Pitagora nel campo
descritto — risulti approssimativo: considerata la mentalita dell’epoca e, in generale,
tutto Porientamento culturale greco antico, ne consegue che l’esperimento né
poteva essere condotto con rigore scientifico, né poteva aspirare ad essere collocato
delle acquisizioni scientifiche. Lo Zeller rifiuta come inaffidabili le testimonianze di
sullo stesso piano della teoria. Infatti, il momento speculativo nel pensiero greco ha
avuto quasi sempre da parte dei Greci stessi un riconoscimento di superiorita
rispetto a ogni procedura pratica di accertamento € verifica.
A questo punto é opportuno introdurre una riflessione metodologica, alla luce
Nicomaco, Diogene Laerzio, Giamblico, etc. relative alle conoscenze teoriche di
Pitagora in campo armonico, ma al tempo stesso riconosce, contraddicendosi
implicitamente, la legittimità di postulare che “i fondamenti della musica” risalgano
a Pitagora stessol”). Ma certo è a nostro avviso impossibile che nei “fondamenti
della musica” non siano compresi i rapporti numerici di base che quantificano gli
intervalli principali, dal momento che l’indagine condotta dai Pitagorici sugli
intervalli parte proprio dal presupposto che l’essenza di questi consista nel numero,
della quale considereremo anche quanto ci viene trasmesso dalla tradizione in
relazione ai filosofi che prenderemo in esame successivamente: l’inadeguatezza della
testimonianza antica non può servire come pretesto per invalidare la testimonianza
di un certo Eraclide — citato da Porfirio — il quale a sua volta cita Senocrate ed
per sé stessa di un esperimento che deve esserci stato, almeno nella forma di
osservazione (rapatépeoic). Se è vero, dunque, che in epoca così antica è lecito
afferma che Pitagora avrebbe associato gli intervalli musicali a numeri, e si sarebbe
anche occupato di indagare le condizioni in cui gli intervalli risultano consonanti o
aspettarsi soltanto uno sperimentare empirico, non scientifico, poiché manca
ancora, ovviamente, una teorica e una metodica dello sperimentare, tuttavia, che
qualche pensatore antico, nell’ambito della scuola pitagorica, abbia quantificato in
rapporti numerici gli intervalli principali, osservando ed esaminando sorgenti
sonore di pari intensità, non può spiegarsi se non con il fatto che almeno qualche
esperimento clementare deve essere riuscito. Se ne può quindi ragionevolmente
concludere che ci sia stata una osservazione diretta delle fonti sonore, anche se
l’insufficienza delle testimonianze non ci permette di precisare il modo in cui tale
dissonanti*®,
osservazione sia stata condotta.
È ben noto, ripetiamo, che il mondo antico, in particolare quello greco, ha
nutrito a lungo un sentimento di non apprezzamento socio-culturale nei confronti
della téyvn(*. Ciò può spiegare in parte il motivo per cui le fonti antiche non ci
forniscono descrizioni accurate relativamente alle osservazioni empiriche dei
come ci testimoniano esplicitamente le fonti: si veda, ad esempio, il seguente passo
Taper Se xat HpaxAetdng rept tobtay Ev 7 Mouowf; eloayay; raüra: «Ilubayspas. dc pro. Sevoxpatys, ebpioxe xal tà dv ova daothuata ob yupic xptOuod thy
yeveaıv Eyovta dot: yep obyupiatc mocob pds moadv. Eoxoneito tolvuv rivoc cup BaivovTog TÁ TE olupuwva ylverar Stanthpata xal tk Stdqwve xal mv hpuoouévoy xal
Avappootov.
«Anche Eraclide scrive ciò intorno a questi argomenti nella Introduzione alla
musica: Pitagora, come afferma Senocrate, scoprì che anche gli intervalli musicali
hanno una origine che non è separata dal numero; risultano infatti da congruenza di
una quantità con un’altra. Indagò inoltre per quale condizione gli intervalli risultino
consonanti o dissonanti
e ognuno sia armonico o disarmonico».
fenomeni che rientrano nell’ambito delle conoscenze pratiche della tecnica musicale.
D'altra parte, la teoria dei numeri che sta alla base dell'armonia musicale è
sicuramente da attribuire allo stesso Pitagora, come hanno opportunamente
L'ammissione che i Pitagorici abbiano tenuto in considerazione anche i dati
sottolineato lo Schénberger e il van der Waerden, richiamando l’attenzione sulla
dell’esperienza non deve condurre alle conclusioni estreme alle quali è pervenuto il
figura sacra della /efrakéys, venerata dai Pitagorici antichi, sia matematici che
Frank (Plato und die sogenannten Pythagoreer, 1923, p. 172), sostenendo che i Pitagorici
acusmatici®”),
precedenti all'epoca platonica avrebbero prescisso da ogni speculazione teorica e
sarebbero stati degli sperimentatori in senso moderno.
Gli studiosi, come da un lato mostrano scetticismo nei confronti degli
esperimenti acustici descritti dalla tradizione, sia per quanto riguarda la loro
attendibilità scientifica, sia per quanto riguarda la possibilità stessa che essi abbiano
avuto luogo, dall’altro sono altrettanto scettici circa la possibilità che Pitagora sia
pervenuto ad elaborare le sue teorie nel campo dell'armonia musicale sulla base di
quelle osservazioni che le fonti ci testimoniano.
(25) Cf. Zetrer, Philosophie der Griechen, 1922, 1, 2, p. 206-452 e I, P. 479.
(26) Il frammento di Eraclide si trova in Porfirio, in Ptol. harm. 30, 2, cd. Dürınc. Alcuni studiosi
identificano questo Eraclide con Eraclide Pontico (ad esempio R. Heinze, Xenocrates. Darstellung der
Lebre und Sammlung der Fragmente, Leipzig 1892, p. 6; SCHÔNRERGER, Studien z. Harm. Prol., 1914, p. 118
Sgg-i ctc.), ma con argomentazioni non decisive. Contrario all'identificazione è il Burkeat, Weisheit und
Wissenschaft, 1962, p. 360 e nota 58, Per la complicata tradizione del frammento, cf. DuninG 1934, P-
152. Gli intervalli consonanti e dissonanti ai quali si allude nel passo in questione rappresentano,
rispettivamente, i primi, quelli che ingenerano una impressione uditiva unitaria e che perciò sono
Tra le posizioni scettiche più autorevoli va ricordata quella di E. Zeller, alla
considerati dai Pitagorici antichi come consonanze vere e proprie, I secondi sono intervalli composti da
quale attingono largamente tutti gli studiosi successivi, compreso il Frank sopra
due note la cui esecuzione simultanea consente tuttavia all’uditore di distinguere le due note interessate;
(24) CE. G. Cambiano, Platone © de tecniche, Torino 1971.
questi ultimi intervalli, secondo la più antica teoria musicale pitagorica, non costituiscono consonanze.
(27) Cf. Scnönsengen, Studien z. Harm. Ptol., 1914, p. 119; VANDER WAERDEN, Harmonielehre, 1943,
p- 178; Druarts, Listerature pytbagoricienne, 1915, p. 249 e p. 259; MansreLo, Vorsokratiker, |, 1986, p.
