Pitagora philosopho

Autor
Dolci, L.
Publicado en
Terzetti per le sorti: poesia oraculare nell'officina di Francesco Marcolini
Año
2006
Tema
DOLCE
Idioma
Italiano
Categoría
C6 Lengua y literatura
Número de archivo
7070

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Mostrar texto completo5 páginas

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1 [r-r] L’impresa, che ti par si gran faccenda, Non la lasciando, tal sara, che presto Non havrai da comprarti una merenda. 2 [10-10] Vivi casta e da ben; fa quel, che dei, Ch’in processo di tempo ti vedrai Venturata dal capo infino a i piei. 3 [9-9] Sara una figlia, ne la qual si serva Tutto il pregio de l’aco, c’hebbe mai Quella dotta in cuscir, savia Minerva. 4 [8-8] Anchor che tu non fossi un Scipione, Ti fo saper, ch’ acquisterai vittoria, Se teco in tua difesa hai la ragione. 5 [10-r] Ponem, c’hora sia il mese di Novembre; Egli ritornera sano et allegro Pria, che passato sia tutto Decembre. 6 [10-9] Sara la tua ventura in certa cosa, Che s’usa, e non si dice. Hor tu, Sibilla, Intendi bene, e non vi far la chiosa. 7 [9-r] Questa & | Quest’é 1550; onde tu ] tu 1550. Di tutte l’altre imprese, che fur mai, Questa è la più honesta; onde tu lei seguendo! Un utile incredibil ne trarrai. 8 [8-r] Se vivi appresso anni quaranta sei, dieci ] ciqnue 1550. Figliuolina da ben, dieci mariti, Numerandogli ben, per haver sei. 9 [9-10] Fia maschio; e se vivesse hora Narciso, O quel, che portò in ciel l’uccel di Giove?, Havria quegli occhi, e quell’istesso viso. 1. Il verso & ipermetro tanto nella prima che nella seconda edizione. 2. Allude a Ganimede, che il mito volle portato in cielo dall’aquila: l’uccel di Giove & emistichio dantesco (Purgatorio, XXXII 112).

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S’avien, che di saper tanto ti giove Per viver cheta circa a i fatti tuoi, Tali, qual é il desio, saran le nove. ti giove] di Gioue 1540, 1550. ai] ai 1550. 11 [2-r] Per altra impresa-non lasciar cotesta, Che per essa potrai vestir mai sempre, Come si veste il giorno de la festa. 12 [8-10] Per mio consiglio sara meglio assai, Che tu ti sorbi una mentita in gola, Pero, ch’io ti so dir, che perderai. 13 [1-r] La moglie poverina, a capo basso, A casa se ne sta fredda e dolente, E ’] marito da bene é fuori a spasso. 14 [c-c] Quanto apunto il tuo sogno ti promette, Tanto averrä, se non vi pon la mano Anime mariuole e maledette. 15 [10-8] Compagna cara, harai buona ventura In certa cosa et utile et honesta, La qual non & da metter in scrittura. et utile ] utile 1550. 16 [f-f] Lascia dire a chi vol, l’amor di donna Avanza quel de l’huomo; e chi nol crede, O ch’é senza intelletto, o ch’egli assonna. 17 [r-c] Convengon varie imprese a varij ingegni; Pero questa non é fatta a tuo dosso; Et a tuo danno, se tu te ne sdegni. 18 [9-8] Ben puoi far allegrezza e star con riso; Partorira la tua donna un figliuolo, Bel, come un angiolin di Paradiso. 19 [10-c] Egli con tutte le sustanzie sue Tornera il giorno de la Maddalena, Che vien sempre di Luglio a’ venti due.

