La ricerca archeologica di Velia

Auteur
Napoli, M.
Publié dans
Parola del Passato
Année
1966
Sujet
VELIA
Langue
Italiano
Catégorie
C8 Histoire et archéologie
Numéro d'archive
4062

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LA RICERCA ARCHEOLOGICA DI VELIA La ricerca archeologica di Velia ha storia scarna e breve. Quando, risolvendosi le incertezze che esistevano sul sito delPantica città, si identificava Velia con gli avanzi di mura lungo il erinale del colle di Castellammare della Bruca, tra la piana delPAlento e quella di Ascea, sembrava per la. pochezza della documentazione archeologica e per Passenza di ogni altra testimonianza lungo i pendii del colle, implicitamente si denunciasse anche la povertà archeologica di Velia. Bisogna, infatti, attendere il 1883, perché si proponga all'attenzione degli studiosi il problema dell'indagine archeologica della città eleatica, quando il Lenormant vi compie un pur breve sopralluogo, del quale darà notizia negli ultimi tre capitoli della sua opera À travers l'Apulie et la Lucanie. Vera già stata nel ‘700, da parte dell’ Antonini, una descrizione dei ruderi affioranti, ma della sua piena attendibilità non siamo più in grado di giudicare: a breve distanza di tempo seguirà la ricognizione del Miinter prima e quella del de Luynes dopo, senza. però, che si ponesse il problema di una esplorazione archeologica, e ciò nella convinzione che tutto quanto appariva sul terreno, alliorante dalla roccia del colle, era quanto sopravanzava dell'antica città. Il Lenormant, invece. esaminando attentamente il terreno, cerca di identificare i confini e la conformazione della città, e, anche se cade anche lui nell'errore di considerare la parte bassa e pianeggiante ai piedi del colle come esterna all'area della città antica, la quale sarebbe stata limitata at pendii superiori del colle, per cui afferma che * presque nulle part le sol antique se ne trouve à une plus grande profondeur qu'un ou deux mètres”, purtuttavia, identifica la dupli-

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cità dei porti, uno a nord e Paltro a sud dell’acropoli, accenna alla dallo possibilità di Schleuning. ed in parte anche quello del Maiuri, consisteva nel voler sul un sobborgo a settentrione della città, precisamente versante della piana dell'Alento, e conclude affermando: ‘la Schleuning sono andati distrutti?. In 193 realtà l'errore dello circoscrivere, sulla falsariga del Lenormant, l'abitato alla parte alta: grande majorité des constructions dont on discerne ainsi les vestiges nel caso specifico le mura osservate dallo Schleuning non erano affatto appartiennent à l’époque héllénique. Je ne connais pas de ville antiscomparse, si erano solo, col tempo, ancor più ricoperte di terra e que où les fouilles seraient plus faciles et moins coûteuses qu'à Velia. di vegetazione. Ne, d'altra parte, formavano la zona terminale della Et les résultats ne pourraient manquer d’y êlre d'un v'ritable intérêt. città, ma al contrario, indicavano l'inizio della città se devono essere C'est l'endroit par excellence pour étudier le dispositions, ancore riconosciute, come crediamo, con quelle scavate in seguito dal Sesi peu connues, des maisons grecques. pour établir une comparaison stieri lungo il fianco occidentale dell’agora. Ed è con questo conscientifique sérieuse entre elles et les maisons de Pompei. J'aimerais voncimento che nella campagna di esplorazione archeologica voluta pour ma part à voir notre jeune École de Rome choisir Velia pour e finanziata dalla Società Magna Grecia nel maggio-settembre 1927. le théâtre d’excavations régulières et suivies, d'autant plus que je il Maiuri limitò l'esplorazione alla parte alta della città. È stata questa della Società Magna Grecia la prima, anche se n’ai pas de doutes sur le succès qui l'y attendrait ’. Ma l'invito e l'esortazione restarono inascoltati, per cui il Maiurt, limitata, ricerca archeologica di Velia, durante la quale il Maiuri circa cinquanta anni dopo, riferendosi al Lenormant, seriveva: * Ma esplorò Pacropoli e le mura lungo il crinale del colle dal maggio al non ostante la partecipazione a quella escursione archeologica di un settembre del 1927, ed il Mingazzini tra il giugno e il luglio dello eminente rappresentante dell’Amministrazione centrale e di un valido stesso anno esplorava alcuni elementi allioranti fuori dell’area della difensore del nostro patrimonio archeologico, Velia, famosa più che città. | Il Maiuri, sui suggerimenti che gli venivano dalla ricognizione altro per le dottrine della Scuola filosofica di Parmenide e Zenone, dello Schleuning, poneva in luce il fortilizio sito all’estremo vertice tornò ad essere dimenticata ?. Cera stata nel frattempo, nel 1889, la ricognizione condotta delle fortificazioni, detto "il Castelluccio ', riconoscendovi una torre dallo Schleuning. il quale, per primo, rilevò una planimetria generettangolare (m. 27 x 10.80). interna rispetto alla cinta muraria, la rale, disegnò e studiò le strutture murarie della cinta difensiva e quale data anche la presenza di segnalò qualche rudere fuori dell’area della città. Documento presistema difensivo di Velia, la stessa funzione, sia pure nelle suc tanto un fossato esterno. svolgeva, nel zioso è per noi il rilievo dello Schleuning. perché, in seguito, qualpiù ridotte proporzioni, che ha il Castello Eurialo nella fortificazione cosa è andato parzialmente distrutto, poiché l'abbandono della zona di Siracusa: aveva trasformati i resti archeologici di Velia in cava naturale per saggi esplorativi condotti le costruzioni non solo del vicino paese di Ascea, ma anche delle confermeranno, con la presenza di notevoli resti, il confronto. il tutto databile alla metà del IV secolo a.C. Parziali (1963) nell’area esterna del Castelluccio Lo scavo del Maiuri si estese poi alla spianata IV della pianopere d’arte del tronco ferroviario costruito negli ultimi decenni del secolo. Purtuttavia, le distruzioni non sono stase cosi radicali come ta dello Schleuning, denuncia il Maiuri: ‘troviamo smantellato quasi tutto il tratto infegià individuato tempio, che doveva risultare un tempietto in antis scavo che permise dato di (14,5 x 7.55) di quale avanzano il basamento con tracce del muro trasversale della annosi ulivi è quanto rimane della cinta che correva ai piedi della cella, sia l’area antistante pavimentata dai mattoni velini, con Vara che allo Schleuning stesso fra non di I sec. a.C., il radici muraglia rifacimenti luce sia fu delia rilevare e solo qualche blocco incastrato con mettere in le possenti riore di età ellenistica di del collina ai lati di est, di sud e sud-ovest, ricingendo il vero e proprio del tempio (a m. 6.25 di distanza e grande m. 2.90 x 0.95), basamenti abitato della città; egualmente smantellato fino alla roccia è un lungo di stele ed una vaschetta in mattoni (m. 1.10 x 0.70): il tutto, afferma tratto della muraglia orientale e particolari di costruzioni osservati il Maiuri ‘ci richiama all’altare per il culto degli eroi ad Olimpia ed

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all’altare del Tempio di Demetra e Selinunte: culto anche qui probabilmente di uno heros o, come a Selinunte, di una divinità ctonia?. Successivi scavi. cindotti nel 1949 dal Sestieri, liberarono tutta area consentendo di individuare * che la fila di blocchi che lo limita (il pavimento) dalla parte settentrionale è lo stilobate di un portico: alcuni blocchi, infatti. più larghi degli altri, posti a intervalli rego- LA RICERCA ARCHEOLOGICA VELIA 195 lastroni irregolari che non mostravano traccia di passaggio di carri, larga tre metri nella parte più alta e cinque nella parte più bassa: la strada, datata dallo scavatore alla prima metà del IV secolo a.C. per confronto con alcune vie di Olinto, era fiancheggiata da case che non si esplorarono. H Mingazzini individuò. inoltre, in questa parte sellentrionale della città, le mura lari. presentano un’anathyrosis circolare, del diametro di m. 0.45, sviluppo che evidentemente indica la posizione delle basi delle colonne ?. con il porto settentrionale di Velia: Gli scavi del Maiuri proseguirono su una successiva spianata, DE di circa cinquecento base ai dati di scavo, di fortificazione metri, e pose il tutto in per uno relazione degno di nota l'ipotesi che, in il Mingazzini avanza di una distruzione o sostenuta e delimitata da un muro in opera isodoma di terrazzamento, meglio di un abbandono di questa parte settentrionale di Velia in dove fu rinvenuta una grande ara (25.35 x 7.00), confrontata con Pal. concomitanza con la seconda guerra punica. L'esplorazione si spinse poi a sud di Velia, lungo la riva destra tare di Jerone a Siracusa, datata dal rinvenitore al V secolo. Scavi, poi, condotti nel 1949 dal Sestieri, esclusero la presenza di un tempio della Fiumarella S. da porre in relazione con Vara. Ripresa l'esplorazione nel 1965 si è 1949-1950, il Mingazzini esplorò una fornace, datata ipoteticamente constatato che il grande terrazzo dell’ara (m. 110x100 circa) non presenta se non una serie di opere di canalizzazioni incassate sul piano roccioso con tubazioni in collo ancora in sito, ed è strettamente unito con il terrazzo del tempietto in antis, con il quale forma complesso unico: il carattere specifico di tutto questo complesso non è ancora chiarito. attendendo soluzione dal proseguimento dello scavo. Ma l’impegno maggiore il Maiuri lo concentrò nella esplorazione dell'acropoli, ove si iniziò a porre in luce lo stereobate di un grande tempio che apparve allo scavatore di m. 32.50x 19.35 e databile al V secolo. Qui il Sestieri condusse dei saggi nel 1949 recuperando antefisse ioniche che datò tra il 550 e il 530 e riprese lo scavo nel Barbara, dove. con scavo ripreso negli anni alla prima metà del III secolo a.C., ed a breve distanza una piccola abitazione suburbana, ben leggibile nella pianta, databile al IV secolo a.C.: è una piccola abitazione di circa 19 metri per 8, in gran parte formata da un ampio cortile scoperto e da piccoli ambienti nella parte postica. Nello stesso tempo, a cura dell'Ente Provinciale per i Monumenti del salernitano, si eseguivano alcuni saggi esplorativi nel territorio sud orientale di Velia, dove in un tratto pianeggiante a mezza costa, in contrada Vignale. fu scavata una insula e un piccolo edificio termale. Lo scavo, ancora inedito, è servito, comunque, a chiarire alcuni punti: si è compreso, innanzitutto, che la città si estende 1956 durante i quali poneva in luce le fondazioni del tempio, rinvenendo elementi di una cornice ionica formante Passisa inferiore del notevolmente verso oriente, quasi sino al tratto delle mura che scenmuro della cella. la parte abitata della città andava individuata in quel pianoro posto Gli scavi del Maiuri si limitarono, quindi, al crinale del colle ed anche se i risultati son stati di un certo interesse, purtultavia sono infirmati dal presupposto che nulla o quasi nulla doveva esser conservato lungo i pendii meridionali dell’acropoli, li dove si insiai piedi del colle tra la grande terrazza e il Castelluccio stesso, Però la situazione archeologica sembrava grandemente compromessa dal terreno in media non steva a ritenere che doveva svilupparsi la cità. Eppure le indagini campi lasciava dono da Castelluccio in direzione della Fiumarella S. Barbara, e che fatto che i ruderi erano quasi affioranti e protetti da uno strato di non più alto di ipotizzare un metro, uno strato di li dove il lavoro dei conservazione buono. che contemporaneamente il Mingazzini conduceva in zone periferiche avrebbero dovuto costituire un campanello d’allarme, particolarmente quelli condotti nella parte pianeggiante ai piedi ed a settentrione dell’acropoli, dove il Mingazzini scavò una strada pavimentata con Dal 1949 al 1960 la ricerca archeologica di Velia si fa più intensa, e con una certa continuità ed impegno il Sestieri, prendendo le mosse dalle ricerche del Maiuri, giungerà a conclusioni che schiu-

