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Riassunto
Luigi Beschi, La prospettiva mitica della musica greca, p. 35-50.
Nei miti collegati al mondo musicale dei Greci si esprimono alcuni principi fondamentali che preludono o alludono a più mature
riflessioni teoriche. La musica à dono divino; appartiene originariamente ad Apollo e alle Muse; chi contrasta questo ordine
commette una colpa di hybris (Marsia, Tamiri). D'altro canto, gli eroi della musica operano ai margini del mondo greco : Orfeo,
Tamiri, Lino sono Traci ; Marsia, Olimpo sono Frigi. E probabile una allusione al notevole influsso esterno recepito dalla musica
greca nei secoli della sua formazione. In questo ambito viene prospettata una nuova lettura di alcuni monumenti, come la kylix
2462 del Museo di Ferrara, da Spina.
Citer ce dacument / Cite this document :
Beschi Luigi. La prospettiva mitica della musica greca. In: Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité T. 103, N°1. 1991.
pp. 35-50.
doi : 10.3406/mefr.1991.1699
ht p:/Avw .perse . fr/web/revues/home/prescripvarticle/mefr_0223-5102_1991_num_103_1_1699
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)In: Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité T. 103, N°1. 1991. pp. 35-50.
Riassunto
Luigi Beschi, La prospettiva mitica della musica greca, p. 35-50.
Nei miti collegati al mondo musicale dei Greci si esprimono alcuni principi fondamentali che preludono o alludono a più mature
riflessioni teoriche. La musica è dono divino; appartiene originariamente ad Apollo e alle Muse; chi contrasta questo ordine
commette una colpa di hybris (Marsia, Tamiri). D'altro canto, gli eroi della musica operano ai margini del mondo greco : Orfeo,
Tamiri, Lino sono Traci ; Marsia, Olimpo sono Frigi. È probabile una allusione al notevole influsso esterno recepito dalla musica
greca nei secoli della sua formazione. In questo ambito viene prospettata una nuova lettura di alcuni monumenti, come la kylix
2462 del Museo di Ferrara, da Spina.
Citer ce document / Cite this document :
Beschi Luigi. La prospettiva mitica della musica greca. In: Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité T. 103, N°1. 1991.
doi : 10.3406/mefr.1991.1699
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_0223-5102_1991_num_103_1_1699
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Tra tutti i miti della Grecia, quelli della musica ebbero senza dubbio
la più viva incidenza ed il maggior successo nella cultura figurativa, lette
raria, musicale e nel pensiero dell'età moderna. Almeno a partire dal
Rinascimento, il rinnovato studio dei testi classici e l'insistente tentativo
di un recupero dei valori strutturali e del significato etico e metafisico
della perduta musica dei Greci, hanno portato alla continua elaborazione
dei miti musicali classici, cantati nuovamente nella poesia, portati sulle
scene, e particolarmente evidenti nelle arti figurative. Essi divengono por
tatori di nuovi significati, vengono aggiornati all'organologia del tempo;
rispondono alla volontà dei committenti ο degli artisti, nonché alle esigen
ze
culturali di un momento e di un ambiente storico. Solo alcuni ricordi
di immagini possono evidenziare il fenomeno.
Il Parnaso, che Andrea Mantegna dipinse per lo studiolo di Isabella
d'Esté nel 1497, è una celebrazione del connubio di Gian Francesco Gonzaga e Isabella, come Venere e Marte, e del loro patrocinio sulle arti, in
particolare la musica, espressa nel coro delle Nove Muse danzanti al suo
nodella lira di Apollo, alla presenza di Pegaso alato e di due creatori di
strumenti musicali, come Mercurio e Vulcano. La penetrante lettura ico
nologica
di Phillis Lehmann resta, in tal senso, ancora valida ed esemplar
e1.
Un altro Parnaso, a distanza di pochi anni (1511), è quello di Raffaello, nella Stanza della Segnatura. Come quello di Mantegna (e forse più)
attinge in parte a schemi figurativi classici (un sarcofago già nella Colle
zione Mattei), ma si ispira soprattutto alla realtà della mousiké techne dei
Greci, nel denso e complementare rapporto tra Musica e Poesia2. Con
Apollo e le Muse sono i poeti, da Omero a Saffo, da Virgilio a Dante, da
Petrarca all'Ariosto. È superfluo ricordare con quante altre accezioni
figuri poi il Parnaso (cioè gli dei della musica) nell'arte moderna. Ma for-
1 Ph. Williams Lehmann, The Sources and Meaning of Mantegna's Parnassus, in
Samothracian Reflections, Princeton, 1973, p. 57-178.
2 E. Winternitz, Gli strumenti musicali e il loro simbolismo nell'arte occidentale
(trad. it. dell'ediz. 1979), Torino, 1982, p. 167-236.
