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fe LA She A
[N] Teoria musicale e antiempirismo
1. Scienze sorelle
La quarta e la quinta delle discipline (ucOqvata, étiotfuat)
comprese nel curriculum intellettuale dei filosofi dialettici destinati al governo dello Stato sono l’astronomia e la teoria musicale. Socrate le chiama «sorelle (&deAgai)», in quanto entrambe hanno a che fare col moto (pop&): l'una con la sua forma
visibile, l’altra con quella udibile, ossia propriamente musicale
(évappdovioc), forma che viene qualificata come «corrispondente (dvrigtpogpog)» alla prima (530d). In un passo precedente
(VI 511b) Glaucone accenna alla geometria e alle «arti sorelle
(texvan adeAoat)».' Più avanti, Socrate porrä in netta evidenza
che la comprensione del nesso di comunanza (Koivœvia) e affinità (ovyyévera) tra le scienze passate in rassegna rappresenta il
culmine dello studio metodico di esse (531c-d).?
* Peri termini tecnici musicali che userd rimando qui una volta per tutte
a S. MICHAELIDES, The Music of Ancient Greece. An Encyclopaedia, London
1978; in generale, sulla musica in Platone, si ricorre ancora a E. MOUTSOPOU-
LOS, La musique dans l'œuvre de Platon, Paris 1959. Ringrazio di cuore l’amico prof. Andrew Barker, che ha letto il dattiloscritto di questo contribute e mi
ha dato preziosi suggerimenti.
! Un altro accostamento di musica e astronomia si legge in Crat. 405d;
sul rapporto di fraternitä tra le due scienze, cfr. anche PTOL. Harm. M 3, p.
94, 9-20 Düring.
? Secondo la nota formulazione metaforica di Socrate (531d) tutte e cinque
le discipline — aritmetica, geometria, stereometria, astronomia, teoria musicale —
costituiscono, nel loro insieme, il zpootgtov allo studio della dialettica, che & il
vero e proprio vöuog che si deve imparare a eseguire: cfr. vol. [, [M1].
Página 2
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Noné forse un caso che il motivo ricorra in un frammento
del pitagorico Archita (ca. 430-360 a.C.) nel quale sono elen-
COMMENTO Al LIBRI VIE VII, [N]
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che le adotta, su base aprioristico-deduttiva, nel Tirzeo (35b-
36c). Ma qui l’esigenza fondamentale, espressa per bocca di
cate, in sequenza, astronomia, geometria, aritmetica e teoria
Socrate, à quella di una profonda riforma dello statuto epistemusicale, definite appunto paÔfpota aöehped:* l’impostazione della materia musicale data qui da Socrate & infatti di ascendenza dichiaratamente pitagorica, ed-& questo l’unico luogo
della Repubblica nel quale i Pitagorici vengono esplicitamente
citati come gruppo di studiosi con una visione unitaria di un
problema - si direbbe come “scuola” — a testimonianza del fatmologico della teoria musicale in senso ulteriormente antiempiristico.® A differenza della povoikn (comprendente wön e
to che Socrate tiene le loro idee in materia in grande considerazione.? Pit specificamente, sappiamo che la pratica dei Pitagorici di esprimere gli intervalli musicali come rapporti tra numeri, e le loro analisi delle strutture basilari della melodia (le scale) come complessi di quei rapporti sono accettate da Platone,
> Per la cronologia, cfr. per esempio C.A. CIANCAGLINI, L'acustica in
Archita, «Maia», n.s. II (1998) pp. 213-51 (213); C.A. HUFFMAN, Archytas, in
S. HORNBLOWER-A. SPAWFORTH (eds), The Oxford Classical Dictionary,
Oxford 1996’, p. 150; sui rapporti tra Platone e Archita, cfr. da ultimo G.E.R.
LLOYD, Plato and Archytas in the Seventh Letter, «Phronesis», XXXV (1990)
pp. 159-74,
+ ARCHYT. DK 47 B 1: il frammento solleva in realtà una serie di problemi testuali ed esegetici sui quali non & qui il caso di soffermarsi; dopo i dubbi
uéAoc) prevista nel curriculum educativo dei pbAaxec, la disciplina riservata alla formazione intellettuale dei filosofi dialettici
dovra essere infatti del tutto svincolata non soltanto dalla concreta pratica musicale e dai tecnicismi dell’approccio teorico
dei Pitagorici, ma addirittura dagli stessi suoni come sono effettivamente percepiti: da VII 522a-b si ricava che la parte della govark relativa all’O5n e al péAog (ossia quella più strettamente “musicale” nel senso moderno del termine), destinata ai
gbAaKes secondo le modalità riferite in III 398c-399e, non andrà inserita nel sistema di discipline che precedono immediatamente la dialettica:” così anche l’astronomia dovra fare a meno
dell’ osservazione dei fenomeni celesti (530b-c).
Teoria musicale e astronomia dovranno dunque avviarsi a
diventare totalmente deduttive, affrancandosi del tutto dal
dato fenomenico, al quale erano tradizionalmente - e, si direbbe, istituzionalmente - legate.f Quest’impostazione, all’interno
ta: cfr. A.C. BOWEN, The Foundations of early Pythagorean Harmonic Science:
6 Cfr. M. VEGETTI, Introduzione alla lettura della Repubblica di Platone,
Roma-Bari 1999, pp. 86-88.
7 Sulla funzione della novouxt nel curriculum educativo dei pbAaxes cfr.
Archytas, Fragment 1, «Ancient Philosophy», II (1982) pp. 79-104; C.A.
vol. I, [H], $$ 2 e 3, e A. PAGLIARA, Musica e politica nella speculazione plato-
HUFFMAN, The Authenticity of Archytas fr. 1, «Classical Quarterly», XXXV
nica: consideraziont intorno all’ethos del modo frigio (Resp. III 10, 399u-c), in
A.C. Cassıo-D. Musti-L.E. Rossi (a cura di), Synaulia. Cultura musicale in
avanzati da W. BURKERT, Lore and Scignce in Ancient Pythagoreanism,
Cambridge Mass. 1972, p. 379, n. 46, la suaiautenticita sembra ormai assoda-
(1985) pp. 344-48; A.C. Cassio, Nicomachus of Gerasa and the Dialect of
Archytas, fr. 1, «Classical Quarterly», XXXVIII (1988) pp. 135-39; cfr. anche
M. TIMPANARO CARDINI, Pitagorici. Testimonianze e frammenti, vol. I, Firenze 1962, pp. 358-69, la sintesi di A. BARKER, Greek Musical Writings, vol. II,
Cambridge 1989, pp. 39-42, e la recente analisi complessiva di C.A. CIANCAGLINI, art. cit. (n. 3), pp. 213-51 (sul passo platonico in esame, cfr, pp. 242-43).
> Pitagora in persona viene invece richiamato più avanti (Resp. X 600b),
con riferimento, più che ai contenuti delisuo insegnamento, al suo “stile di
vita”: la questione della natura dell’associazione pitagorica é affrontata da B.
CENTRONE, Introduzione a I Pitagorici, Roma-Bari 1996, pp. 67-83 (in particolare, per ciö che qui ci interessa più da vicino, pp. 68-70).
Grecia e contatti mediterranei, Napoli 2000, pp. 157-211 (con ampia bibliografia).
8 Ë importante non trascurare questo dato: particolarmente in musica un
totale svincolamento dai dati sensibili sarebbe di fatto impossibile: si vedano
le osservazioni di Tolemaide di Cirene ap. PoRPH. in Harm. 25, 9-14 Düring,
che sottolinea come il ricorso al dato fenomenico e alle consonanze effettivamente percepite sia un passaggio irrinunciabile anche per i teorici che danno
più importanza agli aspetti razionali della teoria musicale, e si consideri tutta
la parte centrale della Sectio Canonis pseudoeuclidea (pp. 150, 1-162, 3
Barbera = pp. 158, 8-160, 12 Jan, proposizioni 10-12), con il suo costante ri-
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del sistema di discipline riservate ai filosofi dialettici, sembra
tendere ad annullare le differenze metodologiche ed epistemoristica dei problemi astronomici e musicali & fortemente connessa infatti con l’esigenza che essi siano utili alla ricerca del
logiche tra le prime tre (aritmetica, geometria, stereometria),
puramente deduttive, e le ultime due (astronomia, teoria musibene. Socrate affronta l’argomento a piü riprese, con la ferma
cale), per le quali l’osservazione dei dati fenomenici à di fondamentaleimportanza.’ In questo senso; per Socrate, l’impostazione data dai Pitagorici alla teoria musicale, pur essendo gia
da tempo basata su principi numerico-matematici, e avendo
raggiunto un notevole livello di astrazione, & evidentemente
criticabile, perché non sufficientemente svincolata dal dato
sensibile:'* nella visione di Socrate, la riformulazione antiempiferimento alla concreta percezione di consonanze e dissonanze anche nei sofisticati calcoli numerico-musicali di matrice pitagorica; della Sectio Canonis
Pedizione di riferimento, dopo quella di C. VON JAN, Musici Scriptores Graeci,
Lipsiae 1895, pp. 115-66, & ora quella di A. BARBERA, The Euclidean Division
determinazione di rimanere fedele alla propria impostazione
finalistica, in un compito della massima importanza.'' L'unico
scopo al quale i Pitagorici si limitano & rappresentato invece
dalla misurazione di suoni e consonanze concretamente percepibili dall’udito, e la loro fatica, come quella degli astronomi,
non produce risultati (tag … dkovopévag … CUUMwVIAS Kal
pBoyyous GAAHAOIg dvaperpodvreg dvivora, WonEp
cotpovopol, rovodoiv: 53 La).
2. Rifiuto dell’empirismo: l'intervento di Glaucone e la precisazione di Socrate
Nebraska Press) 1991; una traduzione italiana, col testo di Jan a fronte, suc-
A questo punto (53 1a-b) Glaucone riferisce le pratiche che,
in materia, vengono adottate da quanti vanno alla ricerca delcinta introduzione e note à quella di L. ZANONCELLI, La manualistica musicale
Fintervallo minimo percepibile, che possa valere come unita di
of the Canon: Greek and Latin Sources, Lincoln and London (University of
greca, Milano 1990, pp. 31-70; per le varie problematiche connesse con questo testo (attribuzione, datazione, contenuti etc.), rimando a A. BARKER,
Methods and aims in the Euclidean ‘Sectio canonis', «Journal of Hellenic
Studies», CI (1981) pp. 1-16; ID., op. cit. (n. 4), pp. 190-208 (traduzione ingle-
Classe di Scienze morali, storiche e filologiche», CCCLXXXVIII s. IX vol. IT
(1991) pp. 44-77; Le teorie acustiche det greci. II. Quantificazione numerica e
se con introduzione e note), e all’ampia introduzione di A. BARBERA, op. cit.,
calcolo nello studio degli intervalli musicali, ivi, pp. 147-77 (con ampia bibliopp. 1-108; non ho potuto vedere O. BuscH, Logos Syntheseos: Die euklidische
grafia precedente); le fonti più importanti sono raccolte, tradotte e commentate da A. BARKER, op. cit. (n. 4), pp. 28-45; cfr. anche G. COMOTTI, Pitagora,
Sectio Canonis, Aristoxenos, und die Rol, der Mathematik in der antiken
Musiktheorie, Berlin 1998.
