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NN PST ENGE Lewes
Indice
Prefazione
Introduzione del G.M. Armando Corona … ……nnnnneneneneneneenenenenenenenenenen
eenen eenen: Pag.
Prolusione del G.M. degli Architetti Virgilio Gatto … eenen:
>
Le relazioni
A. BAUSANI - Pitagora e l'Islam ee(use,
M. BIANCA- Ordine e disordine come-stsut{ure dell'essere e come categorie della
°
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CONOSCENZA nennen
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D.A. CONCI - I numeri e le cose: le radıci di un antico enigma culturale \*¥-0°4)}......
F. FRANCIOSI - Risultati scentifici e intuizioni nell'astronomia di Pitagora e det Fuoı
»
»
discepoli LME »
M. GUALTIERI
- Riflessi del bensiero di Pitagora sulle arti figurative in Magna Grecia \:'" 5»
R. HAASE
- L’armonia pitagorica tert, Oggi € domant bcsaeseseseeeeeecseteeesesssessieeeeseseaseeeees Last»
»
»
P. IMPARA - u Neopitagorismo e la rifondazione dell'immateriale … … A:
16 »
V. LAZZERONI - L'escatologia pitagorica nella tradizione occidentale …
Val»
T. LIPPARINI - Geometria simbolica e insegnamento esoterico. Influssi pitagorici nella
23
33
43
57
61
71
83
87
97
109
Massoneria … nennen Lab.
»
116
M. MORAMARCO
- Pitagora, la Massoneria e l'India … nnn LAAN
B. PARODI - If modello mitico di Pitagora pm varta.
»
>
H. REINALTER- Utopia...\ . }| ei } eeen
>
119
127
133
P. ROBERTI - Approccio alla convergenza tra Pitagorismo e Buddismo
»
A. SZABO- U Pitagorismo e la matematica deduttiva 7"... a Ra
>
139
145
C. TÖROK- Nuove ricerche sul verbo di Pitagora … neen!AMD
>»
151
A. COCCHI - Vitto pitagorico per uso della medicina nenn el SA
>
159
C. GENTILE- Az Libert Muraton del Mezzogiorno (per un avvenire cheé di tutti wrx? ee
»
C. GENTILE- L'avventre pitagorico nel Rito di Memphis e Misraim … …\ ANA.een
I RESTI - Tavola pitagorica e quadrati magici … nnee KEN
C. VITALI - U numero e tf posseso della natura...
»
>
»
178
184
Le comunicazioni
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Interventi e dibattito
C. PELLEGRINO - GA incommensurabili … nnen
eneen venen ennen
B. PARODI - Risposta a C. Pellegrino … nnen
F. GAETANO - Domanda a M. Moramarco .............…...........................
eveneens
M. MORAMARCO - Rısposta a F. Gaetano
nennen nennen
N. ARIANO - Domanda a M. Branca … nennen
eeens eeens eneen:
M. BIANCA - Risposta a N. Ariano ……nnnnnenenennnen
ennen nnee
senden senen
S. HÖBEL - Rapport: della Tradizione Pitagorica con la dottrina dei cicli cosmici ............
M. MACALE - La rivoluzione interiore del Pitagorismo e l'educazione … nnn
U. BARTOCCI - Pensiero pitagorico e visione dualista della matematica … nnn
A. SZABO - Rısposta a U. Bartocci …
eenen eneen eeneeeneeneserneneen ennen:
D.A. CONCI - Risposta a U. Bartocet … eneen
sereen eneen eenen
M. BIANCA - Risposta a U. Bartocci e a D. A. Conct
P. BOLDRIN - Tradizione e Neoplatontsmo … … nnen
G. PUCCI - Ricordo che fa rivivere ue
F. FRANCIOSI - Consideraziont final
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»
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Chiusura del convegno
A. SZABO - Saluto …
V. GAITO - Saluto …
eenen nnee
ennen neren
A. CORONA - Saluto …
ere rennes nennen
en
»
»
»
241
242
243
Le manifestazioni culturali
M. MONALDI - Arti visive 0.00 lee en bn
Concerto nnee se Mal
A. COLOMBO - ‘‘Tonzhalen’’
VOD
N
TAGEN
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»
ERST cy
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)ORDINE E DISORDINE
COME STRUTTURE DELL'ESSERE
E COME CATEGORIE DELLA CONOSCENZA
Professore Associato di Filosofia
della Scaenza
presso la Facolta di Magistero dell Unisenstà da
Siena.
Si & laureato in filosofia presso Umewersita
I
dz
mee
extero
all
anni
vari
Genova ed ha trascorso
gli stati Uniti dove ba studisto e fatto ricerca
presso la Wayne State University e la University
of Michigan dove ha conseguito d Master of
Science in Computer Sciences.
Si occupa di filosofia e di filosofss della scienza ed ha pubblicato vari saggi e volumi
tra cut:
Elementi di Teoria degli automi, Teorie e sistemi scientifici, Dalla natura alla societä, L'esistenza tmmaginata.
larli, dall’altra, sono utilizzati come ‘‘imposizioai’ dell’intelletto umano su un essere che non si
disvela ma può solo essere ‘‘ricostruito’” sulla base di ‘‘modelli’’ indipendenti dalla sua esistenza
e dalla sua struttura.
Una posizione per certi versi intermedia può
essere rinvenuta in Aristotele il quale nella Metafisica considera le forme come appartenenti
all’essere, l’intelletto umano le disvela, ma allo
stesso tempo una volta disvelate sono disponibili
all’intelletto per poter raggiungere l’essere. Tuttavia, questa posizione ‘‘intermedia’’ nella Metafisica aristotelica non é così limpida in quanto
sembra che prevalga la concezione secondo cui le
forme sono essenzialmente attributi dell’essere.
