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|} — Sulla metafisica del pitagorismo antico : Ath 1933 261-266. | La thèse |:
Levi
E,
2
‚323
.
centrale de la métaphysique pythagoricienne, A savoir que les choses sont
|:
des nombres, dérive à l’origine de la cosmologie pythagoricienne. Pour celle-ci |*
en effet, l'univers se compose d'une obscurité primitive illimitée et d'une |’
limite consistant en points lumineux : le nombre formé par ces points apparait | .
;
désormais comme la réalité par excellence de l'univers. | RecPh 111 1933-|.
1934 496-497 Puech | Acr VII] 1933 179.
SULLA METAFISICA DEL PITAGORISMO ANTICO
07 Ad
om
—
um
SÁ
7 LeYA
me hyhisca
e
woe.
Ael 7hejori sme A, bo
In questi ultimi anni, quella che, dopo lo Zeller, pareva la parola
definitiva della ricerca scientifica sull'antico Pitagorismo è stata posta in
my
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-
Movi alum
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&
il Méautis e soprattutto il Rostagni (1) hanno attribuito alle fasi primihas PAod; ce Ag
‘tera tura
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dubbio, e, caso strano, da correnti opposte. Da una parte il ‘Delatte,
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sila 44
tive della scuola pitagorica dottrine e anche opere che ormai si ritenevano proprie di età assai più tarde; dall'altra E. Frank, in un'opera
poco, troppo poco conosciuta in Italia (2), ma assai interessante e acuta,
ha cercato di mostrare che le scoperte scientifiche (matematiche e fisicomatematiche) assegnate a Pitagora e ai suoi più antichi discepoli debbono considerarsi assai posteriori, sia perchè Platone ne parla come di
fatti recenti, sia perchè esse non erano possibili nei tempi in cui le pone
la tradizione, -seguita dagli storici moderni; infatti allora non si possedevano quelle conoscenze che ne costituiscono i presupposti necessari,
e nel campo delle scienze esatte non si può procedere in modo saltuario e discontinuo. Tali scoperte dovrebbero invece, nell’ insieme, essere
attribuite ad Archita e agli studiosi che lavoravano sotto le sue direttive,
cioè a ricercatori contemporanei di Platone, vissuti nell’ Italia meridionale verso l’inizio del 4° secolo. Essi sarebbero i « cosiddetti Pitagorici»
di cui parla Aristotele; e può darsi che, seguendo la moda del tempo,
abbiano attribuito le loro dottrine a personaggi di età assai più antiche. La filosofia che si considera pitagorica effettivamente apparterrebbe a scolari di Platone, i quali pure l'avrebbero posta sotto il nome
1) A. Rosraoni, di verbo di Pitagora, Torino, 1924.
2) E. Franx, Plato und die sogennanten Pychagoreer, Halle, 1923.
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di leggendari sapienti di un'etá anteriore. Il Pitago
rismo primitivo sarebbe stato una setta religiosa simile all’Orfismo,
completamente estranea
alla ricerca scientifica; però non si può escludere
che provasse interesse
per la mistica dei numeri; ed è possibile
che da queste superstizioni
sia effettivamente derivato lo studio scientifico delle
matematiche (1).
Non tutte le affermazioni del Frank si posso
no accettare senza riserve ; soprattutto, occorre controllare
con
cura
le sue citazioni,
perchè
più di una volta egli fa dire ai testi antich
i cui si richiama molto più
di quanto essi attestino; perd, in complesso,
per ciò che riguarda la
storia dellà scienza vera e propria, mi pare che
egli abbia dimostrato
la sua tesi. Ma ciò non permette di affermare
che l’antico Pitagorismo
costituisse esclusivamente un'associazione religio
sa e non includesse alcun
contenuto teoretico nelle proprie dottrin
e. Per dar ragione del fatto che
la matematica, come scienza, è stata coltivata sopratt
utto da uomini che
venivano chiamati Pitagorici, non basta dire
che la scuola che ebbe per
fondatore Pitagora si interessava della mistica dei
numeri; occorre accogliere la testimonianza concorde dell’antichità che
assegna ad essa
come tesi fondamentale del proprio insegnamento
, la proposizione le
mosa: Le cose sono numeri (2).
Su di essa si è sempre discusso dagli storici, che in
modi svariati
hanno cercato di determinarne il significato preciso.
Il mezzo migliore
per raggiungere lo scopo mi sembra quello di
attenersi ad una indicazione data dal Burnet (3), (il quale però non l’ha
applicata nel modo
che ritengo migliore e inoltre non ha mostrato con
precisione come,
stando alla sua norma, si possa render conto della
metafisica pitagorica, che egli, conformandosi alla testimonianza
di Aristotele (4), ha
263
—
fondato sulle scoperte scientifiche dei pid antichi seguaci della scuola):
occorre, per comprendere la cosmologia di Pitagora, partire da tutte le
notizie che abbiamo, che presentano affinità con |’ insegnamento della
scuola di Mileto, perché possiamo essere certi che appartengono alla
forma più antica del Pitagorismo. Queste parole devono essere cosi
interpretate: La metafisica di questo deve venire spiegata per mezzo
della sua cosmologia. la quale a sua volta deve, per quanto & possibile, apparire simile a quella della scuola di Mileto. Infatti, da una
parte il problema speculativo proprio dell’etä in cui sì è formato il Pitagorismo primitivo era quello cosmologico ; dall'altra, esso, come dottrina religiosa, aveva gli stessi scopi dell'Orfismo, al quale si collegava
in modo indissolubile, ossia mirava, col suo misticismo e col suo ascetismo, a liberare le anime da quella terribile prospettiva di una serie
infinita di nascite e di morti che era la conseguenza della credenza
nell’eterno ritorno di tutte le cose, determinato in modo necessario dai
movimenti eternamente ripetentisi dei corpi celesti (1). Se il movimento
religioso cui appartenevano l’Orfismo e il Pitagorismo era essenzialmente una reazione dello spirito al terrore che esso provava di fronte
cosiddetti Pitagorici, ol xahovpevor Iuftayopetor), a parere dello stesso Burnet (Op. cét.,
$ 41, p. 101 sg. e nota), non doveva avere conoscenze
sicure
delle dottrine fisiche
appartenenti al fondatore della scuola. Se abbia ragione o no il Frank affermando
che tutte le testimonianze aristoteliche derivano dagli scritti dei Platonici e principalmente di Speusippo (Op. cie.. pp. 255 sgg.), è cosa che per il momento non occorre
ricercare. Una cosa è certa: se (come ritengo sia stato dimostrato dal Frank) le condizioni della più antica scienza greca non offrivano i presupposti che erano necessari
perchè Pitagora e i suoi primi discepoli potessero compiere le scoperte che la tradızione ha loro attribuito, non si può accogliere l'affermazione di Aristotele (Mer. A,
1) E. Frank, Op. cie, Vorwort e p- 64 sgg.