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deranno la via ad una vera esplorazione sistematica. Inizialmente gli scavi continuano l'esplorazione della parte alta della città, lungo il crinale del colle, e già abbiamo ricordato le indagini condotte dal Sestieri datate al V ed al IV secolo, ed il complesso dellagorá in età ellenistica-romana, meglio poi precisata al HI secolo. Nel. Pagorá non sono stati condotti in seguito altri scavi, ma solo lavori 196 sull'acropoli e presso il tempietto ellenistico: nello stesso 1949 il Sestieri identifica ed esplora presso il primo tratto delle mura, poco ad oriente dell’acropoli, il resto di un santuario all’aperto, che doveva essere limitato da una stoà, dove sì recupera una stele con l'iscrizione llocsıöwvog "Aopaketov. Tra il 1951 ed il 1953 lo scavo si sposta sulle pendici del colle meridionale in località Frittolo, ove apparivano quei muri che lo Schleuning aveva gia intravisti ed identificati come quelli segnanti il limite estremo. verso sud-est, rispetto all’acropoli, della città. Ci avviciniamo. con questo scavo, al momento di maggiore interesse della storia degli scavi di Velia: il Sestieri identificava il complesso come un’agorà e l'identificazione ci sembra ancora valida. Viene posto, per la prima volta, in luce un monumento nella sua compiutezza: si tratta di un’area pavimentata e porticata: il lato occidentale delimitato da un alto muro contraflortante, contemporaneamente, una strada in salita, delimitata, questa, a sua volta, sul lato occidentale da un muro in opera isodoma, più o meno conservato. Anche il lato orientale della piazza è delimitato da un muro di terrazzamento: tra questo muro e l'ala corrispondente del portico della piazza si presentano alcuni ambienti solo parzialmente esplorati, comunque da attribuirsi a rifacimenti del I secolo dell'impero e sucessivi. Il lato settentrionale della piazza è anch'esso delimitato da un muro di terrazzamento, în corrispondenza del pendio del colle: perciò il muro ha dovuto subire, per la forte pressione del terreno di spalle, varie manomissioni documentate dai numerosi rifacimenti, Sul lato meri. dionale si apre l’accesso all’agorà, accesso preceduto da una sistemazione a fontana. Contemporaneamente il Sestieri esplorava un’opera di canalizzazione che, venendo, rispetto all'agorà, da monte, li dove, tra l'altro, il terreno grandemente sconvolto non consente una chiara lettura dei ruderi stratigraficamente sovrapposti, passa sotto il piano dellagorá, per scendere a valle: ricchissima la serie dei rinvenimenti, in questa perfetta opera di canalizzazione, tra i quali si distinguono i pezzi bronzei di un cinturone figurato e numerose monete. Le opere di terrazzamento sul lato occidentale dell’agorà sono di sistemazione e qualche saggio (1964), dai quali sembra emergere che l'agorà fu ricostruita nel III secolo su di un'agorà precedente. conservata questa al disotto del piano attuale ad una profondità di circa un metro, ed alla quale si riferiscono le strutture del lato occidentale con la relativa sistemazione della sede stradale. La più antica agorà deve essere stata parzialmente distrutta ed occultata da un movimento franoso, databile tra la fine del IV ed i primi decenni del III secolo, movimento franoso che ha interessato tutto il lato meridionale della città (per il quartiere settentrionale mancano ancora elementi): in correlazione dei lavori di rifacimento dell'agora è stata costruita la grande canalizzazione che corre sotto il piazzale (tra la quota dell’agora di II e quella dell'agorà di V) e che anche a monte (contrariamente a quanto ipotizzato al momento dello scavo) era sotterra: la canalizzazione forse fu costruita proprio sull’esperienza dei gravi danni arrecati alla città da quel fenomeno alluvionale che vedremo documentato non solo nell'agorà, ma in tutta la zona bassa del lato meridionale, sino ad ora esplorato. Quando, in età forse successiva all'abbandono della città. il canale si ostrui e cessò di funzionare, la stretta gola del Frittolo si trasformò in un torrente che ha divelto Pangolo sud orientale delPagorá e tutta la zona sottostante sino all'edificio termale romano che troveremo più a valle: oggi opere di sistemazione del flusso delle acque, recentemente compiute (1961-1965), assicurano la salvaguardia dell’area archeologica da ulteriori fenomeni alluvionali. Lo scavo delPagorá ha dimostrato che il suolo di Velia è archeologicamente ricco, in particolare sulle pendici del colle nel versante meridionale: gliavano di questi scavi e quelli di località Vignale consiinsistere nella esplorazione, e di qui. pertanto, una serie di saggi condotti (tra il 1955 e il 1958) sulle pendici meridionali, a mezza costa, tra la località Frittolo e lacropoli, durante i quali si è rinvenuta una serie di ambienti, non facilmente identificabili a causa della incompiutezza della scavo: è facile che trattasi di ambienti tardi (costruiti con materiali di risulta) riferibili ad un momento in cui la vita della città tende a restringersi verso l’acropoli.