Ippaso e il metodo sperimentale, in R.W. WALLACE-B. MACLACHLAN (a cura
° Lo fa notare I. MUELLER, Ascending tot Problems: Astronomy and
Harmonicsin Republic VII, in J.P. ANTON (ed), Science and the Sciences in
di), Harmonia Mundi. Musica e filosofia nell'antichità, Roma 1991, pp. 20-29;
A. Izzo, Musica e numero da Ippaso ad Archita, in A. CAPIZZI-G. CASERTANO
Plato, New York 1980, pp. 103-21 (103), argomentando che Platone assimila
l’astronomia alla geometria-stereometria, e la teoria musicale all’aritmetica;
cfr. I. ROBINS, Mathematics and the Conversion of the Mind. ‘Republic’ VII
(a cura di), Forme del sapere nei Presocratici, Roma 1987, pp. 137-67.
importante quello di C.A. CIANCAGLINI, Le teorie acustiche dei greci. I. L’acu-
1 Cfr. 530b-c: xpñouov … EE dxphatou; 531c: Xpñowov … npdg thy
100 KaAOD te Kat dyaBod Chow, Akw Öë … &xpnotov; 530e: nueig de
rapa návra tadta puhdtopev TO nuétepov … Mil nor’ adrav ri âreÂès
Entzerpdotv huîv pavOdverv og Bpéyouev, kai ode EEiikov éreîoe del, of
névra dei dupikerv; 530c: noAkankáotov … TO Epyov (Glaucone sull’impostazione proposta da Socrate per i problemi astronomici); 530e: noAd to Epyov
(Socrate sulla necessità di affrontare anche la teoria musicale all’interno del
curriculum dei filosofi dialettici); 53 1e: Sœuuôviov ... tp&ypa (Glaucone sulla
proposta di Socrate di impostare la teoria musicale su base esclusivamente
stica musicale nei primi pitagorici, «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei,
matematica).
522c1-531e3, «Ancient Philosophy», XV (1995) pp. 359-91.
® Sulla teoria acustico-musicale dei Pitagorici, dopo i lavori di E. FRANK,
Plato und die sogenannten Pythagoreer: Ein Kapitel aus der Geschichte des
griechischen Geistes, Halle 1923 (rist. Darmstadt 1962), pp. 150-218 (con utili
osservazioni sulla pagina che stiamo esaminando), e B.L. VAN DER WAERDEN,
Die Harmonielehre der Pythagoreer, «Hermes», LXVILI (1943) pp. 163-99, &
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)misura per ogni altro intervallo (opixpétatov … öidornna @
uetpntéov, 531a). All’interno del gruppo si fronteggiano i
sostenitori di due tesi, entrambe criticabili per il loro empirismo estremo (&ppórepot @ta tod vod npootnodpevot, 53 1a).
Si tratta, nel complesso, di esponenti di un orientamento teorico distinto dai Pitagorici: lo si comprende con tutta evidenza
dalla successiva precisazione di Socrate (531b), il quale, dopo
aver aggiunto ulteriori particolari sui metodi di indagine adottati da questo secondo gruppo di teorici, ribadisce chiaramente che non intende riferirsi a questi ultimi, ma proprio a «quelli che ora dicevamo di voler interrogare circa l’armonia»,'?
ossia, appunto, ai Pitagorici, nei confronti dei quali viene esplicitato un altro motivo di critica: essi, come gli astronomi, cercano «i numeri che sono nelle consonanze percepite dall’udito,
ma non giungono a porsi il problema di scoprire quali numeri
siano consonanti, quali no, e nei due casi per quale ragione»
(tov yap Ev Tabtarg Taig SUUPWVIALG Tai KKOVOHEVOLG
ap Bpobdc Cytodow, dÀÀ' oùk eig npoßAnnara aviacty,
ETIGKONEIV tives coupuvor dpiÔpoï Kai tives OD, Kai Sie Ti
Ekatepor: 531c).!
COMMENTO Al LIBRI VIE VII, [N]
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II medesimo termine zpóBAnua era stato adoperato poco
prima (530b) a proposito del metodo di lavoro da Socrate
auspicato per gli astronomi, un metodo che doveva in ogni
modo prescindere dal dato sensibile (530b-c). La teoria musicale, in virtü delle sue finalita di preparazione alla dialettica,
dovra dunque affrancarsi dallo studio dei suoni come essi si offrono alla percezione uditiva, per sollevarsi a considerare i problemi connessi con l’indagine dei obppwvot &prOpot."
Anche su quest’espressione metaforica potra gettare luce
la pagina precedente (529c-d), nella quale si dice che gli astri
visibili sono bellissimi ornamenti del cielo, ma sono di gran
lunga inferiori a quelli veri, «nei quali la velocita e la lentezza
reali si muovono in relazione reciproca e muovono gli oggetti
che racchiudono in sé secondo il vero (&AnBtvóc) numero e
tutte le vere figure; cid si può cogliere (Annt&) con la ragione
(Aöyog) e il pensiero (Sucvorm), non con la vista» (529c-d). Dal
confronto si può ricavare che come il vero numero governa il
vero movimento dei veri astri, così i numeri obp@ewvor governano i rapporti fra i veri suoni, quelli che, seguendo la medesima similitudine con i veri astri, si possono cogliere con il Aöyog
e con la dıavora, non con l'udito. In prima approssimazione,
12 Cfr. 531b: kai od enr tobtoug AÉyeuv, GAA’ ékeivous: sull'uso dei
pronomi dimostrativi in tutto questo passo, e sulle sue conseguenze sul piano
esegetico, cfr. le non sempre condivisibili osservazioni di À. BARBERA,
Republic 530c-531c: Another Look at Plato and the Pythagoreans, «American
Journal of Philology», CH (1981) pp. 395-410.
U La distinzione tra la scienza musicale dei Pitagorici e quella degli altri
teorici evocati qui da Glaucone é accostabile a quella evidenziata da ARIST.
APo. 1 13 79a, tra la teoria musicale matematica (&ppovuch Hi te paOnpatiKh)
e quella basata sull’udito (hj xaté thy éxonv) e i termini del problema (sensismo-empirismo vs. razionalismo) sono gli stessi posti poi da ARISTOX. Harm.
1132, 19-30 (= pp. 41, 17-42, 7 Da Rios). Su più complesse distinzioni tra le
diverse scuole di teoria musicale si basava la classificazione di Tolemaide di
Cirene (forse I secolo d.C.}, autrice di una Mv@ayopixh tig uouoikñc
stotyeiwors e quella di Didimo, grammatico e musico, autore, nell’erä di
Nerone, di uno scritto Mepi tg Ötapopâg Tv ’ApiotoËevelov te Kal
Hvôoyopetov (cfr. L. COHN, Didymos, 11, in RE V 1, 1903, coll. 473-74), entrambe citate da PORPH. in Harm. 22, 22 sgg. Düring.
dunque, considerata la simmetria concettuale tra i due passi, si
potra dire che l'aggettivo oúu@wvog, pur generalmente applicato a sostantivi appartenenti alla sfera semantica del suono,
corrisponde qui nel significato ad &AnOıvög, che ricorre, sempre riferito al numero, a 529d. Ma in questo contesto viene
resa evidente la duplice esigenza di “sollevarsi ai problemi”, e
di far uscire la materia musicale dalla dimensione empiricodescrittiva: l’istanza fondamentale sottesa alla suggestiva metafora platonica é che il concetto di consonanza transiti dalla
sfera dei suoni e delle percezioni, alla quale è legato per definizione, a quella dei numeri, che di quei suoni sono la più compiuta rappresentazione da un punto di vista teorico. A detta di
M Sull’esegesi del passo, cfr. A. BARKER, Zdupwvor dptOuot: a note on
Republic 531c1-4, «Classical Philology», LXXIU (1978) pp. 337-42.
Página 5
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Socrate, i Pitagorici dei suoi tempi non cercavano (ancora) questi numeri cbpugevot, fermandosi all’analisi e alla misurazione
acustico-numerica dei fenomeni sensibili e ignorando la possibilita di costruire modelli matematici deduttivi, sulla base dei
quali fosse possibile esplorare il mondo dei «veri» suoni.'?
I commentatori presentano in genere l'intervento di Glaucone come un semplice fraintendimento del discorso di Socrate sui Pitagorici.'* Fraintendimento che si muta certo per
noi nella preziosa occasione di aggiungere una testimonianza
autorevole su un orientamento teorico-musicale dai contorni
poco chiaramente delineati. Fraintendimento del quale si potrebbe anche rintracciare il motivo nell’attenzione riservata da
Socrate alla misurazione di suoni e consonanze, cosi come veniva praticata dai Pitagorici: la misurazione degli intervalli musicali — pur se su basi ben differenti, come si vedra meglio in
seguito — & infatti anche lo scopo dei teorici evocati da Glaucone. Eppure, al momento della scelta delle harmoniai da inserire, in una prospettiva di pratica musicale, nel programma educativo dei púAakeg, la competenza di Glaucone in materia era
stata invocata dallo stesso Socrate che, nel chiedergli consigli,
lo aveva definito uovoix6s (II 398e)."” Stupisce allora che un
allievo tanto esperto in musica da essere chiamato dal maestro
a giudicare su una materia tanto importante possa fraintendere
un discorso su argomenti tecniciëche sembrano strettamente
inerenti alla sua specifica competenza. E,in ogni caso, ci si dovra chiedere se quello che a una prima lettura appare come un
COMMENTO Al LIBRI VI E VII, [N]
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pretende di essere &ppovikóg solo perché à in grado di produrre su uno strumento a corda il suono più acuto e quello più
grave, ricorda che le sue abilità non implicano affatto che egli
sia padrone della teoria musicale, perché esse sono sì necessarie, ma solo preliminari alla conoscenza della materia. Analogamente, non é medico chi — grazie alle sue letture o alle sue
casuali esperienze — & in grado di somministrare farmaci per
produrre determinati effetti nelle persone, senza conoscere a
chi e quando sia opportuno somministrare quei farmaci; e non
é tragediografo chi sa comporre discorsi lunghissimi su argomenti futili e brevissimi su argomenti importanti, o commoventi o ancora spaventevoli e minacciosi. Le competenze di
costoro sono soltanto preliminari al pieno possesso della loro
arte, e in entrambi i casi il giudizio sulle loro reali conoscenze
viene pronunziato da autorita riconosciute nel rispettivo settore: Erissimaco e Acumeno per la medicina, Sofocle ed Euripide per la poesia tragica.'* Nel caso che ci interessa, é chiara la
distinzione tra lo àppovuóg e il povorkds: à il secondoa poter
giudicare autorevolmente sulle competenze tecniche raggiunte
dal primo, che si colloca comunque a uno status inferiore. E insomma il novoıkög a detenere il possesso completo dell'arte
musicale, mentre il suo interlocutore non possiede neppure le
conoscenze necessarie per essere compiutamente &phovixöc.!?
Anche Glaucone, nel passo che ci sta davanti, esprime i
suoi giudizi da povotKds sulle pratiche di alcuni teorici che limitano la loro attivita alla semplice individuazione delle minifraintendimento, non possa avere in realtà una funzione più
profonda, nell’economia concettuale del dialogo.
18 Phaedr 268-269.
Sara opportuno richiamare qui un passo del Fedro (268de) nel quale Socrate riferisce di un povotkdc che, a un tale che
re d’altra parte che in Phil. 17c-e e in Charm. 170b-c sembrerebbe non esserci
5 In questo senso, sulle analogie tra astronomia e teoria musicale, rinvio
alle penetranti analisi di A. MOURELATOS, Plato’s «Real Astronomy»: ‘Repuevidentemente ai tempi di Platone, e presumibilmente fino ad Aristosseno,
una rigida distinzione tra differenti sfere disciplinari in campo musicale non
1 Cfr. E. MOUTSOPOULOS, op. cit. {n. *), pp. 46-66; non posso nascondedifferenza sostanziale tra lo statuto della éppovixh e quello della povorkh:
blic’ 527D-531D, in J.P. ANTON, op. ciéx(n. 9), pp. 33-73, e, di nuovo, al.
MUELLER, art. cit. (n. 9).
16 Cfr., per tutti, ADAM, pp. 133-34 (ad 531a3; 531b8).
" Per un profilo di Glaucone e del suo ruolo dialogico cfr. vol. TI, [A].
doveva essere stata ancora delineata; ma à chiaro che per Platone un buon
intenditore di musica deve assolutamente possedere conoscenze tecniche
molto approfondite: in questo senso, cfr. Charm. 170e-171c e soprattutto Leg.
la; opinione contraria à espressa da PTOL. Harm. 11.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)me differenze di altezza tra i suoni di uno strumento a corda.