MEFRA - 103 - 1991 - 1, p. 35-50.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)se ancor più fortunati furono i miti degli Eroi della musica. Il mito di
Marsia che Raffaello propone nelle Logge Vaticane, certo sull'onda del
profondo significato che la contesa sfortunata del Sileno con Apollo rives
tìnell'ambiente neoplatonico fiorentino di Lorenzo il Magnifico, rivela la
contrapposizione tra l'armonica musica celeste della cetra e la sconvol
gente
e terrena musica deìl'aulòs, ma rappresenta nello stesso tempo un
exemplum di punizione della tracotanza, cioè dell'hybris3. Lo stesso mito
viene raccontato più estesamente in un pannello di fine Quattrocento del
laNational Gallery di Washington4. Nello stile narrativo continuo il qua
dro espone, da destra a sinistra, le fasi fondamentali del mito. Atena suo
na la zampogna rispecchiandosi in uno stagno; Apollo, al centro, suona
una viola da braccio, davanti ad un Marsia seduto; a sinistra, lo stesso dio
procede allo scuoiamento dello sconfitto Sileno. Oltre all'aggiornamento
dei costumi e degli strumenti, sono nuove, rispetto alla tradizione classi
ca,
la compresenza della prova di Atena, inventrice dell'aw/05, e soprattut
to
l'intervento crudele di Apollo stesso, in una cifra iconografica che ebbe
grande fortuna nei «Marsia» del periodo barocco, così spesso amante di
scene di tortura e di martirio.
Ancor più amato fu il mito di Orfeo assurto a significare i poteri stes
sidella musica, il suo fascino sulla natura e sull'aldilà, con gli sviluppi
drammatici della storia di Euridice e lo smembramento di Orfeo stesso da
parte delle donne di Tracia : dalla formella del campanile di Giotto alle
innumerevoli raffigurazioni rinascimentali (come il disegno di scuola fer
rarese
agli Uffizi, ο le xilografie delle veneziane Metamorfosi di Ovidio del
1 509) e poi, senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri : nelle arti
figurative, nella poesia, nel teatro e nel melodramma5.
Se i miti degli dei e degli eroi della musica greca hanno un'eco così
profonda nella nostra cultura, è anche perché già nel contesto originario
di questi miti vive una intensa ricchezza di significati e suggestioni che,
relativamente al mondo della musica, non ha confronto in altre culture. E
questo perché in una cultura come la greca, dove la prospettiva mitica ha
una dimensione eccezionale, la mousikè techne, fatta di parola, di suono e
di danza, ebbe un ruolo eccezionale : nella paideia, nella vita, nel culto,
nella festa, nell'agone, nel teatro, nella poesia e nel pensiero stesso.
3 L. Beschi, Le Antichità di Lorenzo il Magnifico : caratteri e vicende, in Gli Uffiz
i.Quattro secoli di una Galleria, Firenze, 1983, p. 168-170.
4 Winternitz, op. cit. n. 2, p. 122-141 fig. 50-53.
5 G. SCA vizzi, The Myth of Orpheus in Italian Renaissance Art, 1400-1600, in
J. Warden (edit.), Orpheus. The Metamorphoses of a Myth, Toronto, 1982, p. 111162. Cf. ibid., ρ. 163-230.
Página 5
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Una esperienza diretta di questa realtà musicale, così coinvolgente e
inserita nella società greca, è oggi estremamente precaria e incerta. Le
« partiture » ο testi musicali sono rari (non più di una trentina), tardi (per
lopiù ellenistico-romani) e di problematica lettura ed esecuzione6. Sono
miseri brandelli di un immane naufragio che, rispetto alle altre produzion
i
della cultura greca, ha particolarmente colpito la musica. Ma da que
sto mondo largamente scomparso ci è pervenuta un'ampia registrazione
iconografica, una imago musicae che, pur priva di suono, ci permette di
cogliere l'entità e la vastità dell'impegno musicale dei Greci. Alcune
migliaia di scene vascolari nelle quali tale impegno, ora precipuo, ora
marginale, è sempre presente; alcune registrano direttamente momenti
dell'educazione e della prassi musicale, altre (e sono le più numerose)
proiettano la vita musicale nei termini del mito.
A questo primo recupero archeologico che si integra con i pochi resti
di strumenti a noi pervenuti, si affianca - sul piano filologico - un discre
to
corpus di informazioni letterarie e storiche, in particolare opere di trat
tatistica
teorico - tecnica che vanno dal IV secolo a.C. fino alla tarda anti
chità7.
E poi, ancora, la riflessione filosofica dei Pitagorici, di Piatone ed
Aristotele. In essi la musica diventa fattore fondamentale di paideia ed
ethos, quindi anche di politica, e si amplia in una visione cosmica per cui
« l'intero cielo è accordo e numero » : sull'ordine numerico degli intervalli
acustici disposti in armonie diverse risiede, al tempo stesso, la bellezza
della musica, dell'anima e dei movimenti delle stelle. Anche questa pro
spettiva
teorica, come quella mitica, ha valicato i confini dell'antichità
per sopravvivere, almeno, fino al medioevo e rinascimento8.
Nella cornice di questo quadro documentario, che può recuperare le
forme più che la sostanza del fenomeno musicale, può capitare spesso
che una lettura della immagini, angustiata da interessi antiquari, icono
grafici e stilistici, non riesca ad integrarsi in un più vasto discorso storico.
6 E. Pöhlmann, Griechische Musikfragmente, Norimberga, 1960; Id., Denkmäler
altgriechischer Musik, Norimberga, 1970.
7 Cf. Musici Scriptores Graeci, ed. C. von Jan, Lipsia, 1885; da integrare con la
lista bibliografica in F. Berti e D. Restani, Lo Specchio della Musica (Catalogo
Mostra Ferrara), Bologna, 1988, p. 17 (a cura di A. Barker). Inoltre A. Barker,
Greek Musical Writings I-II, Cambridge, 1984-1989.