quelle sensibili, tà alotytu,
5, 985 b, 23 sgg.: in Diets, 45 B, 4) che i Pitagorici, essendosi per primi occupati delle
matematiche, hanno da questi loro studi derivato la convinzione che i principî
(otouyeia) dei numeri sono i principi di tutti gli esseri. (Su quest'ultima proposizione
in H. Diets, Die Fragmenre der Vorsokrariker«
. Berlin, 1922, 45 B, 9), i corpi naturali :
stotele abbia seguito Ja sua abitudine di unire alla esposizione delle dottrine di
teoria di questo genere deve essere attribui
ta all'antico Pitagorismo, perchè altrimenti
rismo aveva, sino dai suoi inizi, identificato le cose e i numeri e sapeva anche che
non si comprenderebbe più come ad esso
si assegnassero scoperte scientifiche compiut
e
studiosi di un'età più recente, che portavano il nome di Pitagorici, avavano potentein unepoca assai posteriore e per quale
ragione i fondatori delle vere e proprie
matemente contribuito alla formazione e allo sviluppo delle scienze matematiche; per dar
ragione di una dottrina metafisica che doveva apparirgli assai strana, si sforzò di deu
2) V. Anisroreue, .Metaphysica N, 3, 1090 a,
22 sg. Secondo altri testi aristotelici le cose che i Pitagorici identificavano ai numeri erano
ui uioiyrui oboiar: Yer. M, 6, 1080 b,
2 sg.
; 17 sg. IIl secondo testo è riprodotto
«Her. M, 8, 1083 b, 11 sg., 18 sg. [Diets, 45 B, 10};
N, 3, 1090 a., 32. Almeno una
matiche si chiamassero Pitagorici.
3) J. Bonner, L'aurore de In Philosophie grecque
(trad. A. Reymond,
$ 52, p. 192.
Paris, 1919)
|
4) Si deve osservare che rispetto al Pitagorismo,
le testimonianze aristoteliche non
possono essere sempre accolte con
piena
fiducia.
In generale,
Aristotele, che in
rarissimi casi fa il nome di Pitagora e abitual
mente parla dei Pitagorici (e anche spesso
dei
ritorneremo in seguito). Si deve quindi ammettere che anche in questo baso Analtri pensatori le proprie interpretazioni e ricostruzioni.
Egli
sapeva che
il Pitagorivarla dalle ricerche scientifiche dei rappresentanti di quella scuola che cronologica»
mente erano ben lontani dai fondatori di essa.
°
1) Cfr. il mio lavoro J? concetto del tempo nei suoi rapporti coi problemi del
divenire e dell'essere nella filosofia greca sino a Platone (Estratto dalla Rivista ai
Filosofia Neo-Scolastica, 1919), Milano, 1919, p. 19.
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alle affermazioni di un fatalismo astrologico
che sottoponeva il desti
delle anime umane all'azione e ai movimenti dei corpi
celesti, si om.
prende facilmente perché una scuola che, come la Pitago
rica, na si
rivolgeva alle masse, ma alle persone più intelligenti
tisse il bisogno, pur senza compiere ricerche propr
e più colte en.
iamente scie tiche,
di appropriarsi le dottrine della cosmologia contemporanea
occupava appunto della natura dei cieli.
Sulla cosmologia pitagorica ci restano
la qual
caloe si
ai
poche notizie ;
ma
appare
soddisfacente il tentativo fatto dal Burnet (1)
di ricor rla adopenn aleune testimonianze di Aristotele e le dottrine pres
in entate da
a
i
N
)
À
pi
e.
In
tal
modo
concezione cosmologica, simile a quella di Anass
imene, che si ra
senta l universo come un Úxeipoy laria,
soffio, zona di sui E
mitato da punti luminosi, i corpi celesti, che brill
si
ottiene
una
sf
2
ano su
oscuro. L’universo, in ta] modo, appare formato da
un limite, che consiste i
ite,
che
im
determinate linee e figure.
.
ita
unità
o
i
inosi
punti
luminosi
‘limiters aa
dai — pali
dai
quali
risul
:
wen
Aristotele ci informa che, secondo
i Pitagorici, quando si fu
mata la prima unità (punto luminoso), la parte più
mitato venne attirata e limitata dal limite (2).
fi
prossima dell Mi:
u La formazione dell’universo appar
e cosi un processo
u
di
i
limitazione dell’illimitato. Perciò i Pitagorici dicevano
che vello che è
più bello e più perfetto si trova non al principio,
ma al "terni : a 1
ja di
sviluppo (3). Però, in forza della teoria dell'etern
o ritorno
ser
elle ie,
co
essı
dovevano
ammettere
che
tale
processo
si
ripete
conti»
‚ Questa concezione presenta la giust
apposizione di elementi
tinti da una parte alla cosmologia monistica
dei Miles; dall’alt
dualismo della scuola orfica. Per Anassimene l’aria
at
al
Milicia (ireıoon)
é il Primo Principio, divino, che determinandosi
produce tutte le , ;
i Pitagorismo invece offre la rappresentazione
di un sofho oscuro il
limitato che riceve le sue determinaz
ioni da
ae che poi suddividendosi produce
un
termine luminoso li
la formazione progressiva del.
265
—
che di uno solo, ma anche si degrada il primo principio di Anassimene a un guid simile al caos tenebroso che deve ricevere dall'esterno
le sue determinazioni. Probabilmente si collega con questa commistione
di elementi antitetici l'opposizione di due rappresentazioni del tempo
che sono attribuite al Pitagorismo. Secondo l'una il tempo si identifica
con la sfera che circonda il mondo (1) (la sfera celeste, luminosa): per
l’altra esso proviene per aspirazione dal vuoto che lo avvolge (2): la prima
fa pensare a quelle dottrine dell’ Orfismo che vedevano in ypóvos il
principio da cui provengono tutte le cose (3), la seconda invece accenna
alle concezioni di Anassimene.