Posizione questa che, come é noto, in tal senso,
si pone in modo diametralmente opposto a quella Kantiana delle forme a priori dell’intelletto,
1;
Le categorie di ordine e disordine sono state
usate molto spesso nella storia della filosofia €
della scienza sia in riferimento ad una swppostz
struttura dell’essere, sia ad una, ancora
una volta
supposta, struttura dell’intelletto umano. Forse
si puö addirittura sottolineare che esiste uno
spartiacque tra quelle concezioni che hanno pensato all’ordine e al disordine come “‘attributi””
dell’essere e quelle altre che invece li hanno considerati come ‘‘prodotti’’ o elementi ““a priori””
dell’intelletto umano. Da una parte sono insiti
nell’essere e l’intelletto umano può solo disveche non hanno nessuna valenza ontologica in
senso stretto.
Una tesi veramente intermedia può essere invece trovata, contrariamente alla interpretazione
aristotelica, su cui ci si soffermerà nel seguito,
nel pensiero pitagorico in cui le forme sono attribuu dell’essere, sono insiti nelle cose, ed allo
stesso tempo sono strumenti dell’intelletto, del
yous, utili per riuscire a comprendere e raggiungere l’intima ed originaria natura dell’ essere.
In questa relazione vorrò sostenere proprio
questa tesi passando attraverso una breve analisi
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)di alcuni dei concetti fondamentali del pensiero
dei pitagorici, tentando così di portare anche un
contributo a questa tematica teoretica, che per
po del pensiero matematico, non solo per alcune
essere attentamente esposta ed esaminata necestanza dell’uso dello strumento matematico nella
conoscenza del mondo.
Tuttavia, in questa breve relazione non mi
occuperò di tutte queste questioni e di altre ansiterebbe certamente di uno spazio ben più ampio di quello consentitomi in questa relazione.
2.
Adtdc Epa, lui lo disse. Con questa espressione ci si riferiva a Pitagora senza nominare il
suo nome negli ambienti esoterici ed essoterici
dei secoli VI e V a.C. Le testimonianze antiche
su Pitagora lo avvolgono in un’aria di mistero: si
disse che fu figlio di Ermete, secondo Diogene
Laerzio, e più d’una tradizione e di un critico lo
avvicinano (si vedano per esempio, Robin e
Schuré) ai misteri orfici. Tuttavia, al di B di questo inserimento di Pitagora in una tradizione
mistico-esoterica, il suo pensiero, o meglio quello dei pitagorici primi e secondi, ha svolto un
ruolo fondamentale ed unico nello sviluppo del
pensiero occidentale, religioso, filosofico e scientifico. Si pensi, per esempio, alle influenze del
pitagorismo sul pensiero di Platone, che fu addirittura tacciato da autori antichi di avar copiato
alcuni testi pitagorici e averli fatti suoi; è certo
che il pensiero di Platone è legato ad una concezione ideale ed armonica del mondo lunare che
risale ad affermazioni gia presenti in forme diverse nel pensiero pitagorico.
Si pensi, poi, a quanta attenzione venne dedicata da Aristotele, in particolare nella Fisica e
nella Metafisica al pensiero pitagorico; si pensi
all’ importanza di pitagorici come Archita di Taranto per l’avanzamento della tecnologia o, ancora, discendendo nei secoli nello sviluppo della
scienza, addirittura a Galileo che, a partire da
una concezione di stampo pitagorico, sottolineò
l’importanza della matematica nella conoscenza
formulazioni specifiche, come quella dei numeri
irrazionali, bensi per aver sottolineato l’imporcora riferite ai diversi aspetti del pensiero pitagorico, bensì mi soffermerò solo, e non è poco, perché è centrale a questo pensiero, sui concetti di
numero, di ordine e di armonia. In questa direzione restringerò la mia attenzione solo agli
aspetti filosofici di questi concetti tralasciando
quelli di natura mistico-religiosa, simbolica ed
esoterica e strettamente scientifica; aspetti questi
di grande rilevanza per la comprensione dello
sviluppo del pensiero occidentale, ma troppo
ampi per poter essere esaminati, anche solo per
accenni, in una sola relazione.
Restringerò poi ancor più la mia attenzione a
quella questione filosofica che gia Aristotele nella Mefafisica aveva toccato proprio in riferimento
ai pitagorici ai quali si riferisce con l’espressione
oi kakoúpevor nußayöpeıon! la forma, l’armonia e la loro fondazione numerica, coincidono
con la realtà od invece sono dei modelli costruiti
dall’intelletto umano?
Una questione questa che si ritrova al centro
del pensiero sia platonico che aristotelico: da una
parte i modelli, gli archetipi, sono separati dalle
cose ed esistono in un mondo a se stante ed ontologicamente indipendente, di cui quello delle
cose ne & solo una copia; in Aristotele, invece,
materia e forma sono inscindibili e la conoscenza
del mondo consiste nell’evidenziare la forma
della materia, quella forma che è causa comune
a più cose ed è quindi universale.
Una questione questa che ritroviamo affrontata in molti altri autori, alcuni dei quali indel mondo. Infine, come é noto, il pensiero pifluenzati proprio dal pensiero pitagorico come
tagorico ebbe una grande influenza sullo svilup-
Bruno, o platonico come Spinoza, e che è fonda-
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)RELAZIONE
mentale non solo ad ogni concezione metafisica,
ma ad ogni tipo di ontologia, anche
se può essete risolta
in modi diversi. Ma, come
gia dicevo
poco sopra, l’influenza pitagorica e in particolare le questioni relative derivate si ritrovano nel
35
Solo in un secondo tempo riprenderò quella
questione che sta dietro al titolo di questa relazione: ordine e disordine come strutture dell’ escorso dell’intero sviluppo della scienza sino ad
sere € come categorie gnoseologiche.