Alla luce di questa chiara analogia tematica, si potra affermare
che l’intervento di Glaucone, considerato un “fraintendimento” perché non collima perfettamente con l’orizzonte pitagorico delimitato dal suo maestro, ha la precisa funzione, all’interno dell’economia del dialogo, di fornire a Socrate l'occasione
di ampliare la portata della sua critica antiempiristica, estendendola - relativamente alla materia che sta affrontando — a
COMMENTO Al LIBRI VI E VU, [N]
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tazione à piuttosto frammentaria, e le opinioni degli studiosi
non sono concordi,” ma, in buona sostanza, il quadro della situazione — qui necessariamente schematico — mostra, intorno
alla fine del V secolo a.C., i contorni abbastanza chiaramente
delineati di due aree di ricerca in ambito musicale, alle quali
corrispondono distinti orientamenti teorici: da un lato la matematica applicata al suono, generalmente associata dalle fonti
con l’attività dei Pitagorici, che avevano avviato le loro ricertutti gli orientamenti presenti nel panorama teorico-musicale
del suo tempo: maestro e allievo sono qui portatori della medesima istanza culturale. L'accostamento stesso tra astronomia
e teoria musicale, gia proposto, come si € visto, in ambito pitache in materia gia a partire dal VI secolo a.C.; dall’altro gli influssi della musica sull’animo umano, secondo la cosiddetta
gorico, viene qui rifondato sulla base della critica dell’ impostazione conferita a entrambe proprio dal pitagorismo; ma anche
soltanto il volume di A. BÉLIS, Aristoxéne de Tarente et Aristote: le traité d'barmonique, Paris 1987 e i contributi di A. BRANCACCI, Aristosseno e lo statuto
la vivida digressione sull'ultraempirismo dei teorici evocati da
Glaucone, che pure evidenzia le differenze tra i due approcci,
si muove evidentemente nella medesima direzione:?! il rifiuto
platonico dell’empirismo in teoria musicale non avrebbe potuto essere più netto.
3. Temi e orientamenti di teoria musicale
Tutta la pagina che stiamo analizzando è di estremo interesse non soltanto per le sue implikazioni filosofiche, ma anche
perché costituisce un’importante testimonianza per considerare un periodo dell’elaborazione del pensiero musicale greco
che precede quella che é per noi la prima sistemazione teorica
della materia operata da Aristosseno di Taranto.” La documen2 Sull’assenza di cenni a Damone, cfr. infra, § 3.
2! In questo senso, cfr. l'accenno di A. BARKER, art. cit. (n. 14), p. 340.
22 Su Aristosseno, la cui data di nascita viene generalmente fissata tra il
370 e il 365 a.C., cfr. la monografia di A. VISCONTI, Aristosseno di Taranto.
Biografia e formazione spirituale, Napolis4999 (con ampia bibliografia precedente); più sinteticamente, A. BARKER, Aristoxenus, in L. FINSCHER (Hrgb.),
Die Musik in Geschichte und Gegenwart, Part 2, vol. I, Kassel 2000, e ID, op.
cit. (n. 4), pp. 118-25; su aspetti particolari della sua speculazione teorica, cito
«teoria dell’ethos musicale»,?4 alla quale à tradizionalmente leepistemologico della scienza armonica, in G. GIANNANTONI-M. VEGETTI (a
cura di), La scienza ellenistica. Atti delle tre giornate di studio tenutesi a Pavia
dal 14 al 16 aprile 1982, Napoli 1984, pp. 151-85; M. LITCHFIELD, Aristoxenus
and empiricism: a reevaluation based on bis theories, «Journal of Music Theory»,
XXXII (1988) pp. 51-73; A. BARKER, Aristoxenus’ ‘Harmonics’ and Aristotle's
Theory of Science, in A.C. BOWEN (ed.), Science and Philosophy in Classical
Greece, New York-London 1991, pp. 188-226; E. ROCCONI, Terminologia
dello «spazio sonoro» negli 'Elementa Harmonica’ di Aristosseno di Taranto,
«Quaderni Urbinati di Cultura Classica», XC n.s. LXI (1999), pp. 93-103; A.
MERIANI, La festa greca dei Poseidoniati e la nuova musica (Aristox. fr. 124
Webrli), «Seminari Romani di cultura greca», III (2000) pp. 143-63; A.
VISCONTI, Musica e attività politica in Aristosseno di Taranto, in M. TORTORELLI GHIDINI-A. STORCHI MARINO-A. VISCONTI (a cura di), Tra Orfeo e Pr.
tagora. Origini e incontri di culture nell’antichitä, Atti dei seminari napoletani
1996-1998, Napoli 2000, pp. 463-86.
2) Una rassegna sintetica ma sufficientemente dettagliata dei diversi orientamenti é offerta da R.W. WALLACE, Music Theorists in Fourth-Century Athens,
in B. GENTILI-F. PERUSINO (a cura di), Mousike, Metrica ritmica e musica greca
in memoria di Giovanni Comotti, Pisa-Roma 1995, pp. 17-39 (con ampia
bibliografia); cfr. anche E.A. Lippman, Musical Thought in Ancient Greece,
New York-London 1964; M.L. WEST, Ancient Greek Music, Oxford 1992,
pp. 218-53 e, da ultimo, TH.J. MATHIESEN, Apollo's Lyre. Greek Music and
Music Theory in Antiquity and Middle Ages, Lincoln-London 1999.
24 La denominazione é divenuta di uso comune a partire dal libro di H.
Apert, Die Lehre vom Ethos in der griechischen Musik, Leipzig 1899, al quale
si ricorre per l’ancora utile repertorio di fonti; cfr. poi W.D, ANDERSON, Ethos
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gato il nome di Damone di Oa, maestro e consigliere politico
di Pericle.”
Frequenti furono gli intrecci e le reciproche influenze tra
questi due orientamenti: nonostante il primo fosse basato sugli
aspetti quantitativi e il secondo su quelli qualitativi del fatto
Meno chiaramente delineati appaiono invece i contorni di
una terza corrente, quella dei cosiddetti &puovixot, citati più
volte da Aristosseno per l’impronta fortemente empirica dei
loro metodi di indagine, e sulla quale i pareri degli studiosi non
sono unanimi. Per A. Barker la designazione stessa di &ppomusicale, gli scambi arrivarono al puntó che «even those who
vioi risalirebbe ad Aristosseno stesso, il quale l’avrebbe appliconsciously repudiated certain approaches were influenced by
them».2 Lo stesso Socrate platonico, per quanto riguarda l'educazione dei púhakeg, € apertamente damoniano,” mentre si
professa qui pitagorico, sia pur con riserva, per quanto attiene
agli aspetti più strettamente tecnici della teoria musicale: un richiamo a Damone sarebbe stato qui fuori posto. D’altra parte
sappiamo che anche i Pitagorici ammettevano che la musica
potesse avere influssi sull’anima: se, come essi sostenevano, anche l’anima é armonia,”* la musica, che «rispecchia l'armonia
universale in virtü della sua natura numerica e matematica, ha
un potere particolare su di essa per l’affinitä con la sua essenza
costitutiva», e può anche «ristabilire l’armonia turbata nell’anima di ciascun individuo».”
gie, nel suo stesso campo di indagine.* R.W. Wallace crede, al
contrario, alla fisionomia ben individuabile di un gruppo di
teorici «who called themselves ‘the harmonikot’», rintracciandone l'iniziatore in quell’Eratocle citato da Aristosseno e da
Porfirio,! e ascrivendone i successivi sviluppi all’attivita di
Stratonico.?? I] gruppo fu contrassegnato da una pluralitä di
indirizzi tematici e metodologici: gli interessi principali furono
la misurazione dei singoli intervalli, l’analisi della struttura dei
tetracordi e lo studio delle loro diverse possibili associazioni,
ma dovettero essere affrontati anche argomenti correlati con la
«teoria dell’ethos», come mostra il PHibeb I 13, manufatto del
and Education in Greek Music, Cambridge (Mass.) 1966 (con la recensione di
L.E. Rossi, «Atene e Roma», n.s. XIV (1969) pp. 42-46), e LE. Ross, La dottrina dell'«ethos» musicale e il simposto, in B. GENTILI-R. PRETAGOSTINI (a
cura di), La musica in Grecia, Roma-Bari $988, pp. 238-45, R. PRETAGOSTINI,
Musica e psicologia nel mondo antico e nel rondo moderno: la teoria antica dell'ethos musicale e la moderna teoria degli affetti, in A.C. Cassıo-D. Mustı-L.E.
Rossi (a cura di), op. cit. (n. 7), pp. 57-96.
B Su Damone cfr. il sintetico profilo di A. BARKER, Greek Musical Writings,
vol. I, Cambridge 1984, pp. 168-69, il contributo di R.W. WALLACE, Damone di
Oa e i suot successori: un’analisi delle fonti, in R.W. WALLACE-B. MACLACHLAN
(eds.), op. cit. (n. 10), pp. 30-53 e le osservazioni a lui dedicate vol. II, [H],
pp. 382-85, con altre indicazioni bibliografiche.
2 Cosi R.W. WALLACE, art. cit. (n. 23), p. 19, secondo il quale gli scambi
cominciarono a farsi più consistenti a partire dal IV sec. a.C., mentre per il
periodo precedente le diverse correnti rimasero piuttosto indipendenti.
27 Cfr. Resp. III 400a-c.
cata, genericamente, a tutti i suoi contemporanei e predecessori che egli riteneva avessero operato, con differenti metodolo-
Aly
28 Cfr. Arist. Pol. VIIL5 1340b18-19; de An. 14 407b 27; e Phaed. 86b-95b.
29 Cosi R. PRETAGOSTINI, «Moustke»: poesia e «performance», in S. SETTIS
(a cura di), { Greet. Storia Cultura Arte Società, 2.111, Torino 1998, pp. 626-27,
275 ca. a.C., il cui testo & databile tra la fine del V e i primi decenni del IV secolo a.C. Lanonimo autore, riportando le idee
di alcuni sedicenti @ppovixoi dediti principalmente al BewpnTıköv Lépos, polemizza vivacemente contro la loro convinzione
che ricorda gli influssi pitagorici sulla descrizione platonica della struttura
dell’anima del mondo (Tim. 35b-36b), e cita ARISTOX. fr. 26 Wehrli: Gti où
Mvdayopırot, 6 éen 'Apiotóbevos, kaépoer ExpOvto tod pév Gdpatoc Src
Tig torpug, tg ÖE puxñs Ötà tig povorkfig.
30 A. BARKER, Oi kadovpevor &puovixoi: the Predecessors ofAristoxenus,
«Proceedings of the Cambridge Philological Society», n.s. XXIV (1978) pp.
5-21, con l'utile raccolta dei passi aristossenici.
91 Cfr. ARISTOX. Harm. 15-7 (= pp. 9, 17; 10, 19; 11, 3 Da Rios); PORPH.
in Harm. p. 3 Düring.
2 RW. WALLACE, art. cit. (n. 23), pp. 30, 18; su Stratonico, che affiancava all'attivita di teorico quella di strumentista, cfr. il recente lavoro di D. GILULA, Stratonicus, the witty Harpist, in D. BRAUND-J. WILKINS (eds), Arbenaeus and bis World. Reading Greek Culture in the Roman Empire, Exeter
2000, pp. 423-33, 584-86.
tome te etn mans|
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)che «alcune melodie rendono temperanti, altre assennati, altre
giusti, altre valorosi, altre codardi» (col. I 13-15)” Tecnicamente, gli &ppoviKoi concepivano i suoni come punti da collocare su una linea immaginaria, chiamata didypoppa sicché
per loro gli intervalli musicali non erano rappresentati da rapporti numerici ma da distanze tra quei‘punti, e poiché una linea
è composta da infiniti punti, infiniti erano anche i suoni e gli intervalli virtualmente analizzabili’ Grande importanza era perciö attribuita all’individuazione di un’unita di misura di quelle
distanze, e sul tema il dibattito dovette essere piuttosto animato, come possiamo immaginare dall’intervento di Glaucone
e dalla precisazione di Socrate: i metodi di indagine rappresentati in questo passo, nonostante esso non contenga esplicita
menzione di un particolare orientamento teorico, sono praticamente identici a quelli ascritti da Aristosseno agli àppovixot.
E se due delle più antiche attestazioni del termine àppovikós
in senso tecnico sono contenute nel brano del Fedro sopra ricordato (268d-e) e nel testo del PHibeh (col. I 4), possiamo essere certi che questo passo della Repubblica costituisce la più
antica testimonianza sui metodi di indagine degli appovtKot.”
