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DELL’isriruro
VENETO
DI
Scienze,
LETTERE
ED
ARTI
di scienze morali, lettere ed arti.
Anno acc. 1977-78 - Tomo CXXXVI - Classe
DISCUSSIONI
SU
E
FAVONIO
PRECISAZIONI
EULOGIO
Luict Scarpa
Nota presentata dal s. c. Prof. Pietro Ferrarino,
nell'adunanza ordinaria del 18 marzo 1978,
554%
io (*) ha
La pubblicazione del mio lavoro su Favonio Eulog
ioni (*).
recens
di
forma
provocato, aleuni interventi critici, sotto
one,
Marin
prof.
Le molte osservazioni rivoltemi in partiöulare dal
testo,
nel
insiti
se testimoniano dell'interesse e della problematicita
oni. In parte,
questi
e
sloun
exame
in
ndere
ripre
mi spingono anche a
ente fondate
per rispondere a critiche secondo me non suflicientem
ti avanzati
rimen
sugge
dei
scorta
e in parte per aggiungere, sulla
e, contributo
dai recensori, qualche ulteriore, e spero non inutil
D
Od
Par pa Luig
i
—
Scarpa L., Discussioni
e precisa: ioni su Fi
4
a 1977-1978 491-406
%: la Disputatio de Sorin
:
Fauonius
à cura Eul
all’ esegesi.
marsi
Bono d’accordo col prof. Marinone sulla necessità di soffer
, sul
un pò di più di quanto non abbia fatto nella mia introduzione
Son
nn
.
an
AIV CXXXVI
de
°
1878
pons? au compte rendu par N 000 :
Marin one de l'ed,
+
(cf. APh X
Scipionis, «
XLVIINo 1585)
on:
{
,
di soe 7 eunputalio de Somnio Scipionis, ed. crit., trad,
& not
ed
Patav.i di Sc., Lett.
Accad.
Padova
V
ad.
Artl 1974 xx & 75 p. 3 Indie
8
5
6
4
| REIG CIT 1975
anCristante es.
VI 1976 131-133
| AC
XLV 1976 MOL
_
Macrobio: il
problema della eronologia, relativa, di Favonio e di
che, anche
però
e
Marinone vi dedica ben tre pagine. Non mi sembr
utile a controdopo questo suo intervento, sia emerso alcunché di
esempio. Il
battere l’agnosticismo dimostrato da me. Qualobe
Marinone rimprovera: «Non & corretto impostare
il confronto sol-
08 Keene | BStudLat
(1585
is, ed. critica, trad.
(1) Favonn Evroum, Disputatio de Somnio Scipion
e note a oura di L. Scarpa, Padova 1974.
; L. CRISTANTE in
(2) N. MARINONE in R.E.L.C. 103 (1975), pp. 465-474
té Classique+
Antiqui
+
in
r
Knsou
D.
«Boll. St. Lat.» 6 (1976), pp. 131-183
45 (1976), pp. 701-708.
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DISOUSSIONI E PRECISAZIONI SU FAVONIO EULOGIO
tanto su Macrobio, comm. 2,4,11 poiché dal contesto precedente e
seguente si evince che non è tanto questione di prolissità quanto
piuttosto di una precisa allusione (paragrafi 10 e 12) al carattere di
struttura stessa dell’opera, l’obiezione del Marinone perde molto del
un commento a Cicerone, di cui si nega l'utilità qualora la chiarezza
dell'esegesi sia offuscata dall'eocessivo sfoggio di erudizionen (p. 466).
Qui, evidentemente, & solo questione di opinioni: nelle parole di
Macrobio, che in ogni caso non menzionano un commento e nemmeno una persona determinata, io scorgo una punta polemica,
genericamente rivolta a studiosi che potrebbero criticare Macrobio
per la sua eccessiva stringatezza, nello svolgere gli spunti offerti dal
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suo valore e continua a rimanere debole la tesi del Van Weddingen.