Occupiamoci
della natura del numero secondo i pitagorici.
oggi, seppur espresse con strutture linguistiche e
Da un punto di vista strettamente matematicategoriali diverse; si pensi alla discussione
sull’ordine del mondo naturale, sullaimportanco, il concetto di numero dei pitagorici non si
differenzia, a mio parere, dal modo usuale di
za della struttura sulla composizione e diversificazione degli elementi chimici, od ancora sulle
concepirlo, anche se alcuni autori, come
il Robin, soffermandosi sugli aspetti geometrici del
numero, ritengono che i pitagorici non lo concestruttura atomica e nucleare e sul caso € la necessita.
Spinoza in una forma di pitagorismo ontologico, come ben si sa, parlava di ordo ef commexzo
rerum e ordo et connexio idearum sostenendo
chiaramente che l’ordine & insito nel mondo €
l’uomo non può fare altro che metterlo in ewidenza e nel suo comportamento non può che
adeguarsi ad esso.
Di questi e di altri riferimenti e collegamenti
se ne possono fare moltissimi, ma in questa sede
non mi voglio soffermare su di essi perché, per
essere validamente accettati, necessitano di
un’analisi approfondita, ed anche testuale, ben
diversa dagli accenni generici che ho ricordato, €
che non mi sono posto come compito im questa
relazione.
I riferimenti che ho presentato mi sono utili
solo per sottolineare, ancora una volta, sebbene
cid sia molto noto, quale importanza abbia avuto il pitagorismo nello sviluppo del pensiero occidentale e come la questione fondamentale
dell’ordine del mondo sia ancora oggi un nodo
fondamentale all’interno sia dell’ontologia che
di alcuni importanti settori della scienza contemporanea.
Passo quindi ad analizzarein modo più dettagliato la maniera in cui nel pensiero pitagorico
sono stati concepiti il numero, l’ordine e l’armonia.
pissero in modo astratto come venne concepito
nel seguito; si deve però dire, come diremo ancora, che la geometricita del numero non corrisponde
alla sua essenza, bensìè una sua rappresentazione. Tuttavia, anche da tale punto di vista sorge inevitabile la questione dello stato ontologico
di questi enti: sono enti materialie non
sensibili, anche se si pud percepire una loro rappresentazione sensibile (da qui anche lo stretto
rapporto tra enti numerici ed enti geometrici):
ma dire questo non comporta certamente la questione relativa al loro stato ontologico.
Non essendo sensibili e materiali devono appartenere ad un mondo che sia diverso da quello
in cui possono
cadere gli enti materiali e sensibili. Si può dire che siano enti intellettivi sia come
prodotti dell'intelletto sia come forme a priori
dell intelletto, cioè proprie di esso, e non prodotte da un processo intellettivo; si può così
accettare una concezione di tipo costruttivista oppure si sostiene che sono forme che appartengono ad un mondo reale ma diverso da quello sensibile ¢ materiale e si accetta così la concezione
secondo cui i numeri non sono costruzioni mentali, bensi forme ed archetipi cosi come sono
concepite le idee nel mondo lunare di Platone;
in effetti, Platone in vari dialoghi concepisce i
numeri proprio come archetipi appartenenti al
mondo delle idee. Ma questo sembra solo
in par-
Página 6
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)te il modo in cui vennero concepiti dai pitagorici
primi e secondi.
2
Da qui, come gia Aristotele sottolineava nella Metafisica, sorge il problema del rapporto tra i
same sort of function.... as it had always been
required to perform. It is admittedly no longer
simply Limit népac; but....being in fact nenepacpévov..... it is enabled to fulfil the same role as that ultimate principle of which it is the
numeri e le cose sensibili, rapporto di cui mi occuperò nel seguito.
Se non sono forme a priori nè costruzioni
first product’’?.
I Pitagorici antichi o primi, contemporanei
dell’intelletto, allora è necessario chiarire il modi Alcmeonee scolari di Pitagora, si soffermano
do in cui essi vengono prodotti e qual é il loro
soprattutto sull’antitesi ed in particolare su quelstato ontologico.
la tra l’uno ed il molteplice.
Aristotele nel primo libro della metafisica
3,
“Tutti i numeri.....sono dall’uno’’, dicevano alcuni pitagorici, tuttavia l’origine dei numeri è una questione controversa da un punto di vista filologico, ma al di là di questioni di questa
natura, si può dire che v’é una certa differenza
così li descrive: ‘‘......pensarono che i principi
della matematica fossero i principi di tutti gli esseri. Tra i principi matematici i numeri sono primi per natura, e i Pitagorici credettero di vedere
nei numeri, più che nel fuoco, nella terra e
nell’acqua, molte somiglianze con le cose che sotra i pitagorici antichi e i così detti moderni.
no e che divengono, sicché una proprieta dei nu-
Maddalena, pensa che questa differenza sia evidente: ‘‘i Pitagorici antichi contrapponevano
l’uno al molteplice come il pari al dispari e il
quadrato al rettangolo e il limite all’illimitato, e
i Pitagorici secondi dicevano che l’uno é dal dimeri sarebbe la giustizia, un’altra l’anima e l’intelletto, un’altra ancora l’occasione e così
che ci informa Aristotele, col dispari) e dall’illivia...Infine tutte le altre cose apparivano modellate sui numeri in tutta la loro natura e i numeti
da parte loro sembravano come i termini assolutamente primi di tutta la natura. Per queste ragioni essi credettero che gli elementi dei numeri
mitato (identificato, come ancora ci informa Aristotele, col pari)’’ '. In tal senso gli antichi pitafossero gli elementi di tutti gli esseri, e che tutto
l’universo fosse armonia e numero’. E quegli
gorici sono intimamente legati alla scuola ionica.