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Conlemporaneamente agli ultimi scavi nellagora (1953) il Se- 199 il muro che delimita il terrazzo ad oriente del tempio stesso, con stieri inizia dei saggi nella piana, tra i piedi del colle ed il rilevato alcune strutture in poligonale sull’angolo sud est del terrazzo, dove della linea si metteranno in luce delle vasche in mattoni velini e l'interessante ferroviaria, lí dove affiorava uno scarno romana e dove sembrava essere stato fortuitamente lavori blocchi, agricoli, un muro costruito in Ci muro di età raggiunto, in troviamo iscrizione bilingue: nella [1 ab]vxrntog vai 6 dijuog l'aiov ’Toriàiov Futov viov Niomva | dpevig parte bassa della zona, in una piana uniforme, intensamente sfrutsul ebeoyetiag Evexa | senatus et populus tata dall’agricoltura, dove, al più, si indicava qualche rarissimo elenoris | et virtutis causa. Veliensis | C. Julio €. f. Nasoni ho| mento archeologico, riferibile ad età tarda ed all'area extra-urbana di Velia. Lo scavo condotto, a varie riprese, dal ‘53 al ‘60 dal Se- Si sono cost posti in luce i primi elementi della sistemazione stieri doveva invece dimostrare che anche la parte bassa era occupata del'acropoli e per la prima volta affioravano in questa località strutdalla città, della quale si rinveniva il tratto di mura meridionale, ture in opera poligonale. già note in precedenza in alcuni tratti delle raggiungendo un dato notevole per una prima comprensione dell’ammura che corrono lungo il crinale del colle. piezza del centro abitato. Inoltre si constatava che, contrariamente a tutte le opinioni sino a quel momento considerate valide, lo strato archeologico era alto, rispetto al piano di campagna, circa quattro metri, la qual cosa consentiva il rinvenimento di strutture molto ben conservate, Tra il 1953 e il 1954 si mette in luce Porta Marina sud con la torre di difesa ed un tratto delle mura a sud della porta: negli anni successivi sarà scavata la strada urbana che immette alla porta, parte dell’edificio con criptoportico sul lato sud della strada e i primi ambienti che si aprono sul lato settentrionale: inoltre si raggiunge, a monte, in direzione dell’agora, l'esterno di un edificio termale, «datato dal Sestieri al INI sec. a.C. Nello scavo del criptoportico si recupereranno le tre iscrizioni dei medici velini ed un primo gruppo di ritratti e di sculture varie. Abbiamo già detto quale sia, anche prescindendo dai risultati parziali, la prima grande importanza di questi scavi, per cui mentre rimandiamo per la descrizione particolare alle relazioni apparse nei « Fasti Archeologici » (VIEL 2270: IX, 3047; XV. 4542) ci riser. viamo di esaminarli più da vicino quando tratteremo di quegli scavi del quinquennio 1961-65 che a questi sì collegano. Vogliamo accennare a qualche altro risultato dei già accennati scavi del 1956 del Sestieri sull’acropoli. dove, abbiamo già detto, si rinvennero le fondazioni del tempio, e alcune antefisse ioniche dell'inizio della seconda metà del VI secolo: ma agli scavi del ‘56 risalgono anche il rinvenimento di un bel tratto di muro poligonale ad occidente del tempio, La constatazione nella maggiore insperata ampiezza degli scavi di Velia e, in particolare, del fatto che Velia sembrava conservare intatta una amplissima documentazione archeologica della sua lunga vita, imponeva che si abbandonasse la ricerca episodica ed occasionale, la quale attraverso la casualità e la frammentarietà del risultato non avrebbe consentito rinvenimenti che fosse possibile calare nel fatto storico onde illuminarlo, per procedere con ima rigorosa problematica storica quale premessa all'opera dell’archeologo. Il rinvenimento occasionale o lo scavo frammentario in un grande centro difficilmente. e solo per caso e limitatamente, può trasformare il reperto archeologico. per nobile che sia, in documento storico. Nacque cosi a partire dal 1961 un piano organico di ricerca che prevedeva negli anni 1961 e 1962 una serie di saggi atti a chiarire la natura del terreno e le condizioni del seppellimento della città. e, nel triennio successivo doveva affrontare i seguenti problemi: 1. la configurazione del terreno e la situazione geofisica nell'età antica; II. la documentazione di una eventuale vita preesistente al 540 a.C.; HH. i limiti della città e la struttura urbanistica: IV. documenti della città nel primo cinquantennio di vita. Chiariremo meglio, nell'esposizione dei risultati, il valore di ciascuna delle singole quattro ricerche e quale problematica le dettava; vogliamo premettere che i risultati stessi sembrano confermare che se è metodologicamente errato, nello scavo di un grande centro antico, l'occasionale ed il fortuito, anche il così detto sistematico, cioè lo scavo a tappeto, va usato con cautela. Era necessario innan-

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RICERCA ARCHEDLOGICA DE VELIA 201 zitulto comprendere la natura del terreno e le condizioni e cause del seppellimento, prima di accingersi ad una ricerca programmala. a.C., ma la parte anteriore risulta completamente interrata, con opere di rifacimento databili agli inizi del IT secolo. Nel riempimento È chiaro, ora, alla luce dei primi risultati. che l'attuale profilo dei è presente ceramica aretina e pseudo aretina; una simile situazione pendii dei colli è molto più morbido di quanto non fosse in antico, si e ciò a causa di un continuo scivolare verso il basso del terreno. fronte meridionale delle terme, le quali vanno datate nel loto primo azione che in più di un caso deve essere stata violenta, proprio di un fatto alluvionale: i colli dovevano essere più ripidi verso la breve parte pianeggiante posta ai piedi, con una situazione di cose che i pendii settentrionali sembrano rispettare oggi maggiormente. Sul verimpianto al II secolo (più che al sante meridionale, in particolare nel vallone del Frittolo (ove è Pagora) e in quello segnato dalla via di Porta Rosa, sì sono avuti una serie di fatti alluvionali, alcuni dei quali, di maggiore consistenza, sono ben databili. Il primo alluvione deve essere avvenuto agli inizi del III secolo a.C. e ne resta una chiara documentazione nell’agorà, e di ciò abbiamo già fatto cenno, e nel quartiere meridionale, in particolare fuori le mura. Il fenomeno è chiaramente documentabile lungo le mura meridionali di Porta Marina sud, dove appare una torre impostata a quota più alta rispetto a tutto il sistema porta-mura, e la maggiore quota è dovuta ad un alto scarico di riporto alluvionale, che ha innalzato la quota del terreno all’esterno delle mura, le quali originariamente erano impostate direttamente su di uno strato sabbioso. Anche Porta Marina sud rivela chiaramente un susseguirsi di fasi una delle quali (Ja seconda dal basso) risente della stessa situazione archeologica della torre su detta. Da Porta Marina sud esce una strada pavimentata, poggiante su più strati alluvionali: sarà verifica anche in un innalzamento di quota. della strada sulla III come vorrebbe il Sestieri) sia per tecnica costruttiva, sia per la presenza di una iscrizione reimpiegala nei rifacimenti di HI secolo: [T]raiano Hadriano | Aug. Pontif, max. | trib. potestat. H | PP. Gos. dd, Poco chiara è. ancora, la lettura degli strati superiori, per i quali la cocrenza e la uniformità lasciano supporre più la presenza di un ulteriore fatto alluvionale che non quella di un lento e graduale fenomeno di interramento: fatto alluvionale non databile ancora alla stregua delle nostre conoscenze, ma che porrei in una data molto alta (VI-VII secolo d.C). Sembra evidente, inoltre. che questa serie di fatti, in uno con una somma di particolari contingenti, che sfuggono ancora alla nostra analisi, hanno di continuo provocato innal. zamenti, sia pure limitati, delle quote delle strade interne della città, con conseguenziali rifacimenti delle opere di canalizzazione. Va ancora osservato che la città ha conservato in linea di massima sempre la stessa quota assoluta a partire dal IT secolo d.C., per cui la continuità di vita nei secoli successivi ha portato alla graduale distruzione della città successiva al II sec. conservando meglio, a causa del primo e del secondo fatto alluvionale, gli strati più antichi. Queste osservazioni sono riferibili alle insulae del quartiere l'esame di questi strati. al di sotto della pavimentazione stradale e meridionale ed all'area portuale sino ad ora esplorata: di quello posto al di sotto dell'agorá più recente che consentiranno mediana della città. leggermente più a monte, come ad esempio di datare con precisione questo primo fatto alluvionale, perché, fuori delle mura gli strati ci risultano alterati per effetto «elle correnti marine e delle risacche che. come vedremo, hanno fortemente agito su questo punto, determinando una complessa serie di vicende per le strutture murarie. Un secondo fatto alluvionale deve aver interessato la parte bassa della città nell’avanzato I secolo d.C.: è probabile che il fatto possa porsi in relazione con il terremoto che nel 62 d.C. sconvolse le città della Campania. Possiamo documentarlo nella parte anteriore dell’insula del Criploportico: tutta l'insula, infatti, è databile al I secolo per la parte la parte della località Vignola, non abbiamo ancora un quadro chiaro: in tutta la fascia più alta. tra la zona mediana e il crinale del colle, ove corrono le mura, li dove cioè il pendio è relativamente più ripido. si sono condotti saggi esplorativi, dai risultati dei quali sembra che non vi siano tracce di abitato. Solo lungo il erinale del breve colle che scende dalla grande terrazza verso Pagorá è ipotizzabile la pre. senza di un edificio sacro: per il resto tutta questa zona superiore doveva essere occupata da un bosco, quel bosco di Velia ricordato da Cicerone. Come è largamente noto, le coste della Campania hanno subito,