106 sgg.; Bovanct, Note sur la tétractys, 1951, p. 421 sgg. Molti studiosi hanno affermato anche che il
Página 10
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)La tetraktys è definibile come l’insieme dei primi quattro numeri naturali, i cui
rapporti esprimono gli intervalli musicali principali (3:2 quinta; 4:3 quarta; 2:1
ottava) e la cui somma equivale al 10, numero documentato come sacro anche a
Delfi.
o
La fetraktÿs fa parte, dunque, come abbiamo detto, del pitagorismo piú antico e
precede la scissione di questo nelle due sette degli acusmatici e dei matematici, come
si può rilevare dal fatto che essa non solo è invocata nelle formule di giuramento dei
matematici, ma anche in formule proprie degli acusmatici(). 11 van der Waerden,
sottolineando l’antichità del rapporto tra la teoria musicale e la tetraktjs, e la
presenza di questa nell'ambito di entrambe le sette in cui si era scissa la scuola
pitagorica, ne conclude che non vi è motivo di dubitare del fatto che Pitagora stesso
L’ACUSTICA MUSICALE NEI PRIMI PITAGORICI
65
quantitativo. Il mezzo privilegiato per indagare questo secondo aspetto della musica
è la dottrina mistico-matematica del numero. Pertanto, le fonti sopra addotte
lasciano ben trasparire lo sforzo di Pitagora e della sua scuola, teso a rintracciare, al
di là delle molteplici impressioni sensoriali che la musica può ingenerare nell’uditore, una ratio numerica invariante: il risultato più sorprendente della ricerca di
Pitagora è proprio la definizione degli intervalli mediante rapporti tra numeri.
Resta, tuttavia, qualche precisazione da fare riguardo a quale entità fisica si
riferiscano esattamente i numeri che Pitagora associa alle consonanze principali,
poiché evidentemente essi non possono rappresentare valori di frequenze.
Nella testimonianza relativa ai martelli è detto che i numeri 12, 9,8 e 6
corrispondono ai diversi pesi dei martelli,
avesse personalmente determinato o, comunque, conoscesse le semplici relazioni
e — nel successivo esperimento di
Pitagora — ai diversi pesi che vengono appesi a corde di lunghezza uguale.
|
numeriche che corrispondono agli intervalli69,
Questa esistenza per i Pitagorici di un rapporto stretto tra scienza matematiconumeri (vale a dire, 12:6 = intervallo di ottava; 12:9 oppure 8:6 = intervallo di
Abbiamo visto che, pur essendo esatti i rapporti numerici costituiti sulla base di tali
musicale, osservazione dei fenomeni e metafisica del numero ë di grande importanquarta;
za, in quanto ci ricorda che i presupposti della dottrina pitagorica non erano
ovviamente gli stessi delle attuali scienze esatte; cosi, anche lo studio dei rapporti
l'esperimento è inattendibile, in quanto la frequenza prodotta da una corda non è
direttamente proporzionale alla sua tensione, ma alla radice quadrata della tensione
numerici esprimenti gli intervalli musicali si inserisce per i Pitagorici in un contesto
stessa.
ben piü ampio, all’interno del quale il numero costituisce sia il codice mediante il
quale tutti i fenomeni della realtä sono interpretabili, sia la rappresentazione
simbolica dell’ordine divino. L’intuizione, da parte di Pitagora o di qualche altro
Se teniamo conto, però, anche delle testimonianze che fanno riferimento
all'uso del monocordo da parte di Pitagora al fine di verificare la sua dottrina
armonica, si è certamente indotti a ritenere che Pitagora abbia considerato
antico pitagorico, delle relazioni numeriche degli intervalli consonanti, riconducibili
costantemente ai primi quattro numeri naturali, che sono poi quelli che compongono la tetraktjs, costituisce quindi per i Pitagorici una conferma ulteriore del fatto che
primo caso, Pitagora deve aver impiegato corde di lunghezza diversa, alle quali
venivano assegnati i numeri 12, 9, 8 e 6 in modo tale che essi corrispondessero alla
il numero è da assumere come principio di tutta la realta0”,
La conclusione che la teoria armonica sia filiazione della dottrina della #/rakrÿs
non può esser contestata: basti pensare al fatto che il pensiero pitagorico antico non
contempla consonanze che implichino relazioni tra numeri che esorbitino dai primi
quattro numeri naturali, come ad esempio la terza maggiore e la terza minore,
corrispondenti rispettivamente ai rapporti 5:4 e 6:5. A Pitagora e ai Pitagorici non
interessa, infatti, l'aspetto sensibile e qualitativo della musica, bensi soltanto quello
12:8 oppure 9:6
=
intervallo di quinta), come è presentato dalle fonti
soprattutto il fattore della lunghezza, osservato in più corde o in un'unica corda: nel
misura delle loro lunghezze e, quindi, il numero maggiore fosse associato alla corda
più lunga, e viceversa; nel secondo caso, i numeri sopra detti erano associati a
lunghezze diverse costituite su un’unica corda, come le fonti ci testimoniano che è
avvenuto nell’uso del monocordo.
Gli studiosi giudicano inattendibili le testimonianze circa l'uso che Pitagora avrebbe fatto del
monocordo, poiché in esse si parla di xavév, termine che designa un particolare strumento, descritta da
Tolomeo (darmon. p. 17, 27 sgg., Düring), la cui invenzione viene in genere callocata in epoca non ben
precisabile, ma di certo — si dice
successiva a quella di Pitagora. Cf. Burkert, Weisheit und
Wissenschaft, 1962, p. 353: «Das Monuchord mit verstellbarem Steg, der xavev, an dem allein die
fondamento della dottrina pitagorica dei numeri consisterebbe proprio nello studio degli intervalli
musicali: cf., ad esempio, K. von Fritz, Pythagoras, RE, XXIV coll. 198 e sgg.; c K. von Furrz, Der
Ursprung der Wissenschaft bei den Griechen, in Grundprobleme der Geschichte der antiken Wissenschaft, Berlinpythagoreische Musiktheorie einigermassen exakt bewiesen werden kann, ist cine nachträglich
geschaffene, künstliche Versuchsanordnung. Die Zeit seiner Erfindung ist strittigy. Cf. van ma
Wannen, Harmonielebre, 1943, p. 177: «Wenn man zu solchen Messungen am Kanon übergegangen
ist,
New York 1971, trad. it. Le origini della scienza in Grecia, Bologna 1988, p. 55 Syyvermag ist nicht zu sagen; jedenfalls aber erst nach
Die
(28) Giamblico, vita Pythag. 162 (= DK 58 B 15): ob, pù róv duertpa yeved mapadbvre sexpaeriy,
nayav devkou pocews &tCdpar’ Eyouaav «No, per colui che diede alla nostra anima la etraktÿs, in cui è la
fonte e la radice dell'eterna natura». Cf. anche DK 44 A 13.