Tuttavia, questa distinzione può in effetti essere
superata sulla base di quanto sostiene il Raven:
per questo autore identica é, nella sostanza, la
funzione dell’uno nel pensiero dei Pitagorici antichi e nel pensiero dei Pitagorici recenti.
elementi dei numeri di cui parla Aristotele sono
il pari ed il dispari: da questi deriva ed è formato
l’uno e il numero deriva a sua volta dall’uno.
Aristotele poi nel quinto capitolo del primo
libro della Metafisica parla di altri Pitagorici:
Cosi dice il Raven: ‘“The later generation of
Pythagorans accordingly abandoned the equation of One with Limit and regarded the first
limite illimitato, dispari pari, uno molteplicità,
destra sinistra, maschio femmina, in quiete in
movimento, retto curvo, luce tenebre, buono
unit as derived from the mixture in equal proportions of the two fundamental principles. But
despite this important alteration... the derived
One was still the indispensable starting-point of
cattivo, quadrato oblungo’’‘.
cosmogony. It continued, in fact, to perform the
cioè ogni numero dispari: onde tanti furonoi lispari e dal pari, dal limite (identificato, secondo
“‘dicono che i principi sono dieci, così appaiati:
In sostanza, per ‘‘i Pitagorici nuovo limite
non fu più l’uno (0 il dispari in quanto partecipe
della natura dell’uno), ma il dispari per sé, e
Página 7
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miti quanti sono i numeri dispari. Al limite uno
si sostituirono così i limiti molteplici’’*.
Infine, dal concetto di antitesi dei Pitagorici
zio, ed in cid appaiono ancor più come l’originario di cui la spazialità geometrica ne € una possiantichi si passé a quello di armonia che permise
mondo.
Passiamo ora a considerare i concetti di ordine e di armonia.
una concezione del mondo ben diversa da quella
sostenuta dagli autori della scuola ionica.
Una caratteristica fondamentale della concezione dei Pitagorici è quella secondo cui i numeti non sono solo degli enti aritmetici bensi anche
delle entita geometriche. In tal senso, debbono
avere una esistenza sensibile, se si interpretasse
questa loro caratteristica come parte della loro
natura
e
non
come
una
loro
“‘rappresentazione”’. Aristotele dice: **I Pitagorici ricavano tutto l’universo dai numeri, ma non
considerano i numeri come insiemi di unita, e
anzi fitengono che le unitä abbiano
grandezza...”’s.
Il Robin nell’esaminare questa questione, sostiene che per i Pitagorici ‘‘il numero non à ancora concepito sotto una forma rigorosamente
astratta’’’. In effetti i pitagorici raffiguravano,
come € noto, i numeri sotto forma di figure geometriche ed utilizzavano proprio un metodo
geometrico per la costruzione della serie dei nubile rappresentazione utile alla misurazione del
4.
In due fondamentali àyoóopata, o ‘‘articoli del catechismo'"s, degli acusmatici si ritrovano
due idee predominanti del pensiero pitagorico:
“che cosa c’é di più saggio? Il numero. Che cosa
c’e di più bello? L’armonia’’”.
Sin ora si & visto come i Pitagorici concepivano i numeri come le forme del mondo, le categone dell’i
ed inte
principi lle
rtoe
da cui derivano
somo costituite tutte le cose. La scelta del numero
come principio. forma o struttura dell’ essere, significava anche pensare, in termini più rigorosi
di quanto pensavano i pensatori precedenti al pitagori
ad un ordine
smo
, un ordine
del mondo:
che può essere effettivamente misurato attraverso la costruzione dei numeri e dei relativi enti
geometrici.
che i numeri non venivano concepiti come enti
L'ordine, venne inteso in particolare come
uaa composizione di elementi in antitesi, nei
pami pitagorici, ancora legati alle cosmogonie
“perché pur senza essere considerate con
cid coconcezione quest’ultima che fu quella più diffusa nel mondo antico. L’armonia venne intesa comeri; tuttavia, cid non ci può indurre 2 pensare
astratti, come afferma Robin. Egli sostiene
che d
numero non € inteso in modo veramente astratıo
me un continuo, è una figurazione spaziale di
punti (o monadi), separati gli uni dagli aleri”"=.
E necessario a questo punto sottolineare, al
di là di una suddivisione di vari tipi di numeri
come qualche critico ha proposto, come la caratteristica geometrica dei numeri non faccia parte
della loro essenza, bensì ne sia una loro raffigurazione che permette un loro uso nella ““misurazione del mondo’’; questa unione della aritmetica con la geometria @ tuttavia molto rilevante
proprio perché i numeri sono la forma dello spaantiche, € come armonia nei pitagorici secondi:
me una struttura in cui erano collegati elementi
diversi, che era soggetta a delle regole specifiche
che erano estrinse
ancora cate
una volta nella costruzione dei numeri geometrici attraverso quello strumento teorico che portava il nome di gnomone.
Tuttavia à necessario ribadire che nel pensiero pitagorico v'è stato quel significativo sviluppo
che ho segnalato poco sopra, evidenziato da vari
interpreti, dalle concezioni dei primi pitagorici a
quella dei secondi. 1 primi pitagorici, ancora le-
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)gati alle concezioni della scuola ionica, ritenevano che il mondo fosse costituito non tanto da
una armonia quanto da una antitesi di elementi
opposti: antitesi che in un modo o nell’altro ponia composta da elementi illimitati e da elementi limitanti: il cosmo nella sua interezza, e tutte
le cose che sono nel cosmo’’".
neva nel mondo un certo grado di disordine, anlao, & definita così: ‘‘L’armonia nasce solo dai
che se questa antitesi si ricomponeva, non però
come sintesi, nell’uno considerato come compocontrari; perché l’armonia è unificazione di molsizione di opposti.
scordanti’”: ‘‘armonia, perché gli elementi illi-
‘‘Per i Pitagorici antichi limite (separato) era
l’uno (o il dispari concepito come partecipe della
mitati
natura dell’uno), illimitato (separato) era il mol_ teplice (0 il pari concepito come partecipe della
L’armonia in particolare poi, secondo Filoti termini mescolati, e accordo di elementi die
gli
elementi
limitanti
si
integravano.…..""".