In ogni modo, la cosmologia pitagorica permette di comprendere
come abbia avuto origine la tesi che identificava le cose a numeri. Infatti ciò che arreca determinazione e quindi realtà vera alla illimitata
oscurità ‘primitiva è un insieme di linee e di figure spaziali luminose,
costituite da un certo numero di unità = punti (perciò il Pitagorismo
concepiva le unità come monadi aventi grandezza) (4). In ultimo, è il
numero formato dalle unità punti che costituisce in tale concezione
la vera essenza della realtà cosmica. Ma questa dottrina si poteva facilmente applicare anche alle cose particolari, in quanto esse pure appaiono determinate da piani, risultanti di linee e in ultimo di punti,
ossia di un certo numero di unità estese. Infatti Aristotele dice, riferendosi ai Pitagorici, che alcuni credevano che i limiti (xéouiu) del
corpo, come la superficie, la linea, il punto e la monade, fussero sostanze (ovciat) anche più del corpo e del solido (5). In ultimo, anche
in questo caso si giunge ad un determinato numero di unità-punti, che
formano così la vera realtà dei grandi corpi celesti e delle cose particolari, ossia di tutti gli esseri.
Così modo al dualismo mistico-religioso (comune all’Orlısmo e al
Pitagorismo), che contrapponeva l’anima al corpo, se ne collegava uno
cosmologico-metafisico che, in antitesì col monismo Jonico, poneva un
reciso contrasto fra il limite e 1' illimitato. L'anima, intesa sempre come
un guid esteso, ossia come un corpo sui generis, diverso e opposto a
quello che abitualmente si designa con tale espressione, doveva deri»
vare dal principio del limite.
universo. Cosi non soltanto si parla
di due principî irriducibili, invece
1) Cfr. Burner, Op. cit, § 33, p. 122
;
214 sgg, che contiene le
iudicazion dei testi.
RE Bee
9} «Mee, M, 3, 1091 a, 15.18 (Dress
, 45 B, 26),
3) Ivi, A, 7, 1072 b, 30-39 (Duras
, 45 B, 11),
1) Anısrorzız, Physica A, 10, 218 a, 33-218 b, 1 (Drews, 45 B, 33).
2) Agnus, Placita, in Srouvo I, 18, 1 (Dies, 45 B, 30),
3) V. dl concetto del tempo... p. 12.
4) Arisrorene, Mer. M, 6, 1080 b, 19-20 (Dims, 45 B, 9).
5) Arisrorece, Mer. Z, 2, 1028 b, 15-18 (Dims, 45 B, 23).
Page 4
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)Probabilmente a una fase posteriore del Pitagorismo appartiene la
tesi (che invece, stando ad Aristotele, gli storici riferiscono ai suoi primi
rappresentanti), la quale afferma che i principî delle cose sono i principi dei numeri (1), cioè il pari e il dispari, identificati all’ illimitato
e al limite (2). L'uno, da cui provengono tutti i numeri, si faceva
risultare dal pari e dal dispari (3). Queste dottrine sono in pieno contrasto con la teoria cosmologi
- metàfisica
co ricordata precedentemente,
per la quale il numero (che deriva dall’unità) è identificato al limite:
esse invece lo fanno provenire da principî o elementi, riposti nel pari
e nel dispari, considerati identici all’ illimitato e al limite. In altri termini, il limite deriva dal dispari, ossia dal limite, ossia da sè stesso. Ciò
fa pensare che si tratti di concezioni formate posteriormente:
ANCORA SUL CULTO DEGLI ELEFANTI PER LA LUNA
(nora)
infatti,
per giungere, riflettendo sulla natura dei numeri, alle affermazioni ricordate occorreva trascurare il significato cosmologico della primitiva
concezione di essi. Una volta posti nel pari e nel dispari i principi
dei
numeri, era possibile concepirli come i principî di tutte le cose;
ma in tal modo si dimenticava che dal punto di vista cosmologico,
essi formano soltanto l'aspetto limitante degli esseri. In tal modo si
verificò anche l'altro assurdo che l'unità identificata al punto venne
considerata il primo prodotto del limite e dell’ illimitato (4), mentre
avrebbe dovuto essere il principio del limite.
L’ interpretazione che abbiamo offerto della concezione fondamentale dell’antico Pitagorismo ha carattere indiscutibilmente ipotetico; ed
è doveroso dichiarare ciò in modo esplicito. Però, se, come ritengo,
quell’ ipotesi serve a rendere meno strana e misteriosa una teoria che
All’ amico Passerini, che ha scritto un acuto articolo su questo
argomento nel numero precedente di Achenaeum, pp. 142 sgg., non
dispiacerä che io prospetti una soluzione molto piü semplice del problema che la versione di Cassio Dione, XXXIX, 38, da lui per primo
utilizzata, solleva.
In sostanza, Dione ritiene che gli elefanti facciano un xuduopos
“eo... Zefmavd nella vovpvia intesa come il
ti de
DI
devi Ad
D
+
4Meyer S
ha sempre dato tanto filo da torcere agli interpreti, può essere non inueno Anf
tile presentarla agli studiosi del pensiero antico.
Ab. Levi
1) Antstorere, «ler. A, 5, 986 a, 1 sg. (Diets, 45 B, 4),
‘tera tera
PpCH odi ce ay
2) Anistorere, Mer. A. 5, 986 a, 15-17 (Diets, 45 B, 5). Cfr. ivi, 987 a, 15 se.
(Dies, 45 B, 8); Phys. T, 4, 203 a, 10 sg, (Dixts, 43 B, 28. Ivi sono unite al testo
della Física spiegazioni dei commentatori).
3) Arisrorete, Ver. A, 5, 986 a, 19-20 (Diets, 45 B, 5).
4) Cfr. Burxer, Op. ere. $ 145, p. 334.