Mi occuperd ora brevemente di due punti riguardanti la revisione
del testo, Secondo il Marinone «cap. 6,4 non pare soddisfacente
dicemus per dicetur, poiché le due forme non sono equivalonti:
recte dicetur ai presenta come formulare (ancora & p. 6,15) con valore
potenziale, in modo analogo al cosiddetto ottativo di cortesia in
greco (cfr. p. 32,13 st... sntorserss
… dicetur), mentre dicemus ha
ovviamente pieno valore tempoale e personale (come a p. 4,29) e
difficilmente si inserisce in questo contesto tra un dieimus e un
Somnium in materia musicale, e torno a credere che la brevita delnominamus. La correzione quindi non vale a sanare il periodo se-
Yoperetta di Favonio e la sua appartenenza a una dottrina ampiamente diffusa, per quanto riguarda i capitoli musicali, rendano
piuttosto improbubile che Macrobio alludesse proprio a lui (®).
Un altro argomento, avanzato dal Van Weddingen (‘), per
sostenere l'anteriorità di Favonio era che a lui appunto si sarebbe
ispirato Macrobio per la suddivisione della materia: aritmetica nel
primo commentario e musica nel secondo. lo spiegavo questa suddivisione con la necessità di far precedere la trattazione della musica
dalla matematica perché la musica si fonda sulla matematica. Per
il Marinone invece accade cosi «semplicemente perché lo spunto
per la prima d offerto dal par. 12 e quello per la seconda dal par. 18
guente (anche se efst à congettura pregevole), ove & preferibile accogliere qualcuno degli emendamenti gid proposti, evitando anche di
spezzare la formulazione del concetto ».
Recte dicemus à formulare almeno quanto recte dicetur e frequentissimo in Favonio (*), Questo intervento poi sembra più economioo,
segno enciclopedico che solo l'abilità letteraria del suo autore maaccanto all’altro di etsi, di quanto non sia ¢ qualcuno degli emendamenti gid proposti » : questi implicano in ogni caso lo spezzettamento
del periodo e l’inserzione puramente ipotetica di parole. Coal fa
appunto il Van Weddingen che aggiunge, dopo subsistentem, un
reperimus. Oppure si è costretti a espunzione del tutto immotivata,
come @ il caso del Baiter che espunge esse.
Il «rompioapo» di p. 38,20-25 (la definizione & del Marinone):
queste righe contengono evidentemente un’ampia corruttela e io ho
cercato di porvi rimedio intervenendo drasticamente, ma non « cerschera sotto le apparenze di un commento ocoasionato dal testo
velloticamente ». Se & appropriato l’esempio (introdotto da enim),
ciceroniano (°), L’autore stesso era cosciente di cid e per questo più
a maggior ragione avrà senso la regola che lo precede (del resto assai
semplice). Non si commette dunque un grande arbitrio ad « aggiudi Cicerone». Uno sguardo più attento all’insieme della materia
trattata da Maorobio fa intravvedere chiaramente un ordinato divolte dice di mettere termine a certi argomenti per non annoiare
un lettore che, giustamente, da lui ai attende soprattutto la spiegaxione del testo ciceroniano. Per questo motivo, che attiene alla
stare» un testo del genere per stabilirvi un minimo di coerenza.
Il Marinone, fra l'altro, obietta che, per asserire l'identità di due
crobio: J. FLAMANT, Mucrobe et le Néo-Plutonieme latin, à la fin du IVe siècle,
prodotti, non importa negarne uno in particolare, corne farei io inserendo, «con sbalorditiva semplicità », un non. Ma, di fronte a un
testo siffatto: medietas uero prima in se ducta, triginta duo oolligit,
quod facvunt ambae medietates sibs conserlae, a me à parso di sentire
Leiden 1977; v. partio. p. 367, n. 56 e, per altro verso, p. 346 e altrove.