8 Cf. esempi della trattatistica rinascimentale in S. Leoni, Le Armonie del Mond
o,Genova, 1988. Particolarmente espressive sono due immagini di F. Gafori da
Lodi in Theorica Musice, Milano, 1492 (determinazione degli intervalli da parte di
Pitagora) e in Practica Musice, Milano, 1496 (il sistema cosmico con l'armonia delle
sfere guidate da un Apollo platonico e dalle Muse in rapporto ai «modi» della
musica greca). Cf. Williams Lehmann, op. cit. η. 1, p. 152-162 fig. 56.60.
Página 6
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Forse, nonostante i notevoli contributi di vari studiosi, in particolare di
Max Wegner, Annie Bélis e Daniel Paquette, l'iconografia musicale greca
attende ancora un approfondimento analitico e soprattuto una sistemati
ca
indagine storica9. In questa auspicabile operazione il mito dovrebbe
occupare uno spazio privilegiato. Esso conserva, infatti, una stratificazio
ne
di ricordi che precedono la registrazione storica e nello stesso tempo
una serie di posizioni ideologiche che preludono alle analisi dei teorici e
alle riflessioni dei filosofi.
Non è mia intenzione affrontare, qui, una presentazione organica e,
tantomeno, un'analisi di tali miti che, legati a tradizioni locali e a moment
i
diversi, vanno esplorati nei relativi contesti storici. Mi limiterò a poche
considerazioni su alcune scelte, operate tra nuclei attorno ai quali mi
sembrano aggregarsi alcune idee fondamentali. Da un lato l'origine e la
gestione divina della musica, ancorata al suolo greco (la Pieria e l'Elico
na,
sedi delle Muse e di Apollo Musagete); dall'altro la singolare disloca
zionedegli eroi della musica ai margini dell'area greca (la Tracia e la Fri
gia, sedi di Orfeo e di Marsia). I conflitti di hybris tra i due mondi sono
ben noti e ne sono, in certo senso, un corollario.
L'origine divina della musica, che distingue nettamente questa produ
zionedalle altre attività dello spirito, motivando la forza magica e affasci
nantedel suono e l'armonia della sua composizione con la parola nella
poesia, è una concezione basilare dei Greci. L'idea regge l'intero sistema
dei miti della musica e fa capo essenzialmente alle figure delle Muse e di
Apollo. Fin dal loro primo apparire nell'arte greca (la Kalliope del cratere
François e l'Apollo Iperboreo del cratere melio), nelle loro mani è lo str
umento
musicale : le loro immagini vengono elaborate in infiniti contesti
fino a giungere alla commossa intensità della kylix di Delfi e della lekythos del pittore di Achille10. L'origine divina della musica greca è ampia
mente provata. Se osserviamo l'apparato strumentario della musica dei
9 M. Wegner, Das Musikleben der Griechen, Berlino 1949; Id., Musikgeschichte
in Bildern II/4, Griechenland, Lipsia, 1963; Id., Musik und Tanz (Arch. Homerica
III, U), Göttingen, 1968; D. Paquette, L'instrument de musique dans la céramique
de la Grèce antique, Parigi, 1984; A. Bélis, in BCH 108, 1984, p. 99-109, 111-122;
109, 1985, p. 201-220; 110, 1986, p. 205-218. Cf. inoltre Berti e Restani, op. cit. n. 7,
passim; M. Maas e J. McIntosh Snyder, Stringed Instruments of ancient Greece,
New Haven-Londra, 1989.
10 Per le quattro immagini, notissime, basterà citare, recenti edizioni : AA.VV.,
Bollettino d'arte, Serie speciale I {Materiali per servire alla storia del Vaso François),
Roma, 1981, fig. 81, 200; G. Haas, Die Syrinx in der griech. Bildkunst, Vienna, 1981;
Paquette, op. cit. η. 9, p. 66, S 1; 138 Cb 10; 151 L 3; Maas e Snyder, op. cit. n. 9,
p. 42 fig. 2; 158 fig. Ί ; ArchEph, 1970, p. 27-46.
Página 7
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)greci ed escludiamo quegli ekphyla organa (Aristosseno) che erano ritenut
i
stranieri e contrari al loro gusto, anche se poi largamente usati, come
gli strumenti a percussione, la salpinx tirrenica e le arpe orientali di for
tuna prevalentemente tardoclassica, dobbiamo convenire che gli euretai,
gli inventori, sono gli stessi dei della Grecia. La lira di Hermes ceduta
subito ad Apollo, la cetra di Apollo, la syrinx di Hermes e di Pan. Anche
Yaulos che era ritenuto una scoperta della Frigia, viene recuperato alla
Grecia come invenzione di Atena, che vediamo provare lo strumento
davanti allo specchio, immediatamente prima del suo rigetto, in un noto
cratere apulo di Boston11. D'altra parte come potrebbe essere caratteriz
zante
attributo di un'immagine divina uno strumento creato dalla techne
umana? Gli uomini, sempre secondo una prospettiva largamente mitica,
perfezioneranno solo questi strumenti, aggiungendo progressivamente
nuove corde al trichordon primigenio e inventando le diverse armonie ο
scale come la dorica, l'unica armonia greca per Piatone, la frigia e la
lidia12. Ma la natura divina della musica greca è poi esplicitamente con
fortata
dalle lettere : musica e poesia come dono della Musa invocata nel
leprime batture dei poemi omerici e soprattutto nel proemio della Teogonia di Esiodo (una straordinaria epiphania delle Muse sulla via di Damas
co
del pastore beota). Nell'epos i cantori sono detti divini perché tr
asmettono
un messaggio ispirato. E sono solo alcuni casi. Una prova anco
ra
ci è offerta dalle genealogie degli eroi e dei demoni della musica : le
ammaliatrici Sirene f iglie di Oceano e di una Musa ; il maestro Lino, figlio
di Apollo e di una Musa ; Orf eo figlio di Calliope e di Eagro ; Philammon,
figlio di Apollo e padre di Tamiri13.
