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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)ORIGINI DI METAPONTO — ALIBANTE
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di Mecozorapia, ch'ebbe la regione, come appunto osservava
Strabone (XVI 766), compresa fra il Tigri e l’Eufrate.
Le origini di Metaponto, come di ogni altra colonia greca.
sono avvolte nella leggenda. E se gli antichi sapevano che
in fondo essa era stata colonizzata dagli Achei,* riferivano,
d'altra parte, narrazioni varie e fra loro opposte, che sono
riportate. da Strabone (VI 264): alcune hanno carattere pu-
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CAPITOLO V.
METAPONTO, SIRI E LAGARIA,
Intorno al tempo in cui sorse Taranto, nella prima meta
del sec. VIII, aveva origine anche la città di Metaponto,'
più verso occidente, e propriamente là ove in seguito ebbe
termige la Lucania al confine della terra degli Iapigi-messapi.**Giaceva press’a poco nel luogo ove oggi è Torremare
o « Metaponto stazione ».*
‘ Posta in un’ampia pianura, ch’era compresa fra i monti
retrostanti, i corsi dei due fiumi Casuentus (Basento) e Bradanus (Bradano), e il mare, e cioè in una località meravigliosamente fertile, sin dai primi giorni di sua vita la
nuova città poteva ripromettersi quella grande ricchezza
ramente leggendario, come quelie che parlano della fondazione della città da parte di Alibas o di quei di Pilo o di
Leucippo: altre contengono in sè elementi storici. come
quelle che ne attribuiscono le origini ai Beoti od ai Focesi.
Risalendo alla tradizione omerica che, come dicemmo.
accanto a Temesa poneva in Italia il paese di Alibante usando
i due nomi come una designazione poetica di lontani luoghi
d'Occidente, ove si pensava fosse l’entrata del regno di
Ades, fantasticamente transferita dalla messenia Pilo,* si narrava di un Eroe Alibas figlio di Metabo? o, meglio ancora,
di un Alibas fondatore della omonima città, che avrebbe
ospitato Eracle, ben s'intende, reduce dalla spedizione per
la conquista dei bovi gerionei; il quale durante quei soggiorno avrebbe generato Metabo. da cui poi prendeva nuovo
nome la città* Alibas, infatti, giusto risulta da numerose
testimonianze dell'antica letteratura greca, era niente altro
agricola: che di fatto seppe raggiungere e ch’é attestata
che un eroe dell’Ades, e cioè la personificazione d’un fiume
del regno di sotterra; onde Alibantes eran chiamati i morti,
t Euexs. chron. Karst p. 181 ne poneva la fondazione alla ol. I,
4ma, 773. Cfr. =. a p. 67 age.
Nuovi dati attendiamo dallo scavo archeologico ch'è stato intrapreso
cati. E non vi sarebbe da far le meraviglie se, quale simperchè ormai privi di umor liquido e quindi corpi dissecor nun è molto (a. 1926), presso
il tempio greco delle « Tavole Paladine »:
v. E. Garut in Rivista « Historia» Il, 2 (a. 1927) p. 129.
__} Pim. n. h. III
97 poneva Metaponto « quo tertia Italiae regio finitur» e cioè al termine della regione augustea formata dal Bruzzio e
dalla Lucania,
3 Intorno alla storia della città v. Dr Lurnes Metaponte (Paris 1433);
HoLLANDER De rebus Metapontinorum (Göttingae 1851) diss. Sulla topo8 — Cracxar, Storia della Magna Grecia - Vel. I,
bolo di siccità, originariamente al culto dei morti si riferisse
realmente la locusta, o cavalletta, che compare sulla spiga,
si noti bene, dei più antichi stateri incusi di Metaponto
1 ANTIOCH. Apd SrTrAB. VI 264
= fr. 13.
2 v. 8 ap. 5 sg.
3 Etum. Magn. p. 578, 28.
+ Stern. B. s. +; Eusraru, ad Odyss. XXIV 304,
5 PLUTARCH, de aqua et ign. 2; quaest. conv. VHI 10, 3, 42.
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Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)(a. 550-470).* anche ammesso che nello stesso tempo avesse
significato propiziatorio delle forze distruttrici della natura
rappresentate da quello insetto.
Ma ciò che più interessa, nel caso nostro, è che la leggenda di Alibante stava in relazione con l’altro racconto
che faceva fondare Metaponto da quei di Pilo reduci con
Nestore da Ilio, del quale fatto si credeva scorgere la prova
nelle cerimonie funebri che nella stessa Metaponto si era
soliti celebrare in onore dei Nelidi,® e cioè dei discendenti
di Neleo, padre di Nestore e re di Pilo. Or è risaputo che
Nnâeis, il «nero» lo « spietato» originariamente non era
altri che Ades, come « Pylos» non era che la porta del
ALIBANTE ED I NELIDI
117
che quasi tutte le eittà della Ionia, ricollegava la sua ori
gine con la famiglia dei Nelidi in conseguenza della emivente posizione politica conseguita da Mileto, che ritenevasi
fondata dal pilio Neleo, prima ancora ehe per influsso della
politica e della letteratura di Atene si facesse del re di
Piio un ateniese e figlio del re Codro; onde il poeta colofonio Mimnermo, in sulla fine del sec. VII. faceva venire
i fondatori della sua città direttamente da Pilo sotto la
guida di Andremone cantando (fr. 9) che i Colofoni erin
giunti sulle coste d'Asia aixt Ilúdov Noàftov dow Auróvees.*
Dippiù, rispetto a quanto abbiamo detto è da notare che,
secondo il racconto stesso di Strabone (/. c.), il ricordo dell'origine di Metaponio era legato ad un sacrificio funebre
in onore dei Nelidi. e cioè ad una cerimonia che ricon !uceva con il pensiero al regno dei morti o alla sede di Alibante.® E non vi è dubbio che si ha da fare con una semplice
leggenda, in quanto gente di Pilo e Nelidi non ebbero aldei Greci il significato originario del mito, Neleo diventò
regno dei morti; e così il combattimento di Eracle con il
re di Pilo era il combattimento stesso di Eracle con Ades
avvenuto èv Ip èv verveoor.* Offuscatosi poi nella mente
un nume a parte, anzi un eroe ch'ebbe sede presso la messenia città di Pilo, cioè nell'estremo luogo occidentale che
cuna parte nell'origine di Metaponto. Non per nulla Strahone si traeva dall imbarazzo aggiungendo che quella grande
città, fondata dai Nelidi, era scomparsa per opera dei Sanniti.
Superfluo è pertanto, a nostro credere. investigare se la
allora chiudeva l'orizzonte geografico dei Greci e che quindi
s' immaginava segnasse il principio della regione delle tenebre. Ed è agevole comprendere come dal momento che
la Pilo si transportasse fantasticamente sulle coste di Italia
leggenda dei Pili risponda ad una reale colonizzazione di
Metaponto, e molto meno tentare di porla in relazione con
l'altro dell'eroe messenio Leucippo per dimostrare che coriferiva anche il racconto secondo cui Leucippo inviato dagli
Achei a fondare una colonia otteneva dai Tarentini d’occuloni eran venuti dalla Messenia.* Strabone (VI 265), è vero,
in Alibante, quivi, e cioè in Metaponto, trovassero facilmente
sede i nepoti del re Neleo, i quali finivano con il diventare
i fondatori della città stessa.
Trattavasi, è vero, d'una pura leggenda, la quale propare per un giorno ed una notte quel luogo e che richiesto
babilmente era importata sulle coste del golfo di Taranto
dai Colofoni fondatori della città di Siri e quindi passata
con la Siritide. La città di Colofone, infatti, egualmente
in Metaponto per effetto delle relazioni che questa città ebbe
t v. la mia memoria La leggenda di Neleo fondatore di Mileto in
Riv. di Fil. class. XLIII (a. 1915) p. 237 seg.
* 1 BrrancK op. cit. p. 72 ritiene che la leggenda dei Pili fonda
tori di Metaponto, divulgata da Timeo, sia nata dal bisogno di spiegare
le cerimonie funebri ivi esistenti in onore dei Nelidi. E potrebbe anche
darsi. Ma allora resterebbe da dire da chi quelle cerimonie erano state
;
iv. Garrucci Il tav. Cll n. 24; cfr. n, 28, Per la cronologia
? LENORMANT La Grande-Grèce I p. 128.
importate a Metaponto.