» Su questo testo assai dibattuto cfr., da ultimi, i lavori di G. Avezzü, Papyrus Hibeh I, 13: Anonymi fragmentung
De musica’, «Musica e storia», II
(1994) pp. 109-37 (del quale accolgo qui J¢-datazioni e la traduzione) e di W.
LAPINI, Ancora su Papyrus Hibeh I, 13, ivi, pp. 139-70 (entrambi con ampia
bibliografia precedente); in seguito, anche gli Epicurei rifiuteranno l’idea che
la musica possa influenzare il carattere e il comportamento dell’uditorio: cfr.
G.M. RisPOLI, Elementi difisica e di etica epicurea nella teoria musicale di Filodemo di Gadara, in R.W. WALLACE-B. MACLACHLAN (a cura di), op. cit. (n.
10), pp. 69-103.
4 Cfr. per esempio ARISTOX. Harm. 17, 30 sgg. (= p. 12, 13-15 Da Rios)
TOV àppovik@v Éviois … KataruKvacat BovAonevong to Sidypappa; 1 2, 15
sgg. (= p. 6, 12-13 Da Rios) t& Siaypéppaté y adrav (sch. tv Kpnovicav)
éöhAov Thv n&oav tig pEAwMSiag téELW; I 27, 35-28, 2 (= p. 36, 1-3 Da Rios)
Enrntéov Sé th cuvexis oùx wg où applövıcol Ev ruig tov Staypappatov
KataruKkvacea KOÖLÖOVOL TELPOVTOL.
5 Nel Carmide, certamente anteriore al Fedro, si trova gia TO &ppoviKov
in riferimento ai contenuti tecnici della uovow (170c): cfr. qui n. 19.
COMMENTO Al LIBRI VIE Vu, [N]
579
A questo punto, sara opportuno riconsiderare più a fondo
l'intera pagina, esaminandone, in successione, le sezioni di pertinenza strettamente pitagorica e quelle riferibili a questa «terza via» della teoria musicale greca.
4, I Pitagorici
Il procedere del dialogo, come si visto, obbliga Socrate
ad affrontare la teoria musicale dei Pitagorici a due riprese,
con due successive precisazioni sul loro metodo di lavoro. In
entrambi i casi un accento é posto sul loro eccessivo empirismo. In realtà, come si & accennato, l’impostazione pitagorica
aveva raggiunto gia nel V secolo a.C. un notevole grado di astrazione matematizzante, ed & noto che le critiche di Aristotele ai Pitagorici, incentrate sulle loro dottrine astronomiche,
insistono invece sul loro insufficiente empirismo.** D’altra parte, la tendenza a estromettere progressivamente dall’ambito
della teoria musicale i suoi aspetti tecnico-pratici sara un tratto evidente delle successive elaborazioni neopitagoriche della
disciplina (Nicomaco di Gerasa, Teone di Smirne), sulle quali
un notevole influsso sara esercitato dal pensiero stesso di Platone”?
Va qui preliminarmente osservato che il procedimento di
misurazione al quale Socrate si riferisce nel suo primo intervento (531a) prevede innanzitutto l’individuazione di alcune
coppie di suoni come consonanze (ouupaviou), e si applica
alla lunghezza dei relativi corpi vibranti. Nella terminologia
musicale greca, infatti, il termine ouupovia si applica a quelle
coppie di suoni di differente altezza, che, eseguiti simultanea36 Cfr. Arist. Met. 15 986a6-12, Cael. Il 13 293a20-28.
57 La cosa è messa chiaramente in evidenza da W. BURKERT, op. cit. (n. 4);
cfr, ora B. CENTRONE, Che cosa significa essere pitagorico in etd imperiale. Per
una riconsiderazione della categoria storiografica di neopitagorismo, in A.
BRANCACCI (a cura di), La filosofta in etd imperiale. Le scuole e le tradizioni
filosofiche, Napoli 2000, pp. 139-68.
Página 9
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)mente, producano un'impressione uditiva unitaria:** la differenza di altezza tra i due suoni viene designata solitamente con
le espressioni 51a tecocpwv (intervallo di quarta), du névte
(intervallo di quinta) e 61a racóv (intervallo di ottava).? Lindividuazione delle consonanze si basa dunque necessariamente
sulla sensazione uditiva: é l’udito a rivelare che esistono alcune
coppie di suoni che producono un’impressione unitaria, e possono dirsi consonanti, altre che non la producono, e non possono dirsi tali. Nella speculazione numerico-musicale dei Pitagorici soltanto l’ottava, la quinta e la quarta possono essere chiamate gvupwviar, in quanto soltanto in questi tre casi si genera
questo tipo di sensazione uditiva.”
A questo punto, i Pitagorici, confrontando tra loro le dimensioni dei corpi vibranti che producono i suoni consonanti,
ne ricavano dei rapporti matematici. Vengono cosi a sapere,
per esempio, che se due corde producono una consonanza di
ottava, il suono più grave viene emesso dalla corda più lunga, e
che la lunghezza di quest’ultima é doppia rispetto a quella che
8 Cfr. ad esempio ARCHYT. 47 A 18, col commento di M. TIMPANARO
CARDINI, op. cit. (n. 4), pp. 326-30; Ti. 80b; Arist. de An. III 2 426b (con A.
BARKER, Aristotle on perception and ratios, «Phronesis», XXVI (1981) pp.
248-266); Sens. 6 447a 12-b 21, 448a; Ps.EUCL. Sect. Can., p. 116, 6-11
Barbera (= p. 149, 17-20 Jan); le idee espitgsse in questi passi stanno alla base
delle formulazioni dei manualisti più tafdi (NICOM. Harm. p. 262, 1-5 Jan;
CLEONID. Harm. p. 187, 19-188, 2 Jan; BACCH. Harm. p. 293, 8-12 Jan;
ARISTID. QUINT. De mus. p. 10, 2-3 Winnington-Ingram); cfr. anche C.A.
CIANCAGLINI, op. cit. (n. 10), p. 48.
39 Cfr. PS.ARIST. Probl. XIX 32; le denominazioni originarie, note da
PruLoL. DK 44 B 6, dovettero essere, rispettivamente, ouAAaße, ôt’ dEet&v e
&puovia: su cid cfr, M. TIMPANARO CARDINI, op. cit. (n. 4), pp. 208-09.
% Non sorprende dunque il fatto che, nel pensiero greco, speculazioni
relative alle modalità secondo le quali diverse entitä possono fondersi tra loro ¢
venire a costituire, da una pluralitä di elementi, un’unitä, prendano le mosse
proprio da questi fatti relativi alla fusione dei suoni e all’impressione che questa fusione genera sull’udito: l'osservazidhë & di A. BARKER, Ptolemy's Pythagoreans, Archytas, and Plato’s conception of mathematics, «Phronesis», XXXIX
(1994) pp. 113-35 (114), che cita come esempi PHILOL. DK 44 B 6; Symp.
187a-e, Crat. 405c-d, Resp. IV 432a; Arist. Sens. 439-440a, 448a.
COMMENTO Al LIBRI VI E VII, [N]
581
produce il suono pit acuto. Si dice percid che la consonanza di
ottava € espressa dal rapporto doppio (2:1). Analogamente, la
consonanza di quinta é espressa dal rapporto emiolio (3:2), in
quanto la corda che produce il suono più grave & una volta e
mezza più lunga di quella che produce il suono più acuto; la
consonanza di quarta é invece espressa dal rapporto epitrito
(4:3). E notevole che in questi rapporti risultino coinvolti i
primi quattro numeri naturali, la cui somma é 10 e che danno
luogo alla figura della tetraktys, somma e figura considerate
entrambe sacre nell’ambito del pitagorismo più antico.4!
Tutto ciò doveva essere ben noto a Socrate: stando alle
fonti, acquisizioni di questo tipo risalgono gia ai primi Pitagorici, tra VI e V secolo a.C., e la tradizione neopitagorica tende
a farle risalire allo stesso Pitagora, che, secondo Diogene Laerzio, avrebbe addirittura inventato il kavóv di una sola corda.
Si trattava di uno strumento di indagine acustica costituito, secondo la descrizione datane da Tolomeo, da una corda in tensione su sostegni sferici denominati péyaôec: mantenendo
*! Per Pimportanza simbolica della decade, cfr. PHILOL. DK 44 B 6, col
commento di M. TIMPANARO CARDINI, op. cit. (n. 4), pp. 126-38; cfr. anche le
osservazioni di C.A. CIANCAGLINI, art, cit, (n. 10), pp. 63-64, con fonti e
bibliografia li citate.
# D.L. VIII 12: i commentatori moderni accettano in genere la communis opinio secondo la quale gli studi dei Pitagorici si sarebbero basati fin dall’inizio prevalentemente sulle lunghezze delle corde vibranti, 0, grazie all’uso
del monocordo, sulle diverse parti di un’unica corda (cfr., da ultimo, M. RAFFA, I! monocordo strumento musicale: recupero di un aspetto trascurato, in P.
RADICI CoLACE-A. ZUMBO, Attí del Seminario Internazionale di Studi di Letteratura scientifica e tecnica greca e latina (Messina, 29-31 ottobre 1997), Messina 2000, pp. 101-14: 101); in realta, & inverosimile che l’uso del monocordo
sia anteriore al IV sec. a.C.: cfr. W. BURKERT, op. cit. (n. 4), p. 375, n. 22; M.L.
WEST, op. cit, (n. 23), pp. 240-41; e le fonti riferiscono, anche per i Pitagorici
più tardi, l’uso altrettanto frequente di aulos, syringes, dischi metallici etc.: si
può dire insomma, e più in generale, che gli studi dei Pitagorici tendevano a
mettere in relazione i suoni con le dimensioni dei corpi (non soltanto delle
corde) che li producevano, e a definire rapporti numerici tra i primi sulla base
dei rapporti tra le misure delle seconde.
Página 10
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Societd dialogica e strategie argomentative nella Repubblica (e contro la Repubblica), in G. CASERTANO, La struttura del dialogo platonico, Napoli 2000,
“ Faccio mia l'osservazione di A. BARKER, art. cit. (n. 14), p. 339, precisandone la portata: per il concetto di «società dialogica» cfr. M. VEGETTI,
meglio, alla “società” formata dai personaggi del dialogo.” Sié
gia accennato al valore concettuale dell’espressione cóggavot
l'argomento affrontato fosse stato gia noto al suo pubblico, o,
sua critica é costituito dal loro eccessivo empirismo in campo
teorico musicale: la loro attenzione si concentra sugli eventi
sonori percepibili, e la loro attività intellettuale, che pure cerca
i principi matematici (apwÔpoùds Entodot) che governano quei
fenomeni, non arriva al grado di astrazione sufficiente per
porsi il problema del perché «alcuni numeri sono consonanti e
altri no, e in ciascun caso per quale ragione». La critica, ovviamente, andra riferita ai Pitagorici dell'epoca di Socrate: nella
risposta di Glaucone (Aatpéviov … npüypa A€yers), infatti,
Paggettivo Öauuövıov, riferito all’impostazione teoretica auspicata dal maestro sarebbe stato quanto meno fuori luogo, se
Pitagorici. E abbastanza chiaro che anche qui il motivo della
avanti, Socrate fornisce altri elementi sul metodo di lavoro dei
Dopo l'intervento di Glaucone, sul quale si ritornera più
grandezze coinvolte nel rapporto al quale ciascuno di essi si
riferisce. Il dato & rilevante per quanto si dirà in seguito sul sistema dj misurazione adottato dai teorici menzionati da Glaucone. Nel nostro passo, intanto, notiamo che l’espressione
GAANAOIc dvoperpodvreg alluderä chiaramente a questo tipo
di approccio, e Socrate, che mira a uno studio della teoria musicale totalmente deduttivo, e finalizzato allo studio della dialettica, ne rileva la sterilita.