L’armonia come ‘‘mescolanza e sintesi dei
natura del molteplice)’’".
Nei secondi pitagorici, invece, si passa ad
contrari’’'® elemento sérutturale e strutturante
dell’ essere e quindi non solo delle cose inanimate bensi anche di quelle animate per cui anche il
una concezione che vede l’universo costituito da
corpo e l’anima sono armonia, e la salute stessa
una armonia che si fonda sulla composizione
profonda di elementi illimitati, l’illimitato o
a&meipov e, di elementi limitanti, il limite o
népag. In questo senso ‘‘per i pitagorici nuovi
limite non fu più l’uno (0 il dispari in quanto
partecipe della natura dell’uno), ma il dispari
per sé, e cioë ogni numero dispari: onde tanti furono i limiti molteplici’’”.
L’uno diventa così l’armonia del pari, cioé
dell’ illimitato in quanto indefinitamente divisibile e del dispari, cioë del limite in quanto é indivisibile. ‘‘L’ uno @ armonia di ciascun pari integrato da ciascun dispari, armonia che si trova
nella singola cosa, analoga alle altre singole
cose’. Cosi Filolao si esprime: ‘‘Tutto cid che
è, deve essere o limitato o illimitato, o limitante
o illimitato: non ci possono essere soltanto elementi limitanti nè soltanto elementi illimitati.
Poiché dunque è evidente che le cose non possono essere composte da tutti elementi limitanti né
da tutti elementi illimitati, è evidente che il cosmo e le cose che sono nel cosmo sono armonicamente composti (ouvapu60n) da elementi lirisulta dall’equilibrio:
“La salute risulta dall’equilibrio (icovopia)
e dalla mescolanza proporzionata (GÚHHETPOG
KpGoic) di qualita (Sbvapetc) che - secondo
una legge generale (....)- si oppongono due a
due: umido e secco, freddo e caldo, amaro e dolce. La malattia @, invece, la supremazia di uno
dei termini dell’una o dell’altra coppia’’”’.
Inoltre ‘‘ogni cosa & un’armonia di numeri e
il numero è un’armonia di opposti, si che....gli
elementi dei numeri sono insieme gli elementi
delle cose’’”.
Il mondo, poi, essendo armonia, deve avere
avuto inizio e la sua generazione deve essere
‘‘analoga a quella dell’armonia del numero’’”.
Si tratta di una armonia che ha il duplice
aspetto di essere strutturata dall’armonia del numero e dalla rappresentazione geometrica: in tal
senso il mondo è armonia geometrica e numerica
allo stesso tempo.
Si & detto che armonia @ mescolanza e sintesi
dei contrari, ma cos’é in senso ontologico? Si
può dire che l’armonia sia l’ordine del mondo e
Da cid deriva, secondo quanto dice Filolao,
tale ordine è costituito dalla composizione dei
numeri e dalla loro rappresentazione armonica
che: ‘‘La natura del cosmo (0 universo) è armoin senso geometrico; la struttura dei numeri, o
mitanti e da elementi illimitati’’.
Página 9
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meglio della serie numerica, e della loro rappresentazione geometrica, è quindi la risposta dei
Pitagorici alla domanda metafisica, ed in particolare ontologica, ti pálota, cosa c'e di piú?
L’armonia è ‘‘unità del molteplice e composta e concordanza delle discordanze""=, in tal
- 39
sia come enti che hanno un loro specifico stato
ontologico, sia come categorie interpretative
dell’essere. La questione
che ora si vuole affrontare quella relativa al rapporto tra i numeri le
cose, dowe con il termine cosa intendiamo riferirci alle sostanze sensibili.
molteplici cose sensibili quante sono in numeri-
Un tema questo di fondamentale importanza che fu messo in risalto gia da Aristotele il quale afferma che i pitagorici sostenevano che i numeri non sono separati dalle sostanze sensibili:
ma anche il molteplice, o meglio ogni ente sensibile & esso stesso armonico in quanto rispecchia
““ Anche i Pitagoriciammettono
un solo numero,
quello matematico; senonché, sostengono, quel
l’armonia dei numeri che ne sono la forma € allo
numero non © separato dalle cose chè, anzi, le
sostanze sensibili sono costituite da esso''.
senso è uno e molteplice allo stesso tempo: uno
come totalità di opposti strutturati in modo armonico, e molteplice in quanto costituito da
stesso tempo lo strutturano; qui si inserisce il tema della costruzione dei numeri come ricostruzione delle cose sensibili ognuna di esse awente la
forma geometrica strutturata da uno specifico
numero; e cid non vale solo per gli enti strettamente sensibili, ma anche per quelli di natura
non sensibile come la giustizia o l’anima. In tal
senso si tratta di un ordine armonico che € misufa e strumento misurante del mondo: un ordine
misurabile, geometricamente rappresentato, la
cui struttura o forma è dovuta alla forma numetica sottostante. Per questo l’ordine nascosto del
mondoé proprio l’ordine numerico fondato sulla serie numerica come principio e struttura del
mondo.
Un ordine armonico, come compresenza di
contrari, che € insito nell’intero cosmo, non come proprietà solo di questo nella sua totalitä,
bensi come qualcosa che& proprio di ogni ente
sensibile o meno; per questo l’ordine armonico
diventa la forma e il modello strutturante di
ogni cosa esistente.