TT
8 Così ha fatto ad es. il BusoLt Griech. Gesch. I? p. 411.
v. Heap? p. 75.
4 Hom. Iliad. V 397; cfr. IX 312; XI 689; Odyss, KI 277.
3 Srras. VI 294; Iustin. XX 2, 1; Vert. I 1: Sous. Il 40.
Página 3
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)poi d’allontanarsene rispondeva, di giorno, ch'egli aveva
inteso fermarsi la notte successiva e, di notte, che sarebbe
rimasto il giorno seguente; e che in realtà egli restando in
quel posto riusciva a fondare la città di Metaponto. Ma, come
notammo, nel riportare codesto racconto di carattere aneddotico Strabone non si riferiva all'autorità di una fonte antica: e, se è vero che la testa dell'eroe Leucippo compare
che esse appartengono soltanto alla seconda metà del sec. IV;
nelle monete metapontine, non è trascurabile la circostanza
onde è lecito pensare che il culto dell'eroe messenio-lacone.
il quale trovasi anche a Callipoli, traesse provenienza da
Taranto, significando che di questa potente città allora, e
cioè nel tempo in cui eran battute quelle monete, riconoscessero l'egemonia entrambe, sia Callipoli che Metaponto.‘
Maggiore garenzia di veridicità porgeva certo la nar-
LEUCIPPO E MENALIPPE — ARNE, KOLO E BEOTO
119
ponto, ospitasse Menalippe, la quale dava alla luce Eolo e
Beoto: in seguito questi due uccidevano per gelosia i figli
di Teano, ond’essa presa da disperazione si toglieva la vite
e Menalippe diventava moglie di Metaponto, ed essi lasciando
l’Italia si recavano in quelle regioni che da loro venivan
dette Eolide e Beozia.' Diffusasi la leggenda, attraverso vari
mutamenti assumeva una forma concreta per cui Menalippe
diventava moglie di Ippote e cedeva quasi il posto alia figlia
Arne. la quale, rimasta incinta da parte di Posidone, veniva
consegnata dal padre, che non credeva all'intervento divino,
ad un di. Metoponto il quale per caso trovavasi allora suo
tori in Metaponto due gemelli, Eolo e Beoto, che il metaospite, perchè la conducesse seco in Italia: così essa parfittando d’ una sedizione, s’impadronirono del governo della
pontino adottò quali figliuoli, ma che cresciuti, prima, procittà e dopo, nati dissidì fra la loro madre Arne ed Autolite,
Eolo giunse nelle isole da lui dette Eolidi, ove fondò la
moglie del metapontino, uccisero costei; sicchè costretti a
lasciare. Metaponto insieme con la madre stessa e gli amici,
città di Lipara, e Beoto riparaio presso l'avo materno ne
ereditò il regno e chiamò quella regione Arne dal nome
della madre, e da sé stessoi suoi sudditi appellò Beoti.*
Ora non vi ha dubbio che questa leggenda nelle sue
varie forme, a parte il nome di Metabo che trova riscontro
razione di Antioco siracusano, il quale, oltre di far sapere
che Metaponto doveva la sua origine agli Achei, discutendo
la tradizione secondo cui la città prima si sarebbe chiamata
Metabo, negava che Menalippe fosse ospitata in casa dell'eroe Metabo affermando che ciò era avvenuto in casa di
Dios, dal momento che Metabo aveva in città culto eroico
ed il poeta Asio cantava di Beoto*
Mov éxi peydoors véxev everdig Mshovinan.
zione di Metaponto; ché l'una, Arne — dalla quale avrebbero
preso nome due città, la prima nella Eolide tessalica, che
graec. min, ITM, p. 449.
® Dion. IV 67 4-6; cfr. Schol, Dionys. Perirc. v. 461 in Geogr.
frammento, dal Wünsch in Rhein. Mus. XLIX (a. 1894) p. 605 sgg.
ricostruzione del dramma euripideo fatta, dietro la scoperta di un nuovo
+ v. fr. 492 sqq. in Tragic. graec. fraym. Nauck p. 404, 408. Cfr, la
nell’antichissimo patrimonio mitico-religioso del popolo beoto,
poi si disse Kierion, e la seconda nella Beozia — entrava
in altri luoghi, con la menzione di Arne e di Beoto accenni
ad una reale partecipazione di gente beota nella colonizza-
Accennava lo storico antico alla nota leggenda della fanciulla, originariamente una ninfa, la quale rimasta incinta
per opera del dio Posidone e costretta ad abbandonare la
casa paterna, giungeva a Metaponto, ove si sgravava di
due gemelli. La leggenda aveva credito nella letteratura
specialmente per via del dramma euripideo intitolato appunto Melavixan i Seoparis, ove, naturalmente con notevoli
varianti, il poeta immaginava che Teano, moglie di Meta4y.s,a p. 98.
2 Strap. VI 265—fr, 2 in Epicor, graec. fragin. Kinkel 1 p. 203.
Página 4
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)e l’altro, Beoto, era l'eroe eponimo del popolo stesso; onde
a ragione si è pensato che di Beoti fosse veramente un elemento della popolazione metapontina e che |’ importanza da
esso assunta nella vita di Metaponto facesse si che questa fosse
detta da Plinio Thebae Lucanae, usando una designazione di
della leggenda di Menalippe in Metaponto non significhecui, del resto, invano si è cercato trovare una spiegazione.‘
Ma ammesso che movendo dalla antica tradizione sia
lecito giungere a codesta conclusione, e respinta anche come
non convincente l'osservazione secondo cui il localizzamento
rebbe necessariamente che Beoti fossero giunti in quella
città,” non puossi tuttavia dire che abbondino i dati di fatto
in favore della tesi stessa; ché se realmente nelle monete
di Kierion, o Cierium, figura la testa di Arne,’ altrettanto
non può affermarsi delle monete metapontine, nonostante
nè ci è concesso identificare l'Aristea Proconnesio, che sache nel passato così abbiano reputato dotti numismatici;
EE
En
il noto nume tessalo-beoto
rebbe giunto in Mataponto, con
Aristeo.®
Di codesto personaggio di carattere: religioso e fantasticamente leggendario che sarebbe fiorito: nel ‘VI secolo, presunto autore del poema « Arimäspeia per scrivere il quale |
occhio, verso le regioni degli Iperborei, e che in fine avrebbe
sarebbe andato sin nella terra di quei mostri da un solo
4 Pais op. cit. p. 524 agg, v. Pun. n. À IU, 98: cfr. Srepu. B.
Gin — dy$6n “IraAias.
2 WiLamowirz Herakles 1% p. 10,
|
OO
8 v. Heap! p. 293.°
4 y. Ann. d Instit. XIX p. 222: Arch. Zeit. V (a. 1853) p. 115 sg.;
Revue Numism, a. 1852 p. 340 sg. Cfr. PRELLER Griech, Mytholi p. 587
n. 3; Pais op. cit. p. 544. Non esiste di fatto una moneta di Metaponto
che porti la testa di Arne. Ed a ragione il GARRUCCI u p. 134 sgg. non
tra prova della partecipazione di gente beota alla fondazione di Metan° ale identifieazione aveva pensato Corcia HI p. 338; vi anche
Garrucor Il p. 135. 11 Pais op. cit, p. 223, 548 reputava trovarvi un’alponto.
eN
Siete nen
1:1
gli altri, dif.