1/3y), e dunque possono fungere da unità di misura solo per le
misura à 1/2y; x=4/3y, dove l'unità di misura é 1/3y. Come si
giore à costituita invece dalla differenza tra la grandezza maggiore e quella minore: rispettivamente, x=3/2y, dove l'unità di
583
582
vede, i numeri cosi individuati sono differenti tra loro (1/2y >
PLATONE, LA REPUBBLICA
costanti la tensione e, ovviamente, lo spessore della corda, se
ne poteva dividere in due parti la lunghezza mediante un ponticello mobile, e si potevano analizzare così, seguendo un metodo induttivo-deduttivo, i rapporti reciproci tra il suono prodotto dalla vibrazione della corda intera e quelli prodotti dalle
parti di essa di volta in volta delimitate da uno dei sostegni fissi
Le consonanze sono dunque rappresentate da rapporti
e dal ponticello mobile, e tra le loro rispettive lunghezze.*
matematici tra numeri, e l’esistenza di questo tipo di relazioni
numeriche tra misure esprimenti le dimensioni dei rispettivi
corpi vibranti rappresentò un’importante verifica della convinzione razionalistica che esistesse una connessione strettissima
tra i numeri e le cose. Si tratta evidentemente di un sistema di
misurazione relativo, che non prevede una vera e propria unitä
tra, o si individua una terza grandezza in base alla quale sia
di misura: le lunghezze delle corde (o le dimensioni dei corpi
vibranti) che producono i suoni consonanti vengono misurate
comparandole tra loro e, in un certo senso, una delle due grandezze fornisce l’unità di misura per l’altra. In sostanza, quando
si misura in questo modo, o una grandezza è funzione dell’alpossibile misurare entrambe. Nel caso dei rapporti multipli,
tra i quali rientra il rapporto doppio 2:1, la grandezza maggiore misura 7 volte la minore (x=#y). Nel caso dei rapporti emiolio 3:2 ed epitrito 4:3, l’unità di Hisura per la grandezza mag4 Prov. Harm. 18, pp. 16, 32-19, 15 Düring; cfr. Hippas. 18, 12 (Schol.
Plat. Phaed. 108d), 18, 13 DK (Tito SM. p. 59, 4-21 Hiller), con G.
Comorii, art. cit. (n. 10), pp. 20-29; un altro strumento di sperimentazione
sonora nel campo teorico musicale pitagorico, lo helikon, & descritto da PTOL.
Harm. 112, pp. 46, 1-49, 3: su di esso cfr. M.L. WEST, op. cit. (n. 23), pp. 241-
no a Pitagora in persona un'attività sperimentale sulla tensione delle corde
42; per le testimonianze più tarde (in particolare Nicomaco) che attribuiscovibranti, cfr. A. MERIANI, Un "esperimento” di Pitagora (Nicom. Harm. ench.
6, pp. 246-248 Jan), in B. GENTILL-F. PERYSINO (a cura di), op. cit. (n. 23), pp.
77-92 e la bibliografia fi citata.
44 Cfr. ArısT. Met. 15 985b23-986a12; C.A. CIANCAGLINI, op. cit. (n. 10),
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585
in relazione anche i numeri applicabili alle frequenze corrispondenti ai suoni delle consonanze. Si era visto che, conside-
&p i801 nella prospettiva della critica platonica all'empirismo
musicale. Ma per apprezzare la reale portata di questa critica,
bisognera domandarsi in quali direzioni si mossero, dopo Socrate, le speculazioni pitagoriche in campo matematico-musivibranti che producono i suoni, a suoni più acuti corrispondocale: é possibile, in altri termini, che ai tempi di Socrate i Pitano corde più corte (o corpi di dimensioni più piccole), e dungorici non fossero ancora giunti ai risultati che potranno essere
que numeri più piccoli. Ora, considerando il fattore frequenza,
si comincia a osservare che la relazione esistente tra intonazione e lunghezza (dimensione) & esattamente speculare a quella
tra intonazione e frequenza: a suoni più acuti corrispondono
frequenze di vibrazioni maggiori, e dunque numeri più grandis
sicché, mentre la lunghezza della corda corrispondente al suono più grave di un intervallo di ottava sta con quella corrispondente al suono più acuto in rapporto 2:1, le frequenze relative
ai medesimi suoni staranno nel rapporto inverso di 1:2. Lo
stesso accade anche per le altre due consonanze, quella di
quinta e quella di quarta. In questa “specularita” di rapporti** &
stati ben noti a Platone, e che, per bocca di Socrate, Platone
intendesse esprimere qui un giudizio proprio sulle acquisizioni
e sui metodi di indagine dei Pitagorici suoi contemporanei.
E utile allora ricordare che, a partire dagli inizi del IV secolo a.C., contemporaneamente all’attivita di Platone, nell’ambito del Pitagorismo si assiste a due importanti sviluppi in materia di teoria musicale. Innanzi tutto, comincia a farsi strada
l’idea che possono essere fatti oggetto di misurazione non più
soltanto gli intervalli, e cioé i suoni presi a due a due, ma che
anche l’intonazione di ogni singolo suono dipende da fattori
quantitativi misurabili. In particolare, si giunge all’affermazione che l’intonazione dei suoni dipende dalla frequenza delle
vibrazioni che li producono, ossia dal numero delle vibrazioni
sonore nell’unitä di tempo.“ In sostanza il suono é il prodotto
di un movimento impresso all’aria da un corpo vibrante, ed é
evidentemente in questo senso che Socrate parla di évopuôvioc
pope.” Il progresso & notevole, perché si potranno ora mettere
46 Testimonianze importanti in tal senso sono Ps.EucL. Sect. Can. p. 114,
6-8 Barbera (= p. 148, 9-11 Jan), che riporta dottrina risalente al IV secolo
a.C., e THPHR. fr. 716 Fortenbaugh, sul quale cfr. À. BARKER, Music and
Mathematics: Theopbrastus against the number theorist, «Proceedings of the
Cambridge Philological Society», n. s. XXIII (1977) pp. 1-15; Ip., Theophrastus on Pitch and Melody, in W. FORTENBAUGH ET ALL. (eds.), Theophrastus of Eresus, New Brunswick-Oxford 1985, pp. 289-324; e al suo sintetico
commento, op. cit. (n. 4), pp. 110-18.
# Nell'ambito del pensiero musicale greco à possibile risalire a due concezioni sul movimento musicale: secondo guella implicitamente seguita qui
da Platone, di ascendenza chiaramente agchitea, ogni singolo suono é il prodotto di un movimento con una certa velacità, e le relazioni tra suoni sono
rapporti tra velocitä di movimento. Secondo Aristosseno, invece, la voce «si
muove» da un punto all’altro nell’ambito dell’estensione (lungo una linea
rando le lunghezze delle corde (o le dimensioni dei corpi)
contenuta un’altra proprietà matematicamente interessante:
moltiplicando tra loro i rapporti “speculari” si ottiene l’unitä
(2/1 x 1/2 = 1; 3/2 x 2/3 = 1; 4/3 x 3/4 = 1). La possibilità di
indagine numerica dell’universo musicale si amplia dunque notevolmente, aggiungendo un’ulteriore conferma alla dottrina
della corrispondenza tra i numeri e la realtà.
Un altro passo avanti nel campo della matematizzazione
della teoria musicale fu segnato quando, dall’osservazione e
misurazione empirica dei fenomeni sonori, si pass alla ricerca
delle proprieta puramente matematiche dei rapporti che governano le consonanze. Ci si mosse sulla base della convinzione che se la coerenza e l’unitarietä della percezione uditiva
destata dalle consonanze dipendono dai rapporti numerici che
le regolano, esse devono essere il riflesso di una sorta di coeimmaginaria chiamata diagramma), e quando canta una nota, «si ferma» su
un punto, per cui le relazioni tra suoni sono considerate distanze tra punti:
cfr, ARISTOX. Harm. 1 8, 13-12, 34 (= pp. 13, 14-18, 1 Da Rios); E.
MOUTSOPOULOS, op. cit. (n. *), pp. 24-33; A. BARKER, op. cit. (n. 4), p. 55, n. 1.
" Registrata a partire da THRASYLL. ap. THEO SM. 87, 10 sgg.; NICOM.
Harm. p. 254, 5-13 Jan; Prot. Harm. 13, p. 8, 18-21 Düring.
Página 12
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586
muovessero.
renza o “consonanza” matematica che caratterizza quei rapporti. Come si vede, & proprio questa la direzione nella quale
Socrate lamentava che i Pitagorici suoi contemporanei non si
(n. 4), pp. 284-85.
31 Nel suo commento, M. TIMPANARO CARDINL, op. cit. (n. 4), p. 322, parla, secondo me a torto, di «suoni più o meno consonanti» (corsivo mio).
32 Cosi C.A. CIANCAGLINI, art. cit. (n. 10), p. 152.
5 Porfirio cita anche Didimo, sul quale cfr. qui n. 13.
4 Prot. Harm. 15, pp. 11, 8-12, 7 Düring: accolgo qui le conclusioni di
A. BARKER, art. cit. (n. 40), pp. 113-35; cfr. anche il suo commento in op. cit.
particolare, a intervalli giudicati esteticamente, o percettivamatematico che individuano differenti classi di rapporti. In
tima analisi rapporti tra numeri, é lecito aspettarsi che a significative differenze percettive relative a classi di intervalli, debbano corrispondere significative differenze di ordine puramente
feribile (œueivov) all’altra. Se gli intervalli musicali sono in ulsi (Brapopat) di rapporti fra numeri disuguali, e l'una sara presuoni di altezza uguale e a numeri disuguali suoni di altezza disuguale, argomentano che, dal momento che esistono due forme (eiön) di rapporti fra suoni disuguali, le consonanze e le
dissonanze, e che le consonanze appartengono alla forma più
bella (k&AA1ov 15 TOV ouupovov), esisteranno anche due clasgorici, partendo dal fatto che a numeri uguali corrispondono
temente riferito alle dottrine di Archita.” Vi si dice che i Pita-
Pitagorici sono contenute in un passo di Tolomeo, convincenmente matematico, rendeva quei rapporti così interessanti.”
Ulteriori specificazioni sulle dottrine teorico-musicali dei
ci si cominciò a chiedere che cosa, da un punto di vista pura-
Archita, per cui si deve pensare che al più tardi ai tempi di Archita, ma assai verosimilmente gia prima, in ambito pitagorico,
astratta».”? Tra le fonti di questa notizia Porfirio cita lo stesso
a Aöyog, e dunque si può dire che si muove nel medesimo orizzonte concettuale del passo platonico che stiamo esaminando! Il passo «testimonia l’esigenza avvertita dai Pitagorici di
giustificare la diversa gradevolezza delle consonanze in base ai
valori simbolici da essi attribuiti ai numeri, cioé di trovare un
parallelismo tra la gerarchia di gradevolezza percettiva soggettiva e comunee la gerarchia di eleganza di economia numerica
In questo senso, é della massima importanza un passo di
Porfirio, che si riferisce al metodo di Javoro di «alcuni Pitagorici» i quali, «dopo aver fissato i rapporti numerici delle consonanze, li confrontavano tra loro [...], volendo mostrare quali
fossero più consonanti».* La più consonante tra le consonanze
risultava essere, naturalmente, l’ottava, ma é importante notare
che il confronto prevedeva un complesso procedimento di calcoli matematici, e che il motivo dell’eccellenza dell’ottava era
anch’esso di natura squisitamente matematica: «formano una
consonanza migliore quei rapporti, nei quali i dissimili sono
più piccoli: pertanto consonante in sommo grado € l'ottava,
perché il suo dissimile & 1».% Qui si intende per «dissimile» la
somma dei numeri che si ottengono sottraendo l'unità a ciascuche regola la consonanza di quarta, si ottengono, rispettivano dei termini dei rapporti che regolano le consonanze: per
esempio, sottraendo 1 da ciascuno dei termini del rapporto 4:3,
mente, 3 e 2, la cui somma da 5; pertanto, il dissimile della
quarta è 5. La medesima operazione, per l'ottava (2:1), dà 1. In
sostanza, la consonanza é tanto migliore quanto pit piccoli sono i termini del rapporto matematito che la regola. Inoltre, va
notato che Porfirio riferisce chiaramente l'aggettivo obupwvog
# PorpH. in Harm. 16, p. 107 Düring (= ARCHYT. DK 47 A 17): cfr. CA.
CIANCAGLINI, art. cit. (n. 10), p. 150. Ecco la porzione di testo che più da vici-
% Ho riportato la traduzione di C.A.CIANCAGLINI, art. cit, (n. 10), pp.
no ci interessa: TOv Ivdayopırav tives, wg 'Apyótac kai Aldunog
totopodat, perd 1d karaothoasdar tabs Adyous tv GUPPaVIdv avyKpivovrec abrodg mpdc GAATAGUEG Kal tobs ouupovouc PaAAOV EmdEtKVOVOL
BovAöpevor torodtdv t1 Exotovv: segue la descrizione dei calcoli matematici
all’uopo escogitati dai Pitagorici.