Passiamo ora a considerare il rapporto tra i
numeri e le sostanze sensibili.
si
Nelle pagine precedenti abbiamo accennato
che i numeri sono stati concepiti dai Pitagorici
Ma questa affermazione
di Aristotele non &
del mutto chiara e si rende necessario precisare
che i numeri non solo sono tuttuno con le cose,
ma sono i principi primi di tutte le cose, cosi come per i pensatori della scuolaionica principi
primi erano I’ acqua, l’aria o il fuoco.
Come principi primi i numeri sono i modelli
di atte le cose € tutte le cose appaiono modellate sui numeri: “tutte le altre cose apparivano
modellate
sui numeri in tutta la loro natura’’*.
Se i numeri sono i principi primi delle sostanze sensibili allora si può anche dire che gli
clementi dei numeri sono elementi delle sostanze sensibili- “Per queste ragioni i pitagorici credettero che gli elementi dei numeri fossero gli
element di tutti gli esseri, e che tutto l’universo
fosse armonia
¢ numero’’>.
In tal senso il numero é inteso ‘‘sia come
principio. sia come materia delle cose che
sono“. I numeri, sulla base di una interpretazione platonica, sono i modelli delle sostanze
sensibili e Aristotele sostiene che i pitagorici dicono “che le cose sono per imitazione dei numen°7, e sottolinea
poi che per Platone, invece, si
watt non di imitazione bensì di partecipazione.
Ancora. tali modelli sono nelle cose sensibili
© somo separati
da esse?
Página 10
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Anche su questa questione Aristotele si sofferma più di una volta nella Metafisica affermandenza a identificare il numero con le cose, cosi
do l’impossibilità di una chiara coincidenza tra
te particolare, come la giustizia; tuttavia, a diffecose e numeri sostenuta dai pitagorici: ‘‘Se esistono gli enti matematici, è necessario che essi o
renza delle idee platoniche che sono universali
per tutte le molteplicità simili, i numeri possono
riferirsi, specie nella loro rappresentazione geosiano nelle cose sensibili, come dicono alcuni, o
siano separati dalle cose sensibili (ché altri asseriscono questa tesi), oppure, se non sono in questi
due modi, o non esistono o esistono in qualche
altro modo’’#.
La soluzione del problema del rapporto tra
enti matematici ed enti sensibili poneva su due
fronti da una parte i platonici per cui, come è
noto, i modelli delle cose, siano essi numeri o altri enti, sono separati dalle cose; dall’altra i pitagorici e i platonici pitagorici che affermavano che
i numeri non sono tuttuno con le cose ma sono
dentro di esse. Ancora Aristotele: ‘‘I Pitagorici
vedendo che molte proprieta dei numeri apparavviene quando si assegna un numero ad un enmetrica, a molteplicità diverse. Questa sostanziale differenza con la concezione platonica ci
permette di asserire che il numero pitagorico sia
una forma che é il fondamento delle cose, ne é il
principio come forma, ma non si identifica con
nessuna di esse; in tal senso possiede uno specifico stato ontologico distinto da quello delle sostanze sensibili, in cui si trova, ma non si ‘‘confonde’’ con esse.
Passiamo infine ad esaminare il modo di considerare numeri, ordine aritmetico e geometrico
ed armonia come strutture ontologiche e come
categorie conoscitive.
seri sono numeri, non numeri separati, ma quel-
Il problema della diversa natura del numero
e delle relative categorie è fondamentale per
li di cui consistono’’”.
Per Aristotele i Pitagorici, oltre a porre come
per usare i termini Aristotelici.
tengono ai corpi sensibili, stabilirono che gli esprincipi delle cose degli enti non sensibili, hanno anche individuato la presenza di due tipi di
cause che richiamano la distinzione aristotelica
tra materia e forma: ‘‘E chiaro che costoro pensarono che il numero fosse principio sia come materia, sia come qualita, permanente ed impermanente, delle cose che sono’ ’®. In questo senso
i numeri sono delle forme insite nelle cose, ed allo stesso tempo sonoi loro principi. Il rapporto
allora tra il numero e le cose è di natura articolata: il numero ha un’esistenza a se stante, come
diremo ancora, ma é altresi insito nelle cose, di
chiarire il tema dei rapporti tra forma e materia,
Per comprendere questa natura è utile innanzitutto ricordare le parole di Filolao che ci
permettono di sottolineare l’interpretazione non
solo ontologica dei numeri: ‘‘Tutte le cose che si
conoscono hanno un numero: senza il numero
non sarebbe possibile pensare né conoscere alcunché’”>!: ‘Kai nävra ya wav yryvooKópeva
äpiBuóv Exovrı où yap oiov TE oddév OÙTE vonôfimev obte yvmodfiuev &vev tovtov.’’2.
Queste parole di Filolao sono fondamentali
e, a mio parere, chiariscono la concezione pitacui ne à il principio, inteso come la loro forma.
gorica che è da una parte di natura ontologica e
dall’altra di natura gnoseologica.
Ma le cose allora sono copie dei numeri (modelli)
Non si può dire che i numeri, l’ordine e l’arin senso platonico? Direi di no, in quanto i numonia, esplicitata in particolare dalle rappresenmeri, pur essendo universali, sono forme che valtazioni geometriche dei numeri, siano forme insite nelle cose e nel mondo; nè si può dire che
siano soltanto, in termini Kantiani, degli a priori
gono per una molteplicita di cose di natura diversa. E vero che in alcuni Pitagorici v’é la ten-
Página 11
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)che strutturano la conoscenza, ne pongonoi limiti, e petmettono di inquadrare il mondo.