RIASSUNTO. — L'A. presenta l'ipotesi che la tesi centrale della metafisica del
pitagcrismo: Ze cose sono numeri derivasse originariamente dalla cosmologia di esso,
per la quale l'universo risulta di un’ illimitata oscurità primitiva e di un limite consistente in unità o punti
luminosi che le arrecano
determinazione. Il numero formato
da tali unità punti appare così la vera realtà dell'universo. Questa concezione si potè
facilmente appiicare alle cose particolari.
biti sulla provemenza uve. -
intendo qui stabilire l'albero genealogico preciso, che unisce ou. -
Dione, Plinio ed Eliano, nonché di Plutarco e Solino citati dal Passerini.
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¥
REVUE DES ETUDES ANCIENNES
.
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rôle de document justificatif. Chez nous, la tradition veut que la se
a’efforce d’être claire. Veillons de notre mieux à ue pas la doter de
iphes.
ene
RcXe,E.
VQ Ber
Geonces RADET,
Problèmes de philosophie grecque. — Adolfo Levi : (1) J! problema
dell'errore nella filosofia greca prima di Platone, extrait de l'Athenœum,
Studit periodici di letteratura e storia dell'antichità, Pavia, 1930; —
(2) Le idee di Teodoro l'Ateo, extrait du Reale istituto lumbardo si scienze
e lettere, Milan, 1934; — (3) Le dottrine filosofiche della scuola di Megura,
extrait de la Reale accademia nazionale dei Lincei, Roma, 1932; —
(4) Sulla metafisica del Pitagorismo antico, extrait de Atheneum, Pavia, 1933. — Dans ces fascicules, extraits de divers recueils acudémiques italiens, le professeur Levi, de l’Université de Pavie, soumet à
un examen critique attentif les données de divers problèmes obscurs et
litigieux de la philosophie grecque, tous relatifs à une double évolution,
Tune du polythéisme vers le monothéisme, l’autre de la religion vers une
science capable de se rendre compte de ses fondements et de ses limites,
Si nous classons res études nou d'après les dates de leur publication,
mais d’après leur rapport avec la succession des phases de la pensée
grecque, nous trouvons en premier lieu un bref essai sur la métaphysique
de l'ancien pythagorisme. M. Levi y rappelle que l'opinion aristotélique
“W3AGN6aECsSEs)
REeTDUvEDuSe
“n
selon laquelle le pythagorisme procéda d'une interprétation ontologique
de la théorie des nombres a été récemment mise en doute par divers auteurs (Delatte, Burnet, Frank). Le pythagorisme primitif se présente à
lui comme une synthèse de I orphisme et de la cosmologie d'Anaximénc.
L'orphisme aspire à libérer l’äme humaine de la crainte des renaissances
stimulée par une cosmologie qui conçoit le devenir de l'univers comme
un cycle éternel. De son côté, le pythagorisme déduit des doctrinesivniennes une opposition de l'illimité et du limité qu'il interprète par celle
de l'impair et du pair. C’est plus tard, sous l’influence des pythagoriciens
- @ Italie, que les:‘préoccupations mystiques semblent avoir reculé devant
scientifique
le souci de l'explication
P
que
qui qui | porte à se représenter "les êtres
‘’
comme des quantités mesurables et des nombres.
La seconde étude traite des doctrines philosophiques de l'école de Mégare. ]M. Levi y constate le sort étrange de cette école, comparableà un
| météore. quis'éteint obscurément après avoir brillé du plus vif éclat. Cependant, en Allemagne comme en Russie, comme en Angleterre, des
penseurs très modernes (Herbart, Spir, Bradley) ont repris l'énoncé des
problèmes que les Mégariques avaient tenté de résoudre et que l’on peut
‘ramener à un seul : en quelle mesure une explication scientifique des
CHRONIQUE DES ETUDES ANCIENNES
le menteur qui ment en disant la vérité. Cette fácheuse renominée paraît
due à ce que les Mégariques, en conflit avec les grandes écoles d'Athènes,
ont relusé de reconnaître, soit dans Ja théorie plutonicienne des idées, .
soit dans celle d’Aristote sur le passage de la puissance à l'acte, les solutions satisfaisantes des problèmes posés par l'école d'Élée et relatifs à la :
possibilité de concilier ou l’un avec le multiple ou l'être aver le devenir,
c'est-à-dire l'éternel problème des rapports entre les axiomes de la logique pure (principes d'identité et de contradiction) et la logique des
sciences mathématiques et inductives.
Cependant, Euclide était disciple de Socrate autant que de Parménide
et son effort tendait à accorder la morale du premier avec ta logique et
l’ontologie du second au profit d'un monothéisme rationnel renouvelé
de Xenophane. Mais la fidélité de son école à la notion de l'unité divine
absolue porta ses disciples à rejeter les transactions entre l’un et le multiple (platonisme) comme entre l’ètre et Je devenir (aristotélisme). C'est
pourquoi Stilpon combattit la théorie platonicienne de la participation
des idées et pourquoi Diodore Chronos et Eubulide renouvelérent contre
la physique d’Aristote les arguments de Zénon d'Élée contre lu réalité
et l’intelligibilità du mouvement. C'est toujours le conflit entre une
science relative qui se contente du phénoménisme el unc logique de l’intelligible permettant de concevoir une éthique de la valeur absolue, L'auteur a raison de soutenir que les systèmes modernes toujours en faveur
(phénoménisme, positivisıne, pragmatisme) ne l'ont pas résolu.
Le troisième essai est consacré au problème de l'erreur dans la philosophie grecque avant Platon. I) s'apparente étroitement aux deux précédents. En effet, à la suite des écoles ionienne et pythagoricienne,
s'ébauche une théorie de la connaissance répondant aux exigences fondamentales d’une explication scientifique. Elle a pour condition Ja possession ou l'espoir d'un critère permettant de distinguer l'erreur de la
vérité. Sur ce point se fontjour des divergences que svmbolisent les
noms d’IIéraclite, de Parménide, de Démocrite, de Gorgias, de Protagoras et d'Antisthéne. On y peut distinguer deux moments. C'est
d’abord l'opposition de l'expérience sensible à la raison et, par suite,
celle du jugement individuel au jugement universel, enfin celle de la
connaissance du phénomène et de la connaissance de l’étre. Elle est suivie d’un effort de svnthèse que formule Patomisme rationnel de Démocrite, Au second moment, à l'ôge des sophistes, l'opposition est entre
une science éprise de intelligible et les conditions d'une action à laquelle
suffit la connaissance de l'apparence ou du phénomène.