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dalPetá antica ad oggi. una sensibile alterazione determinata da due fattori principali: il bradisismo e l'interramento nei tratti pianegsud che sono dominanti, dovette verificarsi esclusivamente per i degianti dovuto a depositi fluviali. Quale importanza abbia nella ricerca positi fluviali, e ciò già in età relativamente antica. archeologica la ricostruzione della situazione delle coste in antico presso le grandi città, lo documenta l'incertezza che si ha, e la remora torio di Velia, quest'ultimo si protendeva nel mare, essendosi verifiad una ricerca che tale incertezza determina. dell'andamento della sato anche nella 202 spiaggia in età classica a Paestum. Qui si avanzano le due ipotesi opposte: quella che Paestum fosse in antico sulla linea del mare e l’altra che fosse molto distante dal mare: ne deriva che riesce poco chiara la funzione che ebbe Paestum nei confronti della piana del 203 del porto, che era protetto dal promontorio dalle correnti marine di Sensibilmente arretrata la linea della costa a nord del promonpiana di Ascea uno stesso fenomeno di interramento. Il tratto di mura di Porta Marina sud si affacciava in antico sul mare: in particolare, il braccio di mura sul lato nord-occidentale della porta, databile nel suo primo impianto. quando non aveva probabilmente subita ancora la trasformazione in cinta muraria, alla Sele e di conseguenza, ancora, non si riesce a penetrare in quelle che sono state le cause e concause economiche e sociali del formarsi fine del VI secolo, mostra i segni dell’insabbiamento dovuto alle cordella città della piana. venti nel tempo, con la costruzione di un muro di sbarramento tra Ci è sembrato, quindi, che iniziandosi una ricerca sistematica a Velia, fosse innanzi tutto da chiarire il rapporto geofisico della città con il mare. Oggi la città antica è distante alcune centinaia di metri dal mare, ed il promontorio dell’acropoli si protende nella piana renti marine, Insabbiamento che ha determinato una serie di interl'angolo di questo muro e una torre isolata (originariamente un faro?) e la creazione di un porto costruito su piloni, porto a sua volta successivamente insabbiatosi e spostato più ad occidente in età romana, È su questo lato occidentale del quartiere meridionale della ed i suoi piedi non son più battuti dalle onde. 1 rapporto città-mare oggi è ben diverso da quello che doveva essere in antico, ricordando città che lo scavo archeologico in questo momento si va intensifiche Velia. fondata da naviganti, è vissuta sempre in funzione del mare, non ha avuto mai un retroterra, per cui è logico che la vita di Velia è direttamente proporzionata alla vita dei suoi porti: e quando il fenomeno di interramento ne avrà cominciato a limitare la funzionalità. comincia la decadenza economica e quindi politica di Velia. che quello dell’insabbiamento: sia stato costruilo un porto lí dove la situazione ambientale meno lo Ricostruire le vicende dei porti e delle coste significa creare i presupconsentiva, lo chiariremo più oltre. cando, perché qui è presente e leggibile sia il fenomeno alluvionale le strutture si sovrappongono chia. rendo le varie fasi cronologiche dal VI sec. a.C. alla tarda età romana. Siamo nella zona portuale, ricca di travagliate vicende a causa del. l’azione delle correnti marine su di un litorale aperto: perché poi posti per una storia economica della città. La piana posta a settentrione di Velia è solcata dall’Alento, dal quale fiume la piana trae il nome, e dal Palistro che confluisce nel simazione quello che era primo fiume poco prima che termini la sua corsa verso il mare: in giunsero 1 locei reduci da Alalia: un promontorio che si inoltra nel età classica i due fiumi avevano corso indipendente, e mentre l’Alento sfociava di poco più a valle dell'attuale punto di confluenza, il Pamare e delimitato da due insenature nelle quali sfociano tre corsi Siamo. quindi, in grado, oggi, di configurarci con molta approsl'aspetto dei luoghi nel 510, quando vi d’acqua. e alle spalle. nel retroterra, una cortina ad emiciclo di colli listro scorreva più a sud-est di quanto non scorra oggi, ed esattamente e di monti, con pochi e non facili passi, che proteggono la zona da lungo i piedi del versante settentrionale del colle di Velia, per sfociare, formando un porto, a monte dell’attuale stazione ferroviaria di Velia Scavi; l'attuale piana era una profonda insenatura ove sorgevano delle isole attualmente riconoscibili nelle isole calcaree leggermente emergenti nella piana di origine alluvionale. L’interramento eventuali minacce dall’interno. ° È la stessa configurazione dei luoghi che lascia sospettare che un cosi idoneo approdo non può aver atteso il 540 per essere sfruttato da eventuali naviganti per la costituzione di una stazione commerciale, anche considerando la scarsezza di località idonee all’ap-

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prodo lungo le coste del Tirreno meridionale. Inoltre é difficile pensare che il promontorio di Velia fosse del tutto disabitato, né la narrazione erodotea fa cenno alcuno a contrasti tra i Focei e popolazioni locali all'atto della fondazione della città, dovendosi, presumibilmente datare le lotte con i poseidoniati piuttosto in età successiva, quando Paestum è città sotto il dominio lucano. Pertanto. anche indipendentemente da altre considerazioni strettamente storiche che sembrerebbero suggerire una presenza focea già in data anteriore al 540. si è voluta condurre una prima esplorazione sull’acropoli, alla ricerca di eventuali documentazioni archeologiche databili alla prima metà del sesto secolo. Per quanto gli elementi sin qui reperiti siano di limitata ampiezza ed una più estesa ricerca faccia parte degli immediati programmi di scavo, purtutlavia i risultati raggiunti ci orientano verso l'ipotesi che già nella prima metà del VI, rientrando in un quadro cronologico affine a quello di si sono rinvenuti resti di strutture in 205 poligonale obliterate dalla costruzione del tempio stesso, Estendendo lungo il ciglio della sommita dell'acropoli la ricerca, si sono rinvenuti resti di muri in poligonale nell'angolo nord-est ed in quello sud-est del terrazzo antistante il tempio, tali da ribadire l'ipotesi di tutta una fase in poligonale precedente alla sistemazione attuale risalente quest'ultima, nelle linee generali. alla fine del VI o agli inizi del Y secolo. In particolare un notevole interesse è nei resti dell'angolo sud-est: abbiamo un ambiente tagliato in roccia con pareti rettificate da mura in poligonale. preceduto da un altro ambiente, quest'ultimo poco conservato: il tutto è in correlazione con una serie di canali scavati in roccia e di pozzetti situati nella spianata dell’acropoli. In tali canali e pozzetti si sono rinvenuti frammenti di coppe ioniche. della metà del VI, di coppe a occhioni, di ceramica di impasto grezzo, È in programma l'esplorazione totale della spianata superiore delPacropoli. Marsiglia, Velia è città focea. o, per lo meno, stazione commerciale focea. La ricerca è stata condotta su l'acropoli per ovvie considerazioni, ma andrà estesa sul versante settentrionale del colle, perché è qui che va ricercato un primitivo stanziamento, posto cioè. sul porto strutture tarde ed anche recentissime, la presenza di muri in poligonaturale e protetto dell'antica foce del Palistro. nale (fig. 1). Uno scavo attento ha posto in luce una serie di piccoli 1] muro in poligonale ad occidente del tempio sull’acropoli, anche indipendentemente da confronti come quello con il poligonale di Samotraccia databile alla fine del VII, e prescindiamo dal confronto perché crediamo pericolosi i raffronti tra strutture poligonali geo. graficamente ed ambientalmente lontane, va datato ad età piuttosto alta. Infatti il muro è stato reso inutilizzabile dalla costruzione del tempio. costruzione che non può essere datata che tra la fine del VI ed i principi del Y, come lo dimostrano sia il frammento di antefissa che una tegola dipinta, molto probabilmente pertinenti al tempio, sia il costante ed assoluto impiego delle grappe del tipo a doppio gamma: il muro in poligonale, che era stato ottenuto tagliando con cura e regolarità il ciglio del monte al quale detto muro si appoggiava, è opera di vasto impegno, non occasionale, chiaramente da assegnarsi ad una primitiva sistemazione dell'acropoli, per cui non è pensabile che ad una prima sistemazione abbia tenuto dietro una seconda sistemazione con la costrizione del tempio a distanza di soli tre o quattro decenni, Si aggiunga che anche lungo il lato sud del Tempio La scoperta dell'ambiente nell'angolo sud-est ricerca lungo le pendici ha indirizzata la meridionali dell'acropoli, dove saggi. gia condotti dal Sestieri, lasciavano intravedere. nel groviglio di sovraambienti disposti parallelamente, con Papertura verso eat, regolari nell'impianto, tali da suggerire l'impressione di una ordinata organizza. zione, costruiti in ottima opera in poligonale di tipo lesbio e con impiego di pietre piuttosto piccole; La regolarità dell'impianto ha suggerito di ampliare i saggi nel terrazzo superiore, in direzione del. l’ambiente già ricordato, posto nell'angolo sud-est del terrazzo delPacropoli. In tali saggi. si sono rinvenuti Pesterno di ambienti in poligonale formanti blocchi angoli, rinforzati quesUultimi da più ampli e squadrati, verso una stradina stretta e irregolarmente pavimentata (fig. 2). Questo nucleo è chiaramente organizzato in stretta correlazione sia con le strutture del terrazzo inferiore, sia con quelle del terrazzo dell’acropoli: ciò rende chiaro che ci si trova di fronte ad un complesso molto ampio di abitazioni. Si sono cercati i termini cronologici di tale nucleo abitato: sino ad ora appare chiaro che il tutto fu obliterato intorno al IV secolo, quando fu costruita la strada di accesso all’acropoli. per la quale fu necessaria la costruzione di opere di contenimento che si sovrapposero a parte di questi

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ambienti, probabilmente, però, già distrutti, Come termine di inizio di queste costruzioni in poligonale si è potuto, sino ad ora, condurre un saggio alle spalle degli ambienti 2 e 3: (fig. 3) il saggio è stato eseguito in un breve tratto libero tra questi ambienti ed un muro di terrazzamento, là dove l’incontro dei due muri forma uno stretto angolo: del terreno disponibile se ne è esplorato circa i tre quarti, lasciando integra una zona per eventuali futuri saggi di controllo. Il materiale reperito è relativamente abbondante: notevoli alcuni frammenti figurati (tra i quali un Prometeo incatenato), ma si tratta di elementi isolati, avendosi, invece, nella grande maggioranza, numerosi frammenti di ceramica di tipo ionico-foceo, costituiti da coppe ioniche a vernice nera o con decorazioni a fascia, colli d’anfore e ceramica d'uso quotidiano che nel largo complesso trovano confronto con quello rinvenuto a Marsiglia. (Manca, però, al momento, ceramica corinzia e bucchero grigio). Tutta l’area del villaggio in poligonale risulta attraversata da un muro, forse di terrazzamento, costruito in opera quadrata incerta con ampi rifacimenti, non ancora ben databile, del quale la eventuale connessione con gli ambienti in poligonale non è al momento chia- Figura | Velia: villaggio dell'acropoli - la porta vista dall'esterno. rita: di maggiore interesse sul lato nord un largo tratto di un muro simile, forse in correlazione col precedente, che sembra costituite una difesa delPacropoli (fig. 4). Gli scavi in programma si propongono di chiarire la natura e la cronologia di queste mura, le quali, comunque, sembrano essere più antiche delle mura, scarsamente conservate, che corrono lungo il ciglio occidentale dell’acropoli e che appartengono alla organizzazione difensiva (metà V-IV sec.) della città. Nel complesso Pacropoli sembra aver avuta una vita molto intensa: crediamo di poter distinguere alcuni momenti principali: I. Una intensa vita già nella prima metà del VI secolo, alla quale vanno riferiti il muro in poligonale ad ovest del tempio, con funzione di difesa, e il villaggio in poligonale intorno al terrazzo dell’acropoli. Qui abitavano popolazioni già in strettissimi rapporti con i Focei, se non debba anche parlarsi di un primo stanziamento foceo. II. Sistemazione successiva al 540: costruzione del tempio, opera ai fortificazione autonoma dell’acropoli, quando tutta l'area