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Prima sarai creduto perditore; Poi ti si tesserà da la fortuna La ghirlanda felice de l’honore. de’ ] d’e 1550. - - 21 [8-c] Due mariti haverai; l’uno de’ quali Sara corto di vista, e l’altro anchora Non potra ben discerner senza occhiali. [162b/88b] 22 [7-c] arrivan] arriua 1540, 1550. S’arrivan su nel ciel le nostre viste, Ove si vede il ver, ti fo sapere, Che l’aspettate nove saran triste. 23 [10-7] e gran ] gran 1550. quanto io ] quant’io 1550. Una figliuolinetta ottenirai, La qual sara crescendo una gran donna; E in lei gran sorte e gran ventura havrai. 24 [2-c] Non ti posso essortar, quanto io devrei, A tale impresa; che sarai fra poco Tutto tutto contento infino a i piel. 25 [1-c] Voi, che fate le leggi a i modi vostri, E egli honesto, ch’ omnia vi godiate, E vivan le moglier di pater nostri? 26 [9-7] Partorirà una figlia, io ti prometto, La qual sara di senno una Sibilla, Et una più, che Venere, d’aspetto. 27 [c-r] Vero sara il tuo sogno in tutte parti; Cosi foss’ei di qualche gran thesoro Da poter viver lieto e contentarti. 28 [f-r] Io ti vo’ dire il vero: haggi pacienza; Pit caldamente ama la donna, e questa E la mia ferma e stabile sentenza. 29 [8-7] Tu pria sarai ferito in una mano; Ma la ferita fia poco importante; E dipoi vincerai da capitano.

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Spendi in cotesta impresa e mesi et anni, Ch’ utile tu n’havrai tanto e si pieno, Che potrai far le fica al prete Giannis. 31 [10-f] Se volessi ben ben tenire il cunto Di tutti li minuti, io non saprei Dirti del tuo tornar l’hora né il punto. 32 [10-r] L'importa, Catherina*, ad esser bella, cunto ] conto 1550. tuo] suo 1550; il punto ] ’l ponto 1550. Catherina ] Comarina 1550. Ma più l’esser accorta; onde t’affermo, Che havendo ingegno havrai propitia stella. Che ] Ch’ 1550. 33 [9-f] Alcun da questa impresa non ti toglia, Che quando ben non ti seguisse a voto, Da tutti almen lodata fia la voglia. 34 [8-f] Si tosto piglierai tutti i partiti, E cotanto sarai buona guerrera, Che farai sepellir sette mariti. 35 [9-2] Di questa donna apunto il parto fia Un figlio maschio, il qual sara crescendo Un gran maestro di Theologia. 36 [7-f] Sara si buona e si felice nova, Che ti rinoverai dal capo al piede Proprio, come Phenice si rinova. 37 [2-f] Incomincia per Dio securamente, Che fra tutte le imprese non é alcuna, Che più servir ti possa da parente. 3. Che nel medioevo, e poi ancora a lungo, si riteneva un sovrano orientale; a detta di Marco Polo, che ne fece menzione più volte, «di sua grandezza favellava tutto "| mondo» (Milione, 63 4). 4. Non é dato sapere esattamente chi sia la Caterina in questione, se la Sandella (moglie di Bortolo e madre delle figlie di Aretino) o un’altra; resta che nel 1550 il riferimento venne depennato a favore di un generico «comarina». Analogo destino, a riprova del fatto che per il lettore contemporaneo l’allusione non doveva essere senza significato, nel caso dell’omonima della terzina XLII 18.

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Dei nel combatter rimaner perdente: E forse senza vita, che fia peggio. Non v’ andar, se tu sei savio e prudente, 39 [1-f] Se senza passion giudicio € sano, Miglior sempre la moglie, che ’] marito, Stimera ingegno, che non sia balzano. 40 [c-f] Cosi simile al ver, cosi perfetto Non formò Titian ritratto mai, Si come al sogno tuo sara l’effetto. 41 [10-1] Perché sei ben esperta in vender fole, o bella ] e bella 1540. O brutta, o bella, o con marito, o senza, La tua ventura fia ne le parole. 42 [f-c] Maggior fiamma fu sempre e maggior foco, In cor di saggio e di gentile amante, Che ne la donna, in ogni tempo e loco. 43 [9-1] Benedetto quel parto e quella madre. Sarà un figliuol gentil puro e da bene; Et havra gli occhi e ’l naso di suo padre. 44 [8-1] Figliuol, se questa impresa non ti costa D’altro che di denar, sarai divino; Lasciala stare, e l'honor a sua posta. 45 [9-c] Abbraccia questa impresa a’ caldi e a’ geli; Usavi diligentia, ch’in tal modo Piovono le venture giù da i cieli.