Dans un quatrième essai, M. Levi se propose de projeter un peu de
” données de l’expérience est-elle intelligible? L'éristique, tel a été le stig“mate imprimé sur la réputation des grands représentants de l'école de
Mégare, Euclide, Stilpon, Diodore Chronos, Eubulide. On a associé à
cheuse réputation, Théodore l'Athée, qui s'est vu rattacher tantôt aux
leur mémoire de bizarres sophismes tels que le sorite, le chauve, le cornu,
offertes par Cicéron, Plutarque, Diogéne Laérce, Stohée, les Doxolumière sur la figure d'un personnage auquel la tradition a fait une fäCyrénaiques, tantôt aux Cyniques. Après une étude critique des sources
Page 6
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)REVUE DES ETUDES ANCIENNES
graphes, Clément d’Alexandrie, Levi examine trois problèmes : 1° En
quel sens Théodore est-il athée? niait-il toute divinité ou seulement les
dieux de la cité hellénique? 2° Est-il radicalement immoraliste ou seulement réfractaire à l'ordre moral et social de son temps? 3° Est-il cyrénaïque ou cynique, les deux écoles tendant à une même fin, l'émancipation de la personne humaine? La conclusion à laquelle M. Levi paraît se
rallier, si nous ne nous trompons pas, est que Théodorc est un cosmopolite individualiste. Le souci de la pleine indépendance intérieure le conduit d'abord à l’idée que le Sage ne peut faire participer les sots à son
bonheur, puisà la négation de tout lien social, de l'amitié aussi bien que
du patriotisme.
De l’orphisme, effort pour dépasser la conception homérique de la
destinée humaine, mais au prix d'un mysticisme orgiastique assez bas,
jusqu’à l’athéisme cosmopolite de Théodore, M. Levi nous fait parcou-
CHRONIQUE DES ÉTUDES ANCIENNES
559
chacune des cartes est un élément nécessaire du calcul des positions
chiffrées par l'auteur et constitue un trait essentiel de son travail marquant le progrès réalisé sur celui de Marin de Tyr.
La grosse difficulté est de discerner les positions calculées directement
par Ptolémée de celles qu'il a empruntées à Marin de Tyr et dont la valeur est moindre. Il serait à désirer que l’Erudit viennois entreprit ou fit
entreprendre ce travail, dont on trouverait les éléments aux chapitres vi
à xx du livre Ter, Ce serait un préliminaire à toute interprétation des
données cartographiques de Ptolémée, L'hésitation marquée à ce sujet
par Marcien d'Héraclée suffirait à montrer qu'il ne savait déjà plus quels
chiffres avaient été calculés selon la méthode du « divinissime » maître ”
et quels autres selon le procédé défectueux de son précurseur.
A. M. B.
rir l’évolution rapide de la pensée grecque, d'accord avec les témoignages
de l’histoire littéraire. L’aspiration à une science absolue qui serait en
mème temps le guide d’une pratique morale et politique échoue et fait
place à un individualisme moral, sans base religieuse el qui ne laisse à
l’homme d'autre idéal que cclui d'une indépendance incompatible avee
toutes les formes et tous les degrés de la solidarité humaine.
Gastox RICHARD.
La géographie de Ptolémée. — W. Kubitschek, Studien zur Geographie des Ptolemäus. 1: Das Netz der Grenzpunkte, dans Comptes-rendus
de l’Académie de Vienne (Wien, 14 mars 1934). Cette note sur le réseau
des points-frontiéres, c’est-à-dire des points d'intersection des lignes qui
limitent les régions décrites dans le guide ou lexique géographique de
Ptolémée, annonce un schéma cartographique dont l'examen comporterait des détails et des discussions de grand interöt.
Mais la note qui lui sert de préface est confuse et peu probante, résumant les hypothèse de Kubitschek sur le mode du travail du célèbre géngraphe.
L'auteur paraît ignorer les travaux d'A. Berthelot, où i] eút trouvé
la réponse à plusieurs de ses questions : Asie ancienne, 1930, p. 109 à
156 ; Revue archéologique, 1932 : Les données numériques fondamentales
de la géographie antique; Revue des Études anciennes, 1933 et 1934 : La
carte océanique de la Gaule d'après Ptolémée et La carte de Gaule de Ptolémée, qui appliquent à la Gaule les règles d'interprétation énoncées cidessus ; de même, L' Irlande de Ptolémée, publiée dans la Revue celtique,
1933.
‚Notre collaborateur y a notamment montré que le livre VIII de Ptolémée, catalogue analytique des cartes, se rattache aussi intimement que
le livre 1 (Introduction) aux livres 1] à VII qui forment le lexique proprement dit. La valeur moyenne du degré de longitude spécifiée pour
.
;
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pe
y m5,
Page 7
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)ARCHIVES DR PINLOSOPNIE. ~~ isa
16
SUPPLÉMENT DINLIOGNA Sy...
Ce systèma astronomique auquel on ne peut refuser le mérito de la
nouveauté est exposé en douze lettres adressées aux correspondants hypothétiques les plus variés : gens du monde et même savants, mals coux-ci
sont avertis que pour comprendre ils doivent se dépouiller des erreurs el
des préjugés de la science officielle. La forme littéraire en rend la lecture
très agréable, läche renduc facile d'ailleurs par l’absence totale d'arguments.
Jean ADELE.
Histoire de la Philosophie.
de =
de |’ « Athenacum ».
Le Dottrine Filosofiche della Scuola di Megara (Reale Accademia Nazionale dei Lincei. Estratto dai « Rendiconti della Classe di Scienze
morali e filologiche ». Ser. VI, vol. VIII, fasc. 5-6). Brochure de 37 p.
Roma. Bardi, 1932,
y
M. Adolfo Levi, professeur à l'Université royale de Pavie, a déjà publié
d'excellents travauxsur l'histoire de la philosophie ancienne, en particulier
sur le platonisme et les doctrines socratiques. Nous avons eu l'occasion de
louer ici à diverses roprises ces études toujours très objectives et très
prudentes.
.
Dans les deux articles que nous signalons aujourd'hui à l'attention de
nos lecteurs, il apporte quelques précisions intéressantes sur le Pythagorisme et sur les théories de l'école de Mégare.