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RICERCA ARCHEOLOGICA DI VELIA 209 cinta dal muro in opera quadrata incerta, mentre l'organizzazione difensiva di tutta la città fu affidata ad elementi isolati che rinforzavano le strutture difensive preesistenti. (Si veda quanto diremo più oltre a proposito della porta arcaica davanti Porta Rosa). MI. Tra la metà del V e la prima del IV secolo, costruzione della strada di accesso, obliterazione del villaggio in poligonale (forse già da farsi risalire alla II fase), costruzione del muro di difesa lungo il ciglio occidentale. IV. In età ellenistica vanno datate le vaschette sul terrazzo delPacropoli (costruite in mattoni velini di primo impiego e con il bollo variabile sempre eguale): non ben databile (forse al 1 a.C.) la cisterna. V. Età post-classica: piccole costruzioni dall'ultima età bizantina ai giorni nostri nell'area del villaggio in poligonale; chiesetta e canonica del XVIII secolo nella stessa area. Sul terrazzo superiore castello (XI sec.) e maschio (XIII sec.) con cappella palatina. Delle altre costruzioni in poligonale ricordiamo (furono gia visti e studiati dallo Schleuning) i muri che corrono lungo il crinale del colle, al quale vanno aggiunte le ampie costruzioni apparse nei nostri scavi del 1964 e del quale demmo notizia nella relazione tenuta al IV Convegno di Taranto (fig. 5). La vita della città, da un punto urbanistico ed architettonico va divisa in cinque periodi. corrispondenti a momenti di particolare intensità di costruzioni: 1. L'impianto della città le prime fortificazioni, i menti pubblici primi monu- (porta arcaica a Porta Rosa, mura di via di Porta Rosa, porta di Via del porto, mura occidentale di Porta Marina sud, piazzale dell’ara pagana, tempio sull’acropoli e prima sistemazione dell'acropoli: fine VI metà V secolo). IT. Potenziamento del sistema difensivo con cinla unitaria (Castelluccio, Porta Rosa, fortificazioni ad oriente di Castelluccio, Torre della zona portuale, fortificazione di Moio della Civitella, strade urbane: metà V-IV secolo). Ill. Ricostruzione parziale della parte bassa della città, dopo un fatto alluvionale (ostruzione di Porta Rosa, Agorà, trasformazione Fir. 4 Velia: villaggio dell'acropoli - incontro di stratiure di tre momenti diversi, della zona portuale del quartiere meridionale: sec. HI-H).

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MARIO NAPOLI IV. Preceduta, ovviamente, dal momento della prima età romana (metà I a.-1 d.C.), e conseguenziale di un fatto alluvionale (62 d.C.?), abbiamo un rifacimento dei quartieri meridionali in tico-economico sia nato tra i due centri, per cui ci sembra di particolare interesse il rinvenimento della porta arcaica di fronte a Porta Rosa. La zona a meridione del colle era congiunta con il quartiere settentrionale da una strettissima gola (nel punto più stretto non superava mai i tre metri di ampiezza), nella parte più alta della quale è stata rinvenuta una porta databile agli ultimi decenni del VI secolo, subito dopo, cioè lo stanziamento storico dei Focet. La porta è delimitata da due brevi tratti di mura, lunghi rispettivamente quello occidentale m. 3.00 e quello orientale circa altrettanto, in tufoide molto tenero, e profondo m. 2.90, cosî come le mura. ed è larga m. 2.60; dista da Porta Rosa, con la quale farà in séguito sistema, m. 27.80. La porta si chiudeva verso settentrione, essendosi trovati verso questo lato i segni dei cardini: era fatta, quindi, in funzione del quartiere meridionale, e va connessa. pertanto, con la fondazione focea successiva al 540. La presenza di questa porta, che sbarra quella che sembra al momento essere stata l’unica via di comunicazione tra la vecchia città del quartiere settentrionale e la nuova città del quartiere meridionale, sembrerebbe indicare che, per lo meno nei primi tempi, la vita dei due quartieri dovette svolgersi in maniera reciprocamente autonoma. Che ci si sia limitati, a fine VI, a chiuetà adrianea (terme, trasformazione delle insulae I e II, villa urbana dell’insula I, totale rifacimento con innalzamento di quota della rete stradale: logicamente più vicino ci viene offerto da Neapolis. Il sec. d.C.). V. Eta tarda antica e bizantina; con costruzioni tutte eseguite con materiale di reimpiego e senza più rispetto dell'impianto urbanistico (IV-VI]I sec.). I dere la gola senza potenziare una cinta fortificata continua (cosa che sarà fatta circa un secolo dopo), è fatto che rientra in una norma comune quando ci si trova in terreno montuoso nel quale il erinale stesso dei colli funge, con opportuni accorgimenti e tagli. da cinta di difesa. L'esempio di confronto geograficamente e crono- Periodo del 540, non può dubitarsi che il porto a settentrione, sito alle foci antiche del Palistro, doveva costiluire approdo e quindi centro di vita, in uno con Pacropoli, e con il quartiere settentrionale, già scavato nel 1965, posto ad occidente di Porta Marina Sud: si tratta di un muro costruito in tufoide molto tenero, lungo m. 35.50, conservato per un'altezza di circa 3 metri e dello spesso di m. 1.05. (fine VI. metà V sec). Si ammetta o meno uno stanziamento foceo già prima Anche alla fine del VI secolo deve risalire il tratto di mura, per lo meno nella prima metà del VJ secolo, per cui, quando i Focei reduci di Alalia si portarono a Velia, ottennero, dagli abitanti preesistenti, di stanziarsi nella zona al di là del colle, a meridione. Non sappiamo quale rapporto poli- Anche se in un secondo tempo, verso la metà del HI sec. a.C., questo muro fu trasformato in mura di cinta della città, originariamente la sua funzione dovette essere diversa: infatti. a partire da m. 18.55 da Porta Marina sud, si apre nel muro un varco largo m. 6.10 che conserva i risvolti verso Vinterno profondi m. 3.00, la stessa profondita che sarà conservata dal muro di cinta (impostato, però circ: m. 1.10/1.30 più alto). L'ampiezza dell'apertura consente

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esser sicuri che ci si trovi di fronte ad una porta urbica, lasciando aperta la via all'ipotesi che in origine questo muro facesse parte RICERCA ARCHEOLOGICA DI 213 subito parziali piccoli restauri o rifacimenti in varie epoche, ma nel II a.C. deve aver subito un rialzamento di quota conseguenziale di di qualche grande edificio da collegarsi alla vita portuale, venendosi un a trovare sulla linea antica del mare: questo dato sta per essere controllato con ritorneremo sull'argomento VELIA innalzamento della quota assoluta della zona fuori delle mura: lo scavo in programma all’esterno delle mura. dove si sviluppa una strada che, uscendo dalla quando tratteremo della torre isolata, cost detta Faro. Che all'atto della fondazione di Velia la costruzione della città dovette svilupparsi rapida ed intensa, ce lo attesta il tratto di mura porta dell’agorà, è stata esplorata per circa cento metri. Non è facile dire dove conducesse tale strada: il suo orientamento, allo stato che piegando verso nord. ad oltre 35 metri ad occidente di Porta attuale degli scavi. sembra indirizzarla verso Pacropoli, però da que- Marina sud, lascia fuori tutta la zona dell’acropoli per raggiungere sta strada se ne dipartono altre quattro alla il crinale del colle presso la torre posta al di sopra e ad occidente verso monte e due verso il basso, così che è facile Pipotesi che il di Porta Rosa. La torre, che ha subito nel tempo ampliamenti e quartiere fuori porta delPagorá sia da connettersi con il porto. rifacimenti, attende di essere esplorata, per ancora darne un inquadramento cronologico: prima normali: possibile A questo primo periodo va assegnato anche (per Pimpiego del tra la torre e le mura tufoide tenero) il primo impianto di Porta di via del porto, la parte cui non è in discussione si apre una porta dalla quale esce la via che conduce inferiore, le prime assisi visibili. della torre di all'acropoli. Seguendo il muro che scende verso la parte bassa annoe, teremo che nel primo tratto, solo superficialmente esplorato, era for- Marina Sud, mato da grandi blocchi irregolari due posti sul ciglio che strapiomba probabilmente, l'impianto delle mura a Porta Marina Sud mezzogiorno Se a tutta questa documentazione archeologica si di Porta aggiunge la maggiormente esplorato è il tratto che fiancostruzione del tempio sull'acropoli, che, abbiamo visto, va posta nei cheggia la zona dell’agorà. Qui le mura, chiaramente rimaneggiate primissimi decenni del V secolo, e la prima fase delle mura (in parte in forse originariamente banchina portuale) tra Porta di via del porto su via di Porta Rosa; più tempi, sono ben riconoscibili nelle strutture originarie e devono essere datate ai primissimi decenni del V secolo se non ale l'angolo del muro ad occidente di Porta Marina Sud, abbiamo la l'ultimo del VI. per la presenza costante e senza varianti di grappe visione chiara della varia ed intensa attività edilizia che seguí Vara forma di doppio gamma con i tratti brevi in direzione opposta. rivo dei Focei del 540 e l'atto della fondazione della città. À noi tipo sembra che una così intensa attività costruttiva tradisca una situadi grappa che diventa assai raro nella inoltrata prima metà del Y secolo. Inoltre il muro che fa da scarpata alla via di Porta zione economica e politica di grande splendore: Rosa deve risalire anche questo alla prima sistemazione tra fine VI crisi, se crisi vi fu mai, dell'abbandono di Focea e della battaglia e primissimi del V, come lascia intravedere il breve tratto non madi Alalia, con tutte le connesse vicissitudini, nomesso, sul lato occidentale lí dove i tornanti della via hanno supesuperala, rato di poco Pagora. facilità di e ciò ritorna, in ambientazione e, parte, anche, quindi. della si direbbe che la è stata rapidamente come controprova presenza focea a della Velia Lungo il tratto occidentale delle mura tra Porta Marina Sud e già prima del 540, Si aggiunga che la ricerca archeologica, per quanto la torre di Porta Rosa. oltre a quella dell’acropoli sono state messe si sia indirizzata lí dove era più presumibilmente presente la docuin luce altre due porte, la prima situata all'altezza dell'agorà, e che mentazione di una attività costruttiva tra fine VI e primissimi anni chiameremo porta del V secolo è stata condotta in minima parte della città. per cui dellagorá. e la seconda nel tratto inferiore, dove termina la parte pianeggiante per iniziare il tratto e che chiameremo porta di via del porto. li in salita, La Porta dell’agorà, protetta da una torre quadrata dei principî del V secolo nel suo primo impianto. va datata alla stessa età: l'estendersi dello scavo e della analisi di quanto altro già messo in luce, non potrà non ampliare questa i ha documentazione, tra la quale vogliamo porre anche la grande testa leonina in terra colta, rinvenuta nello strato sabbioso all'esterno del 1° tratto ascendente delle