Ma la conferma più pregnante di questo concetto ci viene dai miti
delle competizioni e dei confronti : la presunzione di Tamiri e di Marsia
di superare nella gara del canto e del suono le Muse e Apollo corrisponde
infatti ad hybris e viene crudelmente punita.
Il caso più antico che sia attestato è quello del tracio Tamiri : è già
presente nel II libro dell'Iliade, anche se forse si tratta di un inserto di
11 K. Schauenburg, RM, 65, 1958, p. 43 tav. 30; G. Daltrop, II gruppo mironiano
di Atena e Marsia nei Musei Vaticani, Roma, 1980, p. 10 sq. fig. 7.
12 S. Michaelides, The Music of ancient Greece, Londra, 1978, p. 341, 127 sq.;
A. J. Neubecker, Altgriechische Musik, Darmstadt, 1977, p. 50 sq.; 105 sq.; J. Chailley, La musique grecque antique, Parigi, 1979, p. 82 sq.
13 Wegner, Musikleben, op. cit. η. 9, p. 11-27; Michaelides, op. cit. η. 12, s.v.
Linus, Orpheus, Philammon; M. Christopoulou, Oi θεότητες της μουσικής στην
ομηρική και αρχαϊκή ποίηση, Atene, 1985, passim.
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)periodo soloniano 14. Inventore dell'armonia dorica, egli riteneva per que
sto di poter vincere anche il canto delle Muse. Le Muse lo accecarono e
gli tolsero il dono divino del canto. Attorno al 460 fu dipinto con la lira
rotta ai suoi piedi nella Nekyia di Polignoto a Delfi e fu cantato in una
tragedia vittoriosa di Sof ocle 15. Degli stessi anni è anche la più antica raf
figurazione
vascolare attribuita al pittore dei Niobidi16. Il tema è vari
amente riproposto nella seconda metà del secolo, ora negli schemi serrati
e drammatici di una hydria di Oxford, ora nei ritmi distesi di un grande
affresco nel cratere di Spina opera di Polion17. Nella Nekyia di Delfi,
secondo la descrizione di Pausania che il Robert ha cercato di evidenziare
con un disegno ricostruttivo, Tamiri è inserito in un contesto di musici
sfortunati : Marsia che come lui fu vittima della sua hybris e che è raff
igurato col giovane allievo Olympos, e Orfeo, il grande musico smembrato
dalle donne di Tracia, seduto sotto il salice in costume greco. È probabile
che quest'area del grande affresco sia all'origine della fortuna iconografi
ca
dei miti della musica nell'Atene della seconda metà del V secolo, con
temporaneamente
ai grandi sviluppi della musica del tempo e ai dibattiti
teorici su di essa condotti da Damone e riflessi persino nelle commedie di
Aristofane18.
Anche il Marsia frigio che, nonostante il divieto divino raccoglie il
doppio aulòs rifiutato da Atena ed entra in contesa con Apollo, è reo di
hybris. Ne è prova la qualità della pena che sembra un chiaro contrappas
so
rispetto al mondo della forma apollinea : lo scuoiamento che disfigura
e che richiama al mondo animale. Ma il mito di Marsia si arricchisce di
altri significati. Nei due momenti fondamentali del confronto con Atena
che rifiuta gli aulói e della gara tra gli auloi del Sileno e della cetra di
Apollo è implicita una valutazione negativa dell'auletica che prende il via
14 Hom. //. II, 595 sq. (ma cf. Frg. Hesiodea, R. Merkelbach/M. L. West, 65); cf.
L. Séchan, Études sur la tragédie grecque dans ses rapports avec la céramique, Parig
i,1926, p. 193-198.
15 Paus. 10, 30, 8. Cf. anche Paus. 9 30, 2 (una statua di Tamiri cieco, con la lira
rotta in mano, sul monte Elicona); Istros, Vita Sophokl. 5. '
16 J. Marcadé, RA, 1982, p. 223-229.
17 Hydria Oxford G 291 : ARV2, p. 1061, 152; Add, p. 158; CVA Oxford 1, tav. 32,
1. Cratere a volute di Polion : ARV2, p. 1171, 1 ; Para, p. 459; Add, p. 166; K. Schefold e F. Jung, Die Urkönige, Perseus, Bellerophon, Herakles und Theseus in der
klass. und hellenist. Kunst, Monaco di Β., 1988, p. 94 sq.