Le premier de ces travaux présente l'hypothèse que la théorie centrale
de la métaphysique pythagoricienne : les choses sont nombres, dérive de
la cosmologie admise par la secte, cosmologie d'après laquelle l'univers
résulte d'une obscurité primitive illimitée et d'une limite consistant en
unités ou points lumineux qui apportent la détermination. Le nombre formé
par de telles unités apparait être de cette sorte la véritable réalité de l'Univers. ll était des lors facile d'appliquer cette conception aux choses particulières.
La seconde contribution démonlre, cn s'appuyant sur la doxographic,
que l'enseignement mégarique est un compromis entre l'éléatisme et la
‘doctrine de Socrate. Euclide, formé par les deux écoles, applique au Bien,
ne
objet de Ja science socratique, toutes les déterminations de 1'Un de Parménide. L'étre est la perfection suprême ou le Bien. Il peut ¿tre appelé
Dieu ou l'intelligence, il est l'intelligence divine, toujours égale à elleméme, non engendrée, impérissable, immobile, immuable. Ainsi le mégarisme revenait à l'intuition éthico-religieuse du précurseur de ce mouvement, Xénophane. La doctrine morale de l’énd0ea, que l'on trouve chez
des Mégariens comme Stilpon, n'a pas été empruntée par ces derniers aux
Cyniques. Elle est une conséquence des conceptions métaphysiques d'Eu-
, Clide: tout ce qui n'est pas l'Etre est apparence, non-étre, n'a pas de réalité.
théorie des Idées qui affirme l'existence d'une multiplicité. La plupart des
.
ORT
wa
A. Levi, Sulla Metafisica del Pitagorismo antico (Extrait de I’ « Athenacum », Juillet 1933). Brochure de 6 p. Pavia, Amministrazione
Done le seul sentiment que l'on puisso avoir à l'égard de cos chosos, c'est
l'indifférence. Ceci M. Lévi l'établitcontro Zeller. Les Mégarions assignaiont
à la critiquo des opinions adverses le role do purifier moralement et religieusement l'esprit, des ténébres de l'errcur, des passions, ct do l'élover à
la vision du vral Bien qui est cn mème temps supremo connaissance,
supréme vertu et source de félicité. Ils combattent les Platoniciens et la
DES
oereadwnienvt-eà7..
wsif.
L'waerstdeE
—
-
apories développées dans le Parménide de Platon, provicnnent de leur
école. Dans le Sophiste, c'est à eux que songe Platon quand il parle des
vio, et bien entendu il ne fayt point les reconnaitre parmi les « amis des
. Idées >, introduits dans le même dialogue. Tous les arguments dialectiques des Mégariens tendent à réfuter'la métaphysique pluraliste ct s'inspirent de la méthode et de la critique de Zénon d'Elée.
J. SOUILNÉ.
|
Marino GENTILE, La Dottrina platonica deile Idee-numeri e Aristotele.
In-8° de 216 p. (« Annali della R. Scuola Normale superiore di Pisa >.
Classe di Lettere Filosofia. Vol. XXX, fasc. 11). Pisa, Tipografia Edi*
Arne Pacini- Mariotti, 1930.
PA question des Idées-Nombres et de leur critique par Aristote, a été
magistralement traitée chez nous, voilà bien des années, par M. Robin.
L'ouvrage du professeur francais est aujourd'hui classique ct reste, fondamental. On ne peut examiner de nouveau le probleme sans s'y référer
continuellement. Cependant l’auteur a voulu systématiquement ignorer
Platon lui-même et limite son enquête au seul témoignage d’Aristote,
s'efforgant de retrouver le platonisme à travers l'exposé et la critique du
Stagirite. M. Gentile se place 4 un autre point de vue. Il considère les
deux, et les dialogues platoniciens et l'interprétation aristotélicienne.
A l'aide de ces documents parallèles, il cssaie de comprendre ct de
justifier les objections apportées par le disciple contre la théorie du
Maitre. Divers travaux parus ces dernières années, ct dont il s'est heureusement inspiré sans les suivre aveuglément, ceux de Jaeger, en particulier, et de Stenzel, lui ont frayé la voic, en Jui permettant d'apprécier
plus justement, soit l'évolution intellectuelle d'Aristote, soit le sens de
certains dialogues de Platon, Je ne puis aujourd'hui entrer dans le
détail de ce travail important ct solide, je me propose d'y revenir plus
tard. Si toutes les parties ne me semblent pas provoquer une adhésion
sans réscrve, plusieurs points me paraissent parfaitement mis en fumiëre:
12 on peut justifier la critique aristotélicienne grâce aux éléments qu'on
retrouve dans les derniers dialogues de Platon, lo Parmenide, le Sophiste,
le Philébe, le Timée, les Lois. Les propositions attribuées par Aristote à
son maitre : la coincidence des Idées ct des Nombres, la causalité des
-1dées-Nombres, la situation intermédiaire des êtres mathématiques, la
dérivation de tous les nombres des deux principes de l'un ct de la dyade
infinie. constituent en fait dans ces dialogues, le noyau central de la
x
RE oS
Page 8
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)à la physique milésienne et à l'orphisme suivant laquelle Punivers résulte
d'une Obscurité primitive — l’Illimité — et d'une Limite consistant en
B) École ionienne :
unités ou points lumineux qui déterminent l'infinité ténébreuse. Le
nombre formé par la juxtaposition de ces unités-points apparait ainsi
Abel Rey. L'école ionienne. Thalès. Revue de Synthèse, décembre 1932,
comme la véritable réalité de Punivers. Cette conception pouvait s'appp. 47-56.
pliquer également aux choses particulières.
Projet d'article pour le « Dictionnaire historique des sciences dans
leur rapport avec la philosophie ».
SgREA4CT8auER8CEHo-deS148
497
PHILOSOPRIE ANCIENNE ET PATRISTIQUE
RECHERCHES PHILOSOPHIQUES
2. Ch. Josserann. Les Symboles pythagoriciens de Collenuccio. L'Antiquité Classique, I, 1/2, 1932, pp. 145-171.
C) Parménide :
Pour Fr. Boehm (De Symbolis Pythagoreis, Diss. Berlin, 1907) la liste
des 35 « symboles » inédits publiée au xvie siècle par Lilio Giraldi d’après
Pandolfo Collenuccio serait inauthentique. J. critique en détail cette
F.-M, Corsrorp. Parmenides’ two ways. The Classical Quaterly.