ELEMENTO BEOTA ~ ARISTEA DI PROCONNESO
visitati i nostri paesi d'Occidente, parlava, fra
fusamente Erodoto (IV 1345) narvando per bocca degli stessi
Metapontini com'egli fosse appar
so
nella
loro
città
ed
avesse
ordinato loro d'innalzare
un'ar
a
ad
Apoll
o
ed
accan
to una
statua ad Aristea Proconnesio: avrebbe aggiunto
che solo
nelia loro terra, fra tutte quelle degli Italioti.
era venuto
Apollo e ch'egli stesso l'aveva accompagnato sotto
forma di
corvo; e ciò detto, sarebbe scomparso. Aggiungeva
no i Mestando
tapontini che allora si rivolsero all’oracolo di Delfo per saper
e
cosa volesse significare quel fantasma di uomo, e che
a nel
alla risposta della Pizia essi ubbidirono agli ordini ch'egl
i
aveva dati; onde ancora al tempo di Erodoto si vedev
Foro di Metaponto una statua che chiamavano di Arist
ea
accanto ad un'altra di Apollo.*
La' testimonianza oculare di Erodoto dà motivo di
cretere ufficiale,
dere che a Metaponto fosse molto popolare la leggenda
di
Aristea Proconnesio: e che avesse assunto carat
si rileva anche oggi dalle mone
te
della
città
ove
vedes
i
Apollo nudo e stante diritto accanto ad un’ara con
l'arco
nella sinistra abbassato ed un ramo di alloro nella
destra,?
il quale risponde chiaramente alla statua del nume del
racconto erodoteo con il particolare dell’alloro di
bronz
o menzionato di Teopompo; ed ove anche osservasi posat
o su d'una
foglia della spiga il corvo,? nel quale sarebbe stato trasfo
rmato Aristea nell’accompagna
re
Apoll
o
in
Italia.
Non è, certo, nostro compito investigare il carattere
di
questo personaggio fantastico, il quale indubbiamente
stava
in relazione con il culto di Apollo in Metaponto e forse
anche
con il pitagorismo, se è vero, come generalmente
si ritiene,‘
t Herop
or.
IV
45,
Cfr.
Tuzor
oup.
apd
Arwen
.
XIII
604 f., 605 a
= fr. 182 in F. A. G. Ip. 308: PLurarcs. de Pythia
e orac. 8, ove è
ricord
ato
il
tempio
di
Apol
lo
in
Metapo
nto.
® Garrcccı Il p. 135, tav. CIV n. 7-8; cfr.
Heap? p. 76.
‘ v. BusoLt Griech. Gesch. IR p. 767.
® Garruccr II tav. CII n. 30, Cill.n.
22,
Non trattasi d’un uccello
qualsiasi e molto
meno
di
un'aqu
ila,
come
sembrava al dotto numismatico; efr. ib. p. 136 sg.
Página 5
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)i suoi giorni il grande filosofo di Samo costretto a fuggire
che in questa citta riparava e, al principio del sec. V, finiva
da Crotone dinanzi alla violenta opposizione dei popolari istigati da Cilone; chè una qualche affinità tra le parole atiribuite ad Aristea e la dottrina pitagorica si scorge se non
altro, per quanto a me sembri, nel particolare della sua vandella cosidetta metempsicosi. Già gli stessi antichi biografi
tata trasformazione in corvo che in sostanza rispondeva al
principio della trasmigrazione delle anime in vari corpi, 0
del filosofo avevano posto in rilievo la conoscenza da parte
dei pitagorici dei meravigliosi racconti che si narravano
che han tenuto conto di codesto rilievo, anzi, sino al punto
intorno ad Aristea; ‘ e fra i moderni non sono mancati quelli
di pensare ad un Aristea crotoniate, presunto discepolo e
temente uso il suo maestro, si sarebbe presentato ai Metaquasi successore immediato di Pitagora, come quei che, ricorrendo ai mezzi straordinari dei quali avrebbe fatto si frequendi fondare il nuovo culto di Apollo, ben s'intende, destinato
pontini con la pretesa d’esser stato in altro tempo il famoso
Proconnesio per indurli ad ascoltar meglio il suo consiglio
la patria di lui, nella Propontide, era una colonia dei Milesi,
a rinvigorire il pericolante pitagorismo.” Ma qui, come è
chiaro, s'è andato troppo oltre.
Per quanto notevole, infatti, possa essere la relazione
del racconto intorno all'arrivo di Aristea a Metaponto con il
pitagorismo, nulla ci autorizza a ritenere che l'uno sia nato
per opera dell’altro. E se noi ricordassimo che Proconneso,
saremmo naturalmente indotti a pensare che la leggenda sia
venuta in Metaponto da Mileto, la grande città commerciale
dell'Asia ionica con la quale i Metapontini avranno avute
buone relazioni. Certo è, ad ogni modo, che il fantastico
personaggio di Proconneso non aveva niente a vedere con
t lampi. de vita Pyth. 138; cfr. APOLLON. mirab. 2.
2 Era questa la congettura del duca De Luynes, accolta poi dal LsNORMANT I p. 126 ag.
|
ARISTEA DI PROCONNESO — DAULIO - EPEO
123
il noto nume Aristeo, il cui culto di carattere essenzialmente
campestre e d'origine tessalo-beotica era veramente assai
diffuso nella città greche d'Occidente.‘ Ma tutto ciò nulla
toglie alla bontà della tradizione secondo cui genti di Beozia
avrebbero partecipato alla fondazione di Metaponto.
Accanto a codesta tradizione ve n'era un’altra, riferita
da Eforo, la quale probabilmente aveva anch'essa un conteche fondatore di Metaponto era stato Daulios, tiranno di
nuto storico. Stando a Strabone, narrava lo storico di Cuma
Crisa, la cittadina posta non lungi da Delfo.* Daulio, è da
credere, era un personaggio mitico, e cioè l'eroe eponimo
della città di Daulis situata nella Focide stessa al piede orientale del monte Parnasso. Ma tenendo conto del fatto che la
città di Crisa, giacente dirimpetto alle coste della Acaia,
ebbe, a dire di Strabone (VIII 448), grande importanza nel
commercio con i paesi d'Occidente, quali appunto l'Italia e
la Sicilia, e tanto da dare il nome di Criseo al golfo vicino,
niente vi era di strano che anche genti partite da quel porto
avessero partecipato alla fondazione di Metaponto. Si sarebbe
trattato di Focesi.®
E ai Focesi si riferiva la leggenda di Epeo. il quale si
faceva giungere a Metaponto.* Il padre di lui era Panopeo,
da cui avrebbe preso nome una città della Focide e che alla
sua volta sarebbe stato figlio di Foco, il quale sì riteneva
eroe eponimo della stessa Focide; oltrecchè, notevole nel
caso nostro, sarebbe stato Panopeo fratello di Criso, il fondatore della città del golfo Criseo, donde, come si è detto,
stessi racconti si facevano per Metaponto come per la città
sarebbero partiti i coloni alla volta d'Italia.’ Senonchè gli
di Lagaria, in quanto entrambe sarebbero state fondate da
tv. i miei Culti e miti p. 96,
2 EpHor. apd STRAB. 264 fr. 47 F. H. G. M. Ip. 246.
3 BusoLt I° p. 444; Pars op, cit. p. 221; cfr Ed. Mever Il p. 478.
4 Troc. Pomp.==lustin. XX 2, 1; Vert. Parera. 11.
5 Circa l'antica letteratura su cotali tradizioni v. il mio commento
a Lycopar. v. 930 p. 274 sg.
Página 6
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)Epeo e nel tempio di Atena dell’una e dell'altra si eredeva
couservare gli arnesi con i quali l'eroe avrebbe costruito il
famoso cavallo di Troia;* onde viene spontaneo di chiederci
ove fosse giunta prima la leggenda.
Potrebbe sembrare strano che nel racconto dello storico
Velleio il nome di Epeo sia messo accanto a quello di Nestore e in una posizione secondaria, in quanto egli sarebbe
giunto a Metaponto per essersi staccato, a causa della tempesta, dal suo duce, figlio del re di Pilo e che naturalmente,
come si è detto, avrebbe invece approdato sulle coste di Siris. Or se a Metaponto v'erano realmente dei Focesi, 0 se
ad ogni modo esisteva la tradizione ‘che faceva fondare la
città da Daulio, tiranno di Crisa, era naturale che ivi si
facesse anche arrivare Epeo. Dal momento che tutte le città
greche d'Occidente ricollegavano superbamente le loro origini con le vicende degli eroi dell’epopea omerica, nulla v'era
di straordinario che i Focesi di Metaponto, o quelli che si
credevano tali, dall’oichista Daulio risalissero, alcuni secoli
innanzi, al focese Epeo che aveva partecipato alla guerra di’
Troia. Ed é egualmente comprensibile che questo eroe, quando.