18 Barker, op. cit. n. 7, I, p. 168 sq.; 99-116 (Aristofane). Per un tentativo di
ricostruzione grafica della Nekyia cf. C. Robert, XVI Hallisches Winckelmannsprogramm, Halle, 1892.
Página 9
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)nel corso del V secolo e sfocia nel IV secolo col bando deW'aulòs dalla
città ideale platonica19.
Al gruppo mironiano dell'acropoli di Atene è stato più volte affiancat
o
il passo plutarcheo della vita di Alcibiade, nel quale, in contrapposizio
ne
ai Tebani che sanno suonare bene Yaulòs perché non sanno discutere,
gli Ateniesi affermano di avere Atena Archegetis ed Apollo Patroo, dei
quali l'una ha rigettato Yaulòs e l'altro ha scuoiato persino l'auleta. Pro
prio in base a questo passo e alla contestazione dell'auletica nell'Atene
postpersiana e alla sua importanza nella cultura di Tebe, l'ex-voto miro
niano, che ebbe presto anche un'eco ceramografica, è stato ripetutamente
riconosciuto (dal Lippold fino ad Hugo Meyer) come un monumento poli
tico allusivo alle tensioni tra Atene e Tebe attorno alla metà del V secolo
a.C20.
Ma poiché il frigio Marsia non sembra rappresentare con chiara ev
idenza
il mondo beota se non per larga metafora, darei più credito ad ipo
tesi prudenti che collegano il gruppo alle tematiche musicali e letterarie
del tempo, come la connessione con il «Marsia» di Melanippide, già pro
posta dal Boardman21.
Ancor più mi sembra attenuarsi il significato politico che Hugo
Meyer ha voluto ravvisare nella contesa di Marsia con Apollo sulle lastre
di Mantinea : quasi fossero un'allusione al crollo della potenza tebana
(sempre Tebe significata dagli aulòi) per il suo atto di hybris commesso
nel valicare i confini attici di Oropos nella prima metà del IV secolo22. Un
significato che mi sembra tra l'altro inadatto sulla base del gruppo cul
tuale prassitelico. Molto più semplicemente, il nesso «Μουσαι και Μαρσύας αυλών» della descrizione di Pausania si adegua al dio citaredo in
una città dove, per attestazione del De Musica pseudo-plutarcheo, le ese
cuzioni
citarediche erano altamente coltivate23.
Nel gruppo pergameno e nella gemma che fu già di Lorenzo il
Magnifico il momento della punizione sottolinea, ormai marcatamente,
solo l'esito drammatico di quelì'hybris musicale che è tanto più grave in
19 Cf. Daltrop, op. cit. η. 11, p. 5 sq.; H. Meyer, Kunst und Geschichte, Monaco
di Β., 1983, p. 27 η. 71-73; Barker, op. cit. n. 7, I, p. 132.
20 Plut. Alk. 2, 5; Plat. Rep. 3, 399 e; Wegner, Musikleben, op. cit. η. 9, p. 103;
G. Lippold, Die griechische Plastik, Monaco di Β., 1950, p. 139; Meyer, op. cit. η. 19,
p. 25-28.
21 J. Boardman, JHS, 76, 1956, p. 18 sq.
22 Meyer, op. cit. n. 19, p. 46-50.
23 Paus. 8, 9, 1 ; Plut. De Mus. 32 (Parker, op. cit. n. 7, I, p. 239).
Página 10
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)quanto ha visto contrapporre divinità elleniche e figure mitiche del mon
do
dei «barbaroi»24.
Ma è proprio tra questi «barbaroi» che i Greci proiettano nel mito la
preistoria della loro cultura musicale. Già nell'Iliade, Tamiri porta l'ap
pellativo
di Trace. La storia di Marsia frigio è più recente; è attestata in
Grecia al seguito delle guerre persiane, nel secondo venticinquennio del V
secolo; ma Erodoto ricorda la leggenda già radicata in Frigia, dove Mars
ia,demone delle acque, è connesso col culto di Cibele25. Col suo mito si
intrecciano poi i ricordi di Hyàgnis e di Olimpo per l'invenzione dell'awfós
e delle armonie frigie. Orfeo è ignoto prima del 650 circa a.C, momento a
cui risale il primo suo ricordo in Ibico di Reggio; ma è dal V secolo che,
ad eccezione di Erodoto, la sua figura mitica viene costantemente proiet
tatain Tracia, nelle generazioni precedenti alla guerre di Troia26. Altre
fonti propongono connessioni anche con l'area macedone, in particolare
con la Pieria, patria delle Muse : in tal caso la sua storia si articolerebbe
nel delicato e complesso problema dello spostamento di genti dalla Mace
donia alla Tracia, ugualmente attestato27. Certo è che in nessun sito della
Grecia è ricordato un culto eroico di Orfeo, mentre i documenti iconograf
ici,
dopo alcuni rari esempi di VI secolo, si attestano, nel V, attorno ai
due nuclei fondamentali di Orfeo cantore e incantatore dei Traci e di
Orfeo dilaniato dalle donne di Tracia, con una precisa collocazione topo
grafica28.
Il fatto stesso che Pausania descrivendo l'Orfeo della Nekyia
delfica sottolinei, sorpreso, l'aspetto greco dell'eroe, cosi come appare in
netto contrasto col costume dei Traci nell'ispirato contesto del cratere di
Berlino (l'immagine più intensa della musicalità greca) è un'eccezione che
conferma la regola29.