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mura occidentali fuori insula prima. È un pezzo di scultura ionica, riproducente il leone foceo, eseguito con argilla locale. databile alla seconda metà del VI secolo. Proviene probabilmente dalla decorazione di un edificio pubblico, si presume un tempio. che doveva sorgere a mezza costa, all'altezza dell’agora: una spianata, ad occidente della parte più alta dellagora, ha tutte le caratteristiche, oltre ad altri indizi, per far sospettare la presenza di un tempio. II Periodo (meta V-IV secolo). A partire dalla seconda RICERCA ARCHEOLOGICA DI VELIA 215 ed il sud) e l'altra che attraverso la vallata del Calore conduceva più all'interno, cioè verso il Vallo di Diano: I possesso di Moio di Civitella, rende imprendibile Velia: per cui qui troviamo un’opera fortificata. che, se pure nascosta tra rovi ed un fitto castagneto ha rivelato ad una prima esplorazione gli stessi caratteri e le stesse soluzioni tecniche delle fortificazioni di Velia. Antichi rinvenime nti occasionali nella zona Metaponto, nonché (terracotte manufatti figurate e monete litici) attestano di Velia e di un’antichissimo stanmetà del Y secolo e per buona parte del IV. assistiamo ad un ulteziamento sul posto e suggeriscono una data alta per la costruzio ne riore fase costruttiva che, allo stato attuale delle nostre conoscenze. delle fortificazioni, che potrebbe puntualizzarsi nella seconda metà del V secolo. Ma Moio di Civitella richiederà una particolar e ed sembra concentrarsi principalmente nelle opere di fortificazioni. Appartengono a questo periodo, entro il quale una maggiore puntualizzazione cronologica va fatta ancora con molta cautela e con attenta esplorazione archeologica, perché potrà rivelarei fatti nuovi sia nel rapporto fra Velia ed il suo retroterra, che sulla presenza di le dovute riserve, tutte le opere di fortificazione continua sul crinale non sino ad ora sospettate vie interne di commercio, e sulle vicende del colle, in sostituzione ed in potenziamento del sistema difensivo politiche e militari che resero possibile l'isolamento di Velia contro l'invasione Lucana. preesistente che si basava con più insistenza sullo sfruttamento delle difese naturali, su mura in poligonale di limitata ampiezza e su apprestamenti isolati come la Porta Arcaica davanti a Porta Rosa. Alle prime fasi di questo secondo periodo crediamo vada assela torre isolata posta li dove, dopo Porta Marina Sud, le gnata In questo stesso periodo dovrebbe essere stata costruita la cinta fortimura ficata del quartiere settentrionale (ove non si è sino ad ora docuscavata nel mentata la fase in poligonale) e gli apprestamenti più muniti, come costruita con forti mura dello spessore per tre lati di m. 1.15. per il quarto, prospiciente il mare, di m. 1.58, conservata, nella parte visibile, per un'altezza di 3-5 assise, e fondata molto profondamente su sabbia marina: presenta un emplecton compatto , formato Castelluccio, probabilmente già nel V secolo. Quest'ultimo è uno dei cardini del sistema difensivo di Velia, fungendo da raccordo tra le fortificazioni del crinale e quelle che chiudono la del quartiere meridionale: parte bassa inoltre la fortezza di Castelluccio guarda le vallate che conducono nel retroterra, quelle, cioè, che sono le uniche strade terrestri di accesso a Velia. Ciò ci ha indotti ad esploripiegano per salire verso la torre di 1965. è perfettamente quadrata Porta Rosa. La torre (di m. 8.20 per lato): da pietre molto grandi di fondo fluviale o marino: sul lato S.0.. quello di maggiore spessore, i blocchi sono tenuti insieme da grappe di ferro molto lunghe (in media cm, 30) affogate nel piombo. La rare anche la zona al di là di Castelluccio, cioè fuori le mura; abbiatorre, che va funzionalmente connessa alPapprestamento portuale, è mo più sù ricordato la presenza di un fossato con resti di relativi collegata attualmente con le mura a seguito del rimaneggiamento di lutta la zona, rimaneggiamento che interesserà il terzo periodo della apprestamenti difensivi, ma Vindagine andava condotta anche più oltre, dove, di fatto, si nota la presenza di resti di avamposti difensivi. vita architettonica di Velia. Nella stessa zona sono da assegnarsi a Ma la cura posta nel premunirsi da sorprese dall'interno è docuquesto periodo alcuni sostanziali rifacimenti delle strutture difensive: mentata in maniera molto significativa dalle fortificazioni di Moio di Civitella. Si tratta di un colle posto a circa 20 chilometri in linea d’aria da Velia, il quale domina e controlla tutte le strade che conducevano a Velia, sia quella di Paestum (in uno con Montestella) sia, in modo particolare quella per Palinuro-Policastro (cioè Pixunte ricordiamo la parte superiore della torre di Porta Marina Sud e lo stesso braccio meridionale delle mura. AI quarto secolo risale uno dei più interessanti rinvenime nti: la grande arteria di Via di Porta Rosa, che. partendo da Porta Marina Nord. nel quartiere settentrionale, traversa questo quartiere, valica

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RICERCA ARCHEOLOGICA DI VELTA 217 il colle, passando nella strella gola chiusa da Porta Rosa, esce altravercosi che si avvalorano le osservazioni a suo tempo fatte dal Mingazso la Porta Arcaica. per scendere nel quartiere meridionale, guadazini e l'ipotesi gnando la parte bassa passando tra P Agora e le mura, per raggiunseconda metà del terzo secolo, gere il mare, uscendo da Porta Marina Sud. È una strada lunga Salendo sui fianchi del colle la strada entra in una stretta gola, la larghezza della quale (circa 4 metri) è stata ben individuata: le circa un chilometro e mezzo, larga in media 5 metri. che dovette costituire la via di comunicazione unica tra i due quartieri e pertanto la via di maggiore interesse sia nella vita quotidiana della città. sia per di un abbandono del quartiere settentrionale nella pareti scoscese della gola sono formate da un conglomerato molto incoerente, formato da grossi massi tenuti legati da terreno argilloso, i riflessi sulla struttura urbana della città. A Porta Marina Nord si misto a calcare: la natura del terreno giustifica pienamente la frana accedeva dal porto, mediante una strada in parte esplorata. in parte che. crediamo nel messa in luce. La strada cra delimitata lateralmente da cordoli conti- Rosa: nui in pietra calcarea regolarmente squadrata, all’esterno dei quali trattarsi di fatto intenzionale non è da scartarsi del tulto, correvano le cunette per l’acqua: a distanza variabile, subordinata HI secolo a.C., ostrui la gola e con essa Porta a causa accidentale, ma la ipotesi che possa frana dovuta Nel punto più stretto della gola si pone Porta Rosa: su questo al pendio e al movimento della strada. un cordolo di collegamento, monumento. costruito nella stessa tecnica dei cordoli laterali, raccorda tra di loro discusso degli ultimi scavi di Velia, si è già detto nel IV (1964) e V i cordoli laterali. formandosi una serie di riquadri: a distanza più ravvicinata. blocchi squadrati normali rispetto ai cordoli laterali e da questi partenti, si immorsano nella pavimentazione dei singoli riquadri. Pavimentazione che è formata da blocchetti, di un bel cal. care bianco venato di nero, posti di coltello e con una inclinazione che rispetta il pendio della strada. Porta Marina pianta Nord era molto articolata protetta (che ora si da due torri ed va riconoscendo graficamente aveva una il rinvenimento del quale ha costituito il fatto più (1965) Convegno di Taranto sulla Magna Grecia, agli atti dei quali rinviamo chi ci legge. Aggiungiamo solo alcune osservazi oni di fondo. La costruzione di Porta Rosa non può non essere posta in relazione con tutto il sistema difensivo continuo del crinale del colle, altrimenti, data la posizione arretrata della porta arcaica nella gola, si sarebbe determinata una pericolosa frattura nella continuità del sistema difensivo: Porta Rosa dovrebbe, pertanto, risalire al quarto secolo. strada è stata scavata per oltre cento metri: le condizioni di conser- Tale datazione trova, inoltre, conferma in tutta una serie di elementi oggettivi. Innanzi tutto ricordiamo che lo scavo di Porta Rosa ha reso necessario lo sbancamento della frana che ostrui il valico, sia sul versante meridionale che su quello settentrionale. Sul vazione non sono buone, essendo lo strato archeologico protetto da versante una coltre di terra che va da venti ai cinquanta centimetri. Tra i taglio delle pareti, la frana investi tutta la gola, dalla fronte di Porta Rosa sino oltre la porta arcaica, li dove la strada riprende a discenliberandola da rifacimenti e da strutture sovrapposte), nella quale si riconosce la presenza di un cortile interno, tale da consentire una doppia chiusura alla porta. Entrando in città, superata la porta, la rinvenimenti prevalente è la presenza di manufatti arcaici. tra i quali un bel frammento di vaso a figure nere, una testina barbata: notevole la parte inferiore. comprendente la bocca e la barba, di una grande testa in terracotta, proveniente da decorazione architelmeridionale, e ciò è leggibile ancora nella stratigrafia sul dere, per una profondità. quindi, in pianta, di circa quaranta metri; nel lato settentrionale la frana raggiunge il piano della strada ad una distanza di oltre trenta metri dalla porta: si trattò di un fenomeno tonica. Nel canale di scolo delle acque che attraversava la porta si di proporzioni sono rinvenute numerose monete, attualmente in esame. porta dai detriti della frana si sono dovuti asportare circa ottomila piuttosto vaste, per cui per liberare la strada e la Nel complesso tutti i rinvenimenti di questa zona (ove si faccia metri cubi di terra. In tutto questo movimento di terra (per lo più ovviamente eccezione di alcune tombe cristiane trovate sulle mura roccia frammista a terreno) si sono trovati frammenti di interesse archeologico databili al quarto ed alla prima metà del terzo secolo; ad ovest della porta) non scendono oltre la metà del III secolo a.C.,