Metaponto si fu impadronita di Lagaria si facesse giungere
quivi, ed appresso, avvenuta la conquista metapontina della
Siritide e penetrato a Metaponto il culto dei Nelidi, si ponesse
in relazione con Nestore, narrandosi ch’era venuto in Italia
con la flotta cmandata dal figlio di Neleo.*
Ciò spiegherebbe perchè Epeo, venendo in Italia, avesse _
nella tradizione metapontina una posizione, che abbiamo detta
secondaria rispetto a Nestore.
La partecipazione di ‚Beoti e Focesi alla fondazione di
Metaponto non distruggeva intanto il fatto che la città in
fondo era considerata come achea. E forse lo stesso Eforo
di Cuma nella sua narrazione, di cui non c’è rimasto che
1 Per Metaponto v. Iusrix. 4 e. Per Lagaria v. Lycopar. v. 930.
948: Ps. Anisrot. de mir. ausc. 108; Srras. VI 263.
2 Cfr. il mio commento a Lycopun. v. 930 a p. 274.
D
= ~ MET
DAUL
IO ED EPEO FOCESI
APO
NTO CITTA ACHEA
125
un solo frammento, se parlava dell'oichi
sta focese, non
pas-
Sava sotto silenzio l'intervento di coloni
achei, tome almeno
ei sarebbe da argomentare dalla circostanz
a che il seud¢
Scimmo, notoriamente suo epitornatore,
dopo aver menzio.
nato Crotone, Pandosia e Turio (per Sibar
i) ricordava M
taponto aggiungendo (v. 328;
|
nn
Taúvas Ayaovs éx Ishoñovmaor riva.
apixopevous Aéyouo. adoas the noie
| Era questa, del resto, l'opinione di Anti
oco di Siracusa
il quale Rarrava che gli Achei di Sibar
i avevano invitate
altre
genti d'Acaia ad occupare il luogo di
Metaponto in odio
ai Tarentini (che gia come Spartani
li avevan cacciati dalla
Laconia) facendo loro osservare che ove
si fossero ivi stabilit
avrebbero finito con l'impadronirsi di
tutta la Siritide ; od
onser che avendo in seguito i Meta
pontini fatta guerra
oon
Ten
© là soprastante popolazione degli Enotr
i, ven0 alla pace dopo avere ottenuta quella
parte della regione
che allora Segnava il confine fra la
Italia e la Japigia Cost
Antioco affermava la sua teoria etnog
rafica, già da noi di
scussa, per la quale Ja città di Metaponto
aveva l’onor di
segnare il confine dell’Italia del suo temp
o.® Checché si o sa
pensare sulla libertà di giudizio di lui,
che scrivendo delle
origini di questa città si sarebbe lasciato
dominare dalle con.
dizioni politiche del suo tempo face
ndò già menzione
dello
prooccupazioni degli Achei di Sibari
per il possesso della
fre Tee fu oggetto di lunghe cont
ese sino al V secolo
tradi re ede di Sibari, e Taranto,
resta sempre inconfondata da vati Ni meted siracusa
no Metaponto era stata
dagli
.
suo racconto, che poi viene sempre
primo
in ordine di tempo, è anche interess
di vista della cronologia; perchè,
mentre stando
ua
’ ANTIOCH.
a apd aime
Srran,e VI 264 == fifr. 13 in FH
n
ad Etre
Página 7
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)METAPON TO E TARANTO - IL
i Laconi giunti in Italia s'imbattevano negli Achei, i quali
guerreggiavano contro i barbari, ed avendoli aiutati fondavano la città di Taranto,‘ dal che si desumerebbe che gia
conto di Antioco, per cui gli Achei eran chiamati dai Sibariti a fondare Metaponto in odio a Taranto, si avrebbe motivo
di ritenere che quest’ultima città fosse sorta prima dell'altra.
.
ion
i i nord-occi.dentali della
Strabone circa l'inganno teso ai Tarentini da Leucippo, preteso fondatore di Taranto. Ma in realtà tutte codeste narrazioni non hanno un assoluto valore storico, in quanto gli
antichi stessi ignoravano l'esatta cronologia dell'origine delle
rende
Dall’am fatto sin quii
loro incertezza, è questo, che, cioè, le due città, Taranto e
Metaponto, avevan avuta, origine press’a poco nello stesso
tempo, come dicemmo lungo la prima meta del sec. VIII.’
che p
quel poco che c’è dato conos
cere, s’]
‘int
1
© quasi si confonde con quel
la delle due ultime
Presse
Non deve, certo, riuscire sorprendente che accanto ad
come si potrebbe desumere dalle monete metapontine del
V sec. (a. 470-400) ove è rappresentato il nume fluviale
Acheloo con la legg. “Axékoio dedAov, accennante probabilmente a feste o giuochi ginnici celebrati in onore di lui.* Si
sarebbe, in vero, tentati di pensare, invece che al fiume
posto al confine di quelle due regioni, l'Acarnania e l'Etolia,
all’altro omonimo ricordato da Strabone (VIII 342) che scorx se
I me alla prima metà del sec.
VII? sorgeva la città
di ni nola terra ch'
era stata dei Coni e che
da lei invece
È N La N gala Siritide
, Giaceva alla foce
del
l'omonimo
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oseigiorno, che dal poeta Lic
ofrone (v. 982)
cato
con il nome di Sinis, cul
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neor:
“scontro nella Tavola
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Peutingeriana la località di « Se
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a qua ro miglia da Eraclea®
La vallata di quel fiume
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non era inferiore ad
alcun'altra comn
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cantare il poeta Archiloco
di Paro, fiorito nel sec Vu
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005’ Egatds, oloc dupi Siq
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dopo aver lamentato d’e
sser nella nuova sede,
in Taso,
cul aveva partecipato alla
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1 Epxon. apd Srras. VI 280= fr. 53 in F, A, G. M. Ip. 247.
2 y, 8, a p. 80 sg.
2 Garrucci IJ tav. Cll n. 28-29; efr. Heap’ p. 76.
delle antiche tradizioni
o legıcernenti la città di Metapo
nto risulta intanto
n enza una cosa, che,
cioè, le une e le altre era
n le
Be Kn sı narrava dell
'origine delle città della Si
faraide,
ropriamente di Siri e Lag
o’ tenn
agaria. Nè dii ciò
ci v'èaa
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glia dal momento che> | fa
storria della grande
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colonie greche; e se qualche cosa puossi dedurre dalla stessa
si contassero anche alcuni delle coste d’Etolia o d'Acarnania,
127
i
relo
azin
oni della città c n quelle reg
E con tale opinione verrebbe a concordare quanto riferiva
genti d’altri luoghi più o meno vicini; chè anzi non puossi
escludere del tutto che fra coloro che giunsero a Metaponto
SIRI
reva fra l’Acaia e l’Elid
e, e cioè non lungi dal luo
go donde
ran venuti a Metaponto
i coloni achei, se il second
o non
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mo, ben
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s letteratura greca anc
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forse
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cu to dell Acheloo in Met
aponto, piutre un significato etnico,
dipendesse da semplici
o
allora esistera Metaponto, invece secondo il menzionato rac-
Achei venissero a Metaponto Beoti o Focesi, se si tien conto
di un fatto, che ove non tutte le volte si possa riscontrare
nella storia della fondazione delle città greche d'Occidente
è sempre lecito presupporre, che, cioè, insieme con l'elemento
predominante d'una data stirpe o regione vi prendevan parte
CULTO DELL'ACHELOO -
t Così ad es, giudica Ed, Merz
® v. sopra a p, 81.
.
di
colonizzazione, e che para
gonava
”
-
R Gesch. d. Alt, II p. 478.