(29) Giamblico, rita Pythag. 82 (= DK 58 C 4): si dott ev AeApoïs pavreios, retpaxtic: neo torio ñ
&ppovla, tv Y al Serpvec «Qual è Poracolo di Delfi? La tetrakfys, poiché essa è l'armonia caratteristica
delle Sirene».
(30) Cf. van per WAERDEN, Harmronielebre, 1943, p. 178.
(31) CF. Aristotele, metaph. À 5.985 b 23 (= DK B 4, B 4); ete.
Aristoxenos, also frühestens um
300.
reichhaltige musiktheoretische Literatur des 4. Jahrunderts schweigt ganz von solchen Experimenten:
weder Archytas noch Philolaos, weder Platon noch Aristoteles, weder Herakleides Pontikos noch
Aristoxenos erwähnen den ‘Kanon’. In den aristotelischen Musikproblemen sind die Erfahrungen dic
zu den Zahlenverhältnissen der Konsonanzen führen, recht ausführlich zusammengestellt,
aber das
Wort ‘Kanon’ kommt in dem ganzen Werk nicht vom.
A nostro avviso non è possibile tener conto di tali obieziuni se si considera la valenza originaria
del termine xxvév, il cui significato è ‘regalo; bastone; traversa (di uno scudo); spola (del telaio)”,
(cf. 14.8, 193: 23, 761; etc.): l'essenziale è che Pitagora abbia cercato riscontri alla sua teoria musicate per
Página 11
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)mezzo di una corda fissata su un xavév, ovvero su un ‘regolo’ o un ‘telaio’, a prescindere dal fatto che
tale arnese presentasse o meno le caratteristiche descritte successivamente dai teorici musicali come
proprie di un particolare strumento musicale. Del resto, è probabile che lo strumento noto come xxvwy
si sia sviluppato proprio a partire dalle esperienze di Pitagora. Inoltre, gli stessi autori musicali tardi, da
Nicomaco a Gaudenzio, impicgano il termine xavav per indicare ora l’intero strumento, ora una parte
di esso, come osserva Oppel, KANON, 1937, p. 17: «f...] der xavtov Appowxög besteht aus einem geraden
Stück Holz mit zwei Stegen (pay&dec) an den beiden Enden. Darüber ist eine Saite gespannt. Aus dem
Holz ist ein Griffbrett mit Einschnitten angebracht, deren Abstände dem Verhältnis der einzelnen
Intervalle entsprechen. Ein Steg wird dann zwischen Holz und Saite eingeklemmt, und so ergibt sich
die xararouh toù xavévac. In der Fachsprache bedeutet dabei xaveov bald das ganz Instrument, bald nur
67
(cf. supra, pp. 52 sg.) relativa a Pitagora, cioè il 6 corrisponde all’hypate, 1'8 alla mese,
il 9 alla paramese, il 12 alla nete. In tal modo il numero più alto corrisponde alla corda
che produce la nota più alta e viceversa”,
Gli studiosi, come ad esempio la TIMPANARO CARDINI, Pitagorici, 1962, II, p210 sg., nota al testo, e la DA Rios, Aristoxenus, 1954, p. 104 sgg., sono inclini a
ritenere che tra questi due modi di associare numeri e corde (o note) esista una
distinzione di ordine cronologico: in una prima fase della cultura musicale tecnica
greca sarebbe stato operante il criterio della diversa lunghezza delle corde; in una
fase successiva, in seguito all’ampliarsi delle conoscenze acustiche, grazie anche alle
intuizioni di Archita (del quale parleremo in altro momento), diventerebbe operante
die Saite, bisweilen auch das Holz ohne dic Saiten.
L’ipotesi secondo la quale
L'ACUSTICA MUSICALE NEI PRIMI PITAGORICI
Pitagora sarebbe giunto alla
quantificazione
numerica degli intervalli osservando il rapporto tra lunghezze di corde e altezze dei
suoni prodotti da esse e servendosi di uno strumento simile al monocordo, è
verosimile a nostro avviso, perché riflette anche il modo pit semplice per pervenire
il criterio delle “velocità vibratorie”, per cui il numero maggiore è connesso alla
corda che compie il numero maggiore di oscillazioni e, quindi, la corda più corta o
la più tesa. In particolare, la DA RIOS, Aristoxenus, 1954, p. 105, nota 1, dopo aver
detto che uno dei principi osservati dai Pitagorici nel determinare i rapporti degli
con metodo rigorosamente scientifico alla razionalizzazione degli intervalli consointervalli sarebbe costituito dal fatto che i suoni più gravi corrisponderebbero alle
nanti. Tale ipotesi è suffragata anche da altri argomenti che ora illustreremo. Essa
suscita tuttavia alcune difficoltà. Tra queste, le principali sono le seguenti:
corde più
lunghe e, quindi, ai numeri più elevati, osserva: «Se noi, però,
consideriamo il A6yog povatxdg o proporzione musicale, la cui scoperta è attribuita a
Pitagora, troviamo che i valori numerici assegnati, con questa proporzione, alle
a) per quale motivo le testimonianze di Nicomaco e di Giamblico, che sono
quattro note fondamentali — 6
pressoché identiche — come abbiamo detto —, nella loro parte conclusiva (cf. supra,
all’hypate, 8 alla mese, 9 alla paramese, 12 alla
paranete [sic] — corrispondono, in realtà, ai rapporti delle velocità vibratorie,
p- 6) associano i numeri 12, 9, 8 e 6 rispettivamente alla nete, alla pararese, alla mese e
essendo valori inversi a quelli che esprimono la lunghezza delle relative corde [...].
alla hypate (sul significato dei nomi di tali note vedi infra), ossia in modo tale che il
sopra detti corrispondessero a lunghezze di corde ci si aspetterebbe invece che il
Ma questa inversione dei rapporti appare solo negli autori dell’ultima epoca
(Nicomaco, Plutarco, Anonimo di Bellermann), mentre le tavole di Filolao, di
Archita, di Euclide e di Tolomeo sono sempre costruite sulla base delle lunghezze
numero maggiore fosse associato alla corda che emette la nota più bassa, poiché
delle corde».
ovviamente la lunghezza della sorgente sonora è inversamente proporzionale
A parte alcune inesattezze, tra le quali ad esempio il riferimento alla paranete —
nella testimonianza relativa a Pitagora, in realtà, si parla della nete —, la difficoltà
numero maggiore corrisponde alla corda che emette la nota più alta? Se i numeri
all’altezza del suono da essa prodotto;
b) quale rapporto esiste tra le esperienze di Pitagora e la reale musica greca,
nonché gli strumenti musicali dei quali egli poteva essere a conoscenza?
principale che emerge dalle affermazioni della Da Rios consiste nel fatto che non si
capisce come le “velocità vibratorie” potessero essere numericamente quantificabili
da parte dei Pitagorici.