Anche per Tamiri (nella ben nota hydria del pittore della phiale) vi è
une perfetto equilibrio fra la tradizione scritta, che abbiamo visto così
24 Per il gruppo pergameno cf. ora H. Meyer, Der weisse und der rote Marsyas,
Monaco di Β., 1987. Per la gemma laurenziana : AA.VV., // tesoro di Lorenzo il
Magnifico, Firenze, 1980, p. 55 sq., 110 sq.
25 HoM. //. II, 595 sq. (Tamiri); Hdt. 7, 26 (Marsia).
26 F. M. Schoeller, Darstellungen des Orpheus in der Antike, Friburgo, 1969,
p. 9 sq. ; Warden (ed.), op. cit. η. 5, p. 5.
27 Schoeller, op. cit. η. 26, p. 1 1 ; M. Β. Sakellariou, in Makedonia, Atene,
1982, p. 48.
28 Schoeller, op. cit. n. 26, p. 51 sq.; 55 sq. Schefold e Jung, op. cit. η. 17,
p. 81 sq.
29 Paus. 10, 30, 8; Berlino, Cratere a colonnette 3172: ARV2, p. 1103, 1; Para,
p. 451; E. Simon, Griechische Vasen, Monaco di Β., 1981, p. 141 sq. fig. 203; Sche
fold e Jung, op. cit. η. 17, p. 86.
Página 11
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)radicata) e l'aspetto trace, suo e della vecchia madre Argiope30. Per Lino,
che come Tamiri e Orfeo e come quasi tutti gli eroi della musica ebbe
tragica fine, la situazione documentaria è più complessa. Proiettato in
una lontanissima fase pelasgica, è legato, secondo le tradizioni, ora ad
Argo, ora a Tebe, dov'era un suo heròon e dove si può situare la scena del
suo insegnamento a Ificle ed Eracle nello skyphos del pittore di Pistoxenos31. Inventore del ritmo e della melodia, fu anche maestro di Tamiri e
di Orfeo, quindi attratto nell'area dei Traci, benché significativamente
non sia caratterizzato figurativamente come tale. Lo rivediamo in una
coppa del pittore di Eretria come maestro di sophrosyne al giovane
Museo, che solo una tradizione tarda collega alla Tracia, proiettandolo ai
tempi di Orfeo, come suo allievo32. Ma giustamente egli è stato visto dal
Maas come un Orfeo attico. Figlio ο padre di Eumolpo, l'eroe trace di
Eleusi, gli era attribuita una produzione orfica : è possibile che il suo
nome, derivato da quello delle Muse, cresca nell'ambiente di Onomacrito
che, durante la tarda tirannide ateniese, sistemò un corpus di carmi di
contenuto religioso, misterico e oracolare. Per questo, Museo fu spesso
assimilato ad Apollo, come nella celebre anfora del pittore di Peleo33. For
seper questa sua subordinazione ad Apollo e alle Muse è l'unico eroe del
lamusica che vive senza contrasti fino alla vecchiaia e viene sepolto sulla
collina ateniese di fronte all'acropoli34. Ma il fatto che, in qualche modo,
sia Lino che Museo vengano attratti nell'orbita dei Traci sta a dimostrare
quale significato dovesse avere quell'orbita nella mitologia musicale dei
Greci. Questo significato può forse emergere anche dall'analisi del se
guente
caso.
In una kylix di Spina attribuita alla cerchia del pittore di Fauvel (430
circa), una figura femminile seduta su una roccia suona la lira in un
intenso confronto con Eros che impugna il doppio aulòs (fig. 1). Beazley
ha dichiarato la scena inspiegabile35. Nessuno ha mai pensato alla dea
30Hydria Vaticano 16549 : ARV2, p. 1020, 92; Para, p. 141; Add, p. 154; Schefold e Jung, op. cit. η. 17, p. 94.
31 Schwerin, Staatl. Mus. 708: ARV2, p. 862, 30; Para, p. 425; Simon, op. cit.
η. 29, p. 128 fig. 180-181 ; Schefold e Jung, op. cit. η. 17, p. 133; J. Chamay, Linos ou
l'éducation intellectuelle d'après la céramique attique, Parigi, 1980; J.-J. Maffre, A4,
1982, p. 208 sq.
32 Kylix Louvre G 457 : ARV2, p. 1254, 80; Add, p. 176; Schefold e Jung, op. cit.
n. 17, p. 91 sq. fig. 105.
33 Anfora Londra E 275 : ARV2, p. 1039, 13; Para, p. 443; Add, p. 156; Schefold
e Jung, op. cit. η. 17, p. 92 sq. fig. 106.
34 Paus. 1, 25, 8.
"ARV2, p. 1286; Add, p. 178; S. Aurigemma, La Necropoli di Spina I, Roma,
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Fig. 1 - Ferrara, Mus. archeologico. Kylix 2462 (V. T. 563) : interno (foto Museo).
Bendis come vediamo in una statuetta votiva dal Laurion al Museo nazio
naledi Atene, della metà circa del IV secolo 36. Ma nessuno ha mai dubita
to
che la donna sia una tracia. Porta gli embades di pelle e una acconcia
tura
dei capelli che riflette il nesso «θρήϊκες άκρόκομοι» (le Trace dai
capelli raccolti sulla sommità del capo) di un frammento di Archiloco37.