Per i Pitagorici v’® un uso speciale di queste
categorie: € pur vero che esse sono ontologicamente fondate e fondanti, ma sono anche categorie dell’intelletto, non a priori ma costruite
dall’intelletto, ed in terzo luogo sono enti che
posseggono un loro stato ontologico diverso da
quello delle cose e degli enti intellettivi, cioè
propri dell’ intelletto.
se al mondo delle sostanze sensibili o cose del
mondo sensibile.
Ed & forse in questa loro “‘naturalita’’,
sono
configurazioni
del sistema nervoso centrale, che
si può nascondere il collegamento
analogico con
le forme sottostanti dell’essere distinto dall’intelletto umano. Come dire che il modo di funmonia, ma in particolare i numeri che sono il sozionare dell'intelletto umano ‘‘produce’’ nello
stesso modo, e produce forme, nello stesso modo
in cui le “‘produce”’ il resto del mondo dei fenostrato dell’ordine e dell’armonia, sono si insiti
meni. La simmetria,
per esempio, é il prodotto
In questo ultimo senso numeri, ordine, arnelle cose e nell’intelletto, ma in realta il loro
stato ontologico non si confonde né con le une
nè con l’altro, ma si colloca in una realta distinta; in questo senso appaiono come costruzioni
dell’intelletto umano prodotte dal suo modo
specifico di funzionare fondato sulla sua struttuta bio-chimica. In altri termini sono si prodotti
dell’intelletto ma lo sono perché l'intelletto li
produce in modo ‘‘automatico’’: & il modo di
funzionare dell’intelletto che tende a creare
_ strutture numeriche e geometriche che, a sua
volta formulate, vengono riferite al mondo circostante. Per questo motivo svolgono una funzione
gnoseologica.
Allo stesso tempo però questo prodotto
dell’intelletto applicato alle sostanze sensibili fa
‘‘apparire’’ che queste abbiano la tendenza a
strutturarsi nelle medesime forme: un’analogia
strutturale tra l’intelletto umano ed il mondo
delle sostanze sensibili. Per questo si pud dire
che il mondo sia costituito da ““forme”" che analogicamente l’uomo ritrova nel proprio intellerto.
Si tratta così di categorie intellettive, ed in
tal senso appartengono al mondo degli enti intellegibili, e di forme dell’ essere € cost appartengono alla sua struttura. Tuttavia, se sono forme
che si producono nell’intelletto à pur vero che
del funzionamento
del sistema nervoso centrale
che opera nello stesso modo in cui ha operato
“ja natura” nel “‘produrre’’ le simmetrie del
mondo delle cose e degli esseri viventi.
Questa coincidenza
strutturale ed operativa
permette di asserire che le forme sono allo stesso
tempo nell’intelletto
e nelle cose e questo forse
volevano proprio dire i Pitagorici anticipando di
molti secoli alcune asserzioni attuali della scienza secondo cui il sistema nervoso centrale, proprio per il modo in cui é fisicamente strutturato,
produce forme come l’armonia, la simmetria,
ecc; e nel mondo naturale si trovano forme riconducibili proprio a questo modo di funzionare
del sistema nervoso centrale. Non si tratta però
di una sdeguafio in senso strettamente ontologico, bensi di una supposta cotncidenza
di funziomalitä che porta a supporre l’esistenza di una
analogia che ci permette di asserire che le forme
da noi prodotte sono anche forme del mondo.
Si tratta però pur sempre di una supposizione ontologica che ci permette di dire che se l’intelletto ed il mondo tendono ad operare nello
stesso modo, allora il soggetto non può che utilizzare questo suo funzionare dell’intelletto per
far councidere’ € corrispondere i suoi prodotti
con le forme di quelli che si producono o si sono
prodour
nel mondo.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)(CGR B Ope eee
MARIANO BIANCA
Ma data la diversita delle cose nel mondo si
può dire che la coincidenza si avrà solo là dove vi
sia una analogia di funzionamento e non altrove, e questo altrove resta per sempre sconosciuto
all’uomo; a meno che l’intelletto umano possa
produrre un intelletto artificiale, costituito sia da
una evoluzione del materiale biologico sia dalla
formazione di strutture ‘‘teoriche’’ che possano
in un modo o nell’altro supporre dei tipi di analogie diverse da quelle natura-intelletto biologi-
13 I Pitagorici, op. cit., p. 49
14
15
Diels-Kranz, Vorsokratiker, 44 B.2
Diels-Kranz, Vorsokratiker, 44 B.1
16
I Pitagorici, op. cit., p. 192
17 I Pitagorici, op. cit., p. 50
18 I Pitagorici, op. cit., p. 182
19 L. Robin, op. cit., p. 93
20
21
22
23
24
L Robin, op. cit., p. 83
L. Robin, op. cit., p. 89
L.Robin, op. cit., p. 83
Aristotele, La Metafisica, XIII, 6, 1080b, 16-19
Aristotele, La Metafisica, I, 5, 985b, 33-34
co.
25 Aristotele, La Metafisica, 1, 5, 986a, 1-3
In ogni caso resta sempre il fatto che la coincidenza appare ad un livello di supposizione, ma
questa volta, alla luce di recenti affermazioni
26
27
scientifiche, si tratta di una supposizione fondata su una plausibile analogia mente/mondo che
satebbe la sola a permetterci di asserire che le
forme siano proprie dell’intelletto e del mondo
pur presentandosi in modi diversi nell’uno e
nell’altro.