(4) Favonu Evioan, Disputatio de Somnio Scipionis, éd, et trad. de
R. E. Van Weddingen, Bruxelles 1967 (Coll. Latomus XXVII), p. 7.
(5) 11 Flamant, op. cit., pp. 148-172, ha ausai hene illustrato questo che &
mediante l'index, gli usi di dico, risnita che sono frequenti tanto le forme con
«le genre du Commentaire ».
il passivo quante quelle oon la prima pers. plur. . …
(3) Mi fa piacere oonstatare che à della mia opinione, e tanto più perchd
non conosce il mio lavoro, l'autore del più recente e completo studio su Ma-
(6) P. 4,19 © 29 (breuitergue dicemus); 6,1; 12,4; 14,11 eco. Ritrovando,
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DISCUSSIONI E PRECISAZIONI BU FAVONIO EULOGIO
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le lettere singole mediante parentesi uncinate, se integrate, e mediante
carattere diverso, se sostituite, renda meno scorrevole la lettura,
la situazione risulta in genere prospettata chiaramente». Ringrazio
del riconoscimento, ma avrei voluto che alla critica, che pure lo
accompagna, fosse unito un suggerimento concreto su come procedere: avrei dovuto usare sempre i caratteri diversi, usare sempre
gli uncini (anche per le parti integrate), non mettere niente « per
rendere più scorrevole la lettura
»?
Come spunto per la seconda nota di metodo, mi servirò di uno
dei numerosi rilievi mossi al mio apparato (e che potrei confutare
ma a prezzo di annoiare il lettore): « L'apparato critico à positivo
fino all’eccesso, ridondante e spesso poco perspicuo». Il Marinone
una opposizione tra la prima frase, medietus … colligit, e la seconda,
quod … consertae (di cui poi Favonio dà l’esempio), e per questo ho
integrato così: medsetas uero prima <slemque secunda» in se ducta
triginta duo <non> colligst. Qui, in un primo momento quello che
importa 6 il trentadue e Favonio fa tutte operazioni che portano
al trentadue: prima ab e ba, poi be e cb in modo da poter affermare (par 8): atque tta naturalis slla unitas congruentiaque seruatur,
cum sdem sint extrema quod media mediumque in se uersum extremorum efficiat quantitatem e cioè, come si direbbe adesso, «il prodotto
dei medi & uguale al prodotto degli eatremi»; se, invece, si moltimedi o entrambi estremi, non si ottiene più il trentadue (il discorso
plicano fra loro termini non omogenei, e cioè che non siano entrambi
parato positivo e negativo non ha ragion d’essere. Negativo & l’apparato nel quale sono registrate le lezioni divergenti da quella accetmentre, a destra dei due punti, si segneranno le proposte alternative.
Non so se altra maniera esista, a meno che il rimprovero del Marinone non muova dal fatto che ho ripetuto, ogni volta che in apparato ne citavo la lezione, la sigla del codice (B). Un esempio concreto, quello di p. 6,29. Il mio testo dà accessione e in apparato &
scritto : accessione Schott Van Weddingen : accessio B, accessu addub.
Schott, del Baiter. Con un apparato così redatto, & immediatamente
evidente, anche a un lettore che apra l’edizione a questo singolo e
unico punto, qual’® la situazione. Se invece avessi tralasciato di
indicare il codice dopo accessto, non so quanto sarebbe stato eviindicando anche, eventualmente, i critici che difendono il codice
ritenuta inaccettabile; 2) se la lezione del testo à quella del codice
ma non é accettata da tutti i critici, si indicherà prima questo fatto,
cioè si documenterà che la lezione accettata 2 quella del codice,
o altro studioso precedente) e poi si indicherà la lezione del codice
ha un solo codice, la situazione, come si sa, presenta queste altermative: 1) se la parola accolta nel testo diverge dalla lezione del
codice, bisognerà indicarne in apparato la fonte (ciod l’editore stesso
lezione accolta à tratta, oltre, s'intende, alle varianti. Quando si
tata, con l’indicazione dei relativi codici (e i codici da cui la lezione
accettata proviene si ricavano ex silentio), positivo invece & l’apparato in cui ogni volta vengono indicati il codice v i codici da cui la
solo codice e che quindi, in un caso del genere, la distinzione tra apsembra non tenere qui presente che di Favonio Eulogio esiste un
sul sessantaquattro viene introdotto solo in séguito, come ulteriore
conferma della caritas che unisce i numeri raccolti nella tabella).