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MARIO NAPOLI 4 la rigorosa coerenza del materiale rinvenuto ci obbliga a datare la frana alla metà del secolo III, anche tenendo conto della considerevole cubatura di terreno smosso. Comunque questo dato avrà ancora la posibilità di essere sottoposto a riprova. dovendosi asportare dalla parete est del lato meridionale presumibilmente ancora tremila metri cubi di terra per completare lo sterro del terreno franato. AI di sopra del primo strato ne appare un secondo, attestante un successivo falto franoso: in questo strato superiore il materiale archeologico, molto esiguo. è rappresentato quasi esclusivamente da frammenti di mattoni velini e da blocchi lavorati in maniera tale da lasciar sospettare che provengano dalla strada, protetta da transenne laterali, che doveva correre al di sopra di Porta Rosa. Ancora tra il primo ed il secondo strato franoso si nota la chiara presenza di pareti formanti i piedritti sono costruiti con filari di blocchi alternativamente tutti di testa e tutti di taglio, con una tecnica che. se pur già in precedenza nota. diventa comune in Sicilia e Magna Grecia nel IV secolo per le strutture autoportanti e non di terrazzamento; per questa ragione e per la continuità della struttura, ben visibile in particolare nella parete sud, non può ipotizzarsi una costruzione eseguita in due tempi, con volta costruita qualche decennio o qualche secolo dopo la costruzione dei piedritti. Questi ultimi, infatti, se fossero stati innalzali non per sopportare una spinta dall’alto verso il basso, ma una spinta dall'interno verso l'esterno, avrebbero avuta una struttura diversa, come. ad esempio, quella del muraglione di contenimento sul fianco sinistro del lato meridionale della Porta Rosa. Conveniamo che sarebbe necessaria una cronologia più pun. cenere vesuviana dell'eruzione del 79 d.C., e quindi tre metri e mezzo tualizzata, ma sarà posibile darla soltanto con l'ampliamento dello di terreno vegetale ricopriva il tutto. scavo, quando, liberata la parete est del lato meridionale dal terreno Una conferma della cronologia viene anche dall'esame della ostruzione. La Porta, infatti, si è presentata allo scavo ostruita per una profondità di m. 3.73 (la profondità della porta è, nella parte coperta, di m. 5.92) e per tutta l'altezza sino alfintradosso della volta (altezza massima m. 5.36): Vopera di ostruzione fu fatta con blocchi squadrati, mattoni velini, riempimento di sassi e terra, mat: toni crudi. Abbiamo tagliata Postruzione per una metà, in senso della larghezza, conservando integra l’altra metà sia come documento storico sia per eventuali future esplorazioni di controllo: in tale taglio abbiamo recuperato materiale, tra cui tre monete, che non può essere datato troppo lontano dalla fine del IV o dai principi del III secolo. franato che ancora ingombra l'area su questo versante, si potrà sia cominciare ad alleggerire la parte alta del monumento. onde chiarirne le ultime vicende, sia, principalmente, procedere alla esplorazione delle sottofondazioni. La cronologia relativamente alta sino ad ora da noi proposta non ha stupito quanti, conoscendo Farchitellura greca non limitatamente all'elevato del templi. conoscono l'abbondante documentazione di archi girati ad elementi radiali in V e IV secolo in Grecia, e conoscono ancora quale contributo abbia dato il mondo d'Asia Minore, greco e non greco, alla cultura artistica in genere del mondo occidentale ed alla conoscenza in particolare dell'arco ad elementi Inoltre, scavandosi tra Porta Rosa e la porta arcaica, per trovare il raccordo dei due piani (il piano della porta arcaica è in quota assoluta più basso di cm. 110 di quello di Porta Rosa), si è rinvenuto, presso l'angolo del muraglione di contenimento della parete sinistra, materiale posto al di sotto del battuto con il quale si è ed raccordato in un secondo momento il piano Porta Rosa-muraglionemunque essa sia stata porta arcaica: il materiale è databile alla fine del IV secolo. solo arco a conci radiali ha posto il problema dell'arco sotto una Questi elementi legittimano l'ipotesi che il monumento sia stato radiali; indipendentemente da antistorico sovrapporre un altro problema di fondo. fatto che ci sembra del tutto illogico un fattore tecnico (donde si parla di archi e di pseudoarchi) ad un valore concettuale, qual è quello della conoscenza e dell’adesione, in architettura, alla linea dell'arco, corealizzata. L'identificazione dell’arco con prospettiva criticamente falsa, per cui, costruito durante il IV secolo, ostruito agli inizi del If] e ricoperto bero a dalla frana alla metà dello stesso secolo. a gelto. Gli elementi costruttivi non si oppongono a tale datazione: le e ciò Indipendentemente, cioè. dal respingere tutti gli archi il paradossalmente, si verrebromani costruiti centina ed Un'ultima considerazione di fondo va ancora fatta, Quando da

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alcuni si è affermato, che la documentata presenza di archi a conci radiali in Grecia già nel V secolo non poteva aver avuti riflessi sul sorgere dell'arco a conci radiali nell'Italia centrale, dei quali l'esempio più antico sarebbe stato, sempre secondo alcuni, del INI secolo, per cui i due fatti sarebbero stati geneticamente autonomi, il presupposto era che mancasse in Sicilia e Magna Grecia una documentazione di archi radiali che attestasse il transito di tale tecnica dalla Grecia all'Italia centrale. Porta Rosa, colmando tale lacuna, finisce con il documentare proprio tale transito, semplificando il problema ge- 221 LA RICERCA ARCITÉOLOGICA DI VELTA MARIO NAPOLI nella prima insula e nelle mura della città che la delimitano, dove vediamo sorgere una tecnica costruttiva nuova, chiaramente dettata da carenza di materiale costruttivo e dalla necessità di sfruttare quello in loco (blocchi da edifici precedenti, pietra calcarea) senza poter ricorrere alle cave fuori e lontane dalla città. Le mura sono costruite con blocchi parallelepipedi, in gran parte chiaramente di reimpiego, posti solo di taglio, mentre i riquadri, corrispondenti ai blocchi di tesla, sono eseguili con ben sistemate pietre calcaree locali dello stesso tipo di quelle già usate nella pavimentazione delle strade (fig. 6). nerale dell'arco a conci radiali e distruggendo la per altro di per sé non accettabile tesi di genesi autonome in Grecia ed in Italia di questa tecnica struttiva. Non solo, ma riprendendo in esame quegli archi o quelle documentazioni di archi a conci radiali già da tempo note in Sicilia ed in Magna Grecia, e che erano state assegnate ad età romana solo perché erano archi (aprioristicamente distruggendo quella documentazione che si andava ricercando), ci si accorgerà, e si potrebbero già addurre degli esempi, che molti vanno assegnati già al IV secolo ed alla cultura greca. ae 111 Periodo (HI-I sec. a.C.). A partire dai primi decenni del II secolo assistiamo ad una radicale opera di trasformazione della città. che, conseguenziale di un fatto alluvionale al quale può probabilmente anche farsi risalire la frana che ha ostruito Porta Rosa, investe tutta la parte bassa e quella a mezza costa della città. Particolarmente sensibili gli effetti della frana e le opere di ricostruzione nell’agorà e nella zona portuale ad ovest di Porta Marina Sud. L’agorà ha subito un rialzamento di quota: i grandi muri di contenimento in blocchi squadrati si riferiscono ad una più antica agorà, il piano della quale era sottoposto di circa un metro e mezzo rispetto al piano di quella attualmente liberata dallo scavo e risalente al II secolo. L’opera di ricostruzione sembra rivelare, nella non perfetta giunzione dei blocchi delle cordonature che girano intorno al piazzale e nella sommarietà delle opere di fondazione, con conseguenziale avvallamento del piano di posa, una fretta di esecuzione (con abbondante reimpiego di materiale) ben giustificata dall’ampiezza degli interventi nell’area della città e dal fatto calamitoso. Lo stesso fenomeno si nota nel quartiere meridionale, in particolare Nelle fondazioni non si usano più i blocchi squadrati, ma si preferisce assestare nella sabbia pietrame coerente ben costipato, Troviamo tali tecniche, che ci sembrano tipiche di Velia, in numerose opere di restauro, di rifacimenti. di innalzamenti di quota, sempre lí dove appaiono anche le conseguenze del fatto alluvionale: tutto ciò dovette durare per tutto il terzo secolo e per i primi decenni del secondo,