3 v. LENORMANT I p. 204,
Cfr. anche Riccrarpi Viaggio
alla Siritide
Napoli 1872),
Página 8
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)ad una schiena d'asino;‘ onde è almeno lecito argomentare
che il poeta avesse visitata la nuova città greca d'Italia
Fu pertanto Siri una città ricca e felice. ma visse breve
vita per opera dei suoi rivali e nemici, benchè anch'essi
greci. La sua tragica fine ebbe ampia eco nell'antica letteratura, e, quasi a volerne trovar la causa in una espiazione
di sue colpe, sì parlò del suo lusso e della mollezza dei suoi
costumi, generati dalla ricchezza,* egualmente che si disse
di Sibari, la quale non incontrò in seguito sorte migliore
Narravasi che la città nata sulle coste della Conia doveva le sue prime origini all'arrivo dei Troiani e che dopo
era stata occupata dagli Ioni di -Colofone, i quali la avevan
chiamata Polieion, e che visse sino a quando gli Achei. fon-
SIRI - TRADIZIONI E LEGGENDE
1
Sarebbe oggi opera vana fermarsi a discutere i raccont!
intorno alla venuta dei Troiani nella Siritide e alla cosiddett :
statua Iliaca di Atena, la quale forse non era niente altro
che un simulacro in legno di stile arcaico, quando è risa
puto trattarsi di pura leggenda, con la quale il poeta Licomodo di far risalire ad epoca remota ie origini dell'odio
frone seguendo, a quanto pare, lo storico Timeo, trovava
che gli Achei, distruttori di Troia, avrebbero nutrito verso
la troiana Siri, e di rievocare il miracolo della statua che
per l'orrore del misfatto avrebbe chiuse le palpebre, sebbene fossero prive di sangue e mancassero di vita, appena
la dea vide quasi ai suoi piedi sgozzare giovanetti di stirpe
ionica.! Certo, nessuno oggi crede che realmente i Troiani
3 CoLumsa Studi di filologia e di storia 1 (Palermo 1889) p. 101
sgg.
t y, il commento alla mia ed. di Licofrone ad i,
2 v. ad es. DUNCKER Gesch. d. Alt. VIS p. 274; En. Meyer Gesch.
d. Alt. IL p. 480; BusoLt Griech. Gesch. 1° p. 442; Nissen Jt. Landesk.
H p. 914; Pats Stor. di Sic. e d. M. (rec. p. 225 seg.
cita l'affermazione che Siri era città achea,’ si è cercato
di Antioco, di cui facemmo parola, si dovesse vedere impliche tempo a questa parte, chi ne abbia impugnato il valore;
e si può dire che sulle origini della città si è aperta una
questione che tiene diviso il campo degli studiosi.
Da quando fu manifestata l'opinione che nel racconto
prima metà del sec. VII? Non è mancato tuttavia, da qualdi Siri per opera degli loni di Colofone; onde non è a meravigliarsi se la tradizione stessa è stata accolta da storici
e critici moderni ammettendo che realmente i Colofoní
fossero fuggiti dinanzi al pericolo dell'invasione dei Lidi,
verisimilmente al tempo del re Gige, vissuto appunto nella
genda venga ad accordarsi con la tradizione storica in un
statua della dea, o un Palladio, più di quanto non sì ammetta éhe Enea arrivasse di fatto nel Lazio con i suoi penati. Ma merita d'esser rilevato come questa volta la legfossero venuti nel mezzogiorno d’Italia portando seco la
datori di Sibari, Crotone e Metaponto non l’ebbero assaltat
a
e distrutta facendo strage dei cittadini e sgozzando cinquanta
giovinetti che invano avevano .cercato salvezza presso
la
statua di Atena Poliade. Tale era la storia tradizionale della
punto fondamentale, concernente la fondazione della città
infelice Siri? Si aggiungeva che in seguito gli Ateniesi avrebbero mirato a rinfondare la città così come poi fecero con la
costruzione di Turio, succeduta a Sibari, allo scopo natural
mente d’impadronirsi di quella fertilissima regione. E stando
ad Erodoto (VIII 62), Temistocle, nella vivace discussione
ch'ebbe a sostenere con il comandante spartano Euribiade
avrebbe lanciata la minaccia di andarsene con i suoi concittadini nella terra di Siri in Italia, che gli Ateniesi da antico tempo consideravano come propria (fj zeg huetéon té fot
&x xokaoû Erı) e che gli oracoli ammonivano avrebbe dovuto
essere da loro colonizzata. Certo è, come si è già accennato
ni per
più sopra, che la Siritide fu oggetto di contrasto fra quei
di Turio, che si riteneva colonia ateniese, e i Tarenti
* ARCHIL
OCH. AKapdSee
$y.
Anes
ATHEN.N. XII 523 d = fr,
r. 2 24 in P. L. G, BA p. 389.
cui sì venne ad un accordo fra le due parti contendenti.
-
* Tim. et ARISTOT. . apd ATHEN,. XII
5
23
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Lrcoru
r.
980
sqq.
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suo Schol.
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Aristo
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VI
264
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Pomp. == lustin. XX 2, 4; Stern. B. 5, vo, HoMswov.
9 — CrAcKRI, Storia della Magna Grecia - Vol. I.
Página 9
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)PRETESA ORIGINE ACHEA DI SIRI
* Pars Ricerche di stor. e geogr. U p. 41 agg.
Ciò che i Focei ed i Colofoni fecero dinanzi alle minacce
alla cui fondazione egli avrebbe preso parte: e forse anche
l’altro poeta di Colofone, Mimnermo, che cantava l’arrivo
dell'eroe Diomede presso i Dauni. Ed Archiloco, che rimpiangeva il soggiorno di Siri, era di Paro e perciò un ionio.
patria e, a quanto pare, aveva ricordato anche la città di Velia,
fonio Senofane, il quale aveva celebrato la xrioı della sua
| Ma codeste arcomentazioni, in parte almeno, sono state
vigorosamente ribattute.! È stato osservato che lo storico
Timeo concordava con Aristotele, e che entrambi evidentemente risalivano ad una fonte comune: forse il poeta colosione, Siri sarebbe stata città achea e colonia di Metaponto;
e poi fondando sul Tirreno la città di Pixunte della quale
come dimostrano le sue monete era alleata nel VI secolo,
avrebbe mosse le gelosie di Sibari, Crotone e Metaponto.
che assaltandola l’avrebbero distrutia.
ciò non avean fatto in Oriente, non essendo Colofone posta
sul mare e mancando quindi di navi. La cosiddetta fuga dei
Colofoni dinanzi ai Lidi non sarebbe stato pertanto che un
motivo combinato dagli antichi, ed i moderni vi avrebbero
aggiunto di proprio il nome del re Gige. Così, in concludella lonia per la prima voita venissero in Occidente a fondare una colonia agricola, quale era la nostra città, mentre
mento a favore della colonizzazione colofonia di Siri, quando
già sarebbe stato da per sé stesso nn fatto strano che genti
chos, re di Daunia, di cui pure si mostrava la tomba presso
il monte Gargano. Verrebbe cosi a mancare l’ultimo argoera stato sepolto presso Colofone) non era altri che il Calnella Siritide (quando già secondo lo stesso Licofrone [v. 424]
mare che achea era appunto la città. Ciò posto. riuscirebbe
facile dimostrare che il greco Calcante che aveva la tomba
131
CAPITOLO V — METAPONTO, SIRI E LAGARIA
130
sostenere cotale tesi con ampiezza di ragionamento e ricchezza d’argomentazioni,' mentre, d'altra parte, non si è
della Siritide. Nel fatto la Siritide veniva a rappresentare
una parte della pianura di Metaponto; e.le monete stesse
di Siri con iscrizioni in caratteri achei verrebbero a conferfatto di meno a favore dell'origine ionica della città.*
Traendo motivo* dalla ricostruzione del dramma euripideo intorno a Menalippe, fatta in base alla scoperta di un
nuovo frammento,* nel quale Metaponto sarebbe stato indicato come re di Icaria, e cioè di un demo d’Allica, ed ove
parole di Erodoto circa quella pretesa ateniese sulla Siritide
era ricordata Siri, che prima moglie di Metaponto, da lui
respinta, si sarebbe recata nel luogo in cui sorse la città
che da lei prese nome,® si veniva a rilevare che stando al
dramma stesso la città di Siri era considerata quale colonia
di Metaponto, mentre questa era ritenuta fondata da un
eroe dell'Attica; onde si avrebbe avuta la spiegazione delle
che da per sé stessa sarebbe stata incomprensibile, una
volta escluso che gli Ateniesi non avrebbero potuto pensare
ai Colofoni fondatori di Siri: ché in siffatto modo non si sarebbe più saputo su quante terre non sarebbe stato loro
concesso di vantare simili diritti. Erodoto, infatti, che avrebbe
avuto presente codesta leggenda, scriveva dopo la fondazione
di Turio, cui egli stesso aveva partecipato, e proprio quando
questa città lottava con Taranto per il possesso della Siritide. Secondo la leggenda già sviluppata, Siri sarebbe stata
pertanto già fondata dai Metapontini; e con ciò si accorderebbe la notizia di Antioco, che, cioè i Sibariti invitavano
Achei a fondare Metaponto, cui sarebbe toccato il dominio
1 Brroca Griech. Gesch. I (a. 1893) p. 176; in Herm. XXIX (a. 1894)
p. 804 spg.: Griech. Gesch. I° 2 (a, 1913) p. 238 sgg. La tesi del Beloch
è accolta dal De Sancris Stor, dei Rom. 1 p. 330.
|
* Pais Ricerche stor. (a. 1908) p. 91 sgg.; Ricerche di stor. e geogr.