Dice ancora il Marinone: ¢ Queste ampie integrazioni, tanto facili
quanto vane, rischiano di diventare una gara a indovinare, come
appunto si verifica a p. 18,2-3 tra il Van Weddingen, il Sicherl e lo
Scarpa». Nulla di tutto questo, perché l’operazione di indovinare
trattava di una lacuna oppure no e, in caso affermativo, che cosa
presuppone la possibilità della verifica e questo, coi testi antichi,
non pud succedere mai, a meno che non spunti fuori un altro codice.
All’editore spetta però lincombenza di fornire un testo leggibile e
plausibile, accogliendo il necessario supplemento nella pagina critica
quando il contesto sia sufficientemente chiaro da farci orientare sulla
natura di oid che deve essere supplito, se non anche sulla sua formulazione esatta. Dove invece non ai può neppure supporre il contenuto di old che 4 andato perduto, si segnerä lacuna o cruz e ci ai
asterrà dal proporre congetture o supplementi che, questi si, sarebbero di pura fantasia. Nel caso in questione, il supplemento da me proposto poggiava sul suggerimento del contesto, quanto al contenuto,
e, quanto alla forma, ho pensato che si trattasse di una frase molto
simile a quella precedente e su quella ho modellato la mia integrazione. Nel caso di quadratus, in cui il Marinone loda invece la mia
prudenza, mi sono comportato diversamente in omaggio al criterio
di metodo prima esposto e cioè perché davvero non ho capito se ai
dovesse contenere,
Ancora due annotazionj di carattere metodologico, «La revisione del testo à accurata, e per quanto l’uso discutibile di segnalare
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dente che questa parola va attribuita al codice. Altro esempio di
*ridondanza»: «inutili le frequenti ripetizioni del testo, come ad
es. p. 44,5 dove sarebbe suficiente ait Schott, est Winterfeld Van
Weddingen». 11 testo dunque ha defensione sit e l’apparato: defenstone att Schott: defensione B, d. est Winterfeld. Seguendo il suggerimento del Marinone, come avrei potuto documentare lo stato del
codice? sorivendo magari: sit om. B ? ma non si può dire che il
codice «ha omesso » qualcosa che viene reintegrato per congettura|
Insomma, preoccuparsi ossessivamente della concisione può portare
a una teubneristica ermeticità dell’apparsto, mentre lo spreco di
spazio per ripetere, ad es, defensione (abbreviato perd in d.) sembra
giovare alla chiarezza e al rigore.
Debbo infine ringraziare il prof. Marinone dell’attentissima cura
dedicata al mio lavoro (una decina di fittissime pagine di rivista per
uno smilzo fascicoletto di poco più che cento, compresi gli indici {)
anche sul piano delle sviste e degli errori di stampa, segnalati quasi
tutti, e dei parziali ma importanti riconoscimenti. Ma proprio per
questo mi riesce incomprensibile un giudizio di questo genere:
«quanto al latino dello Scarpa basti citare l'inizio della praefatio
a p. XIX Fauonis Disputationem [sic] de Somnio Soipioms in uno
codice extat
». Invece che insinuare la mia ignoranza del fatto che il
soggetto in latino va al caso nominativo, sarebbe stato forse più
giusto e generoso mettere anche questo infortunio nel conto delle
sviste (avevo soritto dapprima disputationem legimus, poi extat ma
ho mancato di adeguare disputationem: tutto qui).
(Licenziate le boss per la stampa il 14 settembre 1978)