XXVII, 2, avril 1933, pp. 97-111.
théorie, énumère les éditions successives des « symboles », en publie le
Détermine les relations entre les deux parties du poème parménidien.
L'une est consacrée à la « voie de la vérité » qui déduit les propriétés
texte à nouveau, tout en signalant les altérations et les remaniements
profonds que présente l'édition de Mullach (Fragmenta philosophorum
grecorum, Paris, 1860, t. I, p. 560), et conclut : « Les ethnographes qui
travaillent sur le terrain encore mal défriché des superstitions antiques
peuvent utiliser en toute confiance les symboles inédits que l'humaniste
italien a cu le mérite de révéler aux esprits curieux de son temps. >
nécessaires de l'Étre Un : l’autre a pour objet la « fausse voie » et contient une cosmogonie fondée sur les croyances des mortels et Jes apparences. Pour Parménide, il y a antithèse radicale entre ces deux voies :
la réalité rationnelle ne doit pas expliquer les apparences irrationnelles.
mais elle est inconciliable avec celles-ci. Les deux parties du système
sont donc séparées l'une de l’autre sans qu'il soit possible d'établir un
pont de l’une à l'autre.
SOCRATE ET LES SOCRATIQUES
D) Empédocle :
1. Adolfo Levi. Le Dottrine filosofiche della scuola di Megara. Reale
J. SOUILHÉ. L’énigme d'Empédorle (extrait des Archives de Philoso-
Academia Nazionale dei Lincei, Rendiconti della Classe di Scienze morali.
phie, vol. IX. cah. 3), 23 p.
storiche « filologiche, ser. VI, vol. vini, fase. 5-6. Rome, G. Bardi. 1932,
pp. 463-499.
E) Anaxagore :
H. GOMPERZ.
“Ou 20% ¿5%Acov 24 zarvöneve.
Hermes,
68,
Souligne l'importance de l'École megarique, dont les doctrines sont
3. 1933,
trop souvent négligées par les historiens. Montre comment cette métapp. 341-343.
Sur Anaxagore, Fragment 31 a Diels. Pour O. Regenbogen et pour
H. Diller, le fragment signifie que le visible est le point de depart de la
connaissance de l’invisible. G. soutient, au contraire, qu'il faut comprendre : nos sensations ne nous donnent pas la vérité, car Papparence
est seulement la façon par quoi l'Insaisissable se présente à nous. C'est
le fondement de la théorie de la connaissance d’Anaxagore, d’ Empédocle
et de Démocrite. Nous avons là. à sa naissance, l'idée de l'Erscheinung.
du « phénomène » de Kant.
F) Pythagorisme :
1. Adolfo Levi. Sulla Metafisica del Pitagorismo antico. Athenaeum,
Nuova Serie, XI, fase. 11, 1933, pp. 261-266.
La thèse centrale de la metaphysique pythagoricienne : les choses
sont des nombres, dériverait originairement d'une cosmologie apparentée
<—ie
physique a pu combiner les théories éléates de la connaissance, de la
vertu. du Bien, avec le socratisme par l'usage éristique et la critique de
la 54». Les véot de Soph. 251 B (cf. Philèbe 14 C-16A) seraient des mégariques, disciples d'Enclide. et l'argument du « troisième homme + dans
Parmenide 131 A et suiv. répondraitau type des « apories » mégariques
dont des échantillons sont étudiés pp. 477-485, Plusieurs pages traitent
ensuite du xoguedev Aóyoz de Diodore Cronos contre le mouvement et la
Sivxuss. Cette interprétation des doctrines les plus importantes de l'École
amène à voir dans les mégariques les précurseurs de Ja critique sceptique
et à marquer le rôle que leur argumentation a joué dans la pensée d'un
Platon, d'un Herbart, d'un Spir ou d’un Bradley.
2. Johannes SYKUTRIS. Die Briefe des Sokrates und der Sokratiker
(« Studien zur Geschichte und Kultur des Altertums ». XVTIT. 2). Paderborn. Ferdinand Schóningh. 1933, 125 p.
Page 9
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)RY,aSe.
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Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)ASREC
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COMPTES RENDUS BIBLIOGRAPHIQUES
REG 14
La Revue rend comple, à cette place, de tous les ouvrages et facullativement des articles relalifs aux éludes helléniques'ou à la Grèce
moderne, dont
un exemplaire a été adressé soit
au bureau de la
Rédaction, Librairie E. Leroux, 28, rue Bonaparte, Paris (vi), soit
à M. A. Plassart, Rédacteur en chef, 129, boulevard du Montparnasse, Paris (vi).
Les ouvrages dont les auteurs font hommage à l'Association pour
l'encouragement des Etudes grecques ne peuvent êlre analysés dans
celle bibliographie que s'il en est envoyé DEUX exemplaires, l'un devant
rester à la Bibliothèque de l'Association et l'autre devant étre remis à
l'anteur du compte rendu.
1. Milman PARRY, Studies in the epic
Ray
ques oraux sont composés ct transmis,
of oral verse-making
: U,
pour appliquer ensuite ses obscrvalions
The homerie language as the language
sux poèmes homériques, dont il reconsof an oral poetry. 50 p. extr.
truit l'histoire, au point de vue de la
technique
des
Harvard Studies in classical philolangue, en relrouvant leurs premières
logy, XLII, 1932,
origines chez les Arcadocypriens et Ses
On connaît
Eoliens, et en recherchant comment ils
ont pris la forme ionienne. Quelques
la méthode suivie par
M. Milman Parry dans les éludes horesorves que
mériques qu'il a
rommeoncées par sa
ou tel point, les travanx de M. Parry
remarquable thèse sur les Formules, et
sont au nombre de ceux qui auront fe
conlinuérs par une série d’arlicles, ins pirés du méme esprit, dont j'ai rendu
à notre intelligence de la poésie hamecomple ici-móme. Celui que j'annonce
aujourd'hui complète celui qui avait
paru en 1930, sous le mème titre général,
avec
* Homer and
le sous-litre parlieulier
homerie style.