151-52; cfr. il commento di A. BARKER, op. cit. {n. 4), pp. 34-36; echi di questa
terminologia (simile/dissimile) sono presenti, diversamente contestualizzati,
in Tim. 80a-b: cfr. A. BARKER, op. cit. (n. 4), p. 62, n. 31.
Página 13
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)mente, più belli (le consonanze), si suppone che corrispondano rapporti numerici dotati di uno status in qualche modo più
elevato, da un punto di vista intrinsecamente matematico. E,
infine, ci si aspetta che le proprietà di quei rapporti spieghino
le caratteristiche estetiche di quegli intervalli. Il testo di Tolomeo fa pensare che l'argomentazione seguita dai Pitagorici sia
comunque di tipo induttivo: per passare dalla considerazione
sul punto di partenza del metodo dei Pitagorici (apxiv yap
oiketotérnv noımoanevor tñç HeVd5ov) al seguito del discorso
relativo alle classi di intervalli e alle relative classi di rapporti,
l’espressione tobvtedOev éréyouot allude chiaramente al procedimento dell’ énaywyn (induzione, astrazione), e in realtà il
discorso giunge all’astrazione matematica procedendo da dati
empirici, come appunto i gradevoli effetti che le consonanze
on
esercitano sull’udito.”
Tolomeo distingue la classe di rapporti chiamati epimerici
ovvero «di numero a numero» da una parte e quella dei rapporti epimorici e multipli dall’altra. Tecnicamente, viene detto epimorico (&rupóproc) un rapporto nel quale il numero maggiore
contiene il minore più una sua parte, secondo la formula
{n+(n:a)]:n, nella quale # e a sono numeri interi maggiori di 1.
Sono rapporti epimorici, per esempio, 6:4 (in quanto 6 contiene
4 più la sua meta, ossia 2) e 4:3 (in quanto 4 contiene 3 più la
sua terza parte, ossia 1), e così via%° Semplificando, ogni rapporto epimorico può essere ridotto alla formula (a+1):a, con
a>1, in quanto, per esempio, 6:4=3:2, e cosi via. Sono invece
rapporti multipli (roXAanAágtow quelli nei quali il numero
maggiore contiene # volte quello minore (x = ny). Il rapporto
che non rientri in una di queste due categorie viene chiamato
epimerico, o «di numero a numero» (erinepeic, cep iO pg TPOG
&pıBuöv). La classe dei rapporti multipli ed epimorici € quella
preferibile, grazie alla semplicitä della comparazione (kate thv
#4,
55 Sull'argomento rimando alle osservazioni di A. BARKER, op. cit. (n. 40),
pp. 118-19.
|
56 Cfr. THEO SM. p. 76, 21-77, 2 Hiller.
COMMENTO AI LIBRI VIE VII, [N]
589
OnAGTHTA tig rapafoAñc), e le consonanze sono espresse soltanto da rapporti di questo tipo. In sostanza, in un rapporto
matematico che esprime una consonanza, o uno dei due termini
è multiplo dell’altro (come per esempio nel rapporto doppio,
2:1, che esprime la consonanza di ottava) ovvero sta con l’altro
in rapporto epimorico (come per esempio nei rapporti epitrito,
3:2, ed emiolio, 4:3, che esprimono, rispettivamente, le consonanze di quinta e di quarta).” Anche qui troviamo l’affermazione dell'eccellenza della consonanza di ottava, definita
KaAAiotn, e del rapporto doppio, definito &piotoc.
In entrambi i testi & evidentemente operante la classificazione dei rapporti, così come la conosciamo dall’introduzione
della Sectio canonis attribuita a Euclide.”® L’autore presenta tre
tipi di rapporti matematici: i multipli, del tipo x:»y, gli epimorici, del tipo (#+1):# e i superpazienti, del tipo (#+p):#, con p
maggiore di 1 e minore di # (es. [5+2]:5). Le consonanze sono
espresse soltanto dai rapporti multipli ed epimorici. Per quanto si tratti di una formulazione posteriore all’epoca di Platone,
ci sono buoni motivi per ritenere che la dottrina risalga almeno
ad Archita,” col quale Platone ebbe senz'altro una notevole
familiarita. Sappiamo infatti che, nel corso del suo secondo
viaggio in Sicilia (366 a.C.), Platone favori rapporti di amicizia
tra Dionigi II di Siracusa da un lato e Archita e i Tarantini dalPaltro:® à presumibile allora che i suoi rapporti con Archita
* Si vede bene come il rapporto doppio, pur essendo di tipo (a+ 1):4 non
rientra nella categoria dei rapporti epimorici, ma in quella dei rapporti multipli, perché il numero maggiore, 2, contiene due volte quello minore, 1, e non
quello minore più una sua parte: e si comprende anche perché, nella formula
dei rapport epimorici, & necessario che # e a siano maggiori di 1.
% Cfr. PS.EUCL. Sect. Can. p. 116, 2-11 Barbera (= p. 149, 11-24 Jan); su
questo testo, cfr. qui n. 8.
5 Cfr. A. BARKER, art. cit. (n. 14), p. 338-40; di Archita sappiamo infatti
che riusci a dimostrare che non può esistere un numero intero che rappresentila media geometrica tra due numeri che stanno tra loro in rapporto epimorico: cfr. DK 47 B 19 (= BoETH. De mus. LI 11),
© Ep. VII 338c.
Página 14
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)COMMENTO Al LIBRI VIE vu, [N]
fiche configurazioni numeriche. In particolare, à stato’ dimostrato che a trovare concreta applicazione in questo campo furono i suoi studi sulle medie matematiche (in particolare quella
senta forse il migliore apprezzamento del lavoro svolto in questo senso dai Pitagorici, e da Archita in particolare.®
Ma su un altro versante Archita ci è noto per aver esteso i
metodi dell’analisi matematica degli intervalli a tutti e tre i generi della prassi musicale del suo tempo, l'enarmonico, il cromatico e il diatonico, individuando, per ciascuno di essi, specitato qualche decennio prima della sua composizione rapprescienze che fa da preludio alla dialettica, in un dialogo ambien-
591
590
divisione dell’anima del mondo nel Timeo,® ed erano certamente in corso di avanzata elaborazione contemporaneamente
alla composizione della Repubblica. Attribuire a Socrate l’esigenza di uno studio di questo tipo all’interno del sistema di
PLATONE, LA REPUBBLICA
risalissero a un periodo anteriore, probabilmente quello del
suo primo viaggio in Italia meridionale e in Sicilia (388 ac.)
Un'analisi più approfondita di questi passi esula dagli scopi di questo lavoro. Importa qui soltanto notare che essi testiin ambienti pitagorici
moniano l’esigenza, fortemente avvertita
al tempo di Platone, di indagare sulle proprietä puramente
matematiche dei rapporti numerici che regolano le consonanze. I rapporti multipli ed epimorici, grazie alla loro semplicita,
e, per cosi dire, “eleganza” matematica, venivano considerati
dai Pitagorici matematicamente eccellenti. Lo stretto collegamento tra l’eccellenza matematica di questi rapporti e Î'eccellenza sensoriale esercitata sull’udito dalle consonanze indusse
tuale sulla convinzione che «what is aestetically finer goes with
a ritenere che la prima fosse la controparte formale della seconda, e che fosse in grado di spiegarla.” I Pitagorici della generazione di Archita basavano insomma il loro edificio concetaritmetica e quella armonica), dei quali ci é data notizia da Porfirio.” I procedimenti applicativi, troppo complessi per essere
che Platone riporta nel Timeo.
© ARCHYT. DK 47 A 16 (= PTOLEM. Harm. [ 13, p. 30, 9 sgg. Düring): &
ben noto che i Pitagorici più antichi, come per esempio Filolao, consideravano soltanto il genere diatonico, ed & a questo genere che appartiene la scala
si colloca tra la fine del V e la prima metà del IV secolo a.C.: cft. qui n. 3.
mi della datazione della Repubblica e della sua data drammatica (411? 425422?), eft. le considerazioni di M. VEGETTI, op. cit. (n. 6), pp. 3-5; e vol. I,
Introduzione, pp. 18-23; l’attività di Archita, che visse tra il 430 e il 360 a.C.,
© In questo senso, cfr. A. BARKER, art. cit. (n. 40), pp. 133-35. Sui problegiustamente E. FRANK, op. cit. (n. 10), pp. 161-67; cfr. NiCOM. Harm. 8; ARIST.
QUINT. De mus. WI S.
stico-deduttivi»: così C.A. CIANCAGLINI, art. cit. (n. 3), p. 243, che richiama
4 Cfr. Tim. 35b-36a: la scala musicale qui elaborata da Platone à una
tetracordi e per l'analisi degli intervalli dei tre generi musicali.*
mento efficace per la descrizione accurata della divisione dei
esposti qui anche solo sommariamente, divennero uno struwhat is mathematically better».® Questa, a partire dai tempi di
«costruzione puramente metafisica, ottenuta mediante procedimenti aprioriancora avviate, o erano forse in una fase appena embrionale,
Archita, e forse gia prima, dovette diventare insomma una questione assai importante ed ecco perché, nel testo di Platone che
qui ci interessa, Socrate insiste che gli studiosi di teoria musicale cerchino quali #umeri (e non quali suoni) siano consonanti e quali no: evidentemente, ai tempi di Socrate, e della data
drammatica della Repubblica, queste indagini non erano state
ma i risultati di esse costituivano gia una parte importante della dottrina di Platone, che le porra a fondamento della sua
61 Cfr. M. TIMPANARO CARDINI, op. cit. (n. 4), pp. 281-82; sui rapporti tra
Platone e Archita, dopo B. MATHIEU, Archytas de Tarente, Pythagoricien et
ami de Platon, «Bull. Assoc. G. Budé», 1987, pp. 239-55, cfr. da ultimo
G.E.R. LLOYD, art. cit. (n. 3), pp. 159-74.
WALLACE-B, MACLACHLAN (a cura di), oß}kit. {n. 10), pp. 104-30 (in particola-
PORPH, in Harm, p. 92 Düring (= DK 47 B 2).
# Una descrizione chiara e dettagliata dei complessi procedimenti matematici, con un’analisi attenta e penetrante delle molteplici implicazioni tecni-
62 A. BARKER, Reason and perception in Ptolemy's ‘Harmonics’, in R.
re 116-19) ha raccolto una serie di passi evidentemente tesi a dimostrare la correlazione tra semplicita matematica e piacevolezza uditiva delle consonanze.
6 E Ja felice formulazione di A. BARKER, art. cit. (n. 40), p. 119.
Página 15
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Il loro carattere evidentemente deduttivo, e il loro intento di
spiegare le ragioni matematiche per le quali alcuni rapporti
erano musicalmente accettabili e altri no, andavano chiaramente nella direzione invocata da Platone, salvo il fatto fondamentale che la loro motivazione di partenza fu la ricerca di
un’appropriata giustificazione matetnatica delle intonazioni
concretamente adoperate dai musicisti del tempo. A prestare il
fianco alla critica platonica era appunto il fatto che l'elaborazione matematica era legata e si fondeva con l’osservazione empirica attenta, alla ricerca di una spiegazione teoreticamente
plausibile di fenomeni sensibili e di una prassi musicale consolidata: gli elementi positivi rappresentati dall’approfondita
indagine matematica erano in qualche modo offuscati dall’attenzione riservata ai suoni realmente uditi, quelli adoperati
nella pratica dai musicisti, che venivano a rappresentare un impedimento a possibili ulteriori sviluppi in direzione della ricerca e della soluzione di problemi di matematica pura.