Per quanto
riguarda
il
primo punto,
va ricordato che non
solo nelle
testimonianze dirette dei Pitagorici antichi (ad esempio, in Filolao e in Archita), ma
ancora in
Euclide e in Tolomeo, anche quando compaiono valori numerici
differenti da quelli che si trovano nelle testimonianze relative a Pitagora, il numero
maggiore è però sempre associato alla corda che produce la nota più bassa. Ciò
costituisce, a nostro avviso, una conferma ulteriore dell’ipotesi secondo la quale già
Più verosimilmente, la Timpanaro Cardini (Pitagorici, 1962, Il, p. 210, nota al
testo) ritiene che al criterio della lunghezza subentri successivamente quello della
diversa tensione; tuttavia — e con ciò entriamo nel vivo del secondo punto - - la
studiosa riporta questo succedersi dei due criteri a un mutare della lunghezza delle
corde negli strumenti più tipici dell’antichità greca, la lira e la cetra.
a partire da Pitagora la quantificazione degli intervalli sarebbe avvenuta sulla base
del criterio della diversa lunghezza di corde musicali, anche se probabilmente già in
Pitagora questo non è l’unico criterio adottato. Ad ogni modo, secondo tale criterio
il numero maggiore viene messo in corrispondenza con la nota più bassa per il fatto
che questa è prodotta dalla corda più lunga, e viceversa.
Più tardi, negli scrittori di argomento musicale, come ad esempio Nicomaco, le
corde e i numeri vengono associati nel modo adottato nella testimonianza già vista
(32) Analogamente, nella fase più antica, le relazioni numeriche esprimenti le consonanze sono
tramandare nella forma 2:1, 3:2, 4:3, cioè verosimilmente in relazione alla lunghezza delle corde; in
seguito, invece, sono presentate nella forma 1:2, 2:3, 3:4, in relazione quindi al rapporto tra i numeri
delle oscillazioni. Cf. Rieranurcer - Zasuxte, Die Musik des Altertums, 1989, p. 184.
(33) In greco il termine 4698 (‘corda’) è sinonimo di ‘suono musicale, nota’; cf. Platone,
Filebo
16 a, dove si parla di yopSat dell'aulo. Questa estensione semantica del termine yopdr, è motivata dal
fatto che le prime teorizzazioni musicali in Grecia sona hasate sulla osservazione esclusiva di strumenti
a corde.
Página 12
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Riguardo al problema dei nomi delle corde in Filolao (di cui parleremo
69
lunghezza diseguale, come le arpe, è molto probabile che essa non fosse basata
altrove), la Timpanaro Cardini afferma, infatti, quanto segue: «Un altro esempio di
permanenza fu il nome delle note estreme, anche quando alla diversa lunghezza delle
corde si sostitui il criterio della diversa tensione di corde di lunghezza eguale nella
esclusivamente sulla diversa lunghezza delle corde stesse‘, possiamo trarre due
conclusioni:
costruzione della lira e della cetra; la hypate mantenne il suo nome anche se non era
più la più alta delle corde, ma la meno tesa, e significö la nota più bassa; la mete non
fu piú Pultima come lunghezza nella serie discendente, ma indicó la nota piu acuta
in primo luogo, i fabbricanti di strumenti conoscevano certo gli intervalli
consonanti, ma è
Pitagorici;
nella serie ascendente dei suoni».
In realta, pero, la cetra e la lira non hanno mai subito questo tipo di evoluzione:
da quanto si può inferire dalle testimonianze archeologiche (pitture vascolari,
raffigurazioni su monete, fonti letterarie), la lira e la cetra, pur variando nel numero
delle corde, sono state sempre costruire con corde di lunghezza uguale, nelle quali
variava sicuramente la tensione e, forse, lo spessoret").
Oltre a questi due strumenti — i più diffusi nella pratica musicale greca —
esistevano certo anche strumenti nei quali le corde erano di lunghezza differente: si
tratta di strumenti più antichi della lira e della cetra, e di importazione orientale
verosimile che li ottenessero per via puramente empirica,
fornendo, in tal modo, al massimo uno spunto alle speculazioni teoriche dei
in secondo luogo, se il quadro della prassi musicale greca è quello ora
delineato, ci sono fondati motivi per dubitare che i due criteri della lunghezza e della
tensione delle corde si siano effettivamente succeduti nella pratica della costruzione
degli strumenti a corda.
A nostro avviso, è probabile che nella pratica questi criteri abbiano operato
contemporaneamente fin dai tempi più antichi, insieme ad altri fattori ancora, come
ad esempio lo spessore, che però non è verificabile direttamente nelle testimonianze
della pittura vascolare e della scultura, dove le corde, quando sono rappresentate,
|
paiono tutte del medesimo spessore: eppure dalla forma degli strumenti si può
Si noti che nella parte finale della testimonianza relativa all’esperimento con 1
dedurre che il fattore “tensione” doveva giocare un ruolo importante, visto che
come le arpe, i trigoni e simili”.
martelli si afferma esplicitamente che Pitagora avrebbe verificato i rapporti numerici
normalmente i rapporti fra le lunghezze delle diverse corde non sembrano tali da
Ci sembra rilevante che, quantunque gli strumenti più diffusi nella Grecia
antica fossero la lira e la cetra, la fonte alluda invece a verifiche condotte su
base.
esprimenti gli accordi anche sui trigoni, sugli auli, ete.
|
poter autonomamente — a prescindere da altri fattori — originare gli intervalli di
Questa compresenza, negli strumenti antichi, di lunghezza e tensione delle
strumenti nei quali la lunghezza (delle corde, nei trigoni; delle canne, negli auli)
corde è congruente con le testimonianze relative a Pitagora, secondo le quali le sue
costituisce un fattore fondamentale.
indagini
È probabile, a nostro avviso, che l’osservazione del funzionamento di
strumenti a corde disuguali abbia fornito l'occasione per una prima intuizione circa
il rapporto tra lunghezze della sorgente sonora e altezza del suono prodotto. Sulla
base di questa prima intuizione, Pitagora avrà proceduto alla costruzione di un
congegno come il monocordo, nel quale il fattore della lunghezza è l’unico
interessato e, a differenza di quanto avviene nei trigoni e negli auli, non si combina
con altri elementi, come la tensione ¢ lo spessore delle corde (nei trigoni), o la
forma, il diametro e le caratteristiche dell’imboccatura (negli strumenti a fiato).
Se, tuttavia, l'accordatura degli strumenti più usuali in Grecia era basata sul
principio della tensione e se per quanto riguarda quella degli strumenti con corde di
sarebbero state condotte sulla osservazione di entrambi i
fattori:
la
tensione, nell’esperimento delle corde uguali tese da pesi diversi; la lunghezza, negli
esperimenti condotti sul monocordo.
Ma le tensioni dovevano essere difficilmente quantificabili numericamente o,
almeno, non certamente nel modo descritto dalla testimonianza di Nicomaco e di
Giamblico: l'esperimento tentato da Pitagora ha senso soltanto se supponiamo che i
numeri 12, 9, 8 e 6 rappresentano non delle diverse tensioni, ma delle diverse
lunghezze. Se, infatti, due corde, delle quali luna ha una lunghezza di 12 unità e
Paltra di 6 unità, danno luogo effettivamente alla consonanza di ottava, qualora
vengano sollecitate contemporaneamente e a parità degli altri fattori, ciò non accade
se a due corde di lunghezza uguale si appendono due pesi diversi, rispettivamente di
12 e di 6 unità: per ottenere l’ottava, infatti, il peso associato alla prima corda
(44) Cf. Guvarrt, La musique de l'antiquité, U, 1881, p. 249; Paquerre, L'instrument de musique,
dovrebbe essere il quadruplo — e non il doppio
di quello associato alla seconda.