Après une
revue des théories anciennes
langue
homérique, où
:
Pon puisse faire sur tel
plus contribué, en ces derniéres années,
rique; et nous sommes heureux de
nous rappeler que le distingné professeur d'Harvard est venu demander à la
France, aprés la guerre, les éléments
de sa formation première.
A. Puscu.
sur la
sont rejetées
%
toutes celles qui onl précédé K. Witte
et Moillet, M.
Parry s'applique à défi-
2. Ad. LEVI. Le dottrine filosafiche
nir avec beaucoup de précision les condella Scuola di Megara. — (Itcale
ditions dans lesquelles les chants épi-
Accademia Nazionale del Lincei. Ren- '
Page 11
Voir dans le PDF(s’ouvre dans une nouvelle fenêtre)COMPTES NENDUS BIBLIOGHAPHIQUES
diconti della Classe di Scienze morali,
giques et métriques (Ani. Class., 1932,
storiche e filologiche). Roma, 1932,
11). M. G. fixe pour la représentation
du Hhésos la date de 432 comme fermi-
37 p. — Sulla Metafisica del Pilagorismo antico (extr. de l'Atheneum,
nus post quem
X1). Pavia, 1933, 6 p.
lis), tandis que celle de 424 établit uo
comédie d'Aristopi
M, G, découvre et.
l'affaire de Pyle
Sphactérie, la co
(fondation d'Amphipo-
Rhésos aurail “té
et 330). Situant ı
terminus ante
M. Ad. Levi a confié à diverses revues
italiennes le fruit de rétlexions profondes sur l'évolution autique de la
quem (cette année-la,
Amphipolis échappe à l'autorité athénienne). Après un parallèle avec la
Dolonera,
sions contemporaines dans l'apothéose
Revendication en faveur de l'école
mégarieune, héritière des premiers
de Rhèsos etdans d'autres scéngó « nonhomériques » (HAésos, 215-284): il ana-
Éléates. Les anlinomies qu'elle s'ell'orlyse ces trois scènes qui lui paraissent
cait de résoudre n’out pas toujours été
justement appréciées ni résulues par
jour: Rhésos et
socratiqua.
L'auteur
estime
qu'on peut encore s'instruire à l'école
de Mégarc. Il proteste contre celte nıdtaphysique du fait accompli, pour
laquelle la fortune d'une thforie juge
|
sa valeur profonde.
Interprétation de l'axiome pylhagoricien, selon lequel « Les choses sont les
nombres ». L'auteur demande la clef de
pose la question
annonce, vu plutôt
l'auteur reconnaît les allupensée grecque.
l'école
entre les .icharnie
contenir des
allusions
aux
lector,
affirmative dont il
pement intégral a
Telle est, brièv:
gumentation de M.
resse do l'analyse
lectique contient ¢
faits du
la Querelle,
H faut
Rhésos « miles gloriosus ». M. G. fait
ensuite
l'historique
unit Athèues au
de
l'alliance
roi Thrace
Sitalkés
leur au mémoire
(432/431) aprés la fondation d'Ampbi‘polis et
Kheésos
met en
parallèle
d’objectivile,y e
Sitalkés et
sans l'aven que M.
qui furent l'un et l'autre des
d'un parti pris ini
« alliés fantômes ». il résume l’expédi-
Guil.
tion du roi Thrace en 429 (Thucyd., I)
il confrunte également un passage du
mordiale, des points lumineux apparaissent. Ils dessinent un ensemble»
Acharnians (141) et montre la popularité de Sitalkés. La conclusion est dé-
Leur nombre est l'embryon de toute
gagée à la page 120 bis: « L'insistance,
réalité, ou la réalité ındıne.
A. v'ALÉS.
qui
Rhèsos
(v.
419)
avec
un
vers
sion à loul prix, av
systémalique.
des
(REG.,
tient pas
ses promesses fait
tion synchroniqu
kés, un savant *
trov (1), ait cos
croire à une allusion contemporaine ».
3. Itoger GOOSSENS. La date du Khésos
fextr. de £'Antiquité Classique, déc.
1932, pp. 93-134), 60 pages (1).
L'auteur est amené à identifier Rhésos
avec Sitalkès, en aflirmant qu'il n'y a
prémisses que à
pas dans le thédtre d’Euripide d'alluétait une pièce du
sion plus transparente : elle a pouraussi quelques cc
tant échappé jusqu'ici à des légions
Dans ce mémoire imposant, M. R,
Goossens reprend la vieille question
eSESie
EMSER
e
du Hhèsos qui semblait assoupie depuis
l'article capital de J.-C. Rolfe (2), et
de vraisemblance à une thèse si nouse propose de trouver la date de la
piece d'après les allusions contempos'est
raines ei surtout poliliques, toul en
laissant à M. H. Grégoire lo soin de
sc limiterait donc aux années 429-424;
prouver l'authenticité par le recours
aux arguments tradilionnels, philolo(1) A cause d'uno pagiualion irrégulière.
Ae
vite?tàie
2nÀe ee+7noe.
Lx
oe
LPA
waraot wer
>
“
(2) Harvard Studies,
1803, pp. 61-97. M. G.
ne souffle mot de cello étude imparliale ol déoisive.
ques difficullés è
d'hellénistes —. Ainsi le Rhésos serait
une « pièce à clé »; pour dunner plus
velle, M. G. montre que le même fait
produit
dans
les
Suppliantes
{Thésée = Périclès). La date du RAèsos
l'auteur tente, par des considérations
qu'it
juge
lui-même
conjecturales
(p. 123 dis), de réduire encore cette
marge de 5 années et il y parvient par
un autre rapprochement avec la scène
de Théoroa dans les Acharniens: le
Rhösos serait un peu pustérieur à la
A
193%, pp.
Méridier signalait
fourmillementd'al
et problématique
pas troublaut qu’
dans le Rhésos, sur le thème de l’allie
ne
Bude, vel.
semblé que l'aute
en la rapprochant de celle de Rhèsos;
cet axivme à la cosmologie des premiers pythagoriciens. Sur l'ombre prireconnait:
faits et rendre ho
profonde qui con
qui
a
de M. G. Cea ré
€
reste pas moins
un chef-d'œuvre
etde science, qu
premicr plan dar
: ii nesaui
Rhèsos
ler un certain. no
d'en vonvainere f
jour pourquoil ©
suadé.
(1) Afotifa historig'
sus » (en bulgaro), el