(a. 1922) Il p. 43 sgg.
3 Betoca Griech. Gesch. 1° 2 p. 238 agg.
4 Trattasi della ricostruzione del dramma tentata da Wünsch in
Rhein. Mus, KLUX (a. 1894) p. 91 seg. Cfr. s. a p. 119 n. 1.
5 Schol, Dionys. PERIEG. 461, ove al luogo di Menalippe è posta
Arne.
Página 10
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)LA QUESTIONE SULL'ORIGINE DI SIRI — LE MONETE
dei .Persiani, guidati da Arpago il generale di Ciro (circa
a. 545), recandosi in Italia e fondando la colonia di Velia,
avrebbero fatto i Colofoni stessi un secolo e mezzo prima
di fronte ad identico pericolo; ché gia allora la loro patria
sione di Atene in Occidente, ciò non toglie nulla al fatto
che Siri doveva le sue origini a quei di Celofone. Ad esso
ben sì può sempre addixe l’espressione erodotea éx nokmot.
E ciò indipendentemente dal valore che si voglia attribuire
cadeva im mano degli invasori. E il fatto che Colofone era
città interna, non avrebbe significato nulla in contrario, dal
momento che distava solo tredici Km. dal mare ed era
alla ricostruzione, ie vero molto fantastica, che s'è fatta del
132
È
detto da Strabone (XIV 642) che i Colofoni disponevano
allora di potente armata navale; e, circa la navigazione in
Occidente, se essi erano della Ionia, ioni pure erano i Cal
cidesi d’Eubea. Ben avrebbero potuto dunque gli Ateniesi
intorno al 480, e cioè al tempo di Temistocle, considerare
la Siritide come terra propria riferendosi alla colonizzazione
ionica dei Colofoni. Resterebbe la questione delle monete
sirine con caratteri achei, la quale oppone a prima vista il
maggiore ostacolo; ma essa troverebbe la sua soluzione
nelle ragioni politiche e commerciali, che avrebbero potuto .
indurre la città di Siri, di stirpe ionica, ad entrare nella
lega monetaria delle città achee, le quali invece, appresso,
da gelosie e rivalità d'interessi materiali sarebbero state
spinte ad assaltarla e distruggerla.
Or, a volere pronunciare il nostro giudizio, premettendo
che in alcun modo si possa in questo caso negar ogni valore all'antica tradizione letteraria, secondo cui la città di
Siri era fondata da Colofoni, riteniamo che si spostino i
termini della dibattuta questione ove, come si è fatto, si
assegni il primo posto alla discussione intorno alla veridicità
del racconto di Erodoto circa le parole pronunciate da Temistocle e la pretesa degli Ateniesi sulla Siritide; chè, pure
ammesso, come sembra naturale, che quel racconto fosse
proprio sorto al tempo della fondazione di Turio, e del vincitore di Salamina, il quale, si diceva ancora, a due delle sue
figliuole avrebbe posti i nomi di Sibari e di Italia, si fosse
voluto fare il precursore di Pericle nella politica d'espant Prurarca, Them. 32,
133
dramma euripideo intorno a Menalippe, per cui si è creduto
poter leggere «rex Icariae» invece di «rex Italiae » in un
passo corrotto delle favole di Igino. Sarebbe anche da dubitare che il pubblico ateniese potesse sentir interesse d'un
siffatto dramma impostato su invenzioni tanto palesi, perché,
in sostanza codesta eroina Melanippe passasse dalla Beozia
nell Attica prima d’esser trasportata in Metaponto; onde
sarebbe da pensare che la scena del dramma stesso, estranea
al suolo dell'Attica, fosse stata veramente collocata in Italia *
e che quindì il nome della regina Teano, se non si doveva
ad una rielaborazione della leggenda, stesse proprio in relazione con l'omonima città apula.® Ad ogni modo, se si volessero anche accogliere i risultati desunti da cotale ricostruzione, per dimostrare che Siri era colonia di Metaponto
si verrebbe a sostituire ad una leggenda un'altra leggenda.
I due termini fondamentali della questione stanno invece
nella tradizione letteraria riguardante l'origine della città e
nella documentazione delle monete. Devesi, anzi, cominciare
dal prendere in esame questo secondo punto, il quale è più
interessante in quanto concerne un dato di fatto.
Poichè, infatti, stateri d'argento di Siri, di circa l'a. 560
a. C.* che portano il nome suo insieme con quello della città
di Pixunte, della costa occidentale. non solo sono per ogni
rispetto simili alle più antiche monete dell'achea Sibari, ma
hanno in caratteri achei la legg. Zioîvoc, s'è chiesto a ragione come mai ciò avvenisse in una città di stirpe ionica.
1 Hysın. fab. 486.
* Cir, Winamowitz Herakles F p. 10,
® Cfr, Mayer Apulien p, 390.
+ v. Heap? p. 88.
Página 11
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)E la risposta & stata suggerita dalla constatazione che in
quel tempo vera una monetazione uniforme e federale di
pezzi d'argento detti incusi, che attesta l’esistenza della cosiddetta lega achea, della quale appunto faceva parte Siri
in quanto sarebbe stata di gia soggiogata dalla potente Sibari, con questo di più e di singolare che Siri e Pixunte
ne! seno della lega stessa avevano un’alleanza più stretta
e più particolare, del genere di quelle che ci risulta esservi
state, in vario tempo, fra Metaponto e Posidonia, Sibari e Crotone, Crotone e Pandosia, Crotone e Temesa: alleanza la quale
prova indirettamente l’esistenza
- d'una strada commerciale
assai frequentata, che poneva in comunicazione le due città
da un mare all’altro attraverso la Penisola, molto ristretta
in quel punto, risalendo dalla costa orientale il fiume Siri
sino alle sue sorgenti e discendendo di là sul litorale occidentale ove stava Pixunte.t
.
Per quanto oggi si ignori lo svolgimento storico ‘dei
fatti, è lecito supporre che lapotente Sibari abbia costretta
Siri a riconoscere la sua egemonia per non essere dannegl'infiuenza che un'altra città, Scidro, avrebbe potuto esercigiata nei suoi interessi commerciali, una volta che Siri comunieando con il litorale occidentale veniva ad annullare
tare a vantaggio della stessa Sibari, di cui era colonia, e
che trovavasi su quella via di comunicazione non lungi da
Pixunte.*
4.v. LENORMANT I p. 207 seg.
* Se nell'Etym. Magn. s. v. Ziow, ove è ricordata Siri come figlia
del re Morgete e moglie di Scindo, invece di £xivôou si dovesse leggere
Zxiôoov (v. Pars Stor. d. Sic. e d. M. Grec. p. 225 n. 4), si potrebbe
pensare che-tale forma di leggenda fosse sorta intorno a quel tempo, in
cui si sarebbe cercato di creare la giustificazione di buoni rapporti fra
le città di Siri e Scidro, colonia di Sibari, E ciò indipendentemente da
quanto scrive il Maver Apulien p. 330 n. 3, il quale, leggendo egualmente nel testo in questione, non vedo perchè, pone il nome di Scidro
in relazione con quello del fiume Chidro nella campagna di Lecce che
ha visto ricordato dal De GiorGI Prov. di Lecce I p. 13, Il p. BIL.