Che il fattore della lunghezza fosse l’unico esattamente quantificabile e che
1984, p. 86 sg., p. 96 € passiar, Maas-Snyper, Stringed Instruments, 1989, P. 13 € passim, Mentre le corde
perciò la cerchia pitagorica ne abbia tenuto conto in modo prioritario, ci sembra
durante Pesecuzione, nella cetra — strumento simile, ma molto più claborato rispetto al precedente la tensione delle corde poteva essere variata durante l'esecuzione mediante la rotazione del “giogo”,
argomento musicale, fino a Tolomeo, i numeri maggiori sono associati alle note più
della lira sono caratterizzate da una tensione predeterminata, diversa per ciascuna corda, ma invariante
ovvero della barra che collegava le duc traverse e sulla quale erano fissate le estremità superiori delle
corde.
(35) C£ PagUrtTE, L'instrument de musique, 1984, p. 189 SER: Maays-Snyprr, Stringed Instruments,
1989, p.ti pi
tat € passin.
provato
indirettamente anche dal
fatto che per molto
gravi e, quindi, verosimilmente, alle corde più lunghe.
(36) Cf.
Burkert,
Weisheit und Wissenschaft,
tempo nelle opere di
Página 13
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)La positività dell'esperimento con corde di lunghezza diversa o con lunghezze diverse di una
medesima corda è motivata dal fatto che l’altezza sonora percepita dipende dalla frequenza emessa dalla
sorgente sonora, c che tale frequenza è inversamente proporzionale alla lunghezza del corpo sonoro, nel
caso di un corpo sonoro che abbia tra le sue caratteristiche geometriche proprio la lunghezza come
valore particolarmente apprezzabile (ad esempio, corde musicali, tubi sonori, ctc.), Pertanto, date duc
corde lunghe rispettivamente 12 e 6 unità (oppure un’unica corda lunga 12 unità e fatta consonare con
un suo segmento corrispondente a 6 unità), tali corde si trovano ad essere tra loro — quanto a
lunghezza — nel rapporto del doppio, cioè 2:1. Quanto alle frequenze emesse, le corde si trovano tra
loro nel rapporto inverso, ossia 1:2, per il motivo sopra detto. Dal punto di vista della percezione
uditiva, invece, la sollecitazione simultanca o quasi di tali corde produce la sensazione unitaria della
Nello
scolio
a
Platone,
Phaed.
71
108
d
(=
DK
18
A
12),
a
proposito
dell'espressione “arte di Glauco”, si legge:
[TAxbxov téyvn] à Ext tiv pH pastos xatepyaCopéve À Ent tav révu muelüc
xal Evreyväs cipyxopéver. “Innacoc yáp tig xatecxelace yæhxodc rérrapas Séaxouc
obtac, Gore TAG pèv Stapétpous abrüv loas inkpyerv, 16 SÈ tod puros Sicxov réyoc
Extzprtov uèv elvas rod deutépov, Hurddov BE tod tpitou, SimAzatov SÌ rod reréprou,
xpovopevoug Se Tobrouc Emuredelv cunpenviay tivà. xat Aéyetae l'Aadxov iSóvea tobe Ext
tó dicxuv pÜéyyouc rpürov Éyretpñoat Bi abrav yeıpoupyeiv, xal dnd tabtys THe
mpaypartelac Ett nal viv Aeyeodaı thy xakoupévnv Phxúxov téxvnv. uéuvnrar SÈ tobtou
consonanza di otrava.
Di conseguenza, il rapporto 2:1, che per i Pitagorici rappresenta
L'ACUSTICA MUSICALE NEI PRIMI PITAGORICI
essenza” dell'ottava, è in
primo luogo un rapporto tra due lunghezze (una doppia dell'altra), ma anche — dal punto di vista di un
approfondimento successivo — un rapporto tra due frequenze (una doppia dell'altra); in questo
secondo caso si ha però il rapporto inverso, ovvero ı:z, essendo la frequenza inversamente
proporzionale alla lunghezza della sorgente sonora (cf. anche supra, p. 67, nota 32).
La consonanza di ottava, corrispondente al rapporto 2:1 — riferito alle lunghezze — o al
riferito alle frequenze — viene percepito a livello auricolare come un suona unitario
rapporto 122
(ancorché sia il risultato di una somma algebrica delle rispettive ampiezze).
"Apıaröbevog év 76 Mepi tic povowiig dxpodcews [Fr. 77 FHG II 288] xai NixoxAñ &v
t@ Iepi Bewplag [cf. Zenob. Il 91].
«Arte di Glauco”: (si dice) per quelle cose che non si fanno facilmente o che si
fanno solo con grande cura ed arte. Infatti un certo Ippaso costruì quattro dischi di
bronzo in modo tale che i loro diametri fossero identici, ma lo spessore del primo
fosse 3/4 del secondo, 3/2 del terzo e il doppio del quarto e in modo che, quando
venivano percossi, producessero una certa armonia. E si dice che Glauco, avendo
osservato i suoni prodotti dai dischi, per primo cominciò ad usarli, e da questa
$ 4. La questione degli esperimenti di Ippaso.
Come abbiamo visto, le testimonianze sopra riportate relative a Pitagora fanno
riferimento prevalentemente ad osservazioni condotte su strumenti a corda. Ma le
corde musicali non sono gli unici mezzi sui quali i Pitagorici condussero indagini
sulla produzione degli intervalli consonanti: vennero utilizzati anche dischi di
attività ancora oggi si dice ‘arte di Glauco”. Di ciò testimonia Aristosseno nell’opera
‘Sull’audizione della musica” e Nicocle nell'opera ‘Sulla teoria».