Ma un’impostazione totalmente deduttiva della scienza
musicale è di fatto impossibile, perché in musica l'esigenza
della verifica sensoriale rimane imprescindibile. Una volta che
i rapporti matematici corrispondenti agli intervalli musicali
siano stati individuati, e deduttivamente derivati, per acquisire
la certezza che essi sono corretti da un punto di vista specificamente musicale, si ha comunque bisogno di tornare a verificarne l’effetto uditivo.® E soprattutto, la speculazione teorico-musicale dei Pitagorici si confrontava comunque con l’orizzonte
fenomenico della musica effettivamente praticata. Platone vagheggiava invece la costruzione di una teoria musicale che ofche, & quella di A. BARKER, Archita di Taranto e l'armonica pitagorica, in A.C.
COMMENTO Al LIBRI VIE Vit, [N]
593
frisse l’opportunità di una contemplazione teoretica pura: le
sue strade e quelle dei Pitagorici del suo tempo, per questo
aspetto, erano destinate a divergere. Ma, prendendo alla lettera € portando alle estreme conseguenze le istanze teoretiche di
Platone, si sarebbe giunti non soltanto a una riforma della teoria musicale in senso antiempiristico, ma a una sua abolizione:
non c’é musica senza suoni, e non c’é teoria musicale senza
musica. D'altra parte, à indubbio che la progressiva astrazione
data dai Pitagorici ai problemi musicali costituisse nel suo insieme un esempio estremamente significativo di un percorso di
regolazione e rigorizzazione, in un campo epistemico esposto
forse più di ogni altro ai “pericoli” di derive ultraempiristiche,
perché istituzionalmente legato al dato fenomenico. E la riforma del complesso di discipline propedeutiche alla dialettica
prospettata da Platone non poteva, per quest’altro verso, non
accogliere aspetti non secondari della speculazione teoricomusicale dei Pitagorici. In questo senso, l'accusa di eccessivo
empirismo rivolta ai Pitagorici dei tempi di Socrate, pur se storicamente fondata, anche in relazione a una parte almeno della
successiva attività teorica di Archita, ci appare come una vera e
propria provocazione intellettuale.
5. La «terza via»: gli appovicot
Ma la scena del dialogo tra Socrate e Glaucone si apre alla
considerazione di un altro gruppo di teorici, che, in assenza di
una esplicita denominazione, possiamo prenderci la libertà di
chiamare appovixoi. Come si & accennato, il nostro passo,
composto in pieno IV secolo a.C. ma relativo a una realtà di diversi decenni precedente, & una testimonianza preziosa sui pri-
Cassio-D. MUST! (a cura di), Tra Sicilia e Magna Grecia. Aspetti di interazione
mordi della loro attivita teorica. Come i Pitagorici, si prefiggoculturale nel IV sec. a.C. (Atti del Convegno di Napoli, 19-20 marzo 1987),
no anch’essi di misurare gli intervalli, ma con parametri di misurazione e metodi di indagine notevolmente differenti. Il loro
Pisa 1989 = «AION(Fil)», XI (1989), pp. 159-78; ID, op. cit. (n. 4), pp. 46-52;
cfr. anche R.P. WINNINGTON-INGRAM, Alstoxenus and the intervals of Greek
music, «Classical Quarterly», XXVI (1932) pp. 195-208.
® Cfr. però le posizioni estremistiche documentate, in ambiente pitagorico, da Tolemaide di Cirene ap. PorPH. in Harm. pp. 25, 25-26, | Düring.
scopo é trovare, tra i piccoli intervalli che costituiscono l'oggetto delle loro ricerche, l'intervallo più piccolo, che possa servire come unità di misura assoluta (outkpôtatov ôuéormpua &
Página 16
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)uetpntéov): ma l’individuazione di esso avviene su base esclusivamente sensoriale, sicché viene puntualmente stigmatizzato
il relativismo dei loro risultati. Le pratiche di questi “ultraempiristi” vengono infatti giudicate ridicole da Glaucone (53 1a:
yeAoiws), e Socrate, con evidente ironia, applica loro l'aggettivivida risulta poi la devo xpnotoi (531bc). Particolarmente
scrizione della metaforica «tortura» che infliggono alle corde,
per la quale lo stesso Socrate adopera il termine eixav: la terminologia (npéypara rapéyw, Bacavibw, orpeßAow, Any,
Katnyopia) fa pensare appunto a pratiche di tortura inflitte da
una corte di giustizia. Dei tre verbi, efficacemente disposti in
KAipaé ascendente, Baoavilw e otpeBAdw pertengono proprio alla sfera semantica della tortura:’® in questo contesto,
anche kÓAAonec, termine tecnico musicale che designa i piroli,
congegni atti a regolare la tensione delle corde dello strumento
musicale, richiama alla mente la ruota per la tortura.”' I] periodo é strutturato in modo che alle «percosse inferte col plettro»
e alle «accuse» rivolte alle corde dai loro metaforici «torturatori» rispondano il rifiuto delle imputazioni e le orgogliose proteste di innocenza delle corde «torturate».” E ironia traspare
anche dalle parole di Glaucone, che descrive l’atteggiamento
di questi teorici con l’orecchio teso a percepire ogni minima
COMMENTO AI LIBRI VI E VII, [N]
595
variazione dell’altezza dei suoni, come quando si é intenti a
cercare di captare le voci dei vicini di casa.
E importante ribadire un punto centrale dell’impostazione
teorica degli &pyoviKoi, che traspare qui dall’uso di due termini tecnici: ndxvapa e Öıdornja. Il primo richiama immediatamente il nuxvöv di cui parla Aristosseno e che designa quella
parte del tetracordo in cui la somma di due intervalli risulta
minore del terzo intervallo.” II termine é il neutro sostantivato
dell’aggettivo nuxvög («fitto, folto, denso, stretto, compatto»)
e si applica soltanto ai tetracordi enarmonico e cromatico, visto che nel genere diatonico la somma di due intervalli & sempre maggiore del terzo intervallo: l’idea di fondo & chiaramente
quella di designare metaforicamente uno “spazio sonoro” nel
quale i suoni si trovano a essere piuttosto ravvicinati. Alla medesima sfera di significato appartengono i termini katandKveO1 € katarukvôw, sempre da Aristosseno riferiti all’analisi
musicale praticata dagli &ppovicoi.” Anche Sidotnpo. ha propriamente un valore spaziale, ricavabile dalla chiara connessione con la radice ota- e dalla derivazione dall’intransitivo
Siactivon: da «distanza tra due punti nello spazio» il termine
passa a significare, tecnicamente, «spazio compreso tra due
note che non stanno sullo stesso grado». Come si à più sopra
Er} u
% Cfr. LSP, s. vv. BacaviCu, IL 2; orpeßAöw, II 2: questa forma di tortura era normalmente inflitta agli schiavi durante i procedimenti giudiziari: cfr.
® ARISTOX. Harm. 1 24, 10-15 (= p. 31, 3-5 Da Rios); I 50, 15 (= p. 62,
14-18 Da Rios); cfr. BACCH. Harm. 20, p. 298, 1-2 Jan, e xuxvétne in Leg. VII
Ar. Ra. 620; significativa anche l’occorrenza platonica di Resp. II 36le; per il
812d. Probabilmente, come fa notare ADAM, p. 133, l'origine della metafora
valore giudiziario di rpéyuata napéxw ADAM, p. 134, richiama Crit. 44e.
7! Cfr, ADAM, évi, p. 134; A. BARKER, op. cit. (n. 4), p. 56, n. 4; À.
BARBERA, art. cit. (n. 12), p. 400.
2 L'espressione i elkóv … mépt equivale a h eikdv ... Aéyouoa népt; la
posizione di répt, in anastrofe, divide nAny@v e karnyopiag da ÉÉapvñoeu e
dAalovetas, sicché rAfietpo te nÂnydv yıyvon&vov koi karnyopiog andranno considerate come le azioni dei musicisti «torturatori», ed ÉÉapvñoeux Kai
va rintracciata nel linguaggio tecnico della tessitura: in A. Supp. 235 il termine
rÓkvojo. designa vesti di tessuto a trama fitta (cfr. ThGrL, s.v. rÜkvwu«).
™ Cfr. ARISTOX. Harm. 17, 20-30 (= p. 12, 8-16 Da Rios); I; 27, 34-28, 6
{= p. 36, 1-5 Da Rios); II 37, 30-38, 5 (= p. 47, 13-17 Da Rios); II 53, 1-5 (=p.
66, 1-5 Da Rios); su questa terminologia, che mira alla trasposizione degli
intervalli individuati mediante l'udito in un sistema visivo-spaziale, cfr. A.
dAatovelag come le reazioni delle cordétorturate»; tutti i genitivi dipendo-
® Prot. Harm, 1 15, 25 sgg.; con tutta probabilitä, & dall’ambito degli
àppovikotw che l’uso del termine Stompe si diffuse anche «in altri ambienti interessati alla speculazione sul suono»: lo fa notare opportunamente E.
ROCCONI, art. cit. (n. 22), p. 97, che rileva come in Phil. 17c esso appaia gia
no chiaramente da népu, tranne yopSav, genitivo soggettivo che determina sia
sEapvicews sia dAaCoveiac: su quest'immagine assai vivida, cfr. le puntuali
osservazioni e l'efficace parafrasi di ADAM, pp. 134, 187-88.
BELIS, op. cit, (n. 22), pp. 133-67 e E. ROCCONI, art. cit. (n. 22), pp. 93-103.
Página 17
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)accennato, alla base di questa terminologia, e di questo tipo di
speculazione teorica, & sottesa una concezione spaziale dell’universo sonoro: i suoni sono concepiti e rappresentati, su una
retta immaginaria, come punti privi di dimensione, posti gli
uni dagli altri a una certa distanza misurabile, e gli intervalli
musicali non sono altro che la misura-di quella distanza. Questa concezione geometrico-spaziale dell’ universo sonoro, tanto
lontana da quella pitagorica, impostata invece in termini squisitamente aritmetici,”° viene avviata ed elaborata proprio nel-
Pambito delle ricerche degli &ppoviroit, per dare poi i suoi
frutti più maturi nell’opera di Aristosseno, che la assumera a
base della sua speculazione teorica.”
Dall’elaborata immagine adoperata da Socrate per descrivere le loro procedure si comprende che gli &ppoviKot si serviconsolidato come tecnicismo, e came «la sua prima attestazione con valare
musicale appaia proprio nel frammento di un pitagorico» (ARCHYT. DK 47 B
2): ad avvalorare la tesi della Rocconi, e nello stesso tempo a precisare la sua
seconda affermazione, & molto interessante notare come, nella realtä alla quale il nostro testo si riferisce, il pieno V secolo a.C., epoca precedente all'attività teorica di Archita, il termine sia presentato come già di uso comune in
senso tecnico proprio nell’ambiente degli &puovixoi; & difficile accettare il
tentativo di M. RAFFA, art. cit. (n. 42), p. 102, di stabilire una diacronia «dalla
lessicalizzazione dell'intervallo come distanga tra due punti/suoni (ôtéommpe)
a quella delle somme e delle differenze degli intervalli come somme e differenze di rapporti»: egli, a quanto capisco, sembrerebbe basarlo sostanzialmente sulla convinzione esplicita (p. 101) che Fuso del monocordo fosse diffuso e comune a partire da Pitagora (ma per questo, cfr. qui n. 42), e su quella
implicita che la lessicalizzazione spaziale dell’intervallo musicale fosse cronologicamente precedente a quella matematica, il che non & affatto pacifico; andra rilevato anche che, nella letteratura musicologica a partire almeno dalla
Sectio Canonis pseudoeuclidea, ha inizio un imbarazzante scambio dei termini
Aôyo e dukormpa, per cui spesso si trova l’uno in contesti nei quali ci si
aspetterebbe di trovare l'altro.
% «La conception “topologique” des sons organisés en systèmes ct la
conception “numerique” des intervalles stint inconciliables» (A. BELIS, op. cit.
(n. 22), p. 152).