SIRI E PIXUNTE — TRADIZIONE LETTERARIA
155
E v'è anche da pensare che ad un tentativo di riscossa
da parte di Siri, per sottrarsi a codesta forma di egemonia,
si dovvesse poi l'origine del conflitto con le città achee, le
quali avrebbero finito con l'assaltarla e distruggerla. Tutto
ciò, in fine, varrebbe a spiegare come mai Siri per quanto
città ionica avesse monete di tipo e caratteri achei; Né.
d'altra parte, il fatto ch'essa era ancora fiorente intorno al
560, come verrebbe attestato dalle monete, e che finiva d'esistere prima del 510, come si deduce dal sapere che intorno
a questo anno era distrutta Sibari, viene per nulla a contraddire alla notizia data da Erodoto (VI 127) secondo cui circa
gli a. 576-572 il sirino Damaso avrebbe nientemeno aspirato
aila mano di Agariste, la figlia di Clistene tiranno di Sicione:
né contrasta con la supposizione che Siri fosse stata già distrutta nel 480 quando Erodoto faceva pronunciare le note
parole a Temistocle. E, ad ogni modo, la documentazione
delle monete non si oppone, acchè Siri si ritenga fondata
dagli Ioni di Colofone.
Egualmente può dirsi della tradizione letteraria; chè già
Aristotele e Timeo riconoscevano l'origine colofonia della
città; * e con essi si accordava poi Strabone (VI 264) parlando genericamente di origini ioniche. Nè, a sostenere
l'ipotesi contraria, è concesso porre da parte, come si è
fatto, l'autorità di Aristotele supponendo che la citazione di
Ateneo sir riferisse al libro dei « Mirabilia » che a lui fu falsamente attribuito, quando è evidente ch'egli ne parlava
nelle sue Tlolıreiaı, così come faceva per Locri ed altre città
dalla Magna Grecia. Non v'ha dubbio che i due scrittori,
dotti investigatori della storia delle città greche d'Occidente.
seguissero una fonte più antica; e se oggi non siamo più
in grado di determinare codesta fonte, non ne verrà da ciò
che debbasi negar fede alla loro testimonianza specialmente
in un caso come questo, in cui essi ci si presentano concordi,
mentre a giudicare da quanto scrissero appunto sull’origine
‘ Tim. et Arisror. apd -ATHEN. XII 523 d.
Página 12
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)LEGGENDA DI CALCANTE = SIRI E METAPONTO
DI
136
dei Locresi Epizefiri, e cioé di Locri d'Italia, v'è ragione
prive di qualche elemento storico, lo dimostra, del resto.
di ritenere che lo storico di Taormina fosse solito prendere
quanto egli dice o fa dire a Cassandra nel solito linguaggio
posizione contro il grande filosofo Stagirita. Se Siri fosse
stata notoriamente una città achea, e per di più colonia di
Metaponio, non è concepibile che i due grandi scrittori antichi ne affermassero le origini ioniche; le quali, alla loro
involuto ed oscuro sulla strage degli loni, compiuta dagli
Achei di Siri, accennando al fatto della distruzione della
città colofonia od ionica per opera delie città achee di Sibari, Crotone e Metaponto; onde è lecito ritenere che il racvolta, si ricollegavano con la leggenda di Calcante colofonio,
importata appunto nella Siritide
da gente di Colofone.*
Non è, infatti, codesta leggenda priva di contenuto stoconto di Timeo, da lui seguito, fosse stato press'a poco quello
che si leggeva in Trogo Pompeo, ove era spiegato come gli
Achei avessero stabilito di cacciare dall'Italia tutti gli altri
rico, non essendo per niente, come da alcuni si è voluto
Greci, e cioè quelli che non fossero della loro stirpe, quali
affermare, un rifacimento del racconto intorno a Calchos
gli abitanti di Siri.’
In conclusione, non si può dire che le antiche notizie
re di Daunia.® E se il poeta Licofrone seguendo lo storico
Timeo parlava di Calcante nella Siritide (v. 980). non voleva
storiche pongano la città di Siri in relazione con Metaponto.
significare che il celebre indovino fosse ivi morto, venendo
in contraddizione con quanto aveva detto dianzi (v. 424), ma
semplicemente che presso Siri era un cenotafio od heroon
in onore di lui, egualmente che presso il monte Gargano
La identificazione che Stefano Bizantino faceva dell'una con
l’altra, era semplicemente erronea confusione, come risulta
(v. 1047); mentre, una volta avvenuto il localizzamento del
ciò dovevasi probabilmente alla influenza subita dalla citta
ionica quando fu costretta ad entrare nella lega achea; ché
mito, è spiegabile com'esso fosse successivamente ampliato
con un racconto intorno alla morte di Calcante ch’era una
semplice variante, dovuta a tardi commentatori del poeta,
di quello che si narrava sulla fine di lui nella sfida con l’indovino Mopso.® E che il poeta si riferisse a narrazioni non
da quanto egli stesso diceva altrove di Siri stessa.” E se di
Siri:facevasi, come si disse, la prima moglie di Metaponto,*
se poi tale racconto si volesse porre, come si è fatto, in
rapporto con la notizia, secondo cui per Timeo ed Aristotele
la città sarebbe stata così chiamata da una donna Siri. ciò
non potrebbe avere un significato dal punto di vista storico.
perchè stando allo stesso Ateneo che ci tramanda codesta
4 Ciò già rilevò GEFFCKEN Tim. Geogr. p. 15.
.
* PARTHEN. 12. v. SroLL ed Immisch in RoscHer Lex, Il 923 sg.
seguiti dal Brrocu op. cit. p. 241, e da altri, come ad es, GIANNELLI
Cultie miti della Magna Grecia p, 110.
È strano come da parte di chi studi la mitologia in relazione con
la storia si possa pensare che il racconto su codesto oscuro re di Daunia
o supposto eroe, del quale non si ha che una povera e forse fantastica
notizia in Partenio, preesistesse alla leggenda del celebre indovino Calcante giunta non solo in Daunia ma in altri luoghi del mezzogiorno
d'Italia A voler stabilire sovrapposizioni o cosiddette ipostasi, ci sarebbe
quasi da dire che il re od eroe indigeno « Kalchos » si sia fatto derivare.
da « Kalchas »,
8 Queste mie osservazioni ed interpretazioni esposte nel commente
ad Lycopur. v. 980 p. 280 sg. furono accolte dal Pais op. cit. p. 43
n. 4; p. Si.
‘
notizia. secondo il poeta Archiloco, fiorito intorno al tempo
in ‘cui sorse la città, essa avrebbe avuto nome dal fiume-che
le scorreva accanto.‘
Non è da trascurare, in fine, clie una volta riconosciuto.
4 v. Iustin. XX 2, 3: sed principio originum Metapontini cum Syburitanis et Crotoniensibus pellere ceteros Graecos Italia statuerunt. cum.
primum urbem Sirim cepissent etc,
? v. STEPR. B. s. v. Meraxövuoy; cfr. invece s. v. Figug. nölıc “Ivahias ninoiov tot Mera-tovriou.
3 Schol. Dionys. PErıze. 461.
+ v. Araen, XII 523 e: divopdoîin 8’ È Zio, — dc 8 "Agxikoyos,
And motapoi.
Página 13
Ver en el PDF(se abre en una ventana nueva)in conformita dell’antica tradizione letteraria, che Siri era
stata fondata dagli Ioni di Colofone, e cioè da gente di
stirpe diversa degli Achei già stanziati in Italia, viene a
rendersi più chiaro il significato del menzionato racconto di
Antioco, ov'era detto che quei di Sibari avevano invitati a
colonizzare Metaponto altri Achei facendo loro intravedere
che un giorno si sarebbero impadroniti della Siritide.* E ciò
sta in relazione, come si è detto, con le scarse notizie che
abbiamo della vita e della fine infelice della città.