Si è pensato ad una poetessa tracia di cui peraltro manca qualsiasi ricor
do
storico. Si è pensato anche alla possibilità che rappresenti una Musa,
quella che, avendo generato il mitico Reso da un incontro di amore col
fiume Strimone, spiegherebbe la compresenza di Eros38. Una Musa che,
1960, p. 185 sq. tav. 215-216; H. Froning, A4, 1971, p. 31 sq. ; Berti e Restani, op.
cit. n. 7, p. 4, 61 n. 6; Ringrazio la dott. F. Berti per le cortese concessione di foto
grafie.
36 L. Beschi, in Praktika XII diethn. Syn. Klas. Archaiologias IV, Atene, 1988,
tav. 88, p. 243 n. 13.
37 Archil, frg. 79, 3 Diehl.
38 Berti e Restani, op. cit. n. 7, p. 4 ; Froning, op. cit. n. 35.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)però, contro ogni consuetudine, avrebbe assunto il costume dei Traci. Mi
chiedo se di fronte ad Eros, che è dio dell'amore ma anche della musica,
la figura seduta e incoronata non sia una apparizione divina39. Nel caso
della Bendis la documentazione attica ci ha abituati al riscontro di un
costume canonico costituito dalla alopekis, dalla nebride sul corto chito
ne,dagli embades e dalla doppia lancia che riecheggia la sua epiclesi di
«dilonchos» nelle «Donne di Tracia» di Cratino40. Questo costume noi
vediamo nei due documenti più antichi : lo skyphos di Tübingen con la
dea contraddistinta dal nome, di fronte a Themis che sembra sigiare in
termini ufficiali il riconoscimento ateniese del suo culto attorno al 430
a.C. ; e la kylix del Museo archeologico di Verona con una Bendis che nel
lacorsa sembra significare il suo ruolo di cacciatrice nella natura selvagg
ia41.Lo stesso costume ritroviamo in due rilievi provenienti dal suo san
tuario
al Pireo42. Il primo, al Museo Britannico di Londra, è il dono votivo
di una squadra di vincitori nella lampadedromia a cavallo, già registrata
nel rituale delle Bendidee pireote dalla Repubblica di Piatone : il primo
degli otto efebi nudi e il primo dei due epimeleti stringono in pugno una
fiaccola (fig. 2). Il secondo rilievo, oggi a Copenaghen, è in testa al decre
to
onorifico per i due epimeleti del 329/28, e colloca accanto a Bendis
l'eroe salutare Deloptes. Uno schema iconografico fisso, quindi, che sem
bra escludere una possibile identificazione della dea nella coppa di Spina.
Ma un suggerimento ci viene da Lemno, già isola dei traci Sinties : dal
mondo della sua grande dea arcaica che gli antichi assimilavano a Bendis
e che il Della Seta ha riconosciuto nella terribile cacciatrice di un fram
mento vascolare del suo santuario di Ef estia43. Dea della caccia, della
natura, essa è anche dea della musica. Ce lo attesta la metopa figurata di
uno stamnos arcaico dallo stesso santuario : la megale theos seduta riceve
un omaggio musicale44 (fig. 3). La stessa dea vediamo impegnata in ese
cuzioni
musicali nelle caratteristiche placchette votive fittili sempre di
39 Per Eros e la musica, oltre all'ampia documentazione ceramografica, cf.
Paus. 2, 27, 3.
40 Cratinus, Thressae frg. 80 Koch.
41 Skyphos di Tübingen : ARV2, p. 1023 s.n. 147/148; CVA Tübingen 5, tav. 21.
Kylix di Verona : ARV2, p. 1023, 147; CVA Verona, p. 4 tav. Ili, lb.
42 P. Arndt, La Glyptothèque Ny Carlsberg, 1912, p. 133 sq. ; M. Nilsson, From
Coll. Ny Carlsberg Glyptotek III, 1942, p. 174 sq.; A. Smith, A Catalogue of Sculpture.
Brit. Mus. Ill, 1904, p. 226 sq. n° 2155 tav. 24; F. Poulsen, Catalogue of the Sculptur
e
in the Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen, 1951, p. 168 sq.; Beschi, op. cit. n. 36,
43 A. Della Seta, ArchEph, 1937, II, p. 646-649; EAA II, 1959, s.v. Bendis.
44 Maas e Snyder, op. cit. η. 9, p. 46 fig. 9b.
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Fig. 2 - Londra, Mus. Britannico. Rilievo votivo a Bendis (foto Museo).
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Fig. 3 - Atene, Mus. Nazionale 19272. Stamnos da Efestia (sviluppo di Gilliéron)
(foto Scuola archeologica italiana).