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quando Fuso dei grandi blocchi squadrati si farà via via minore, limitato agli angoli degli edifici, alle giunture delle strutture e così via. 223 merose sculture. e precisamente il ricco gruppo di ritratti imperiali giulio-claudi, il coevo gruppo dei ritratti e delle statue dei medici eleatici, in uno con le iscrizioni dei medici e quella relativa a Par- La tecnica di III secolo è presente in opere di restauro e riattamento lungo la cinta muraria che corre sulla cresta del colle, ma è nel quartiere meridionale che trova il più vasto impiego. Il muro arcaico formante il braccio ovest di Porta Marina Sud viene in questo momento trasformato in mura urbiche dello spessore di tre metri, e tutto il bellissimo muro che sale da ovest di Porta Marina Sud verso la torre di Porta Rosa (e che forma nel tratto inferiore forse la prima banchina del porto), obliterato dalPalluvione e dal contemporaneo fenomeno di interramento ad opera delle correnti marine, viene rialzato, con fondazioni a getto poggianti sulle ormai interrate mura preesistenti. con un muro che costituisce l'esempio più bello della nuova tecnica costruttiva velina. È in questa fase che si sistema anche il raccordo tra le mura e la torre isolata, che si reslaurano la torre e le mura presso la porta dell’agorà, che si alza la quota del bellissimo pozzo sacrale presso la porta di via del porto, che si sistema la via uscente da questultima porta e Paltra che dal pozzo sacrale conduce verso la seconda insula, sistemazione che comprende anche lala di portico che corre lungo questa strada. Le due strade, il pozzo sacrale ed il portico sono attualmente (agosto 1966) in corso di scavo e di sistemazione (fig. 7). Si tratta, nel complesso, di una vasta attività edilizia che presume un notevole potenziale economico; ma, nello stesso tempo, si ha l'impressione che Velia si trovi in una particolare situazione politica o militare che non le consente più di sfruttare le cave dei monti circostanti, situazione che si evidenzia nei materiali da costruzione impiegati in questa fase edilizia. II d.C.). Non sembra che IV Periodo (meta I sec. a.C.dopo l'intenso periodo edilizio del TIT secolo ve ne siano stati altri, prima della metà del I sce. a.C. ed in particolare prima del II secolo d.C., precisamente in età adrianca. Nella prima metà del I secolo si ebbe la costruzione dell’edi. ficio formante la seconda insula, quella della cosi detta villa con criptoportico. Il fatto che in questa insula siano state rinvenute nu- 1 menide. ci ha imposto un attento esame del monumento che rivelava la presenza di varie fasi costruttive. Gli scavi sono ancora in corso (agosto 1966), ma hanno già dati alcuni elementi utili alla comprensione delle varie vicende del monumento. L'edificio (circa m. 71x37) è delimitato per tre lati da strade e dal quarto dalle mura della città dalle quali dista solo circa due

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RICERCA ARCHEOLOGICA DE VELIA 225 metri, È composto da due corpi di ampiezza presso che simile: il gnando gli intercolumni, primo, verso le mura. è costituito da un criptoportico che corre su il tutto impiegando per le costruzibni tre lati e che determina al centro un’area sopraelevata, ed il secondo, che forma la parte anteriore, ove si articolano vari ambienti che prevalenza mattoni velini. hanno subite numerose trasformazioni nel tempo. Il primo impianto del monumento risale agli inizi del I sec. a.C. e sorse li dove non esisteva nessun monumento precedente, in una rinviare a scavo compiuto la valutazione dei dati sin qui area della città non investita sino ad allora dal fatto urbanistico e ricoperta esclusivamente dalla sabbia marina del litorale, negli strati superiori della quale si rinvengono sporadici frammenti di ceramica Essendo ancora area fu impegnata da misere abitazioni, in corso lo materiale scavo, raccoglilieeio, in dobbiamo prudentemente raccolti; per ora siamo propensi a ritenere che tutto il materiale sino ad ora reperito relativo alla scuola medica eleatica, databile nel suo complesso all’età giulio-claudia, era diventato in età adrianea materiale di rifiuto da impiegare nel riempimento nelle opere di rifacimento del monumento; nessuna testimonianza di una vita della scuola medica a vernice nera che vanno dalla fine del V secolo sino ad i prodotti più recenti e deteriori, Le fondazioni sono eseguite a doppio strato: il primo più profondo completamente affogato nella sabbia per la profondità di circa un metro, fa da platea di assestamento: il secondo. meno robusto, alzato a lieve scarpata, è in media di circa 125 cm. Di qui spicca l'elevato, nel quale è scomparso l’impiego del mattone che ne escludono la sua anche lontana provenienza dallinsula sevelino, cosî come è scomparso nelle fondazioni. conda. Sarei piuttosto propenso a vedere la sede della scuola medica Del monumento più antico è sopravvissuto il criptoportico: nel lato anteriore restano ambienti, non ancora ben comprensibili in pianta, conservati per un'altezza di 170/175 cm., la connessione funnegli edifici che si dispongono e si intravedono a monte dell insula zionale dei quali con il eriptoportico non è ancora chiara. Questa parte anteriore subf in età adrianea una radicale trasformazione. Tutti gli ambienti furono colmati, Valtezza dei muri ridotta, creancleatica nel secondo secolo; circa la sede di questa scuola è molto probabile che non debba essere identificata con l'insula seconda, perché una statua femminile, che per il modulo e per la non leggibile iscrizione che porta sulla base dovrebbe essere collegata a quelle dei medici, è stata rinvenuta a monte del monumento in condizioni seconda, a sud-est delle terme o ad est dell’agora. Mi sembra. invece, che siano collegabili con il monumento in esame la serie dei ritratti giulio-claudi, essere stato cosî che avanzerei l'ipotesi che il monumento possa una palestra iuventutis e tale dovrebbe essere rimasto anche in età adrianea. dosi un piazzale sopraelevato di cm. 185 rispetto alla quota prece. dente. circondato con un porticato con colonne in mattoni di cotto: intervento edilizio nella città. Vengono costruite le terme. le quali, al centro si costruisce un altare: anche se solo parzialmente scavate, appaiono come il più grandioso una scalea di accesso consente il Ma Veta adrianea. come si diceva. è collegata all'ultimo grande raccordo con il piano stradale. Nel riempimento si è rinvenuto un monumento abbondante materiale archeologico, in gran parte formato da frammenti di anfore, ceramica arretina o pseudo-arretina, chiodi di varie stradale. e le vie vengono rialzate sensibilmente. con conseguenziali forme e grandezze frammisti a scorie ferrose, armi, strigili. ferri privati subiscono rifacimenti in rapporto ad i rifacimenti della sede chirurgici. monete di conio velino e romano, frammenti non intestradale; all’età adrianea risale la villa urbana che si apre su via di grabili di iscrizioni prevalentemente greche, numerose lucerne decoporta rate o figurale (tra queste ultime in prevalenza scene gladiatorie), Velia. Non sapremmo dire quali siano state le ragioni di questo intervetri, cosi detti lagrimatoi, ed infine. negli strati superiori, le statue vento adrianco in Velia, certamente ebbe come suo presupposto quel dei medici, e le iscrizioni dei medici e quella di Parmenide. fatto calamitoso che colpí la città, cui già abbiamo ripetutamente fatto L'edificio dopo l’assestamenta in età adrianea subi un ulteriore rifacimento in età ormai bizantina, Il porticato fu abolito. tompaopere di pubblico riaccordi Marina sud, riferimento: di Velia romana, delle opere di si riassetta fognatura, gli lunico esempio di una unità tutto edifici di il piano pubblici o abitazione in ma ciò non esclude una volontà ed una causa politica di Adriano in questo suo intervento per Velia.

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Periodo (tardo antico-bizantino), A partire dal III secolo inizia la fase di decadenza di Velia, alla quale fa eccezione solo un intervento di restauro, non sappiamo di che ampiezza, nelle terme. Questa età è caratterizzata dalla ricomparsa del mattone velino, usato come materiale di reimpiego da edifici più antichi; inoltre vengono occupate spesso le aree stradali, e non si rispetta più la struttura urbana della città; le mura urbiche, ancora allo scoperto e rispettate in età adrianea, vengono completamente obliterate; tutte le costru. zioni hanno un caraltere di provvisorio e sommario. Negli ultimi anni di vita l'abitato si restringe all’acropoli, su quei pendii meridionali del colle dove gli scavi in corso vanno documentando la prima e più antica vita di Velia. Mario Napoli VN LA PMURSLA DEL PASSAT