Aristotele, La Metafisica, 1, 5, 986a, 17-18
Aristotele, La Metafisica, 1, 6, 987b, 12-13
28 Aristotele, La Metafisica, XIII, 1, 1076a, 32-36
29 Aristotele, La Metafisica, XIV, 3, 1090a, 21-23
30 I Pitagorici, op. cit., p. 41
31 I Pitagorici, op. cit, Filolao, p. 189
32
Frammento di Filolao citato in Kirk e Raven, op.
cit., p. 310
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFIA
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DIELS — KRANZ, Vorsokratiker
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1 I Pitagorici, a cuta di A. Maddalena, p. 15
I Pitagorici, op. cit., p. 15
Aristotele, La Metafisica, 1,5,985 b, 25-35, 986a,
1-3
4 Aristotele, La Metafisica, 1, 5, 986a, 22-26
5 I Pitagorici, op. cit., p. 47
6
Aristotele, La Metafisica, 1, 5,108b, 20-22
\O
7 L. Robin, Storia del pensiero greco, p 84
8 L. Robin, op. cit., p. 84
L. Robin, op. cit., p. 80
10 L. Robin, op. cit., p. 81
11
I Pitagorici, op. cit., p. 47
12
I Pitagorici, op. cit., p. 47
ze, 1934
NEEDHAM,
J., Order and Life, Cambridge, Mass., 1936
I Pitagorici, a cura di A. MADDALENA, Bari, 1954
I Presocrattici, a cura di A. PASQUINELLI, Torino, 1958
Pitagorici, a cura di M.T. CARDINI, Firenze, 1962
PLATONE, I/ Timeo, Bari, 1950
The Presocratic Philosophers, a cura di G.S. KIRK, J. RAVEN, Cambridge, 1966
ROBIN, L., Storia del pensiero greco, Torino, 1951
SCHURE, E., I grandi iniziati, Bari, 1961
THOMPSON, D.W., Crescita e forma, Torino, 1969
ZELLER — MONDOLFO, La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, Firenze, 1950.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Nicola Ariano
Ritiene Lei che la sup:
coincidenza strutturale e di funzionalitä hers ien a ritenere l’esistenza di una analogia mente-mondo potrebbe,
tuttavia, oltre che nella ipotesi che Lei avanza, anche essere ricondotta proprio all’ ordinario modo
di ragionare alla mente? Mi spiego meglio: la visione del mondo reale, come basato sull’armonia,
sull’ordine, sul numero, potrebbe essere solo un
artificio della mente che interpreta e si rappresenta al mondo stesso secondo le proprie categomie di cui rivestirebbe una realtà altrimenti
inconoscibile.
Si potrebbe trattare, in definitiva, di un non
dimostrabile inganno della ragione a cui l’essenza del mondo non potrebbe essere mai accessibile in quanto mascherata e reinterpretata dagli stesSi strumenti cognitivi della ragione medesima.
pr
\
La risposta di Mariano Bianca a Nicola Ariano
Rispondo brevemente anche se la domanda
che lei mi ha posto è fondamentale. Direi che vi
sono due possibilita: quella di accettare una concezione soggettivistica per cui si tende a sostenere la inconoscibilita del mondo; in altri termini,
si afferma l’impossibilitä di conoscere il mondo
in quanto la nostra conoscenza avrebbe una natura strettamente ‘‘costruttiva’” tale che permette di formulare modelli che vengono poi ““imposti’’ sul mondo ma non si sapra mai se corrisponbennen
dono alla sua struttura.
L’altra alternativa, ovviamente, © costitusta
dalla posizione realista per cui si ammette che
€
possibile conoscere effettivamente il mondo: l'intelletto produce strutture che utilizziamo per conoscere il mondo.
Come é possibile conciliare queste due alternative cercando di non negare la possibilità della
conoscenza del mondo, cioé la possibilità di affermare che è possibile conoscere la reale struttura del mondo che ci circonda e, allo stesso tempo, accettare la natura costruttiva e soggettivista
della conoscenza? Filosoficamente & difficile accettare l’idea che sia possibile conoscere veramente
la realtà ‘‘ultima’’, per questo nella mia relazione ho parlato di una ‘‘supposta’’ analogia. Da
una parte si ha una certa conoscenza di aleuni modi di funzionare dell’ intelletto umano (mi riferi-
Página 14
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)INTERVENTI E DIBATTITO
sco a dati attuali della ricerca in neurofisiologia
e psicofisiologia); dall’altra, si pensa ad una analogia supposta così come € supposta l'esistenza di
un mondo esteriore.
Questa analogia ci può permemere di superare sia una posizione non accettabile di realismo
dogmatico per il quale si afferma che & facile €
possibile conoscere la vera struttura del reale; sia
una tesi di stampo soggettivista che afferma proprio il contrario. Con questa analoge supposta
si afferma che la natura € una € sola e d modo
219
al modo di funzionare della mente umana: per
esempio la tendenza alla circolarita del pensiero
relata analogicamente a forme naturali come la
spirale. Vi sono neurofisiologi che recentemente
hanno posto relazioni tra le forme naturali, quelle
del mondo ‘‘oggettivo’’ esterno, e le forme del
sistema nervoso centrale; in altri termini, la materia del mondo naturale tenderebbe a strutturarsi nella stessa maniera in cui tenderebbe a strutturarsi la materia del sistema nervoso centrale
in cui ‘‘è stata costruita’”, pemmemescmt questa
dell’uomo.
E possibile cosi formulare questa analogia supespressione, & lo stesso modo im eme stata costruita
posta, tuttavia € necessario sottolineare che sebla mente umana. Per questo € possible pensare
a strutture analogiche fra loro: quelle delle mente dell’uomo e quelle della sm
del reale.
ie
Questa tesi potrebbe essere sosmom
solo da
un punto di vista filosofi
ma anche on
sulla base
di risultati della ricerca scientéses aanmel riferita
bene possa essere sostenuta da dati recenti della
ricerca scientifica è ancora tutta da verificare e da
valutare anche perché la sua accettazione porta con
sé un gran numero di conseguenze di grande rilevanza culturale e filosofica.