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Lemno : pinakes che hanno perso parte della sovradipintura, non al punto
tuttavia di privarci del loro disegno originario. Lo schema della dea sedut
a,musicante, alata e coronata da un enorme copricapo ο polos ritorna
infine in alcune terracotte frammentarie che ci hanno permesso la rico
struzione
completa del tipo45 (fig. 4). Le rare informazioni scritte non ci
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Fig. 4 - Myrina (Lemnos), Mus. Ricostruzione tipologica da frammenti
di statuette votive (foto Scuola Archeologica Italiana).
avrebbero mai permesso di sospettare questo aspetto della megale theos di
Lemno. Nel caso della coppa di Spina non potremmo esigere, d'altra part
e,che la figura musicante di una possibile Bendis (visti i confronti Lemni) debba rivestire sempre quel costume di cacciatrice col quale normal
mentefigura. Ma che essa possa rappresentare proprio la dea dei Traci
mi sembra confermato dalle figurazioni esterne della coppa (fig. 5-6) :
una serie di efebi con lampade ad indicare più che le lampadedromie
rituali ateniesi di Prometeo, Efesto e Atena (divinità estranee al mondo
45 Cf. AM, 31, 1906, p. 64 n° 15.21.22 (con fig.) e tav. 9, 3. Altri esemplari inediti
nel Museo di Mirina.
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Fig. 5 - Ferrara, Mus. archeologico. Kylix 2462 (V. T. 563) : esterno A
(foto Museo).
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Fig. 6 - Ferrara, Mus. archeologico. Kylix 2462 (V. T. 563) : esterno B
(foto Museo).
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)della nostra kylix), quelle di Bendis, celebrate dalla Repubblica di Piatone
e dal rilievo votivo del Museo Britannico46. Se l'ipotesi è corretta, avrem
mo
acquisito un aspetto inedito, ma non sorprendente, della dea dei Trac
i.Come potremmo pensare che la patria di Orfeo e di Tamiri fosse domi
natada una grande dea estranea all'affascinante mondo della musica?
Una grande dea con uno strumento musicale quale attributo è anche
la Cibele dei Frigi sempre accompagnata dal tympanon nella sua icono
grafia classica ο dai suoi accoliti suonatori di doppio aulos e di cetra nella
redazione altoarcaica della Kubàba di Bogazköy47.
Ma perché un ruolo così importante viene attribuito dal mito alla
Tracia, alla Frigia e alle altre regioni asiatiche? Perché Strabone ricorda
ancora ai tempi di Augusto : και ή μουσική Πάσα θρακία και Άσιάτις
νενόμισται?48
Si è parlato spesso di aree strettamente legate al mondo dei culti
misterici e orgiastici nei quali la musica ebbe sempre un grande ruolo. Si
è fatto appello anche ai valori magico-religiosi e sanatori della musica
primitiva e quindi ad una sua collocazione nello shamanesimo delle peri
ferie del mondo classico49. Le risposte non sono semplici e forse non univoche. La documentazione archeologica, affiancata alle fonti scritte, può
indicare almeno concrete linee di ricerca. Se pensiamo, con un solo esemp
io
limitato all'organologia, che dagli strumenti complessi del sarcofago
di Haghia Triada e della pisside di Chanià si passa alle forme elementari
della phorminx, così celebrata nei poemi omerici e ricorrente nella cera
mica tardogeometrica e protoattica e poi alle ormai elaborate forme della
cetra e di altri strumenti nel corso del VII secolo ci rendiamo immediata
mente
conto di un processo storico 50. Le aree che abbiamo ricordato sono
storicamente collegate con i nomi di alcune delle più note «armonie» ο
scale della musica greca, come la lidia e la frigia (con relative varianti) ; e
sottintendono il fondamentale contributo che, a partire dall'VIII/VII se
colo,
l'Oriente (soprattutto quello prossimo alla Ionia e alla Eolia) dovette
46 Plat. Rep. 327-328b. Per le lampadedromie attiche : E. Simon, Festivals of
Attica, Univ. of Wisconsin, 1983, p. 53 sq.
47 Κ. BiTTEL, in Antike Plastik II, 1963, p. 7-22.
48 Strabo 10, 3, 17.
49 J. Combarieu, La musica e la magia (trad, it.), Milano, 1982, p. 69 sq. e pas
sim; M. TiTLi, Musica e mito, Torino, 1963, p. 27 sq.
50 Maas e Snyder, op. cit. n. 9, p. 1 sq., p. 16 fig. 2 ab, p. 20 fig. 6 sq., p. 42
fig. 1 sq. Per i rapporti orientali cf. ora F. Lasserre, Musica babilonese e musica
greca, in B. Gentili e R. Pretagostini, La musica in Grecia, Bari, 1988, p. 72-95 (bi
bliografia).
MEFRA 1991, 1.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)dare alla Grecia sia sul piano organologico che su quello, connesso, delle
tecniche musicali.
Il mito potrà allora confluire nella storia così come forse un tramite
tra mito e storia è espresso da una kalpis di Basilea con la scena della
testa ancora cantante di Orfeo, già smembrata dalle donne di Tracia e
raccolta - con la lira - dalle Muse e da Terpandro nelle acque di Lesbo
nonché dalla pisside del pittore di Esiodo con l'incontro di Archiloco con
le Muse51. Così, la mitica e radicata concezione dell'origine divina della
musica potrà riflettersi sulle teorie musicali di Pitagora, Damone e Piato
ne
di un ordine cosmico, etico e politico, mentre la geografia culturale dei
suoi miti potrà aprire nuovi orizzonti allo studio delle fasi più antiche del
lasua storia.
51 M. Schmidt, AntK, 15, 1972, p. 128 sq.; Schefold e Jung, op. cit. η. 17, p. 85
fig. 98. Per la pisside di Boston cf. ARV2, p. 774, 1 ; Para, p. 416; Add2, p. 287.