Si noti bene, però, che la fonte, in realtà, non dice affatto che la percussione dei
dischi bronzei, i cui rispettivi spessori presentino tra loro quelle determinate
proporzioni (4:3, 3:2; 2:1), produca rispettivamente le consonanze di quarta, di
quinta e di ottava: la percussione dei dischi, secondo quanto testimonia lo scolio
platonico, produce soltanto “una certa armonia” (suupwviav tiva), non meglio
bronzo, come ci è testimoniato da uno scolio al Fedone platonico e da un passo di
specificata; soltanto gli spessori dei dischi, dunque, risultano essere in precisi
Eusebio, nei quali tale esperimento è attribuito al pitagorico Ippaso, e da un brano
di Porfirio, dove si fa riferimento ai Pitagorici in generale.
questi la fonte non va al di là dell'ammissione di “una certa armonia”.
rapporti reciproci, ma non gli effetti acustici prodotti dalla loro percussione: circa
Non molto più chiara è la testimonianza di Eusebio, c. Marc. 24 (= DK 18 A
Ippaso di Metaponto fiorì tra la fine del VI sec. e il principio del Y sec. a.C., se si segue la
testimonianza di Giamblico, rita Pythag. 257, nella quale Ippaso è nominato tra i mille reggitori di
Crotone al tempo delle discordie civili che seguirono la vittoria su Sibari. Secondo la tradizione, Ippaso
si sarcbbe reso colpevole della rovina della setta pitagorica per aver proposto, dopo la vittoria su Sibari,
una relativa democratizzazione di Crotone, e per aver rivelato un segreto matematico, la scoperta dei
numeri irrazionali: fa divulgazione di tale segreto avrebbe potuto distruggere le fondamenta delta
filosofia pitagorica (Giamblico, vita Pythag. 246-247). Sulla collocazione cronologica e sulla reale
esistenza di Ippaso sono stati sollevati dei dubbi, in particolare dal Tanneny, Mém. Scient. IN, p. 228 sp.,
244 SEB 319 SEB. € passim; e anche dal Fuank, Plato und die sogenannten Pythagareer, 1923, p. 261 spp. il
quale tenta di abbassare la cronologia di [ppaso: «Das alles zeigt zur Genüge, dass wir es bei Hippasus
12), dove non è neppure nominato Ippaso:
Erepog SE
thy
Ex’
&xpov
pounixñc Èprepiav papruphouc to
Praúx
rods
xatacxevacbévtag bx’ aÙtoli dioxous gados prot téttapas rpôs TH Euued riva do
Tis “podcews Thy cuupeviav Tav pdéyywv drotedelv.
«Un altro, dopo aver testimoniato la somma abilita di Glauco nella musica, dice
che i quattro dischi bronzei da lui preparati per una certa armonizzazione, se
percossi, producevano un armonioso concento di suoni».
mit keiner alten echten pythagoreischen Tradition zu tun haben, sondern dass die Überlieferung auch
Anche qui la percussione dei dischi di bronzo, dei quali non è specificato
hier nicht weiter als bis in die Zeit von Plato, Archytas und Speusippus zurückgeht». Ma l'antichità e la
veridicità della tradizione concernente Ippaso, nonostante alcune incertezze effettivamente presenti
nelle fonti, son» state ristabilite con valide argomentazioni da diversi studiosi; cf, VAN DER WAERDEN,
Harmonielebre, 1943, p- 180 sg.; Timpanarc Canon, Pitagorici, 1958, 1, p. 78-83; ete. Si vedano anche le
posizioni critiche di Burst, Hardy Greek Philosophy, 1914, par. 42 nota 18 € di Za LER-Moxbiar, La
neppure il rapporto tra i relativi spessori, produce soltanto un generico “concento
filosofia dei Carect, 1964. I, p. 623-626.
armonico di suoni”.
Più chiara circa l’uso e gli effetti musicali dei dischi bronzei è invece la
testimonianza di Porfirio (in Pfol. harm. p. 120, ed. Düring), nella quale però non
solo non si nominano né Ippaso, né Glauco, ma l’esperimento viene riferito nella
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)forma di una proposizione ipotetica, che conclude l'esposizione di una = di
esperimenti attribuiti in generale ai Pitagorici: [...] @aabtasg de = ev me Semen
xpouòpeva da Fac
yaarxotc romoas Sixhacidzoy Darépo tov Etepov a
raddoppiasse
bronzei,
dischi
dei
fabbricato
«Ugualmente anche se qualcuno, avendo
secondo la
bbero
consonere
percossi
volta
una
dischi
tali
Puno rispetto all’altro,
L'ACUSTICA MUSICALE NEI PRIMI PITAGORICI
73
«A proposito di queste consonanze, alcuni pensavano che si ottenessero dai
pesi, altri dalle dimensioni, altri dai movimenti ¢ dai numeri, altri dai vasi [e dalle
dimensioni]. Secondo Laso di Ermione, come dicono, e i seguaci di Ippaso di
Metaponto, il pitagorico, la causa della velocità e della lentezza del movimento per
mezzo delle quali le consonanze *** ritenendo che la questione stesse nei numeri,
assunse questi rapporti applicandoli ai vasi. Infatti, dati due vasi completamente
consonanza di ottava».
In questo caso la percussione dei dischi produce la consonanza di tiara, ma la
genericità è contenuta nella forma verbale &tmhaciéop, che non lascia intendere in
qual senso un disco “sia doppio” dell’altro: tuttavia, sulla base della prima
testimonianza si può facilmente dedurre che il rapporto di 2:1, al quale qui si allude,
sia da riferire allo spessore dei due dischi.
Questo esperimento, ad ogni modo, nonè stato in linea di massima soggettoa
critiche da parte degli studiosi, poiché dal punto di vista scientifico il principio
preso in considerazione in sede sperimentale è incontrovertibile: lo spessore dei
dischi e la frequenza relativa a tale spessore sono inversamente proporzionali().
Un altro sistema, attribuito ad Ippaso e a Laso di Ermione, per produrre i
rapporti armonici, consiste nel percuotere due vasi identici ¢ di uguale capacitä,
all'interno dei quali il rapporto tra il pieno e il “vuoto" sia istituito secondo
particolari modalità; si veda la seguente testimonianza: Teone di Smirne 59,4 ed.
uguali, ne lasciava uno vuoto, mentre l’altro lo riempiva di liquido per metà e poi
produceva rumore con entrambi; così gli risultava la consonanza di ottava: poi di
nuovo, dopo aver lasciato vuoto uno dei vasi, riempiva l’altro per una quarta parte,
e percuotendoli gli risultava la consonanza di quarta; la consonanza di quinta (la
otteneva) riempiendo uno dei vasi per una terza parte; infatti il vuoto (di un vaso)
rispetto al vuoto dell’altro nell’ottava corrisponde al rapporto di 2:1, nella quinta a
3:2, nella quarta a 4:3.
Questa seconda testimonianza presenta alcuni problemi filologici ed interpretativi: in primo luogo, il passo è chiaramente lacunoso, come si vede sia dal verbo
ouvérecflat, che rimane senza una complementazionel*”, sia per quel nominativo at
cuppoviai, al quale non fa seguito un predicato, sia per le successive forme verbali al
singolare (hyobuevos, ¿Miufavev, etc.). Questo contesto ha indotto qualcuno a
ritenere che il soggetto reggente sia soltanto Laso di Ermione e che il riferimento ai
Hiller (= DK 18 A 13):
seguaci di Ippaso (xai of mept tov Meranovrivov Inracov Ilußayopızöv &vdpx) sia una
rabrac Se tac cuppuviac ol pèv ard Bapiv HElouv Aaufévetv, of Sé ard peyelov oi
Sè and xıvhsewv xal &plpar of dè and &yyelwv [ai ueyelüv]. Aüooc dè 6 Epprovete,
65 pact, xal of mepi tov Meranovrivov Inxasov [lubaæyopixèv kvdpa ovvéreofa: tiv
xtvfcewy TÈ thyy nal tag Bpxduritag dt dov al cuppaviat ** * ev xprBpots Hyobpevas
Móyovz roubrouc ZAdpßavev ex’ dyyelov: towv yxp Svtev xal Ópolcov ravrev TÜV
&yyelav ro pèv xevèv thous, 76 SE Apuros bypob «rAnphano Edépet ÉxatÉpe, xar at Y,
St raoûv dnedldoro ouupuvla’ Okrepov Sè md tay &yyeluv xevèv dv cic Várepov av
cecodpuv pepdry td Ev évéyee, nat xpovoavii ara Y dtd Tecadomy ouupovia Anedldoro,
$ 82 Bud mévre, «te» Ev pépos rüv Tp ouverAñpou dans TH xevaoaews pos Thy Étépav
Ey puèv rfi Sid mad dos A mpds Ev, Ev BE ro Sid mévre cae y Teds B. Ev dé ré Std Tecadkpwv
interpolazione posteriore, tanto pid che Laso di Ermione non è un pitagorico",
bg 8 mpoc 9).