Altre leggende riguardanti questa regione non ci mettono in grado di rintracciare nuovi elementi etnici nella
città di Siri: ché il racconto di Strabone, risalente a quanto
sembra allo storico Timeo, intorno a genti di Rodi sbarcate
nella Siritide e presso Sibari,? non sì riferiva direttamente
alla città di Siri, e ricollegandosi, del resto, con la leggenda
di Filottete e Tlepolemo, stava in stretta relazione non tanto
con Sibari, quanto con le città della regione settentrionale
del Bruzzio. Che se poi lo stesso Timeo, come si ricaverebbe
dal poeta Licofrone (v. 856), faceva arrivare anche a Siri
l'eroe spartano Menelao, ciò dovevasi evidentemente alla influenza esercitata in quella contrada dai Tarentini, dal momento che sorta la città di Eraclea sottoi loro auspici Siri
ne divenne il porto navale.* Nè maggiore interesse può avere
per la nostra ricerca la leggenda del focese Epeo, una volta
che, come dicemmo, era da Metaponto passata nella Siritide;
chè se anche si volesse riconoscere che la leggenda prove-
SIRI CITTÀ IONICA - LAGARIA
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Era Lagaria una cittadina della Siritide che, a quauto
pare. non ebbe grande importanza nella storia delle città
greche, e che nell'età romana veniva più che altro ricordata
per la bontà del suo vino, cui si attribuivano virtù medicinali.‘ Ma la sua posizione in luogo certamente ambito e poi
ottenuto dalle vicine città achee, la rese interessante agli
occhi degli scrittori antichi che la videro rapidamente scomparire dalle scene della vita politica non meno che la ionica
Siri. Caduta sotto l'egemonia di Metaponto, press'a poco nel
tempo in cui Siri era costretta ad entrare nella lega achea
e ad unirsi particolarmente con Pixunte, e cioè nella prima
metà del VI secolo, per vedersi strappato tosto il fertile
territorio," non restava a Lagaria che il conforto di veder
celebrate le sue gioriose origini focesi risalenti all'eroe Epeo
dei canti omerici, anzi alla madre di lui, dalla quale avrebbe
avuto il nome.* E codeste glorie eran poste in luce special
mente dal poeta Licofrone, che dal vezzo in uso nella sua
età alessandrina e dall'indole stessa della scena che rappresentava, in cui la profetessa e delirante Cassandra in linguaggio oscurissimo designava luoghi e persone, era portato
a mettere in vista le cose meno note e significanti, spinto
forse anche in ciò dall'esempio dell'eminenie e suo prediletto
storico, Timeo, il quale, come è noto, si compiaceva assai
spesso delle ricerche di carattere antiquario; onde non è a
meravigliarsene che il poeta, come negli altri casi, così in
niva da Lagaria, ciò non varrebbe per Siri, e molto meno poirebbe significare che questa città era stata fondata dai Focesi.
À codesta questione, del resto, intorno alla leggenda focese
a Metaponio e nella Siritide si potrebbe dare una più sicura
soluzione ove noi giungessimo ad avere esatta conoscenza
del luogo in cui sorgeva Lagaria.
4 STRAB. À. c.; Puin. n. h. XIV 69.
* Vide bene, a nostro giudizio. il Pais Stor. d. Sic. e d. M. Grecia
p. 248 nel fissare intorno alla metà del VI sec. l'occupazione della regione di Lagaria
da parte dei Metapontini. | tentativi di far scendere
quella data di un secolo, od anche più, non hanno serio fondamento.
3 Schal, Iliad. XXIII 665. v. Meinexe ad Stern. B. s. 2. Aayagia,
il quale dalle parole dello scoliasta desume che Lagaria si credesse eroina
iv. s. a p. 125.
3 Secondo Stras. VI 264, XIV 654 genti di Rodi si sarebbero stanziate nella Siritide e nella Conia, che poi in tempi diversi rispondevano,
in parte almeno, alla medesima regione.
3 Strap. VI 263; cfr. il mio commento a Lrcopur. v. 356 p. 262.
eponima della città, e madre di Epeo. Cfr. RoscHER in Lex. der griech.
u. roem. Mith. Il 4794.
Ricordiamo che a codesta notizia, frutto dell'erudizione greca deil'età alessandrina, se ne contrapponeva un'altra, che parrebbe d'origine
indigena e più naturale, secondo cui la città avrebbe preso nome dal
pastore Lagaris: Etym. Magn. 554, 15,
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questo. non facesse ricordare le grandi città ma i piccoli
abitati. le cui origini tanto più si smarrivano nelle tenebre
cesso desumerlo da codeste notizie, in vero assai indeter-
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del passato, e menzionasse quindi l’arrivo dell'eroe Epeo in
Lagaria passando sotto silenzio la sua venuta a Metaponto.
Ma questa egli non negava; anzi la supponeva, come dimostra il fatto che per significare il luogo di sharco dell’eroe
dava le indicazioni di due piccoli fiumi, il Ciris e il Cilistano.
che venivano a comprendere tutta la Siritide o meglio la
regione che si estendeva da Lagaria a Metaponto.!
Era questa una designazione assai generica rispetto alla
città di Lagaria; della quale non è detto ove fosse ma crediamo se ne possa ricavare, almeno con approssimazione,
la località dalle due notizie, messe fra loro in raffronto, che
si hanno in Strabone e in Plinio; perchè se l'uno scrittore
poneva la borgata di Lagaria, a salire da sud verso nord.
nella costa compresa fra Turio ed Eraclea,* e l’altro ricordava il famoso vino lagaritano come prodotto della campagna
che stava non lungi da Grumento * (il che può bene intendersi nel senso che i vigueti si estendessero nelle colline o
verso la montagna), v'è da pensare che l'antica cittadina
giacesse sulla costa a sud e non molto lontano da Eraclea,
o meglio da Siri, e quindi più a nord di quanto si è soliti
immaginarla oggigiorno. E ciò, anche se non fosse con4 Dei due fiumi, il Kigw
= "Agis (Ethym. M. 209, 34), rispondente
all'odierno Acri, era vicino Eraclea (Srras. VI 263) e cioè presso Poli
coro d'oggigiorno, e perciò non molto lontano da Metaponto; il Cilistano
s'ignora ove fosse, ed i commentatori di Licofrone, dal Gargiullo in poi,
lo identificarono con il Raganello, mentre il LENORMANT I p. 220 credeva
fosse il Saraceno, Certamente questo fiume deve ricercarsi più verso sud,
e cioè nella costa meridionale della Siritide.
2 Srrag. VI 263: Meta Sì Gougiovs Aayagia pgoúgwv, — eli’
“Hodx)ewa ros.
3 PLin. n. A. XIV 69: omnium vero eorum maxime inlustrata — Lagarina, non procul Grumento nascentia. Cfr. Stern. B. Aayagia — Ödev
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minate, verrebbe sempre suggerito dal fatto che presto Metaponto riusci ad impadronirsi del territorio di Lagaria.
Noi oggi non siamo pit in grado di stabilire se Lagaria
fosse in origine una città greca 0, come a noi sembra pi
naturale, un abitato indigeno preesistente alla colonizzazione
greca e poscia ellenizzato, e se quindi non sia più rispondente al vero il racconto che la faceva denominare dal pastore Lagari, che non l'altro secondo cui avrebbe preso nome
dalla madre del focese Epeo.
Certo è che la vicinanza di questa città rispetto a Siri
vale a meglio spiegare come vi penetrasse facilmente la
leggenda di Epeo e dei suoi compagni focesi, venuta dalla
parte di Metaponto. A prescindere dal trovare incomprensibile in qual modo sì sarebbe potuta formare in una piccola
cittadina lucana una tradizione così antica ed accreditata
per passare di là successivamente nella grande città di Metaponto, riuscirebbe assai poco convincente che, venendo da
codesta piccola cittadina e in età storica molto avanzata,
Epeo prendesse il primo posto fra gli eroi metapontini e venisse onorato quale fondatore della città. Metaponto riteneva
come suo oichista Daulio focese, secondo una tradizione più
antica e più autorevole dell'altra, in quanto era riferita da
Eforo di Cuma e probabilmente faceva capo ad Antioco di
Siracusa, il primo in ordine di tempo fra i conoscitori della
storia delle colonie greche in Occidente.
La partecipazione d'un elemento focese alla fondazione
di Metaponto non toglieva tuttavia che codesti stessi scrittori, come si disse, considerassero achea la grande città
posta fra i due fiumi. E l’esame delle scarse notizie che abbiamo della storia non sempre lieta di queste due cittadine.
Siri e Lagaria, viene invece a confermare la loro origine
non achea.
xaì Aayagitavos olvos.
4 Alla nostra designazione più d'ogni altro s'accostano GEFFKEN
Tim. Geogr. ed Hanns Coins of Magna Graecia, come appare dalle carte
geografiche rispettivamente annesse ai loro libri.
NA, ATORA
DELLE
Amen
weta