7 Fondamentali, su questo argomento, gli studi di A. BELIS e E. RoccoNi, eit. n. 22.
COMMENTO Al LIBRI VIE VII, [N]
597
vano, per le loro indagini, di un sistema di corde vibranti, e
presumibilmente, vista la menzione dei kóAAoreg, di un vero
strumento musicale come per esempio la lira, e che operavano
su di esso variando la tensione delle corde, a differenza dei Pitagorici, che ne consideravano le lunghezze. Converra qui ricordare che i fattori che possono concorrere alla variazione dellaltezza dei suoni prodotti dalle corde vibranti sono tre: il loro
spessore, la tensione a cui vengono sottoposte, la loro lunghezza. Ceteris paribus, suoni più gravi corrispondono, di volta in
volta, a spessori maggiori, a tensioni minori, a lunghezze maggiori, e viceversa, suoni più acuti corrispondono a spessori minori, a tensioni maggiori, a lunghezze minori.
Ora, la metaforica descrizione di Socrate, e in particolare
lespressione éni tov koAAönwv orpeßAodvrag (531b), obbliga
a pensare che le corde dello strumento musicale adoperato da
questi teorici «torturatori» alla ricerca dell’intervallo minimo,
venissero sottoposte a tensioni sempre maggiori. Fermo restando cid, sono possibili, in astratto, varie ipotesi sulle loro effettive procedure. La prima prevede che, dopo aver apprezzato l’altezza del suono prodotto da una corda messa in vibrazione,
operando sul pirolo attorno al quale era avvolta, ne aumentassero minimamente la tensione per poi produrre un suono minimamente più acuto. Ma non si può fare a meno di notare che,
procedendo in questo modo, risulterebbe estremamente difficile poter comparare gli intervalli tra di loro. Un'altra possibilita prevede che si servissero di due corde intonate su due suoni
diversi: per cercare l'intervallo minimo bisognava diminuire a
poco a poco l’ampiezza dell 'intervallo di partenza, e se, come si
è detto, bisognava farlo aumentando e non diminuendo la tensione di una delle due corde, era necessario agire sulla corda
che emetteva il suono più grave. Cosi, mediante il confronto
col suono della corda la cui tensione veniva mantenuta costante, risultava senz’altro meno difficile il controllo dell’intonazione del suono cercato. Una terza possibilità prevede l’uso di tre
corde: la prima veniva intonata su un suono più grave della
seconda, e l’intonazione di queste due corde veniva tenuta
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)costante: una terza corda doveva servire, variandone la tensione, per individuare un suono che fosse allo stesso tempo più
acuto di quello prodotto dalla prima corda e più grave di quello prodotto dalla seconda. Una volta individuato questo suono,
si poteva procedere ulteriormente, mantenendo costanti le
intonazioni della seconda e della terza-torda, e aumentando la
tensione della prima, all’individuazione di un altro suono che
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infiniti suoni.” Ma, a parte le limitate possibilitä, anche su uno
strumento musicale moderno, di regolare con precisione micrometrica la tensione delle corde, esiste un altro limite pratico
alla verificabilità di questo teorema, ed è rappresentato dalla
limitata capacitä dell’udito, che varia comunque da individuo a
individuo, di apprezzare le differenze di intonazione. In altri
termini, più piccola é la differenza di intonazione tra due suoni,
avesse un’intonazione intermedia tra quelle delle corde manmeno un orecchio comunemente allenato & in grado di pertenute fisse. Operando in questo modo, si venivano a produrre,
dj volta in volta, due intervalli, presumibilmente di eguale ampiezza, ma comunque più piccoli di quello di partenza: quello
tra il suono più grave e il suono intermedio, e quello tra quecepirla e apprezzarla. Ecco perché, giunti in prossimitä della
“soglia di percepibilitä” delle differenze tra i suoni, si à portati a
considerare uguali per intonazione due suoni che sono invece
diversi. Ora, il nostro passo ci riporta proprio una discussione
su questo tema: «alcuni sostengono di udire ancora una nota
st’ultimo e il suono più acuto. Risulta evidente che la comparazione tra i due intervalli veniva in questo caso estremamente
facilitata. A mio parere questa terza ipotesi potrebbe essere avvalorata anche dalla frase «alcuni sostengono di udire ancora
una nota intermedia, e che questo va considerato l’intervallo
minimo e dunque adottato come unità di misura» (oi pév paoiv
Er KOTOKODEIV Ev LÉGE te hyhv Kai optkpórarov eivar
todto Sidotnpa, @ nerpnt£ov), nella quale l'espressione év
péoop fa pensare che si fosse in grado di percepire, e che dunintermedia, e che questo va considerato l’intervallo minimo e
dunque adottato come unitä di misura, mentre altri ribattono
che si tratta di un suono uguale ai precedenti» (53 1a).
Una delle metafore piü interessanti del successivo intervento di Socrate riguarda le accuse degli äpuovixoi alle corde
da loro sottoposte a tortura, e le risposte delle corde a queste
accuse. In un testo cosi denso di indicazioni tecniche, ci si puö
legittimamente domandare quale sia il motivo del contendere:
que fosse possibile produrre, un suono dall’intonazione interdi che cosa, musicalmente parlando, i musicisti accusano le
media fra altri due suoni dati.”
4,
corde, e a che cosa, musicalmente parlando, si riferiscono i ter-
Virtualmente, questo procedimento avrebbe potuto durare
mini €&&pvnors e àÀaloveia? Trattandosi di un contesto che
all’infinito, essendo virtualmente infiniti gli incrementi di tenriguarda esclusivamente l’altezza dei suoni, e non la loro intensione che si possono imprimere a una corda vibrante, unico
sita o volume, va detto subito che non convince l'interpretaziolimite essendo, ovviamente, la limitata capacita delle corde di
ne di chi, facendo dipendere éEapvicews e dAabovetag da
Katryopiac, intende che i teorici accusino le corde di non suonare o di suonare troppo forte: &&&pvnoıg potrebbe avere a
resistere intatte a tensioni sempre maggiori. Inoltre, bisognera
ammettere che, teoricamente, le tre corde non arriveranno mai
a essere intonate sullo stesso suono, perché, come tra ogni punto e ogni altro punto su una retta immaginaria ci sono infiniti
punti, cosi tra ogni suono e ogni altro suono sono postulabili
78 Ritengo che quest’ipotesi risolva anche le perplessita espresse, proprio
sull’espressione év péow, da A. BARKER, op. cit. (n. 4), p. 56, a. 3.
che fare con il rifiuto di suonare, ma GAoCoveia non si può in
questo caso intendere con «amplificazione del suono».®! Si
7 W. BURKERT, op. cit. (n. 4), p. 372.
80 Cfr. A. BARKER, art. cit. (n. 30), pp. 10-13, con utili dettagli tecnici.
8! Un panorama delle differenti interpretazioni & fornito da ADAM, pp.
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potrà pensare invece che le accuse alle corde riguardino la
mancata produzione del suono cercato. Ovviamente, da un
punto di vista oggettivo, le accuse sono ingiuste, perché, a rigore, ogni pur minima modificazione della tensione di una corda vibrante produce una variazione dell’altezza del suono prodotto. Ma, come si & posto in evidenza più sopra, non tutte le
variazioni di altezza sono distintamente percepibili dall'orecuguali, espresse da numeri interi. Per entrambi il tono era rappresentato dalla differenza tra l’intervallo di quinta e quello di
quarta, ma gli &ppovixot, grazie al loro sistema di divisione meramente empirico-uditivo, e alla loro concezione visivo-spaziale
dei suoni, poterono servirsi di quest'acquisizione per misurare
in termini assoluti l'ampiezza di tutti gli intervalli. Fu proprio
questa la via seguita più tardi da Aristosseno, che adottò come
chio. In sostanza, nella vivida immagine platonica, le corde torunita di misura la Öieoıg, ossia un intervallo che era allo stesso
turate non hanno fatto altro che riprodurre esattamente i suoni
corrispondenti alle tensioni alle quali sono state sottoposte
tempo sufficientemente piccolo per poter consentire la misuradagli &ppovikoi loro torturatori. Questi ultimi, non essendo in
grado di apprezzare le differenze di intonazione, rivolgono le
loro accuse infondate alle corde che rispondono negando gli
addebiti (&Eépvnorg) e protestando baldanzosamente la propria innocenza (dAoloveia).
Come si avuto modo di accennare, la ricerca del più piccolo intervallo percepibile à funzionale, per gli &pnovıkot,
all individuazione di un’unita di misura, della quale tutti gli
altri intervalli potessero essere considerati multipli: un sistema
di misurazione assoluto, che differiva radicalmente da quello
adottato dai Pitagorici, che, come si é detto, consideravano gli
zione per multipli, ma allo stesso tempo sufficientemente grande da poter essere intonato dalla voce.”
6. Considerazioni conclusive
Il confronto fra queste due impostazioni teoriche in campo
musicale ha evidenziato le differenze tra i loro metodi di indagine, ma ha anche individuato, nel loro più o meno accentuato
empirismo, il tratto che, nella visione di Platone, le accomuna.
Pid specificamente, si à visto come di entrambe viene messo in
evidenza il proposito di misurare i suoni, sicché proprio questo
appare come il bersaglio più evidente della critica antiempiriintervalli come dei rapporti matematici. Le fonti ci informano
che gli &ppovixoi erano in grado,
su base empirico-uditiva, di
dividere l’intervallo di tono, rapprésentato per i Pitagorici dal
stica-che Platone rivolge loro per bocca di Socrate. L'alta conrapporto 9:8, in due semitoni uguali, e di dividere ulteriormenpiù vicina alla prospettiva deduttivistica di Platone, non nasconde, provocatoriamente, che essi, nell’intento di spiegare e
giustificare matematicamente la prassi musicale del tempo,
avevano di fatto ridotto la matematica a misurazione di fenomeni sensibili. Quanto agli &ppoviKoi, il tono fortemente ironico della descrizione delle loro pratiche di analisi fa avvertire
la distanza abissale che separa la loro impostazione teorica da
te ciascun semitono in parti uguali sempre più piccole.” Tutto
ciö era fuori dall'orizzonte matematico dei Pitagorici: à matematicamente impossibile dividere il rapporto 9:8 in due parti
#2 Cfr., ad esempio, PLU. De an. procr. in Tim. 17, 1020e: «Uno degli
intervalli & quello chiamato tono, la cui misura esprime di quanto il diapente à
maggiore del diatessaron. Gli Armonici ritengono di riuscire a dividerlo a
meta e di farne due intervalli che chiamano ambedue semitoni. Ma i Pitagorici riconobbero impossibile la divisione.in due parti uguali e delle due parti
siderazione che Socrate mostra verso la raffinata elaborazione
matematica della teoria musicale dei Pitagorici, senz’altro la
® M. LITCHFIELD, art. cit. (n. 22), p. 67: «Aristosseno usd un metodo emdisuguali chiamarono la minore leimma (“resto”), perché resta al di sotto della meta» (trad. TIMPANARO CARDINI); su quest’aspetto, che differenzia le due
pirico per sviluppare e spiegare le sue teorie, ma le conclusioni rimangono
impostazioni teoriche, cfr. A. BELIS, op. cit. {n. 22), pp. 69-72.
questo punto, cfr. il cap. ITT del volume di A. BÉLIS, op. cit. (n. 22), pp. 87-129.
astratte, ideali e speculative»; sulla critica di Aristosseno ai suoi predecessori su
Página 20
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)quella auspicata da Socrate, ma rende altrettanto evidente il
proposito di Platone di ampliare la sua critica antiempiristica a
tutti gli orientamenti teorici basati sugli aspetti quantitativi del
fatto musicale. Nella prospettiva platonica & per noi certamente scontato che un tale orientamento fosse non soltanto da criticare, ma anche da rifiutare in blocco; Fintenzione di esplicitare con precisione il bersaglio della critica sgomberava però il
campo da eventuali possibili fraintendimenti da parte dei destinatari immediati del messaggio, e da a noi la preziosa op-
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Angelo Meriani
portunita di leggere una testimonianza antica sui loro metodi
di indagine: riferita com’é — sia pur nella finzione letteraria del
dialogo platonico - ai tempi di Socrate, & forse la più antica di
cui disponiamo, e perciò tanto più autorevole.
N. Gos