Non è tuttavia necessario ammettere che il riferimento ai seguaci di Ippaso sia una
interpolazione, in quanto le forme verbali (hyoúpevos, etc.) con un soggetto al
singolare potrebbero far ritenere che la lacuna dopo al cupquviat sia piuttosto
estesal*) e che comprenda quindi non soltanto la frase che ha per soggetto ai
suupwviaı, ma anche un’altra con il necessario soggetto al singolare delle successive
forme verbali; se poi questo soggetto al singolare sia da individuare in Laso, in
Ippaso, o in un terzo individuo, non è precisabile.
Lo Schönberger (Studien z. Harm. Ptol., 1914, p. 29) si dichiara convinto che il
soggetto del verbo EAtufavev e degli altri predicati al singolare non possa essere altri
che Laso. Ad ogni modo, se accettiamo la testimonianza precedente, relativa
all'esperimento con i dischi, non appare improbabile che anche Ippaso o
(37) Cf. Grae, Akustik im griech. Altertum, 1894, p- Bi Jan, Mus. Script. Graeci, 1895, Pp 1235
Burkert, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 356 e nota 40, il quale però, come abbiamo gia rilevato,
altri
Pitagorici della sua cerchia abbiano effettuato esperimenti analoghi con i vasi; tale
ritiene erroneamente che il numero di oscillazioni prodotte dai dischi percossi sarcbbe dircttamente (e
non inversamente) proporzionale al variare del loro spessore; 'IMPANARO (CARDINI, Pitagorici, 1958, I, p-
98 sg. e note al testo; stranamente il van DER WAERDEN, Harmonielebre, 1943, p. 171, considera «ganz
unsinnig» questo esperimento, ma senza addurre motivazioni.
|
(38) Per evitare fraintendimenti, sara utile chiarire che qui, come anche altrove nel prosieguo del
presente lavoro, useremo il termine “vuoto” solo e soltanto per comodità di parafrasi: si intende che,
ovviamente, ciò che la fonte antica indica come “vuoto” contiene, in realtà, il mezzo gassoso, cioè
l’aria. Di tale argomento tratteremo altrove.
(39) Qui, come negli altri luoghi in cui si esamineranno frammenti relativi ai presocratici, gli
interventi testuali sono quelli presenti nel testo edito da DK, a meno che non sia espressamente
segnalato.
(40) Cf. Burkert, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 356, nota 42: «ovvéncoda: ... tà THY ... bv
apro kann kaum richtig sein, cuvéreadar braucht ein Objekt». Di seguito il Burkert menziona la
proposta di integrazione di W. Scumin-O. Stantin, Geschichte der griechischen Literatur, München 1923, 1
1, 545, 2, il quale proponeva di leggere auvéneofla «rq av xvoupéves Taxen.
(41) Cf. SCHÖNBERGER, Studien x. Harm. Plol., 1914, p. 26 sgg,, il quale rifiuta l'ipotesi che il passo
sia lacunoso e lo restituisce con la sola espunzione di questo riferimento ai seguaci di Ippaso.
(42) Così pensa il Burkert, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 356 nota 42: «Man könnte cinc
grössere Lücke vermuten, in der ein neues Subjekt eingeführt war (Eudoxos nach Jan, Musici Scriptores
Graeci 133
£., auch ‘Pythagoras’ wäre denkbar)».
Página 15
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)supposizione è confortata anche dal fatto che dischi e vasi (Stoxor xal dyyeia), usati a
|
scopi musicali, sono spesso nominati insieme‘,
Anche nel caso di questo esperimento con i vasi — cosi come € descritto dalla
fonte — gli studiosi non mancano di sottolinearne la scarsa attendibilita scientifica.
Il van der Waerden, ad esempio, pur riconoscendo una certa affidabilita alla fonte,
osserva che in realtà il solo percuotere dei vasi uguali, nei quali il rapporto dei
rispettivi “vuoti” sia di 2:1, 3:2, 4:3, non darebbe luogo alle consonanze di ottava, di
L'ACUSTICA MUSICALE NEI PRIMI PITAGORICI
75
poter determinare agevolmente la metà di un vaso sarebbe necessario, infatti, che i
vasi fossero perfettamente cilindrici, In secondo luogo, la fonte lascia intendere che
le consonanze sarebbero state prodotte mediante la percussione dei vasi. In realtà, se
anche supponessimo di compiere l’esperimento con due vasi perfettamente cilindrici
e di dimensione e materiale uguali, dei quali il primo, ad esempio, sia stato riempito
d’acqua per metà e il secondo invece sia “vuoto”, percotendoli entrambi non
quinta e di quarta, bensì ad “intervalli molto più piccoli”, Dello stesso parere si
otterremmo la consonanza di ottava — anche se il rapporto tra le colonne d'aria
contenute nei due vasi fosse di 2:1 — perché la percussione ha messo in gioco un
dichiara il Burkert), il quale però, dopo aver ricordato l’uso di vasi “vuoti” posti
ulteriore elemento sonoro, oltre all'aria contenuta nei vasi, e cioè il corpo del vaso
all’interno dei teatri greci allo scopo di aumentare gli effetti di risonanza, ammette la
possibilità che Laso ed Ippaso, partendo dall'osservazione di tali fenomeni di
alla somma algebrica delle ampiezze delle frequenze rispettive dei due corpi sonori,
risonanza, abbiano potuto ricavare gli esatti rapporti numerici degli intervalli. In tal
cioè il volume dell’aria contenuta nel vaso e il corpo del vaso stesso. Ora, se le
caso, alla tradizione a noi pervenuta sarebbe imputabile una certa rozzezza, per aver
introdotto in una tematica concernente soltanto la risonanza (del corpo gassoso
caratteristiche dei detti corpi non vengono specificate, tali frequenze non sono
ovviamente determinabili. Di fatto la fonte non menziona alcuno dei fattori che
contenuto nel vaso) il procedimento della percussione diretta (xpovetv) del vaso (in
determinano la frequenza risultante, come il materiale dei vasi, il suo peso specifico,
|
|
quanto contenitore che dà forma al corpo gassoso).
A questo punto sarà opportuno spiegare perché il descritto esperimento con i
la forma geometrica e il volume totale dei corpi sonori, etc.
Quanto al riferimento fatto dal Burkert ai vasi utilizzati nei teatri greci («|...]
stesso. La frequenza risultante, dunque, corrisponderebbe, per ogni singolo vaso,
vasi sia da ritenere scientificamente inattendibile, dal momento che sia il van der
die Resonanz von Hohlgefässen wurde im griechischen Theater ausgenützt»}t),
Waerden sia il Burkert, sebbene accusino la fonte di approssimazione e rozzezza,
evitano poi accuratamente di fornire una spiegazione precisa che motivi il loro
come prova dallo studioso nella nota relativa alla sua affermazione (p. 357, nota 44:
scetticismo.
«hyeta, vgl. Arist. probl. 11, 8/9; [...]») non si parla di yxeia, né di teatri. Esiste certo
In effetti, le inesattezze scientifiche contenute nella descrizione dell’esperimento sono diverse, In primo luogo, non si dice nulla riguardo alla forma dei vasi: per
non é possibile tenerne conto. Infatti, nei due problemata pseudo-aristotelici addotti
una tradizione attestante l’uso di vasi nei teatri greci per aumentare gli effetti di
risonanza, ma è documentata in epoca molto più tarda, e precisamente a partire da
Vitruvio (cf. De architectura I, 1 e V, 5). Oltre ad essere tarda, tale tradizione non è
confortata dai dati archeologici, poiché non vi sono tracce non solo dei vasi
(43) CE Burkenr, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 356 nota 42: «Bloxoi nal áyreia sind oft
zusammen genannt (Thcon 57,7; Prol, harm. p. 17, 18; Porph. Pt. 120, A ff), was doch auf
Zusammengehörigkeit der Hippasostradition deutet».
(44) Cf. van ver Waranen, Harmonielebre, 1943, p. 171: «Allerdings kann das Anschlagen nicht
stimmen: man muss schon die Luft in den Vasen zum Tönen bringen, wenn man die genannten
Konsonanzen erhalten will. Beim Anschlagen sind die Intervalle viel kleiner als Orkave, Quarte und
Quinte». Gia il Jan, Mus, Script. Grraeti, 1895, p. 125, aveva espresso dei dubbi nulle possibilità di
riuscita dell'esperimento, seppure con argomentazioni piuttosto vaghe: «Hune puto Theo 12 (59) loco
mutilo (ut certum sciri nequeat) dicit vasis tum vacuis tum liquore impletis varias sonorum rationes
demonstrasse. potuit ille quidem, sed vereor ut hac via symphoniarum rationes aperte ostenderit, nam
quod vasorum summus tantum margo movetur et vibratur ut sesonct, in inferiorem partem multum
infundere possumus sono vix mutato, in superiore parte parva aquac copia infusa sonum continuo
deprimit».
|
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(45) Cf. Bunker, Weisheit und Wissenschaft, 1962, p. 356: «Das Experiment mit verschiedenen
vollen Gefässen ist bei einfachem Anschlagen ebensowenig durchführbar wie jene mit Hammern oder
Gewichten. Man muss die Luftsäule im Innern das Gefässes zum Schwingungen bringen, am besten
durch Resonanz; tatsächlich spricht das aristotelische Problema bei Schilderung eines entsprechenden
risonatori, ma neppure delle celle nelle quali — secondo Vitruvio — i vasi
sarebbero stati collocati(?),
Anche per quanto riguarda Ippaso, dunque, le testimonianze a nostra
disposizione sono troppo imprecise perché si possano ricostruire le modalità esatte
con cui gli esperimenti in campo acustico sono stati condotti. Ad ogni modo, sulla
base delle fonti a noi pervenute e nonostante la loro ambiguità, è possibile sostenere
che Ippaso abbia tentato prove empiriche in campo acustico-musicale, il cui scopo
deve essere stato quello di verificare la quantificazione numerica degli intervalli
principali, già nota al pitagorismo antico fin dai tempi di Pitagora, come abbiamo
visto sopra, attraverso il ricorso a procedure differenti rispetto a quelle che erano
state verosimilmente tentate in precedenza, e cioè la misurazione delle diverse
lunghezze di corde musicali o dei pesi diversi attaccati a corde uguali.
(46) Cf. nota precedente.
Versuchs nur von yd, Widerhall; die Resonanz von Hohlgefissen wurde im griechischen Theater
ausgenützt. So wäre möglich, dass Lasos und Hippasos im Zusammenhang mit Resonanzerscheinun-
(47) Cf. C. FensrerbuscH, (stray Zehn Bücher über Architektur, Darmstad 1964, P- 550, nota 273:
«[...] Vitruvs Angaben bleibt es unwahrscheinlich, dass die Theorie des Aristoxenos in der Praxis
des
gen die Zahlengesctze feststellen; cine leichte Vergróberung in der Überlieferung konnte daraus cin
Theaterbaus angewender ist, Bisher haben sich in keinem Theater die für die Schallgefisse notwendigen cellae gefunden. Ausserdem zeigen auch ohne Schallgefisse die Ruinen cine vorziigliche Akustik».
blosses Anschlagen der Gefässe machen».
Página 16
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)CLAUDIA A. CIANCAGLINI
H. Oreeı, KANON. Zur Bedeutungsgeschichte des Wortes und seiner lateinischen Entsprechungen (regula-norma),
È probabile, quindi, che Ippaso, proseguendo le indagini in ambito acusticomusicale (ambito fondamentale della dottrina pitagorica), abbia verificato che era
possibile ottenere gli intervalli consonanti principali applicando i rapporti numerici
già noti e dedotti dall’osservazione degli strumenti a corda agli spessori di dischi
metallici di uguale diametro.
Quanto all’esperimento con i vasi, così come ci è tramandato dalle fonti, esso
non risulta scientificamente plausibile, in quanto la testimonianza di Teone di
Smirne, oltre alla lacuna e alle ambiguità che essa presenta e che sono già state
segnalate nelle pagine precedenti, sostiene che le consonanze venivano ottenute
percotendo i vasi stessi; l'esperimento però diventerebbe plausibile se ipotizzassimo
che le sole colonne d’aria all’interno di vasi — ovviamente cilindrici -— fossero state
in qualche modo eccitate, senza toccare i vasi, poiché in tal caso, trovandosi le
colonne d’aria negli esatti rapporti numerici necessari per ottenere le consonanze, la
prova conseguirebbe il risultato desiderato. Non è escluso che l’osservazione del
funzionamento degli strumenti a fiato possa aver indotto Ippaso a condurre
l'esperimento in tale modo, Tuttavia, è soltanto un’ipotesi che la prova sperimentale
sui vasi abbia potuto essere stata condotta come abbiamo detto.
In una prossima occasione ci ripromettiamo di trattare dello studio matematico
delle medie proporzionali e dell'individuazione dei diversi generi di scale musicali.
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